XVI.Emma!... Povera Emma!...Giordano Mari, quella sera stessa, dopo lasciato Tancredi, tanto per fare ancora quattro passi e finire lo zigaro, torna alla posta. Non ci sono lettere. Ne trova, invece, due, la mattina dopo. Sorride contento, guardandole a lungo, accarezzando coll'occhio amoroso, commosso, il bel caratterino lungo, sottile, preciso. Si caccia in una via remota, per non essere disturbato dalla gente, le apre e le legge per ordine di data.«Mercoledì sera, ore nove.«Tua, sempre tua.Emma».— Cara!... Cara figliuola!...«Giovedì mattina, ore sette.«Le scrivo in fretta e in furia e telegraficamente, perchè ho il sospetto che la Rosina — la mia cameriera — abbia ricevuto l'incarico di sorvegliarmi e riferire; e poi così vinco lasoggezione, perchèscrivere a leimi fa soggezione. Chi sa che cosa dirà dei miei sgorbi e dei miei sbagli! Andando alla messa, metterò in buca io stessa tutte e due le lettere, il salutino che le ho mandato ieri sera, e questa. C'è una buca sull'angolo, vicinissimo alla chiesa. Per quanto abbia i miei fondati sospetti sul conto della Rosina, essa non potrà impedirmi, intanto, di mandarle queste due lettere. Tornata a casa... sarà quel che sarà .«Dio, Dio, anche ieri che giornata! Che brutta giornata! La mamma non ha fatto che piangere; poi ha finito a letto col solito dolor di testa dei grandi dispiaceri, e non ha ricevuto che il dottore, la Fanny e Guido Bardi. Temo che questi due sieno molto nemici suoi. Si regoli.«Che vita, però, da un giorno all'altro! Che cambiamento! Tutti mi fanno il muso! Persino le persone di servizio sono contro di me. Quanti guai, quante lacrime, quanti rimproveri! Prediche, poi, da tutte le parti.«Chi mi fa pena è il babbo; e mi fa pena, appunto, perchè non parla! Sarei così contenta se si sfogasse anche lui a strapazzarmi; invece, niente. Soffre, e soffro anch'io, vedendolo così.«Quando non penso a lei sono molto infelice; ma a lei ci penso sempre e allora tutto passa e torna il sole. Mi promette cheun giornovorrà molto bene al babbo?... Ed anche all'Ernani, alTrovatore, alBallo in Maschera? È una manìa; è la sua manìa. Ma è tanto buono, tanto onesto e leale!«Coi Sebastiani,rottura completa. La madre Sebastiani è furente contro di me, e suo figlioha dichiarato al dottore di «non volermi più, nemmeno se mi vedesse a pregare, a supplicare, a morire». E ha ragione, mille volte ragione.«È venuta in camera la Rosina e subito se ne è andata. Forse è corsa dalla mamma colla notizia che sto scrivendo. Mi ha guardato con certi occhi!... E isuoiocchi?... Non li vedo più. Cioè, li vedo sempre, ma... dove sono?«Adesso, dunque, con Sebastiani, finito; non mi vuole. Nessuno più mi vuole. E lei?»E.«Si ricordi: mi deve scrivere tutti i giorni. La mattina, la prima cosa, appena alzato; e la sera. Ogni lettera la chiuda in una busta, colla data del giorno. Me le manderà tutte insieme, appena avrò trovato il modo di poterle avere.«E Padova?... Come sento che mi dovrebbe piacere! Chissà ,un giorno, se la vedrò? E i suoi parenti? Immagino quante feste le avranno fatto. Mi scriva tutto. Mi dica, anche, se suo fratello le rassomiglia: se ne ricordi. I padovani, adesso, m'interessano molto più dei milanesi.«Un giorno, voglio vederla la camera sua; di casa sua; dov'è ora, in questi giorni; dove legge le mie lettere, dove pensa a me, dovescrive molto... a me».Il dì dopo, niente lettere «ferme in posta» per Giordano Mari; poi una, quasi tutti i giorni.«Sabato mattina, ore 5.«Le finestre della mia camera sono ancora chiuse. Scrivo col lume.«La Rosina, l'altro giorno, appena a casa, ha detto tutto. Grandi scene anche per le lettere: la mamma ha sempre il dolor di capo. Non la vedo da due giorni. Mi ha mandato il dottore a farmi una fiera intemerata e a dichiararmi che, «se continuo così», posso far conto di non vederla mai più. Ma il buon dottore, colla sua faccia tetra e il suo occhio terribile da Torquemada, non mi fa paura, perchè mi adora.