Chapter 57

296.Ecco come lo descrive Filippo Sassetti nella sua Vita in fine: «Uomo di alta statura, di faccia lunga, naso aquilino, occhi lacrimanti, colore vivo, lieto nello aspetto, scarso nelle membra, veloce nel moto, destro e sofferente della fatica, insieme severo e di grande spirito, animoso, modesto e piacevole; ardeva nella collera e tantosto tornava in potestà di sè stesso.»297.Guicciardini,Stor.; Magri e Santelli,Cronache di Livorno.298.Tit. Liv.,Histor., l. 30.299.Del Frangsperg è proposito nei capitoli antecedenti.300.Specialmente in quella di Ferrara.301.Iacopo Nardi ci conservò questa preziosa particolarità, il disegno, cioè del Ferruccio di portare la guerra a Roma.Stor., l. 2.302.Varchi,Stor., c. X.303.Dante,Purg.304.Varchi,Storia, 1.305.Dal principio della guerra in qua ebbi sempre avuto a pensare di combattere con gli nemici e di provvedere il danaro straordinariamente per pagare le genti: che mi ha dato più fastidio questo che se io avessi avuto altrettante più oppressioni dalli nemici. Lettere del Ferruccio ai Dieci. — Lettera del 10 luglio 1530, CXIX. Nelle medesime lettere occorre come sovente togliesse danari in presto per le paghe dei soldati.306.Giannotti,Vita di Francesco Ferrucci.307.Malispini,Stor., p. 207.308.Si narra che quando l'arcivescovo Ruggieri benedisse i Pisani pronti ad imbarcarsi sulle galere contro i Genovesi, il Cristo che stava sopra il grande stendardo cadde; per lo che alcuni prendendolo in sinistro augurio sclamarono: Sia pur Cristo coi Genovesi, e con noi il vento, — A denotare il gran numero dei prigioni fatti dai Genovesi nella battaglia della Meloria correva in quei tempi il detto, che chi voleva veder Pisa andasse a Genova. — Pignotti.Stor., l. 3, c. VI.309.Nel 1836 era così; poi furono aperti, e gli eruditi ci hanno frugato: adesso aspettansi storiografi e poeti che si avvantaggino dei materiali per edificare.310.Varchi,Stor., l. 11.311.Varchi,Stor., l. 11.312.Lettere, p. 178.313.Busini,Lettere; Varchi,Stor.314.Lettere di Carlo Cappello oratore veneziano 13 agosto 1530.315.Varchi,Stor., l. 11.316.Nardi,Stor., l. 9.317.Varchi,Stor., lib. 11.318.Busini,Lettere, pag. 178.319.Ezech., c. XXXII.320.Visitando il castello della Gavinana, domandai se si trovassero armi antiche. Mi risposero affermativamente e mi condussero in certa casetta a canto a quella dove fu trucidato il Ferruccio. Il proprietario della casa ci menò entro una stanza terrena dove conservava molte armi di varie forme, lance lunghe oltre un braccio foggiate a foglia di canne, alabarde e picche. Ne presi una nelle mani e proposi acquistarla offrendone in prezzo un napoleone d'oro. Il montanaro ricusò, dicendo ch'ella era povera cosa nè meritava tanto; io dubitando all'opposto che egli rifiutasse per la pochezza della offerta, promisi raddoppiarla, e il montanaro rifiutava di nuovo — venendo dalle città, dove io vedevo comprarsi a contanti — senza eccezione — tutto, aumentai il danaro per ottenerla ad ogni costo; — sperava a un punto e temeva si piegasse il dabbene uomo; sperava di possedere l'arme, temeva incontrare un mercante nel severo montanaro: alfine questi vedendo dalla mia insistenza che non comprendeva la causa del rifiuto, non senza alterezza, mi favellò le seguenti parole: «Queste armi il mio nonno ha lasciate a mio padre, e queste io devo lasciare ai miei figliuoli.» — A Firenze sono due magazzini dove i rigattieri rivendono armi antiche comprate, com'egli mi disse, dalle principali famiglie del paese.321.La statua di Memnone, comunque degradata dal tempo, occorre tuttavia nel deserto dove fu Tebe, distante una lega dalla sponda del Nilo. La tradizione, che, al comparire del sole, mandasse un suono, come di corde di lira che si rompano, non è favolosa. Secondo le ricerche dei fisici, ciò risultava dalla umidità di cui il masso s'impregnava durante la notte, la quale sviluppandosi ai primi calori del sole produceva, dilatando le molecole della pietra naturalmente sonora, un crepito che ripercotendosi su tutta la superficie, vi cagionava una vibrazione generale. Il medesimo fenomeno fu osservato dall'Humboldt nelle rocce granitiche dell'Orenoco.322.Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, pag. 524.323.Apologia dei Cappucci, p. 369.324.Lettera 124.325.F. Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, p. 526.326.Lettera de' commissari di Pisa ai Dieci, 23 luglio, ore 10, lettera CXXIII.327.MS. del cap. Domenico Cini che si conserva nella comune di San Marcello. Mentre con tanta religiosa diligenza si vanno raccogliendo reliquie di poca importanza intorno al Ferruccio, io veramente non so come non abbiano fatto capitale del ms. del cap. Cini.328.Edizione di Prato del 1835.329.Gio. Villani,Stor. fiorent.330.Macchiavelli,Modo da praticarsi co' popoli della Valdichiana.331.MS. del cap. Cini.332.MS. medes.333.«Eo modo quiescenti supervenit cursu citato fessus sacerdos qui dicebat adesse Ferruccium, eumque Sancti Marcelli oppidum intrasse, direptumque incendisse, unde ipse vix effugerit.» Giovio,Stor., l. 29; Ammirato,Stor.; Cini.334.Stando al computo dei nemici, Ferrante Gonzaga il 4 agosto scriveva al marchese di Mantova suo fratello, Allegato 1,Documenti dell'Assedio di Firenze, p. 318: «Questa è per darvi avviso della fazione fatta per il Ferruccio contro al principe di Oranges, Fabrizio Maramaldo ed Alessandro Vitelli e tutta la fazione panciatica, cioè il plano e la montagna di Pistoia, in numero di 7 od 8 mila fanti, 1550 cavalli; e quelli del Ferruccio non giungevano a 3000 fanti e 400 cavalli.» Ma il pro' Francesco in vero non ne aveva che 2000.335.MS. Cini.336.MS. Cini.337.Sassetti,Vita del Ferruccio, p. 532.338.La casa del Mezzalancia passò in seguito nei Ciampalanti. Un discendente di questa famiglia in memoria del fatto, pose su la facciata della casa la seguente scrizione cronogrammaticabelli consilio dux hic Ferruccius actoper cita in orangem ocius arma ciet.nec procul hinc moritur centum per vulnera, quartoaugusti nonas, versibus annus inest.Peregrinus Ciampalantes posuit.339.La tromba di fuoco fu un cannone di legno o di metallo lungo da 3 fino a 9 piedi empito di polvere e di altre materie accendibili, il quale innestavasi su la punta della picca onde scagliarlo contro i nemici. Il Biringoccio dice potersi adoperare e caricare a modo di artiglieria con palle di pietra ed altri proietti da cavarne miglior costrutto che non dal solo fuoco. Grassi,Diz. Militare.340.Nel ms. del Cini s'incontra la nota seguente posta in margine: — L'armatura dell'Orange si vede anche di presente nella prima stanza della Galleria di Firenze, dove sono conservate diverse rarità di armi antiche, collocata a man sinistra, essendo fregiata di oro, e tiene attaccata una tela tessuta di oro e di argento dalla parte inferiore. Nel bracciale sinistro di essa armatura vi si vede una impressione di palla d'archibuso, lo che indicherebbe avere ricevuti tre e non due colpi, come riporta anche Lorenzo Selva, al l. 3, p. 213 delleMetamorf. riconosciute.341.MS. Cini.342.Riccardodi Shakspeare.343.Nell'allegato 1 alla lettera di Ferrante Gonzaga al marchese di Mantova suo fratello del 5 agosto 1530 si legge: «Il Ferruccio giunto lì gagliardamente si affrontò smontando a piè con l'arme bianca indosso e unastradiottain mano. Il vocabolostradiottamanca nel Vocabolario della Crusca e nel Grassi,Diz. militare.344.MS. Cini.345.MS. Cini, Ammirato, Varchi.346.Nel giorno 10 ottobre 1847, soffiando il vento della libertà italica, Giudei e Samaritani si congregarono a Gavinana per abbracciarsi, parlare, udir parlare, giurare e gittare campanili all'aria — Io non andai pago di avere, come Dio mi aveva concesso, narrato del Ferruccio undici anni prima mentre mi si teneva stretto nelle elbane carceri, e nessuno ricordava il Ferruccio. Disse mirabilia un Pietro Odaldi, sopratutto su la sacra necessità d'impugnare le armi pel conquisto della indipendenza nazionale: più tardi si colorì moderato, usurpando nome bellissimo a ingenerosi concetti; per ultimo moriva commissario dell'ospedale di Santa Maria Nuova, restaurato il reggimento assoluto mercè le armi imperiali. Molti, dal 1848 in qua gli epitafi dettati per onorare non già Francesco Mariotto Ferrucci eroe, bensì chi li dettava; degni tutti di oblio, togline uno, di Pietro Contrucci, che dice:sul pistoiese appenninoper tradimento di Malatestainfelice nello ardito conflittoscannato vilmente da Maramaldoda forte e glorioso perivaFRANCESCO FERRUCCIOe seco la fiorentina repubblicao tuche visiti luogo di tanta memorianon giudicare l'uomo dalla fortuna.347.Così chiamano il luogo ove i contadini pongono a seccare le castagne.348.Altri narra diversamente la morte di Vico di Nicolò Machiavelli: accordano che uscisse di Firenze col Ferruccio. — Il Ferruccio stesso ne parla nella lettera del 26 ottobre 1529 ai Dieci, 25 — come caduto prigione in mano agl'imperiali lo aveva riscattato con le armi alla mano. Finalmente affermano che nel 1530 morisse gloriosamente in una sortita tenendo stretto la insegna della sua compagnia. Che che ne sia, questo è sicuro, che i figli di Nicolò Machiavelli furono educati a spargere il sangue in benefizio della patria e della libertà.349.Basini,Lettere, pag. 157. — Carlo Cappello,Lettere, pag. 210.350.Così chiamavasi in Firenze il luogo dove si seppellivano i cadaveri delle bestie.351.Varchi,Stor., l. 11.352.Varchi,Stor., l. 11.353.Giova rammentare che laimpresadei Castiglioniportatre cani bianchi in campo rosso.354.Il capitano degli Olandesi, conquistata Malacca nel 1614 contro i Portoghesi, domandava al generale dei vinti: «E quando tornerete? — Quando, gli rispose il Portoghese, — i vostri peccati saranno più grandi dei nostri.» — Raynal,Histoire philosoph., l. 2.355.Il testamento di David,il re santo, mette paura. Re III, c. 2, v. 5. «Oltre a ciò tu sai quello che mi ha fatto Joab figlio di Sarvi. — 6 Non lasciare scendere la sua canutezza in pace dentro il sepolcro. — 8 Ecco oltre a ciò appo te Semei, figliuolo di Gera, il quale mi maledisse; io giurai per lo Signore non lo fare morire con la spada; — 9 ma ora non lasciarlo impunito; — fa scendere la sua canutezza nel sepolcro per morte sanguinosa.» — Ecco il legato di David, santo re.356.Samuel. 