Io son d'opinione che non solamente si debba sospingere il Ministero, ma violentarlo, se è necessario, e portarlo piú lontano: dico violentarlo perché gli ostacoli che lo circondano non lo lasceranno francamente agire in modo conforme alla sua coscienza. Dunque, se il popolo conosce la necessità di agire prontamente, io ripeto che non solamente deve spingere il Ministero, ma violentarlo, quando vi sia, ciò facendo, la convinzione del bene d'Italia; quando vi sia la convinzione di un fatto d'urgenza a seguire quella necessità e adempirla e metterla in pratica, se fosse necessario, in luogo del periodo, per esempio, di un mese, in quello di un giorno. Io appoggio sulla necessità di una pronta azione, perché la credo indispensabile alla posizione d'Italia; perché mi pare che qualunque aggiornamento, qualunque dilazione per parte nostra sia un delitto grande; perché sono, conseguentemente, d'opinione che quello che si deve fare in sei mesi si faccia in sei giorni.
Violentarlo moralmente, s'intende; e con dimostrazioni, quando si conosca che vi sia necessità, E che il Ministero sia titubante a prendere una determinazione, voi dovete eccitare il popolo in massa. Proponete ciò che è per il bene del popolo, e voi troverete quelli uomini sommi disposti a consentire e far quello che il popolo domanda. Oggi bisogna disingannarci. Io non adulo; e nello stesso modo che non adulo i Principi, non adulo il popolo, perché lo stimo e lo venero. Oggi mi pare che l'Italia sia in una alternativa co' suoi reggitori; nella alternativa, cioè, di rovesciarli, o di trascinarli. Non c'è via di mezzo: una delle due.
Il vantaggio positivo che il Popolo toscano è pervenuto ad acquistare oggi sopra le altre popolazioni d'Italia, si è che egli può, nella foga del suo progresso, trascinare il Principe con sé e metterlo sopra il cammino dell'interesse d'Italia. Perciò il gran vantaggio che acquistossi è di essere oggi alla testa della nazione italiana. Firenze ha preso il posto che toccava a Genova; Genova è oggimai schiacciata sotto il peso delle baionette che la reazione ha cumulato nel suo seno. Genova (non è una rampogna che le faccio), Genova ha fatto forse meno di quello che poteva fare. Nulladimeno Genova si trova oggi in una posizione diversa da quella di Firenze, ed un grido suo non avrebbe forse oltrepassato le mura della città, mentre un grido di Firenze avrà un'eco in tutta la Toscana, poiché la Toscana non è una piccola frazione d'Italia.
La Toscana poi particolarmente ha rappresentato e rappresenta il centro di uno dei principali elementi della nostra nazionalità, la lingua; la prima delle lingue, la nostra, creata in Toscana, ingentilita in Toscana, io la credo la base fondamentale della nazionalità italiana. Siccome l'Italia deve alla Toscana almeno i nove decimi del progresso della sua lingua, cosí ella le deve una parte vitale della sua nazionalità. La Toscana si è posta nella situazione politica che l'Italia le possa dovere la sua emancipazione completa.
In conseguenza io credo che piú bella posizione di Firenze non vi possa essere. Oggi bisogna che Firenze sia la capitale d'Italia, la Parigi d'Italia, ed un grido di Firenze risonerà senza dubbio da un'estremità all'altra della penisola. Dunque, popolazione di Firenze, concittadini! non abbandonate quella missione che la Provvidenza vi ha affidata, che è una missione sacra[1].
[1] IlPopolanoannota: «In queste idee concorreva il Romeo, e con poche, ma assennate parole, cercava persuadere il popolo a non mettere tempo in mezzo per riaccendere la guerra d'indipendenza, la guerra d'esterminio dello straniero».
Parole di commiato del Presidente Pigli.
Riassumendo quanto è stato detto sin qui, voi dovete aprire l'anima a speranze superbe; pure, rammentando che vi è stato parlato del possibil bisogno, non che di soccorrere, di spingere perfino questo stesso Governo, volonteroso e intrepido com'è, dovrete necessariamente presentire la esistenza di gravi difficoltà da combattere e da vincere.
