XLV.

XLV.Come più tosto il duca ebbe dato quell'ordine, il presidente con la sua discendenza se n'andarono a loro bell'agio, e il duca con la sua, in vista piano e riverente. I gendarmi si rimossero nella loro ordinanza di prima. E il popolaccio ricominciò il suo verso per quei cameroni, baloccandosi e dondolandosela di qua e di là, se non ch'io vidi assai cerchiolini e capannelle intorno a più d'una donna che, quando fu fatto far largo ai barbassori, si fu svenuta nella pressa.Io non vidi mai a nessuna figliuoletta di signor grande fare da' suoi cortigiani più vezzi e lusinghe e blandimenti tutti misti a un tempo d'osservanza e d'ossequio, che non ne furono fatti a me da quei due medesimi uscieri i quali, undici mesi innanzi, mi avevano trattata nel modo che vi narrai. Essi mi domandaronoreverentemente s'io mi fossi potuta levare e andarmene co' miei piedi all'infermeria dell'alunnato, o se fosse loro convenuto di torre a nolo una bussola o una qualche barella, e così trasportarmi a mio maggior agio. E senz'aspettare la mia risposta:Ecco, disse l'uno di loro, io me ne vo difilato a suora Geltrude, che so che attende ansiosamente il seguíto. E, per la Vergine Maria, n'avremo una buona delle mance.Ed avviandosi, l'altro, già, a quella parola, dimentico di tutto l'ossequio che s'era promesso d'avermi, gli corse dietro quasi fuori di se, dicendo:Bada, per Gesù Nazareno!, che tu non m'abbia a peggiorare d'un solo tornese nel farmi la mia parte; ch'io ti giuro, per la Madonna santissima ch'è oggi (e si levò e si rimise in quanto lampa un certo cappello alla rabbinica ch'aveva in testa) ch'io ti sforacchierò il fégato.L'altro, pure dandola a gambe, diceva voltando un cotal poco il capo:Ti par egli, Angelo! Per san Gennaro protettore, per la santissima Trinità, per la passione di quel Cristo (mostrando un rozzo crocifisso di legno ch'era in fondo della sala, e levandosi di capo il cappello così di lampo come l'altro avea fatto), sta pur sicuro.Ma l'altro non istette già sicuro per nulla, e gli tenne dietro di volo, e mi sparvero entrambi dietro l'uscio. Ed io, benchè tutta stordita di tante mie e così strane avventure, andai considerando la stoltezza di quella superstiziosa canaglia, che ad ogni piè sospinto chiamano le cose più sacrosante di Dio a testimoni delle loro miserabili ribalderie.Io non aveva ancora avuto il tempo di raccoglierei miei confusi pensieri, quando riapparvero i due uscieri seguitati da due facchini, che portavano sulle spalle una barella, sulla quale era una piccola materassa con sopravi un coltrone di color bigio. Postala in terra, i due facchini mi sollevarono dal lettuccio involta in quello stesso panno di tela che avevo sopra, perchè videro che di quello straccio, ch'era di sotto, domandato in quelle chiostre lenzuolo, non v'era un pezzo che tenesse.Io credo per certissimo ch'io sarei morta dal dolore, se la troppo più che umana consolazione di dovermi vedere fra poco fuori di quelle tombe, non m'avesse renduta insensibile a qualunque martirio. Sopraggiunsero una ventina di quelle streghe, che, rialzato per un lembo il coltrone con che già i facchini m'avevano coperta, mi strapparono, a tutta furia e senza aver riguardo allo stato mio, il panno di tela in cui ero rimasta involta, che mi parve, tutta fignoli e schianze com'ero divenuta, che la pelle mi s'aprisse e schiantasse. Ed io, rimastami sotto il coltrone con un cencio di camicia mezzo appiccato alle carni e mezzo sanguinosamente spiccato, e in quanto al corpo moribonda, pure volsi il pensiero a Dio, e lo benedissi per quella volta de' miei dolori, e benedissi le streghe, gli uscieri, i facchini; e chiunque mi avesse cacciato uno stile per mezzo il petto, l'avrei benedetto ancora, purchè egli, se non me viva, almeno il mio morto corpo avesse finalmente portato via da quell'inferno.Oh Dio onnipotente! Qual ebrietà d'allegrezza mi causò lo scricchiolare di quella barella, quando i due facchini la sollevarono e se la inforcarono sopra le spalle! Così, chiudendo gli occhi, e volendomi anticipare d'un istante il piacere di non veder più quelle mura e quelle streghe e quella plebaglia che mi s'era affollatatutta intorno; quando nella corte mi sentii non so che di rosso sulle palpebre, li riapersi cercando la viva luce del cielo, e tosto per impotenza li richiusi; ma non gemetti d'averla ritrovata.