2, cap. 6.357.Fra' Ughi dice 2000, e aggiunge di un bel vedere. L'annotatore si scandalizza; ma il frate, a parer mio, la pensava più giusto: Italiani venuti a combattere contro la libertà più detestabili assai erano degli stranieri, e il padre degli oppressi poteva e doveva esultare nel vederli di mala morte morire.358.Il Nardi, l. 9 delleStorie, «aggiunse: si disse poi che, vivo o morto, ebbe in sepoltura il fiume Tevere.»359.Machiavelli,Il principe.360.Stor., l. 12.361.Discorso del sublime di Michelangiolo.362.Un umile uomo, sagrestano di San Niccolò, i premi promessi e le pene minacciate disprezzando del pari, salvò Michelangiolo. La storia ne tacque il nome. Francesco Guicciardini conte lo cercava a morte, e va famoso per le bocche dei posteri; ma chi alla celebrità di costui non anteporrebbe l'oblio del povero sagrestano? Ancora i lettori pensino a questo: un conte vuol morto il Buonarroti e non riesce; un popolano lo vuol vivo e lo salva.363.S'è vera, apparirà singolare ai dì nostri la cagione della benevolenza di don Ferrante Gonzaga per Raffaello Girolami. Dicono dunque che, avendo don Ferrante infermo un suo figliuolo, Raffaello gli mandasse l'anello di San Zanobi; dal tocco del quale essendo rimasto guarito, il padre consolato gli professasse gratitudine eterna. — Narrasi eziandio che Lorenzo dei Medici spedisse al re di Francia, Luigi XI l'anello miracoloso, il quale mostrando la consueta virtù rese la salute al Cristianissimo; in guiderdone di che, Luigi rimandò l'anello dentro preziosissima cassetta, che, venduta dal Girolami, ne cavarono danaro bastevole a fondare un canonicato in duomo.364.Cuoco,Saggio sulla rivoluzione di Napoli del 1789.365.Giacomo Molay, capo dei Templari, condannato al fuoco nel 1305 dal papa Clemente V e dal re Filippo il Bello, li citò a comparire dentro l'anno al giudizio di Dio; ed è fama che ambedue nel termine assegnato morissero.366.Bruto, sul punto di uccidersi, disperato gridava: «O virtù, tu sei una vile schiava della fortuna!» (Plutarco.)367.Stor., 12.368.Se mai continga ch'il poema sacroAl quale ha posto mano e cielo e terra,Sì che mi ha fatto per più anni macro.. . . . . . . . . . . . . . . . . .(Dante).369.Samuel, l. 1, c. 4.370.Pirro, re di Epiro, ecc.371.Lucio II.372.Tanto calcolano essere a un dipresso il numero delle creature umane nel mondo.373.«Cominciati i nuovi fiorini a spargersi per lo mondo, ne furono portati a Tunisi in Barberia e recati dinanzi al re di Tunisi, che era valente e savio uomo; sì gli piacque molto, e fecene far saggio, e trovolli di finissimo oro, e molto li commendò... e veggendo che era moneta di cristiani, mandò per gli mercanti pisani, che allora erano là franchi, e molto innanzi al re, ed eziandio i Fiorentini si spacciavano per Pisani in Tunisi; e domandògli che città fosse tra i cristiani quella Fiorenza che faceva i detti fiorini. Risposero i Pisani dispettosamente e per invidia dicendo: Sono i nostri Arabi fra terra; che tanto viene a dire i nostri montanari. Rispose saviamente il re: Non pare moneta di Arabi; o voi Pisani, qual moneta d'oro è la vostra? Allora furono confusi e non seppono che rispondere; e domandando se v'era alcun fiorentino mercatante, trovovvisi uno d'oltrarno, che aveva nome Pela Balducci, uomo discreto e savio. Lo re domandò dell'essere e dello stato di Firenze, cui i Pisani facevano loro Arabi. Lo quale saviamente rispose mostrando la potenza e magnificenza di Firenze e come Pisa, per comparazione, non era di potere nè di gente la metà di Firenze, che non aveano moneta d'oro, e che il fiorino era guadagnato per li Fiorentini sopra loro, per le molte vittorie avute.» Villani.Stor., libro VI, cap. LV.374.Il medico Petti del Casentino spese più d'ogni altro il tempo e l'esperienze per giungere a capo di simile trovato, ch'egli reputava infallibile.375.Æneid., l. 6376.Con tutto che si fosse perdonato a ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da' Foiano, teologo e predicatore unico, e fra' Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione di Toscana; il che aveva fatto per far cosa grata al papa, per essere stati acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con l'esortazioni e predicazioni loro del governo popolare; e Malatesta aveva già incominciato a tormentare fra' Benedetto. — Frammento di Lettera anonima attribuita all'oratore veneziano.Documenti sul'assedio di Firenze, pag. 324.377.Nel 1839 in Perugia fu pubblicato un libro di Giovambattista Vermiglioli professore, col titolo di:Vita e imprese militari di Malatesta IV Baglioni; nel quale per bene tre volte si lacera il mio nome e l'opera mia perchè ripetei quello che nessuno nega, e tutti, così antichi come moderni, confessano il tradimento del Malatesta: anzi neppure il Vermiglioli lo nega; se non che sostiene che a fin di conto ei lo fece per vantaggio di Firenze, ond'è giusto che gliene debba venire piuttosto lode che biasimo. Giova trascrivere in proposito quanto gravemente dichiara l'Alberi in fine della corrispondenza dell'oratore veneziano Carlo Cappello intorno l'Assedio di Firenze: «che dove pur fosse vero quello ch'è ad esuberanza provato, che cioè i Fiorentini non avessero potuto venire a capo di quella impresa l'obligo strettissimo dell'uomo che aveva giurato di darenon che le sostanze la vitaper quella causa era di morire combattendo o dimettersi da quel comando. Ma il convenire e dargli lode di avere parteggiato co' nemici e trattenuto i Fiorentini dal venire a battaglia anche quando egli, il Malatesta, credeva che avrebbero potuto uscirne vittoriosi (pag. 115-116), e ciò per lo specioso titolo che quel popolo fosse poi per cadere nei pericoli delle discordie intestine, è tale spregio per la virtù che volentieri mi persuado non essersi dallo scrittore intesa la importanza delle sue proprie parole.» Ma vi è di più; neppureparto di furibonda fantasiapossono dirsi gli ultimi momenti della vita del Malatesta quali vennero da me descritti; imperciocchè nelleCronachedel padre Giuliano Ughi minore osservante si legga quanto segue: «Partì Malatesta da Firenze e portonne seco molte bocche di artiglierie dei Fiorentini con grande quantità di danari, e pigliando la via verso Siena, fece peggio a San Casciano, a Poggibonsi e a Staggia che non havevano fatto i nemici Spagnuoli e Lanzi. Giunto a Perugia, incominciò un superbo et egregio palazzo al quale pose nome Firenzuola perchè lo faceva dei danari rubati alla Signoria et alli poveri soldati di Firenze; ma la divina giustizia non glielo lasciò vedere finito, perchè poco dopo un anno s'infermò di crudelissima malattia della quale morì come disperato: perchè appresso alla morte gli scoppiò un occhio con tanto strepito che si udì a più di 30 braccia lontano; e poco dopo gli scoppiò l'altro. Così rendè l'anima al diavolo (come si crede) andando a stare con Giuda e gli altri traditori. — Morì a Betona il 24 dicembre 1531 la vigilia di Natale, che cascò in domenica.»Nè mancarono commozioni della natura le quali nella mente dei popoli confermarono l'opinione della grande ira di Dio che provocò sopra il suo capo cotesto scellerato; imperciocchè certo cronista perugino racconta come nella notte in cui passò il Malatesta «Vinero vente grandissime, cioè piovose, che non solo demustrò, che scoprì e tette e quante case se dimustraro verso el ditto vento, et portava le persone da locho allo altro, talchè come fu cessato, per le strade non si potia porre piè en terra, che non se calcasse el copertimo e rotto, et en quella notte venne pioggia, grandina e molte altre signale.» A cui piacesse avere un saggio della dettatura del professore Vermiglioli volentieri io gli porrò qui sotto una sua nota, affinchè si soddisfaccia: «Chi si sentisse voglia di grandemente adirarsi legga la relazione della ultima infermità e della morte di Malatesta nel romanzo di D. Guerrazzi. Egli la coniò a suo modo nella pazzesca e furibonda fantasia con la quale coniò l'opera stessa dell'Assedio di Firenze.Imperciocchè anche in quella narrazione la menzogna, l'audacia, il mal talento e la più sfrontata insolenza prendono il luogo della verità e vanno riunite a più modi volgari e triviali di espressioni e modi più acconci a narrare le vergognose crapule delle più vili taverne che la morte di un illustre capitano il di cui valore e militare scienza si celebrarono da tutti gli storici italiani!» Così i professori nel 1859, nè io credo troppo diversi adesso; ma la specie scema e, a Dio piacendo, cesserà del tutto, sicchè di tale maniera libri si conserveranno nelle librerie per maraviglia come nei musei, le ossa fossili delle bestie antediluviane.378.Iliade, lib. 9.379.Apoc., XIV, v. 15.380.Sant'Ulfrido svedese chiamò intorno al cerchio degli scudi che gli facevano attorno i suoi prodi i tre bardi che lo seguitavano e disse loro: «Qui state e vedete quanto opererò di glorioso, onde, cantandolo, non abbiate bisogno udirlo dalla bocca altrui.»381.Apoc., cap. XX.382.Vixere fortes ante Agamemnona multi(Hor., lib. IV, od. 8).383.Questo fu scritto nel 1855; oggi promettono emendare il danno. Dio lo voglia; staremo a vedere; se noi camminiamo con la valigia davanti, non ne abbiamo colpa; perchè il cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda. Basta; fatto il miracolo, venereremo il santo.Genova, 15 gennaio 1859.Passarono dieci anni come l'acqua nelle grondaie.Beati quia quiescunt, esclamò Lutero entrando in un camposanto; ormai non ci avanza, che il desiderio di Lutero.Livorno, 15 aprile 1869.

