SETTIMO SAGGIOLA POLITICA
Trattando dello stato dovremmo ricordare che le sue istituzioni non sono aborigine, sebbene esistessero prima della nostra nascita: che esse non sono superiori al cittadino: che ognuna di esse fu una volta l’azione di un solo uomo: che ogni legge e consuetudine fu il mezzo di un uomo per fare fronte ad un caso particolare: che esse sono tutte imitabili ed alterabili: che noi possiamo essere altrettanto buoni e che possiamo essere migliori. La società è un’illusione per il giovane cittadino. Essa sta innanzi a lui in rigido riposo, con alcuni nomi, uomini ed istituzioni, radicati al centro come quercie intorno a cui tutti si dispongono come meglio possono. Il vecchio statista invece sa che la società è fluida; che non vi sono tali radici e centri, ma che qualsiasi particella può subitamente diventare il centro del movimento e forzare il sistema a rotare intorno ad essa, come qualsiasi uomo di forte volontà, quali Pisistrato e Cromwell, fa per un certo tempo, ed ogni uomo di verità come Platone o Paolo fa per sempre. Ma la politica si regge su istituzioni necessarie e non può essere trattata con leggerezza. Le repubbliche abbondano di giovani legulei, i quali credono che le leggi facciano la città; che gravi modificazioni della politica o del modo di vita, che le occupazioni della popolazione, il commercio, l’educazione e la religione possano essereaccolte o rigettate con un voto e che qualsiasi provvedimento, anche assurdo, possa essere imposto al popolo, pur che si abbiano voti sufficienti per farne una legge. Ma il saggio sa che la legislazione sconsiderata è una corda di sabbia, la quale perisce nell’intrecciarla; che lo stato deve seguire e non guidare le disposizioni ed il progresso del cittadino; che il più vigoroso usurpatore è rapidamente scacciato; che solo coloro i quali costruiscono sulle Idee, costruiscono per l’eternità, e che la forma di governo che prevale, è quella che esprime il grado di educazione del paese. La legge è solo un memorandum. Noi siamo superstiziosi, e consideriamo lo statuto un qualcosa: la sua forma invece corrisponde a quel tanto di vita che esso ha nel carattere degli uomini viventi. Lo statuto esiste per dire «ieri ci siamo accordati così e così, ma che vi pare di questo articolo?» Il nostro statuto è una moneta, che noi imprimiamo con il nostro proprio ritratto; essa in breve diviene irriconoscibile e coll’andar del tempo ritornerà alla zecca. La natura non è democratica, nè monarchica-costituzionale, ma dispotica, e non vuole essere schernita o avvilita nella sua autorità di un solo iota dai più petulanti fra i suoi figli: e via via che lo spirito pubblico si apre ad una intelligenza, il codice appare insensato e balbuziente: esso non parla più distintamente e deve perciò essere perfezionato. Frattanto l’educazione dello spirito generale non s’arresta. I sogni evanescenti di ciò che è vero e semplice sono profetici. Ciò che la tenera giovinezza sogna e prega e dipinge oggi, non palesandolo ad alta voce per evitare il ridicolo, costituirà fra breve la deliberazione dei pubblici poteri, la rivendicazione ed il diritto tra i conflitti e la guerra, la legge trionfante e l’assetto di cento anni, finchè a sua volta non ceda il posto a nuove preghiere e pitture. La storia dello stato delinea a larghi tratti il progresso del pensiero,e segue in distanza la squisitezza della coltura e delle aspirazioni.
