ATTO SECONDOUna stamberga nel poverissimo quartierino sotto tetto in via Mauconseil. Tre porte, due laterali ed una in fondo verso la destra. Delle laterali quella a destra scorge alla stanza di Antonio e Battistino; quella a sinistra alla camera da letto di Carlo e Nicoletta. Nel mezzo della scena in fondo un ampio abbaino colla sua vetrata che guarda sull'infinita distesa dei tetti di Parigi coperti di neve. Sotto all'abbaino un mobiletto, come un piccolo canterano, sul quale sta il busto di Molière in mezzo al alcune boccette di medicinali. Sulla scena, a destra, un seggiolone a braccioli coperto di stoffa svanita, accosto ad un braciere colla sua palettina; a sinistra un tavolino fra due seggiole impagliate: sul tavolino un tappeto logoro, un candeliere di ottone colla sua candela spenta, l'occorrente per iscrivere, alcuni fogli di carta bollata bianca ed uno scartafaccio di carte legate con un nastro. D'inverno, il 6 di febbraio del 1793. È giorno.SCENA I.ANTONIOal tavolino che copia scritture su carta bollata, soffiandosi di quando in quando sulle dita, e poi subito dal fondoBATTISTINOcon cappello e mazza.Ant.(scrivendo). — «Fait passé et signé en la demeure du soussigné, à la présence des dits témoins, à Paris, ce six février, mil sept cent quatre vingt treize.»(stirandosi)Oh finalmente! non ne posso più!(Battistino)Ebbene?(si alza e s'accosta al braciere per riscaldarsi mani e piedi)Batt.— Pieno di freddo e colle mani vuote secondo il solito... sebbene non abbia perduto affatto il tempo. E tu hai finito?Ant.— In questo momento... Mi scaldo un pochino e poi corro a portare quello che ho fatto. Potevo terminare tutto la notte scorsa, ma cascavo dal sonno...Batt.— Già! A non mangiare ci s'arriva; ma non a non dormire. Meno male che a levarsi il bisogno di dormire non costa nulla, mentre quell'altro... E oggi! — No, Tonino, se il mondo lo facevo io, questa brutta necessità di mangiare non ce la mettevo davvero! — Anzi l'uomo l'avrei fatto che si trovasse naturalmente nelle disposizioni di chi si alza da una buona tavola...(ha levato una crosta di pane dal cassetto del tavolino e la rosicchia)Capisci che bella cosa? Tutti di buon umore, tutti a scherzare, o parlar d'arte, a fare all'amore: la vera età dell'oro!... mentre questa la vedi che età: l'età delle croste!(per buttarla via)Oh vilissima crosta... se avessi di meglio!(seguita a rosicchiare)Ant.— Beato te che sai pigliare in burletta anche l'appetito!Batt.— Sono fiorentino! Ma chi non ha fatto la burletta è stato il padron di casa di via Richelieu. Altro che darmi quattrini per la mobilia che c'ha sequestrato per la pigione! Mi rispose che non tornava neanche il conto! Che si fosse già contenti d'aver potuto portar via questa bella roba... tre seggiole con tre gambe... e il busto di Molière per giunta!... Se gli era una pentola se la teneva: ma un poeta! Allora dissi fra me: andiamo a frecciare Préville a Beauvais, o Favart a Belleville.Ant.— Avresti fatto malissimo. La povertà deve avere il suo pudore.Batt.— Già. Ma Préville s'è nascosto e Favart, per non lasciarsi trovare, è addirittura morto. E per questo sono andato dritto dritto dal deputato Chénier.Ant.— Spero che non gli avrai detto che siamo quassù e nella più dolorosa povertà.Batt.— Ah! povertà non l'ho detto...Ant.— Meno male.Batt.— Ho detto estrema miseria.Ant.— Battistino!Batt.— Tonino, fammi il piacere, che quando il bastimento cola a fondo, non si deve pensare che a salvare la pelle!Ant.— E così il poeta italiano dovrà arrossire della sua miseria dinnanzi al poeta francese? Ma non senti che è meglio morire di fame mille volte?Batt.— Neanche una, poichè con tante belle libertà e sopra tutte quella di morir di fame, la tua morte non darebbe al povero avvocato che uno schianto di più al cuore! Oh se i sentimenti generosi potessero tener luogo di bistecche e di legna da riscaldare, allora nessuno starebbe meglio di noi. Ma par fatto apposta: più hai idee alte e meno puoi soddisfare i bisogni bassi! Quanto poi alla miseria del poeta italiano, capisco, rincresce, dinnanzi agli stranieri; ma dacchè mondo è mondo, poeta italiano e uomo squattrinato son sempre tornati la stessa cosa... Perchè dunque si dovrebbe fare un'eccezione per lui? Sarebbe un'ingiustizia anche per quelli di là da venire!Ant.— Meno male se non fosse che la miseria! Ma lo zio declina ogni giorno di più, e per quanto si cerchi di nascondergli le nostre strettezze, come si è fatto delle stragi del settembre e poi del supplizio del Re, io temo che l'abbandono di ogni antico amico gli debba essere fatale.(si asciuga gli occhi)Batt.— Coraggio, via! Chénier verrà quest'oggi istesso, e quando avrà visto... quello che non c'è, qualche cosa farà perchè il suo vecchio e glorioso amico possa almeno morire tranquillo. Tu va a portare le tue scritture: alla casa ci penso io.Ant.— Se viene intanto Chénier, digli quanto ti pare...Batt.— È presto detto: zero via zero, zero.Ant.— Ti dò carta bianca... Io non ho più la testa a segno, e l'avrei anche meno senza della zia così coraggiosa, senza di te che dopo la partenza di Pierina ti adatti ad ogni servizio più basso!...Batt.— Protesto: a questo piano non c'è più nulla di basso!Ant.— E io per tanta abnegazione(lo piglia fra le sue braccia)non avrò da darti nessuna ricompensa! Nessuna!Batt.— Tonino, lo fai apposta ad intenerirmi, con quella crosta che ho sullo stomaco?Ant.— Hai ragione... Vado... E ricordati, se viene Chénier, carta bianca.(piglia lo scartafaccio, cappello e mazza ed esce dal fondo)Batt.— Carta bianca per dare ad un povero vecchio mezzocieco un'ultima illusione di agiatezza, quando un assegnato di cento lire non serve che per quindici, quando tutta Parigi agonizza fra le strette delle armate straniere e del Comitato di salute pubblica? Salute per modo di dire! Sicuro che col suo metodo non si patisce più il mal di capo! Carta bianca e a chi? Ad un comico a spasso. — Che sa fare lei? — Ridere. — Far ridere quando una risata può dare a sospettare che abbiamo un'idea diversa dalla loro, quando per cambiarci le idee ci cambiano addirittura la testa — senza darcene neanche un'altra?! — Perdoni, mi pareva che giusto in questi momentacci il fare una bella risata facesse un po' di bene. — No, no, caro, il ridere per ridere è giù di moda. L'uomo dopo che s'è dato alla politica è più che mai la gran bestia malinconica. E poi noi i nostri comici li abbiamo senza andare in teatro: abbiamo quelli che fanno le cose ridicole coll'aria seria... questi sono adesso i grandi artisti! Lei è un avvocato vuoto d'idee e pieno di rettorica tal qualeel sour autor? Bravo: lo manderemo all'Assemblea. Lei non ha mai saputo amministrare il fatto suo comePantalon? Benone: le faremo amministrare il paese. Lei invece è di tutte le opinioni comeArlechinodi tutti i colori? A meraviglia! Avanti conBrighella,TruffaldinoeScaramuccia: a voi il nostro voto e il nostro destino! A voi i migliori posti, belle maschere della nuova Commedia! — E tu, Battistino, non capisci perchè ora i comici vadano a terra? Ma se fanno ridere di più quegli altri!SCENA II.PIERINA, con una panierina, dal fondo.Detti.Pier.