Chapter 33

371.I feriti di quella giornata, tranne i pochi che poterono sfuggire assieme ai capitolati del castello, furono trasportati negli ospedali di Roma, dove il duplice influsso dell’atmosfera pontina e pretina finì coll’ucciderne il trenta per cento.Il servizio sanitario, diretto dal professore Emilio Cipriani, avrebbe fatto l’invidia di qualsivoglia esercito più ordinato. Quantunque egli non fosse stato investito dell’ufficio se non ai 17 d’ottobre, pure fino dal 26 aveva organizzato tutto il suo servizio, formati i quadri, raccolti e distribuiti i materiali d’ambulanza, istituita da Monte Rotondo una linea non interrotta d’ospedali, capaci di un doppio numero di feriti se la campagna fosse continuata. Ospedali di prima linea furono Monte Rotondo, di seconda Corese e Poggio Mirteto, di terza Spoleto, Fuligno e Perugia. Sotto capo di servizio nominò il bravo dottor Pastore, ed oltre al dottor Agostino Bertani, il chirurgo nato di tutti i campi rivoluzionari, che non aveva alcuno speciale uffizio, ma che fu la provvidenza di centinaia di feriti, un manipolo di distintissimi giovani, Pierozzi, Cristofori, Lauri, l’aiutavano con zelo indefesso. I Comitati, i Comuni, tutti gli ordini de’ cittadini gareggiarono per mantenere provveduta l’ambulanza di tutto quanto occorreva, e non vi fu richiesta, per quanto improvvisa, che non fosse prontamente soddisfatta. Le donne, assidue vestali della pietà, vinsero anche in questa prova gli uomini, e appresero a molti infingardi gridatori da trivio come si ami e si voglia Roma.372.Tanto più che della scrittura di quella protesta fu incaricato lo stesso Autore di questo libro; talchè le parole che usiamo sono ancora le nostre.373.Erano firmati a questa protesta: F. Crispi, deputato; G. Guerzoni, deputato; Alberto Mario, Numa Palazzini, colonnello Bossi Luigi, Carlo Francesco Cucchi, deputato; E. Guastalla, Fabrizi Paolo, Guarneri-Zanetti Giuseppe, Achille Panizza, Raffaello Massimiliano Giovagnoli, romano; Enea Crivelli, Giovanni Costa, romano; Achille Bizzoni, Giulio Adamoli, Domenico Adamoli, Missori Giuseppe, Giupponi Ambrogio, Pisano Giovanni, dottor Carlo Tivaroni, Stanislao Carlevaris, Vincenzo Carlevaris, Niccolò Marcellini, Leopoldo Gisonna, Gualterio Scarlatti, Vincenzo Restivo, Giuseppe Bennici, Domenico Cariolato. — VediLa Riforma, 6 novembre 1867.374.Unico scritto notevole in quell’anno questa specie di programma ai suoi amici di Spagna, nel quale dopo la rivoluzione repubblicana federale del 1868 raccomandava agli Spagnuoli di nominare un Dittatore per due anni, sua idea fissa e prediletta.«Caprera, 10 di novembre.»Miei cari amici,»Io era deciso di tacere, non per indifferenza alla causa della nazione spagnuola, che tanto amo e ammiro, non per mancanza d’interesse alla gloriosa rivoluzione che voi ultimaste tanto eroicamente, ma per non immischiar la mia voce al rumore che amici e nemici fanno intorno a voi; mentre voi abbisognate di calma per costituirvi in un modo degno della grande nazione che pose la sua sovranità sulle rovine d’un trono esecrato. Oggi da voi richiesto, io dirò francamente l’opinione mia.»Proclamate la repubblica federale, e immediatamente nominate un dittatore per due anni.»La Spagna non manca di uomini onesti che possano governarla meglio di qualunque dei moderni feudalisti europei, che mantengono questa parte del mondo in guerre continue, in desolazioni ed in miserie.»Non cadano i vostri ammirabili e valenti capi nello stesso errore del buono, ma credulo ed ingannato Lafayette, che lasciò alla Francia l’eredità di due rivoluzioni e la tirannide.»Lo spauracchio della repubblica, di cui si servono con tanta abilità i despoti ed i gesuiti, nasce dalle esorbitanze della grande rivoluzione dell’89, che, a forza di allontanare il despotismo e sublimare la libertà, terminò col gettarsi nelle braccia di un tiranno avventuroso.»Voi già avete provato colla moderazione la più esemplare che il vostro sistema non è quello della ghigliottina, e quindi la vostra rivoluzione può inspirare fiducia anche alle code di paglia, che disgraziatamente non sono poche.»La repubblica è il governo della gente onesta, e se ne vide la prova in tutte le epoche. Esse durano mentre virtuose, e cadono quando corrotte e piene di vizi.»La Svizzera e gli Stati Uniti si sostengono senza dittatura, è vero; quantunque i Washington ed i Lincoln fossero i dittatori morali, quando lo necessitò la patria americana.»La Spagna trovasi in una condizione speciale; molti e forti pretendenti; influenze gesuitiche in casa e molto vicine; e infine un carattere nazionale, generoso e cavaliero (sic), ma nello stesso tempo molto inquieto; per cui si ha bisogno d’un governo giusto ma molto energico.»La sovranità nazionale acquistata passi alle Cortes costituenti col suffragio universale, e queste non si occupino d’altro che di trovare nel seno della nazione l’uomo capace di costituire la Repubblica degnamente e di tornare ai suoi focolari dopo due anni, accompagnato dalle benedizioni dei suoi concittadini riconoscenti.»Ecco quanto auguro ad una nazione che io amo, e sono il»vostro»G. Garibaldi.»375.A que’ giorni appunto scriveva il romanzoClelia, o il Governo del Monaco, pubblicato nel 1870.376.Il signor Crémieux disse: «Oh ce cher Garibaldi, que de plaisir j’aurais à le voir! Ah si nous pouvions le faire entrer à Paris, quel effet ça produirait!...» ec. — VediGaribaldi et l’armée des Vosges, Récit officiel de la Campagne, avec documents, etc.par le généralBordone, chef d’État Major de l’armée des Vosges. Pag. 15. Paris, 1871.377.Il signor Gent, uno dei segretari del governo di Tours, telegrafò al Prefetto di Marsiglia: «Faites à Garibaldi un accueil splendide,» ma firmò egli solo; e più tardi nessun ministro volle assumere la responsabilità di quel telegramma. VediBordone, op. cit., pag. 20.378.Bordone, pag. 13.379.Bordone, op. cit., pag. 244.380.Alludiamo al colonnello Chanet, che disertò sotto Autun come vedremo più tardi.381.VediBordone, op. cit., tutto il capitolo V. Tra le altre cose si legge in questo capitolo che il generale Cambriels vedendo, come al solito, nemici dove non erano, mandò ad insaputa di Garibaldi a tagliare i ponti del Doubs che erano, in caso, i soli punti di ritirata e di approvvigionamento dei difensori di Dôle, e fu mestieri di tutta l’energia di Garibaldi per impedirlo.382.Diede egli stesso al figliuolo le istruzioni particolareggiate, modello di arte tattica. Dopo il fatto, pregato e ripregato, fece il grande onore al figliuolo di nominarlo maggiore.383.Anzi il generale Cremer in un suo libro ebbe il coraggio di scrivere che il generale Werder avea tratto Garibaldi in unguet-à-pens!Non si può spingere più oltre l’impudenza! Che i Prussiani anzichè aver teso un tranello siano stati impensatamente assaliti a Pasques e visitati a Dijon lo dice il loro Rapporto ufficiale, parte II, fascicolo XV, pag. 563.384.Sosteneva valorosamente la ritirata la brigata Delpeck a Pasques. Altri piccoli combattimenti di retroguardia avvennero più al sud, ma la battaglia di Lantenay, descritta dal colonnello Corsi nel suoSommario di Storia militare, parte IV, pag. 299, e la disfatta della brigata Menotti e la ritirata precipitosa su Autun è un sogno. Noi abbiamo qui sott’occhio due libri in diverso modo ufficiali: ilRapporto prussianopiù volte citato, parte II, fasc. XV, pag. 564, e il libro delBordone,L’Armée des Vosges, ec. in tutto il XIV capitolo del vol. II, e nessuno dei due libri parla di ciò.385.Il generale Garibaldi felicitò il generale Cremer con questi telegrammi:«Mes félicitations au jeune et vaillant général de la République. Votre manœuvre est marquée au coin du génie de la guerre. J’en augure bien pour l’avenir de la République.»Il Cremer rispose:«Merci au maître de ses compliments à l’élève. Demain je reprends mes positions sur la ligne du chemin de fer de Nuits à Beaune, prêt à agir de concert avec vous au premier signal.» Ma, come si vede, qui si parla di concerto, mai di ordini. Quando il governo della Repubblica parlò di mettere il Cremer sotto gli ordini di Garibaldi, il Francese offrì le sue dimissioni che non furono accettate.386.I Garibaldiniin Francia per J.White Mario. Roma, Tip. G. Polizzi e Comp. 1872, pag. 93.387.Vedi sulla parte avuta da questa brigata a tenere in iscacco Garibaldi,Opérations de l’Armée du Sud pendant les mois de janvier et février 1871etc., par le comte Hermann de Wartensleben, colonel d’État Major. Paris 1872, pag. 10 e 13.388.Bordone, op. cit., pag. 332.389.Nella sua lettera al generale Fabrizi, stampata prima nellaRiformae riprodotta dalBordone, pag. 420-421.390.Non possiamo contare i diciottomila uomini digardes mobilisésdel generale Pellissier, che non dipendevano direttamente da Garibaldi, e nei giorni di Dijon non vollero uscire a combattere, anzi misero la confusione tra i combattenti.391.Egli stesso lo giudicò unatemerarietànella lettera succitata al Fabrizi.392.«E l’Internazionale? Che necessità di attaccare un’associazione, quasi senza conoscerla? Non è essa una emanazione dello stato anormale, in cui si trova la società del mondo?E quando essa possa essere tersa da certe dottrine, forse introdottevi dalla malevolenza de’ suoi nemici, essa non sarà la prima, ma certo non potrà non essere la continuazione dell’emancipazione del diritto umano.»Una società (dico l’umana) ove i più faticano per la sussistenza, ed ove i meno con menzogne e con violenze vogliono la maggior parte dei prodotti dei primi, senza sudarli, non deve suscitar essa il malcontento e la vendetta di chi soffre?»Io desidero che non succeda all’Internazionale, come al popolo di Parigi, cioè di lasciarsi sopraffare dagli spacciatori di dottrine, onde essere spinta a delle esagerazioni e finalmente al ridicolo; ma che studi essa bene gli uomini che devono condurla sul sentiero del miglioramento morale e materiale prima d’affidarvisi.»Soprattutto si astenga dalle esagerazioni ove cercheranno di condurla gli agenti della monarchia e del clero per perderla nell’opinione delle classi agiate, sempre tremanti davanti al terribile spettro della legge agraria. E le classi agiate si persuadano bene, che non sono i moltisergents de villeed i grandi eserciti permanenti che costituiscono la sicurezza d’uno Stato e della proprietà individuale, ma un governo fondato sulla giustizia per tutti. E di ciò ne hanno un troppo eloquente esempio nella Francia.»Io vengo ad assidermi ad un banchetto, ove ho diritto come voi. Non tocco il patrimonio vostro, benchè più pingue del mio, ma non toccate questo poco, che stillo dalla mia fronte, cogli odiosi mezzi che avete impiegato finora, di tasse sul macinato, sul sale e con tante altre ingiustizie che gravitano sulla mia miseria.»Soprattutto non mi venite colle speciose bugiarde ragioni di pubbliche sicurezze e dipreposti, di cui voi abbisognate, e ch’io debbo pagare; di esercito per la difesa della patria, che difende voi, le vostre prepotenze, e mi priva delle braccia valide, che potrebbero migliorare la condizione del paese e la mia.»393.Garibaldi intervenne alla tornata del 25 novembre in cui Benedetto Cairoli presentò la sua mozione di biasimo sugli arresti di Villa Ruffi, e votò naturalmente con lui contro il Ministero.Era la prima volta dacchè Roma lo elesse deputato che interveniva alla Camera e così al suo apparire come al pronunciare del giuramento la sala scoppiò in applausi fragorosissimi.394.Voleva un ministero Crispi, Cairoli, Zanardelli, Nicotera, Villa, Mancini: coloro precisamente che in quel momento più si dilaniavano.395.Ecco il testo della Legge:«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato: Noi abbiamo decretato e decretiamo:»Articolo unico.»In attestato di riconoscenza della nazione italiana al glorioso concorso prestato dal generale Garibaldi alla grande opera della sua unità e indipendenza, è autorizzato il Governo del Re ad inscrivere sul gran libro del debito pubblico dello Stato una rendita di lire cinquantamila annue del consolidato cinque per cento con decorrenza dal 1º gennaio 1875, in favore di Giuseppe Garibaldi; ed è inoltre assegnata al medesimo un’annua pensione vitalizia di altrettante cinquantamila lire con la stessa decorrenza.»Ordiniamo che la presente Legge, ec.»VITTORIO EMANUELE.»M. Minghetti.»(Gazzetta Ufficiale, 11 giugno 1875.)396.Vol. I, pag. 508-509.397.Vi è un’altra bambina sepolta a Caprera, Anita, nata nel 1859 e morta nel 1875, della quale riparleremo più tardi.398.L’avvocato A. Bussolini in nota alla Sentenza della Corte d’appello.Monitore de’ Tribunali, 1880, vol. XXI, pag. 144.Il professor Gabba invece, valente giurista, condannò apertamente in una dottissima Memoria la Sentenza. —Gabba,Questioni giuridiche, pag. 233.399.Io pure fui a visitarlo il 5 novembre. Lo dico perchè fu quella l’ultima volta che lo vidi, e la sua vista mi ambasciò. Ragionava abbastanza lucidamente; ma la lingua, parlando, gli si attorcigliava nella bocca e la parola gli usciva stentatissima. Gli dissi che stavo scrivendo la sua vita, non ostante ch’egli m’avesse sconsigliato, ed egli sorridendo mi rispose: «Vi ringrazio. — Voi farete bene; ma quante cose difficili a capirsi. Per esempio, sapete voi chi ci portò via la gente a Monterotondo, la vigilia di Mentana? Furono i Mazziniani....»Io l’aveva sentita dire più volte questa cosa e non l’aveva mai creduta, anzi sapevo che non era vera.... ma non era quello il luogo e il momento di discutere, e lo lasciai nel suo errore. Mi congedai io stesso per non affaticarlo, ed egli mi disse: «Non posso darvi la mano; datemi un bacio!» Fu l’ultimo suo.400.Nella sua lettera ad Achille Fazzari. Caprera, 12 giugno 1881.401.Lettera da Caprera, 17 maggio 1881.402.Al giornaleLa Patria.403.Riproduciamo per intero la lettera, pubblicata per la prima volta dalPiccolodi Napoli l’11 marzo 1882:«Napoli, 9 marzo 1882.»Mio carissimo Leo Taxil,»È finita, la vostra repubblica chiercuta (république à calotte) non ingannerà più alcuno. L’amore e la venerazione che avevamo per lei, si son mutati in disprezzo.»La vostra guerra tunisina è vergognosa. E se il governo italiano avesse la viltà di riconoscere il fatto compiuto, sarebbe assai spregevole, come codarda sarebbe la nazione che tollerasse tale governo.»I vostri famosi generali che si sono lasciati dai Prussiani ingabbiare neivagonida bestiame e trascinare in Germania, dopo aver abbandonato e lasciato al nemico un mezzo milione di prodi soldati, oggi fanno i rodomonti contro le deboli innocenti popolazioni della Tunisia che nulla loro debbono e in nulla li hanno offesi.»Conoscete voi i telegrammi che annunziano: il generale in capo ha combattuto — il generale tale ha fatto una brillante razzía: ha distrutto tre villaggi, abbattuto mille datteri, rubato dugento buoi, sgozzato mille pecore, sequestrato duemila galline, eccetera eccetera? Se avessero l’impudenza di mettere quei telegrammi nella bella storia di Francia, bisognerebbe spazzarneli, spazzarneli con la granata di cucina infangata nella poltiglia.»G. Garibaldi.»404.Così raccontò Rocco De Zerbi nel suo giornale ilPiccolodi Napoli.405.Garibaldi fece rispondere dal sindaco signor Ugo Delle Favare: «Mai come oggi i Palermitani si mostrarono così sublimi...» e se l’epiteto si risente della tendenza all’iperbole che era il difetto dell’educazione di Garibaldi, non è però men vero che il contegno dei Palermitani non sia stato singolarmente nobile e gentile.406.Ecco l’atto di morte del generale Garibaldi:»Anno 1882, 5 giugno, ore 7 m. 2 ant. Casa Garibaldi.»Avanti a me, Bargone cavaliere Leonardo, Sindaco ufficiale dello stato civile del Comune di Maddalena, comparsi il professor Enrico Albanese, di anni 48, medico-chirurgo domiciliato a Palermo, ed il dottore Alessandro Cappelletti, di anni 26, medico-chirurgo della Regia Marina, domiciliato a Torino, mi hanno dichiarato che alle 6 pomeridiane e minuti 22 del 2 corrente, nella casa posta in Caprera è morto Garibaldi generale Giuseppe, di anni 75, residente alla Maddalena, nato a Nizza Marittima, figlio del fu Domenico capitano marittimo e della fu Rosa Raimondi, donna di casa, residenti a Nizza Marittima, e marito alla signora Armosino; presenti i testimoni: Bianchi Vincenzo e Pieramonti Egidio, residenti alla Maddalena.»