La teoria politica che ha posseduto la mente degli uomini che l’hanno espressa nel miglior modo possibile nelle loro leggi e nelle loro rivoluzioni, considera le persone e le proprietà come i due oggetti per la cui protezione il Governo esiste. In quanto alle persone esse hanno uguali diritti, in virtù della loro identità in natura. Questo vantaggio, naturalmente, con il suo completo potere richiede una democrazia. Mentre i diritti di tutti, come persone, sono uguali in virtù del loro accesso alla ragione, i loro diritti in proprietà sono molto ineguali. Un uomo possiede i suoi abiti ed un altro possiede una contea. Questo fatto dipendente in primo luogo dall’abilità e dalla virtù delle parti, qualunque sia la loro condizione, e secondariamente dal patrimonio, sopraggiunge in modi disparati, ed i diritti naturalmente sono disuguali. I diritti personali, universalmente gli stessi, richieggono un governo formato in rapporto al censo; la proprietà richiede un governo formato in rapporto ai possessori ed alle cose possedute. Laban, che ha greggi ed armenti, desidera la presenza d’un agente che abbia cura di essi alle frontiere, affinchè i Medianiti non li rubino, e paga una tassa a questo scopo. Jacopo non ha greggi nè armenti, non teme perciò i Medianiti, e non paga tassa per l’agente. Pare perciò giusto che Laban e Jacopo debbano avere diritti uguali per eleggere l’agente, che deve difendere le loro persone, ma che Laban e non Jacopo debba eleggere l’agente protettore delle mandre e degli armenti. E, se sorgesse questione sulla convenienza di avere degli agenti supplementari o delle torri di osservazioni, non debbono Laban ed Isacco e coloro che debbono vendere parte delle loro mandre per comperare protezione per l’altra parte giudicare meglio intorno a ciò e conmaggior diritto di Jacopo, il quale essendo giovane e vagabondo mangia il loro pane e non il suo?
Nella società più primitiva i proprietari creavansi la loro propria ricchezza; fino a che essa viene ai possidenti per una via così diretta, nessuna altra opinione potrebbe sorgere in ogni equa comunità, all’infuori di questa che «la proprietà dovrebbe creare la legge per la proprietà, e le persone la legge per le persone».
Ma la proprietà si trasmette per donazione od eredità a coloro che non la crearono. La donazione, solo caso, rende la proprietà passata al nuovo proprietario, sua propria, come il lavoro la rese tale nel primo proprietario: nell’altro caso, del patrimonio, la legge crea un diritto di possesso, che avrà validità a seconda dell’apprezzamento che ciascun uomo farà della tranquillità pubblica.
Però non fu facile il dar vita al principio agevolmente ammesso che la proprietà debba far la legge per la proprietà e le persone per le persone: perchè le persone e le proprietà si mescolarono in ogni negozio. Alfine sembrò stabilito esser giusta distinzione che i proprietari dovessero aver un maggior diritto elettorale che i non-proprietari, basandosi sul principio spartano di «chiamare uguale ciò che è giusto, e non di chiamare giusto ciò che è uguale».
Tale principio non appare più tanto manifesto come apparve nei primi tempi, in parte perchè sorse il dubbio se troppo valore non fosse stato concesso nelle leggi alla proprietà, e se non fosse stata data una struttura alle nostre consuetudini, che permette al ricco d’imporsi al povero e di mantenerlo tale; ma specialmente perchè vi è un ammonimento istintivo, tuttavia oscuro ed inespresso, per cui l’intiera costituzione della proprietà, sulle sue basi presenti è intuita esser dannosa, e la sua influenza sulle persone deteriorante ed umiliante; che veramentel’unica cura dello Stato sono le persone: che la proprietà seguirà sempre le persone: che lo scopo più alto del Governo è l’educazione degli uomini: e che se gli uomini possono essere educati, le istituzioni parteciperanno al loro miglioramento, ed il sentimento morale scriverà la legge della terra.
