728.Roma ex ethn. sac.C. 12, p. 361.729.Loc. cit. p. 83.730.Ibid.731.Ap.Marang.loc. cit.732.Laterano e via Maggiore, p. 116.733.L’asserto dell’Adinolfi è basato sullaBulla Unionis Ecclesiarum Ss. Quadraginta et S. Mariae Hospitali S. Jacobi prope Colisaeum, emanata dal Papa Eugenio IV, ai 18 gennaio del 1433, nella quale leggiamo: «.... hospitali S. Jacobi prope Coliseum etiam de Urbe ab eodem hospitali S. Angeli dependens et per illius Guardianos et confratres huiusmodi gubernari solitum etc.».734.Ex eadem Bulla.735.«Guardianis, custodibus et officialibus antepositis societatis Raccomandatorum imaginis Salvatoris ad Sancta Sanctorum ac pauperum hospitalis S. Angeli et hospitalis S. Jacobi et hospitalis Ss. Petri et Marcellini. (Da una Pergamena dell’Arch. S. Sanctorum).736.Il lodato Mellini è dello stesso parere: «Contiguo alla chiesa di S. Giacomo (dice) v’era un ospedale per le donne, come viene scritto nel catalogo 2º della medesima compagnia sotto l’anno 1466 da Niccolò Signorili, benchè questo dica che l’ospedale fosse costruttopro militibus. (Arch. Vat. Mss. dell’antichità di Roma arm.VI, n. 38).737.Questa notizia l’attinse l’autore da unaLicentia Magistrorum Stratorum Guardianis Societatis Ss. Salvatoris concessa.738.Adinolfi,Lat. e Via Maggiorep. 112.739.Pagan and Christian Rome, p. 161.740.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e segg.741.Bull. A. C.Ser. IV, an. III, p. 157 e segg.742.Storia di Roma e dei Papi nel medio evo, l. I, c. V,ediz. francese, p. 177.743.Canina,Indicazione antiquaria di Roma Antica, p. 102.744.V. Questione III, Parte IV.745.Ibid.746.Piale,Memorie Enciclopediche, 1817, p. 154.747.Loc. cit. p. 159.748.Tertul.Ad. Nat.I, 9;Apol.40.749.LXXI, 29.750.Ant. Phil.4, 11, 12, 15, 23.751.V. 2.752.Histoire des persecutions, tom. I, p. 355 e seg.753.Loc. cit. p. 357.754.Bull. A. C.loc. cit., p. 165.755.V. De Rossi, «Bull. A. C.» serie II, an. IV, p. 147 e segg.756.«Bull. A. Com.» Ann. XXIII, pp. 124-125.757.Lanciani,Forma Urbis.758.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e seg.759.Prima di parlare di quelle chiese che più direttamente manifestano la venerazione dei fedeli verso il Colosseo (venerazione che fu causa dell’aggruppamento delle stesse in quella zona), ho creduto conveniente occuparmi della chiesa deiSs. Quadraginta Colisaei; sia perchè anch’essa in qualche modo fa parte di detto aggruppamento, sia perchè fu eretta per iMisenati, i quali, come è noto, erano al servizio dell’Anfiteatro.760.V.Wilpert,S. Maria Antiqua, p. 14.761.Loc. cit. p. 18.762.Varie sono le opinioni degli archeologi circa la situazione precisa delCampus Agrippae. Il Nardini, ad es., fra gli antichi, ed iCompilatoridelCorpus Inscriptionumfra i moderni, ritengono che ilCampus Agrippaeoccupasse lo spazio compreso fra l’attuale Corso Umberto e leThermae Agrippianae, da un lato, e la Via del Seminario e la Piazza S. Marco dall’altro. Il Lanciani e l’Huelsen lo collocano invece altrove, e precisamente ad Est della Via Flaminia, tra il suddetto Corso Umberto e la Via della Stamperia, in un senso, e le Vie Minghetti e del Pozzetto nell’altro.Per giudicare quale delle due opinioni sia più probabile, il miglior partito è di esaminare i passi di quegli autori antichi che parlano delCampus Agrippae, e vedere se vi sia qualche monumento che possa gittar luce sulla questione.Gli antichi scrittori che parlano delCampus Agrippae, sono: Dione Cassio (Lib. LV), Aulo Gellio (Noctes Atticael. XIIII c. V), ed il Cronografo del 354 (Urlichs,Codex Top., p. 191, 25). Aulo Gellio ed il Cronografo nominano ilCampus Agrippae; ma dalle loro parole null’altro può dedursi che la sua esistenza. Il primo scrive: «Defessus ego quondam ex diutina commentatione, laxandi levandique animi gratia, inAgrippae Campodeambulabam, atque ibi duos forte grammaticos conspicatus, etc.». Nel secondo si legge: «Aurelianus Imp. ann. V. m. IIII. d. XXcongiarium deditXD. —Hic muro urbem cinxit, templum Solis et castra inCampo Agrippaededicavit, etc.». — Dal passo di Dione però, oltre all’esistenza, se ne deduce pur anche (e molto fondatamente) la situazione. Lo storico greco ci dice infatti che Augusto, dopo la morte di Agrippa, dedicò il di luiCampo, eccettuato ilportico(il quale, da quanto si dice appresso, fu quello incominciato ad erigere nelCampoda Vipsania Pola, sorella di Agrippa), nonchè il Diribitorio, lasciato incompleto da Agrippa e terminato da Augusto prima della dedicazione, rendendo egli ogni cosa di pubblico diritto. In quella circostanza si diè unfunebre munus gladiatorium, in Septis, sia (dice Dione) per rendere onore ad Agrippa, sia per l’avvenuto incendio di molti edifici attorno al foro.Ora il sito delPorticus Septorume deiSeptaè da tutti riconosciuto ad Ovest del primo tratto della Via Flaminia chiamatoVia Lata. Posto questo caposaldo, l’essersi dato ilmunus gladiatoriumper onorare la memoria di Agrippain Septis, anzichè nel Foro od altrove, e l’esser ciò avvenuto nel giorno della dedicazione del Campo dello stesso Agrippa, son due cose che ci spingono a ritenere che quelli si trovassero in questo Campo; e che si fosse scelto quel luogo per fare, quasi direi, prender possesso al Popolo Romano del Campo suddetto, fin dal giorno della sua dedicazione.L’esame poi dei monumenti che Dione c’indica esistenti nel Campo d’Agrippa, quali sono ilDiribitoriume il portico di Pola, c’induce anch’esso a ritenere ilCampus Agrippaesito ad Ovest dellaVia Lata. Su ciò invito il lettore a leggere la dotta discussione fattane dal Nardini (Roma Antical. IV, c. X).Oltre a questo, nell’anno 1592, costruendosi il palazzo Serlupi-Crescenzi (Via del Seminario), fu ritrovato un cippo enorme di travertino, alto tre metri circa, sul quale era scritto:ID . QVOD . INTRACIPPOS . AD . CAMP . VERSVSSOLI . EST . CAESAR . AVGVSTREDENTVM . A . PRIVATOPVBLICAVIT(C. I. L. VI, 874)Gli editori delCorpusopinano che questi cippi augustei di Via del Seminario appartengano al Campo di Agrippa; e giustamente, poichè, come appunto noi siamo certi (per la testimonianza di Dione) che Augusto donò al Popolo Romano il Campo di Agrippa, così non possiamo esser certi che ilCampo detto dai Cataloghi Marzio, con denominazione generale della pianura fra il Pincio ed il Tevere(«Bull. Com.» ann. XI, Sez. 2ª, p. 11), ed a cui il Lanciani opina s’alluda nei cippi, sia stato maia privato redemptumda Augusto e donato al Popolo Romano. E non possiamo esserne certi, perchè nessun documento ci è pervenuto finora, e finchè esso non apparisca, dovremo ritenere con gli Editori delCorpus, che quei cippi si riferiscono alCampus Agrippae, e che ne costituivano il limite del lato Nord. Nè si obietti che quei cippi si trovanoin piena regioneVIIII, perchè noi non conosciamo i limiti delle due regioni con precisione tale, da non poter supporre che nella regione VII vi fosse una zona di terreno ad Ovest dellaVia Lata. Cosa anzi che possiamo con grande fondamento ritener vera per l’eponimo stesso della regione (Via Lata): via detta appuntoLata, perchè il suo margine occidentale era coperto dalPorticus Septorumin modo da formare una larga via, in parte coperta ed in parte scoperta. E questo portico, formando un tutto con iSepta, dovette con ogni ragione appartenere, insieme a quell’area contigua, alla regione VII (Via Lata), e non alla VIIII. Qui è inoltre necessario notare che nella divisione di Roma in quattordici regioni (la quale avvenne, per testimonianza di Dione dopo la dedicazione delCampus Agrippae, e probabilmente dopo la erezione del tempio d’Iside e Serapide), il nome diCampus Agrippaerimase alla partenon fabbricatadel Campo stesso, ossia all’area contigua alPorticus Septorum; la quale area, per la ragione anzidetta, dovè nella divisione entrare nella regione VII.A conferma di quanto si è detto fin qui, è bene osservare che il posto assegnato dal Lanciani e dall’Huelsen alCampus Agrippae, è inaccettabile per più ragioni. Primieramente quella località si trova del tutto separata dalla zona dove Agrippa sviluppò il suo grandioso piano edilizio: cosa riconosciuta dallo stesso Lanciani, il quale, per attenuare questa difficoltà, escogitò un qualche modo d’attacco tra le due aree, supponendo che il grandioso portico (di cui rimangono non pochi avanzi ad Est della Via Flaminia, nel sottosuolo dello sterrato di Piazza Colonna, e che da lui è ritenuto per ilPorticus Vipsaniae) fosse stato eretto da Agrippa quasi a far séguito alPorticus Septorum, che sorgeva dalla banda opposta della Via Flaminia, incominciando dalla Via di S. Ignazio e terminando a Piazza Venezia; congiungendo così (il Lanciani) la zona dei grandiosi lavori agrippiniani colCampus Agrippaeda lui supposto, per il vertice di un angolo!Secondariamente poi perchè come asserisce lo stesso ch.