1831.Crescit in adversis virtus.Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa causa della Libertà?Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo secondava.Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili [pg!118] per costume nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava a sancirne il principio dinon interventoproclamato a favorire gli sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. S'impegna quindi la [pg!119] lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di cantici e lodi sol la sovvenne.Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un governo che di liberale non [pg!120] avea che l'apparenze, che simulando tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e dispotico.Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú saggio.Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella nella [pg!121] sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a rimanere in uno stato diquasi barbariemandavano gli Ungheri da ogni circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?[pg!122] Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei giovanili petti sensi italiani infondevano.Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito servaggio. Ma ogni [pg!123] stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli — leggi e libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava [pg!124] il Menotti morendo, di non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, — che l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. — Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?Mon.[pg!125]
1831.Crescit in adversis virtus.Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa causa della Libertà?Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo secondava.Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili [pg!118] per costume nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava a sancirne il principio dinon interventoproclamato a favorire gli sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. S'impegna quindi la [pg!119] lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di cantici e lodi sol la sovvenne.Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un governo che di liberale non [pg!120] avea che l'apparenze, che simulando tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e dispotico.Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú saggio.Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella nella [pg!121] sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a rimanere in uno stato diquasi barbariemandavano gli Ungheri da ogni circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?[pg!122] Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei giovanili petti sensi italiani infondevano.Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito servaggio. Ma ogni [pg!123] stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli — leggi e libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava [pg!124] il Menotti morendo, di non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, — che l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. — Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?Mon.[pg!125]
1831.Crescit in adversis virtus.Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa causa della Libertà?Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo secondava.Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili [pg!118] per costume nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava a sancirne il principio dinon interventoproclamato a favorire gli sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. S'impegna quindi la [pg!119] lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di cantici e lodi sol la sovvenne.Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un governo che di liberale non [pg!120] avea che l'apparenze, che simulando tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e dispotico.Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú saggio.Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella nella [pg!121] sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a rimanere in uno stato diquasi barbariemandavano gli Ungheri da ogni circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?[pg!122] Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei giovanili petti sensi italiani infondevano.Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito servaggio. Ma ogni [pg!123] stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli — leggi e libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava [pg!124] il Menotti morendo, di non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, — che l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. — Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?Mon.[pg!125]
Crescit in adversis virtus.
Crescit in adversis virtus.
Crescit in adversis virtus.
Ed era pur l'anno che al suo cominciar prometteva la per secoli invocata rigenerazione de' popoli! Ed era pur l'anno in cui l'ora al dispotismo fatale dovea scoccare! Perché trascorse fecondo in avvenimenti, ma non rispose ai voti ardenti della razza umana? Come andò egli a confondersi nel prodigioso numero di quelli che l'uomo ci mostrano nell'obbrobriosa schiavitú ancora sepolto? Corse egli intero sottraendosi alla legge possente del progresso? Fu irreparabilmente esso perduto per la santa causa della Libertà?
Riposi qualche istante il desiderio inquieto di leggere nell'incerto avvenire e volgiamoci ad esaminare impassibili se il 1831 respinse o sospese il movimento progressivo politico, o se benché lentamente, lo secondava.
Riscossa la Francia dal sovrastante pericolo di perdere ogni sua libertà avea fin dalla metà del precedente anno con uno slancio inaspettato, e tutto nuovo acquistato il diritto di mettersi alla testa delle nazioni d'Europa mature all'emancipazione, e guidarle ad ottenerla: la subita ed inattesa rivoluzione avea atterriti i despoti che vili [pg!118] per costume nell'avversità riconobbero Filippo da pochi illusi, o deboli eletto a re dei Francesi, e si piegarono per sottrarsi alla rovina che li minacciava a sancirne il principio dinon interventoproclamato a favorire gli sforzi delle nazioni, che sorgessero ad imitarli. La grande scossa era data, l'assolutismo vacillava, e sarebbe caduto se incauti i Liberali di Francia che avean fatta la rivoluzione non chiamavano al reggimento delle cose loro quegli uomini i quali non si erano a dir vero mostrati nel pericolo, ma che per le loro professioni di fede, e per l'opposizione costante nella quale si eran mantenuti col governo di Carlo X, la pubblica confidenza avean sopr'essi raccolta: la tradirono questi come tradiron la loro coscienza, come cogli interessi della loro patria gli interessi sagrificarono degli altri popoli, i quali non dissimulando la loro simpatia per la nazione che superiore all'altre in civilizzazione rinunziava generosa all'antico desiderio di dominazione, si mostravan disposti ad esserle compagni all'impresa magnanima di condurre a Libertà l'Europa intera. Primi infatti si mossero alcuni stati di Germania: chiedevano i Sassoni al loro re una costituzione piú larga; al loro duca la chiedevano i Brunsvikesi: oppresso dal dominio tirannico della casa d'Orange, e depauperato dall'Olanda insorgeva il Belgio a volere l'indipendenza ed un governo a sua voglia. Piú forte e piú decisa dichiarava la Polonia sfidando le barbare orde del nordico tiranno voler essere ormai terra libera o cambiarsi in vasto sepolcro. S'impegna quindi la [pg!119] lotta ineguale, ed infiammati di patrio amore, sostenuti dalla speranza di giugnere alfine la Libertà e l'indipendenza bramata, oppongono i valorosi Polacchi non contando i nemici lunga e ostinata difesa. Sventurati! i prodigj di valore inauditi, i sagrifizj senza esempio a salvarli non valsero: furono rovesciati dal torrente de' Vandali ch'essi con una mano armata tentavan respingere mentre chiedevan coll'altra il promesso soccorso alla Francia, la quale, dimentica delle perdite e del sangue che all'antica alleata costava la sua fedeltà, di cantici e lodi sol la sovvenne.