Se non è facile determinare l’equità di tale questione, il pericolo è minore quando noi teniamo in considerazione le nostre protezioni naturali. Noi siamo protetti da una vigilanza migliore di quella dei magistrati, che comunemente eleggiamo. La società si compone nella sua maggior parte di persone giovani e stolte. I vecchi, che hanno penetrata l’ipocrisia delle corti e degli uomini di stato, muoiono senza lasciare la propria saggezza ai proprii figli. Questi credono nei loro giornali, come già i genitori credettero alla loro età. Con tale maggioranza ignorante ed ingenua gli Stati presto correrebbero a rovina se non vi fossero dei limiti, oltre i quali la follia e l’ambizione dei governanti non possono andare. Le cose hanno le loro leggi, come gli uomini; e le cose si rivoltano alla burla. La proprietà vuole essere protetta. Il frumento non crescerà, se non è seminato e concimato, ma l’agricoltore non lo seminerà e non lo coltiverà se non ha cento probabilità contro una di tagliarlo e raccoglierlo. Sotto qualsiasi forma le persone e la proprietà devono e vogliono avere il lor dominio. Esse esercitano il loro potere, così fermamente come la materia esercita la sua attrazione. Coprite completamente una libbra di terra nel modo che voi volete, dividetela e sottodividetela; scioglietela in un liquido; convertitela in gaz, essa peserà sempre una libbra: essa attrarrà e resisterà sempre alla materia, per la forza di una libbra di peso; allo stesso modo gli attributi di una persona, il suo spirito e la sua energia morale eserciteranno sotto qualsiasi legge o tirannidemortale la loro propria forza, se non apertamente copertamente: se non in favore della legge, contro di essa; con il diritto o con la forza. È impossibile fissare i limiti della influenza personale, perchè le persone sono organi di una forza morale o soprannaturale. Sotto il dominio di un’idea, che possegga le menti delle moltitudini, come la libertà civile od il sentimento religioso, il potere di una persona non è più soggetto a calcolo. Una nazione di uomini all’unanimità china verso la libertà o la conquista può facilmente sconvolgere l’aritmetica degli statisti e compire azioni sorpassanti il limite dei loro mezzi; così fecero i Greci, i Saraceni, gli Svizzeri, gli Americani ed i Francesi.
In questo stesso modo ad ogni frazione di proprietà appartiene la sua propria attrazione. Un soldo è il rappresentante di una certa quantità di grano o di altra merce. Il suo valore sta nei bisogni dell’uomo animale. Esso è altrettanto calore, altrettanto pane, altrettanta acqua, altrettanta terra. La legge può fare ciò che vuole al possessore della proprietà, il suo potere si collegherà ancora al soldo. La legge può dire in un momento di folle capriccio che tutti avranno potenza, eccetto i possessori di proprietà, e che questi dovranno avere nessun voto. Nonostante ciò, per una legge più alta, la proprietà scriverà, anno per anno, uno statuto che rispetta la proprietà. Il nullatenente sarà lo scriba di chi possiede. Ciò che i proprietari vogliono fare, il potere della proprietà compirà sia secondo legge sia a dispetto di essa. Naturalmente io parlo di tutta la proprietà, non solo dei grandi fondi. Quando i ricchi vengono sconfitti da una pluralità di voti, come di frequente succede, si è che il comune tesoro dei poveri sorpassa le loro accumulazioni. Ogni uomo possiede qualche cosa, fosse anche solo una mucca od una carretta o le sue braccia; a questo modo egli ha una proprietà, di cui dispone.
La stessa necessità, che assicura i diritti delle persone e della proprietà contro il malanimo o la follia del magistrato, determina le forme ed i metodi di Governo, che sono proprii a ciascuna nazione ed al suo abito di pensare ed in nessun modo trasferibili ad altre condizioni di società. In questo paese noi siamo molto orgogliosi delle nostre istituzioni politiche, speciali per questo che sorsero, a memoria d’uomo, dal carattere e dalla condizione del popolo, che esse esprimono ancora con sufficiente fedeltà e che noi ostentatamente preferiamo a qualsiasi altra nella storia. Esse non sono migliori delle altre, sono più acconcie per noi. Noi possiamo essere saggi nell’affermare i vantaggi della forma democratica nei tempi moderni, ma in altri stati di Società, in cui la religione consacrò la forma monarchica, questa e non quella era acconcia. La democrazia è migliore per noi, perchè il sentimento religioso del tempo presente si accorda meglio con essa. Nati democratici, noi non possiamo in alcun modo giudicare la monarchia, che per i nostri padri vissuti nell’idea monarchica fu anche istituzione relativamente giusta. Ma le nostre istituzioni, sebbene coincidano con lo spirito dei tempi, non vanno esenti dai difetti pratici che hanno screditato le altre forme. Ogni Stato attuale è corrotto. Gli uomini buoni non debbono obbedire troppo letteralmente alle leggi. Quale satira contro il Governo può eguagliare la severità della censura trasfusa nella parolapolitica, che da tempo immemorabile ha significato di «scaltrezza», facendo intendere così che lo Stato è un artificio?
