Chapter 13

«Nell'Hérault venendo la ricchezza si ebbe la frode in permanenza. Nessun altro luogo ebbe più tentativi di corruzione sugli impiegati, sui municipii: uno di questi giunse a frodare il proprio dazio e il giurì lo mise in libertà.

«Questa demoralizzazione parve prodotta o aggravata dalla crisi vinicola che offerse a loro, fin dal 1874, il modo di guadagnare enormemente coi loro vini: infatti, è nel 1874 che Hérault passò dal 5º al 61º posto di gravità della criminalità e più tardi, nel 1884, all'81º» (Joly,La France criminelle, pag. 110).

«Dal giorno, scrive ancora Joly, in cui i contadini più poveri poterono trasformare i terreni incolti in vigna, e raddoppiare colla ferrovia il prezzo dei prodotti divennero avidi del denaro degli altri,come chi ha giuocato alla borsa non pensa più che al modo di procurarsi nuovo denaro. Ogni ricchezza ottenuta senza sforzo somiglia al denaro ottenuto col giuoco e fa nascere i medesimi sentimenti.È la fortuna, diceva il commissario di Cette,che ha rovinato questo paese.

Il Bocage quand'era povero era più onesto. «Ici les gens qui volent possèdent tous quelque chose eux mêmes; et les paysans aisés commettent plus de crimes que les vagabonds» (Joly).

Nell'Est di Eure e nell'ovest di Calvados industrie e agricoltura sono in regresso, e vi è poca criminalità.

A Vire vivono del lavoro della terra e non vi è quasi criminalità.

Ricchezza causa di reati.—Quelli, adunque, che affermano esser il delitto sempre effetto della miseria non vanno a ricercare invece l'altro lato della questione, quando il delitto è effetto della ricchezza.

La ricchezza che si è acquistata rapidamente e non è corretta da un elevato carattere, da larghi ideali religiosi, politici ecc., provoca danni invece che vantaggi. Anche Spencer aveva detto della ricchezza che secondo la bontà o la tristizia del carattere d'un popolo conduce al vizio o alla virtù; e questo sopratutto si deve intendere della ricchezza eccessiva che è come l'eccessiva potenza, la eccessiva istruzione, un naturale fomite di prepotenza, di abusi sessuali, alcoolici ecc., e quindi di delitti.

La ricchezza, insomma, è a sua volta impedimento al delitto ed anche sua eccitatrice, come del resto abbiam visto per l'istruzione, per la densità, per la civiltà ecc., e come vedremo per la religione. Questo è il criterio nuovo che bisogna introdurre nell'eziologia dei reati ammettendone ed esplicandone le contraddizioni, poichè la stessa fonte, a seconda le fasi e i caratteri, ora ci avvelena, ora ci preserva: e allora si vedono appianarsi le contraddizioni che son pur fatti come i fatti positivi e giovare alla spiegazione completa.

Questo che pare un assurdo, poichè la ricchezza diminuendo i bisogni più urgenti dovrebbe togliere molte occasioni dei delitti, è poi comprovato da altri dati.

Nell'America del Nord gli stati che sono più colpiti da criminalitàdànno ora il minimo ora il massimo della ricchezza, calcolata questa direttamente dai dati chiesti agli individui pel censimento[110].

Noi vi vediamo il paese più ricco, Rhode Island (913 lire per individuo) che dà una proporzione debole di criminalità, 0,11; ma Massachusset con una ricchezza quasi uguale (888) ne dà il doppio, 0,20; press'a poco la stessa cifra che la Colombia, 0,21, che ha una ricchezza media (559); come Wyoming che dà il doppio, 0,35 di reati; alcuni paesi poveri come Dakota (150), Alabama (97), New Messico (95) dànno le cifre più basse di criminalità, da 0,04 a 0,08; ma subito spicca la contraddizione, perchè troviamo Delaware con 0,05 e una cifra media di ricchezza (408).

