XIII.I fiaschi di Nino Sebastiani.

XIII.I fiaschi di Nino Sebastiani.Salotto da pranzo in casa Dionisy: la mattina dopo il concerto: le dieci: l'ora della prima colazione.Il cavalier Venceslao seduto alla tavola bianca elegantemente imbandita: il collo avvolto nell'ampio foulard, il naso un po' gonfio, un po' rosso e un po' intasato per la veglia e la fatica delle emozioni artistiche, fa colazione con discreto appetito: caffè e latte, panini arrosto e miele.La signora Letizia. In fondo alla sala da pranzo: nel suo angolo prediletto della mattina, con accanto il piccolo tavolino, apparecchiato soltanto per lei: vestaglia vaporosa, veli, mezzi guanti di filo, sotto i quali luccicano le gemme degli anelli: melanconica, di cattiva voglia, tuffa nella sua tazza di cioccolato sospiri, lamenti e chifel.La signorina Emma: non c'è. Il suo posto a tavola, in faccia al cavalier Venceslao, è ancora vuoto.Venceslao(al cameriere) La signorina è stata avvertita?Cameriere. Sissignore.Venceslao. Avvertitela ancora.La signoraLetizia(a Venceslao: uscito il cameriere) Emma, ieri sera, si è condotta malissimo: non vuol capire che è ancora ragazza: è stata un'ora sul terrazzino, sola, con quel Mari. Anche il dottore, capirai, è rimasto molto contrariato. Dopo tante raccomandazioni, tante prediche, ha tenuto col Sebastiani un contegno... ancora più impossibile.Venceslao(sussultando, colla vocina inviperita) Per questo ti dirò che il vostro Sebastiani è stato lui, a sua volta, molto scorretto. Ha chiacchierato, ha parlato tutta la santissima sera. Anche durante il quartetto!... È pochissimo gentile codesto vostro Sebastiani!... Dirò, anzi, pochissimo educato; e, per parte mia, dichiaro a te e anche al dottore: se ad Emma non accomoda, io me ne lavo le mani.La signoraLetizia(con calma: lentamente) Tu farai e dirai ciò che sarà necessario di dire e di fare. Intanto, ricordati, le farai le tue osservazioni per ieri sera. (Un gran sospiro) Io sono troppo stanca di sentirmi poco bene, per dovermi sempre inquietare.Un fruscìo di vesti e un ritmico tic-tac, risonante sui parquets.La signoraLetizia. Eccola. Mi raccomando. (Premendosi la fronte con una mano, perchè teme un principio dell'emicrania) E parlate sottovoce.Emma(tutta rorida, tutta fragrante nell'abitino tutto rosa) Buon giorno!... Buon giorno!... Dio, Dio, come ho dormito tardi! Buon giorno, mamma! (Leggera leggera, quasi di volo, corre ad abbracciare la signora Letizia, che si lascia toccare appena per timore di spettinarsi. Saltando sulle ginocchia del cavaliere Venceslao) Buon giorno, papà!Venceslao(si asciuga prima i baffi e la barba, poi le offre gravemente le due guance: allontanandola da sè) Adesso, va; siediti al tuo posto e fa colazione; dopo, io avrò da parlarti.Emma(interrompendolo: sapendo di fargli piacere) E laPerseveranza? Dice qualche cosa? Parla del concerto?Venceslao(dandole il giornale: sempre assai gravemente) Un articolo fatto bene. Non ha dimenticato nessuno. (Riprendendo, mentre sceglie un altro panino arrosto, il discorso di prima) Poi verrai con me nel mio studio: discorreremo a lungo.Emma(mentre il cameriere, che è rientrato, le prepara la colazione, apre e scorre il giornale).Venceslao. Ho da farti le mie osservazioni per ieri sera.Emma(d'un tratto: vivamente) Fiasco!... La commedia di Nino Sebastiani ha fatto un gran fiasco! (Leggendo forte)«I cavalli del sole», dramma in tre atti di Stefano Sebastiani al Costanzi di Roma: — primo atto, silenzio: secondo, interruzioni, mormorii: terzo, disapprovazioni insistenti. Il dramma, ibseniano nel concetto, sembrò troppo ingenuo e prolisso nello svolgimento» Oh, povero Sebastiani!La signoraLetizia(alzandosi sulla poltrona: a Venceslao: marcatamente) Ma... ma tu non avevi letta laPerseveranza?Venceslao(stupito) Io, no... cioè sì. (Dopo un momento, sentendo gli occhi di sua moglie sopra di sè, e volendo rimediare alla propria inavvertenza, riprende con calma tutta la maestà dell'uomo superiore) Fischiato?... Che cosa vuol dire? (Stringendosi un po' nelle spalle) E la prima delNabucco?E laTraviataa Venezia? Fischiato? Il