La stessa necessità benigna e lo stesso pratico abuso appare nei partiti, in cui ogni stato si divide, di oppositori e sostenitori dell’amministrazione del Governo. I partiti sono anche fondati sugli istinti, ed hanno per i loro umili intenti guide migliori, che la sagacità dei lorocapi. Essi hanno nulla di perverso nella loro origine, ma segnano rozzamente qualche relazione reale e durevole. Noi potremmo rimproverare tanto saggiamente il vento dell’est od il gelo, quanto un partito politico, i cui membri per la maggior parte non potessero dare un ragguaglio intorno alla loro posizione, se non quello d’essere a difesa di quegli interessi, in cui essi stessi sono mescolati. La nostra contesa con loro incomincia quando essi abbandonano questo profondo e naturale principio eseguendo il comando di qualche capo, e, obbedendo a considerazioni personali, si scagliano a sostegno e difesa di punti, che non appartengono in alcun modo al loro sistema. Un partito è perpetuamente corrotto dall’individuo. Mentre noi assolviamo l’associazione dalla disonestà, non possiamo usare la stessa generosità con i suoi capi. Essi raccolgono le ricompense della docilità e dello zelo delle masse, che essi dirigono. Ordinariamente i nostri partiti sono dei partiti di circostanza e non di principio; così l’interesse agricolo in conflitto con quello commerciale; il partito dei capitalisti con quello degli operai; partiti che sono identici nel loro carattere morale, e che possono facilmente scambiare il terreno l’uno con l’altro nel sostenere molti dei loro provvedimenti. I partiti di principio, come le sètte religiose, od il partito del libero commercio, del suffragio universale, della abolizione della schiavitù, dell’abolizione della pena di morte ispirerebbero l’entusiasmo se non degenerassero in personalità. Il difetto dei nostri partiti dirigenti è che essi non si piantano sulle profonde e necessarie basi, sulle quali essi sono rispettivamente chiamati, ma si perdono nella furia di condurre in porto qualche misura locale e momentanea in nessun modo utile ai bisogni generali. Dei due grandi partiti che in questo momento quasi si dividono la nazione, direi che uno ha la causamigliore, l’altro gli uomini migliori. Il filosofo, il poeta, e l’uomo religioso amerà dare il suo voto con il democratico per il libero commercio, per il suffragio universale, per l’abolizione delle crudeltà legali del codice penale, e per facilitare in tutti i modi l’accesso dei giovani e dei poveri alla sorgente della ricchezza e del potere, ma egli può accettare raramente le persone che il così detto partito popolare gli propone come rappresentanti di queste tendenze liberali. Essi non hanno a cuore quegli intenti che dànno al nome di democrazia quella speranza e quella virtù che noi vi troviamo. Lo spirito del nostro radicalismo americano è rovinoso e senza scopo; non ha scopi ulteriori e divini ed è rovinoso per odio e per egoismo. All’incontro il partito conservatore, composto della parte più moderata, capace e côlta della popolazione, è timido e semplice difensore della proprietà. Esso non rivendica alcun diritto, non aspira ad alcun bene reale, non condanna alcun delitto, non propone alcuna politica generosa, non costruisce, non scrive, non coltiva le arti, non protegge la religione, non fonda delle scuole, non incoraggia la scienza, non emancipa lo schiavo, non soccorre il povero o l’indiano o l’immigrante. Perciò nè dall’uno nè dall’altro di questi partiti il mondo deve attendere per la scienza, per l’arte o per l’umanità dei benefici in alcun modo adeguati alle risorse della nazione.
