NOTE:

NOTE:1.«Pater meus cecidit vos flagellis, ego autem cædam vos scorpionibus»Reg., lib. III, cap. 12, v. 11.2.Lord Byron.3.«Hæc dicit Dominus: Maledictus homo qui confidit in homine.»Jerem., cap. XVII, v. 5.4.«Non fuit antea nec postea tam longa dies, obediente Domino voci hominis et pugnante pro eo.»Josue, cap. X, v. 14.5.Et dixi: «Usque huc venies, et non procedes amplius, et hic confriges tumentes fluctus tuos.»Job, cap. XXXVIII, v. 11.6.«Pejoraque sæcula ferri:Temporibus quorum sceleri non invanit ipsaNomen, et a nullo posuit natura metallo.»Juven., Sat. 13.7.Brantome, tomo X.8.Parini, a Silvia,Ode sul vestire alla guillotina.Però fu ai tempi di Francesco I che cominciò in Francia l'andazzo dei capelli corti e della barba lunga, imperciocchè cotesto re giocando il dì di Epifania a Romoralin col conte di Sanpolo con le palle di neve, rimase ferito nel capo, ond'ebbe a mozzarsi i capelli per farsi curare, ed indi in poi non se li fece più crescere secondo la foggia che usavano i soldati svizzeri e italiani. — Ad. Thiers,Histoire des perruques, pag. 23.9.«Pænituit eum quod hominem fecissit in terra.»Genesi, cap. VI. 6. — «Delebo hominem... pænitet enim me fecisse eos.»Ibid., cap. VI, 7.10.«Samaritanus misericordia motus est. Et approprians alligavit vulnera ejus, infundes oleum et vinum.»Ev. sec. Luc., cap. X, 33.11.Soph. inŒdip.12.Jul. Capitol.Pertinax imperator., in fine. «Signa interitus hæc fuerent: ipse, ante triduum quam occideretur, in piscina sibi visus est videre hominem cum gladio infestantem.»13.«Ecce populus ut leæna consurgens, et quasi leo erigitur: non accubabit donec devoret prædam et occisorum sanguinem bibat.»Num., cap. XXIII, v. 24.14.In codesta occasione si rammenta che una pietra cadendo ruppe il braccio sinistro delDaviddedi Michelangiolo. Varchi,Storie, tom. I.15.Tali erano i moderati antichi, che arieggiano ai moderni come gocciola a gocciola.16.Ma non sia alcun di sì poco cervelloChe creda, se la sua casa rovina,Che Dio la salvi senz'altro puntello:Perchè e' morrà sotto quella rovina.Asino d'oro, cap. V.17.Busini,Lettere.18.Storie fiorentine, lib. III.19.Della natura dei Francesi.20.Principe, cap. III. «E di questa materia parlai a Nantes col Roano, quando il Valentino, che così era chiamato Cesare Borgia figliuolo di papa Alessandro, occupava la Romagna, perchè, dicendomi il cardinal Roano che gl'Italiani non s'intendevano della guerra, io gli risposi che iFrancesi non s'intendevano dello stato, perchè, intendendosene, non lascerebbero venire la Chiesa in tanta grandezza.»21.Busini,Lett. II.22.Machiavelli,Dialogo sulla lingua.23.Machiavelli,Principe, cap. XV.24.Disc., lib. I, cap. 55.25.Discorso per la riforma dello stato di Firenze a Leone X.26.Disc., lib. 9, cap. I.27.Disc., lib. I, cap. 10.28.Principe, cap. XVII.29.A maggior prova di questo si narra che Giulio II mandasse Pietro Oviedo, spagnuolo, al governatore di Cesena, che lo teneva pel duca, con uno scritto del Valentino, col quale gli si ordinava cederla. Il governatore rispose non potere obbedire agli ordini di un signore prigione, e meritare gastigo chi veniva pel suo disonore; per la qual cosa fece gettare l'Oviedo giù dalle mura.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.30.Principe, cap. VII; Tommasi,Vita di Cesare Borgia.31.Principe, cap. VII.32.Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo (Baglioni) e il duca di Gravina Orsini.33.Principe, Cap. VIII.34.Varchi,Storie, Tomo I.35.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.36.Principe, cap. II.37.Guicciardini,Storia d'Italia.38.Varchi,Storie, tomo I.39.Lord Nassau Clavering, conte Cowper e il cavaliere Alberto Rimbotti promossero ancora il monumento del Machiavelli in Santa Croce. Antonio Spinazzi scolpiva; il dottore Ferroni componeva la iscrizione famosa:Tanto nomini nullum par elogium.Merita di essere consultata sulla vita e gli scritti del Segretario l'opera recentissima del signore Artaud intitolataMachiavel, tomo II, presso Didot, Parigi, 1833. Quantunque io non partecipi affatto le sue idee intorno al mio eroe, riporto con piacere le sue parole, tomo II, pag. 494, dove, dopo di avere esaminato i diversi ritratti del Machiavelli e dimostrato come spesso lo abbiano confuso con quello di Lorenzo il Magnifico e più spesso con l'altro di Cosimo I, errore in cui cadde Morghen, e nel 1831 il Passigli nella sua edizione delle opere del Machiavelli in un solo volume, dice avere ristabilito il vero in testa del suo libro mercè il raro Ingegno del sig. Ruhierre, il quale espressa nell'incisione: «lo splendoreigneodello sguardo del nostro Fiorentino e quella specie di solenne impassibilità con la quale par che domandi ai secoli presenti che cosa aspettino da lui e per qual ragione tra tanti autori antichi e moderni sia stato scelto il suo nome, poi vilipeso e condannato a diventare una ingiuria plebea, un insulto spietato.» Alcuni fatti discorsi in questo capitolo dal Machiavelli avvennero qualche tempo dopo la sua morte.40.Canzone citata nell'Alhambradi Washington Irving.41.Filiberto fu ultimo germe maschio della famiglia degli Chalons; i suoi beni e i suoi titoli passarono alla sua sorella Claudia moglie di Renato conte di Nassau. Robertson,Vita di Carlo V, lib. V.42.Modo da praticarsi contro i popoli ribellati della Val di Chiana.43.Giannetto Donati,Vita di Francesco Ferrucci.44.Si chiamava Marzocco il lione coronato, insegna del Comune di Fiorenza. Varchi,Storie.45.Purg., canto XIV.46.Vedi c. 1.Modo tenuto dal duca Valentino per ammazzare Vitellozzo Vitelli, ecc.47.Vedi opera sopra citata.48.Ammirato,Famiglie fiorentine; Machiavelli,Storie.49.Busini, lettera XII.Parallelo fra Malatesta Baglioni e Francesco Ferruccio capitani dei Fiorentini.— Scrittura del tempo. — Codice Riccardiano. — 1826, pag. 2.50.Busini, lettera XII.51.Nerli,Stor., lib. XII.52.Nell'opera intitolata —Assedio di Firenze, illustrata con inediti documenti, occorre un passo della lettera 51 di Carlo Cappello, ambasciatore veneto presso la Repubblica di Firenze il quale annunzia come le genti di Arezzo sarieno state la sera del 19 settembre 1529 a Firenze, però che avessero deliberato di lasciarlo, onde non tenere troppi presidii e trovarsi meno forti. Sul quale proposito l'Annotatore dottissimo osserva che per queste parole andrà meno odiosa ai posteri la fama dell'Albizzi; imperciocchè il modo di questo annunzio e il silenzio dello spavento che alla notizia si dice scombuiasse Firenze porgono testimonianza cotesto abbandono essere stato prescritto, non già volontario; la quale opinione gli viene confermata da non vedere ricordato Arezzo tra i luoghi che voleva leggere la Signoria nella lettera 58 del medesimo oratore. La memoria dei defunti è cosa sacra nè va tocca con leggerezza da cui sente la religione della storia; ma nè per le allegazioni delle lettere del Cappello nè per l'avvertimento del signore Albèri parmi deva punto alterarsi il giudizio da solenni storici contemporanei portato sopra il turpe fatto di Antonfrancesco. Esaminando diligentemente la corrispondenza intera, trovo che, essendo riuscito ai Fiorentini di tenere ferma la rôcca di Arezzo, quivi quanto più poterono si ressero (lett. 52); per la qual cosa viene fatto di domandare: se cessero la città, perchè serbarono la rôcca, che pure distraeva dall'esercito 300 fanti dei buoni? Ancora dalla lettera 53 e seguenti si cava che i Fiorentini urgevano i Veneziani affinchè movessero le loro genti da Urbino, le quali, unite a 4000 fanti mandati da Firenze, facessero prova di ricuperarlo; e se i Veneziani non si volevano muovere, la Signoria, come disposta a riavere Arezzo, spediva Andreolo Zati commissario in Casentino a levare gente e tentare la impresa. Ora, perchè tanto affanno a ricuperare quasi subito quello che si era abbandonato poco anzi spontanei? Arrogi che le prime notizie, per ordinario, non esperimentiamo le meglio sicure; nè il Cappello in tutto e per tutto concorda col Varchi, informatissimo narratore e pacato: di più, l'altro documento estratto dalla Riccardiana, messo dal medesimo signor Albèri in fondo del volume, dichiara: «Accordossi adunque il Malatesta con gl'imperiali e venne con le genti fiorentine verso Arezzo: la quale terra desiderando i nostri che fosse difesa per rompere la strada ai nemici, mostrò egli al Commissario tante difficoltà in tal cosa ch'egli deliberò abbandonarla, e così tutti vennero alla volta di Firenze; ma arrivati che furono a San Giovanni, ebbero commissione dai Dieci di mettere tanta gente in Arezzo che la difendesse.» Per ultimo, ella è arte consueta dei governi dissimulare o diminuire la fama delle cose infortunatamente successe: di ciò frequenti esempi nelle storie e in quella romana durante la seconda guerra punica preclari. Antonfrancesco Albizzi fu ottimate codardo di codesti tempi, che vale quantomoderatoai dì nostri: e con la sua infamia rimanga.53.Arme del comune di Arezzo.54.Varchi,Storie, an. 1529; Busini, lettera XII.55.Armando Duplessis, cardinale di Richelieu, ministro di Francia sotto Luigi XIII, diceva che le donne e i preti non dovevano perdonare, perchè ciò in altri sarebbesi attribuito a virtù, in loro poi a debolezza.56.Dante,Parad., c. XVI.57.Però i brevi pontificii si dicono suggellatisub annulo piscatoris.58.Filippo il Bello, mercè l'opera e i consigli di Musciatto Francesi cavaliere fiorentino e di Sciarra Colonna barone romano, prese Bonifazio VIII papa in Alagna. Invano questo pontefice vestì gli abiti sacerdotali, si pose maestosamente a sedere sul trono; ch'ebbe a soffrire i più crudeli oltraggi. Sciarra con la mano coperta dal guanto di ferro lo percosse sul volto. — Onde l'Alighieri esponendo quel caso scriveva:Perchè men paia il mal futuro e il fatto,Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,E nel Vicario suo Cristo esser catto.Veggiolo un'altra volta esser deriso,Veggio rinnovellar l'aceto e il fiele,E tra vivi ladroni esser anciso.Purg., canto XX.Il popolo di Alagna, che prima aveva tenuto mano alla sua cattività, lo liberò il terzo giorno: nondimeno fu tanto lo sdegno concepito che fra brevi giorni morì come arrabbiato, e fu adempita la profezia di Celestino, il quale disse ch'egli entrerebbe nel pontificato come una volpe, vivrebbe come un lione e morrebbe come un cane.Villani,Stor., c. 8.59.Filippo padre di Carlo V nacque dell'imperatore Massimiliano e da Maria di Borgogna, unica figlia di Carloil Temerario.60.La corona di ferro, che si conserva a Monza, di fuori è composta d'oro e di gemme, dentro poi la circonda una lamina di ferro; dicono essere un chiodo di Cristo.61.Robertson,Vita di Carlo V, lib. I.62.Robertson,Vita di Carlo V, lib. XII.63.Detto, loco citato.64.Don Ferdinando di Alarcon ebbe in custodia Francesco I dopo la battaglia di Pavia e Clemente VII dopo il sacco di Roma.65.Giorgio Frandesperg, luterano, scese in Italia nel 1526, con 15,000 fanti tedeschi ed una moltitudine di cavalieri; egli portava in seno un laccio d'oro per impiccare il papa, ed altri di seta cremesina all'arcione per impiccare i cardinali. Varchi,Stor.66.Sismondi,Storia delle Repubbliche italiane, cap. CXV; Guicciardini,Stor., lib. XVI.67.Nardi, Stor., lib. VI.68.Alessandro de' Medici, scrive Lorenzino dei Medici, fu figlio di Lorenzo duca d'Urbino e della moglie di un vetturale nativa di Colle Vecchio, serva nata in casa dei Medici: aggiunge che Alessandro la fece avvelenare perchè i fuorusciti disegnavano torla da casa, dove lavorava la terra, per menarla a Napoli e mostrarla all'imperatore, onde vedesse da chi fosse nato colui il quale ei comportava che comandasse Fiorenza (vediApologia di Lorenzino de' Medici). Scipione Ammirato, Stor., lib, X, dice di avere ricavato da Cosimo I che Alessandro era figlio di Clemente VII e di una schiava africana. — Il suo colore oscuro, aggiunge il Boscone nellaVita di Lorenzo il Magnifico, tomo IV, i capelli ricciuti, le labbra tumide accrescono probabilità al racconto per parte della madre; e per quella del padre la predilezione che questi (cioè papa Clemente) gli ebbe sopra il cardinale Ippolito.69.Luigi XI con lettere patenti del 1465, concedea son amé et fêal conseiller Pierre de Mèdicisdi portare nella sua arma i fiordalisi in Francia. — Comines,Stor., tomo II, pag. 565.70.Questa lega fu formata qualche tempo dopo.71.Robertson,Vita di Carlo V, lib v, § 50, 51, ecc.72.Giovanni d'Austria. Vedi Schiller,Guglielmo Tell.73.Filippo II, Schiller e Alfieri.74.Ciò avvenne nel 1526, all'epoca della lega santa. Robertson, lib. IV, § 58.75.Carlo V fu il primo sovrano che assumesse nell'orgoglio del suo cuore il titolo diMaestà: fino a quel tempo i monarchi d'Europa avevano tolto quello diAltezza, o diGrazia.76.Cap. XXIII.77.Robertson, Sismondi, ec.78.Cornelio Agrippa,De duplici incoronatione, in fine; Guicciardini.79.Agrippa teneva sempre seco un cane nero a cui aveva imposto il nome di figliuolo. Alcuni sostenevano fosse il suo demonio famigliare. Alla fine dell'opuscoloDe duplici incoronatione, scritto da Cornelio Agrippa, e da cui abbiamo tratto molti particolari intorno alla incoronazione di Carlo V, si leggono epigrammi ed epitafi composti da varii autori in lode di questo cane.80.L'Estravagante unicadi Giovanni XII riduce gli ufficii della campana a questi, contenuti nei seguenti versi barbari:Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum:Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro.81.