Come più tosto il duca ebbe dato quell'ordine, il presidente con la sua discendenza se n'andarono a loro bell'agio, e il duca con la sua, in vista piano e riverente. I gendarmi si rimossero nella loro ordinanza di prima. E il popolaccio ricominciò il suo verso per quei cameroni, baloccandosi e dondolandosela di qua e di là, se non ch'io vidi assai cerchiolini e capannelle intorno a più d'una donna che, quando fu fatto far largo ai barbassori, si fu svenuta nella pressa.

Io non vidi mai a nessuna figliuoletta di signor grande fare da' suoi cortigiani più vezzi e lusinghe e blandimenti tutti misti a un tempo d'osservanza e d'ossequio, che non ne furono fatti a me da quei due medesimi uscieri i quali, undici mesi innanzi, mi avevano trattata nel modo che vi narrai. Essi mi domandaronoreverentemente s'io mi fossi potuta levare e andarmene co' miei piedi all'infermeria dell'alunnato, o se fosse loro convenuto di torre a nolo una bussola o una qualche barella, e così trasportarmi a mio maggior agio. E senz'aspettare la mia risposta:

Ecco, disse l'uno di loro, io me ne vo difilato a suora Geltrude, che so che attende ansiosamente il seguíto. E, per la Vergine Maria, n'avremo una buona delle mance.

Ed avviandosi, l'altro, già, a quella parola, dimentico di tutto l'ossequio che s'era promesso d'avermi, gli corse dietro quasi fuori di se, dicendo:

Bada, per Gesù Nazareno!, che tu non m'abbia a peggiorare d'un solo tornese nel farmi la mia parte; ch'io ti giuro, per la Madonna santissima ch'è oggi (e si levò e si rimise in quanto lampa un certo cappello alla rabbinica ch'aveva in testa) ch'io ti sforacchierò il fégato.

L'altro, pure dandola a gambe, diceva voltando un cotal poco il capo:

Ti par egli, Angelo! Per san Gennaro protettore, per la santissima Trinità, per la passione di quel Cristo (mostrando un rozzo crocifisso di legno ch'era in fondo della sala, e levandosi di capo il cappello così di lampo come l'altro avea fatto), sta pur sicuro.

Ma l'altro non istette già sicuro per nulla, e gli tenne dietro di volo, e mi sparvero entrambi dietro l'uscio. Ed io, benchè tutta stordita di tante mie e così strane avventure, andai considerando la stoltezza di quella superstiziosa canaglia, che ad ogni piè sospinto chiamano le cose più sacrosante di Dio a testimoni delle loro miserabili ribalderie.

Io non aveva ancora avuto il tempo di raccoglierei miei confusi pensieri, quando riapparvero i due uscieri seguitati da due facchini, che portavano sulle spalle una barella, sulla quale era una piccola materassa con sopravi un coltrone di color bigio. Postala in terra, i due facchini mi sollevarono dal lettuccio involta in quello stesso panno di tela che avevo sopra, perchè videro che di quello straccio, ch'era di sotto, domandato in quelle chiostre lenzuolo, non v'era un pezzo che tenesse.

Io credo per certissimo ch'io sarei morta dal dolore, se la troppo più che umana consolazione di dovermi vedere fra poco fuori di quelle tombe, non m'avesse renduta insensibile a qualunque martirio. Sopraggiunsero una ventina di quelle streghe, che, rialzato per un lembo il coltrone con che già i facchini m'avevano coperta, mi strapparono, a tutta furia e senza aver riguardo allo stato mio, il panno di tela in cui ero rimasta involta, che mi parve, tutta fignoli e schianze com'ero divenuta, che la pelle mi s'aprisse e schiantasse. Ed io, rimastami sotto il coltrone con un cencio di camicia mezzo appiccato alle carni e mezzo sanguinosamente spiccato, e in quanto al corpo moribonda, pure volsi il pensiero a Dio, e lo benedissi per quella volta de' miei dolori, e benedissi le streghe, gli uscieri, i facchini; e chiunque mi avesse cacciato uno stile per mezzo il petto, l'avrei benedetto ancora, purchè egli, se non me viva, almeno il mio morto corpo avesse finalmente portato via da quell'inferno.

Oh Dio onnipotente! Qual ebrietà d'allegrezza mi causò lo scricchiolare di quella barella, quando i due facchini la sollevarono e se la inforcarono sopra le spalle! Così, chiudendo gli occhi, e volendomi anticipare d'un istante il piacere di non veder più quelle mura e quelle streghe e quella plebaglia che mi s'era affollatatutta intorno; quando nella corte mi sentii non so che di rosso sulle palpebre, li riapersi cercando la viva luce del cielo, e tosto per impotenza li richiusi; ma non gemetti d'averla ritrovata.


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