SOCIALISMO SENTIMENTALE
Questo giudizio onesto di un socialista onesto, che credeva giovare alla causa prediletta col culto della verità, senza orpelli e senza illusioni, non piacque a coloro che in Italia hanno preso nelle mani il monopolio del socialismo intransigente, come non piacque ciò che dissi con altrettanta franchezza nellaGrande Revue, e venni considerato come un nemico deiFascie designato al disprezzo come unsocialistoide. A mio conforto ed a mia giustificazione venne dopo una corrispondenza da Reggio Emilia—all’epoca del congresso socialista—nelPeupledi Bruxelles, e che certamente è dovuta al Vandervelde—uno dei capi più autorevoli del socialismo belga—nella quale è detto: «In Sicilia il movimento socialista data da ieri. Si è sviluppato con una rapidità che fa pensare alla formazione delle leghe operaie belghe, dopo gli avvenimenti di marzo 1866. Sinora i contadini siciliani erano rimasti completamente al di fuori di tutte le preoccupazioni socialiste. Bruscamente in meno di un anno, tutto questo proletariato si è organizzato; mail va sans direche questi nuovi aderentinon sono arrivati allapiena ed intera coscienza dell’ideale socialista. La maggior parte accettano il nuovo vangelo,come quei pagani che si facevano battezzare, ma che continuavano a portare delle ghirlande di fiori sugli altari di Freja. In qualche società i membri sono obbligati di assistere, da una parte alle riunioni socialiste, dall’altra alle feste annuali della Madonna. Ci si cita un gruppo—Il circolo della regina Margherita—che accetta ad una volta il principio dellalotta di classee il patronato del re d’Italia.
Questo giudizio era forse più aspro del mio; ma non era meno vero; e più severo sarebbe stato se fosse venuto all’indomani di certi luttuosi fatti determinati da domande giuste offuscate da altre assai reazionarie (Giardinelliecc.).
NUOVA COSCIENZA NEI LAVORATORI
È bene osservare però, che se per i lavoratori della Sicilia il programma marxista era incomprensibile, un passo notevole nel senso socialista in Sicilia si fece in questi ultimi tempi colla modificazione profonda nella coscienza degli stessi lavoratori, nel considerare la loro posizione di fronte alle altre classi e nel reclamare il loro diritto. Pel passato le classi dirigenti avvalendosi dei mezzi più poderosi di dominio—morale, religione, politica—adoperati nel modo descritto dal Loria, erano riuscite a mantenere in una specie di servitù di fatto i lavoratori che si credevano nel dovere di soffrire ed ubbidire. In altri tempi, costrettivi dalle sofferenze fisiche, poterono ribellarsi, ma essi raramente invocavano e facevano valere i propri diritti e credevano che il poco che potevano chiedere e sperare lo dovevanoattendere dalla carità e dalla generosità altrui. Ora invece sanno e dicono che quel poco che chiedono è lorodovutoed hannodirittodi esigerlo.
A Partanna nei tumulti si grida:Vogliamo lavoro e non elemosine!A Piana dei Greci, quando Plebano, Farina e Comandini visitaronla i contadini, benchè affamati e nella più squallidamiseria, respingevano l’elemosina credendosi avviliti, degradati accettandola.
Questi fatti provano la formazione della coscienza socialista nelle masse siciliane, e non è poco. Questa coscienza non si potrà più distruggerla e darà i suoi frutti.
Coloro che stavano alla direzione del movimento opportunamente avevano pensato ad eliminare molte stridenti contraddizioni; avevano messo in mora parecchiFasci, che vi si abbandonavano ed alcuni anche ne avevano eliminato dal seno del partito; (Lercara, Delia, ecc. ecc.); ma i fatti rimangono sempre come un indizio dello spirito che c’è nelle masse e della loro maturità maggiore o minore per accogliere i dettati del rigido socialismo marxista.
I FASCI E I CONTRATTI AGRARII
Intanto è bene avvertire che nel programma minimo iFasciavevano già ottenuto notevoli risultati. In taluni punti i salarî si erano elevati alquanto; altrove erano stati accettati dai proprietarii,—per timore di peggio o per ridestato senso di umanità—i patti colonici votati dal Congresso di Corleone. Il Cavalieri alludendo a questi successi sul terreno economico, nota che le modificazioni neicontratti agrarî, indarno raccomandate da tanti anni da Villari, da Rubieri, da Sonnino ecc., le ottennero iFascicollaviolenzae collaminacciae perciò in fondo loda l’opera del Congresso di Corleone[6].
Credo che egli sia stato inesattamente informato sui mezzi adoperati daiFascidi contadini per ottenere più eque condizioni dai proprietarî delle terre, a meno che egli non consideri come una violenza lo sciopero; ma se pur egli fosse nel vero, si potrebbero biasimare coloro che da secoli sono stati vilipesi ed abbandonati e che colle buone non erano mai riusciti a migliorare la propria tristissima condizione?
GLI OPERAI NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
La vittoria, infine, aveva coronato non poche lotte elettorali amministrative. A Piana dei Greci, a Corleone, a Prizzi, a Partinico, ad Alcamo, a San Giuseppe Jato, a Sancipirrello, ecc. ecc. contadini ed operai, candidati deiFasci, erano andati a far parte dei Consigli Comunali.
Si avrebbe torto, però, ritenendo che questi ed altri successi elettorali fossero dovuti esclusivamente alle forze socialiste: gli operai da un pezzo senza vero programma di partito prevalsero in molti comuni:alcuni li ebbero in mano completamente—Caltagirone, Agira, Biancavilla, ecc.—Altrove, ad esempio a Catania, a Messina gli eletti socialisti e con grande numero di voti, sono l’espressione di molte cause concomitanti e specialmente del malcontento suscitato dalle precedenti amministrazioni; negli eletti giovani onesti, intelligenti e coraggiosi si è visto un freno ed un controllo utile. In qualche punto i clericali e quella congerie di partiti locali senza programma alcuno hanno adescato i lavoratori, hanno messo all’asta il loro appoggio, accordando posti nei Consigli comunali a chi dava loro un maggior numero di voti e accordandoli spesso a coloro che meno li meritavano!
I FASCI NELLE ZONE AGRICOLE
I successi reali i cui risultati economici sono stati visibili ed immediati, si sono visti con particolarità nelle zone agricole; si spiega perciò come e perchè i contadini fossero i più ardenti nella lotta e si può prevedere che i loroFascisi riorganizzeranno presto e meglio degli altri non appena sarà passata la bufera attuale e prevarranno se saranno accortamente diretti; direzione accorta che c’era a Piana dei Greci per merito del D.r Barbato ed a Corleone per opera di Bernardino Verro. È facile prevedere ciò che avverrà in queste zone dal risultato delle elezioni amministrative in Piana dei Greci, dove pochi giorni prima della iniqua sentenza del 30 maggio, il D.r Barbato e i suoi compagni delFascio, non ostante lo stato di assedio e le cancellazioni arbitrarie ed odiose dalle liste elettorali fatte dal Regio Commissario straordinario,—vennero eletti consiglieri comunali alla quasi unanimità.
