59.Scriveva alla Direzione del fondo pel milione di fucili:«Stimatissimi Signori,»Ebbimo un brillante fatto d’armi avanti ieri coi Regi capitanati dal generale Landi presso Calatafimi. Il successo fu completo, e sbaragliati interamente i nemici. Devo confessare però che i Napoletani si batterono da leoni, e certamente non ho avuto in Italia combattimento così accanito, nè avversari così prodi. Quei soldati, ben diretti, pugneranno come i primi soldati del mondo.»Da quanto vi scrivo, dovete presumere quale fu il coraggio dei nostri vecchi Cacciatori delle Alpi e dei pochi Siciliani che ci accompagnavano.»Il risultato della vittoria poi è stupendo: le popolazioni sono frenetiche. La truppa di Landi, demoralizzata dalla sconfitta, è stata assalita nella ritirata a Partinico e a Montelepre con molto danno, e non so quanti ne torneranno a Palermo, o se ne tornerà qualcuno.»Io procedo colla Colonna verso la capitale, e con molta speranza, ingrossando ad ogni momento colle squadre insorte, e che a me si riuniscono. Non posso determinarvi il punto ove dovete inviarmi armi e munizioni, ma voi dovete prepararne molte, e presto saprete il punto ove dovrete mandarlo.»Addio di cuore.»Alcamo, 17 maggio 1860.»G. Garibaldi.»Quattro giorni prima aveva parimente scritto al dottor Bertani:«Salemi, 13 maggio 1860.»Caro Bertani,»Sbarcammo avant’ieri a Marsala felicemente. Le popolazioni ci hanno accolto con entusiasmo, e si riuniscono a noi in folla. Marceremo a piccole giornate sulla capitale, e spero che faremo la valanga. Ho trovato questa gente migliore ancora dell’idea che me ne fecero.»Dite alla Direzione Rubattino che reclamino i vaporiPiemonteeLombardodal Governo, ed il Governo nostro li reclamerà naturalmente dal Governo napoletano.»Che la Direzione per il milione di fucili ci mandi armi e munizioni quanto può. Non dubito che si farà altra spedizione per quest’Isola, ed allora avremo più gente.»Vostro»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano del 3 e 4 giugno 1860.)60.I Mille, pag. 90. Soggiunge per l’onor del vero: «Marcia che, senza la cooperazione di que’ Picciotti delle squadre siciliane, sarebbe stato impossibile di eseguire o almeno di trasportare i pochi cannoni nostri e le munizioni.»61.Parole sue neiMille, pag. 90.62.Non svelò nè all’Orsini, nè ad anima viva la ragione di quella marcia. Solo nel vederlo partire, il Crispi l’udì mormorare: «Povero Orsini, va al sacrificio.»63.Alberto Marionel suoGaribaldi(pag. 35) in una descrizione delle mosse di Garibaldi da Renna al Parco, piena, a parer nostro, di molti errori di fatto e di non poche sviste topografiche, afferma che il Capitano dei Mille pensò all’assalto di Palermo per la via di Porta Termini, e quindi alla ritirata manovra per Piana de’ Greci, Marineo, Misilmeri, fin dal suo arrivo al Parco. Ora che Garibaldi meditasse di portarsi sulla via di Termini, è probabile, sebbene non ne abbia dato alcun indizio; ma che egli nello stesso tempo, fin dal 22 o 23, avesse concepita e fermata la finta ritirata, e lo strattagemma che gli aperse dopo Piana de’ Greci la strada di Misilmeri e quella di Palermo, questo ne sembra non solo improbabile, ma viene da tutte le circostanze del fatto smentito.64.Nel libro:Alcuni fatti e documenti della Rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860 riguardanti i Siciliani e La Masa(Torino, tipografia Scolastica Franco e Figli, 1861), a pag.XLVIsi legge:«Lungo la via La Masa incontrò molte guerriglie sbandate che gridavano al tradimento ed alla fuga dei Continentali, perchè, dicevano, era stato ordinato loro di respingere gagliardamente l’attacco del nemico, che i Cacciatori delle Alpi coll’artiglieria sarebbero accorsi ad aiutarli al momento opportuno; ed invece quando essi erano impegnati nel combattimento disuguale, quelli si ritirarono conducendo seco anche l’artiglieria.»La Masa ordinò la fucilazione per chi avesse ripetute le parolefugaetradimento— assicurò alle guerriglie che quella ritirata era un’astuzia strategica, ch’esse non avevano saputo comprendere — ordinò che gli sbandati s’incorporassero nella sua colonna, e proseguì la marcia riconducendoli al punto da cui essi erano fuggiti.»Quanto più inoltravasi, maggior numero di sbandati incontrava, — ripeteva la scena stessa; — non vedendo nessun avviso nè contrordine, ei proseguì il cammino.»Ora ognuno sa che questo libro fu scritto dal La Masa stesso.65.Nè dalle istorie, nè dalle testimonianze orali ci fu possibile raccapezzare intorno a cotesto Consiglio di guerra l’esatta verità. Il La Masa nel suo libro (pag.XLIXeLI) attribuisce a sè solo il merito del consiglio più eroico; il Crispi invece ed il Türr, da me in varii tempi interrogati, affermano che il partito dell’assalto fu sostenuto principalmente da essi, contro il Sirtori che stava apertamente per la ritirata. Questi, al contrario, che interrogai del pari quando scrivevo laVitadel povero Bixio, negò recisamente d’aver mai espressa quell’opinione. Insomma non si sa a chi credere! Forse colui che fu meglio servito dalla memoria era il Bixio, il quale soleva dire «che non ci fu discussione, nè ci poteva essere.»66.Più d’un centinaio era posto fuori di combattimento dalle morti, dalle ferite, dalle malattie; circa altri cento correvano coll’Orsini; dire ottocento dunque è già un dir troppo. DalloStato numerico delle Squadriglie siciliane passate in rivista dall’Ispettore generale Türr il 1º giugno 1860, il totale delle loro forze apparisce di 3229 uomini, ma supponiamo che anche il Türr non abbia potuto contarli tutti.67.Isidoro La Lumia, valente storico della sua Isola nativa; anima rettissima e cuore gentile, rapito anzi tempo agli studi ed alla patria, nel suo opuscolo:La Restaurazione borbonica e la Rivoluzione del 1860, pag. 117, 118 e 119.68.Vedi:Notamento dei cadaveri rinvenuti nella città di Palermo dal 30 maggio 1860 in poi, ufficialmente constatati dall’Autorità municipale, avvertendo che è stato impossibile di raccogliere più precisi e circonstanziati ragguagli.69.Lord Brougham allaCamera dei Lordinella seduta dell’8 giugno; e Lord Palmerston allaCamera dei Comuniin quella del 12 giugno 1860.70.In alcuni storici (Rustow, op. cit., pag. 214;Zini, op. cit., pag. 612) troviamo che il Console inglese e l’ammiraglio Mundy chiesero ed ottennero dal Commissario del re Francesco la cessazione del bombardamento. Ma nel libro dell’ammiraglio Mundy, che abbiamo sott’occhio (H. M. S. «Hannibal» at Palermo and Naples during the Italian Revolutions 1859-1861. With notices of Garibaldi, Francis II and Victor Emanuel, by Rear-Admiral SirRodney Mundy. K. C. B. London, John Murray, 1863), non abbiamo letto una sola parola che giustifichi quell’affermazione. Tutto quanto l’Ammiraglio inglese ha operato per impedire il bombardamento o diminuirne i danni, si riduce a questi due fatti da lui stesso raccontati:1º Nel 25 maggio, due giorni prima dell’entrata di Garibaldi, l’ammiraglio Mundy scrisse al generale Lanza per pregarlo a risparmiare alla città gli orrori del bombardamento. A questa domanda però, a cui si associò naturalmente il console inglese Sir Podven, il generale Lanza fece questa risposta: «Non credersi obbligato a risparmiare il bombardamento a città ribelle; promettere soltanto che, scoppiando la rivolta, non aprirebbe il fuoco se non due ore dopo cominciate le ostilità, per lasciar tempo ai sudditi stranieri ed ai pacifici sudditi di S. M. di riparare alle navi.» (Vedi nell’op. cit., dalla pag. 99 alla 103.)2º Essendosi il generale Lanza nella mattina del 28 posto in comunicazione coll’ammiraglio Mundy allo scopo di ottenere la di lui mediazione, l’Ammiraglio aveva creduto bene avvertire il Comandante della Cittadella delle intavolate trattative, richiedendolo nello stesso tempo di sospendere, durante le stesse, il fuoco delle sue batterie. Ma anche questa richiesta ebbe la sorte della prima; poichè il Comandante del forte mandava a rispondere all’Ammiraglio, che era impossibilitato di compiacere a’ suoi desiderii «as his orders were imperative to continue the bombardment unless the answer which I (cioè l’ammiraglio Mundy) should give was a full acquiescence in the proposals which had been made.» (Vedi op. cit., pag. 134.) E in ogni caso ognuno vede che il Mundy si era diretto non al Comandante in capo dell’esercito napoletano, ma ad un ufficiale subordinato, e non con una formale richiesta o protesta, ma con una specie di preghiera, che doveva restare, come restò, inesaudita.71.Quell’ufficiale si chiamava il capitano Cossovich, comandante della regia fregataPartenope, e corrispondeva col Lanza per mezzo del telegrafo ottico del Castellamare collegato a quello del Palazzo Reale.72.Mundy, op. cit., pag. 124.73.Di codesta trama noi non abbiamo dato che i sommi capi. Chi ne voglia vedere il lungo complicato intrigo, legga i capi XI e XII dell’opera citata del Mundy. Soggiungeremo solo, per maggiore chiarezza, che quando il generale Lanza udì che il Mundy, in luogo della chiesta protezione dell’Inghilterra, gli offriva il salvocondotto di Garibaldi, gli replicò secco e sdegnato che egli aveva chiesto la protezione della bandiera inglese, e mancando questa, egli non aveva più nulla a dire all’Ammiraglio. Allora questi ragionevolmente pensò che ogni carteggio in proposito fosse chiuso; quando, con sua grande maraviglia, nella mattina del 29 si vide arrivare quest’altro dispaccio del Commissario regio: «Riferendomi all’ultima corrispondenza, mando i due Generali a conferire con lei. Il fuoco sarà sospeso da ambe le parti verso sera.» Che cosa significava questo sibillino dispaccio? Il Lanza si riferiva all’ultima corrispondenza! Ma l’ultima corrispondenza aveva precisamente conchiuso, che il Mundy credeva necessario l’intervento di Garibaldi e che il Lanza non poteva accettare questa condizione. Ora come mai poteva riferirvisi? Certo il Commissario regio voleva traccheggiar sopra un equivoco, sperando con questo di strappare all’Ammiraglio britannico una concessione che altrimenti non avrebbe mai fatta. L’Ammiraglio cansò ancora il tranello e replicò per la terza volta al generale Lanza la lettera seguente, che fu l’ultima e che testualmente pubblichiamo:«Rear-Admiral Mundy to General Lanza(Translation.)Hannibal, at Palermo, May 29, 1860, Noon.»Sir — From your Excellency’s last communication al 7 P. M. yesterday, in which you state it is not necessary to speak to me any more, I concluded the correspondence was finished. But as you again earnestly request my mediation, I consent to receive the two Generals on board, provided general Garibaldi allaws them to pass through his lines. My boat will be at Porta Felice to receive them.»(Signed) G.Rodney Mundy.»74.Ho ritradotto testualmente la traduzione in inglese dell’ammiraglio Mundy, che varia in alcune parti da quelle che corrono per le storie, ma che credo più genuina, come quella che venne testualmente comunicata in copia dal generale Lanza all’Ammiraglio stesso.75.Mundy, op. cit., pag. 142.76.Non lo riseppe che nella sera del 28; tanto fu il segreto serbato da quella brava popolazione sulle mosse del liberatore.Il Lanza non aveva tardato di spedire ai due comandanti, nella giornata stessa del 27, un corriere che li avvisava dell’accaduto e prontamente li chiamava; ma il corriere fu spacciato, ed il plico, di cui era latore, riportato, dopo la liberazione di Palermo, a Garibaldi.77.Stando ad un rapporto del luogotenente Wilmot (in Mundy, op. cit., pag. 145), sembrerebbe che quella colonna fosse entrata da Porta de’ Greci e venisse di fianco dall’Orto botanico; ma tutte le nostre testimonianze ci ripetono che la colonna entrò per la Porta di Termini: forse quella veduta dal Wilmot ne era un distaccamento.Nel libro:Storia della 15ª Divisione Türr nella Campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, per il maggiore di fanteriaCarlo Pecorini-Manzoni(Firenze, 1876, pag. 63), si legge che fu il Letizia, il quale per l’appunto traversava la città per recarsi a bordo dell’Hannibal, a correre a Porta Termini a far cessare il combattimento. Ciò non è nè poteva essere. Il convegno sull’Hannibalera fissato per le due, e il Letizia vi arrivò contemporaneamente a Garibaldi; non poteva dunque traversare Palermo tra le 10 e le 11, ora in cui accadde lo scontro a Porta Termini.Lo stesso maggiore Pecorini fa intervenire al fatto di Porta Termini il generale Türr. È probabile ch’egli pure sia accorso a veder che fosse quell’inaspettato combattimento e si sia adoperato a farlo cessare; come accorsero e s’adoperarono altri, fra i quali il Sirtori; ma gli attori principali dell’episodio furono quelli da noi citati.78.Non ci arrestiamo a smentire tutti gli altri favolosi racconti di questo episodio; diremo solo cheAlberto Marionel suoGaribaldi(pag. 38) lo fa accadere il 1º giugno!79.In molti libri si legge Türr. Lo stesso Generale ci assicurò che è un errore.80.IlMundy, op. cit., pag. 147, dice: «Whether this arrangement was an act of simple politeness on their part, or a premeditated scheme for accertaining if he would be received with military honours, I do not pretend to say, but as they did