—Ma…
—Abbi pazienza mamma. Già non si parla di noi, è una supposizione, nevvero? Lasciami dire. Se, entrando nella vita, quella ragazza non trova le due aspirazioni riunite, se vede che l'amore non è sempre il premio e il compagno dell'onestà, che, legati insieme barbaramente come gemelli mostruosi, non sempre vanno d'accordo, non sempre si intendono e viene il momento in cui uno dei due…
La signora Oldofredi scandagliò l'abisso e non la lasciò terminare; ma trascinata dall'impeto che Marta frenava invano, ella pure si sentì donna, ella pure colle guancie arrossate, l'occhio ardente, le labbra che tremavano urtandosi al placido sorriso abituale, ella pure illuminata da una arcana bellezza, esclamò:
—L'amore è una illusione! Credi tu che vi sarebbe tanta attività nel mondo, che l'arte produrrebbe i suoi capolavori, che la pietà innalzerebbe i suoi monumenti, che il patriottismo darebbe i suoi eroi e la religione i suoi martiri, se l'amore come lo intendi tu esistesse? Perchè si coltivano tanti fiori nei vasi e si tengono dei canerini in gabbia, perchè si riempiono le case di ricami e di lavori all'uncinetto, perchè leggiamo i romanzi e i giornali di mode, perchè andiamo ai concerti, perchè vi è sì gran numero di istituzioni filantropiche dove le donne sono patronesse, ispettrici, visitatrici, se l'amore fosse una realtà, se l'amore potesse bastare almeno alla vita di una donna?
—Eppure—ripetè Marta scuotendo il capo—è l'amore che ispira l'arte, è l'amore che riscalda la carità…
—Sono i disinganni dell'amore, è l'impotenza, l'assoluta impossibilità di estrinsecare nell'amore, nel solo amore, quella tendenza al sublime che c'è in noi. Oh! ma tutto il mondo perirebbe, non vi sarebbe più posto per nulla, per nulla capisci, se il lampo dell'amore potesse durare?
Marta fu colpita dalla luce straordinaria che brillava negli occhi di sua madre, rivelandole un fondo di ardore che ella non avrebbe mai sospettato; come l'eco di battaglie lontane, di lotte, di pianti, di morti, su cui era passata la grande, la benefica ala del tempo; e sentì di amarla doppiamente; si sentì sua eguale, sua compagna.
Forse l'amore non è per tutti, forse è il più gran dolore della vita, forse non dura, forse è un miraggio; ma ella aveva visto, aveva visto!.. e cogli occhi gonfi di lagrime, mormorò, quasi parlando a se stessa:
—Esiste.
Nel silenzio raccolto dell'alcova quest'unica parola cadde con un mormorìo solenne di responso.
—Senti—disse la signora Oldofredi prendendole le mani e abbassando la voce in ragione inversa dall'emozione crescente—facciamo un'altra supposizione. Mettiamo una donna, una giovane donna libera di sè, e mettiamo pure che ella incontri sulla sua via l'amore.
—Dunque c'è.
—Ma Dio!—gemette la signora Oldofredi con tutta l'anima negli occhi—c'è il desiderio, il sogno, l'illusione! C'è l'istante del delirio, c'è la febbre che fa dimenticare tutto, lo spasimo per cui il piacere rasenta il freddo della morte; ma poichè tutto ciò passa, poichè non resta nulla dei più sinceri trasporti, poichè gli amanti finiscono col diventare stranieri l'uno all'altro e incontrarsi senza che più nulla trasalisca del loro cuore nè dei loro sensi, bisogna rinnegare l'amore, bisogna dire l'amore non esiste! Credi a me… credi, credi.
Colle mani strette nelle mani si guardarono in fondo all'anima, misurando le loro disperazioni; la madre violentata per non poter dire di più, la figlia temendo di indovinare troppo.
—Allora—fece Marta, tergendosi la fronte quasi un sudore improvviso l'avesse bagnata—non c'è nulla.
In quel momento si arrestò ascoltando. La stessa sensazione che l'aveva fatta trasalire il giorno prima nella casuccia dei due contadini, si rinnovava. Sentiva le sue viscere commoversi sotto un impulso di persona viva, colla strana rivelazione di un altro essere in se stessa. Sembrava una piccola mano che battesse contro il suo seno, una piccola mano che voleva dire: Aprimi, io sono l'amore e la verità.
