Nota del Trascrittore

«Dammi dunque, apollinea, fiera, l'alato dorsoEcco, tutte le redini io ti libero al corso....O indòmito destrier,Voliam, sin che la folgore di Giove tra la rottaNube ci arda e purifichi, o che il torrente inghiottaCavallo e cavalier.»

«Dammi dunque, apollinea, fiera, l'alato dorso

Ecco, tutte le redini io ti libero al corso....

O indòmito destrier,

Voliam, sin che la folgore di Giove tra la rotta

Nube ci arda e purifichi, o che il torrente inghiotta

Cavallo e cavalier.»

Perchè non lo feci! Sarebbe stato un gesto degno di lui e di chi me l'aveva dato. Forse non ero degna io di una fine così gloriosa. Disertai. Come quegli amanti che dicono: «Moriamo insieme», e poi al supremo passo l'uno vilmente si ritrae, così io lanciai solo nella morte Giosuè Cavallo invece di balzare grandiosamente nel buio con lui.

Volli che morisse? Non lo so; nè voglio oggi ricordare la folle catastrofe che lo spezzò, e che portò me pure vicino alla morte. In ciò ch'io feci ebbi coraggio e viltà.

Ma la viltà maggiore fu che non osai dirlo a Carducci.

Sapevo che gli avrei dato un vero e grande dolore. Egli mi scriveva ora — più sovente del solito — per domandarmi notizie di Giosuè Cavallo.

«Mi piace pensare che è tua quell'apollinea fiera. Mi piace pensare che ho potuto farti un dono così bello. In cima alla mia mente sta l'imagine tua e sua, lanciati al galoppo, ondeggianti la nera criniera e le tue lunghe chiome al vento.... Così, o Loreley pellegrina, sei volata fuor della veduta mia».

Io aborro ed esecro la menzogna. Tutto mi sembra comprensibile e perdonabile all'infuori dell'inganno. Ebbene, io allora — credo di poter dire che questa fu l'unica volta! — ho mentito e ingannato. Alle sue domande rispondevo brevemente, evasivamente, ma non avevo il coraggio di dirgli la verità.

Un giorno mi annunciò prossima una sua visita.

Tremai. Scrissi che dovevo recarmi subito a Napoli. Mi pareva assai lontano.

Ma Carducci ne fu contento.

«Via, dunque, bionda di cavalli agitatrice, a riva più cortese!».

Anch'egli sarebbe venuto tra breve per un sol giorno laggiù, onde salutare una regale Amica, e vedermi passare, sull'azzurro sfondo del Mediterraneo, lanciata a volo «sulla fiera gentil».

Allora, giunta a Napoli confidai la mia angoscia a un poeta — Arturo Colautti — che era venuto a trovarmi. Lo pregai di andare incontro a Carducci e dirgli subito la verità.

Non volle; non osò.

Un ufficiale ch'era con lui mi disse:

— Perchè dargli quel dispiacere? Troveremo un cavallo che per un'ora personifichi il tenebroso corsiero da lui regalato.

Allora fu per tutta Napoli un febbrile cercare di cavalli neri. (Se ne ricorderà forse ancora quell'ufficiale — Maggiotto, allora capitano dei bersaglieri; oggi solennemente installato nel Ministero della Guerra. E il marchese Lillo Catalano.... e il conte Bruno Torri....). Davanti al balcone della casa instrada Caracciolo dove io avevo preso alloggio, fu uno sfilare di foschi corridori: di morelli grandi e grossi, di morelli lunghi e magri; di morelli ombrosi e morelli generosi, di morelli con balza e senza balza.... Ma nessuno — ah! nessuno — che assomigliasse a quello donatomi dal poeta.

La scelta cadde finalmente su di uno portatomi da Maggiotto.