296.Ecco come lo descrive Filippo Sassetti nella sua Vita in fine: «Uomo di alta statura, di faccia lunga, naso aquilino, occhi lacrimanti, colore vivo, lieto nello aspetto, scarso nelle membra, veloce nel moto, destro e sofferente della fatica, insieme severo e di grande spirito, animoso, modesto e piacevole; ardeva nella collera e tantosto tornava in potestà di sè stesso.»

296.Ecco come lo descrive Filippo Sassetti nella sua Vita in fine: «Uomo di alta statura, di faccia lunga, naso aquilino, occhi lacrimanti, colore vivo, lieto nello aspetto, scarso nelle membra, veloce nel moto, destro e sofferente della fatica, insieme severo e di grande spirito, animoso, modesto e piacevole; ardeva nella collera e tantosto tornava in potestà di sè stesso.»

297.Guicciardini,Stor.; Magri e Santelli,Cronache di Livorno.

297.Guicciardini,Stor.; Magri e Santelli,Cronache di Livorno.

298.Tit. Liv.,Histor., l. 30.

298.Tit. Liv.,Histor., l. 30.

299.Del Frangsperg è proposito nei capitoli antecedenti.

299.Del Frangsperg è proposito nei capitoli antecedenti.

300.Specialmente in quella di Ferrara.

300.Specialmente in quella di Ferrara.

301.Iacopo Nardi ci conservò questa preziosa particolarità, il disegno, cioè del Ferruccio di portare la guerra a Roma.Stor., l. 2.

301.Iacopo Nardi ci conservò questa preziosa particolarità, il disegno, cioè del Ferruccio di portare la guerra a Roma.Stor., l. 2.

302.Varchi,Stor., c. X.

302.Varchi,Stor., c. X.

303.Dante,Purg.

303.Dante,Purg.

304.Varchi,Storia, 1.

304.Varchi,Storia, 1.

305.Dal principio della guerra in qua ebbi sempre avuto a pensare di combattere con gli nemici e di provvedere il danaro straordinariamente per pagare le genti: che mi ha dato più fastidio questo che se io avessi avuto altrettante più oppressioni dalli nemici. Lettere del Ferruccio ai Dieci. — Lettera del 10 luglio 1530, CXIX. Nelle medesime lettere occorre come sovente togliesse danari in presto per le paghe dei soldati.

305.Dal principio della guerra in qua ebbi sempre avuto a pensare di combattere con gli nemici e di provvedere il danaro straordinariamente per pagare le genti: che mi ha dato più fastidio questo che se io avessi avuto altrettante più oppressioni dalli nemici. Lettere del Ferruccio ai Dieci. — Lettera del 10 luglio 1530, CXIX. Nelle medesime lettere occorre come sovente togliesse danari in presto per le paghe dei soldati.

306.Giannotti,Vita di Francesco Ferrucci.

306.Giannotti,Vita di Francesco Ferrucci.

307.Malispini,Stor., p. 207.

307.Malispini,Stor., p. 207.

