AGLI ITALIANI.

AGLI ITALIANI.Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo vincere tutte le difficoltà che s'attraversano — non isvolgere convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche, politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente — ma noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani.Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli — tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a' governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni giorno segna una vittima della tirannide — e non v'è alcuno che ne raccolga l'ultima maledizione. Ogni [pg!130] giorno genera un voto, una idea di progresso nei giovani cuori — e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità. — E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente in obblio.Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini, dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perchél'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte, e Maometto, che proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una mano, e il Corano nell'altra. — E noi potremmo citare le circolari date dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a vedere se mai ne fossero portatori.Però, noi ci determinammo all'impresa.Ma siffatte imprese non giungono all'intento, [pg!131] se non durano ostinate, e progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è vasta, continua, ed universale. — Di mille esemplari d'uno scritto, cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le paure degli uomini a' quali giungono. — Gli altri circolano generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e dagli agi. — Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. — E però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a' parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. — Ma perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può — è d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente — è d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri, nelle università, dappertutto laparola liberas'affacci agli oppressori, come ilMane, Thecel, Pharedi Balthazar.E perciò — noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio — a quanti giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla natura — a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa — Italiani, nostri concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii — se vi pare che [pg!132] noi non siamo indegni di assumerci questo ministero, sta in voi di promuoverlo. — Spiate la tirannide che v'opprime, ne' suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie, che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano fino a noi — additateci il linguaggio che trova la via dei cuori: rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza, gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il terreno da noi. — Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. — Abbiate fede in noi. — Noi la richiediamo, perché sappiamo di meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le intenzioni sante, e il proposito deliberato.Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. — Noi la sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se avranno a ricadere stanche sul petto — ed altre braccia non sottentreranno alle nostre — noi ci racchiuderemo nel silenzio, aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione.Mazzini.NOTE[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!————Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***

AGLI ITALIANI.Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo vincere tutte le difficoltà che s'attraversano — non isvolgere convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche, politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente — ma noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani.Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli — tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a' governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni giorno segna una vittima della tirannide — e non v'è alcuno che ne raccolga l'ultima maledizione. Ogni [pg!130] giorno genera un voto, una idea di progresso nei giovani cuori — e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità. — E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente in obblio.Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini, dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perchél'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte, e Maometto, che proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una mano, e il Corano nell'altra. — E noi potremmo citare le circolari date dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a vedere se mai ne fossero portatori.Però, noi ci determinammo all'impresa.Ma siffatte imprese non giungono all'intento, [pg!131] se non durano ostinate, e progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è vasta, continua, ed universale. — Di mille esemplari d'uno scritto, cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le paure degli uomini a' quali giungono. — Gli altri circolano generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e dagli agi. — Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. — E però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a' parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. — Ma perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può — è d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente — è d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri, nelle università, dappertutto laparola liberas'affacci agli oppressori, come ilMane, Thecel, Pharedi Balthazar.E perciò — noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio — a quanti giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla natura — a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa — Italiani, nostri concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii — se vi pare che [pg!132] noi non siamo indegni di assumerci questo ministero, sta in voi di promuoverlo. — Spiate la tirannide che v'opprime, ne' suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie, che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano fino a noi — additateci il linguaggio che trova la via dei cuori: rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza, gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il terreno da noi. — Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. — Abbiate fede in noi. — Noi la richiediamo, perché sappiamo di meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le intenzioni sante, e il proposito deliberato.Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. — Noi la sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se avranno a ricadere stanche sul petto — ed altre braccia non sottentreranno alle nostre — noi ci racchiuderemo nel silenzio, aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione.Mazzini.NOTE[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!————Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***