NOTE:[6]Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L. Bissolati brillantemente sostenne contro l’on. Prof. Luigi Luzzatti sulla assoluta mancanza di spontaneità nelleconcessionifatte dalla borghesia al proletariato (V. L. Bissolati:La lotta di classe e le alte idealità della borghesia. Milano 1893). L’avvocato cremonese dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano (1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato.... E ora?
[6]Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L. Bissolati brillantemente sostenne contro l’on. Prof. Luigi Luzzatti sulla assoluta mancanza di spontaneità nelleconcessionifatte dalla borghesia al proletariato (V. L. Bissolati:La lotta di classe e le alte idealità della borghesia. Milano 1893). L’avvocato cremonese dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano (1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato.... E ora?
[6]Questo piccolo episodio siciliano illustra sempre più ciò che L. Bissolati brillantemente sostenne contro l’on. Prof. Luigi Luzzatti sulla assoluta mancanza di spontaneità nelleconcessionifatte dalla borghesia al proletariato (V. L. Bissolati:La lotta di classe e le alte idealità della borghesia. Milano 1893). L’avvocato cremonese dimostra che tutte le leggi sociali favorevoli ai lavoratori in Inghilterra sono in correlazione colla conquistata influenza politica degli ultimi. Giustissimo! Sostenni sempre tale tesi, che formò il caposaldo delle mie teorie politico-sociali: la esposi nella conferenza al Teatro S. Cecilia in Palermo (1890) e al Consolato Operaio in Milano (1891). Allora dai valvassori del socialismo fui deriso e canzonato.... E ora?
Indice
Alla descrizione del movimento socialista siciliano nelle sue fasi e nelle sue condizioni attuali parmi opportuno far seguire un breve studio sulle cause, che lo hanno fatto assorgere ad una importanza, che non ha riscontro sul continente italiano; studio utile perchè somministra le migliori e più esatte indicazioni sulla condotta da seguire per regolarlo.
Il Prof. Lombroso, ch’è rimasto colpito dal rapido sviluppo del socialismo in Sicilia, per ispiegarlo attribuì un’azione preponderante al miscuglio delle razze e al clima. Senza intrattenermi di questo secondo fattore, la cui esagerata influenza ho dimostrato insussistente nellaSociologia Criminale(Vol. 2º), osservo sulla prima che a torto adesso lo si invoca.
I contatti tra razze diverse certamente producono fermenti insoliti e acceleramento della vita sociale: Carlo Cattaneo,precedendoil Gumplowicz e parecchi altri etnologi e sociologi contemporanei, giustamente lo affermò. Non è il caso di ricorrere a questa spiegazione oggi in Sicilia dove le razze sonofuse da oltre dieci secoli e dove la miscela non sarebbe nè maggiore, nè più recente che in Lombardia o nel Napolitano.
Alcune alte autorità, che non hanno coltura sufficiente per comprendere che una propaganda che non trovasse l’ubi consistamnelle opportune condizioni sociali, rimarrebbe sterile e forse neppure sarebbe tentata, attribuiscono tutto all’azione degli agitatori, dei demagoghi, come essi li chiamano per designarli al disprezzo pubblico; e agli agitatori assegnano moventi non confessabili. Dicono che questi ultimi sono mossi dall’ambizione di divenire consiglieri comunali e provinciali o anche deputati; osano affermare che si volle fare il giuoco di Crispi e rendere necessario il suo ritorno al potere; che si aspira alla separazione col protettorato inglese, sotto il quale Malta fiorisce; che la Francia soffia nel fuoco e vuole trarre partito di un movimento insurrezionale da lei favorito; che tutto il movimento non è che una manifestazione brigantesca e che la organizzazione non è socialistica, ma modellata e inspirata dallamafia.
SCIOCCHE CALUNNIE
La maggior parte di queste affermazioni rappresentano calunnie tanto odiose, quanto ridicole. Per quella piccola parte di vero che c’è dirò che bisogna non conoscere il cuore umano per meravigliarsi che l’ambizione si annidi nel cuore di qualche giovane intraprendente: essa anzi è un grande stimolo a mutare ed a progredire; e senza ambizione si può dire che non vi sono nell’attuale organizzazione sociale se non gl’inetti e i disgustati dalla vita pubblica. Tutto sta nel modo come si esplica e si cerca di soddisfare; e in quanto a questo, io che conoscoquasi tutti i giovani, che stavano alla testa deiFasci dei lavoratoriposso assicurare con serena coscienza, ch’essi sono davvero eccellenti nella grandissima maggioranza.[7]
LA JEUNESSE DORÉE SICILIANA
E non a torto l’on. Comandini ha descritto, in una delle sue corrispondenze, lajeunesse doréedel socialismo siciliano, simpaticamente, come dedita allo studio e alla propaganda. Il caso non è nuovo e non deve affattosorprendere. Chi non ricorda il lavorio di demolizione di tutte le vecchie credenze che venne fatto in Francia nel secolo scorso da buona parte dellajeunesse dorée? E chi non sa che al nihilismo i martiri e gli eroi più belli vennero dalla borghesia e dalla aristocrazia?
In quanto alla ingerenza e all’influenza dellamafiae delbrigantaggio, l’accusa è iniquamente bugiarda. Qualche ammonito, e davvero pochi, faceva parte deiFasci; ed a me che una volta deplorai il fatto si rispose: «dunque non si dovranno mai riabilitare? E perchè si meravigliano di qualche ammonito ch’è neiFascise hanno mandato Tanlongo in Senato e tanti ladri del pubblico denaro stanno in Parlamento? E perchè desta tanto scandalo un disgraziato che violò la legge per miseria per ignoranza e viene da noi paternamente accolto, mentre si trova regolarissimo che il Barone Tizio sia sindaco, sebbene abbia passato qualcheanno in carcere sotto gravissima accusa; e il Conte Filano tenga ai suoi ordini, comebravi, i peggiorimafiosidell’isola? Cristo, del resto, impone il perdono!»
Questo linguaggio semplice, onesto, elevato fu tenuto anche a Piana dei Greci a Rossi dellaTribuna.
Mi piace aggiungere che a me consta, che alcuni ammoniti da che erano stati ricevuti neiFasciavevano tenuto una condotta irreprensibile. E il fenomeno non è nuovo, per quanto possa sembrare strano a coloro che non conoscono il cuore umano. Ci fu in Sicilia nel 1893 un leggero aumento nella delinquenza; ma fu anche maggiore in gran parte del continente senza che vi fosseroFasci, ma per le cause sociali generali.