—Gli uomini—continuò la signora Oldofredi, presa nella foga vertiginosa delle proprie parole—conoscono presto l'amore, lo valutano per quello che è e passano oltre, attratti dalla ambizione, dagli affari, della vita pubblica. Ma anche noi non possiamo vivere nella continua illusione dell'amore; per questo abbiamo la religione e la maternità. È ancora l'amore, ma l'amore che si trasforma; l'ideale risale al cielo, mentre la parte materiale di noi si anima e vive della nostra stessa carne…
Marta non udiva, delle parole di sua madre, che il bisbiglio. Colle mani raccolte sul grembo, le palpebre socchiuse, il corpo abbandonato nei guanciali, aveva l'apparenza della più gran calma, ma un brivido la scuoteva internamente, un brivido e una puntura. Vedeva ancora quell'amplesso, quel bacio… come dubitarne, se tutto il suo essere ne era stato scosso, se all'improvvisa rivelazione aveva compreso, lei già donna, il mistero della virginità, quel mistero che è il segreto di Dio e che l'amore solo comunica agli uomini?
Lievi lagrime brucianti sfuggivano dalle sue palpebre.
—Marta! Marta!—chiamava la mamma, curva su di lei, divinatrice amorosa della lotta che si combatteva nel di lei cuore.
Marta, senza parlare, ripeteva fra sè: Sarà il raggio che sfolgora e muore, sarà l'illusione che passa, sarà il sogno, il delirio di un istante; pure esiste. Raggio che non scalda tutti i cuori, sogno che non rallegra tutte le notti…
Ma intanto la piccola mano ripeteva con insistenza: Apri, io sono l'amore e la verità.
E Marta rivedeva, in una specie di visione magnetica, la bella campagna estiva, gli alberi frondosi ramificanti sopra lo sfondo azzurro e un meschino insetto che tendeva i suoi fili d'argento. Spezzato un filo gettava l'altro, e un altro ancora e ancora, sempre avanti, la tela prendeva proporzioni gigantesche, i fili abbracciavano tutto il creato, salivano ad altezze vertiginose, toccavano il cielo.
Era la vasta tela della vita umana, il lavoro ogni giorno rinnovato di chi soffre e combatte; il lavoro temerario che poggia nel vuoto guardando arditamente la luce; lo sforzo immane di milioni di esseri, intelligenze torturate, cuori spasimanti, schiavi in pena, tutti sorgenti dalle loro catene, tutti lanciando il loro filo d'argento al misterioso Ignoto. E i fili si spezzano, e la tela si strappa e la felicità dondola sempre sospesa all'impalpabile bava di un aracnide. Che importa?
Tutto muore, tutto nasce, tutto cambia, tutto si rinnova, le tombe scoperchiate servono di culla, i cuori insanguinati e piangenti danno nuovo sangue e nuove lagrime alla vita.
Avanti, coraggio!
=Milano C. CHIESA e F. GUINDANI Milano=
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Seconda edizione.—Un bel volume in-16 __L. 3.__
__Diamo alcuni giudizi dei più importanti Periodici su questo Romanzo, che forma il primo volume della Serie «I RETORI.»__
«….La prefazione è splendida, e credo fermamente sia quanto di più notevole si sia scritto da molti anni a questa parte intorno agli intenti del romanzo.
«… Predomina nel romanzo la ricerca decisa, quasi febbrile, della verità. Il Valcarenghi ha avuto il coraggio di dominare coll'idea il sentimento, e di studiare a fondo l'anima propria non badando ai dolori, agli strazi di vedere mille illusioni andarsene, dinanzi alla necessità ineluttabile del vero scientifico.
«….Il romanzo del Valcarenghi sintetizza in modo chiaro e semplice quello cui pochi hanno accennato appena, e che infine è nella coscienza di molti.Neera, Gerolamo Rovetta, Antonio Fogazzaro,Bruno Sperani, Filippo Turati,Memininon hanno potuto leggere leConfessioni di Andrea, senza provare una commozione profonda.
«….Il romanzo italiano, per vivere, ha bisogno di giovani, che, come il Valcarenghi nutrano forti convinzioni e principii veramente positivi.»
Rivista di Filosofia Scientifica(Agosto 1888).