AGLI ITALIANI.Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo vincere tutte le difficoltà che s'attraversano — non isvolgere convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche, politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente — ma noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani.Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli — tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a' governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni giorno segna una vittima della tirannide — e non v'è alcuno che ne raccolga l'ultima maledizione. Ogni [pg!130] giorno genera un voto, una idea di progresso nei giovani cuori — e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità. — E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente in obblio.Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini, dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perchél'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte, e Maometto, che proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una mano, e il Corano nell'altra. — E noi potremmo citare le circolari date dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a vedere se mai ne fossero portatori.Però, noi ci determinammo all'impresa.Ma siffatte imprese non giungono all'intento, [pg!131] se non durano ostinate, e progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è vasta, continua, ed universale. — Di mille esemplari d'uno scritto, cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le paure degli uomini a' quali giungono. — Gli altri circolano generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e dagli agi. — Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. — E però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a' parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. — Ma perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può — è d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente — è d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri, nelle università, dappertutto laparola liberas'affacci agli oppressori, come ilMane, Thecel, Pharedi Balthazar.E perciò — noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio — a quanti giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla natura — a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa — Italiani, nostri concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii — se vi pare che [pg!132] noi non siamo indegni di assumerci questo ministero, sta in voi di promuoverlo. — Spiate la tirannide che v'opprime, ne' suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie, che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano fino a noi — additateci il linguaggio che trova la via dei cuori: rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza, gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il terreno da noi. — Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. — Abbiate fede in noi. — Noi la richiediamo, perché sappiamo di meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le intenzioni sante, e il proposito deliberato.Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. — Noi la sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se avranno a ricadere stanche sul petto — ed altre braccia non sottentreranno alle nostre — noi ci racchiuderemo nel silenzio, aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione.Mazzini.NOTE[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!————Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***

Quando intraprendemmo di pubblicare una serie progressiva di scritti tendenti alla rigenerazione italiana, noi intraprendemmo, convien dirlo francamente, una cosa superiore alle nostre forze. Noi soli non possiamo vincere tutte le difficoltà che s'attraversano — non isvolgere convenevolmente, e in tutte le sue applicazioni letterarie, filosofiche, politiche il concetto vasto, e fecondo, che ci affatica la mente — ma noi fidammo nell'aiuto de' nostri fratelli italiani.

Noi calcolammo gli ostacoli, pesammo i doveri, intravedemmo i pericoli — tutto sfumò davanti all'utile dell'intrapresa. Oggimai, la stampa è l'arbitra delle nazioni. Le nazioni hanno sete di verità. L'Italia non ha una voce che si levi a bandirla; e chi mai può scrivere, o lagnarsi in una terra, dove fin la indipendenza letteraria procede esosa a' governi, dove il gemito è argomento di pena, e la ruga de' profondi pensieri stampata sulla fronte al giovane è spia di tendenze pericolose agli inquisitori politici? L'Italia non ha una voce, che si levi a snudarne le piaghe, a romperne il sonno, a predicare i rimedi. Ogni giorno segna una vittima della tirannide — e non v'è alcuno che ne raccolga l'ultima maledizione. Ogni [pg!130] giorno genera un voto, una idea di progresso nei giovani cuori — e non v'è alcuno, ch'esprima altamente i voti e le idee, che solcano l'anime, che balenano nelle menti, poi si perdono inavvertite, perché nessuna penna dà loro forma, e perpetuità. — E il furore delle poche anime generosamente feroci si consuma solitario nella disperazione, e i molti vivono d'una vita materiale, non s'attentando pure di rompere un silenzio, che si traduce poi lentamente in obblio.

Ma gli esempli di tutte le età, e di tutte le nazioni ci avvertono, che dove non si propaga colla stampa il lume de' principii alle moltitudini, dove non si trasfonde colla parola la fede, difficilmente si prorompe in un moto energico ed efficace. E le cure che i governi pongono a reprimere ogni libertà di scrittori, e le precauzioni minute usate contro la introduzione d'ogni libro che parli parole libere, c'insegnano quanto essi tremino dell'effetto di siffatte dottrine, perchél'inchiostro del savio vale quanto la spada del forte, e Maometto, che proferiva queste parole, s'inoltrava tra le genti colla spada in una mano, e il Corano nell'altra. — E noi potremmo citare le circolari date dal re Carlo Alberto a' doganieri del suo Stato, poi che il manifesto del nostro giornale ebbe veduta la luce, perché vegliassero a impedirne la introduzione e le inquisizioni praticate fin d'ora su' viaggiatori a vedere se mai ne fossero portatori.