«Il papà , povero papà , ha cominciato pure per farmi la sua bella sgridata... e ha finito coll'abbracciarmi, piangendo. Ho pianto tanto anch'io! Mi ha pregata, supplicataper il mio solo bene... Per consolarlo, gli ho promesso tutto. Ma poi, a poco a poco, so io come pigliarlo il papà ; e come convincerlo e persuaderlo a proposito...del mio solo bene. Oh, se invece di scriver libri, lei scrivesse musica... No, no! alloraleinon sarebbe piùlei.«La mamma ha messo alla porta il Barbarani, il quale, per colpa nostra, ha contro di sè tutti i milanesi inferociti, specialmente donna Fanny (che credevo tanto mia amica), Guido Bardi e, s'intende, quell'altro, che non mi vuol più. La marchesa Gonzales è la sola, che osi difendere il Barbarani, ed ha il coraggio di sostenere che, per quanti letterati e poeti e scienziati abbia mai conosciuto, il più simpatico è Giordano Mari. — Non monti in superbia. C'è di mezzo una certa gita instagecombinata dalla Fannycol Bardi e con altre signore e alla quale la marchesa non è stata invitata.«Sento la Rosina nel corridoio; spengo il lume...«Decisamente la Rosina ha l'incarico di farmi la guardia. È venuta fin sull'uscio: ha spiato dal buco della chiave: ha picchiato pianino... sicura che dormissi, è tornata via.«Devodirle ancora un'altra cosa, poi basta.«In me c'è una gran contraddizione: capisco che lei non possa credere, ed io, invece, credo.Un giorno, mi spiegherà , non è vero, questa contraddizione?«Ieri, dunque, le devo dire, che sono stata a confessarmi dal mio solito confessore, don Fulvio Crespi, il parroco di San Fedele: quello stesso che mi ha tenuta a battesimo. Ormai sono in collera con tutti!... Avevo bisogno anch'io d'una parola buona, affettuosa, di pace, di speranza e di perdono. Invece... niente. Anche don Fulvio era già stato istruito, preparato dalla mamma, e mi ha tenuto per due ore un magnifico ragionamento pieno di eloquenza e di belle citazioni; ma inconcludentissimo.«Il tempo: mi fanno un gran caso, del tempo. Non ho avuto nemmeno il tempo di conoscerla abbastanza per...» (devo dire come dicono tutti, e anche don Fulvio) «per innamorarmi seriamente». Non possono capire com'è successo, sono tutti curiosi di saperlo... e lo domandano a me! Don Fulvio ha un gran talento; è fortissimo, dicono, in teologia, in numismatica, nella storia delle famiglie patrizie milanesi; insegna Dante e Petrarca; predica che è un incanto;ma di certi argomenti, si capisce, ne parla a orecchio, e perciò non persuade.«Gli avrei voluto rispondere, a proposito del tempo: — E allora, come mai, con Nino Sebastiani ho avuto tutto il tempo, tanto tempo... ed ho ottenuto questo bel risultato... che non mi vuol più?«Quel primo giorno, quella domenica, se ne ricorda?... Io ero confusa nella folla: lei su, in alto, solo, più grande di tutti.«Lei mi ha guardata: è bastato.«Non è il tempo che passa quello che conta; ma il minuto che arriva e cambia tutte le cose e ferma tutta la vita.«È vero: non mi sento bene. Tutti mi trovano con una bruttissima cera. Questo «bruttissima» comincia ad inquietarmi. Che cosa succederà ?«Mi preoccupa e m'inquieta, non per i milanesi ma per i padovani. E suo fratello? Sapesse quanto ci penso e come ho paura... di non piacergli subito. Vorrei tanto ch'ella avesse anche una sorella. Con sua sorella, sì; con sua sorella — non è vero? — potrebbe parlare di me anche senza nominarmi... per ora.«Quanto vorrei bene ad una sua sorella!E.«Non so ancora se, e quando, e come potrò mandarle questa lettera. Vuol dire che me la metterò in tasca e aspetterò «il miracolo». Io non ho la sua mente, per la quale non c'è nulla di segreto, nemmeno nel cielo. Io sono una fanciulla semplice, e molto ignorante in tre lingue diverse: inglese, francese, italiana. Credo ancoranei miracoli... anche a quelli straordinarii che non potrei ottenere a San Fedele, da don Fulvio Crespi».