ATTO QUINTO.
Stessa scena degli atti precedenti. — È mattina, le vetriate sono cariche di neve.
Stessa scena degli atti precedenti. — È mattina, le vetriate sono cariche di neve.
Edvige viene dalla porta d’entrata, avrà in capo uno scialle di lana pesante che subito depone. — Gina esce dalla cucina e attraversa la scena dirigendosi verso sinistra con una scopa in mano. — Gina deve avere un gran grembiale.
Edvige viene dalla porta d’entrata, avrà in capo uno scialle di lana pesante che subito depone. — Gina esce dalla cucina e attraversa la scena dirigendosi verso sinistra con una scopa in mano. — Gina deve avere un gran grembiale.
Gina.(fermandosi) Ebbene?
Edvige. Credo che sia da Relling. La fruttivendola di faccia lo vide rincasare questa mane in compagnia di due uomini.
Gina.Me lo immaginavo. — Sei tranquilla?
Edvige. Un poco, ma si vede che con noi non vuole più tornare.
Gina.Calmati, se è da Relling voglio scendere e parlargli.
(Il vecchio Ekdal appare sulla soglia della sua stanza in veste da camera fumando la pipa).
(Il vecchio Ekdal appare sulla soglia della sua stanza in veste da camera fumando la pipa).
Ekdal. Erminio non è in casa stamattina?
Gina. (imbarazzata) No.... deve essere uscito.... uscito per affari....
Ekdal. Così presto, con un tempo simile?... Comincia presto quest’anno a nevicare. — Edvige oggi è la tua festa, baciami (la bacia) ma poi, ma poi.... quando verrà tuo padre.... Edvige, aiutami ad aprire, voglio vedere come sta l’anitra selvatica. (apre un battente del solaio, Edvige l’aiuta ad aprire l’altro ed entra, Edvige richiude la porta).
Edvige.(sottovoce a Gina) Pensa, mamma, se il nonno sapesse.... se sapesse che ci ha abbandonati.
Gina. Il nonno non deve sapere nulla, fu una vera fortuna che lui ieri sera non fosse presente.
Edvige. Sì.... forse....
Greg.(da sinistra) Ebbene, nessuna notizia?
Gina. Crediamo che sia da Relling.
Greg.Da Relling? Ed è uscito con lui? Con quello scapestrato, lui che aveva tanto bisogno di solitudine per concentrarsi, per prendere una seria deliberazione?
Gina. È vero, è vero.
(Relling entra dalla porta di destra, Edvige che era vicino alla stufa lo vede e gli va incontro correndo).
(Relling entra dalla porta di destra, Edvige che era vicino alla stufa lo vede e gli va incontro correndo).
Edvige. Papà è da lei, mi dica è da lei?
Gina.(ansiosa) Relling, ci tolga da questa incertezza.
Relling. È da me.
Edvige. E non ha nulla da dirci? Come sta?
Relling. Credo che stia bene. Ho dovuto starefinora da Molvik che più ubbriaco del solito, non voleva addormentarsi, temevo che non si avesse a buttare....
Gina.Ma Erminio cosa dice?
Relling.Non dice nulla.
Edvige.Non ha mai parlato?
Relling.Da ieri non ha aperto bocca.
Greg.Lo capisco, è naturale.
Relling.Ora si è buttato sul divano per dormire un poco.
Edvige.Come può dormire lui? Io ho pianto tutta la notte.
Gina.Lui non sta mai fuori di notte.
Edvige.Forse, mamma, è un bene per lui dormire, non lo credi?
Gina.Speriamolo, per ora non lo voglio disturbare. (stende la mano a Relling) Grazie, Relling, grazie. — Vieni, Edvige, andiamo a mettere in ordine la casa.
(Edvige e Gina entrano da una porta di sinistra).
(Edvige e Gina entrano da una porta di sinistra).
Greg.(a Relling) E lo stato morale di Erminio come va?
Relling.Non mi accorsi mai che soffrisse nel morale.
Greg.Non si prendono serie risoluzioni senza una seria ragione.... un uomo poi come Ekdal.
Relling.Lo credete dunque qualche cosa di straordinario?
Greg.Erminio ha avuto un’educazione....
Relling.Vi prego non parliamo, volete parlare delle sue due zie isteriche e mezze matte?
Greg.Relling, io le conobbi e so che erano due angeli di donna; che ad Erminio coltivarono sopratutto il cuore.... ma lei certe cose non le comprende, ride su tutto.