— Titino, sono venuta a darvi una buona notizia. Ma lasciate la chiave nell'uscio?Batt.— Non c'è nessun pericolo; ma ditemi subito... Oh che delizioso profumo da questa panierina!Pier.— Lo credo io: pasticcetti ripieni di selvaggina belli e caldi!Batt.— A questi lumi di luna selvaggina?Pier.— Nella casa dove mi sono allogata nessuna privazione!Batt.— (Tal quale in questa). Dunque sentiamo la buona notizia... ma è un gran buon odore!Pier.— L'odore non è nulla in confronto del sapore...Batt.— No... non ne voglio assaggiare... (Chissà che cosa direbbe quella crosta!)Pier.— Oh uno! Uno più uno meno!(ha preso un pasticcetto nella paniera)Batt.— Allora piglio un piatto...(va al canterano a pigliarlo)Pier.— Un piatto per metterci un pasticcetto!Batt.— Per mangiarmelo con tutto il comodo e la riflessione che merita.Pier.— Che stamberga! E a che piano siete venuti!Batt.— Oh! al sesto... (perchè non c'era il settimo...) per l'aria, la luce...(guardando il pasticcetto nel piatto)Deve essere squisito... ma ora che ci penso... sarà meglio che lo dia all'avvocato.Pier.— E allora quest'altro a sua moglie. Due più, due meno!Batt.— Sicuro... E al nipote, quel bravo Tonino, nulla?Pier.— Ma allora sono tre... Via diamogliene uno anche a Tonino... Ma siete proprio ridotti agli sgoccioli?...Batt.(sottovoce). — Non rimangono neanche più le sgocciolature!Pier.— E il vostro credito?Batt.— Credito?! Lo vedete, Pierina, questo foglio di carta bollata da una lira? Ebbene basta che io ci metta il mio nome sopra perchè non valga subito più nulla!Pier.— Ma io non voglio che il mio fidanzato si riduca così al lumicino.Batt.— Che lumicino d'Egitto? Se non sono più in carne è perchè sono degli Stuck che possono essere unti, ma grassi mai! E sto benone! Ho sempre un appetito... Ma che buon odore mandano questi pasticcetti!(mette il piatto sul canterano)Pier.— Ve ne ho già dati tre...(un gesto di Battistino)ma voi non ne avete avuto nessuno...(gliene porge un altro)Batt.(stendendo la mano). — Non vorrei essere indiscreto...Pier.— Ma tiriamo via e lasciatemi parlare. Il mio nuovopadrone, ve l'ho già detto, è un fornitore d'armata. Ora siccome andiamo a Nizza ad aspettare che l'esercito francese abbia preso Torino...Batt.— Aspetterete un pezzo.Pier.(seguitando)— ... il padrone cerca un giovane segretario che sappia l'italiano per portarselo con sè, bene stipendiato, alloggiato, nutrito e con un tanto per cento sulle forniture, quattro cose.Batt.— E stare accanto a Pierina che ne vale dieci.Pier.— Stare accanto? Ma il padrone a cui ho raccontato tutto, è contento che ci sposiamo subito!Batt.— Troppa felicità in una volta!Pier.— Ma bisogna partire domani!Batt.— Domani...(guarda a sinistra)Pier.— È la nostra fortuna, Titino! Pensate che potremo risparmiare la paga, le mancie e ancora fare dei guadagni sulla spesa di casa... È proprio vero quello che dice l'avvocato, che il tempo è galantuomo!Batt.— Il tempo sì, ma non le serve che sgraffignano sulla spesa!Pier.— Oh il padrone è uno straniero per noi.Batt.— E non fa peccato anche il rubare agli stranieri?Pier.(alzando le spalle). — Oh! quando si ama il suo paese!Batt.— Ho capito, si ruberebbe per amor di patria! Ma anche senza rubar nulla, come faremo, io sarò contentissimo di dovere tutto alla più bella delle Pierine!(l'abbraccia)SCENA III.GOLDONIin veste da camera al braccio diNICOLETTA, dalla sinistra.Detti.Nicol.— Tortoreggiano, bravi!(a Goldoni)C'è la nostra brava Pierina che s'è ricordata di noi.Gold.— Brava davvero!Pier.— (Povero avvocato, non è più che un'ombra!) Sono proprio io, venuta apposta... per...Batt.(pigliando il cartoccio dei pasticcetti dalla paniera). — Farvi assaggiare due pasticci fatti da lei...(sottovoce a Pierina)Per questa volta al fornitore resteranno quelli che fa lui...(a Goldoni)Senta che profumo!Gold.— Squisito... ma non mi sento... Da qualche giorno non ho più voglia di nulla...Nicol.— Ma un po' di brodo, ora che hai riposato, lo devi prendere per farmi piacere.Gold.— Per farti piacere, sia... Pierina, vieni qui vicino... Ti fai più bella tu.Pier.— Che dice, avvocato? Si vede proprio che non ci vede bene!Nicol.(andata al canterano in fondo per pigliarvi un bricco). — Oh! le belle ragazze le vede ancora!Gold.— Vedi, Pierina? Per causa tua mia moglie diventa gelosa! Troppo tardi, Nicoletta; ma ad ogni modo sta sicura che delle infedeltà non te ne faccio più!Nicol.(mette il bricco a scaldare sul braciere). — Ci conto, badiamo!Pier.— Se me lo permettono, ritornerò più tardi... sono vicina...Gold.— Mi fai un piacere a me — e due a Battistino.Pier.— Signora Nicoletta, serva sua...(a Battistino sottovoce)A questa sera...Nicol.— Addio, Pierina, a rivederci.(Pierina esce dal fondo con Battistino)Gold.— Bella gioventù, tesoro della vita! Avessi almeno il mio eccellente stomaco d'una volta, non sentirei tanto il freddo!Nicol.— Carlo, siamo oramai a mezzo febbraio... Ma chi è che parla così forte sulla scala?Gold.— Se fosse qualche amico che si ricordasse di noi? Dove sono andati tutti quelli che c'hanno fatto tante feste in fine del settembre? Voi mi nascondete delle brutte cose, lo sento!Nicol.— Zitto... C'è Balletti... la Bertinazzi... sia lodato Iddio!Gold.— Venite! Venite, amici, e siate benedetti!SCENA IV.BATTISTINO, SUSANNA, BALLETTI, GANDINIeMATTIUZZIdal fondo, tutti, meno Battistino, ansanti e pallidi.Detti.Batt.(con stizza a Balletti). — Pochi discorsi, o si parla sottovoce, o si ripiglia la scala!Gold.— Che cos'è stato?Ball.(in fondo a Battistino). — E perchè non potrò gridare se ci sono tutte le libertà?Batt.— Anche quella di dar noia ad un ammalato?Matt.— Ci vuoi dunque far mettere in prigione, imbecille!Gand.— Non capisce più nulla, l'idiota!Ball.— Meno male imbecille, ma idiota...Batt.— Alle corte, silenzio!Gold.— Ma Battistino, perchè strapazzi così il povero Balletti?Sus.— Ah! Goldoni, se siamo vivi è un vero miracolo!(scendono tutti)Nicol.— Ma non ci spaventate, per carità.Gold.— Lasciali parlare. Sono amici che si ricordano di noi, poveretti, e Susanna poi è anche la vedova del mio gran Carlino, quello che m'inspirò ilBurbero... Titino, falli sedere... Parla, Susanna, parla.Sus.— Oh è presto detto: Balletti è senza domicilio.Ball.— Senza domicilio e imbecille.Sus.— Il suo locandiere, visto che non ha più quattrini, lo ha messo fuori di casa. Piglio con me Mattiuzzi e Gandini e vado a scongiurarlo di pazientare per qualche giorno, di non mettere in istrada nel fitto dell'inverno un vecchio di quell'età...Ball.