º autore (V. «Bull. Com.» ann. XX, serie 4.ª p. 277, quell’area è priva affatto di ruderi monumentali dei tempi augustei). Ecco le sue parole: «La zona confinante col portico e l’acquedotto, cioè la zona fra S. Claudio e il Trivio è affatto priva di ruderi monumentali, nè, per quanto io sappia, tali ruderi sono stati visti o descritti nei tempi andati». — Eppure i residui della vastissima sala del Diribitorio, che, con ogni verosimiglianza (come osserva il Nardini, interpretando le espressioni di Dione Cassio), dovè sorgere nel Campo in questione vi dovrebbero essere! È difficile poter supporre che quell’edificio sia stato abraso fin dal piano dei fondamenti!Perchè, finalmente, quest’area si trova in quella zona che è l’unico sito della limitatissima regione VII, in cui si possono collocare (come bene scrisse il Nibby) gli Orti Largiani: orti appartenuti probabilmente al celebre Caio Cecina Largo, console ordinario nell’anno 795 d. R., ed autore delSenatus Consultum Largianumsulla successione dei liberti. Ed appunto in quella località a me sembra che vi siano tracce degli orti suddetti. Quel muro, della lunghezza di m. 63, tornato in luce negli ultimi mesi del 1890 nella Via Poli (lungo il fianco della chiesa di S. Maria in Trivio, V. il «Bull. Com. ann. XX,» serie 4.ª, p. 278), come pure gli altri residui di muri a quello coordinati (Lanciani,Forma Urbis), rinvenuti fra Piazza Poli e la Via del Bufalo, non potrebbero essere i resti di un edificio edificato nel III secolo in quellalaciniadegli antichi orti Largiani, ridotto poi, da Belisario, o tutto o in parte, a Xenodochio? Gli orti Largiani (osserva il Nibby) dovettero essere in istato di floridezza fin quasi al IV secolo; giacchè essi sono ricordati, a preferenza di tanti altri, nei cataloghi di quei tempi.Un altro indizio di questi orti è per me la grandepiscinaalle falde del Quirinale, presso il così dettoLavatore del Papa.Il portico poi che decorava il lato Est del largo della Via Flaminia (ove più tardi fu eretta la colonna coclide), e che dovè, al pari del largo che adornava, far parte, per ragione di concomitanza, della regione VIIII e non della VII (il limite delle quali, in quel tratto, era segnato dalla via che correva dietro al portico, e che lo separava dagli orti Largiani), io lo crederei ilPorticus Argonautarum; perchè, oltre ad essere un veroporticus, la sua costruzione è molto simile a quella delPorticus Septorum, e quindi più propria dei tempi di Agrippa. — Non così possiam dire invece del tempio di Piazza di Pietra, e del suo recinto, perchè essi presentano tali caratteri, da non potersi (come pur anche ritenne il Nibby), portar più oltre i tempi di M. Aurelio Antonino. Tutto ciò poi che è rappresentato nel basamento di quell’edificio nulla ha che vedere conNettuno; ed aggiungerò che, per la sua forma spiccata di tempio, non potè essere da un autore antico (quale fu Sparziano) chiamatoBasilica.Veduto come l’opinione più plausibile circa il posto occupato dalCampus Agrippaesia quella proposta dal Nardini ed accettata dai compilatori delCorpus, cerchiamo ora di rintracciare il sito deiCastradedicati da Aureliano inCampo Agrippae. Io opino (e non credo di esser lungi dal vero) che Aureliano riducesse a caserma ilPorticus Septorum. E ciò lo ritengo per due ragioni: 1.º perchè non si trova più memoria di quel portico dopo il regno di Severo Alessandro; 2.º perchè quantunque esso fosse celebre quanto gli altri portici e forse anche più, non fu notato negli elenchi deiRegionarîdel IV secolo, nè nella regione VIIII nè nella VII: fatti, che manifestano una trasformazione venuta in quel portico al cadere del secolo III, rimanendo notato però negli elenchi, sotto il nuovo nome venutogli da quella, nella regione VII. Ammettere la riduzione di un portico della forma delPorticus Septorum, a caserma, non è cosa che possa recar maraviglia, se si rifletta che quella forma si prestava molto a tale riduzione, e che questa veniva suggerita anche dall’uso che costantemente si faceva di simili portici per l’attendamento provvisoriodelle milizie, allorchè queste eran chiamate in città per qualche fatto straordinario. Così avvenne, ad es., nell’eccidio di Galba. Chi non sa che in quel frangente la legioneIlliricatrovavasiattendatanelPorticus Vipsania?Missus et Celsus Marius ad electos Illyrici exercitus, Vipsanii in Porticu tendentes(Tac.Hist.l. I, c. 31).La chiesa pertanto «SS. Quadraginta de Calcarario» si trovava a breve distanza daiCastra Urbanadi Aureliano.Del resto, il fatto dell’esistenza di quattro chiese dedicate ai Quaranta Martiri di Sebaste, situate indiscutibilmente presso alloggiamenti militari, sarebbe bastato da sè solo a far congetturare che, in prossimità della chiesa deiSS. Quadraginta de Calcarario, stessero iCastra Urbana.763.Bulla, Intenta igitur, 1433 — Pont. Eug. anno III.764.Pag. 160 b.765.Roma nell’età di mezzo, Tom. I, p. 320.766.V.Cardella,Memorie Storiche dei Cardinali. Tom. III, p. 208 e 264.767.Le cinque chiese dedicate in Roma aiQuaranta Martiridi Sebaste, tutte edificate presso cinque alloggiamenti di soldati, dimostrano quanto sia vera la testimonianza tradizionale dei Padri di Cappadocia (contemporanei al fatto con S. Basilio Magno alla testa), che ce li mostrasoldatiin senso proprio; e quanto male si apponga il ch.º Franchi dei Cavalieri, il quale, dubitando di quella testimonianza, e basandosi invece sul famoso testamento (ritenuto autentico dai moderni ipercritici) asserisce, che quei martiri non si possono dire soldati che in senso figurato. Il testamento fu scritto (secondo il documento) da Melazio a nome di tutti; ma basta leggerlo per dichiararlo apocrifo. Fra le altrebellezze, in esso parlano i morti! È proprio giunto il tempo predetto da S. Paolo:Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desideria coacervabunt sibi magistros prurientes auribus; et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autemconvertentur. (Epist. II ad Timoth. 3-4).768.V.Mabillon,Musaeum Ital.Tom. II, p. 190.769.Sulla favola della Papessa Giovanna vedasi il dotto lavoro del Ch.º Prof.Tomassetti,La Storia della Papessa Giovanna— «Bull. Arch. Com.» — an. XXXV, p. 82 e segg.770.Muri probabilmente delleTiziane.771.Pag. 19 nella descrizione del Fabrizi.772.Le Chiese di Roma2.ª Ediz. p. 521.773.Urlichs,Codex Topographicusp. 153.774.V.MuratoriScriptt.XXIV, col. 1113 (an. 1438).775.V.Armell.,Le Chiese di Roma, ediz. 2.ª p. 521.776.Roma nell’età di Mezzo, Tom. I, p. 320.777.Mabillon, loc. cit. p. 190.778.