Li regni sottoposti a questa corona sono Korassan, Candar, Shirvan, Kuhistan, Curdistan, Ghilan, Laristan, Avaz e il regno di Ormuz; ma questi tre ultimi gli rendono solo tributo, e la sede è posta in Kasbin. Ma dalla parte di ostro le città Kom, Kashan che è la principal di mercanzia, Jepaham, Shiraz, che anticamente era la sedia del regno di Kars e che fu fabbricata da un pastore, dal qual portò il nome, divenne città grandissima, e per causa delli suoi cittadini che non volsero accettar il suo re che fuggiva per una rotta che ebbe dai suoi nemici, fu da lì a poco tempo da lui rovinata fino alli fondamenti, le sono situate attorno più ville e moltissimi castelli; seguono la città di Ardistan Abircà, la quale fu rovinata da Ismail primo per la poca obbedienza. Dalla parte di tramontana è posta Tauris che prima era la sedia reale discosta dieci giornate da Kasbin, Ardevil, che era già loco dove si dava sepoltura alli re, la città di Erzengian, Naschivan, Shirvan ed altre. Da levante tiene il regno del Korasan con molte città e castelle. La città di Mohamedsal, così chiamata per il nome del suo profeta, in cui vi è una moschea, nella qual dicono essere un grandissimo tesoro ammassato d'oro e d'argento, che è discosto da Kasbin giornate 24; inoltre Bistam, Sistan. Dalla parte di ponente ha un regno di Kurdi nelli confini di Bagdad, il cui re si dimanda Rustan ed ha per moglie una figliuola che fu di shàh Thamasp re di Persia e mette in campagna 12000 cavalli. Questo rende tributo e non si sa di quanto, tiene anco alcune città di Georgiani sebben ora si sono ribellate al Turco; gli è anco reso tributo a Lar che è regno discosto 5 giornate da Ormuz; ha più abbasso la città di Bursa che è sedia di un re d'Arabi nelli confini della Balsera appresso il fiume Tigri che d'ogni intorno la bagna, il re della quale gli rende tributo di 20 fra cavalli e cavalle di pregio grandissimo. Ma ora si è ribellato da lui e datosi ai Turchi, che è quello che per avanti scrissi, confina con Babilonia da una banda, e dall'altra con Mossul ancor città della Persia e molte altre città e castella.
Le entrate del regno suddetto, ancorchè non si abbiano potuto aver particolarmente di provincia in provincia, nondimeno si diranno succintamente in somma, la quale molti vogliono che ascenda a 4 milioni e ½ d'oro. Ma la più parte dice che ha 4 milioni soli all'anno; se bene non doveriano arrivarci di gran lunga, ma per la tirranide dei re loro, che di uno ne traggono cinque finchè viene a questa somma.
Oltre di questo ha una infinità grande di ville e castella tutte applicate a stipendi della cavalleria, che il minor salario che dà, è di ducati 100. Ma perchè essi le fanno lavorare non cavano d'ognuno tre; a questo modo ha anco parte della fanteria pagata che tiene alla sua guardia; se tutto questo danaro le venisse nel suo Kasnada avria grandissima quantità d'oro, avendo oltre la cavalleria, come la S. V. intenderà alla sua guardia 6000 gentiluomini, li quali sono pagati per li 4000, come ci ha detto, in ville ed assegnatoli da 300 fino a 2000 ducati l'anno, e per il resto delli 2000 entra nella spesa, siccome dirò: questo è quanto ho potuto sottrarre delle rendite del regno di Persia.
La spesa che fa e tiene dirò alla Serenità Vostra con la medesima brevità: ha 70 sultani che sono deputati al governo delle città pagati de proprio kasnà con partito di 10 fino a 30000 ducati all'anno per uno, con obbligo di tener chi 3 chi 4 chi 5 cento fra cavalli e pedoni li quali tutti sieno pronti ad ogni servizio del re. Paga li due mille Turchi della sua guardia da 100 a 160 ducati all'anno per uno, fino a tanto che nasce occasione di premiarli in ville come dissi sopra e la maggior parte dell'arcobugieria è pagata dallo proprio kasnà, e queste sono le maggior spese che ha quella corona.
Le dignità e gradi che sono appresso il re sono queste: la prima èMirzache vuol dir principe, e si dà solo a' figliuoli o nipoti regii. Segue la dignità diKane questi sono adoperati solamente per capitani generali nelli negozi principali del regno; tiene anco una specie di vicerè che tiene cura di tutte le cose, così in pace come in guerra. Oltre questo sono tre visiri, uno delli quali attende a riscuoter l'entrada; il secondo ha carico delle scritture; il terzo ha il governo del Kasnadar, cioè del denaro della corona. Ha un Curchi bassi che è capo della guardia dei 6000 curchi: come anco ha un capo dei portinari, che ascendono al n. di 700. Ha due gran Kan che uno dei quali porta sempre il bollo reale dettohomajonappeso al collo. Seguono poi li sultani cioè capitani, e di questi se ne serve il re oltre il tener la gente ad essi sottoposta all'ordine e pronte in mandarli al governo di città e provincie. Vi sono anco molti altri gradi e dignità che per non tediar Vostra Serenità lascio da parte.
