Chapter 46

«... Menatelo via dal campo, conservatelo all'onore della milizia italiana.»Cap. XXVII, pag. 306.

«... Menatelo via dal campo, conservatelo all'onore della milizia italiana.»Cap. XXVII, pag. 306.

Ma il petulante Malatesta riprende: — «Questo è il parer vostro, nè, comunque vaghi, due fiori fanno la corona: or via, adunate il vostroconsiglio generale; io esporrò le mie, voi le vostre ragioni, e stiamoci a quello deciderà il popolo chiamato a parlamento.»

Questo fu, come narrano gli storici, il colpo maestro del Bartolino. Egli sperò, acconsentendo i padri, suscitare le cupide passioni della plebe o sbigottirla col terrore. Pessime sempre vedemmo riuscire alla libertà della patria le deliberazioni prese in piazza: abbandonato il governo, vi avrebbe steso la mano il Bartolino, Malatesta doveva appoggiare la usurpazione con le armi; così di leggieri si conseguiva lo scopo, le palle senza resistenza si ristauravano: se poi i padri negavano, si screditava lo stato; non era il bene generale a cui miravano, bensì piuttosto la ostinazione di pochi arrabbiati; diversamente, perchè non consultare la mente degli universi cittadini? Temevano il pubblico suffragio? il popolo è ottimo conoscitore di quanto o come dannoso deve fuggire, o come giovevole seguitare.

Così colui che in tutta la sua vita non seppe rivestire un fiasco, eccolo ad un tratto sapientissimo a reggere gli stati in tempi difficili: pazze cose! ma la gente per avventatezza di sangue cieca, o per cupidità traditrice, non argomentò mai più acconciamente; e lo vedemmo pur troppo.

Però conobbero la insidia latente; composta appena l'agitazione, si scompigliò di nuovo l'assemblea, diverse voci si fecero sentire soperchiando il trambusto: Siamo dunque venuti a questo? — Il parlamento — la balìa, — questo è un volere mutare lo stato. — Non ci par farina del suo sacco. — Io ben conosco chi fa fuoco nell'orcio. — Si udì mai maggiore impudenza di questa? — Forse non costituiva il popolo questo libero reggimento, — non elegge egli i maestrati? — Guai se piegano a siffatte enormità! — la patria sarebbe perduta.

Rafaello Girolami, quando prima potè farsi ascoltare, favellò:

«Signor Malatesta, voi non siete chiamato qui come consultore, molto meno come ordinatore; voi ci dovete la fede vostra. Da voi non desideriamo sapere se dobbiamo fare o non fare una cosa, sibbene il modo di farla. Se nei momenti di maggiore urgenza, i maestrati dovessero aspettare per risolversi il consiglio di tutti i cittadini, nessun governo potrebbe rimanere in piedi tre mesi. Inoltre Fiorenza aduna il parlamento quando muta stato. Intendereste voi forse rovinare questo reggimento? Non lo crediamo. Voi tutti uomini di guerra qua dentro raccolti, vi pare egli possibile l'assalto del campo con speranza di riuscita?»

I capitani, specialmente i Guasconi, con i gonfalonieri, risposero tutti ad una voce altro non desiderare che venire alle mani con quei di fuori; essere dispostissimi a vincere con onore, o a morire senza vergogna; potersi assaltare il campo scemato com'era del fiore dei combattenti, potersi ancora, come spesso avevano provato, assaltare pieno di gente, purchè i Signori li badassero alle spalle, nè, mentre presentavano il petto al nemico, il traditore tagliasse loro per di dietro i garretti.

Tra tanto consenso di uomini di guerra, Pastrano Corso, Cencio Guercio, Biagio Stella, Margutte da Perugia ed altri tra Côrsi e Perugini fidatidel Baglioni risposero essere stoltezza combattere, andare incontro a certissima morte; ne avrebbero acquistato biasimo presso il mondo, castigo presso Dio.

«No, no», proruppe Dante, «il mondo può non imitare quelli che si sacrificano, comecchè inutilmente, in favore della libertà, ma per certo li loda.»

«Che dite voi?» tonava il divino Michelangelo, «che si farebbe Dio delle sue stelle, se non le adoperasse a coronarne la fronte degl'incliti che morirono combattendo la tirannide?»