«Domenica sera, ore otto.«Come è buono mio cugino Carlo! Mi ha detto che gli facevo pena, vedendomicosì giù: gli ho confidato della Rosina e delle lettere, e si è offerto lui stesso. Ho fatto male? Mi dica se ho fatto male! Ma intanto potrà mandarmi tutte le mie lettere. Subito, appena riceve questa mia, le porti subito alla posta:Architetto Carlo Borghetti, via Monforte.«Subito! Subito! Subito! Quanta gioia mi dà il pensiero di ricevere tutte le mie lettere. Non sogno altro. E perciò dimentico tutto: quanto gridare, anche ieri sera, anche oggi, e quanto piangere! Io farò morir tutti, il papà , la mamma, il dottore... lo zio Albertoni. Sicuro, farò morire, anche lo zio, fino a Roma! Dio mio; non ne posso più, più, più! Ma oggi penso che avrò le mie lettere e sono beata! Lei non sa ancora fino a che punto Carlo sia buono. Maun giornolo saprà . Carlo, che tesoro! Gli voglio bene. Lo adoro. Se lei imposta subito le mie lettere, forse le posso ricevere ancora domani sera.«Non mi sento molto bene.«Domani! domani! domani!«Voglio andare a dormir subito, per far venir domani più presto.»«Martedì, ore undici.«Non posso scrivere «un letterone» perchè sono sempre più sorvegliata, giorno e notte. Epoi anche per Carlo. Io sono una sensitiva. Quante cose sento — non è vero? — che non arrivo a spiegarmi. Per Carlo, non è lo stesso? Egli non sa se io le scrivo molto o poco. Ma adesso che le mie lettere le porta lui alla posta, non mi riesce più di scrivere... come prima.«Donna Fanny, la suocera di donna Fanny e Guido Bardi, sono sempre i più tremendi contro di lei. Non capisco il perchè. Fossero i Sebastiani, ci sarebbe almeno una ragione! Inventano, o fingono di farsi scrivere da Padova delle cattiverie... persino volgari. Non glielo volevo dire; ma, tanto, è meglio saper tutto per regolarsi. Il Bardi vorrebbe divorarla vivo, anche come letterato. Poveretto! Se la rana avesse i denti!«Sto sempre poco bene.«Avrò le mie lettere stasera? Che gioia!»«Giovedì.«Credevo di essere così contenta. Son rimasta mortificata. Mi ha scritto poco ecattivo. È stato cattivo con me e con Carlo. Sognavo tanto tutte le mie lettere care, e invece non ho avuto altro che una lettera sola... e spiritosa.«Vuole piùparticolareggiatele notizie della mia salute? — Eccole: sto benissimo.«Emma Dionisy.»«Sabato mattina.«Rivivo! Rivivo! Che buona lettera! Grazie, grazie, grazie! Non posso scriverle di più. Il perchè glielo dirò domani. Non è per Carlo,però. No, no. Glielo giuro. Lei ha ragione. Sarebbe una vera sciocchezza!»«Lunedì.«Sono a letto da due giorni, e il babbo è sempre in camera mia. Non mi lascia un minuto. Ma è buono, buono. Non si spaventi.Non è niente.»«Martedì.«Sempre... »E il giorno dopo, il mercoledì, Giordano Mari, già molto inquieto, riceve pure un'altra lettera da Milano, ma non è di Emma. L'apre in fretta e corre coll'occhio alla firma: è di Carlo Borghetti:«Vieni subito a Milano; ma cerca il modo di farti vedere il meno possibile. Potresti smontare e rimanere all'Hôtel du Nord, che è vicinissimo alla stazione. Telegrafami con che corsa potrai arrivare. Ti porterò subito io stessole notizieche a tutt'oggi, ti assicuro, non sono inquietanti.«Carlo Borghetti»
Giordano Mari, quella sera stessa, dopo lasciato Tancredi, tanto per fare ancora quattro passi e finire lo zigaro, torna alla posta. Non ci sono lettere. Ne trova, invece, due, la mattina dopo. Sorride contento, guardandole a lungo, accarezzando coll'occhio amoroso, commosso, il bel caratterino lungo, sottile, preciso. Si caccia in una via remota, per non essere disturbato dalla gente, le apre e le legge per ordine di data.