Il cavallo si chiamava «Ras Alula»; era nero, era grande, era balzano da tre. Ma qui la somiglianza cessava. Ras Alula era un mite, era un remissivo, un rinunciatario, un vinto della vita. Per quanto io lo molestassi con morso, scudiscio e tacco per animarlo, per farlo inalberare come soleva il mio nobile corsiero, Ras Alula scoteva la testa placidamente, partiva a un piccolo trotto, e se a furia di strappi e strapponi, di frusta e sperone riuscivo a farlo galoppare, si dimenava nel molle movimento d'una sedia a dondolo, con pendula coda e testa ciondolante.

Io ero disperata.

— Non si sgomenti, — disse Maggiotto, lisciandosi la barba nera e fissando lo sguardo, più focoso assai che non quello del suo cavallo, sul mite e gigantesco Ras Alula. — Ci penso io.

E ci pensò. Appena annunciato l'arrivo di Carducci alla Villa, io che aspettavo, già troneggiante sul titanico e quiescente Ras nel cortile di via Caracciolo, vidi arrivare di corsa Maggiotto col suo attendente. Maggiotto afferrò la redine, mentre il soldato passava dietro la groppa del cavallo.

Sentii un improvviso fremito percorrere la bestia, che nitrì, e tirò un violento calcio.

— Ma che cosa gli fate? — gridai.

— Niente, niente, — rise Maggiotto; — un po' di zenzero sotto la coda! — E abbandonò la redine mentre il soldato balzava indietro.

L'effetto dello zenzero fu magico. Ras Alula si impennò, fremente, annaspando l'aria, rizzandosi quasi volesse rovesciarsi all'indietro. Cedetti le redini e con una scudisciata sulla testa lo richiamai; allora, tuffando il capo, partì forsennato, battendo scintille dai ciottoli del cortile, scivolando sul selciato, lanciandosi a carriera per la passeggiata di Chiaia.

Così, a volo, passai davanti a Carducci, che tra un gruppo d'altre persone, era fermo all'angolo della Villa ad aspettarmi; ebbi solo per un attimo la visione della sua faccia alzata a guardarmi — e odiai Ras Alula, e Maggiotto, e la vita.... e più di tutto odiai me stessa, che recitavo questa vile, questa ignobile menzogna. Con frusta e sprone aizzai la bestia già frenetica che come una folgore infilò la strada lungo la marina.

Ed ecco a un tratto, ancora lontano davanti a noi, un brillìo d'argento e di rosso vivido — era la carrozza reale, era Margherita preceduta dai suoi staffieri, che faceva con regale dignità la sua consueta passeggiata a mare.

Allora con quanta forza avevo tirai le redini: bisognava rallentare la corsa, per non raggiungerla,sopratutto — imperdonabile violazione d'etichetta! — per non oltrepassarla.

Ras Alula non obbedì, non sentì; aveva il morso tra i denti e andava come il vento, pazzo, cieco, frenetico. Invano con strappi alternati tirai e cedetti le redini, invano strappai a destra e poi a sinistra, segandogli la bocca.... la bestia in furore continuò la sua corsa! Fu miracolo se, con uno sforzo che quasi mi slogò i polsi, riuscii a farlo deviare quanto era necessario per non andarci a fracassare contro l'equipaggio reale.

In un fulmine passammo dinanzi alla Regina: ella deve aver visto, come un lampo nero e villano, comparire e sparire le mie esili spalle e la coda sbandierante dell'insano Ras Alula....

Allora più che mai sentii di aborrire tutto e tutti e avrei voluto lanciarmi dalla sella a capofitto nel mare.

Quando fummo all'altezza della chiesa di San Ferdinando, Ras Alula subitamente si calmò: sulla via traversa fece due o tre scivoloni, salì sul marciapiede come se volesse entrare nella chiesa.... e si fermò ansimante, coperto di schiuma.

. . . . . . .

Allorchè trovai finalmente il coraggio di scrivere a Carducci che Giosuè Cavallo non era più mio.... che non era più di nessuno.... egli non rispose. Nè so che cosa abbia pensato.

I casi della vita mi trassero lontano. Quando, dopo molti anni, rividi Carducci nè io osai rammentarglielo nè lui me ne parlò.

. . . . . . .

Oggi nella Villa di Napoli, al posto dove in quel giorno vidi alzato verso di me il suo viso fiero, c'è un rigido busto di marmo che porta il suo nome.