«L'histoire des trois gros diamans pris à Granson Mérite d'être rapportée, et la renommée qu'ils ont eue, l'espèce de vanité attachée a leur possession, témoigneront quelle était la splendeur de ces princes de Bourgogne, dont les dépouilles se sont distribuées entre les rois, qui se les sont enviées et disputées a prix d'or. — Le plus beau, celui qui fut ramassé sous un chariot, fu revendux par le curé de Montagne à un homme de Berne au prix detroisecus: plus tard un autre Bernois, nommé Barthélemi May, riche marchand qui faisait le commerce avec l'Italie, offrit a Guillaume de Diesbac un présent dequatre centsducats en reconnaissance de ce qu'il lui avait fait acheter ce diamant pourcinq milleducats. En 1482, les Gènois l'achetèrentsept milleducats et le vendirent ledoubleà Louis Sforce le More, duc de Milan. Après la chute de la maison de Sforce le diamant passa en la possession du papa Jules II pourvingt milleducats. La grosseur est égale à la moitié d'une noix. Il orne la tiare du pape, etc.» (Barante,Storia dei Duchi di Borgogna, tomo XXI.) Egli erra: — quel diamante orna il bottone del piviale del papa. VediVita di Benvenuto Cellini.82.Varchi,Storia, lib. ultimo.83.Marrano, parola spagnuola rimasta nella nostra lingua, significa in origine un ebreo che ostentava in palese di essersi convertito al cristianesimo ed esercitava in segreto l'antica religione.84.Varchi,Storia, lib. XII.85.Nella processione del venerdì santo il primo rabbino accompagnato da altri Ebrei aspettava il papa presso l'arco di Costantino, se non erro, dove piegava il collo sotto il piede pontificio. Adesso non si costuma più; anzi a mano a mano si accosta la probabilità del contrario, dacchè Rotschild da un punto all'altro può espropriare il pontefice del suo stato e farseloaggiudicare allo incanto: però nel secolo passato mi assicurano che si praticava.86.Washington Irving,Storia di Cristoforo Colombo, lib. V.87.«Leggesi che a Parigi fu uno maestro che si chiamava ser Lò, il quale insegnava loica e filosofia, e avea molti scolari. Intervenne che uno de' suoi scolari, tra gli altri arguto e sottile in disputare, ma superbo e vizioso di sua vita, morì. E dopo alquanti dì, essendo il maestro levato di notte allo studio, questo scolaro morto gli apparì: il quale il maestro riconoscendo, non senza paura domandò quello che di lui era. Rispuose che era dannato. E domandandolo il maestro se le pene dello inferno erano gravi come si dicea, rispuose che infinitamente maggiori, e che colla lingua non si potrebbono contare; ma ch'egli gliene mostrerebbe alcuno saggio. Vedi tu, diss'egli, questa cappa piena di sofismi, della quale io paio vestito? questa mi grava e pesa più che se io avessi la maggior torre di Parigi, o la maggiore montagna del mondo in su le spalle, e mai non la potrò porre giù. E questa pena m'è data dalla divina giustizia per la vanagloria ch'i' ebbi del parermi sapere più che gli altri e spezialmente di sapere fare sottili sofismi, cioè argomenti di sapere vincere altrui disputando. E però questa cappa della mia pena n'è tutta piena: perocchè sempre mi stanno davanti agli occhi a mia confusione. — E levando alto la cappa, che era aperta dinanzi, disse: Vedi tu il fodero di questa cappa? tutto è bracia e fiamma d'ardente fuoco penace, il quale senza veruna lena mi divampa e arde. E questa pena m'è data per lo peccato disonesto della carne, del quale fui nella vita mia viziato, e continuailo infino alla morte sanza pentimento o proponimento di rimanermene. Onde, conciossiacosachè io perseverassi nel peccato sanza termine e sanza fine, e avrei voluto più vivere per più potere peccare, degnamente la divina giustizia m'ha dannato, e tormentando mi punisce sanza termine e sanza fine. E o me lasso! che ora intendo quello che occupato nel piacere del peccato e inteso a' sottili sofismi della loica non intesi mentrechè vivetti nella carne: per che ragione si dea dalla divina giustizia la pena dello inferno sanza fine all'uomo per lo peccato mortale. E acciocchè la mia venuta a te sia con alcuno utile e ammaestramento di te, rendendoti cambio di molti ammaestramenti che desti a me, porgimi la mano tua, bel maestro. — La quale il maestro porgendo, lo scolaro scosse il dito della sua mano che ardea in su la palma del maestro, dove cadde una piccola goccia di sudore e forò la mano dall'uno lato all'altro con molto duolo e pena, come fosse stata una saetta focosa e aguta. — Ora hai il saggio delle pene dello inferno, disse lo scolaro; e urlando con dolorosi guai sparì. Il maestro rimase con grande afflizione e tormento per la mano forata et arsa; nè mai si trovò medicina che quella piaga curasse, ma infino alla morte rimase così forata: donde molti presono utile ammaestramento di correzione. E il maestro, compunto tra per la paurosa visione e per lo duolo, temendo di non andare a quelle orribili pene delle quali aveva il saggio, diliberò d'abbandonare la scuola e il mondo. Onde in questo pensiero fece due versi, i quali, entrando la mattina vegnente in iscuola, davanti a' suoi scuolari, dicendo la visione e mostrando la mano forata e arsa, rispuose e disse:Linquo coax ranis, cra corvis, vanaque vanis.Ad loycam pergo quæ mortis non timet ergo.Io lascio alle rane il gracidare e ai corvi il crocitare, le cose vane del mondo agli uomini vani: e io me ne vado a tal loica che non teme la conclusione della morte, cioè alla santa religione. — E così, abbandonando ogni cosa, si fece religioso, santamente vivendo infino alla morte.»Passavanti,Specchio della vera penitenza, Distinz. III, cap. 2.88.E gli fu fatto in piazza per pubblico editto una statua di marmo con questa iscrizioneandrei . auræ . civi . optimo . felicissimovindici . atque . auctori . publicælibertatis . S. P. L. I. posuere.Segni,Storie, lib. II.89.«Le discordie tra la plebe ed i nobili danno agio ad alcuna famiglia d'innalzarsi: le fazioni Fregose e Adorne spente: i Francesi scacciati da Savona; Doria liberatore: ma cotesta libertà è ridicola; cambiando capo, la costituzione rimane la stessa; nobili dovrebbero essere uguali davanti la legge, le distinzioni al merito ed alla virtù. Doria renda le navi, con le quali la salvò, e con le quali può ridurla serva.» — Foglietta,Della Repubblica di Genova, lib. I, pag. 60.90.La statua del Doria era abbattuta nel 1797 dai repubblicani: la rialzò Napoleone. Carlo Botta, al lib. XXII dellaStoria d'Italia, declama: «Comandò si restituisse la statua di Andrea Doria: questo affronto mancava ad Andrea, atterrato dai Giacobini, rinnalzato da Napoleone I» Il popolo comprese per avventura il Doria meglio di questo storico.91.Luigi Alamanni, nella satira 12, cantando di Venezia, diceva:Se non cangi pensiero, un anno soloNon conterà sopra il millesim'annoTua libertà che va fuggendo a volo.La fortuna verificò la profezia: la elezione del primo doge fu fatta nel 797... Venezia cessò d'esser libera nel 1796, cioè un anno prima che la predizione del poeta spirasse.92.«Prego don Giovanni di Luna, castellano, che mandi a tôrre del mio sangue dopo la morte e ne faccia fare un migliaccio, mandandolo a Cibo cardinale affine che si sazii in morte di quello che saziare non si è potuto in vita, perchè altro grado non gli manca per arrivare al ponteficato, al che esso tanto disonestamente aspira.» —Testamento di Filippo Strozzi.93.Varchi,Storia, lib. XII. «Clemente comandò che fosse messo in una buia e disagiosa prigione in Castello Santo Angiolo, dove, ancorchè il castellano, il quale era messere Guido dei Medici vescovo di Centa, avendone compassione, lo accarezzasse da prima e s'ingegnasse di mitigare la iracondia del Papa, nondimeno dopo più e più mesi, stando nella inopia di tutte le cose necessarie, ed essendogli ogni giorno per commessione di Clemente stremato quel poco di pane e di acqua conceduti, non meno di sporcizia e di disagio, che di fame e di sete miserabilmente morì.» Di frate Benedetto fu traditore il Malatesta, che lo dette per giunta al tradimento di Firenze. La lettera dell'oratore Cappello tratta dalla Magliabechiana e stampata nell'Assedio di Firenzedall'Albèri a pagina 321 dichiara: «Con tutto che si fosse perdonato ad ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da Fojano teologo e predicatore unico, e fra Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione della Toscana; il che aveva fatto per fare cosa grata al papa, per essere stati questi acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con le predicazioni ed esortazioni del governo popolare di Firenze; e Malatesta aveva già cominciato a tormentare fra Benedetto.» Questo ho voluto notare, perchè la inverecondia pretesca, gettata giù buffa ai dì nostri, nega il paiolo in capo; e avvertasi che il povero fra Benedetto non fu mica eretico; tutto altro, zelantissimo cattolico ed «uomo, aggiunge il Varchi, oltre la grandezza e venustà del corpo, di molta dottrina e di singolare eloquenza, posto a tale croce unicamente per essersi mostrato figliuolo pietoso alla patria, quella appunto che il Papa e si scuopriva empio e crudele.»94.In quel secolo credevano ai veleni capaci a produrre la pazzia. — Eustach. Rud., lib. 4,De morb. occult., cap. VI et seq.95.«Papa Clemente, trovandosi senza danaro e senza reputazione, si partì tutto malcontento agli trentuno e lasciò i Bolognesi non troppo bene soddisfatti per un taglione che aveva loro posto; i quali però avendo in tanta frequenza di principi e di prelati vendute carissime eziandio quelle cose le quali erano soliti in altri tempi, non che dare a buona derrata, gettar via, avevano oltre il solito ripieno la loro città di contanti.» — Varchi,Storia, lib. XI.96.Accrescitivo diavventare.Il Davanzali nelle postille al volgarizzamento di Tacito chiosando la vocelanciarescrive: «Avrei dettoscaraventatevi; ma cappita! Il Muzio ci «grida.» Io però, che le intemerate del Muzio non temo, e parmi questa gagliarda parola, l'adopero bravamente senza scrupolo di coscienza.97.Guicciardini,Storia, lib. XII. «Era Giulio, benchè nato di natali non legittimi, stato promosso da Lione nei primi mesi del pontificato al cardinalato, seguitando lo esempio di Alessandro VI nello effetto, ma non nel modo. Perchè Alessandro quando creò Cesare Borgia suofigliuolofece provare per testimoni (che deposero la verità) che la madre al tempo della sua procreazione aveva marito; inferendone che secondo la presunzione delle leggi si aveva a giudicare che il figliuolo fosse più presto nato dal marito che dall'adulterio; in Giulio i testimoni preposero la grazia umana alla verità, perchè provarono che la madre della quale (fanciulla e non maritata) era stato generato, innanzi che ammettesse agli abbracciamenti suoi il padre Giuliano, aveva avuto da lui segreto consentimento di essere sua moglie.»98.Guicciardini,Storia, lib. XV. «Il quale (il cardinale dei Medici) per una cedola di mano propria segretissimamente gli promesse l'uffizio della Vice-Cancelleria, che risiedeva in persona sua, ed il palazzo sontuosissimo il quale edificato già dal cardinale San Giorgio era stato conceduto a lui da papa Lione: donde acceso tanto più il cardinale Colonna indusse nella sua sentenza il cardinale Cornaro e due altri. La inclinazione dei quali come fu nota, cominciarono molti degli altri,tirati, come spesso interviene nei conclavi, da viltà o da ambizione, fare a gara di non essere ultimi a favorirlo.»99.Varchi,Storia, lib. XII. «Papa Clemente temeva il concilio, sì perchè egli eraillegitimamente nato, sì perchè era stato eletto conmanifesta simonia, e sì ancora perchè, quando gli eserciti imperiale ed ecclesiastico erano sotto Firenze, aveva fatto bandire per tutto il mondo che egli non aveva mosso guerra alla sua carissima patria ad altro fine che per volervi introdurre, in luogo diuno scandaloso governo e tirannico stato» (allora non correva l'andazzo delle paroledemagogo, anarchico, mazzinista, ec.), «un pacifico e civilissimo governo» (la parola civile aveva corso anco a cotesti tempi); — «di poi veggendosi per gli effetti tutto il contrario, ed avendo usato unagrande inumanità nel vendicarsi e non avere mantenuto i patti, stava con grande e ragionevole sospetto di non dovere essere, celebrandosi un legittimo concilio, rimosso dal papato.»Questo accadeva trecentoventisei anni fa: ma da cotesti tempi a oggi quanta enorme disparità negl'intenti, nella fede, nei costumi, nel reggimento, nella misericordia dei pontefici!100.Egli ebbe la testa mozza da Cosimo I. Vedipassim.101.Le genti di Coluzzone offersero un solenne ringraziamento alla Madonna per la guarigione del Malatesta, tornato a casa ferito nel 1512. Una tavola esprime il fatto di presente conservata dai signori conti Baglioni. Malatesta sta in letto adagiato: dirimpetto è la Vergine fra le nuvole, Gesù in grembo circondato da serafini, cherubini, ecc., prostrato a terra un coro di ventiquattro donne in atto di pregare. Inoltre vi si legge questa epigrafe:Coluzonis. incolæ. divæ. Mariæ. consolatrici, ob, Malatestam. Balionum. principem. Benemeritum. e. media. morte. restitutum. ad. vitam. dum. vulnera. laudem. perpetuam. paritura. tulit.

