LII.Io aveva creduto insino allora che la terra fosse una grandissima pianura, la quale grandissima pianura avesse Napoli per centro, e per ultimo confine avesse l'orizzonte ch'io era pervenuta a scorgere di sotto il pino di Sant'Anastasia, o dalle finestre di donna Mariantonia. Baia, Sorrento ed Avellino mi erano sonate distanze sterminatissime. E un dì, che con un fardelletto sotto il braccio seguivo don Gaetano ch'andava in Vicaria, e che questi, per mostrare a uno studente suo amico il sito memorabile di quel che gli era stato narrato da un altro studente di non so quali valentie di guerra, che sempre gli tonava dalla bocca cannoni e bombe, salse su gli scalini di San Piero a Maiella, e mostrò i gioghi di Maiella, ch'egli diceva di veder quindi, io salsi anch'io quegli scalini, e guardando quei gioghi credettiaver veduto il finimondo. Avevo creduto che il cielo fosse una mezza sfera di cristallo, in cui fossero appiccate le stelle, la luna e il sole, il quale avviatosi per un arco quando più piccolo e quando più grande di quella mezza sfera, s'andasse a riposare la sera dietro il colle di San Martino, e il dì seguente innanzi l'alba per dietro Capri e Castellamare si riconducesse a risalire il dorso del Vesuvio e ricorrere l'usato cammino.Quel trattatello mi dimostrò con chiare e irrefragabili ragioni, che la terra è un globo della circonferenza di novemila leghe; che si gira intorno a se stessa nel tempo di ventiquattro ore, con una velocità appresso a poco seicento volte maggiore di quella d'una palla di cannone, e fa il giorno e la notte; che si gira nel tempo di un anno intorno a un altro globo, ch'è il sole, che n'è distante trentaquattro milioni e cinquecento mila leghe, e ch'è della circonferenza di un milione e ventotto mila volte maggiore di essa; e girandovisi non nella medesima direzione nella quale si gira intorno a se stessa, ma alquanto obbliquamente, fa la diversità delle stagioni. Mi dimostrò, che questo sole è immoto rispetto alla terra, ma si gira intorno a se stesso nel tempo di venticinque giorni e dodici ore. Mi dimostrò, che la luna è una terra quarantanove volte minore di questa, dalla quale è distante ottantasei mila leghe; che si gira intorno a se stessa e intorno a questa nello spazio di ventisette giorni e otto ore; e variamente illuminata dal sole per la varia interposizione di questa, fa i quattro quarteroni che veggiamo. Mi dimostrò, che intorno a questo sole si girano undici altre terre delle quali alcune sono più grandi assai di essa; e una chiamata Giove è mille quattrocento settanta volte più grande di essa, ed ha quattro lune intorno; e un'altra chiamataUrano ne ha sei; e una chiamata Saturno ne ha sette. Mi dimostrò, che tutte le molte migliaia di stelle lucide che si veggono a occhio nudo, delle quali le più vicine al sole ne sono distanti almeno centomila volte più ch'esso non è a noi e tutti i molti milioni che si veggono solamente col telescopio, sono altrettanti soli più o meno grandi, centri ancora essi di più o meno terre. Mi dimostrò, che tutte quelle innumerabili piazzette biancheggianti che la notte veggiamo sparse qua e là nel cielo, e si chiamano stelle nebulose, o solo nebulose, sono certi sterminatissimi raunamenti d'innumerabili soli, tutti fra loro non meno distanti che sia questo nostro sole dalle stelle lucide, con le quali e con tutte quelle altre milioni di milioni che, quasi immenso fiume di latte, si vedono la notte serpeggiare a onde tutto il convesso del cielo da mezzodì a settentrione e si chiamano galassia o via lattea, forma ancor esso una nebulosa: e che, come tutti i soli di tutte le nebulose hanno una certa corrispondenza di movimenti fra loro, così hanno una certa corrispondenza di movimenti fra loro tutte le nebulose. E mi