«NelleConfessioni di Andrea, il Valcarenghi esce ardito, gagliardo… egli vuole smascherare gli ipocriti della società; vuole ribellarsi contro le convenzioni sociali.
«….L'Andrea, il suo protagonista, si confessa con sincerità brutale: non giustifica nemmeno sè stesso quando erra nei suoi pazzi amori, quando si mostra negli espedienti dell'egoismo; la sua anima non è corrotta sino all'eccesso, ma è spesso cinica, in qualche momento fa orrore, si svela tutta nelle sue convulsioni, e nello stesso tempo tende inesorabile a smascherare le altre, mostrandone le bassezze.
«….In ogni pagina stride e quasi sghignazza uno scrittore che ha stomaco di ferro e non ha peli sulla lingua; uno scrittore che ha molte idee, filosofeggia molto, troppo, e che farà strada!»
=C. R. Barbiera=, nell'Illustrazione Italiana(8 Gennaio 1888).
«Il libro del Valcarenghi sarà certamente molto discusso, perchè è un libro ardito e coraggioso: tanto coraggioso che, veramente, nelle 370 pagine di cui si compone, non corre che una tenuissima favola. Sarà molto probabilmente giudicato nei modi i più diversi: ma la discussione e la disparità dei giudizi saranno la miglior soddisfazione dell'autore; il quale, dopo tutto, ha dimostrato ed affermato bene un fatto, quello di volere e di saper fare un libro con intendimenti serii, con viste larghe, con profondità di pensiero.»
Gazzetta del Popolo della Domenicadi Torino (8 Aprile 1888).
«LeConfessioni d'Andreainiziano una serie, un ciclo di romanzi, che meglio e più propriamente potrebbero chiamarsi studi sociali. Il Valcarenghi mira con essi ad interessare i suoi lettori con lo studio assiduo e paziente dei vizii, dell'ambiente, delle consuetudini ed ipocrisie sociali che corrompono il carattere, la coscienza, quanto v'ha di più nobile nel sentimento umano. Egli cerca di fondere nell'artista il filosofo ed il sociologo, per dare dei mali della società una descrizione fotografica, esatta; per studiarne in seguito, con amore e verità, i rimedii.
«…. Questo volume nuovo del Valcarenghi, di gran lunga si lascia addietro i suoi precedenti: e per esso e con esso s'avanza in prima fila fra i migliori cultori del romanzo italiano.»
=M. Mariani=, nellaCronaca Rossadi Milano (22 Aprile 1888).
«….Un uomo che mette a nudo il proprio egoismo con una schiettezza rara, in omaggio alla verità…. Chi non sente gemere un cuore d'artista e di galantuomo sotto le pagine spietate? E quella larga nota di dolore che sale acuta, persistente da ogni pagina, non è dessa la moralità tutta, tutta la bontà e la efficacia dell'opera d'arte?…»
=Neera=, nelFanfulla della Domenica(15 Aprile 1888).
«….Già più d'una volta ebbi a lodare, ed anche in queste stesse colonne, dei libri sinceri; principalmente perchè sinceri. Eccone un altro da aggiungere al numeroso stuolo.
«….Innamoratomi alla prefazione, bellissima, lo divorai tutto in un fiato….»
=Filippo Turati=, nell'Italia(4 Aprile 1888).
«….Malgrado le lacune e le sovrabbondanze, leConfessioni d'Andreasono un romanzo forte pel concetto e bello di pagine, nelle quali l'esecuzione corrisponde al concetto.
«….LeConfessioni d'Andreasi leggono con profitto e con diletto dalla prima all'ultima pagina.»
=G. Depanis=, nellaGazzetta letterariadi Torino (7 Aprile 1888).
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Un bel volume, in-16 L. 3.
«DopoBaci perduti:Sotto la Croce; vale a dire, dopo le scene della vita borghese, il romanzo. Questo prova che il Valcarenghi non si è fermato sul successo di quel primo lavoro, ma che ha voluto far qualche cosa di più seriamente pensato.
«L'argomento è una storia triste, ma vera, uno dei romanzi umani che leggiamo nella vita d'ogni giorno. I fatti si succedono naturali ed i caratteri, per lo più, sono disegnati con cura e sempre conseguenti a lor stessi. Anche la forma è generalmente buona.
