II.Il ciclo delle conferenze.A Bologna:Giordano Mari ed Emma sono appena tornati all'albergo, dopo la conferenza suiPrecursori della Rivoluzione. Sono soli, nel loro salottino particolare. Carolina, la cameriera di Emma, è andata nell'altra stanza a preparare tutto l'occorrente per l'abbigliamento; il conferenziere e sua moglie, i nipoti di S. E. il ministro dell'istruzione pubblica, sono invitati a pranzo dal prefetto.Giordano Mari(lasciandosi cadere di peso sul canapè, affranto dall'emozione del grande successo) Che entusiasmo! Perfino sulle scale! Nel cortile! Sul portone! Un vero delirio! Che bravi giovani! L'ho sempre detto! Nei giovani c'è molto da sperare! (Asciugandosi il sudore) Mi hanno quasi commosso. E sì, che dovrei esserci abituato.Emma(un po' incerta: un po' titubante: poi, finalmente, arrischiandosi) Ma... è stata ancora la tua conferenza... di Milano.— Quasi; press'a poco. Nella seconda parte, per altro, ho detto molte cose nuove. (Con grande sicurezza) Te ne sei accorta?Emma(lo guarda, rimane convinta e risponde di sì. Poi, dopo un momento — Carolina è sempre nell'altra stanza — corre a sedersi sulle ginocchia del trionfatore, buttandogli le braccia al collo). Come parli bene! la tua voce è una musica, un vero incanto! E come sei bello, tu solo, in alto, in mezzo alla folla muta, estatica! Io ti adoro! E come mi piaci quando fai dell'ironia; quando ridi parlando. Ridi. Ti prego, ti prego: ridi.L'altro ride, ed Emma, finalmente, gli dà quel bacio che le era rimasto sulle labbra per tutta l'ora della conferenza.Giordano.Se non si cambia vita, figliuola mia, sarà un affar serio.Emma(arrabbiandosi) Hai promesso di non dirmi piùfigliuola mia. Non mi piace. Mi è antipaticissimo!Giordano.Vorrei soltanto persuaderti che se, per la conferenza mi son valso, in parte, del materiale di quella di Milano, ciò dipende dal fatto che non mi dai il tempo di studiare, di raccogliermi, di coordinare i fatti, le idee, gli appunti presi. Insomma, per parlare un'ora al pubblico bisogna avere la mente preparata, ben nutrita di argomenti e sopra tutto riposata.Emma lo guarda, e risponde: «Verissimo», ma come un'eco. Si ricorda del loro primo colloquio in via San Paolo: «... Come parlo per un'ora, potrei parlare per due, per tre, per un giorno di seguito; le mie non sono conferenze: io parlo soltanto perchè ho qualche cosa da dire». Fosse vero? Fosse proprio stata lei, all'Argentera, a fargli perdere la freschezza della mente, l'agilità del pensiero, a intorpidirlo nell'ozio? Che rimorso sarebbe questo per lei! Che gran rimorso!Giordano.A che pensi, carina?Emma.A Napoli. Per Napoli, preparerai una bella conferenza tutta nuova?Giordano(subito: pigliando la palla al balzo) Ma... secondo. Bisognerebbe indurci a compiere un ben penoso sacrificio.— Lo farò! Lo farò!— Tu dovresti ritornare a Milano, dalla mamma, ad aspettarmi.Emma(spaventata) Ritornare a Milano?.. Sola?Giordano.Diversamente, con te vicino, mi conosco. (Abbracciandola teneramente) Tutti i più bei proponimenti sfumano.Emma(disperata) Senza te? Senza te? Ma Nino, Nino mio, come potrei vivere un giorno, soltanto un giorno, senza di te? Ma ti par possibile? Lo credi possibile? Piuttosto ripeti la conferenza di Milano anche a Napoli!... Napoli, come studii, come centro letterario, non è più importante di Bologna.Giordano(tanto per cominciare a mettere i piedi innanzi) E poi? Quando saremo a Roma?Emma(agitata, impressionata, inquieta) A Roma? A Roma?...— Alla Palombella. Lo zio mi ha scritto che c'è già un'aspettazione vivissima.— Ma per Roma c'è tempo! Sì! Sì! Sì!... Per Roma, preparerai la seconda parte del tuo ciclo; una conferenza nuova, bella, la più bella di tutte! Me lo devi promettere. Prometti?Giordano(sorridendo con molta diplomazia) Io, per me, te lo prometto. Ma... Sai bene. Non dipende solo da me.A Napoli:A Napoli, prima ancora del conferenziere, ottiene un trionfale successo sua moglie, la nipote del ministro Albertoni, la ricchissima signora milanese: — Una Dionisy!Giordano ed Emma sono arrivati a Napoli di lunedì; ma la conferenza non sarà tenuta, alla Filarmonica, altro che la domenica dopo. Emma non è mai stata a Napoli; per questo, gli sposi hanno anticipato di alcuni giorni il loro arrivo.L'espansiva cordialità meridionale si è rivolta, spontaneamente, alla giovine signora, così bella e così elegante; così gentile, amabile, briosa. Fra il gran codazzo della gente seria, che circonda l'illustre pensatore per via dello zio Eccellenza — professori, artisti, letterati di carriera; qualche vecchio tarlo della burocrazia, qualche giovane postulante, con una raccomandazione da fare, od una parola da far dire, una croce od una commenda da ricordare, un posto od un avanzamento da ottenere — e fra la schiera giocondamente disinteressata degli «elegantissimi», pieni di quattrini, di spirito e di titoli risonanti, che fanno la corte alla moglie — si è formata attorno ai coniugi Mari una folla, una vera folla, solo intenta ed instancabile nel festeggiarli, nel rendere loro ancor più gradita, più splendida e più simpatica la proverbiale ospitalità napoletana.Si aspetta con ansietà rumorosamente cortese la conferenza alla Filarmonica; ma intanto tutti corrono affaccendati