LE ACCUSE STOLTE E I FATTI
Se s’ingannano da pessimisti le autorità politiche e le classi dirigenti, o vogliono ingannare, non si appone neppure al vero il Bosco nella parte in cui si abbandona ad un ingenuo ottimismo e adduce come fattori concomitanti del progresso del socialismo in Sicilia lo sviluppo intellettuale e morale delle masse. Questo sviluppo è tale meschina cosa che davvero non avrebbe potuto dare i risultati che gli vengono attribuiti. L’analfabetismo e la delinquenza—negli omicidî Caltanissetta e Girgenti hanno il primato assoluto—nell’isola sono altissimi, e la lasciano a grandissima distanza dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dove il socialismo è assai meno rigoglioso in questo momento.[8]
Ispira simpatia il caso citato dal Rossi dellaTribunadi quei socî delFascio, poveri anch’essi, che si quotizzarono per ricomprare il mulo al compagno che l’aveva perduto, come si farebbe nellaZadrugadegli Slavi meridionali. Ma il caso isolato non autorizza affatto il Bosco a scrivere: «Moralmente il nostro contadino è di molto migliorato. Egli a poco a poco va spogliandosi della laida veste dell’egoismo e sente vivo l’amore pel prossimo; egli che non comprendeva nemmeno l’amore per la famiglia, ama oggi il fratello di dolore e lo aiuta in tutto quello che può. E di azioni veramente altruistiche, che indicano un grande progresso morale, potremmo citarne acentinaia(!!)»
Questa è poesia bella e buona; la realtà è diversa e si avvicina molto a quel materialismo economico da cui un discepolo di Marx non avrebbe dovuto discostarsi.
I FATTI E LE ESASPERAZIONI
La realtà è questa: in Sicilia c’è un grande malcontento pel malessere economico aggravato dalle condizioni politiche; malcontento che spinge alla protesta e alla reazione, coadiuvato dall’influenza ereditaria e dalle tradizioni locali. Il malcontento ha cause economiche generali e ne ha particolari che lo hanno reso più rapidamente sensibile: il malcontento è in alto e nelle classi dirigenti, che a forzadi mormorare e di protestare hanno incitato il popolo ad imitarle; e col malcontento in alto sono venuti meno i freni morali e materiali, che avrebbero potuto rattenere e moderare il malcontento irrompente in basso.
IL MALCONTENTO NELLE CLASSI DIRIGENTI
Tra le classi dirigenti il malumore serpeggia e si accresce con prodigiosa rapidità per tutte le cause generali, che agiscono in tutta Italia e che trovano l’addentellato e nella politica interna e nella politica estera e in tutte le esplicazioni della vita pubblica. Di questo stato dell’animo delle classi dirigenti dettero un saggio igrandi proprietarîdi Sicilia—senatori, deputati, duchi, principi, marchesi, baroni, cavalieri ed anche avvocati nullatenenti—che riuniti nella sala Ragona in Palermo, in numero di duecento, applaudirono freneticamente un rapporto del Comitato promotore, che nellaparte generale—dovuta al senator Guarneri—dice in principio così: «I deplorabili moti,—promossi da quali agitatori e da quali intenti l’Italia oggi non ignora—che sono scoppiati,non sarebbero avvenuti, o almeno non avrebbero tanto attecchito se in tutta l’isola non regnasse il più profondo malcontento ed universale malessere,nato da lunghi anni di trista amministrazione.» (p. 3) Dopo questa constatazione che valore possono avere le sciocche invettive contro isobillatori?
I proprietarî si lamentano acremente per la gravezza delle imposte erariali, provinciali e comunali, e in parte si lamentano a torto i grandi proprietarî, che se molto pagano non possono e non devono negare che dal 1860 in poi hanno visto aumentare vistosamente i loro redditi. Il prof. Salvioli affermache nel circondario di Mistretta i fitti raddoppiarono: in provincia di Catania aumentarono di circa un terzo ed in qualche zona del doppio, fino al 1881. Così in quella di Siracusa e di Caltanissetta. In provincia di Trapani l’aumento variò dal 30 al 100%. (Gabellotti e contadini in Siciliaecc. nellaRiforma Socialedel Nitti 10-25 marzo 1894). Le ricerche di altri agronomi e le mie confermano questo aumento straordinario nei fitti: e in questo come in tanti altri casi continua la rassomiglianza tra la Sicilia e l’Irlanda.[9]Inoltre il prodotto delle imposte di ogni genere in maggior parte venne speso a vantaggio degli stessi proprietarî. Molte strade comunali e provinciali, che hanno rovinato i corpi locali sono state costruite a loro esclusivo beneficio: e su di alcune si narrano intrighi e imposizioni scandalose per farle votare ed eseguire. Le imposte e le spese così riuscirono spesso ad aumentare la ricchezza dei proprietarî.
CENSIMENTO DELL’ASSE ECCLESIASTICO
In Sicilia, eziandio, a produrre una speciale perturbazione economica ha contribuito un fattore, che avrebbe dovuto essere benefico e che sotto certi punti di vista tale realmente è riuscito. Alludo al censimento dei beni demaniali e dell’asse ecclesiastico.
GARIBALDI E IL GOVERNO ITALIANO
Qui da dieci secoli le corporazioni religiose, le confraternite ecc. avevano ricevuto doni dai fedeli ed accumulato ricchezze enormi. Nel 1860 si può ritenere che esse possedevano oltre 190,000 ettari della migliore terra malamente coltivata sì, ma il cui prodotto veniva consumato localmente. Il generale Garibaldi vide il pericolo che derivava dalla esistenza di tale vasta manomorta ed il vantaggio che si poteva ricavarne distribuendola in piccoli lotti ai lavoratori; ma il suo ottimo pensiero fu svisato completamente poco dopo.
Il governo italiano, che successe alla Dittatura, ad un elevato fine economico-sociale ne sostituì uno puramente fiscale: e col censimento, che seguì alla soppressione delle corporazioni religiose, si costituì una risorsa finanziaria compiendo una vera spogliazione a danno dei Comuni, cui accordò in teoria un quarto della rendita dei beni delle suddette corporazioni—assottigliata da imposte e prelevazioni di ogni sorta—ma in fatto la negò con ogni sorta di tergiversazioni e di litigi.[10]
SI MANCA IL FINE
Coll’incameramento e col censimento eseguito con criterî fiscali, dal punto di vista sociale il progresso fu poco, perchè alle corporazioni nelle proprietà della terra si sostituì a poco a poco il grande proprietario, checchè ne abbia pensato il Prof. Corleo,ch’era un poco interessato a difendere il modo come s’era praticato il censimento; il competente Prof. Basile, anzi, arriva a dire, «che si sono vendute tutte le terre appartenenti una volta allemanimortee sono state acquistate da proprietarî oziosi, da far compariremanivivei monasteri di una volta.» (La quistione dei contadini in Italia.Messina 1894).
L’ASSENTEISMO
Dal punto di vista economico l’isola subì tutte le conseguenze dell’assenteismo; poichè il prodotto della terra e del lavoro—in gran parte sotto forma dicanone—emigrò tutti gli anni al di là dello stretto per essere consumato a Roma e nell’alta Italia, dove per ragioni geografiche, politiche e militari lo Stato spende una somma maggiore di quella che vi esige.
