CAPITOLO II.Finalmente solo!
L’onorevole Giuliano Sicuri al partire del treno stette lungamente allo sportello, sventolando egli pure il fazzoletto; quando la stazione di Miralto scomparve allo sguardo, dileguandosi nella nebbia, rialzato il cristallo, si lasciò cadere affranto sul sedile, sclamando:
— Finalmente solo!
Poi, come punto da rimorso, soggiunse:
— Povera Adele!
Quel poco lusinghierofinalmentenon era stato pronunziato all’indirizzo della sposa, bensì della folla degli acclamanti importuni.
— Finalmente solo!
Da quindici giorni di agitazione febbrile, non un minuto di raccoglimento, e fu con un senso di infinita soddisfazione che finalmente si sentì liberato da’ suoi cari elettori, assai più caldi negli entusiasmi della vittoria, che non nei cimenti della lotta e nel concorso alle urne.
Infatti l’eletto aveva superato di un centinajo di voti appena il candidato radicale.
Per una candidatura improvvisata era già un bel successo!
Successo? Il neo deputato sorrise con amarezza. Successo? L’appoggio e le violenze del Governo, le migliaja, le molte migliaja di lire profuse negli ultimigiorni della battaglia, la fondazione di un giornale, l’Onesto, passività permanente, ventimila manifesti affissi fin sugli alberi, in aperta campagna, la dedizione completa al ministero, la sconfessione piena delle vagheggiate utopie politiche giovanili, l’abbandono degli antichi amici, rotta la calma dolce della onesta esistenza vissuta nell’adorazione della sua Adele e del bambino, tutto ciò per gli sbaragli e le malsane agitazioni della carriera parlamentare.
Fu una follìa! Se dovesse ricominciare ci penserebbe due volte, tanto più che la vittoria non fu completa. I reclami degli elettori avversarî potrebbero essere accolti dalla giunta delle elezioni. In tal caso, l’onta e lo scorno della proclamazione dell’avversario, o l’annullamento colle ansie tormentose, le angoscie, le brighe umilianti di una nuova, rovinosa lotta elettorale.
Qual demone lo invase?
Pensoso stette a riguardare dal cristallo appannato la fuga vertiginosa dei campi, che al rapido passaggio del treno sembrava precipitassero in abissi invisibili.
I gelsi nani, le quercie, i pioppi giganteschi denudati del loro fogliame, Briarei fuggenti colle braccia al cielo in atto di maledire, gli sfilavano innanzi come fantasmi, fantasticamente veloci. Corteo infinito, fiancheggiato dalla filata interminabile dei pali telegrafici inseguentesi senza posa per abbattersi al suolo, quali raggi di una immensa ruota della quale non veggasi che la sommità. Tratto tratto, ad interrompere la desolante monotonia, un casello di cantoniere, sparito appena intraveduto, qualche stazione di terz’ordine, negletta dall’aristocratico diretto, che senza rallentare l’attraversa ululante.
Cinque minuti di fermata a Voghera e la corsa fu subito ripresa. Frattanto abbujava.
Il tramonto di una giornata di nebbia non si descrive, è il funerale della natura; nulla di più rattristante, e le fantasticherie del conte Giuliano si facevano tetre; ormai gli pareva indubitabile l’annullamento della propria elezione, avvenuta realmente in condizioni troppo scandalose, ne conveniva.
— Come ritornare a Miralto dopo tale affronto? Bisognerà esulare, sarei lo zimbello del collegio. Il giornale avversario, ilVentriloquo, mi metterà in ridicolo ad ogni numero... Le minaccie di processi per corruzione... E colle recriminazioni dei nemici, le condoglianze degli amici! Andremo a vivere a Milano... Giuro di non ricaderci mai più! Addio politica. Vivremo felici... Felici?!
«Si potrà essere felici, dopo un sì grave disastro morale?
«No! no! Il dado è tratto, sono deputato e deputato sarò, dovessi mettere il mondo sossopra. Se la giunta annullerà l’elezione, rimarrò sulla breccia, al mio posto di combattente... La vedremo! Sarò rieletto, dovessi rovinarmi, dovessi costruire a spese mie gli argini ed i ponti promessi dal Governo per favorire la mia candidatura. Meglio la rovina economica del fallimento morale!........ E dire che soltanto venti giorni fa non ci pensavo neppure!