308.Si narra che quando l'arcivescovo Ruggieri benedisse i Pisani pronti ad imbarcarsi sulle galere contro i Genovesi, il Cristo che stava sopra il grande stendardo cadde; per lo che alcuni prendendolo in sinistro augurio sclamarono: Sia pur Cristo coi Genovesi, e con noi il vento, — A denotare il gran numero dei prigioni fatti dai Genovesi nella battaglia della Meloria correva in quei tempi il detto, che chi voleva veder Pisa andasse a Genova. — Pignotti.Stor., l. 3, c. VI.

308.Si narra che quando l'arcivescovo Ruggieri benedisse i Pisani pronti ad imbarcarsi sulle galere contro i Genovesi, il Cristo che stava sopra il grande stendardo cadde; per lo che alcuni prendendolo in sinistro augurio sclamarono: Sia pur Cristo coi Genovesi, e con noi il vento, — A denotare il gran numero dei prigioni fatti dai Genovesi nella battaglia della Meloria correva in quei tempi il detto, che chi voleva veder Pisa andasse a Genova. — Pignotti.Stor., l. 3, c. VI.

309.Nel 1836 era così; poi furono aperti, e gli eruditi ci hanno frugato: adesso aspettansi storiografi e poeti che si avvantaggino dei materiali per edificare.

309.Nel 1836 era così; poi furono aperti, e gli eruditi ci hanno frugato: adesso aspettansi storiografi e poeti che si avvantaggino dei materiali per edificare.

310.Varchi,Stor., l. 11.

310.Varchi,Stor., l. 11.

311.Varchi,Stor., l. 11.

311.Varchi,Stor., l. 11.

312.Lettere, p. 178.

312.Lettere, p. 178.

313.Busini,Lettere; Varchi,Stor.

313.Busini,Lettere; Varchi,Stor.

314.Lettere di Carlo Cappello oratore veneziano 13 agosto 1530.

314.Lettere di Carlo Cappello oratore veneziano 13 agosto 1530.

315.Varchi,Stor., l. 11.

315.Varchi,Stor., l. 11.

316.Nardi,Stor., l. 9.

316.Nardi,Stor., l. 9.

317.Varchi,Stor., lib. 11.

317.Varchi,Stor., lib. 11.

318.Busini,Lettere, pag. 178.

318.Busini,Lettere, pag. 178.

319.Ezech., c. XXXII.

319.Ezech., c. XXXII.

320.Visitando il castello della Gavinana, domandai se si trovassero armi antiche. Mi risposero affermativamente e mi condussero in certa casetta a canto a quella dove fu trucidato il Ferruccio. Il proprietario della casa ci menò entro una stanza terrena dove conservava molte armi di varie forme, lance lunghe oltre un braccio foggiate a foglia di canne, alabarde e picche. Ne presi una nelle mani e proposi acquistarla offrendone in prezzo un napoleone d'oro. Il montanaro ricusò, dicendo ch'ella era povera cosa nè meritava tanto; io dubitando all'opposto che egli rifiutasse per la pochezza della offerta, promisi raddoppiarla, e il montanaro rifiutava di nuovo — venendo dalle città, dove io vedevo comprarsi a contanti — senza eccezione — tutto, aumentai il danaro per ottenerla ad ogni costo; — sperava a un punto e temeva si piegasse il dabbene uomo; sperava di possedere l'arme, temeva incontrare un mercante nel severo montanaro: alfine questi vedendo dalla mia insistenza che non comprendeva la causa del rifiuto, non senza alterezza, mi favellò le seguenti parole: «Queste armi il mio nonno ha lasciate a mio padre, e queste io devo lasciare ai miei figliuoli.» — A Firenze sono due magazzini dove i rigattieri rivendono armi antiche comprate, com'egli mi disse, dalle principali famiglie del paese.

320.Visitando il castello della Gavinana, domandai se si trovassero armi antiche. Mi risposero affermativamente e mi condussero in certa casetta a canto a quella dove fu trucidato il Ferruccio. Il proprietario della casa ci menò entro una stanza terrena dove conservava molte armi di varie forme, lance lunghe oltre un braccio foggiate a foglia di canne, alabarde e picche. Ne presi una nelle mani e proposi acquistarla offrendone in prezzo un napoleone d'oro. Il montanaro ricusò, dicendo ch'ella era povera cosa nè meritava tanto; io dubitando all'opposto che egli rifiutasse per la pochezza della offerta, promisi raddoppiarla, e il montanaro rifiutava di nuovo — venendo dalle città, dove io vedevo comprarsi a contanti — senza eccezione — tutto, aumentai il danaro per ottenerla ad ogni costo; — sperava a un punto e temeva si piegasse il dabbene uomo; sperava di possedere l'arme, temeva incontrare un mercante nel severo montanaro: alfine questi vedendo dalla mia insistenza che non comprendeva la causa del rifiuto, non senza alterezza, mi favellò le seguenti parole: «Queste armi il mio nonno ha lasciate a mio padre, e queste io devo lasciare ai miei figliuoli.» — A Firenze sono due magazzini dove i rigattieri rivendono armi antiche comprate, com'egli mi disse, dalle principali famiglie del paese.

321.La statua di Memnone, comunque degradata dal tempo, occorre tuttavia nel deserto dove fu Tebe, distante una lega dalla sponda del Nilo. La tradizione, che, al comparire del sole, mandasse un suono, come di corde di lira che si rompano, non è favolosa. Secondo le ricerche dei fisici, ciò risultava dalla umidità di cui il masso s'impregnava durante la notte, la quale sviluppandosi ai primi calori del sole produceva, dilatando le molecole della pietra naturalmente sonora, un crepito che ripercotendosi su tutta la superficie, vi cagionava una vibrazione generale. Il medesimo fenomeno fu osservato dall'Humboldt nelle rocce granitiche dell'Orenoco.

321.La statua di Memnone, comunque degradata dal tempo, occorre tuttavia nel deserto dove fu Tebe, distante una lega dalla sponda del Nilo. La tradizione, che, al comparire del sole, mandasse un suono, come di corde di lira che si rompano, non è favolosa. Secondo le ricerche dei fisici, ciò risultava dalla umidità di cui il masso s'impregnava durante la notte, la quale sviluppandosi ai primi calori del sole produceva, dilatando le molecole della pietra naturalmente sonora, un crepito che ripercotendosi su tutta la superficie, vi cagionava una vibrazione generale. Il medesimo fenomeno fu osservato dall'Humboldt nelle rocce granitiche dell'Orenoco.

322.Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, pag. 524.

322.Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, pag. 524.

323.Apologia dei Cappucci, p. 369.

323.Apologia dei Cappucci, p. 369.

324.Lettera 124.

324.Lettera 124.

325.F. Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, p. 526.

325.F. Sassetti,Vita di Francesco Ferruccio, p. 526.

326.Lettera de' commissari di Pisa ai Dieci, 23 luglio, ore 10, lettera CXXIII.

326.Lettera de' commissari di Pisa ai Dieci, 23 luglio, ore 10, lettera CXXIII.

327.MS. del cap. Domenico Cini che si conserva nella comune di San Marcello. Mentre con tanta religiosa diligenza si vanno raccogliendo reliquie di poca importanza intorno al Ferruccio, io veramente non so come non abbiano fatto capitale del ms. del cap. Cini.

327.MS. del cap. Domenico Cini che si conserva nella comune di San Marcello. Mentre con tanta religiosa diligenza si vanno raccogliendo reliquie di poca importanza intorno al Ferruccio, io veramente non so come non abbiano fatto capitale del ms. del cap. Cini.

328.Edizione di Prato del 1835.

328.Edizione di Prato del 1835.

329.Gio. Villani,Stor. fiorent.

329.Gio. Villani,Stor. fiorent.

330.Macchiavelli,Modo da praticarsi co' popoli della Valdichiana.

330.Macchiavelli,Modo da praticarsi co' popoli della Valdichiana.

331.MS. del cap. Cini.

331.MS. del cap. Cini.

332.MS. medes.

332.MS. medes.

333.«Eo modo quiescenti supervenit cursu citato fessus sacerdos qui dicebat adesse Ferruccium, eumque Sancti Marcelli oppidum intrasse, direptumque incendisse, unde ipse vix effugerit.» Giovio,Stor., l. 29; Ammirato,Stor.; Cini.