1.«Pater meus cecidit vos flagellis, ego autem cædam vos scorpionibus»Reg., lib. III, cap. 12, v. 11.

1.«Pater meus cecidit vos flagellis, ego autem cædam vos scorpionibus»Reg., lib. III, cap. 12, v. 11.

2.Lord Byron.

2.Lord Byron.

3.«Hæc dicit Dominus: Maledictus homo qui confidit in homine.»Jerem., cap. XVII, v. 5.

3.«Hæc dicit Dominus: Maledictus homo qui confidit in homine.»Jerem., cap. XVII, v. 5.

4.«Non fuit antea nec postea tam longa dies, obediente Domino voci hominis et pugnante pro eo.»Josue, cap. X, v. 14.

4.«Non fuit antea nec postea tam longa dies, obediente Domino voci hominis et pugnante pro eo.»Josue, cap. X, v. 14.

5.Et dixi: «Usque huc venies, et non procedes amplius, et hic confriges tumentes fluctus tuos.»Job, cap. XXXVIII, v. 11.

5.Et dixi: «Usque huc venies, et non procedes amplius, et hic confriges tumentes fluctus tuos.»Job, cap. XXXVIII, v. 11.

6.«Pejoraque sæcula ferri:Temporibus quorum sceleri non invanit ipsaNomen, et a nullo posuit natura metallo.»Juven., Sat. 13.

6.

«Pejoraque sæcula ferri:Temporibus quorum sceleri non invanit ipsaNomen, et a nullo posuit natura metallo.»Juven., Sat. 13.

«Pejoraque sæcula ferri:

Temporibus quorum sceleri non invanit ipsa

Nomen, et a nullo posuit natura metallo.»

Juven., Sat. 13.

7.Brantome, tomo X.

7.Brantome, tomo X.

8.Parini, a Silvia,Ode sul vestire alla guillotina.Però fu ai tempi di Francesco I che cominciò in Francia l'andazzo dei capelli corti e della barba lunga, imperciocchè cotesto re giocando il dì di Epifania a Romoralin col conte di Sanpolo con le palle di neve, rimase ferito nel capo, ond'ebbe a mozzarsi i capelli per farsi curare, ed indi in poi non se li fece più crescere secondo la foggia che usavano i soldati svizzeri e italiani. — Ad. Thiers,Histoire des perruques, pag. 23.

8.Parini, a Silvia,Ode sul vestire alla guillotina.Però fu ai tempi di Francesco I che cominciò in Francia l'andazzo dei capelli corti e della barba lunga, imperciocchè cotesto re giocando il dì di Epifania a Romoralin col conte di Sanpolo con le palle di neve, rimase ferito nel capo, ond'ebbe a mozzarsi i capelli per farsi curare, ed indi in poi non se li fece più crescere secondo la foggia che usavano i soldati svizzeri e italiani. — Ad. Thiers,Histoire des perruques, pag. 23.

9.«Pænituit eum quod hominem fecissit in terra.»Genesi, cap. VI. 6. — «Delebo hominem... pænitet enim me fecisse eos.»Ibid., cap. VI, 7.

9.«Pænituit eum quod hominem fecissit in terra.»Genesi, cap. VI. 6. — «Delebo hominem... pænitet enim me fecisse eos.»Ibid., cap. VI, 7.

10.«Samaritanus misericordia motus est. Et approprians alligavit vulnera ejus, infundes oleum et vinum.»Ev. sec. Luc., cap. X, 33.

10.«Samaritanus misericordia motus est. Et approprians alligavit vulnera ejus, infundes oleum et vinum.»Ev. sec. Luc., cap. X, 33.

11.Soph. inŒdip.

11.Soph. inŒdip.

12.Jul. Capitol.Pertinax imperator., in fine. «Signa interitus hæc fuerent: ipse, ante triduum quam occideretur, in piscina sibi visus est videre hominem cum gladio infestantem.»

12.Jul. Capitol.Pertinax imperator., in fine. «Signa interitus hæc fuerent: ipse, ante triduum quam occideretur, in piscina sibi visus est videre hominem cum gladio infestantem.»

13.«Ecce populus ut leæna consurgens, et quasi leo erigitur: non accubabit donec devoret prædam et occisorum sanguinem bibat.»Num., cap. XXIII, v. 24.