«…..Sotto la Croce, non ostante difetti parziali, è sempre un romanzo di merito e di merito grande.»
Gazzetta letteraria(20 Febbraio 1886).
«…Questo romanzo segna un gran progresso sui precedenti lavori dell'Autore che è giovanissimo.
«Il libro si legge con interesse, non per curiosità dello svolgimento, bensì per la naturalezza del racconto e per la verità della rappresentazione.»
=A. Fogazzaro=, nellaProvincia di Vicenza(18 Marzo 1886).
«….Il romanzo del Valcarenghi mostra nell'Autore un giovane che ha dell'ingegno, tanto come osservatore, che come artista. Il sentimento della realtà non manca quasi mai inSotto la Croce, e questo vuol dire che i personaggi sono veri, e che vero è l'ambiente.»
GiornaleCronaca Azzurradi Firenze (8 Aprile 1886).
«L'Autore ha facoltà di intuire e cogliere la vita borghese con ischiettezza. Bel saggio n'è la descrizione di una festa da ballo;—più bella, perchè molto più breve, la descrizione d'una passeggiata nei giardini pubblici….»
GiornaleLa Nuova Antologiadi Roma (1 Aprile 1886).
«Se il giovane Autore deiBaci perduti, segni un progresso col nuovo suo lavoro, tanto nello studio dei caratteri e dell'ambiente, quanto nella forma, ognuno lo vede fra quei critici imparziali che lo giudicarono con logica di criterii, e ne fanno testimonianza le lodi tributategli da molti giornali, fra cui laPiemontese letteraria, laLombardia, l'Italia, la __Ronda__, l'Illustrazione Italiana, ilPresente, ilPatriota, laVenezia, l'Indipendentedi Trieste, laProvincia di Vicenza, con un articolo di Fogazzaro, ecc,»
=F. Cameroni=, nel GiornaleIl Sole(24 Marzo 1886).
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Terza edizione.
Un elegantissimo volume con copertina disegnata dall'illustre pittore L. Conconi __L. 2__.
«….Rilessi la 2^a edizione deiBaci perduticollo stesso diletto, come se si trattasse di un racconto nuovo, e questo è il miglior elogio che per un racconto italiano si possa concretare. Il Valcarenghi possiede qualità preziose di novelliere, prima fra tutte l'arte di rendersi simpatico, di infondere nelle cose sue vita e colore. Attraverso alle pagine dei suoi libri palpita l'anima dell'uomo e dello scrittore, il quale, senza sostituirsi mai ai personaggi, infonde loro un po' della passione che lo agita e lo commuove.
«Triste e semplice è la storia di Ulisse, di questo spostato dell'arte e dell'amore, che nell'una deve appagarsi del supremo ideale, e nell'altra di alcuni sorrisi, di alcuni baci, e di molti rimpianti; la vigliaccheria delle piccole cose uccide in lui la facoltà di produrne delle grandi. Le pagine nelle quali dopo la partenza di Ada, è descritto il naufragio dell'anima di Ulisse sono tali che niuno fra i più celebrati scrittori dell'oggi sdegnerebbe di firmare.
«Baci perduti, per intensità di emozione, è degno di pigliar posto fra i migliori racconti italiani di genere intimo pubblicati negli ultimi tempi.»
=G. Depanis=, nellaGazzetta letterariadi Torino (Giugno 1887).
«Il libro ha vita di osservazione acuta, e si distingue per questo dai troppi che, senza avere nulla di vero, fan pompa di nascere da studi coscienziosi. Il Valcarenghi ha scritto pagine dalle quali è chiara la molta attitudine che egli ha al romanzo.»
GiornaleNuova Antologiadi Roma (1 Settembre 1887).
«È un racconto semplice, alla mano, senza arruffate vicende, né intrecci a sorprese, che si legge volontieri per la spontaneità dello svolgimento e la chiarezza dell'elocuzione corretta: due pregi di buon novelliere, che non si possono negare al Valcarenghi.»
GiornaleLa Domenica del Fracassadi Roma (24 Maggio 1885).
«…QuesteScene della vita borghese, pur essendo molto semplici nell'impianto, presentano larghezza di disegno e sicurezza di colorito. I due caratteri principali di Ulisse, il giovanotto ingenuamente innamorato, e di Ada, la provocante civettuola senza cuore, sono tratteggiati con un certo sviluppo psicologico. L'ambiente borghese delle due famiglie, che appigionano le stanze ammobigliate, parmi reso con naturalezza.»