vicino ad Emma, smaniano e perdon la testa per lei, la donna «ideale», la «soavissima», la «splendida milanese», la «magnifica lombarda», «la divina», l'«incantatrice».Ed Emma? Emma è felicissima; è un sole raggiante. Essa vede che tutto ciò lusinga l'amor proprio di Giordano; che tutto ciò lo rende più allegro e più amoroso, ed è lieta del suo trionfo, è contenta di piacere perchè così sente, capisce di piacere molto di più anche a suo marito.Egli infatti la guarda, sorridendole, con intimo compiacimento, come scoprendo in lei nuove bellezze, come se si accorgesse adesso, per la prima volta, che sua moglie è bella assai.All'Argentera erano soli; a Milano, Emma vi era nata, vi era cresciuta; che fosse bella non era mai stata una novità per nessuno, nessuno quasi ci badava, e però aveva finito col non badarci, o quasi, anche suo marito. E, come prima, donna Fanny avrebbe perduto per lui tutto il piccante della buona avventura e non sarebbe stata altro che una faticosa servitù senza le feroci gelosie di Guido Bardi; così adesso, quando egli rientra la sera all'Hôtel des Étrangers, e il tedesco di guardia chiude la porta in faccia a tutta quella folla desolata ed invidiosa degli adoratori di sua moglie, egli sente il bisogno di stringere più forte il braccio di Emma e di dirle con passione: Sei mia, tutta mia, soltanto mia.E poi all'Argentera, in quelle ultime settimane, faceva freddo... e a Napoli continua a far caldo; all'Argentera era inverno e a Napoli una perpetua primavera; all'Argentera pioveva e a Napoli brilla il sole; all'Argentera c'era il Monterosa che intirizziva le gambe e a Napoli il mare e lo scoglio di Frisio che invitavano a cantare «Santa Lucia...».E poi... Giordano Mari le pensava tutte. Non sarebbe stato bene prepararsi la scusa di Napoliper il caso che a Roma non fosse stato in grado per la seconda conferenza del famoso ciclo? Già, era più per Emma che gli premeva, non per il pubblico. Lo conosceva bene il pubblico delle conferenze: beve grosso. Basta parlar forte e non fermarsi mai... Quelli che stanno a sentire non sanno fare altrettanto... e, maravigliati, battono le mani.Ma a Napoli, proprio a Napoli, gli succede per la prima volta di confondersi, di incespicare: ad un dato punto deve fermarsi. Il periodo gli sfugge ed egli rimane a bocca aperta, colla sua mente, colla sua memoria smarrite dinanzi al vuoto. È il balbettamento, l'ingarbugliamento d'un attimo; salta tutto Diderot, si riprende con Rousseau, e la conferenza finisce con un'imponente ovazione... venti minuti prima.Nessuno, meno Emma, se n'è accorto; ma Giordano ne rimane assai impressionato, tanto più che la sonnolenza, sparita appena a Napoli, gli ricomincia, improvvisamente, più grave, come un affanno, come una pena, e il dolorino della nuca, rode, rode, continua a rodere.Giordano(ad Emma: l'ultima sera che restano a Napoli: invece di tenersela a braccetto, la lascia andar avanti sullo scalone dell'Hôtel des Étrangerse le tien dietro, faticosamente, appoggiandosi, tirandosi su per la ringhiera) A me quest'aria calda del mare, questo continuo scirocco dà maledettamente alle gambe. E a te?... No?Emma(voltandosi in alto, sulla scala: tutta illuminata dalla luce elettrica, bella come la salute, la giovinezza e l'amore.) No. Io mi sento benissimo!Mi piace tanto Napoli! (Sorridendo a suo marito che si è fermato sulla scala, qualche gradino più giù, per tirare il fiato) «Oh dolce Napoli... Oh suol beato!»Giordano(brontolando) Ed io non vedo l'ora di essere a Roma.Il giorno dopo, alle due, alla partenza del diretto per la capitale, tutta la corte di Emma e di Giordano Mari si trova alla stazione, sotto la tettoia, per i saluti. Gli adoratori di Emma le hanno riempito ilcoupédi fiori; gli ammiratori dell'illustre conferenziere gli hanno gonfiato le tasche a furia di giornali colle recensioni, le note, i dispacci che riportano il grande successo deiPrecursorialla Filarmonica. Giordano Mari vuol darsi l'aria di non leggere i fogli politici altro che per avere le notizie d'Africa, ma invece ne è ghiotto, smanioso. Li scorre tutti colla speranza, coll'ansia di trovarvi il suo nome; e gli articoli più favorevoli se li fa leggere ad alta voce da Emma.Un giovane «novelliere e pubblicista» che si è già raccomandato per un posto di professore, anche straordinario, alle scuole tecniche: gli si avvicina presso il predellino del vagone con aria di mistero:Una parola. Scusate, commendatore.Giordano(gli sfugge un primo moto di noia, ma poi, dissimulando, scende dal predellino e lo piglia affettuosamente sotto braccio per sentire).Quell'altro(sempre più misterioso) Voi, con Pietro Schiavino ci avete del rancore?— Pietro Schiavino? Chi è?— Il direttore delPopolo.Mentre Emma faceva la sua toeletta la mattinao si abbigliava la sera per il pranzo, senza dir niente nè a lei nè a nessuno, Giordano Mari aveva fatto la sua brava visita a tutte le redazioni dei giornali; però egli domanda assai meravigliato:— Come, c'è un giornale che si chiama ilPopoloa Napoli?— No; è un giornale di Roma; un giornale radicale.Giordano Mari(con aria olimpica, stringendo sprezzantemente le labbra, ma col cuore che gli batte forte) Io non mi occupo affatto di giornali; non ho tempo. Bisogna che me li mandino e che qualcuno me li faccia vedere.