E che non gli assomiglia.

OPERE DI ANNIE VIVANTINaja Tripudians.— Romanzo. (Bemporad — 2ª edizione, 1921) L. 6,50Lirica.(Bemporad, 1921) L. 6, —I Divoratori.— Romanzo. (Bemporad) L. 10, —Circe.L. 7, —L'invasore.— Dramma L. 6,50Vae Victis!— Romanzo L. 6,50«Zingaresca.»L. 7, —Le bocche inutili.— Dramma L. 6, —Marion.— Romanzo L. 7,50

OPERE DI ANNIE VIVANTI

Naja Tripudians.— Romanzo. (Bemporad — 2ª edizione, 1921) L. 6,50

Lirica.(Bemporad, 1921) L. 6, —

I Divoratori.— Romanzo. (Bemporad) L. 10, —

Circe.L. 7, —

L'invasore.— Dramma L. 6,50

Vae Victis!— Romanzo L. 6,50

«Zingaresca.»L. 7, —

Le bocche inutili.— Dramma L. 6, —

Marion.— Romanzo L. 7,50

GIUDIZI DELLA STAMPA SU «NAJA TRIPUDIANS»Corriere della Sera(Ettore Janni).Ed ecco ora il romanzo che avvince e fa rabbrividire, l'opera d'arte che spicca il volo dalla realtà ed è fantasia,Naja TripudiansdiAnnie Vivanti. L'idillico e il tragico vi fanno un violento contrasto.... ma l'idillio è come una maschera lieve che cade e scopre il volto dell'orrore.La catastrofe è presentata con una potenza a cui non si resiste. Singolare nella sua sobrietà formidabile è la chiusa.Un romanzo che non si confonde con gli altri: la voce che canta più alta e più sicura sulle mediocri orchestre e sui cori sguaiati.Il Secolo(Paolo De Giovanni)..... Un fiume di delicata poesia.Giornale d'Italia(Diego Angeli)..... E in queste parole è tutta la morale e tutta la spiegazione del bello e crudele romanzo cheAnnie Vivantipubblica in questi giorni pei tipi del Bemporad di Firenze. Bello e crudele e sotto un certo punto di vista altamente morale nella sua immoralità.... Quest'ultimo capitolo ha la durata di poche ore,... capitolo terribile, dove la descrizione di quella società equivoca è descritta con grande sapienza e dove tutti i vizi — dall'omosessualità alla cocainomania, dall'ubriachezza dei liquori forti allo stupore dell'oppio, dalle sottili dissertazioni sul godimento e sul desiderio, alla rivelazione brutale della voluttà — sono trattati con mano maestra..... E Annie Vivanti è un'artista e il suo romanzo è tanto più pericoloso in quanto che è più bello.Idea Nazionale(Umberto Fracchia).Naja Tripudianssi legge con foga. Ecco stabilita la superiorità di questo romanzo femminile su tanti romanzi maschili che sono terribilmente noiosi....Il Marzocco(Luigi Tonelli)..... Qui abbiamo una scrittrice nel vero senso della parola, che concepisce con potenza d'intelletto, e s'esprime con una sicurezza ed efficacia mirabili. InNaja Tripudiansriconosciamo l'autrice sorprendente deI divoratori, fosca diCirce, violenta e smagliante diVae Victis:la creatrice d'immagini sfolgoranti, la coniatrice di frasi sintetiche e potenti, la calcolatrice sapiente d'effetti irresistibili.È impossibile resistere al fascino di questa scrittrice interessante che quando pare abbandoni, ti riprende di colpo, e t'inchioda allo scrittoio, finchè hai letto l'ultima pagina.... che ti lascia scosso e turbato fin nell'intimo dell'anima.Il Tempo(Nicola Moscardelli).Qui tutto è logico, naturale, musicale: il racconto precipita verso la conclusione fatale, così, come quella notte precipitava verso l'alba. Con quale modestia di mezzi è descritta l'aria in cui vive la mondana!Come leggermente si insinuano nell'anima delle due colombe i profumi e gli stordimenti emanati da quel mondo nuovo.... accennando appena un particolare, come una piccola fiammella che s'apre e chiude improvvisa, come se una musica sonnolenta impregnasse di sè tutta l'aria, scivolando, le immagini si precisano, emergono, si realizzano.L'impressione che dà il libro è profonda e profondamente morale: è l'orrore del male, la nausea per il vizio, il ribrezzo per la impurità scandalosa delle città cosidette