=F. Cameroni=, nelSoledi Milano (19 Dicembre 1884).
«…Un libro pensato, d'indole tutt'affatto patologica, fondato su uno studio appassionatamente fedele del vero.
«È impossibile, con quattro righe, entrare nelle viscere di questo volume, che anatomizza con una provvida asprezza di clinico perfino le più minuscole fibroline dell'uomo e della donna odierna. Però deve essere lecito conchiudere, che l'eco di questo arditissimo e castigatissimo volume, non si smorzerà per un pezzo nella sonorità del mondo del pensiero.»
=F. Giarelli=, nelCaffarodi Genova (30 Dicembre 1884).
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Battaglia perduta—Tragitto di anime—Amore e fameIn Valfonda—AntitesiDramma e paesaggio—Il Ragioniere Bertini.
Un elegantissimo volume con copertina disegnata dall'illustre pittoreConconi __L. 3__.
«Spergiuro!…Il racconto si fa leggere con molto piacere ed interesse, poichè l'analisi della passione al suo pieno sviluppo è fatta con coscienza e conoscenza del cuore umano… e da quest'analisi accurata, i caratteri dei due giovani amanti, escon fuori delineati bravamente da mano maestra, sul fondo verde della bella campagna lombarda, descritta con una freschezza ammirabile.
«NelRagioniere Bertini, v'è lo studio d'altri tipi abbandonati nella società moderna: la vedova esperta del mondo, che predica continuamente alla figlia di trovarsi un marito; la giovinetta, corrotta in parte dalla madre, che civetteggia; ed il burocratico, pieno di studi, che non conosce il mondo.»
GiornaleIl Napoli(2 Dicembre 1888).
«Tutte le pagine del nitido volume allettano per la vita vera e palpitante, che emana forte e spontanea… Il libro s'intitola dalla prima novella, che apre degnamente il volume.
«Ma la migliore, a mio giudizio, è la terza,Amore e fame. In essa è tratteggiata splendidamente la lotta contro la miseria, contro l'esaurimento delle forze intellettuali, a cui sopravvive e grandeggia l'amore.
«Non prenderò qui in esame le altre novelle: ognuno, leggendo il libro, potrà trovare da solo le bellezze in esso contenute, e gustare quei pregi di cui il rinomato Autore sa ornare i suoi scritti.»
Giornale di Udine(26 Dicembre 1888).
«Spergiuro!…Della fantasia si sente il difetto, ma forse a bella posta: l'Autore, sull'esempio della nuova scuola naturalista, sceglie apposta soggetti noti, comuni, collo scopo di trattarli artisticamente, nuovamente.
«Intragitto d'animec'è una scena deliziosa, con quelle piccole collegiali dai capelli svolazzanti al vento come piccole bandiere spiegate, gracili, malaticcie, colla loro allegria triste…
«Battaglia perduta!per evidenza artistica, e verità, è il miglior lavoro e fa onore all'ingegno del Valcarenghi.»
=R. Barbiera=, nell'Illustrazione Italiana(30 Dicembre 1888).
«Spergiuro!…Cose scritte con molto garbo artistico, con una forma limpida e scorrevole.
«Il Valcarenghi occupa, nella novellistica moderna, un posto che molti gli invidiano, e questo volume rappresenta un intermezzo piacente e pregiato nella sua forte ed ampia produzione di raccontatore geniale.»
=P. De Luca=, nellaLucedi Salerno (19 Gennaio 1889).
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___PERCHÈ RITA?…___ ed altre novelle.
Un volume in-16 __L. 1__.
=I Retori.=—FUMO E CENERE.
Un volume in-16 __L. 3 50__.
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Un volume in-16 L. 2.
«Il Grandi è un eccellente pittore della natura, e sa animare i suoi paesaggi con garbate figure tratte dalla vita reale. In questa narrazione alla antipatica cognata, fa riscontro la nobile e buona donna Claudia, madre di Massimo; e compiono il quadro l'ottimo Sante, marito di Paolina, l'enologo Raveggi, il notaio poeta, l'antico sindaco colla sindachessa, e sopratutto lo zio vescovo nelle parole dette sul suo letto di morte, spiega il concetto morale del lavoro. La lingua è di buon conio paesano; e lo stile corre via rapido e spigliato. Sicchè il nuovo racconto del Grandi è degno degli altri, che gli han data meritata lode, ed offre onesta e piacevole lettura.»