Però, noi ci determinammo all'impresa.

Ma siffatte imprese non giungono all'intento, [pg!131] se non durano ostinate, e progressivamente migliori. La stampa non giova, se la diffusione non è vasta, continua, ed universale. — Di mille esemplari d'uno scritto, cinque cento vanno perduti per la vigilanza di chi sta contro, o per le paure degli uomini a' quali giungono. — Gli altri circolano generalmente tra chi ne ha meno bisogno, né trapassano, se non di rado alla gioventú, che le cure della esistenza allontanano dagli studi e dagli agi. — Poi, uno scritto che riescirà ottimo per una classe, è parola muta per l'altre, ineducate e senza esercizio di lettura. — E però noi abbiamo in animo, se avremo aiuti, di pubblicare unitamente a questo un giornale popolare, pianamente scritto, e pensato, destinato a' parrochi di contado, agli artieri, alle classi insomma operose. — Ma perché l'opera riesca, efficace, conviene estenderla quanto si può — è d'uopo, che il numero degli esemplari s'aumenti gradatamente — è d'uopo, che in ogni angolo de' loro stati, nelle officine, ne' teatri, nelle università, dappertutto laparola liberas'affacci agli oppressori, come ilMane, Thecel, Pharedi Balthazar.

E perciò — noi ci rivolgiamo a' nostri fratelli d'esilio — a quanti giovani hanno sortita un'indole forte, e un ingegno svegliato dalla natura — a quanti son posti dalla fortuna in condizioni che concedono mezzi di soccorso pecuniario e morale all'impresa — Italiani, nostri concittadini! noi v'invochiamo tutti. Questo giornale non si sosterrà se non per voi. Se a voi sembra giovevole la diffusione de' buoni principii — se vi pare che [pg!132] noi non siamo indegni di assumerci questo ministero, sta in voi di promuoverlo. — Spiate la tirannide che v'opprime, ne' suoi minimi atti: raccogliete i documenti delle infinite ingiustizie, che passano inosservate: raccogliete il grido della miseria: notate le vessazioni, le venalità, le brighe, le persecuzioni: e fate che giungano fino a noi — additateci il linguaggio che trova la via dei cuori: rivelateci i pregiudizi, che meritano d'essere combattuti a preferenza, gli errori piú radicati, le riforme le piú urgenti, perché si prepari il terreno da noi. — Poi, soccorrete all'opera italiana coi mezzi necessari alla propagazione: versate l'obolo per la causa santa. — Abbiate fede in noi. — Noi la richiediamo, perché sappiamo di meritarla: perché possiamo levar la fronte a Dio, e agli uomini, e non arrossire: perché la mente può mancarci all'uopo, ma il core è puro, le intenzioni sante, e il proposito deliberato.

Ora noi abbiamo fatto il nostro dovere: del resto avvenga che può. Noi innalziamo una bandiera. Spettai a voi, o Italiani, circondarla d'affetti e di sacrifici: a voi reggerla sublime all'aure. — Noi la sosterremo questa bandiera, finché le braccia nostre varranno. Se avranno a ricadere stanche sul petto — ed altre braccia non sottentreranno alle nostre — noi ci racchiuderemo nel silenzio, aspettando l'ora, che deve chiamarci tutti alle vie dell'azione.

Mazzini.

Mazzini.

NOTE[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!

[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!