dramma, come si chiama?Emma.I cavalli del sole.Venceslao(con un sorriso amabile: compiacendosi del titolo)I cavalli del sole. Mi piace. Io già mi son sempre detto: — consoliamoci! — non si fischiano molto, altro che i capolavori.Una lunga sonata elettrica dalla portineria.Emma(contenta della diversione) Il dottore! Quel caro dottore!Rientra il cameriere: apre l'uscio aspettando il dottore, e aspetta un pezzo.Il dottore(finalmente, entra, soffiando, sospirando: guarda tutti in giro con occhio fosco: la barba spettinata gli fa il viso storto e la cera ancora più truce).Il cameriere(adagio, gli versa la sua tazza di caffè, poi se ne va, in punta di piedi).Emma(allegramente) Che brutta faccia, dottore! Sembri il re Erode, dopo la strage degli innocenti!Il dottore(la fissa serio, accigliato, scrollando il capo per tutta risposta: passo passo, attraversa la stanza e si ferma dinanzi alla poltrona della signora Letizia. La guarda lungamente, strizzando gli occhi per raccogliere la luce)... Sicchè?La signoraLetizia(battendo le palpebre: con una vocina flebile, come fosse lì lì per piangere o per svenire) Ha sentito, non è vero, del nostro povero Sebastiani? Così buono! Così caro!Il dottore(sempre truce, non risponde: continua a studiarla, a scrutarla, poi le tocca la fronte, le tasta la mano) Sicchè? Dopo lo strapazzo di ieri sera? È stata quietina? Ha potuto dormire?La signoraLetizia(allungandosi, stendendosivoluttuosamente sotto lo sguardo fisso del dottore, come una gattina che fa le fusa) Avrò dormito forse qualche mezz'oretta; ma mi sono risvegliata stanca.. stanca... stanca... (Fa una sforzo per tirarsi su).Il dottore(accorre per aiutarla, per sorreggerla).La signoraLetizia(dimenando la testa sulla poltrona; alzando, stirando le bellissime braccia che escono nude fin sopra i gomiti dalle maniche larghe, soffici, che le si riversano sulle spalle) Ma, dica, è proprio vero del Sebastiani? O ci sarà qualche esagerazione?Il dottore. Vediamo, la miatosa, da brava. (Le fa la solita ispezione alle gengive, alla lingua, alla gola; scrolla il capo, sospira, le ordina di riposare, di guardar bene di non inquietarsi; e poi si avvicina passo passo al cavalier Venceslao).Venceslao(dopo avergli mostrato la lingua) I cavalli del sole? Io, per me, non lo ritengo un fiasco. Non ho ragione, dottore?Il dottore(con due dita, delicatamente, gli solleva le palbebre) Già: le sclerotiche sono ancora un po' gialline (pausa). Continueremo colla Vichy. (Sempre passo passo va a sedersi dove il cameriere gli ha messa la seggiola, e gli ha versata la tazza di caffè; ma senza passare da Emma, senza nemmeno guardarla: il che vuol dire che è molto in collera con lei) Dunque, Nino Sebastiani... Mah! (Pausa; poi continuando fra una sorsata e l'altra di caffè) Del resto, era cosa facilmente prevedibile. Io l'ho sempre detto anche a sua madre: i giornali, i teatri, le commedie vanno sempre a finire in dispiaceri!Offelee fa el to mestee. (Con un'alzata di spalle e un'altra sorsata) Il successo! Il pubblico! Intanto, per cimentarsi col pubblico, bisogna esseredi quel ceto di persone — vero? — che non hanno niente da perdere: nemmeno la salute. (Pausa: depone la chicchera vuota: si asciuga la barba) Il telegramma da Roma è arrivato stanotte. Nino era qui al concerto. Sua madre si è spaventata (sospirando) e stamattina ha avuto uno dei suoi accessi. Quell'altro, il Nino, è verde come il sacco del fiele. Non mi stupirei se gli venisse la febbre: sicuro, con un seguito di cattive digestioni, di gastralgie. Mah!... E intanto in ballo ci sono io e devo correre.Il cavalierVenceslao(rimane meditabondo, le braccia al sen conserte).Emma(quietamente, dà fondo al caffè e latte, alle uova, e a tutto il piatto dei panini arrosto).La signoraLetizia(dal fondo: con voce di dolore) E non si replica nemmeno?.. È caduta senza rimedio?Il dottore. Una catastrofe. Avete letto laPerseveranza? Bene: è ancor niente. Bisogna leggere laLombardia. È stato Guido Bardi; me l'ha portata al Cova; era spiacentissimo anche lui del cattivo esito di Roma, per quanto avesse egli