333.«Eo modo quiescenti supervenit cursu citato fessus sacerdos qui dicebat adesse Ferruccium, eumque Sancti Marcelli oppidum intrasse, direptumque incendisse, unde ipse vix effugerit.» Giovio,Stor., l. 29; Ammirato,Stor.; Cini.

334.Stando al computo dei nemici, Ferrante Gonzaga il 4 agosto scriveva al marchese di Mantova suo fratello, Allegato 1,Documenti dell'Assedio di Firenze, p. 318: «Questa è per darvi avviso della fazione fatta per il Ferruccio contro al principe di Oranges, Fabrizio Maramaldo ed Alessandro Vitelli e tutta la fazione panciatica, cioè il plano e la montagna di Pistoia, in numero di 7 od 8 mila fanti, 1550 cavalli; e quelli del Ferruccio non giungevano a 3000 fanti e 400 cavalli.» Ma il pro' Francesco in vero non ne aveva che 2000.

334.Stando al computo dei nemici, Ferrante Gonzaga il 4 agosto scriveva al marchese di Mantova suo fratello, Allegato 1,Documenti dell'Assedio di Firenze, p. 318: «Questa è per darvi avviso della fazione fatta per il Ferruccio contro al principe di Oranges, Fabrizio Maramaldo ed Alessandro Vitelli e tutta la fazione panciatica, cioè il plano e la montagna di Pistoia, in numero di 7 od 8 mila fanti, 1550 cavalli; e quelli del Ferruccio non giungevano a 3000 fanti e 400 cavalli.» Ma il pro' Francesco in vero non ne aveva che 2000.

335.MS. Cini.

335.MS. Cini.

336.MS. Cini.

336.MS. Cini.

337.Sassetti,Vita del Ferruccio, p. 532.

337.Sassetti,Vita del Ferruccio, p. 532.

338.La casa del Mezzalancia passò in seguito nei Ciampalanti. Un discendente di questa famiglia in memoria del fatto, pose su la facciata della casa la seguente scrizione cronogrammaticabelli consilio dux hic Ferruccius actoper cita in orangem ocius arma ciet.nec procul hinc moritur centum per vulnera, quartoaugusti nonas, versibus annus inest.Peregrinus Ciampalantes posuit.

338.La casa del Mezzalancia passò in seguito nei Ciampalanti. Un discendente di questa famiglia in memoria del fatto, pose su la facciata della casa la seguente scrizione cronogrammatica

belli consilio dux hic Ferruccius actoper cita in orangem ocius arma ciet.nec procul hinc moritur centum per vulnera, quartoaugusti nonas, versibus annus inest.Peregrinus Ciampalantes posuit.

339.La tromba di fuoco fu un cannone di legno o di metallo lungo da 3 fino a 9 piedi empito di polvere e di altre materie accendibili, il quale innestavasi su la punta della picca onde scagliarlo contro i nemici. Il Biringoccio dice potersi adoperare e caricare a modo di artiglieria con palle di pietra ed altri proietti da cavarne miglior costrutto che non dal solo fuoco. Grassi,Diz. Militare.

339.La tromba di fuoco fu un cannone di legno o di metallo lungo da 3 fino a 9 piedi empito di polvere e di altre materie accendibili, il quale innestavasi su la punta della picca onde scagliarlo contro i nemici. Il Biringoccio dice potersi adoperare e caricare a modo di artiglieria con palle di pietra ed altri proietti da cavarne miglior costrutto che non dal solo fuoco. Grassi,Diz. Militare.

340.Nel ms. del Cini s'incontra la nota seguente posta in margine: — L'armatura dell'Orange si vede anche di presente nella prima stanza della Galleria di Firenze, dove sono conservate diverse rarità di armi antiche, collocata a man sinistra, essendo fregiata di oro, e tiene attaccata una tela tessuta di oro e di argento dalla parte inferiore. Nel bracciale sinistro di essa armatura vi si vede una impressione di palla d'archibuso, lo che indicherebbe avere ricevuti tre e non due colpi, come riporta anche Lorenzo Selva, al l. 3, p. 213 delleMetamorf. riconosciute.

340.Nel ms. del Cini s'incontra la nota seguente posta in margine: — L'armatura dell'Orange si vede anche di presente nella prima stanza della Galleria di Firenze, dove sono conservate diverse rarità di armi antiche, collocata a man sinistra, essendo fregiata di oro, e tiene attaccata una tela tessuta di oro e di argento dalla parte inferiore. Nel bracciale sinistro di essa armatura vi si vede una impressione di palla d'archibuso, lo che indicherebbe avere ricevuti tre e non due colpi, come riporta anche Lorenzo Selva, al l. 3, p. 213 delleMetamorf. riconosciute.

341.MS. Cini.

341.MS. Cini.

342.Riccardodi Shakspeare.

342.Riccardodi Shakspeare.

343.Nell'allegato 1 alla lettera di Ferrante Gonzaga al marchese di Mantova suo fratello del 5 agosto 1530 si legge: «Il Ferruccio giunto lì gagliardamente si affrontò smontando a piè con l'arme bianca indosso e unastradiottain mano. Il vocabolostradiottamanca nel Vocabolario della Crusca e nel Grassi,Diz. militare.

343.Nell'allegato 1 alla lettera di Ferrante Gonzaga al marchese di Mantova suo fratello del 5 agosto 1530 si legge: «Il Ferruccio giunto lì gagliardamente si affrontò smontando a piè con l'arme bianca indosso e unastradiottain mano. Il vocabolostradiottamanca nel Vocabolario della Crusca e nel Grassi,Diz. militare.

344.MS. Cini.

344.MS. Cini.

345.MS. Cini, Ammirato, Varchi.

345.MS. Cini, Ammirato, Varchi.

346.Nel giorno 10 ottobre 1847, soffiando il vento della libertà italica, Giudei e Samaritani si congregarono a Gavinana per abbracciarsi, parlare, udir parlare, giurare e gittare campanili all'aria — Io non andai pago di avere, come Dio mi aveva concesso, narrato del Ferruccio undici anni prima mentre mi si teneva stretto nelle elbane carceri, e nessuno ricordava il Ferruccio. Disse mirabilia un Pietro Odaldi, sopratutto su la sacra necessità d'impugnare le armi pel conquisto della indipendenza nazionale: più tardi si colorì moderato, usurpando nome bellissimo a ingenerosi concetti; per ultimo moriva commissario dell'ospedale di Santa Maria Nuova, restaurato il reggimento assoluto mercè le armi imperiali. Molti, dal 1848 in qua gli epitafi dettati per onorare non già Francesco Mariotto Ferrucci eroe, bensì chi li dettava; degni tutti di oblio, togline uno, di Pietro Contrucci, che dice:sul pistoiese appenninoper tradimento di Malatestainfelice nello ardito conflittoscannato vilmente da Maramaldoda forte e glorioso perivaFRANCESCO FERRUCCIOe seco la fiorentina repubblicao tuche visiti luogo di tanta memorianon giudicare l'uomo dalla fortuna.

346.Nel giorno 10 ottobre 1847, soffiando il vento della libertà italica, Giudei e Samaritani si congregarono a Gavinana per abbracciarsi, parlare, udir parlare, giurare e gittare campanili all'aria — Io non andai pago di avere, come Dio mi aveva concesso, narrato del Ferruccio undici anni prima mentre mi si teneva stretto nelle elbane carceri, e nessuno ricordava il Ferruccio. Disse mirabilia un Pietro Odaldi, sopratutto su la sacra necessità d'impugnare le armi pel conquisto della indipendenza nazionale: più tardi si colorì moderato, usurpando nome bellissimo a ingenerosi concetti; per ultimo moriva commissario dell'ospedale di Santa Maria Nuova, restaurato il reggimento assoluto mercè le armi imperiali. Molti, dal 1848 in qua gli epitafi dettati per onorare non già Francesco Mariotto Ferrucci eroe, bensì chi li dettava; degni tutti di oblio, togline uno, di Pietro Contrucci, che dice:

sul pistoiese appenninoper tradimento di Malatestainfelice nello ardito conflittoscannato vilmente da Maramaldoda forte e glorioso perivaFRANCESCO FERRUCCIOe seco la fiorentina repubblicao tuche visiti luogo di tanta memorianon giudicare l'uomo dalla fortuna.