Io non dispero per questo della nostra repubblica. Noi non siamo alla mercè della volubilità del caso. Nella lotta dei partiti feroci, la natura umana si sente sempre circondata d’affetto, allo stesso modo che i bimbi dei forzati di Botany Bay hanno un sentimento morale così sano come quello degli altri bambini. I cittadini degli stati feudali sono allarmati per le nostre istituzioni democratiche volgenti all’anarchia; e quelli che fra noi sono più vecchi e più prudenti imparano dagli Europei aguardare con una specie di terrore alla nostra libertà turbolenta. Si dice che nella nostra eccessiva libertà di formare la costituzione e nel dispotismo dell’opinione pubblica, noi manchiamo di un’àncora, perciò un osservatore straniero pensa di aver trovato la salvaguardia fra noi nella santità del Matrimonio; un altro crede di averla trovata nel nostro Calvinismo. Fisher Ames espresse la sicurezza popolare più saggiamente quando comparò una monarchia ed una repubblica dicendo «che una monarchia è un bastimento mercantile, il quale veleggia bene, ma che talvolta urta in uno scoglio e cola a picco; mentre una repubblica è una zattera, che non affonderà mai, ma che vi costringe ad avere sempre i piedi nell’acqua». Nessuna forma può avere un pericoloso sopravvento se siamo protetti dalle leggi delle cose. La pressione di un dato numero di tonnellate d’atmosfera sul nostro capo non ha valore fino a che la stessa pressione s’opponga nei polmoni. Aumentate la massa mille volte, essa non può schiacciarci fintantochè la reazione è uguale all’azione. Il fatto di due poli e di due forze centripete e centrifughe è universale, ed ogni forza sviluppa con la stessa sua attività la forza contraria. La libertà selvaggia sviluppa delle coscienze di ferro. La mancanza di libertà mentre afforza la legge e le convenienze insonnolisce la coscienza. La legge di Lynch prevale solo là dove v’è maggior intrepidità nei capi. Una folla non può essere costante: l’interesse di ciascuno vuole che così non sia; ma solo la giustizia soddisfa ad ogni cosa.
Noi dobbiamo illimitatamente confidare nella necessità benefica che traluce da tutte le leggi. La natura umana si esprime in esse così caratteristicamente come nelle statue, nei canti, nelle ferrovie, ed un estratto dei codici delle nazioni sarebbe una copia della coscienza comune. I Governi hanno la loro origine nell’identità morale degli uomini. La ragione di uno risulta esserela ragione di un altro e di ogni altro. Vi è una via di mezzo che soddisfa tutti i partiti; per quanti essi siano e per quanto risoluti possano essere. Ogni uomo trova una sanzione ai suoi diritti più semplici ed alle sue azioni nelle deliberazioni della sua propria mente che egli chiama Verità e Santità. Tutti i cittadini si trovano in perfetto accordo in queste deliberazioni, solo in queste, e non in ciò che è idoneo al sostentamento, idoneo all’uso, che è usufrutto del tempo, che è quantità di terra, che è soccorso dell’assistenza pubblica e che ciascuno ha il diritto di richiedere. Presentemente gli uomini tentano l’applicazione di questa verità e giustizia alla misurazione della terra, alla ripartizione degli utili, alla protezione della vita e della proprietà. I loro primi tentativi sono indubbiamente molto disadatti. Pure il diritto assoluto è il primo governatore; od ogni governo è una teocrazia impura. L’idea, secondo la quale ogni comunità tenta di fare e di riformare la sua legge, è la volontà di ogni uomo saggio. La comunità non può trovare l’uomo saggio in natura e fa dei tentativi goffi e laboriosi per assicurarsi in qualche modo il governo di esso uomo saggio, o convincendo il popolo a dare il suo voto su ogni punto; o con una selezione dei migliori cittadini; oppure assicurando i vantaggi della forza e della pace interna con l’affidare il governo ad uno che possa scegliere egli stesso i suoi agenti. Tutte le forme di governo simbolizzano un governo immortale, comune a tutte le dinastie e indipendente dal numero, perfetto dove esistono due uomini, perfetto dove c’è solamente un uomo.