[1]Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).[2]Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:Carlo Alberto, ecc.«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.[3]Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.[4]Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.«Les livraisons auront lieu par volume.«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.«La souscription sera close au 20 avril prochain.«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».[5]Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.[6]Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.[7]Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.[8]Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.[9]Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.[10]Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.[11]N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.[12]N. Bianchi, op. cit., p. 19.[13]Id., p. 19.[14]«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.[15]Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.[16]Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.[17]Scritti, ecc., vol. I, p. 395.[18]Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.[19]De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.[20]Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.[21]Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»[22]Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.[23]Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.[24]Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.[25]Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»[26]P. Gironi, op. cit., p. 388.[27]EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.[28]L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.[29][Scritti, ecc.:intrapresa].[30]IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.[31][Scritti, ecc.:Ma l'unione].[32][Scritti, ecc.:sforzassero].[33][Scritti, ecc.:da vendicare].[34][Scritti, ecc.:a combattere].[35][Scritti, ecc.:assorbito].[36][Scritti, ecc.:sociale un'alba].[37][Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].[38][Scritti, ecc.:seguirlo].[39][Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].[40][Scritti, ecc.:farlo].[41][Scritti, ecc.:e sei].[42][Scritti, ecc.:ritrarsi].[43][Scritti, ecc.:si svolge].[44][Scritti, ecc.:rivoluzione].[45][Scritti, ecc.:tali].[46][Scritti, ecc.:concetto alto].[47][Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].[48][Scritti, ecc.:ebbe].[49][Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].[50][Scritti, ecc.:colla].[51][Scrittiecc.:raggiungerlo].[52][Scritti, ecc.:alcuni].[53][Scritti, ecc.:vogliano].[54]Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.[55]Proclama di Napoleone.[56]Ode to Napoleon Buonaparte.[57]Versi diCondorcet.[58]Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.[59]Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.[60]Ségur,Histoire de la Grande-Armée.[61]Revue encyclopédique.[62]Ecclesiaste, cap. I, X, XI.[63]Daniel, cap. V.[64]Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.[65]Jomini,Vie de Napoléon.[66]V.Les derniers moments, etc.[67]Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.[68]Campagna del 1809, p. 3.[69]Southey,Guerra della Penisola.[70]Antologia, n. 69.[71]Ecclesia., c. XII.[72]Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.[73]Laugier, op. cit.[74]Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.[75]Laugier, op. cit.[76]Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.[77]Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.[78]Revue Française, Art. sur l'Italie.[79][Scritti, ecc.:ultima].[80][Scritti, ecc.:rapito].[81][Scritti, ecc.:della].[82]Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!

Un saggio notevole è però quello diPiero Cironi,La stampa nazionale in Italia(inPiovano Arlotto, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).

Avuta notizia che laGiovine Italia, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:

Carlo Alberto, ecc.

Carlo Alberto, ecc.

«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:

Art. 1.— L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.

Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.

Art. 2.— Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.

Art. 3.— Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.

Art. 4.— Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»

In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato laGiovine Italia»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato laGiovine Italia»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente laGiovine Italia.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli dellaGiovine Italiae varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr.A. Sorbelli,La congiuria Mattioli; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.

Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.

Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'Europa Centraledel 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:

«Le journal, laGiovine Italia, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.

«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.

«Nous avons pensé que nous devions retrancher de laGiovine Italia, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.

«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de laJeune Italie. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de laRevue républicainequelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.

«Les livraisons auront lieu par volume.

«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.

«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.

«La souscription sera close au 20 avril prochain.

«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».

Scritti editi e inediti, vol. I, p. 38.

Questo manifesto fu in seguito ristampato inScritti, ecc., I, 122 e segg.

Lettera del Pecchio al Panizzi inLettere ad Antonio Panizzi; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.

Scritti, ecc., vol. I, pp. 122.

Scritti, ecc., vol. I, p. 395-396.

Questo documento fu certamente osservato e trascritto di su l'autografo dell'Archivio di Stato di Torino daNicomede Bianchi, che ne pubblicò la parte da noi riprodotta nel volume:Vicende del Mazzinianismo politico e religioso dal 1832 al 1854; Savona, tip. Sambolino, MDCCCLIV, p. 18.

N. Bianchi, op. cit., pp. 18-19.

N. Bianchi, op. cit., p. 19.

Id., p. 19.

«Un incidente legale, una difficoltà ministeriale mossa intorno alla legalità del giornale, produce un lieve ritardo; il primo uscirà insieme al secondo; avvisa però ognuno.» Lettera del Mazzini al La Cecilia in data 18 febbraio 1832, pubbl. nel I volume dell'Epistolario di G. M., Firenze, Sansoni, 1902, p. 7.