— Che vecchio? Ho un anno meno di Goldoni io!Gand.— Lo sentite? Ma il locandiere non vuole per nessun conto tenerlo dell'altro perchè Balletti compromette coi suoi discorsi la locanda.Ball.— Ho detto soltanto che un governo che odia la gente allegra è un governo detestabile!Batt.— Ho capito: sarà meglio andare a far la guardia.(via dal fondo)Sus.— A farla corta il locandiere finisce per metterci tutti e quattro fuori. Balletti, appena è in istrada si mette a gridare, a dirne di cotte e di crude, e così la gente corre, si affolla, ci attornia minacciosa e comincia ad urlare:morte agli italiani!Gold.— Dio! E voi altri allora?Matt.— In mezzo a quella baraonda, come quattro pulcini senza sangue e senza fiato... No, del fiato ne restava e molto a Susanna, che bisogna dirlo è la sola che non si perda d'animo, la sola che osa gridare:Parigini, minacciare una donna e tre vecchi è cosa indegna della Repubblica!e con queste parole si fa largo, ci spinge avanti, ci salva la vita!Gold.— Brava!Sus.— Per fortuna Balletti aveva cessato di ripetere le sue sciocchezze!Ball.— Io era troppo contento che tu avessi dato del vecchio anche a loro due.Sus.— Ma si può essere più sciocco?Ball.— Oh basta! Ve lo farò vedere se sono sciocco! Goldoni, io ho ideato una gran commedia contro la convenzione; sissignori, l'ho tutta qui...(a Goldoni)Non mi manca che il titolo.Gold.— Te lo do io: tempo perso!(risata di approvazione degli altri)Via, per questa sera ti adatti a dormire sul canapè?Nicol.— C'è un guaio: il canapè non è in casa... l'abbiamo mandato a rassettare.SCENA V.ANTONIOdal fondo con mazza e cappello.Detti.Gold.— E allora, caro Balletti, bisogna che ti contenti di un lettuccio fatto sulle seggiole.Ant.— Caro zio, è impossibile: non c'è altre materassa che quelle necessarie ai nostri letti. Buon giorno a tutti.Gold.— Senti, caro Tonino, per pochi giorni...Ant.— Anche Paolo Bernardi l'avevi ospitato per un giorno e poi è rimasto a tuo carico per mesi e mesi!Gold.— Spero non mi vorrai rimproverare una buona azione!Ant.— Voglio risparmiarti il dolore di doverlo licenziare domattina.Gold.— Domattina? Non potrei invitarlo a desinare con me?Ant.— La vita è troppo cara!Gold.— Ed è quando la vita è troppo cara che io devo respingere un infelice?Ant.— Quando non se n'ha più per sè!Gold.— Ah!Ant.— Perdonami se ti do questo dolore... ma per risparmiartelo non sarebbe bastato che io mi fossi privato d'ogni cosa per darla a lui, sull'onor mio!(esce dalla destra)Nicol.— Povero Antonio!Gold.— Povero Balletti! Povero Goldoni!Ball.(commosso). — No, Carlo, non ti crucciare... Benchè vecchio... e idiota... so come farla finita e subito! Sì, vado al Palazzo Reale... al convegno di tutti i disordini, per gridarvi con quanta voce ho in petto che sono stati sei Re di Francia che hanno protetto i comici italiani...Gli altri(con preghiera). — Balletti!Ball.(seguitando). — È stato un Re di Francia che ha protetto il primo poeta comico dell'Italia... Viva dunque il Re di Francia!Gli altri(affollandoglisi attorno). — Per carità!SCENA VI.CHÉNIERpreceduto daBATTISTINO, dal fondo.Detti.Batt.(annunziando). — Un amico: Chénier!Chén.(in fondo, a Battistino). — Addirittura la miseria?Batt.— Sì, e se non fate presto, lo libererà la morte!Chén.(abbracciando Goldoni). — Mio povero amico!Gold.— È Dio che ti manda a levarmi una spina dalcuore. Questo mio antico compagno d'arte, senza pensione come me, è senza tetto e senza mezzo di guadagnarsi un pane, in mezzo alla strada!... e io..... tu ci vedi meglio di me e basta, senza che ti dica altro!Chén.(scrive due parole sopra una carta che ha tratto dal suo taccuino e la porge con un assegnato a Susanna). — Questo al Direttore dell'Ospizio di Bicêtre, e questo per arrivarvi.Sus.— Voi fareste amare la rivoluzione; ma voi siete un poeta!Nicol.— Un vero amico! —(agli altri)Non sarà detto che partiate senza aver preso qualche ristoro. Favorite di qua...(verso la destra). Andiamo, Balletti?Batt.— Coraggio!Ball.— All'ospedale... un artista!Batt.— Son fatti apposta gli artisti per gli ospedali... cioè gli ospedali per gli artisti; ma già torna il medesimo.Ball.— Ma se riaprono i teatri...Batt.— Tornerai a fare l'amoroso, è inteso.Nicol.(a Battistino). — Se si desse loro i pasticci di Pierina?Batt.— Nulla di meglio: pasticci e comici, va da sè.(escono tutti dalla destra, mentre Chénier siede accanto a Goldoni)Gold.(con una mano di Chénier fra le sue, affettuosamente). — Il mio ultimo amico!Chén.— Se non ho più potuto vederti, non è stato senza occuparmi di te, e ora sono lieto di dirti che all'ordine del giorno d'oggi c'è la mia interpellanza che ti riguarda. Non meravigliarti che io non abbia potuto in più di quattro mesi mettere una parola di pace, d'arte e di giustizia in quel vortice farragginoso: come se non bastasse la violenza delle passioni e degli avvenimenti, noi dobbiamo anche subire gli stolti capricci della tribuna pubblica, ogni dì più minacciosa e soverchiatrice!Gold.— Grazie, grazie con tutta l'anima... Ma non dirmi altro di questi tempi...Chén.— Si può dimenticare molti eccessi e sperare nell'avvenire quando si vede che in mezzo alla coalizione straniera la Francia improvvisa un milione di soldati!Gold.— E tu hai forse ragione; ma che vuoi, io sono d'un'altra epoca, d'un'epoca spensierata ma disciplinata, allegra ma rispettosa, e perciò guardo dalla riva su cui rimango abbandonato da tutti i miei coetanei questa vostra gran corrente torbida e rovinosa, senza avere il coraggio d'imbarcarmi, quasi certo che dopo di avere ammazzato il buon umore finirete per togliere all'uomo tutti i sostegni più sicuri della vita!Chén.— E io ti compatisco: alla tua età non si rifà tutta un'abitudine di sentire e di pensare.Gold.— Ma se rimpiango la gioventù, abbi pazienza, non è per fare della politica, no; ma per lavorare, per tratteggiare nuovi tipi, nuove commedie, per usare tutta la libertà di scegliere i miei argomenti dove mi pare, non come il Goldoni d'una volta che non poteva mettere in scena nè governanti, nè nobili, nè magistrati, nè preti e soldati. Ma poichè io non posso comprendere, e quel ch'è peggio, non posso fuggire la tua rivoluzione, lasciami morire in pace e fedele alle mie convinzioni.Chén.— Eppure è indispensabile che tu mi autorizzi a dichiarare oggi alla Convenzione che ti glorii di essere cittadino francese...Gold.— Sempre!Chén.— ... e repubblicano.Gold.— A Venezia; ma qui, finchè vive il Re Luigi, mai!(si alza)Chén.— Ma disgraziato amico, il Re Luigi è morto da due settimane!Gold.— Morto! Morto d'angoscia e di patimenti, in prigione?Chén.— Peggio!Gold.(colpito). — Peggio? Ci può essere di peggio?Chén.— In piazza della Rivoluzione.Gold.