XIII.I consigli del buon Dottore.Il dottore, come ha fatto annunziare dal signor Formenti, arriva all'Argentera il dì appresso, verso mezzogiorno.Egli si è preparata una faccia molto scura: spera in tal modo che ad Emma faranno maggiore impressione tutte le raccomandazioni e le prescrizioni che reputa necessarie.— Avere dei figli è una funzione ordinaria, naturale. Anzi, quando l'organismo è ben costituito, può essere, in massima, più giovevole che dannoso; ma bisogna sottomettersi pazientemente a tutte quelle cautele che l'esperienza insegna e la prudenza impone.Nel giardino dell'Argentera, dinanzi alla villa.Il dottore(smontando di carrozza, al signor Formenti che gli corre incontro) Buon giorno, signor Formenti! Bella giornata, vero?Il signorFormenti. Saprà, forse, che la signora padrona non è all'Argentera?Il dottore. Già... (pausa)... Me lo sono immaginato. È andata a Brenzonino dalla mamma.— No. È andata a Val d'Olona dal signor Borghetti.Il dottore, senza parlare, dà un'occhiata di traverso al signor Formenti, e la sua faccia diventa ancor più scura.Il signorFormenti. È partita stamattina prestissimo. Non erano ancora le otto.Il dottore(lisciandosi, grattandosi la barba: assai preoccupato) Quasi quasi, andando a Val d'Olona, potrei arrischiare d'incontrarla, strada facendo. (Pausa) Già, potrei incontrare la signora Emma, appunto, mentre ritorna a casa.— Probabilissimo. Qui, non ha lasciato nessun ordine.Il dottore(si volta lentamente per rimontare in carrozza, poi si ferma pensoso, fissando la testa del cavallo) E... come è ritornata da Roma? Bene?... La cera? Buona?...— Buonissima, quando è arrivata. E ha pranzato anche con appetito! Ma poi, ieri, deve aver preso freddo, deve aver preso un po' di umidità durante il viaggio, si è sentita male, così... verso l'una o le due, e si è messa a letto. Non ha voluto mangiare; non ha voluto veder nessuno. Fortunatamente, il male è passato presto. Stamattina, alle sette, era già in piedi. E si è alzata sola, senza nemmeno chiamare la Carolina. Ha ordinato subito la carrozza e non l'ha voluta aspettare. Con quel freddo è andata avanti, sola, a piedi.Il dottore(continua a scrollare il capo e a fissare la testa del cavallo) Benedettatosa! (Poi si leva di tasca una brancata di lettere, di bigliettini, di telegrammi: li guarda: sospira) Tutte visite che avreidovuto fare stamattina. (Pausa) Sono preso in questi giorni da tutte le parti. Sicuro. Dovrò tornare subito a Milano in fretta e in furia. (Un'altra pausa ancora più lunga) Mah! (Al cocchiere, montando in carrozza) Allora... — Sai, vero?... — Prendi la strada a sinistra, dopo la chiesa, e puoi andare un momento in su, verso Val d'Olona.Il signor Formenti prende il cavallo per il morso e aiuta il cocchiere a fare la voltata.Il dottore(in carrozza, sulla strada di Val d'Olona cercando la «Perseveranza» nelle tasche del paltò) Sarà stato appunto un po' di freddo... preso allo stomaco... Benedettatosa!... Perchè precipitarsi in questo modo a Val d'Olona, senza prima aspettare, consultarmi?.. Carlo è appena imbastito, alla bell'e meglio! Per il momento! Vedersi Emma comparir davanti, improvvisamente, può risentirne una scossa tale, da farlo andare in pezzi un'altra volta. Mah!... E poi, non è il momento questo, nemmeno per Emma, di affaticarsi, di strapazzarsi, di prender freddo. Il cuore!... Il cuore!... (Scrollando il capo e spiegando la «Perseveranza») Il cuore è una bellissima cosa... quando se ne può fare a meno! (Vede sulla «Perseveranza» il grande successo della conferenza di Giordano Mari) Bravo!... (Continuando a leggere) Anche per Emma è una soddisfazione, una grande compiacenza. Chi sa che contentezza!... Che smanie!... Il suo idolo!.. Figuriamoci!... Infatti, è una bella vittoria, tanto più che a Roma, in principio, non ne volevano sapere! Ma, già, è l'invidia, l'interesse, in tutte le professioni!... L'Italia è un paese così fatto, lungo e stretto: quando uno appena si muove o allunga un momento le gambe — tàffete! — tutti gli altrihanno paura di essere buttati in acqua!... (Ride: poi torna serio, ripiegando il giornale) E dire, per altro, che anch'io, a primo aspetto... di questo Giordano... — proprio! — ... non avrei dato nemmeno un soldo! Invece anche laPerseveranzalo porta alle stelle! Emma l'ha indovinata: ha avuto più occhio di noi!.. Brava! (A un tratto strizzando l'occhio per mirare lontano) Eccola là! (Cacciando il capo fuori dello sportello) È in giacchettina!... Con questo freddo! (Sorridendo, diventando rosso per il piacere di rivederla, si alza in piedi nella carrozza, minacciandola colla mano e gridando): Senza la pelliccia!... Benedetta tosa!... (Tirando il cocchiere per il mantello) Ferma! Ferma! (Salta dalla carrozza e corre incontro ad Emma, che gli si butta fra le braccia).Il dottore(cogli occhi gonfi di lacrime: commosso da quell'abbraccio, da quell'effusione) Vediamo un po'... Vediamo un po', la mia bellezza... Ma sai?... Sembri diventata persino... più grande! (Con due dita sotto il mento, alzandole la faccia) Vediamo... Vediamola cerina!.. Ma... ma come?.. Sei pallida... Smunta... Hai quegli occhi lividi che non mi piacciono! (Osservandola, scrutandola a lungo) Che cosa vuol dire? Hai forse sospeso l'estratto di china?... Ieri, mi ha detto il signor Formenti, hai preso un po' di freddo — vero? — e sei stata poco bene... Ma, ma, ma... giudizio! giudizio! Specialmente... Da brava... (Mettendosi il braccio di Emma sotto il suo e battendole affettuosamente sulla mano) Ho sentito che... ci sono novità?Emma(colla voce torbida, concitata) Sì; pur troppo!Il dottore(fermandosi su due piedi) Pur troppo?Emma. Non posso esser libera come vorrei! Anche Carlo me lo consiglia, quasi me lo impone!... In faccia al mondo, anche colla mia famiglia, dovrò sopportare, se non la presenza, il nome di quell'uomo che detesto, che odio!... Dio, Dio, come lo odio!Il dottore(trasecolato, stupefatto) Ma chi?.. Tuo marito?... Il... Giordano?Emma. Dammi il braccio: mi sento affranta, morta.Il dottore. Vieni in carrozza!... Montiamo in carrozza!Emma(trattenendolo) No! Potrebbe sentire il cocchiere! Torniamo a Val d'Olona a piedi. Non è distante.Il dottore. Aspetta! (Corre a prendere lo scialle dalla carrozza) Aspetta. Ti darò, almeno, il mioplaid! (Al cocchiere) Sai — vero? — dov'è la villa del signor Borghetti?... L'architetto?