dimostrò, finalmente, che come ogni nebulosa ha un movimento che corrisponde a quelli di tutte le altre nebulose, così forse tutto il raunamento di tutte le nebulose che noi conosciamo ha qualche corrispondenza di movimenti con altre milioni di milioni di raunamenti di nebulose che noi nè conosciamo, nè possiamo conoscere.Così si concludeva il trattatello, aureo ancora di assai altre verità, comunissime oggi ai sapienti, ma o tremende o incredibili agl'idioti, quale era stata io insino a quel punto. Se il mio intelletto non fu annullato da un così subito e così incommensurabile rivolgimento d'idee, io ne lo tenni sempre assai virile. Ma se la mente nonfu impari a comprender tanto, non fu già pari il mio corpicino, che ne intristì fieramente come se ancora o il vestito o il nutrimento gli fosse mancato. Io era ad ora ad ora di là dalla nostra nebulosa e da quelle che noi conosciamo, in quelle ignote, e ne ammucchiava milioni di raunamenti incontro ad altri milioni; e sperava di poter giungere a comprendere almeno in un modo suppositivo un principio, un sito, un confine; nè sapeva per anche che tutti i tempi, e tutti i luoghi, e tutti gli spazi esistenti e immaginari sono idee relative a quei pochi corpi che noi conosciamo, paragonati gli uni con gli altri, ma che nell'universo preso tutto insieme non v'è nè tempo, nè luogo, nè spazio, ma v'è l'infinito, che l'uomo è stato fatalmente condannato a riconoscere senza comprendere.Giunto a quell'infinito, che la mente non ebbe più seno a comprendere, mi rivolsi in dietro, e ricaddi sulla terra, che allora mi apparve un punto. Ma una tanta caduta non potette impedirmi di considerare la stoltezza dell'uomo, che crede che questo universo sia fabbricato per se, e ch'egli ne sia l'unico abitatore, e l'unica intelligenza; e che il sole sia fatto per dargli il giorno, la luna per illuminargli le notti, e le stelle per abbellirgli quelle che la luna non sorge ad illuminargli. Ma se la terra è un globo, che con tanti altri globi si gira intorno a un altro globo, che con infinite altre migliaia di globi si corrisponde co' movimenti d'infinite altre migliaia, e forse, anzi senza forse, milioni di raunamenti di globi; perchè il fenomeno della vita e dell'intelligenza sarebbe solo di questo globo? O perchè solo questo globo conterrebbe la massima delle intelligenze fra tutti gli altri milioni di milioni di globi; e questa massima intelligenza sarebbe posta in un animale pienodi miserabili necessità, che un'aura o calda o fredda annichilisce?
Io aveva creduto insino allora che la terra fosse una grandissima pianura, la quale grandissima pianura avesse Napoli per centro, e per ultimo confine avesse l'orizzonte ch'io era pervenuta a scorgere di sotto il pino di Sant'Anastasia, o dalle finestre di donna Mariantonia. Baia, Sorrento ed Avellino mi erano sonate distanze sterminatissime. E un dì, che con un fardelletto sotto il braccio seguivo don Gaetano ch'andava in Vicaria, e che questi, per mostrare a uno studente suo amico il sito memorabile di quel che gli era stato narrato da un altro studente di non so quali valentie di guerra, che sempre gli tonava dalla bocca cannoni e bombe, salse su gli scalini di San Piero a Maiella, e mostrò i gioghi di Maiella, ch'egli diceva di veder quindi, io salsi anch'io quegli scalini, e guardando quei gioghi credettiaver veduto il finimondo. Avevo creduto che il cielo fosse una mezza sfera di cristallo, in cui fossero appiccate le stelle, la luna e il sole, il quale avviatosi per un arco quando più piccolo e quando più grande di quella mezza sfera, s'andasse a riposare la sera dietro il colle di San Martino, e il dì seguente innanzi l'alba per dietro Capri e Castellamare si riconducesse a risalire il dorso del Vesuvio e ricorrere l'usato cammino.