— Pietro Schiavino è assai popolare a Roma, e ilPopolo, quantunque ai suoi primi numeri, ha una bella diffusione.— Che cosa dice di me?— È un attacco sanguinoso. Si capisce che si sta preparando una guerra a coltello contro di voi. Forse perchè siete nipote di Sua Eccellenza.—Giordano Mari(con la voce alterata) Già; questo zio ministro è un bel regalo di mia moglie!— Io vi sono amico dichiarato, e mi vanto un grande ammiratore vostro anche in mezzo ai vostri nemici.— Nemici? Io non credo di averne.Quell'altro(cupo, e più sottovoce: come fosse per svelare una congiura) Moltissimi. Ma voi non dovete temere. Non ci dovete manco pensare. Siete tanto forte, voi! Tanto grande! — E accettate un mio consiglio. Vi accorgerete presto che io vi voglio bene veramente: più assai di tutti costoro! (accennando alla folla che circonda Emma) Più assai! (Dandogli ilPopolocol titolo piegato, nascosto)Non lo dovete leggere questo giornale, lo dovete stracciare! E, sopra tutto, state bene attento che qualcuno di questi falsi amici vostri non lo faccia leggere a donna Emma.... Il treno, finalmente, si muove, parte: tutti salutano alzando i cappelli, sventolando i fazzoletti, e gridando: «Arrivederci! Arrivederci!» — L'espansione di quest'ultimo addio è straordinaria.Emma(dopo essere rimasta un pezzo col capo fuori del finestrino, rientra ancora tutta rossa, tutta commossa e comincia a levarsi il cappellino).Giordano(si è già accomodato, rincantucciato nell'angolo opposto, col pensiero fisso, inquieto, nel numero del Popolo che ha in saccoccia e che brucia di leggere; ma non si arrischia per timore di Emma).Emma(con entusiasmo pei suoi napoletani) Quanto sono buoni! E come ti vogliono bene!— Anche a te, mi pare.— Torneremo a Napoli? Mi ricondurrai a Napoli, non è vero?— Torneremo; ma, intanto, se alzi il vetro del finestrino, mi fai piacere. In questo maledetto paese, non si sa mai se fa caldo, se fa freddo, quando è estate, quando è inverno: fa un po' di tutto tutti i giorni.Emma(correndo a sedersi sulle sue ginocchia) Non essere cattivo colla mia Napoli! L'amo tanto! (Cantando sottovoce e baciandolo sui capelli) «Napoli! Napoli!... Oh dolce Napoli!»— Dovresti fare una cosa.— Che cosa, Nino?— Dovresti prenderti un angolo tutto per te sola; così si sarebbe in due a stare più comodi.Emma si alza e si allontana mortificata, senza dire una parola.Giordano(premendosi la nuca) Ho il mio solito mal di capo. La conferenza di ieri mi ha stancato assai. Scusami.Silenzio. Giordano Mari, mettendosi la berrettina da viaggio, lancia un'occhiata a sua moglie: Emma, seduta immobile, al suo posto, guarda ostinatamente dal finestrino. Giordano pensa che quello è forse il momento opportuno per leggere ilPopolo. Forte:— Emma! (chiamandola) Emma! Vuoi leggere qualche giornale?Emma(alzandosi e correndo accanto a suo marito con una gran voglia di far la pace) Parlano della tua conferenza?— Sì, prendi; ilMattino, ilCorriere di Napoli, ilDon Marzio, ilFortunio.— Leggo io?... Ad alta voce.— No, ti prego! Ne ho abbastanza di conferenze, di giornali, di articoli. Dicono sempre le stesse cose! Non ne posso più! Lasciami un momento tranquillo, te ne prego! (Premendosi la nuca) Sai bene, quando ho il mio dolore nevralgico, se posso chiudere gli occhi un momentino, anche senza dormire, mi passa subito.Emma(alzandosi lentamente, svogliatamente) Allora, se mi prometti proprio che passerà... me ne vado coi miei giornali. Addio.— Addio.— Salutami... almeno. (Gli stende la mano).Giordano(baciandogliela per far più presto). Ciao.Emma(cantando«Oh dolce Napoli!»va al suoposto. È inquieta: ci sono le mosche e il sole che le dànno noia; poi si alza di nuovo perchè la tendina del finestrino non vuol calare; si arrabbia, soffia, sbuffa, pesta i piedi. Finalmente torna a sedersi, apre un giornale e cerca l'articolo). NelDon Marzionon c'è niente?— Sì, in terza pagina!Emma(che ha un prepotente bisogno di muoversi e di parlare) In terza pagina! (Volta e rivolta tutto il giornale) Dov'è la terza pagina?— Prima della quarta.Emma.Ecco! ecco!Conferenze e Conferenzieri.(Comincia a leggere ad alta voce) «Giordano Mari, il più efficace, il più colorito e certo il più impressionante dei nostri oratori, il prosatore illustre, il filosofo critico della storia e della... »Giordano(interrompendola per farla tacere) Sst!.. Emma... Emma... Ti prego.Emma continua a leggere, ma a bassa voce: Giordano, piano piano, si leva ilPopolodi tasca, lo apre e trova subito l'articolo. È un assassinio, addirittura. È un attacco fierissimo, sanguinoso; una demolizione spietata, completa. Giordano Mari è fatto a pezzi, a brani, senza pietà, senza misericordia, come conferenziere, come scrittore, come storico, come critico, come erudito, come uomo. E nemmeno gli vien risparmiato il ridicolo: è chiamato «ilGigionedell'eloquenza», il «rigattiere della filosofia e della critica». Sono citati autori da lui «saccheggiati» per la sua conferenza, le intiere pagine del Michelet, del Fouillée, del Taine, sopra tutto del Taine — oh quel Taine... Giordano Mari finisce coll'odiarlo. — E l'articolo, poi, così conclude: «Altro cheassimilazione!altro cheplagio! Un