L’assenteismo—quest’altro male caratteristico dell’Irlanda—generato dal governo in Sicilia, si complica per dato e fatto di alcuni privati, che vi hanno grandi possessioni—Duca d’Aumale, duca di Ferrandina, duca di Monteleone, Principe di Trabia, Principe di S. Elia, Principe di Belmonte, ecc.—e che vivono, i più, nel continente italiano, in Francia o in Ispagna. I danni enormi economico-sociali dell’assenteismovennero riconosciuti da tempo dal Sonnino, dal Baer (nel suo eccellente studio sulLatifondo in SicilianellaNuova Antologiadel 15 aprile 1883) e di recente dal Cavalieri, da Monsignor Carini, dal De Rosa, ex-prefetto di Caltanissetta, dal senatore Faraldo, ex prefetto in Sicilia (Alcuni riflessi sui casi succeduti in Sicilia) ecc. ecc.
Questa causa di depressione economica, che agiva lentamente, da recente fu resa più energica colle facilitazioni allettatrici, che accordò lo Statoper lo affrancamento dei censi sui beni dell’asse ecclesiastico; i cui possessori assunsero impegni superiori alle loro forze, s’indebitarono—e contribuirono ad accrescere le immobilizzazioni bancarie—e mandarono al centro, non il reddito annuo ma l’importo delle terre censite e sottrassero alla vita economica del paese un ingente capitale.
In questo modo si crede, ed a me pare che la credenza sia giustificata, che l’isola abbia dato all’Italia più di quanto ha ricevuto; ed ha sicuramente ricevuto meno di quanto le si doveva sotto forma di strade, che sarebbe stata la più utile delle restituzioni sotto tutti gli aspetti. Lo Stato, altresì, a cagione della sua organizzazione centralizzatrice sino all’assurdo, agisce sulla periferia come una pompa aspirante, che restituisce solo in minima parte ciò che ne assorbe.
LE CONDIZIONI DI PUBBLICA SICUREZZA
Oltre questi fatti d’indole economica, vi è un’altra causa di malcontento, che si è resa intensa da recente per i proprietarî in generale ed è rappresentata dal peggioramento nelle condizioni della pubblica sicurezza. Sintanto che in Sicilia si ammazzava più che altrove, essi non si preoccupavano molto del fenomeno morale: questa forma di delinquenza di ordinario non li colpiva. Quando aumentarono i reati contro la proprietà e sopratutto l’abigeato, o furto di animali bovini e da trasporto, i sequestri di persona, i ricatti ecc. allora essi furono toccati direttamente, furono presi da paura, si rinchiusero nelle loro case, videro andare in malora i loro interessi, furono privati dei godimenti della vita campestre e venne meno la funzione dello Stato da loro più apprezzata: quella che compie lo stato-gendarme.Si può comprendere come e quanto protestassero!
IL LATIFONDO FACILITA ALCUNI REATI
È bene si dica che i furti in Sicilia se sono alquanto maggiori alla media del regno e dell’alta Italia, sono però molto al disotto che in Sardegna, nel Lazio, in Basilicata e negli Abruzzi[11]. Ma in Sicilia le forme speciali del reato contro la proprietà sopraccennate,—cioè:abigeato, sequestro di persona, ricatto, ecc.—se aumentano destano un grande allarme. E le gesta della banda Maurina, la taglia pagata dalla Baronessa vedova Sisto, i sequestri Coniglio, Terresena e del disgraziato cav. Billotti, che fu ucciso e bruciato in una grotta, destarono e mantengono lo spavento in tutti; spavento accresciuto talora dalle notizie false che spargono i contadini e gl’impiegati, che hanno interesse a tenere lontani dalle campagne i padroni. E il malandrinaggio e le altre cennate forme di reato contro la proprietà in Sicilia sono facili e frequenti per la esistenza del latifondo (che costringe alla cattiva distribuzione della popolazione, riunita in grossi centri, lontanissimi gli uni dagli altri, e circondati da campagne deserte e brulle) e per la mancanza di strade, per l’analfabetismo, e per le prepotenze feudali, che in qualche punto perdurarono più che altrove e generarono largo risentimento. I malandrini assurgono gradatamente alla trista altezza di briganti, e sanno tenere impunemente la campagna colla buona tattica: rispettano i piccoli, sanno procacciarsi il rispettoo la solidarietà dei contadini, dei bovari, dei pastori, degli zolfatari, o con terribili esempî incutono loro timore, quando in loro non trovano le ragioni—che mancano di rado—di odio contro i padroni.
LE CRISI
Queste cause che generano e mantengono la particolare delinquenza della Sicilia in modo permanente, negli ultimi tempi sono state rese più intense dalla crisi agricola e dalla crisi zolfifera. Della prima si è scritto abbastanza ed è conosciuta: il rinvilimento del prezzo dei cereali e dei vini e degli altri prodotti dell’isola—rinvilimento cagionato dalla rottura delle buone relazioni commerciali colla Francia e dalla depressione del mercato interno, impoverito dall’alta quota delle imposte pagate e da altre cause—ha arrecato gravi perdite ai proprietarî e per ripercussione ai lavoratori. La crisi ha talvolta forme e cause strettamente locali: così a Monreale, a Partinico e in altri punti della provincia di Palermo, dove sono avvenute dimostrazioni e torbidi, sebbene la proprietà sia ben divisa, in questi ultimi anni la miseria è grande, tanto più intollerabile in quanto che è del tutto insolita, poichè eccezionalmente generata dal ribasso fortissimo nel prezzo degli agrumi che rappresentano il prodotto esclusivo di quella ferace contrada[12].