13.«Ecce populus ut leæna consurgens, et quasi leo erigitur: non accubabit donec devoret prædam et occisorum sanguinem bibat.»Num., cap. XXIII, v. 24.

14.In codesta occasione si rammenta che una pietra cadendo ruppe il braccio sinistro delDaviddedi Michelangiolo. Varchi,Storie, tom. I.

14.In codesta occasione si rammenta che una pietra cadendo ruppe il braccio sinistro delDaviddedi Michelangiolo. Varchi,Storie, tom. I.

15.Tali erano i moderati antichi, che arieggiano ai moderni come gocciola a gocciola.

15.Tali erano i moderati antichi, che arieggiano ai moderni come gocciola a gocciola.

16.Ma non sia alcun di sì poco cervelloChe creda, se la sua casa rovina,Che Dio la salvi senz'altro puntello:Perchè e' morrà sotto quella rovina.Asino d'oro, cap. V.

16.

Ma non sia alcun di sì poco cervelloChe creda, se la sua casa rovina,Che Dio la salvi senz'altro puntello:Perchè e' morrà sotto quella rovina.Asino d'oro, cap. V.

Ma non sia alcun di sì poco cervello

Che creda, se la sua casa rovina,

Che Dio la salvi senz'altro puntello:

Perchè e' morrà sotto quella rovina.

Asino d'oro, cap. V.

17.Busini,Lettere.

17.Busini,Lettere.

18.Storie fiorentine, lib. III.

18.Storie fiorentine, lib. III.

19.Della natura dei Francesi.

19.Della natura dei Francesi.

20.Principe, cap. III. «E di questa materia parlai a Nantes col Roano, quando il Valentino, che così era chiamato Cesare Borgia figliuolo di papa Alessandro, occupava la Romagna, perchè, dicendomi il cardinal Roano che gl'Italiani non s'intendevano della guerra, io gli risposi che iFrancesi non s'intendevano dello stato, perchè, intendendosene, non lascerebbero venire la Chiesa in tanta grandezza.»

20.Principe, cap. III. «E di questa materia parlai a Nantes col Roano, quando il Valentino, che così era chiamato Cesare Borgia figliuolo di papa Alessandro, occupava la Romagna, perchè, dicendomi il cardinal Roano che gl'Italiani non s'intendevano della guerra, io gli risposi che iFrancesi non s'intendevano dello stato, perchè, intendendosene, non lascerebbero venire la Chiesa in tanta grandezza.»

21.Busini,Lett. II.

21.Busini,Lett. II.

22.Machiavelli,Dialogo sulla lingua.

22.Machiavelli,Dialogo sulla lingua.

23.Machiavelli,Principe, cap. XV.

23.Machiavelli,Principe, cap. XV.

24.Disc., lib. I, cap. 55.

24.Disc., lib. I, cap. 55.

25.Discorso per la riforma dello stato di Firenze a Leone X.

25.Discorso per la riforma dello stato di Firenze a Leone X.

26.Disc., lib. 9, cap. I.

26.Disc., lib. 9, cap. I.

27.Disc., lib. I, cap. 10.

27.Disc., lib. I, cap. 10.

28.Principe, cap. XVII.

28.Principe, cap. XVII.

29.A maggior prova di questo si narra che Giulio II mandasse Pietro Oviedo, spagnuolo, al governatore di Cesena, che lo teneva pel duca, con uno scritto del Valentino, col quale gli si ordinava cederla. Il governatore rispose non potere obbedire agli ordini di un signore prigione, e meritare gastigo chi veniva pel suo disonore; per la qual cosa fece gettare l'Oviedo giù dalle mura.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

29.A maggior prova di questo si narra che Giulio II mandasse Pietro Oviedo, spagnuolo, al governatore di Cesena, che lo teneva pel duca, con uno scritto del Valentino, col quale gli si ordinava cederla. Il governatore rispose non potere obbedire agli ordini di un signore prigione, e meritare gastigo chi veniva pel suo disonore; per la qual cosa fece gettare l'Oviedo giù dalle mura.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

30.Principe, cap. VII; Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

30.Principe, cap. VII; Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

31.Principe, cap. VII.

31.Principe, cap. VII.

32.Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo (Baglioni) e il duca di Gravina Orsini.

32.Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo (Baglioni) e il duca di Gravina Orsini.

33.Principe, Cap. VIII.

33.Principe, Cap. VIII.

34.Varchi,Storie, Tomo I.

34.Varchi,Storie, Tomo I.

35.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

35.Tommasi,Vita di Cesare Borgia.

36.Principe, cap. II.

36.Principe, cap. II.

37.Guicciardini,Storia d'Italia.

37.Guicciardini,Storia d'Italia.

38.Varchi,Storie, tomo I.

38.Varchi,Storie, tomo I.

39.Lord Nassau Clavering, conte Cowper e il cavaliere Alberto Rimbotti promossero ancora il monumento del Machiavelli in Santa Croce. Antonio Spinazzi scolpiva; il dottore Ferroni componeva la iscrizione famosa:Tanto nomini nullum par elogium.Merita di essere consultata sulla vita e gli scritti del Segretario l'opera recentissima del signore Artaud intitolataMachiavel, tomo II, presso Didot, Parigi, 1833. Quantunque io non partecipi affatto le sue idee intorno al mio eroe, riporto con piacere le sue parole, tomo II, pag. 494, dove, dopo di avere esaminato i diversi ritratti del Machiavelli e dimostrato come spesso lo abbiano confuso con quello di Lorenzo il Magnifico e più spesso con l'altro di Cosimo I, errore in cui cadde Morghen, e nel 1831 il Passigli nella sua edizione delle opere del Machiavelli in un solo volume, dice avere ristabilito il vero in testa del suo libro mercè il raro Ingegno del sig. Ruhierre, il quale espressa nell'incisione: «lo splendoreigneodello sguardo del nostro Fiorentino e quella specie di solenne impassibilità con la quale par che domandi ai secoli presenti che cosa aspettino da lui e per qual ragione tra tanti autori antichi e moderni sia stato scelto il suo nome, poi vilipeso e condannato a diventare una ingiuria plebea, un insulto spietato.» Alcuni fatti discorsi in questo capitolo dal Machiavelli avvennero qualche tempo dopo la sua morte.

39.Lord Nassau Clavering, conte Cowper e il cavaliere Alberto Rimbotti promossero ancora il monumento del Machiavelli in Santa Croce. Antonio Spinazzi scolpiva; il dottore Ferroni componeva la iscrizione famosa:Tanto nomini nullum par elogium.Merita di essere consultata sulla vita e gli scritti del Segretario l'opera recentissima del signore Artaud intitolataMachiavel, tomo II, presso Didot, Parigi, 1833. Quantunque io non partecipi affatto le sue idee intorno al mio eroe, riporto con piacere le sue parole, tomo II, pag. 494, dove, dopo di avere esaminato i diversi ritratti del Machiavelli e dimostrato come spesso lo abbiano confuso con quello di Lorenzo il Magnifico e più spesso con l'altro di Cosimo I, errore in cui cadde Morghen, e nel 1831 il Passigli nella sua edizione delle opere del Machiavelli in un solo volume, dice avere ristabilito il vero in testa del suo libro mercè il raro Ingegno del sig. Ruhierre, il quale espressa nell'incisione: «lo splendoreigneodello sguardo del nostro Fiorentino e quella specie di solenne impassibilità con la quale par che domandi ai secoli presenti che cosa aspettino da lui e per qual ragione tra tanti autori antichi e moderni sia stato scelto il suo nome, poi vilipeso e condannato a diventare una ingiuria plebea, un insulto spietato.» Alcuni fatti discorsi in questo capitolo dal Machiavelli avvennero qualche tempo dopo la sua morte.

40.Canzone citata nell'Alhambradi Washington Irving.

40.Canzone citata nell'Alhambradi Washington Irving.

41.Filiberto fu ultimo germe maschio della famiglia degli Chalons; i suoi beni e i suoi titoli passarono alla sua sorella Claudia moglie di Renato conte di Nassau. Robertson,Vita di Carlo V, lib. V.

41.Filiberto fu ultimo germe maschio della famiglia degli Chalons; i suoi beni e i suoi titoli passarono alla sua sorella Claudia moglie di Renato conte di Nassau. Robertson,Vita di Carlo V, lib. V.

42.Modo da praticarsi contro i popoli ribellati della Val di Chiana.

42.Modo da praticarsi contro i popoli ribellati della Val di Chiana.

43.Giannetto Donati,Vita di Francesco Ferrucci.

43.Giannetto Donati,Vita di Francesco Ferrucci.

44.Si chiamava Marzocco il lione coronato, insegna del Comune di Fiorenza. Varchi,Storie.

44.Si chiamava Marzocco il lione coronato, insegna del Comune di Fiorenza. Varchi,Storie.

45.Purg., canto XIV.

45.Purg., canto XIV.

46.Vedi c. 1.Modo tenuto dal duca Valentino per ammazzare Vitellozzo Vitelli, ecc.

46.Vedi c. 1.Modo tenuto dal duca Valentino per ammazzare Vitellozzo Vitelli, ecc.

47.Vedi opera sopra citata.

47.Vedi opera sopra citata.

48.Ammirato,Famiglie fiorentine; Machiavelli,Storie.

48.Ammirato,Famiglie fiorentine; Machiavelli,Storie.

49.Busini, lettera XII.Parallelo fra Malatesta Baglioni e Francesco Ferruccio capitani dei Fiorentini.— Scrittura del tempo. — Codice Riccardiano. — 1826, pag. 2.

49.Busini, lettera XII.Parallelo fra Malatesta Baglioni e Francesco Ferruccio capitani dei Fiorentini.— Scrittura del tempo. — Codice Riccardiano. — 1826, pag. 2.

50.Busini, lettera XII.

50.Busini, lettera XII.

51.Nerli,Stor., lib. XII.

51.Nerli,Stor., lib. XII.

