L'amor proprio allora si associa all'amore, e non c'è lima che possa intaccare la catena che ti sei legata al tuo piede. Se ti accorgessi troppo tardi di esserti ingannata, lotteresti con tutte le tue forze contro la ragione, che vorrebbe illuminarti. Saresti capace non solo di chiuder gli occhi, ma anche di accecarti per non vedere la verità. Poveretta, saresti schiava per opera delle stesse tue mani.
* * *
Lascia dunque che il giovane ti dica cento volte:ti amo; prima che tu gli risponda colle stesse due parole, ch'egli con ardente impazienza aspetta dal tuo labbro.
Anzi fa di meglio: impediscigli col tuo contegno ch'egli dica quelle parole, e se nel calore dell'ammirazione le dicesse, non lasciargliele dire una seconda volta.
In ciò le donne sono maestre e tu potresti dar lezione a me.
* * *
Intanto se quel giovane ti piace, continua a studiarlo e confrontalo con altri; sia che ti guardino o no.
Il matrimonio deve essere una scelta e non si può scegliere senza far confronti.
Più il confronto si farà fra molti, fra moltissimi; e più probabilmente la scelta sarà ottima.
** *
Non esser mai impaziente per deciderti. L'impazienza è sempre segno di debolezza.
** *
Tu conosci il celebre generale romano, che vinse le guerre, aspettando, aspettando sempre.
E tu vincerai la massima fra le battaglie della vita, aspettando, aspettando lungamente, aspettando sempre.
Io ho fatto una statistica grossolana di molti matrimonii caduti sotto i miei occhi e dividendoli fra quelli fatti da giovanette molto giovani e gli altri conclusi in età più matura; ho trovato in questa seconda categoria un numero molto maggiore di unioni felici.
* * *
Nei casi dubbi non consigliarti che colla tua mamma.
Le amiche, anche le migliori, in fatto d'amore sono giudici pericolosi. L'invidia entra pur troppo non chiamata nei loro consigli.
Se vuoi consultare le amiche, fallo accademicamente, per semplice curiosità; non già per dar peso ai loro responsi.
In ogni caso poi fidati delle amiche già maritate e non delle fanciulle. In queste, invidia e inesperienza possono mettersi assieme per trarti in errore.
* * *
Il disaccordo fra un uomo e una donna, che si uniscono coi vincoli del matrimonio, può esser triplice.
Per via dei sensi.
Per via del cuore.
Per via dell'intelligenza.
La massima delle infelicità nasce dall'avere in una volta sola tutti questi tre disaccordi.
La massima delle felicità si ha dall'alleanza di tutti e tre questi accordi.
** *
La simpatia estetica, l'ammirazione della bellezza ti mettono sulla strada per avere il primo accordo.
L'aver sempre le stesse opinioni nelle questioni del sentimento, il capire e il cercare le stesse idealità, ti conducono all'accordo dei cuori.
L'amare gli stessi libri, gli stessi quadri, l'avere gli stessi gusti intellettuali, ti portano alla concordia dei pensieri, che è quanto dire al paradiso in terra.
* * *
Non credere però, mia cara, che non vi siano altri disaccordi, all'infuori di questi che ti ho classificati in tre categorie.
Ve ne sono cento e mille e mille altri minori, piccoli, piccolissimi, che stanno ai primi come i colpi di spillo stanno alle pugnalate.
* * *
Questi disaccordi minori non sono sensibili che per le orecchie delicate; ma le donne sono tutte delicate, e tu, amor mio, sei delicatissima per natura e per educazione.
E ti conosco tanto, bamboccia mia, da poterti dire, che preferiresti un disaccordo completo a un rosario di piccole e continue disarmonie.
Del resto si può uccidere un uomo anche a colpi di spillo. È questione di avere la crudeltà che basti per questa operazione.
** *
Le piccole disarmonie nascono dal guardarsi, dal parlarsi, dal gestire, in un modo piuttosto che in un altro.
* * *
Ebbene molti uomini e quasi tutte le donne, che si imbarcano sulla nave del matrimonio, sono nel caso di quel facchino, di quell'avvocato, di quel giornalista, di quel medico, che si volessero improvvisare macchinisti, senza che nessuno di essi conosca il meccanismo di una locomotiva.
E c'è questo di aggravante; cioè che la locomotiva è una macchina molto più semplice di un cuore, di un organismo, di un cervello umano.
* * *
Quando penso a tutto questo, son tentato quasi quasi di dar ragione ai molti, che a furia di meditare sui mille pericoli e sui cento trabocchetti che circondano il matrimonio, rimangono celibi per tutta la vita.