— Sì, sì. Ci sono stato un'altra volta.Il dottore. Allora, puoi andar avanti, al passo. (Ad Emma, mentre comincia a imbacuccarla nello scialle) Ma perchè hai fatto tanta strada?Emma. Carlo desiderava alzarsi, ed io, intanto, ti son venuta incontro. Abbiamo immaginato, io e Carlo, che saresti arrivato, press'a poco, a quest'ora. (Fermandosi a un tratto, con impeto, cambiando voce, cambiando viso) Senti, quell'uomo... — ed è mio marito!... mio marito!... — quell'uomo è di un'infamia tale... Peggio, peggio!... È di una tale abiezione, di una tale bassezza, che mi fa ribrezzo!... E me lo sento sempre addosso, sulla faccia, nella carne... Che orrore!... Che orrore!... Che ribrezzo!... Che schifo!Emma non appare più stanca, sfinita: lo sdegno, la collera le dànno una nuova forza, una nuova vigoria. È l'impeto, è l'urto di tutto ciò che si spezza in lei!Il dottore(fuori di sè) Il Giordano?... Ma se anche adesso, in questo punto, leggevo laPerseveranza... Ne fa un monte di elogi! (Cercando il giornale) Aspetta; voglio farti leggere...Emma. So! So! La conferenzaSant'Ambrogio e Marcellina! Rubata! Rubata a Carlo!... Sì, sì!... Ma ciò che importa?... Niente. Ha approfittato, abusato della bontà, della confidenza di un amico! Non è che un'indelicatezza! (Con un riso stridulo, amaro) Sai che cosa ha fatto di più?... Vuoi sapere che cosa ha fatto? Ha dato in pegno le mie lettere, le mie prime lettere, comprendi?... La mia anima, il mio pudore e il mio onore — il mio onore, perchè non ero ancora sua moglie! — ha dato in pegno le mie lettere a Padova, a suo fratello, alla sua serva, ai suoi usurai, per avere del danaro, per... per certe cambiali, perchè era pieno di debiti!Il dottore(agitato, ansante, per la forte commozione) Cioè? Spiegati!... Le tue lettere?... In pegno!Emma(ridendo più forte) Ah! Ah! Non capisci!... Tu non arrivi nemmeno a capire tanta infamia. E anch'io, sai? Anche per me c'è voluto del tempo, molto tempo. Ho dovuto studiare, pensare, indovinare. E ho dovuto guardar la faccia, la vera faccia di quell'uomo, e tornare indietro, e ricordarmi tutte le sue parole, tutte le sue cattiverie, giorno per giorno, ora per ora, e vederlo — finalmente! — vederlo a occhi aperti, non come loavevo pensato, creduto, immaginato col mio cuore, colla mia fantasia, io stupida, io cieca, io innamorata, io pazza, ma come era lui veramente, realmente, lui, lui, falso, egoista, vano, volgare! E quasi non si dava nemmeno la pena di mentire, d'ingannarmi! Era sicuro. Sapeva che io era una stupida. Che mi ingannavo da me stessa. Oh, c'è voluto del tempo! Tanto tempo! E c'è voluto che le avessi io nelle mie mani, quelle lettere, quelle cambiali di suo fratello! Oh, anche a te, sì, sì, farò leggere! Farò vedere tutto anche a te!Il dottore. Sì, ma intanto... calmati. Cerca di calmarti.Emma(con uno scoppio di risa e di lacrime) E io lo credevo geloso di Carlo! Invidia! vanità! Sì, perchè quell'uomo non ha che la vanità, soltanto la vanità, di vero, di forte, di grande, di sensibile. Geloso? Guarda un po' se era geloso di mio zio? Per il suo interesse, per i suoi trionfi, per la sua cattedra, per un articolo di giornale, mi avrebbe buttato in braccio a mio zio! In braccio a tutta Roma!Il dottore(scandolezzato, imponendole colle mani di tacere) Da brava! Da brava! Non voglio sentirle certe esagerazioni!Emma. E le mie lettere? Le mie lettere non le ha fatte correre fra le mani di tutta quella gentaglia di Padova? E non c'ero io — tutta io! — nelle mie lettere? Ti ricordi quei giorni? Io diventavo matta di amore, di dolore, di angoscia. Ti ricordi quei giorni? In collera col babbo, in collera colla mamma, in collera anche con te! Sai com'ero ammalata? Ti ricordi? Eppure, di notte, disfatta dal male, dalla febbre, gli volevo scrivere — almenouna parola, un bacio! — e mi sforzavo di parer lieta per non impressionarlo, per non spaventarlo! Ebbene, sono quelle mie lettere piene d'amore, di passione, di abbandono, sono quelle parole, sono i miei baci, ch'egli ha venduto, ch'egli ha dato in pegno a suo fratello, ai suoi creditori, ai suoi usurai! È il mio pudore, sì, il mio pudore, me stessa, tutta me stessa, io, come sono, svestita anima e corpo, ch'egli ha buttata in braccio a tutta quella gente!Il dottore(tremante, diventato in viso quasi terreo, con due solchi sotto gli occhi, profondi, lucenti) Calmati! Calmati! Per amor del cielo! Se mi par di comprendere, se è proprio vero, hai tutte le ragioni; ma vuoi anche ammalarti?Emma(rossa di fuoco, stravolta in viso, ma senza una lacrima) Senti, ascoltami. Al primo colpo, è stato tale il disinganno, il dolore, la vergogna — più di tutto la vergogna — che volevo uccidermi, buttarmi dalla finestra! Sì, sì, è vero, te lo giuro! Poi — non voglio farmi diversa da quella che sono — non è stato il pensiero della mia famiglia che mi ha trattenuta, nè della condizione in cui mi