* * *Il certificato dei medici dice:«Caprera, 3 giugno 1882.»Signor Sindaco,»Ieri (2) alle ore 6 pomeridiane è morto in Caprera al suo domicilio il generale Giuseppe Garibaldi in seguito a paralisi faringea. Dichiariamo che la tumulazione del cadavere può farsi dopo 24 ore dalla morte.»In fede ci sottoscriviamo.»Professore Albanese.»Dottore Cappelletti.»407.Vedi lettera di G. Nuvolari, pubblicata in tutti i giornali, da noi letta nelPungolodel 17-18 giugno.Ecco poi testualmente la lettera del Generale al dottor Prandina:«Caprera, 27 settembre 1877.»Mio carissimo Prandina,»Voi gentilmente vi incaricate della cremazione del mio cadavere; ve ne sono grato.»Sulla strada che da questa casa conduce verso tramontana alla marina, alla distanza di trecento passi a sinistra, vi è una depressione di terreno limitata da un muro.»Su quel canto si formerà una catasta di legna di due metri, con legna d’acacia, lentisco, mirto ed altre legna aromatiche. Sulla catasta si poserà un lettino di ferro, e su questo la bara scoperta, con dentro gli avanzi adorni della camicia rossa.»Un pugno di cenere sarà conservato in un’urna qualunque, e questa dovrà essere posta nel sepolcreto che conserva le ceneri delle mie bambine Rosa e Anita.»Vostro sempre»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano, 11-12 giugno 1882.)408.Battuto veramente dove egli comandava in persona, non lo fu che a Morazzono, a Mentana, e nell’assalto notturno di Dijon.409.Vedi principalmente leQuestions pour les francs-tireurs et les corps de volontaires.Bordone, Documents, pag. 123.410.Vedi vol. II, capitolo VIII, pagg. 26 e 27.411.Quattro anni di guerra guerreggiata nel Rio Grande, 1837-1840 — Sei anni idem nell’Uruguay, 1842-1847 — Cinque campagne in Italia, 1848, 1849, 1859, 1866, 1867, e la campagna di Francia.412.«La tattica del generale Garibaldi, dice ilManteuffelnella puntata XX dellaStoria della guerra franco-germanica, va segnalata specialmente per la grande rapidità delle mosse, per sagge disposizioni durante il combattimento a fuoco, e per un’energia e focosità nell’attacco, che se dipende in parte dall’indole dei suoi soldati, dimostra eziandio che il Generale non dimentica un solo istante l’obiettivo del combattimento, ch’è appunto quello di sloggiare il nemico dalle sue posizioni, mediante un attacco rapido, vigoroso, risoluto.»La prova di questa sua speciale valentia l’avemmo nel fatto d’arme che fece rifulgere non solo l’eroismo dei nostri soldati, ma anche la bravura dei Garibaldini.»Il 61º fucilieri ebbe sepolta la sua bandiera sotto un mucchio di morti e feriti, appunto perchè non gli fu possibile sottrarsi alla celerità delle mosse di Garibaldi.»Certamente i successi del Generale furono successi parziali e non ebbero seguito; ma se il generale Bourbaky avesse operato secondo i suoi consigli, la campagna dei Vosgi sarebbe stata la più fortunata combattuta nel 1870-71 dalle armi francesi.»413.Clelia, ovveroIl Governo del Monaco(Roma nel secolo XIX), romanzo storico-politico diGiuseppe Garibaldi. Milano, 1870, pag. 210-211:«Quanto a lui crede che Repubblica sia:il governo della gente onesta— e lo prova; accennando alla caduta delle repubbliche — quando i cittadini sprofondandosi nel vizio hanno cessato di esser virtuosi. — Non crede però alla durata del governo repubblicano composto di cinquecento individui.»Egli è d’avviso che la libertà d’un popolo consista nella facoltà di eleggersi il proprio governo — e questo governo, secondo lui, dev’essere dittatoriale — cioè d’un uomo solo. — A questa Istituzione dovette la propria grandezza il più grande dei popoli della terra.»Sventura però a chi in luogo di un Cincinnato elegge un Cesare!»Vuole poi limitata a tempo determinato la Dittatura — e solo in un caso straordinario, come quello di Lincoln nell’ultima guerra degli Stati Uniti — consentirebbe la proroga, in nessun caso accorderebbe — ereditario il potere.»Egli però non è esclusivo: pensa che il sistema del governo veramente voluto dalla maggioranza della Nazione — qualunque esso sia — equivalga alla Repubblica — com’avviene per esempio del governo inglese.»414.Vedi nelfac-similedel suo autografo pubblicato in principio al 1º volume.415.Vedi ilGoverno del Monaco, pag. 242, e il suoMemorandum alle potenze d’Europa, scritto dal Monte Tifata, poche ore dopo la battaglia del 1º ottobre 1860.Circa alle sue idee sullaLingua mondiale, curioso il leggere questo brano trovato fra le sue memorie manoscritte e ancora inedite:«Il modo dunque più indicato ad un’Unità mondiale — e che più coadiuverebbe all’Unità religiosa vera — Dio! — sarebbe una lingua universale.»Non è questa idea mia — ma vecchia e ne lascio l’esame cronologico a chi vuol incaricarsene.»Vado alla sostanza.»Voler imporre una lingua qualunque delle esistenti per lingua universale credo sarebbe questione alquanto simile a quella dei preti, e l’abbandono. — Proviamo un altro espediente.»Per esempio — vari complessi di lingue per formare un tutto — col tempo.»Il francese sarebbe uno dei complessi — esso ha agglomerato un gran numero di dialetti delle diverse sue provincie ed ha una rispettabile estensione al di fuori.»L’anglo-germano — od anglo-sassone immensamente propagato.»Per le lingue orientali lascio a’ più scienziati la cura d’occuparsene — se così loro piace.»Tu puoi occuparti del complesso —Iberitalo— formato di tre lingue: portoghese, spagnuola ed italiana, di cui conosci qualche cosa e consultare perciò tutti quegli umanitarii di quei tre paesi e delle colonie dell’America portoghese e spagnuola, che volessero essere tanto buoni da cooperarvi. — Le tre lingue hanno molte voci comuni — si può cercarle e riunirle in un principio di Dizionario, ove gettar la base d’una lingua nuova, che potrebbe frattanto essere imparata dalla gioventù dei tre paesi.»Io non mi nascondo l’arduità dell’impresa — ma la sua importanza sembrami meritare l’attenzione degli uomini cui il progresso umano non è una chimera.»Certo vi vorranno secoli per raggiungere il nobile scopo — ma è pur vero che se i Caldei non avessero principiato, gettando uno sguardo nello spazio — ad investigare i moti e le leggi stupende che regolano gli eterni luminari — gli odierni astronomi — non sarebbero forse così inoltrati nelle vie dell’Infinito.»416.Lo raccontò Garibaldi stesso a me nell’uscire dalla casa del Palmerston. Io era rimasto con altri del seguito in una sala attigua al gabinetto in cui il Generale era entrato; ma pochi momenti dopo vidi uscire il Generale col viso tutto infiammato; ed io che lo conosceva, capii subito che il colloquio non gli era andato pel suo verso. Però in carrozza azzardai una domanda:— Pare che vi abbiano fatto inquietare, Generale?— Cosa volete,amigo.... — e mi raccontò il dialogo testè riferito.417.Alcune bozze a matita di queste memorie sono quelle che il Generale regalò a Giovanni Basso e ch’egli diede a me perchè ne facessi l’uso migliore che credevo.418.Come saggio di questi studi suiVentidiamo questa lettera in francese, inedita fino ad ora, diretta ad uno scienziato, di cui non ci fu dato scoprire il nome:«J’ai lu avec un bien vif intérêt votre magnifique ouvrage sur les phénomènes de l’atmosphère — et je vous en suis reconnaissant. J’ai vu avec un sentiment d’orgueil et de fraternité vos principes humanitaires sur la solidarité des peuples.»Certes tant que les Gouvernements emploieront les revenus des nations à construire des bayonettes et des vaisseaux cuirassés, il sera difficile que le monde atteigne cette unité de famille à laquelle il aspire et jusqu’à ce que les armées ouvrières, comme celles qui aux ordres de votre illustre compatriote MrLesseps creusent des canaux et posent des rails de chemins de fer, ne substitueront les armées guerrières maintenues pour destruction de l’homme, l’homme sera toujours un misérable instrument du despotisme et de la dilapidation.»Comme vous dites, la guerre d’Amérique — dans les malheureuses conséquences porte l’inaction d’un de vos plus illustres collaborateurs, le commandant Maury, que j’ai connu à l’Observatoire de Washington — et duquel j’ai possédé les belles cartes inventées par lui sur la théorie des vents. — A Boston, où j’avais obtenu des cartes, je m’étais obligé de fournir ma quote d’observations maritimes au savant Américain. — Mais ayant dû encore une fois abandonner ma profession de marin — je ne pus tenir ma promesse.»Peu initié dans la science, je me confesse incapable d’apprécier toutes les beautés renfermées dans votre bel ouvrage. — Mais comme vous y traitez d’une manière si savante la théorie des vents — je me permets de vous présenter quelques observations faites dans mes voyages sur le même sujet.»Les observations dont je vais vous entretenir — et que je n’aurais peut-être jamais ébauchées — me furent suggérées par la lecture des ouvrages d’agriculture — dont je m’occupe presque uniquement aujourd’hui.»En général la cause des vents sur la surface du globe comme elle est décrite par certains auteurs d’agriculture ne me satisfait pas.»Par exemple — on dit toujours que la cause des vents est causée par la condensation de l’air froid dans les zones glaciales — qui tend naturellement à se précipiter dans les espaces d’air raréfié par la chaleur dans la zône torride.»Jusqu’ici nous sommes d’accord — ce que je voudrais seulement, ç’est qu’on signalât un peu davantage l’action que causent sur l’air atmosphérique les mouvements de rotation et de translation de notre globe dans l’espace.»Le mouvement de rotation de la terre effectuant une entière révolution de 360° en 24 heures, donne aux objets qui se trouvent sur l’Équateur une vitesse de 900 milles par heure.»Le mouvement de translation de la même dans son orbite pousse les mêmes objets qui se trouvent sur l’Équateur à midi, avec l’immense vitesse — je crois — d’à peu près 65 mille milles par heure — et si cette surprenante célérité n’était modifiée, je crois, par une force de projection de notre planète qui nous lance dans la direction qu’elle parcourt — et par le remous du fluide atmosphérique tendant à devancer latéralement comme le remous d’un navire — sans cette compensation, dis-je, l’air que rencontrerait un habitant de l’Équateur dans se pérégrination aérienne le balayerait de dessus son cheval céleste plus facilement qu’un ouragan ne livre dans les airs le moindre brin de paille.»Que les mouvements susdits aient une action sur la surface du globe le prouvent les éternels vents alizés qui règnent dans la zône torride et les courants qui trouvent la direction de ces vents.»Une zône di 60° environ, comprise entre 30° de latitude Nord-Est et le 30° Sud-Est, est sillonnée éternellement par les vents venant de l’Est. Dans l’émisphère Nord ces vents s’approchent du N.-E., dans le S.-E. Ou plutôt dans cette zône l’air reste en arrière vers l’Ouest tandis que le planète s’avance vers l’Est.»Un corps solide quelconque, qui s’avance dans l’espace ou dans l’eau, génère naturellement un remous derrière lui. — Ce remous suit le corps — et dans les parties latérales il tend à le précéder. — On peut observer cela sur un navire qui marche.»Voilà, je crois, la cause des contr’alizés, qui soufflent de l’Ouest à l’Est — dans les zônes en dehors de la zône torride.»Ne pouvant rompre les alizés de la zône torride, le remous se dilate latéralement — et au de là du parallèle de 40, tant dans un émisphère que dans l’autre, on est presque certain de le trouver souvent plus fort que les alizés, mais beaucoup plus inconstant.»Il paraît que les vents d’Ouest dans les zônes torrides tendent vers les pôles contrairement aux alizés qui tendent vers l’Équateur. — Ainsi le S.-O. prévaut dans l’émisphère boréal et le N.-O. dans l’Australie. Le diagramme de MrMaury note ainsi, et dans ma traversée de Van Diémen à la côte méridionale du Chili au Sud du parallèle de 50 courant droit à l’Est, le vent descendait toujours sur babord.»J’ai souvent entendu dire par les marins venant de l’Amérique du Sud: — Nous avons remonté jusque vers les Açores pour trouver les variables, et vraiment cela signifie qu’ils ont traversé la zône torride avec les ancres à tribord et qu’ils sont ainsi arrivés vers le parallèle des Açores pour trouver les vents variables qui soufflent irrégulièrement entre les zônes des ventsalizésetcontr’alizés. —»C’est bien désirable que pour le progrès de la navigation le commandant Maury puisse bientôt reprendre son premier recueil des observations de toutes les mers du monde. On pourra alors mieux connaître les vents qui se plaisent dans les zônes variables — et les points surtout des zônes calmes qu’il faudra éviter.»419.Già ne citammo alcuni. Uno de’ suoi ultimi componimenti poetici in italiano fu la Epistola metrica a Felice Cavallotti, scrittagli da Roma nell’aprile del 1879: la sua lunghezza ci toglie il piacere di ripubblicarla.420.DalCaffarodi Genova, 5 giugno 1882. Ne abbiamo riprodotto soltanto i brani principali.421.Questo periodo non è ben chiaro, ma nel manoscritto è tal quale, e lo rispettiamo.422.Potremmo, occorrendo, dire il nome della contrada e il numero della casa in cui vive, tanto sono sicure le nostre informazioni.423.Vedi l’Athenæumdel 16 febbraio 1861 (n. 1738)424.Rousseau,Discours sur l’origine de l’inégalité parmi les hommes. Deuxième Partie, Note neuvième, nella edizione d’Amsterdam 1772, a pag. 126, 127.