ladro! Un vero ladro! Un ladro sfacciato fino all'incoscienza e imprudente fino alla stupidaggine!... E questo enormekakatoapredicatore, questo fanfarone della sincerità, è tutto falso. Falso come scrittore e falso come artista; falso come filosofo e falso come critico; in una cosa sola è tutto vero, è tutto lui: nell'essere il mantenuto di sua moglie».Giordano Mari diventa pallido, verde. Prima lo piglia uno sgomento strano; gli sembra che tutto il mondo debba aver letto quell'articolo, che tutti debbano saperlo a memoria, e quasi quasi non vorrebbe mai arrivare alla stazione di Roma per paura d'esservi fischiato. Poi quest'impressione si dilegua, a mano a mano gli subentra la stizza, la collera contro quello scriba spropositato, contro quel volgare diffamatore.Emma(intanto ha letto tutti i suoi giornali: si volta e lo guarda) Ho finito.Giordano, per il rumore del treno, e sempre assorto nella lettura delPopolo, non sente, non risponde. Emma allora gli si avvicina, allungandosi sui cuscini del sedile e cerca di leggere il titolo del giornale:—Il Pop... il Poppolo!L'altro si scuote, dà un balzo e piega subito il giornale.Emma.Lasciami vedere anche ilPopolo. Che cosa dice della conferenza?Giordano.Niente. Ancora non ne parla. È il numero d'ieri.Emma(ostinandosi più per chiasso che per altro) Lasciami vedere.Giordano.È un numero vecchio, ti ripeto.Emma(tentando di strappargli il giornale di mano) Voglio vedere.Giordano.No: è un capriccio!Emma.Voglio! Voglio! Voglio! (Afferra ilPopolo,l'altro lo tira con forza, il giornale si rompe) Oh, scusa!Giordano(gridando forte)Voglioè una parola che non mi accomoda!... Ricordalo bene!Emma(spaventata) Scusa! Ti domando scusa!Giordano(strappa il pezzo del giornale che Emma, attonita, smarrita, tiene ancora fra le mani, lo straccia col resto e lo butta dal finestrino) E questo ti serva di lezione! (A mano a mano arrabbiandosi sempre di più e sfogando con Emma la sua ira, la sua collera contro Pietro Schiavino) E dovresti aver capito una buona volta che ormai sono stufo, stufo, stufo!Emma(gli occhi pieni di lacrime, le mani giunte, tremando, balbettando) Scusa... scusa, ti domando scusa.Giordano.Sono stufo di smorfie, di leziosaggini; di trovarmi tra i piedi una bambola, unabébé! Hai passato i vent'anni, sei una donna, viva Dio!... Finiscila di essere ridicola!Emma(scoppiando in lacrime) Scusa... scusa... ti domando scusa!Il treno arriva a Teano: si ferma un momento, poi riparte subito. Giordano Mari intanto si è calmato: guarda Emma, che continua a piangere: è pentito, è dolente, le stende la mano:— Facciamo la pace?...Emma(balbettando più forte, perchè si sforza per trattenere le lacrime) Scusami... tanto... tanto.Giordano.Ma no, cara; anzi, sono io che hoavuto torto. Ho avuto uno dei miei impeti nervosi. Ti prego, se mi vuoi bene, non piangere più. Vieni invece a darmi un bacio.Emma corre, ma quando si sente stretta fra le braccia di suo marito ha un altro scoppio di lacrime.Giordano(accarezzandola, baciandole i capelli) Perdonami; sono io che ti domando perdono. La colpa di tutto è che tu... sei tanto più giovane di me. Io, per altro, sotto questo punto, non ho rimorsi. Te l'ho detto... a suo tempo. Non sto bene: mi sento nervoso; la conferenza di ieri mi ha stancato molto; per questo sono facilmente irritabile, irascibile. Ma poi mi passa subito, e finisce sempre che chi ne soffre di più sono io. Asciugati le lacrime, adesso; ridi; così; brava! Se lo zio, si sa mai, ci fosse venuto incontro e ti trovasse cogli occhi rossi, chissà che cosa mai potrebbe credere. Mi vuoi bene?— Sì.— Ancora come prima?— Sì.— Non hai bisogno di niente? (Indicandole una piccola valigietta nella reticella) Vuoi una menta? Un cioccolatino?— No.— Un grano di zucchero, immollato in un dito di cognac?— No, grazie.Un altro momento di silenzio, poi un grosso sospiro di Giordano che finisce in uno sbadiglio.— A Roma, avrò molto da fare. Aspetterò magari anche un paio di settimane; ma darò la seconda conferenza del mio ciclo. Il difficile sta nelricominciare. Ho lavorato tanto, e avrei bisogno, adesso, lo sento... (Un altro mezzo sbadiglio) di riposarmi un paio di mesi; anche tutto l'inverno. Non sai quanto mi è costato l'Ambrogio?... E il lavoro logora... esaurisce. (Emma gli ha posato la testina sul petto: Giordano resta troppo incomodo per dormire) Non si arriva a Roma che alle otto. Non ti senti voglia di riposare una mezz'oretta?Emma.Riposo qui.Giordano.Ma qui, cara, non sei comoda. Aspetta... (Tirandola su; sorridendo) Aspetta e lasciami fare. Vedrai come starai bene. Farai una dormitina deliziosa. Così. Poi, a Roma, non sarai stanca. Andremo fuori a pranzare, a passeggiare. (Mentre parla, ha quasi portato Emma in un angolo del vagone. L'ha distesa sul sedile: le ha messo un piccolo cuscino sotto la testa: poi torna al suo posto, si accomoda, distende le gambe e subito si addormenta: dopo un momento gli cade la testa sul petto e comincia a russare colla bocca storta, la faccia stanca, livida).Emma, coi grandi occhi spalancati, lo guarda senza muoversi; le par d'essere sola sola in quel vagone che corre traballando, attraversando paesi a lei sconosciuti, così melanconici e foschi, in quell'ora del tramonto.