Creduto opportuno l'istante si sollevò quindi una, parte d'Italia a procacciarsi Indipendenza e Libertà, tanto piú da lunghi anni desiderate quanto piú grave era il giogo sotto cui gemeva, quanto piú triste ne era la condizione. Modena diede prima l'esempio; era il colpo fallito per la vigilanza del sospettoso tiranno se Bologna commossa non ne secondava la rivoluzione facendo la propria: la Romagna e le Marche non indugiarono e si sottrassero al governo sacerdotale. I Parmigiani venian appresso e respingevan da loro una principessa che nulla avea di comune col grand'uomo cui era stata compagna se non un fasto che impoveriva i sudditi, che alla di lei condizione mal conveniva.
Vedevano intanto i Toscani con interesse procedere a quel modo le cose in Italia disposti a seguirne in appresso la sorte, ma non anco maturi alla grand'opra attendean circostanza opportuna a sollevarsi contro un governo che di liberale non [pg!120] avea che l'apparenze, che simulando tolleranza, era come gli altri della Penisola tutto arbitrario e dispotico.
Guardati da vigilanti e numerose truppe straniere Lombardi e Veneti si volgean con fiducia al Piemonte lusingati che spingerebbe le temute legioni a secondare gli sforzi d'Italia: ma i Piemontesi non ancora volean dichiararsi, fidando nel principe che tra non molto dovea succedere al re Carlo Felice, di cui la cagionevol salute, e l'avanzata età facean presagire prossima la fine. Ahi quanto male giudicavan l'inetto! Chi tradiva, una volta la santissima causa non poteva sentire né amore di libertà né ambizione, di aggiungere al suo nome quello di liberatore d'Italia: codardo nel cuore, e colla febbre di regnare si collegò coi nemici della sua patria, ma coi rimorsi nell'anima, ma col tormentoso presentimento che colla maledizione degli amici sagrificati un giorno da lui, la pena nol giunga che al traditore è dovuta. Titubando nell'incertezza aspettavan dal tempo consiglio i Napoletani preparati a far causa comune coi loro fratelli se ne venia loro il destro, e se propizie le circostanze si mostrassero; a decidersi prontamente li tratteneva però la speme riposta nel giovine re da poco tempo salito sul trono che l'avo e il padre spergiuri avean veduto vacillare, e che crollerà sotto lui, poiché la lezione non lo fece piú saggio.
Se con fermezza si mantenea la Francia nell'onorifico posto che avea scelto, il tempo felice era giunto, ed essa dettava la pagina piú bella nella [pg!121] sua Istoria: nol volle; rinegò o tradusse a suo modo gli emessi principj: quindi gli inciampi che il concepito movimento rallentarono: non s'arrestava però, e ne uscivano generali vantaggi. Strapparono ai loro principi concessioni non lievi alcuni stati germanici: se non ottenne la Belgica un governo repubblicano, o l'aggregazione alla Francia l'una dopo l'altro richiesti, fu dell'indipendenza assicurata. Fu la misera Polonia schiacciata, ma tutti i popoli d'Europa fecero eco al gemito che cacciava spirando; ma benché dall'Austria infida forzati a rimanere in uno stato diquasi barbariemandavano gli Ungheri da ogni circolo, da ogni casolare indirizza a Vienna, perché fosse un termine alla strage pei Polacchi superstiti nei quali raddoppiava l'odio pei loro carnefici. Non ritrasse la Francia tutti i beneficj dalla sua rivoluzione, ma escludendo nei Pari l'eredità diede il colpo mortale all'aristocrazia del sangue. Ma stanca, nell'impero, di una gloria inutile al vincitore, al vinto molesta; tormentata nella ristorazione dal bisogno di togliersi all'abbiezione in cui l'avean precipitata i Borboni che a mantenersi in trono avean venduta la patria: disingannata degli uomini che abbastanza manifestarono che la loro missione era di parole soltanto: vergognosa di esser guidata dal timido coniglio non dal gallo generoso corre veloce a cercare la sola felicità de' popoli nelle istituzioni veramente libere, nella Eguaglianza repubblicana. La scintilla elettrica della libertà passa in ogni cuore, investe ogni classe: e qual potenza potrà frenarne gran tempo lo scoppio?