371.I feriti di quella giornata, tranne i pochi che poterono sfuggire assieme ai capitolati del castello, furono trasportati negli ospedali di Roma, dove il duplice influsso dell’atmosfera pontina e pretina finì coll’ucciderne il trenta per cento.Il servizio sanitario, diretto dal professore Emilio Cipriani, avrebbe fatto l’invidia di qualsivoglia esercito più ordinato. Quantunque egli non fosse stato investito dell’ufficio se non ai 17 d’ottobre, pure fino dal 26 aveva organizzato tutto il suo servizio, formati i quadri, raccolti e distribuiti i materiali d’ambulanza, istituita da Monte Rotondo una linea non interrotta d’ospedali, capaci di un doppio numero di feriti se la campagna fosse continuata. Ospedali di prima linea furono Monte Rotondo, di seconda Corese e Poggio Mirteto, di terza Spoleto, Fuligno e Perugia. Sotto capo di servizio nominò il bravo dottor Pastore, ed oltre al dottor Agostino Bertani, il chirurgo nato di tutti i campi rivoluzionari, che non aveva alcuno speciale uffizio, ma che fu la provvidenza di centinaia di feriti, un manipolo di distintissimi giovani, Pierozzi, Cristofori, Lauri, l’aiutavano con zelo indefesso. I Comitati, i Comuni, tutti gli ordini de’ cittadini gareggiarono per mantenere provveduta l’ambulanza di tutto quanto occorreva, e non vi fu richiesta, per quanto improvvisa, che non fosse prontamente soddisfatta. Le donne, assidue vestali della pietà, vinsero anche in questa prova gli uomini, e appresero a molti infingardi gridatori da trivio come si ami e si voglia Roma.

371.I feriti di quella giornata, tranne i pochi che poterono sfuggire assieme ai capitolati del castello, furono trasportati negli ospedali di Roma, dove il duplice influsso dell’atmosfera pontina e pretina finì coll’ucciderne il trenta per cento.

Il servizio sanitario, diretto dal professore Emilio Cipriani, avrebbe fatto l’invidia di qualsivoglia esercito più ordinato. Quantunque egli non fosse stato investito dell’ufficio se non ai 17 d’ottobre, pure fino dal 26 aveva organizzato tutto il suo servizio, formati i quadri, raccolti e distribuiti i materiali d’ambulanza, istituita da Monte Rotondo una linea non interrotta d’ospedali, capaci di un doppio numero di feriti se la campagna fosse continuata. Ospedali di prima linea furono Monte Rotondo, di seconda Corese e Poggio Mirteto, di terza Spoleto, Fuligno e Perugia. Sotto capo di servizio nominò il bravo dottor Pastore, ed oltre al dottor Agostino Bertani, il chirurgo nato di tutti i campi rivoluzionari, che non aveva alcuno speciale uffizio, ma che fu la provvidenza di centinaia di feriti, un manipolo di distintissimi giovani, Pierozzi, Cristofori, Lauri, l’aiutavano con zelo indefesso. I Comitati, i Comuni, tutti gli ordini de’ cittadini gareggiarono per mantenere provveduta l’ambulanza di tutto quanto occorreva, e non vi fu richiesta, per quanto improvvisa, che non fosse prontamente soddisfatta. Le donne, assidue vestali della pietà, vinsero anche in questa prova gli uomini, e appresero a molti infingardi gridatori da trivio come si ami e si voglia Roma.

372.Tanto più che della scrittura di quella protesta fu incaricato lo stesso Autore di questo libro; talchè le parole che usiamo sono ancora le nostre.

372.Tanto più che della scrittura di quella protesta fu incaricato lo stesso Autore di questo libro; talchè le parole che usiamo sono ancora le nostre.

373.Erano firmati a questa protesta: F. Crispi, deputato; G. Guerzoni, deputato; Alberto Mario, Numa Palazzini, colonnello Bossi Luigi, Carlo Francesco Cucchi, deputato; E. Guastalla, Fabrizi Paolo, Guarneri-Zanetti Giuseppe, Achille Panizza, Raffaello Massimiliano Giovagnoli, romano; Enea Crivelli, Giovanni Costa, romano; Achille Bizzoni, Giulio Adamoli, Domenico Adamoli, Missori Giuseppe, Giupponi Ambrogio, Pisano Giovanni, dottor Carlo Tivaroni, Stanislao Carlevaris, Vincenzo Carlevaris, Niccolò Marcellini, Leopoldo Gisonna, Gualterio Scarlatti, Vincenzo Restivo, Giuseppe Bennici, Domenico Cariolato. — VediLa Riforma, 6 novembre 1867.