A Bologna:
Giordano Mari ed Emma sono appena tornati all'albergo, dopo la conferenza suiPrecursori della Rivoluzione. Sono soli, nel loro salottino particolare. Carolina, la cameriera di Emma, è andata nell'altra stanza a preparare tutto l'occorrente per l'abbigliamento; il conferenziere e sua moglie, i nipoti di S. E. il ministro dell'istruzione pubblica, sono invitati a pranzo dal prefetto.
Giordano Mari(lasciandosi cadere di peso sul canapè, affranto dall'emozione del grande successo) Che entusiasmo! Perfino sulle scale! Nel cortile! Sul portone! Un vero delirio! Che bravi giovani! L'ho sempre detto! Nei giovani c'è molto da sperare! (Asciugandosi il sudore) Mi hanno quasi commosso. E sì, che dovrei esserci abituato.
Emma(un po' incerta: un po' titubante: poi, finalmente, arrischiandosi) Ma... è stata ancora la tua conferenza... di Milano.
— Quasi; press'a poco. Nella seconda parte, per altro, ho detto molte cose nuove. (Con grande sicurezza) Te ne sei accorta?
Emma(lo guarda, rimane convinta e risponde di sì. Poi, dopo un momento — Carolina è sempre nell'altra stanza — corre a sedersi sulle ginocchia del trionfatore, buttandogli le braccia al collo). Come parli bene! la tua voce è una musica, un vero incanto! E come sei bello, tu solo, in alto, in mezzo alla folla muta, estatica! Io ti adoro! E come mi piaci quando fai dell'ironia; quando ridi parlando. Ridi. Ti prego, ti prego: ridi.
L'altro ride, ed Emma, finalmente, gli dà quel bacio che le era rimasto sulle labbra per tutta l'ora della conferenza.
Giordano.Se non si cambia vita, figliuola mia, sarà un affar serio.
Emma(arrabbiandosi) Hai promesso di non dirmi piùfigliuola mia. Non mi piace. Mi è antipaticissimo!
Giordano.Vorrei soltanto persuaderti che se, per la conferenza mi son valso, in parte, del materiale di quella di Milano, ciò dipende dal fatto che non mi dai il tempo di studiare, di raccogliermi, di coordinare i fatti, le idee, gli appunti presi. Insomma, per parlare un'ora al pubblico bisogna avere la mente preparata, ben nutrita di argomenti e sopra tutto riposata.
Emma lo guarda, e risponde: «Verissimo», ma come un'eco. Si ricorda del loro primo colloquio in via San Paolo: «... Come parlo per un'ora, potrei parlare per due, per tre, per un giorno di seguito; le mie non sono conferenze: io parlo soltanto perchè ho qualche cosa da dire». Fosse vero? Fosse proprio stata lei, all'Argentera, a fargli perdere la freschezza della mente, l'agilità del pensiero, a intorpidirlo nell'ozio? Che rimorso sarebbe questo per lei! Che gran rimorso!
Giordano.A che pensi, carina?
Emma.A Napoli. Per Napoli, preparerai una bella conferenza tutta nuova?
Giordano(subito: pigliando la palla al balzo) Ma... secondo. Bisognerebbe indurci a compiere un ben penoso sacrificio.
— Lo farò! Lo farò!
— Tu dovresti ritornare a Milano, dalla mamma, ad aspettarmi.
Emma(spaventata) Ritornare a Milano?.. Sola?
Giordano.Diversamente, con te vicino, mi conosco. (Abbracciandola teneramente) Tutti i più bei proponimenti sfumano.
Emma(disperata) Senza te? Senza te? Ma Nino, Nino mio, come potrei vivere un giorno, soltanto un giorno, senza di te? Ma ti par possibile? Lo credi possibile? Piuttosto ripeti la conferenza di Milano anche a Napoli!... Napoli, come studii, come centro letterario, non è più importante di Bologna.
Giordano(tanto per cominciare a mettere i piedi innanzi) E poi? Quando saremo a Roma?
Emma(agitata, impressionata, inquieta) A Roma? A Roma?...
— Alla Palombella. Lo zio mi ha scritto che c'è già un'aspettazione vivissima.
— Ma per Roma c'è tempo! Sì! Sì! Sì!... Per Roma, preparerai la seconda parte del tuo ciclo; una conferenza nuova, bella, la più bella di tutte! Me lo devi promettere. Prometti?
Giordano(sorridendo con molta diplomazia) Io, per me, te lo prometto. Ma... Sai bene. Non dipende solo da me.
A Napoli:
A Napoli, prima ancora del conferenziere, ottiene un trionfale successo sua moglie, la nipote del ministro Albertoni, la ricchissima signora milanese: — Una Dionisy!
Giordano ed Emma sono arrivati a Napoli di lunedì; ma la conferenza non sarà tenuta, alla Filarmonica, altro che la domenica dopo. Emma non è mai stata a Napoli; per questo, gli sposi hanno anticipato di alcuni giorni il loro arrivo.
L'espansiva cordialità meridionale si è rivolta, spontaneamente, alla giovine signora, così bella e così elegante; così gentile, amabile, briosa. Fra il gran codazzo della gente seria, che circonda l'illustre pensatore per via dello zio Eccellenza — professori, artisti, letterati di carriera; qualche vecchio tarlo della burocrazia, qualche giovane postulante, con una raccomandazione da fare, od una parola da far dire, una croce od una commenda da ricordare, un posto od un avanzamento da ottenere — e fra la schiera giocondamente disinteressata degli «elegantissimi», pieni di quattrini, di spirito e di titoli risonanti, che fanno la corte alla moglie — si è formata attorno ai coniugi Mari una folla, una vera folla, solo intenta ed instancabile nel festeggiarli, nel rendere loro ancor più gradita, più splendida e più simpatica la proverbiale ospitalità napoletana.
Si aspetta con ansietà rumorosamente cortese la conferenza alla Filarmonica; ma intanto tutti corrono affaccendati vicino ad Emma, smaniano e perdon la testa per lei, la donna «ideale», la «soavissima», la «splendida milanese», la «magnifica lombarda», «la divina», l'«incantatrice».