not immediatley follow him up the accomodation ladder et struck me the delay was not entirely accidental.»81.Mundy, op. cit., pag. 148.82.Mundy, op. cit., pag. 150.83.Ib., pag. 150.84.Mundy, op. cit., pag. 153.85.Ib., pag. 153 e 154. — Del resto, la parolaunmeasured termsè dell’ammiraglio Mundy, non nostra, e siamo ben lungi dal confermarla. Quali che fossero i termini usati da Garibaldi (villani non saranno stati certamente), non era maiunmeasureddire in quel momento e a siffatto nemico il fatto suo. Se anche, per generosità, non si voglia scorgere nel fatto di Porta Termini alcuna perfidia premeditata, resta sempre l’altro fatto ancor più irritante d’un nemico, che dopo aver sollecitato dal proprio avversario la grazia d’una conferenza o d’un armistizio, ricusava poi di riconoscere l’avversario stesso nella persona del suo capitano supremo, e di trattare con lui! Pensiamo che alla sortita del generale Letizia un Inglese avrebbe forse risposto, effetto di temperamento, con più flemma, ma l’avrebbe anche assai probabilmente fatto saltare nella lancia di bordo, e rimandato a voga più che arrancata a terra.86.Mundy, op. cit., pag. 156.87.Abba,Noterelle d’uno dei Mille, ec., pag. 154.88.Fino dal 2 sul vaporettoUtileerano già sbarcati a Marsala altri cinquantasei volontari, parte Siciliani, parte Continentali. Li guidava Carmelo Agnetta e portavano, oltre che il loro braccio, qualche soccorso d’armi e di munizioni. Non poterono però penetrare in Palermo che la mattina del 5 giugno.89.E non gliene mancava la ragione. Il conte di Cavour lavorava già da tempo a promuovere unpronunciamentofra gli ufficiali della flotta borbonica; e all’uopo gli serviva d’intermediario l’ammiraglio Persano, autorizzato a mettersi in corrispondenza cogli ufficiali stessi «ed a spendervi qualche danaro occorrendo.» (Diariocitato, pag. 22.) L’8 di giugno poi, narra lo stesso Persano (pag. 29) che il comandante Vacca andò ad un convegno datogli da lui e disposto, per solo vivo sentimento d’italianità, ad inalberare sul suo legno la bandiera italiana. E tralasciando la parte non bella che facevano in tutto questo così il conte di Cavour come l’ammiraglio Persano, si vede che il Lanza aveva fiutato il pericolo.90.Decreto del 17 giugno 1860.91.«Al bello e gentil sesso di Palermo.»Colla coscienza di far bene, io propongo cosa gradita certamente ad anime generose come voi siete, o donne di Palermo!... A voi che io conobbi nell’ora del pericolo!... belle di sdegno e di patriottismo sublime!... disprezzando nel furore della pugna le immani mercenarie soldatesche, ed animando i coraggiosi figli di tutte le terre italiane, stretti al patto di liberazione o di morte!»Fidente a voi mi presento, vezzose Palermitane!... e per confessarvi un atto mio di debolezza, io vecchio soldato dei Due Mondi, piansi.... commosso nell’anima!... e piansi.... non alla vista delle miserie e del soqquadro a cui fu condannata questa nobile città!... non al cospetto delle macerie del bombardamento e dei mutilati cadaveri; ma alla vista dei lattanti e degli orfani dannati a morir di fame!... Nell’Ospizio degli orfani novanta su cento lattanti periscono mancanti d’alimento! Una balia nutre quattro di quelle creature fatte ad immagine di Dio!... io lascio pensare il resto all’anima vostra gentile, già addolorata dalla nuova desolante.»Nei molti congedi della mia vita, il più sensibile sarà certamente quello in cui mi dividerò da voi, popolazione carissima!... Io sarò mesto in quel giorno!... ma spero la mia mestizia raddolcita da voi, nobile parte di questo popolo, colla speranza, col convincimento, che le derelitte innocenti creature, cui più la sventura che la colpa ha gettato un marchio d’infamia!... ripulse lungi dal seno della società umana!... dannate ad una vita di vituperio e di miserie.... quelle infelici, dico, restino affidate alla cura preziosa di queste care donne, a cui mi vincola, per la vita, un sentimento irremovibile d’amore e di gratitudine!»G. Garibaldi.»92.Il Decreto era del 20 giugno.93.Ci atteniamo alle cifre date dal Medici nella sua lettera a Garibaldi, scrittagli da Cagliari il 12 giugno, e che si legge nelDiarioPersano(pag. 33), benchè il Resoconto del fondo del Milione di fucili, che abbiamo potuto consultare, presenti, circa al numero delle armi segnatamente, qualche differenza. Ma di ciò poco monta. Importa forse più mettere in sodo che le spese della seconda spedizione, checchè altri ne abbia scritto, furono tutte sostenute dallo stesso fondo del Milione di fucili sopra ricordato, come risulta da questo specchietto cortesemente favoritomi dal mio dilettissimo amico Enrico Guastalla, segretario allora del fondo dei fucili, ordinatore principale della spedizione Medici, in appresso Capo di Stato Maggiore della stessa Divisione: patriotta e soldato valoroso quanto modesto, che l’Italia presente degli arruffoni e dei ciarlieri dimentica, ma che la futura ricorderà.Seconda spedizione.ColonnelloGiacomo Medici.Battelli a vapore.Importo dei tre vaporiWashington, Oregon e Franklincon approvvigionamenti e paghe agli equipaggi comperati in Marsiglia, comprese le spese di viaggi, telegrafi, corrispondenze e provvigioni.L. 752,489.55Oggetti d’armamento.Nº 4850 fucili francesi.Nº 200 carabineEnfield.Nº 200 fucili di Liegi.Sciabole,revolwers, cartuccie, capsule ed altri accessorii, per324,596.10Oggetti di equipaggiamento, per22,144.27Oggetti di abbigliamento, per60,266.64TotaleL. 1,159,496.5694.Vedi lettere sue al conte di Cavour del 10, 18, 25, 28 giugno e 2 luglio 1860.95.VediDiario privato politico-militaredell’ammiraglioPersano, parte I, pag. 47. Lettera scritta dal conte di Cavour all’Ammiraglio stesso.96.Ecco quell’articolo:«Sabato 7 corrente, per ordine speciale del Dittatore, sono stati allontanati dall’Isola nostra i signori Giuseppe La Farina, Giacomo Griscelli e Pasquale Totti. I signori Griscelli e Totti, côrsi di nascita, sono di coloro che trovano modo ad arruolarsi negli uffici di tutte le polizie del Continente.»I tre espulsi erano in Palermo cospirando contro l’attuale ordine di cose. Il Governo, che invigila perchè la tranquillità pubblica non venga menomamente turbata, non poteva tollerare ancora la presenza tra noi di codesti individui venutivi con intenzioni colpevoli.» — VediEpistolariodiGiuseppe La Farina, tomo II, pag. 376.97.Di averlo ignorato lo disse all’ammiraglio Persano, al quale soggiunse anche di non lo voler disdire. — VediDiariocitato, pag. 73.98.Il conte di Cavour, il 13 luglio, scrivendo all’ammiraglio Persano, faceva l’ipotesi che Garibaldi si mettesse un giorno o l’altro in opposizione col Governo del Re; ma s’affrettava a soggiungere che questo non poteva accadere, se non quando si giudicasse dal Re giunto il tempo di operare l’annessione di Sicilia e Napoli. Ora queste parole provano che al dì 13 luglio, quel tempo il Conte non lo credeva ancora venuto. Del resto quella lettera del 13 luglio onorerà la previdenza, ma non certo la lealtà, del conte di Cavour, e basti la citazione di questo brano a provarlo:«In quest’ipotesi (nell’ipotesi della resistenza di Garibaldi all’annessione), importerebbe sommamente che tutte le forze marittime passassero immediatamente sotto il di lei comando. Io son certo che noi possiamo fare affidamento assoluto sopra Piola. Ma ciò non basta; bisogna che egli possa portar seco tutti i legni che comporranno la squadra di Garibaldi, perciò sarebbe bene che questi legni fossero comandati da ufficiali fidati. Io la autorizzo quindi ad accettare le dimissioni di tre o quattro ufficiali della squadra, a cui Piola affiderebbe il comando dei varii legni, di cui il Governo della Sicilia dispone. Questi devono essere scelti in modo da non lasciare il benchè minimo dubbio sulla loro devozione al Re ed alla Monarchia costituzionale.»In questo momento rispondo a Piola, che mi fece richiesta d’alcuni ufficiali, di rivolgersi a lei per conoscere le mie intenzioni, e che ha piena facoltà di mandarle ad effetto.»Da questa lettera sarebbe difficile argomentare quale de’ tre personaggi il conte di Cavour, l’ammiraglio Persano e il comandante Piola facesse la più triste figura. Il conte di Cavour cospirava con un Ammiraglio del Re e un Ministro di Garibaldi stesso, tentando ammutinargli contro o portargli via la flotta. L’ammiraglio Persano doveva farsi complice della trama, dando a Garibaldi degli ufficiali di marina infidi, disposti, a un dato momento, ad abbandonarlo e tradirlo. Il signor Piola, ministro della Marina di Garibaldi, chiesto da lui e depositario della sua fiducia, doveva dar l’ultima mano al complotto, mettendo a bordo quegli ufficiali e consegnando al momento anche la squadra.Fortunatamente quel disegno, nato certamente da un triste incubo del conte di Cavour, non ebbe bisogno d’esser mandato a compimento; ma quel disegno prova che, se Garibaldi credeva d’essere attorniato da insidie, non aveva tutti i torti. (VediDiariocitato, pag. 41.)99.Presiedevali Don Antonio Spinelli: n’erano principali per gliEsteriGiacomo De Martino, per leFinanzeGiovanni Manno, per laGiustiziaGregorio Morelli, per laPoliziaLiborio Romano.100.Alessandro Nunziante, duca di Mignano, figlio del tormentatore delle Calabrie, e stromento egli stesso delle ferocie di Ferdinando II: dopo aver chiesto di capitanare una spedizione contro Garibaldi, vistolo trionfante, tocco dalla grazia, chiedeva all’improvviso licenza dal suo esercito; offertogli il ritiro, lo rifiutava, rinviando con sdegno pomposo le sue decorazioni e indirizzando a’ suoi soldati unaddio, nel quale li esortava a militare per la patria, «quasichè (dice bene lo Zini) egli avesse fino allora portato in petto la patria in compagnia degli esuli e dei macerati negli ergastoli.» Poi riparatosi a Torino e ricevuta colà la parola del conte di Cavour, circa la metà d’agosto torna nascosto a Napoli, e vivendo clandestino ora a bordo dell’ammiraglia del Persano, ora in casa d’amici, cospira a ribellare coll’oro del conte di Cavour l’esercito, al quale pur ora apparteneva; specialmente i Cacciatori, che, a sentirlo, si sarebbe tirati dietro al solo presentarsi. Ma nè egli si presentò, nè i Cacciatori si mossero; pure egli potè essere accolto nell’esercito italiano e morirvi generale! (VediDiarioPersano, parte II, pag. 16, 35, 36, 44, 66, 73, ec.)101.Era un antico legno da guerra borbonico; preso dai Palermitani nel 1848 e battezzatoIndipendenza, ripreso dal Borbone e restituito al suo primo nome diVeloce.102.Fra i volontari eran chiamati così dal colore della divisa: tutte di tela bianca quelle del Dunn; con tuniche bigio-scure quelle del Medici.103.Alberto Mario la racconta con verità. Il Rustow scrisse che lo scontro avvenne nella prima carica, ma è un errore. Io udii narrare il fatto da Garibaldi stesso.104.Parole del testo della Convenzione 23 luglio 1860, tra il colonnello Anzani ed il generale Garibaldi.105.In questo, Liborio Romano passava al Ministero dell’interno e il generale Pianell a quello della guerra.106.Persano,Diariocit., pag. 92.107.Anche prima di quel giorno, nell’annunciare allo stesso Ammiraglio la lettera di Vittorio Emanuele a Garibaldi, invitava l’Ammiraglio a non cercare d’influire sulle determinazioni di questi, confessando cheper poco esso sia ragionevole bisogna che il Governo del Re cammini con lui; e dicendosi pronto a ritirarsi ondefacilitarelo stabilimento di una perfetta concordia tra Garibaldi e il Ministero.Lettera del conte di Cavour al contrammiraglio Persano, estratta dalDiariodi questi, parte I, pag. 89.108.Al Türr ammalato e partito per ragione di cura per il Continente era subentrato nel comando della brigata l’ungherese colonnello Eber.109.VediI Mille, cap. XXXII, pag. 151-152. Che Garibaldi abbia ordinato egli stesso la spedizione romana, lo provano le lettere pubblicamente scritte al Bertani ed al Medici prima di partire da Quarto; l’approvazione tacita o espressa a tutti gli apparecchi fatti dal Bertani al medesimo scopo, e stando ad un’affermazione di Maurizio Quadrio, un telegramma che Garibaldi stesso avrebbe diretto dal Faro tra il 10 e l’11 agosto ad uno dei capi della spedizione romana, e che avrebbe suonato precisamente così: «Io scenderò in Calabria il 19 agosto, voi operate ad oltranza negli Stati romani.» Vedi ilLibro dei Mille del generale Giuseppe Garibaldi, Commenti diMaurizio Quadrio, pag. 47 e segg. Il Quadrio però non dice d’aver veduto egli il telegramma: afferma solo che fu veduto da Mauro Macchi, e che una copia autenticata da notaio ne fu consegnata per sua garanzia al colonnello Pianciani.110.VediDiarioPersano, quasi tutta la parte seconda.111.Lettera del conte Leopoldo di Siracusa al re Francesco del 24 agosto 1860, e Indirizzo del Ministero Liborio Romano allo stesso Re del 22 agosto.112.VediBianchi,Storia documentata della Diplomazia europea, vol. VIII, pag. 322-323.113.Vedi il Decreto nelDiarioPersano, parte II, pag. 117:«Napoli, 7 settembre 1860.»Il Dittatore decreta:»Tutti i bastimenti da guerra e mercantili appartenenti allo Stato delle Due Sicilie, arsenali e materiali di marina sono aggregati alla squadra del Re d’Italia Vittorio