* * *
Tu però, caruccia mia, sei stata educata in modo da esser felice e da far felice chi ti avrà scelta per isposa, e la tua indole è così buona, è così soave, così delicata da rimediare a qualche magagna, che potesse aver il tuo compagno.
E tu lo saprai cercare, e lo saprai trovare l'uomo che ti faccia felice moglie e madre fortunata.
Hai sempre amato le cose difficili, e il matrimonio è la difficilissima delle difficili cose.
* * *
Tu hai sempre a pensare, che il matrimonio è la somma di due esistenze, di due corpi, di due anime, e che messi l'uno accanto all'altro avrebbero a dar per risultato non solo dei figliuoli, ma la perfetta felicità di un uomo e di una donna.
In certi momenti unoho unahfuori di tempo può essere uno schiaffo. La parolacaropronunziata in una certa maniera può essere un insulto, e un sospiro può essere una tragedia.
Ah! se gli uomini conoscessero le donne e le donne conoscessero gli uomini prima di abbordare il santissimo sacramento delconjungo; quanti matrimonii di meno, ma anche quanti e quanti infelici di meno!
* * *
Io ho sempre raccapricciato davanti alla presunzione goffa e sfacciata, con cui uomini e donne si danno la mano per sempre, senza conoscersi a vicenda non solo; ma senza conoscere di che sia fatta la pasta umana, senza neppure conoscere l'abbici dei caratteri, senza aver letto la prima pagina del libro dell'anima.
* * *
La colpa è di nessuno e di tutti.
Di nessuno, perchè si nasce in una società fondata su false basi, perchè si imparano cento cose inutili, e si nuota nella più tenebrosa ignoranza di ciò che è necessario al sano esercizio della vita.
Quanti e quante hanno letto Dante e Shakespeare, quanti e quante suonano del Beethoven e parlano in tre o quattro lingue, e non sanno che cosa sia ilcarattere; quali ne sieno le origini, quali le leve per muoverlo verso il bene, per affinarlo, per attonarlo.
* * *
Che cosa diresti, amor mio, se morto improvvisamente il macchinista di un treno in partenza, si chiamasse il primo venuto; fosse poi un facchino o un avvocato; un giornalista o un medico e gli si dicesse:
—Animo, montate in macchina e guidate il treno alla sua destinazione.
* * *
In questa somma incomincia a metter tu per conto tuo più che puoi di amore, di bontà, di indulgenza, di tenerezze, di accorgimenti delicati e di care divinazioni; e allora la cifra totale riuscirà una grossa somma, anche se il compagno tuo mettesse una piccola parte di quei tesori dell'anima, che sono poi gli elementi della felicità.
* * *
Scusami il paragone troppo grossolano e troppo aritmetico; supponi che la felicità sia rappresentata dal numero cento e a raggiunger questa cifra dovete concorrere in due.
Se tu incominci a metter di parte tua settanta o ottanta, al tuo compagno non rimarrà che a dare una quota di trenta o di venti, e la somma tornerà sempre.
Se puoi, dà novanta; sarà più facile trovare chi ti dia dieci.
Conosco matrimonii molto felici, nei quali la donna dà novantanove, e l'uomo non dà che uno. La buona moglie non rimprovera il socio troppo avaro. La somma torna sempre e la felicità è perfetta.
Guai a te, se tu pretendessi dal marito che desse non più, non meno di cinquanta. La tua esigenza lo offenderebbe e il suo tributo alle gioie domestiche scenderebbe subito a proporzioni minime.
* * *
Pur troppo la donna deve dar sempre più di quel che riceve.
Essa è destinata dalla natura al sagrifizio, alla generosità, e sopra ogni altare incensi e tributi e adorazioni son più di femmine che di uomini.
* * *
Esigi poco, esigi pochissimo da tuo marito, e avrai fatto più che metà del cammino, che conduce alla pace domestica.
Così facendo, tutto il di più che ti sarà concesso dall'uomo sempre egoista e sempre meno amoroso della donna, ti sembrerà un dono inaspettato, una cara sorpresa.
* * *
Se invece ti appoggiassi al diritto delle genti e misurassi il dare e l'avere nella felicità della famiglia colla bilancia della giustizia, ti troveresti dinanzi alle più spiacevoli sorprese, alle più amare delusioni.
* * *
Le fanciulle quando prendono marito conoscono l'uomo dai romanzi. È per essi o un angelo o un demonio; e siccome naturalmente lo sposo non può, non deve essere un demonio, non può e non deve essere che un angelo.