La Politica, questa antica padrona del mondo, è già sparita sotto il passo dei Popoli che rapidamente s'avanzano; la Diplomazia dell'Europa, questo misterioso genio del male, spira nell'esilio fra le nebbie di Londra; e il giorno della Libertà sorge tutto a un tratto come un giorno dei tropici.
Con tutto ciò la terra s'agita, freme insanguinata e aspetta sangue e poi sangue; e Dio disperda li auguri!…
Ma, e come sarebbe possibile che in un momento tremendo di rivoluzione e di crisi l'aspetto della società si cangiasse senza avvenimenti di sangue?
A guardar bene, o cittadini, si direbbe che la Libertà, a somiglianza di tutte le potenze del mondo, stabilir non si possa che pel diritto della conquista.
Infatti si tratta adesso di una questione intieramente sociale, e precisamente si tratta dell'ultimo periodo dell'antica lotta fra le caste privilegiate, che debbono scendere, e il popolo diseredato, che deve salire.
Pensate ora quante mai sono le vittime condannate a cadere ai piedi dell'altar della Patria!…
Fra queste vittime vi è l'aristocrazia delle pergamene; ché da qui innanzi i gradi e le distinzioni saranno conferite non già pel merito degli avi, ma pel merito proprio.
Fra queste vittime vi è l'aristocrazia del danaro; ché da qui innanzi la vera proprietà sarà la proprietà personale.
E v'è finalmente l'aristocrazia della mediocrità—questa immensa famiglia di monocoli e peggio, che, inalzata da un potere che avea bisogno di satelliti oscuri, sarà, col tempo, costretta a spogliare le usurpate divise in faccia a un altro potere, santo e irresistibile—la pubblica opinione.
Cessi dunque la maraviglia di tutte le presenti calamità della terra, e ci conforti il pensiero che l'Italia non vedrà mai li orrori dei paesi meno inciviliti di lei, comecché l'antica e gentile cultura di questa classica terra abbia lentamente fra le diverse classi della società consumate le asprezze e gli attriti.
L'Italia non è barbara, fuor che occupata dai barbari: giuriamo disperderli, e tutti ci abbracceremo fratelli.
Il prof. Carlo Pigli Governatore di Livorno.
La nomina del prof. Carlo Pigli a Governatore di Livorno suscitò molte recriminazioni, e il Guerrazzi se n'ebbe amaramente a pentire e finí col destituirlo. Il giornale fiorentinoLo Stenterello(n. 34, 15 novembre 1848) ne fece questo ritratto, che è una vera fotografia.
«Il sig. Carlo Pigli, attual Governatore civile e militare di Livorno, uno de' primi corifei della democrazia-pura, uno de' primi che abbia in Italia dottoralmente enunciate le antisociali teorie de' socialisti, potrebbe egli all'uopo provare che la sua condotta, passata e presente, sia veramente conforme ai principii ch'egli mostra di professare? Noi temiamo forte di no, e sospettiamo ch'egli non altro sia che un novello Padre Zappata. E poiché non ignoriamo che quando si produce un'accusa siam tenuti a darne le prove, noi non mancheremo di darle. Il pubblico dunque ascolti, e il pubblico dopo avere ascoltato pronunzi la sentenza. Il sig. dott. Carlo Pigli è d'Arezzo ed aggirandositemporibus illisper la casa dell'autocrate Vittorio Fossombroni, parimenti d'Arezzo, tanto si strisciò, tanto scodinzolò, che il dottorino si vide nominato professore all'Università di Pisa. Ma il fare il professore non era come il fare il leccazampe; il parlar dalla cattedra universitaria non era come il parlare nel Circolo di Via Maggio, o nella bettola di Via Calzaioli: il perché il professor novellino fu in breve dispensato, ed invece del terzo o del quarto, come si ebbero altri, egli ebbe l'intero; e cosí pel favore del vecchio Ministro si beccò 700 scudi all'anno