347.Così chiamano il luogo ove i contadini pongono a seccare le castagne.

347.Così chiamano il luogo ove i contadini pongono a seccare le castagne.

348.Altri narra diversamente la morte di Vico di Nicolò Machiavelli: accordano che uscisse di Firenze col Ferruccio. — Il Ferruccio stesso ne parla nella lettera del 26 ottobre 1529 ai Dieci, 25 — come caduto prigione in mano agl'imperiali lo aveva riscattato con le armi alla mano. Finalmente affermano che nel 1530 morisse gloriosamente in una sortita tenendo stretto la insegna della sua compagnia. Che che ne sia, questo è sicuro, che i figli di Nicolò Machiavelli furono educati a spargere il sangue in benefizio della patria e della libertà.

348.Altri narra diversamente la morte di Vico di Nicolò Machiavelli: accordano che uscisse di Firenze col Ferruccio. — Il Ferruccio stesso ne parla nella lettera del 26 ottobre 1529 ai Dieci, 25 — come caduto prigione in mano agl'imperiali lo aveva riscattato con le armi alla mano. Finalmente affermano che nel 1530 morisse gloriosamente in una sortita tenendo stretto la insegna della sua compagnia. Che che ne sia, questo è sicuro, che i figli di Nicolò Machiavelli furono educati a spargere il sangue in benefizio della patria e della libertà.

349.Basini,Lettere, pag. 157. — Carlo Cappello,Lettere, pag. 210.

349.Basini,Lettere, pag. 157. — Carlo Cappello,Lettere, pag. 210.

350.Così chiamavasi in Firenze il luogo dove si seppellivano i cadaveri delle bestie.

350.Così chiamavasi in Firenze il luogo dove si seppellivano i cadaveri delle bestie.

351.Varchi,Stor., l. 11.

351.Varchi,Stor., l. 11.

352.Varchi,Stor., l. 11.

352.Varchi,Stor., l. 11.

353.Giova rammentare che laimpresadei Castiglioniportatre cani bianchi in campo rosso.

353.Giova rammentare che laimpresadei Castiglioniportatre cani bianchi in campo rosso.

354.Il capitano degli Olandesi, conquistata Malacca nel 1614 contro i Portoghesi, domandava al generale dei vinti: «E quando tornerete? — Quando, gli rispose il Portoghese, — i vostri peccati saranno più grandi dei nostri.» — Raynal,Histoire philosoph., l. 2.

354.Il capitano degli Olandesi, conquistata Malacca nel 1614 contro i Portoghesi, domandava al generale dei vinti: «E quando tornerete? — Quando, gli rispose il Portoghese, — i vostri peccati saranno più grandi dei nostri.» — Raynal,Histoire philosoph., l. 2.

355.Il testamento di David,il re santo, mette paura. Re III, c. 2, v. 5. «Oltre a ciò tu sai quello che mi ha fatto Joab figlio di Sarvi. — 6 Non lasciare scendere la sua canutezza in pace dentro il sepolcro. — 8 Ecco oltre a ciò appo te Semei, figliuolo di Gera, il quale mi maledisse; io giurai per lo Signore non lo fare morire con la spada; — 9 ma ora non lasciarlo impunito; — fa scendere la sua canutezza nel sepolcro per morte sanguinosa.» — Ecco il legato di David, santo re.

355.Il testamento di David,il re santo, mette paura. Re III, c. 2, v. 5. «Oltre a ciò tu sai quello che mi ha fatto Joab figlio di Sarvi. — 6 Non lasciare scendere la sua canutezza in pace dentro il sepolcro. — 8 Ecco oltre a ciò appo te Semei, figliuolo di Gera, il quale mi maledisse; io giurai per lo Signore non lo fare morire con la spada; — 9 ma ora non lasciarlo impunito; — fa scendere la sua canutezza nel sepolcro per morte sanguinosa.» — Ecco il legato di David, santo re.

356.Samuel. 2, cap. 6.

356.Samuel. 2, cap. 6.

357.Fra' Ughi dice 2000, e aggiunge di un bel vedere. L'annotatore si scandalizza; ma il frate, a parer mio, la pensava più giusto: Italiani venuti a combattere contro la libertà più detestabili assai erano degli stranieri, e il padre degli oppressi poteva e doveva esultare nel vederli di mala morte morire.

357.Fra' Ughi dice 2000, e aggiunge di un bel vedere. L'annotatore si scandalizza; ma il frate, a parer mio, la pensava più giusto: Italiani venuti a combattere contro la libertà più detestabili assai erano degli stranieri, e il padre degli oppressi poteva e doveva esultare nel vederli di mala morte morire.

358.Il Nardi, l. 9 delleStorie, «aggiunse: si disse poi che, vivo o morto, ebbe in sepoltura il fiume Tevere.»

358.Il Nardi, l. 9 delleStorie, «aggiunse: si disse poi che, vivo o morto, ebbe in sepoltura il fiume Tevere.»

359.Machiavelli,Il principe.

359.Machiavelli,Il principe.

360.Stor., l. 12.

360.Stor., l. 12.

361.Discorso del sublime di Michelangiolo.

361.Discorso del sublime di Michelangiolo.

362.Un umile uomo, sagrestano di San Niccolò, i premi promessi e le pene minacciate disprezzando del pari, salvò Michelangiolo. La storia ne tacque il nome. Francesco Guicciardini conte lo cercava a morte, e va famoso per le bocche dei posteri; ma chi alla celebrità di costui non anteporrebbe l'oblio del povero sagrestano? Ancora i lettori pensino a questo: un conte vuol morto il Buonarroti e non riesce; un popolano lo vuol vivo e lo salva.

362.Un umile uomo, sagrestano di San Niccolò, i premi promessi e le pene minacciate disprezzando del pari, salvò Michelangiolo. La storia ne tacque il nome. Francesco Guicciardini conte lo cercava a morte, e va famoso per le bocche dei posteri; ma chi alla celebrità di costui non anteporrebbe l'oblio del povero sagrestano? Ancora i lettori pensino a questo: un conte vuol morto il Buonarroti e non riesce; un popolano lo vuol vivo e lo salva.

363.S'è vera, apparirà singolare ai dì nostri la cagione della benevolenza di don Ferrante Gonzaga per Raffaello Girolami. Dicono dunque che, avendo don Ferrante infermo un suo figliuolo, Raffaello gli mandasse l'anello di San Zanobi; dal tocco del quale essendo rimasto guarito, il padre consolato gli professasse gratitudine eterna. — Narrasi eziandio che Lorenzo dei Medici spedisse al re di Francia, Luigi XI l'anello miracoloso, il quale mostrando la consueta virtù rese la salute al Cristianissimo; in guiderdone di che, Luigi rimandò l'anello dentro preziosissima cassetta, che, venduta dal Girolami, ne cavarono danaro bastevole a fondare un canonicato in duomo.

363.S'è vera, apparirà singolare ai dì nostri la cagione della benevolenza di don Ferrante Gonzaga per Raffaello Girolami. Dicono dunque che, avendo don Ferrante infermo un suo figliuolo, Raffaello gli mandasse l'anello di San Zanobi; dal tocco del quale essendo rimasto guarito, il padre consolato gli professasse gratitudine eterna. — Narrasi eziandio che Lorenzo dei Medici spedisse al re di Francia, Luigi XI l'anello miracoloso, il quale mostrando la consueta virtù rese la salute al Cristianissimo; in guiderdone di che, Luigi rimandò l'anello dentro preziosissima cassetta, che, venduta dal Girolami, ne cavarono danaro bastevole a fondare un canonicato in duomo.

364.Cuoco,Saggio sulla rivoluzione di Napoli del 1789.

364.Cuoco,Saggio sulla rivoluzione di Napoli del 1789.

365.Giacomo Molay, capo dei Templari, condannato al fuoco nel 1305 dal papa Clemente V e dal re Filippo il Bello, li citò a comparire dentro l'anno al giudizio di Dio; ed è fama che ambedue nel termine assegnato morissero.

