Chapter 4

SINESIO. Pedofilo mio, vuol la legge che, negandoti un amico un piacere, possi tu giustamente a lui negar il medesimo piacere: avendomi voi negato la vostra figliuola per mio figlio, è giusto e convenevole che vi nieghi la mia figliuola per vostro figlio.

PEDOFILO. Io non vo' romper la vostra legge ma difender le mie ragioni con un'altra legge. Come voleva io cedervi un maschio per isposa a vostro figlio, qual voi credevate femina? e se ben mi ricordo, ve l'accennava con certe parole mezo scoverte; ma voi non la volevate intendere. Or che vi scuopro che sia maschio, il matrimonio ch'io vi domando è convenevole.

SINESIO. Per non far molte parole tra noi, me ne contento, anzi vengo costretto a contentarmene, ché vostro figlio, qual noi credevamo femina, pratticando con mia figlia, l'ha usato discortesia; ed io ora era per girmene a Sua Eccellenza e far quelle provisioni che si convenivano, ché il suo atto troppo mi par infame e insopportabile.

PEDOFILO. Non posso imaginarmi che mio figlio, qual ho sempre conosciuto modestissimo, abbi usato atto cosí discortese.

SINESIO. Non dice cosí Lidia, che, stimandolo Cintio, si ridusse onestamente a trattar con lui.

PEDOFILO. Or, Dio grazia, abbiamo onorata la vergogna. E sappiate che son della famiglia Malvezzi, de' principali di Bologna; non credo che apparentando meco disgradarete di condizione.

SINESIO. Certo che vostro figliuolo ha dimostrato che sia di veri mal vezzi, anzi di mali avezzatissimi.

PEDOFILO. Orsú, questo Malvezzo che ha voluto entrar nell'altrui gabbia per forza, facciamo che sia entrato nella sua.

SINESIO. Orsú, vengane con lui a casa mia, perché ho ammogliato Erasto e tutta la casa è piena di allegrezza, e faremo al fratello e alla sorella una festa commune.

PEDOFILO. Non mi donarete tanto tempo che si faccia le vesti da maschio, perché non ha se non vesti da donna?

SINESIO. Faremo che le sue vesti si dieno a Cintia e quelle di Cintia a lui; ché se le vesti han servito prima per finzioni e inganni, or servino da dovero.

PEDOFILO. Cosí si faccia: andrò a casa e vi condurrò Amasio per l'uscio di dietro.—O Dio, sia tu lodato in sempiterno, ché non pensava con sí poco travaglio passar da un tanto affanno a sí tranquilla quiete!

DULONE. Padrone, allegrezza allegrezza!

SINESIO. Io so meglio di te.

DULONE. Questa non la potete sapere, ché in casa voi non sète stato ed ella è accaduta or ora.

SINESIO. Orsú, dimmi che cosa?

DULONE. Cintia ha partorito un bel bambino!

SINESIO. Cosí passi presto da una nuova di tanto contento? or dimmi il come.

DULONE. Cintia appena entrò in casa che si pose in letto, dicendo che non si sentiva bene e dubitando che la soverchia allegrezza l'uccidesse; altri dubitavano che non fusse per isconciarsi per il travaglio preso del giorno. S'inviò per la comare, ma prima ch'ella venisse ha partorito un maschio, il piú bello che si possa vedere.

SINESIO. O Dio, quante dolcezze mi dái tu insieme! Non posso trattenermi che non entri: volea andar a casa di Arreotimo per invitarlo alla festa della figliuola, e non posso trattenermi per il gran desiderio che ho di veder il nepotino. Fagli da mia parte tu l'ambasciata.

DULONE. Cosí farò.

ARREOTIMO. Sono tra il vivo e il morto: onde s'i' fussi dimandato qual fussi o morto o vivo, non saprei che rispondergli, cosí ho l'animo turbato tra il timore e la speranza, dubitando che Erasto non s'incontri con Cintia e non s'ammazzino insieme! L'ho attesa a casa e non è ancor venuta, né la balia che è gita in cerca di lei ha potuto trovarla.

DULONE. Arreotimo, vi prega Sinesio che vegnate a casa, ché vi stanno aspettando con grandissimo desiderio.

ARREOTIMO. Si sa nuova di Cintia?

DULONE. Ivi è Cintia ed Erasto.

ARREOTIMO. Sono accordati insieme?

DULONE. Poco contrasto ci ha voluto per accordargli; or con grandissimo contento di ciascheduno si sposano insieme Cintia con Erasto, e Lidia con Amasio, e tutta la casa è in gioia.

ARREOTIMO. O Dio, come ti renderò io grazie bastanti, se ben mentre io vivesse stesse sempre in un perpetuo rendimento di grazie?

DULONE. Ci è maggior allegrezza.

ARREOTIMO. Qual può esser maggiore?

DULONE. Cintia vi manda a dir che, per temprarvi il dolore di non averCintio che pensavate, ma una femina Cintia, e ché non vi dogliate diErsilia, la sua madre, e di lei, v'ha partorito un bel maschio.

ARREOTIMO. Ed è ella infantata?

DULONE. Infantatissima e di un graziosissimo bambino.

ARREOTIMO. O Dio, quanto son oltremisura allegro! O soprana bontá, quanti sono i favori che oggi tu mi concedi! dolevami di aver una femina, poi di averla perduta; or ho una figlia e un nipote di lei. Mi par mille anni di riveder l'una e l'altro, ché, dubitando di non averla a veder in eterno, sto con uno accesissimo desiderio di rivederla.

DULONE. Ascoltate tutta l'ambasciata.

ARREOTIMO. Non posso ascoltare, vieni ché me la dirai poi dentro.

DULONE. Spettatori, Amasio è giá in casa, e questa sera si faranno le feste magnifiche e sontuose. Non usciranno piú fuori, ché si sta intorno l'infantata. Se la comedia v'ha piaciuta come l'altre, fatele quell'applauso che solete.

NOTA: abbiamo così trascritto ilcorsivoe lo __spazieggiato__.


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