CORREZIONI E NOTECorreggerà da sé il lettore alcune inesattezze sfuggitemi nella stampa, come ad esempio:Pag. 3statiperStatiPag. 6 e 8italianiperItalianiPag. 11 e 15escire-escivaperuscire-uscivaPag. 181, nota 2ªLa diminuzione austriaca per La dominazione austriaca.Pag. 189e quei materialipera quei materialiPag. 218argomenti di scienza, l'Antologiaperargomenti di scienzal'Antologia,Pag. 241dall'altraperdall'altroPag. 231 Scipione Mattei per Scipione MaffeiE vorrà, spero, perdonarmi l'avere scritto (pag. 96)paterno regime toscano.Altri errori però, piú gravi, mi preme correggere:Pag. 124, nota 5ª:del 28 ottobre 1823per28 ottobre 1828.E a torto ho affermato che il Vieusseuxinutilmente scrivevaal Ministro: Per mezzo del cav. Francesco Branda, al quale con lettera del 28 ottobre, si era il Vieusseux raccomandato, e del cav. Nicola Nicolini, otteneva egli piú tardi un ribasso. Vero è ch'egli l'otteneva per essere un “affare di poco momento„, ma tuttavia l'otteneva: come rilevasi da questa lettera diretta al cav. Nicola Nicolini, e gentilmente comunicatami dall'avv. Fausto Nicolini.“Stimatissimo signor cav. Non prima di questa mattina il Ministro delle Finanze ha decretato la petizione dell'editore dell'Antologiadi Firenze con scriversi al direttore Generale De Turris che si accordava la dimanda per essere un affare di poco momento. Ve lo passo a notizia, affinché con questa data possiate scrivere in Firenze. Vi bacio la mano. Napoli li 13 agosto 1829. devotiss.: ser.ree discepolo M. Svone.Pag. 144: La lettera del Montani su l'Iliadedel Mancini, non è diretta a Francesco Torti, bensí a un amico, F. L.; e nella nota 1ª corrispondente, si deve leggere nondell'8 ottobre, ma del 24 gennaio.Pag. 130, nota 3ª. Ho fatto ricerca, e ho ritrovato il documento. Non proprio il Puccini, ma Giovanni Fabrini (e ciò si vede dal confronto con altri suoi scritti) appose in margine alla lettera del Vieusseux del 17 agosto 1821 queste parole: “Nota bene. Il sig. cav. Presidente ha detto non convenire l'inserzione sull'Antologiadell'articolo riguardante la ristampa dell'opera del Giannone, e quindi non permettersi. Il signor Vieusseux ne è stato notificato. 31 agosto 1821„. Non ho quindi errato un gran che nel dire: “il Puccini scriveva„. L'impiegato scriveva ciò che il superiore aveva detto. Mi dichiaro invece in colpa d'avere asserito che il Grottanelli dà errata la segnatura d'Archivio, che è giusta (Archivio del Buon Governo, 1821, filza 68, num. interno 3497). Resta però sempre vero ch'egli riporta quelle parole e parte dalla lettera del Vieusseux, in modo non già “notevolmente diverso„, ma diverso del tutto.Pag. 244, nota 10ª. Tra i giudizî errati, mi piace qui ricordare quello dato dal Tommaséo su'Promessi Sposi, cosí singolare e, a parer mio, cosí contrario a quanto egli ne aveva prima scritto al Vieusseux, che il prof. Michele Barbi pensa (Miscellanea di Studî critici edita in onore di A. Graf. — Bergamo, 1903, pag. 256), che “l'intendimento apologetico non appaia chiaro„, e dubita che l'articolo sia stato preso “proprio per il suo verso„; notando che “ciò che ai critici odierni sembra malevolenza pareva allora al Leopardidivinizzazione„. Ecco: nel 1827, veleggiando per l'Adriatico, il Tommaséo postillava un esemplare de'Promessi Sposidonatogli dal Manzoni: e se gran parte di quelle postille (come, ad esempio: — È da buffone: tuono che l'autore assume talvolta — Non va — Quanta roba! — È goffo — Pareun dialogo del Goldoni — È vecchiume — Lungherie misere — ) se gran parte, dico, di quelle postille suonino lode, lascio agl'intendenti giudicare; e lascio altresí giudicare se in quell'articolo famoso fossedivinizzareil Manzoni il dire, che non è naturale venire attaccando il destino di tante migliaia d'uomini al destino di “due villanucci„; e che il Manzoni ha composto il romanzo “col solo fine di comporre un romanzo„; e che “il tutto non ha un'intenzione„ e che “dall'ingegno e dall'animo di Manzoni si deve pretender di piú„. Io, per me, penso che al Tommaséo stesso non dovettero piú tardi sembrare lodi, s'egli mutò, o tolse, o temperò nell'edizioni seguenti, molte asserzioni di quel primo suo scritto. E, in questo caso, al giudizio del Leopardi potrebbe contrapporsi quello del Pieri, il quale, non tenero del Manzoni, dell'articolo del Tommaséo scriveva: “supera qualunque noia l'insuperabile e ridicolissimo articolo d'un signor Tommaséo sopra il romanzo del Manzoni.... Egli è una vera turpitudine, e fa vergogna che tali articoli trovino luogo in un giornale riputato per lo migliore d'Italia. E pure questo signor Tommaséo, che ha tutto il caosse nel capo, passa per un'ingegno peregrino....