Invece gli uomini, quelli che passeggiano per le vie della città e non nelle pagine dei romanzi, non sono che rare volte demonii; ma angeli non sono mai.
Sono animaletti graziosi (quando son belli), che amano sè stessi prima di tutti gli altri e quindi anche prima della sposa; sono bipedi implumi ed anche intelligenti, che nella moglie cercano un aumento di agiatezza o una governante che diriga la casa, una macchinetta gentile e bella, con cui si possa perpetuare la famiglia; una compagna nelle gioie, una infermiera nelle malattie.
Essi si mettono un po' di poesia sulla pelle, come mettono i guanti sulle mani e le scarpe sui piedi; ma se la levano subito, appena sono nell'intimità della loro casa. E come gettano via i guanti sulla soglia e si levan le scarpe nella camera da letto per mettersi le babbuccia, così si levan la poesia, che li infastidisce e li secca.
* * *
Non immaginarti mai, che un fidanzato serbi intatta la poesia di cui ti circonda, una volta che sarà divenuto marito.
L'uomo è come l'usignuolo; non canta che quando fa all'amore.
E almeno l'usignuolo ad ogni primavera rinnova i suoi divini gorgheggi.
L'uomo è meno di lui, perchè non mette fuori i trilli della sua poesia che in una sola primavera; quella del pretendente.
Talvolta anzi è così povero di poesia, che è costretto a comprarla o a prenderla in prestito.
Fra gli altri ho conosciuto un poetico giovanotto, di cui ebbi occasione di leggere le lettere, che scriveva alla fidanzata. Erano letteralmente copiate dal Foscolo e dal Goethe. Meno male che la sposa non aveva mai letto nèJacopo Ortisnè ilWerther.
* * *
Son cose tristi e brutte queste che ti scrivo, o angelo mio, ma è meglio saperle prima che poi.
Serba per te sacra e intatta la poesia che hai nell'anima e che io e la mamma abbiamo sempre coltivato in te. Con essa ornerai anche la prosa di tuo marito. Purchè in casa ci sieno dei fiori, che cosa importa sapere in qual giardino son stati colti?
Frammenti di un codice di diplomazia matrimoniale.
Una volta che il pretendente è divenuto fidanzato e da fidanzato marito, il problema della felicità domestica non è ancora risolto.
Lo dicono tutte le centinaia e migliaia di infelici, che invocano il divorzio e invano lo aspettano da un Parlamento imbelle e da Ministeri fatti a sua immagine e somiglianza.
* * *
E ben raro che in un matrimonio infelice la colpa sia tutta del marito o tutta della moglie.
Nel più dei casi la colpa è di tutti e due. Talvolta se la dividono in due metà così eguali, che davvero, guardandosi in faccia, potrebbero ridere e gettarsi l'un l'altro con ironia semigaia un
Tu l'as voulu, Georges Dandin!
Comincia dunque tu stessa, figliuola mia, a portare alla grande associazione della felicità in due, tutta la tua parte di contributo.
Tu devi considerare tuo marito, come una parte di te stessa, di cui devi occuparti, come lo fai per le tue mani, per la tua faccia, pei tuoi visceri.
Tu governi mani e faccia e visceri, colle regole dell'igiene e sulla guida della tua esperienza.
E tu devi governare questa altra metà di te stessa, che è il tuo sposo, colle regole di una sana e sapiente diplomazia.
* * *
Non spaventarti di questa brutta parola.
Se nel mondo politico diplomazia vuol dire l'arte d'ingannarsi a vicenda, nel mondo del matrimonio significa soltanto saper maneggiare l'altra metà di sè stessi con accorta delicatezza, con affetto costante, con profondo conoscimento del cuore umano.
* * *
E per mostrarti subito l'indirizzo di questa diplomazia domestica ti dirò, che deve ispirarsi tutta quanta al più santo dei precetti fondamentali del Vangelo, corretto però e migliorato:
Il Vangelo dice:
Amerai il prossimo come te stesso.
E la moglie deve dire:
Amerai tuo marito più di te stessa.
A meno di aver sposato un uomo indegno di questo nome, un egoista di ghiaccio, un vizioso da bordello, un eunuco del cuore; egli ti amerà sempre e molto, pur che tu lo ami sempre e molto.
Amor che a nullo amato amar perdona
è un verso solo dellaDivina Commedia, ma è divino davvero, perchè governa quasi tutta la legislazione dell'amore, e finchè l'uomo pesterà coi suoi piedi questo pianeta, potranno mutare le leggi, le consuetudini dell'umana famiglia, ma l'amore sarà sempre il figlio dell'amore.
