ATTO QUARTO.
La stessa scena degli atti precedenti. — Da poco si è fatta una fotografia per modo che sul davanti della scena sono una macchina fotografica ed un sedile. — Siamo verso sera, alle ultime scene comincia a far buio.
La stessa scena degli atti precedenti. — Da poco si è fatta una fotografia per modo che sul davanti della scena sono una macchina fotografica ed un sedile. — Siamo verso sera, alle ultime scene comincia a far buio.
Gina.(sulla soglia dell’uscio di entrata, tenendo in mano una lastra fotografica, parlando verso l’interno) Stieno sicuri. Lunedì la prima dozzina sarà pronta — la seconda va bene per mercoledì? Arrivederci.... (saluta, chiude la porta, si ferma a guardare contro luce la lastra, poi la ripone in una cassetta)
Edvige.(venendo dalla cucina) Sono partiti?
Gina.(rassettando la stanza) Sì, finalmente, non c’era verso di accontentarli.
Edvige.(inquieta) Mamma, ma, e perchè papà non è ancora tornato?
Gina.Hai visto se è da Relling?
Edvige.No, non c’è, fu da lui un minuto fa.
Gina.Mi rincresce perchè gli si raffredda il pranzo.
Edvige.È strano; lui che non tarda mai cinque minuti.
Gina.Non metterti idee per il capo, presto sarà qui, non dubitare.... Taci. (tendendo l’orecchio) Eccolo.
(Erminio entra stralunato e commosso)
(Erminio entra stralunato e commosso)
Edvige.(correndogli incontro) Papà.... Come ti abbiamo aspettato.... Perchè hai tardato tanto?
Gina.(parlando a stento e senza guardare Erminio) Dove sei stato finora?
Erm.(senza guardare Gina) Ah? Perchè stetti fuori tanto?... (getta il cappello su una sedia, si leva il soprabito, respingendo Edvige e Gina che lo vogliono aiutare)
Gina.Hai desinato con Gregorio Werle?
Erm.(appendendo l’abito all’attaccapanni) No.
Gina.(accostandosi verso la cucina) Allora ti porto subito il pranzo, bisogna che lo riscaldi.
Erm.No, lascia stare, per ora di mangiare non ho voglia.
Edvige.(accostandosi a Erminio con voce carezzevole) Non ti senti bene papà?
Erm.Bene, bene.... (fissando Gina) Gregorio ed io abbiamo fatto una lunghissima passeggiata.
Gina.(non guardandolo) Hai fatto male, tu che cammini così poco abitualmente.
Erm.A questo mondo bisogna avvezzarsi a tutto ed a qualunque età. (passeggiando) Non vi fu nessuno oggi?
Gina.Nessuno.... Tranne i due sposi.
Erm.E nessun’altra commissione?
Gina.No, per oggi.
Edvige.Ma vedrai papà, che domani ne verranno delle altre.
Erm.Dio lo voglia; tu domani conti incominciare a lavorare sul serio?
Edvige.Domani?... Domani che è il giorno della mia festa?
Erm.È vero.... A dopo domani allora — e ricordiamoci bene, d’ora innanzi faccio tutto da me, da me solo.
Gina.Che idee sbagliate. Ti tireresti sul capo pasticci e null’altro. — Lascia a me la direzione dello studio, tu pensa alla tua invenzione.
Edvige.Ma e all’anitra selvatica, e ai conigli... Chi ci penserà poi?
Erm.Non parlarmi di simili sciocchezze, non ho più tempo di occuparmi di loro. In quanto a quell’anitra selvatica, poi, vorrei torcerle il collo.
Edvige.All’anitra? Alla mia anitra?
Gina.Ma Erminio che dici?
Edvige.(abbracciando Erminio) No, papà, dimmi che non farai quello che hai detto, l’anitra selvatica è mia.
Erm.(accarezzandola) Sì, per te non lo farò. Ma dovrei farlo; sotto al mio tetto non ha da restare chi.... chi è passato per le mani di quell’altro.
Gina.Allora fu Pietro a consegnarla al nonno.
Erm.(passeggiando) Nella vita bisogna che un uomo abbia a rispettare certi doveri se vuole essere un uomo perfetto.
Edvige.(seguendolo) Ma e che colpa ne ha la povera anitra?
Erm.(fermandosi a guardarla) Ebbene sì, per te io non la toccherò, sta tranquilla, (la bacia in fronte) Ah! è l’ora della tua passeggiata, va, Edvige, va. Se aspetti ancora, si farà notte.