***
Il rimpianto dell’onorevole Sicuri si apponeva al vero; l’idea della deputazione non gli era mai frullata pel capo, neppure nelle fantasticherie giovanili di gloria, anche allorchè il suo amico, più che amico fratello, un fratello maggiore... di vent’anni, allorchè Ettore Ruggeri, vigente lo scrutinio di lista, fu l’eletto della minoranza, Giuliano non sentì alcuna velleità parlamentare per l’avvenire. È vero, bensì, che il deputato Ruggerialle prime delusioni si era ritirato dalla Camera, non volendo saperne altro di rielezione. La prova gli era bastata ed i consigli suoi al giovane amico non furono certo incoraggianti a tentare la sorte delle urne, allorchè Giuliano avrebbe coi trent’anni raggiunta l’eleggibilità.
Il destino volle altrimenti. Sullo scorcio dell’ottobre, il conte Sicuri ricevette la visita del sottoprefetto, il quale, scusandosi dell’ora indebita, le nove del mattino, disse dovergli fare una comunicazione di somma importanza.
— Una comunicazione di somma importanza a me? chiese meravigliato Giuliano.
— Precisamente, a lei... Non si impensierisca. Le sono buone notizie, tanto che non volli tardare a comunicargliele. La fortuna vien dormendo, ed io ho sollecitato per recargli la buona novella al suo svegliarsi, soggiunse con fare malizioso lo sperticato funzionario.
Poi, dopo essersi sdrajato in tutta la sua longitudine nella poltrona, cortesemente additatagli da Giuliano:
— Indovini di che si tratta! Gliela do in mille.
E stette sorridente col capo appoggiato allo schienale, in attesa che il suo Edipo sciogliesse l’enimma.
— Metterei inutilmente il cervello alla tortura, perchè davvero non riesco ad imaginare neppur lontanamente di che cosa possa trattarsi, rispose alquanto allarmato Giuliano, il cui volto esprimeva maggiore inquietudine che curiosità. Dica, signor sottoprefetto, dica senza tanti preamboli. Buona o cattiva, la notizia, preferisco saperla subito.
— Mi permetta prima una domanda.
Giuliano approssimò la sedia al sibillino funzionario, aderendo col gesto.
— Non ha ella mai pensato a portarsi candidato alla deputazione?
— Mai! D’altronde ho compiuti i trent’anni da tre mesi appena... Se mai, il tempo ce l’ho davanti a me.
— Ah, li ha compiuti! Meno male! Ella mi leva una spina dal cuore. Temevo fosse ineleggibile per l’età. Dopo nuova, lunga pausa il sottoprefetto riprese di scatto:
— Se le offrissi la candidatura di Miralto, garantendole con novanta probabilità su cento la riuscita, l’accetterebbe?
— Io?! sclamò Giuliano sbarrando gli occhi, al colmo della sorpresa. Io? Che le viene in mente, signor sottoprefetto? È impossibile! D’altronde non otterrei cinquanta voti.
— Non si preoccupi di ciò. Ai voti ci pensiamo noi.
— Lei sa ch’io sono amico del Bertasi, il candidato radicale; siamo compagni d’infanzia. L’atteggiarmi a di lui competitore, ora che la sua candidatura è posta con tante probabilità di riuscita, sarebbe una cattiva azione.
— In politica non vi sono amici, replicò sentenziosamente il funzionario, accavallando le lunghe gambe, che l’imbarazzavano più che mai, per il livello bassissimo della poltrona. In politica vi sono alleati od avversarî, alleanze o inimicizie temporanee. In politica non vi sono cattive azioni. Creda alla mia esperienza. Nella politica ci sto da trent’anni.
Giuliano, poco edificato dalle teorie del sottoprefetto, preferì non rispondere, ben deciso di non adottarle ad alcun patto. Si limitò a sorridere, diniegando del capo, come per dire: Ella non mi convince!
lì tentatore non si diede per vinto, levò dalla tasca in petto del burocratico palamidone un foglio che porse a Giuliano.