* * *
Esigi poco, pochissimo da tuo marito, ed egli ti darà molto, moltissimo.
Sii con lui molto indulgente e purchè egli sia onesto e ti ami, non impennarti ad ogni sua distrazione, ad ogni suo capriccio.
Gli uomini, vedi, non sono come le donne, che all'amore portano tutti i tesori del sentimento, tutti gli ardori della passione, tutto ciò che sono, che sanno, tutto ciò che valgono; per cui anche i peccati delle donne son quasi tutti mortali, perchè sacrilegi fatti ad un Dio.
Gli uomini amano come mangiano, come bevono, come camminano. L'amore è in essi una funzione della vita, non tutta la vita. Molti dei loro peccati d'infedeltà, anzi quasi tutti, non sono che veniali. Mezz'ora dopo scordano il peccato e la peccatrice, e ritornano più teneri, più appassionati alla loro fida compagna.
* * *
Quante donne per eroica protesta, per intolleranza eccessiva hanno disfatto una famiglia, forse due famiglie; tagliando la ritirata al marito, facendo d'un suo capriccio una passione, d'una sua contravvenzione al galateo un delitto di Corte d'Assise.
* * *
Molte altre invece con una ceffatina, che pareva una carezza, con un rimprovero che pareva uno scherzo, hanno ricondotto in un'ora all'ovile la pecorella smarrita….
—So tutto, ma ti perdono…. So che tu mi ami sempre….
Qual è l'uomo che a queste parole non si sente arrossire fin nei capelli, che non si inginocchia dinanzi a lei e suggella il suo perdono con tenerezze più calde, con una passione rinnovellata di novelle frondi; con raddoppiato amore?
* * *
Se il tuo compagno non ha il coraggio di confessare la sua colpa, se si arrampica sulla frana scoscesa delle bugie, lascialo dire; ridi, sorridi e fagli supporre che gli credi; anche quando ti dice le più assurde cose di questo mondo; anche quando si rende ridicolo, come un bambino colto in fallo.
Ho sempre ammirato una donna sublime, che del resto fu adorata fino alla morte da suo marito, perchè finse di credere, che ritornato a casa a tarda ora, aveva scambiato un letto per un altro.
Per molti, l'apoteosi della viltà o della stupidità, per me una delle forme più alte dell'amore eroico e della sapienza domestica.
* * *
Io ti auguro e spero, che di questi eroismi non avrai punto bisogno, ma si deve sentirsene capaci.
Aggiungo però subito, che tuo marito deve esserne degno.
Al vizioso abietto, all'uomo vile e senza carattere, nessuna misericordia, nessuna pietà.
Quando hai perduta la stima per il tuo marito, distaccati da lui, e se non lo puoi per legge segna col tuo dito una linea di fuoco, che ti separi da lui.
Il peccato di capriccio non deve essere il tradimento quotidiano e vigliacco; la debolezza non deve esser paralisi.
* * *
Nel contrasto dei gusti, delle idee, dell'ordinamento della famiglia, cedi sempre nelle piccole cose per poter insistere nelle grandi.
La contraddizione perpetua, anche se nella più parte dei casi è ragionevole, è una ruggine, che corrode l'amore e lo consuma.
Se vuoi saper volere nelle questioni, che toccano la tua dignità o l'educazione dei tuoi figli, devi essere accondiscendente e cedevole in tutte quelle cose di poca importanza, che riguardano il vestire, la cucina, le relazioni con persone indifferenti.
* * *
Quando vuoi (e ne hai tanto diritto quanto lui), la tua volontà deve appoggiarsi alla ragione, non mai al puntiglio.
** *
E volendo, adopera le forme più soavi del desiderio, e il condizionale più spesso dell'indicativo presente.
L'uomo è così abituato a comandare, è così pieno e convinto del suo diritto di padrone, che si ribella alvoglioe cede alvorrei: s'impenna alfarai, e ubbidisce alnon ti pare?
Questa è diplomazia ed è sapienza: è politica, ma è anche virtù.
Nelle più difficili intraprese, quando devi persuadere tuo marito a far cosa giusta, ma che non gli garba, devi piegare parole e cose, in modo che gli sembri di voler egli stesso ciò che tu desideri da lui.
Un marito di mia conoscenza si vantava di avere una moglie, che lo assecondava in tutto e non lo contraddiceva mai, nè nelle grandi, nè nelle piccole cose.
E invece era sempre lei che voleva, e, per fortuna della famiglia, voleva sempre cose giuste e buone; ma dal suo dizionario aveva cancellato il verbo volere e il verbo comandare. Erano per lei vocaboli affatto inutili e li credeva anche pericolosi.