trovo; ma è stato l'odio, la febbre, la smania di buttargli in faccia le mie lettere, la lettera di suo fratello, tutto, tutto quanto! Una smania, la smania prepotente del mio orgoglio, delle mie fibre, del mio pudore, di fargli vedere — proprio vedere! — che non lo amo più, più, più; che mi fa ribrezzo, ribrezzo, nient'altro! Poi... sono corsa da Carlo. Volevo vendicarmi, volevo morire, ma a un tratto ho perduto tutte le forze, ho sentito un gran bisogno di piangere e sono corsa da Carlo. Erano tante tante ore che diventavo matta perchè nonpotevo piangere! Avevo bisogno di vedere qualcheduno, di sfogarmi con qualcheduno... Da chi potevo andare? Dalla mamma, no. Era stata contraria al mio matrimonio, e avrebbe creduto di consolarmi vantandosi di aver sempre ragione. Dal babbo? Povero babbo! Lo avrei addolorato e non sarebbe stato capace di aiutarmi. Tu non c'eri e sono corsa a Val d'Olona! (Afferrandogli tutte e due le mani e fissandolo con un impeto di disperazione) Salvami Carlo, sai! Adesso devi salvarlo! Non voglio anche il rimorso di aver fatto morir Carlo per quell'uomo!Il dottore. Carlo... Vedremo! (Accomodandole lo scialle sulle spalle e attorno al collo) Ma tu, intanto, non devi pigliar freddo. Invece procura di calmarti. È un fatto così inaspettato, straordinario. Così, su due piedi, non si saprebbe nemmeno che consiglio dare. Mi farai vedere — vero? — anche questa lettera del fratello? Insomma, io ho bisogno ancora di precisare le idee! Pensa per altro, da brava, pensa che, nel tuo stato presente, non hai il diritto di farti del male! È un caso di coscienza.Emma. E penso anche, ricordati bene, che io non sono più la moglie di quell'uomo, che io non ho più nulla di comune con quell'uomo!Il dottore. Certo, sussistendo il fatto, appunto, bisognerà vedere... bisognerà studiare, pensare a un qualche provvedimento. Ma intanto io direi... Senti, cara la miatosa, io direi di andare subito a Brenzonino e di sentire anche la mamma. La mamma, certe volte, e, più che per altro, per le sue continue sofferenze, sembra, forse, un po' contraddicente... un po' dura... ma non è vero — veh! — E poi la mamma è sempre la mamma! Dabrava, resta ben coperta, e adesso, appena a Val d'Olona, ci faremo dare un the molto caldo con una goccia di rhum. La mamma, dunque, ha diritto, specialmente in un caso simile, così fuori del... del consueto, di saper tutto!Emma. Io invece credo di no, e non sono del tuo parere. No; perchè il giorno che lo sa la mamma, lo saprà tutta Milano! Non credi?.. Non importa? Devo assolutamente parlare, dir tutto anche alla mamma?... Ebbene, se tu lo vuoi, lo farò, ma ad una condizione: dal momento che ci deve essere uno scandalo, voglio approfittarne per separarmi, per fare un processo, per non vederlo mai più, quel... signore, finchè vivo. (Interrompendosi: con un'alzata di spalle) E poi, no! (Eccitandosi nuovamente) E poi, no! Una volta ancora voglio vederlo! Una volta ancora gli voglio parlare! Deve capire, deve sentire come lo disprezzo!.. Noi due, fra di noi due... e nessun altro!Il dottore. E, allora, non si dice niente alla mamma, non si dice niente a nessuno... e, appunto, cercate insieme fra voi due... un qualche accomodamento.Emma. Un qualche accomodamento? Che accomodamento! Dovrà accettare le mie condizioni! Ciò che voglio io! E, prima di tutto, gli voglio buttare in faccia la sua vigliaccheria.Il dottore(inquieto) Ecco... io invece sarei per consigliarti, in questo caso, la massima prudenza. Tu sola, per esempio, a tu per tu... (Pausa: scrollando il capo) Bada, veh, se è in realtà quale appunto verrebbe a dimostrarsi col suo procedere... potrebbe anche, una volta inasprito, irritato, non usare tutti quei modi... (arrabbiandosi e alzandola voce) potrebbe anche, parlo chiaro, metterti le mani addosso!Emma. Tu avresti paura di quell'uomo?Il dottore. Insomma, io preferirei che, quando veniste ad una spiegazione fra voi due... foste almeno in tre.Emma. Tu avresti paura di quell'uomo? Io no. È troppo vigliacco!— Appunto. Non sono gli eroi che commettono certe cose!— Troppo vigliacco, ed anche troppo interessato; troppo vano e troppo furbo! In fine, egli non dovrà perdere altro che... sua moglie, ed è tutto il resto che gli preme di più! Del suo onore, in faccia mia, che gliene importa?... È la sua vanità in faccia al pubblico che gli preme! Sono i suoi comodi, le sue conferenze, gli applausi, è il Sant'Ambrogio! Non temere, sai. È lui che avrà paura di me!Il dottore(sempre inquieto, poco persuaso) E... che cosa gli vorresti dire?Emma. Prima di tutto, che amo Carlo — perchè Carlo è la sua rabbia, la sua invidia — e così anche per fissar bene le distanze, subito, fra me e lui!— Questo, invece, abbi pazienza, cara la miatosa, ma è proprio inutile andarglielo a raccontare... nemmeno per ischerzo.— Invece, è questo che mi preme di più! È per dirgli questo, per dirglielo in faccia, io stessa, che ho la smania di rivederlo!Il dottore(dandole il braccio: battendole ancora affettuosamente sulla mano, sorridendo) Ma e... non pensi al... viaggiatore!... Sicuro; a chi è in viaggio?