(non comprendendo sulle prime). — In piazza?... Ah! no, no, non è possibile, come un assassino, lui!(un cenno di Chénier)È stato possibile? E la Regina? E la principessa Adelaide, il Delfino?Chén.— Aspettano in carcere il loro giudizio.Gold.— Giudizio! E Luisa Savoia di Lamballe? Voglio saper tutto!Chén.— Da più di un mese stracciata a pezzi dalla plebe.Gold.(con ribrezzo). — Oh! La donna più bella, gentile e generosa!! Ed è questa la rivoluzione di cui mi vuoi far complice? La morte, mille volte la morte... che non può più essere nè amara, nè lontana!Chén.— La morte... Ma tua moglie?Gold.— Mia moglie?!(con un grido disperato)Oh come sono infelice!(si abbandona con uno scoppio di pianto sopra una seggiola)Chén.— Via, Carlo, non smarrire il coraggio che ti sostenne in tante prove!Gold.— Hai ragione... Va pure a dire quello che vuoi... Fra tante menzogne infami questa almeno sarà pietosa!Chén.— Scusami se t'ho fatto soffrire...Gold.— Come non soffersi mai! Ma tu l'hai fatto per il mio bene; meglio, l'hai fatto per quello della mia povera Nicoletta!(si è alzato e accompagna Chénier al fondo)Va... non perder tempo e ritorna con una buona notizia...(Chénier esce)... e presto!SCENA VII.ANTONIOdalla destra.Detto.Gold.(portando le mani al cuore come un uomo ferito). — Ah! m'ha piantato qui un coltello, un coltello che non mi andrà più via!Ant.— Mio zio! Tu hai pianto... Che cosa ti ha detto Chénier?Gold.(come chi è stato oppresso da una rivelazione troppo terribile per le sue forze, con vero terrore, quasi gliene apparisse la visione). — Tutto!Ant.(raccogliendolo fra le sue braccia e portandolo sul seggiolone). — Dio!Gold.— Che vuoi! Sono stato a corte come Molière, ma senza essere cortigiano, e volevo loro bene non perchè principi, non perchè larghi di doni, ma perchè colla cortesia e colla affabilità avevano guadagnato il mio cuore e quello di Nicoletta.Ant.— Senti, sarà meglio che chiami la zia e ti portiamo sul letto...Gold.— No, si spaventerebbe, e sul letto io soffocherei... Ma non ti pare che si faccia notte?Ant.— Ad ogni modo non è lontana, ed accendo subito un lume.(va ad accendere la candela)Gold.— Antonio, lascia stare e vieni qui presso di me che t'ho a dire una cosa mentre non c'è Nicoletta: io non ho bisogno del lume per leggere nei tuoi occhi quanto ci sei affezionato!...Ant.— Non parlare di me!Gold.— Eccolo il mio piccolo burbero benefico!... Ma come mal ricompensato! E che eredità ti lascierà questo povero zio!Ant.— Un gran nome e la memoria incancellabile della tua bontà!Gold.— Ma assai più debiti! Ma il tempo è galantuomo e io spero che un giorno qualcheduno penserà che Antonio Goldoni merita pure un raggio, il più puro, della gloria di Carlo, se gloria ci sarà... Lasciami dire... Intanto tu promettimi... quando mi vedrai oppresso dal male... di sollevarmi con altri pensieri...Ant.— L'arte tua, il passato!Gold.— Bravo! Ma sopratutto di aiutare, quando io non ci sarò più, la mia Nicoletta a sostenere con coraggio la prova della nostra separazione.Ant.— Sì! Sì! Ma bisogna che tu ti senta molto male per parlare di queste cose.Gold.— No... ma mentre sono in tempo... mentre posso ancora darti... a te che seguiterai ad essere per lei un figliuolo amoroso...Ant.— Sull'anima mia!Gold.— La mia benedizione!Ant.— Tu ti senti mancare! La zia...Gold.— Non la spaventare... povera Nicoletta... non le dir nulla... Mi sento già meglio... molto meglio!SCENA VIII.NICOLETTAdalla destra.Detti.Nicol.— Quel povero Balletti a momenti ti fa piangere e a momenti... Ma Carlo si sente male?Gold.— Non è nulla... Un po' di nervi...Ant.— Chénier l'ha fatto inquietare senza volerlo...Gold.— Allontana quel braciere, Tonino... e accendi una volta il lume.Nicol.— (O Dio!)(piange)Ant.— (Ohimè!) Non c'è più candele, zio... Ma appena sono andati via quegli altri, scendo subito a pigliarne.Gold.— Bravo... Intanto qui tutti e due... le vostre mani... Chi è che piange?Ant.— Nessuno!Nicol.— Nessuno!Gold.— Lo sapete bene che non ho mai potuto sentire a piangere!... E ora meno che mai... E poi la mia parte... una lunga parte! l'ho recitata... e bisogna pure che rientri nelle quinte... Non era a Parigi che volevo fare l'ultima scena, oh no! ma laggiù... laggiù nella mia Venezia!...Ant.— La Venezia della tua riforma! La Venezia delle tue prime vittorie!Gold.(si rasserena in volto e si abbandona assopito sul guanciale). — Venezia!(Antonio va sulla soglia della destra a chiamare con un cenno gli altri)SCENA IX.BATTISTINO, SUSANNA, GANDINI, MATTIUZZIeBALLETTIdal salotto a destra ePIERINAdal fondo.Detti.Nicol.(inginocchiata presso Goldoni). — Il mio Carlo muore!Batt.— Io corro subito a cercare un medico.Sus.— È inutile: egli non si ridesterà che per spirare!Ant.— Oh s'io potessi dargli un'ultima gioia!Nicol.— Egli ritorna in sè! Carlo! mio buon Carlo!Gold.(sentendo gli altri che lo attorniano). — C'è molta gente?Ant.(con progetto). — Sì!... il teatro è pieno..... recita Préville!Gold.— Préville?Batt.— Che fa lui il Burbero.Gold.(entrando a poco a poco nell'illusione). — Lui? Non ho più paura!Ant.— Senti? Senti?SCENA X.CHÉNIERdal fondo.Detti.Ball., Gand., Sus., Matt., Batt., Pier.(allontanatisi ad un cenno di Antonio, sempre al proscenio, sottovoce, ed applaudendo leggermente, per produrre l'illusione desiderata). — L'autore! l'autore!Gold.(rasserenato, raggiante, per alzarsi sostenuto da Nicoletta ed Antonio). — A Parigi!Chén.— Carlo Goldoni, la Convenzione ti ha restituito la tua pensione!Gold.(ritornato in sè con un grido di riconoscenza). — O Francia!(sentendosi mancare si abbandona fra le braccia di Antonio e di Nicoletta, dicendo a Chénier come una preghiera)Per lei! Per la mia buona moglie!(Il sipario cala lentamente mentre Chénier assicura Goldoni spirante che il suo voto sarà soddisfatto)Fine della commedia.
Una stamberga nel poverissimo quartierino sotto tetto in via Mauconseil. Tre porte, due laterali ed una in fondo verso la destra. Delle laterali quella a destra scorge alla stanza di Antonio e Battistino; quella a sinistra alla camera da letto di Carlo e Nicoletta. Nel mezzo della scena in fondo un ampio abbaino colla sua vetrata che guarda sull'infinita distesa dei tetti di Parigi coperti di neve. Sotto all'abbaino un mobiletto, come un piccolo canterano, sul quale sta il busto di Molière in mezzo al alcune boccette di medicinali. Sulla scena, a destra, un seggiolone a braccioli coperto di stoffa svanita, accosto ad un braciere colla sua palettina; a sinistra un tavolino fra due seggiole impagliate: sul tavolino un tappeto logoro, un candeliere di ottone colla sua candela spenta, l'occorrente per iscrivere, alcuni fogli di carta bollata bianca ed uno scartafaccio di carte legate con un nastro. D'inverno, il 6 di febbraio del 1793. È giorno.