«Bull. A. Com.» an. XXIII, p. 124.779.Chiese, ecc., loc. cit., p. 139.780.Archiv. secr. S.S. Reg. Urb. V, Tom. VIII, fol. 160.781.Armell., loc. cit. p. 523.782.Cancellieri,Possessi, p. 121.783.Il passato topografico e storico dell’Istit. Massimo alle Terme, p. 43 — Roma 1898.784.V.Bellori,Vita di D. Fontana, e lo stessoFontana—Dell’Obelisco Vaticanol. II, p. 18.785.Iter. Ital.p. 76, n. 29.786.Di alcune fabb. fatte in Roma ed in Napoli, lib. II, Roma 1590, p. 18 — tav. 19.787.Credenz. IV, vol. 104, f. 11.788.Loc. cit. 22.789.Arm. VI, Tom. 52, p. 65.790.Questa notizia ce la porge ildiarista Gigli. Cf.Moroni,Diz. di erud. voc. Colosseo.791.Armadio XI, tom. 22, p. 222.792.Il disegno di questo tempietto era stato già fatto dal cav. C. Fontana.793.Nell’anno 1700.794.R. Lanciani,Not. inedite dell’Anf. Flavio. Rend. dellaR. Acc. dei Lincei1896. Serie V, vol. V.795.Uno degli archi che guardanoOvest.796.Diarii.797.Dissert.apud. Winck. p. 399, vol. III.798.Mercato, p. 163.799.Notizie inedite, loc. cit.800.Anno 1689-1700, foglio 756.801.«Anno 1714, 10 Dicembre. Decreto sopra la deputazione del sig. D. Girolamo Colonna, in sopraintendente e custode delle chiavi del nuovo recinto fatto nel Colosseo. Credenz. 1, Tom. 39, p. 14. Ma susseguentemente a’ 10 di Gennaio del 1715 ritrovasi la relazione della non inclinante volontà del Pontefice Clemente XI di concedere al Popolo Romano le chiavi del suddetto nuovo recinto. Cred. 1. Tom. 39, pag. 14». V.Marangoni, loc. cit., pag. 105.802.Marangoni, loc. cit. pag. 98.803.Visse ai tempi di Benedetto XIII.804.«Anno 1723, 10 Luglio. Memoriale presentato all’Eccellentissima Congregazione dall’Eremita del Colosseo, e rescritto grazioso facultativo di poter fare una muraglia di clausura dietro la cappella di detto eremitorio. Credenz. I. t. 45, p. 322». V.Marangoni, loc. cit. p. 105. — «Anno 1727. 12 Novembre. Istromento di concessione d’un arco chiuso contiguo e dietro alla suddetta chiesuola o cappelluccia, posta dentro al circuito del medesimo Colosseo, Pietro Doye eremita dello stesso Anfiteatro. Credenz. 4, tom. 101, p. 291».Ibid.805.V. pag. 215.806.Una copia di questa epigrafe trovasi affissa sul muro del grandiosocontrafforteche si erge dal lato Nord.807.Roma descritta ed illustr.tom. II, p. 2, Roma Stamp. Pagliarini.808.Oltre a questo ricordo marmoreo, abbiamo una pittura fatta dal Veith nell’alto dell’ultima lunetta (a destra) del XXX riquadro del Museo Chiaramonti al Vaticano. La pittura «indica il colossale e magnifico sperone fatto innalzare dal Pontefice Pio VII per la conservazione della parte meridionale dell’Anfiteatro Flavio o Colosseo, sotto la direzione dell’architetto Valadier. Nel mezzo è figurata la Religione che sostiene la palma e la croce simboli del martirio, e dinanzi un pellegrino genuflesso».Cav.E. G. Massi:Descrizione compendiosa dei Musei...... nel palazzo Vaticano. Roma, 1887, p. 157, terza edizione.809.Questo restauro fu fatto in quella parte del Colosseo che guarda Ovest, tra l’Arco di Costantino e la Via Claudia.810.Roma. A cura della R. Società Romana di storia patria, 1910.811.Cf. documentoXXXII.812.Poesie di autori Italiani del sec. XIX, Roma 1845.813.Storia della rivoluzione di Roma 1848-1850, Livorno 1851.814.Spada,Storia della rivoluzione di Roma, vol. III, p. 396.815.Vol. II, p. 260.816.Nella costruzione degli «speroni di Pio VII, Gregorio XVI e Pio IX furono messi in opera gli ultimi massi» dei caduti materiali o travertini. Cf.Notizie e ineditedel Ch.Lanciani.Rendiconto della R. Accad. dei Lincei, 1896, serie V, Vol. quinto.817.V.Gori, loc. cit., p. 112.818.Atti della Pont. Acc. Rom. di Arch.Tom. XV, p. XXXI.819.Quest’iscrizione trovasi a piè di quella di cui parlammo a p. 221.820.Gori, loc. cit. p. 113.821.Fra i due restauri di Leone XII e di Pio IX.822.X n. 196.823.Anno III, 1882, p. 49 e segg.824.Cf.LancianiStoria degli scavi, vol. II, p. 83. Anche nel 1639 furono fatte alcune ricerche «nel circuito del Colosseo». (Arch. Capit.Cred. VI. Tom. 52, p. 65).825.Calp.Eclog. 7, v. 48 e segg. — Cf.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anf. Flavio fatte dal Sig.Pietro Bianchi,di Lugano, Prof. di arch.ecc....nella sessione dell’Accad. di Arch. li 17 Dicembre 1812.826.In vitaCommodi.827.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anfiteatro Flavio. Notizie degli scavi. — Roma 1813.828.Riflessioni pacificheecc., Roma 1813.829.Ammonizioni critico-antiquarie a varii scrittori del giorno.Roma 1813.830.Roma Ant.Tomo I, app. I, p. 233. Roma 1819.831.Loc. cit. p. 217.832.Theatrum magnum undequaque rotundum.833.Cf.Jordan: Forma 17 b.834.La mia opinione su questo capitello la manifestai a pag. 35.835.Cf.Petr.Satyric.cap. IX.836.Per brevità tralasciamo quanto il Re dice nella sua dissertazione, sembrandoci sufficiente aver riferito le parole che egli applica alle figure 8, 9 e 10 della suatavola illustrativa di alcune parti della sostruzione in opera quadrata.837.Di materia solida e stabile.838.Il pavimento dell’ipogeoin opus spicatumsi trova a m. 6,08 dal piano attuale dell’arena.839.Loc. cit.840.Nuove osservazioni intorno all’Arena dell’Anf. Flavio e all’acqua che ora la ricopre.Roma 1814.841.La stampa universale disapprovò queste nuove escavazioni, affermando che gli scavi antecedentemente fattiavean già messo al nudo ogni cosa.842.Loc. cit. p. 114.843.In una di questebuchesi veggono tuttora residui di legno carbonizzato; delle travi, cioè, che facevan parte delle famose macchine anfiteatrali.844.Settantasette di questi frammenti furono editi ed illustrati dal ch. Henzen, (V. c. I, l. VI, p. 856 e segg.).845.Cronach. mens.serie II, Tom. I, p. 46.846.Qualcuna di queste lastre è di un bel cipollino.847.Cf.Meier,De Gladiat. Rom. quaest. selectae Bonnae1881 p. 14 e segg.
728.Roma ex ethn. sac.C. 12, p. 361.
728.Roma ex ethn. sac.C. 12, p. 361.
729.Loc. cit. p. 83.
729.Loc. cit. p. 83.
730.Ibid.
730.Ibid.
731.Ap.Marang.loc. cit.
731.Ap.Marang.loc. cit.
732.Laterano e via Maggiore, p. 116.
732.Laterano e via Maggiore, p. 116.
733.L’asserto dell’Adinolfi è basato sullaBulla Unionis Ecclesiarum Ss. Quadraginta et S. Mariae Hospitali S. Jacobi prope Colisaeum, emanata dal Papa Eugenio IV, ai 18 gennaio del 1433, nella quale leggiamo: «.... hospitali S. Jacobi prope Coliseum etiam de Urbe ab eodem hospitali S. Angeli dependens et per illius Guardianos et confratres huiusmodi gubernari solitum etc.».
733.L’asserto dell’Adinolfi è basato sullaBulla Unionis Ecclesiarum Ss. Quadraginta et S. Mariae Hospitali S. Jacobi prope Colisaeum, emanata dal Papa Eugenio IV, ai 18 gennaio del 1433, nella quale leggiamo: «.... hospitali S. Jacobi prope Coliseum etiam de Urbe ab eodem hospitali S. Angeli dependens et per illius Guardianos et confratres huiusmodi gubernari solitum etc.».
734.Ex eadem Bulla.
734.Ex eadem Bulla.
735.«Guardianis, custodibus et officialibus antepositis societatis Raccomandatorum imaginis Salvatoris ad Sancta Sanctorum ac pauperum hospitalis S. Angeli et hospitalis S. Jacobi et hospitalis Ss. Petri et Marcellini. (Da una Pergamena dell’Arch. S. Sanctorum).
735.«Guardianis, custodibus et officialibus antepositis societatis Raccomandatorum imaginis Salvatoris ad Sancta Sanctorum ac pauperum hospitalis S. Angeli et hospitalis S. Jacobi et hospitalis Ss. Petri et Marcellini. (Da una Pergamena dell’Arch. S. Sanctorum).
736.Il lodato Mellini è dello stesso parere: «Contiguo alla chiesa di S. Giacomo (dice) v’era un ospedale per le donne, come viene scritto nel catalogo 2º della medesima compagnia sotto l’anno 1466 da Niccolò Signorili, benchè questo dica che l’ospedale fosse costruttopro militibus. (Arch. Vat. Mss. dell’antichità di Roma arm.VI, n. 38).
736.Il lodato Mellini è dello stesso parere: «Contiguo alla chiesa di S. Giacomo (dice) v’era un ospedale per le donne, come viene scritto nel catalogo 2º della medesima compagnia sotto l’anno 1466 da Niccolò Signorili, benchè questo dica che l’ospedale fosse costruttopro militibus. (Arch. Vat. Mss. dell’antichità di Roma arm.VI, n. 38).
737.Questa notizia l’attinse l’autore da unaLicentia Magistrorum Stratorum Guardianis Societatis Ss. Salvatoris concessa.
737.Questa notizia l’attinse l’autore da unaLicentia Magistrorum Stratorum Guardianis Societatis Ss. Salvatoris concessa.
738.Adinolfi,Lat. e Via Maggiorep. 112.
738.Adinolfi,Lat. e Via Maggiorep. 112.