(Emma si ferma, guardandolo fisso) Certamente: è anche suo. Anzi, la legge lo fa più suo che tuo.Emma(con un'alzata di spalle, rimettendosi a camminare al braccio del dottore) Ma che! Gli farò scegliere tra mio figlio e i miei danari: sceglierà sempre i miei danari! (Fermandosi di nuovo) E tu... Senti dottore: ti prego, ti supplico! Non farmi diventare matta e cattiva. Non dirmi più che mio figlio è anche suo! Me lo faresti odiare! Non capisci, non comprendi... (rossa col viso che le diventa una fiamma, di foco) non capisci che è questo pensiero fisso — l'essere stata sua — che ho bisogno di strappare dal mio sangue, dalla mia carne? Mi odio — capisci? — mi detesto. Mi faccio orrore, mi faccio ribrezzo! La mia faccia ch'egli ha baciato, la mia bocca che l'ha baciato, mi fan ribrezzo!Il dottore(continua ad accarezzare la mano di Emma: cercando di calmarla, di distrarla, e poi sempre inquieto, titubante le domanda) Ma e... e Carlo?Emma. Carlo è pieno di buoni consigli, come te. Ma non importa. Faccio io ciò che voglio e non lo lascio più.Il dottore(vivamente) Come, come... «non lo lascio più?»Emma. Finchè è ammalato, verrò io tutti i giorni a Val d'Olona; quando sarà guarito, verrà lui, tutti i giorni da me, all'Argentera.Il dottore(scrollando il capo e sospirando) Guarito...Emma. Sì, guarito. Ne sono persuasa, ne sono convinta... Perchè credo ancora in Dio!Il dottore(le tira lo scialle sulle spalle, le copre anche un po' la faccia e, prendendosela a braccetto e continuando la strada verso Val d'Olona, ricomincia colla sua voce lenta, sommessa, penetrante) Sì, cara, ma quando si vuol ottenere un miracolo da Domeneddio, bisogna che anche noi, — vero? — da parte nostra, facciamo tutto il possibile per aiutarlo, per assecondarlo. E io credo che la tua vicinanza, la tua frequenza, il vederti, insomma, troppo spesso... non sia, direi, non credo molto indicato, nello stato presente di Carlo. Carlo non è guarito, veh!.. Pur troppo, non è il caso di farci illusioni! È uno stato ancora molto precario; la più piccola scossa, il più piccolo turbamento, la più piccola emozione, anche piacevole, gli potrebbero essere fatali. Però ti consiglierei, per il suo bene, di tenerti il più possibilmente lontana... da Val d'Olona. Già; appunto. (Pausa) Con te, è inutile far tanti misteri. Tu sei una donnina brava, buona, ragionevole. Hai perduto la testa una volta per quello là, di Roma, e adesso ti trovi a brutte conseguenze. Ma io spero ancora; vedrai. Passato questo giorno di burrasca, la vita avrà per te nuovi argomenti di distrazione, e di conforto... e anche di compiacenza. Su! Su! Con quel faccino, con quegli occhi! Non guardare per terra: guarda il cielo com'è bello, limpido, azzurro. E ti ricordi, invece, due o tre giorni fa, com'era fosco? Tetro? — Dunque... un buon colpo di vento e spazza via tutto — vero? — (Un'altra pausa) Tu sei piena di buon senso e di cuore, due cose che, quando vanno insieme unite, il che succede molto di rado, rimediano a grandi guai. Non vuoi dir niente alla mamma e a nessuno?... Forse, in questo, puoi anche aver ragione.Fra te e... quell'altro là, potrete forse intendervi meglio. Ma quando vi troverete insieme, se io non devo essere presente, voglio almeno esserti vicino. In quanto a Carlo... se tu pensi anche a volergli bene... è un'altra quistione. Io non posso dire nè sì, nè no. Si tratta del tuo cuore e della tua coscienza. (Ridendo per far sorridere Emma) Io sono un dottore e non un confessore. E non mi preoccupo altro che della mia partita, cioè della salute del corpo! Per ciò, devo concludere, che non basta salvare le apparenze — cosa della quale sono convinto, vero?, hai troppo rispetto di te stessa — ma... alla larga, almeno per il momento, alla larga... da Val d'Olona! Già, siamo d'accordo: a Carlo non è scoppiata la pleurite perchè abbia preso troppo freddo o troppo caldo, ma in seguito ad un'anoressia nervosa, giunta persino allo stadio più acuto della sitofobia, e alla quale ha dato origine una forte eccitazione psichica di natura deprimente. Insomma, tu hai sposato quel... Giordano, e Carlo non è stato più bene; e come ti avevo scritto anche a Roma, in quella lettera che non si sa in che modo sia andata smarrita, è guarito della pleurite, ma gli è rimasto latente nei polmoni un... focolaio...Emma(sorridendo, trasfigurandosi in viso) Eccolo Carlo! Eccolo, ci viene incontro!Il dottore(punta gli occhi, diventando truce: gli si muove la barba come se masticasse qualche gran minaccia, ma poi la voce non corrisponde all'aspetto terribile) A casa, a casa!... Subito a casa!... E a letto!Carlo(scarno, pallidissimo, soltanto con le gote un po' accese) Mi sento meglio, oggi!... Molto meglio!Il dottore(gli tocca il polso, la fronte) Ragione di più, per condursi in modo, appunto, da non perdere con un'imprudenza ciò che si può aver guadagnato, sicchè... (prendendolo per un braccio) torna indietro e per oggi basta: torna a letto!Emma. Dottore!... Come sei cattivo!Il dottore(arrabbiandosi) Insomma!... Bisogna tener presente che ancora tre o quattro giorni fa eravamo in alto mare, coi senapismi e colla digitale!Carlo. Volevo soltanto prevenire la signora Emma che mi sono prevalso del suo nome e del suo permesso e che ho ordinato al suo cocchiere di attaccare.Emma. Perchè?Carlo. Perchè è meglio ch'ella ritorni all'Argentera mentre c'è ancora un po' di sole. Dopo, sentirebbe troppo freddo.Il dottore. Carlo in questo ha ragione. (Al Borghetti) Hai fatto benissimo. Per il freddo, appunto, e anche per tutto il resto! (Ad Emma) Tienti il mio plaid se hai timore di non essere coperta abbastanza e... giudizio! Da brava! Ci rivedremo prestissimo. Intanto... torna quietina all'Argentera. Te lo ha consigliato Carlo; te lo consiglio anch'io.Emma(sorridendo) Siete tutti e due tanto simpatici e coi vostri consigli — auf! — diventate tanto noiosi! (Vede la carrozza avvicinarsi: stringendo la mano al dottore, nel salutarlo) Ti troverò ancora qui, domani, a Val d'Olona?... Io ci verrò — ricordati — con qualunque tempo!
Il dottore, come ha fatto annunziare dal signor Formenti, arriva all'Argentera il dì appresso, verso mezzogiorno.