Invece le donne, che li hanno sempre sulle labbra, non riescono mai a volere e a comandare, e si rassegnano brontolando a una schiavitù, che le umilia e le disonora.
L'uomo maschio è un animale feroce, ma che si ammansa colle carezze, coi baci, colle parolette soavi. Si ribella e mostra i denti a chi alza la voce o lo picchia. Anche i leoni si domano col latte più che colle busse.
* * *
Tu adori tua madre, e tua madre è una santa, che non è vissuta che per me e i suoi figliuoli; ma quando piglierai marito, tu devi viver sola con lui.
Ti auguro, che tu possa fondare il nuovo alveare accanto all'antico, a quello dove sei nata; ma in ogni modo nè tu in casa dei tuoi suoceri, nè tuo marito in casa di tua madre.
Il tuo fidanzato, nelle ore di estasi, quando tutto il cuore si affoga nel miele degli affetti più dolci e più generosi, di certo ti proporrà di non separarti dalla tua mamma.
Non accettare quel dono, ch'egli sarebbe il primo a rimpiangere.
Non è invano, che i proverbii e la commedia e la satira hanno sempre perseguitato col loro umorismo, coi loro sarcasmi il suocero e la suocera.
Quei proverbii, quelle sferzate sono il succo di una secolare esperienza.
So anch'io, che vi sono famiglie patriarcali, dove un nido si appoggia sull'altro in un'unica atmosfera di quieta beatitudine.
Son rare eccezioni, che fanno grande onore all'umanità, ma sono eccezioni e son rare, e quando si applica il calcolo di probabilità all'arte della vita, si deve sempre fondarlo sulle medie e sulla maggioranza.
Son troppe le ragioni di dissidio, di contrasti, son troppi gli attriti di gelosia, di influenze, di invidie fra suocera e genero, perchè i loro rapporti possano mantenersi in un cielo perpetuamente sereno.
Non metter mai tuo marito nel triste dilemma di offender tua madre o di darti torto.
Amatevi da lontano invece di odiarvi da vicino. Siate cortesi fra di voi e tu sii coi tuoi suoceri, coi tuoi cognati, con tutti i membri della nuova famiglia di un'amorevolezza piena di riguardi; senza buttarti ai nuovi affetti con prorompente imprudenza.
È meglio metter da parte qualche tenerezza di riserva, nel caso in cui la meritassero. Farsi invece restituire una parte di ciò che si è dato, è cosa dura e amara e semina rancori e pentimenti per l'avvenire.
* * *
Non andare in collera, figliola mia adorata, se sento il bisogno di darti anche questo consiglio:
Non dir mai una sola, la più piccola delle bugie a tuo marito.
Ti so sincera, ti so incapace di mentire, ma la nuova tua posizione, complicando d'assai i tuoi rapporti cogli uomini e colle cose, ti porrà spesso davanti a questo crudele dilemma:
O dire una bugia.
O dare un dispiacere a chi si ama.
Il più delle donne davanti a questo bivio, novanta volte su cento dicono la bugia.
E la dicono in casi meno difficili, soltanto per paura di esser sgridate o di doversi difendere e giustificare o di dover dare lunghe e intricate spiegazioni.
Alessandro tagliò il nodo famoso colla sciabola e il suo taglio attraversò i secoli, celebrato e immortale.
Le donne ogni giorno tagliano i piccoli nodi che si formano tra le mani, nel dipanare l'intricata matassa della vita, con quella piccola spada, che hanno sempre in tasca, sul tavolino, in letto, da pertutto; e che si chiamabugia.
Emma, non mentire mai a tuo marito!
Qualunque sia il dilemma, che ti si para dinanzi, qualunque sia il nodo che ti si forma fra le dita, non scioglierlo mai colla menzogna.
Sarai degna della tua stima, e tuo marito ti metterà sopra un piedestallo così alto, da potersi dire un altare.
Un uomo può esser fiero di avere una moglie giovane e bella, di sentirla lodare da tutti per la sua coltura, per il suo spirito; di nessuna cosa sarà tanto orgoglioso, come di poter dire:
—Mia moglie non sa mentire.
In questo secolo tartufo, in cui le esigenze estetiche e morali impongono ogni giorno all'uomo virtù che non ha, in cui la menzogna ci avviluppa e ci ravvolge dal capo ai piedi, come una ragnatela bavosa, che al passeggiare in una vigna abbandonata ci si appiccica schifosa e fetente alla faccia; il conoscere un poggio alto e sereno, dove non giunga la bugia e il poter rifugiarvisi fidenti e sicuri, è tale una grandezza, tale una letizia per l'anima da bastare a farci benedire la vita.