52.Nell'opera intitolata —Assedio di Firenze, illustrata con inediti documenti, occorre un passo della lettera 51 di Carlo Cappello, ambasciatore veneto presso la Repubblica di Firenze il quale annunzia come le genti di Arezzo sarieno state la sera del 19 settembre 1529 a Firenze, però che avessero deliberato di lasciarlo, onde non tenere troppi presidii e trovarsi meno forti. Sul quale proposito l'Annotatore dottissimo osserva che per queste parole andrà meno odiosa ai posteri la fama dell'Albizzi; imperciocchè il modo di questo annunzio e il silenzio dello spavento che alla notizia si dice scombuiasse Firenze porgono testimonianza cotesto abbandono essere stato prescritto, non già volontario; la quale opinione gli viene confermata da non vedere ricordato Arezzo tra i luoghi che voleva leggere la Signoria nella lettera 58 del medesimo oratore. La memoria dei defunti è cosa sacra nè va tocca con leggerezza da cui sente la religione della storia; ma nè per le allegazioni delle lettere del Cappello nè per l'avvertimento del signore Albèri parmi deva punto alterarsi il giudizio da solenni storici contemporanei portato sopra il turpe fatto di Antonfrancesco. Esaminando diligentemente la corrispondenza intera, trovo che, essendo riuscito ai Fiorentini di tenere ferma la rôcca di Arezzo, quivi quanto più poterono si ressero (lett. 52); per la qual cosa viene fatto di domandare: se cessero la città, perchè serbarono la rôcca, che pure distraeva dall'esercito 300 fanti dei buoni? Ancora dalla lettera 53 e seguenti si cava che i Fiorentini urgevano i Veneziani affinchè movessero le loro genti da Urbino, le quali, unite a 4000 fanti mandati da Firenze, facessero prova di ricuperarlo; e se i Veneziani non si volevano muovere, la Signoria, come disposta a riavere Arezzo, spediva Andreolo Zati commissario in Casentino a levare gente e tentare la impresa. Ora, perchè tanto affanno a ricuperare quasi subito quello che si era abbandonato poco anzi spontanei? Arrogi che le prime notizie, per ordinario, non esperimentiamo le meglio sicure; nè il Cappello in tutto e per tutto concorda col Varchi, informatissimo narratore e pacato: di più, l'altro documento estratto dalla Riccardiana, messo dal medesimo signor Albèri in fondo del volume, dichiara: «Accordossi adunque il Malatesta con gl'imperiali e venne con le genti fiorentine verso Arezzo: la quale terra desiderando i nostri che fosse difesa per rompere la strada ai nemici, mostrò egli al Commissario tante difficoltà in tal cosa ch'egli deliberò abbandonarla, e così tutti vennero alla volta di Firenze; ma arrivati che furono a San Giovanni, ebbero commissione dai Dieci di mettere tanta gente in Arezzo che la difendesse.» Per ultimo, ella è arte consueta dei governi dissimulare o diminuire la fama delle cose infortunatamente successe: di ciò frequenti esempi nelle storie e in quella romana durante la seconda guerra punica preclari. Antonfrancesco Albizzi fu ottimate codardo di codesti tempi, che vale quantomoderatoai dì nostri: e con la sua infamia rimanga.

52.Nell'opera intitolata —Assedio di Firenze, illustrata con inediti documenti, occorre un passo della lettera 51 di Carlo Cappello, ambasciatore veneto presso la Repubblica di Firenze il quale annunzia come le genti di Arezzo sarieno state la sera del 19 settembre 1529 a Firenze, però che avessero deliberato di lasciarlo, onde non tenere troppi presidii e trovarsi meno forti. Sul quale proposito l'Annotatore dottissimo osserva che per queste parole andrà meno odiosa ai posteri la fama dell'Albizzi; imperciocchè il modo di questo annunzio e il silenzio dello spavento che alla notizia si dice scombuiasse Firenze porgono testimonianza cotesto abbandono essere stato prescritto, non già volontario; la quale opinione gli viene confermata da non vedere ricordato Arezzo tra i luoghi che voleva leggere la Signoria nella lettera 58 del medesimo oratore. La memoria dei defunti è cosa sacra nè va tocca con leggerezza da cui sente la religione della storia; ma nè per le allegazioni delle lettere del Cappello nè per l'avvertimento del signore Albèri parmi deva punto alterarsi il giudizio da solenni storici contemporanei portato sopra il turpe fatto di Antonfrancesco. Esaminando diligentemente la corrispondenza intera, trovo che, essendo riuscito ai Fiorentini di tenere ferma la rôcca di Arezzo, quivi quanto più poterono si ressero (lett. 52); per la qual cosa viene fatto di domandare: se cessero la città, perchè serbarono la rôcca, che pure distraeva dall'esercito 300 fanti dei buoni? Ancora dalla lettera 53 e seguenti si cava che i Fiorentini urgevano i Veneziani affinchè movessero le loro genti da Urbino, le quali, unite a 4000 fanti mandati da Firenze, facessero prova di ricuperarlo; e se i Veneziani non si volevano muovere, la Signoria, come disposta a riavere Arezzo, spediva Andreolo Zati commissario in Casentino a levare gente e tentare la impresa. Ora, perchè tanto affanno a ricuperare quasi subito quello che si era abbandonato poco anzi spontanei? Arrogi che le prime notizie, per ordinario, non esperimentiamo le meglio sicure; nè il Cappello in tutto e per tutto concorda col Varchi, informatissimo narratore e pacato: di più, l'altro documento estratto dalla Riccardiana, messo dal medesimo signor Albèri in fondo del volume, dichiara: «Accordossi adunque il Malatesta con gl'imperiali e venne con le genti fiorentine verso Arezzo: la quale terra desiderando i nostri che fosse difesa per rompere la strada ai nemici, mostrò egli al Commissario tante difficoltà in tal cosa ch'egli deliberò abbandonarla, e così tutti vennero alla volta di Firenze; ma arrivati che furono a San Giovanni, ebbero commissione dai Dieci di mettere tanta gente in Arezzo che la difendesse.» Per ultimo, ella è arte consueta dei governi dissimulare o diminuire la fama delle cose infortunatamente successe: di ciò frequenti esempi nelle storie e in quella romana durante la seconda guerra punica preclari. Antonfrancesco Albizzi fu ottimate codardo di codesti tempi, che vale quantomoderatoai dì nostri: e con la sua infamia rimanga.

53.Arme del comune di Arezzo.

53.Arme del comune di Arezzo.

54.Varchi,Storie, an. 1529; Busini, lettera XII.

54.Varchi,Storie, an. 1529; Busini, lettera XII.

55.Armando Duplessis, cardinale di Richelieu, ministro di Francia sotto Luigi XIII, diceva che le donne e i preti non dovevano perdonare, perchè ciò in altri sarebbesi attribuito a virtù, in loro poi a debolezza.

55.Armando Duplessis, cardinale di Richelieu, ministro di Francia sotto Luigi XIII, diceva che le donne e i preti non dovevano perdonare, perchè ciò in altri sarebbesi attribuito a virtù, in loro poi a debolezza.

56.Dante,Parad., c. XVI.

56.Dante,Parad., c. XVI.

57.Però i brevi pontificii si dicono suggellatisub annulo piscatoris.

57.Però i brevi pontificii si dicono suggellatisub annulo piscatoris.

58.Filippo il Bello, mercè l'opera e i consigli di Musciatto Francesi cavaliere fiorentino e di Sciarra Colonna barone romano, prese Bonifazio VIII papa in Alagna. Invano questo pontefice vestì gli abiti sacerdotali, si pose maestosamente a sedere sul trono; ch'ebbe a soffrire i più crudeli oltraggi. Sciarra con la mano coperta dal guanto di ferro lo percosse sul volto. — Onde l'Alighieri esponendo quel caso scriveva:Perchè men paia il mal futuro e il fatto,Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,E nel Vicario suo Cristo esser catto.Veggiolo un'altra volta esser deriso,Veggio rinnovellar l'aceto e il fiele,E tra vivi ladroni esser anciso.Purg., canto XX.Il popolo di Alagna, che prima aveva tenuto mano alla sua cattività, lo liberò il terzo giorno: nondimeno fu tanto lo sdegno concepito che fra brevi giorni morì come arrabbiato, e fu adempita la profezia di Celestino, il quale disse ch'egli entrerebbe nel pontificato come una volpe, vivrebbe come un lione e morrebbe come un cane.Villani,Stor., c. 8.

58.Filippo il Bello, mercè l'opera e i consigli di Musciatto Francesi cavaliere fiorentino e di Sciarra Colonna barone romano, prese Bonifazio VIII papa in Alagna. Invano questo pontefice vestì gli abiti sacerdotali, si pose maestosamente a sedere sul trono; ch'ebbe a soffrire i più crudeli oltraggi. Sciarra con la mano coperta dal guanto di ferro lo percosse sul volto. — Onde l'Alighieri esponendo quel caso scriveva:

Perchè men paia il mal futuro e il fatto,Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,E nel Vicario suo Cristo esser catto.Veggiolo un'altra volta esser deriso,Veggio rinnovellar l'aceto e il fiele,E tra vivi ladroni esser anciso.Purg., canto XX.

Perchè men paia il mal futuro e il fatto,

Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,

E nel Vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un'altra volta esser deriso,

Veggio rinnovellar l'aceto e il fiele,

E tra vivi ladroni esser anciso.

Purg., canto XX.

Il popolo di Alagna, che prima aveva tenuto mano alla sua cattività, lo liberò il terzo giorno: nondimeno fu tanto lo sdegno concepito che fra brevi giorni morì come arrabbiato, e fu adempita la profezia di Celestino, il quale disse ch'egli entrerebbe nel pontificato come una volpe, vivrebbe come un lione e morrebbe come un cane.Villani,Stor., c. 8.

59.Filippo padre di Carlo V nacque dell'imperatore Massimiliano e da Maria di Borgogna, unica figlia di Carloil Temerario.

59.Filippo padre di Carlo V nacque dell'imperatore Massimiliano e da Maria di Borgogna, unica figlia di Carloil Temerario.

60.La corona di ferro, che si conserva a Monza, di fuori è composta d'oro e di gemme, dentro poi la circonda una lamina di ferro; dicono essere un chiodo di Cristo.

60.La corona di ferro, che si conserva a Monza, di fuori è composta d'oro e di gemme, dentro poi la circonda una lamina di ferro; dicono essere un chiodo di Cristo.

61.Robertson,Vita di Carlo V, lib. I.

61.Robertson,Vita di Carlo V, lib. I.

62.Robertson,Vita di Carlo V, lib. XII.

62.Robertson,Vita di Carlo V, lib. XII.

63.Detto, loco citato.

63.Detto, loco citato.

64.Don Ferdinando di Alarcon ebbe in custodia Francesco I dopo la battaglia di Pavia e Clemente VII dopo il sacco di Roma.

64.Don Ferdinando di Alarcon ebbe in custodia Francesco I dopo la battaglia di Pavia e Clemente VII dopo il sacco di Roma.

65.Giorgio Frandesperg, luterano, scese in Italia nel 1526, con 15,000 fanti tedeschi ed una moltitudine di cavalieri; egli portava in seno un laccio d'oro per impiccare il papa, ed altri di seta cremesina all'arcione per impiccare i cardinali. Varchi,Stor.

65.Giorgio Frandesperg, luterano, scese in Italia nel 1526, con 15,000 fanti tedeschi ed una moltitudine di cavalieri; egli portava in seno un laccio d'oro per impiccare il papa, ed altri di seta cremesina all'arcione per impiccare i cardinali. Varchi,Stor.

66.Sismondi,Storia delle Repubbliche italiane, cap. CXV; Guicciardini,Stor., lib. XVI.

66.Sismondi,Storia delle Repubbliche italiane, cap. CXV; Guicciardini,Stor., lib. XVI.

67.Nardi, Stor., lib. VI.

67.Nardi, Stor., lib. VI.