Egli si è preparata una faccia molto scura: spera in tal modo che ad Emma faranno maggiore impressione tutte le raccomandazioni e le prescrizioni che reputa necessarie.
— Avere dei figli è una funzione ordinaria, naturale. Anzi, quando l'organismo è ben costituito, può essere, in massima, più giovevole che dannoso; ma bisogna sottomettersi pazientemente a tutte quelle cautele che l'esperienza insegna e la prudenza impone.
Nel giardino dell'Argentera, dinanzi alla villa.
Il dottore(smontando di carrozza, al signor Formenti che gli corre incontro) Buon giorno, signor Formenti! Bella giornata, vero?
Il signorFormenti. Saprà, forse, che la signora padrona non è all'Argentera?
Il dottore. Già... (pausa)... Me lo sono immaginato. È andata a Brenzonino dalla mamma.
— No. È andata a Val d'Olona dal signor Borghetti.
Il dottore, senza parlare, dà un'occhiata di traverso al signor Formenti, e la sua faccia diventa ancor più scura.
Il signorFormenti. È partita stamattina prestissimo. Non erano ancora le otto.
Il dottore(lisciandosi, grattandosi la barba: assai preoccupato) Quasi quasi, andando a Val d'Olona, potrei arrischiare d'incontrarla, strada facendo. (Pausa) Già, potrei incontrare la signora Emma, appunto, mentre ritorna a casa.
— Probabilissimo. Qui, non ha lasciato nessun ordine.
Il dottore(si volta lentamente per rimontare in carrozza, poi si ferma pensoso, fissando la testa del cavallo) E... come è ritornata da Roma? Bene?... La cera? Buona?...
— Buonissima, quando è arrivata. E ha pranzato anche con appetito! Ma poi, ieri, deve aver preso freddo, deve aver preso un po' di umidità durante il viaggio, si è sentita male, così... verso l'una o le due, e si è messa a letto. Non ha voluto mangiare; non ha voluto veder nessuno. Fortunatamente, il male è passato presto. Stamattina, alle sette, era già in piedi. E si è alzata sola, senza nemmeno chiamare la Carolina. Ha ordinato subito la carrozza e non l'ha voluta aspettare. Con quel freddo è andata avanti, sola, a piedi.
Il dottore(continua a scrollare il capo e a fissare la testa del cavallo) Benedettatosa! (Poi si leva di tasca una brancata di lettere, di bigliettini, di telegrammi: li guarda: sospira) Tutte visite che avreidovuto fare stamattina. (Pausa) Sono preso in questi giorni da tutte le parti. Sicuro. Dovrò tornare subito a Milano in fretta e in furia. (Un'altra pausa ancora più lunga) Mah! (Al cocchiere, montando in carrozza) Allora... — Sai, vero?... — Prendi la strada a sinistra, dopo la chiesa, e puoi andare un momento in su, verso Val d'Olona.
Il signor Formenti prende il cavallo per il morso e aiuta il cocchiere a fare la voltata.
Il dottore(in carrozza, sulla strada di Val d'Olona cercando la «Perseveranza» nelle tasche del paltò) Sarà stato appunto un po' di freddo... preso allo stomaco... Benedettatosa!... Perchè precipitarsi in questo modo a Val d'Olona, senza prima aspettare, consultarmi?.. Carlo è appena imbastito, alla bell'e meglio! Per il momento! Vedersi Emma comparir davanti, improvvisamente, può risentirne una scossa tale, da farlo andare in pezzi un'altra volta. Mah!... E poi, non è il momento questo, nemmeno per Emma, di affaticarsi, di strapazzarsi, di prender freddo. Il cuore!... Il cuore!... (Scrollando il capo e spiegando la «Perseveranza») Il cuore è una bellissima cosa... quando se ne può fare a meno! (Vede sulla «Perseveranza» il grande successo della conferenza di Giordano Mari) Bravo!... (Continuando a leggere) Anche per Emma è una soddisfazione, una grande compiacenza. Chi sa che contentezza!... Che smanie!... Il suo idolo!.. Figuriamoci!... Infatti, è una bella vittoria, tanto più che a Roma, in principio, non ne volevano sapere! Ma, già, è l'invidia, l'interesse, in tutte le professioni!... L'Italia è un paese così fatto, lungo e stretto: quando uno appena si muove o allunga un momento le gambe — tàffete! — tutti gli altrihanno paura di essere buttati in acqua!... (Ride: poi torna serio, ripiegando il giornale) E dire, per altro, che anch'io, a primo aspetto... di questo Giordano... — proprio! — ... non avrei dato nemmeno un soldo! Invece anche laPerseveranzalo porta alle stelle! Emma l'ha indovinata: ha avuto più occhio di noi!.. Brava! (A un tratto strizzando l'occhio per mirare lontano) Eccola là! (Cacciando il capo fuori dello sportello) È in giacchettina!... Con questo freddo! (Sorridendo, diventando rosso per il piacere di rivederla, si alza in piedi nella carrozza, minacciandola colla mano e gridando): Senza la pelliccia!... Benedetta tosa!... (Tirando il cocchiere per il mantello) Ferma! Ferma! (Salta dalla carrozza e corre incontro ad Emma, che gli si butta fra le braccia).
Il dottore(cogli occhi gonfi di lacrime: commosso da quell'abbraccio, da quell'effusione) Vediamo un po'... Vediamo un po', la mia bellezza... Ma sai?... Sembri diventata persino... più grande! (Con due dita sotto il mento, alzandole la faccia) Vediamo... Vediamola cerina!.. Ma... ma come?.. Sei pallida... Smunta... Hai quegli occhi lividi che non mi piacciono! (Osservandola, scrutandola a lungo) Che cosa vuol dire? Hai forse sospeso l'estratto di china?... Ieri, mi ha detto il signor Formenti, hai preso un po' di freddo — vero? — e sei stata poco bene... Ma, ma, ma... giudizio! giudizio! Specialmente... Da brava... (Mettendosi il braccio di Emma sotto il suo e battendole affettuosamente sulla mano) Ho sentito che... ci sono novità?
Emma(colla voce torbida, concitata) Sì; pur troppo!
Il dottore(fermandosi su due piedi) Pur troppo?