Ed Emma? Emma è felicissima; è un sole raggiante. Essa vede che tutto ciò lusinga l'amor proprio di Giordano; che tutto ciò lo rende più allegro e più amoroso, ed è lieta del suo trionfo, è contenta di piacere perchè così sente, capisce di piacere molto di più anche a suo marito.
Egli infatti la guarda, sorridendole, con intimo compiacimento, come scoprendo in lei nuove bellezze, come se si accorgesse adesso, per la prima volta, che sua moglie è bella assai.
All'Argentera erano soli; a Milano, Emma vi era nata, vi era cresciuta; che fosse bella non era mai stata una novità per nessuno, nessuno quasi ci badava, e però aveva finito col non badarci, o quasi, anche suo marito. E, come prima, donna Fanny avrebbe perduto per lui tutto il piccante della buona avventura e non sarebbe stata altro che una faticosa servitù senza le feroci gelosie di Guido Bardi; così adesso, quando egli rientra la sera all'Hôtel des Étrangers, e il tedesco di guardia chiude la porta in faccia a tutta quella folla desolata ed invidiosa degli adoratori di sua moglie, egli sente il bisogno di stringere più forte il braccio di Emma e di dirle con passione: Sei mia, tutta mia, soltanto mia.
E poi all'Argentera, in quelle ultime settimane, faceva freddo... e a Napoli continua a far caldo; all'Argentera era inverno e a Napoli una perpetua primavera; all'Argentera pioveva e a Napoli brilla il sole; all'Argentera c'era il Monterosa che intirizziva le gambe e a Napoli il mare e lo scoglio di Frisio che invitavano a cantare «Santa Lucia...».
E poi... Giordano Mari le pensava tutte. Non sarebbe stato bene prepararsi la scusa di Napoliper il caso che a Roma non fosse stato in grado per la seconda conferenza del famoso ciclo? Già, era più per Emma che gli premeva, non per il pubblico. Lo conosceva bene il pubblico delle conferenze: beve grosso. Basta parlar forte e non fermarsi mai... Quelli che stanno a sentire non sanno fare altrettanto... e, maravigliati, battono le mani.
Ma a Napoli, proprio a Napoli, gli succede per la prima volta di confondersi, di incespicare: ad un dato punto deve fermarsi. Il periodo gli sfugge ed egli rimane a bocca aperta, colla sua mente, colla sua memoria smarrite dinanzi al vuoto. È il balbettamento, l'ingarbugliamento d'un attimo; salta tutto Diderot, si riprende con Rousseau, e la conferenza finisce con un'imponente ovazione... venti minuti prima.
Nessuno, meno Emma, se n'è accorto; ma Giordano ne rimane assai impressionato, tanto più che la sonnolenza, sparita appena a Napoli, gli ricomincia, improvvisamente, più grave, come un affanno, come una pena, e il dolorino della nuca, rode, rode, continua a rodere.
Giordano(ad Emma: l'ultima sera che restano a Napoli: invece di tenersela a braccetto, la lascia andar avanti sullo scalone dell'Hôtel des Étrangerse le tien dietro, faticosamente, appoggiandosi, tirandosi su per la ringhiera) A me quest'aria calda del mare, questo continuo scirocco dà maledettamente alle gambe. E a te?... No?
Emma(voltandosi in alto, sulla scala: tutta illuminata dalla luce elettrica, bella come la salute, la giovinezza e l'amore.) No. Io mi sento benissimo!Mi piace tanto Napoli! (Sorridendo a suo marito che si è fermato sulla scala, qualche gradino più giù, per tirare il fiato) «Oh dolce Napoli... Oh suol beato!»
Giordano(brontolando) Ed io non vedo l'ora di essere a Roma.
Il giorno dopo, alle due, alla partenza del diretto per la capitale, tutta la corte di Emma e di Giordano Mari si trova alla stazione, sotto la tettoia, per i saluti. Gli adoratori di Emma le hanno riempito ilcoupédi fiori; gli ammiratori dell'illustre conferenziere gli hanno gonfiato le tasche a furia di giornali colle recensioni, le note, i dispacci che riportano il grande successo deiPrecursorialla Filarmonica. Giordano Mari vuol darsi l'aria di non leggere i fogli politici altro che per avere le notizie d'Africa, ma invece ne è ghiotto, smanioso. Li scorre tutti colla speranza, coll'ansia di trovarvi il suo nome; e gli articoli più favorevoli se li fa leggere ad alta voce da Emma.
Un giovane «novelliere e pubblicista» che si è già raccomandato per un posto di professore, anche straordinario, alle scuole tecniche: gli si avvicina presso il predellino del vagone con aria di mistero:Una parola. Scusate, commendatore.
Giordano(gli sfugge un primo moto di noia, ma poi, dissimulando, scende dal predellino e lo piglia affettuosamente sotto braccio per sentire).
Quell'altro(sempre più misterioso) Voi, con Pietro Schiavino ci avete del rancore?
— Pietro Schiavino? Chi è?
— Il direttore delPopolo.
Mentre Emma faceva la sua toeletta la mattinao si abbigliava la sera per il pranzo, senza dir niente nè a lei nè a nessuno, Giordano Mari aveva fatto la sua brava visita a tutte le redazioni dei giornali; però egli domanda assai meravigliato:
— Come, c'è un giornale che si chiama ilPopoloa Napoli?
— No; è un giornale di Roma; un giornale radicale.
Giordano Mari(con aria olimpica, stringendo sprezzantemente le labbra, ma col cuore che gli batte forte) Io non mi occupo affatto di giornali; non ho tempo. Bisogna che me li mandino e che qualcuno me li faccia vedere.
— Pietro Schiavino è assai popolare a Roma, e ilPopolo, quantunque ai suoi primi numeri, ha una bella diffusione.
— Che cosa dice di me?