LE CRISI E IL MALCONTENTO
Della crisi zolfifera dirò brevemente più oltre; qui mi basta conchiudere osservando che le due crisi, l’agricola e la mineraria, hanno direttamente aumentato il malcontento della classe dirigente per le ragioni economiche; e l’hanno indirettamente accresciuto in quanto che contribuirono in forte misura a peggiorare le condizioni della pubblica sicurezza.[13]
NOTE:[7]G. Alongi, intelligentissimo funzionario di pubblica sicurezza, in uno studio suiFasci dei Lavoratoriestratto delManualedel Comm. Astengo, ha raccolto talune odiose calunnie sopra alcuni Presidenti deiFasci, che tolgono valore al suo studio nel resto abbastanza buono.[8]In Sicilia, secondo i dati statistici recenti comunicatimi gentilmente dal D.r A. Bosco (della Direzione della statistica del regno), nel 1891 c’erano tra gli sposi e le spose 71% di analfabeti e 63% tra i coscritti, in Piemonte invece vi sono analfabeti nella proporzione del 12 e del 16%. In quanto a reati per 100,000 abitanti in Sicilia si ebbero nel 1891 denunzie 28 per omicidio, 359 per lesioni violente e 392 per furti; in Piemonte per le rispettive categorie si ebbero queste cifre; 4, 103, 223. Quanti insegnamenti in questo confronto![9]Chi vuole formarsi un’idea adeguata della somiglianza tra le due isole, in quanto a condizioni economico-sociali legga il libro dell’individualista Fournier:La question agraire en Irlandee l’opuscolo del socialista Kautsky:Irland. kultur-historische Skizze, Leipzig 1880.Il parallelo riesce utilissimo per le indicazioni che i casi d’Irlanda somministrano per la soluzione del problema siciliano.[10]Nel rapporto deigrandi proprietarîdi Sicilia a pagine 4 e 5 si legge:«La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni in capitale, e con un lieve bilancio di sole lire 21.792,585. E a dippiù dessa vi ha arrecato il suo tesoro, accumulato da lunghi secoli, dei beni ecclesiastici e demaniali. Però dessa vi è entrata al tempo stesso povera di opere pubbliche, cioè di mezzi di viabilità di ogni genere, di lavori portuali, e di bonifiche di qualunque natura.«La censuazione dei beni ecclesiastici, e la vendita di quelli demaniali ha avuto luogo, non ascopo sociale, non a sollievo delle classi agricole, ma a fine dilucro, e di finanza, e quest’Isola ha dovuto ricomprare le sue terre chiesastiche e demaniali, e allibertare le sue altre proprietà immobiliari, erogandovi la colossale somma di quasi 700 milioni, che sono stati sottratti alla bonifica delle altre sue terre.«Ed il quarto dei beni ecclesiastici, attribuito dalla legge del 7 luglio 1866 ai comuni dell’Isola, è stato davvero derisorio, giacchè (incredibile a dirsi, ma pure vero) ilvaloredi questi beni a riguardo dei detti comuni, è stato calcolato in base alle vilissime dichiarazioni del clero di Sicilia, per il soddisfo della tassa di manomorta del 4%. E da questonominalevalore sono stati dedotti il 30% attribuito allo Stato giusta la legge del 15 agosto 1867, e dippiù il 4%, di tassa di manomorta, ed un altro 5% per ispese di amministrazione. Però tutte queste deduzioni sono stato ragionate sulvalore effettivodei cennati beni; e sottratte in oltre le pensioni dovute ai membri degli Enti soppressi. Sicchè nulla, o quasi nulla, han percepito sin oggi dopo più che un quarto di secolo, i Comuni del cennato quarto di beni. Anzi il Demanio ha richiesta la restituzione delle poche somme, per tale causa, pagate a qualche Comune.«Or dietro tanti sacrifici che quest’Isola ha, per virtù di patriottismo, accettati, dessa avea bene il diritto di vedersi equiparata alle altre regioni d’Italia nelle condizioni di viabilità, o di miglioramento di ogni genere.»Mi associo di tutto cuore alla osservazione del Comitato promotore, che vorrei vedere tenuta nel dovuto conto da coloro che credono nellagenerositàdel governo italiano verso la Sicilia. Però devo notare che la valutazione dei beni dell’asse ecclesiastico fatta dalla relazione dei grandi proprietarî—secondo i dati fornitimi gentilmente dal Comm. Simeone, direttore generale del Demanio—è troppo esagerata.[11]La media del regno pel 1891 per 100,000 abitanti è di 348 furti, in Sardegna di 846, nel Lazio di 667, in Basilicata di 638, negli Abruzzi di 518, in Sicilia di 398.[12]Degli effetti del fiscalismo e dell’usura, che producono il grave malcontento dei piccoli e medî proprietarî se ne avrà una idea da questi desolanti dati statistici. Nella provincia sola di Caltanissetta dal 1883 al 1893 si fecero le seguenti espropriazioni: Caltanissetta 3151, Piazza Armerina 2033, Riesi 1648, Butera 1388, Santa Caterina Villarmosa 731, Mazzarino 604,Castrogiovanni463, Montedoro 500, Valguarnera 432, Resuttano 449, Sommatino 399, Delia 392, Serradifalco 322, Aidone 252, San Cataldo 228, Villalba 228, Niscemi 158, Barrafranca 140, Sutera 136, Vallelunga 116, Acquaviva 46, Pietraperzia 28, Villarosa 29, Marianopoli 10, Campofranco 6. La lista non è completa eppure le espropriazioni del decennio arrivano a 16662! (DallaRivista popolaredel 31 Dicembre 1893). Nel solo comune di Chiaramonte Gulfi (paese di circa 10000 abitanti nella provincia di Siracusa) nel mese di Dicembre 1893 per conto dell’esattore andarono all’asta 129 piccolissime e medie proprietà. Ho sottolineato la città di Castrogiovanni perchè nonostante il suo vastissimo territorio e i suoi 22000 abitanti, ha avuto, un numero relativamente esiguo di espropriazioni, perchè c’è un certo benessere.Fu mantenuta sempre la calma e l’ordine.[13]L’on. Marchese di San Giuliano davero uomo di Governo, nel senso comunemente attribuito a questa frase in Italia, e che sente la responsabilità della politica disastrosa da lui appoggiata dal 1882 al giorno d’oggi, ha tentato scagionare il governo dalle accuse rivoltegli, sostenendo che della depressione economica della Sicilia la colpa del governo è poca o almeno non è quanta glie ne viene attribuita. (Le condizioni presenti della Sicilia). La difesa non merita di essere discussa. Alle sue affermazioni, veramente audaci, rispondono i fasti della politica finanziaria, militare e doganale—strettamente connesse alla dinastica politica estera—che trovarono estimatori assai più equi anche tra i più eminenti uomini di governo; tra i quali cito soli i senatori Jacini e Finali, perchè credo, che bastino a controbilanciare l’autorità dell’ex-sottosegretario di Stato per l’agricoltura e commercio.
[7]G. Alongi, intelligentissimo funzionario di pubblica sicurezza, in uno studio suiFasci dei Lavoratoriestratto delManualedel Comm. Astengo, ha raccolto talune odiose calunnie sopra alcuni Presidenti deiFasci, che tolgono valore al suo studio nel resto abbastanza buono.
[7]G. Alongi, intelligentissimo funzionario di pubblica sicurezza, in uno studio suiFasci dei Lavoratoriestratto delManualedel Comm. Astengo, ha raccolto talune odiose calunnie sopra alcuni Presidenti deiFasci, che tolgono valore al suo studio nel resto abbastanza buono.
[8]In Sicilia, secondo i dati statistici recenti comunicatimi gentilmente dal D.r A. Bosco (della Direzione della statistica del regno), nel 1891 c’erano tra gli sposi e le spose 71% di analfabeti e 63% tra i coscritti, in Piemonte invece vi sono analfabeti nella proporzione del 12 e del 16%. In quanto a reati per 100,000 abitanti in Sicilia si ebbero nel 1891 denunzie 28 per omicidio, 359 per lesioni violente e 392 per furti; in Piemonte per le rispettive categorie si ebbero queste cifre; 4, 103, 223. Quanti insegnamenti in questo confronto!