Il bottegaio ci avvelena colle sue falsificazioni, il medico ci inganna colla sua pietà; i bassi ci adulano per averne favori, e gli alti ci promettono protezione col labbro, dimenticandoci subito nel pensiero. In chiesa vediamo molti prostrati, pochi credenti; nel Parlamento udiamo molte parole patriotiche, vediamo ben pochi sagrifizii; nelle famiglie intorno a noi quanti tradimenti e quante simonie!
Vi è però in tutto questo deserto un'oasi sempre verde, dove nell'erba non v'è serpenti, sui cespugli di rose non vi son spine, dove l'ape non ha pungolo e il cielo non conosce nubi; e quest'oasi è l'anima della nostra moglie.
Là ci rifugiamo fidenti e sicuri per sentirci udire unsìche è sempresì, unnoche è sempreno. Là su quella pietra di paragone portiamo il falso oro, le false gemme, per sapere cosa sono e cosa valgono: là portiamo tutte le piccole e grandi ipocrisie della vita per vederle sfumare nell'aria come una pagliuzza, che arde e si consuma sotto i raggi concentrati del sole.
Ah quanto bene fa all'anima il rifugiarsi in un cuore sincero, francamente, coraggiosamente e sempre sincero! Come ci si allarga il petto, come i polmoni assorbono avidi quell'aria fresca, tonica inebbriante della verità sicura. Come ci sentiamo consolati di esser uomini e fieri, che una di queste rare creature adamantine sia nostra, tutta nostra!
Qualcosa di simile si prova quando, dopo aver respirato per molti giorni l'aria umida, palustre, fangosa della pianura del Gange si sale sull'altipiano dell'Imalaia; bruciando tutti i miasmi, lavandoci dai brividi della febbre e dall'afa dei pigri letarghi.
* * *
Se tutte le donne sapessero l'onnipotenza della sincerità, rinunzierebbero subito alle scappatoie meschine delle piccole bugie e alla tattica delle grandi e ingegnose menzogne.
Le donne mentiscono spesso e mentiscono bene; ma non vi è arte che basti, per tenebrosa e fine che essa sia, che valga a renderle infallibili.
Or bene, una sola menzogna mal riuscita ti fa perdere il frutto di tutte le altre fortunate. Da quel giorno, tutta la sincerità è inutile, ogni affermazione è dubbia; accanto ad ognisìe ad ogninotuo marito mette un punto d'interrogazione. Tu hai perduta per sempre la tua santità, hai profanato il tempio, in cui il tuo compagno ti aveva collocato.
Non si è vergini che una volta sola nella vita. Tu colla prima menzogna perdi quell'altra verginità forse più preziosa, che ti dichiara incapace di mentire.
Tu porterai a tuo marito tutta una corona di fiori: la tua giovinezza, la tua bellezza, le tue grazie; ma pur troppo l'uno dopo l'altro questi fiori avvizziranno. Ma se fra quei fiori avrai intrecciato anche la sincerità, questa rimarrà fino all'ultimo respiro sempre fresca e sempre profumata, e tuo marito alzerà il capo superbo ad ogni volta, che davanti a tutti potrà dire:Lo ha detto lei!sinonimo di verità indiscutibile, sinonimo di un dogma, che non ha nè può avere miscredenti.
E credilo, gli occhi suoi si inumidiranno di tenerezza, quando egli aggiungerà, quasi a conferma delle prime parole:
Mia moglie non ha mai mentito!
* * *
Il tuo sposo ti giurerà eterno amore e tu giurerai a lui amore eterno. L'eternità non è soltanto di Dio, ma di tutte le labbra degli innamorati.
Lo ha detto anche il Gautier:
Toute grande passion a la pretention d'être éternelle, et il est fort commode de se donner les bénéfices de cette eternité sans en supporter les inconvenients.
Ma invece ogni affetto, per forte e sincero e fido che sia, deve attraversare i tre stadii, pei quali passa inesorabilmente ogni cosa viva e che alla vita appartiene.
Nascere, crescere e morire.
Quanto al morire ammetto con te, che il tuo amore morirà, ma con te, e che l'amore di tuo marito non tramonterà che col tramonto della sua vita.
Ma, c'è unma. Quanto al crescere, sarà un movimento continuato, come tu forse te lo immagini, o avrà le sue soste, le sue intermittenze?