Emanuele, comandata dall’ammiraglio Persano.»Firmato: G.Garibaldi.»114.L’ammiraglioPersanonel suoDiariocitato, parte II, pag. 135, narra:«Vedo a terra l’ammiraglio Mundy. Egli mi dice che il signor Elliot, ministro d’Inghilterra, aveva avuto un abboccamento col generale Garibaldi a bordo dell’Annibale, essendo stato incaricato da Lord John Russell di dissuaderlo dal suo intendimento di attaccare la Venezia, dacchè tutto induceva a far credere che tale atto sarebbe tornato oltremodo dannoso all’Italia; per l’appunto come s’era detto fra noi due alcuni giorni prima: che il Dittatore, alla comunicazione fattagli dal signor Elliot, aveva risposto, essere egli risoluto di proclamare, ma dal Campidoglio, Vittorio Emanuele Re d’Italia; e che dopo ciò si sarebbe offerto uno de’ suoi luogotenenti per l’impresa della Venezia.»115.Nicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia(1859-1861), vol. VIII, pag. 338-339.116.Consentiamo collo Zini (Storiacit., pag. 702) che «l’arditezza del conte di Cavour venne a contraccolpo della prima arditezza di Garibaldi; onde questi, non quegli, fu il vero motore dell’impresa;» ma non per questo possiamo tenerci dall’ammirarle entrambe. Se anzi una censura può muoversi al conte di Cavour è di troppa temerità. Nel giorno infatti in cui egli spingeva metà dell’esercito sardo al di là della Cattolica, egli non era sicuro che l’Austria, che ingrossava nel quadrilatero, non l’avrebbe assalito. Tanto vero che scriveva a Persano: «Tenga la squadra pronta a partire per l’Adriatico. Faccia una leva forzata di marinai in codeste parti.... Dica al generale Garibaldi, da parte mia, che, se noi siamo assaliti, l’invito in nome d’Italia ad imbarcarsi tosto con due delle sue divisioni per venire a combattere sul Mincio, ec.» (Istruzioni Cavour a Persano, Torino, 22 ottobre 1860.)Solo alcuni giorni dopo, essendo stato assicurato da Napoleone che l’Austria non l’avrebbe attaccato, o che altrimenti egli, almeno rispetto alla Lombardia, l’avrebbe impedito, il conte di Cavour respirò. Quando poi, nel convegno di Varsavia, la Prussia e la Russia accettarono il principio del non intervento, energicamente difeso dalla Francia e dall’Inghilterra, ogni pericolo svanì, e Cavour potè correre franco fino alla fine. Ma aveva giuocato un terribile giuoco. Per salvare l’Italia dal mostro della rivoluzione aveva rischiato di farla sbranare nuovamente dall’aquila austriaca. Ma poichè l’Austria in fin de’ conti non si mosse, e Cavour vinse la partita, non gli può essere negato l’applauso che ha sempre salutato il successo.117.Vedi la lettera del Mazzini neiMille, di G.Oddo, pag. 708.118.Vedi il suo Proclama in data di Salerno, 7 settembre 1860:«Alla cara popolazione di Napoli.»Figlio del popolo, è con vero rispetto ed amore che io mi presento a questo nobile ed imponente centro di popolazione italiana, che molti secoli di dispotismo non hanno potuto umiliare, nè ridurre a piegare il ginocchio al cospetto della tirannide.»Il primo bisogno dell’Italia era la concordia per raggiungere l’unità della grande famiglia italiana: oggi la Provvidenza ha provveduto alla concordia con la sublime unanimità di tutte le provincie per la ricostituzione nazionale; per l’unità essa diede al nostro paese Vittorio Emanuele, che noi da questo momento possiamo chiamare il vero padre della patria italiana.» (Diariocit., parte II, pag. 115.)119.Ire politiche d’oltre tomba, diAgostino Bertani, pag. 74 e seg.120.Doveva alludere a Filippo Cordova e al barone Camerata Scovazzo.121.Pubblicava nello stesso senso un Manifesto, nel quale è notevole questo periodo:«Essi vi hanno parlato (ai Palermitani) d’annessione, come se più fervidi di me fossero per la rigenerazione d’Italia — ma la loro mèta era di servire a bassi interessi individuali — e voi rispondeste come conviene a popolo che sente la sua dignità, e che fida nel sacro ed inviolato programma da me proclamato:»Italia e Vittorio Emanuele.»A Roma, popolo di Palermo, noi proclameremo il Regno d’Italia — e là solamente santificheremo il gran consorzio di famiglia tra i liberi e gli schiavi ancora, figli della stessa terra.»A Palermo si volle l’annessione, perchè io non passassi lo Stretto.»A Napoli si vuole l’annessione, perchè io non possa passare il Volturno.»Ma in quanto vi siano in Italia catene da infrangere — io seguirò la via — o vi seminerò le ossa.....»122.Il maresciallo Ritucci, eletto comandante in capo dell’esercito borbonico, aveva sotto i suoi ordini tre divisioni di fanteria, una di cavalleria, alle quali aggiunte le truppe accantonate qua e là a guardia degli Abruzzi, i presidii di Gaeta e di Civitella del Tronto, si vede che la cifra di cinquantamila uomini sta piuttosto al di sotto che al di sopra del vero.123.Il Rustow, che pare sia stato uno dei consiglieri dell’operazione di Caiazzo, vorrebbe far credere che l’abbia ordinata Garibaldi stesso (Op. cit., pag. 892); ma ciò, siccome narrammo, non è. Garibaldi nel suo libro deiMille(pag. 276-277) respinge da sè la responsabilità dell’impresa tentata e contro ordine suo, con queste esplicite parole:«Obbligato di lasciare l’esercito sul Volturno e di recarmi a Palermo per placare quel bravo e bollente popolo nell’esaltazione in cui l’avean spinto gli annessionisti, io aveva raccomandato al generale Sirtori, degno capo dello Stato Maggiore dell’esercito meridionale, di lanciar delle bande nostre sulle comunicazioni del nemico.»Ciò fu fatto, ma pure chi ne avea l’incarico immediato stimò opportuno di fare qualche cosa di più serio, e col prestigio delle precedenti vittorie non dubitò qualunque impresa essere eseguibile dai nostri prodi militi.»Fu decisa l’occupazione di Caiazzo, villaggio all’oriente di Capua, sulla sponda destra del Volturno.»Il 19 settembre ebbe luogo l’operazione: si occupò Caiazzo, ed io giunsi lo stesso giorno per assistere al deplorevole spettacolo del sacrifizio dei nostri poveri volontari, che avendo marciato, secondo il costume loro, intrepidamente sul nemico sino all’orlo del fiume, furono poi obbligati, non trovandovi riparo contro la grandine di palle nemiche, di retrocedere fuggendo, fulminati alle spalle. Il giorno seguente, credo, il nemico inviò un forte nerbo di forze ad attaccare i nostri in Caiazzo, che in pochi furono obbligati ad evacuare, e ritirarsi precipitosamente verso la sinistra del Volturno, dopo essersi valorosamente battuti ed aver perduto non pochi militi, morti, feriti ed affogati nel fiume. L’operazione di Caiazzo fu, più che un’imprudenza, una mancanza di tatto militare, da parte di chi la comandava.»E serva quell’esempio ai nostri giovani militi, tuttora obbligati a studiare quella manía di macellar gli uomini, che si chiama arte della guerra.»S’aggiunga: il Pecorini-Manzoni, nella sua citataStoria della XV Divisione Türr, ec., cercando di giustificare il Türr della mossa, si limita a dire, che «egli pensava di lanciare dei distaccamenti al di là del Volturno verso Piedimonte per verificare l’opinione del paese, e trovandovi simpatia organizzare delle squadre di Guardia Nazionale, e con esse tormentare alle spalle ed ai fianchi il nemico e simulare quindi degli attacchi sopra Caiazzo e dietro Capua, per obbligarlo a mostrare le forze che potrebbe spiegare in un fatto d’arme serio contro le forze garibaldine, e non dargli tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l’armata di Garibaldi fosse riunita sul Volturno.» (Op. cit., pag. 182.)Infine meglio d’ogni testimonianza valgano le istruzioni che Garibaldi stesso dava in iscritto al maggiore Csudafy, incaricato appunto di comandare una delle scorribande al di là del Volturno, e che chiariscono tutto il pensiero del Generale in capo dell’esercito meridionale:«Al signor maggiore Csudafy.»Caserta, 16 settembre 1860.»Maggiore!»Con tre distaccamenti, che confiderà a voi il generale Türr, voi passerete il Volturno al di sopra di Capua ove vi convenga.»Il principale oggetto della vostra missione è di mostrarvi nella retroguardia al nemico dietro Capua e incomodarlo in ogni modo possibile.»Quindi mostrarvi alle popolazioni circonvicine, fra le quali voi dovete spargere i buoni principii di libertà e d’indipendenza italiana, e spingerle all’armamento contro il dispotismo. Soprattutto voi dovrete ottenere dai vostri soldati che rispettino la gente, le proprietà, e che procurino di farsi amare da tutti e temere dai nemici.»Per mezzi di cui abbisognate, rivolgetevi alle Autorità locali che munirete di competente ricevuta.»Se potete spingere alcuno dei vostri distaccamenti (che cercherete d’aumentare quanto possibile) alla frontiera e sul territorio pontificio, farete bene di farlo e spingere pure le popolazioni pontificie a scuotere il giogo.»Infine voi darete notizie di voi e di qualunque cosa importante al Quartier generale del generale Türr ed al mio.»Firmato: G.Garibaldi.»(Pecorini-Manzoni, op. cit., pag. 183-184.)
59.Scriveva alla Direzione del fondo pel milione di fucili:«Stimatissimi Signori,»Ebbimo un brillante fatto d’armi avanti ieri coi Regi capitanati dal generale Landi presso Calatafimi. Il successo fu completo, e sbaragliati interamente i nemici. Devo confessare però che i Napoletani si batterono da leoni, e certamente non ho avuto in Italia combattimento così accanito, nè avversari così prodi. Quei soldati, ben diretti, pugneranno come i primi soldati del mondo.»Da quanto vi scrivo, dovete presumere quale fu il coraggio dei nostri vecchi Cacciatori delle Alpi e dei pochi Siciliani che ci accompagnavano.»Il risultato della vittoria poi è stupendo: le popolazioni sono frenetiche. La truppa di Landi, demoralizzata dalla sconfitta, è stata assalita nella ritirata a Partinico e a Montelepre con molto danno, e non so quanti ne torneranno a Palermo, o se ne tornerà qualcuno.»Io procedo colla Colonna verso la capitale, e con molta speranza, ingrossando ad ogni momento colle squadre insorte, e che a me si riuniscono. Non posso determinarvi il punto ove dovete inviarmi armi e munizioni, ma voi dovete prepararne molte, e presto saprete il punto ove dovrete mandarlo.»Addio di cuore.»Alcamo, 17 maggio 1860.»G. Garibaldi.»Quattro giorni prima aveva parimente scritto al dottor Bertani:«Salemi, 13 maggio 1860.»Caro Bertani,»Sbarcammo avant’ieri a Marsala felicemente. Le popolazioni ci hanno accolto con entusiasmo, e si riuniscono a noi in folla. Marceremo a piccole giornate sulla capitale, e spero che faremo la valanga. Ho trovato questa gente migliore ancora dell’idea che me ne fecero.»Dite alla Direzione Rubattino che reclamino i vaporiPiemonteeLombardodal Governo, ed il Governo nostro li reclamerà naturalmente dal Governo napoletano.»Che la Direzione per il milione di fucili ci mandi armi e munizioni quanto può. Non dubito che si farà altra spedizione per quest’Isola, ed allora avremo più gente.»Vostro»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano del 3 e 4 giugno 1860.)
59.Scriveva alla Direzione del fondo pel milione di fucili:
«Stimatissimi Signori,
»Ebbimo un brillante fatto d’armi avanti ieri coi Regi capitanati dal generale Landi presso Calatafimi. Il successo fu completo, e sbaragliati interamente i nemici. Devo confessare però che i Napoletani si batterono da leoni, e certamente non ho avuto in Italia combattimento così accanito, nè avversari così prodi. Quei soldati, ben diretti, pugneranno come i primi soldati del mondo.
»Da quanto vi scrivo, dovete presumere quale fu il coraggio dei nostri vecchi Cacciatori delle Alpi e dei pochi Siciliani che ci accompagnavano.
»Il risultato della vittoria poi è stupendo: le popolazioni sono frenetiche. La truppa di Landi, demoralizzata dalla sconfitta, è stata assalita nella ritirata a Partinico e a Montelepre con molto danno, e non so quanti ne torneranno a Palermo, o se ne tornerà qualcuno.
»Io procedo colla Colonna verso la capitale, e con molta speranza, ingrossando ad ogni momento colle squadre insorte, e che a me si riuniscono. Non posso determinarvi il punto ove dovete inviarmi armi e munizioni, ma voi dovete prepararne molte, e presto saprete il punto ove dovrete mandarlo.
»Addio di cuore.
»Alcamo, 17 maggio 1860.
»G. Garibaldi.»
Quattro giorni prima aveva parimente scritto al dottor Bertani:
«Salemi, 13 maggio 1860.
»Caro Bertani,
»Sbarcammo avant’ieri a Marsala felicemente. Le popolazioni ci hanno accolto con entusiasmo, e si riuniscono a noi in folla. Marceremo a piccole giornate sulla capitale, e spero che faremo la valanga. Ho trovato questa gente migliore ancora dell’idea che me ne fecero.
»Dite alla Direzione Rubattino che reclamino i vaporiPiemonteeLombardodal Governo, ed il Governo nostro li reclamerà naturalmente dal Governo napoletano.
»Che la Direzione per il milione di fucili ci mandi armi e munizioni quanto può. Non dubito che si farà altra spedizione per quest’Isola, ed allora avremo più gente.
»Vostro»G. Garibaldi.»
(Pungolodi Milano del 3 e 4 giugno 1860.)
60.I Mille, pag. 90. Soggiunge per l’onor del vero: «Marcia che, senza la cooperazione di que’ Picciotti delle squadre siciliane, sarebbe stato impossibile di eseguire o almeno di trasportare i pochi cannoni nostri e le munizioni.»