La natura di ogni uomo è per ciascuno un avvertimento sufficiente del carattere dei suoi simili. La mia ragione ed il mio torto sono la loro ragione ed il loro torto. Mentre io faccio ciò che è conveniente a me e mi astengo da ciò che non mi è proficuo, il mio vicinoed io spesso ci accordiamo nei mezzi ed operiamo una volta tanto insieme per un unico scopo. Ma ogni qualvolta io trovo il mio dominio su me stesso insufficiente per me ed intraprendo anche il governo di lui, io calpesto la verità, ed entro con lui in falsi rapporti. Io posso avere tanta forza od abilità più di lui, che egli non possa esprimere adeguatamente il suo senso di torto, ma la mia abilità o forza sono una menzogna e come tale essa danneggia lui e me. L’amore e la natura non possono sostenere il principio che la tal cosa debba essere effettuata da una menzogna pratica, vale a dire dalla forza. Questo assumersi l’impresa di un altro è l’errore che giace come enorme bruttura nei governi del mondo. Io posso vedere abbastanza bene la grande differenza fra il porre me stesso come autocontrollo e quello di far agire un altro secondo le mie vedute: ma quando un quarto della razza umana si incarica di dirmi ciò che deve fare, io posso essere troppo disturbato dalle circostanze per vedere chiaramente l’assurdità del loro comando. Pertanto i pubblici intenti appaiono vaghi e stravaganti accanto a quelli particolari. Qualsiasi legge, all’infuori di quelle che gli uomini fanno per se stessi, è risibile. Se io mi pongo al livello del mio bambino, e ci conformiamo ad un solo pensiero, e vediamo che le cose sono così e così, tale percezione è legge per lui e per me. Noi siamo entrambi là, ambidue operiamo. Ma se, senza attrarre lui in quel pensiero, io guardo alla cosa, ed indovinando come essa è per lui gli ordino questo o quello, egli non mi ubbidirà mai. Questa è la storia dei Governi; un uomo fa qualche cosa che deve legare un altro uomo. Un uomo che non può essere in relazione con me, mi tassa osservandomi da lontano; decreta che una parte del mio lavoro debba volgere a questo od a quel fantastico fine, non come io immagino, ma come lui immagina.Badate alle conseguenze. Fra tutti i debiti, le tasse sono quelle che gli uomini pagano meno volentieri. Che satira è questa per il governo! Gli uomini credono di ottenere ovunque un valore corrispondente al loro denaro, eccetto che nelle tasse.
Onde quanto minore è il governo tanto meglio è per noi; più poche sono le leggi, e meno il potere è devoluto. L’antidoto contro questo abuso di Governo formale è l’influenza del carattere personale; lo sviluppo dell’individuo; l’apparire del principale che sostituisce il suo procuratore; l’apparire dell’uomo saggio, di cui il governo esistente non è che una meschina imitazione. Ciò che tutte le cose tendono a porre in luce; ciò che la cultura, la libertà, lo scambio, la rivoluzione, tendono a formare e liberare, è il carattere; questo è lo scopo della natura per giungere all’incoronazione di questo suo re. Lo Stato esiste per educare l’uomo saggio; e coll’apparizione dell’uomo saggio lo Stato muore. L’apparizione del carattere rende lo Stato non necessario. L’uomo saggio è lo Stato. Egli non abbisogna di esercito, di forti o di flotte. — Egli ama troppo gli uomini; non ha bisogno di corruzioni, di feste o di palazzi per raccogliere amici; non ha bisogno di condizioni vantaggiose o di circostanze favorevoli. Egli non ha bisogno di biblioteche, perchè non ha finito di pensare; non di chiese, perchè egli è un profeta; non di statuti perchè egli è un legislatore; non di denaro, perchè egli stesso è il valore; non di strade, perchè egli è in casa sua ovunque si trovi; non di esperienza, perchè la vita del Creatore fiorisce in lui e guarda dai suoi occhi. Egli non ha amici personali, perchè colui che ha il fascino di attirare a sè la preghiera e l’amore di tutti gli uomini non abbisogna di un compagno ed educa pochi a dividere con lui la sua vita eletta e poetica. La sua relazione con gli uominiè angelica; la sua memoria è mirra per essi; la sua presenza è incenso e fiori.