Edvige.Oggi non ho voglia di uscire.
Erm.Dà retta a me! Ti fa bene; hai gli occhi rossi e io non voglio, è inutile; in questo laboratorio l’aria è viziata.
Edvige.Farò quello che vuoi. Vado a vestirmi. Dimmi papà, non farai nulla all’anitra, me lo prometti?
Erm.(abbracciandola) Te lo prometto. Non la toccherò. Povera Edvige oramai io e te soli.... (come parlando tra sè)
(Edvige va da Gina la bacia e esce dalla porta della cucina).
(Edvige va da Gina la bacia e esce dalla porta della cucina).
Erm.(pausa, durante la quale Erminio passeggia, poi non guardando Gina in viso) Gina.
Gina.Che vuoi?
Erm.Domani o dopo mi devi consegnare il libro delle spese di casa.
Gina.Vuoi pensare anche a questo?
Erm.Sì.... Ora debbo regolare tutto io. Mi pare che tu spenda troppo. (fermandosi e fissandola in volto)
Gina.Io?... Ma se tra me ed Edvige ci contentiamo di così poco?
Erm.(bruscamente) Gina, è vero che il lavoro di mio padre viene dal vecchio Werle troppo lautamente pagato?
Gina(imbarazzata) Non saprei dirti.... Non so quanto generalmente simili lavori si paghino.
Erm.Ma quanto riceve dunque?
Gina.Quanto costa a noi....
Erm.(stupito) Quanto ne costa? E non mi hai detto nulla di ciò fino ad oggi?
Gina.Non potevo! Ti rendeva felice il pensiero che tu solo bastavi a lui....
Erm.E invece era il vecchio Werle.
Gina.Quello già è tanto ricco. (si sarà fatto buio)
Erm.Accendi la lampada.
(Gina accende la lampada che mette sul tavolo di destra, mentre Erminio continua a passeggiare concitato).
(Gina accende la lampada che mette sul tavolo di destra, mentre Erminio continua a passeggiare concitato).
Gina.D’altronde non dobbiamo sapere se è davvero il vecchio. Chi non ti dice che sia Groberg?
Erm.(severo) Che c’entra Groberg.
Gina.(imbarazzata) Dicevo solamente che... Eppoi non fui io che ho cercato lavoro per tuo padre.... Sai fu Berta, la signora Sorbi.... Era un’amica di casa nostra....
Erm.Perchè la tua voce trema?
Gina.(mettendo il paralume alla lampada) La mia voce?
Erm.(le si avvicina e le prende bruscamente una mano) E anche la tua mano.
Gina.(liberandosi dalla stretta di Erminio, fissandolo risolutamente) Sì, mio Erminio, che ti hanno detto di me?
Erm.(parlando lentamente) Mi hanno detto che tra te e il vecchio Werle, vi furono un tempo, troppo intime relazioni, quando eri in casa sua.
Gina.(con un grido) No, non è vero. Chi ti ha detto ciò ha mentito, e.... (dopo breve pausa) Allora seppi resistere; egli, sì, egli mi perseguitava, ma io non volevo saperne, sua moglie poi, s’era accorta della passione che aveva per me suo marito, e mi maltrattava, mi maltrattava tanto. (con dolore) Un giorno mi ha anche battuta.... forse era l’effetto della gelosia. Quel giorno abbandonai la casa Werle.
Erm.E dopo?
Gina.Ritornai da mia nonna.... Erminio è duroquello che sto per dire, e Dio non voglia farmene colpa, ma fu una madre che con le preghiere, con le minaccie mi indusse.... Allora il vecchio Werle era vedovo.
Erm.Dunque?
Gina.Ebbene, sì, sappilo pure, perseguitata dall’uno, tormentata dall’altra sono andata.
Erm.(con un grido) E questa è la madre di mia figlia! Come hai potuto ingannarmi fino ad oggi?
Gina.Ho avuto torto, avrei già dovuto dirtelo.
Erm.Dovevi dirmelo alle prime parole d’amore che ti rivolsi. Dovevi farti conoscere subito.
Gina.E mi avresti sposata allora?
Erm.E lo puoi pensare?
Gina.Ecco perchè non ti dissi nulla. Io ti amavo, ti ho amato tanto.... Non era giusto che avessi ad essere infelice per tutta la vita.
Erm.(passeggiando concitato) E questa è la madre della mia Edvige.... E io non sapevo nulla, non m’ero accorto di nulla, e di tutto ciò che posseggo debbo essere grato a.... al.... al mio precedessore.... al Werle!