373.Erano firmati a questa protesta: F. Crispi, deputato; G. Guerzoni, deputato; Alberto Mario, Numa Palazzini, colonnello Bossi Luigi, Carlo Francesco Cucchi, deputato; E. Guastalla, Fabrizi Paolo, Guarneri-Zanetti Giuseppe, Achille Panizza, Raffaello Massimiliano Giovagnoli, romano; Enea Crivelli, Giovanni Costa, romano; Achille Bizzoni, Giulio Adamoli, Domenico Adamoli, Missori Giuseppe, Giupponi Ambrogio, Pisano Giovanni, dottor Carlo Tivaroni, Stanislao Carlevaris, Vincenzo Carlevaris, Niccolò Marcellini, Leopoldo Gisonna, Gualterio Scarlatti, Vincenzo Restivo, Giuseppe Bennici, Domenico Cariolato. — VediLa Riforma, 6 novembre 1867.

374.Unico scritto notevole in quell’anno questa specie di programma ai suoi amici di Spagna, nel quale dopo la rivoluzione repubblicana federale del 1868 raccomandava agli Spagnuoli di nominare un Dittatore per due anni, sua idea fissa e prediletta.«Caprera, 10 di novembre.»Miei cari amici,»Io era deciso di tacere, non per indifferenza alla causa della nazione spagnuola, che tanto amo e ammiro, non per mancanza d’interesse alla gloriosa rivoluzione che voi ultimaste tanto eroicamente, ma per non immischiar la mia voce al rumore che amici e nemici fanno intorno a voi; mentre voi abbisognate di calma per costituirvi in un modo degno della grande nazione che pose la sua sovranità sulle rovine d’un trono esecrato. Oggi da voi richiesto, io dirò francamente l’opinione mia.»Proclamate la repubblica federale, e immediatamente nominate un dittatore per due anni.»La Spagna non manca di uomini onesti che possano governarla meglio di qualunque dei moderni feudalisti europei, che mantengono questa parte del mondo in guerre continue, in desolazioni ed in miserie.»Non cadano i vostri ammirabili e valenti capi nello stesso errore del buono, ma credulo ed ingannato Lafayette, che lasciò alla Francia l’eredità di due rivoluzioni e la tirannide.»Lo spauracchio della repubblica, di cui si servono con tanta abilità i despoti ed i gesuiti, nasce dalle esorbitanze della grande rivoluzione dell’89, che, a forza di allontanare il despotismo e sublimare la libertà, terminò col gettarsi nelle braccia di un tiranno avventuroso.»Voi già avete provato colla moderazione la più esemplare che il vostro sistema non è quello della ghigliottina, e quindi la vostra rivoluzione può inspirare fiducia anche alle code di paglia, che disgraziatamente non sono poche.»La repubblica è il governo della gente onesta, e se ne vide la prova in tutte le epoche. Esse durano mentre virtuose, e cadono quando corrotte e piene di vizi.»La Svizzera e gli Stati Uniti si sostengono senza dittatura, è vero; quantunque i Washington ed i Lincoln fossero i dittatori morali, quando lo necessitò la patria americana.»La Spagna trovasi in una condizione speciale; molti e forti pretendenti; influenze gesuitiche in casa e molto vicine; e infine un carattere nazionale, generoso e cavaliero (sic), ma nello stesso tempo molto inquieto; per cui si ha bisogno d’un governo giusto ma molto energico.»La sovranità nazionale acquistata passi alle Cortes costituenti col suffragio universale, e queste non si occupino d’altro che di trovare nel seno della nazione l’uomo capace di costituire la Repubblica degnamente e di tornare ai suoi focolari dopo due anni, accompagnato dalle benedizioni dei suoi concittadini riconoscenti.»Ecco quanto auguro ad una nazione che io amo, e sono il»vostro»G. Garibaldi.»

374.Unico scritto notevole in quell’anno questa specie di programma ai suoi amici di Spagna, nel quale dopo la rivoluzione repubblicana federale del 1868 raccomandava agli Spagnuoli di nominare un Dittatore per due anni, sua idea fissa e prediletta.

«Caprera, 10 di novembre.

»Miei cari amici,

»Io era deciso di tacere, non per indifferenza alla causa della nazione spagnuola, che tanto amo e ammiro, non per mancanza d’interesse alla gloriosa rivoluzione che voi ultimaste tanto eroicamente, ma per non immischiar la mia voce al rumore che amici e nemici fanno intorno a voi; mentre voi abbisognate di calma per costituirvi in un modo degno della grande nazione che pose la sua sovranità sulle rovine d’un trono esecrato. Oggi da voi richiesto, io dirò francamente l’opinione mia.

»Proclamate la repubblica federale, e immediatamente nominate un dittatore per due anni.

»La Spagna non manca di uomini onesti che possano governarla meglio di qualunque dei moderni feudalisti europei, che mantengono questa parte del mondo in guerre continue, in desolazioni ed in miserie.

»Non cadano i vostri ammirabili e valenti capi nello stesso errore del buono, ma credulo ed ingannato Lafayette, che lasciò alla Francia l’eredità di due rivoluzioni e la tirannide.

»Lo spauracchio della repubblica, di cui si servono con tanta abilità i despoti ed i gesuiti, nasce dalle esorbitanze della grande rivoluzione dell’89, che, a forza di allontanare il despotismo e sublimare la libertà, terminò col gettarsi nelle braccia di un tiranno avventuroso.

»Voi già avete provato colla moderazione la più esemplare che il vostro sistema non è quello della ghigliottina, e quindi la vostra rivoluzione può inspirare fiducia anche alle code di paglia, che disgraziatamente non sono poche.

»La repubblica è il governo della gente onesta, e se ne vide la prova in tutte le epoche. Esse durano mentre virtuose, e cadono quando corrotte e piene di vizi.

»La Svizzera e gli Stati Uniti si sostengono senza dittatura, è vero; quantunque i Washington ed i Lincoln fossero i dittatori morali, quando lo necessitò la patria americana.

»La Spagna trovasi in una condizione speciale; molti e forti pretendenti; influenze gesuitiche in casa e molto vicine; e infine un carattere nazionale, generoso e cavaliero (sic), ma nello stesso tempo molto inquieto; per cui si ha bisogno d’un governo giusto ma molto energico.

»La sovranità nazionale acquistata passi alle Cortes costituenti col suffragio universale, e queste non si occupino d’altro che di trovare nel seno della nazione l’uomo capace di costituire la Repubblica degnamente e di tornare ai suoi focolari dopo due anni, accompagnato dalle benedizioni dei suoi concittadini riconoscenti.

»Ecco quanto auguro ad una nazione che io amo, e sono il

»vostro»G. Garibaldi.»

375.A que’ giorni appunto scriveva il romanzoClelia, o il Governo del Monaco, pubblicato nel 1870.

375.A que’ giorni appunto scriveva il romanzoClelia, o il Governo del Monaco, pubblicato nel 1870.

376.Il signor Crémieux disse: «Oh ce cher Garibaldi, que de plaisir j’aurais à le voir! Ah si nous pouvions le faire entrer à Paris, quel effet ça produirait!...» ec. — VediGaribaldi et l’armée des Vosges, Récit officiel de la Campagne, avec documents, etc.par le généralBordone, chef d’État Major de l’armée des Vosges. Pag. 15. Paris, 1871.

376.Il signor Crémieux disse: «Oh ce cher Garibaldi, que de plaisir j’aurais à le voir! Ah si nous pouvions le faire entrer à Paris, quel effet ça produirait!...» ec. — VediGaribaldi et l’armée des Vosges, Récit officiel de la Campagne, avec documents, etc.par le généralBordone, chef d’État Major de l’armée des Vosges. Pag. 15. Paris, 1871.

377.Il signor Gent, uno dei segretari del governo di Tours, telegrafò al Prefetto di Marsiglia: «Faites à Garibaldi un accueil splendide,» ma firmò egli solo; e più tardi nessun ministro volle assumere la responsabilità di quel telegramma. VediBordone, op. cit., pag. 20.

377.Il signor Gent, uno dei segretari del governo di Tours, telegrafò al Prefetto di Marsiglia: «Faites à Garibaldi un accueil splendide,» ma firmò egli solo; e più tardi nessun ministro volle assumere la responsabilità di quel telegramma. VediBordone, op. cit., pag. 20.

378.Bordone, pag. 13.

378.Bordone, pag. 13.

379.Bordone, op. cit., pag. 244.

379.Bordone, op. cit., pag. 244.

380.Alludiamo al colonnello Chanet, che disertò sotto Autun come vedremo più tardi.

380.Alludiamo al colonnello Chanet, che disertò sotto Autun come vedremo più tardi.

381.VediBordone, op. cit., tutto il capitolo V. Tra le altre cose si legge in questo capitolo che il generale Cambriels vedendo, come al solito, nemici dove non erano, mandò ad insaputa di Garibaldi a tagliare i ponti del Doubs che erano, in caso, i soli punti di ritirata e di approvvigionamento dei difensori di Dôle, e fu mestieri di tutta l’energia di Garibaldi per impedirlo.

381.VediBordone, op. cit., tutto il capitolo V. Tra le altre cose si legge in questo capitolo che il generale Cambriels vedendo, come al solito, nemici dove non erano, mandò ad insaputa di Garibaldi a tagliare i ponti del Doubs che erano, in caso, i soli punti di ritirata e di approvvigionamento dei difensori di Dôle, e fu mestieri di tutta l’energia di Garibaldi per impedirlo.

382.Diede egli stesso al figliuolo le istruzioni particolareggiate, modello di arte tattica. Dopo il fatto, pregato e ripregato, fece il grande onore al figliuolo di nominarlo maggiore.

382.Diede egli stesso al figliuolo le istruzioni particolareggiate, modello di arte tattica. Dopo il fatto, pregato e ripregato, fece il grande onore al figliuolo di nominarlo maggiore.

383.Anzi il generale Cremer in un suo libro ebbe il coraggio di scrivere che il generale Werder avea tratto Garibaldi in unguet-à-pens!Non si può spingere più oltre l’impudenza! Che i Prussiani anzichè aver teso un tranello siano stati impensatamente assaliti a Pasques e visitati a Dijon lo dice il loro Rapporto ufficiale, parte II, fascicolo XV, pag. 563.

383.Anzi il generale Cremer in un suo libro ebbe il coraggio di scrivere che il generale Werder avea tratto Garibaldi in unguet-à-pens!Non si può spingere più oltre l’impudenza! Che i Prussiani anzichè aver teso un tranello siano stati impensatamente assaliti a Pasques e visitati a Dijon lo dice il loro Rapporto ufficiale, parte II, fascicolo XV, pag. 563.

384.Sosteneva valorosamente la ritirata la brigata Delpeck a Pasques. Altri piccoli combattimenti di retroguardia avvennero più al sud, ma la battaglia di Lantenay, descritta dal colonnello Corsi nel suoSommario di Storia militare, parte IV, pag. 299, e la disfatta della brigata Menotti e la ritirata precipitosa su Autun è un sogno. Noi abbiamo qui sott’occhio due libri in diverso modo ufficiali: ilRapporto prussianopiù volte citato, parte II, fasc. XV, pag. 564, e il libro delBordone,L’Armée des Vosges, ec. in tutto il XIV capitolo del vol. II, e nessuno dei due libri parla di ciò.