In Italia abbiamo veduto (v. sopra) che è simultaneo al progredire delle industrie nazionali un aumento nella criminalità in genere, quale ci viene mostrata dal numero dei condannati, unico indice misuratore del movimento della delinquenza che noi possediamo dal 1873 in poi, salvo che ciò non è dovuto alla grande delinquenza: e abbiam veduto che Artena dà il massimo della criminalità in Italia, eppure, nota Sighele, nessuno vi è veramente povero, tutti sono piccoli proprietari ecc.; ma meglio lo dimostra, per la Normandia, lo Joly, anche cronologicamente, che è prova più importante. Nell'Hérault (scrive egli, pag. 112) la frode è in permanenza: i furti, e perfin gli incendi vi aumentarono per le assicurazioni, ed è il dipartimento che ebbe più intenso e rapido commercio: prima di arricchire, nella crisi vinaria, era il 5º nella serie della criminalità; ed ora giunse all'81º. L'Eure, accrescendo in ricchezza da 2 a 11 milioni, aumentava la sua criminalità.

Anche Marsiglia, ricchissima, dà ora un massimo di criminalità.

Nelle vallate d'Ange e di Presle la ricchezza è aumentata, ed aumentata è pure la criminalità e così in Pas de Calais et Nord.

Ciò non toglie che quando ci sia estrema selvatichezza e barbarie come in Corsica, i delitti contro le persone crescano, come nei paesi e negli anni in cui estrema è la povertà aumentano i furti semplici:ma in fondo la ricchezza è causa di delitto quanto e forse più che la povertà.

Spiegazione.—E la causa di tutto ciò è troppo chiara: da una parte la povertà e la mancanza dello stretto necessario spingono a carpire i beni atti alla soddisfazione dei proprii bisogni[111].

Ecco il primo legame tra la miseria e gli attentati alla proprietà. Per di più la miseria rende l'uomo impulsivo per l'irritazione corticale che segue all'intossicazione alcoolica ed alla nutrizione deficiente; ora spinto il bisogno a un più alto grado, e quando trovi un fondo degenerato più fortemente, un terreno meglio concimato sul quale germogliare, naturalmente spinge ad alcune forme di omicidio, a quelle dovute, come dice Colaianni, all'applicazione pratica di quella specie di legge del taglione che dice «A chi ti leva il pane, levaci la vita» ed è pure incentivo a quelle brutali eliminazioni di individui che sono di peso alle famiglie, e ricordano i parricidii e gli infanticidii dei selvaggi per cause analoghe che vedemmo nel volume I.

In questi reati influisce direttamente la miseria; indirettamente poi essa deve esser causa direati contro i costumi, per la difficoltà di accedere alla prostituzione, per le mescolanze precoci nelle fabbriche e nelle miniere, per la frequenza dell'infantilismoo del femminilismo nei figli (V. Vol. I); ed anche direati di sangue, grazie al vino e agli alcoolici, il terribile veleno cui ricorrono molti proletari per passar meno male le poche ore di riposo concesse, e per assopire i dolori e la fame; e soprattutto per la degenerazione che lo scorbuto, la scrofola, l'anemia, l'alcoolismo dei genitori producono nei discendenti, e che in luogo di tisi si converte spesso in epilessia e in pazzia morale (v. s.).

Viceversa, allorquando si presenti una debole occasione, l'individuo agiato, reso e mantenuto fisicamente e moralmente più forte da sufficiente nutrimento e da sana disciplina educativa, meno spinto dal bisogno, pur sentendo un malo stimolo, può meglio resistervi.

Ma, a sua volta, la ricchezza è sorgente di altrettante degenerazione(sifilide, esaurimento dell'orgia, ecc.) per altre cause; e spinge al delitto per vanità, per superar gli altri, per quel terribilefigurar nel mondoche abbiamo visto esser una delle cause maggiori dei reati contro la proprietà; e poi, come ben nota Fornasari, dove è maggiore la ricchezza assoluta, questa è sempre accumulata in poche mani, sicchè ivi è pure grande povertà resa più sensibile dal contrasto che essa desta; ora ciò deve favorire una forte tendenza a delinquere da un lato, una facile occasione dall'altro, che venendo a combinarsi insieme debbono dare un rilevante numero di reati.