[8]In Sicilia, secondo i dati statistici recenti comunicatimi gentilmente dal D.r A. Bosco (della Direzione della statistica del regno), nel 1891 c’erano tra gli sposi e le spose 71% di analfabeti e 63% tra i coscritti, in Piemonte invece vi sono analfabeti nella proporzione del 12 e del 16%. In quanto a reati per 100,000 abitanti in Sicilia si ebbero nel 1891 denunzie 28 per omicidio, 359 per lesioni violente e 392 per furti; in Piemonte per le rispettive categorie si ebbero queste cifre; 4, 103, 223. Quanti insegnamenti in questo confronto!
[9]Chi vuole formarsi un’idea adeguata della somiglianza tra le due isole, in quanto a condizioni economico-sociali legga il libro dell’individualista Fournier:La question agraire en Irlandee l’opuscolo del socialista Kautsky:Irland. kultur-historische Skizze, Leipzig 1880.Il parallelo riesce utilissimo per le indicazioni che i casi d’Irlanda somministrano per la soluzione del problema siciliano.
[9]Chi vuole formarsi un’idea adeguata della somiglianza tra le due isole, in quanto a condizioni economico-sociali legga il libro dell’individualista Fournier:La question agraire en Irlandee l’opuscolo del socialista Kautsky:Irland. kultur-historische Skizze, Leipzig 1880.
Il parallelo riesce utilissimo per le indicazioni che i casi d’Irlanda somministrano per la soluzione del problema siciliano.
[10]Nel rapporto deigrandi proprietarîdi Sicilia a pagine 4 e 5 si legge:«La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni in capitale, e con un lieve bilancio di sole lire 21.792,585. E a dippiù dessa vi ha arrecato il suo tesoro, accumulato da lunghi secoli, dei beni ecclesiastici e demaniali. Però dessa vi è entrata al tempo stesso povera di opere pubbliche, cioè di mezzi di viabilità di ogni genere, di lavori portuali, e di bonifiche di qualunque natura.«La censuazione dei beni ecclesiastici, e la vendita di quelli demaniali ha avuto luogo, non ascopo sociale, non a sollievo delle classi agricole, ma a fine dilucro, e di finanza, e quest’Isola ha dovuto ricomprare le sue terre chiesastiche e demaniali, e allibertare le sue altre proprietà immobiliari, erogandovi la colossale somma di quasi 700 milioni, che sono stati sottratti alla bonifica delle altre sue terre.«Ed il quarto dei beni ecclesiastici, attribuito dalla legge del 7 luglio 1866 ai comuni dell’Isola, è stato davvero derisorio, giacchè (incredibile a dirsi, ma pure vero) ilvaloredi questi beni a riguardo dei detti comuni, è stato calcolato in base alle vilissime dichiarazioni del clero di Sicilia, per il soddisfo della tassa di manomorta del 4%. E da questonominalevalore sono stati dedotti il 30% attribuito allo Stato giusta la legge del 15 agosto 1867, e dippiù il 4%, di tassa di manomorta, ed un altro 5% per ispese di amministrazione. Però tutte queste deduzioni sono stato ragionate sulvalore effettivodei cennati beni; e sottratte in oltre le pensioni dovute ai membri degli Enti soppressi. Sicchè nulla, o quasi nulla, han percepito sin oggi dopo più che un quarto di secolo, i Comuni del cennato quarto di beni. Anzi il Demanio ha richiesta la restituzione delle poche somme, per tale causa, pagate a qualche Comune.«Or dietro tanti sacrifici che quest’Isola ha, per virtù di patriottismo, accettati, dessa avea bene il diritto di vedersi equiparata alle altre regioni d’Italia nelle condizioni di viabilità, o di miglioramento di ogni genere.»Mi associo di tutto cuore alla osservazione del Comitato promotore, che vorrei vedere tenuta nel dovuto conto da coloro che credono nellagenerositàdel governo italiano verso la Sicilia. Però devo notare che la valutazione dei beni dell’asse ecclesiastico fatta dalla relazione dei grandi proprietarî—secondo i dati fornitimi gentilmente dal Comm. Simeone, direttore generale del Demanio—è troppo esagerata.
[10]Nel rapporto deigrandi proprietarîdi Sicilia a pagine 4 e 5 si legge:
«La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni in capitale, e con un lieve bilancio di sole lire 21.792,585. E a dippiù dessa vi ha arrecato il suo tesoro, accumulato da lunghi secoli, dei beni ecclesiastici e demaniali. Però dessa vi è entrata al tempo stesso povera di opere pubbliche, cioè di mezzi di viabilità di ogni genere, di lavori portuali, e di bonifiche di qualunque natura.
«La censuazione dei beni ecclesiastici, e la vendita di quelli demaniali ha avuto luogo, non ascopo sociale, non a sollievo delle classi agricole, ma a fine dilucro, e di finanza, e quest’Isola ha dovuto ricomprare le sue terre chiesastiche e demaniali, e allibertare le sue altre proprietà immobiliari, erogandovi la colossale somma di quasi 700 milioni, che sono stati sottratti alla bonifica delle altre sue terre.
«Ed il quarto dei beni ecclesiastici, attribuito dalla legge del 7 luglio 1866 ai comuni dell’Isola, è stato davvero derisorio, giacchè (incredibile a dirsi, ma pure vero) ilvaloredi questi beni a riguardo dei detti comuni, è stato calcolato in base alle vilissime dichiarazioni del clero di Sicilia, per il soddisfo della tassa di manomorta del 4%. E da questonominalevalore sono stati dedotti il 30% attribuito allo Stato giusta la legge del 15 agosto 1867, e dippiù il 4%, di tassa di manomorta, ed un altro 5% per ispese di amministrazione. Però tutte queste deduzioni sono stato ragionate sulvalore effettivodei cennati beni; e sottratte in oltre le pensioni dovute ai membri degli Enti soppressi. Sicchè nulla, o quasi nulla, han percepito sin oggi dopo più che un quarto di secolo, i Comuni del cennato quarto di beni. Anzi il Demanio ha richiesta la restituzione delle poche somme, per tale causa, pagate a qualche Comune.
«Or dietro tanti sacrifici che quest’Isola ha, per virtù di patriottismo, accettati, dessa avea bene il diritto di vedersi equiparata alle altre regioni d’Italia nelle condizioni di viabilità, o di miglioramento di ogni genere.»
Mi associo di tutto cuore alla osservazione del Comitato promotore, che vorrei vedere tenuta nel dovuto conto da coloro che credono nellagenerositàdel governo italiano verso la Sicilia. Però devo notare che la valutazione dei beni dell’asse ecclesiastico fatta dalla relazione dei grandi proprietarî—secondo i dati fornitimi gentilmente dal Comm. Simeone, direttore generale del Demanio—è troppo esagerata.