739.Pagan and Christian Rome, p. 161.
739.Pagan and Christian Rome, p. 161.
740.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e segg.
740.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e segg.
741.Bull. A. C.Ser. IV, an. III, p. 157 e segg.
741.Bull. A. C.Ser. IV, an. III, p. 157 e segg.
742.Storia di Roma e dei Papi nel medio evo, l. I, c. V,ediz. francese, p. 177.
742.Storia di Roma e dei Papi nel medio evo, l. I, c. V,ediz. francese, p. 177.
743.Canina,Indicazione antiquaria di Roma Antica, p. 102.
743.Canina,Indicazione antiquaria di Roma Antica, p. 102.
744.V. Questione III, Parte IV.
744.V. Questione III, Parte IV.
745.Ibid.
745.Ibid.
746.Piale,Memorie Enciclopediche, 1817, p. 154.
746.Piale,Memorie Enciclopediche, 1817, p. 154.
747.Loc. cit. p. 159.
747.Loc. cit. p. 159.
748.Tertul.Ad. Nat.I, 9;Apol.40.
748.Tertul.Ad. Nat.I, 9;Apol.40.
749.LXXI, 29.
749.LXXI, 29.
750.Ant. Phil.4, 11, 12, 15, 23.
750.Ant. Phil.4, 11, 12, 15, 23.
751.V. 2.
751.V. 2.
752.Histoire des persecutions, tom. I, p. 355 e seg.
752.Histoire des persecutions, tom. I, p. 355 e seg.
753.Loc. cit. p. 357.
753.Loc. cit. p. 357.
754.Bull. A. C.loc. cit., p. 165.
754.Bull. A. C.loc. cit., p. 165.
755.V. De Rossi, «Bull. A. C.» serie II, an. IV, p. 147 e segg.
755.V. De Rossi, «Bull. A. C.» serie II, an. IV, p. 147 e segg.
756.«Bull. A. Com.» Ann. XXIII, pp. 124-125.
756.«Bull. A. Com.» Ann. XXIII, pp. 124-125.
757.Lanciani,Forma Urbis.
757.Lanciani,Forma Urbis.
758.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e seg.
758.Analecta Bolland.Tom. XVI, p. 248 e seg.
759.Prima di parlare di quelle chiese che più direttamente manifestano la venerazione dei fedeli verso il Colosseo (venerazione che fu causa dell’aggruppamento delle stesse in quella zona), ho creduto conveniente occuparmi della chiesa deiSs. Quadraginta Colisaei; sia perchè anch’essa in qualche modo fa parte di detto aggruppamento, sia perchè fu eretta per iMisenati, i quali, come è noto, erano al servizio dell’Anfiteatro.
759.Prima di parlare di quelle chiese che più direttamente manifestano la venerazione dei fedeli verso il Colosseo (venerazione che fu causa dell’aggruppamento delle stesse in quella zona), ho creduto conveniente occuparmi della chiesa deiSs. Quadraginta Colisaei; sia perchè anch’essa in qualche modo fa parte di detto aggruppamento, sia perchè fu eretta per iMisenati, i quali, come è noto, erano al servizio dell’Anfiteatro.
760.V.Wilpert,S. Maria Antiqua, p. 14.
760.V.Wilpert,S. Maria Antiqua, p. 14.
761.Loc. cit. p. 18.
761.Loc. cit. p. 18.
762.Varie sono le opinioni degli archeologi circa la situazione precisa delCampus Agrippae. Il Nardini, ad es., fra gli antichi, ed iCompilatoridelCorpus Inscriptionumfra i moderni, ritengono che ilCampus Agrippaeoccupasse lo spazio compreso fra l’attuale Corso Umberto e leThermae Agrippianae, da un lato, e la Via del Seminario e la Piazza S. Marco dall’altro. Il Lanciani e l’Huelsen lo collocano invece altrove, e precisamente ad Est della Via Flaminia, tra il suddetto Corso Umberto e la Via della Stamperia, in un senso, e le Vie Minghetti e del Pozzetto nell’altro.Per giudicare quale delle due opinioni sia più probabile, il miglior partito è di esaminare i passi di quegli autori antichi che parlano delCampus Agrippae, e vedere se vi sia qualche monumento che possa gittar luce sulla questione.Gli antichi scrittori che parlano delCampus Agrippae, sono: Dione Cassio (Lib. LV), Aulo Gellio (Noctes Atticael. XIIII c. V), ed il Cronografo del 354 (Urlichs,Codex Top., p. 191, 25). Aulo Gellio ed il Cronografo nominano ilCampus Agrippae; ma dalle loro parole null’altro può dedursi che la sua esistenza. Il primo scrive: «Defessus ego quondam ex diutina commentatione, laxandi levandique animi gratia, inAgrippae Campodeambulabam, atque ibi duos forte grammaticos conspicatus, etc.». Nel secondo si legge: «Aurelianus Imp. ann. V. m. IIII. d. XXcongiarium deditXD. —Hic muro urbem cinxit, templum Solis et castra inCampo Agrippaededicavit, etc.». — Dal passo di Dione però, oltre all’esistenza, se ne deduce pur anche (e molto fondatamente) la situazione. Lo storico greco ci dice infatti che Augusto, dopo la morte di Agrippa, dedicò il di luiCampo, eccettuato ilportico(il quale, da quanto si dice appresso, fu quello incominciato ad erigere nelCampoda Vipsania Pola, sorella di Agrippa), nonchè il Diribitorio, lasciato incompleto da Agrippa e terminato da Augusto prima della dedicazione, rendendo egli ogni cosa di pubblico diritto. In quella circostanza si diè unfunebre munus gladiatorium, in Septis, sia (dice Dione) per rendere onore ad Agrippa, sia per l’avvenuto incendio di molti edifici attorno al foro.Ora il sito delPorticus Septorume deiSeptaè da tutti riconosciuto ad Ovest del primo tratto della Via Flaminia chiamatoVia Lata. Posto questo caposaldo, l’essersi dato ilmunus gladiatoriumper onorare la memoria di Agrippain Septis, anzichè nel Foro od altrove, e l’esser ciò avvenuto nel giorno della dedicazione del Campo dello stesso Agrippa, son due cose che ci spingono a ritenere che quelli si trovassero in questo Campo; e che si fosse scelto quel luogo per fare, quasi direi, prender possesso al Popolo Romano del Campo suddetto, fin dal giorno della sua dedicazione.L’esame poi dei monumenti che Dione c’indica esistenti nel Campo d’Agrippa, quali sono ilDiribitoriume il portico di Pola, c’induce anch’esso a ritenere ilCampus Agrippaesito ad Ovest dellaVia Lata. Su ciò invito il lettore a leggere la dotta discussione fattane dal Nardini (Roma Antical. IV, c. X).Oltre a questo, nell’anno 1592, costruendosi il palazzo Serlupi-Crescenzi (Via del Seminario), fu ritrovato un cippo enorme di travertino, alto tre metri circa, sul quale era scritto:ID . QVOD . INTRACIPPOS . AD . CAMP . VERSVSSOLI . EST . CAESAR . AVGVSTREDENTVM . A . PRIVATOPVBLICAVIT(C. I. L. VI, 874)Gli editori delCorpusopinano che questi cippi augustei di Via del Seminario appartengano al Campo di Agrippa; e giustamente, poichè, come appunto noi siamo certi (per la testimonianza di Dione) che Augusto donò al Popolo Romano il Campo di Agrippa, così non possiamo esser certi che ilCampo detto dai Cataloghi Marzio, con denominazione generale della pianura fra il Pincio ed il Tevere(«Bull. Com.» ann. XI, Sez. 2ª, p. 11), ed a cui il Lanciani opina s’alluda nei cippi, sia stato maia privato redemptumda Augusto e donato al Popolo Romano. E non possiamo esserne certi, perchè nessun documento ci è pervenuto finora, e finchè esso non apparisca, dovremo ritenere con gli Editori delCorpus, che quei cippi si riferiscono alCampus Agrippae, e che ne costituivano il limite del lato Nord. Nè si obietti che quei cippi si trovanoin piena regioneVIIII, perchè noi non conosciamo i limiti delle due regioni con precisione tale, da non poter supporre che nella regione VII vi fosse una zona di terreno ad Ovest dellaVia Lata. Cosa anzi che possiamo con grande fondamento ritener vera per l’eponimo stesso della regione (Via Lata): via detta appuntoLata, perchè il suo margine occidentale era coperto dalPorticus Septorumin modo da formare una larga via, in parte coperta ed in parte scoperta. E questo portico, formando un tutto con iSepta, dovette con ogni ragione appartenere, insieme a quell’area contigua, alla regione VII (Via Lata), e non alla VIIII. Qui è inoltre necessario notare che nella divisione di Roma in quattordici regioni (la quale avvenne, per testimonianza di Dione dopo la dedicazione delCampus Agrippae, e probabilmente dopo la erezione del tempio d’Iside e Serapide), il nome diCampus Agrippaerimase alla partenon fabbricatadel Campo stesso, ossia all’area contigua alPorticus Septorum; la quale area, per la ragione anzidetta, dovè nella divisione entrare nella regione VII.A conferma di quanto si è detto fin qui, è bene osservare che il posto assegnato dal Lanciani e dall’Huelsen alCampus Agrippae, è inaccettabile per più ragioni. Primieramente quella località si trova del tutto separata dalla zona dove Agrippa sviluppò il suo grandioso piano edilizio: cosa riconosciuta dallo stesso Lanciani, il quale, per attenuare questa difficoltà, escogitò un qualche modo d’attacco tra le due aree, supponendo che il grandioso portico (di cui rimangono non pochi avanzi ad Est della Via Flaminia, nel sottosuolo dello sterrato di Piazza Colonna, e che da lui è ritenuto per ilPorticus Vipsaniae) fosse stato eretto da Agrippa quasi a far séguito alPorticus Septorum, che sorgeva dalla banda opposta della Via Flaminia, incominciando dalla Via di S. Ignazio e terminando a Piazza Venezia; congiungendo così (il Lanciani) la zona dei grandiosi lavori agrippiniani colCampus Agrippaeda lui supposto, per il vertice di un angolo!Secondariamente poi perchè come asserisce lo stesso ch.