Gina.Dimmi, Erminio, non furono forse felici questi sedici anni che insieme abbiamo vissuto?
Erm.(fermandosi innanzi a lei) Ma dimmi, non ti sei mai rimproverata quest’inganno? Non pensasti mai che doveva arrivare il giorno della spiegazione? — Ma rimorsi non ne provi tu?
Gina.Oh, Erminio, ho tanto da lavorare per accudire alle faccende di casa e agli affari!!
Erm.Non hai mai gettato uno sguardo al passato?
Gina.No, io l’avevo del tutto dimenticato, fosti tu a ricordarmelo.
Erm.(con disgusto) Questa tua freddezza mi fa male.... Non un pentimento, nulla....
Gina.Ma dimmi, Erminio, cosa saresti divenuto se tu non avessi incontrato una donna come me?
Erm.Come te?
Gina.Sì, come me che di tutto mi accontentavo, che non ti chiedevo mai nulla?
Erm.(parlando tra sè) Cosa sarebbe avvenuto di me?
Gina.Quando mi hai conosciuta eri sopra una cattiva strada.
Erm.E ora dove sono? Ma pensa a quello che io soffro in questo momento, io che fino a poche ore fa ero così fiero di te.
Gina.Tu ora sei un buon padre di famiglia, un lavoratore; tu finalmente, oggi, puoi senza pena, pensare al domani; i frutti della nostra lotta è ora che li raccogliamo. Ora cominciavamo ad essere felici....
Erm.Ma questa felicità ha le sue origini nell’inganno.
Gina.E quel maledetto Gregorio è venuto a distruggere il nostro lavoro di sedici anni.
Erm.È vero.... Nell’inganno ero felice.... Ma era un inganno.... E come posso ora pensare alla mia invenzione, essa morirà con me, ed è il tuo passato, Gina, che l’ha uccisa.
Gina.(rattenendo a stento le lagrime) Erminio, Erminio non parlarmi così, tu sai quanto ti ho amato, quanto ti amo.
Erm.I miei sogni sono stati distrutti. Quando io, alla notte, studiavo per la mia invenzione, sognavo di potere con un ultimo sforzo, coronare la mia opera, sognavo di ottenere il brevetto e quel giorno che sarebbe stato il più bello, sarebbe stato anche l’ultimo della mia vita — sognavo capisci, che tu potessi divenire la ricca vedova di un celebre inventore.... Oh! Oh! Oh!...
Gina.(asciugandosi gli occhi) No, non parlare così, non voglio restare senza di te.
Erm.(risoluto) Ora bisogna venire a una vera decisione. Tra noi due tutto è finito. Tutto.
Greg.Posso entrare?
Erm.Ah! Sei tu? Vieni pure, vieni.
Greg.(Gregorio entra e va a stringere la mano ad Erminio e Gina) Ebbene amici miei. (li guarda entrambi, poi all’orecchio di Erminio) Non avete concluso nulla?
Erm.(a voce forte) Tutto è fatto, Gregorio, fu il quarto d’ora più terribile della mia vita.
Greg.Terribile, sì ma anche il più nobile. Ora dunque....
Erm.Tutto è accomodato.
Gina.Dio la perdoni, signor Werle, Dio la perdoni!
Greg.(meravigliato) Non capisco. — Una simile spiegazione deve dar luogo a una vita serena, tutta armonia e concordia.
Erm.Lo so, lo so.
Greg.Io credevo che tanto tu, quanto tua moglie mi veniste a ringraziare, ed invece piangete, siete desolati.
Gina.(Sorride tristamente e va a levare il paralume alla lampada).
Greg.Lei, signora Ekdal è giovane, lei non può o non vuole comprendermi. (a Erminio) Ma tu Erminio, tu sai ciò che devi fare dopo una simile spiegazione.
Erm.Sì, sì, parli bene tu.
Greg.Non v’è nulla di più nobile, di più generoso del perdono; noi dobbiamo amare, sollevare il peccatore.
Erm.E tu credi che un uomo possa facilmenteingoiare questo amaro calice che mi hai dato a bere?
Greg.Per un uomo comune, forse, puoi avere ragione, ma per te.... Tu non sei un uomo come gli altri....
Erm.Sarò come vuoi, Gregorio, ma per ora le tue dottrine non posso accettarle.... Chissà col tempo.
Relling.(entrando) Ebbene come sta l’anitra selvatica?