Si noti inoltre[112]che dove è minore la ricchezza è minore l'agglomero di persone, e specialmente di individui pericolosi, che accorrono altrove, e precisamente nelle regioni più ricche, per delinquere meglio. Che se è vero che alcuni urgenti bisogni spingono i poveri al male, lo spingono a pochi, per quanto più feroci, delitti; mentre fra i ricchi i bisogni fittizi benchè meno urgenti sono più numerosi, ed infinitamente più numerose le specie dei delitti—ed anche dei mezzi per impunemente eseguirli; come li offrono purtroppo le professioni e le alte posizioni politiche: sicchè si son visti nelle razze latine parecchi ministri rei di delitto comune restare al potere dopo scoperto il delitto, anzi cavarne un'arma per consolidarvisi: nè v'è che la Francia in cui il popolo si rifiuti ad esser comandato da delinquenti comuni. Questo pei reati di cupidigia: quanto poi ai reati ispirati dalla Venere e dall'alcool il primo soddisfacimento raggiunto colla ricchezza non appaga mai a sufficienza ilblasée lo spinge alla ricerca di nuovi stimoli, come, per es., agli stupri sui bambini[113]e agli eccessi omosessuali; come alle orgie collo sciampagna, coll'etere, e agli abusi della morfina, della coca, della cocaina; dunque la ricchezza invece che uno sfogo e un preventivo spesso èuno stimolo, una scala a nuovi reati. «Vi son molti (nota Joly) che nulla hanno e nulla desiderano e molti che hanno troppo ed agognano aver sempre di più; e poi come in guerra l'uccidersi da lontano ed in massa toglie l'idea dell'omicidio, così nei grandi centri il rovinar da lontano con truffa o con bancarotta un'enorme massa di persone, non pare un vero reato nemmeno a molti onesti» (Joly). Il reo-nato trova, insomma, occasione al delitto nella ricchezza più che non ne trova nella miseria: ma anche e peggio il reo d'occasione. Certo chi ha osservato (vedi vol. II) la fisionomia di Baihaut, di De Ze..., di Tanlongo ecc., si persuade che non erano criminali nati, che senza la politica non sarebbero divenuti criminali.

9.Prevalenza di rei poveri.—Ma perchè (ci si obietterà) vediamo noi che i condannati son quasi tutti poveri? Noi p. es. vediamo dallaStatistica penale per il 1889, che sopra 100 imputati condannati in Italia, dei quali si potè, sebbene con qualche incertezza, conoscere la condizione economica, si avevano negli anni

dati che si accordano con quelli pubblicati da altre statistiche attendibilissime, dal dott. Guillaume, dallo Stevens, dal Marro[114], ecc. ecc. e che mostrerebbero un'enorme sproporzione del delitto nei poveri in confronto ai ricchi.

Prima di lasciarsi trascinare da queste cifre che sembrano esser recisamente contrarie all'influenza malefica della ricchezza bisogna ricordare, che, come giustamente osservava il Marro, in carcere non giungono con eguale facilità tutti coloro che offendono le leggi sociali, perchè a favore del ricco stanno l'influenza delle sue ricchezze, le aderenze di famiglia, le relazioni sociali e l'elevata cultura mentale, le quali spesso riescono a salvarlo dalla prigione, o almeno gli procuranovalidissimi mezzi di difesa; ed abbiamo già veduto come nei manicomi privati (dove vanno solo i ricchi) abbondano quei pazzi morali che mancano nei manicomii pubblici e nelle carceri—ciò che vuol dire che la ricchezza aiuta a mettere in chiaro la patologia del reo-nato, mentre la povertà l'abbuia. E nella lotta secolare di classe la giustizia è adoperata dal ricco come stromento di potere e di dominazione contro il povero che è già a priori condannato e condannabile solo come tale: poichè le classi elevate sogliono usare il proverbio:Povero come un ladro, e ahi! quel ch'è peggio, spesso invertirlo.