[11]La media del regno pel 1891 per 100,000 abitanti è di 348 furti, in Sardegna di 846, nel Lazio di 667, in Basilicata di 638, negli Abruzzi di 518, in Sicilia di 398.
[11]La media del regno pel 1891 per 100,000 abitanti è di 348 furti, in Sardegna di 846, nel Lazio di 667, in Basilicata di 638, negli Abruzzi di 518, in Sicilia di 398.
[12]Degli effetti del fiscalismo e dell’usura, che producono il grave malcontento dei piccoli e medî proprietarî se ne avrà una idea da questi desolanti dati statistici. Nella provincia sola di Caltanissetta dal 1883 al 1893 si fecero le seguenti espropriazioni: Caltanissetta 3151, Piazza Armerina 2033, Riesi 1648, Butera 1388, Santa Caterina Villarmosa 731, Mazzarino 604,Castrogiovanni463, Montedoro 500, Valguarnera 432, Resuttano 449, Sommatino 399, Delia 392, Serradifalco 322, Aidone 252, San Cataldo 228, Villalba 228, Niscemi 158, Barrafranca 140, Sutera 136, Vallelunga 116, Acquaviva 46, Pietraperzia 28, Villarosa 29, Marianopoli 10, Campofranco 6. La lista non è completa eppure le espropriazioni del decennio arrivano a 16662! (DallaRivista popolaredel 31 Dicembre 1893). Nel solo comune di Chiaramonte Gulfi (paese di circa 10000 abitanti nella provincia di Siracusa) nel mese di Dicembre 1893 per conto dell’esattore andarono all’asta 129 piccolissime e medie proprietà. Ho sottolineato la città di Castrogiovanni perchè nonostante il suo vastissimo territorio e i suoi 22000 abitanti, ha avuto, un numero relativamente esiguo di espropriazioni, perchè c’è un certo benessere.Fu mantenuta sempre la calma e l’ordine.
[12]Degli effetti del fiscalismo e dell’usura, che producono il grave malcontento dei piccoli e medî proprietarî se ne avrà una idea da questi desolanti dati statistici. Nella provincia sola di Caltanissetta dal 1883 al 1893 si fecero le seguenti espropriazioni: Caltanissetta 3151, Piazza Armerina 2033, Riesi 1648, Butera 1388, Santa Caterina Villarmosa 731, Mazzarino 604,Castrogiovanni463, Montedoro 500, Valguarnera 432, Resuttano 449, Sommatino 399, Delia 392, Serradifalco 322, Aidone 252, San Cataldo 228, Villalba 228, Niscemi 158, Barrafranca 140, Sutera 136, Vallelunga 116, Acquaviva 46, Pietraperzia 28, Villarosa 29, Marianopoli 10, Campofranco 6. La lista non è completa eppure le espropriazioni del decennio arrivano a 16662! (DallaRivista popolaredel 31 Dicembre 1893). Nel solo comune di Chiaramonte Gulfi (paese di circa 10000 abitanti nella provincia di Siracusa) nel mese di Dicembre 1893 per conto dell’esattore andarono all’asta 129 piccolissime e medie proprietà. Ho sottolineato la città di Castrogiovanni perchè nonostante il suo vastissimo territorio e i suoi 22000 abitanti, ha avuto, un numero relativamente esiguo di espropriazioni, perchè c’è un certo benessere.Fu mantenuta sempre la calma e l’ordine.
[13]L’on. Marchese di San Giuliano davero uomo di Governo, nel senso comunemente attribuito a questa frase in Italia, e che sente la responsabilità della politica disastrosa da lui appoggiata dal 1882 al giorno d’oggi, ha tentato scagionare il governo dalle accuse rivoltegli, sostenendo che della depressione economica della Sicilia la colpa del governo è poca o almeno non è quanta glie ne viene attribuita. (Le condizioni presenti della Sicilia). La difesa non merita di essere discussa. Alle sue affermazioni, veramente audaci, rispondono i fasti della politica finanziaria, militare e doganale—strettamente connesse alla dinastica politica estera—che trovarono estimatori assai più equi anche tra i più eminenti uomini di governo; tra i quali cito soli i senatori Jacini e Finali, perchè credo, che bastino a controbilanciare l’autorità dell’ex-sottosegretario di Stato per l’agricoltura e commercio.
[13]L’on. Marchese di San Giuliano davero uomo di Governo, nel senso comunemente attribuito a questa frase in Italia, e che sente la responsabilità della politica disastrosa da lui appoggiata dal 1882 al giorno d’oggi, ha tentato scagionare il governo dalle accuse rivoltegli, sostenendo che della depressione economica della Sicilia la colpa del governo è poca o almeno non è quanta glie ne viene attribuita. (Le condizioni presenti della Sicilia). La difesa non merita di essere discussa. Alle sue affermazioni, veramente audaci, rispondono i fasti della politica finanziaria, militare e doganale—strettamente connesse alla dinastica politica estera—che trovarono estimatori assai più equi anche tra i più eminenti uomini di governo; tra i quali cito soli i senatori Jacini e Finali, perchè credo, che bastino a controbilanciare l’autorità dell’ex-sottosegretario di Stato per l’agricoltura e commercio.
Indice
Dei piccoli proprietarî non occorre tener parola. La loro condizione, che peggiora dappertutto, non è diversa in Sicilia di quella che è altrove; essi che hanno minore resistenza da opporre alle cause di depressione economica, sentono che muoiono, che gradatamente vengono gettati tra le file del proletariato. Perciò giustamente cominciano ad essere accessibili alla propaganda socialista, che tra loro riuscirebbe più efficace se il concetto dellalotta di classe—facilmente frainteso—non li spaventasse, perchè temono che in un momento decisivo i proletarî, non saprebbero fare distinzioni sottili tra grandi e piccoli proprietarî e li voterebbero tutti alla morte[14].
AZIONE MODERATRICE DEI SOCIALISTI
Nè occorre intrattenersi del proletariato urbano, poco dissimile per le condizioni economiche da quello del resto d’Italia; inferiore al medesimo nella istruzione, nella coltura, nella compartecipazione alla vita pubblica. IFasci dei lavoratoridelle città,—eccettuato quello di Catania—perciò offrono una minore solidità ed attività di quelli delle campagne, e poco fanno parlare di loro. Così Palermo rimane tranquilla, mentre alle sue porte, a Partinico, a Monreale, a Girardinello è forte l’agitazione; si arresta, si ferisce, si ammazza. Con che non s’intende disconoscere che in questa attitudine non abbia seriamente contribuito la influenza moderatrice che i capi del partito socialista esercitano sulle masse, consci come sono dei danni che verrebbero da un movimento inconsulto: azione altamente moderatrice e non mai abbastanza lodata—sebbene dal Governo del tutto disconosciuta—esercitata pure dal dott. Barbato a Piana dei Greci e dal Verro nelle contrade di Corleone: paesi che senza di questa azione moderatrice avrebbero potuto dare un forte e pericoloso contingente agli ultimi sanguinosi tumulti.