384.Sosteneva valorosamente la ritirata la brigata Delpeck a Pasques. Altri piccoli combattimenti di retroguardia avvennero più al sud, ma la battaglia di Lantenay, descritta dal colonnello Corsi nel suoSommario di Storia militare, parte IV, pag. 299, e la disfatta della brigata Menotti e la ritirata precipitosa su Autun è un sogno. Noi abbiamo qui sott’occhio due libri in diverso modo ufficiali: ilRapporto prussianopiù volte citato, parte II, fasc. XV, pag. 564, e il libro delBordone,L’Armée des Vosges, ec. in tutto il XIV capitolo del vol. II, e nessuno dei due libri parla di ciò.

385.Il generale Garibaldi felicitò il generale Cremer con questi telegrammi:«Mes félicitations au jeune et vaillant général de la République. Votre manœuvre est marquée au coin du génie de la guerre. J’en augure bien pour l’avenir de la République.»Il Cremer rispose:«Merci au maître de ses compliments à l’élève. Demain je reprends mes positions sur la ligne du chemin de fer de Nuits à Beaune, prêt à agir de concert avec vous au premier signal.» Ma, come si vede, qui si parla di concerto, mai di ordini. Quando il governo della Repubblica parlò di mettere il Cremer sotto gli ordini di Garibaldi, il Francese offrì le sue dimissioni che non furono accettate.

385.Il generale Garibaldi felicitò il generale Cremer con questi telegrammi:

«Mes félicitations au jeune et vaillant général de la République. Votre manœuvre est marquée au coin du génie de la guerre. J’en augure bien pour l’avenir de la République.»

Il Cremer rispose:

«Merci au maître de ses compliments à l’élève. Demain je reprends mes positions sur la ligne du chemin de fer de Nuits à Beaune, prêt à agir de concert avec vous au premier signal.» Ma, come si vede, qui si parla di concerto, mai di ordini. Quando il governo della Repubblica parlò di mettere il Cremer sotto gli ordini di Garibaldi, il Francese offrì le sue dimissioni che non furono accettate.

386.I Garibaldiniin Francia per J.White Mario. Roma, Tip. G. Polizzi e Comp. 1872, pag. 93.

386.I Garibaldiniin Francia per J.White Mario. Roma, Tip. G. Polizzi e Comp. 1872, pag. 93.

387.Vedi sulla parte avuta da questa brigata a tenere in iscacco Garibaldi,Opérations de l’Armée du Sud pendant les mois de janvier et février 1871etc., par le comte Hermann de Wartensleben, colonel d’État Major. Paris 1872, pag. 10 e 13.

387.Vedi sulla parte avuta da questa brigata a tenere in iscacco Garibaldi,Opérations de l’Armée du Sud pendant les mois de janvier et février 1871etc., par le comte Hermann de Wartensleben, colonel d’État Major. Paris 1872, pag. 10 e 13.

388.Bordone, op. cit., pag. 332.

388.Bordone, op. cit., pag. 332.

389.Nella sua lettera al generale Fabrizi, stampata prima nellaRiformae riprodotta dalBordone, pag. 420-421.

389.Nella sua lettera al generale Fabrizi, stampata prima nellaRiformae riprodotta dalBordone, pag. 420-421.

390.Non possiamo contare i diciottomila uomini digardes mobilisésdel generale Pellissier, che non dipendevano direttamente da Garibaldi, e nei giorni di Dijon non vollero uscire a combattere, anzi misero la confusione tra i combattenti.

390.Non possiamo contare i diciottomila uomini digardes mobilisésdel generale Pellissier, che non dipendevano direttamente da Garibaldi, e nei giorni di Dijon non vollero uscire a combattere, anzi misero la confusione tra i combattenti.

391.Egli stesso lo giudicò unatemerarietànella lettera succitata al Fabrizi.

391.Egli stesso lo giudicò unatemerarietànella lettera succitata al Fabrizi.

392.«E l’Internazionale? Che necessità di attaccare un’associazione, quasi senza conoscerla? Non è essa una emanazione dello stato anormale, in cui si trova la società del mondo?E quando essa possa essere tersa da certe dottrine, forse introdottevi dalla malevolenza de’ suoi nemici, essa non sarà la prima, ma certo non potrà non essere la continuazione dell’emancipazione del diritto umano.»Una società (dico l’umana) ove i più faticano per la sussistenza, ed ove i meno con menzogne e con violenze vogliono la maggior parte dei prodotti dei primi, senza sudarli, non deve suscitar essa il malcontento e la vendetta di chi soffre?»Io desidero che non succeda all’Internazionale, come al popolo di Parigi, cioè di lasciarsi sopraffare dagli spacciatori di dottrine, onde essere spinta a delle esagerazioni e finalmente al ridicolo; ma che studi essa bene gli uomini che devono condurla sul sentiero del miglioramento morale e materiale prima d’affidarvisi.»Soprattutto si astenga dalle esagerazioni ove cercheranno di condurla gli agenti della monarchia e del clero per perderla nell’opinione delle classi agiate, sempre tremanti davanti al terribile spettro della legge agraria. E le classi agiate si persuadano bene, che non sono i moltisergents de villeed i grandi eserciti permanenti che costituiscono la sicurezza d’uno Stato e della proprietà individuale, ma un governo fondato sulla giustizia per tutti. E di ciò ne hanno un troppo eloquente esempio nella Francia.»Io vengo ad assidermi ad un banchetto, ove ho diritto come voi. Non tocco il patrimonio vostro, benchè più pingue del mio, ma non toccate questo poco, che stillo dalla mia fronte, cogli odiosi mezzi che avete impiegato finora, di tasse sul macinato, sul sale e con tante altre ingiustizie che gravitano sulla mia miseria.»Soprattutto non mi venite colle speciose bugiarde ragioni di pubbliche sicurezze e dipreposti, di cui voi abbisognate, e ch’io debbo pagare; di esercito per la difesa della patria, che difende voi, le vostre prepotenze, e mi priva delle braccia valide, che potrebbero migliorare la condizione del paese e la mia.»

392.«E l’Internazionale? Che necessità di attaccare un’associazione, quasi senza conoscerla? Non è essa una emanazione dello stato anormale, in cui si trova la società del mondo?E quando essa possa essere tersa da certe dottrine, forse introdottevi dalla malevolenza de’ suoi nemici, essa non sarà la prima, ma certo non potrà non essere la continuazione dell’emancipazione del diritto umano.

»Una società (dico l’umana) ove i più faticano per la sussistenza, ed ove i meno con menzogne e con violenze vogliono la maggior parte dei prodotti dei primi, senza sudarli, non deve suscitar essa il malcontento e la vendetta di chi soffre?

»Io desidero che non succeda all’Internazionale, come al popolo di Parigi, cioè di lasciarsi sopraffare dagli spacciatori di dottrine, onde essere spinta a delle esagerazioni e finalmente al ridicolo; ma che studi essa bene gli uomini che devono condurla sul sentiero del miglioramento morale e materiale prima d’affidarvisi.

»Soprattutto si astenga dalle esagerazioni ove cercheranno di condurla gli agenti della monarchia e del clero per perderla nell’opinione delle classi agiate, sempre tremanti davanti al terribile spettro della legge agraria. E le classi agiate si persuadano bene, che non sono i moltisergents de villeed i grandi eserciti permanenti che costituiscono la sicurezza d’uno Stato e della proprietà individuale, ma un governo fondato sulla giustizia per tutti. E di ciò ne hanno un troppo eloquente esempio nella Francia.

»Io vengo ad assidermi ad un banchetto, ove ho diritto come voi. Non tocco il patrimonio vostro, benchè più pingue del mio, ma non toccate questo poco, che stillo dalla mia fronte, cogli odiosi mezzi che avete impiegato finora, di tasse sul macinato, sul sale e con tante altre ingiustizie che gravitano sulla mia miseria.

»Soprattutto non mi venite colle speciose bugiarde ragioni di pubbliche sicurezze e dipreposti, di cui voi abbisognate, e ch’io debbo pagare; di esercito per la difesa della patria, che difende voi, le vostre prepotenze, e mi priva delle braccia valide, che potrebbero migliorare la condizione del paese e la mia.»

393.Garibaldi intervenne alla tornata del 25 novembre in cui Benedetto Cairoli presentò la sua mozione di biasimo sugli arresti di Villa Ruffi, e votò naturalmente con lui contro il Ministero.Era la prima volta dacchè Roma lo elesse deputato che interveniva alla Camera e così al suo apparire come al pronunciare del giuramento la sala scoppiò in applausi fragorosissimi.

393.Garibaldi intervenne alla tornata del 25 novembre in cui Benedetto Cairoli presentò la sua mozione di biasimo sugli arresti di Villa Ruffi, e votò naturalmente con lui contro il Ministero.

Era la prima volta dacchè Roma lo elesse deputato che interveniva alla Camera e così al suo apparire come al pronunciare del giuramento la sala scoppiò in applausi fragorosissimi.

394.Voleva un ministero Crispi, Cairoli, Zanardelli, Nicotera, Villa, Mancini: coloro precisamente che in quel momento più si dilaniavano.

394.Voleva un ministero Crispi, Cairoli, Zanardelli, Nicotera, Villa, Mancini: coloro precisamente che in quel momento più si dilaniavano.

395.Ecco il testo della Legge:«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato: Noi abbiamo decretato e decretiamo:»Articolo unico.»In attestato di riconoscenza della nazione italiana al glorioso concorso prestato dal generale Garibaldi alla grande opera della sua unità e indipendenza, è autorizzato il Governo del Re ad inscrivere sul gran libro del debito pubblico dello Stato una rendita di lire cinquantamila annue del consolidato cinque per cento con decorrenza dal 1º gennaio 1875, in favore di Giuseppe Garibaldi; ed è inoltre assegnata al medesimo un’annua pensione vitalizia di altrettante cinquantamila lire con la stessa decorrenza.»Ordiniamo che la presente Legge, ec.»VITTORIO EMANUELE.»M. Minghetti.»(Gazzetta Ufficiale, 11 giugno 1875.)

395.Ecco il testo della Legge:

«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato: Noi abbiamo decretato e decretiamo:

»Articolo unico.

»In attestato di riconoscenza della nazione italiana al glorioso concorso prestato dal generale Garibaldi alla grande opera della sua unità e indipendenza, è autorizzato il Governo del Re ad inscrivere sul gran libro del debito pubblico dello Stato una rendita di lire cinquantamila annue del consolidato cinque per cento con decorrenza dal 1º gennaio 1875, in favore di Giuseppe Garibaldi; ed è inoltre assegnata al medesimo un’annua pensione vitalizia di altrettante cinquantamila lire con la stessa decorrenza.

»Ordiniamo che la presente Legge, ec.

»VITTORIO EMANUELE.

»M. Minghetti.»

(Gazzetta Ufficiale, 11 giugno 1875.)

396.Vol. I, pag. 508-509.

396.Vol. I, pag. 508-509.

397.Vi è un’altra bambina sepolta a Caprera, Anita, nata nel 1859 e morta nel 1875, della quale riparleremo più tardi.

397.Vi è un’altra bambina sepolta a Caprera, Anita, nata nel 1859 e morta nel 1875, della quale riparleremo più tardi.

398.L’avvocato A. Bussolini in nota alla Sentenza della Corte d’appello.Monitore de’ Tribunali, 1880, vol. XXI, pag. 144.Il professor Gabba invece, valente giurista, condannò apertamente in una dottissima Memoria la Sentenza. —Gabba,Questioni giuridiche, pag. 233.

398.L’avvocato A. Bussolini in nota alla Sentenza della Corte d’appello.Monitore de’ Tribunali, 1880, vol. XXI, pag. 144.

Il professor Gabba invece, valente giurista, condannò apertamente in una dottissima Memoria la Sentenza. —Gabba,Questioni giuridiche, pag. 233.