60.I Mille, pag. 90. Soggiunge per l’onor del vero: «Marcia che, senza la cooperazione di que’ Picciotti delle squadre siciliane, sarebbe stato impossibile di eseguire o almeno di trasportare i pochi cannoni nostri e le munizioni.»
61.Parole sue neiMille, pag. 90.
61.Parole sue neiMille, pag. 90.
62.Non svelò nè all’Orsini, nè ad anima viva la ragione di quella marcia. Solo nel vederlo partire, il Crispi l’udì mormorare: «Povero Orsini, va al sacrificio.»
62.Non svelò nè all’Orsini, nè ad anima viva la ragione di quella marcia. Solo nel vederlo partire, il Crispi l’udì mormorare: «Povero Orsini, va al sacrificio.»
63.Alberto Marionel suoGaribaldi(pag. 35) in una descrizione delle mosse di Garibaldi da Renna al Parco, piena, a parer nostro, di molti errori di fatto e di non poche sviste topografiche, afferma che il Capitano dei Mille pensò all’assalto di Palermo per la via di Porta Termini, e quindi alla ritirata manovra per Piana de’ Greci, Marineo, Misilmeri, fin dal suo arrivo al Parco. Ora che Garibaldi meditasse di portarsi sulla via di Termini, è probabile, sebbene non ne abbia dato alcun indizio; ma che egli nello stesso tempo, fin dal 22 o 23, avesse concepita e fermata la finta ritirata, e lo strattagemma che gli aperse dopo Piana de’ Greci la strada di Misilmeri e quella di Palermo, questo ne sembra non solo improbabile, ma viene da tutte le circostanze del fatto smentito.
63.Alberto Marionel suoGaribaldi(pag. 35) in una descrizione delle mosse di Garibaldi da Renna al Parco, piena, a parer nostro, di molti errori di fatto e di non poche sviste topografiche, afferma che il Capitano dei Mille pensò all’assalto di Palermo per la via di Porta Termini, e quindi alla ritirata manovra per Piana de’ Greci, Marineo, Misilmeri, fin dal suo arrivo al Parco. Ora che Garibaldi meditasse di portarsi sulla via di Termini, è probabile, sebbene non ne abbia dato alcun indizio; ma che egli nello stesso tempo, fin dal 22 o 23, avesse concepita e fermata la finta ritirata, e lo strattagemma che gli aperse dopo Piana de’ Greci la strada di Misilmeri e quella di Palermo, questo ne sembra non solo improbabile, ma viene da tutte le circostanze del fatto smentito.
64.Nel libro:Alcuni fatti e documenti della Rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860 riguardanti i Siciliani e La Masa(Torino, tipografia Scolastica Franco e Figli, 1861), a pag.XLVIsi legge:«Lungo la via La Masa incontrò molte guerriglie sbandate che gridavano al tradimento ed alla fuga dei Continentali, perchè, dicevano, era stato ordinato loro di respingere gagliardamente l’attacco del nemico, che i Cacciatori delle Alpi coll’artiglieria sarebbero accorsi ad aiutarli al momento opportuno; ed invece quando essi erano impegnati nel combattimento disuguale, quelli si ritirarono conducendo seco anche l’artiglieria.»La Masa ordinò la fucilazione per chi avesse ripetute le parolefugaetradimento— assicurò alle guerriglie che quella ritirata era un’astuzia strategica, ch’esse non avevano saputo comprendere — ordinò che gli sbandati s’incorporassero nella sua colonna, e proseguì la marcia riconducendoli al punto da cui essi erano fuggiti.»Quanto più inoltravasi, maggior numero di sbandati incontrava, — ripeteva la scena stessa; — non vedendo nessun avviso nè contrordine, ei proseguì il cammino.»Ora ognuno sa che questo libro fu scritto dal La Masa stesso.
64.Nel libro:Alcuni fatti e documenti della Rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860 riguardanti i Siciliani e La Masa(Torino, tipografia Scolastica Franco e Figli, 1861), a pag.XLVIsi legge:
«Lungo la via La Masa incontrò molte guerriglie sbandate che gridavano al tradimento ed alla fuga dei Continentali, perchè, dicevano, era stato ordinato loro di respingere gagliardamente l’attacco del nemico, che i Cacciatori delle Alpi coll’artiglieria sarebbero accorsi ad aiutarli al momento opportuno; ed invece quando essi erano impegnati nel combattimento disuguale, quelli si ritirarono conducendo seco anche l’artiglieria.
»La Masa ordinò la fucilazione per chi avesse ripetute le parolefugaetradimento— assicurò alle guerriglie che quella ritirata era un’astuzia strategica, ch’esse non avevano saputo comprendere — ordinò che gli sbandati s’incorporassero nella sua colonna, e proseguì la marcia riconducendoli al punto da cui essi erano fuggiti.
»Quanto più inoltravasi, maggior numero di sbandati incontrava, — ripeteva la scena stessa; — non vedendo nessun avviso nè contrordine, ei proseguì il cammino.»
Ora ognuno sa che questo libro fu scritto dal La Masa stesso.
65.Nè dalle istorie, nè dalle testimonianze orali ci fu possibile raccapezzare intorno a cotesto Consiglio di guerra l’esatta verità. Il La Masa nel suo libro (pag.XLIXeLI) attribuisce a sè solo il merito del consiglio più eroico; il Crispi invece ed il Türr, da me in varii tempi interrogati, affermano che il partito dell’assalto fu sostenuto principalmente da essi, contro il Sirtori che stava apertamente per la ritirata. Questi, al contrario, che interrogai del pari quando scrivevo laVitadel povero Bixio, negò recisamente d’aver mai espressa quell’opinione. Insomma non si sa a chi credere! Forse colui che fu meglio servito dalla memoria era il Bixio, il quale soleva dire «che non ci fu discussione, nè ci poteva essere.»
65.Nè dalle istorie, nè dalle testimonianze orali ci fu possibile raccapezzare intorno a cotesto Consiglio di guerra l’esatta verità. Il La Masa nel suo libro (pag.XLIXeLI) attribuisce a sè solo il merito del consiglio più eroico; il Crispi invece ed il Türr, da me in varii tempi interrogati, affermano che il partito dell’assalto fu sostenuto principalmente da essi, contro il Sirtori che stava apertamente per la ritirata. Questi, al contrario, che interrogai del pari quando scrivevo laVitadel povero Bixio, negò recisamente d’aver mai espressa quell’opinione. Insomma non si sa a chi credere! Forse colui che fu meglio servito dalla memoria era il Bixio, il quale soleva dire «che non ci fu discussione, nè ci poteva essere.»
66.Più d’un centinaio era posto fuori di combattimento dalle morti, dalle ferite, dalle malattie; circa altri cento correvano coll’Orsini; dire ottocento dunque è già un dir troppo. DalloStato numerico delle Squadriglie siciliane passate in rivista dall’Ispettore generale Türr il 1º giugno 1860, il totale delle loro forze apparisce di 3229 uomini, ma supponiamo che anche il Türr non abbia potuto contarli tutti.
66.Più d’un centinaio era posto fuori di combattimento dalle morti, dalle ferite, dalle malattie; circa altri cento correvano coll’Orsini; dire ottocento dunque è già un dir troppo. DalloStato numerico delle Squadriglie siciliane passate in rivista dall’Ispettore generale Türr il 1º giugno 1860, il totale delle loro forze apparisce di 3229 uomini, ma supponiamo che anche il Türr non abbia potuto contarli tutti.
67.Isidoro La Lumia, valente storico della sua Isola nativa; anima rettissima e cuore gentile, rapito anzi tempo agli studi ed alla patria, nel suo opuscolo:La Restaurazione borbonica e la Rivoluzione del 1860, pag. 117, 118 e 119.
67.Isidoro La Lumia, valente storico della sua Isola nativa; anima rettissima e cuore gentile, rapito anzi tempo agli studi ed alla patria, nel suo opuscolo:La Restaurazione borbonica e la Rivoluzione del 1860, pag. 117, 118 e 119.
68.Vedi:Notamento dei cadaveri rinvenuti nella città di Palermo dal 30 maggio 1860 in poi, ufficialmente constatati dall’Autorità municipale, avvertendo che è stato impossibile di raccogliere più precisi e circonstanziati ragguagli.
68.Vedi:Notamento dei cadaveri rinvenuti nella città di Palermo dal 30 maggio 1860 in poi, ufficialmente constatati dall’Autorità municipale, avvertendo che è stato impossibile di raccogliere più precisi e circonstanziati ragguagli.
69.Lord Brougham allaCamera dei Lordinella seduta dell’8 giugno; e Lord Palmerston allaCamera dei Comuniin quella del 12 giugno 1860.
69.Lord Brougham allaCamera dei Lordinella seduta dell’8 giugno; e Lord Palmerston allaCamera dei Comuniin quella del 12 giugno 1860.
70.In alcuni storici (Rustow, op. cit., pag. 214;Zini, op. cit., pag. 612) troviamo che il Console inglese e l’ammiraglio Mundy chiesero ed ottennero dal Commissario del re Francesco la cessazione del bombardamento. Ma nel libro dell’ammiraglio Mundy, che abbiamo sott’occhio (H. M. S. «Hannibal» at Palermo and Naples during the Italian Revolutions 1859-1861. With notices of Garibaldi, Francis II and Victor Emanuel, by Rear-Admiral SirRodney Mundy. K. C. B. London, John Murray, 1863), non abbiamo letto una sola parola che giustifichi quell’affermazione. Tutto quanto l’Ammiraglio inglese ha operato per impedire il bombardamento o diminuirne i danni, si riduce a questi due fatti da lui stesso raccontati:1º Nel 25 maggio, due giorni prima dell’entrata di Garibaldi, l’ammiraglio Mundy scrisse al generale Lanza per pregarlo a risparmiare alla città gli orrori del bombardamento. A questa domanda però, a cui si associò naturalmente il console inglese Sir Podven, il generale Lanza fece questa risposta: «Non credersi obbligato a risparmiare il bombardamento a città ribelle; promettere soltanto che, scoppiando la rivolta, non aprirebbe il fuoco se non due ore dopo cominciate le ostilità, per lasciar tempo ai sudditi stranieri ed ai pacifici sudditi di S. M. di riparare alle navi.» (Vedi nell’op. cit., dalla pag. 99 alla 103.)2º Essendosi il generale Lanza nella mattina del 28 posto in comunicazione coll’ammiraglio Mundy allo scopo di ottenere la di lui mediazione, l’Ammiraglio aveva creduto bene avvertire il Comandante della Cittadella delle intavolate trattative, richiedendolo nello stesso tempo di sospendere, durante le stesse, il fuoco delle sue batterie. Ma anche questa richiesta ebbe la sorte della prima; poichè il Comandante del forte mandava a rispondere all’Ammiraglio, che era impossibilitato di compiacere a’ suoi desiderii «as his orders were imperative to continue the bombardment unless the answer which I (cioè l’ammiraglio Mundy) should give was a full acquiescence in the proposals which had been made.» (Vedi op. cit., pag. 134.) E in ogni caso ognuno vede che il Mundy si era diretto non al Comandante in capo dell’esercito napoletano, ma ad un ufficiale subordinato, e non con una formale richiesta o protesta, ma con una specie di preghiera, che doveva restare, come restò, inesaudita.
70.In alcuni storici (Rustow, op. cit., pag. 214;Zini, op. cit., pag. 612) troviamo che il Console inglese e l’ammiraglio Mundy chiesero ed ottennero dal Commissario del re Francesco la cessazione del bombardamento. Ma nel libro dell’ammiraglio Mundy, che abbiamo sott’occhio (H. M. S. «Hannibal» at Palermo and Naples during the Italian Revolutions 1859-1861. With notices of Garibaldi, Francis II and Victor Emanuel, by Rear-Admiral SirRodney Mundy. K. C. B. London, John Murray, 1863), non abbiamo letto una sola parola che giustifichi quell’affermazione. Tutto quanto l’Ammiraglio inglese ha operato per impedire il bombardamento o diminuirne i danni, si riduce a questi due fatti da lui stesso raccontati:
1º Nel 25 maggio, due giorni prima dell’entrata di Garibaldi, l’ammiraglio Mundy scrisse al generale Lanza per pregarlo a risparmiare alla città gli orrori del bombardamento. A questa domanda però, a cui si associò naturalmente il console inglese Sir Podven, il generale Lanza fece questa risposta: «Non credersi obbligato a risparmiare il bombardamento a città ribelle; promettere soltanto che, scoppiando la rivolta, non aprirebbe il fuoco se non due ore dopo cominciate le ostilità, per lasciar tempo ai sudditi stranieri ed ai pacifici sudditi di S. M. di riparare alle navi.» (Vedi nell’op. cit., dalla pag. 99 alla 103.)
2º Essendosi il generale Lanza nella mattina del 28 posto in comunicazione coll’ammiraglio Mundy allo scopo di ottenere la di lui mediazione, l’Ammiraglio aveva creduto bene avvertire il Comandante della Cittadella delle intavolate trattative, richiedendolo nello stesso tempo di sospendere, durante le stesse, il fuoco delle sue batterie. Ma anche questa richiesta ebbe la sorte della prima; poichè il Comandante del forte mandava a rispondere all’Ammiraglio, che era impossibilitato di compiacere a’ suoi desiderii «as his orders were imperative to continue the bombardment unless the answer which I (cioè l’ammiraglio Mundy) should give was a full acquiescence in the proposals which had been made.» (Vedi op. cit., pag. 134.) E in ogni caso ognuno vede che il Mundy si era diretto non al Comandante in capo dell’esercito napoletano, ma ad un ufficiale subordinato, e non con una formale richiesta o protesta, ma con una specie di preghiera, che doveva restare, come restò, inesaudita.
71.Quell’ufficiale si chiamava il capitano Cossovich, comandante della regia fregataPartenope, e corrispondeva col Lanza per mezzo del telegrafo ottico del Castellamare collegato a quello del Palazzo Reale.
71.Quell’ufficiale si chiamava il capitano Cossovich, comandante della regia fregataPartenope, e corrispondeva col Lanza per mezzo del telegrafo ottico del Castellamare collegato a quello del Palazzo Reale.