„ (Memorie inedite, “Riccardiana„ tomo IV, 7 dicembre 1827).Né giusta mi sembra l'opinione dello Sforza, il quale pensa (Brani inediti, seconda ediz., parte II, pag. CIX) che la sincera ammirazione del Tommaséo fosse “come troncata dagli occulti paragoni ch'egli fa inconsapevolmente tra il Manzoni e sé stesso„; e che le sue censure significano: “Avrei fatto meglio io!„. Direi piuttosto, che altro è scrivere a un amico le proprie impressioni, altro è scrivere per il pubblico: e poiché troppo sono discordi i giudizi dati nelle lettere al Vieusseux da quelli nell'Antologia, nella quale, se ben si osservi, il critico loda non l'opera ma l'uomo, (uomo divino„, “ingegno divino„, “genio e e cuore apertissimo„, che si è “abbassato a donarci un romanzo„) con lodi tali da rendere, in questo senso, giustificato il rimprovero didivinizzazione, fatto dal Leopardi; e poiché il Tommaséo non pensava nel 1827 a romanzi, né fa di bisogno accusarlo di tanta superbia da ritenerlo capace di pensare ch'egli avrebbe fatto meglio del Manzoni; io credo che ne' giudizi di lui privati e in quelli espressi di poi pubblicamente, rimutati da ultimo migliorandoli, si deva scorgere solo una di quelle tante contradizioni di giudizio,non ignote a chi abbia pratica del Tommaséo, e direi anche una delle tante prove del suo spirito di contradizione. Perché nello scrivere al Vieusseux, cui riferisce le impressioni varie del pubblico, non è difficile ch'egli si sentisse spinto alle piú grandi lodi per contradire allo Zaiotti, all'Ambrosoli, e agli altri giudici e lettori severi, ch'egli chiama “bestiuccie letterarie„; e nello scrivere invece l'articolo per l'Antologia, quando l'opera del Manzoni riscoteva in Firenze le lodi piú concordi, si sentisse spinto a correre all'opposita parte, pur mantenendo immutata per l'uomo la sua ammirazione.
Correggerà da sé il lettore alcune inesattezze sfuggitemi nella stampa, come ad esempio:
Pag. 3statiperStati
Pag. 6 e 8italianiperItaliani
Pag. 11 e 15escire-escivaperuscire-usciva
Pag. 181, nota 2ªLa diminuzione austriaca per La dominazione austriaca.
Pag. 189e quei materialipera quei materiali
Pag. 218argomenti di scienza, l'Antologiaperargomenti di scienzal'Antologia,
Pag. 241dall'altraperdall'altro
Pag. 231 Scipione Mattei per Scipione Maffei
E vorrà, spero, perdonarmi l'avere scritto (pag. 96)paterno regime toscano.
Altri errori però, piú gravi, mi preme correggere:
Pag. 124, nota 5ª:del 28 ottobre 1823per28 ottobre 1828.
E a torto ho affermato che il Vieusseuxinutilmente scrivevaal Ministro: Per mezzo del cav. Francesco Branda, al quale con lettera del 28 ottobre, si era il Vieusseux raccomandato, e del cav. Nicola Nicolini, otteneva egli piú tardi un ribasso. Vero è ch'egli l'otteneva per essere un “affare di poco momento„, ma tuttavia l'otteneva: come rilevasi da questa lettera diretta al cav. Nicola Nicolini, e gentilmente comunicatami dall'avv. Fausto Nicolini.“Stimatissimo signor cav. Non prima di questa mattina il Ministro delle Finanze ha decretato la petizione dell'editore dell'Antologiadi Firenze con scriversi al direttore Generale De Turris che si accordava la dimanda per essere un affare di poco momento. Ve lo passo a notizia, affinché con questa data possiate scrivere in Firenze. Vi bacio la mano. Napoli li 13 agosto 1829. devotiss.: ser.ree discepolo M. Svone.
Pag. 144: La lettera del Montani su l'Iliadedel Mancini, non è diretta a Francesco Torti, bensí a un amico, F. L.; e nella nota 1ª corrispondente, si deve leggere nondell'8 ottobre, ma del 24 gennaio.