— Un telegramma di Stato diretto a lei, firmato dal ministro La Fossa. Ma, è cifrato, per me è peggio chearabo. Che ci ha a fare in tutto ciò il ministro d’agricoltura e commercio?
Il sottoprefetto gli presentò un altro foglio:
— Quello è il documento originale, questo ne è la traduzione.
Giuliano lesse:
«Commendatore Cerasi, sottoprefetto«Miralto.«Firmato decreto destituzione sindaco comune Roncallo per indebita ingerenza elettorale, avendo raccomandato candidato radicale.«Urge contrapporre subito candidatura Sicuri, per informazioni assunte persona gradita. Intendasi prefetto. Garantisca nome mio deposito Stalloni, prometta intangibilità pretura, arginatura domandata.«MinistroLa Fossa.»
«Commendatore Cerasi, sottoprefetto
«Miralto.
«Firmato decreto destituzione sindaco comune Roncallo per indebita ingerenza elettorale, avendo raccomandato candidato radicale.
«Urge contrapporre subito candidatura Sicuri, per informazioni assunte persona gradita. Intendasi prefetto. Garantisca nome mio deposito Stalloni, prometta intangibilità pretura, arginatura domandata.
«MinistroLa Fossa.»
— Che vuol dire tutto ciò e come mai posso essere io gradito al Governo, io, che pur astenendomi dalle lotte politiche, ho sempre e notoriamente professate idee democratiche?... E come c’entra il ministro d’agricoltura in materia di elezioni?
Il funzionario tentatore non potè trattenere un sorriso di compatimento. Paternamente soggiunse:
— Si vede, signor conte, che ella si è completamente disinteressato della politica, altrimenti saprebbe che il ministero attuale è eminentemente democratico. I voti trionfali delle ultime sedute precedenti lo scioglimento della Camera, segnarono la ricostituzione della Sinistra. Il ministero è più radicale di lei, signor conte. Non badi agli uomini, veda i programmi, e il programma ministeriale è:non imposte, pareggio colle economie, democratizzazione della finanza, discentramento amministrativo,guerra ai moderati... Reazionarî, continuò il sottoprefetto per conto suo, i quali con astuta simulazione ostentano liberalismo maggiore di quello della nuova antica sinistra storica.
— In tal caso, perchè combattere con tanto accanimento il candidato Bertasi, il quale è pure un radicale; perchè destituire il sindaco di Roncallo, colpevole di averlo appoggiato?
— Apparenti anomalìe elettorali, le quali hanno la loro ragione, la loro logica, nelle anomalìe parlamentari. Se in alcuni casi è necessario tener conto de’ programmi e non degli uomini, in altri, viceversa, bisogna trascurare i programmi di quegli uomini, che ci sono o ci possono essere utili, e che apertamente o in segreto ci servono. Per un Governo intelligente il deputato non è che un voto. Il programma per gli elettori non conta, quando il voto sia assicurato al Governo. Vi sono radicali e radicali. Un eminente uomo di Stato li distinse in migliori e peggiori. Migliori quelli che votano per il Governo; necessariamente i peggiori sono gli altri, i quali, rinnegando le loro origini, non sdegnano votare colla opposizione di destra, contro il ministero.
— Io dovrei schierarmi coi migliori.
— Certamente! Con termine più moderno, ma non meglio appropriato, fra i legalitarî, un vivajo di sottosegretarî di Stato, un semenzajo di ministri. L’avvenire infatti deve essere dei legalitarî, continuò il sottoprofetto non senza lasciar trasparire un zinzino d’ironia. Pochi, ma buoni. Affermandosi radicali conservano la popolarità in piazza; ministeriali, hanno l’appoggio ed i favori del Governo; legalitarî, cioè nella legge e per la legge, sono benevisi a corte, garanzia il loro ossequio allo Statuto, legge fondamentale, alle istituzioni, alla dinastia.
— Dunque il competitore Bertasi?
— Dei peggiori! Votò colla destra contro il ministero nella passata legislatura, si ostina a dirne male ne’ proclami e nei discorsi; necessario, quindi, eliminarlo. Ecco perchè le propongo la candidatura di Miralto a nome del Governo.