Una stamberga nel poverissimo quartierino sotto tetto in via Mauconseil. Tre porte, due laterali ed una in fondo verso la destra. Delle laterali quella a destra scorge alla stanza di Antonio e Battistino; quella a sinistra alla camera da letto di Carlo e Nicoletta. Nel mezzo della scena in fondo un ampio abbaino colla sua vetrata che guarda sull'infinita distesa dei tetti di Parigi coperti di neve. Sotto all'abbaino un mobiletto, come un piccolo canterano, sul quale sta il busto di Molière in mezzo al alcune boccette di medicinali. Sulla scena, a destra, un seggiolone a braccioli coperto di stoffa svanita, accosto ad un braciere colla sua palettina; a sinistra un tavolino fra due seggiole impagliate: sul tavolino un tappeto logoro, un candeliere di ottone colla sua candela spenta, l'occorrente per iscrivere, alcuni fogli di carta bollata bianca ed uno scartafaccio di carte legate con un nastro. D'inverno, il 6 di febbraio del 1793. È giorno.
ANTONIOal tavolino che copia scritture su carta bollata, soffiandosi di quando in quando sulle dita, e poi subito dal fondoBATTISTINOcon cappello e mazza.
Ant.(scrivendo). — «Fait passé et signé en la demeure du soussigné, à la présence des dits témoins, à Paris, ce six février, mil sept cent quatre vingt treize.»(stirandosi)Oh finalmente! non ne posso più!(Battistino)Ebbene?(si alza e s'accosta al braciere per riscaldarsi mani e piedi)
Batt.— Pieno di freddo e colle mani vuote secondo il solito... sebbene non abbia perduto affatto il tempo. E tu hai finito?
Ant.— In questo momento... Mi scaldo un pochino e poi corro a portare quello che ho fatto. Potevo terminare tutto la notte scorsa, ma cascavo dal sonno...
Batt.— Già! A non mangiare ci s'arriva; ma non a non dormire. Meno male che a levarsi il bisogno di dormire non costa nulla, mentre quell'altro... E oggi! — No, Tonino, se il mondo lo facevo io, questa brutta necessità di mangiare non ce la mettevo davvero! — Anzi l'uomo l'avrei fatto che si trovasse naturalmente nelle disposizioni di chi si alza da una buona tavola...(ha levato una crosta di pane dal cassetto del tavolino e la rosicchia)Capisci che bella cosa? Tutti di buon umore, tutti a scherzare, o parlar d'arte, a fare all'amore: la vera età dell'oro!... mentre questa la vedi che età: l'età delle croste!(per buttarla via)Oh vilissima crosta... se avessi di meglio!(seguita a rosicchiare)
Ant.— Beato te che sai pigliare in burletta anche l'appetito!
Batt.— Sono fiorentino! Ma chi non ha fatto la burletta è stato il padron di casa di via Richelieu. Altro che darmi quattrini per la mobilia che c'ha sequestrato per la pigione! Mi rispose che non tornava neanche il conto! Che si fosse già contenti d'aver potuto portar via questa bella roba... tre seggiole con tre gambe... e il busto di Molière per giunta!... Se gli era una pentola se la teneva: ma un poeta! Allora dissi fra me: andiamo a frecciare Préville a Beauvais, o Favart a Belleville.
Ant.— Avresti fatto malissimo. La povertà deve avere il suo pudore.
Batt.— Già. Ma Préville s'è nascosto e Favart, per non lasciarsi trovare, è addirittura morto. E per questo sono andato dritto dritto dal deputato Chénier.
Ant.— Spero che non gli avrai detto che siamo quassù e nella più dolorosa povertà.
Batt.— Ah! povertà non l'ho detto...
Ant.— Meno male.
Batt.— Ho detto estrema miseria.
Ant.— Battistino!
Batt.— Tonino, fammi il piacere, che quando il bastimento cola a fondo, non si deve pensare che a salvare la pelle!
Ant.— E così il poeta italiano dovrà arrossire della sua miseria dinnanzi al poeta francese? Ma non senti che è meglio morire di fame mille volte?
Batt.— Neanche una, poichè con tante belle libertà e sopra tutte quella di morir di fame, la tua morte non darebbe al povero avvocato che uno schianto di più al cuore! Oh se i sentimenti generosi potessero tener luogo di bistecche e di legna da riscaldare, allora nessuno starebbe meglio di noi. Ma par fatto apposta: più hai idee alte e meno puoi soddisfare i bisogni bassi! Quanto poi alla miseria del poeta italiano, capisco, rincresce, dinnanzi agli stranieri; ma dacchè mondo è mondo, poeta italiano e uomo squattrinato son sempre tornati la stessa cosa... Perchè dunque si dovrebbe fare un'eccezione per lui? Sarebbe un'ingiustizia anche per quelli di là da venire!
Ant.— Meno male se non fosse che la miseria! Ma lo zio declina ogni giorno di più, e per quanto si cerchi di nascondergli le nostre strettezze, come si è fatto delle stragi del settembre e poi del supplizio del Re, io temo che l'abbandono di ogni antico amico gli debba essere fatale.(si asciuga gli occhi)
Batt.— Coraggio, via! Chénier verrà quest'oggi istesso, e quando avrà visto... quello che non c'è, qualche cosa farà perchè il suo vecchio e glorioso amico possa almeno morire tranquillo. Tu va a portare le tue scritture: alla casa ci penso io.
Ant.— Se viene intanto Chénier, digli quanto ti pare...
Batt.— È presto detto: zero via zero, zero.
Ant.— Ti dò carta bianca... Io non ho più la testa a segno, e l'avrei anche meno senza della zia così coraggiosa, senza di te che dopo la partenza di Pierina ti adatti ad ogni servizio più basso!...
Batt.— Protesto: a questo piano non c'è più nulla di basso!
Ant.— E io per tanta abnegazione(lo piglia fra le sue braccia)non avrò da darti nessuna ricompensa! Nessuna!
Batt.— Tonino, lo fai apposta ad intenerirmi, con quella crosta che ho sullo stomaco?
Ant.— Hai ragione... Vado... E ricordati, se viene Chénier, carta bianca.(piglia lo scartafaccio, cappello e mazza ed esce dal fondo)
Batt.— Carta bianca per dare ad un povero vecchio mezzocieco un'ultima illusione di agiatezza, quando un assegnato di cento lire non serve che per quindici, quando tutta Parigi agonizza fra le strette delle armate straniere e del Comitato di salute pubblica? Salute per modo di dire! Sicuro che col suo metodo non si patisce più il mal di capo! Carta bianca e a chi? Ad un comico a spasso. — Che sa fare lei? — Ridere. — Far ridere quando una risata può dare a sospettare che abbiamo un'idea diversa dalla loro, quando per cambiarci le idee ci cambiano addirittura la testa — senza darcene neanche un'altra?! — Perdoni, mi pareva che giusto in questi momentacci il fare una bella risata facesse un po' di bene. — No, no, caro, il ridere per ridere è giù di moda. L'uomo dopo che s'è dato alla politica è più che mai la gran bestia malinconica. E poi noi i nostri comici li abbiamo senza andare in teatro: abbiamo quelli che fanno le cose ridicole coll'aria seria... questi sono adesso i grandi artisti! Lei è un avvocato vuoto d'idee e pieno di rettorica tal qualeel sour autor? Bravo: lo manderemo all'Assemblea. Lei non ha mai saputo amministrare il fatto suo comePantalon? Benone: le faremo amministrare il paese. Lei invece è di tutte le opinioni comeArlechinodi tutti i colori? A meraviglia! Avanti conBrighella,TruffaldinoeScaramuccia: a voi il nostro voto e il nostro destino! A voi i migliori posti, belle maschere della nuova Commedia! — E tu, Battistino, non capisci perchè ora i comici vadano a terra? Ma se fanno ridere di più quegli altri!