Relling.Non sono disposto ora. Del resto io so che quelle due pulzellone mi hanno fatto di Ekdal un uomo tutto rettorico, e che del mondo non sa nulla. Erminio ha avuto una disgrazia, quella d’essere stato sempre considerato dai suoi come un uomo superiore.
Greg.E non lo è forse? Il suo animo è nobile....
Relling.(interrompendo) Può essere, io non me ne sono mai accorto. Che suo padre lo creda, passi, fu sempre un grande ingenuo.
Greg.No, fu sempre un uomo buono.
Relling.Come vuole... quando Erminio Ekdal con fatiche e stenti, riuscì ad essere studente, era già considerato fra i suoi camerati, quale un genio del domani. Era un giovane bello ed attraente. Bianco e rosso; uno di quei giovanetti che piacciono alle fanciulle adolescenti, e poichè aveva l’animo facile alla commozione e la voce insinuante e sapeva magnificamente declamare i versi e i pensieri degli altri...
Greg.(con amarezza) Ma è proprio di Erminio Ekdal che lei parla?
Relling.(senza scomporsi) Sì, se lei me lo permette.... Ekdal è malato, ed anche lei è malato.
Greg.Io?
Relling.Sicuro, è affetto da una esagerata febbre dell’onestà. Lei poi, è sempre in caccia di un idolo da poter adorare, e non avendo trovato nella sua famiglia, vicino a sè, l’uomo perfetto che sogna, lo va, nuovo Diogene, cercando nelle case degli altri.
Greg.Pur troppo io vivevo in un ambiente viziato.
Relling.Ed ora se crede aver trovato in Ekdal la «mosca bianca» si sbaglia, si sbaglia.... anchequesto è un ambiente viziato, qui le sue idee di perfezione non attecchiscono, creda a me, non attecchiscono.
Greg.E allora, se ha di Erminio sì cattiva opinione, perchè continua a vivere con lui?
Relling.Dio mio, io sono medico, non ho ammalati è ben giusto che mi occupi della salute dei miei vicini.
Greg.Erminio dunque è ammalato?
Relling.Come tutti gli uomini.
Greg.E come lo cura?
Relling.Col mio solito metodo, lo illudo, maschero la vita reale.
Greg.Maschera la vita reale?
Relling.Sì, caro mio visionario, non si è felici che colla menzogna, tutto è menzogna.
Greg.E qual è la menzogna che dovrebbe sostenere Erminio?
Relling.Questo poi non glielo dico. Lei è capace di far rovinare tutta la mia opera. — Il mio metodo è infallibile e Molvik ne è una prova. L’ho persuaso che il suo corpo rinserra uno spirito maligno che lo trascina al male, e l’ho salvato, quell’uomo disprezzava tanto sè stesso, che senza me a quest’ora da anni sarebbe sotto terra. — Ma senza il mio metodo che sarebbe del vecchio luogotenente Ekdal?
Greg.(stupito) Anche il vecchio Ekdal?
Relling.Sì, egli era infelice perchè non aveva più boschi, egli era dominato da una idea terribile che lo avrebbe ucciso, temeva della vendetta della foresta; ora questo intrepido cacciatore d’orsi si è calmato, caccia in un solaio con una vecchia pistola galline e conigli, con la stessa passione con cui cacciava i fagiani e le fiere, e i vecchi e secchi alberi del Natale ora li ama più che non le annose piante del suo caro bosco di Hördal. Ora non teme più la vendetta della foresta.
Greg.Anche quel povero vecchio dovette rinunciare ai suoi ideali giovanili.
Relling.Ma, la prego, non ripeta questa parola: ideale, già è sinonimo di menzogna.
Greg.E lei crede che si equivalgano?
Relling.Sì, come il tifo e la febbre perniciosa.
Greg.Dottor Relling, io non mi chiamerò contento che quando avrò sottratto Erminio alla sua influenza.
Relling.Guai all’uomo che può mostrarsi a sè stesso nel suo vero aspetto. (a Edvige che entra).
Relling.Alza il visino, piccola madre dell’anitra selvatica, ora vado a vedere se tuo padre riflette ancora sulla sua invenzione. (saluta sorridendo Gregorio e parte)
Greg.(avvicinandosi a Edvige) Lei non ha ancora fatto quello che aveva promesso?