pure preveduto l'insuccesso. Voler fare l'Ibsen?... Ci vuol altro! (leggendo laLombardiacon voce sepolcrale) Ecco qui: «I cavalli del sole, dramma ecc. ecc. Primo atto, mormorii: secondo, interruzioni, disapprovazioni: terzo, risate, urli e fischi. Il dramma, che avrebbe voluto essere simbolista, non è riuscito altro che una vuotaggine noiosa, inconcludente!»Emma. Oh, povero Sebastiani! (E, più che per altro, per la faccia comicamente costernata del dottore, trattiene a stento un risolino che per forza levuol bucare gli occhi vispi e le gote rotonde e morbide) Povero Sebastiani!Il dottore(voltandosi, guardandola, e dopo averla guardata non potendo a meno di rasserenarsi) Ecco, se questo tuo sentimento diremo di... (si ferma, si gratta la barba con malizia) diremo — va bene? — di simpatia, fosse proprio spontaneo, starei quasi per dire, ecco appunto che da un male ne segue un bene. (Alzandosi gaio, prendendo sotto braccio Emma per condurla sul terrazzino: voltandosi verso la signora Letizia) Permette — vero? — La confesserò io questa miatosa!... (minacciandola scherzosamente con la mano) E le darò anche la penitenza per ieri sera. (Appena sul terrazzo, alla luce chiara del mattino, il dottore fa la sua ispezione anche al viso di Emma; ma ne rimane soddisfattissimo) Continui — vero? — colle presine di fosfato?Emma. Sempre: una alla mattina; una alla sera!(Il dottore dandole un leggero buffetto sulla gota in segno di approvazione e di ammirazione) Brava! Ma, adesso, il faccino è così bello, la nutrizione così perfetta... direi... si potrebbe anche sospendere. Per la salute — vero? — le cure, i riguardi, il cambiamento d'aria, il moto, le distrazioni, tutto ciò va benissimo, ma non basta; anzi, in certi casi — mi capirai più tardi — terminano col far male, appunto perchè fanno stare troppo bene. «Tutto a suo tempo;» questa è la regola generale per ogni prescrizione. E da un po' di giorni, basta guardarti in faccia perchè ognuno diventi dottore; cioè, possa subito indovinare che cosa è ormai tempo di ordinarti. (Ride soddisfatto di questa sua scappata: la ripete un paio di volte: poi ritorna serio, ritorna grave e riprende colla solita lentezza)Dunque, si sarebbe detto, appunto, un momento fa, colla signora Sebastiani... (si ferma, fissa Emma negli occhi).Emma(che comincia a diventar nervosa prevedendo dove il dottore vuol andar a finire) Che cosa?... Si sarebbe detto, che cosa?... Fa presto! Ho la lezione di piano.Il dottore(fissandola sempre con malizia bonaria) La maestra di piano. (Pausa) La maestra aspetterà. Si tratta di cosa ben più importante. Insomma, — per venire a una conclusione — sentiamo; a che punto sei con questo Nino Sebastiani?Emma(diventando più rossa delle sue stesse labbra) Come? Non ti capisco!Il dottore. Vi siete spiegati, sì o no? (Vedendo che Emma sempre più nervosa, e da rossa diventando pallida, si ostina a non voler capire) Benedetta la miatosa! È un anno che questo Sebastiani ti viene per casa, è un anno che ti segue dappertutto, è un anno che per causa tua si arrabbia, si inquieta — come ieri sera, per esempio — e dopo risponde male a sua madre. Sai — vero? — che la signora Sebastiani ha un vizio di cuore? (Pausa, sospiro) Da una parte bisogna ricorrere alla digitale; dall'altra al chinino o alla fenacetina. (Alzando la voce: riscaldandosi) Cara mia, se non hai capito tu, ha capito ormai tutta Milano, e per questo è ora e tempo di venire ad una conclusione.Emma(è arrabbiata: increspa le ciglia, allunga il musetto: la voce roca, aspra, con un'alzata di spalle) Tu... Fammi il piacere! Finiscila!... Hai capito?... Finiscila!Il dottore. Quel povero Sebastiani! Si vede lontano un miglio! È innamorato morto. Innamoratoe geloso. Ieri sera, per esempio, con quell'altro là di Padova, sei stata un po' troppo a discorrere (Pausa: sospiro significantissimo). Sebastiani non ne poteva più; e intanto quella matta della d'Arborio andava in estasi, lei, per suo conto. Da brava: facciamo giudizio. È un bel giovane; il matrimonio è conveniente sotto tutti i rapporti. Non ci può essere — vero? — nessun