senza far niente. Pareva pertanto che l'ex professore avesse dovuto serbare eterna gratitudine al Fossombroni, a solo il quale egli doveva un sí grasso benefizio, e a solo il quale doveva dire:Deus nobis haec otia fecit.Eh sí, le zucche! Il dottorino ex-professore, continuando sempre a frequentare il vecchio Ministro, gli tastava a quando a quando il polso: ma un bel giorno, preso dalla bellezza di quel principio, da lui oggi pubblicamente professato, che cioè deve abolirsi l'aristocrazia della ricchezza, presentò all'aristocrata Fossombroni un conticino di 1200 scudi per tastature di polso. E se per tale intimazione l'aristocrata fu per sempre liberato dalla presenza d'un democratico-puro, fu parimente alleggerito dell'incomodo peso di cento libbre d'argento. Il principio della democrazia (non per altropura) essendo stato adottato in Toscana per la promulgazione dello Statuto, il sig. Pigli fu nominato Deputato d'Arezzo. Si sarebbe creduto che un uomo non sprovvisto d'un qualche patrimonio, un uomo che si beccava 700 scudi all'anno senz'altra fatica che quella di contarli, avrebbe prestato, siccome Deputato, l'opera sua gratuitamente. Eh sí, le zucche! Egli cominciò dapprima a chiedere 100 scudi per le spese di viaggio. Vedete, la chiesta è discretissima per il viaggio da Arezzo a Firenze! Quindi chiese per le sue fatiche l'inezia di scudi 1400 all'anno. Ma poiché il pollo non voleva lasciarsi pelare senza stridere, e poiché un tale stridere allarmava il vicinato, il Deputato democratico d'Arezzo si contentò allora della piccola responsione annua di scudi 900. Ora finalmente il sig. dott. prof. Deputato democratico puro, sebbene, poveretto! abbia poca salute, si sobbarca pel bene della pura democrazia al gravoso carico di Governator di Livorno, cui è annesso lo stipendio annuo di scudi 4000! Certo la democrazia passata e presente del sig. dott. Pigli non può esser piú pura; certo la sua abnegazione e il suo disinteresse non posson esser maggiori; certo le sue azioni private e pubbliche non posson meglio corrispondere ai suoi teorici principii di socialismo! Evviva dunque il novello P. Zappata!».
Alba (L'), giornale fiorentino, citato, 18, 37, 39.
AMAT DI S. FILIPPO Luigi, cardinale legato di Bologna, 37.
BARDI Giuseppe, incaricato di ricevere armi e munizionidei Garibaldini in Firenze, 17
Battaglione Mantovano, suoi avanzi riuniti alla legionegaribaldina, 15
Battaglione della Morte, doveva formarsi in Toscana, 30.
BEDINI Gaetano, internunzio pontificio in America, 32.
BIXIO Nino, descrive l'itinerario del battaglione mantovano, 15.
BONAPARTE Carlo Luciano, principe di Canino, in Firenze, 21, 23, 24; presiede l'adunanza del Circolo del Popolo, 51; suo discorso, 54, 57,
BUONARROTI Filippo, cospiratore toscano, presidente della Società dei veri italiani, 21.
CAORSI Gio. Battista, condannato a morte con Garibaldi, 46.
CAPPONI Gino, invitato dal Viesseux, aiuta un profugo Garibaldi, 45, 46.
CARLO Alberto, re di Sardegna, non accoglie le offerte di Garibaldi, 33.
CARRARESI Alessandro, citato, 46.
CASTELLANI, incaricato d'affari di Venezia, va a Livorno, 13, 14.
CHIARINI G., presidente del Circolo del Popolo in Firenze, 22.
CICCONI Luigi, descrive la spada offerta a Garibaldi, 19.
CIRONI Piero, manda notizie inesatte da Lugano, 12.
Circolo Nazionalein Genova, 33.
Circolo del Popoloin Firenze 22-25, 51-62; in Lucca, 30; in Roma, 21.
CLEOMBROTO, nome di guerra di Giuseppe Garibaldi, 49.
COHEN Ruben, proscritto 47, 49, arrestato, 49.
Concordia (La), giornale torinese, citato, 12.
Corriere Livornese, giornale diretto da G. La Cecilia, citato, 5, 8, 9, 10.