Edvige.Lei intende parlare dell’anitra?... Cosa vuole, me ne manca il coraggio. Ieri sera ero disposta a fare sì grande sacrificio, stamane.... non lo posso stamane. Eppoi mi pare strano.
Greg.Anche lei dunque è cresciuta in troppo ristretto ambiente?
Edvige.(un poco seccata) Questo non c’entra ora.... Mi dica piuttosto, tornerà, tornerà lui?
Greg.Lo desidera, e non ha il coraggio di richiamarlo con una prova d’amore.... (avvicinandosi) Edvige, io la conosco, so che lei è nobile.... spero che il coraggio verrà.... anzi ne sono certo, quasi certissimo. (parte).
(Edvige resta pensierosa, poi come volendo cacciare un brutto pensiero, si dirige verso la cucina,ma sentendo battere al solaio, va ad aprire un battente, il vecchio Ekdal entra ed Edvige richiude).
(Edvige resta pensierosa, poi come volendo cacciare un brutto pensiero, si dirige verso la cucina,ma sentendo battere al solaio, va ad aprire un battente, il vecchio Ekdal entra ed Edvige richiude).
Ekdal.Mi annoia questo dovermene star solo stamane. (va vicino alla stufa a riscaldarsi).
Edvige.E oggi non hai cacciato?
Ekdal.Il tempo non è adatto, è troppo scuro e non ci si vede.... eh? Una volta cacciavo anche di notte. Mah!... (brontola tra sè parole incomprensibili).
Edvige.Dimmi la verità, nonno, ti sei stancato di prendere di mira i conigli?
Ekdal.No, no.... sono brave bestie.... e non è facile prenderle.
Edvige.(a bassa voce) E.... e l’anitra selvatica?
Ekdal.Povera piccina, temi forse che abbia a tirare sull’anitra? No, no, sta tranquilla.... ho ancora l’occhio giusto e il polso sicuro.
Edvige.(non guardando il vecchio Ekdal) Capisco e poi, forse, ti sarà troppo difficile.... il colpirla.
Ekdal.(sorpreso) Difficile?... Difficile a me?... Ma Edvige!....
Edvige.Dimmi, dunque, come faresti, se mai.... parlo così per curiosità.
Ekdal.Cercherei di colpirla al petto, è il colpo più sicuro, ma bisogna però tirare contro le penne, non nel verso delle piume....
Edvige.(stentata) E.... muore presto?
Ekdal.La morte è istantanea se il colpo è giusto. Ma lascia che vada a vestirmi. (si avvicina sorridente a Edvige carezzandole il volto) Oggi èla festa della mia nipotina e il nonno si veste in gran gala.... ma che nonno? oggi io per te ridivento il luogotenenteEkdal.(fa altre carezze ad Edvige e ritorna nella sua stanza borbottando: «Il luogotenente.... il luogotenente....»)
Edvige.(guarda il vecchio Ekdal, che s’allontana, poi sta pensierosa, si passa una mano sulla fronte mostrando di prendere una grave risoluzione, quindi in punta di piedi va alla scansia in fondo, ne apre un cassetto e prende la pistola, ma vedendo Gina che viene dalla porta di sinistra lesta la ripone).
Gina.Non mettere a soqquadro le carte di Erminio.
Edvige.(avanzando) Volevo solamente ordinarle un poco.
Gina.Edvige va in cucina e bada al caffè, voglio scendere a portargliene una tazza, voglio parlargli.
(Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco, accasciato).
(Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco, accasciato).
Gina.(vedendolo resta un poco attonita, poi butta la scopa in un angolo e fa due o tre passi verso lui) Ah! sei tu Erminio, sei arrivato finalmente.
Erm.(con voce franca) Venni, ma per ripartirmene subito.
Gina.Sei padrone di fare quello che vuoi.... macome ti sei conciato!!... (Erminio sorride tristamente) Ed è l’abito nuovo che hai ridotto così?
Edvige.(viene dalla cucina) Mamma, se vuoi andare.... (vede Erminio, dà in un grido di gioia e corre a lui) Ah! Papà, papà.
Erm.(respingendola) No... stammi lontana, stammi lontana.... (non volendo Edvige andarsene si rivolge a Gina) Dille dunque che se ne vada.
Gina.(commossa) Edvige, va di là.... vuol parlare con me, si vede.... va di là Edvige.
(Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra a sinistra).
(Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra a sinistra).
Erm.(commosso va alla scansia e ne apre un cassetto) Voglio prendere con me i miei libri.... (cercando) Ma dove sono?
Gina.Quali libri vuoi?
Erm.Le mie opere di scienza, i miei disegni.... la mia invenzione insomma.
Gina.(cercando anch’essa) Sono quei quaderni con copertina gialla?
Erm.(senza guardarla) Appunto.
Gina.(va alla tavola) Eccoli, sono questi? (Erminio se li prende e li esamina) Dunque ci abbandoni?
Erm.(sempre scartabellando i libri) Avresti già dovuto comprenderlo: (con forza) come posso io restare in questa casa.... ora che so tutto, che so chi sei.
Gina.Dio possa perdonarti il male che le tue parole mi fanno.
Erm.Provami che non sei quale si crede.
Gina.Sei tu che devi provarmi.
Erm.No.... dopo un passato come il tuo.
Gina.(con passione) Ma a tuo padre non pensi? Che ne sarà di lui?
Erm.So quale è il mio dovere. Me lo porto via con me; bisogna anzi che trovi due stanze in città.... (fa per partire) Non sai se qualcuno ha trovato il mio cappello sulle scale?
Gina.Perdesti il cappello?
Erm.Non lo so, ieri l’avevo e stamane.... non ho più la testa.... non ho più la testa!
Gina.Erminio, dove sei stato questa notte con quegli scioperati?
Erm.E che so io, mi condussero per le birrerie e per le bettole, dove si era assordati dalle grida, soffocati dal fumo, ma io era come un automa, non mi ricordo più di nulla.
Gina.Erminio, tu sei malato.
(Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con un piatto di sandwich).
(Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con un piatto di sandwich).
Gina.(posando il vassoio sul tavolo) Prendi una tazza di caffè, ne hai bisogno; tu sei digiuno, manda giù un sandwich.
Erm.Non ne voglio. (prende i libri va verso la porta di sinistra dove è entrata Edvige ed apre l’uscio, ma ritraendosi) Ancora lei....
Gina.Povera fanciulla non accasciarti.
(Edvige, tornando spaurita non osando guardare Erminio, entra in scena. Erminio è sulla soglia dell’uscio).
(Edvige, tornando spaurita non osando guardare Erminio, entra in scena. Erminio è sulla soglia dell’uscio).
Erm.Ricordati Gina che per questi ultimi giorni che ho da restare in questa casa non voglio essere molestato da persone che non mi riguardano. (fa per entrare).
Edvige.(avvicinandosi a Gina con voce rotta dal pianto dice piano) Mamma, allude forse a me?..
Gina.Sai, è di cattivo umore.... ma passerà, aspettami di là (accenna alla cucina) non piangere mio angelo. (a Erminio) Non andare di là, se hai bisogno di qualcosa dillo a me. (a Edvige) Va va pure.
Edvige.(piangente s’avvia verso la cucina, mapoi è colpita da un’idea, e a voce rauca) L’anitra, il sacrificio! (vedendo che Gina ed Erminio non si accorgono della sua presenza, striscia piano piano fino alla scansia, ne prende la pistola e senza far rumore apre un battente del solaio, entra e richiude, non ermeticamente però).
Erm.(che non si è accorto di nulla mentre ha luogo l’azione di Edvige dice a Gina) Spicciati, dunque, e dammi solo la borsa nera.
Gina.(entra e ritorna subito con una borsa) Ma questa non ti può bastare?
Erm.(non risponde, rimette i suoi libri e altri oggetti che prende dalla scrivania. Poi si leva il pastrano e lo butta sopra una sedia).
Gina.Bada il caffè ti si raffredda.
Erm.Sì, ne ho bisogno. (beve il caffè)
Gina.E come farai a trovare un solaio atto a contenere i conigli?
Ehm. Non intendo già trascinarmeli dietro...
Gina.Ma il vecchio ora senza i suoi conigli non può vivere.
Erm.Ci si avvezzerà, anche io dovrò rinunciare a tutto.
Gina (che si è avvicinata alla scansia) Vuoi anche il flauto?
Erm.No, è una distrazione inutile, dammi la pistola invece.
Gina.(spaventata) E per che farne?
Erm.Sta tranquilla non intendo uccidermi, la mia pistola e fa adagio che è carica.
Gina.(cercando) Ma non l’avrà portata in solaio il nonno?