º autore (V. «Bull. Com.» ann. XX, serie 4.ª p. 277, quell’area è priva affatto di ruderi monumentali dei tempi augustei). Ecco le sue parole: «La zona confinante col portico e l’acquedotto, cioè la zona fra S. Claudio e il Trivio è affatto priva di ruderi monumentali, nè, per quanto io sappia, tali ruderi sono stati visti o descritti nei tempi andati». — Eppure i residui della vastissima sala del Diribitorio, che, con ogni verosimiglianza (come osserva il Nardini, interpretando le espressioni di Dione Cassio), dovè sorgere nel Campo in questione vi dovrebbero essere! È difficile poter supporre che quell’edificio sia stato abraso fin dal piano dei fondamenti!Perchè, finalmente, quest’area si trova in quella zona che è l’unico sito della limitatissima regione VII, in cui si possono collocare (come bene scrisse il Nibby) gli Orti Largiani: orti appartenuti probabilmente al celebre Caio Cecina Largo, console ordinario nell’anno 795 d. R., ed autore delSenatus Consultum Largianumsulla successione dei liberti. Ed appunto in quella località a me sembra che vi siano tracce degli orti suddetti. Quel muro, della lunghezza di m. 63, tornato in luce negli ultimi mesi del 1890 nella Via Poli (lungo il fianco della chiesa di S. Maria in Trivio, V. il «Bull. Com. ann. XX,» serie 4.ª, p. 278), come pure gli altri residui di muri a quello coordinati (Lanciani,Forma Urbis), rinvenuti fra Piazza Poli e la Via del Bufalo, non potrebbero essere i resti di un edificio edificato nel III secolo in quellalaciniadegli antichi orti Largiani, ridotto poi, da Belisario, o tutto o in parte, a Xenodochio? Gli orti Largiani (osserva il Nibby) dovettero essere in istato di floridezza fin quasi al IV secolo; giacchè essi sono ricordati, a preferenza di tanti altri, nei cataloghi di quei tempi.Un altro indizio di questi orti è per me la grandepiscinaalle falde del Quirinale, presso il così dettoLavatore del Papa.Il portico poi che decorava il lato Est del largo della Via Flaminia (ove più tardi fu eretta la colonna coclide), e che dovè, al pari del largo che adornava, far parte, per ragione di concomitanza, della regione VIIII e non della VII (il limite delle quali, in quel tratto, era segnato dalla via che correva dietro al portico, e che lo separava dagli orti Largiani), io lo crederei ilPorticus Argonautarum; perchè, oltre ad essere un veroporticus, la sua costruzione è molto simile a quella delPorticus Septorum, e quindi più propria dei tempi di Agrippa. — Non così possiam dire invece del tempio di Piazza di Pietra, e del suo recinto, perchè essi presentano tali caratteri, da non potersi (come pur anche ritenne il Nibby), portar più oltre i tempi di M. Aurelio Antonino. Tutto ciò poi che è rappresentato nel basamento di quell’edificio nulla ha che vedere conNettuno; ed aggiungerò che, per la sua forma spiccata di tempio, non potè essere da un autore antico (quale fu Sparziano) chiamatoBasilica.Veduto come l’opinione più plausibile circa il posto occupato dalCampus Agrippaesia quella proposta dal Nardini ed accettata dai compilatori delCorpus, cerchiamo ora di rintracciare il sito deiCastradedicati da Aureliano inCampo Agrippae. Io opino (e non credo di esser lungi dal vero) che Aureliano riducesse a caserma ilPorticus Septorum. E ciò lo ritengo per due ragioni: 1.º perchè non si trova più memoria di quel portico dopo il regno di Severo Alessandro; 2.º perchè quantunque esso fosse celebre quanto gli altri portici e forse anche più, non fu notato negli elenchi deiRegionarîdel IV secolo, nè nella regione VIIII nè nella VII: fatti, che manifestano una trasformazione venuta in quel portico al cadere del secolo III, rimanendo notato però negli elenchi, sotto il nuovo nome venutogli da quella, nella regione VII. Ammettere la riduzione di un portico della forma delPorticus Septorum, a caserma, non è cosa che possa recar maraviglia, se si rifletta che quella forma si prestava molto a tale riduzione, e che questa veniva suggerita anche dall’uso che costantemente si faceva di simili portici per l’attendamento provvisoriodelle milizie, allorchè queste eran chiamate in città per qualche fatto straordinario. Così avvenne, ad es., nell’eccidio di Galba. Chi non sa che in quel frangente la legioneIlliricatrovavasiattendatanelPorticus Vipsania?Missus et Celsus Marius ad electos Illyrici exercitus, Vipsanii in Porticu tendentes(Tac.Hist.l. I, c. 31).La chiesa pertanto «SS. Quadraginta de Calcarario» si trovava a breve distanza daiCastra Urbanadi Aureliano.Del resto, il fatto dell’esistenza di quattro chiese dedicate ai Quaranta Martiri di Sebaste, situate indiscutibilmente presso alloggiamenti militari, sarebbe bastato da sè solo a far congetturare che, in prossimità della chiesa deiSS. Quadraginta de Calcarario, stessero iCastra Urbana.
762.Varie sono le opinioni degli archeologi circa la situazione precisa delCampus Agrippae. Il Nardini, ad es., fra gli antichi, ed iCompilatoridelCorpus Inscriptionumfra i moderni, ritengono che ilCampus Agrippaeoccupasse lo spazio compreso fra l’attuale Corso Umberto e leThermae Agrippianae, da un lato, e la Via del Seminario e la Piazza S. Marco dall’altro. Il Lanciani e l’Huelsen lo collocano invece altrove, e precisamente ad Est della Via Flaminia, tra il suddetto Corso Umberto e la Via della Stamperia, in un senso, e le Vie Minghetti e del Pozzetto nell’altro.
Per giudicare quale delle due opinioni sia più probabile, il miglior partito è di esaminare i passi di quegli autori antichi che parlano delCampus Agrippae, e vedere se vi sia qualche monumento che possa gittar luce sulla questione.
Gli antichi scrittori che parlano delCampus Agrippae, sono: Dione Cassio (Lib. LV), Aulo Gellio (Noctes Atticael. XIIII c. V), ed il Cronografo del 354 (Urlichs,Codex Top., p. 191, 25). Aulo Gellio ed il Cronografo nominano ilCampus Agrippae; ma dalle loro parole null’altro può dedursi che la sua esistenza. Il primo scrive: «Defessus ego quondam ex diutina commentatione, laxandi levandique animi gratia, inAgrippae Campodeambulabam, atque ibi duos forte grammaticos conspicatus, etc.». Nel secondo si legge: «Aurelianus Imp. ann. V. m. IIII. d. XXcongiarium deditXD. —Hic muro urbem cinxit, templum Solis et castra inCampo Agrippaededicavit, etc.». — Dal passo di Dione però, oltre all’esistenza, se ne deduce pur anche (e molto fondatamente) la situazione. Lo storico greco ci dice infatti che Augusto, dopo la morte di Agrippa, dedicò il di luiCampo, eccettuato ilportico(il quale, da quanto si dice appresso, fu quello incominciato ad erigere nelCampoda Vipsania Pola, sorella di Agrippa), nonchè il Diribitorio, lasciato incompleto da Agrippa e terminato da Augusto prima della dedicazione, rendendo egli ogni cosa di pubblico diritto. In quella circostanza si diè unfunebre munus gladiatorium, in Septis, sia (dice Dione) per rendere onore ad Agrippa, sia per l’avvenuto incendio di molti edifici attorno al foro.
Ora il sito delPorticus Septorume deiSeptaè da tutti riconosciuto ad Ovest del primo tratto della Via Flaminia chiamatoVia Lata. Posto questo caposaldo, l’essersi dato ilmunus gladiatoriumper onorare la memoria di Agrippain Septis, anzichè nel Foro od altrove, e l’esser ciò avvenuto nel giorno della dedicazione del Campo dello stesso Agrippa, son due cose che ci spingono a ritenere che quelli si trovassero in questo Campo; e che si fosse scelto quel luogo per fare, quasi direi, prender possesso al Popolo Romano del Campo suddetto, fin dal giorno della sua dedicazione.
L’esame poi dei monumenti che Dione c’indica esistenti nel Campo d’Agrippa, quali sono ilDiribitoriume il portico di Pola, c’induce anch’esso a ritenere ilCampus Agrippaesito ad Ovest dellaVia Lata. Su ciò invito il lettore a leggere la dotta discussione fattane dal Nardini (Roma Antical. IV, c. X).