— Del ministro di agricoltura, che mi pare dovrebbe entrare come i cavoli nelle cose elettorali.
— Ella è nell’errore. Anzitutto i depositi stalloni dipendono da lui, e per Miralto è questione di somma importanza. Il ministro La Fossa, poi, è uno specialista distintissimo in materia elettorale. Se non è ministro dell’interno gli è perchè quel dicastero, a cui era designato, se l’è voluto serbare il presidente del Consiglio; ma, le elezioni furono a lui affidate, sono da lui preparate. Egli è il perno su cui si aggira il suffragio universale, lui la molla della volontà del paese.
Il sottoprefetto sorrise ammiccando co’ piccoli occhî grigi sormontati dalle folte sopracciglia.
— Vede? il telegramma non passa neppure per la via gerarchica del prefetto! E se il ministro telegrafa direttamente a me, è perchè il ministro sa quello che si fa.
«Gli uomini dalle economie vorrebbero abolire le sottoprefetture!! Sarebbe come se nell’esercito si volessero abolire i sottotenenti ed i luogotenenti, per aver soltanto dei capitani. Se ne accorgerebbero il giorno della battaglia.... Le nostre sono battaglie elettorali.
«Col sistema rappresentativo, caro conte, i gregarî alla difesa delle istituzioni siamo noi... Combattiamo senza gloria e senza compensi... E di morti non ne lasciamo pochi... nelle crisi ministeriali.
Riscaldandosi, il sottoprefetto con un gran sospiro continuò:
— Ero alla vigilia di essere nominato prefetto; venneil 18 marzo 1876, e dalla Sinistra fui sbalestrato in Sardegna, poi in Sicilia; nomade per dieci anni come uno zingaro, sottoprefetto a vita, pure servo con eguale amore la Sinistra che mi ha rovinato... È vero, soggiunse con un sorriso maligno, che rovina anche l’Italia!
Il commendatore, avvedendosi di aver detto troppo e di aver dimenticata nella foga delle recriminazioni la sua missione, si arrestò osservando con trepidazione l’interlocutore, che a sua volta appariva turbato alle indiscrezioni del poco diplomatico ambasciatore.
Giuliano stava per parlare, quando il commendatore, sorgendo di scatto da sedere, si svolse in tutta la sua lunghezza ed in atto di congedarsi soggiunse:
— Signor conte, non sono tanto indiscreto da pretendere una risposta immediata. Rifletta; abbiamo tempo sino a domani. Venni io stesso da lei, ma è bene non mi vedano. Gli avversarî potrebbero indovinare lo scopo delle mie visite... La aspetterò al mio ufficio fino alle cinque pomeridiane... Ma, non più tardi di domani...
E senza lasciar tempo a Giuliano di aggiungere parola, si accommiatò, accompagnato fin sullo scalone dall’ospite, che non seppe formulare un rifiuto immediato o reciso, come avrebbe voluto.
— Avrò modo domani! pensò.
Per conto suo il commendatore Cerasi se n’andò punto contento di sè.
— Lo affrontai troppo brutalmente prima, ho chiacchierato troppo dopo. Se avessi insistito per una risposta immediata, sarebbe stata negativa. La notte porta consiglio e domani si arrenderà a discrezione. Lo conosco il conte, l’incertezza in persona... Ha gli occhi azzurri come le bambole di Parigi; tutti così gli uomini dagli occhî cerulei.
«Se rifiuta, è un disastro. Ove trovare altro candidatoche possa avere la minima probabilità di riuscita?
Rientrando, il sottoprefetto fu affrontato dalla sua metà.
— E così?
— Il tuo candidato non sembra entusiasta della nostra proposta.
— Rifiuta?
— Oggi avrebbe rifiutato... Non gliene ho lasciato il tempo... Domani assentirà.
— Se ne parla a sua moglie, vi si opporrà. La conosco quella smorfiosa. Cadrà in isvenimento al solo accenno di dover separarsi per un giorno dal suo Giuliano. Bisognava strappargli subito l’assentimento, subito e per iscritto.... Già, ti ci sarai preso a rovescio. Per farti merito gli avrai mostrato il dispaccio del ministro... Bisognava parlare in nome di un gruppo di elettori, l’assentimento del Governo doveva venir dopo.