68.Alessandro de' Medici, scrive Lorenzino dei Medici, fu figlio di Lorenzo duca d'Urbino e della moglie di un vetturale nativa di Colle Vecchio, serva nata in casa dei Medici: aggiunge che Alessandro la fece avvelenare perchè i fuorusciti disegnavano torla da casa, dove lavorava la terra, per menarla a Napoli e mostrarla all'imperatore, onde vedesse da chi fosse nato colui il quale ei comportava che comandasse Fiorenza (vediApologia di Lorenzino de' Medici). Scipione Ammirato, Stor., lib, X, dice di avere ricavato da Cosimo I che Alessandro era figlio di Clemente VII e di una schiava africana. — Il suo colore oscuro, aggiunge il Boscone nellaVita di Lorenzo il Magnifico, tomo IV, i capelli ricciuti, le labbra tumide accrescono probabilità al racconto per parte della madre; e per quella del padre la predilezione che questi (cioè papa Clemente) gli ebbe sopra il cardinale Ippolito.

68.Alessandro de' Medici, scrive Lorenzino dei Medici, fu figlio di Lorenzo duca d'Urbino e della moglie di un vetturale nativa di Colle Vecchio, serva nata in casa dei Medici: aggiunge che Alessandro la fece avvelenare perchè i fuorusciti disegnavano torla da casa, dove lavorava la terra, per menarla a Napoli e mostrarla all'imperatore, onde vedesse da chi fosse nato colui il quale ei comportava che comandasse Fiorenza (vediApologia di Lorenzino de' Medici). Scipione Ammirato, Stor., lib, X, dice di avere ricavato da Cosimo I che Alessandro era figlio di Clemente VII e di una schiava africana. — Il suo colore oscuro, aggiunge il Boscone nellaVita di Lorenzo il Magnifico, tomo IV, i capelli ricciuti, le labbra tumide accrescono probabilità al racconto per parte della madre; e per quella del padre la predilezione che questi (cioè papa Clemente) gli ebbe sopra il cardinale Ippolito.

69.Luigi XI con lettere patenti del 1465, concedea son amé et fêal conseiller Pierre de Mèdicisdi portare nella sua arma i fiordalisi in Francia. — Comines,Stor., tomo II, pag. 565.

69.Luigi XI con lettere patenti del 1465, concedea son amé et fêal conseiller Pierre de Mèdicisdi portare nella sua arma i fiordalisi in Francia. — Comines,Stor., tomo II, pag. 565.

70.Questa lega fu formata qualche tempo dopo.

70.Questa lega fu formata qualche tempo dopo.

71.Robertson,Vita di Carlo V, lib v, § 50, 51, ecc.

71.Robertson,Vita di Carlo V, lib v, § 50, 51, ecc.

72.Giovanni d'Austria. Vedi Schiller,Guglielmo Tell.

72.Giovanni d'Austria. Vedi Schiller,Guglielmo Tell.

73.Filippo II, Schiller e Alfieri.

73.Filippo II, Schiller e Alfieri.

74.Ciò avvenne nel 1526, all'epoca della lega santa. Robertson, lib. IV, § 58.

74.Ciò avvenne nel 1526, all'epoca della lega santa. Robertson, lib. IV, § 58.

75.Carlo V fu il primo sovrano che assumesse nell'orgoglio del suo cuore il titolo diMaestà: fino a quel tempo i monarchi d'Europa avevano tolto quello diAltezza, o diGrazia.

75.Carlo V fu il primo sovrano che assumesse nell'orgoglio del suo cuore il titolo diMaestà: fino a quel tempo i monarchi d'Europa avevano tolto quello diAltezza, o diGrazia.

76.Cap. XXIII.

76.Cap. XXIII.

77.Robertson, Sismondi, ec.

77.Robertson, Sismondi, ec.

78.Cornelio Agrippa,De duplici incoronatione, in fine; Guicciardini.

78.Cornelio Agrippa,De duplici incoronatione, in fine; Guicciardini.

79.Agrippa teneva sempre seco un cane nero a cui aveva imposto il nome di figliuolo. Alcuni sostenevano fosse il suo demonio famigliare. Alla fine dell'opuscoloDe duplici incoronatione, scritto da Cornelio Agrippa, e da cui abbiamo tratto molti particolari intorno alla incoronazione di Carlo V, si leggono epigrammi ed epitafi composti da varii autori in lode di questo cane.

79.Agrippa teneva sempre seco un cane nero a cui aveva imposto il nome di figliuolo. Alcuni sostenevano fosse il suo demonio famigliare. Alla fine dell'opuscoloDe duplici incoronatione, scritto da Cornelio Agrippa, e da cui abbiamo tratto molti particolari intorno alla incoronazione di Carlo V, si leggono epigrammi ed epitafi composti da varii autori in lode di questo cane.

80.L'Estravagante unicadi Giovanni XII riduce gli ufficii della campana a questi, contenuti nei seguenti versi barbari:Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum:Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro.

80.L'Estravagante unicadi Giovanni XII riduce gli ufficii della campana a questi, contenuti nei seguenti versi barbari:

Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum:Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro.

Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum:

Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro.

81.«L'histoire des trois gros diamans pris à Granson Mérite d'être rapportée, et la renommée qu'ils ont eue, l'espèce de vanité attachée a leur possession, témoigneront quelle était la splendeur de ces princes de Bourgogne, dont les dépouilles se sont distribuées entre les rois, qui se les sont enviées et disputées a prix d'or. — Le plus beau, celui qui fut ramassé sous un chariot, fu revendux par le curé de Montagne à un homme de Berne au prix detroisecus: plus tard un autre Bernois, nommé Barthélemi May, riche marchand qui faisait le commerce avec l'Italie, offrit a Guillaume de Diesbac un présent dequatre centsducats en reconnaissance de ce qu'il lui avait fait acheter ce diamant pourcinq milleducats. En 1482, les Gènois l'achetèrentsept milleducats et le vendirent ledoubleà Louis Sforce le More, duc de Milan. Après la chute de la maison de Sforce le diamant passa en la possession du papa Jules II pourvingt milleducats. La grosseur est égale à la moitié d'une noix. Il orne la tiare du pape, etc.» (Barante,Storia dei Duchi di Borgogna, tomo XXI.) Egli erra: — quel diamante orna il bottone del piviale del papa. VediVita di Benvenuto Cellini.

81.«L'histoire des trois gros diamans pris à Granson Mérite d'être rapportée, et la renommée qu'ils ont eue, l'espèce de vanité attachée a leur possession, témoigneront quelle était la splendeur de ces princes de Bourgogne, dont les dépouilles se sont distribuées entre les rois, qui se les sont enviées et disputées a prix d'or. — Le plus beau, celui qui fut ramassé sous un chariot, fu revendux par le curé de Montagne à un homme de Berne au prix detroisecus: plus tard un autre Bernois, nommé Barthélemi May, riche marchand qui faisait le commerce avec l'Italie, offrit a Guillaume de Diesbac un présent dequatre centsducats en reconnaissance de ce qu'il lui avait fait acheter ce diamant pourcinq milleducats. En 1482, les Gènois l'achetèrentsept milleducats et le vendirent ledoubleà Louis Sforce le More, duc de Milan. Après la chute de la maison de Sforce le diamant passa en la possession du papa Jules II pourvingt milleducats. La grosseur est égale à la moitié d'une noix. Il orne la tiare du pape, etc.» (Barante,Storia dei Duchi di Borgogna, tomo XXI.) Egli erra: — quel diamante orna il bottone del piviale del papa. VediVita di Benvenuto Cellini.

82.Varchi,Storia, lib. ultimo.

82.Varchi,Storia, lib. ultimo.

83.Marrano, parola spagnuola rimasta nella nostra lingua, significa in origine un ebreo che ostentava in palese di essersi convertito al cristianesimo ed esercitava in segreto l'antica religione.

83.Marrano, parola spagnuola rimasta nella nostra lingua, significa in origine un ebreo che ostentava in palese di essersi convertito al cristianesimo ed esercitava in segreto l'antica religione.

84.Varchi,Storia, lib. XII.

84.Varchi,Storia, lib. XII.

85.Nella processione del venerdì santo il primo rabbino accompagnato da altri Ebrei aspettava il papa presso l'arco di Costantino, se non erro, dove piegava il collo sotto il piede pontificio. Adesso non si costuma più; anzi a mano a mano si accosta la probabilità del contrario, dacchè Rotschild da un punto all'altro può espropriare il pontefice del suo stato e farseloaggiudicare allo incanto: però nel secolo passato mi assicurano che si praticava.

85.Nella processione del venerdì santo il primo rabbino accompagnato da altri Ebrei aspettava il papa presso l'arco di Costantino, se non erro, dove piegava il collo sotto il piede pontificio. Adesso non si costuma più; anzi a mano a mano si accosta la probabilità del contrario, dacchè Rotschild da un punto all'altro può espropriare il pontefice del suo stato e farseloaggiudicare allo incanto: però nel secolo passato mi assicurano che si praticava.

86.Washington Irving,Storia di Cristoforo Colombo, lib. V.

86.Washington Irving,Storia di Cristoforo Colombo, lib. V.

87.«Leggesi che a Parigi fu uno maestro che si chiamava ser Lò, il quale insegnava loica e filosofia, e avea molti scolari. Intervenne che uno de' suoi scolari, tra gli altri arguto e sottile in disputare, ma superbo e vizioso di sua vita, morì. E dopo alquanti dì, essendo il maestro levato di notte allo studio, questo scolaro morto gli apparì: il quale il maestro riconoscendo, non senza paura domandò quello che di lui era. Rispuose che era dannato. E domandandolo il maestro se le pene dello inferno erano gravi come si dicea, rispuose che infinitamente maggiori, e che colla lingua non si potrebbono contare; ma ch'egli gliene mostrerebbe alcuno saggio. Vedi tu, diss'egli, questa cappa piena di sofismi, della quale io paio vestito? questa mi grava e pesa più che se io avessi la maggior torre di Parigi, o la maggiore montagna del mondo in su le spalle, e mai non la potrò porre giù. E questa pena m'è data dalla divina giustizia per la vanagloria ch'i' ebbi del parermi sapere più che gli altri e spezialmente di sapere fare sottili sofismi, cioè argomenti di sapere vincere altrui disputando. E però questa cappa della mia pena n'è tutta piena: perocchè sempre mi stanno davanti agli occhi a mia confusione. — E levando alto la cappa, che era aperta dinanzi, disse: Vedi tu il fodero di questa cappa? tutto è bracia e fiamma d'ardente fuoco penace, il quale senza veruna lena mi divampa e arde. E questa pena m'è data per lo peccato disonesto della carne, del quale fui nella vita mia viziato, e continuailo infino alla morte sanza pentimento o proponimento di rimanermene. Onde, conciossiacosachè io perseverassi nel peccato sanza termine e sanza fine, e avrei voluto più vivere per più potere peccare, degnamente la divina giustizia m'ha dannato, e tormentando mi punisce sanza termine e sanza fine. E o me lasso! che ora intendo quello che occupato nel piacere del peccato e inteso a' sottili sofismi della loica non intesi mentrechè vivetti nella carne: per che ragione si dea dalla divina giustizia la pena dello inferno sanza fine all'uomo per lo peccato mortale. E acciocchè la mia venuta a te sia con alcuno utile e ammaestramento di te, rendendoti cambio di molti ammaestramenti che desti a me, porgimi la mano tua, bel maestro. — La quale il maestro porgendo, lo scolaro scosse il dito della sua mano che ardea in su la palma del maestro, dove cadde una piccola goccia di sudore e forò la mano dall'uno lato all'altro con molto duolo e pena, come fosse stata una saetta focosa e aguta. — Ora hai il saggio delle pene dello inferno, disse lo scolaro; e urlando con dolorosi guai sparì. Il maestro rimase con grande afflizione e tormento per la mano forata et arsa; nè mai si trovò medicina che quella piaga curasse, ma infino alla morte rimase così forata: donde molti presono utile ammaestramento di correzione. E il maestro, compunto tra per la paurosa visione e per lo duolo, temendo di non andare a quelle orribili pene delle quali aveva il saggio, diliberò d'abbandonare la scuola e il mondo. Onde in questo pensiero fece due versi, i quali, entrando la mattina vegnente in iscuola, davanti a' suoi scuolari, dicendo la visione e mostrando la mano forata e arsa, rispuose e disse:Linquo coax ranis, cra corvis, vanaque vanis.Ad loycam pergo quæ mortis non timet ergo.Io lascio alle rane il gracidare e ai corvi il crocitare, le cose vane del mondo agli uomini vani: e io me ne vado a tal loica che non teme la conclusione della morte, cioè alla santa religione. — E così, abbandonando ogni cosa, si fece religioso, santamente vivendo infino alla morte.»Passavanti,Specchio della vera penitenza, Distinz. III, cap. 2.