Oltre a questo, nell’anno 1592, costruendosi il palazzo Serlupi-Crescenzi (Via del Seminario), fu ritrovato un cippo enorme di travertino, alto tre metri circa, sul quale era scritto:
ID . QVOD . INTRACIPPOS . AD . CAMP . VERSVSSOLI . EST . CAESAR . AVGVSTREDENTVM . A . PRIVATOPVBLICAVIT(C. I. L. VI, 874)
Gli editori delCorpusopinano che questi cippi augustei di Via del Seminario appartengano al Campo di Agrippa; e giustamente, poichè, come appunto noi siamo certi (per la testimonianza di Dione) che Augusto donò al Popolo Romano il Campo di Agrippa, così non possiamo esser certi che ilCampo detto dai Cataloghi Marzio, con denominazione generale della pianura fra il Pincio ed il Tevere(«Bull. Com.» ann. XI, Sez. 2ª, p. 11), ed a cui il Lanciani opina s’alluda nei cippi, sia stato maia privato redemptumda Augusto e donato al Popolo Romano. E non possiamo esserne certi, perchè nessun documento ci è pervenuto finora, e finchè esso non apparisca, dovremo ritenere con gli Editori delCorpus, che quei cippi si riferiscono alCampus Agrippae, e che ne costituivano il limite del lato Nord. Nè si obietti che quei cippi si trovanoin piena regioneVIIII, perchè noi non conosciamo i limiti delle due regioni con precisione tale, da non poter supporre che nella regione VII vi fosse una zona di terreno ad Ovest dellaVia Lata. Cosa anzi che possiamo con grande fondamento ritener vera per l’eponimo stesso della regione (Via Lata): via detta appuntoLata, perchè il suo margine occidentale era coperto dalPorticus Septorumin modo da formare una larga via, in parte coperta ed in parte scoperta. E questo portico, formando un tutto con iSepta, dovette con ogni ragione appartenere, insieme a quell’area contigua, alla regione VII (Via Lata), e non alla VIIII. Qui è inoltre necessario notare che nella divisione di Roma in quattordici regioni (la quale avvenne, per testimonianza di Dione dopo la dedicazione delCampus Agrippae, e probabilmente dopo la erezione del tempio d’Iside e Serapide), il nome diCampus Agrippaerimase alla partenon fabbricatadel Campo stesso, ossia all’area contigua alPorticus Septorum; la quale area, per la ragione anzidetta, dovè nella divisione entrare nella regione VII.
A conferma di quanto si è detto fin qui, è bene osservare che il posto assegnato dal Lanciani e dall’Huelsen alCampus Agrippae, è inaccettabile per più ragioni. Primieramente quella località si trova del tutto separata dalla zona dove Agrippa sviluppò il suo grandioso piano edilizio: cosa riconosciuta dallo stesso Lanciani, il quale, per attenuare questa difficoltà, escogitò un qualche modo d’attacco tra le due aree, supponendo che il grandioso portico (di cui rimangono non pochi avanzi ad Est della Via Flaminia, nel sottosuolo dello sterrato di Piazza Colonna, e che da lui è ritenuto per ilPorticus Vipsaniae) fosse stato eretto da Agrippa quasi a far séguito alPorticus Septorum, che sorgeva dalla banda opposta della Via Flaminia, incominciando dalla Via di S. Ignazio e terminando a Piazza Venezia; congiungendo così (il Lanciani) la zona dei grandiosi lavori agrippiniani colCampus Agrippaeda lui supposto, per il vertice di un angolo!
Secondariamente poi perchè come asserisce lo stesso ch.º autore (V. «Bull. Com.» ann. XX, serie 4.ª p. 277, quell’area è priva affatto di ruderi monumentali dei tempi augustei). Ecco le sue parole: «La zona confinante col portico e l’acquedotto, cioè la zona fra S. Claudio e il Trivio è affatto priva di ruderi monumentali, nè, per quanto io sappia, tali ruderi sono stati visti o descritti nei tempi andati». — Eppure i residui della vastissima sala del Diribitorio, che, con ogni verosimiglianza (come osserva il Nardini, interpretando le espressioni di Dione Cassio), dovè sorgere nel Campo in questione vi dovrebbero essere! È difficile poter supporre che quell’edificio sia stato abraso fin dal piano dei fondamenti!
Perchè, finalmente, quest’area si trova in quella zona che è l’unico sito della limitatissima regione VII, in cui si possono collocare (come bene scrisse il Nibby) gli Orti Largiani: orti appartenuti probabilmente al celebre Caio Cecina Largo, console ordinario nell’anno 795 d. R., ed autore delSenatus Consultum Largianumsulla successione dei liberti. Ed appunto in quella località a me sembra che vi siano tracce degli orti suddetti. Quel muro, della lunghezza di m. 63, tornato in luce negli ultimi mesi del 1890 nella Via Poli (lungo il fianco della chiesa di S. Maria in Trivio, V. il «Bull. Com. ann. XX,» serie 4.ª, p. 278), come pure gli altri residui di muri a quello coordinati (Lanciani,Forma Urbis), rinvenuti fra Piazza Poli e la Via del Bufalo, non potrebbero essere i resti di un edificio edificato nel III secolo in quellalaciniadegli antichi orti Largiani, ridotto poi, da Belisario, o tutto o in parte, a Xenodochio? Gli orti Largiani (osserva il Nibby) dovettero essere in istato di floridezza fin quasi al IV secolo; giacchè essi sono ricordati, a preferenza di tanti altri, nei cataloghi di quei tempi.
Un altro indizio di questi orti è per me la grandepiscinaalle falde del Quirinale, presso il così dettoLavatore del Papa.
Il portico poi che decorava il lato Est del largo della Via Flaminia (ove più tardi fu eretta la colonna coclide), e che dovè, al pari del largo che adornava, far parte, per ragione di concomitanza, della regione VIIII e non della VII (il limite delle quali, in quel tratto, era segnato dalla via che correva dietro al portico, e che lo separava dagli orti Largiani), io lo crederei ilPorticus Argonautarum; perchè, oltre ad essere un veroporticus, la sua costruzione è molto simile a quella delPorticus Septorum, e quindi più propria dei tempi di Agrippa. — Non così possiam dire invece del tempio di Piazza di Pietra, e del suo recinto, perchè essi presentano tali caratteri, da non potersi (come pur anche ritenne il Nibby), portar più oltre i tempi di M. Aurelio Antonino. Tutto ciò poi che è rappresentato nel basamento di quell’edificio nulla ha che vedere conNettuno; ed aggiungerò che, per la sua forma spiccata di tempio, non potè essere da un autore antico (quale fu Sparziano) chiamatoBasilica.
Veduto come l’opinione più plausibile circa il posto occupato dalCampus Agrippaesia quella proposta dal Nardini ed accettata dai compilatori delCorpus, cerchiamo ora di rintracciare il sito deiCastradedicati da Aureliano inCampo Agrippae. Io opino (e non credo di esser lungi dal vero) che Aureliano riducesse a caserma ilPorticus Septorum. E ciò lo ritengo per due ragioni: 1.º perchè non si trova più memoria di quel portico dopo il regno di Severo Alessandro; 2.º perchè quantunque esso fosse celebre quanto gli altri portici e forse anche più, non fu notato negli elenchi deiRegionarîdel IV secolo, nè nella regione VIIII nè nella VII: fatti, che manifestano una trasformazione venuta in quel portico al cadere del secolo III, rimanendo notato però negli elenchi, sotto il nuovo nome venutogli da quella, nella regione VII. Ammettere la riduzione di un portico della forma delPorticus Septorum, a caserma, non è cosa che possa recar maraviglia, se si rifletta che quella forma si prestava molto a tale riduzione, e che questa veniva suggerita anche dall’uso che costantemente si faceva di simili portici per l’attendamento provvisoriodelle milizie, allorchè queste eran chiamate in città per qualche fatto straordinario. Così avvenne, ad es., nell’eccidio di Galba. Chi non sa che in quel frangente la legioneIlliricatrovavasiattendatanelPorticus Vipsania?Missus et Celsus Marius ad electos Illyrici exercitus, Vipsanii in Porticu tendentes(Tac.Hist.l. I, c. 31).
La chiesa pertanto «SS. Quadraginta de Calcarario» si trovava a breve distanza daiCastra Urbanadi Aureliano.
Del resto, il fatto dell’esistenza di quattro chiese dedicate ai Quaranta Martiri di Sebaste, situate indiscutibilmente presso alloggiamenti militari, sarebbe bastato da sè solo a far congetturare che, in prossimità della chiesa deiSS. Quadraginta de Calcarario, stessero iCastra Urbana.
763.Bulla, Intenta igitur, 1433 — Pont. Eug. anno III.
763.Bulla, Intenta igitur, 1433 — Pont. Eug. anno III.
764.Pag. 160 b.
764.Pag. 160 b.
765.Roma nell’età di mezzo, Tom. I, p. 320.
765.Roma nell’età di mezzo, Tom. I, p. 320.
766.V.Cardella,Memorie Storiche dei Cardinali. Tom. III, p. 208 e 264.