Tristissima è la sorte delle cinquantamila famiglie, che vivono direttamente del lavoro nelle miniere di zolfo. Ireportersche hanno visitato l’isola in generale si sono dati alle commoventi descrizioni dei così detticarusi, cioè dei giovani dagli 8 ai 20 anni, che sulle loro spalle traggono fuori dalle visceredella terra il minerale da cui si estrae lo zolfo; e lo trasportano attorno aicalcheroni, nei quali viene fuso e ridotto in pani; descrizioni, che fanno rassomigliare una zolfara ad una bolgia dantesca coi suoi disgraziati abitatori e che di poco si scostano dal vero.
I CARUSI
Icarusihanno formato oggetto di vive discussioni a varie riprese in Italia.
La stampa del continente se ne occupò con interessamento dopo la pubblicazione del libro di Sonnino suiContadini in Sicilia, il quale ne trattò nell’appendice. Quando si cominciò a parlare di legislazione sociale tornarono di moda; e finalmente nel settembre scorso ci fu di nuovo una esplosione di sdegno per le sofferenze di questi lavoratori delle miniere dopo la descrizione fattane dal Rossi dellaTribuna.
Se sono molte le inesattezze scritte e divulgate sulla durezza del lavoro dei minatori di zolfo, sono assai minori quelle suicarusi.
Tra tutte le descrizioni sul lavoro aspro, durissimo, cui sono condannati icarusi, rimane, a mio giudizio, più esatta, per quanto elegante e sentimentale, quella datane da Gustavo Chiesi nellaSicilia Illustrata. Non mi arrischio di rifarla o di ripeterla perchè a me manca quella vivacità dello stile ch’è necessaria per farne un bozzetto, che per quanto impressionante rimane sempre verista. Mi limito, perciò, ad occuparmi di quella parte delle loro condizioni, che si presta ad essere trattata con l’aridità che mi è abituale.
LA DURATA DEL LAVORO
Comincio dalla durata del lavoro. Raramente la giornata di lavoro deicarusisorpassa le otto ore,come raramente rimane al disotto, mentre quasi mai ilpicconierelavora per otto ore, e la sua settimana di lavoro è di quaranta ore.[15]
Quindi sotto questo punto di vista la legge delle otto ore nelle miniere della Sicilia non avrebbe sensibile applicazione e non darebbe gli sperati utili risultati.
Icarusi, come ipicconieri, lavorano a cottimo e ricevono una parte maggiore o minore dell’importo dellacassadi zolfo, secondo la maggiore o minore distanza dal cantiere della lavorazione al piano d’impostamento presso ilcalcherone, e secondo pure la lunghezza e ripidità della scala. Da queste due condizioni, infatti, dipende il numero deiviaggi, che può fare ilcarusoe la quantità di minerale, che può essere trasportata fuori in una giornata.
IL SALARIO E L’USURA
Il salario varia in questo momento dai 40 centesimi alla lira al giorno secondo l’età; ma si avverta, che oggi non che al salario dellosweating systemsono ridotti al doloroso sciopero forzato.
L’usura pesa suicarusi, come pesa suipicconieri, e non è esatto che questi ultimi riversino sui primi la parte che a loro spetta; almeno questo è un caso del tutto eccezionale e che si verifica quando il picconiere è agiato, ha un piccolo capitaluccio e fa lui stesso le anticipazioni in generi alcaruso. Ma in questo caso, per essere giusti, si deve riconoscere che il picconiere non esercita l’usura in proporzioni superiori a quelle, cui si dovrebbe sottostare ricorrendo allabottegadel padrone-coltivatore.
Si sono esagerate di molto le crudeltà delpicconierecontro ilcaruso, che si è voluto dipingere come se fosse assolutamente lo schiavo del primo e su cui avrebbe una specie didirittodi vita e di morte. I rapporti trapicconieriecarusisono improntati generalmente a quel carattere di durezza, che prevale nelle classi inferiori, specialmente della Sicilia.
Il contadino si crede nel diritto di bastonare la propria moglie e i propri figli; e lo stesso diritto crede di avere ilpicconiereverso ilcaruso. Non sono rari i casi, poi, in cui il primo mostra una eccezionale dolcezza verso il secondo; e lo liscia, lo carezza, gli regala qualche sigaro e lo porta a bere un bicchiere di vino nei giorni festivi e di domenica. E ciò fa più per convenienza, che per bontà di animo; lo fa per quell’anticipoche gli ha dato e che è stato erroneamenteinterpretatoe dal Sonnino e dal Rossi e da molti altri, che ne hanno scritto.
RAPPORTI TRA CARUSO E PICCONIERE
Quando uncarusos’impegna a lavorare con unpicconierericeve da questo una somma, che varia dalle 50 alle 150 lire, secondo l’età e la ricerca che c’è dicarusi. Questa somma si chiamaanticipo morto, che non sempre si sconta gradatamente col lavoro quotidiano, ma si restituisce quando ilcarusovuole andare a lavorare con un altropicconiereo vuole cambiare mestiere.
Le famiglie di contadini e anche di operai dei centri urbani hanno una grande risorsa nelloanticipo, che intascano per uno o due figli, che mandano a lavorare nelle miniere; ma si sbaglia grossolanamente quando si crede che questoanticipo, che spesso nè ilcaruso, nè la sua famiglia sono in condizione di restituire, costituisca un legame economico rassomigliante alla servitù. Il vero è che ilcaruso, se è nullatenente e poco onesto, o se tale è la sua famiglia, un bel giorno lascia con un palmo di naso ilpicconiere, e va a lavorare con un altropicconiere, intascando un altroanticipo: operazione, che ripete talvolta con parecchi che lascia sul lastrico. Alpicconierenon resta che esperimentare l’azione civile, senza utile alcuno; ma qualche volta, esasperato dalla perdita, che per lui è un vero disastro, lo cerca, lo insegue, e se lo trova, lo bastona terribilmente. Non poche volte sorse fiera contesa con brave coltellate tra l’anticopicconierederubato e il nuovo con cui è andato a lavorare ilcarusosenza restituire al primo l’anticipo; poichè le consuetudini e le leggi dell’omertàesigono che unpicconiere, assoldando uncaruso, s’incarichi esso stesso di saldare il creditore precedente, cui si sostituisce in tutto e per tutto. Chi vien meno a tali consuetudinie leggi dellamafia, si espone alle vendette del danneggiato; e in realtà è meritevole di punizione perchè se esso non ruba, tiene il sacco.
Ma ipicconieriintelligenti, se trovanocarusibuoni e laboriosi, li trattano bene e li carezzano, e io conosco lavoratori che da anni stanno in relazioni intime e affettuose, come ne conoscono tutti coloro che hanno coltivato miniere di zolfo.