CUBIÈRES Amedeo Luigi, generale francese in Ancona nel 1832, 20.
DA BORMIDA Giuseppe, generale piemontese, 33,
D'APICE Domenico, generale toscano, doveva capitanare l'insurrezionedi Valtellina, 12.
D'AYALA Mariano, ministro della guerra in Toscana, creduto avversoa Garibaldi, 13, 26;domanda di Garibaldi a lui, 14-16;lettera di Garibaldi a lui, 26, 27;sue memorie citate, 16, 27,
DE LATOUR, generale pontificio in Bologna, 38, 39.
DE LAUGIER Cesare, generale toscano, sua pubblicazione su Garibaldi in America, 18.
DEL CERRO Emilio, citato, 49.
DELLA RIPA E. Cesare, promotore della sottoscrizione per la spada d'onore a Garibaldi, 19.
Dieta Italiana (La), giornale bolognese, citato, 36.
Elbani, loro deputazione di 120 cittadini in Livorno, 11.
FABRIZI Paolo, in Genova invita Garibaldi per la Sicilia, 4.
FARDELLA Vincenzo marchese di Torrearsa, ministro degli affari esteri del Governo Siciliano, 3.
FariniLuigi Carlo, citato, 41.
FenziCarlo, promotore della sottoscrizione per la spada d'onore a Garibaldi, 19.
FossombroniVittorio, 64.
GAMBA Ippolito di Ravenna, commissario collo Zucchi inRomagna, 36, 40.
GARIBALDI . . . . . , profugo ligure in Toscana 45, 46, 50.
GARIBALDI Anita, 9.
GARIBALDI Domenico, padre di Giuseppe, 48
GARIBALDI Felice, fratello di Giuseppe, 49;erroneamente indicato col nome di Francesco, 47.
GARIBALDI Giuseppe, suo servizio nell'armata piemontese, 46;condanna a morte e vicende immediate, 46-48;in America 19;offre di là i suoi servigi a Pio IX, 32;giunto in Italia, li offre a Carlo Alberto, 33;nella Svizzera, 3;a Nizza, 3;a Livorno, 4-16;disegno d'andare in Lombardia, 12;va a Firenze, 16, 17;suo arrivo e dimora in Firenze, 18-28;suo discorso al Circolo del Popolo, 57-60;va a Bologna e in Romagna, 28-41;suo immaginario soggiorno in Toscana dopo la diserzionedel 1833, 45-50;suoi figli, 19, 50;sue memorie citate, 4, 8, 26, 49;suo epistolario citato, 16, 42;suo nome di guerra, 49.
GAVAZZI p. Alessandro, doveva essere cappellano delBattaglionedella Morte, 30.
Gazzetta di Bologna, citata, 40.
Gazzetta di Firenze, giornale ufficiale, citata, 11.
Gazzetta di Lucca, citata, 30.
GEMELLI Carlo, commissario del Governo Siciliano in Toscana, 3.
GIANNINI Silvio, mandato dal Montanelli a Livorno, 13.
GREGORIO XVI papa, 20.
GUERRAZZI Francesco Domenico, ministro dell'interno in Toscana, 11, 12, 16; promotore del Circolo del Popolo, 23, 26; sue lettere a un Gonfaloniere, 28 e al Delegato di Lunigiana, 29; nomina il Pigli governatore di Livorno, 63.
GUERZONI Giuseppe, segretario e biografo di Garibaldi, citato, 15, 31, 35, 49, 50.
ISOLANI, consigliere di governo in Livorno, 6, 8, 10, 13, 16,
HAYNAU Giulio Giacomo, generale austriaco, 12.
LA CECILIA Giovanni, direttore delCorriere Livornese, 5; suo telegramma al Montanelli, 12.
LAFAYETTE Giuseppe, 21.
LAMARMORA Alfonso, generale piemontese, suo giudizio suGaribaldi, 33.
LEOPOLDO II, granduca di Toscana, 5, 20,
MAMELI Goffredo, suo taccuino donato a Nino Bixio, 15,
MASCARELLI Vittore, condannato a morte con Garibaldi, 46.