365.Giacomo Molay, capo dei Templari, condannato al fuoco nel 1305 dal papa Clemente V e dal re Filippo il Bello, li citò a comparire dentro l'anno al giudizio di Dio; ed è fama che ambedue nel termine assegnato morissero.

366.Bruto, sul punto di uccidersi, disperato gridava: «O virtù, tu sei una vile schiava della fortuna!» (Plutarco.)

366.Bruto, sul punto di uccidersi, disperato gridava: «O virtù, tu sei una vile schiava della fortuna!» (Plutarco.)

367.Stor., 12.

367.Stor., 12.

368.Se mai continga ch'il poema sacroAl quale ha posto mano e cielo e terra,Sì che mi ha fatto per più anni macro.. . . . . . . . . . . . . . . . . .(Dante).

368.

Se mai continga ch'il poema sacroAl quale ha posto mano e cielo e terra,Sì che mi ha fatto per più anni macro.. . . . . . . . . . . . . . . . . .(Dante).

Se mai continga ch'il poema sacro

Al quale ha posto mano e cielo e terra,

Sì che mi ha fatto per più anni macro.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

(Dante).

369.Samuel, l. 1, c. 4.

369.Samuel, l. 1, c. 4.

370.Pirro, re di Epiro, ecc.

370.Pirro, re di Epiro, ecc.

371.Lucio II.

371.Lucio II.

372.Tanto calcolano essere a un dipresso il numero delle creature umane nel mondo.

372.Tanto calcolano essere a un dipresso il numero delle creature umane nel mondo.

373.«Cominciati i nuovi fiorini a spargersi per lo mondo, ne furono portati a Tunisi in Barberia e recati dinanzi al re di Tunisi, che era valente e savio uomo; sì gli piacque molto, e fecene far saggio, e trovolli di finissimo oro, e molto li commendò... e veggendo che era moneta di cristiani, mandò per gli mercanti pisani, che allora erano là franchi, e molto innanzi al re, ed eziandio i Fiorentini si spacciavano per Pisani in Tunisi; e domandògli che città fosse tra i cristiani quella Fiorenza che faceva i detti fiorini. Risposero i Pisani dispettosamente e per invidia dicendo: Sono i nostri Arabi fra terra; che tanto viene a dire i nostri montanari. Rispose saviamente il re: Non pare moneta di Arabi; o voi Pisani, qual moneta d'oro è la vostra? Allora furono confusi e non seppono che rispondere; e domandando se v'era alcun fiorentino mercatante, trovovvisi uno d'oltrarno, che aveva nome Pela Balducci, uomo discreto e savio. Lo re domandò dell'essere e dello stato di Firenze, cui i Pisani facevano loro Arabi. Lo quale saviamente rispose mostrando la potenza e magnificenza di Firenze e come Pisa, per comparazione, non era di potere nè di gente la metà di Firenze, che non aveano moneta d'oro, e che il fiorino era guadagnato per li Fiorentini sopra loro, per le molte vittorie avute.» Villani.Stor., libro VI, cap. LV.

373.«Cominciati i nuovi fiorini a spargersi per lo mondo, ne furono portati a Tunisi in Barberia e recati dinanzi al re di Tunisi, che era valente e savio uomo; sì gli piacque molto, e fecene far saggio, e trovolli di finissimo oro, e molto li commendò... e veggendo che era moneta di cristiani, mandò per gli mercanti pisani, che allora erano là franchi, e molto innanzi al re, ed eziandio i Fiorentini si spacciavano per Pisani in Tunisi; e domandògli che città fosse tra i cristiani quella Fiorenza che faceva i detti fiorini. Risposero i Pisani dispettosamente e per invidia dicendo: Sono i nostri Arabi fra terra; che tanto viene a dire i nostri montanari. Rispose saviamente il re: Non pare moneta di Arabi; o voi Pisani, qual moneta d'oro è la vostra? Allora furono confusi e non seppono che rispondere; e domandando se v'era alcun fiorentino mercatante, trovovvisi uno d'oltrarno, che aveva nome Pela Balducci, uomo discreto e savio. Lo re domandò dell'essere e dello stato di Firenze, cui i Pisani facevano loro Arabi. Lo quale saviamente rispose mostrando la potenza e magnificenza di Firenze e come Pisa, per comparazione, non era di potere nè di gente la metà di Firenze, che non aveano moneta d'oro, e che il fiorino era guadagnato per li Fiorentini sopra loro, per le molte vittorie avute.» Villani.Stor., libro VI, cap. LV.

374.Il medico Petti del Casentino spese più d'ogni altro il tempo e l'esperienze per giungere a capo di simile trovato, ch'egli reputava infallibile.

374.Il medico Petti del Casentino spese più d'ogni altro il tempo e l'esperienze per giungere a capo di simile trovato, ch'egli reputava infallibile.

375.Æneid., l. 6

375.Æneid., l. 6

376.Con tutto che si fosse perdonato a ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da' Foiano, teologo e predicatore unico, e fra' Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione di Toscana; il che aveva fatto per far cosa grata al papa, per essere stati acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con l'esortazioni e predicazioni loro del governo popolare; e Malatesta aveva già incominciato a tormentare fra' Benedetto. — Frammento di Lettera anonima attribuita all'oratore veneziano.Documenti sul'assedio di Firenze, pag. 324.

376.Con tutto che si fosse perdonato a ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da' Foiano, teologo e predicatore unico, e fra' Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione di Toscana; il che aveva fatto per far cosa grata al papa, per essere stati acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con l'esortazioni e predicazioni loro del governo popolare; e Malatesta aveva già incominciato a tormentare fra' Benedetto. — Frammento di Lettera anonima attribuita all'oratore veneziano.Documenti sul'assedio di Firenze, pag. 324.

377.Nel 1839 in Perugia fu pubblicato un libro di Giovambattista Vermiglioli professore, col titolo di:Vita e imprese militari di Malatesta IV Baglioni; nel quale per bene tre volte si lacera il mio nome e l'opera mia perchè ripetei quello che nessuno nega, e tutti, così antichi come moderni, confessano il tradimento del Malatesta: anzi neppure il Vermiglioli lo nega; se non che sostiene che a fin di conto ei lo fece per vantaggio di Firenze, ond'è giusto che gliene debba venire piuttosto lode che biasimo. Giova trascrivere in proposito quanto gravemente dichiara l'Alberi in fine della corrispondenza dell'oratore veneziano Carlo Cappello intorno l'Assedio di Firenze: «che dove pur fosse vero quello ch'è ad esuberanza provato, che cioè i Fiorentini non avessero potuto venire a capo di quella impresa l'obligo strettissimo dell'uomo che aveva giurato di darenon che le sostanze la vitaper quella causa era di morire combattendo o dimettersi da quel comando. Ma il convenire e dargli lode di avere parteggiato co' nemici e trattenuto i Fiorentini dal venire a battaglia anche quando egli, il Malatesta, credeva che avrebbero potuto uscirne vittoriosi (pag. 115-116), e ciò per lo specioso titolo che quel popolo fosse poi per cadere nei pericoli delle discordie intestine, è tale spregio per la virtù che volentieri mi persuado non essersi dallo scrittore intesa la importanza delle sue proprie parole.» Ma vi è di più; neppureparto di furibonda fantasiapossono dirsi gli ultimi momenti della vita del Malatesta quali vennero da me descritti; imperciocchè nelleCronachedel padre Giuliano Ughi minore osservante si legga quanto segue: «Partì Malatesta da Firenze e portonne seco molte bocche di artiglierie dei Fiorentini con grande quantità di danari, e pigliando la via verso Siena, fece peggio a San Casciano, a Poggibonsi e a Staggia che non havevano fatto i nemici Spagnuoli e Lanzi. Giunto a Perugia, incominciò un superbo et egregio palazzo al quale pose nome Firenzuola perchè lo faceva dei danari rubati alla Signoria et alli poveri soldati di Firenze; ma la divina giustizia non glielo lasciò vedere finito, perchè poco dopo un anno s'infermò di crudelissima malattia della quale morì come disperato: perchè appresso alla morte gli scoppiò un occhio con tanto strepito che si udì a più di 30 braccia lontano; e poco dopo gli scoppiò l'altro. Così rendè l'anima al diavolo (come si crede) andando a stare con Giuda e gli altri traditori. — Morì a Betona il 24 dicembre 1531 la vigilia di Natale, che cascò in domenica.»Nè mancarono commozioni della natura le quali nella mente dei popoli confermarono l'opinione della grande ira di Dio che provocò sopra il suo capo cotesto scellerato; imperciocchè certo cronista perugino racconta come nella notte in cui passò il Malatesta «Vinero vente grandissime, cioè piovose, che non solo demustrò, che scoprì e tette e quante case se dimustraro verso el ditto vento, et portava le persone da locho allo altro, talchè come fu cessato, per le strade non si potia porre piè en terra, che non se calcasse el copertimo e rotto, et en quella notte venne pioggia, grandina e molte altre signale.» A cui piacesse avere un saggio della dettatura del professore Vermiglioli volentieri io gli porrò qui sotto una sua nota, affinchè si soddisfaccia: «Chi si sentisse voglia di grandemente adirarsi legga la relazione della ultima infermità e della morte di Malatesta nel romanzo di D. Guerrazzi. Egli la coniò a suo modo nella pazzesca e furibonda fantasia con la quale coniò l'opera stessa dell'Assedio di Firenze.Imperciocchè anche in quella narrazione la menzogna, l'audacia, il mal talento e la più sfrontata insolenza prendono il luogo della verità e vanno riunite a più modi volgari e triviali di espressioni e modi più acconci a narrare le vergognose crapule delle più vili taverne che la morte di un illustre capitano il di cui valore e militare scienza si celebrarono da tutti gli storici italiani!» Così i professori nel 1859, nè io credo troppo diversi adesso; ma la specie scema e, a Dio piacendo, cesserà del tutto, sicchè di tale maniera libri si conserveranno nelle librerie per maraviglia come nei musei, le ossa fossili delle bestie antediluviane.