399.Io pure fui a visitarlo il 5 novembre. Lo dico perchè fu quella l’ultima volta che lo vidi, e la sua vista mi ambasciò. Ragionava abbastanza lucidamente; ma la lingua, parlando, gli si attorcigliava nella bocca e la parola gli usciva stentatissima. Gli dissi che stavo scrivendo la sua vita, non ostante ch’egli m’avesse sconsigliato, ed egli sorridendo mi rispose: «Vi ringrazio. — Voi farete bene; ma quante cose difficili a capirsi. Per esempio, sapete voi chi ci portò via la gente a Monterotondo, la vigilia di Mentana? Furono i Mazziniani....»Io l’aveva sentita dire più volte questa cosa e non l’aveva mai creduta, anzi sapevo che non era vera.... ma non era quello il luogo e il momento di discutere, e lo lasciai nel suo errore. Mi congedai io stesso per non affaticarlo, ed egli mi disse: «Non posso darvi la mano; datemi un bacio!» Fu l’ultimo suo.

399.Io pure fui a visitarlo il 5 novembre. Lo dico perchè fu quella l’ultima volta che lo vidi, e la sua vista mi ambasciò. Ragionava abbastanza lucidamente; ma la lingua, parlando, gli si attorcigliava nella bocca e la parola gli usciva stentatissima. Gli dissi che stavo scrivendo la sua vita, non ostante ch’egli m’avesse sconsigliato, ed egli sorridendo mi rispose: «Vi ringrazio. — Voi farete bene; ma quante cose difficili a capirsi. Per esempio, sapete voi chi ci portò via la gente a Monterotondo, la vigilia di Mentana? Furono i Mazziniani....»

Io l’aveva sentita dire più volte questa cosa e non l’aveva mai creduta, anzi sapevo che non era vera.... ma non era quello il luogo e il momento di discutere, e lo lasciai nel suo errore. Mi congedai io stesso per non affaticarlo, ed egli mi disse: «Non posso darvi la mano; datemi un bacio!» Fu l’ultimo suo.

400.Nella sua lettera ad Achille Fazzari. Caprera, 12 giugno 1881.

400.Nella sua lettera ad Achille Fazzari. Caprera, 12 giugno 1881.

401.Lettera da Caprera, 17 maggio 1881.

401.Lettera da Caprera, 17 maggio 1881.

402.Al giornaleLa Patria.

402.Al giornaleLa Patria.

403.Riproduciamo per intero la lettera, pubblicata per la prima volta dalPiccolodi Napoli l’11 marzo 1882:«Napoli, 9 marzo 1882.»Mio carissimo Leo Taxil,»È finita, la vostra repubblica chiercuta (république à calotte) non ingannerà più alcuno. L’amore e la venerazione che avevamo per lei, si son mutati in disprezzo.»La vostra guerra tunisina è vergognosa. E se il governo italiano avesse la viltà di riconoscere il fatto compiuto, sarebbe assai spregevole, come codarda sarebbe la nazione che tollerasse tale governo.»I vostri famosi generali che si sono lasciati dai Prussiani ingabbiare neivagonida bestiame e trascinare in Germania, dopo aver abbandonato e lasciato al nemico un mezzo milione di prodi soldati, oggi fanno i rodomonti contro le deboli innocenti popolazioni della Tunisia che nulla loro debbono e in nulla li hanno offesi.»Conoscete voi i telegrammi che annunziano: il generale in capo ha combattuto — il generale tale ha fatto una brillante razzía: ha distrutto tre villaggi, abbattuto mille datteri, rubato dugento buoi, sgozzato mille pecore, sequestrato duemila galline, eccetera eccetera? Se avessero l’impudenza di mettere quei telegrammi nella bella storia di Francia, bisognerebbe spazzarneli, spazzarneli con la granata di cucina infangata nella poltiglia.»G. Garibaldi.»

403.Riproduciamo per intero la lettera, pubblicata per la prima volta dalPiccolodi Napoli l’11 marzo 1882:

«Napoli, 9 marzo 1882.

»Mio carissimo Leo Taxil,

»È finita, la vostra repubblica chiercuta (république à calotte) non ingannerà più alcuno. L’amore e la venerazione che avevamo per lei, si son mutati in disprezzo.

»La vostra guerra tunisina è vergognosa. E se il governo italiano avesse la viltà di riconoscere il fatto compiuto, sarebbe assai spregevole, come codarda sarebbe la nazione che tollerasse tale governo.

»I vostri famosi generali che si sono lasciati dai Prussiani ingabbiare neivagonida bestiame e trascinare in Germania, dopo aver abbandonato e lasciato al nemico un mezzo milione di prodi soldati, oggi fanno i rodomonti contro le deboli innocenti popolazioni della Tunisia che nulla loro debbono e in nulla li hanno offesi.

»Conoscete voi i telegrammi che annunziano: il generale in capo ha combattuto — il generale tale ha fatto una brillante razzía: ha distrutto tre villaggi, abbattuto mille datteri, rubato dugento buoi, sgozzato mille pecore, sequestrato duemila galline, eccetera eccetera? Se avessero l’impudenza di mettere quei telegrammi nella bella storia di Francia, bisognerebbe spazzarneli, spazzarneli con la granata di cucina infangata nella poltiglia.

»G. Garibaldi.»

404.Così raccontò Rocco De Zerbi nel suo giornale ilPiccolodi Napoli.

404.Così raccontò Rocco De Zerbi nel suo giornale ilPiccolodi Napoli.

405.Garibaldi fece rispondere dal sindaco signor Ugo Delle Favare: «Mai come oggi i Palermitani si mostrarono così sublimi...» e se l’epiteto si risente della tendenza all’iperbole che era il difetto dell’educazione di Garibaldi, non è però men vero che il contegno dei Palermitani non sia stato singolarmente nobile e gentile.

405.Garibaldi fece rispondere dal sindaco signor Ugo Delle Favare: «Mai come oggi i Palermitani si mostrarono così sublimi...» e se l’epiteto si risente della tendenza all’iperbole che era il difetto dell’educazione di Garibaldi, non è però men vero che il contegno dei Palermitani non sia stato singolarmente nobile e gentile.

406.Ecco l’atto di morte del generale Garibaldi:»Anno 1882, 5 giugno, ore 7 m. 2 ant. Casa Garibaldi.»Avanti a me, Bargone cavaliere Leonardo, Sindaco ufficiale dello stato civile del Comune di Maddalena, comparsi il professor Enrico Albanese, di anni 48, medico-chirurgo domiciliato a Palermo, ed il dottore Alessandro Cappelletti, di anni 26, medico-chirurgo della Regia Marina, domiciliato a Torino, mi hanno dichiarato che alle 6 pomeridiane e minuti 22 del 2 corrente, nella casa posta in Caprera è morto Garibaldi generale Giuseppe, di anni 75, residente alla Maddalena, nato a Nizza Marittima, figlio del fu Domenico capitano marittimo e della fu Rosa Raimondi, donna di casa, residenti a Nizza Marittima, e marito alla signora Armosino; presenti i testimoni: Bianchi Vincenzo e Pieramonti Egidio, residenti alla Maddalena.»* * *Il certificato dei medici dice:«Caprera, 3 giugno 1882.»Signor Sindaco,»Ieri (2) alle ore 6 pomeridiane è morto in Caprera al suo domicilio il generale Giuseppe Garibaldi in seguito a paralisi faringea. Dichiariamo che la tumulazione del cadavere può farsi dopo 24 ore dalla morte.»In fede ci sottoscriviamo.»Professore Albanese.»Dottore Cappelletti.»

406.Ecco l’atto di morte del generale Garibaldi:

»Anno 1882, 5 giugno, ore 7 m. 2 ant. Casa Garibaldi.

»Avanti a me, Bargone cavaliere Leonardo, Sindaco ufficiale dello stato civile del Comune di Maddalena, comparsi il professor Enrico Albanese, di anni 48, medico-chirurgo domiciliato a Palermo, ed il dottore Alessandro Cappelletti, di anni 26, medico-chirurgo della Regia Marina, domiciliato a Torino, mi hanno dichiarato che alle 6 pomeridiane e minuti 22 del 2 corrente, nella casa posta in Caprera è morto Garibaldi generale Giuseppe, di anni 75, residente alla Maddalena, nato a Nizza Marittima, figlio del fu Domenico capitano marittimo e della fu Rosa Raimondi, donna di casa, residenti a Nizza Marittima, e marito alla signora Armosino; presenti i testimoni: Bianchi Vincenzo e Pieramonti Egidio, residenti alla Maddalena.»

* * *

Il certificato dei medici dice:

«Caprera, 3 giugno 1882.

»Signor Sindaco,

»Ieri (2) alle ore 6 pomeridiane è morto in Caprera al suo domicilio il generale Giuseppe Garibaldi in seguito a paralisi faringea. Dichiariamo che la tumulazione del cadavere può farsi dopo 24 ore dalla morte.

»In fede ci sottoscriviamo.

»Professore Albanese.»Dottore Cappelletti.»

407.Vedi lettera di G. Nuvolari, pubblicata in tutti i giornali, da noi letta nelPungolodel 17-18 giugno.Ecco poi testualmente la lettera del Generale al dottor Prandina:«Caprera, 27 settembre 1877.»Mio carissimo Prandina,»Voi gentilmente vi incaricate della cremazione del mio cadavere; ve ne sono grato.»Sulla strada che da questa casa conduce verso tramontana alla marina, alla distanza di trecento passi a sinistra, vi è una depressione di terreno limitata da un muro.»Su quel canto si formerà una catasta di legna di due metri, con legna d’acacia, lentisco, mirto ed altre legna aromatiche. Sulla catasta si poserà un lettino di ferro, e su questo la bara scoperta, con dentro gli avanzi adorni della camicia rossa.»Un pugno di cenere sarà conservato in un’urna qualunque, e questa dovrà essere posta nel sepolcreto che conserva le ceneri delle mie bambine Rosa e Anita.»Vostro sempre»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano, 11-12 giugno 1882.)

407.Vedi lettera di G. Nuvolari, pubblicata in tutti i giornali, da noi letta nelPungolodel 17-18 giugno.

Ecco poi testualmente la lettera del Generale al dottor Prandina:

«Caprera, 27 settembre 1877.

»Mio carissimo Prandina,

»Voi gentilmente vi incaricate della cremazione del mio cadavere; ve ne sono grato.

»Sulla strada che da questa casa conduce verso tramontana alla marina, alla distanza di trecento passi a sinistra, vi è una depressione di terreno limitata da un muro.

»Su quel canto si formerà una catasta di legna di due metri, con legna d’acacia, lentisco, mirto ed altre legna aromatiche. Sulla catasta si poserà un lettino di ferro, e su questo la bara scoperta, con dentro gli avanzi adorni della camicia rossa.

»Un pugno di cenere sarà conservato in un’urna qualunque, e questa dovrà essere posta nel sepolcreto che conserva le ceneri delle mie bambine Rosa e Anita.

»Vostro sempre»G. Garibaldi.»

(Pungolodi Milano, 11-12 giugno 1882.)

408.Battuto veramente dove egli comandava in persona, non lo fu che a Morazzono, a Mentana, e nell’assalto notturno di Dijon.

408.Battuto veramente dove egli comandava in persona, non lo fu che a Morazzono, a Mentana, e nell’assalto notturno di Dijon.

409.Vedi principalmente leQuestions pour les francs-tireurs et les corps de volontaires.Bordone, Documents, pag. 123.

409.Vedi principalmente leQuestions pour les francs-tireurs et les corps de volontaires.Bordone, Documents, pag. 123.

410.Vedi vol. II, capitolo VIII, pagg. 26 e 27.

410.Vedi vol. II, capitolo VIII, pagg. 26 e 27.

411.Quattro anni di guerra guerreggiata nel Rio Grande, 1837-1840 — Sei anni idem nell’Uruguay, 1842-1847 — Cinque campagne in Italia, 1848, 1849, 1859, 1866, 1867, e la campagna di Francia.

411.Quattro anni di guerra guerreggiata nel Rio Grande, 1837-1840 — Sei anni idem nell’Uruguay, 1842-1847 — Cinque campagne in Italia, 1848, 1849, 1859, 1866, 1867, e la campagna di Francia.