E i capitani generosi volgendosi con mal piglio ai satelliti del Malatesta:

«Al canto si ravvisa l'uccello. Avete paura? Restatevi; — noi andremo senza di voi.»

«Noi!» quasi disperati urlarono i Perugini e i Côrsi, cui morse acerba la rampogna, e comecchè corrotto, una stilla di buon sangue italiano bolliva loro dentro le vene; — si voltarono al Malatesta per conoscere dal suo viso se dovessero o no rispondere all'invito. Malatesta immobile come un faro in mezzo a mare in burrasca, non muta sembiante, o atteggia la persona a moto generoso o di rabbia.

«Noi andremo senza di voi», replicarono i capitani fedeli, «e ne facciamo sacramento sopra gli evangeli santissimi.»

E mossi da un medesimo impulso si affollarono all'altare in fondo della sala, dove stese le mani giurarono con grande effusione di cuore avrebbero difeso Firenze finchè bastasse loro la vita.

«Vieni», disse Lionardo Bartolini, gonfaloniere dell'Unicorno, a Dante da Castiglione, gonfaloniere del Vaio; «forse tu non vorresti giurare?»

«Lionardo mio, chi rinnuova non mantiene; chi giura più spesso delle femmine?»

«Certo di' bene. Quando esse giurano amarti per una eternità, — ciò si deve intendere per una settimana, con un poco del lunedì veniente, — ma poco...»

«Ho giurato una volta, e basta.»

Intanto Rafaello Girolami, guardando fissamente il cielo con le braccia aperte, non senza molto pianto e singulti esclamava:

«Invitto Malatesta Baglioni, capitani valentissimi, vi prenda amore della vostra fama, pietà di noi; non consentite che il patrio fiume e le strade di questa città nobilissima corrano sangue cittadino, — le strida degli uomini e delle donne desolate feriscano il cielo, si ardano i palazzi, si contaminino i tempii di Dio, si commettano infine quelle nefande abbominazioni le quali siccome aprono l'inferno a chi le commette, non sono meno incomportabili per chi le sopporta. Non vi diede la madre vostra viscere umane? Cristo nostro Signore non v'insegnò carità? sono le orecchie vostre di granito pel nome santo di patria?»

I fidati di Malatesta mormoravano, — non si movevano, — pure accennavano vacillare. — Tristi tutti!... ma il momento solenne, l'esempio della virtù, il pensiero della perfidia ch'esita sempre, finchè non sia irrevocabilmente consumata, e l'appello non mai del tutto rivolto invanoalla particola eterea dell'uomo, gli soverchiava più poderoso di loro medesimi. Li vide il Baglioni li vide e sorrise, e con suono benigno, guardando il gonfaloniere, favellò:

«Si abbiano per non profferite le mie parole. Anche quando vi piacesse il fato dei Saguntini, la fama loro splende assai luminosa nelle storie, onde io non debba rifiutarmi parteciparla con voi. E però, quantunque volto dalle magnificenze vostre ci sarà comandato e per la parte dell'eccelso signor gonfaloniere mantenuto quanto ne fu promesso, sono disposto a mettermia qualsivoglia manifesto pericolo, come manifestamente vedranno[317].

«Dio vi benedica!» riprese il gonfaloniere esaltato, «io verrò con esso voi armato di corsaletto e di picca.»

Il Carduccio, declinato il volto, gemeva.

Il giorno appresso Malatesta avendo sentito per fedeli ragguagli la pubblica esaltazione giunta al suo colmo, stimò bene maneggiarsi in maniera da godere il benefizio del tempo. La Signoria per tempissimo in compagnia di tutti i magistrati si recò in Santa Maria del Fiore, dove si comunicò; poscia andarono a processione per quelle medesime strade e con le reliquie medesime che sogliono portare per la festa di San Giovanni. Intanto si ragunarono i gonfalonieri, cittadini pieni di ardire e con esso loro buona parte dei soldati pagati, ai quali pareva mille anni di venire alle mani col nemico; pronti erano i Signori, pronto ed armato il gonfaloniere, disposto, secondo la sua promessa, ad uscire ancora egli.