Erm.Ah! Ah!... Tu mi chiedi dell’anitra selvatica e.... Che fu ferita dal vecchio Werle.
Relling.Cosa c’entra il vecchio Werle.... Parlavate forse di lui?
Erm.Già, di lui.... e di voi, anche.
Relling.(piano a Gregorio) Scommetto che ne avete fatta qualcheduna delle vostre, voi, con le vostre ubbie di perfezione morale.
Erm.Cosa stai borbottando a Gregorio?
Relling.Nulla, gli facevo un augurio.... e gli consigliavo d’andarsene, ma d’andarsene presto, se no finisce per farvi ammattire tutti.
Greg.(accennando agli Ekdal) Caro Relling non impazziscono questi due. Di Erminio non me ne parli, lo conosciamo. Ma anche lei, la signora Ekdal ha nel fondo del suo essere delle preziose, delle solide qualità di cuore e...
Gina.(piangente lo interrompe) Doveva lasciarmi come era.
Relling.(a Gregorio) Ma si può sapere cosa vuole, cosa pretende fare lei, in questa casa?
Greg.Voglio gettarvi le basi di una vera famiglia.
Relling.Crede forse che la famiglia Ekdal non vada bene ora?
Greg.Pur troppo no. È una famiglia.... Come ve ne sono tante, come, forse, sono tutte, ma non è il vero ideale della famiglia, che fa l’uomo perfetto.
Erm.Relling, tu non puoi nemmeno supporre quanto difficile e penosa sia, per l’uomo, l’ora che conduce alla perfezione.
Relling.Sciocchezze, sogni.... Sogni da prete e da poeta matto. (a Gregorio) Mi dica quante sono le famiglie modello che lei ha incontrato fino ad oggi?
Greg.Nessuna, pur troppo, dappertutto non vidi che famiglie immorali.
Relling.Io non fui ammogliato e di famiglia quindi me ne intendo poco. Solamente so che in ogni modo cosa sacra e inviolabile sono i figli, e non vorrei, caro signor Gregorio, che questa povera fanciulla avesse a soffrirne.
Erm.Oh! La mia povera Edvige! Oh! La mia povera Edvige!
Relling.Abbia prudenza, io la conosco bene e può far nascere qualche disgrazia.
Erm.(con ansia) Una disgrazia?
Relling.Sì, la sua malattia potrebbe aggravarsi.
Gina.(con ansia) Signor Relling, perchè parla così?
Erm.(c. s.) Il pericolo per gli occhi è dunque imminente?
Relling.Gli occhi ora non c’entrano; Edvige è in un’età pericolosa, la sua fantasia esaltata può spingerla a delle pazzie.
Greg.(a Relling) E voi, medico, come spiegate ciò?
Relling.(rispondendo con malo modo) È nell’età dello sviluppo, la più pericolosa per una fanciulla.
Erm.Ma Edvige avrà sempre in suo padre un aiuto e un conforto.
(Picchiano all’uscio di destra).
(Picchiano all’uscio di destra).
Gina.Caro Erminio, c’è gente. (va verso l’uscio) Avanti, avanti pure.
Sorbi.(entrando indosserà un elegante abito da passeggio) Buona sera a tutti.
Gina.(stringendo la mano) Ah! Sei tu Berta! qual grata sorpresa! (la conduce a sedere sul divano)
Sorbi.Disturbo forse?
Erm.E può pensarlo? (tra sè) Una messaggera di quella casa.
Sorb.(a Gina) Ti dico la verità, credevo trovarti sola, volevo chiacchierare un poco con te.... E dirti addio.
Gina.Dirmi addio? Parti dunque?
Sorbi.Domattina, vado alle miniere, il signor Werle è partito già da stamane. (a Gregorio) Un saluto da parte sua.
Greg.(Si inchina molto freddamente).
Erm.Il.... signor Werle è partito e lei va a raggiungerlo?
Sorbi.Dica la verità, le pare strano, ciò?
Erm.Da poco tempo a me nulla pare strano.
Greg.Ti darò io, Erminio, la spiegazione di tutto: mio padre sposa la signora Sorbi.
Erm.(stupito) La sposa?
Gina.Ah! Finalmente, davvero ciò mi fa piacere, Berta mia.
Relling.(con voce un poco tremante) È ciò vero, dica? Signora, è ciò vero?
Sorbi.(sorridendo) Sì, caro Relling, Gregorio Werle ha detto il vero, io sposerò suo padre.
Relling.Si rimarita?
Sorbi.A giorni. — Le nozze le celebreremo modestamente lassù alle miniere.