Pag. 130, nota 3ª. Ho fatto ricerca, e ho ritrovato il documento. Non proprio il Puccini, ma Giovanni Fabrini (e ciò si vede dal confronto con altri suoi scritti) appose in margine alla lettera del Vieusseux del 17 agosto 1821 queste parole: “Nota bene. Il sig. cav. Presidente ha detto non convenire l'inserzione sull'Antologiadell'articolo riguardante la ristampa dell'opera del Giannone, e quindi non permettersi. Il signor Vieusseux ne è stato notificato. 31 agosto 1821„. Non ho quindi errato un gran che nel dire: “il Puccini scriveva„. L'impiegato scriveva ciò che il superiore aveva detto. Mi dichiaro invece in colpa d'avere asserito che il Grottanelli dà errata la segnatura d'Archivio, che è giusta (Archivio del Buon Governo, 1821, filza 68, num. interno 3497). Resta però sempre vero ch'egli riporta quelle parole e parte dalla lettera del Vieusseux, in modo non già “notevolmente diverso„, ma diverso del tutto.
Pag. 244, nota 10ª. Tra i giudizî errati, mi piace qui ricordare quello dato dal Tommaséo su'Promessi Sposi, cosí singolare e, a parer mio, cosí contrario a quanto egli ne aveva prima scritto al Vieusseux, che il prof. Michele Barbi pensa (Miscellanea di Studî critici edita in onore di A. Graf. — Bergamo, 1903, pag. 256), che “l'intendimento apologetico non appaia chiaro„, e dubita che l'articolo sia stato preso “proprio per il suo verso„; notando che “ciò che ai critici odierni sembra malevolenza pareva allora al Leopardidivinizzazione„. Ecco: nel 1827, veleggiando per l'Adriatico, il Tommaséo postillava un esemplare de'Promessi Sposidonatogli dal Manzoni: e se gran parte di quelle postille (come, ad esempio: — È da buffone: tuono che l'autore assume talvolta — Non va — Quanta roba! — È goffo — Pareun dialogo del Goldoni — È vecchiume — Lungherie misere — ) se gran parte, dico, di quelle postille suonino lode, lascio agl'intendenti giudicare; e lascio altresí giudicare se in quell'articolo famoso fossedivinizzareil Manzoni il dire, che non è naturale venire attaccando il destino di tante migliaia d'uomini al destino di “due villanucci„; e che il Manzoni ha composto il romanzo “col solo fine di comporre un romanzo„; e che “il tutto non ha un'intenzione„ e che “dall'ingegno e dall'animo di Manzoni si deve pretender di piú„. Io, per me, penso che al Tommaséo stesso non dovettero piú tardi sembrare lodi, s'egli mutò, o tolse, o temperò nell'edizioni seguenti, molte asserzioni di quel primo suo scritto. E, in questo caso, al giudizio del Leopardi potrebbe contrapporsi quello del Pieri, il quale, non tenero del Manzoni, dell'articolo del Tommaséo scriveva: “supera qualunque noia l'insuperabile e ridicolissimo articolo d'un signor Tommaséo sopra il romanzo del Manzoni.... Egli è una vera turpitudine, e fa vergogna che tali articoli trovino luogo in un giornale riputato per lo migliore d'Italia. E pure questo signor Tommaséo, che ha tutto il caosse nel capo, passa per un'ingegno peregrino....„ (Memorie inedite, “Riccardiana„ tomo IV, 7 dicembre 1827).
Né giusta mi sembra l'opinione dello Sforza, il quale pensa (Brani inediti, seconda ediz., parte II, pag. CIX) che la sincera ammirazione del Tommaséo fosse “come troncata dagli occulti paragoni ch'egli fa inconsapevolmente tra il Manzoni e sé stesso„; e che le sue censure significano: “Avrei fatto meglio io!„. Direi piuttosto, che altro è scrivere a un amico le proprie impressioni, altro è scrivere per il pubblico: e poiché troppo sono discordi i giudizi dati nelle lettere al Vieusseux da quelli nell'Antologia, nella quale, se ben si osservi, il critico loda non l'opera ma l'uomo, (uomo divino„, “ingegno divino„, “genio e e cuore apertissimo„, che si è “abbassato a donarci un romanzo„) con lodi tali da rendere, in questo senso, giustificato il rimprovero didivinizzazione, fatto dal Leopardi; e poiché il Tommaséo non pensava nel 1827 a romanzi, né fa di bisogno accusarlo di tanta superbia da ritenerlo capace di pensare ch'egli avrebbe fatto meglio del Manzoni; io credo che ne' giudizi di lui privati e in quelli espressi di poi pubblicamente, rimutati da ultimo migliorandoli, si deva scorgere solo una di quelle tante contradizioni di giudizio,non ignote a chi abbia pratica del Tommaséo, e direi anche una delle tante prove del suo spirito di contradizione. Perché nello scrivere al Vieusseux, cui riferisce le impressioni varie del pubblico, non è difficile ch'egli si sentisse spinto alle piú grandi lodi per contradire allo Zaiotti, all'Ambrosoli, e agli altri giudici e lettori severi, ch'egli chiama “bestiuccie letterarie„; e nello scrivere invece l'articolo per l'Antologia, quando l'opera del Manzoni riscoteva in Firenze le lodi piú concordi, si sentisse spinto a correre all'opposita parte, pur mantenendo immutata per l'uomo la sua ammirazione.