«Mercoledì sera, ore nove.
«Tua, sempre tua.
Emma».
— Cara!... Cara figliuola!...
«Giovedì mattina, ore sette.
«Le scrivo in fretta e in furia e telegraficamente, perchè ho il sospetto che la Rosina — la mia cameriera — abbia ricevuto l'incarico di sorvegliarmi e riferire; e poi così vinco lasoggezione, perchèscrivere a leimi fa soggezione. Chi sa che cosa dirà dei miei sgorbi e dei miei sbagli! Andando alla messa, metterò in buca io stessa tutte e due le lettere, il salutino che le ho mandato ieri sera, e questa. C'è una buca sull'angolo, vicinissimo alla chiesa. Per quanto abbia i miei fondati sospetti sul conto della Rosina, essa non potrà impedirmi, intanto, di mandarle queste due lettere. Tornata a casa... sarà quel che sarà .
«Dio, Dio, anche ieri che giornata! Che brutta giornata! La mamma non ha fatto che piangere; poi ha finito a letto col solito dolor di testa dei grandi dispiaceri, e non ha ricevuto che il dottore, la Fanny e Guido Bardi. Temo che questi due sieno molto nemici suoi. Si regoli.
«Che vita, però, da un giorno all'altro! Che cambiamento! Tutti mi fanno il muso! Persino le persone di servizio sono contro di me. Quanti guai, quante lacrime, quanti rimproveri! Prediche, poi, da tutte le parti.
«Chi mi fa pena è il babbo; e mi fa pena, appunto, perchè non parla! Sarei così contenta se si sfogasse anche lui a strapazzarmi; invece, niente. Soffre, e soffro anch'io, vedendolo così.
«Quando non penso a lei sono molto infelice; ma a lei ci penso sempre e allora tutto passa e torna il sole. Mi promette cheun giornovorrà molto bene al babbo?... Ed anche all'Ernani, alTrovatore, alBallo in Maschera? È una manìa; è la sua manìa. Ma è tanto buono, tanto onesto e leale!
«Coi Sebastiani,rottura completa. La madre Sebastiani è furente contro di me, e suo figlioha dichiarato al dottore di «non volermi più, nemmeno se mi vedesse a pregare, a supplicare, a morire». E ha ragione, mille volte ragione.
«È venuta in camera la Rosina e subito se ne è andata. Forse è corsa dalla mamma colla notizia che sto scrivendo. Mi ha guardato con certi occhi!... E isuoiocchi?... Non li vedo più. Cioè, li vedo sempre, ma... dove sono?
«Adesso, dunque, con Sebastiani, finito; non mi vuole. Nessuno più mi vuole. E lei?»
E.
«Si ricordi: mi deve scrivere tutti i giorni. La mattina, la prima cosa, appena alzato; e la sera. Ogni lettera la chiuda in una busta, colla data del giorno. Me le manderà tutte insieme, appena avrò trovato il modo di poterle avere.
«E Padova?... Come sento che mi dovrebbe piacere! Chissà ,un giorno, se la vedrò? E i suoi parenti? Immagino quante feste le avranno fatto. Mi scriva tutto. Mi dica, anche, se suo fratello le rassomiglia: se ne ricordi. I padovani, adesso, m'interessano molto più dei milanesi.
«Un giorno, voglio vederla la camera sua; di casa sua; dov'è ora, in questi giorni; dove legge le mie lettere, dove pensa a me, dovescrive molto... a me».
Il dì dopo, niente lettere «ferme in posta» per Giordano Mari; poi una, quasi tutti i giorni.
«Sabato mattina, ore 5.
«Le finestre della mia camera sono ancora chiuse. Scrivo col lume.