Il lungo funzionario chinò il capo senza osare replica; la sottoprefettessa misurò con sguardo compassionevole in tutta la gigantesca statura il marito:
— Un uomo politico tu? Decisamente di uomini politici non ci siamo che noi donne! Morirai sottoprefetto. L’avrai voluto, bene ti sta!
— Ti dico che accetterà, credilo a me. Alla contessa non ne parlerà. Se avesse avuto realmente intenzione di rifiutare non avrebbe aspettato fino a domani. La proposta di una candidatura non è mica di quelle che si buttano via così a cuor leggiero, quando si hanno trent’anni ed i quattrini per sostenerla.
— È ciò che vedremo... E se accetta, il signor Bertasi l’avrà a fare con me, sclamò la sottoprefettessa alzando il pugno in atto di minaccia contro un nemico invisibile. Io sarò una lavandaja; ma lei sarà un candidato bocciato!
Il domestico annunziò pronta la colazione, i due conjugi passarono nella sala da pranzo e si assisero al desco meditabondi. Dopo un istante la sottoprefettessa ruppe il silenzio.
— E se non accetta?
— È a ciò che pensavo anch’io.
— Subito un altro candidato! Bisogna trovarlo.
— È presto detto! Di candidati pronti ce n’è a carra. I candidati possibili sono rari come le mosche bianche. Un candidato ricco, per di più, perchè il Governo non può o non vuole spendere. E poi, lo sai, a Miralto, escluso il radicale, non può riuscire che un nemico del Governo: a noi occorre unlegalitario. Il conte Sicuri colla sua indole mite, le costanti incertezze è un legalitario nato... Gentiluomo, non sarebbe ingrato verso di me se ottenessi di farlo eleggere. Il candidato ideale.
— Ora lo dici. Tu non ci avresti pensato, dovevo trovartelo io.
Il sottoprefetto chinò il capo sul piatto, non osando contraddire la consorte, messa di malumore dalla incertezza.
***
In quella stessa ora Giuliano mentiva, la prima volta, alla sua Adele.
Per appagarne la curiosità sulla visita mattutina del sottoprefetto, le disse trattarsi di una serata di beneficenza organizzata dalla moglie di lui...
Giuliano aveva arrossito e si era impappinato raccontando la fiaba.
Adele non insistette; ma, fissando gli occhioni cupi in quelli di Giuliano, che abbassò lo sguardo, parve gli dicesse:
— Perchè tenere segreti con me?
Muto rimprovero e perdono ad un tempo.
— Vi sono affari nei quali noi donne non dobbiamo immischiarci, pensò. Pure, quale necessità di mentirmi? se la sottoprefettessa avesse voluto raccomandare la imaginaria serata si sarebbe rivolta a me. Ci vediamo tanto di frequente.
Ben presto Adele seppe la verità; non da Giuliano. Dalle amiche, dai famigliari, chè tutta Miralto era tappezzata da manifesti raccomandanti la candidatura di suo marito.
Quindici giorni dopo, il presidente dei presidenti delle sezioni elettorali proclamava eletto il conte Giuliano Sicuri.
In quella breve lotta, lotta dell’ultima ora, erano rimasti sul terreno, col candidato Bertasi, quattro sindaci, tre consigli comunali al completo; in compenso erano state largite cinquanta croci di cavaliere della corona d’Italia, decretata l’arginatura tanto invocata dai miraltesi, ed una benefica pioggia di biglietti di banca aveva confortato molte miserie e rallegrato tutti gli osti del collegio. Qualche coltellata la sera precedente l’elezione, ma neppure un morto. Pochi vetri rotti, pochi perchè l’intervento de’ carabinieri fu pronto ed energico. Non un arrestato fautore del candidato del Governo; la legge è eguale per tutti, specialmente nel periodo elettorale!
La vendetta della sottoprefettessa era compiuta, e quanto accanita la lotta, altrettanto clamorosa la vittoria, sì clamorosa che gli entusiasmi parvero universali... Ma, quale strascico di odî nei sopraffatti, al successo ribelli!