«Non sapeva che cosa dire, perciò giurò».
«Non sapeva che cosa dire, perciò giurò».
«Non sapeva che cosa dire, perciò giurò».
Io potrei dire lo stesso del nostro assurdo uso dei libri. «Egli non sapeva che cosa fare, perciòleggeva». Io non so in qual modo passare il mio tempo, e trovo la vita di Brant. È un omaggio molto stravagante che io rendo a Brant, o al Generale Schuyler od al Generale Washington. Il mio tempo dovrebbe essere così buono come il loro; i miei fatti, il complesso delle mie relazioni, così buoni come i loro, o come alcuno dei loro. Compia piuttosto il mio lavoro così bene, che altri oziosi, possano comparare, se ad essi piaccia, la trama della mia vita alla trama di quegli uomini e trovarla identica alla migliore di esse.
Questa stima esagerata delle possibilità di Paolo e di Pericle, questo avvilimento delle nostre proprie possibilità, deriva dalla nostra noncuranza dei fatti, che hanno identica natura. Buonaparte non conosceva che un solo merito, e ricompensava in un solo ed identico modo il buon soldato, ed il buon astronomo, il buon poeta ed il buon artista. E in questo modo egli palesava la sua percezione di un grande fatto. Il poeta fa uso dei nomi di Cesare, di Tamerlano, di Bonduca, di Belisario; il pittore si serve della storia convenzionale della Vergine Maria, di Paolo, di Pietro. Egli pertanto non si sottomette alla natura di questi uomini accidentali, di questi eroi. Se il poeta scrive un vero dramma, allora egli è Cesare, e non colui che illustra Cesare; allora la stessa corrente di pensiero, l’emozione altrettanto pura, lo spirito altrettanto sottile, i movimenti altrettanto rapidi, incalzanti, stravaganti; un cuore altrettanto grande, che basta a se stesso, intrepido, che sulle onde del suo amore e della sua speranza può alzare tutto ciò che si crede solido e prezioso al mondo, — palazzi, giardini, denaro, navi, regni — segnando il suo proprio incomparabile valore con il disprezzo di questi ornamenti degli uomini — è cosa sua, e col suo potere egli eccita le nazioni. Ma i grandi nomi a lui non giovano, s’egli non ha in se stesso la vita. Creda l’uomo in Dio e non nei nomi o nei luoghi o nelle persone. L’anima grande s’incarni pure nel corpo di qualche donna, povera, triste e derelitta, in qualche Dolly o Giovanna, che debba servire, spazzare le camere, lavare i pavimenti, ed i suoi fulgidi raggi non potranno essere affievoliti o nascosti; ma lo spazzare ed il lavare appariranno subito azioni supreme e belle, vertice e splendore della vita umana, e tutta la gente vorrà imitarla; finchè, ecco! di colpo, la grande anima ha trasfusa se stessa in qualche altraforma, ed ha compiuta qualche altra azione, che diviene a sua volta il fiore ed il capo di tutta la natura vivente.
Noi siamo i fotometri, l’impressionabile foglio d’oro e la lamina di stagno, che misura l’accumularsi del sottile elemento. Noi conosciamo gli autentici effetti del vero fuoco, attraverso a ciascuna delle sue mille trasformazioni.