377.Nel 1839 in Perugia fu pubblicato un libro di Giovambattista Vermiglioli professore, col titolo di:Vita e imprese militari di Malatesta IV Baglioni; nel quale per bene tre volte si lacera il mio nome e l'opera mia perchè ripetei quello che nessuno nega, e tutti, così antichi come moderni, confessano il tradimento del Malatesta: anzi neppure il Vermiglioli lo nega; se non che sostiene che a fin di conto ei lo fece per vantaggio di Firenze, ond'è giusto che gliene debba venire piuttosto lode che biasimo. Giova trascrivere in proposito quanto gravemente dichiara l'Alberi in fine della corrispondenza dell'oratore veneziano Carlo Cappello intorno l'Assedio di Firenze: «che dove pur fosse vero quello ch'è ad esuberanza provato, che cioè i Fiorentini non avessero potuto venire a capo di quella impresa l'obligo strettissimo dell'uomo che aveva giurato di darenon che le sostanze la vitaper quella causa era di morire combattendo o dimettersi da quel comando. Ma il convenire e dargli lode di avere parteggiato co' nemici e trattenuto i Fiorentini dal venire a battaglia anche quando egli, il Malatesta, credeva che avrebbero potuto uscirne vittoriosi (pag. 115-116), e ciò per lo specioso titolo che quel popolo fosse poi per cadere nei pericoli delle discordie intestine, è tale spregio per la virtù che volentieri mi persuado non essersi dallo scrittore intesa la importanza delle sue proprie parole.» Ma vi è di più; neppureparto di furibonda fantasiapossono dirsi gli ultimi momenti della vita del Malatesta quali vennero da me descritti; imperciocchè nelleCronachedel padre Giuliano Ughi minore osservante si legga quanto segue: «Partì Malatesta da Firenze e portonne seco molte bocche di artiglierie dei Fiorentini con grande quantità di danari, e pigliando la via verso Siena, fece peggio a San Casciano, a Poggibonsi e a Staggia che non havevano fatto i nemici Spagnuoli e Lanzi. Giunto a Perugia, incominciò un superbo et egregio palazzo al quale pose nome Firenzuola perchè lo faceva dei danari rubati alla Signoria et alli poveri soldati di Firenze; ma la divina giustizia non glielo lasciò vedere finito, perchè poco dopo un anno s'infermò di crudelissima malattia della quale morì come disperato: perchè appresso alla morte gli scoppiò un occhio con tanto strepito che si udì a più di 30 braccia lontano; e poco dopo gli scoppiò l'altro. Così rendè l'anima al diavolo (come si crede) andando a stare con Giuda e gli altri traditori. — Morì a Betona il 24 dicembre 1531 la vigilia di Natale, che cascò in domenica.»

Nè mancarono commozioni della natura le quali nella mente dei popoli confermarono l'opinione della grande ira di Dio che provocò sopra il suo capo cotesto scellerato; imperciocchè certo cronista perugino racconta come nella notte in cui passò il Malatesta «Vinero vente grandissime, cioè piovose, che non solo demustrò, che scoprì e tette e quante case se dimustraro verso el ditto vento, et portava le persone da locho allo altro, talchè come fu cessato, per le strade non si potia porre piè en terra, che non se calcasse el copertimo e rotto, et en quella notte venne pioggia, grandina e molte altre signale.» A cui piacesse avere un saggio della dettatura del professore Vermiglioli volentieri io gli porrò qui sotto una sua nota, affinchè si soddisfaccia: «Chi si sentisse voglia di grandemente adirarsi legga la relazione della ultima infermità e della morte di Malatesta nel romanzo di D. Guerrazzi. Egli la coniò a suo modo nella pazzesca e furibonda fantasia con la quale coniò l'opera stessa dell'Assedio di Firenze.Imperciocchè anche in quella narrazione la menzogna, l'audacia, il mal talento e la più sfrontata insolenza prendono il luogo della verità e vanno riunite a più modi volgari e triviali di espressioni e modi più acconci a narrare le vergognose crapule delle più vili taverne che la morte di un illustre capitano il di cui valore e militare scienza si celebrarono da tutti gli storici italiani!» Così i professori nel 1859, nè io credo troppo diversi adesso; ma la specie scema e, a Dio piacendo, cesserà del tutto, sicchè di tale maniera libri si conserveranno nelle librerie per maraviglia come nei musei, le ossa fossili delle bestie antediluviane.

378.Iliade, lib. 9.

378.Iliade, lib. 9.

379.Apoc., XIV, v. 15.

379.Apoc., XIV, v. 15.

380.Sant'Ulfrido svedese chiamò intorno al cerchio degli scudi che gli facevano attorno i suoi prodi i tre bardi che lo seguitavano e disse loro: «Qui state e vedete quanto opererò di glorioso, onde, cantandolo, non abbiate bisogno udirlo dalla bocca altrui.»

380.Sant'Ulfrido svedese chiamò intorno al cerchio degli scudi che gli facevano attorno i suoi prodi i tre bardi che lo seguitavano e disse loro: «Qui state e vedete quanto opererò di glorioso, onde, cantandolo, non abbiate bisogno udirlo dalla bocca altrui.»

381.Apoc., cap. XX.

381.Apoc., cap. XX.

382.Vixere fortes ante Agamemnona multi(Hor., lib. IV, od. 8).

382.Vixere fortes ante Agamemnona multi(Hor., lib. IV, od. 8).

383.Questo fu scritto nel 1855; oggi promettono emendare il danno. Dio lo voglia; staremo a vedere; se noi camminiamo con la valigia davanti, non ne abbiamo colpa; perchè il cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda. Basta; fatto il miracolo, venereremo il santo.Genova, 15 gennaio 1859.Passarono dieci anni come l'acqua nelle grondaie.Beati quia quiescunt, esclamò Lutero entrando in un camposanto; ormai non ci avanza, che il desiderio di Lutero.Livorno, 15 aprile 1869.

383.Questo fu scritto nel 1855; oggi promettono emendare il danno. Dio lo voglia; staremo a vedere; se noi camminiamo con la valigia davanti, non ne abbiamo colpa; perchè il cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda. Basta; fatto il miracolo, venereremo il santo.

Genova, 15 gennaio 1859.

Passarono dieci anni come l'acqua nelle grondaie.Beati quia quiescunt, esclamò Lutero entrando in un camposanto; ormai non ci avanza, che il desiderio di Lutero.

Livorno, 15 aprile 1869.


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