=A. Franchetti=
«Non sono più di centoventisei pagine in-16 di un bel garamone, con molto lusso di spazii interlineari e marginali. La lettura non mi rubò più di un'ora, ma se anche ne avessi impiegate due, non me ne pentirei nemmeno.
«Il racconto è dedicato ad una bambina, la figlia dell'autore, il quale con una prefazione, che è una vera gemma, la affida a lei, rivolgendole fra le altre queste delicate parole:
«O piccola fata, lascia che, come segue la fortuna, preceda queste pagine, nel mio pensiero l'immagine tua… Quando i tuoi labbrucci si schiudono verso di noi e il lieve sospiro del tuo cuoricino si confonde col nostro, non ti dice, Lina, quella gara di baci qual vuoto crudele la tua presenza ha colmato?»
«L'azione del racconto è semplicissima e si svolge con la più serena naturalezza.
«La falsa posizione di una giovine donna moglie a un uomo che non sa nè può amare, costituisce la tela nella quale è ricamato il racconto. Paolina, che potrebbe abbandonarsi nelle braccia di Massimo è trattenuta dal culto per la sua bimba morta sulla tomba della quale ella si reca con Massimo a piangere e pregare.
«L'autore dell'Abbandonoe delleMacchiette, possiede oltrechè una intuizione felicissima nel tratteggiare i caratteri, una stupenda tavolozza per dar risalto alle figure e all'ambiente nel quale le fa muovere e agire. E però reputo che la lettura di questo nuovo suo libro piacerà senza dubbio a tutti, perchè non soltanto è dilettevole, ma pure naturale.»
Dall'Alabarda Triestina(Luglio 1888).
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Elegante volume in-16 con copertina illustrata L. 2.
«L'autore diUn bel sogno, diNoviziato di sposa, diProvinciali, ecc., ingegno facile e geniale, ha voluto questa volta far passare un'ora di buon umore ai suoi lettori. In questo racconto pieno diverve, pieno di trovate, l'autore ci descrive con evidente verità le avventure di un Alpinista… ciabattone, appunto una specie di Tartarin italiano; e v'è riescito così bene, da far ritornare ai bei tempi del Ghislanzoni.
«Questo volume è forse il miglior lavoro del Cagna; l'emanazione più naturale, spontanea della sua mente. Un umorismo, fine, bonario spira da tutto il libro. Il grottesco è la nota che vi domina, ed è la nota vera. Quanti non ne abbiamo visti noi di questi alpinisti ciabattoni sulle rive del lago, o alle acque termali, i quali vengono per osservare la natura e non la intendono, salgono un monte, come i due onesti coniugi e droghieri Gibella, e si fermano meravigliati a guardare le teste di morto di un vecchio ossario, o un verme che attraversa la strada, nè mai danno un'occhiata d'intorno perchè trovano che anche fuori del loro paese, dal grande al piccino, le cose hanno tutte lo stesso andazzo; dappertutto cielo, terra e montagnaccie, seccature, gabbamondi e ciarlatani di ogni specie.
«Le lacrimevoli odissee di questi coniugi Gibella, ne' sette giorni che passarono sulla riviera d'Orta, sono divertentissime; magistralmente descritto anche l'ambiente. Lavis comicavi abbonda, ed è di buona lega.»
GiornaleLa Postilla.
«Sono scene le quali valgono a fissare uno dei tanti aspetti che presentano le cose della vita; aspetto passeggiero, fuggevole se si vuole, ma profondamente vero e ritratto con meravigliosa efficacia di rappresentazione.—Esse rispondono dunque alla tendenza del pensiero moderno.
«NegliAlpinisti ciabattoniabbiamo realtà vivissima di ambiente, di personaggi, di tipi; non manca, per chi sappia ritrovarcelo, l'elemento psicologico. Essi costituiscono adunque un vero e proprio lavoro d'arte.