«La Rosina, l'altro giorno, appena a casa, ha detto tutto. Grandi scene anche per le lettere: la mamma ha sempre il dolor di capo. Non la vedo da due giorni. Mi ha mandato il dottore a farmi una fiera intemerata e a dichiararmi che, «se continuo così», posso far conto di non vederla mai più. Ma il buon dottore, colla sua faccia tetra e il suo occhio terribile da Torquemada, non mi fa paura, perchè mi adora.
«Il papà , povero papà , ha cominciato pure per farmi la sua bella sgridata... e ha finito coll'abbracciarmi, piangendo. Ho pianto tanto anch'io! Mi ha pregata, supplicataper il mio solo bene... Per consolarlo, gli ho promesso tutto. Ma poi, a poco a poco, so io come pigliarlo il papà ; e come convincerlo e persuaderlo a proposito...del mio solo bene. Oh, se invece di scriver libri, lei scrivesse musica... No, no! alloraleinon sarebbe piùlei.
«La mamma ha messo alla porta il Barbarani, il quale, per colpa nostra, ha contro di sè tutti i milanesi inferociti, specialmente donna Fanny (che credevo tanto mia amica), Guido Bardi e, s'intende, quell'altro, che non mi vuol più. La marchesa Gonzales è la sola, che osi difendere il Barbarani, ed ha il coraggio di sostenere che, per quanti letterati e poeti e scienziati abbia mai conosciuto, il più simpatico è Giordano Mari. — Non monti in superbia. C'è di mezzo una certa gita instagecombinata dalla Fannycol Bardi e con altre signore e alla quale la marchesa non è stata invitata.
«Sento la Rosina nel corridoio; spengo il lume...
«Decisamente la Rosina ha l'incarico di farmi la guardia. È venuta fin sull'uscio: ha spiato dal buco della chiave: ha picchiato pianino... sicura che dormissi, è tornata via.
«Devodirle ancora un'altra cosa, poi basta.
«In me c'è una gran contraddizione: capisco che lei non possa credere, ed io, invece, credo.Un giorno, mi spiegherà , non è vero, questa contraddizione?
«Ieri, dunque, le devo dire, che sono stata a confessarmi dal mio solito confessore, don Fulvio Crespi, il parroco di San Fedele: quello stesso che mi ha tenuta a battesimo. Ormai sono in collera con tutti!... Avevo bisogno anch'io d'una parola buona, affettuosa, di pace, di speranza e di perdono. Invece... niente. Anche don Fulvio era già stato istruito, preparato dalla mamma, e mi ha tenuto per due ore un magnifico ragionamento pieno di eloquenza e di belle citazioni; ma inconcludentissimo.
«Il tempo: mi fanno un gran caso, del tempo. Non ho avuto nemmeno il tempo di conoscerla abbastanza per...» (devo dire come dicono tutti, e anche don Fulvio) «per innamorarmi seriamente». Non possono capire com'è successo, sono tutti curiosi di saperlo... e lo domandano a me! Don Fulvio ha un gran talento; è fortissimo, dicono, in teologia, in numismatica, nella storia delle famiglie patrizie milanesi; insegna Dante e Petrarca; predica che è un incanto;ma di certi argomenti, si capisce, ne parla a orecchio, e perciò non persuade.
«Gli avrei voluto rispondere, a proposito del tempo: — E allora, come mai, con Nino Sebastiani ho avuto tutto il tempo, tanto tempo... ed ho ottenuto questo bel risultato... che non mi vuol più?
«Quel primo giorno, quella domenica, se ne ricorda?... Io ero confusa nella folla: lei su, in alto, solo, più grande di tutti.
«Lei mi ha guardata: è bastato.
«Non è il tempo che passa quello che conta; ma il minuto che arriva e cambia tutte le cose e ferma tutta la vita.
«È vero: non mi sento bene. Tutti mi trovano con una bruttissima cera. Questo «bruttissima» comincia ad inquietarmi. Che cosa succederà ?
«Mi preoccupa e m'inquieta, non per i milanesi ma per i padovani. E suo fratello? Sapesse quanto ci penso e come ho paura... di non piacergli subito. Vorrei tanto ch'ella avesse anche una sorella. Con sua sorella, sì; con sua sorella — non è vero? — potrebbe parlare di me anche senza nominarmi... per ora.
«Quanto vorrei bene ad una sua sorella!
E.