Ved. la lettera al Didier che cito qui sotto. Anche al La Cecilia scriveva il 16 febbraio 1832: «Molti mi hanno promesso, e mi mancano, al solito: io speravo grande aiuto di associati e di scrittori dalla Toscana, e fui deluso. Non pertanto, il numero sta sotto i torchi, e vedremo se si desteranno, perché credo che un buon giornale possa giovar molto all'Italia.»Epistolariocit., I, 6.

Questa lettera fu pubblicata nell'Avveniredi Novara, a. X, 9 marzo 1889, e ristampata nell'Epistolariocit., vol. I, pp. 36-40.

Scritti, ecc., vol. I, p. 395.

Scrittiecc., vol. I, pag. 396-397.

De Castro,Cospirazioni e processi in Lombardia(1830-35), nellaRivista Storica Italiana, an. IX [1894], pag. 439.

Faldella,I fratelli Ruffini e laGiovine Italia; Torino, Roux, pag. 221-222.

Prima del direttore dellaGiovine Italia, laVoce della Veritàavea ricoperto di contumelie Enrico Misley, il quale, scampato da certa morte nella congiura di Ciro Menotti, aveva stampato anonimo nel 1831 unDiscorso storico sulla vita di Ciro Menotti. Nel num. 30 del 14 ottobre 1831 si legge infatti:

«È giunto a nostra cognizione un infame libello uscito non ha guari, e, come è noto, dai torchi di una città vicina, col titolo:Discorso storico sulla vita di Ciro Menotti. I Redattori dellaVoce della Veritàavean pensato prima di abbandonarlo al disprezzo che meritano le vigliacche e ridicole arti del suo vigliacco e ridicolo scrittore, ma perché non si traggano temerarie conseguenze dal loro silenzio, annunziamo fin d'ora che sarà risposto a quel turpe ammasso di menzogne e di villanie.

«Intanto il Direttore dellaVoce della Verità, Cesare Galvani, Guardia Nobile d'Onore di S. A. R., Aggiunto Bibliotecario della Estense (e non Consultore di Governo come ivi si annunzia), in nome ancora de' suoi collaboratori tutti, altamente dichiara che l'autore dell'opuscolo scellerato e sciocco mente dalla prima sillaba sino all'ultima; e brama ch'egli sappia, che se colle sue provocazioni e minacce avesse creduto di atterrire chi si è consacrato a difendere la causa di Dio, e de' suoi legittimi Rappresentanti, si disinganni, perché ciascuno dei Redattori dellaGazzetta dell'Italia Centrale[il sotto titolo dellaVoce della Verità] non teme delle penne vendute all'impostura della Setta, come non temerebbe giammai lo scontro faccia a faccia con qualunque degliEroi della Libertà.»

Voce della Veritàdel 12 febbraio 1833, n. 238.

Qui segue la dichiarazione da noi riportata nella pagina antecedente.

Voce della Veritàdel 12 aprile 1832, n. 107.

Crediamo opportuno di riprodurlo qui in nota:

«Colui, che testé si è creduto onorato di scrivere in questo celebre e memorabile giornale «che è nemico d'Italia chi cospira di riunirla sotto un solo governo, che è traditore d'Italia chi invita o le seduzioni riceve, a tale oggetto, dei faziosi», non può raffrenare il suo vero patriottismo senza rivolgere brevi, ma concludenti parole a quegli scrittori, di cui la superficialità è il minore difetto, che profughi in un paese straniero, disprezzati da quell'istesso governo, oggetto, sono pochi mesi, dei loro più fervidi voti, e causa dei movimenti loro maniaci, non si stancano di travagliare, in mille modi, l'opinione, e le legittime simpatie della misera Italia, e con lo specioso, insulso, quanto infernale pretesto di ringiovanirla, depurarla ed all'apice guidarla, corrispondenze mantengono con una focosa gioventù, elettrizzandone le passioni le più impure, e con una precoce, per i misfatti, vecchiezza, dichiarandone i membri i venerabili padri coscritti dell'Italica rigenerazione. Ma cosa pretendete voi mai, ove tendono i vostri sforzi? Forse tentate, sperate di rivedere i patrii lari, gli aviti abituri, quando foste da tanto di portare l'Italia all'anarchia, alla guerra civile, all'ateismo pratico? Per verità non potreste che sotto auspicii sì benefici lavarvi dall'ostracismo divino e politico, che vi percuote! O sivvero gustare volete il miserabile piacere d'aumentare il gregge vile ed infame dei banditi, dei facinorosi, dei sediziosi? Vi compatisco però mentreSolatium est miseris socios habere poenarum. Vandali novelli, nel secolo decantato dei lumi, egoisti furenti, in una età proclamata eminentemente filantropa, eroi sublimi, col pugnale, lo spergiuro, ed il tradimento alla mano, siete voi che liberare ci volete dai tiranni, dal bigottismo e dalla schiavitù? Sono questi i vostri titoli, le vostre caratteristiche; a questo tende la barbara vostra propaganda? Deh, noi vi abiuriamo per fratelli, per nostri concittadini, e se per brevi istanti abbiamo il coraggio di trattenerci con voi, onde abbattere, e smascherare, nelle loro ultime trincee, gli empi vostri sofismi, i nauseanti vostri paradossi, gl'imbecilli vostri calcoli politici, lo facciamo, onde scuotervi una volta, per una commiserazione, che sebbene non meritiate, ci è d'altronde prescritta dai divini precetti della legge evangelica. Ciò posto, esaminiamo, a sangue freddo, i progetti degli scrittori e partigiani della così dettaGiovine Italia. Fare dell'Italia adunque un solo governo o monarchico, o repubblicano, questo poco importa, mentre dal 1830 in qua, non ostante il valore intrinseco della parola monarchia, si è trovato (oh! felice scoperta dei lumi del secolo XIX) il mezzo di constituire delle monarchie con instituzioni repubblicane, talché Montesquieu, e tanti altri trattatisti della vera indole e carattere dei governi sono rimasti eclissati dal luminoso pianeta rivoluzionario. O sivvero, fare dell'Italia un governo,ad instardelle provincie unite dell'America settentrionale. Abbattere il grottesco potere politico del Papa, evocando le ombre degli uomini illustri dei bei tempi di Roma. Lasciare la religione cattolica ai bigotti, senza perseguitare di fronte coloro che hanno l'imbecillità di credervi, per meglio ruinarla con la spada a due tagli del ridicolo, secondo il testamento filosofico del Patriarca di Ferney, e annientare così i pregiudizi di una gotica educazione, appoggiandone la nuova ad una morale, in cui il furto suoni scaltrezza, lo spergiuro fortezza d'animo, il matrimonio un contratto temporario, lo stupro, il ratto, l'adulterio, l'incesto, il concubinaggio slanci e moti di un'anima gentile e sensibile, il suicidio eroismo immortale, ecc. ecc.; e sulla sommità di questa santissima morale si assida la dommatica ridotta ai consolanti principî dell'eternità della materia, del fine di tutto alla morte dell'uomo, della sola adorazione aldio natura, conciliando, in