766.V.Cardella,Memorie Storiche dei Cardinali. Tom. III, p. 208 e 264.
767.Le cinque chiese dedicate in Roma aiQuaranta Martiridi Sebaste, tutte edificate presso cinque alloggiamenti di soldati, dimostrano quanto sia vera la testimonianza tradizionale dei Padri di Cappadocia (contemporanei al fatto con S. Basilio Magno alla testa), che ce li mostrasoldatiin senso proprio; e quanto male si apponga il ch.º Franchi dei Cavalieri, il quale, dubitando di quella testimonianza, e basandosi invece sul famoso testamento (ritenuto autentico dai moderni ipercritici) asserisce, che quei martiri non si possono dire soldati che in senso figurato. Il testamento fu scritto (secondo il documento) da Melazio a nome di tutti; ma basta leggerlo per dichiararlo apocrifo. Fra le altrebellezze, in esso parlano i morti! È proprio giunto il tempo predetto da S. Paolo:Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desideria coacervabunt sibi magistros prurientes auribus; et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autemconvertentur. (Epist. II ad Timoth. 3-4).
767.Le cinque chiese dedicate in Roma aiQuaranta Martiridi Sebaste, tutte edificate presso cinque alloggiamenti di soldati, dimostrano quanto sia vera la testimonianza tradizionale dei Padri di Cappadocia (contemporanei al fatto con S. Basilio Magno alla testa), che ce li mostrasoldatiin senso proprio; e quanto male si apponga il ch.º Franchi dei Cavalieri, il quale, dubitando di quella testimonianza, e basandosi invece sul famoso testamento (ritenuto autentico dai moderni ipercritici) asserisce, che quei martiri non si possono dire soldati che in senso figurato. Il testamento fu scritto (secondo il documento) da Melazio a nome di tutti; ma basta leggerlo per dichiararlo apocrifo. Fra le altrebellezze, in esso parlano i morti! È proprio giunto il tempo predetto da S. Paolo:Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desideria coacervabunt sibi magistros prurientes auribus; et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autemconvertentur. (Epist. II ad Timoth. 3-4).
768.V.Mabillon,Musaeum Ital.Tom. II, p. 190.
768.V.Mabillon,Musaeum Ital.Tom. II, p. 190.
769.Sulla favola della Papessa Giovanna vedasi il dotto lavoro del Ch.º Prof.Tomassetti,La Storia della Papessa Giovanna— «Bull. Arch. Com.» — an. XXXV, p. 82 e segg.
769.Sulla favola della Papessa Giovanna vedasi il dotto lavoro del Ch.º Prof.Tomassetti,La Storia della Papessa Giovanna— «Bull. Arch. Com.» — an. XXXV, p. 82 e segg.
770.Muri probabilmente delleTiziane.
770.Muri probabilmente delleTiziane.
771.Pag. 19 nella descrizione del Fabrizi.
771.Pag. 19 nella descrizione del Fabrizi.
772.Le Chiese di Roma2.ª Ediz. p. 521.
772.Le Chiese di Roma2.ª Ediz. p. 521.
773.Urlichs,Codex Topographicusp. 153.
773.Urlichs,Codex Topographicusp. 153.
774.V.MuratoriScriptt.XXIV, col. 1113 (an. 1438).
774.V.MuratoriScriptt.XXIV, col. 1113 (an. 1438).
775.V.Armell.,Le Chiese di Roma, ediz. 2.ª p. 521.
775.V.Armell.,Le Chiese di Roma, ediz. 2.ª p. 521.
776.Roma nell’età di Mezzo, Tom. I, p. 320.
776.Roma nell’età di Mezzo, Tom. I, p. 320.
777.Mabillon, loc. cit. p. 190.
777.Mabillon, loc. cit. p. 190.
778.«Bull. A. Com.» an. XXIII, p. 124.
778.«Bull. A. Com.» an. XXIII, p. 124.
779.Chiese, ecc., loc. cit., p. 139.
779.Chiese, ecc., loc. cit., p. 139.
780.Archiv. secr. S.S. Reg. Urb. V, Tom. VIII, fol. 160.
780.Archiv. secr. S.S. Reg. Urb. V, Tom. VIII, fol. 160.
781.Armell., loc. cit. p. 523.
781.Armell., loc. cit. p. 523.
782.Cancellieri,Possessi, p. 121.
782.Cancellieri,Possessi, p. 121.
783.Il passato topografico e storico dell’Istit. Massimo alle Terme, p. 43 — Roma 1898.
783.Il passato topografico e storico dell’Istit. Massimo alle Terme, p. 43 — Roma 1898.
784.V.Bellori,Vita di D. Fontana, e lo stessoFontana—Dell’Obelisco Vaticanol. II, p. 18.
784.V.Bellori,Vita di D. Fontana, e lo stessoFontana—Dell’Obelisco Vaticanol. II, p. 18.
785.Iter. Ital.p. 76, n. 29.
785.Iter. Ital.p. 76, n. 29.
786.Di alcune fabb. fatte in Roma ed in Napoli, lib. II, Roma 1590, p. 18 — tav. 19.
786.Di alcune fabb. fatte in Roma ed in Napoli, lib. II, Roma 1590, p. 18 — tav. 19.
787.Credenz. IV, vol. 104, f. 11.
787.Credenz. IV, vol. 104, f. 11.
788.Loc. cit. 22.
788.Loc. cit. 22.
789.Arm. VI, Tom. 52, p. 65.
789.Arm. VI, Tom. 52, p. 65.
790.Questa notizia ce la porge ildiarista Gigli. Cf.Moroni,Diz. di erud. voc. Colosseo.
790.Questa notizia ce la porge ildiarista Gigli. Cf.Moroni,Diz. di erud. voc. Colosseo.
791.Armadio XI, tom. 22, p. 222.
791.Armadio XI, tom. 22, p. 222.
792.Il disegno di questo tempietto era stato già fatto dal cav. C. Fontana.
792.Il disegno di questo tempietto era stato già fatto dal cav. C. Fontana.
793.Nell’anno 1700.
793.Nell’anno 1700.
794.R. Lanciani,Not. inedite dell’Anf. Flavio. Rend. dellaR. Acc. dei Lincei1896. Serie V, vol. V.
794.R. Lanciani,Not. inedite dell’Anf. Flavio. Rend. dellaR. Acc. dei Lincei1896. Serie V, vol. V.
795.Uno degli archi che guardanoOvest.
795.Uno degli archi che guardanoOvest.
796.Diarii.
796.Diarii.
797.Dissert.apud. Winck. p. 399, vol. III.
797.Dissert.apud. Winck. p. 399, vol. III.
798.Mercato, p. 163.
798.Mercato, p. 163.
799.Notizie inedite, loc. cit.
799.Notizie inedite, loc. cit.
800.Anno 1689-1700, foglio 756.
800.Anno 1689-1700, foglio 756.
801.«Anno 1714, 10 Dicembre. Decreto sopra la deputazione del sig. D. Girolamo Colonna, in sopraintendente e custode delle chiavi del nuovo recinto fatto nel Colosseo. Credenz. 1, Tom. 39, p. 14. Ma susseguentemente a’ 10 di Gennaio del 1715 ritrovasi la relazione della non inclinante volontà del Pontefice Clemente XI di concedere al Popolo Romano le chiavi del suddetto nuovo recinto. Cred. 1. Tom. 39, pag. 14». V.Marangoni, loc. cit., pag. 105.
801.«Anno 1714, 10 Dicembre. Decreto sopra la deputazione del sig. D. Girolamo Colonna, in sopraintendente e custode delle chiavi del nuovo recinto fatto nel Colosseo. Credenz. 1, Tom. 39, p. 14. Ma susseguentemente a’ 10 di Gennaio del 1715 ritrovasi la relazione della non inclinante volontà del Pontefice Clemente XI di concedere al Popolo Romano le chiavi del suddetto nuovo recinto. Cred. 1. Tom. 39, pag. 14». V.Marangoni, loc. cit., pag. 105.
802.Marangoni, loc. cit. pag. 98.
802.Marangoni, loc. cit. pag. 98.
803.Visse ai tempi di Benedetto XIII.
803.Visse ai tempi di Benedetto XIII.
804.«Anno 1723, 10 Luglio. Memoriale presentato all’Eccellentissima Congregazione dall’Eremita del Colosseo, e rescritto grazioso facultativo di poter fare una muraglia di clausura dietro la cappella di detto eremitorio. Credenz. I. t. 45, p. 322». V.Marangoni, loc. cit. p. 105. — «Anno 1727. 12 Novembre. Istromento di concessione d’un arco chiuso contiguo e dietro alla suddetta chiesuola o cappelluccia, posta dentro al circuito del medesimo Colosseo, Pietro Doye eremita dello stesso Anfiteatro. Credenz. 4, tom. 101, p. 291».Ibid.
804.«Anno 1723, 10 Luglio. Memoriale presentato all’Eccellentissima Congregazione dall’Eremita del Colosseo, e rescritto grazioso facultativo di poter fare una muraglia di clausura dietro la cappella di detto eremitorio. Credenz. I. t. 45, p. 322». V.Marangoni, loc. cit. p. 105. — «Anno 1727. 12 Novembre. Istromento di concessione d’un arco chiuso contiguo e dietro alla suddetta chiesuola o cappelluccia, posta dentro al circuito del medesimo Colosseo, Pietro Doye eremita dello stesso Anfiteatro. Credenz. 4, tom. 101, p. 291».Ibid.