«Non so ancora se, e quando, e come potrò mandarle questa lettera. Vuol dire che me la metterò in tasca e aspetterò «il miracolo». Io non ho la sua mente, per la quale non c'è nulla di segreto, nemmeno nel cielo. Io sono una fanciulla semplice, e molto ignorante in tre lingue diverse: inglese, francese, italiana. Credo ancoranei miracoli... anche a quelli straordinarii che non potrei ottenere a San Fedele, da don Fulvio Crespi».
«Domenica sera, ore otto.
«Come è buono mio cugino Carlo! Mi ha detto che gli facevo pena, vedendomicosì giù: gli ho confidato della Rosina e delle lettere, e si è offerto lui stesso. Ho fatto male? Mi dica se ho fatto male! Ma intanto potrà mandarmi tutte le mie lettere. Subito, appena riceve questa mia, le porti subito alla posta:Architetto Carlo Borghetti, via Monforte.
«Subito! Subito! Subito! Quanta gioia mi dà il pensiero di ricevere tutte le mie lettere. Non sogno altro. E perciò dimentico tutto: quanto gridare, anche ieri sera, anche oggi, e quanto piangere! Io farò morir tutti, il papà , la mamma, il dottore... lo zio Albertoni. Sicuro, farò morire, anche lo zio, fino a Roma! Dio mio; non ne posso più, più, più! Ma oggi penso che avrò le mie lettere e sono beata! Lei non sa ancora fino a che punto Carlo sia buono. Maun giornolo saprà . Carlo, che tesoro! Gli voglio bene. Lo adoro. Se lei imposta subito le mie lettere, forse le posso ricevere ancora domani sera.
«Non mi sento molto bene.
«Domani! domani! domani!
«Voglio andare a dormir subito, per far venir domani più presto.»
«Martedì, ore undici.
«Non posso scrivere «un letterone» perchè sono sempre più sorvegliata, giorno e notte. Epoi anche per Carlo. Io sono una sensitiva. Quante cose sento — non è vero? — che non arrivo a spiegarmi. Per Carlo, non è lo stesso? Egli non sa se io le scrivo molto o poco. Ma adesso che le mie lettere le porta lui alla posta, non mi riesce più di scrivere... come prima.
«Donna Fanny, la suocera di donna Fanny e Guido Bardi, sono sempre i più tremendi contro di lei. Non capisco il perchè. Fossero i Sebastiani, ci sarebbe almeno una ragione! Inventano, o fingono di farsi scrivere da Padova delle cattiverie... persino volgari. Non glielo volevo dire; ma, tanto, è meglio saper tutto per regolarsi. Il Bardi vorrebbe divorarla vivo, anche come letterato. Poveretto! Se la rana avesse i denti!
«Sto sempre poco bene.
«Avrò le mie lettere stasera? Che gioia!»
«Giovedì.
«Credevo di essere così contenta. Son rimasta mortificata. Mi ha scritto poco ecattivo. È stato cattivo con me e con Carlo. Sognavo tanto tutte le mie lettere care, e invece non ho avuto altro che una lettera sola... e spiritosa.
«Vuole piùparticolareggiatele notizie della mia salute? — Eccole: sto benissimo.
«Emma Dionisy.»
«Sabato mattina.
«Rivivo! Rivivo! Che buona lettera! Grazie, grazie, grazie! Non posso scriverle di più. Il perchè glielo dirò domani. Non è per Carlo,però. No, no. Glielo giuro. Lei ha ragione. Sarebbe una vera sciocchezza!»
«Lunedì.
«Sono a letto da due giorni, e il babbo è sempre in camera mia. Non mi lascia un minuto. Ma è buono, buono. Non si spaventi.Non è niente.»
«Martedì.
«Sempre... »
E il giorno dopo, il mercoledì, Giordano Mari, già molto inquieto, riceve pure un'altra lettera da Milano, ma non è di Emma. L'apre in fretta e corre coll'occhio alla firma: è di Carlo Borghetti:
«Vieni subito a Milano; ma cerca il modo di farti vedere il meno possibile. Potresti smontare e rimanere all'Hôtel du Nord, che è vicinissimo alla stazione. Telegrafami con che corsa potrai arrivare. Ti porterò subito io stessole notizieche a tutt'oggi, ti assicuro, non sono inquietanti.
«Carlo Borghetti»