morali.Nuova Antologia.Tutto il romanzo è un potente contrasto tra l'innocenza più pura e la depravazione più abbietta. A pagine fresche come un riso di puerizia, seguono pagine torbide di una drammaticità che turba e commuove.L'Italia che scrive(Fernando Palazzi).Qui veramente Annie Vivanti s'è abbandonata a sè stessa, ha svelato sè stessa. Forse non s'è neppure accorta di fare dell'arte, perchè in fondo non ha fatto altro che confidarci l'anima sua. Io non conosco Annie Vivanti, se non da un verso del Carducci.... ma noi conosciamo adesso la vera fisionomia dell'anima sua, che è bionda, romantica, timida, ingenua, sentimentale, fanciulla.Si è discusso seNaja Tripudianssia o no il capolavoro di Annie Vivanti. Io capisco benissimo come altri possa preferireI divoratorioVae Victis, romanzi assai più forti. Io preferiscoNaja Tripudians, specialmente per la dolcezza.Tutto(Cesare Sobrero).Ecco un nuovo libro casto ed orribile ad un tempo.... Casto poichè la scrittrice riproduce le impudicizie col ferro rovente di una nausea profonda, di una desolazione accorata. Orribile, poichè la degenerazione psichica, e non psichica soltanto, vi è riprodotta colla precisione di altrettanti casi clinici.... Ricercando i gradi di parentela che possono esistere fraNaja Tripudianse le opere di altri artisti, viene fatto di pensare che Annie Vivanti abbia invocato, compiendo la sua nobile fatica, due grandi ombre: Victor Hugo ed Octave Mirbeau. Victorughiana è la concezione del libro per il senso profondo dei contrasti, per la tragicità del contenuto umano. La seconda parte del volume, cioè le pagine vigorosamente realistiche ricordano invece le acri, inesorabili pitture del Mirbeau..... Raramente in un libro, evocazione fu più dolorosa, pittura più straziante, lettura più struggente di questa orribile profanazione impunita.I libri del giorno..... Qui veramente la forza del libro sta nella poesia della forma, nella efficace evocazione degli ambienti, nella leggera e quasi trasparente musicalità dei periodi. Il libro incomincia con capitoli di una delicatezza e di una grazia squisitamente femminili.... qualche cosa che fa pensare alla freschissima «Primavera» del Grieg..... Ma a un punto la tinta rosea del romanzo viene interrotta improvvisamente da qualcosa di oscuro e misterioso.... Le pagine si fanno inquiete; a quel profumo di innocenza che aveva fin qui accompagnato il racconto si mescola uno strano e tentante odor di peccato..... Corre per tutte le frasi come un misterioso brivido, un serpeggiare di febbre.Aprire il romanzo e leggerlo è come entrare in una serra dove tra i più semplici e delicati mughetti, alcuni strani fiori effondono un loro acuto e perverso profumo. Non si ha il tempo e forse nemmeno il coraggio di avvicinarli, tanto quel profumo ci prende, ci stordisce, ci travolge. Esciremo dalla serra, opporremo gli occhi e la fronte ai rudi baci del vento, ma il ricordo di quei terribili fiori resterà a lungo entro di noi, come di un sogno bello e perverso....Il Giorno(Carlo de Flaviis).Pagine belle e tristissime: due piccoli mondi; scolpito, il primo, con una perfezione d'arte impeccabile, descritto il secondo, con una verità a volte piena di impudica baldanza a volte piena di titubante sgomento.La Chiosa.Tutta Annie Vivanti è qui: con le sue mani cariche di poesia ch'ella profonde in così bizzarro modo: qua, là, dovunque un dettaglio svegli la sua vibratilità, soffermi la sua commozione, desti la sua sensibilità.Non ci soffermeremo a evocare le bellissime tra le molte belle pagine del romanzo. Al pari di tutti i libri della Vivanti esso afferra alle prime pagine e non lascia più.L'interesse che suscita vi è graduato così che dall'incantesimo di una dolcezza piana e