Erm.(con un sospiro) Povero vecchio. (mangia un sandwich e finisce dì bere la tazza di caffè)
Gina.Se la stanza non fosse stata affittata....
Erm.(pronto) Restare presso di te?... Mai.
Gina.(con voce supplichevole) Erminio, per qualche giorno ancora!
Erm.No.
Gina.Se non vuoi restare in casa abita da Relling o da Molvik purchè si possa sapere che sei vicino a noi.
Erm.(prendendo un altro sandwich) No... sono troppo viziosi... (cerca sul vassoio)
Gina.Cosa cerchi?
Erm.Nulla, del burro.
Gina.(corre in cucina) Vado a prenderlo.
Erm.(gli grida) È inutile, è inutile, (tra sè) D’ora innanzi spesso avrò da mangiare pane asciutto.
Gina.(rientra portando un pezzo di burro, gli versa un’altra tazza di caffè, Erminio si siede sul divano e mangia in silenzio)
Erm.(guardandosi attorno) Quanto starei ancora volontieri in questa stanza.
Gina.(ansiosa) E non sei padrone Erminio? Edvige e io non ci muoveremo mai di camera nostra se tu lo comandi.
Erm.È impossibile... Eppoi in un giorno non posso portare via tutto.
Gina.Con questa neve che cade, poi. — E come farai a dire al nonno che voi ci lasciate?
Erm.(pensieroso) Mah... Povero vecchio, povero vecchio. (vede la donazione) Sempre questa carta sotto gli occhi.
Gina.Io non l’ho toccata, io non voglio trarne profitto.
Erm.Rispondi, rispondi, perchè non abbiate un giorno a dire che io vi ho rovinate.
Gina.(prendendo la carta) Come vuoi... Ma per me se la vuoi stracciare...
Erm.(come parlando tra sè) E poi non è cosa mia... è di mio padre... Se vorrà fruirne...
Gina.(sorpresa) Povero vecchio, quanto ha da soffrire!...
Erm.Metti via quella carta, metti via quella carta. (Gina mette in tasca la donazione)
Greg.(entra e rimane meravigliato di vedere Erminio) Tu sei seduto qui? E hai anche fatto colazione?
Erm.(alzandosi in fretta) Che vuoi, la stanchezza mi ha vinto.
Greg.Che decisione hai preso dunque?
Erm.Un uomo come me non può seguire che una strada... Fuggo da questa casa. Vi tornerò per prendere i miei libri!...
Gina.(non guardando Gregorio) Allora farò la tua valigia.
Erm.Sì....
(Gina prende la borsa nera ed entra nella stanza a sinistra, breve pausa, Erminio cammina per la stanza, Gregorio lo segue cogli occhi).
(Gina prende la borsa nera ed entra nella stanza a sinistra, breve pausa, Erminio cammina per la stanza, Gregorio lo segue cogli occhi).
Greg.Non avrei mai creduto che avesse a finire così! Dunque tu vai via di casa?
Erm.(sempre camminando) Sì, che vuoi? Io non sono un’anima grande che comprenda la nobiltà del perdono, io non posso vivere con... con persone che ad ogni ora, ad ogni minuto mi ricordano il mio disonore.
Greg.Erminio, prova, almeno il perdono, tu l’hai detto nobilita, e tu che ora sai tutto, devi perdonare e vivere, vivere per la tua invenzione.
Erm.Non mi parlare di invenzioni, cosa vuoi che inventi? Quello che ieri mi pareva facile ora lo trovo impossibile... La mia opera però è distrutta. Cosa vuoi che inventi?...
Greg.Distruggi dunque il lavoro continuo di tanti anni?
Erm.Sì, tutto, tutto... Relling mi aveva illuso ma ora mi sono destato.
Greg.Relling?
Erm.Sì, egli mi parlava sempre del mio talento, mi incitava a lavorare, e io studiavo, studiavo... Ah! Come ero felice, come ero felice allora!
Greg.(turbato) Eri felice?...
Erm.Sì... Molto, e sapevo che la mia Edvige alla mia invenzione ci credeva, sapevo che lei mi riguardava come un genio... Era dunque tutta una finzione?
Greg.Puoi solo supporre che Edvige abbia finto con te?
Erm.Oramai credo a tutto... (prendendolo per un braccio) Non sapevi che Edvige, la mia Edvige d’ieri, oggi è d’imbarazzo, essa sarà sempre il punto nero della mia vita?