87.«Leggesi che a Parigi fu uno maestro che si chiamava ser Lò, il quale insegnava loica e filosofia, e avea molti scolari. Intervenne che uno de' suoi scolari, tra gli altri arguto e sottile in disputare, ma superbo e vizioso di sua vita, morì. E dopo alquanti dì, essendo il maestro levato di notte allo studio, questo scolaro morto gli apparì: il quale il maestro riconoscendo, non senza paura domandò quello che di lui era. Rispuose che era dannato. E domandandolo il maestro se le pene dello inferno erano gravi come si dicea, rispuose che infinitamente maggiori, e che colla lingua non si potrebbono contare; ma ch'egli gliene mostrerebbe alcuno saggio. Vedi tu, diss'egli, questa cappa piena di sofismi, della quale io paio vestito? questa mi grava e pesa più che se io avessi la maggior torre di Parigi, o la maggiore montagna del mondo in su le spalle, e mai non la potrò porre giù. E questa pena m'è data dalla divina giustizia per la vanagloria ch'i' ebbi del parermi sapere più che gli altri e spezialmente di sapere fare sottili sofismi, cioè argomenti di sapere vincere altrui disputando. E però questa cappa della mia pena n'è tutta piena: perocchè sempre mi stanno davanti agli occhi a mia confusione. — E levando alto la cappa, che era aperta dinanzi, disse: Vedi tu il fodero di questa cappa? tutto è bracia e fiamma d'ardente fuoco penace, il quale senza veruna lena mi divampa e arde. E questa pena m'è data per lo peccato disonesto della carne, del quale fui nella vita mia viziato, e continuailo infino alla morte sanza pentimento o proponimento di rimanermene. Onde, conciossiacosachè io perseverassi nel peccato sanza termine e sanza fine, e avrei voluto più vivere per più potere peccare, degnamente la divina giustizia m'ha dannato, e tormentando mi punisce sanza termine e sanza fine. E o me lasso! che ora intendo quello che occupato nel piacere del peccato e inteso a' sottili sofismi della loica non intesi mentrechè vivetti nella carne: per che ragione si dea dalla divina giustizia la pena dello inferno sanza fine all'uomo per lo peccato mortale. E acciocchè la mia venuta a te sia con alcuno utile e ammaestramento di te, rendendoti cambio di molti ammaestramenti che desti a me, porgimi la mano tua, bel maestro. — La quale il maestro porgendo, lo scolaro scosse il dito della sua mano che ardea in su la palma del maestro, dove cadde una piccola goccia di sudore e forò la mano dall'uno lato all'altro con molto duolo e pena, come fosse stata una saetta focosa e aguta. — Ora hai il saggio delle pene dello inferno, disse lo scolaro; e urlando con dolorosi guai sparì. Il maestro rimase con grande afflizione e tormento per la mano forata et arsa; nè mai si trovò medicina che quella piaga curasse, ma infino alla morte rimase così forata: donde molti presono utile ammaestramento di correzione. E il maestro, compunto tra per la paurosa visione e per lo duolo, temendo di non andare a quelle orribili pene delle quali aveva il saggio, diliberò d'abbandonare la scuola e il mondo. Onde in questo pensiero fece due versi, i quali, entrando la mattina vegnente in iscuola, davanti a' suoi scuolari, dicendo la visione e mostrando la mano forata e arsa, rispuose e disse:

Linquo coax ranis, cra corvis, vanaque vanis.Ad loycam pergo quæ mortis non timet ergo.

Linquo coax ranis, cra corvis, vanaque vanis.

Ad loycam pergo quæ mortis non timet ergo.

Io lascio alle rane il gracidare e ai corvi il crocitare, le cose vane del mondo agli uomini vani: e io me ne vado a tal loica che non teme la conclusione della morte, cioè alla santa religione. — E così, abbandonando ogni cosa, si fece religioso, santamente vivendo infino alla morte.»Passavanti,Specchio della vera penitenza, Distinz. III, cap. 2.

88.E gli fu fatto in piazza per pubblico editto una statua di marmo con questa iscrizioneandrei . auræ . civi . optimo . felicissimovindici . atque . auctori . publicælibertatis . S. P. L. I. posuere.Segni,Storie, lib. II.

88.E gli fu fatto in piazza per pubblico editto una statua di marmo con questa iscrizione

andrei . auræ . civi . optimo . felicissimovindici . atque . auctori . publicælibertatis . S. P. L. I. posuere.

Segni,Storie, lib. II.

89.«Le discordie tra la plebe ed i nobili danno agio ad alcuna famiglia d'innalzarsi: le fazioni Fregose e Adorne spente: i Francesi scacciati da Savona; Doria liberatore: ma cotesta libertà è ridicola; cambiando capo, la costituzione rimane la stessa; nobili dovrebbero essere uguali davanti la legge, le distinzioni al merito ed alla virtù. Doria renda le navi, con le quali la salvò, e con le quali può ridurla serva.» — Foglietta,Della Repubblica di Genova, lib. I, pag. 60.

89.«Le discordie tra la plebe ed i nobili danno agio ad alcuna famiglia d'innalzarsi: le fazioni Fregose e Adorne spente: i Francesi scacciati da Savona; Doria liberatore: ma cotesta libertà è ridicola; cambiando capo, la costituzione rimane la stessa; nobili dovrebbero essere uguali davanti la legge, le distinzioni al merito ed alla virtù. Doria renda le navi, con le quali la salvò, e con le quali può ridurla serva.» — Foglietta,Della Repubblica di Genova, lib. I, pag. 60.

90.La statua del Doria era abbattuta nel 1797 dai repubblicani: la rialzò Napoleone. Carlo Botta, al lib. XXII dellaStoria d'Italia, declama: «Comandò si restituisse la statua di Andrea Doria: questo affronto mancava ad Andrea, atterrato dai Giacobini, rinnalzato da Napoleone I» Il popolo comprese per avventura il Doria meglio di questo storico.

90.La statua del Doria era abbattuta nel 1797 dai repubblicani: la rialzò Napoleone. Carlo Botta, al lib. XXII dellaStoria d'Italia, declama: «Comandò si restituisse la statua di Andrea Doria: questo affronto mancava ad Andrea, atterrato dai Giacobini, rinnalzato da Napoleone I» Il popolo comprese per avventura il Doria meglio di questo storico.

91.Luigi Alamanni, nella satira 12, cantando di Venezia, diceva:Se non cangi pensiero, un anno soloNon conterà sopra il millesim'annoTua libertà che va fuggendo a volo.La fortuna verificò la profezia: la elezione del primo doge fu fatta nel 797... Venezia cessò d'esser libera nel 1796, cioè un anno prima che la predizione del poeta spirasse.

91.Luigi Alamanni, nella satira 12, cantando di Venezia, diceva:

Se non cangi pensiero, un anno soloNon conterà sopra il millesim'annoTua libertà che va fuggendo a volo.

Se non cangi pensiero, un anno solo

Non conterà sopra il millesim'anno

Tua libertà che va fuggendo a volo.

La fortuna verificò la profezia: la elezione del primo doge fu fatta nel 797... Venezia cessò d'esser libera nel 1796, cioè un anno prima che la predizione del poeta spirasse.

92.«Prego don Giovanni di Luna, castellano, che mandi a tôrre del mio sangue dopo la morte e ne faccia fare un migliaccio, mandandolo a Cibo cardinale affine che si sazii in morte di quello che saziare non si è potuto in vita, perchè altro grado non gli manca per arrivare al ponteficato, al che esso tanto disonestamente aspira.» —Testamento di Filippo Strozzi.

92.«Prego don Giovanni di Luna, castellano, che mandi a tôrre del mio sangue dopo la morte e ne faccia fare un migliaccio, mandandolo a Cibo cardinale affine che si sazii in morte di quello che saziare non si è potuto in vita, perchè altro grado non gli manca per arrivare al ponteficato, al che esso tanto disonestamente aspira.» —Testamento di Filippo Strozzi.

93.Varchi,Storia, lib. XII. «Clemente comandò che fosse messo in una buia e disagiosa prigione in Castello Santo Angiolo, dove, ancorchè il castellano, il quale era messere Guido dei Medici vescovo di Centa, avendone compassione, lo accarezzasse da prima e s'ingegnasse di mitigare la iracondia del Papa, nondimeno dopo più e più mesi, stando nella inopia di tutte le cose necessarie, ed essendogli ogni giorno per commessione di Clemente stremato quel poco di pane e di acqua conceduti, non meno di sporcizia e di disagio, che di fame e di sete miserabilmente morì.» Di frate Benedetto fu traditore il Malatesta, che lo dette per giunta al tradimento di Firenze. La lettera dell'oratore Cappello tratta dalla Magliabechiana e stampata nell'Assedio di Firenzedall'Albèri a pagina 321 dichiara: «Con tutto che si fosse perdonato ad ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da Fojano teologo e predicatore unico, e fra Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione della Toscana; il che aveva fatto per fare cosa grata al papa, per essere stati questi acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con le predicazioni ed esortazioni del governo popolare di Firenze; e Malatesta aveva già cominciato a tormentare fra Benedetto.» Questo ho voluto notare, perchè la inverecondia pretesca, gettata giù buffa ai dì nostri, nega il paiolo in capo; e avvertasi che il povero fra Benedetto non fu mica eretico; tutto altro, zelantissimo cattolico ed «uomo, aggiunge il Varchi, oltre la grandezza e venustà del corpo, di molta dottrina e di singolare eloquenza, posto a tale croce unicamente per essersi mostrato figliuolo pietoso alla patria, quella appunto che il Papa e si scuopriva empio e crudele.»