PIERINA, con una panierina, dal fondo.Detti.
Pier.— Titino, sono venuta a darvi una buona notizia. Ma lasciate la chiave nell'uscio?
Batt.— Non c'è nessun pericolo; ma ditemi subito... Oh che delizioso profumo da questa panierina!
Pier.— Lo credo io: pasticcetti ripieni di selvaggina belli e caldi!
Batt.— A questi lumi di luna selvaggina?
Pier.— Nella casa dove mi sono allogata nessuna privazione!
Batt.— (Tal quale in questa). Dunque sentiamo la buona notizia... ma è un gran buon odore!
Pier.— L'odore non è nulla in confronto del sapore...
Batt.— No... non ne voglio assaggiare... (Chissà che cosa direbbe quella crosta!)
Pier.— Oh uno! Uno più uno meno!(ha preso un pasticcetto nella paniera)
Batt.— Allora piglio un piatto...(va al canterano a pigliarlo)
Pier.— Un piatto per metterci un pasticcetto!
Batt.— Per mangiarmelo con tutto il comodo e la riflessione che merita.
Pier.— Che stamberga! E a che piano siete venuti!
Batt.— Oh! al sesto... (perchè non c'era il settimo...) per l'aria, la luce...(guardando il pasticcetto nel piatto)Deve essere squisito... ma ora che ci penso... sarà meglio che lo dia all'avvocato.
Pier.— E allora quest'altro a sua moglie. Due più, due meno!
Batt.— Sicuro... E al nipote, quel bravo Tonino, nulla?
Pier.— Ma allora sono tre... Via diamogliene uno anche a Tonino... Ma siete proprio ridotti agli sgoccioli?...
Batt.(sottovoce). — Non rimangono neanche più le sgocciolature!
Pier.— E il vostro credito?
Batt.— Credito?! Lo vedete, Pierina, questo foglio di carta bollata da una lira? Ebbene basta che io ci metta il mio nome sopra perchè non valga subito più nulla!
Pier.— Ma io non voglio che il mio fidanzato si riduca così al lumicino.
Batt.— Che lumicino d'Egitto? Se non sono più in carne è perchè sono degli Stuck che possono essere unti, ma grassi mai! E sto benone! Ho sempre un appetito... Ma che buon odore mandano questi pasticcetti!(mette il piatto sul canterano)
Pier.— Ve ne ho già dati tre...(un gesto di Battistino)ma voi non ne avete avuto nessuno...(gliene porge un altro)
Batt.(stendendo la mano). — Non vorrei essere indiscreto...
Pier.— Ma tiriamo via e lasciatemi parlare. Il mio nuovopadrone, ve l'ho già detto, è un fornitore d'armata. Ora siccome andiamo a Nizza ad aspettare che l'esercito francese abbia preso Torino...
Batt.— Aspetterete un pezzo.
Pier.(seguitando)— ... il padrone cerca un giovane segretario che sappia l'italiano per portarselo con sè, bene stipendiato, alloggiato, nutrito e con un tanto per cento sulle forniture, quattro cose.
Batt.— E stare accanto a Pierina che ne vale dieci.
Pier.— Stare accanto? Ma il padrone a cui ho raccontato tutto, è contento che ci sposiamo subito!
Batt.— Troppa felicità in una volta!
Pier.— Ma bisogna partire domani!
Batt.— Domani...(guarda a sinistra)
Pier.— È la nostra fortuna, Titino! Pensate che potremo risparmiare la paga, le mancie e ancora fare dei guadagni sulla spesa di casa... È proprio vero quello che dice l'avvocato, che il tempo è galantuomo!
Batt.— Il tempo sì, ma non le serve che sgraffignano sulla spesa!
Pier.— Oh il padrone è uno straniero per noi.
Batt.— E non fa peccato anche il rubare agli stranieri?
Pier.(alzando le spalle). — Oh! quando si ama il suo paese!
Batt.— Ho capito, si ruberebbe per amor di patria! Ma anche senza rubar nulla, come faremo, io sarò contentissimo di dovere tutto alla più bella delle Pierine!(l'abbraccia)
GOLDONIin veste da camera al braccio diNICOLETTA, dalla sinistra.Detti.
Nicol.— Tortoreggiano, bravi!(a Goldoni)C'è la nostra brava Pierina che s'è ricordata di noi.
Gold.— Brava davvero!
Pier.— (Povero avvocato, non è più che un'ombra!) Sono proprio io, venuta apposta... per...
Batt.(pigliando il cartoccio dei pasticcetti dalla paniera). — Farvi assaggiare due pasticci fatti da lei...(sottovoce a Pierina)Per questa volta al fornitore resteranno quelli che fa lui...(a Goldoni)Senta che profumo!
Gold.— Squisito... ma non mi sento... Da qualche giorno non ho più voglia di nulla...
Nicol.— Ma un po' di brodo, ora che hai riposato, lo devi prendere per farmi piacere.
Gold.— Per farti piacere, sia... Pierina, vieni qui vicino... Ti fai più bella tu.
Pier.— Che dice, avvocato? Si vede proprio che non ci vede bene!
Nicol.(andata al canterano in fondo per pigliarvi un bricco). — Oh! le belle ragazze le vede ancora!
Gold.— Vedi, Pierina? Per causa tua mia moglie diventa gelosa! Troppo tardi, Nicoletta; ma ad ogni modo sta sicura che delle infedeltà non te ne faccio più!
Nicol.(mette il bricco a scaldare sul braciere). — Ci conto, badiamo!
Pier.— Se me lo permettono, ritornerò più tardi... sono vicina...
Gold.— Mi fai un piacere a me — e due a Battistino.
Pier.— Signora Nicoletta, serva sua...(a Battistino sottovoce)A questa sera...
Nicol.— Addio, Pierina, a rivederci.(Pierina esce dal fondo con Battistino)
Gold.— Bella gioventù, tesoro della vita! Avessi almeno il mio eccellente stomaco d'una volta, non sentirei tanto il freddo!
Nicol.— Carlo, siamo oramai a mezzo febbraio... Ma chi è che parla così forte sulla scala?
Gold.— Se fosse qualche amico che si ricordasse di noi? Dove sono andati tutti quelli che c'hanno fatto tante feste in fine del settembre? Voi mi nascondete delle brutte cose, lo sento!
Nicol.— Zitto... C'è Balletti... la Bertinazzi... sia lodato Iddio!
Gold.— Venite! Venite, amici, e siate benedetti!
BATTISTINO, SUSANNA, BALLETTI, GANDINIeMATTIUZZIdal fondo, tutti, meno Battistino, ansanti e pallidi.Detti.
Batt.(con stizza a Balletti). — Pochi discorsi, o si parla sottovoce, o si ripiglia la scala!
Gold.— Che cos'è stato?
Ball.(in fondo a Battistino). — E perchè non potrò gridare se ci sono tutte le libertà?
Batt.— Anche quella di dar noia ad un ammalato?
Matt.— Ci vuoi dunque far mettere in prigione, imbecille!
Gand.— Non capisce più nulla, l'idiota!
Ball.— Meno male imbecille, ma idiota...
Batt.— Alle corte, silenzio!
Gold.— Ma Battistino, perchè strapazzi così il povero Balletti?
Sus.— Ah! Goldoni, se siamo vivi è un vero miracolo!(scendono tutti)
Nicol.— Ma non ci spaventate, per carità.