72.Mundy, op. cit., pag. 124.
72.Mundy, op. cit., pag. 124.
73.Di codesta trama noi non abbiamo dato che i sommi capi. Chi ne voglia vedere il lungo complicato intrigo, legga i capi XI e XII dell’opera citata del Mundy. Soggiungeremo solo, per maggiore chiarezza, che quando il generale Lanza udì che il Mundy, in luogo della chiesta protezione dell’Inghilterra, gli offriva il salvocondotto di Garibaldi, gli replicò secco e sdegnato che egli aveva chiesto la protezione della bandiera inglese, e mancando questa, egli non aveva più nulla a dire all’Ammiraglio. Allora questi ragionevolmente pensò che ogni carteggio in proposito fosse chiuso; quando, con sua grande maraviglia, nella mattina del 29 si vide arrivare quest’altro dispaccio del Commissario regio: «Riferendomi all’ultima corrispondenza, mando i due Generali a conferire con lei. Il fuoco sarà sospeso da ambe le parti verso sera.» Che cosa significava questo sibillino dispaccio? Il Lanza si riferiva all’ultima corrispondenza! Ma l’ultima corrispondenza aveva precisamente conchiuso, che il Mundy credeva necessario l’intervento di Garibaldi e che il Lanza non poteva accettare questa condizione. Ora come mai poteva riferirvisi? Certo il Commissario regio voleva traccheggiar sopra un equivoco, sperando con questo di strappare all’Ammiraglio britannico una concessione che altrimenti non avrebbe mai fatta. L’Ammiraglio cansò ancora il tranello e replicò per la terza volta al generale Lanza la lettera seguente, che fu l’ultima e che testualmente pubblichiamo:«Rear-Admiral Mundy to General Lanza(Translation.)Hannibal, at Palermo, May 29, 1860, Noon.»Sir — From your Excellency’s last communication al 7 P. M. yesterday, in which you state it is not necessary to speak to me any more, I concluded the correspondence was finished. But as you again earnestly request my mediation, I consent to receive the two Generals on board, provided general Garibaldi allaws them to pass through his lines. My boat will be at Porta Felice to receive them.»(Signed) G.Rodney Mundy.»
73.Di codesta trama noi non abbiamo dato che i sommi capi. Chi ne voglia vedere il lungo complicato intrigo, legga i capi XI e XII dell’opera citata del Mundy. Soggiungeremo solo, per maggiore chiarezza, che quando il generale Lanza udì che il Mundy, in luogo della chiesta protezione dell’Inghilterra, gli offriva il salvocondotto di Garibaldi, gli replicò secco e sdegnato che egli aveva chiesto la protezione della bandiera inglese, e mancando questa, egli non aveva più nulla a dire all’Ammiraglio. Allora questi ragionevolmente pensò che ogni carteggio in proposito fosse chiuso; quando, con sua grande maraviglia, nella mattina del 29 si vide arrivare quest’altro dispaccio del Commissario regio: «Riferendomi all’ultima corrispondenza, mando i due Generali a conferire con lei. Il fuoco sarà sospeso da ambe le parti verso sera.» Che cosa significava questo sibillino dispaccio? Il Lanza si riferiva all’ultima corrispondenza! Ma l’ultima corrispondenza aveva precisamente conchiuso, che il Mundy credeva necessario l’intervento di Garibaldi e che il Lanza non poteva accettare questa condizione. Ora come mai poteva riferirvisi? Certo il Commissario regio voleva traccheggiar sopra un equivoco, sperando con questo di strappare all’Ammiraglio britannico una concessione che altrimenti non avrebbe mai fatta. L’Ammiraglio cansò ancora il tranello e replicò per la terza volta al generale Lanza la lettera seguente, che fu l’ultima e che testualmente pubblichiamo:
«Rear-Admiral Mundy to General Lanza
(Translation.)
Hannibal, at Palermo, May 29, 1860, Noon.
»Sir — From your Excellency’s last communication al 7 P. M. yesterday, in which you state it is not necessary to speak to me any more, I concluded the correspondence was finished. But as you again earnestly request my mediation, I consent to receive the two Generals on board, provided general Garibaldi allaws them to pass through his lines. My boat will be at Porta Felice to receive them.
»(Signed) G.Rodney Mundy.»
74.Ho ritradotto testualmente la traduzione in inglese dell’ammiraglio Mundy, che varia in alcune parti da quelle che corrono per le storie, ma che credo più genuina, come quella che venne testualmente comunicata in copia dal generale Lanza all’Ammiraglio stesso.
74.Ho ritradotto testualmente la traduzione in inglese dell’ammiraglio Mundy, che varia in alcune parti da quelle che corrono per le storie, ma che credo più genuina, come quella che venne testualmente comunicata in copia dal generale Lanza all’Ammiraglio stesso.
75.Mundy, op. cit., pag. 142.
75.Mundy, op. cit., pag. 142.
76.Non lo riseppe che nella sera del 28; tanto fu il segreto serbato da quella brava popolazione sulle mosse del liberatore.Il Lanza non aveva tardato di spedire ai due comandanti, nella giornata stessa del 27, un corriere che li avvisava dell’accaduto e prontamente li chiamava; ma il corriere fu spacciato, ed il plico, di cui era latore, riportato, dopo la liberazione di Palermo, a Garibaldi.
76.Non lo riseppe che nella sera del 28; tanto fu il segreto serbato da quella brava popolazione sulle mosse del liberatore.
Il Lanza non aveva tardato di spedire ai due comandanti, nella giornata stessa del 27, un corriere che li avvisava dell’accaduto e prontamente li chiamava; ma il corriere fu spacciato, ed il plico, di cui era latore, riportato, dopo la liberazione di Palermo, a Garibaldi.
77.Stando ad un rapporto del luogotenente Wilmot (in Mundy, op. cit., pag. 145), sembrerebbe che quella colonna fosse entrata da Porta de’ Greci e venisse di fianco dall’Orto botanico; ma tutte le nostre testimonianze ci ripetono che la colonna entrò per la Porta di Termini: forse quella veduta dal Wilmot ne era un distaccamento.Nel libro:Storia della 15ª Divisione Türr nella Campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, per il maggiore di fanteriaCarlo Pecorini-Manzoni(Firenze, 1876, pag. 63), si legge che fu il Letizia, il quale per l’appunto traversava la città per recarsi a bordo dell’Hannibal, a correre a Porta Termini a far cessare il combattimento. Ciò non è nè poteva essere. Il convegno sull’Hannibalera fissato per le due, e il Letizia vi arrivò contemporaneamente a Garibaldi; non poteva dunque traversare Palermo tra le 10 e le 11, ora in cui accadde lo scontro a Porta Termini.Lo stesso maggiore Pecorini fa intervenire al fatto di Porta Termini il generale Türr. È probabile ch’egli pure sia accorso a veder che fosse quell’inaspettato combattimento e si sia adoperato a farlo cessare; come accorsero e s’adoperarono altri, fra i quali il Sirtori; ma gli attori principali dell’episodio furono quelli da noi citati.
77.Stando ad un rapporto del luogotenente Wilmot (in Mundy, op. cit., pag. 145), sembrerebbe che quella colonna fosse entrata da Porta de’ Greci e venisse di fianco dall’Orto botanico; ma tutte le nostre testimonianze ci ripetono che la colonna entrò per la Porta di Termini: forse quella veduta dal Wilmot ne era un distaccamento.
Nel libro:Storia della 15ª Divisione Türr nella Campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, per il maggiore di fanteriaCarlo Pecorini-Manzoni(Firenze, 1876, pag. 63), si legge che fu il Letizia, il quale per l’appunto traversava la città per recarsi a bordo dell’Hannibal, a correre a Porta Termini a far cessare il combattimento. Ciò non è nè poteva essere. Il convegno sull’Hannibalera fissato per le due, e il Letizia vi arrivò contemporaneamente a Garibaldi; non poteva dunque traversare Palermo tra le 10 e le 11, ora in cui accadde lo scontro a Porta Termini.
Lo stesso maggiore Pecorini fa intervenire al fatto di Porta Termini il generale Türr. È probabile ch’egli pure sia accorso a veder che fosse quell’inaspettato combattimento e si sia adoperato a farlo cessare; come accorsero e s’adoperarono altri, fra i quali il Sirtori; ma gli attori principali dell’episodio furono quelli da noi citati.
78.Non ci arrestiamo a smentire tutti gli altri favolosi racconti di questo episodio; diremo solo cheAlberto Marionel suoGaribaldi(pag. 38) lo fa accadere il 1º giugno!
78.Non ci arrestiamo a smentire tutti gli altri favolosi racconti di questo episodio; diremo solo cheAlberto Marionel suoGaribaldi(pag. 38) lo fa accadere il 1º giugno!
79.In molti libri si legge Türr. Lo stesso Generale ci assicurò che è un errore.
79.In molti libri si legge Türr. Lo stesso Generale ci assicurò che è un errore.
80.IlMundy, op. cit., pag. 147, dice: «Whether this arrangement was an act of simple politeness on their part, or a premeditated scheme for accertaining if he would be received with military honours, I do not pretend to say, but as they did not immediatley follow him up the accomodation ladder et struck me the delay was not entirely accidental.»
80.IlMundy, op. cit., pag. 147, dice: «Whether this arrangement was an act of simple politeness on their part, or a premeditated scheme for accertaining if he would be received with military honours, I do not pretend to say, but as they did not immediatley follow him up the accomodation ladder et struck me the delay was not entirely accidental.»
81.Mundy, op. cit., pag. 148.
81.Mundy, op. cit., pag. 148.
82.Mundy, op. cit., pag. 150.
82.Mundy, op. cit., pag. 150.
83.Ib., pag. 150.
83.Ib., pag. 150.
84.Mundy, op. cit., pag. 153.
84.Mundy, op. cit., pag. 153.
85.Ib., pag. 153 e 154. — Del resto, la parolaunmeasured termsè dell’ammiraglio Mundy, non nostra, e siamo ben lungi dal confermarla. Quali che fossero i termini usati da Garibaldi (villani non saranno stati certamente), non era maiunmeasureddire in quel momento e a siffatto nemico il fatto suo. Se anche, per generosità, non si voglia scorgere nel fatto di Porta Termini alcuna perfidia premeditata, resta sempre l’altro fatto ancor più irritante d’un nemico, che dopo aver sollecitato dal proprio avversario la grazia d’una conferenza o d’un armistizio, ricusava poi di riconoscere l’avversario stesso nella persona del suo capitano supremo, e di trattare con lui! Pensiamo che alla sortita del generale Letizia un Inglese avrebbe forse risposto, effetto di temperamento, con più flemma, ma l’avrebbe anche assai probabilmente fatto saltare nella lancia di bordo, e rimandato a voga più che arrancata a terra.
85.Ib., pag. 153 e 154. — Del resto, la parolaunmeasured termsè dell’ammiraglio Mundy, non nostra, e siamo ben lungi dal confermarla. Quali che fossero i termini usati da Garibaldi (villani non saranno stati certamente), non era maiunmeasureddire in quel momento e a siffatto nemico il fatto suo. Se anche, per generosità, non si voglia scorgere nel fatto di Porta Termini alcuna perfidia premeditata, resta sempre l’altro fatto ancor più irritante d’un nemico, che dopo aver sollecitato dal proprio avversario la grazia d’una conferenza o d’un armistizio, ricusava poi di riconoscere l’avversario stesso nella persona del suo capitano supremo, e di trattare con lui! Pensiamo che alla sortita del generale Letizia un Inglese avrebbe forse risposto, effetto di temperamento, con più flemma, ma l’avrebbe anche assai probabilmente fatto saltare nella lancia di bordo, e rimandato a voga più che arrancata a terra.
86.Mundy, op. cit., pag. 156.
86.Mundy, op. cit., pag. 156.
87.Abba,Noterelle d’uno dei Mille, ec., pag. 154.
87.Abba,Noterelle d’uno dei Mille, ec., pag. 154.
88.Fino dal 2 sul vaporettoUtileerano già sbarcati a Marsala altri cinquantasei volontari, parte Siciliani, parte Continentali. Li guidava Carmelo Agnetta e portavano, oltre che il loro braccio, qualche soccorso d’armi e di munizioni. Non poterono però penetrare in Palermo che la mattina del 5 giugno.
88.Fino dal 2 sul vaporettoUtileerano già sbarcati a Marsala altri cinquantasei volontari, parte Siciliani, parte Continentali. Li guidava Carmelo Agnetta e portavano, oltre che il loro braccio, qualche soccorso d’armi e di munizioni. Non poterono però penetrare in Palermo che la mattina del 5 giugno.
89.E non gliene mancava la ragione. Il conte di Cavour lavorava già da tempo a promuovere unpronunciamentofra gli ufficiali della flotta borbonica; e all’uopo gli serviva d’intermediario l’ammiraglio Persano, autorizzato a mettersi in corrispondenza cogli ufficiali stessi «ed a spendervi qualche danaro occorrendo.» (Diariocitato, pag. 22.) L’8 di giugno poi, narra lo stesso Persano (pag. 29) che il comandante Vacca andò ad un convegno datogli da lui e disposto, per solo vivo sentimento d’italianità, ad inalberare sul suo legno la bandiera italiana. E tralasciando la parte non bella che facevano in tutto questo così il conte di Cavour come l’ammiraglio Persano, si vede che il Lanza aveva fiutato il pericolo.
89.E non gliene mancava la ragione. Il conte di Cavour lavorava già da tempo a promuovere unpronunciamentofra gli ufficiali della flotta borbonica; e all’uopo gli serviva d’intermediario l’ammiraglio Persano, autorizzato a mettersi in corrispondenza cogli ufficiali stessi «ed a spendervi qualche danaro occorrendo.» (Diariocitato, pag. 22.) L’8 di giugno poi, narra lo stesso Persano (pag. 29) che il comandante Vacca andò ad un convegno datogli da lui e disposto, per solo vivo sentimento d’italianità, ad inalberare sul suo legno la bandiera italiana. E tralasciando la parte non bella che facevano in tutto questo così il conte di Cavour come l’ammiraglio Persano, si vede che il Lanza aveva fiutato il pericolo.