412.«La tattica del generale Garibaldi, dice ilManteuffelnella puntata XX dellaStoria della guerra franco-germanica, va segnalata specialmente per la grande rapidità delle mosse, per sagge disposizioni durante il combattimento a fuoco, e per un’energia e focosità nell’attacco, che se dipende in parte dall’indole dei suoi soldati, dimostra eziandio che il Generale non dimentica un solo istante l’obiettivo del combattimento, ch’è appunto quello di sloggiare il nemico dalle sue posizioni, mediante un attacco rapido, vigoroso, risoluto.»La prova di questa sua speciale valentia l’avemmo nel fatto d’arme che fece rifulgere non solo l’eroismo dei nostri soldati, ma anche la bravura dei Garibaldini.»Il 61º fucilieri ebbe sepolta la sua bandiera sotto un mucchio di morti e feriti, appunto perchè non gli fu possibile sottrarsi alla celerità delle mosse di Garibaldi.»Certamente i successi del Generale furono successi parziali e non ebbero seguito; ma se il generale Bourbaky avesse operato secondo i suoi consigli, la campagna dei Vosgi sarebbe stata la più fortunata combattuta nel 1870-71 dalle armi francesi.»

412.«La tattica del generale Garibaldi, dice ilManteuffelnella puntata XX dellaStoria della guerra franco-germanica, va segnalata specialmente per la grande rapidità delle mosse, per sagge disposizioni durante il combattimento a fuoco, e per un’energia e focosità nell’attacco, che se dipende in parte dall’indole dei suoi soldati, dimostra eziandio che il Generale non dimentica un solo istante l’obiettivo del combattimento, ch’è appunto quello di sloggiare il nemico dalle sue posizioni, mediante un attacco rapido, vigoroso, risoluto.

»La prova di questa sua speciale valentia l’avemmo nel fatto d’arme che fece rifulgere non solo l’eroismo dei nostri soldati, ma anche la bravura dei Garibaldini.

»Il 61º fucilieri ebbe sepolta la sua bandiera sotto un mucchio di morti e feriti, appunto perchè non gli fu possibile sottrarsi alla celerità delle mosse di Garibaldi.

»Certamente i successi del Generale furono successi parziali e non ebbero seguito; ma se il generale Bourbaky avesse operato secondo i suoi consigli, la campagna dei Vosgi sarebbe stata la più fortunata combattuta nel 1870-71 dalle armi francesi.»

413.Clelia, ovveroIl Governo del Monaco(Roma nel secolo XIX), romanzo storico-politico diGiuseppe Garibaldi. Milano, 1870, pag. 210-211:«Quanto a lui crede che Repubblica sia:il governo della gente onesta— e lo prova; accennando alla caduta delle repubbliche — quando i cittadini sprofondandosi nel vizio hanno cessato di esser virtuosi. — Non crede però alla durata del governo repubblicano composto di cinquecento individui.»Egli è d’avviso che la libertà d’un popolo consista nella facoltà di eleggersi il proprio governo — e questo governo, secondo lui, dev’essere dittatoriale — cioè d’un uomo solo. — A questa Istituzione dovette la propria grandezza il più grande dei popoli della terra.»Sventura però a chi in luogo di un Cincinnato elegge un Cesare!»Vuole poi limitata a tempo determinato la Dittatura — e solo in un caso straordinario, come quello di Lincoln nell’ultima guerra degli Stati Uniti — consentirebbe la proroga, in nessun caso accorderebbe — ereditario il potere.»Egli però non è esclusivo: pensa che il sistema del governo veramente voluto dalla maggioranza della Nazione — qualunque esso sia — equivalga alla Repubblica — com’avviene per esempio del governo inglese.»

413.Clelia, ovveroIl Governo del Monaco(Roma nel secolo XIX), romanzo storico-politico diGiuseppe Garibaldi. Milano, 1870, pag. 210-211:

«Quanto a lui crede che Repubblica sia:il governo della gente onesta— e lo prova; accennando alla caduta delle repubbliche — quando i cittadini sprofondandosi nel vizio hanno cessato di esser virtuosi. — Non crede però alla durata del governo repubblicano composto di cinquecento individui.

»Egli è d’avviso che la libertà d’un popolo consista nella facoltà di eleggersi il proprio governo — e questo governo, secondo lui, dev’essere dittatoriale — cioè d’un uomo solo. — A questa Istituzione dovette la propria grandezza il più grande dei popoli della terra.

»Sventura però a chi in luogo di un Cincinnato elegge un Cesare!

»Vuole poi limitata a tempo determinato la Dittatura — e solo in un caso straordinario, come quello di Lincoln nell’ultima guerra degli Stati Uniti — consentirebbe la proroga, in nessun caso accorderebbe — ereditario il potere.

»Egli però non è esclusivo: pensa che il sistema del governo veramente voluto dalla maggioranza della Nazione — qualunque esso sia — equivalga alla Repubblica — com’avviene per esempio del governo inglese.»

414.Vedi nelfac-similedel suo autografo pubblicato in principio al 1º volume.

414.Vedi nelfac-similedel suo autografo pubblicato in principio al 1º volume.

415.Vedi ilGoverno del Monaco, pag. 242, e il suoMemorandum alle potenze d’Europa, scritto dal Monte Tifata, poche ore dopo la battaglia del 1º ottobre 1860.Circa alle sue idee sullaLingua mondiale, curioso il leggere questo brano trovato fra le sue memorie manoscritte e ancora inedite:«Il modo dunque più indicato ad un’Unità mondiale — e che più coadiuverebbe all’Unità religiosa vera — Dio! — sarebbe una lingua universale.»Non è questa idea mia — ma vecchia e ne lascio l’esame cronologico a chi vuol incaricarsene.»Vado alla sostanza.»Voler imporre una lingua qualunque delle esistenti per lingua universale credo sarebbe questione alquanto simile a quella dei preti, e l’abbandono. — Proviamo un altro espediente.»Per esempio — vari complessi di lingue per formare un tutto — col tempo.»Il francese sarebbe uno dei complessi — esso ha agglomerato un gran numero di dialetti delle diverse sue provincie ed ha una rispettabile estensione al di fuori.»L’anglo-germano — od anglo-sassone immensamente propagato.»Per le lingue orientali lascio a’ più scienziati la cura d’occuparsene — se così loro piace.»Tu puoi occuparti del complesso —Iberitalo— formato di tre lingue: portoghese, spagnuola ed italiana, di cui conosci qualche cosa e consultare perciò tutti quegli umanitarii di quei tre paesi e delle colonie dell’America portoghese e spagnuola, che volessero essere tanto buoni da cooperarvi. — Le tre lingue hanno molte voci comuni — si può cercarle e riunirle in un principio di Dizionario, ove gettar la base d’una lingua nuova, che potrebbe frattanto essere imparata dalla gioventù dei tre paesi.»Io non mi nascondo l’arduità dell’impresa — ma la sua importanza sembrami meritare l’attenzione degli uomini cui il progresso umano non è una chimera.»Certo vi vorranno secoli per raggiungere il nobile scopo — ma è pur vero che se i Caldei non avessero principiato, gettando uno sguardo nello spazio — ad investigare i moti e le leggi stupende che regolano gli eterni luminari — gli odierni astronomi — non sarebbero forse così inoltrati nelle vie dell’Infinito.»

415.Vedi ilGoverno del Monaco, pag. 242, e il suoMemorandum alle potenze d’Europa, scritto dal Monte Tifata, poche ore dopo la battaglia del 1º ottobre 1860.

Circa alle sue idee sullaLingua mondiale, curioso il leggere questo brano trovato fra le sue memorie manoscritte e ancora inedite:

«Il modo dunque più indicato ad un’Unità mondiale — e che più coadiuverebbe all’Unità religiosa vera — Dio! — sarebbe una lingua universale.

»Non è questa idea mia — ma vecchia e ne lascio l’esame cronologico a chi vuol incaricarsene.

»Vado alla sostanza.

»Voler imporre una lingua qualunque delle esistenti per lingua universale credo sarebbe questione alquanto simile a quella dei preti, e l’abbandono. — Proviamo un altro espediente.

»Per esempio — vari complessi di lingue per formare un tutto — col tempo.

»Il francese sarebbe uno dei complessi — esso ha agglomerato un gran numero di dialetti delle diverse sue provincie ed ha una rispettabile estensione al di fuori.

»L’anglo-germano — od anglo-sassone immensamente propagato.

»Per le lingue orientali lascio a’ più scienziati la cura d’occuparsene — se così loro piace.

»Tu puoi occuparti del complesso —Iberitalo— formato di tre lingue: portoghese, spagnuola ed italiana, di cui conosci qualche cosa e consultare perciò tutti quegli umanitarii di quei tre paesi e delle colonie dell’America portoghese e spagnuola, che volessero essere tanto buoni da cooperarvi. — Le tre lingue hanno molte voci comuni — si può cercarle e riunirle in un principio di Dizionario, ove gettar la base d’una lingua nuova, che potrebbe frattanto essere imparata dalla gioventù dei tre paesi.

»Io non mi nascondo l’arduità dell’impresa — ma la sua importanza sembrami meritare l’attenzione degli uomini cui il progresso umano non è una chimera.

»Certo vi vorranno secoli per raggiungere il nobile scopo — ma è pur vero che se i Caldei non avessero principiato, gettando uno sguardo nello spazio — ad investigare i moti e le leggi stupende che regolano gli eterni luminari — gli odierni astronomi — non sarebbero forse così inoltrati nelle vie dell’Infinito.»

416.Lo raccontò Garibaldi stesso a me nell’uscire dalla casa del Palmerston. Io era rimasto con altri del seguito in una sala attigua al gabinetto in cui il Generale era entrato; ma pochi momenti dopo vidi uscire il Generale col viso tutto infiammato; ed io che lo conosceva, capii subito che il colloquio non gli era andato pel suo verso. Però in carrozza azzardai una domanda:— Pare che vi abbiano fatto inquietare, Generale?— Cosa volete,amigo.... — e mi raccontò il dialogo testè riferito.

416.Lo raccontò Garibaldi stesso a me nell’uscire dalla casa del Palmerston. Io era rimasto con altri del seguito in una sala attigua al gabinetto in cui il Generale era entrato; ma pochi momenti dopo vidi uscire il Generale col viso tutto infiammato; ed io che lo conosceva, capii subito che il colloquio non gli era andato pel suo verso. Però in carrozza azzardai una domanda:

— Pare che vi abbiano fatto inquietare, Generale?

— Cosa volete,amigo.... — e mi raccontò il dialogo testè riferito.

417.Alcune bozze a matita di queste memorie sono quelle che il Generale regalò a Giovanni Basso e ch’egli diede a me perchè ne facessi l’uso migliore che credevo.

417.Alcune bozze a matita di queste memorie sono quelle che il Generale regalò a Giovanni Basso e ch’egli diede a me perchè ne facessi l’uso migliore che credevo.