Gold.— Lasciali parlare. Sono amici che si ricordano di noi, poveretti, e Susanna poi è anche la vedova del mio gran Carlino, quello che m'inspirò ilBurbero... Titino, falli sedere... Parla, Susanna, parla.
Sus.— Oh è presto detto: Balletti è senza domicilio.
Ball.— Senza domicilio e imbecille.
Sus.— Il suo locandiere, visto che non ha più quattrini, lo ha messo fuori di casa. Piglio con me Mattiuzzi e Gandini e vado a scongiurarlo di pazientare per qualche giorno, di non mettere in istrada nel fitto dell'inverno un vecchio di quell'età...
Ball.— Che vecchio? Ho un anno meno di Goldoni io!
Gand.— Lo sentite? Ma il locandiere non vuole per nessun conto tenerlo dell'altro perchè Balletti compromette coi suoi discorsi la locanda.
Ball.— Ho detto soltanto che un governo che odia la gente allegra è un governo detestabile!
Batt.— Ho capito: sarà meglio andare a far la guardia.(via dal fondo)
Sus.— A farla corta il locandiere finisce per metterci tutti e quattro fuori. Balletti, appena è in istrada si mette a gridare, a dirne di cotte e di crude, e così la gente corre, si affolla, ci attornia minacciosa e comincia ad urlare:morte agli italiani!
Gold.— Dio! E voi altri allora?
Matt.— In mezzo a quella baraonda, come quattro pulcini senza sangue e senza fiato... No, del fiato ne restava e molto a Susanna, che bisogna dirlo è la sola che non si perda d'animo, la sola che osa gridare:Parigini, minacciare una donna e tre vecchi è cosa indegna della Repubblica!e con queste parole si fa largo, ci spinge avanti, ci salva la vita!
Gold.— Brava!
Sus.— Per fortuna Balletti aveva cessato di ripetere le sue sciocchezze!
Ball.— Io era troppo contento che tu avessi dato del vecchio anche a loro due.
Sus.— Ma si può essere più sciocco?
Ball.— Oh basta! Ve lo farò vedere se sono sciocco! Goldoni, io ho ideato una gran commedia contro la convenzione; sissignori, l'ho tutta qui...(a Goldoni)Non mi manca che il titolo.
Gold.— Te lo do io: tempo perso!(risata di approvazione degli altri)Via, per questa sera ti adatti a dormire sul canapè?
Nicol.— C'è un guaio: il canapè non è in casa... l'abbiamo mandato a rassettare.
ANTONIOdal fondo con mazza e cappello.Detti.
Gold.— E allora, caro Balletti, bisogna che ti contenti di un lettuccio fatto sulle seggiole.
Ant.— Caro zio, è impossibile: non c'è altre materassa che quelle necessarie ai nostri letti. Buon giorno a tutti.
Gold.— Senti, caro Tonino, per pochi giorni...
Ant.— Anche Paolo Bernardi l'avevi ospitato per un giorno e poi è rimasto a tuo carico per mesi e mesi!
Gold.— Spero non mi vorrai rimproverare una buona azione!
Ant.— Voglio risparmiarti il dolore di doverlo licenziare domattina.
Gold.— Domattina? Non potrei invitarlo a desinare con me?
Ant.— La vita è troppo cara!
Gold.— Ed è quando la vita è troppo cara che io devo respingere un infelice?
Ant.— Quando non se n'ha più per sè!
Gold.— Ah!
Ant.— Perdonami se ti do questo dolore... ma per risparmiartelo non sarebbe bastato che io mi fossi privato d'ogni cosa per darla a lui, sull'onor mio!(esce dalla destra)
Nicol.— Povero Antonio!
Gold.— Povero Balletti! Povero Goldoni!
Ball.(commosso). — No, Carlo, non ti crucciare... Benchè vecchio... e idiota... so come farla finita e subito! Sì, vado al Palazzo Reale... al convegno di tutti i disordini, per gridarvi con quanta voce ho in petto che sono stati sei Re di Francia che hanno protetto i comici italiani...
Gli altri(con preghiera). — Balletti!
Ball.(seguitando). — È stato un Re di Francia che ha protetto il primo poeta comico dell'Italia... Viva dunque il Re di Francia!
Gli altri(affollandoglisi attorno). — Per carità!
CHÉNIERpreceduto daBATTISTINO, dal fondo.Detti.
Batt.(annunziando). — Un amico: Chénier!
Chén.(in fondo, a Battistino). — Addirittura la miseria?
Batt.— Sì, e se non fate presto, lo libererà la morte!
Chén.(abbracciando Goldoni). — Mio povero amico!
Gold.— È Dio che ti manda a levarmi una spina dalcuore. Questo mio antico compagno d'arte, senza pensione come me, è senza tetto e senza mezzo di guadagnarsi un pane, in mezzo alla strada!... e io..... tu ci vedi meglio di me e basta, senza che ti dica altro!
Chén.(scrive due parole sopra una carta che ha tratto dal suo taccuino e la porge con un assegnato a Susanna). — Questo al Direttore dell'Ospizio di Bicêtre, e questo per arrivarvi.
Sus.— Voi fareste amare la rivoluzione; ma voi siete un poeta!
Nicol.— Un vero amico! —(agli altri)Non sarà detto che partiate senza aver preso qualche ristoro. Favorite di qua...(verso la destra). Andiamo, Balletti?
Batt.— Coraggio!
Ball.— All'ospedale... un artista!
Batt.— Son fatti apposta gli artisti per gli ospedali... cioè gli ospedali per gli artisti; ma già torna il medesimo.
Ball.— Ma se riaprono i teatri...
Batt.— Tornerai a fare l'amoroso, è inteso.
Nicol.(a Battistino). — Se si desse loro i pasticci di Pierina?
Batt.— Nulla di meglio: pasticci e comici, va da sè.(escono tutti dalla destra, mentre Chénier siede accanto a Goldoni)
Gold.(con una mano di Chénier fra le sue, affettuosamente). — Il mio ultimo amico!
Chén.— Se non ho più potuto vederti, non è stato senza occuparmi di te, e ora sono lieto di dirti che all'ordine del giorno d'oggi c'è la mia interpellanza che ti riguarda. Non meravigliarti che io non abbia potuto in più di quattro mesi mettere una parola di pace, d'arte e di giustizia in quel vortice farragginoso: come se non bastasse la violenza delle passioni e degli avvenimenti, noi dobbiamo anche subire gli stolti capricci della tribuna pubblica, ogni dì più minacciosa e soverchiatrice!
Gold.— Grazie, grazie con tutta l'anima... Ma non dirmi altro di questi tempi...
Chén.— Si può dimenticare molti eccessi e sperare nell'avvenire quando si vede che in mezzo alla coalizione straniera la Francia improvvisa un milione di soldati!
Gold.— E tu hai forse ragione; ma che vuoi, io sono d'un'altra epoca, d'un'epoca spensierata ma disciplinata, allegra ma rispettosa, e perciò guardo dalla riva su cui rimango abbandonato da tutti i miei coetanei questa vostra gran corrente torbida e rovinosa, senza avere il coraggio d'imbarcarmi, quasi certo che dopo di avere ammazzato il buon umore finirete per togliere all'uomo tutti i sostegni più sicuri della vita!
Chén.— E io ti compatisco: alla tua età non si rifà tutta un'abitudine di sentire e di pensare.
Gold.— Ma se rimpiango la gioventù, abbi pazienza, non è per fare della politica, no; ma per lavorare, per tratteggiare nuovi tipi, nuove commedie, per usare tutta la libertà di scegliere i miei argomenti dove mi pare, non come il Goldoni d'una volta che non poteva mettere in scena nè governanti, nè nobili, nè magistrati, nè preti e soldati. Ma poichè io non posso comprendere, e quel ch'è peggio, non posso fuggire la tua rivoluzione, lasciami morire in pace e fedele alle mie convinzioni.