tal modo, l'ateismo con il deismo. In quanto poi agli attuali beneficentissimi ed illuminatissimi Sovrani d'Italia, o ucciderli col valore del pugnale, e col mistero sublime di propinati veleni, o per tratto di liberale clemenza, accordare ad alcuni più benemeriti della politica d'amalgama e di tolleranza, di girsene in bando profughi e raminghi, quali trofei viventi della debellata schiavitù. Sono questi adunque i vostri progetti? Deh! non tentate di negarli, di modificarli! Quaranta anni di prova, tanti giorni nefasti che avete fatti subire all'onore, alla pietà, alla fedeltà, tanti tentativi abortiti, e con una diabolica ostinazione riprodotti, non lasciano ombra di dubbio al più ignorante, al meno perspicace. Sommi politici quali vi vantate, non avete saputo celare i vostri iniqui desiderî con una machiavellistica segretezza. Anzi, basta leggere i vostri giornali, gli effimeri balbuzienti fogli vostri periodici per convincersi che costituite gloria, e gloria immortale, nel palesarvi apertamente. Ecco adunque cosa può sperare l'Italia quando sia da voi ringiovanita, depurata! Sappia ancora l'Italia che in benemerenza di doni sì ricchi, voi volete, senza attendere i di lei suffragi e consenso, assidervi sulle sedie curuli, ammassare tesori, spiegare la pompa, ed il fatigante lusso dell'Asia, in mezzo alle semplici e civiche virtù, che promettete alla rigenerata Penisola. Sappia che non le mancheranno né l'alta polizia tenebrosa, né i colpi di stato delle barricate, né il dileggio amaro e segreto di questi satrapi alla filosofica, per i molti imbecilli che si credessero dei Tulli e dei Demosteni nei comizi popolari. Siete adunque svelati in faccia al cielo ed alla terra. E ci taccierete d'impazienti, d'ignoranti se noi non possiamo trattenerci di più ad esaminare gl'infami vostri progetti? Quale utilità infatti arrecherebbe a noi ed a voi il dirvi dopo ciò, che l'Italia non può essere felice, che nel sistema d'equilibrio proprio ed europeo, in cui l'hanno situata i suoi legittimi governi; che essa, sebbene divisa in frazioni, un medesimo spirito però anima ed infiamma, per il suo vero e leale vantaggio, gli ottimi Sovrani, che la reggono; che dal resultato di questo spinto collettivo essa ha un sicuro garante d'essere difesa dalle straniere invasioni, e vede sorgere una gara lodevole, e prodigiosa direi, fra questi Unti del Signore per felicitare in mille modi, le parti della medesima, che essi governano; che in una parola essa gode tutti i benefizi dell'unità politica, il primato ecclesiastico sulle nazioni, circondato di tante pie ed illustri ricordanze, e tutti i felici risultati dell'occhio vigile e paterno dei suoi Sovrani sopra le più minute sue località, che protetta dalle generose, e fedeli, quanto imponentissime armate austriache, essa non ha bisogno di snervare la sua industria, di togliere alla agricoltura, all'arti ed al commercio le braccia sue piú robuste, per mantenere un'armata formidabile onde difendersi dalle gelosie, ed egoismi nazionali, che ci susciterebbero spesse fiate, se fosse riunita in un solo governo; e che finalmente se è chimerica l'idea di questa pretesa rigenerazione italica, se veramente costituisce in quelli che tentano procurarla (se fossero di buona fede) l'ignoranza piú crassa dei veri interessi della famiglia europea, e se Napoleone, che tutto, per fatalità, poteva, che era italiano, non ardí che tentarla da lungi, e finí poi con rendere l'Italia una assoluta provincia francese, facendo spargere il sangue italiano, per interessi affatto ignoti ed inutili all'Italia o nelle desolate contrade di Spagna, o negli agghiacciati deserti di Russia; è tanto piú chimerico, vile ed impossibile, che questo sognato, illusorio benefizio possa provenire all'Italia dalla filantropica cooperazione dei francesi in generale, ed in ispecie dei francesi rivoluzionari di tutte l'epoche, di tutti i partiti, e colori.