— È un attacco sanguinoso. Si capisce che si sta preparando una guerra a coltello contro di voi. Forse perchè siete nipote di Sua Eccellenza.
—Giordano Mari(con la voce alterata) Già; questo zio ministro è un bel regalo di mia moglie!
— Io vi sono amico dichiarato, e mi vanto un grande ammiratore vostro anche in mezzo ai vostri nemici.
— Nemici? Io non credo di averne.
Quell'altro(cupo, e più sottovoce: come fosse per svelare una congiura) Moltissimi. Ma voi non dovete temere. Non ci dovete manco pensare. Siete tanto forte, voi! Tanto grande! — E accettate un mio consiglio. Vi accorgerete presto che io vi voglio bene veramente: più assai di tutti costoro! (accennando alla folla che circonda Emma) Più assai! (Dandogli ilPopolocol titolo piegato, nascosto)Non lo dovete leggere questo giornale, lo dovete stracciare! E, sopra tutto, state bene attento che qualcuno di questi falsi amici vostri non lo faccia leggere a donna Emma.
... Il treno, finalmente, si muove, parte: tutti salutano alzando i cappelli, sventolando i fazzoletti, e gridando: «Arrivederci! Arrivederci!» — L'espansione di quest'ultimo addio è straordinaria.
Emma(dopo essere rimasta un pezzo col capo fuori del finestrino, rientra ancora tutta rossa, tutta commossa e comincia a levarsi il cappellino).
Giordano(si è già accomodato, rincantucciato nell'angolo opposto, col pensiero fisso, inquieto, nel numero del Popolo che ha in saccoccia e che brucia di leggere; ma non si arrischia per timore di Emma).
Emma(con entusiasmo pei suoi napoletani) Quanto sono buoni! E come ti vogliono bene!
— Anche a te, mi pare.
— Torneremo a Napoli? Mi ricondurrai a Napoli, non è vero?
— Torneremo; ma, intanto, se alzi il vetro del finestrino, mi fai piacere. In questo maledetto paese, non si sa mai se fa caldo, se fa freddo, quando è estate, quando è inverno: fa un po' di tutto tutti i giorni.
Emma(correndo a sedersi sulle sue ginocchia) Non essere cattivo colla mia Napoli! L'amo tanto! (Cantando sottovoce e baciandolo sui capelli) «Napoli! Napoli!... Oh dolce Napoli!»
— Dovresti fare una cosa.
— Che cosa, Nino?
— Dovresti prenderti un angolo tutto per te sola; così si sarebbe in due a stare più comodi.
Emma si alza e si allontana mortificata, senza dire una parola.
Giordano(premendosi la nuca) Ho il mio solito mal di capo. La conferenza di ieri mi ha stancato assai. Scusami.
Silenzio. Giordano Mari, mettendosi la berrettina da viaggio, lancia un'occhiata a sua moglie: Emma, seduta immobile, al suo posto, guarda ostinatamente dal finestrino. Giordano pensa che quello è forse il momento opportuno per leggere ilPopolo. Forte:
— Emma! (chiamandola) Emma! Vuoi leggere qualche giornale?
Emma(alzandosi e correndo accanto a suo marito con una gran voglia di far la pace) Parlano della tua conferenza?
— Sì, prendi; ilMattino, ilCorriere di Napoli, ilDon Marzio, ilFortunio.
— Leggo io?... Ad alta voce.
— No, ti prego! Ne ho abbastanza di conferenze, di giornali, di articoli. Dicono sempre le stesse cose! Non ne posso più! Lasciami un momento tranquillo, te ne prego! (Premendosi la nuca) Sai bene, quando ho il mio dolore nevralgico, se posso chiudere gli occhi un momentino, anche senza dormire, mi passa subito.
Emma(alzandosi lentamente, svogliatamente) Allora, se mi prometti proprio che passerà... me ne vado coi miei giornali. Addio.
— Addio.
— Salutami... almeno. (Gli stende la mano).
Giordano(baciandogliela per far più presto). Ciao.
Emma(cantando«Oh dolce Napoli!»va al suoposto. È inquieta: ci sono le mosche e il sole che le dànno noia; poi si alza di nuovo perchè la tendina del finestrino non vuol calare; si arrabbia, soffia, sbuffa, pesta i piedi. Finalmente torna a sedersi, apre un giornale e cerca l'articolo). NelDon Marzionon c'è niente?
— Sì, in terza pagina!
Emma(che ha un prepotente bisogno di muoversi e di parlare) In terza pagina! (Volta e rivolta tutto il giornale) Dov'è la terza pagina?
— Prima della quarta.
Emma.Ecco! ecco!Conferenze e Conferenzieri.(Comincia a leggere ad alta voce) «Giordano Mari, il più efficace, il più colorito e certo il più impressionante dei nostri oratori, il prosatore illustre, il filosofo critico della storia e della... »
Giordano(interrompendola per farla tacere) Sst!.. Emma... Emma... Ti prego.
Emma continua a leggere, ma a bassa voce: Giordano, piano piano, si leva ilPopolodi tasca, lo apre e trova subito l'articolo. È un assassinio, addirittura. È un attacco fierissimo, sanguinoso; una demolizione spietata, completa. Giordano Mari è fatto a pezzi, a brani, senza pietà, senza misericordia, come conferenziere, come scrittore, come storico, come critico, come erudito, come uomo. E nemmeno gli vien risparmiato il ridicolo: è chiamato «ilGigionedell'eloquenza», il «rigattiere della filosofia e della critica». Sono citati autori da lui «saccheggiati» per la sua conferenza, le intiere pagine del Michelet, del Fouillée, del Taine, sopra tutto del Taine — oh quel Taine... Giordano Mari finisce coll'odiarlo. — E l'articolo, poi, così conclude: «Altro cheassimilazione!altro cheplagio! Un ladro! Un vero ladro! Un ladro sfacciato fino all'incoscienza e imprudente fino alla stupidaggine!... E questo enormekakatoapredicatore, questo fanfarone della sincerità, è tutto falso. Falso come scrittore e falso come artista; falso come filosofo e falso come critico; in una cosa sola è tutto vero, è tutto lui: nell'essere il mantenuto di sua moglie».