serena si passa a poco a poco per tutti gli stadi dell'ansia e della trepidazione fino a raggiungere l'angoscia piena d'orrore che strugge l'anima alla fine del racconto e del libro. Si esce da questa lettura sotto il peso di un incubo.Poesia! questo è il segreto di Annie Vivanti. Il segreto della sua malìa e della sua arte; dei suoi occhi ancora pieni di stellante azzurro e dei suoi libri sempre saturi di freschezza; della sua giovinezza sempre intatta e delle sue pagine sempre avvincenti.La Donna(Nicola Moscardelli).Il libro si chiude con un senso di soffocazione.Sebbene sia composto con un'arte squisita, nulla rivela in esso l'artefizio, nel quale era così facile cadere.... Non c'è nulla da aggiungere, e nulla da togliere.Don Marzio.Squisitezze psicologiche, gioielli d'osservazione, un profumo di grazia inarrivabile....Gazzetta di Messina(G. Gigans).Colei che seppe costruire coll'aiuto del suo potentissimo genio un'affascinante, vicenda —I divoratori— ; colei che seppe nel poema vibrante di verità accomunare la fede al dolore —Vae Victis— .... ci regala quest'opera semplice e possente.La Vivanti quando vuole appassionare il lettore, sceglie un argomento semplicissimo, un argomento di vita vera.Questa la sua arte. La semplice verità.La Scuola(Antonio de Filippis).Il poeta è vate. Gli basta uno sguardo, ed egli intravede il futuro. — Carducci, da profeta, intravide il genio di Annie Vivanti e disse: «canta!»..... Annie dimostrò il suo vero temperamento di artista col romanzo. Nel romanzo appare grande, perchè originale, strana, ardita, ma sempre vera. Tutta la vita di Annie è una battaglia contro la ipocrisia.... E conNaja Tripudiansella compie una lotta ancor più potente.Storia triste che risalta sulla tavolozza di un Rembrandt!Il Pungolo(Giuseppe Scaglione).La poetessa squisita di «Lirica» la narratrice intensamente drammatica dei casi pietosi e terribili di Maria Tarnowska, l'autrice di «Zingaresca» di «Vae Victis» di «Bocche Inutili» ha creato ancora un'opera di grande bellezza artistica e di appassionata, travolgente poesia. Sopratutto da questo ultimo libro bisogna veramente riconoscere ad Annie Vivanti, una grande forza di pensiero e di forma; di pensiero ricco, elevato, profondo, di stile deciso, rapido, serrato, in alcuni momenti quasi convulso.Ella non soffre infingimenti e contraffazioni del pensiero e della forma. Ribellandosi a falsare la propria natura impetuosa e serena, e la natura delle cose e degli uomini, porta nei suoi libri una veemenza ed un pathos, una sincerità di vita che incatena l'attenzione del lettore di pagina in pagina e di libro in libro, con un continuo crescendo.I suoi libri sono morali, non di una morale stentata, arcigna e cattedratica, ma libera e spontanea.Con quale signorilità e sicurezza d'intuito, con quale potenza di analisi e semplicità di espressione è narrato questo documento umano così tragico e così patetico!...Il Pungolo(Rodolfo Guido de Marsico)..... Questa la vicenda di «Naja Tripudians». Vicenda terribile che martoria lo spirito, che esaspera, che accende una ribellione, che ci fa bestemmiare la vita!E più terribile è il romanzo perchè scritto da una artista. Annie Vivanti ha adoperato i colori più delicati, le sfumature più evanescenti, perchè più fosca noi sentissimo la tragedia che quella luce distruggerà.Don Quichotte(Parigi)..... Madame Vivanti y confirme une fois de plus son grand talent. Les derniers chapitres constituent un morceau de haute littérature horrifique.GIUDIZI DELLA STAMPA INGLESE SU «I DIVORATORI»Herald.Qui ci troviamo davanti a quella rara cosa — un'opera di genio.Telegraph.Questo meraviglioso libro è un'opera di bellezza creata da chi possiede il più grande dono dello scrittore — lo stile.