93.Varchi,Storia, lib. XII. «Clemente comandò che fosse messo in una buia e disagiosa prigione in Castello Santo Angiolo, dove, ancorchè il castellano, il quale era messere Guido dei Medici vescovo di Centa, avendone compassione, lo accarezzasse da prima e s'ingegnasse di mitigare la iracondia del Papa, nondimeno dopo più e più mesi, stando nella inopia di tutte le cose necessarie, ed essendogli ogni giorno per commessione di Clemente stremato quel poco di pane e di acqua conceduti, non meno di sporcizia e di disagio, che di fame e di sete miserabilmente morì.» Di frate Benedetto fu traditore il Malatesta, che lo dette per giunta al tradimento di Firenze. La lettera dell'oratore Cappello tratta dalla Magliabechiana e stampata nell'Assedio di Firenzedall'Albèri a pagina 321 dichiara: «Con tutto che si fosse perdonato ad ognuno, Malatesta aveva ritenuto Benedetto da Fojano teologo e predicatore unico, e fra Zaccheria, ambedue dell'ordine di san Domenico, osservanti della congregazione della Toscana; il che aveva fatto per fare cosa grata al papa, per essere stati questi acerrimi nemici di Sua Santità e difensori con le predicazioni ed esortazioni del governo popolare di Firenze; e Malatesta aveva già cominciato a tormentare fra Benedetto.» Questo ho voluto notare, perchè la inverecondia pretesca, gettata giù buffa ai dì nostri, nega il paiolo in capo; e avvertasi che il povero fra Benedetto non fu mica eretico; tutto altro, zelantissimo cattolico ed «uomo, aggiunge il Varchi, oltre la grandezza e venustà del corpo, di molta dottrina e di singolare eloquenza, posto a tale croce unicamente per essersi mostrato figliuolo pietoso alla patria, quella appunto che il Papa e si scuopriva empio e crudele.»

94.In quel secolo credevano ai veleni capaci a produrre la pazzia. — Eustach. Rud., lib. 4,De morb. occult., cap. VI et seq.

94.In quel secolo credevano ai veleni capaci a produrre la pazzia. — Eustach. Rud., lib. 4,De morb. occult., cap. VI et seq.

95.«Papa Clemente, trovandosi senza danaro e senza reputazione, si partì tutto malcontento agli trentuno e lasciò i Bolognesi non troppo bene soddisfatti per un taglione che aveva loro posto; i quali però avendo in tanta frequenza di principi e di prelati vendute carissime eziandio quelle cose le quali erano soliti in altri tempi, non che dare a buona derrata, gettar via, avevano oltre il solito ripieno la loro città di contanti.» — Varchi,Storia, lib. XI.

95.«Papa Clemente, trovandosi senza danaro e senza reputazione, si partì tutto malcontento agli trentuno e lasciò i Bolognesi non troppo bene soddisfatti per un taglione che aveva loro posto; i quali però avendo in tanta frequenza di principi e di prelati vendute carissime eziandio quelle cose le quali erano soliti in altri tempi, non che dare a buona derrata, gettar via, avevano oltre il solito ripieno la loro città di contanti.» — Varchi,Storia, lib. XI.

96.Accrescitivo diavventare.Il Davanzali nelle postille al volgarizzamento di Tacito chiosando la vocelanciarescrive: «Avrei dettoscaraventatevi; ma cappita! Il Muzio ci «grida.» Io però, che le intemerate del Muzio non temo, e parmi questa gagliarda parola, l'adopero bravamente senza scrupolo di coscienza.

96.Accrescitivo diavventare.Il Davanzali nelle postille al volgarizzamento di Tacito chiosando la vocelanciarescrive: «Avrei dettoscaraventatevi; ma cappita! Il Muzio ci «grida.» Io però, che le intemerate del Muzio non temo, e parmi questa gagliarda parola, l'adopero bravamente senza scrupolo di coscienza.

97.Guicciardini,Storia, lib. XII. «Era Giulio, benchè nato di natali non legittimi, stato promosso da Lione nei primi mesi del pontificato al cardinalato, seguitando lo esempio di Alessandro VI nello effetto, ma non nel modo. Perchè Alessandro quando creò Cesare Borgia suofigliuolofece provare per testimoni (che deposero la verità) che la madre al tempo della sua procreazione aveva marito; inferendone che secondo la presunzione delle leggi si aveva a giudicare che il figliuolo fosse più presto nato dal marito che dall'adulterio; in Giulio i testimoni preposero la grazia umana alla verità, perchè provarono che la madre della quale (fanciulla e non maritata) era stato generato, innanzi che ammettesse agli abbracciamenti suoi il padre Giuliano, aveva avuto da lui segreto consentimento di essere sua moglie.»

97.Guicciardini,Storia, lib. XII. «Era Giulio, benchè nato di natali non legittimi, stato promosso da Lione nei primi mesi del pontificato al cardinalato, seguitando lo esempio di Alessandro VI nello effetto, ma non nel modo. Perchè Alessandro quando creò Cesare Borgia suofigliuolofece provare per testimoni (che deposero la verità) che la madre al tempo della sua procreazione aveva marito; inferendone che secondo la presunzione delle leggi si aveva a giudicare che il figliuolo fosse più presto nato dal marito che dall'adulterio; in Giulio i testimoni preposero la grazia umana alla verità, perchè provarono che la madre della quale (fanciulla e non maritata) era stato generato, innanzi che ammettesse agli abbracciamenti suoi il padre Giuliano, aveva avuto da lui segreto consentimento di essere sua moglie.»

98.Guicciardini,Storia, lib. XV. «Il quale (il cardinale dei Medici) per una cedola di mano propria segretissimamente gli promesse l'uffizio della Vice-Cancelleria, che risiedeva in persona sua, ed il palazzo sontuosissimo il quale edificato già dal cardinale San Giorgio era stato conceduto a lui da papa Lione: donde acceso tanto più il cardinale Colonna indusse nella sua sentenza il cardinale Cornaro e due altri. La inclinazione dei quali come fu nota, cominciarono molti degli altri,tirati, come spesso interviene nei conclavi, da viltà o da ambizione, fare a gara di non essere ultimi a favorirlo.»

98.Guicciardini,Storia, lib. XV. «Il quale (il cardinale dei Medici) per una cedola di mano propria segretissimamente gli promesse l'uffizio della Vice-Cancelleria, che risiedeva in persona sua, ed il palazzo sontuosissimo il quale edificato già dal cardinale San Giorgio era stato conceduto a lui da papa Lione: donde acceso tanto più il cardinale Colonna indusse nella sua sentenza il cardinale Cornaro e due altri. La inclinazione dei quali come fu nota, cominciarono molti degli altri,tirati, come spesso interviene nei conclavi, da viltà o da ambizione, fare a gara di non essere ultimi a favorirlo.»

99.Varchi,Storia, lib. XII. «Papa Clemente temeva il concilio, sì perchè egli eraillegitimamente nato, sì perchè era stato eletto conmanifesta simonia, e sì ancora perchè, quando gli eserciti imperiale ed ecclesiastico erano sotto Firenze, aveva fatto bandire per tutto il mondo che egli non aveva mosso guerra alla sua carissima patria ad altro fine che per volervi introdurre, in luogo diuno scandaloso governo e tirannico stato» (allora non correva l'andazzo delle paroledemagogo, anarchico, mazzinista, ec.), «un pacifico e civilissimo governo» (la parola civile aveva corso anco a cotesti tempi); — «di poi veggendosi per gli effetti tutto il contrario, ed avendo usato unagrande inumanità nel vendicarsi e non avere mantenuto i patti, stava con grande e ragionevole sospetto di non dovere essere, celebrandosi un legittimo concilio, rimosso dal papato.»Questo accadeva trecentoventisei anni fa: ma da cotesti tempi a oggi quanta enorme disparità negl'intenti, nella fede, nei costumi, nel reggimento, nella misericordia dei pontefici!

99.Varchi,Storia, lib. XII. «Papa Clemente temeva il concilio, sì perchè egli eraillegitimamente nato, sì perchè era stato eletto conmanifesta simonia, e sì ancora perchè, quando gli eserciti imperiale ed ecclesiastico erano sotto Firenze, aveva fatto bandire per tutto il mondo che egli non aveva mosso guerra alla sua carissima patria ad altro fine che per volervi introdurre, in luogo diuno scandaloso governo e tirannico stato» (allora non correva l'andazzo delle paroledemagogo, anarchico, mazzinista, ec.), «un pacifico e civilissimo governo» (la parola civile aveva corso anco a cotesti tempi); — «di poi veggendosi per gli effetti tutto il contrario, ed avendo usato unagrande inumanità nel vendicarsi e non avere mantenuto i patti, stava con grande e ragionevole sospetto di non dovere essere, celebrandosi un legittimo concilio, rimosso dal papato.»

Questo accadeva trecentoventisei anni fa: ma da cotesti tempi a oggi quanta enorme disparità negl'intenti, nella fede, nei costumi, nel reggimento, nella misericordia dei pontefici!

100.Egli ebbe la testa mozza da Cosimo I. Vedipassim.

100.Egli ebbe la testa mozza da Cosimo I. Vedipassim.

101.Le genti di Coluzzone offersero un solenne ringraziamento alla Madonna per la guarigione del Malatesta, tornato a casa ferito nel 1512. Una tavola esprime il fatto di presente conservata dai signori conti Baglioni. Malatesta sta in letto adagiato: dirimpetto è la Vergine fra le nuvole, Gesù in grembo circondato da serafini, cherubini, ecc., prostrato a terra un coro di ventiquattro donne in atto di pregare. Inoltre vi si legge questa epigrafe:Coluzonis. incolæ. divæ. Mariæ. consolatrici, ob, Malatestam. Balionum. principem. Benemeritum. e. media. morte. restitutum. ad. vitam. dum. vulnera. laudem. perpetuam. paritura. tulit.

101.Le genti di Coluzzone offersero un solenne ringraziamento alla Madonna per la guarigione del Malatesta, tornato a casa ferito nel 1512. Una tavola esprime il fatto di presente conservata dai signori conti Baglioni. Malatesta sta in letto adagiato: dirimpetto è la Vergine fra le nuvole, Gesù in grembo circondato da serafini, cherubini, ecc., prostrato a terra un coro di ventiquattro donne in atto di pregare. Inoltre vi si legge questa epigrafe:

Coluzonis. incolæ. divæ. Mariæ. consolatrici, ob, Malatestam. Balionum. principem. Benemeritum. e. media. morte. restitutum. ad. vitam. dum. vulnera. laudem. perpetuam. paritura. tulit.


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