Noi pensiamo che la nostra civiltà è vicina al suo meriggio, invece siamo solo al canto del gallo ed alla stella mattutina. Nella nostra società barbara la potenza del carattere è ancora nella sua infanzia. La sua presenza è ancora appena sospettata come potere politico, e come legittimo signore che dovrà buttare giù tutti i governanti dai loro seggi. Malthus e Riccardo lo trascurano completamente; il Registro Annuale è silenzioso; il Lexicon di Conversazione non lo classifica; il Messaggio del presidente, il discorso della Corona non l’hanno ricordato, ed è ancora mainulla. Ogni pensiero che il genio e l’amore gettano nel mondo altera il mondo. I gladiatori nella lizza del potere sentono attraverso a tutte le loro ferite e la loro simulazione la presenza del valore. Io penso che la lotta stessa del commercio e delle ambizioni sia una confessione di questa divinità; e gli esiti felici sono su quei campi i meschini compensi, la foglia di fico, con la quale l’anima vergognata tenta di nascondere la sua nudità. Io trovo lo stesso tributo involontario in ogni parte. Poichè noi sappiamo quanto da parte nostra è dovuto, siamo impazienti di dimostrare qualche piccolo talento come sostituto del valore. Noi siamo perseguitati dalla consapevolezza di questo diritto alla grandezza del carattere, e siamo sleali con esso. Ma ognuno di noi ha del talento e può fare qualche cosa di utile, di grazioso, di formidabile, di divertente o di lucrativo. Noi facciamo ciò come scusa verso gli altri e verso noi stessi, perchè non raggiungiamo il grado di una vita buona ed uguale. Ma ciò non soddisfanoimentre lo portiamo a conoscenza dei nostri compagni. Questa nostra condotta può gettare polvere nei loro occhi, ma non spiana la nostra fronte corrugata, e non ci dà la tranquillità dei forti,quando vanno per il mondo. Noi paghiamo il fio mentre procediamo. Il nostro talento è una specie di espiazione, e noi siamo costretti a pensare con una certa umiliazione al nostro magnifico impeto, come a qualcosa di troppo delicato, e non come ad un’azione composta di molte azioni, che sia la schietta espressione della nostra costante energia. La maggior parte degli uomini capaci s’incontra in società come per un tacito richiamo. Ciascuno di essi sembra dire «Io non sono tutto qui». I senatori ed i presidenti si sono innalzati a tanta altezza con sufficiente pena, non perchè essi credano che la situazione sia straordinariamente gradevole, ma perchè sia come una giustificazione per il valore reale, e per rivendicare ai nostri occhi la loro virilità. Questo onorevole seggio è la loro ricompensa per essere di natura meschina, fredda e gravosa. Essi devono fare ciò che possono. Come una classe di animali della foresta, essi non hanno altro che una coda prensile: essi devono arrampicarsi o strisciare. Se un uomo fosse di natura tanto ricca da poter entrare in intima relazione con le persone migliori e creare intorno a sè la vita serena con la dignità e dolcezza della sua condotta, potrebbe egli permettersi di insidiare il favore delle riunioni preparatorie e della stampa, e desiderare relazioni così vuote e pompose, come quelle di un uomo politico? Sicuramente nessuno che potesse essere sincero, vorrebbe essere un ciarlatano.