Greg.Edvige? Tu parli così di Edvige?
Erm.E l’ho amata tanto quella fanciulla! Era la mia adorazione, vivevo per lei. Le sue carezze mi empivano di gioia, mi facevano bella questa modestissima dimora; ero beato quando lei mi fissava con i suoi occhioni. Pazzo, pazzo, mi immaginavo che ella avesse per me dell’adorazione, sì dell’adorazione.
Greg.Tu lo immaginavi?... Così dici?...
Erm.Posso forse esserne sicuro?... Chi me lo può provare?... A chi debbo rivolgermi, a Gina forse?... Gregorio, tu devi sapere tutto ciò, dubito che Gina non mi abbia mai amato.
Greg.Non lo supporre nemmeno.... (viene interrotto da un rumore che s’ode sul solaio) Che c’è? È l’anitra selvatica?...
Erm.Mio padre deve essere sul solaio.
Greg.(contento) Erminio, tu vuoi una prova dell’amore di Edvige?
Erm.Che prova vuoi darmi? Che prova che possa farmi sicuro?... (svolta a destra)
Greg.Edvige non finse mai con te.
Erm.È ciò che voglio veramente sapere. Ella crebbe tra Gina e la Sorbi, chissà con quali idee l’educarono.... Eppoi la lettera di donazione non può essere capitata così improvvisa.... Non è naturale.
Greg.Tu vuoi trovare il pelo nell’uovo.
Erm.Dacchè mi è caduta la benda dagli occhi, io vedo tutto, osservo tutto; ora capisco perchè la Sorbi si mostrò sempre tanto premurosa per Edvige.... Chissà, forse aveva già combinato, col vecchio di prendersela.
Greg.Vuoi che Edvige ti abbandoni?
Erm.Caro mio, la ricchezza è una calamita potente.... E io che l’ho amata tanto.... Nessun padre fu più amoroso di me, eppure fui tradito, vigliaccamente tradito, forse ella finse, non ebbe mai affezione per me, aspettava il giorno per lasciarmi.
Greg.Erminio, tu parli da insensato.
Erm.Provami il contrario, caro Gregorio, tu sei un visionario, neanche per un pugno d’oro mi dimenticherò, non dubitare, mi dimenticherò...
Greg.(interrompendolo) Ne sei certo?
Erm.Sì, certo, certo (ridendo sardonicamente) Come sono certo che se le domandassi il sacrificio della sua vita lei mi.... (un colpo di pistola rimbomba sul solaio).
Greg.(con gioia) Erminio, eccoti la prova....
Erm.(spaventato) Mio padre uccise dunque?
Gina.(entrando spaventata) Che è successo?
Erm.(avvicinandosi verso il solaio) Lasciami andare a vedere....
Greg.(commosso) Erminio ora sarai contento, questa era la prova.
Erm.Di che?
Greg.Il sacrificio di una fanciulla; ti sacrificò ciò che più aveva di caro, fece uccidere l’anitra.
Gina.La uccise? (Erminio resta stupito).
Greg.Lo fece per riacquistarti, non poteva vivere senza te.
Erm.(commosso) Povero angelo mio....
Gina.(piangendo) Erminio, Erminio, ti commovi ora?....
Erm.Dov’è, dov’è.... Edvige, Edvige!
Gina.Sarà in cucina, la vado a chiamare.
Erm.No, tocca a me. (entra in cucina e ne esce subito) Non c’è.... (Gina cerca inutilmente nelle altre stanze).
Gina.Non può essere uscita.
Erm.Ora sono guarito, ma cercatela, ma cercatela....
(Il vecchio Ekdal esce dalla sua camera in grande uniforme di luogotenente di fanteria, con sciabola al fianco).
(Il vecchio Ekdal esce dalla sua camera in grande uniforme di luogotenente di fanteria, con sciabola al fianco).
Erm.(spaventato) Tu qui, papà, tu qui?...
Ekdal.(arrabbiato) Bravo, tu vai da solo, eh, a cacciare?...
Erm.(con ansia) Non eri tu che hai tirato?
Ekdal.Io?... Sei pazzo.
Greg.(a Erminio) Fu lei stessa... Il sacrificio è completo.
Erm.(c. s.) Che vuol dir ciò? (corre al solaio, ne apre i battenti ed entra) Edvige, mia Edvige!