Emma. Non posso esser libera come vorrei! Anche Carlo me lo consiglia, quasi me lo impone!... In faccia al mondo, anche colla mia famiglia, dovrò sopportare, se non la presenza, il nome di quell'uomo che detesto, che odio!... Dio, Dio, come lo odio!
Il dottore(trasecolato, stupefatto) Ma chi?.. Tuo marito?... Il... Giordano?
Emma. Dammi il braccio: mi sento affranta, morta.
Il dottore. Vieni in carrozza!... Montiamo in carrozza!
Emma(trattenendolo) No! Potrebbe sentire il cocchiere! Torniamo a Val d'Olona a piedi. Non è distante.
Il dottore. Aspetta! (Corre a prendere lo scialle dalla carrozza) Aspetta. Ti darò, almeno, il mioplaid! (Al cocchiere) Sai — vero? — dov'è la villa del signor Borghetti?... L'architetto?
— Sì, sì. Ci sono stato un'altra volta.
Il dottore. Allora, puoi andar avanti, al passo. (Ad Emma, mentre comincia a imbacuccarla nello scialle) Ma perchè hai fatto tanta strada?
Emma. Carlo desiderava alzarsi, ed io, intanto, ti son venuta incontro. Abbiamo immaginato, io e Carlo, che saresti arrivato, press'a poco, a quest'ora. (Fermandosi a un tratto, con impeto, cambiando voce, cambiando viso) Senti, quell'uomo... — ed è mio marito!... mio marito!... — quell'uomo è di un'infamia tale... Peggio, peggio!... È di una tale abiezione, di una tale bassezza, che mi fa ribrezzo!... E me lo sento sempre addosso, sulla faccia, nella carne... Che orrore!... Che orrore!... Che ribrezzo!... Che schifo!
Emma non appare più stanca, sfinita: lo sdegno, la collera le dànno una nuova forza, una nuova vigoria. È l'impeto, è l'urto di tutto ciò che si spezza in lei!
Il dottore(fuori di sè) Il Giordano?... Ma se anche adesso, in questo punto, leggevo laPerseveranza... Ne fa un monte di elogi! (Cercando il giornale) Aspetta; voglio farti leggere...
Emma. So! So! La conferenzaSant'Ambrogio e Marcellina! Rubata! Rubata a Carlo!... Sì, sì!... Ma ciò che importa?... Niente. Ha approfittato, abusato della bontà, della confidenza di un amico! Non è che un'indelicatezza! (Con un riso stridulo, amaro) Sai che cosa ha fatto di più?... Vuoi sapere che cosa ha fatto? Ha dato in pegno le mie lettere, le mie prime lettere, comprendi?... La mia anima, il mio pudore e il mio onore — il mio onore, perchè non ero ancora sua moglie! — ha dato in pegno le mie lettere a Padova, a suo fratello, alla sua serva, ai suoi usurai, per avere del danaro, per... per certe cambiali, perchè era pieno di debiti!
Il dottore(agitato, ansante, per la forte commozione) Cioè? Spiegati!... Le tue lettere?... In pegno!
Emma(ridendo più forte) Ah! Ah! Non capisci!... Tu non arrivi nemmeno a capire tanta infamia. E anch'io, sai? Anche per me c'è voluto del tempo, molto tempo. Ho dovuto studiare, pensare, indovinare. E ho dovuto guardar la faccia, la vera faccia di quell'uomo, e tornare indietro, e ricordarmi tutte le sue parole, tutte le sue cattiverie, giorno per giorno, ora per ora, e vederlo — finalmente! — vederlo a occhi aperti, non come loavevo pensato, creduto, immaginato col mio cuore, colla mia fantasia, io stupida, io cieca, io innamorata, io pazza, ma come era lui veramente, realmente, lui, lui, falso, egoista, vano, volgare! E quasi non si dava nemmeno la pena di mentire, d'ingannarmi! Era sicuro. Sapeva che io era una stupida. Che mi ingannavo da me stessa. Oh, c'è voluto del tempo! Tanto tempo! E c'è voluto che le avessi io nelle mie mani, quelle lettere, quelle cambiali di suo fratello! Oh, anche a te, sì, sì, farò leggere! Farò vedere tutto anche a te!
Il dottore. Sì, ma intanto... calmati. Cerca di calmarti.
Emma(con uno scoppio di risa e di lacrime) E io lo credevo geloso di Carlo! Invidia! vanità! Sì, perchè quell'uomo non ha che la vanità, soltanto la vanità, di vero, di forte, di grande, di sensibile. Geloso? Guarda un po' se era geloso di mio zio? Per il suo interesse, per i suoi trionfi, per la sua cattedra, per un articolo di giornale, mi avrebbe buttato in braccio a mio zio! In braccio a tutta Roma!
Il dottore(scandolezzato, imponendole colle mani di tacere) Da brava! Da brava! Non voglio sentirle certe esagerazioni!
Emma. E le mie lettere? Le mie lettere non le ha fatte correre fra le mani di tutta quella gentaglia di Padova? E non c'ero io — tutta io! — nelle mie lettere? Ti ricordi quei giorni? Io diventavo matta di amore, di dolore, di angoscia. Ti ricordi quei giorni? In collera col babbo, in collera colla mamma, in collera anche con te! Sai com'ero ammalata? Ti ricordi? Eppure, di notte, disfatta dal male, dalla febbre, gli volevo scrivere — almenouna parola, un bacio! — e mi sforzavo di parer lieta per non impressionarlo, per non spaventarlo! Ebbene, sono quelle mie lettere piene d'amore, di passione, di abbandono, sono quelle parole, sono i miei baci, ch'egli ha venduto, ch'egli ha dato in pegno a suo fratello, ai suoi creditori, ai suoi usurai! È il mio pudore, sì, il mio pudore, me stessa, tutta me stessa, io, come sono, svestita anima e corpo, ch'egli ha buttata in braccio a tutta quella gente!
Il dottore(tremante, diventato in viso quasi terreo, con due solchi sotto gli occhi, profondi, lucenti) Calmati! Calmati! Per amor del cielo! Se mi par di comprendere, se è proprio vero, hai tutte le ragioni; ma vuoi anche ammalarti?