ostacolo? E dunque, tutto a suo tempo: il tempo è venuto anche per te e facciamola finita. (Prendendole una mano e accarezzandogliela con affetto sincero, con tenerezza, e accarezzandola anche cogli occhi diventati buoni e dolci) Pensa, la mia cara Emma, che il tempo, per le ragazze specialmente, passa in un lampo. Come le rose; proprio come le belle rose. Un giorno di più di sole, o un giorno di più di acqua — vero? — e addio: i bei petali se ne vanno, e resta un torsolo.Emma(col capo chino, pallida, sconvolta, agitatissima: tutta vibrante: una pila elettrica) Intanto, credo... anzi, sono certa, ti sei sbagliato. A me, il signor Sebastiani non ha detto in proposito nemmeno una parola.Il dottore. No? Non ti ha detto niente? E che importa, anche se non ti ha detto niente? Via, da brava. Sei sempre stata sincera, e adesso, con me, devi esserlo tanto più. (Ridendo) Anche se lui non ti ha detto niente, tu, per parte tua, hai capito tutto!Emma(in collera: rivoltandosi) Ti dirò, per altro... Mi stupisce che tu, proprio tu, mi faccia simili discorsi. E in questo modo! E in questo tono! Ho mio padre e ho mia madre. Non tocca a te.Il dottore(la guarda, la fissa; diventa seriissimo:poi la lascia sfogare, le lascia passar la collera, e intanto cammina su e giù pel terrazzino, ficcandosi le dita nel taschino del gilet, giocando, al solito, nervosamente, colle chiavette: dopo qualche tempo si ferma, torna a guardare Emma; scrolla il capo, fa un gran sospiro).Emma(pentita, con effusione: stendendogli tutte e due le mani) Perdonami.Il dottore. Perdonarti? Figurati! (Continuando ad osservarla, a studiarla, a scrutarla e a far risonare le chiavette) Ma, pur troppo, starei per dire, non basta perdonarti: per il tuo bene vorrei anche convincerti. E invece... (sospira) non vorrei, sul più bello, avere sbagliato la diagnosi (pausa)... ed essere andato fuori di strada. Cioè, tu, per conto tuo — vero? — avrai capito tutto, ed esser io, viceversa, quello che non ha capito niente. Insomma, senti, cara la mia Emma: lo vuoi questo Sebastiani, sì o no? Ricco, onesto, buono — adesso è geloso e non lo puoi giudicare; ma dopo, ne fai quello che vuoi: garantisco io. Anche per la salute. Al giorno d'oggi bisogna accontentarsi. E se ti ha fatto impressione l'incidente di Roma, a questo non ci devi pensare. Commedie non ne scriverà più. Sua madre, la signora Sebastiani, è una donna eccellente; e, come suocera, avresti in certo qual modo il vantaggio di non averla, perchè è sempre ammalata. Sua madre, per mio suggerimento, farebbe a Nino una grande intemerata: «Ti piace l'Emma Dionisy? Tu vuoi l'Emma Dionisy? E noi te la daremo volentieri, ma ad un patto: rinunciare per sempre alla manìa del teatro: non solo non devi più scrivere commedie, ma nemmeno sentirne; per schivare il contagio».Emma (che intanto ha pensato sempre a Giordano Mari, ha pensato anche a quel sì o no, al quale deve rispondere: risoluta) Ebbene... no.Il dottore(meravigliato) No? Che cosa?Emma. No: è impossibile. Sento che è impossibile!Il dottore(la guarda; capisce e non capisce).Emma(gettandogli le braccia al collo con trasporto, con tutta la passione... per Giordano Mari) Ma tu, tu che mi vuoi bene, vorresti vedermi morire?Il dottore(colpito) Morire? Che spropositi! Che c'entra il morire?Emma. Ascolta: il Sebastiani, non lo voglio, non lo voglio, non lo voglio! Non lo amo: è impossibile! Se penso soltanto di doverlo sposare, mi diventa insopportabile, lo detesto; mi diventa antipatico; lo odio. Dunque, no; dirò sempre no, no e no! E se poi dovessi sposarlo per forza, se me lo faceste sposare per forza, prima morirei. Hai capito? E se mi vuoi bene, lo devi dire al babbo e alla mamma. Devi dire — tu che mi conosci — che io morirei (colle lacrime negli occhi e nella voce, tutta sconvolta, tutta febbricitante, fugge nella sua camera a rinchiudersi, a nascondersi).Venceslao(dopo un momento: cacciando fuori il capo da una delle finestre che dànno sul terrazzo) Pst! Pst! Dottore... E così?Il dottore(voltandosi: forte) Altro cheI cavalli del sole! Un fiasco ancora più tremendo!