«Se, come dice Colajanni, alcuni casi della delinquenza dei poveri rimangono ignoti, o perché il senso morale deficiente tra loro non li fa rivelare, com'è il caso dei reati di libidine, o perché avvengono in condizioni da non poter essere scoperti, come molti furti campestri, e forsechè tutte le libidini dei ricchi son messe in chiaro? Forsechè per i reati dei ricchi vi è un corpo speciale d'armata per iscoprirli come v'è pei reati campestri e boschivi». E non vi è, al contrario, nelle immunità palesi e segrete, parlamentari e politiche, una specie d'enormemente esteso diritto d'asilo per tutti i delinquenti ch'abbiano un potere politico, ministri, deputati, grandi elettori, giornalisti; diritto d'asilo che servì a coprire per venti o trenta anni enormi delitti; e non vediamo ancora dopo morte N. e De Z. apoteosizzati malgrado l'evidenza dei loro reati.

Un grande poeta lasciò detto: «I cenci lasciano scoprire tra le loro maglie subito il delitto, mentre l'oro lo copre e lo difende» (Shakspeare,Re Lear).

Ed è un Procuratore generale italiano (Lozzi) che scriveva (La giustizia in Romagna, Bologna, 1894): «Nella corte d'Assise sta scritto a lettere cubitali la felice formola della Rivoluzione francese:L'eguaglianza di tutti in faccia alla legge; ma se questo è nei codici, eguale per tutti, può dirsi lo stesso della effettuata giustizia? Chi non vede e non deplora i continui strappi che avanti le corti d'Assise si fanno nell'applicazione sua ai singoli casi, alle singole persone? Può dirsi che i poveri e i deboli vi trovino lo stesso favore, la stessa assistenza, gli stessi maneggi che non mancano maia pro dei ricchi e dei potenti? Siamo giusti, e confessiamo una volta che certe istituzioni che si vantano le più liberali, le più provvide e democratiche, tornano troppo spesso a danno del popolo, e si direbbero, guardando agli effetti, escogitati a favore della borghesia.

«Ricordiamo il Verlicchi, ricco proprietario, che con un colpo di fucile uccise il colono mentre lavorava nel suo cortile, e i giurati assolsero come affetto da momentanea pazzia; e il Muratori omicida del suo cocchiere, condannato una prima volta alle Assise, e la cui pena fu ridotta quasi ridicolmente in un secondo giudizio, grazie alla difesa di un collegio di avvocati e di periti. Ben altra sarebbe stata la sorte del cocchiere, se invece di essere restato vittima avesse ammazzato il prepotente padrone.

«E ancora nel richiedere la condanna di ladruncoli non può non lacrimarci il cuore a confronto della criminalità spudorata e impunita degli svaligiatori della Banca Romana».

Parole sante ma che pronunciate da un altro potrebbero esser scontate col carcere, tanto ahi! è giusta la giustizia d'Italia!

S'aggiunga che molti reati oggidì eziandio non vengono denunziati se commessi in talune classi pericolose ma potenti: tra camorristi, mafiosi, barabba. E basta esser camorrista per non esser più indigente.

Riassumendoci: il fattore economico ha una grande influenza sulla criminalità, non già perché la miseria ne sia la causa precipua, influendovi quanto questa la ricchezza eccessiva o troppo rapidamente acquistata, o quando, subendo crisi, espone doppiamente alle tentazioni del bisogno chi s'era abituato al benessere. Però e miseria e ricchezza sono spesso paralizzate dall'azione etnica e climatica.

Ad ogni modo, come dimostrò Fornasari, restano completamente indipendenti dal fattore economico gli incendi e danni, i reati contro la religione e i culti, le diffamazioni e ingiurie, le bancherotte fraudolenti, ed in gran parte le false testimonianze, calunnie, ecc., i reati contro la sicurezza dello stato, i falsi in atti e monete (Fornasari, o. c.)[115].


Back to IndexNext