Chén.— Eppure è indispensabile che tu mi autorizzi a dichiarare oggi alla Convenzione che ti glorii di essere cittadino francese...
Gold.— Sempre!
Chén.— ... e repubblicano.
Gold.— A Venezia; ma qui, finchè vive il Re Luigi, mai!(si alza)
Chén.— Ma disgraziato amico, il Re Luigi è morto da due settimane!
Gold.— Morto! Morto d'angoscia e di patimenti, in prigione?
Chén.— Peggio!
Gold.(colpito). — Peggio? Ci può essere di peggio?
Chén.— In piazza della Rivoluzione.
Gold.(non comprendendo sulle prime). — In piazza?... Ah! no, no, non è possibile, come un assassino, lui!(un cenno di Chénier)È stato possibile? E la Regina? E la principessa Adelaide, il Delfino?
Chén.— Aspettano in carcere il loro giudizio.
Gold.— Giudizio! E Luisa Savoia di Lamballe? Voglio saper tutto!
Chén.— Da più di un mese stracciata a pezzi dalla plebe.
Gold.(con ribrezzo). — Oh! La donna più bella, gentile e generosa!! Ed è questa la rivoluzione di cui mi vuoi far complice? La morte, mille volte la morte... che non può più essere nè amara, nè lontana!
Chén.— La morte... Ma tua moglie?
Gold.— Mia moglie?!(con un grido disperato)Oh come sono infelice!(si abbandona con uno scoppio di pianto sopra una seggiola)
Chén.— Via, Carlo, non smarrire il coraggio che ti sostenne in tante prove!
Gold.— Hai ragione... Va pure a dire quello che vuoi... Fra tante menzogne infami questa almeno sarà pietosa!
Chén.— Scusami se t'ho fatto soffrire...
Gold.— Come non soffersi mai! Ma tu l'hai fatto per il mio bene; meglio, l'hai fatto per quello della mia povera Nicoletta!(si è alzato e accompagna Chénier al fondo)Va... non perder tempo e ritorna con una buona notizia...(Chénier esce)... e presto!
ANTONIOdalla destra.Detto.
Gold.(portando le mani al cuore come un uomo ferito). — Ah! m'ha piantato qui un coltello, un coltello che non mi andrà più via!
Ant.— Mio zio! Tu hai pianto... Che cosa ti ha detto Chénier?
Gold.(come chi è stato oppresso da una rivelazione troppo terribile per le sue forze, con vero terrore, quasi gliene apparisse la visione). — Tutto!
Ant.(raccogliendolo fra le sue braccia e portandolo sul seggiolone). — Dio!
Gold.— Che vuoi! Sono stato a corte come Molière, ma senza essere cortigiano, e volevo loro bene non perchè principi, non perchè larghi di doni, ma perchè colla cortesia e colla affabilità avevano guadagnato il mio cuore e quello di Nicoletta.
Ant.— Senti, sarà meglio che chiami la zia e ti portiamo sul letto...
Gold.— No, si spaventerebbe, e sul letto io soffocherei... Ma non ti pare che si faccia notte?
Ant.— Ad ogni modo non è lontana, ed accendo subito un lume.(va ad accendere la candela)
Gold.— Antonio, lascia stare e vieni qui presso di me che t'ho a dire una cosa mentre non c'è Nicoletta: io non ho bisogno del lume per leggere nei tuoi occhi quanto ci sei affezionato!...
Ant.— Non parlare di me!
Gold.— Eccolo il mio piccolo burbero benefico!... Ma come mal ricompensato! E che eredità ti lascierà questo povero zio!
Ant.— Un gran nome e la memoria incancellabile della tua bontà!
Gold.— Ma assai più debiti! Ma il tempo è galantuomo e io spero che un giorno qualcheduno penserà che Antonio Goldoni merita pure un raggio, il più puro, della gloria di Carlo, se gloria ci sarà... Lasciami dire... Intanto tu promettimi... quando mi vedrai oppresso dal male... di sollevarmi con altri pensieri...
Ant.— L'arte tua, il passato!
Gold.— Bravo! Ma sopratutto di aiutare, quando io non ci sarò più, la mia Nicoletta a sostenere con coraggio la prova della nostra separazione.
Ant.— Sì! Sì! Ma bisogna che tu ti senta molto male per parlare di queste cose.
Gold.— No... ma mentre sono in tempo... mentre posso ancora darti... a te che seguiterai ad essere per lei un figliuolo amoroso...
Ant.— Sull'anima mia!
Gold.— La mia benedizione!
Ant.— Tu ti senti mancare! La zia...
Gold.— Non la spaventare... povera Nicoletta... non le dir nulla... Mi sento già meglio... molto meglio!
NICOLETTAdalla destra.Detti.
Nicol.— Quel povero Balletti a momenti ti fa piangere e a momenti... Ma Carlo si sente male?
Gold.— Non è nulla... Un po' di nervi...
Ant.— Chénier l'ha fatto inquietare senza volerlo...
Gold.— Allontana quel braciere, Tonino... e accendi una volta il lume.
Nicol.— (O Dio!)(piange)
Ant.— (Ohimè!) Non c'è più candele, zio... Ma appena sono andati via quegli altri, scendo subito a pigliarne.
Gold.— Bravo... Intanto qui tutti e due... le vostre mani... Chi è che piange?
Ant.— Nessuno!
Nicol.— Nessuno!
Gold.— Lo sapete bene che non ho mai potuto sentire a piangere!... E ora meno che mai... E poi la mia parte... una lunga parte! l'ho recitata... e bisogna pure che rientri nelle quinte... Non era a Parigi che volevo fare l'ultima scena, oh no! ma laggiù... laggiù nella mia Venezia!...
Ant.— La Venezia della tua riforma! La Venezia delle tue prime vittorie!
Gold.(si rasserena in volto e si abbandona assopito sul guanciale). — Venezia!
(Antonio va sulla soglia della destra a chiamare con un cenno gli altri)
BATTISTINO, SUSANNA, GANDINI, MATTIUZZIeBALLETTIdal salotto a destra ePIERINAdal fondo.Detti.
Nicol.(inginocchiata presso Goldoni). — Il mio Carlo muore!
Batt.— Io corro subito a cercare un medico.
Sus.— È inutile: egli non si ridesterà che per spirare!
Ant.— Oh s'io potessi dargli un'ultima gioia!
Nicol.— Egli ritorna in sè! Carlo! mio buon Carlo!
Gold.(sentendo gli altri che lo attorniano). — C'è molta gente?
Ant.(con progetto). — Sì!... il teatro è pieno..... recita Préville!
Gold.— Préville?
Batt.— Che fa lui il Burbero.
Gold.(entrando a poco a poco nell'illusione). — Lui? Non ho più paura!
Ant.— Senti? Senti?
CHÉNIERdal fondo.Detti.
Ball., Gand., Sus., Matt., Batt., Pier.(allontanatisi ad un cenno di Antonio, sempre al proscenio, sottovoce, ed applaudendo leggermente, per produrre l'illusione desiderata). — L'autore! l'autore!
Gold.(rasserenato, raggiante, per alzarsi sostenuto da Nicoletta ed Antonio). — A Parigi!
Chén.— Carlo Goldoni, la Convenzione ti ha restituito la tua pensione!
Gold.(ritornato in sè con un grido di riconoscenza). — O Francia!(sentendosi mancare si abbandona fra le braccia di Antonio e di Nicoletta, dicendo a Chénier come una preghiera)Per lei! Per la mia buona moglie!
(Il sipario cala lentamente mentre Chénier assicura Goldoni spirante che il suo voto sarà soddisfatto)
Fine della commedia.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.