Gina.(correndo anch’essa al solaio) Mio dio! Mio dio! Non risponde....
Greg.(spaventato) In terra? (corre al solaio).
Erm.(in preda a grande spavento) È stesa in terra.
Gina.(respinge tutti ed entra nel solaio) Edvige. (con un urlo) Ah! (Erminio la segue).
Ekdal.E che? Anche lei si mette a cacciare? (si dirige verso il solaio: Erminio, Gina e Gregorio trasportano Edvige che ha una mano penzoloni con una pistola in pugno, con un urlo) Edvige, Edvige!...
Erm.(fuori di sè) È morta, è morta!... Aiuto! Aiuto!
Gina.(correndo sull’uscio di entrata) Relling! Relling!... (Erminio e Gregorio distendono Edvige sul divano, Gina si inginocchia davanti a lei)
Ekdal.(in preda a grande turbamento, con voce rauca) È la foresta.... La foresta che si è vendicata. (va al divano e si inginocchia)
Relling.(viene da casa seguito da Molvik) Che c’è, che è successo?...
Gina.La mia Edvige.... è morta.... Crediamo (con urlo) Una disgrazia.... È morta.
Erm.(prendendo Relling per un braccio) Vieni, salvala, salvala, se lo puoi.
Relling.(mette da una parte il tavolo ed esamina il corpo di Edvige, breve pausa, tutti piangono, il vecchio Ekdal fissa terribilmente Relling) Coraggio, la vostra Edvige non è più..
Erm.(inginocchiandosi) Ed è per me, ed è per me. (singhiozza).
Relling.Ma come avvenne ciò?
Erm.Voleva uccidere l’anitra selvatica....
Gina.E... il colpo forse ferì lei....
Relling.(pensieroso guardando Gregorio) L’anitra selvatica?
Ekdal.(si alza e va nel fondo della scena, dominando tutti con il suo sguardo) È la foresta, è la foresta che si è vendicata.
Erm.Dunque è morta?
Relling.La palla le è penetrata nel cuore, ora è nel buio eterno.
Greg.(piano a Relling) No, nella beatitudine eterna.
Relling.(alza le spalle senza rispondergli).
Erm.Se tu puoi renderle la vita, per un momento solo, per dirle che l’amo.... No, no... (stringendo i pugni) Ma se è vero che una potenza vi è lassù, come può permettere ciò?
Gina.Erminio, ella era un angelo, noi non eravamo degni di averla.
(Molvik è presso al divano e prega).
(Molvik è presso al divano e prega).
Relling.(tenta levargli la pistola) Non si può.... La porterà nella tomba. Ora piuttosto portatela nel suo letto.
Gina.Tocca a noi Erminio, non ad altri.
(Erminio e Gina prendono Edvige e la portano nella stanza di Erminio).
(Erminio e Gina prendono Edvige e la portano nella stanza di Erminio).
Molvik.(benedicendo il cadavere) Polvere eri, e polvere ritornasti. (incrocia le mani sul petto e segue il cadavere).
(Gregorio si avvicina a Relling, durante il loro colloquio il vecchio Ekdal li fissa agitato, commosso — il dialogo tra Relling e Gregorio deve essere detto in brevissimo tempo).
(Gregorio si avvicina a Relling, durante il loro colloquio il vecchio Ekdal li fissa agitato, commosso — il dialogo tra Relling e Gregorio deve essere detto in brevissimo tempo).
Relling.(a Gregorio) Quello non fu un colpo accidentale....
Greg.(commosso) Sarebbe a dire?
Relling.Ha puntato la pistola al petto.... È un suicidio non una disgrazia.
Greg.(commosso) Osservò la nobiltà di cuore di Erminio?
Relling.Davanti alla morte tutti diventano tali.... In poco tempo non si ricorderà più di lei.
Greg.E che, Erminio?...
Relling.Non parliamone ora.
Greg.(colpito da un’idea) Relling.... Temo d’avere questo torto.... La vita non vale nulla.
Relling.Varrebbe ancora qualche cosa se voi vi rinunciaste e ci lasciaste in pace. — Ma andiamo da loro. (via)
Ekdal.(va dalla parte ove uscirono Relling e Gregorio, è commosso e pallido) Edvige, Edvige.... (con voce terribile) È la foresta, è la foresta che si è vendicata, (va vacillando verso il solaio).
FINE
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.