Salotto da pranzo in casa Dionisy: la mattina dopo il concerto: le dieci: l'ora della prima colazione.

Il cavalier Venceslao seduto alla tavola bianca elegantemente imbandita: il collo avvolto nell'ampio foulard, il naso un po' gonfio, un po' rosso e un po' intasato per la veglia e la fatica delle emozioni artistiche, fa colazione con discreto appetito: caffè e latte, panini arrosto e miele.

La signora Letizia. In fondo alla sala da pranzo: nel suo angolo prediletto della mattina, con accanto il piccolo tavolino, apparecchiato soltanto per lei: vestaglia vaporosa, veli, mezzi guanti di filo, sotto i quali luccicano le gemme degli anelli: melanconica, di cattiva voglia, tuffa nella sua tazza di cioccolato sospiri, lamenti e chifel.

La signorina Emma: non c'è. Il suo posto a tavola, in faccia al cavalier Venceslao, è ancora vuoto.

Venceslao(al cameriere) La signorina è stata avvertita?

Cameriere. Sissignore.

Venceslao. Avvertitela ancora.

La signoraLetizia(a Venceslao: uscito il cameriere) Emma, ieri sera, si è condotta malissimo: non vuol capire che è ancora ragazza: è stata un'ora sul terrazzino, sola, con quel Mari. Anche il dottore, capirai, è rimasto molto contrariato. Dopo tante raccomandazioni, tante prediche, ha tenuto col Sebastiani un contegno... ancora più impossibile.

Venceslao(sussultando, colla vocina inviperita) Per questo ti dirò che il vostro Sebastiani è stato lui, a sua volta, molto scorretto. Ha chiacchierato, ha parlato tutta la santissima sera. Anche durante il quartetto!... È pochissimo gentile codesto vostro Sebastiani!... Dirò, anzi, pochissimo educato; e, per parte mia, dichiaro a te e anche al dottore: se ad Emma non accomoda, io me ne lavo le mani.

La signoraLetizia(con calma: lentamente) Tu farai e dirai ciò che sarà necessario di dire e di fare. Intanto, ricordati, le farai le tue osservazioni per ieri sera. (Un gran sospiro) Io sono troppo stanca di sentirmi poco bene, per dovermi sempre inquietare.

Un fruscìo di vesti e un ritmico tic-tac, risonante sui parquets.

La signoraLetizia. Eccola. Mi raccomando. (Premendosi la fronte con una mano, perchè teme un principio dell'emicrania) E parlate sottovoce.

Emma(tutta rorida, tutta fragrante nell'abitino tutto rosa) Buon giorno!... Buon giorno!... Dio, Dio, come ho dormito tardi! Buon giorno, mamma! (Leggera leggera, quasi di volo, corre ad abbracciare la signora Letizia, che si lascia toccare appena per timore di spettinarsi. Saltando sulle ginocchia del cavaliere Venceslao) Buon giorno, papà!

Venceslao(si asciuga prima i baffi e la barba, poi le offre gravemente le due guance: allontanandola da sè) Adesso, va; siediti al tuo posto e fa colazione; dopo, io avrò da parlarti.

Emma(interrompendolo: sapendo di fargli piacere) E laPerseveranza? Dice qualche cosa? Parla del concerto?

Venceslao(dandole il giornale: sempre assai gravemente) Un articolo fatto bene. Non ha dimenticato nessuno. (Riprendendo, mentre sceglie un altro panino arrosto, il discorso di prima) Poi verrai con me nel mio studio: discorreremo a lungo.

Emma(mentre il cameriere, che è rientrato, le prepara la colazione, apre e scorre il giornale).

Venceslao. Ho da farti le mie osservazioni per ieri sera.

Emma(d'un tratto: vivamente) Fiasco!... La commedia di Nino Sebastiani ha fatto un gran fiasco! (Leggendo forte)«I cavalli del sole», dramma in tre atti di Stefano Sebastiani al Costanzi di Roma: — primo atto, silenzio: secondo, interruzioni, mormorii: terzo, disapprovazioni insistenti. Il dramma, ibseniano nel concetto, sembrò troppo ingenuo e prolisso nello svolgimento» Oh, povero Sebastiani!

La signoraLetizia(alzandosi sulla poltrona: a Venceslao: marcatamente) Ma... ma tu non avevi letta laPerseveranza?

Venceslao(stupito) Io, no... cioè sì. (Dopo un momento, sentendo gli occhi di sua moglie sopra di sè, e volendo rimediare alla propria inavvertenza, riprende con calma tutta la maestà dell'uomo superiore) Fischiato?... Che cosa vuol dire? (Stringendosi un po' nelle spalle) E la prima delNabucco?E laTraviataa Venezia? Fischiato? Il dramma, come si chiama?