Ad accrescere l'ardimento universale, si aggiunse un segno che, comunque naturale, nondimeno anche ai nostri tempi, in cui tanto lume di esperienza o abbiamo o vantiamo, riuscirebbe di maraviglioso vantaggio in casi difficili. Un'aquila ferita in un'ala, aiutandosi come meglio poteva, lungo il corso del fiume si rifuggì in Firenze, dove presa da un pescatore e da questo presentata al capitano Ridolfo di Ascesi, che stava di guardia alla porta San Friano, egli, ritenuto per sè il corpo, mandò per un suo soldato la testa alla Signoria. I signori, tenendo o fingendo tenere simile accidente come augurio favorevole a sè, funesto agli imperiali, ne fecero grandissima festa e al soldato, che fu Cristofano da Santa Maria in Bagno, donarono quattro ducati d'oro. E tanto più ebbero accetto siffatto presagio in quanto pochi giorni innanzi il vento aveva staccato una bandiera dalle finestre del palazzo, dove era scritto LIBERTAS, e travoltala per certe corti prossime al Baldracca, dove si durò fatiche assai per riaverla. Pareva anche il cielo volesse per questa volta intervenire per tutelare la innocente città dalla truce cupidigia del papa.

Comparve finalmente Malatesta, ma tardi, e dopo molte cerimoniecominciò a squadronare i soldati per passarli in rassegna. Il Busini, testimone oculare, racconta come Malatesta, per avvilire l'animo dei Fiorentini, adoperasse una astuzia onde i soldati apparissero pochi, e fu, che dove le file si componevano di cinque e sette uomini, egli le istituì di sette e di nove. Il quale accorgimento, non che sortisse l'effetto divisato dal Malatesta, ne sortiva uno del tutto contrario; imperciocchè i Signori ponessero in diversi luoghi molti cittadini, che annoverando uomo per uomo e fattane somma, trovarono avere nove mila soldati pagati in punto di combattere, di seimila e tanti che gli estimavano prima[318]. A tale erano ridotte le cose nella infelice Firenze.

Fornita la rassegna, che portò via buon tratto della giornata, prese il Baglione ad arringare con sì lunga diceria presso la quale le prediche di fra' Benedetto sarieno parse epigrammi; poi dispensò copia di munizioni ai soldati; chiamati in cerchio attorno a sè i capitani, molti ordini distribuì, molte diligenze raccomandò, infiniti uffici commise; — una operazione dopo l'altra, e a suo grandissimo agio. Il giorno se ne andava, e non è da dirsi con quanta passione vedessero i più animosi accostarsi il sole al tramonto. Allora Malatesta, per isfuggire il mormorio che udiva a mano a mano andare crescendo, quantunque i soldati conservassero le ordinanze, nella stessa guisa che il mare gorgoglia innanzi che il vento soffi ad agitare le sue onde, si cansò andandosene verso porta San Nicolò. Colà giunto, spedì Cencio Guercio con altri suoi fidati incombenzandoli di andare a riconoscere il sito e i forti degli imperiali; tornassero tosto per quanto avevano grata la sua grazia; capirono, come doverono comprendere, e si affrettarono co' passi della testuggine. Così il subdolo Malatesta, baloccandosi ora intorno ad una cosa, ora intorno ad un'altra, pervenne a sera. Rimanendo spazio breve di giorno, quinci egli si tolse all'improvviso, e con lui tutti i Perugini e tutti i Corsi, raccolte prima le bagaglie, onde le compagnie ne rimasero disordinate. La notte sopraggiunta non concesse luogo di abbracciare prontamente altro partito, — all'opposto nacque confusione e terrore: — temerono che i soldati del Malatesta, aperte le porte, lasciassero il nemico irrompere nella città e mandarla a ruba: i giovani della ordinanza, ancora efficacissima nelle estremità della cadente repubblica, stettero tutta la notte vigilantissimi, guardando le strade e le piazze con amorevole diligenza. — Questo stato non può durare; gli eventi precipitano al fine; egli fu deplorabile, — ma pieno di onore, di compassione e di germi di futura vendetta.

Addio, Firenze, — tornerò per vederti agonizzare, verrò per darti un viatico di lacrime prima che tu vada dove Atene e Sparta andarono, dove la romana libertà precipitava, dove tutte le tue sorelle ti precederono. Ultima stella del cielo d'Ausonia.

Perchè piangete? Arduo è bene revocarci passi dall'inferno, ma non impossibile. — Volete, e sarete.

Mi volgo al campo della Gavinana.


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