Giordano Mari diventa pallido, verde. Prima lo piglia uno sgomento strano; gli sembra che tutto il mondo debba aver letto quell'articolo, che tutti debbano saperlo a memoria, e quasi quasi non vorrebbe mai arrivare alla stazione di Roma per paura d'esservi fischiato. Poi quest'impressione si dilegua, a mano a mano gli subentra la stizza, la collera contro quello scriba spropositato, contro quel volgare diffamatore.
Emma(intanto ha letto tutti i suoi giornali: si volta e lo guarda) Ho finito.
Giordano, per il rumore del treno, e sempre assorto nella lettura delPopolo, non sente, non risponde. Emma allora gli si avvicina, allungandosi sui cuscini del sedile e cerca di leggere il titolo del giornale:
—Il Pop... il Poppolo!
L'altro si scuote, dà un balzo e piega subito il giornale.
Emma.Lasciami vedere anche ilPopolo. Che cosa dice della conferenza?
Giordano.Niente. Ancora non ne parla. È il numero d'ieri.
Emma(ostinandosi più per chiasso che per altro) Lasciami vedere.
Giordano.È un numero vecchio, ti ripeto.
Emma(tentando di strappargli il giornale di mano) Voglio vedere.
Giordano.No: è un capriccio!
Emma.Voglio! Voglio! Voglio! (Afferra ilPopolo,l'altro lo tira con forza, il giornale si rompe) Oh, scusa!
Giordano(gridando forte)Voglioè una parola che non mi accomoda!... Ricordalo bene!
Emma(spaventata) Scusa! Ti domando scusa!
Giordano(strappa il pezzo del giornale che Emma, attonita, smarrita, tiene ancora fra le mani, lo straccia col resto e lo butta dal finestrino) E questo ti serva di lezione! (A mano a mano arrabbiandosi sempre di più e sfogando con Emma la sua ira, la sua collera contro Pietro Schiavino) E dovresti aver capito una buona volta che ormai sono stufo, stufo, stufo!
Emma(gli occhi pieni di lacrime, le mani giunte, tremando, balbettando) Scusa... scusa, ti domando scusa.
Giordano.Sono stufo di smorfie, di leziosaggini; di trovarmi tra i piedi una bambola, unabébé! Hai passato i vent'anni, sei una donna, viva Dio!... Finiscila di essere ridicola!
Emma(scoppiando in lacrime) Scusa... scusa... ti domando scusa!
Il treno arriva a Teano: si ferma un momento, poi riparte subito. Giordano Mari intanto si è calmato: guarda Emma, che continua a piangere: è pentito, è dolente, le stende la mano:
— Facciamo la pace?...
Emma(balbettando più forte, perchè si sforza per trattenere le lacrime) Scusami... tanto... tanto.
Giordano.Ma no, cara; anzi, sono io che hoavuto torto. Ho avuto uno dei miei impeti nervosi. Ti prego, se mi vuoi bene, non piangere più. Vieni invece a darmi un bacio.
Emma corre, ma quando si sente stretta fra le braccia di suo marito ha un altro scoppio di lacrime.
Giordano(accarezzandola, baciandole i capelli) Perdonami; sono io che ti domando perdono. La colpa di tutto è che tu... sei tanto più giovane di me. Io, per altro, sotto questo punto, non ho rimorsi. Te l'ho detto... a suo tempo. Non sto bene: mi sento nervoso; la conferenza di ieri mi ha stancato molto; per questo sono facilmente irritabile, irascibile. Ma poi mi passa subito, e finisce sempre che chi ne soffre di più sono io. Asciugati le lacrime, adesso; ridi; così; brava! Se lo zio, si sa mai, ci fosse venuto incontro e ti trovasse cogli occhi rossi, chissà che cosa mai potrebbe credere. Mi vuoi bene?
— Sì.
— Ancora come prima?
— Sì.
— Non hai bisogno di niente? (Indicandole una piccola valigietta nella reticella) Vuoi una menta? Un cioccolatino?
— No.
— Un grano di zucchero, immollato in un dito di cognac?
— No, grazie.
Un altro momento di silenzio, poi un grosso sospiro di Giordano che finisce in uno sbadiglio.
— A Roma, avrò molto da fare. Aspetterò magari anche un paio di settimane; ma darò la seconda conferenza del mio ciclo. Il difficile sta nelricominciare. Ho lavorato tanto, e avrei bisogno, adesso, lo sento... (Un altro mezzo sbadiglio) di riposarmi un paio di mesi; anche tutto l'inverno. Non sai quanto mi è costato l'Ambrogio?... E il lavoro logora... esaurisce. (Emma gli ha posato la testina sul petto: Giordano resta troppo incomodo per dormire) Non si arriva a Roma che alle otto. Non ti senti voglia di riposare una mezz'oretta?
Emma.Riposo qui.
Giordano.Ma qui, cara, non sei comoda. Aspetta... (Tirandola su; sorridendo) Aspetta e lasciami fare. Vedrai come starai bene. Farai una dormitina deliziosa. Così. Poi, a Roma, non sarai stanca. Andremo fuori a pranzare, a passeggiare. (Mentre parla, ha quasi portato Emma in un angolo del vagone. L'ha distesa sul sedile: le ha messo un piccolo cuscino sotto la testa: poi torna al suo posto, si accomoda, distende le gambe e subito si addormenta: dopo un momento gli cade la testa sul petto e comincia a russare colla bocca storta, la faccia stanca, livida).
Emma, coi grandi occhi spalancati, lo guarda senza muoversi; le par d'essere sola sola in quel vagone che corre traballando, attraversando paesi a lei sconosciuti, così melanconici e foschi, in quell'ora del tramonto.