418.Come saggio di questi studi suiVentidiamo questa lettera in francese, inedita fino ad ora, diretta ad uno scienziato, di cui non ci fu dato scoprire il nome:«J’ai lu avec un bien vif intérêt votre magnifique ouvrage sur les phénomènes de l’atmosphère — et je vous en suis reconnaissant. J’ai vu avec un sentiment d’orgueil et de fraternité vos principes humanitaires sur la solidarité des peuples.»Certes tant que les Gouvernements emploieront les revenus des nations à construire des bayonettes et des vaisseaux cuirassés, il sera difficile que le monde atteigne cette unité de famille à laquelle il aspire et jusqu’à ce que les armées ouvrières, comme celles qui aux ordres de votre illustre compatriote MrLesseps creusent des canaux et posent des rails de chemins de fer, ne substitueront les armées guerrières maintenues pour destruction de l’homme, l’homme sera toujours un misérable instrument du despotisme et de la dilapidation.»Comme vous dites, la guerre d’Amérique — dans les malheureuses conséquences porte l’inaction d’un de vos plus illustres collaborateurs, le commandant Maury, que j’ai connu à l’Observatoire de Washington — et duquel j’ai possédé les belles cartes inventées par lui sur la théorie des vents. — A Boston, où j’avais obtenu des cartes, je m’étais obligé de fournir ma quote d’observations maritimes au savant Américain. — Mais ayant dû encore une fois abandonner ma profession de marin — je ne pus tenir ma promesse.»Peu initié dans la science, je me confesse incapable d’apprécier toutes les beautés renfermées dans votre bel ouvrage. — Mais comme vous y traitez d’une manière si savante la théorie des vents — je me permets de vous présenter quelques observations faites dans mes voyages sur le même sujet.»Les observations dont je vais vous entretenir — et que je n’aurais peut-être jamais ébauchées — me furent suggérées par la lecture des ouvrages d’agriculture — dont je m’occupe presque uniquement aujourd’hui.»En général la cause des vents sur la surface du globe comme elle est décrite par certains auteurs d’agriculture ne me satisfait pas.»Par exemple — on dit toujours que la cause des vents est causée par la condensation de l’air froid dans les zones glaciales — qui tend naturellement à se précipiter dans les espaces d’air raréfié par la chaleur dans la zône torride.»Jusqu’ici nous sommes d’accord — ce que je voudrais seulement, ç’est qu’on signalât un peu davantage l’action que causent sur l’air atmosphérique les mouvements de rotation et de translation de notre globe dans l’espace.»Le mouvement de rotation de la terre effectuant une entière révolution de 360° en 24 heures, donne aux objets qui se trouvent sur l’Équateur une vitesse de 900 milles par heure.»Le mouvement de translation de la même dans son orbite pousse les mêmes objets qui se trouvent sur l’Équateur à midi, avec l’immense vitesse — je crois — d’à peu près 65 mille milles par heure — et si cette surprenante célérité n’était modifiée, je crois, par une force de projection de notre planète qui nous lance dans la direction qu’elle parcourt — et par le remous du fluide atmosphérique tendant à devancer latéralement comme le remous d’un navire — sans cette compensation, dis-je, l’air que rencontrerait un habitant de l’Équateur dans se pérégrination aérienne le balayerait de dessus son cheval céleste plus facilement qu’un ouragan ne livre dans les airs le moindre brin de paille.»Que les mouvements susdits aient une action sur la surface du globe le prouvent les éternels vents alizés qui règnent dans la zône torride et les courants qui trouvent la direction de ces vents.»Une zône di 60° environ, comprise entre 30° de latitude Nord-Est et le 30° Sud-Est, est sillonnée éternellement par les vents venant de l’Est. Dans l’émisphère Nord ces vents s’approchent du N.-E., dans le S.-E. Ou plutôt dans cette zône l’air reste en arrière vers l’Ouest tandis que le planète s’avance vers l’Est.»Un corps solide quelconque, qui s’avance dans l’espace ou dans l’eau, génère naturellement un remous derrière lui. — Ce remous suit le corps — et dans les parties latérales il tend à le précéder. — On peut observer cela sur un navire qui marche.»Voilà, je crois, la cause des contr’alizés, qui soufflent de l’Ouest à l’Est — dans les zônes en dehors de la zône torride.»Ne pouvant rompre les alizés de la zône torride, le remous se dilate latéralement — et au de là du parallèle de 40, tant dans un émisphère que dans l’autre, on est presque certain de le trouver souvent plus fort que les alizés, mais beaucoup plus inconstant.»Il paraît que les vents d’Ouest dans les zônes torrides tendent vers les pôles contrairement aux alizés qui tendent vers l’Équateur. — Ainsi le S.-O. prévaut dans l’émisphère boréal et le N.-O. dans l’Australie. Le diagramme de MrMaury note ainsi, et dans ma traversée de Van Diémen à la côte méridionale du Chili au Sud du parallèle de 50 courant droit à l’Est, le vent descendait toujours sur babord.»J’ai souvent entendu dire par les marins venant de l’Amérique du Sud: — Nous avons remonté jusque vers les Açores pour trouver les variables, et vraiment cela signifie qu’ils ont traversé la zône torride avec les ancres à tribord et qu’ils sont ainsi arrivés vers le parallèle des Açores pour trouver les vents variables qui soufflent irrégulièrement entre les zônes des ventsalizésetcontr’alizés. —»C’est bien désirable que pour le progrès de la navigation le commandant Maury puisse bientôt reprendre son premier recueil des observations de toutes les mers du monde. On pourra alors mieux connaître les vents qui se plaisent dans les zônes variables — et les points surtout des zônes calmes qu’il faudra éviter.»

418.Come saggio di questi studi suiVentidiamo questa lettera in francese, inedita fino ad ora, diretta ad uno scienziato, di cui non ci fu dato scoprire il nome:

«J’ai lu avec un bien vif intérêt votre magnifique ouvrage sur les phénomènes de l’atmosphère — et je vous en suis reconnaissant. J’ai vu avec un sentiment d’orgueil et de fraternité vos principes humanitaires sur la solidarité des peuples.

»Certes tant que les Gouvernements emploieront les revenus des nations à construire des bayonettes et des vaisseaux cuirassés, il sera difficile que le monde atteigne cette unité de famille à laquelle il aspire et jusqu’à ce que les armées ouvrières, comme celles qui aux ordres de votre illustre compatriote MrLesseps creusent des canaux et posent des rails de chemins de fer, ne substitueront les armées guerrières maintenues pour destruction de l’homme, l’homme sera toujours un misérable instrument du despotisme et de la dilapidation.

»Comme vous dites, la guerre d’Amérique — dans les malheureuses conséquences porte l’inaction d’un de vos plus illustres collaborateurs, le commandant Maury, que j’ai connu à l’Observatoire de Washington — et duquel j’ai possédé les belles cartes inventées par lui sur la théorie des vents. — A Boston, où j’avais obtenu des cartes, je m’étais obligé de fournir ma quote d’observations maritimes au savant Américain. — Mais ayant dû encore une fois abandonner ma profession de marin — je ne pus tenir ma promesse.

»Peu initié dans la science, je me confesse incapable d’apprécier toutes les beautés renfermées dans votre bel ouvrage. — Mais comme vous y traitez d’une manière si savante la théorie des vents — je me permets de vous présenter quelques observations faites dans mes voyages sur le même sujet.

»Les observations dont je vais vous entretenir — et que je n’aurais peut-être jamais ébauchées — me furent suggérées par la lecture des ouvrages d’agriculture — dont je m’occupe presque uniquement aujourd’hui.

»En général la cause des vents sur la surface du globe comme elle est décrite par certains auteurs d’agriculture ne me satisfait pas.

»Par exemple — on dit toujours que la cause des vents est causée par la condensation de l’air froid dans les zones glaciales — qui tend naturellement à se précipiter dans les espaces d’air raréfié par la chaleur dans la zône torride.

»Jusqu’ici nous sommes d’accord — ce que je voudrais seulement, ç’est qu’on signalât un peu davantage l’action que causent sur l’air atmosphérique les mouvements de rotation et de translation de notre globe dans l’espace.

»Le mouvement de rotation de la terre effectuant une entière révolution de 360° en 24 heures, donne aux objets qui se trouvent sur l’Équateur une vitesse de 900 milles par heure.

»Le mouvement de translation de la même dans son orbite pousse les mêmes objets qui se trouvent sur l’Équateur à midi, avec l’immense vitesse — je crois — d’à peu près 65 mille milles par heure — et si cette surprenante célérité n’était modifiée, je crois, par une force de projection de notre planète qui nous lance dans la direction qu’elle parcourt — et par le remous du fluide atmosphérique tendant à devancer latéralement comme le remous d’un navire — sans cette compensation, dis-je, l’air que rencontrerait un habitant de l’Équateur dans se pérégrination aérienne le balayerait de dessus son cheval céleste plus facilement qu’un ouragan ne livre dans les airs le moindre brin de paille.

»Que les mouvements susdits aient une action sur la surface du globe le prouvent les éternels vents alizés qui règnent dans la zône torride et les courants qui trouvent la direction de ces vents.

»Une zône di 60° environ, comprise entre 30° de latitude Nord-Est et le 30° Sud-Est, est sillonnée éternellement par les vents venant de l’Est. Dans l’émisphère Nord ces vents s’approchent du N.-E., dans le S.-E. Ou plutôt dans cette zône l’air reste en arrière vers l’Ouest tandis que le planète s’avance vers l’Est.

»Un corps solide quelconque, qui s’avance dans l’espace ou dans l’eau, génère naturellement un remous derrière lui. — Ce remous suit le corps — et dans les parties latérales il tend à le précéder. — On peut observer cela sur un navire qui marche.

»Voilà, je crois, la cause des contr’alizés, qui soufflent de l’Ouest à l’Est — dans les zônes en dehors de la zône torride.

»Ne pouvant rompre les alizés de la zône torride, le remous se dilate latéralement — et au de là du parallèle de 40, tant dans un émisphère que dans l’autre, on est presque certain de le trouver souvent plus fort que les alizés, mais beaucoup plus inconstant.

»Il paraît que les vents d’Ouest dans les zônes torrides tendent vers les pôles contrairement aux alizés qui tendent vers l’Équateur. — Ainsi le S.-O. prévaut dans l’émisphère boréal et le N.-O. dans l’Australie. Le diagramme de MrMaury note ainsi, et dans ma traversée de Van Diémen à la côte méridionale du Chili au Sud du parallèle de 50 courant droit à l’Est, le vent descendait toujours sur babord.

»J’ai souvent entendu dire par les marins venant de l’Amérique du Sud: — Nous avons remonté jusque vers les Açores pour trouver les variables, et vraiment cela signifie qu’ils ont traversé la zône torride avec les ancres à tribord et qu’ils sont ainsi arrivés vers le parallèle des Açores pour trouver les vents variables qui soufflent irrégulièrement entre les zônes des ventsalizésetcontr’alizés. —

»C’est bien désirable que pour le progrès de la navigation le commandant Maury puisse bientôt reprendre son premier recueil des observations de toutes les mers du monde. On pourra alors mieux connaître les vents qui se plaisent dans les zônes variables — et les points surtout des zônes calmes qu’il faudra éviter.»

419.Già ne citammo alcuni. Uno de’ suoi ultimi componimenti poetici in italiano fu la Epistola metrica a Felice Cavallotti, scrittagli da Roma nell’aprile del 1879: la sua lunghezza ci toglie il piacere di ripubblicarla.

419.Già ne citammo alcuni. Uno de’ suoi ultimi componimenti poetici in italiano fu la Epistola metrica a Felice Cavallotti, scrittagli da Roma nell’aprile del 1879: la sua lunghezza ci toglie il piacere di ripubblicarla.

420.DalCaffarodi Genova, 5 giugno 1882. Ne abbiamo riprodotto soltanto i brani principali.

420.DalCaffarodi Genova, 5 giugno 1882. Ne abbiamo riprodotto soltanto i brani principali.

421.Questo periodo non è ben chiaro, ma nel manoscritto è tal quale, e lo rispettiamo.

421.Questo periodo non è ben chiaro, ma nel manoscritto è tal quale, e lo rispettiamo.

422.Potremmo, occorrendo, dire il nome della contrada e il numero della casa in cui vive, tanto sono sicure le nostre informazioni.

422.Potremmo, occorrendo, dire il nome della contrada e il numero della casa in cui vive, tanto sono sicure le nostre informazioni.

423.Vedi l’Athenæumdel 16 febbraio 1861 (n. 1738)

423.Vedi l’Athenæumdel 16 febbraio 1861 (n. 1738)

424.Rousseau,Discours sur l’origine de l’inégalité parmi les hommes. Deuxième Partie, Note neuvième, nella edizione d’Amsterdam 1772, a pag. 126, 127.

424.Rousseau,Discours sur l’origine de l’inégalité parmi les hommes. Deuxième Partie, Note neuvième, nella edizione d’Amsterdam 1772, a pag. 126, 127.


Back to IndexNext