Emma.I cavalli del sole.

Venceslao(con un sorriso amabile: compiacendosi del titolo)I cavalli del sole. Mi piace. Io già mi son sempre detto: — consoliamoci! — non si fischiano molto, altro che i capolavori.

Una lunga sonata elettrica dalla portineria.

Emma(contenta della diversione) Il dottore! Quel caro dottore!

Rientra il cameriere: apre l'uscio aspettando il dottore, e aspetta un pezzo.

Il dottore(finalmente, entra, soffiando, sospirando: guarda tutti in giro con occhio fosco: la barba spettinata gli fa il viso storto e la cera ancora più truce).

Il cameriere(adagio, gli versa la sua tazza di caffè, poi se ne va, in punta di piedi).

Emma(allegramente) Che brutta faccia, dottore! Sembri il re Erode, dopo la strage degli innocenti!

Il dottore(la fissa serio, accigliato, scrollando il capo per tutta risposta: passo passo, attraversa la stanza e si ferma dinanzi alla poltrona della signora Letizia. La guarda lungamente, strizzando gli occhi per raccogliere la luce)... Sicchè?

La signoraLetizia(battendo le palpebre: con una vocina flebile, come fosse lì lì per piangere o per svenire) Ha sentito, non è vero, del nostro povero Sebastiani? Così buono! Così caro!

Il dottore(sempre truce, non risponde: continua a studiarla, a scrutarla, poi le tocca la fronte, le tasta la mano) Sicchè? Dopo lo strapazzo di ieri sera? È stata quietina? Ha potuto dormire?

La signoraLetizia(allungandosi, stendendosivoluttuosamente sotto lo sguardo fisso del dottore, come una gattina che fa le fusa) Avrò dormito forse qualche mezz'oretta; ma mi sono risvegliata stanca.. stanca... stanca... (Fa una sforzo per tirarsi su).

Il dottore(accorre per aiutarla, per sorreggerla).

La signoraLetizia(dimenando la testa sulla poltrona; alzando, stirando le bellissime braccia che escono nude fin sopra i gomiti dalle maniche larghe, soffici, che le si riversano sulle spalle) Ma, dica, è proprio vero del Sebastiani? O ci sarà qualche esagerazione?

Il dottore. Vediamo, la miatosa, da brava. (Le fa la solita ispezione alle gengive, alla lingua, alla gola; scrolla il capo, sospira, le ordina di riposare, di guardar bene di non inquietarsi; e poi si avvicina passo passo al cavalier Venceslao).

Venceslao(dopo avergli mostrato la lingua) I cavalli del sole? Io, per me, non lo ritengo un fiasco. Non ho ragione, dottore?

Il dottore(con due dita, delicatamente, gli solleva le palbebre) Già: le sclerotiche sono ancora un po' gialline (pausa). Continueremo colla Vichy. (Sempre passo passo va a sedersi dove il cameriere gli ha messa la seggiola, e gli ha versata la tazza di caffè; ma senza passare da Emma, senza nemmeno guardarla: il che vuol dire che è molto in collera con lei) Dunque, Nino Sebastiani... Mah! (Pausa; poi continuando fra una sorsata e l'altra di caffè) Del resto, era cosa facilmente prevedibile. Io l'ho sempre detto anche a sua madre: i giornali, i teatri, le commedie vanno sempre a finire in dispiaceri!Offelee fa el to mestee. (Con un'alzata di spalle e un'altra sorsata) Il successo! Il pubblico! Intanto, per cimentarsi col pubblico, bisogna esseredi quel ceto di persone — vero? — che non hanno niente da perdere: nemmeno la salute. (Pausa: depone la chicchera vuota: si asciuga la barba) Il telegramma da Roma è arrivato stanotte. Nino era qui al concerto. Sua madre si è spaventata (sospirando) e stamattina ha avuto uno dei suoi accessi. Quell'altro, il Nino, è verde come il sacco del fiele. Non mi stupirei se gli venisse la febbre: sicuro, con un seguito di cattive digestioni, di gastralgie. Mah!... E intanto in ballo ci sono io e devo correre.

Il cavalierVenceslao(rimane meditabondo, le braccia al sen conserte).

Emma(quietamente, dà fondo al caffè e latte, alle uova, e a tutto il piatto dei panini arrosto).

La signoraLetizia(dal fondo: con voce di dolore) E non si replica nemmeno?.. È caduta senza rimedio?