90.Decreto del 17 giugno 1860.
90.Decreto del 17 giugno 1860.
91.«Al bello e gentil sesso di Palermo.»Colla coscienza di far bene, io propongo cosa gradita certamente ad anime generose come voi siete, o donne di Palermo!... A voi che io conobbi nell’ora del pericolo!... belle di sdegno e di patriottismo sublime!... disprezzando nel furore della pugna le immani mercenarie soldatesche, ed animando i coraggiosi figli di tutte le terre italiane, stretti al patto di liberazione o di morte!»Fidente a voi mi presento, vezzose Palermitane!... e per confessarvi un atto mio di debolezza, io vecchio soldato dei Due Mondi, piansi.... commosso nell’anima!... e piansi.... non alla vista delle miserie e del soqquadro a cui fu condannata questa nobile città!... non al cospetto delle macerie del bombardamento e dei mutilati cadaveri; ma alla vista dei lattanti e degli orfani dannati a morir di fame!... Nell’Ospizio degli orfani novanta su cento lattanti periscono mancanti d’alimento! Una balia nutre quattro di quelle creature fatte ad immagine di Dio!... io lascio pensare il resto all’anima vostra gentile, già addolorata dalla nuova desolante.»Nei molti congedi della mia vita, il più sensibile sarà certamente quello in cui mi dividerò da voi, popolazione carissima!... Io sarò mesto in quel giorno!... ma spero la mia mestizia raddolcita da voi, nobile parte di questo popolo, colla speranza, col convincimento, che le derelitte innocenti creature, cui più la sventura che la colpa ha gettato un marchio d’infamia!... ripulse lungi dal seno della società umana!... dannate ad una vita di vituperio e di miserie.... quelle infelici, dico, restino affidate alla cura preziosa di queste care donne, a cui mi vincola, per la vita, un sentimento irremovibile d’amore e di gratitudine!»G. Garibaldi.»
91.
«Al bello e gentil sesso di Palermo.
»Colla coscienza di far bene, io propongo cosa gradita certamente ad anime generose come voi siete, o donne di Palermo!... A voi che io conobbi nell’ora del pericolo!... belle di sdegno e di patriottismo sublime!... disprezzando nel furore della pugna le immani mercenarie soldatesche, ed animando i coraggiosi figli di tutte le terre italiane, stretti al patto di liberazione o di morte!
»Fidente a voi mi presento, vezzose Palermitane!... e per confessarvi un atto mio di debolezza, io vecchio soldato dei Due Mondi, piansi.... commosso nell’anima!... e piansi.... non alla vista delle miserie e del soqquadro a cui fu condannata questa nobile città!... non al cospetto delle macerie del bombardamento e dei mutilati cadaveri; ma alla vista dei lattanti e degli orfani dannati a morir di fame!... Nell’Ospizio degli orfani novanta su cento lattanti periscono mancanti d’alimento! Una balia nutre quattro di quelle creature fatte ad immagine di Dio!... io lascio pensare il resto all’anima vostra gentile, già addolorata dalla nuova desolante.
»Nei molti congedi della mia vita, il più sensibile sarà certamente quello in cui mi dividerò da voi, popolazione carissima!... Io sarò mesto in quel giorno!... ma spero la mia mestizia raddolcita da voi, nobile parte di questo popolo, colla speranza, col convincimento, che le derelitte innocenti creature, cui più la sventura che la colpa ha gettato un marchio d’infamia!... ripulse lungi dal seno della società umana!... dannate ad una vita di vituperio e di miserie.... quelle infelici, dico, restino affidate alla cura preziosa di queste care donne, a cui mi vincola, per la vita, un sentimento irremovibile d’amore e di gratitudine!
»G. Garibaldi.»
92.Il Decreto era del 20 giugno.
92.Il Decreto era del 20 giugno.
93.Ci atteniamo alle cifre date dal Medici nella sua lettera a Garibaldi, scrittagli da Cagliari il 12 giugno, e che si legge nelDiarioPersano(pag. 33), benchè il Resoconto del fondo del Milione di fucili, che abbiamo potuto consultare, presenti, circa al numero delle armi segnatamente, qualche differenza. Ma di ciò poco monta. Importa forse più mettere in sodo che le spese della seconda spedizione, checchè altri ne abbia scritto, furono tutte sostenute dallo stesso fondo del Milione di fucili sopra ricordato, come risulta da questo specchietto cortesemente favoritomi dal mio dilettissimo amico Enrico Guastalla, segretario allora del fondo dei fucili, ordinatore principale della spedizione Medici, in appresso Capo di Stato Maggiore della stessa Divisione: patriotta e soldato valoroso quanto modesto, che l’Italia presente degli arruffoni e dei ciarlieri dimentica, ma che la futura ricorderà.Seconda spedizione.ColonnelloGiacomo Medici.Battelli a vapore.Importo dei tre vaporiWashington, Oregon e Franklincon approvvigionamenti e paghe agli equipaggi comperati in Marsiglia, comprese le spese di viaggi, telegrafi, corrispondenze e provvigioni.L. 752,489.55Oggetti d’armamento.Nº 4850 fucili francesi.Nº 200 carabineEnfield.Nº 200 fucili di Liegi.Sciabole,revolwers, cartuccie, capsule ed altri accessorii, per324,596.10Oggetti di equipaggiamento, per22,144.27Oggetti di abbigliamento, per60,266.64TotaleL. 1,159,496.56
93.Ci atteniamo alle cifre date dal Medici nella sua lettera a Garibaldi, scrittagli da Cagliari il 12 giugno, e che si legge nelDiarioPersano(pag. 33), benchè il Resoconto del fondo del Milione di fucili, che abbiamo potuto consultare, presenti, circa al numero delle armi segnatamente, qualche differenza. Ma di ciò poco monta. Importa forse più mettere in sodo che le spese della seconda spedizione, checchè altri ne abbia scritto, furono tutte sostenute dallo stesso fondo del Milione di fucili sopra ricordato, come risulta da questo specchietto cortesemente favoritomi dal mio dilettissimo amico Enrico Guastalla, segretario allora del fondo dei fucili, ordinatore principale della spedizione Medici, in appresso Capo di Stato Maggiore della stessa Divisione: patriotta e soldato valoroso quanto modesto, che l’Italia presente degli arruffoni e dei ciarlieri dimentica, ma che la futura ricorderà.
94.Vedi lettere sue al conte di Cavour del 10, 18, 25, 28 giugno e 2 luglio 1860.
94.Vedi lettere sue al conte di Cavour del 10, 18, 25, 28 giugno e 2 luglio 1860.
95.VediDiario privato politico-militaredell’ammiraglioPersano, parte I, pag. 47. Lettera scritta dal conte di Cavour all’Ammiraglio stesso.
95.VediDiario privato politico-militaredell’ammiraglioPersano, parte I, pag. 47. Lettera scritta dal conte di Cavour all’Ammiraglio stesso.
96.Ecco quell’articolo:«Sabato 7 corrente, per ordine speciale del Dittatore, sono stati allontanati dall’Isola nostra i signori Giuseppe La Farina, Giacomo Griscelli e Pasquale Totti. I signori Griscelli e Totti, côrsi di nascita, sono di coloro che trovano modo ad arruolarsi negli uffici di tutte le polizie del Continente.»I tre espulsi erano in Palermo cospirando contro l’attuale ordine di cose. Il Governo, che invigila perchè la tranquillità pubblica non venga menomamente turbata, non poteva tollerare ancora la presenza tra noi di codesti individui venutivi con intenzioni colpevoli.» — VediEpistolariodiGiuseppe La Farina, tomo II, pag. 376.
96.Ecco quell’articolo:
«Sabato 7 corrente, per ordine speciale del Dittatore, sono stati allontanati dall’Isola nostra i signori Giuseppe La Farina, Giacomo Griscelli e Pasquale Totti. I signori Griscelli e Totti, côrsi di nascita, sono di coloro che trovano modo ad arruolarsi negli uffici di tutte le polizie del Continente.
»I tre espulsi erano in Palermo cospirando contro l’attuale ordine di cose. Il Governo, che invigila perchè la tranquillità pubblica non venga menomamente turbata, non poteva tollerare ancora la presenza tra noi di codesti individui venutivi con intenzioni colpevoli.» — VediEpistolariodiGiuseppe La Farina, tomo II, pag. 376.
97.Di averlo ignorato lo disse all’ammiraglio Persano, al quale soggiunse anche di non lo voler disdire. — VediDiariocitato, pag. 73.
97.Di averlo ignorato lo disse all’ammiraglio Persano, al quale soggiunse anche di non lo voler disdire. — VediDiariocitato, pag. 73.
98.Il conte di Cavour, il 13 luglio, scrivendo all’ammiraglio Persano, faceva l’ipotesi che Garibaldi si mettesse un giorno o l’altro in opposizione col Governo del Re; ma s’affrettava a soggiungere che questo non poteva accadere, se non quando si giudicasse dal Re giunto il tempo di operare l’annessione di Sicilia e Napoli. Ora queste parole provano che al dì 13 luglio, quel tempo il Conte non lo credeva ancora venuto. Del resto quella lettera del 13 luglio onorerà la previdenza, ma non certo la lealtà, del conte di Cavour, e basti la citazione di questo brano a provarlo:«In quest’ipotesi (nell’ipotesi della resistenza di Garibaldi all’annessione), importerebbe sommamente che tutte le forze marittime passassero immediatamente sotto il di lei comando. Io son certo che noi possiamo fare affidamento assoluto sopra Piola. Ma ciò non basta; bisogna che egli possa portar seco tutti i legni che comporranno la squadra di Garibaldi, perciò sarebbe bene che questi legni fossero comandati da ufficiali fidati. Io la autorizzo quindi ad accettare le dimissioni di tre o quattro ufficiali della squadra, a cui Piola affiderebbe il comando dei varii legni, di cui il Governo della Sicilia dispone. Questi devono essere scelti in modo da non lasciare il benchè minimo dubbio sulla loro devozione al Re ed alla Monarchia costituzionale.»In questo momento rispondo a Piola, che mi fece richiesta d’alcuni ufficiali, di rivolgersi a lei per conoscere le mie intenzioni, e che ha piena facoltà di mandarle ad effetto.»Da questa lettera sarebbe difficile argomentare quale de’ tre personaggi il conte di Cavour, l’ammiraglio Persano e il comandante Piola facesse la più triste figura. Il conte di Cavour cospirava con un Ammiraglio del Re e un Ministro di Garibaldi stesso, tentando ammutinargli contro o portargli via la flotta. L’ammiraglio Persano doveva farsi complice della trama, dando a Garibaldi degli ufficiali di marina infidi, disposti, a un dato momento, ad abbandonarlo e tradirlo. Il signor Piola, ministro della Marina di Garibaldi, chiesto da lui e depositario della sua fiducia, doveva dar l’ultima mano al complotto, mettendo a bordo quegli ufficiali e consegnando al momento anche la squadra.Fortunatamente quel disegno, nato certamente da un triste incubo del conte di Cavour, non ebbe bisogno d’esser mandato a compimento; ma quel disegno prova che, se Garibaldi credeva d’essere attorniato da insidie, non aveva tutti i torti. (VediDiariocitato, pag. 41.)
98.Il conte di Cavour, il 13 luglio, scrivendo all’ammiraglio Persano, faceva l’ipotesi che Garibaldi si mettesse un giorno o l’altro in opposizione col Governo del Re; ma s’affrettava a soggiungere che questo non poteva accadere, se non quando si giudicasse dal Re giunto il tempo di operare l’annessione di Sicilia e Napoli. Ora queste parole provano che al dì 13 luglio, quel tempo il Conte non lo credeva ancora venuto. Del resto quella lettera del 13 luglio onorerà la previdenza, ma non certo la lealtà, del conte di Cavour, e basti la citazione di questo brano a provarlo:
«In quest’ipotesi (nell’ipotesi della resistenza di Garibaldi all’annessione), importerebbe sommamente che tutte le forze marittime passassero immediatamente sotto il di lei comando. Io son certo che noi possiamo fare affidamento assoluto sopra Piola. Ma ciò non basta; bisogna che egli possa portar seco tutti i legni che comporranno la squadra di Garibaldi, perciò sarebbe bene che questi legni fossero comandati da ufficiali fidati. Io la autorizzo quindi ad accettare le dimissioni di tre o quattro ufficiali della squadra, a cui Piola affiderebbe il comando dei varii legni, di cui il Governo della Sicilia dispone. Questi devono essere scelti in modo da non lasciare il benchè minimo dubbio sulla loro devozione al Re ed alla Monarchia costituzionale.
»In questo momento rispondo a Piola, che mi fece richiesta d’alcuni ufficiali, di rivolgersi a lei per conoscere le mie intenzioni, e che ha piena facoltà di mandarle ad effetto.»
Da questa lettera sarebbe difficile argomentare quale de’ tre personaggi il conte di Cavour, l’ammiraglio Persano e il comandante Piola facesse la più triste figura. Il conte di Cavour cospirava con un Ammiraglio del Re e un Ministro di Garibaldi stesso, tentando ammutinargli contro o portargli via la flotta. L’ammiraglio Persano doveva farsi complice della trama, dando a Garibaldi degli ufficiali di marina infidi, disposti, a un dato momento, ad abbandonarlo e tradirlo. Il signor Piola, ministro della Marina di Garibaldi, chiesto da lui e depositario della sua fiducia, doveva dar l’ultima mano al complotto, mettendo a bordo quegli ufficiali e consegnando al momento anche la squadra.
Fortunatamente quel disegno, nato certamente da un triste incubo del conte di Cavour, non ebbe bisogno d’esser mandato a compimento; ma quel disegno prova che, se Garibaldi credeva d’essere attorniato da insidie, non aveva tutti i torti. (VediDiariocitato, pag. 41.)
99.Presiedevali Don Antonio Spinelli: n’erano principali per gliEsteriGiacomo De Martino, per leFinanzeGiovanni Manno, per laGiustiziaGregorio Morelli, per laPoliziaLiborio Romano.
99.Presiedevali Don Antonio Spinelli: n’erano principali per gliEsteriGiacomo De Martino, per leFinanzeGiovanni Manno, per laGiustiziaGregorio Morelli, per laPoliziaLiborio Romano.