Greg.(sardonico) Come buon figlio le faccio fino da ora i più felici auguri.
Sorbi.Grazie, essi porteranno fortuna al di lei padre e a me.
Relling.Le posso assicurare che il vecchio Werle è di gran lunga migliore del veterinario, non si ubbriaca mai, nè picchia sua moglie. Questa volta sarà più felice.
Sorbi.Lasci dormire in pace il mio primo marito.... aveva anche lui le sue buone qualità.
Relling.E scusi, ma è vero che il vecchio Werle ne ha delle migliori?
Sorbi.(sorridendo) E se fosse?
Relling.... Questa sera uscirò con Molvik.
Sorbi.No, non esca Relling.... per amor mio!
Relling.E a che serve essere morigerati.... io non ho nessuno. (a Erminio) Tu vieni?
Gina.(pronta) No, grazie, mio marito non esce mai di sera.
Erm.(piano a Gina e bruscamente) Taci tu.
Relling.(stringendo la mano alla Sorbi) Signora, addio. (a Gregorio) Buona notte Werle. (esce)
Greg.(alla Sorbi) Mi pare che lei sia molto amica del dottor Relling.
Sorbi.Sì, ci conosciamo da molti anni e vi fu un tempo in cui avevamo stabilito di sposarci.
Greg.Fu una fortuna non effettuare quel matrimonio.
Sorbi.Oggi lo credo anch’io.
Greg.E se mio padre venisse a conoscenza di tale relazione?
Sorbi.(sorridente) Non mi farebbe paura. Io gli ho già detto tutto.
Greg.Davvero?
Sordi.Suo padre, signor Gregorio, conosce tutta la mia vita, non gli ho nascosto nulla, ma con tutto ciò vuole sempre sposarmi.
Greg.Signora Sorbi, lei è più sincera di quello che non credessi.
Sorbi.Lo fui sempre. È sempre un bene, per la donna, dire la verità.
Erm.E tu Gina, cosa ne dici?
Gina.Oh! Io dico che noi donne siamo tanto differenti l’una dall’altra..
Sorbi.Può essere, io per parte mia credo d’aver fatto bene. Del resto anche il signor Werle mi ha confessato tutto, e fu appunto questa confidenza reciproca che ci ha uniti, io del resto non lo abbandonerò mai, e tra poco, avrà molto bisogno del mio aiuto.
Erm.Molto bisogno del suo aiuto?
Greg.(interrompendo) Sì, sì, ma non parliamo di ciò ora.
Sorbi.È inutile nasconderlo; è affetto da una malattia che presto lo renderà cieco.
Erm.(sorpreso) Diventerà cieco! (come colpito da un’idea) Anche lui.... è strano.
Gina.Pur troppo tali infermità sono comuni.
Sorbi.E per un uomo che ha lavorato tutta la vita deve essere penoso non vederci più. (cambiando discorso) A proposito, signor Ekdal, per gli affari si rivolga sempre al signor Groberg.
Greg.Credo che Erminio non avrà mai più affari con mio padre.
Sorbi.Credevo che una volta.....
Gina.Sì, Berta, una volta.... ma ora.... ora Erminio non ha più bisogno di nulla.
Erm.(riparlando gravemente) Signora Sorbi, voglia salutare per me il suo futuro sposo e dirgli che presto andrò dal suo procuratore Groberg....
Greg.Che, Erminio, tu vorresti?
Erm.... dal suo procuratore Groberg per sapere a quanto ascende il mio debito.... voglio pagarlo ad usura....
Gina.Ma Erminio, tu sai che ora noi non possiamo.
Erm.(sempre alla Sorbi) Le dica che lavorerò con tutte le mie forze, e che se posso condurre a termine la mia invenzione, impiegherò tutto quanto potrò ricavare per pagarlo.
Sorbi.(alzandosi) Signor Ekdal!... Qui è successo qualche cosa di grave.
Erm.Sì, molto grave, ma molto.
Sorbi.Allora mi ritiro, non voglio riuscire importuna. (a Gina) Avrei volentieri passato con te un’ora, pazienza, sarà per un’altra volta. (bacia Gina. Gregorio ed Erminio si inchinano — Gina accompagna la Sorbi fino sull’uscio) Non uscire Gina.
(La Sorbi bacia ancora Gina ed esce. Gina chiude l’uscio quindi va a sedersi su una sedia attorno al tavolo colla testa tra le mani).