Emma(rossa di fuoco, stravolta in viso, ma senza una lacrima) Senti, ascoltami. Al primo colpo, è stato tale il disinganno, il dolore, la vergogna — più di tutto la vergogna — che volevo uccidermi, buttarmi dalla finestra! Sì, sì, è vero, te lo giuro! Poi — non voglio farmi diversa da quella che sono — non è stato il pensiero della mia famiglia che mi ha trattenuta, nè della condizione in cui mi trovo; ma è stato l'odio, la febbre, la smania di buttargli in faccia le mie lettere, la lettera di suo fratello, tutto, tutto quanto! Una smania, la smania prepotente del mio orgoglio, delle mie fibre, del mio pudore, di fargli vedere — proprio vedere! — che non lo amo più, più, più; che mi fa ribrezzo, ribrezzo, nient'altro! Poi... sono corsa da Carlo. Volevo vendicarmi, volevo morire, ma a un tratto ho perduto tutte le forze, ho sentito un gran bisogno di piangere e sono corsa da Carlo. Erano tante tante ore che diventavo matta perchè nonpotevo piangere! Avevo bisogno di vedere qualcheduno, di sfogarmi con qualcheduno... Da chi potevo andare? Dalla mamma, no. Era stata contraria al mio matrimonio, e avrebbe creduto di consolarmi vantandosi di aver sempre ragione. Dal babbo? Povero babbo! Lo avrei addolorato e non sarebbe stato capace di aiutarmi. Tu non c'eri e sono corsa a Val d'Olona! (Afferrandogli tutte e due le mani e fissandolo con un impeto di disperazione) Salvami Carlo, sai! Adesso devi salvarlo! Non voglio anche il rimorso di aver fatto morir Carlo per quell'uomo!
Il dottore. Carlo... Vedremo! (Accomodandole lo scialle sulle spalle e attorno al collo) Ma tu, intanto, non devi pigliar freddo. Invece procura di calmarti. È un fatto così inaspettato, straordinario. Così, su due piedi, non si saprebbe nemmeno che consiglio dare. Mi farai vedere — vero? — anche questa lettera del fratello? Insomma, io ho bisogno ancora di precisare le idee! Pensa per altro, da brava, pensa che, nel tuo stato presente, non hai il diritto di farti del male! È un caso di coscienza.
Emma. E penso anche, ricordati bene, che io non sono più la moglie di quell'uomo, che io non ho più nulla di comune con quell'uomo!
Il dottore. Certo, sussistendo il fatto, appunto, bisognerà vedere... bisognerà studiare, pensare a un qualche provvedimento. Ma intanto io direi... Senti, cara la miatosa, io direi di andare subito a Brenzonino e di sentire anche la mamma. La mamma, certe volte, e, più che per altro, per le sue continue sofferenze, sembra, forse, un po' contraddicente... un po' dura... ma non è vero — veh! — E poi la mamma è sempre la mamma! Dabrava, resta ben coperta, e adesso, appena a Val d'Olona, ci faremo dare un the molto caldo con una goccia di rhum. La mamma, dunque, ha diritto, specialmente in un caso simile, così fuori del... del consueto, di saper tutto!
Emma. Io invece credo di no, e non sono del tuo parere. No; perchè il giorno che lo sa la mamma, lo saprà tutta Milano! Non credi?.. Non importa? Devo assolutamente parlare, dir tutto anche alla mamma?... Ebbene, se tu lo vuoi, lo farò, ma ad una condizione: dal momento che ci deve essere uno scandalo, voglio approfittarne per separarmi, per fare un processo, per non vederlo mai più, quel... signore, finchè vivo. (Interrompendosi: con un'alzata di spalle) E poi, no! (Eccitandosi nuovamente) E poi, no! Una volta ancora voglio vederlo! Una volta ancora gli voglio parlare! Deve capire, deve sentire come lo disprezzo!.. Noi due, fra di noi due... e nessun altro!
Il dottore. E, allora, non si dice niente alla mamma, non si dice niente a nessuno... e, appunto, cercate insieme fra voi due... un qualche accomodamento.
Emma. Un qualche accomodamento? Che accomodamento! Dovrà accettare le mie condizioni! Ciò che voglio io! E, prima di tutto, gli voglio buttare in faccia la sua vigliaccheria.
Il dottore(inquieto) Ecco... io invece sarei per consigliarti, in questo caso, la massima prudenza. Tu sola, per esempio, a tu per tu... (Pausa: scrollando il capo) Bada, veh, se è in realtà quale appunto verrebbe a dimostrarsi col suo procedere... potrebbe anche, una volta inasprito, irritato, non usare tutti quei modi... (arrabbiandosi e alzandola voce) potrebbe anche, parlo chiaro, metterti le mani addosso!
Emma. Tu avresti paura di quell'uomo?
Il dottore. Insomma, io preferirei che, quando veniste ad una spiegazione fra voi due... foste almeno in tre.
Emma. Tu avresti paura di quell'uomo? Io no. È troppo vigliacco!
— Appunto. Non sono gli eroi che commettono certe cose!
— Troppo vigliacco, ed anche troppo interessato; troppo vano e troppo furbo! In fine, egli non dovrà perdere altro che... sua moglie, ed è tutto il resto che gli preme di più! Del suo onore, in faccia mia, che gliene importa?... È la sua vanità in faccia al pubblico che gli preme! Sono i suoi comodi, le sue conferenze, gli applausi, è il Sant'Ambrogio! Non temere, sai. È lui che avrà paura di me!
Il dottore(sempre inquieto, poco persuaso) E... che cosa gli vorresti dire?
Emma. Prima di tutto, che amo Carlo — perchè Carlo è la sua rabbia, la sua invidia — e così anche per fissar bene le distanze, subito, fra me e lui!
— Questo, invece, abbi pazienza, cara la miatosa, ma è proprio inutile andarglielo a raccontare... nemmeno per ischerzo.
— Invece, è questo che mi preme di più! È per dirgli questo, per dirglielo in faccia, io stessa, che ho la smania di rivederlo!
Il dottore(dandole il braccio: battendole ancora affettuosamente sulla mano, sorridendo) Ma e... non pensi al... viaggiatore!... Sicuro; a chi è in viaggio?(Emma si ferma, guardandolo fisso) Certamente: è anche suo. Anzi, la legge lo fa più suo che tuo.