GIUDIZI DELLA STAMPA SU «NAJA TRIPUDIANS»

Corriere della Sera(Ettore Janni).

Ed ecco ora il romanzo che avvince e fa rabbrividire, l'opera d'arte che spicca il volo dalla realtà ed è fantasia,Naja TripudiansdiAnnie Vivanti. L'idillico e il tragico vi fanno un violento contrasto.... ma l'idillio è come una maschera lieve che cade e scopre il volto dell'orrore.

La catastrofe è presentata con una potenza a cui non si resiste. Singolare nella sua sobrietà formidabile è la chiusa.

Un romanzo che non si confonde con gli altri: la voce che canta più alta e più sicura sulle mediocri orchestre e sui cori sguaiati.

Il Secolo(Paolo De Giovanni).

.... Un fiume di delicata poesia.

Giornale d'Italia(Diego Angeli).

.... E in queste parole è tutta la morale e tutta la spiegazione del bello e crudele romanzo cheAnnie Vivantipubblica in questi giorni pei tipi del Bemporad di Firenze. Bello e crudele e sotto un certo punto di vista altamente morale nella sua immoralità.... Quest'ultimo capitolo ha la durata di poche ore,... capitolo terribile, dove la descrizione di quella società equivoca è descritta con grande sapienza e dove tutti i vizi — dall'omosessualità alla cocainomania, dall'ubriachezza dei liquori forti allo stupore dell'oppio, dalle sottili dissertazioni sul godimento e sul desiderio, alla rivelazione brutale della voluttà — sono trattati con mano maestra.

.... E Annie Vivanti è un'artista e il suo romanzo è tanto più pericoloso in quanto che è più bello.

Idea Nazionale(Umberto Fracchia).

Naja Tripudianssi legge con foga. Ecco stabilita la superiorità di questo romanzo femminile su tanti romanzi maschili che sono terribilmente noiosi....

Il Marzocco(Luigi Tonelli).

.... Qui abbiamo una scrittrice nel vero senso della parola, che concepisce con potenza d'intelletto, e s'esprime con una sicurezza ed efficacia mirabili. InNaja Tripudiansriconosciamo l'autrice sorprendente deI divoratori, fosca diCirce, violenta e smagliante diVae Victis:la creatrice d'immagini sfolgoranti, la coniatrice di frasi sintetiche e potenti, la calcolatrice sapiente d'effetti irresistibili.

È impossibile resistere al fascino di questa scrittrice interessante che quando pare abbandoni, ti riprende di colpo, e t'inchioda allo scrittoio, finchè hai letto l'ultima pagina.... che ti lascia scosso e turbato fin nell'intimo dell'anima.

Il Tempo(Nicola Moscardelli).

Qui tutto è logico, naturale, musicale: il racconto precipita verso la conclusione fatale, così, come quella notte precipitava verso l'alba. Con quale modestia di mezzi è descritta l'aria in cui vive la mondana!

Come leggermente si insinuano nell'anima delle due colombe i profumi e gli stordimenti emanati da quel mondo nuovo.... accennando appena un particolare, come una piccola fiammella che s'apre e chiude improvvisa, come se una musica sonnolenta impregnasse di sè tutta l'aria, scivolando, le immagini si precisano, emergono, si realizzano.

L'impressione che dà il libro è profonda e profondamente morale: è l'orrore del male, la nausea per il vizio, il ribrezzo per la impurità scandalosa delle città cosidette morali.

Nuova Antologia.

Tutto il romanzo è un potente contrasto tra l'innocenza più pura e la depravazione più abbietta. A pagine fresche come un riso di puerizia, seguono pagine torbide di una drammaticità che turba e commuove.