Di queste due cose la vera è la seconda. In ogni amore vi è un periodo, in cui il nostro cuore e quello della persona amata han dato quanto potevan dare e al disopra dell'umano non vi è che il divino, creato dalla nostra fantasia e dalla sete dei superlativi.
Siccome però il crescere dell'amore è la sua cosa più bella, dobbiamo far di tutto perchè il crescere sia lento, lentissimo, e duri molto, moltissimo.
Lo stesso Gautier ha detto che,en amour comme en poésie rester au même point c'est reculer, e benchè non sia questa tutta la verità, vi è però dentro una grande verità.
Dunque tu devi fare in modo, che di quando in quando, per salute o per affari ti lasci sola; ed egli rimanga solo.
Non seguirlo da per tutto e sempre, nè vantarti mai di non poter stare un giorno solo senza di lui.
Credo che soffrirai della sua assenza e che anch'egli dividerà il tuo dolore; ma saranno due dolori, che prepareranno gioie infinite per voi.
Dopo un lungo digiuno ogni cibo ci sembra squisito; dopo una lunga sete ogni acqua ci par deliziosa.
Conviene che di quando in quando proviate la sete dei vostri baci, la fame delle vostre carezze.
È questo il modo più sicuro per conservare l'amore allo stesso stato di tensione deliziosa; ed io, che ho sempre adorato tua madre e morirò adorandola, fino dal primo anno del nostro matrimonio, mi allontanai da lei per otto o dieci giorni, e fino ad oggi, or con un pretesto ed ora con un altro, ho sempre seguito la stessa abitudine.
Ad ogni assenza teneva dietro una nuova luna di miele, e fino ad ora credo, che il nostro amore è sempre nel periodo del crescere.
* * *
Il desiderio è la pianta da cui nascono tutte le gioie della vita; finchè la manterremo viva e la coltiveremo con intelletto d'amore, noi saremo sicuri di raccoglierne sempre i frutti.
Invece i più fra gli uomini fanno come i selvaggi, che per non aver la fatica di coltivar la pianta o di arrampicarsi sopra di essa per averne i frutti, con un colpo di ascia buttan giù l'albero.
E così facciamo noi, quando in una volta sola soddisfacciamo a tutti i desideri, uccidendo la pianta che deve darci la gioia.
Quando tu sarai sposa da qualche mese, capirai tutta l'importanza di questo mio consiglio, che basta da solo ad assicurare le gioie sempiterne nel nido domestico.
In certe cose non dir sempre disìa tuo marito.
Fa come certi mercanti, che scrivono sulla loro bottega:
Oggi non si fa credenza, domani sì.
E tu a certe domande rispondigli:
—Oggi no, mio caro, domani forse….
E fa che il domani divenga un posdomani e un futuro remoto…. forse eterno.
Tu devi aver sempre per lui qualcosa da dare, e invece l'amore, che è spensierato e folle, ti suggerirà forse di dar tutto oggi e subito ed è anche per questo, che il più degli amori ha vita così breve e fragile.
* * *
Mi ricorderò sempre, che in una conversazione, a cui prendevano parte uomini vecchi e giovani e donne belle e letterati e scienziati, tutto un mazzo di carissime persone, si lamentava che i fiori, che sono tra le cose più belle di questo mondo, durassero così poco.
Una signora sentimentale esclamò:
—I fiori son come l'amore….
Un'altra più seria e ottima moglie e ottima madre di famiglia soggiunse:
—Non tutti i fiori, nè tutti gli amori sono fragili e caduchi.
Perfettamente, disse un professore di botanica:
—Vi sono fiori di orchidee che durano mesi sullo stelo e anche recisi son freschi per settimane…. E i sempiterni poi col loro nome dicono la loro durata.
La sentimentale. S'intende sempre parlare dei fiori in generale, e non delle eccezioni.
Il botanico. Anche i fiori comuni si possono conservare indefinitamente con qualche artifizio, e chi è stato a Berlino o in Scandinavia deve aver ammirato fra vetri e vetri delle finestre mazzi stupendi di fiori imbalsamati, coi loro vaghi colori.
La sentimentale. Sempre roba imbalsamata….
Un'altra. Vorrei sapere però, come si possono imbalsamare gli amori, per serbarli sempre freschi e coloriti.
Il botanico. Coll'acido fenico, col sublimato corrosivo… colle pomate arsenicali….
Qui un coro di grida d'orrore venuto da ogni parte coperse la voce dell'oratore.