«La realtà che il Cagna descrive negliAlpinisti ciabattoniè semplice, bonaria, credo anzi ch'egli stesso la definisca unarealtà borghese. Ma è forse meno difficile a cogliere di un'altra? Sarebbe illusione o pochezza di mente il crederlo. Quelle pagine sono una miniatura così delicata di particolari, di circostanze minutissime, tutte però significative, tutte concludenti, da rilevare il lavorio sottile di una intelligenza penetrante.
«Sfilano davanti a noi numerosi paesaggi. Colli verdi ed ameni, montagne brulle e nevose; cieli limpidi e sereni, cieli plumbei corsi da nubi scapigliate; distese d'acque calme, azzurrine, ridenti; acque sconvolte dalla bufera, il lago nero e imbronciato. E poi aurore, meriggi infocati nelle solitudini dei campi, tramonti. Una varietà di scene da non finir più; ma tutte belle, tutte magistralmente ritratte. Nessuna monotonia.
«Questo lo sfondo della scena, nel quale s'aggirano pieni di freschezza,viventi di vita vera, figure e tipi umani colti con meravigliosa verità del mondo reale e trasportato in quello artistico che il romanziere ha creato.
«E poi una lettura buona, che fa bene al cuore, che parla alla parte migliore di noi. Nessuna predica morale, nessun sermone; eppure sprizzano fuori d'ogni lato, per l'indole stessa dei fatti, quelle idee, quei sentimenti che valgono a rendere gli uomini migliori.»
GiornaleLa Sesia.
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Elegantissimo volume in-16 L. 4.
«Ogni nuovo lavoro dell'Autore diMalombraè una prova del suo non solo grande, ma originalissimo ingegno che, appunto per la elevata singolarità non è stato apprezzato come meritava da quei lettori passivi che precuravano degli smerci favolosi ai più sconclusionati romanzi, e specialmente a quelli, magari barbaramente tradotti di Montépin e Ponson du Terrail. È un miracolo cheMalombrasia arrivato alla quinta edizione, ad onta del merito singolare di forma unito ad un grande interesse, palpitante dal principio alla fine.
«….Rare volte mi è avvenuto di leggere con tanto gusto una così bella raccolta di garbate invenzioni. Le novelle di Antonio Fogazzaro pubblicate in questi giorni dall'avveduto editore Galli sono destinate al più grande successo.
=Filippo Filippi=, nellaPerseveranza.
Lire
FOGAZZARO A.Malombra. Quinta edizione 4 50 —Fedele ed altri racconti. Seconda edizione 4 — —Il Mistero del Poeta. Quarta edizione 1 — NEERA.Teresa. Quarta edizione 2 — —Lydia, Secondo migliaio 4 — —Il marito dell'amica. Seconda edizione 3 — —Addio!Quarta edizione 2 — BRUNO SPERANI.Numeri e Sogni. Sec. ediz. 4 — —L'Avvocato Malpieri. Seconda edizione 3 50 COLAUTTI A.Fidelia. Secondo migliaio 3 — LA MARCHESA COLOMBI.Prima morire. Terza edizione 2 50 SERAO,Vita e avventure di Riccardo Joanna. Secondo migliaio 4 — —Fior di Passione3 50 OTTONE DI BANZOLE.Al di là. Seconda ediz. 4 — —No. Seconda edizione 4 — VALCARENGHI U.Spergiuro!3 — —Le Confessioni di Andrea. Seconda edizione. 3 — —Baci perdutiSeconda edizione 2 — —Sotto la Croce3 — —Fumo e Cenere3 50 ROVETTA G.Montegù. Seconda edizione 4 — —Mater Dolorosa, Settima edizione 5 — MEMINI.La Marchesa d'Arcello. Seconda ediz. 5 — BERMANI E.Frate Gaudenzio2 50 CAGNA A. G.Provinciali. Secondo migliaio 3 —
Sono stati corretti i seguenti refusi:
e studiando il problema se dovesse torglieselo Ella avrebbe voluto vedere que due sposi modello Ce ne vorrebbero due al giorno delle Ninette per quello li! non mi ricordavo memmeno di chiuder la porta. Mi padre, si sa, ogni uomo ha il suo vizio, Non una parola durante otto giorno interi. sempre nell'aspettiva di una vostra lettera No, no, sarebbe stata una vile ed inrata creatura. ora una colonna d'edera arrossata sul tronco di una quercia aveva compreso, lei già donna, i mistero della virginità,