Le tendenze dei tempi favoriscono l’idea del Governo autonomo, e lasciano, come unico codice, l’individuo ai premii ed ai castighi della sua propria costituzione, i quali operano con maggiore energia che non si creda, mentre noi dipendiamo da soggezioni artificiali. Il movimento in questa direzione è stato molto vivo nella storia moderna. Molto è stato oscuro e poco lodevole, ma la natura della rivoluzione non è affetta dei vizidei ribelli, perchè essa è una forza puramente morale. Essa non fu mai adottata da nessun partito nella storia, nè può esserlo. Essa separa l’individuo da tutti i partiti, e lo unisce nello stesso tempo alla razza. Essa promette il riconoscimento di diritti più alti di quelli della libertà personale o della sicurezza della proprietà: il riconoscimento che un uomo ha il diritto di godere la fiducia degli uomini; di essere occupato, amato, riverito. Il potere dell’amore come la base d’uno Stato non fu mai sperimentato. Noi non dobbiamo credere che tutte le cose cadano nella confusione, se ogni sensibile protestante non sia obbligato a portare la sua parte in certe convenzioni sociali: nè v’è dubbio che quando il governo della forza sia alla fine le strade non vengano costrutte, le lettere portate ed il frutto del lavoro assicurato. Sono dunque i nostri metodi attuali così eccellenti da rendere disperata ogni competizione? non potrebbe una nazione fatta di amici trovare dei mezzi anche migliori? D’altra parte non temano i conservatori ed i timidi una resa prematura delle baionette e del sistema della forza. Perchè, secondo l’ordine della natura che è assolutamente superiore alla nostra volontà, vi sarà sempre un governo della forza dove gli uomini sono egoisti; e quando essi sono puri abbastanza da abiurare il codice della forza, essi saranno saggi abbastanza per vedere come possano essere raggiunti questi pubblici intenti dell’ufficio postale, delle strade, del commercio, dello scambio, della proprietà, dei musei, delle biblioteche, delle istituzioni d’arte e di scienza ecc. ecc.
Noi viviamo in uno stato molto basso e paghiamo di mala voglia ai Governi fondati sulla forza il nostro tributo.
Non vi è fede, fra gli uomini più religiosi e più istruiti delle nazioni più religiose e civili, nel sentimento morale, e non vi è una credenza sufficiente nell’unità delle coseda persuaderli che la società può essere retta senza soggezioni artificiali, come il sistema solare; e che il cittadino può esser ragionevole e buon vicino, senza il timore della prigione o della confisca. Ciò che appare anche strano è che non vi fu mai in alcun uomo una fede nel potere della rettitudine sufficiente per ispirargli il vasto disegno di rinnovare lo Stato sul principio del diritto e dell’amore. Tutti coloro che hanno preteso d’aver questo disegno sono stati dei riformatori parziali ed hanno ammesso in qualche modo la supremazia dello Stato cattivo. Non ricordo un solo essere umano che abbia fermamente negata l’autorità delle leggi con il semplice sostegno della sua propria natura morale. Tali concezioni, piene di genio e di fato, non sono tenute in considerazione se non come castelli in aria. Se l’individuo che le espone osa stimarle effettuabili, egli disgusta gli studiosi e gli uomini di chiesa, mentre gli uomini di talento e le donne di sentimenti superiori non possono nascondere il loro disprezzo. La natura non meno per questo colma il cuore della gioventù con le suggestioni di questo entusiasmo, e vi sono ora degli uomini (se posso parlare in plurale) o più esattamente, dirò, ho appunto parlato ora con un uomo, al quale nessun cumulo di esperienza avversa farà per un solo momento apparire impossibile che migliaia di esseri umani possano nutrire l’uno verso l’altro i sentimenti più nobili e più puri, come un ristretto gruppo d’amici o una coppia di amanti.