(La Sorbi bacia ancora Gina ed esce. Gina chiude l’uscio quindi va a sedersi su una sedia attorno al tavolo colla testa tra le mani).
Erm.Quando potrò sbarazzarmi di questo debito?
Greg.Speriamo presto, Erminio, speriamo presto.
Erm.(a Gregorio) Ti pare che le abbia parlato da senno?
Greg.Sì, come sempre, bravo. (mettendogli una mano sulla spalla) Dimmi la verità, Erminio, non ho fatto bene forse a venire?
Erm.Sì, certo.
Greg.Non ho fatto bene a rischiarare il tuo cammino?
Erm.(seccato) Sì, certo.... Ma vi è una cosa che mi fa ribrezzo.
Greg.Ed è?....
Erm.Mi permetti di parlare liberamente di tuo padre?
Greg.Sì, sì.... fa pure, pur troppo non posso impedirtelo.
Erm.Ebbene, Gregorio, io penso che fu infame l’azione di tuo padre nel combinare il mio matrimonio.
Greg.(turbato) Perchè pensi così?
Erm.Tuo padre e la signora Sorbi, conoscendosi, si sposano, ciò indica un’assoluzione reciproca.
Greg.E con questo?
Erm.Così dovrebbero essere tutti i matrimoni, ma per il mio avvenne ciò?... Tu stesso hai detto che tra marito e moglie deve esservi una confidenza illimitata.
Greg.Sì, e lo sostengo, ma tu non puoi, non devi paragonare tua moglie.... con una donna come quella, mi capisci?
Erm.Dunque non vi è la Provvidenza?
Gina.(che avrà arrestato il colloquio di Gregorio ed Erminio) Erminio non parlare così.
Greg.Sì, non entrare in un argomento troppo difficile....
Erm.Del resto il suo destino è già tracciato. Diverrà cieco.
Gina.Ciò non è sicuro ancora.
Erm.No, non v’è dubbio, e qui sì che riconosco la mano della Provvidenza. Egli fece nella sua vita molto male, e Dio lo punisce togliendogli la vista.
Gina.(alzandosi) Erminio, non parlare così.... mi fai paura, mi fai paura.
(Edvige con cappellino e mantello entra in casa di corsa, trafelata).
(Edvige con cappellino e mantello entra in casa di corsa, trafelata).
Gina.Sei già qui, angiolo mio?
Edvige.Oggi di passeggiare non ne avevo voglia, e ho fatto bene, ho incontrato sull’uscio la signora Sorbi.
Erm.La signora Sorbi? E le hai parlato?
Edvige.Sì. Ho fatto male?
Erm.(passeggiando) Spero che tu le avrai parlato per l’ultima volta, ricordatene.
(Breve pausa, durante la quale Edvige guarda Erminio, Gina e Gregorio come per indovinare il loro animo).
(Breve pausa, durante la quale Edvige guarda Erminio, Gina e Gregorio come per indovinare il loro animo).
Edvige.(andando da Erminio e accarezzandolo) Papà!
Erm.Cosa vuoi?
Edvige.La signora Sorbi mi ha regalato....
Erm.(interrompendola) A te?...
Edvige.Sì.... mi ha fatto il suo regalo per domani, sai che è la mia festa domani.
Gina.Berta non ha mai lasciato passare questo giorno senza ricordarsi di Edvige.
Erm.Fammi vedere cos’è.
Edvige.No, tu non lo devi vedere, fino a domattina non posso aprire.
Erm.(irato) Cosa sono tutti questi sotterfugi?
Edvige.(carezzevole) Non t’arrabbiare, guarda, è una busta, ma debbo aprirla domani. (mostra una busta).
Erm.Una lettera?
Edvige.È tutto qui; forse il regalo verrà più tardi. (avvicinandosi a Erminio) Guarda, papà, cosa c’è scritto (segna la busta) «Alla Signorina Edvige Ekdal.» Capisci, mi danno già della signorina.
Erm.Edvige, dammi quella lettera.
Edvige.Eccotela. (gli consegna la lettera).
Erm.(guardando la busta) Questa calligrafia è del vecchio Werle.
Gina.Ne sei sicuro?
Erm.Guarda tu stessa.
Gina.Oh! io non la conosco.
Erm.Edvige, posso aprirla, posso leggerla?
Edvige.A me lo domandi, papà? Fa quello che vuoi.
Gina.Perchè vuoi toglierle una sorpresa? Aspetta domattina, Erminio.