—Puah! Orrore! Che bestemmia!… Già questi scienziati son sempre materialisti, brutali, insopportabili…. Morte alla scienza!…
Un professore di psicologia, che aveva fino allora taciuto e che si accontentava di guardare le belle signore, modestamente fece osservare, che il botanico non aveva detto alcuna bestemmia, non aveva profanato nè punto nè poco il sublime sentimento dell'amore; perchè anche gli affetti subiscono le influenze esterne e interne e possono per virtù di esse crescere, diminuire, risorgere o morire del tutto. Quindi, anche per l'amore (concludeva egli) vi devono essere delle forze, che lo aiutano a vivere, che lo conservano, che gli concedono una insolita longevità…. Tutto sta a trovarle e a saperle adoperare sapientemente.
La sentimentale. Vorrei un po' sapere che cosa conserva l'amore.
Il psicologo. Per esempio la fedeltà dei due che si amano.
La sentimentale. Questo è un vero e proprio circolo vizioso. Se si serbano fedeli è perchè continuano ad amarsi, e allora non c'è bisogno di alcun antisettico.
Un'altra…. Il miglior conservatore dell'amore è la gelosia.
Un'altra(maliziosamente). No, è l'abilità di far sperar sempre e di non conceder mai.
La sentimentale. Davvero? Questo mezzo mi sembra il miglior modo per uccidere l'amore di morte violenta.
Un'altra. Credo che ciò non faccia grande onore al nostro sesso, ma l'ottimo degli antisettici in amore è la civetteria.
Un'altra. Bravissima! Soprattutto non lasciarsi veder mai spettinata o mal vestita.
Un'altra. E tener sempre alto il biscottino, che si vuol dare. Non avete veduto come i cagnolini si alzano sui piedi di dietro e stanno lungamente in una posizione incomodissima, quando si offre loro a quel modo un bocconcino ghiotto?
Quasi tutte le signore presenti a quel convegno avevano parlato: soltanto una, la più vecchia, aveva sempre taciuto.
Era vecchia, ma pretendeva ancora di esser giovane, e cogli artifizii della sarta, del profumiere e del tintore riusciva a lottare con qualche successo nelle penombre dei salotti mal illuminati.
Battè due o tre volte il ventaglio sul tavolino, quasi volesse chiamar l'attenzione di tutti su ciò che stava per dire: nè contenta di questo, aspettando il silenzio generale, si gargarizzò la gola con due o tre colpi di tosse, poi dall'alto esclamò:
—Signori e signore; non so che cosa debbano fare gli uomini per conservare il nostro amore. È cosa che li riguarda ed io non me ne curo. So però ciò che noi dobbiamo fare per tenerli sempre inginocchiati ai nostri piedi….—
E tacque.
Siccome il fine del discorso però non veniva mai, da varie parti della sala sorsero domande impazienti:
—Che cosa è dunque per voi il miglior antisettico dell'amore?
Nuova pausa, nuovo batter del ventaglio, e poi dall'alto, anzi dall'altissimo:
—Il disprezzo!
Allora un vecchio venerando, che non aveva mai parlato, che aveva soltanto sorriso d'un sorriso volteriano a tutte quelle contese; un vecchio, che non era professore di psicologia, ma aveva sempre studiato uomini e donne con grande amore e grandissima indulgenza, disse:
—Mi permettete di dire anche la mia? Se non altro ho vissuto più lungamente di voi tutti e ho veduto più uomini e più donne di tutti voi….
—Sì, sì, fuori l'antisettico migliore….
—L'ottimo fra tutti i preservativi dell'amore, o signore amabilissime e riveriti signori…. è, è….
—È, è?
—È il pudore!
Tutti e tutte tacquero; chi per sorpresa, chi per subitanei ricordi di un passato già molto lontano, chi per il dolore di non capire….
* * *
Eppure, figliuola mia, quel vecchio era il solo fra tutti ad aver ragione, e quando tu sarai moglie e da qualche tempo, gli darai ragione.
Questo mio libro non è un romanzo e neppure un trattato sociologico o psicologico; ma è per lo meno un libro; perchè ha un frontispizio e un indice, perchè è diviso in varii capitoli; perchè ha un autore che l'ha scritto, e un editore, che ha voluto fargli da padrino, e perchè spera di avere dei lettori e soprattutto delle lettrici.
Ma questo libro non sarebbe un libro, se non avesse una conclusione, e questa ve la dico in due parole:
Emma, dopo aver sentito l'amica e dopo aver letto e riletto e spesso bagnato colle sue lagrime il manoscritto del babbo, sposò l'ingegner Rinaldini.
Ed io che la conosco, posso anche dirvi che ha fatto bene, perche è molto felice, e la sua felicità è di quelle che durano fino all'ultimo respiro.