Il dottore. Una catastrofe. Avete letto laPerseveranza? Bene: è ancor niente. Bisogna leggere laLombardia. È stato Guido Bardi; me l'ha portata al Cova; era spiacentissimo anche lui del cattivo esito di Roma, per quanto avesse egli pure preveduto l'insuccesso. Voler fare l'Ibsen?... Ci vuol altro! (leggendo laLombardiacon voce sepolcrale) Ecco qui: «I cavalli del sole, dramma ecc. ecc. Primo atto, mormorii: secondo, interruzioni, disapprovazioni: terzo, risate, urli e fischi. Il dramma, che avrebbe voluto essere simbolista, non è riuscito altro che una vuotaggine noiosa, inconcludente!»

Emma. Oh, povero Sebastiani! (E, più che per altro, per la faccia comicamente costernata del dottore, trattiene a stento un risolino che per forza levuol bucare gli occhi vispi e le gote rotonde e morbide) Povero Sebastiani!

Il dottore(voltandosi, guardandola, e dopo averla guardata non potendo a meno di rasserenarsi) Ecco, se questo tuo sentimento diremo di... (si ferma, si gratta la barba con malizia) diremo — va bene? — di simpatia, fosse proprio spontaneo, starei quasi per dire, ecco appunto che da un male ne segue un bene. (Alzandosi gaio, prendendo sotto braccio Emma per condurla sul terrazzino: voltandosi verso la signora Letizia) Permette — vero? — La confesserò io questa miatosa!... (minacciandola scherzosamente con la mano) E le darò anche la penitenza per ieri sera. (Appena sul terrazzo, alla luce chiara del mattino, il dottore fa la sua ispezione anche al viso di Emma; ma ne rimane soddisfattissimo) Continui — vero? — colle presine di fosfato?

Emma. Sempre: una alla mattina; una alla sera!

(Il dottore dandole un leggero buffetto sulla gota in segno di approvazione e di ammirazione) Brava! Ma, adesso, il faccino è così bello, la nutrizione così perfetta... direi... si potrebbe anche sospendere. Per la salute — vero? — le cure, i riguardi, il cambiamento d'aria, il moto, le distrazioni, tutto ciò va benissimo, ma non basta; anzi, in certi casi — mi capirai più tardi — terminano col far male, appunto perchè fanno stare troppo bene. «Tutto a suo tempo;» questa è la regola generale per ogni prescrizione. E da un po' di giorni, basta guardarti in faccia perchè ognuno diventi dottore; cioè, possa subito indovinare che cosa è ormai tempo di ordinarti. (Ride soddisfatto di questa sua scappata: la ripete un paio di volte: poi ritorna serio, ritorna grave e riprende colla solita lentezza)Dunque, si sarebbe detto, appunto, un momento fa, colla signora Sebastiani... (si ferma, fissa Emma negli occhi).

Emma(che comincia a diventar nervosa prevedendo dove il dottore vuol andar a finire) Che cosa?... Si sarebbe detto, che cosa?... Fa presto! Ho la lezione di piano.

Il dottore(fissandola sempre con malizia bonaria) La maestra di piano. (Pausa) La maestra aspetterà. Si tratta di cosa ben più importante. Insomma, — per venire a una conclusione — sentiamo; a che punto sei con questo Nino Sebastiani?

Emma(diventando più rossa delle sue stesse labbra) Come? Non ti capisco!

Il dottore. Vi siete spiegati, sì o no? (Vedendo che Emma sempre più nervosa, e da rossa diventando pallida, si ostina a non voler capire) Benedetta la miatosa! È un anno che questo Sebastiani ti viene per casa, è un anno che ti segue dappertutto, è un anno che per causa tua si arrabbia, si inquieta — come ieri sera, per esempio — e dopo risponde male a sua madre. Sai — vero? — che la signora Sebastiani ha un vizio di cuore? (Pausa, sospiro) Da una parte bisogna ricorrere alla digitale; dall'altra al chinino o alla fenacetina. (Alzando la voce: riscaldandosi) Cara mia, se non hai capito tu, ha capito ormai tutta Milano, e per questo è ora e tempo di venire ad una conclusione.

Emma(è arrabbiata: increspa le ciglia, allunga il musetto: la voce roca, aspra, con un'alzata di spalle) Tu... Fammi il piacere! Finiscila!... Hai capito?... Finiscila!

Il dottore. Quel povero Sebastiani! Si vede lontano un miglio! È innamorato morto. Innamoratoe geloso. Ieri sera, per esempio, con quell'altro là di Padova, sei stata un po' troppo a discorrere (Pausa: sospiro significantissimo). Sebastiani non ne poteva più; e intanto quella matta della d'Arborio andava in estasi, lei, per suo conto. Da brava: facciamo giudizio. È un bel giovane; il matrimonio è conveniente sotto tutti i rapporti. Non ci può essere — vero? — nessun ostacolo? E dunque, tutto a suo tempo: il tempo è venuto anche per te e facciamola finita. (Prendendole una mano e accarezzandogliela con affetto sincero, con tenerezza, e accarezzandola anche cogli occhi diventati buoni e dolci) Pensa, la mia cara Emma, che il tempo, per le ragazze specialmente, passa in un lampo. Come le rose; proprio come le belle rose. Un giorno di più di sole, o un giorno di più di acqua — vero? — e addio: i bei petali se ne vanno, e resta un torsolo.