L'Italia che scrive(Fernando Palazzi).

Qui veramente Annie Vivanti s'è abbandonata a sè stessa, ha svelato sè stessa. Forse non s'è neppure accorta di fare dell'arte, perchè in fondo non ha fatto altro che confidarci l'anima sua. Io non conosco Annie Vivanti, se non da un verso del Carducci.... ma noi conosciamo adesso la vera fisionomia dell'anima sua, che è bionda, romantica, timida, ingenua, sentimentale, fanciulla.

Si è discusso seNaja Tripudianssia o no il capolavoro di Annie Vivanti. Io capisco benissimo come altri possa preferireI divoratorioVae Victis, romanzi assai più forti. Io preferiscoNaja Tripudians, specialmente per la dolcezza.

Tutto(Cesare Sobrero).

Ecco un nuovo libro casto ed orribile ad un tempo.... Casto poichè la scrittrice riproduce le impudicizie col ferro rovente di una nausea profonda, di una desolazione accorata. Orribile, poichè la degenerazione psichica, e non psichica soltanto, vi è riprodotta colla precisione di altrettanti casi clinici.... Ricercando i gradi di parentela che possono esistere fraNaja Tripudianse le opere di altri artisti, viene fatto di pensare che Annie Vivanti abbia invocato, compiendo la sua nobile fatica, due grandi ombre: Victor Hugo ed Octave Mirbeau. Victorughiana è la concezione del libro per il senso profondo dei contrasti, per la tragicità del contenuto umano. La seconda parte del volume, cioè le pagine vigorosamente realistiche ricordano invece le acri, inesorabili pitture del Mirbeau.

.... Raramente in un libro, evocazione fu più dolorosa, pittura più straziante, lettura più struggente di questa orribile profanazione impunita.

I libri del giorno.

.... Qui veramente la forza del libro sta nella poesia della forma, nella efficace evocazione degli ambienti, nella leggera e quasi trasparente musicalità dei periodi. Il libro incomincia con capitoli di una delicatezza e di una grazia squisitamente femminili.... qualche cosa che fa pensare alla freschissima «Primavera» del Grieg.

.... Ma a un punto la tinta rosea del romanzo viene interrotta improvvisamente da qualcosa di oscuro e misterioso.... Le pagine si fanno inquiete; a quel profumo di innocenza che aveva fin qui accompagnato il racconto si mescola uno strano e tentante odor di peccato.

.... Corre per tutte le frasi come un misterioso brivido, un serpeggiare di febbre.

Aprire il romanzo e leggerlo è come entrare in una serra dove tra i più semplici e delicati mughetti, alcuni strani fiori effondono un loro acuto e perverso profumo. Non si ha il tempo e forse nemmeno il coraggio di avvicinarli, tanto quel profumo ci prende, ci stordisce, ci travolge. Esciremo dalla serra, opporremo gli occhi e la fronte ai rudi baci del vento, ma il ricordo di quei terribili fiori resterà a lungo entro di noi, come di un sogno bello e perverso....

Il Giorno(Carlo de Flaviis).

Pagine belle e tristissime: due piccoli mondi; scolpito, il primo, con una perfezione d'arte impeccabile, descritto il secondo, con una verità a volte piena di impudica baldanza a volte piena di titubante sgomento.

La Chiosa.

Tutta Annie Vivanti è qui: con le sue mani cariche di poesia ch'ella profonde in così bizzarro modo: qua, là, dovunque un dettaglio svegli la sua vibratilità, soffermi la sua commozione, desti la sua sensibilità.

Non ci soffermeremo a evocare le bellissime tra le molte belle pagine del romanzo. Al pari di tutti i libri della Vivanti esso afferra alle prime pagine e non lascia più.

L'interesse che suscita vi è graduato così che dall'incantesimo di una dolcezza piana e serena si passa a poco a poco per tutti gli stadi dell'ansia e della trepidazione fino a raggiungere l'angoscia piena d'orrore che strugge l'anima alla fine del racconto e del libro. Si esce da questa lettura sotto il peso di un incubo.