Emma(con un'alzata di spalle, rimettendosi a camminare al braccio del dottore) Ma che! Gli farò scegliere tra mio figlio e i miei danari: sceglierà sempre i miei danari! (Fermandosi di nuovo) E tu... Senti dottore: ti prego, ti supplico! Non farmi diventare matta e cattiva. Non dirmi più che mio figlio è anche suo! Me lo faresti odiare! Non capisci, non comprendi... (rossa col viso che le diventa una fiamma, di foco) non capisci che è questo pensiero fisso — l'essere stata sua — che ho bisogno di strappare dal mio sangue, dalla mia carne? Mi odio — capisci? — mi detesto. Mi faccio orrore, mi faccio ribrezzo! La mia faccia ch'egli ha baciato, la mia bocca che l'ha baciato, mi fan ribrezzo!
Il dottore(continua ad accarezzare la mano di Emma: cercando di calmarla, di distrarla, e poi sempre inquieto, titubante le domanda) Ma e... e Carlo?
Emma. Carlo è pieno di buoni consigli, come te. Ma non importa. Faccio io ciò che voglio e non lo lascio più.
Il dottore(vivamente) Come, come... «non lo lascio più?»
Emma. Finchè è ammalato, verrò io tutti i giorni a Val d'Olona; quando sarà guarito, verrà lui, tutti i giorni da me, all'Argentera.
Il dottore(scrollando il capo e sospirando) Guarito...
Emma. Sì, guarito. Ne sono persuasa, ne sono convinta... Perchè credo ancora in Dio!
Il dottore(le tira lo scialle sulle spalle, le copre anche un po' la faccia e, prendendosela a braccetto e continuando la strada verso Val d'Olona, ricomincia colla sua voce lenta, sommessa, penetrante) Sì, cara, ma quando si vuol ottenere un miracolo da Domeneddio, bisogna che anche noi, — vero? — da parte nostra, facciamo tutto il possibile per aiutarlo, per assecondarlo. E io credo che la tua vicinanza, la tua frequenza, il vederti, insomma, troppo spesso... non sia, direi, non credo molto indicato, nello stato presente di Carlo. Carlo non è guarito, veh!.. Pur troppo, non è il caso di farci illusioni! È uno stato ancora molto precario; la più piccola scossa, il più piccolo turbamento, la più piccola emozione, anche piacevole, gli potrebbero essere fatali. Però ti consiglierei, per il suo bene, di tenerti il più possibilmente lontana... da Val d'Olona. Già; appunto. (Pausa) Con te, è inutile far tanti misteri. Tu sei una donnina brava, buona, ragionevole. Hai perduto la testa una volta per quello là, di Roma, e adesso ti trovi a brutte conseguenze. Ma io spero ancora; vedrai. Passato questo giorno di burrasca, la vita avrà per te nuovi argomenti di distrazione, e di conforto... e anche di compiacenza. Su! Su! Con quel faccino, con quegli occhi! Non guardare per terra: guarda il cielo com'è bello, limpido, azzurro. E ti ricordi, invece, due o tre giorni fa, com'era fosco? Tetro? — Dunque... un buon colpo di vento e spazza via tutto — vero? — (Un'altra pausa) Tu sei piena di buon senso e di cuore, due cose che, quando vanno insieme unite, il che succede molto di rado, rimediano a grandi guai. Non vuoi dir niente alla mamma e a nessuno?... Forse, in questo, puoi anche aver ragione.Fra te e... quell'altro là, potrete forse intendervi meglio. Ma quando vi troverete insieme, se io non devo essere presente, voglio almeno esserti vicino. In quanto a Carlo... se tu pensi anche a volergli bene... è un'altra quistione. Io non posso dire nè sì, nè no. Si tratta del tuo cuore e della tua coscienza. (Ridendo per far sorridere Emma) Io sono un dottore e non un confessore. E non mi preoccupo altro che della mia partita, cioè della salute del corpo! Per ciò, devo concludere, che non basta salvare le apparenze — cosa della quale sono convinto, vero?, hai troppo rispetto di te stessa — ma... alla larga, almeno per il momento, alla larga... da Val d'Olona! Già, siamo d'accordo: a Carlo non è scoppiata la pleurite perchè abbia preso troppo freddo o troppo caldo, ma in seguito ad un'anoressia nervosa, giunta persino allo stadio più acuto della sitofobia, e alla quale ha dato origine una forte eccitazione psichica di natura deprimente. Insomma, tu hai sposato quel... Giordano, e Carlo non è stato più bene; e come ti avevo scritto anche a Roma, in quella lettera che non si sa in che modo sia andata smarrita, è guarito della pleurite, ma gli è rimasto latente nei polmoni un... focolaio...
Emma(sorridendo, trasfigurandosi in viso) Eccolo Carlo! Eccolo, ci viene incontro!
Il dottore(punta gli occhi, diventando truce: gli si muove la barba come se masticasse qualche gran minaccia, ma poi la voce non corrisponde all'aspetto terribile) A casa, a casa!... Subito a casa!... E a letto!
Carlo(scarno, pallidissimo, soltanto con le gote un po' accese) Mi sento meglio, oggi!... Molto meglio!
Il dottore(gli tocca il polso, la fronte) Ragione di più, per condursi in modo, appunto, da non perdere con un'imprudenza ciò che si può aver guadagnato, sicchè... (prendendolo per un braccio) torna indietro e per oggi basta: torna a letto!
Emma. Dottore!... Come sei cattivo!
Il dottore(arrabbiandosi) Insomma!... Bisogna tener presente che ancora tre o quattro giorni fa eravamo in alto mare, coi senapismi e colla digitale!
Carlo. Volevo soltanto prevenire la signora Emma che mi sono prevalso del suo nome e del suo permesso e che ho ordinato al suo cocchiere di attaccare.
Emma. Perchè?
Carlo. Perchè è meglio ch'ella ritorni all'Argentera mentre c'è ancora un po' di sole. Dopo, sentirebbe troppo freddo.
Il dottore. Carlo in questo ha ragione. (Al Borghetti) Hai fatto benissimo. Per il freddo, appunto, e anche per tutto il resto! (Ad Emma) Tienti il mio plaid se hai timore di non essere coperta abbastanza e... giudizio! Da brava! Ci rivedremo prestissimo. Intanto... torna quietina all'Argentera. Te lo ha consigliato Carlo; te lo consiglio anch'io.
Emma(sorridendo) Siete tutti e due tanto simpatici e coi vostri consigli — auf! — diventate tanto noiosi! (Vede la carrozza avvicinarsi: stringendo la mano al dottore, nel salutarlo) Ti troverò ancora qui, domani, a Val d'Olona?... Io ci verrò — ricordati — con qualunque tempo!