[pg!122] Sull'oligarchía avean vittoria i liberali inglesi colla proposta del Bill di riforma, la quale, benché non per anco ammessa dal Parlamento, è aspettata e quotidianamente dal popolo richiesta.
Se d'armi non forniti, se dalla brevità del tempo sorpresi fidando anch'essi nella Francia non opponean gl'Italiani al Tedesco che una debole resistenza, si conobbero, si inteser tra loro, si chiamaron finalmente fratelli: alla non ben apprezzata patria gli affezionò l'emigrazione dacché viddero quanto amaro sia il tozzo ch'altri con disprezzo ti getta nella terra che t'accoglie profugo. Eccitò in essi l'emulazione il pugno di bravi che racchiusi nella casa del Menotti infelice si votarono alla patria, e animosi sostennero il ripetuto assalto del moderno Ezzelino. Ma li persuase che per tutta l'Italia è un desiderio solo, un bisogno, anche la pietà delle venete madri che ai teneri figli mostrando come liberatori della patria que' prodi che l'Austria contro ogni diritto in un mare non suo avea predati, nei giovanili petti sensi italiani infondevano.
Amare perdite al certo furono ai liberali e l'italiano Menotti col compagno Borelli dal supplizio dell'assassino e del parricida rapiti per sentenza del mostro che avea piú volte promesso salvarli! e l'instancabil Torijos che dall'insidie dei satelliti del tiranno spagnuolo sul patrio suolo attirato soffriva cogli intrepidi suoi seguaci il martirio della libertà: e il siciliano de Marchi che fu cogli undici amici sagrificato perché tentò sottrarre la patria dall'abborrito servaggio. Ma ogni [pg!123] stilla del loro sangue innocente è seme d'infamia ai despoti e a note incancellabili ha scritto pei popoli — leggi e libertà. Per tutta Europa ora celato ora palese serpeggia l'incendio; se tenta il despotismo estinguerlo dove si mostra, piú grande si sprigiona e in altra parte si fa strada; una segreta forza, una specie di moral magnetismo i popoli attrae alla benefica libertà. La spinta è comunicata; non è a sperare riposo finché non sia ogni privilegio distrutto; tenti ostinato l'assolutismo a sua posta di arrestare il progresso, non farà che affrettarlo; vegga egli nelle ripetute sommosse di Parigi e delle provincie di Francia l'opera di bonapartisti, o de' settatori d'Enrico, o che piú gli giova: ma chi non prevenuto le osserva attentamente e le segue è a ragione convinto che son assalti vigorosi all'unica aristocrazia che ora in Francia rimanga; l'influenza delle ricchezze. Tutte sono proteste de' popoli contro la tirannide, tutte imperiose domande a riavere i loro diritti: condotti dalla luce che il secolo andato spandea, convinti che la forza per essi solo è costituita, procedono risoluti sul terreno che l'assolutismo cede ogni giorno.
Non è l'ora lontana in cui dopo essersi in altrettante nazioni libere divisa, sarà l'umana razza condotta dalla legge d'amore, ad unirsi in una sola famiglia. Abbiano intanto anch'essi una volta gl'Italiani una patria. Sia tutta unita l'Italia, e allo straniero non serva. Non dubbio, ma certo ma universale è già fatto quel voto: se uniti, siamo all'opra bastanti, non inutil ricordo ci lasciava [pg!124] il Menotti morendo, di non calcolare sugli ajuti stranieri, di non aver fede che in noi. Non piú indugi, non piú transazioni; dove voglia una rivoluzione aver base, là deve esser guerra e mortale. L'ultime prove ci hanno ammaestrati solennemente: badiamo a non confondere la moderazione coll'inerzia: il nemico è dovunque si nuoce alla patria, dovunque si tradisce il voto del secolo. Chi è reo d'infamia a di codardia abbia col nemico comunione di sorte: giaccia inonorato senz'onore di tomba: il sepolcro patrio sia per coloro che piansero sulla Italia, sorsero a darle vita e morirono. Racconti la pietra ai nepoti il premio che la tirannide concedeva a chi non respirava che nelle patrie virtú. La esperienza c'insegni, — che l'affetto di libertà non riesce a buon porto se non assume i caratteri di religione: c'insegni che dalle fondamenta alla cima tutto nuovo deve essere l'edifizio che innalzeremo: c'insegni a spegnere ogni spirito municipale, e che nella concordia sola è riposta la forza: nel fermo volere e nella fiducia del sacrificio il successo: nel salire all'altezza de' moderni principii il tipo italiano del secolo XIX. — Questo c'insegni l'anno trascorso; e chi potrà dirlo perduto?
Mon.
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