Emma(col capo chino, pallida, sconvolta, agitatissima: tutta vibrante: una pila elettrica) Intanto, credo... anzi, sono certa, ti sei sbagliato. A me, il signor Sebastiani non ha detto in proposito nemmeno una parola.

Il dottore. No? Non ti ha detto niente? E che importa, anche se non ti ha detto niente? Via, da brava. Sei sempre stata sincera, e adesso, con me, devi esserlo tanto più. (Ridendo) Anche se lui non ti ha detto niente, tu, per parte tua, hai capito tutto!

Emma(in collera: rivoltandosi) Ti dirò, per altro... Mi stupisce che tu, proprio tu, mi faccia simili discorsi. E in questo modo! E in questo tono! Ho mio padre e ho mia madre. Non tocca a te.

Il dottore(la guarda, la fissa; diventa seriissimo:poi la lascia sfogare, le lascia passar la collera, e intanto cammina su e giù pel terrazzino, ficcandosi le dita nel taschino del gilet, giocando, al solito, nervosamente, colle chiavette: dopo qualche tempo si ferma, torna a guardare Emma; scrolla il capo, fa un gran sospiro).

Emma(pentita, con effusione: stendendogli tutte e due le mani) Perdonami.

Il dottore. Perdonarti? Figurati! (Continuando ad osservarla, a studiarla, a scrutarla e a far risonare le chiavette) Ma, pur troppo, starei per dire, non basta perdonarti: per il tuo bene vorrei anche convincerti. E invece... (sospira) non vorrei, sul più bello, avere sbagliato la diagnosi (pausa)... ed essere andato fuori di strada. Cioè, tu, per conto tuo — vero? — avrai capito tutto, ed esser io, viceversa, quello che non ha capito niente. Insomma, senti, cara la mia Emma: lo vuoi questo Sebastiani, sì o no? Ricco, onesto, buono — adesso è geloso e non lo puoi giudicare; ma dopo, ne fai quello che vuoi: garantisco io. Anche per la salute. Al giorno d'oggi bisogna accontentarsi. E se ti ha fatto impressione l'incidente di Roma, a questo non ci devi pensare. Commedie non ne scriverà più. Sua madre, la signora Sebastiani, è una donna eccellente; e, come suocera, avresti in certo qual modo il vantaggio di non averla, perchè è sempre ammalata. Sua madre, per mio suggerimento, farebbe a Nino una grande intemerata: «Ti piace l'Emma Dionisy? Tu vuoi l'Emma Dionisy? E noi te la daremo volentieri, ma ad un patto: rinunciare per sempre alla manìa del teatro: non solo non devi più scrivere commedie, ma nemmeno sentirne; per schivare il contagio».

Emma (che intanto ha pensato sempre a Giordano Mari, ha pensato anche a quel sì o no, al quale deve rispondere: risoluta) Ebbene... no.

Il dottore(meravigliato) No? Che cosa?

Emma. No: è impossibile. Sento che è impossibile!

Il dottore(la guarda; capisce e non capisce).

Emma(gettandogli le braccia al collo con trasporto, con tutta la passione... per Giordano Mari) Ma tu, tu che mi vuoi bene, vorresti vedermi morire?

Il dottore(colpito) Morire? Che spropositi! Che c'entra il morire?

Emma. Ascolta: il Sebastiani, non lo voglio, non lo voglio, non lo voglio! Non lo amo: è impossibile! Se penso soltanto di doverlo sposare, mi diventa insopportabile, lo detesto; mi diventa antipatico; lo odio. Dunque, no; dirò sempre no, no e no! E se poi dovessi sposarlo per forza, se me lo faceste sposare per forza, prima morirei. Hai capito? E se mi vuoi bene, lo devi dire al babbo e alla mamma. Devi dire — tu che mi conosci — che io morirei (colle lacrime negli occhi e nella voce, tutta sconvolta, tutta febbricitante, fugge nella sua camera a rinchiudersi, a nascondersi).

Venceslao(dopo un momento: cacciando fuori il capo da una delle finestre che dànno sul terrazzo) Pst! Pst! Dottore... E così?

Il dottore(voltandosi: forte) Altro cheI cavalli del sole! Un fiasco ancora più tremendo!


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