Edvige.Ma no, mamma, lasci che legga, se quella lettera contiene una buona notizia, papà sarà contento, e quando lui è contento noi siamo felici, nevvero mamma?
Erm.Dunque posso aprire?
Edvige.Sì, sì, papà, sono ansiosa anch’io.
Erm.(apre la lettera e legge, ma resta attonito, colpito) Ma che vuol dire ciò?
Gina.(agitata) Che c’è di nuovo?
Edvige.(curiosa) Dimmi presto, papà, cosa dice quella lettera?
Erm.(continua a leggere, alla fine lascia cadere il braccio, pallido commosso). È una lettera di donazione, Edvige.
Edvige.A me?
Erm.Leggi tu stessa. (Edvige prende la lettera e va a leggere presso la lampada. Erminio la guarda e tra sè) Gli occhi!... gli occhi!... e quella lettera.
Edvige.(interrompendo la lettura) Ma la donazione è per il nonno.
Erm.(strappandole la lettera di mano si piantain faccia a Gina) E tu, comprendi qualche cosa?
Gina.Io non ne so nulla.
Erm.Il vecchio Werle scrive a Edvige che il nonno, mio padre, non ha più bisogno di copiare, che d’ora in avanti riceverà cento corone al mese.
Greg.(stupito) Davvero? Ha osato tanto!
Edvige.È vero mamma, l’ho letto io, cento corone.
Gina.(parlando commossa) Mi pare.... che questa sia una fortuna per il nonno.
Erm.... Cento corone che gli saranno pagate fino all’ultimo giorno di sua vita....
Gina.Ecco assicurata la vecchiaia di quel vecchio.
Erm.Ma Edvige, ma non hai letto avanti, dopo questa donazione passerà in tuo favore....
Edvige.(meravigliata) A me? A me?... E per qual ragione?
Erm.(agitato e fissando Gina) Senti, Gina? Senti?
Gina.(commossa) Sì.... sento.
Edvige.Tanto denaro a me. (avvicinandosi ad Erminio) E non sei contento, papà?
Erm.(allontanandola) Contento?... (passeggia) Che vita, che vita di tormenti mi si prepara.... ma perchè deve passare la donazione ad Edvige, perchè sì ricco regalo?
Gina.Domani è la sua festa.
Edvige.E io certo lo darò a voi. Quel denaro è per te. (a Erminio) E per la mamma.
Erm.Per tua madre.... lo so, lo so.
Greg.(avvicinandosi a Erminio gli parla piano) Bada, Erminio, ti tende un laccio.
Erm.Perchè dici così?
Greg.Mio padre stamane mi disse: Non credere sia il tuo Erminio l’incorruttibile che credi. Vedrai mi diceva....
Erm....Che con un poco di denaro lo farò tacere. — Ah! no! ah! no! si sbaglia, sì, gli risponderò.
Edvige.(a Gina) Mamma, cosa c’è, dimmi che è successo?
Gina.Nulla, va a deporre il mantello, va, Edvige.
(Edvige, spaventata, commossa, esce per la porta della cucina).
(Edvige, spaventata, commossa, esce per la porta della cucina).
Greg.E come vuoi rispondergli?’
Erm.Guarda. (straccia in due pezzi la lettera di Werle e la depone sul tavolo) Ecco la mia risposta.
Greg.Ne ero sicuro.
Erm.(va da Gina che è presso la stufa e con voce tremante) Non più segreti, non più misteri, quando tramasti la relazione.... con lui.... quando cominciasti ad amarmi, almeno quando lo dicevi, dimmi, perchè fu proprio lui che combinò il nostro matrimonio?
Gina.Pensi forse che abbia avuto rapporti con quell’uomo anche dopo la nostra unione?
Erm.No, non lo penso. — Voglio sapere se egli era del tutto scevro da timori....
Gina.Non ti capisco.
Erm.Gina voglio sapere se.... se tua figlia ha il diritto di vivere sotto il mio tetto.
Gina.(fissandolo) E me lo domandi?
Erm.Rispondimi Gina, Edvige è mia?....
Gina.(lo guarda con disprezzo) Non lo so.
Erm.(con un urlo) Miserabile, non lo sai!
Gina.E come può saperlo.... una donna come me?
Erm.(riuscendo con grande sforzo a dominarsi) Allora non ho più nulla da fare in questa casa.
Greg.Rifletti, Erminio, prima di agire.
Erm.(infilandosi il paletot) Un uomo come me non riflette mai....
Greg.Sei in errore, questo è il caso della riflessione. Voi tre dovete rimanere uniti, tu non hai che una azione da compiere, un’azione generosa, da grande: perdonare.