Poesia! questo è il segreto di Annie Vivanti. Il segreto della sua malìa e della sua arte; dei suoi occhi ancora pieni di stellante azzurro e dei suoi libri sempre saturi di freschezza; della sua giovinezza sempre intatta e delle sue pagine sempre avvincenti.

La Donna(Nicola Moscardelli).

Il libro si chiude con un senso di soffocazione.

Sebbene sia composto con un'arte squisita, nulla rivela in esso l'artefizio, nel quale era così facile cadere.... Non c'è nulla da aggiungere, e nulla da togliere.

Don Marzio.

Squisitezze psicologiche, gioielli d'osservazione, un profumo di grazia inarrivabile....

Gazzetta di Messina(G. Gigans).

Colei che seppe costruire coll'aiuto del suo potentissimo genio un'affascinante, vicenda —I divoratori— ; colei che seppe nel poema vibrante di verità accomunare la fede al dolore —Vae Victis— .... ci regala quest'opera semplice e possente.

La Vivanti quando vuole appassionare il lettore, sceglie un argomento semplicissimo, un argomento di vita vera.

Questa la sua arte. La semplice verità.

La Scuola(Antonio de Filippis).

Il poeta è vate. Gli basta uno sguardo, ed egli intravede il futuro. — Carducci, da profeta, intravide il genio di Annie Vivanti e disse: «canta!».

.... Annie dimostrò il suo vero temperamento di artista col romanzo. Nel romanzo appare grande, perchè originale, strana, ardita, ma sempre vera. Tutta la vita di Annie è una battaglia contro la ipocrisia.... E conNaja Tripudiansella compie una lotta ancor più potente.

Storia triste che risalta sulla tavolozza di un Rembrandt!

Il Pungolo(Giuseppe Scaglione).

La poetessa squisita di «Lirica» la narratrice intensamente drammatica dei casi pietosi e terribili di Maria Tarnowska, l'autrice di «Zingaresca» di «Vae Victis» di «Bocche Inutili» ha creato ancora un'opera di grande bellezza artistica e di appassionata, travolgente poesia. Sopratutto da questo ultimo libro bisogna veramente riconoscere ad Annie Vivanti, una grande forza di pensiero e di forma; di pensiero ricco, elevato, profondo, di stile deciso, rapido, serrato, in alcuni momenti quasi convulso.

Ella non soffre infingimenti e contraffazioni del pensiero e della forma. Ribellandosi a falsare la propria natura impetuosa e serena, e la natura delle cose e degli uomini, porta nei suoi libri una veemenza ed un pathos, una sincerità di vita che incatena l'attenzione del lettore di pagina in pagina e di libro in libro, con un continuo crescendo.

I suoi libri sono morali, non di una morale stentata, arcigna e cattedratica, ma libera e spontanea.

Con quale signorilità e sicurezza d'intuito, con quale potenza di analisi e semplicità di espressione è narrato questo documento umano così tragico e così patetico!...

Il Pungolo(Rodolfo Guido de Marsico).

.... Questa la vicenda di «Naja Tripudians». Vicenda terribile che martoria lo spirito, che esaspera, che accende una ribellione, che ci fa bestemmiare la vita!

E più terribile è il romanzo perchè scritto da una artista. Annie Vivanti ha adoperato i colori più delicati, le sfumature più evanescenti, perchè più fosca noi sentissimo la tragedia che quella luce distruggerà.

Don Quichotte(Parigi).

.... Madame Vivanti y confirme une fois de plus son grand talent. Les derniers chapitres constituent un morceau de haute littérature horrifique.

GIUDIZI DELLA STAMPA INGLESE SU «I DIVORATORI»

Herald.

Qui ci troviamo davanti a quella rara cosa — un'opera di genio.

Telegraph.

Questo meraviglioso libro è un'opera di bellezza creata da chi possiede il più grande dono dello scrittore — lo stile.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (thè/thé/thê, Revoire/Révoire e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (thè/thé/thê, Revoire/Révoire e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.


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