MAZZINI Giuseppe, sua spedizione in Savoia, 46.
MENICHELLI T., segretario del Circolo del popolo in Firenze, 22
MENICHETTI, consigliere di governo in Livorno, 6, 7, 8.
Ministero democratico toscanoformato dal Montanelli, 5; suo contegno verso Garibaldi 6-14, 16-17, 26-32; giudizii di Garibaldi su di esso, 26, 27.
Mondo Illustrato, periodico torinese, citato, 19.
MONTANELLI Giuseppe, governatore di Livorno nel 1848, 6; è chiamato a formare il Ministero, 5; suo contegno verso Garibaldi, 9-10; giudizio di Garibaldi su lui, 26.
NICCOLINI Gio. Battista romano, sue notizie e suoi vanti, 20-22.
NOTARY Carlo, livornese, accoglie Garibaldi in casa sua, 9; suoi telegrammi ed insistenze presso il Montanelli, 10, 15, 16, e il Guerrazzi, 11, 12, 13.
PAOLUCCI Filippo, governatore di Genova nel 1834, 47.
PEPE Guglielmo, notizie correnti su lui e sui fatti di Venezia, 11.
PETRACCHI Angelo, capo-popolo livornese, 14, 16.
PIGLI Carlo, presidente del Circolo del Popolo in Firenze, 23; suoi discorsi al Circolo, 51-54, 60-62; governatore di Livorno, 25, 63; ritratto che ne fece loStenterello, 61-65.
PIO IX papa, 22, 32, 36.
Popolano (Il), giornale fiorentino, organo del Circolodel Popolo, 51.
Popolo Sovrano (Il), giornale di Marsiglia, riferisce la condannadi Garibaldi, 50.
RANALLI Ferdinando, storico italiano, citato, 23.
RIBERAS Anita, moglie di Garibaldi, 19, 50.
RICCIOTTI Niccola, ricordato, 20.
Rivista di Firenze, citata, 19.
ROMEO Giovanni Andrea, patriota calabrese, 22, suo discorso al Circolo del Popolo in Firenze, 51, 60.
ROMEO Pietro Aristeo, suo fratello, 22.
ROSSI Pellegrino, ministro di Pio IX, 31, 35, 36; sua lettera allo Zucchi per Garibaldi, 40.
RUBENS, latitante con Felice Garibaldi, 47; (vedi Cohen).
SABATINI E., delegato di Lunigiana, sua lettera pel passaggio dei garibaldini, 29.
Società democraticain Londra, 21.
Società dei veri italianiin Francia, presieduta dal Buonarroti, 21.
SPADA Alessandro, prolegato in Bologna, 38.
Spada d'onore a Garibaldi, notizie relative, 18-19.
Stenterello (Lo)giornale fiorentino, suo articolo sul Pigli, 63-65.
TOMMASEO Niccolò, citato, 45.
VAGNETI Francesco, eseguisce e descrive la spada offerta a Garibaldi, 19.
VECCHI Giovanni, medico di Casteggio, lettera di Garibaldi a lui, 16.
VIEUSSEUX Gio. Pietro, aiuta un Garibaldi proscritto, 45.
ZUCCHI Carlo, generale, suo contegno in Bologna verso Garibaldi, 35-41.
I. Da Nizza a Livorno Pag. 3-4II. L'arrivo di Garibaldi e il Ministero democratico » 5-9III. Garibaldi a Livorno » 10-17IV. Arrivo a Firenze e adunanza al Circolo del Popolo » 18-25V. Partenza dalla Toscana » 26-30VI. Diffidenze ufficiali verso Garibaldi » 31-34VII. Dalla Toscana in Romagna » 35-42
I. Di un immaginario soggiorno di Garibaldi in Toscananel 1833 o 1834 » 45-50II. L'adunanza straordinaria del Circolo del Popolo di Firenzetenuta nel teatro Goldoni la sera del 5 novembre 1848 » 51-62III. Il prof. Carlo Pigli Governatore di Livorno » 63-65
End of Project Gutenberg's Garibaldi in toscana nel 1848, by Giovanni Sforza