Quel trattatello mi dimostrò con chiare e irrefragabili ragioni, che la terra è un globo della circonferenza di novemila leghe; che si gira intorno a se stessa nel tempo di ventiquattro ore, con una velocità appresso a poco seicento volte maggiore di quella d'una palla di cannone, e fa il giorno e la notte; che si gira nel tempo di un anno intorno a un altro globo, ch'è il sole, che n'è distante trentaquattro milioni e cinquecento mila leghe, e ch'è della circonferenza di un milione e ventotto mila volte maggiore di essa; e girandovisi non nella medesima direzione nella quale si gira intorno a se stessa, ma alquanto obbliquamente, fa la diversità delle stagioni. Mi dimostrò, che questo sole è immoto rispetto alla terra, ma si gira intorno a se stesso nel tempo di venticinque giorni e dodici ore. Mi dimostrò, che la luna è una terra quarantanove volte minore di questa, dalla quale è distante ottantasei mila leghe; che si gira intorno a se stessa e intorno a questa nello spazio di ventisette giorni e otto ore; e variamente illuminata dal sole per la varia interposizione di questa, fa i quattro quarteroni che veggiamo. Mi dimostrò, che intorno a questo sole si girano undici altre terre delle quali alcune sono più grandi assai di essa; e una chiamata Giove è mille quattrocento settanta volte più grande di essa, ed ha quattro lune intorno; e un'altra chiamataUrano ne ha sei; e una chiamata Saturno ne ha sette. Mi dimostrò, che tutte le molte migliaia di stelle lucide che si veggono a occhio nudo, delle quali le più vicine al sole ne sono distanti almeno centomila volte più ch'esso non è a noi e tutti i molti milioni che si veggono solamente col telescopio, sono altrettanti soli più o meno grandi, centri ancora essi di più o meno terre. Mi dimostrò, che tutte quelle innumerabili piazzette biancheggianti che la notte veggiamo sparse qua e là nel cielo, e si chiamano stelle nebulose, o solo nebulose, sono certi sterminatissimi raunamenti d'innumerabili soli, tutti fra loro non meno distanti che sia questo nostro sole dalle stelle lucide, con le quali e con tutte quelle altre milioni di milioni che, quasi immenso fiume di latte, si vedono la notte serpeggiare a onde tutto il convesso del cielo da mezzodì a settentrione e si chiamano galassia o via lattea, forma ancor esso una nebulosa: e che, come tutti i soli di tutte le nebulose hanno una certa corrispondenza di movimenti fra loro, così hanno una certa corrispondenza di movimenti fra loro tutte le nebulose. E mi dimostrò, finalmente, che come ogni nebulosa ha un movimento che corrisponde a quelli di tutte le altre nebulose, così forse tutto il raunamento di tutte le nebulose che noi conosciamo ha qualche corrispondenza di movimenti con altre milioni di milioni di raunamenti di nebulose che noi nè conosciamo, nè possiamo conoscere.
Così si concludeva il trattatello, aureo ancora di assai altre verità, comunissime oggi ai sapienti, ma o tremende o incredibili agl'idioti, quale era stata io insino a quel punto. Se il mio intelletto non fu annullato da un così subito e così incommensurabile rivolgimento d'idee, io ne lo tenni sempre assai virile. Ma se la mente nonfu impari a comprender tanto, non fu già pari il mio corpicino, che ne intristì fieramente come se ancora o il vestito o il nutrimento gli fosse mancato. Io era ad ora ad ora di là dalla nostra nebulosa e da quelle che noi conosciamo, in quelle ignote, e ne ammucchiava milioni di raunamenti incontro ad altri milioni; e sperava di poter giungere a comprendere almeno in un modo suppositivo un principio, un sito, un confine; nè sapeva per anche che tutti i tempi, e tutti i luoghi, e tutti gli spazi esistenti e immaginari sono idee relative a quei pochi corpi che noi conosciamo, paragonati gli uni con gli altri, ma che nell'universo preso tutto insieme non v'è nè tempo, nè luogo, nè spazio, ma v'è l'infinito, che l'uomo è stato fatalmente condannato a riconoscere senza comprendere.
Giunto a quell'infinito, che la mente non ebbe più seno a comprendere, mi rivolsi in dietro, e ricaddi sulla terra, che allora mi apparve un punto. Ma una tanta caduta non potette impedirmi di considerare la stoltezza dell'uomo, che crede che questo universo sia fabbricato per se, e ch'egli ne sia l'unico abitatore, e l'unica intelligenza; e che il sole sia fatto per dargli il giorno, la luna per illuminargli le notti, e le stelle per abbellirgli quelle che la luna non sorge ad illuminargli. Ma se la terra è un globo, che con tanti altri globi si gira intorno a un altro globo, che con infinite altre migliaia di globi si corrisponde co' movimenti d'infinite altre migliaia, e forse, anzi senza forse, milioni di raunamenti di globi; perchè il fenomeno della vita e dell'intelligenza sarebbe solo di questo globo? O perchè solo questo globo conterrebbe la massima delle intelligenze fra tutti gli altri milioni di milioni di globi; e questa massima intelligenza sarebbe posta in un animale pienodi miserabili necessità, che un'aura o calda o fredda annichilisce?