«E voi, rinnegati italiani scrittori della cosí dettaGiovine Italia, e partigiani di queste farse da teatro, è da loro che avete imparato a balbettare il simbolo rivoluzionario, è negli antri delle galliche sètte che scrivete, e spingete i vostri libelli infamanti onde mantenere l'impuro incendio, nel seno della misera Italia, ché anche nella iniquità non avete neppure l'orrida gloria di fare da maestri; deh! scuotetevi una volta, se ne siete, che non crediamo, capaci, ed unitevi con gli onesti e virtuosi italiani a scolpire in marmi od in bronzi, ad eterno disinganno, questa venerabile massima dell'antichità, cangiati però i nomi dei protagonisti, ed il valore e l'indole del concetto:Quidquid delirant Galli plectuntur Itali.

«Balí Cosimo Andrea Samminiatelli.»

P. Gironi, op. cit., p. 388.

EpistolariodiG. Mazzini, Firenze, Sansoni, 1902, vol. I, pp. 245-46.

L'epigrafe è troppo assoluta, perché noi la ammettiamo senza riserva, — e rimettiamo all'articolo. Ma non abbiamo potuto resistere al piacere di registrare in favore della gioventú un giudizio pronunciato da uno de' primi padri delladottrina, che contende alla nuova generazione la facoltà di progresso.

[Scritti, ecc.:intrapresa].

IlConciliatore, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.

[Scritti, ecc.:Ma l'unione].

[Scritti, ecc.:sforzassero].

[Scritti, ecc.:da vendicare].

[Scritti, ecc.:a combattere].

[Scritti, ecc.:assorbito].

[Scritti, ecc.:sociale un'alba].

[Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. NellaGiovine Italiasi legge invece:ilTugenbund].

[Scritti, ecc.:seguirlo].

[Scritti, ecc.:politici, noi parleremmo].

[Scritti, ecc.:farlo].

[Scritti, ecc.:e sei].

[Scritti, ecc.:ritrarsi].

[Scritti, ecc.:si svolge].

[Scritti, ecc.:rivoluzione].

[Scritti, ecc.:tali].

[Scritti, ecc.:concetto alto].

[Scritti, ecc.:Convenzione, e la Grecia].

[Scritti, ecc.:ebbe].

[Scritti, ecc.:italiana,vedemmo].

[Scritti, ecc.:colla].

[Scrittiecc.:raggiungerlo].

[Scritti, ecc.:alcuni].

[Scritti, ecc.:vogliano].

Monti,Inno in morte dell'ultimo Re de' Francesi.

Proclama di Napoleone.

Ode to Napoleon Buonaparte.

Versi diCondorcet.

Esquisse sur les progrès de l'esprit humain.

Jomini,Vie de Napoléon, etc., etc.

Ségur,Histoire de la Grande-Armée.

Revue encyclopédique.

Ecclesiaste, cap. I, X, XI.

Daniel, cap. V.

Cav.Palloni,Riflessioni sul sonno, e sul sonnambulismo.

Jomini,Vie de Napoléon.

V.Les derniers moments, etc.

Cav.Laugier,Gl'Italiani in Russia.

Campagna del 1809, p. 3.

Southey,Guerra della Penisola.

Antologia, n. 69.

Ecclesia., c. XII.

Proclama alla Grande Armata del 22 genn. 1812.

Laugier, op. cit.

Ségur,Histoire de la Grande Armée, l. IX, c. 13.

Laugier, op. cit.

Réponse à Walter Scott, par le comte de St.-Leu.

Lamartine,Dernier chant de Childe-Harold.

Revue Française, Art. sur l'Italie.

[Scritti, ecc.:ultima].

[Scritti, ecc.:rapito].

[Scritti, ecc.:della].

Il cittadino Raspail fu condannato alla prigione ed all'ammenda unitamente a' suoi fratelli di opinione e di accusa. Bensí assolti comeamici del popolo, furono condannati per le arringhe proferite nella difesa. La contraddizione de' giudici, che dichiararono innocente la credenza degli accusati, e colpevole lo sviluppo di questa credenza, rimarrà ne' fasti della magistratura francese del 1832, in un col giudizio, che intervenne nella causa Dumenteuil, giudizio in cui le pretese della intolleranza cattolica furono rinnovate a fronte delle leggi civili, de' dogmi politici dello Stato e dell'incivilimento del secolo XIX!

————

————

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (principi/principî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]

xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino13 — volutodal[del] secolo23 — perché l'animadello[della] schiavo23 — e lavicenda[vicendo] europea53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]87 — e de' delitticonsumati[consusumati]102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]

xvi — par lecapitaine[capitain] De Martino

13 — volutodal[del] secolo

23 — perché l'animadello[della] schiavo

23 — e lavicenda[vicendo] europea

53 — mandarono pertanto alord Whitworth[loro Wothworth]

56 — poteva da un punto all'altroriuscire[riusciere]

87 — e de' delitticonsumati[consusumati]

102 — La riunione pone inpericolo[periricolo]

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA GIOVINE ITALIA ***


Back to IndexNext