805.V. pag. 215.
805.V. pag. 215.
806.Una copia di questa epigrafe trovasi affissa sul muro del grandiosocontrafforteche si erge dal lato Nord.
806.Una copia di questa epigrafe trovasi affissa sul muro del grandiosocontrafforteche si erge dal lato Nord.
807.Roma descritta ed illustr.tom. II, p. 2, Roma Stamp. Pagliarini.
807.Roma descritta ed illustr.tom. II, p. 2, Roma Stamp. Pagliarini.
808.Oltre a questo ricordo marmoreo, abbiamo una pittura fatta dal Veith nell’alto dell’ultima lunetta (a destra) del XXX riquadro del Museo Chiaramonti al Vaticano. La pittura «indica il colossale e magnifico sperone fatto innalzare dal Pontefice Pio VII per la conservazione della parte meridionale dell’Anfiteatro Flavio o Colosseo, sotto la direzione dell’architetto Valadier. Nel mezzo è figurata la Religione che sostiene la palma e la croce simboli del martirio, e dinanzi un pellegrino genuflesso».Cav.E. G. Massi:Descrizione compendiosa dei Musei...... nel palazzo Vaticano. Roma, 1887, p. 157, terza edizione.
808.Oltre a questo ricordo marmoreo, abbiamo una pittura fatta dal Veith nell’alto dell’ultima lunetta (a destra) del XXX riquadro del Museo Chiaramonti al Vaticano. La pittura «indica il colossale e magnifico sperone fatto innalzare dal Pontefice Pio VII per la conservazione della parte meridionale dell’Anfiteatro Flavio o Colosseo, sotto la direzione dell’architetto Valadier. Nel mezzo è figurata la Religione che sostiene la palma e la croce simboli del martirio, e dinanzi un pellegrino genuflesso».Cav.E. G. Massi:Descrizione compendiosa dei Musei...... nel palazzo Vaticano. Roma, 1887, p. 157, terza edizione.
809.Questo restauro fu fatto in quella parte del Colosseo che guarda Ovest, tra l’Arco di Costantino e la Via Claudia.
809.Questo restauro fu fatto in quella parte del Colosseo che guarda Ovest, tra l’Arco di Costantino e la Via Claudia.
810.Roma. A cura della R. Società Romana di storia patria, 1910.
810.Roma. A cura della R. Società Romana di storia patria, 1910.
811.Cf. documentoXXXII.
811.Cf. documentoXXXII.
812.Poesie di autori Italiani del sec. XIX, Roma 1845.
812.Poesie di autori Italiani del sec. XIX, Roma 1845.
813.Storia della rivoluzione di Roma 1848-1850, Livorno 1851.
813.Storia della rivoluzione di Roma 1848-1850, Livorno 1851.
814.Spada,Storia della rivoluzione di Roma, vol. III, p. 396.
814.Spada,Storia della rivoluzione di Roma, vol. III, p. 396.
815.Vol. II, p. 260.
815.Vol. II, p. 260.
816.Nella costruzione degli «speroni di Pio VII, Gregorio XVI e Pio IX furono messi in opera gli ultimi massi» dei caduti materiali o travertini. Cf.Notizie e ineditedel Ch.Lanciani.Rendiconto della R. Accad. dei Lincei, 1896, serie V, Vol. quinto.
816.Nella costruzione degli «speroni di Pio VII, Gregorio XVI e Pio IX furono messi in opera gli ultimi massi» dei caduti materiali o travertini. Cf.Notizie e ineditedel Ch.Lanciani.Rendiconto della R. Accad. dei Lincei, 1896, serie V, Vol. quinto.
817.V.Gori, loc. cit., p. 112.
817.V.Gori, loc. cit., p. 112.
818.Atti della Pont. Acc. Rom. di Arch.Tom. XV, p. XXXI.
818.Atti della Pont. Acc. Rom. di Arch.Tom. XV, p. XXXI.
819.Quest’iscrizione trovasi a piè di quella di cui parlammo a p. 221.
819.Quest’iscrizione trovasi a piè di quella di cui parlammo a p. 221.
820.Gori, loc. cit. p. 113.
820.Gori, loc. cit. p. 113.
821.Fra i due restauri di Leone XII e di Pio IX.
821.Fra i due restauri di Leone XII e di Pio IX.
822.X n. 196.
822.X n. 196.
823.Anno III, 1882, p. 49 e segg.
823.Anno III, 1882, p. 49 e segg.
824.Cf.LancianiStoria degli scavi, vol. II, p. 83. Anche nel 1639 furono fatte alcune ricerche «nel circuito del Colosseo». (Arch. Capit.Cred. VI. Tom. 52, p. 65).
824.Cf.LancianiStoria degli scavi, vol. II, p. 83. Anche nel 1639 furono fatte alcune ricerche «nel circuito del Colosseo». (Arch. Capit.Cred. VI. Tom. 52, p. 65).
825.Calp.Eclog. 7, v. 48 e segg. — Cf.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anf. Flavio fatte dal Sig.Pietro Bianchi,di Lugano, Prof. di arch.ecc....nella sessione dell’Accad. di Arch. li 17 Dicembre 1812.
825.Calp.Eclog. 7, v. 48 e segg. — Cf.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anf. Flavio fatte dal Sig.Pietro Bianchi,di Lugano, Prof. di arch.ecc....nella sessione dell’Accad. di Arch. li 17 Dicembre 1812.
826.In vitaCommodi.
826.In vitaCommodi.
827.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anfiteatro Flavio. Notizie degli scavi. — Roma 1813.
827.Osservazioni sull’Arena e sul Podio dell’Anfiteatro Flavio. Notizie degli scavi. — Roma 1813.
828.Riflessioni pacificheecc., Roma 1813.
828.Riflessioni pacificheecc., Roma 1813.
829.Ammonizioni critico-antiquarie a varii scrittori del giorno.Roma 1813.
829.Ammonizioni critico-antiquarie a varii scrittori del giorno.Roma 1813.
830.Roma Ant.Tomo I, app. I, p. 233. Roma 1819.
830.Roma Ant.Tomo I, app. I, p. 233. Roma 1819.
831.Loc. cit. p. 217.
831.Loc. cit. p. 217.
832.Theatrum magnum undequaque rotundum.
832.Theatrum magnum undequaque rotundum.
833.Cf.Jordan: Forma 17 b.
833.Cf.Jordan: Forma 17 b.
834.La mia opinione su questo capitello la manifestai a pag. 35.
834.La mia opinione su questo capitello la manifestai a pag. 35.
835.Cf.Petr.Satyric.cap. IX.
835.Cf.Petr.Satyric.cap. IX.
836.Per brevità tralasciamo quanto il Re dice nella sua dissertazione, sembrandoci sufficiente aver riferito le parole che egli applica alle figure 8, 9 e 10 della suatavola illustrativa di alcune parti della sostruzione in opera quadrata.
836.Per brevità tralasciamo quanto il Re dice nella sua dissertazione, sembrandoci sufficiente aver riferito le parole che egli applica alle figure 8, 9 e 10 della suatavola illustrativa di alcune parti della sostruzione in opera quadrata.
837.Di materia solida e stabile.
837.Di materia solida e stabile.
838.Il pavimento dell’ipogeoin opus spicatumsi trova a m. 6,08 dal piano attuale dell’arena.
838.Il pavimento dell’ipogeoin opus spicatumsi trova a m. 6,08 dal piano attuale dell’arena.
839.Loc. cit.
839.Loc. cit.
840.Nuove osservazioni intorno all’Arena dell’Anf. Flavio e all’acqua che ora la ricopre.Roma 1814.
840.Nuove osservazioni intorno all’Arena dell’Anf. Flavio e all’acqua che ora la ricopre.Roma 1814.
841.La stampa universale disapprovò queste nuove escavazioni, affermando che gli scavi antecedentemente fattiavean già messo al nudo ogni cosa.
841.La stampa universale disapprovò queste nuove escavazioni, affermando che gli scavi antecedentemente fattiavean già messo al nudo ogni cosa.
842.Loc. cit. p. 114.
842.Loc. cit. p. 114.
843.In una di questebuchesi veggono tuttora residui di legno carbonizzato; delle travi, cioè, che facevan parte delle famose macchine anfiteatrali.
843.In una di questebuchesi veggono tuttora residui di legno carbonizzato; delle travi, cioè, che facevan parte delle famose macchine anfiteatrali.
844.Settantasette di questi frammenti furono editi ed illustrati dal ch. Henzen, (V. c. I, l. VI, p. 856 e segg.).
844.Settantasette di questi frammenti furono editi ed illustrati dal ch. Henzen, (V. c. I, l. VI, p. 856 e segg.).
845.Cronach. mens.serie II, Tom. I, p. 46.
845.Cronach. mens.serie II, Tom. I, p. 46.
846.Qualcuna di queste lastre è di un bel cipollino.
846.Qualcuna di queste lastre è di un bel cipollino.
847.Cf.Meier,De Gladiat. Rom. quaest. selectae Bonnae1881 p. 14 e segg.
847.Cf.Meier,De Gladiat. Rom. quaest. selectae Bonnae1881 p. 14 e segg.