100.Alessandro Nunziante, duca di Mignano, figlio del tormentatore delle Calabrie, e stromento egli stesso delle ferocie di Ferdinando II: dopo aver chiesto di capitanare una spedizione contro Garibaldi, vistolo trionfante, tocco dalla grazia, chiedeva all’improvviso licenza dal suo esercito; offertogli il ritiro, lo rifiutava, rinviando con sdegno pomposo le sue decorazioni e indirizzando a’ suoi soldati unaddio, nel quale li esortava a militare per la patria, «quasichè (dice bene lo Zini) egli avesse fino allora portato in petto la patria in compagnia degli esuli e dei macerati negli ergastoli.» Poi riparatosi a Torino e ricevuta colà la parola del conte di Cavour, circa la metà d’agosto torna nascosto a Napoli, e vivendo clandestino ora a bordo dell’ammiraglia del Persano, ora in casa d’amici, cospira a ribellare coll’oro del conte di Cavour l’esercito, al quale pur ora apparteneva; specialmente i Cacciatori, che, a sentirlo, si sarebbe tirati dietro al solo presentarsi. Ma nè egli si presentò, nè i Cacciatori si mossero; pure egli potè essere accolto nell’esercito italiano e morirvi generale! (VediDiarioPersano, parte II, pag. 16, 35, 36, 44, 66, 73, ec.)
100.Alessandro Nunziante, duca di Mignano, figlio del tormentatore delle Calabrie, e stromento egli stesso delle ferocie di Ferdinando II: dopo aver chiesto di capitanare una spedizione contro Garibaldi, vistolo trionfante, tocco dalla grazia, chiedeva all’improvviso licenza dal suo esercito; offertogli il ritiro, lo rifiutava, rinviando con sdegno pomposo le sue decorazioni e indirizzando a’ suoi soldati unaddio, nel quale li esortava a militare per la patria, «quasichè (dice bene lo Zini) egli avesse fino allora portato in petto la patria in compagnia degli esuli e dei macerati negli ergastoli.» Poi riparatosi a Torino e ricevuta colà la parola del conte di Cavour, circa la metà d’agosto torna nascosto a Napoli, e vivendo clandestino ora a bordo dell’ammiraglia del Persano, ora in casa d’amici, cospira a ribellare coll’oro del conte di Cavour l’esercito, al quale pur ora apparteneva; specialmente i Cacciatori, che, a sentirlo, si sarebbe tirati dietro al solo presentarsi. Ma nè egli si presentò, nè i Cacciatori si mossero; pure egli potè essere accolto nell’esercito italiano e morirvi generale! (VediDiarioPersano, parte II, pag. 16, 35, 36, 44, 66, 73, ec.)
101.Era un antico legno da guerra borbonico; preso dai Palermitani nel 1848 e battezzatoIndipendenza, ripreso dal Borbone e restituito al suo primo nome diVeloce.
101.Era un antico legno da guerra borbonico; preso dai Palermitani nel 1848 e battezzatoIndipendenza, ripreso dal Borbone e restituito al suo primo nome diVeloce.
102.Fra i volontari eran chiamati così dal colore della divisa: tutte di tela bianca quelle del Dunn; con tuniche bigio-scure quelle del Medici.
102.Fra i volontari eran chiamati così dal colore della divisa: tutte di tela bianca quelle del Dunn; con tuniche bigio-scure quelle del Medici.
103.Alberto Mario la racconta con verità. Il Rustow scrisse che lo scontro avvenne nella prima carica, ma è un errore. Io udii narrare il fatto da Garibaldi stesso.
103.Alberto Mario la racconta con verità. Il Rustow scrisse che lo scontro avvenne nella prima carica, ma è un errore. Io udii narrare il fatto da Garibaldi stesso.
104.Parole del testo della Convenzione 23 luglio 1860, tra il colonnello Anzani ed il generale Garibaldi.
104.Parole del testo della Convenzione 23 luglio 1860, tra il colonnello Anzani ed il generale Garibaldi.
105.In questo, Liborio Romano passava al Ministero dell’interno e il generale Pianell a quello della guerra.
105.In questo, Liborio Romano passava al Ministero dell’interno e il generale Pianell a quello della guerra.
106.Persano,Diariocit., pag. 92.
106.Persano,Diariocit., pag. 92.
107.Anche prima di quel giorno, nell’annunciare allo stesso Ammiraglio la lettera di Vittorio Emanuele a Garibaldi, invitava l’Ammiraglio a non cercare d’influire sulle determinazioni di questi, confessando cheper poco esso sia ragionevole bisogna che il Governo del Re cammini con lui; e dicendosi pronto a ritirarsi ondefacilitarelo stabilimento di una perfetta concordia tra Garibaldi e il Ministero.Lettera del conte di Cavour al contrammiraglio Persano, estratta dalDiariodi questi, parte I, pag. 89.
107.Anche prima di quel giorno, nell’annunciare allo stesso Ammiraglio la lettera di Vittorio Emanuele a Garibaldi, invitava l’Ammiraglio a non cercare d’influire sulle determinazioni di questi, confessando cheper poco esso sia ragionevole bisogna che il Governo del Re cammini con lui; e dicendosi pronto a ritirarsi ondefacilitarelo stabilimento di una perfetta concordia tra Garibaldi e il Ministero.
Lettera del conte di Cavour al contrammiraglio Persano, estratta dalDiariodi questi, parte I, pag. 89.
108.Al Türr ammalato e partito per ragione di cura per il Continente era subentrato nel comando della brigata l’ungherese colonnello Eber.
108.Al Türr ammalato e partito per ragione di cura per il Continente era subentrato nel comando della brigata l’ungherese colonnello Eber.
109.VediI Mille, cap. XXXII, pag. 151-152. Che Garibaldi abbia ordinato egli stesso la spedizione romana, lo provano le lettere pubblicamente scritte al Bertani ed al Medici prima di partire da Quarto; l’approvazione tacita o espressa a tutti gli apparecchi fatti dal Bertani al medesimo scopo, e stando ad un’affermazione di Maurizio Quadrio, un telegramma che Garibaldi stesso avrebbe diretto dal Faro tra il 10 e l’11 agosto ad uno dei capi della spedizione romana, e che avrebbe suonato precisamente così: «Io scenderò in Calabria il 19 agosto, voi operate ad oltranza negli Stati romani.» Vedi ilLibro dei Mille del generale Giuseppe Garibaldi, Commenti diMaurizio Quadrio, pag. 47 e segg. Il Quadrio però non dice d’aver veduto egli il telegramma: afferma solo che fu veduto da Mauro Macchi, e che una copia autenticata da notaio ne fu consegnata per sua garanzia al colonnello Pianciani.
109.VediI Mille, cap. XXXII, pag. 151-152. Che Garibaldi abbia ordinato egli stesso la spedizione romana, lo provano le lettere pubblicamente scritte al Bertani ed al Medici prima di partire da Quarto; l’approvazione tacita o espressa a tutti gli apparecchi fatti dal Bertani al medesimo scopo, e stando ad un’affermazione di Maurizio Quadrio, un telegramma che Garibaldi stesso avrebbe diretto dal Faro tra il 10 e l’11 agosto ad uno dei capi della spedizione romana, e che avrebbe suonato precisamente così: «Io scenderò in Calabria il 19 agosto, voi operate ad oltranza negli Stati romani.» Vedi ilLibro dei Mille del generale Giuseppe Garibaldi, Commenti diMaurizio Quadrio, pag. 47 e segg. Il Quadrio però non dice d’aver veduto egli il telegramma: afferma solo che fu veduto da Mauro Macchi, e che una copia autenticata da notaio ne fu consegnata per sua garanzia al colonnello Pianciani.
110.VediDiarioPersano, quasi tutta la parte seconda.
110.VediDiarioPersano, quasi tutta la parte seconda.
111.Lettera del conte Leopoldo di Siracusa al re Francesco del 24 agosto 1860, e Indirizzo del Ministero Liborio Romano allo stesso Re del 22 agosto.
111.Lettera del conte Leopoldo di Siracusa al re Francesco del 24 agosto 1860, e Indirizzo del Ministero Liborio Romano allo stesso Re del 22 agosto.
112.VediBianchi,Storia documentata della Diplomazia europea, vol. VIII, pag. 322-323.
112.VediBianchi,Storia documentata della Diplomazia europea, vol. VIII, pag. 322-323.
113.Vedi il Decreto nelDiarioPersano, parte II, pag. 117:«Napoli, 7 settembre 1860.»Il Dittatore decreta:»Tutti i bastimenti da guerra e mercantili appartenenti allo Stato delle Due Sicilie, arsenali e materiali di marina sono aggregati alla squadra del Re d’Italia Vittorio Emanuele, comandata dall’ammiraglio Persano.»Firmato: G.Garibaldi.»
113.Vedi il Decreto nelDiarioPersano, parte II, pag. 117:
«Napoli, 7 settembre 1860.
»Il Dittatore decreta:
»Tutti i bastimenti da guerra e mercantili appartenenti allo Stato delle Due Sicilie, arsenali e materiali di marina sono aggregati alla squadra del Re d’Italia Vittorio Emanuele, comandata dall’ammiraglio Persano.
»Firmato: G.Garibaldi.»
114.L’ammiraglioPersanonel suoDiariocitato, parte II, pag. 135, narra:«Vedo a terra l’ammiraglio Mundy. Egli mi dice che il signor Elliot, ministro d’Inghilterra, aveva avuto un abboccamento col generale Garibaldi a bordo dell’Annibale, essendo stato incaricato da Lord John Russell di dissuaderlo dal suo intendimento di attaccare la Venezia, dacchè tutto induceva a far credere che tale atto sarebbe tornato oltremodo dannoso all’Italia; per l’appunto come s’era detto fra noi due alcuni giorni prima: che il Dittatore, alla comunicazione fattagli dal signor Elliot, aveva risposto, essere egli risoluto di proclamare, ma dal Campidoglio, Vittorio Emanuele Re d’Italia; e che dopo ciò si sarebbe offerto uno de’ suoi luogotenenti per l’impresa della Venezia.»
114.L’ammiraglioPersanonel suoDiariocitato, parte II, pag. 135, narra:
«Vedo a terra l’ammiraglio Mundy. Egli mi dice che il signor Elliot, ministro d’Inghilterra, aveva avuto un abboccamento col generale Garibaldi a bordo dell’Annibale, essendo stato incaricato da Lord John Russell di dissuaderlo dal suo intendimento di attaccare la Venezia, dacchè tutto induceva a far credere che tale atto sarebbe tornato oltremodo dannoso all’Italia; per l’appunto come s’era detto fra noi due alcuni giorni prima: che il Dittatore, alla comunicazione fattagli dal signor Elliot, aveva risposto, essere egli risoluto di proclamare, ma dal Campidoglio, Vittorio Emanuele Re d’Italia; e che dopo ciò si sarebbe offerto uno de’ suoi luogotenenti per l’impresa della Venezia.»
115.Nicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia(1859-1861), vol. VIII, pag. 338-339.
115.Nicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia(1859-1861), vol. VIII, pag. 338-339.
116.Consentiamo collo Zini (Storiacit., pag. 702) che «l’arditezza del conte di Cavour venne a contraccolpo della prima arditezza di Garibaldi; onde questi, non quegli, fu il vero motore dell’impresa;» ma non per questo possiamo tenerci dall’ammirarle entrambe. Se anzi una censura può muoversi al conte di Cavour è di troppa temerità. Nel giorno infatti in cui egli spingeva metà dell’esercito sardo al di là della Cattolica, egli non era sicuro che l’Austria, che ingrossava nel quadrilatero, non l’avrebbe assalito. Tanto vero che scriveva a Persano: «Tenga la squadra pronta a partire per l’Adriatico. Faccia una leva forzata di marinai in codeste parti.... Dica al generale Garibaldi, da parte mia, che, se noi siamo assaliti, l’invito in nome d’Italia ad imbarcarsi tosto con due delle sue divisioni per venire a combattere sul Mincio, ec.» (Istruzioni Cavour a Persano, Torino, 22 ottobre 1860.)Solo alcuni giorni dopo, essendo stato assicurato da Napoleone che l’Austria non l’avrebbe attaccato, o che altrimenti egli, almeno rispetto alla Lombardia, l’avrebbe impedito, il conte di Cavour respirò. Quando poi, nel convegno di Varsavia, la Prussia e la Russia accettarono il principio del non intervento, energicamente difeso dalla Francia e dall’Inghilterra, ogni pericolo svanì, e Cavour potè correre franco fino alla fine. Ma aveva giuocato un terribile giuoco. Per salvare l’Italia dal mostro della rivoluzione aveva rischiato di farla sbranare nuovamente dall’aquila austriaca. Ma poichè l’Austria in fin de’ conti non si mosse, e Cavour vinse la partita, non gli può essere negato l’applauso che ha sempre salutato il successo.
116.Consentiamo collo Zini (Storiacit., pag. 702) che «l’arditezza del conte di Cavour venne a contraccolpo della prima arditezza di Garibaldi; onde questi, non quegli, fu il vero motore dell’impresa;» ma non per questo possiamo tenerci dall’ammirarle entrambe. Se anzi una censura può muoversi al conte di Cavour è di troppa temerità. Nel giorno infatti in cui egli spingeva metà dell’esercito sardo al di là della Cattolica, egli non era sicuro che l’Austria, che ingrossava nel quadrilatero, non l’avrebbe assalito. Tanto vero che scriveva a Persano: «Tenga la squadra pronta a partire per l’Adriatico. Faccia una leva forzata di marinai in codeste parti.... Dica al generale Garibaldi, da parte mia, che, se noi siamo assaliti, l’invito in nome d’Italia ad imbarcarsi tosto con due delle sue divisioni per venire a combattere sul Mincio, ec.» (Istruzioni Cavour a Persano, Torino, 22 ottobre 1860.)