Erm.No, non lo farò mai! mai! mai!... Dove è ilmio cappello? (trova il cappello e se lo pone in capo) Non ho più famiglia.... (con voce piangente) Gregorio, non ho più figlia....
Edvige.(dalla porta della cucina) Cosa dici, padre mio, cosa dici?....
Gina.(a Erminio) Guardala!
Erm.Non avvicinarti,Edvige.Va via, non mi guardare così.... Oh! i tuoi occhi! i tuoi occhi!... Addio. (corre precipitosamente verso la porta).
Edvige.(attaccandosi al suo collo) No, no, non andar via.
Gina.Erminio, guarda la tua Edvige, guardala.
Erm.No.... non voglio.... non posso.... lasciatemi partire, lasciatemi andar via di qui. (si svincola con forza da Edvige e parte)
Edvige.(desolata) Mamma, egli ci lascia.... mamma, egli non torna più, non torna più.... (si getta singhiozzante sul divano).
Gina.Edvige, angelo mio, calmati, tornerà, sta quieta, tornerà....
Edvige.(sempre distesa sul divano) No, no... non ritorna più.... mamma, non ritorna più.
Greg.(turbato) Signora Ekdal.... sulla memoria di mia madre, le giuro che non avevo preveduto il male che faccio.
Gina.(seria) Io lo credo.... possa perdonarle Dio.
Edvige.(sempre sul divano) Ne morrò dal dolore.... ma che gli ho fatto io?... Mamma, rendimelo, rendimelo....
Gina.(risoluta) Sì, sta tranquilla, lo andrò a cercare,(si mette in fretta un mantello che era appeso all’attaccapanni e si avvolge sul capo un velo) Forse è da Relling.... ma non piangere Edvige mia, promettimi di non piangere.
Edvige.(singhiozzando) Sì, te lo prometto, che se torna.... non piangerò più. (dà in un scoppio di pianto).
Greg.(a Gina che vuol andare) Lasci prima che il suo dolore abbia uno sfogo. (accenna a Edvige).
Gina.(severa) Ciò avverrà dopo, ora debbo trovarlo. (esce)
Edvige.(alzandosi e asciugandosi le lagrime) Signor Werle, lei mi deve dire tutto. Perchè mio padre non vuole più vedermi?
Greg.Sei fanciulla, e troppo giovane per avere delle spiegazioni.
Edvige.(singhiozzando) Io voglio sapere di che si tratta... io oramai conosco tutto. (come colpita da un’idea che la terrorizza) Forse non sono figlia di mio padre.
Greg.(commosso) Chi le ha detto ciò?
Edvige.(piangendo) Forse sono una trovatella e la mamma l’ha nascosto a mio padre. Ma egli dovrebbe amarmi dippiù, allora, anch’io trovai l’anitra selvatica e pur l’amo tanto!
Greg.(tentando cambiar discorso) L’ama dunque la sua anitra?...
Edvige.Sì.... ma papà mi disse che vuole uccidere anche lei.
Greg. Non lo farà, stia tranquilla, non lo farà.
Edvige.Me l’ha detto. E io che ogni sera, quando dico le mie preghiere prego il buon Dio che abbia a custodire anche la mia anitra.
Greg. (fissando) Edvige, lei prega dunque?
Edvige.Sì.... mi insegnò a pregare la mamma, quando papà era ammalato; le mie orazioni lo fecero guarire.
Greg. E ora prega per l’anitra?
Edvige. È ammalata!
Greg.E Erminio vuole ucciderla.
Edvige. No, disse che sarebbe stato meglio per lui l’ucciderla, ma dopo le mie preghiere mi promise di non farle alcun male.
Greg.(avvicinandosi) Per suo padre sarebbe capace di sacrificare l’anitra selvatica?
Edvige. (rivoltandosi) L’anitra?
Greg.Sì, le domando, se per Erminio sacrificherebbe ciò che ha di più caro.
Edvige.E lei crede che dopo tal prova mio padre tornerebbe a me?
Greg.Provi, provi.
Edvige.(lentamente) Sì.... lo proverò.... voglio tentare.
Greg.E ne avrà poi il coraggio?
Edvige.Pregherò il nonno di ucciderla con la pistola.
Greg.Provi, ma non dica nulla alla mamma.
Edvige.Perchè?
Greg.Non ci comprenderebbe.
Edvige. Ebbene domani voglio provare ad uccidere l’anitra io stessa.