Solo alcuni giorni dopo, essendo stato assicurato da Napoleone che l’Austria non l’avrebbe attaccato, o che altrimenti egli, almeno rispetto alla Lombardia, l’avrebbe impedito, il conte di Cavour respirò. Quando poi, nel convegno di Varsavia, la Prussia e la Russia accettarono il principio del non intervento, energicamente difeso dalla Francia e dall’Inghilterra, ogni pericolo svanì, e Cavour potè correre franco fino alla fine. Ma aveva giuocato un terribile giuoco. Per salvare l’Italia dal mostro della rivoluzione aveva rischiato di farla sbranare nuovamente dall’aquila austriaca. Ma poichè l’Austria in fin de’ conti non si mosse, e Cavour vinse la partita, non gli può essere negato l’applauso che ha sempre salutato il successo.
117.Vedi la lettera del Mazzini neiMille, di G.Oddo, pag. 708.
117.Vedi la lettera del Mazzini neiMille, di G.Oddo, pag. 708.
118.Vedi il suo Proclama in data di Salerno, 7 settembre 1860:«Alla cara popolazione di Napoli.»Figlio del popolo, è con vero rispetto ed amore che io mi presento a questo nobile ed imponente centro di popolazione italiana, che molti secoli di dispotismo non hanno potuto umiliare, nè ridurre a piegare il ginocchio al cospetto della tirannide.»Il primo bisogno dell’Italia era la concordia per raggiungere l’unità della grande famiglia italiana: oggi la Provvidenza ha provveduto alla concordia con la sublime unanimità di tutte le provincie per la ricostituzione nazionale; per l’unità essa diede al nostro paese Vittorio Emanuele, che noi da questo momento possiamo chiamare il vero padre della patria italiana.» (Diariocit., parte II, pag. 115.)
118.Vedi il suo Proclama in data di Salerno, 7 settembre 1860:
«Alla cara popolazione di Napoli.
»Figlio del popolo, è con vero rispetto ed amore che io mi presento a questo nobile ed imponente centro di popolazione italiana, che molti secoli di dispotismo non hanno potuto umiliare, nè ridurre a piegare il ginocchio al cospetto della tirannide.
»Il primo bisogno dell’Italia era la concordia per raggiungere l’unità della grande famiglia italiana: oggi la Provvidenza ha provveduto alla concordia con la sublime unanimità di tutte le provincie per la ricostituzione nazionale; per l’unità essa diede al nostro paese Vittorio Emanuele, che noi da questo momento possiamo chiamare il vero padre della patria italiana.» (Diariocit., parte II, pag. 115.)
119.Ire politiche d’oltre tomba, diAgostino Bertani, pag. 74 e seg.
119.Ire politiche d’oltre tomba, diAgostino Bertani, pag. 74 e seg.
120.Doveva alludere a Filippo Cordova e al barone Camerata Scovazzo.
120.Doveva alludere a Filippo Cordova e al barone Camerata Scovazzo.
121.Pubblicava nello stesso senso un Manifesto, nel quale è notevole questo periodo:«Essi vi hanno parlato (ai Palermitani) d’annessione, come se più fervidi di me fossero per la rigenerazione d’Italia — ma la loro mèta era di servire a bassi interessi individuali — e voi rispondeste come conviene a popolo che sente la sua dignità, e che fida nel sacro ed inviolato programma da me proclamato:»Italia e Vittorio Emanuele.»A Roma, popolo di Palermo, noi proclameremo il Regno d’Italia — e là solamente santificheremo il gran consorzio di famiglia tra i liberi e gli schiavi ancora, figli della stessa terra.»A Palermo si volle l’annessione, perchè io non passassi lo Stretto.»A Napoli si vuole l’annessione, perchè io non possa passare il Volturno.»Ma in quanto vi siano in Italia catene da infrangere — io seguirò la via — o vi seminerò le ossa.....»
121.Pubblicava nello stesso senso un Manifesto, nel quale è notevole questo periodo:
«Essi vi hanno parlato (ai Palermitani) d’annessione, come se più fervidi di me fossero per la rigenerazione d’Italia — ma la loro mèta era di servire a bassi interessi individuali — e voi rispondeste come conviene a popolo che sente la sua dignità, e che fida nel sacro ed inviolato programma da me proclamato:
»Italia e Vittorio Emanuele.
»A Roma, popolo di Palermo, noi proclameremo il Regno d’Italia — e là solamente santificheremo il gran consorzio di famiglia tra i liberi e gli schiavi ancora, figli della stessa terra.
»A Palermo si volle l’annessione, perchè io non passassi lo Stretto.
»A Napoli si vuole l’annessione, perchè io non possa passare il Volturno.
»Ma in quanto vi siano in Italia catene da infrangere — io seguirò la via — o vi seminerò le ossa.....»
122.Il maresciallo Ritucci, eletto comandante in capo dell’esercito borbonico, aveva sotto i suoi ordini tre divisioni di fanteria, una di cavalleria, alle quali aggiunte le truppe accantonate qua e là a guardia degli Abruzzi, i presidii di Gaeta e di Civitella del Tronto, si vede che la cifra di cinquantamila uomini sta piuttosto al di sotto che al di sopra del vero.
122.Il maresciallo Ritucci, eletto comandante in capo dell’esercito borbonico, aveva sotto i suoi ordini tre divisioni di fanteria, una di cavalleria, alle quali aggiunte le truppe accantonate qua e là a guardia degli Abruzzi, i presidii di Gaeta e di Civitella del Tronto, si vede che la cifra di cinquantamila uomini sta piuttosto al di sotto che al di sopra del vero.
123.Il Rustow, che pare sia stato uno dei consiglieri dell’operazione di Caiazzo, vorrebbe far credere che l’abbia ordinata Garibaldi stesso (Op. cit., pag. 892); ma ciò, siccome narrammo, non è. Garibaldi nel suo libro deiMille(pag. 276-277) respinge da sè la responsabilità dell’impresa tentata e contro ordine suo, con queste esplicite parole:«Obbligato di lasciare l’esercito sul Volturno e di recarmi a Palermo per placare quel bravo e bollente popolo nell’esaltazione in cui l’avean spinto gli annessionisti, io aveva raccomandato al generale Sirtori, degno capo dello Stato Maggiore dell’esercito meridionale, di lanciar delle bande nostre sulle comunicazioni del nemico.»Ciò fu fatto, ma pure chi ne avea l’incarico immediato stimò opportuno di fare qualche cosa di più serio, e col prestigio delle precedenti vittorie non dubitò qualunque impresa essere eseguibile dai nostri prodi militi.»Fu decisa l’occupazione di Caiazzo, villaggio all’oriente di Capua, sulla sponda destra del Volturno.»Il 19 settembre ebbe luogo l’operazione: si occupò Caiazzo, ed io giunsi lo stesso giorno per assistere al deplorevole spettacolo del sacrifizio dei nostri poveri volontari, che avendo marciato, secondo il costume loro, intrepidamente sul nemico sino all’orlo del fiume, furono poi obbligati, non trovandovi riparo contro la grandine di palle nemiche, di retrocedere fuggendo, fulminati alle spalle. Il giorno seguente, credo, il nemico inviò un forte nerbo di forze ad attaccare i nostri in Caiazzo, che in pochi furono obbligati ad evacuare, e ritirarsi precipitosamente verso la sinistra del Volturno, dopo essersi valorosamente battuti ed aver perduto non pochi militi, morti, feriti ed affogati nel fiume. L’operazione di Caiazzo fu, più che un’imprudenza, una mancanza di tatto militare, da parte di chi la comandava.»E serva quell’esempio ai nostri giovani militi, tuttora obbligati a studiare quella manía di macellar gli uomini, che si chiama arte della guerra.»S’aggiunga: il Pecorini-Manzoni, nella sua citataStoria della XV Divisione Türr, ec., cercando di giustificare il Türr della mossa, si limita a dire, che «egli pensava di lanciare dei distaccamenti al di là del Volturno verso Piedimonte per verificare l’opinione del paese, e trovandovi simpatia organizzare delle squadre di Guardia Nazionale, e con esse tormentare alle spalle ed ai fianchi il nemico e simulare quindi degli attacchi sopra Caiazzo e dietro Capua, per obbligarlo a mostrare le forze che potrebbe spiegare in un fatto d’arme serio contro le forze garibaldine, e non dargli tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l’armata di Garibaldi fosse riunita sul Volturno.» (Op. cit., pag. 182.)Infine meglio d’ogni testimonianza valgano le istruzioni che Garibaldi stesso dava in iscritto al maggiore Csudafy, incaricato appunto di comandare una delle scorribande al di là del Volturno, e che chiariscono tutto il pensiero del Generale in capo dell’esercito meridionale:«Al signor maggiore Csudafy.»Caserta, 16 settembre 1860.»Maggiore!»Con tre distaccamenti, che confiderà a voi il generale Türr, voi passerete il Volturno al di sopra di Capua ove vi convenga.»Il principale oggetto della vostra missione è di mostrarvi nella retroguardia al nemico dietro Capua e incomodarlo in ogni modo possibile.»Quindi mostrarvi alle popolazioni circonvicine, fra le quali voi dovete spargere i buoni principii di libertà e d’indipendenza italiana, e spingerle all’armamento contro il dispotismo. Soprattutto voi dovrete ottenere dai vostri soldati che rispettino la gente, le proprietà, e che procurino di farsi amare da tutti e temere dai nemici.»Per mezzi di cui abbisognate, rivolgetevi alle Autorità locali che munirete di competente ricevuta.»Se potete spingere alcuno dei vostri distaccamenti (che cercherete d’aumentare quanto possibile) alla frontiera e sul territorio pontificio, farete bene di farlo e spingere pure le popolazioni pontificie a scuotere il giogo.»Infine voi darete notizie di voi e di qualunque cosa importante al Quartier generale del generale Türr ed al mio.»Firmato: G.Garibaldi.»(Pecorini-Manzoni, op. cit., pag. 183-184.)
123.Il Rustow, che pare sia stato uno dei consiglieri dell’operazione di Caiazzo, vorrebbe far credere che l’abbia ordinata Garibaldi stesso (Op. cit., pag. 892); ma ciò, siccome narrammo, non è. Garibaldi nel suo libro deiMille(pag. 276-277) respinge da sè la responsabilità dell’impresa tentata e contro ordine suo, con queste esplicite parole:
«Obbligato di lasciare l’esercito sul Volturno e di recarmi a Palermo per placare quel bravo e bollente popolo nell’esaltazione in cui l’avean spinto gli annessionisti, io aveva raccomandato al generale Sirtori, degno capo dello Stato Maggiore dell’esercito meridionale, di lanciar delle bande nostre sulle comunicazioni del nemico.
»Ciò fu fatto, ma pure chi ne avea l’incarico immediato stimò opportuno di fare qualche cosa di più serio, e col prestigio delle precedenti vittorie non dubitò qualunque impresa essere eseguibile dai nostri prodi militi.
»Fu decisa l’occupazione di Caiazzo, villaggio all’oriente di Capua, sulla sponda destra del Volturno.
»Il 19 settembre ebbe luogo l’operazione: si occupò Caiazzo, ed io giunsi lo stesso giorno per assistere al deplorevole spettacolo del sacrifizio dei nostri poveri volontari, che avendo marciato, secondo il costume loro, intrepidamente sul nemico sino all’orlo del fiume, furono poi obbligati, non trovandovi riparo contro la grandine di palle nemiche, di retrocedere fuggendo, fulminati alle spalle. Il giorno seguente, credo, il nemico inviò un forte nerbo di forze ad attaccare i nostri in Caiazzo, che in pochi furono obbligati ad evacuare, e ritirarsi precipitosamente verso la sinistra del Volturno, dopo essersi valorosamente battuti ed aver perduto non pochi militi, morti, feriti ed affogati nel fiume. L’operazione di Caiazzo fu, più che un’imprudenza, una mancanza di tatto militare, da parte di chi la comandava.
»E serva quell’esempio ai nostri giovani militi, tuttora obbligati a studiare quella manía di macellar gli uomini, che si chiama arte della guerra.»
S’aggiunga: il Pecorini-Manzoni, nella sua citataStoria della XV Divisione Türr, ec., cercando di giustificare il Türr della mossa, si limita a dire, che «egli pensava di lanciare dei distaccamenti al di là del Volturno verso Piedimonte per verificare l’opinione del paese, e trovandovi simpatia organizzare delle squadre di Guardia Nazionale, e con esse tormentare alle spalle ed ai fianchi il nemico e simulare quindi degli attacchi sopra Caiazzo e dietro Capua, per obbligarlo a mostrare le forze che potrebbe spiegare in un fatto d’arme serio contro le forze garibaldine, e non dargli tempo di mandare ad effetto un tale fatto prima che tutta l’armata di Garibaldi fosse riunita sul Volturno.» (Op. cit., pag. 182.)
Infine meglio d’ogni testimonianza valgano le istruzioni che Garibaldi stesso dava in iscritto al maggiore Csudafy, incaricato appunto di comandare una delle scorribande al di là del Volturno, e che chiariscono tutto il pensiero del Generale in capo dell’esercito meridionale:
«Al signor maggiore Csudafy.
»Caserta, 16 settembre 1860.
»Maggiore!
»Con tre distaccamenti, che confiderà a voi il generale Türr, voi passerete il Volturno al di sopra di Capua ove vi convenga.
»Il principale oggetto della vostra missione è di mostrarvi nella retroguardia al nemico dietro Capua e incomodarlo in ogni modo possibile.
»Quindi mostrarvi alle popolazioni circonvicine, fra le quali voi dovete spargere i buoni principii di libertà e d’indipendenza italiana, e spingerle all’armamento contro il dispotismo. Soprattutto voi dovrete ottenere dai vostri soldati che rispettino la gente, le proprietà, e che procurino di farsi amare da tutti e temere dai nemici.
»Per mezzi di cui abbisognate, rivolgetevi alle Autorità locali che munirete di competente ricevuta.
»Se potete spingere alcuno dei vostri distaccamenti (che cercherete d’aumentare quanto possibile) alla frontiera e sul territorio pontificio, farete bene di farlo e spingere pure le popolazioni pontificie a scuotere il giogo.
»Infine voi darete notizie di voi e di qualunque cosa importante al Quartier generale del generale Türr ed al mio.
»Firmato: G.Garibaldi.»
(Pecorini-Manzoni, op. cit., pag. 183-184.)