La dignità pontificale è chiamata da loroMugieteed, che vuol dire papa della legge; il qual titolo sebbene è nella persona delli propri re, nondimeno è conferito in altre persone per non occuparsi egli in tal negozio. Tiene il Califfo che è persona sacerdotale che ha il carico di poner il corno al re ed a tutti quelli che sono fatti degni daesso re del corno. Vi è il cadì che attende alle cose civili e criminali della città, e che col tempo poi ascende alle dette due dignità.
La milizia che tiene il suddetto re è di 100,000 cavalli pagati come avanti ho detto; tutta gente conosciuta ed esercitata nell'armi, e fedelissima al loro re e potrà anco valersene, siccome intendeva, pagandola. Ha pedoni in grandissimo numero, che dicono che ad ogni bisogno ne caveria 200,000, ed anco 250 mille è questo, è affermato per cosa certa che non ha 100,000 archibugii, i quali in parte sono pagati in ville e castelle, ma la più parte dal kasnà del proprio re.
L'arme che usa la cavalleria sono la lancia non più lunga di 5 braccia; l'arco e la scimitarra, della quale fanno professione sopra ogni altra nazione e la stimano principal arma sopra tutte che usano. Per difesa usano camicie di maglia, alcune corazze a similitudine delle nostre corazzine; portano il braccio destro armato di brazzaletto come fa il cavalleggiero, e questo per sicurtà nell'adoperare la spada. Li cavalli sono armati di piastre, groppa, testa, petto e collo, ma dicono che sono lame sottili e che la frecciata li offende, e di questi non ne ha che pochi armati. La fanteria porta la scimitarra e l'arco, gli archibugieri lo schioppo e la scimitarra, alcune calate a foggia di corona con 12 stringhe attorno per memoria dei 12 profeti coi quali morendo dicono che vanno in paradiso, ed altri portano certe catenelle in vece di calate e di queste calate e catenelle ne porta anche la cavalleria.
Il modo che tiene a poner in battaglia è questo: alla parte destra per uso antico pone 20,000 cavalli della stirpe che adesso la chiamano del traditore per il già detto governatore; alla banda sinistra vanno 10,000 della stirpe di quelli che dicono esser venuti da Damasco; mettono poi anco altri 28,000 della gente tenuta in minor conto, compartiti sotto due capi uno con 18 mille a banda sinistra e l'altro con 10,000 a banda destra. Nel corpo della battaglia sta il Sovrano che è sempre solito andar cogli eserciti: se ben questo, per quanto dicono, non andava per causa della vista, ma mandava un suo figliuolo di anni 14 che questo anno ha fatto cose notabili per quella sua età, e che vivendo riescirà un gran cavaliere. In tutto si stima che potrà metter in campagna 200,000 cavalli.
Nel regno vi sono cavalli da soma eccellenti di prezzo di 1000 fino 2000 ducati l'uno, assuefatti al maneggio a loro usanza che sono il galloppar, correre e volgersi all'una e l'altra mano, e sono sotto l'uomo ferocissimi e pare che niuno possa domarli.
Il popolo persiano era a tempo di shàh Thamasp popolo obbediente,il che nasceva per la disunione che era fra li sultani principali; ma dopo che la principessa prudentemente accompagnò e congiunse in matrimonio quelle famiglie, par che sia ridotto sotto miglior obbedienza e non seguano più quelle rivolte che erano solite a nascere: che quanto al re, quando mandava qualche sultan alle città, se le sottometteva in breve tempo come cosa propria, si opponeva al re, donde nascevano le morti e provvisioni di roba che esso shàh Thamasp quasi prudentemente per questo capo a quei tali usava.
Sono li Persiani uomini dediti alla fatica, e nella milizia gente che combatte fino alla morte, persone ben disposte, di bella faccia, e con comparazione in questa superiore alla gente turca; che se non avessero il timore che hanno della artiglieria, poco stimeriano quelle forze nemiche. Le donne sono bellissime, cavalcano molte di esse meglio degli uomini, credono agli augurii e nel giorno che se ne presenta qualcuno non vogliono far niuna cosa fino alla sera, essendo in questo assai superstiziose.
Questo regno non ha mai fatto lega con altri, perchè di altri non si fida; ma se pur avesse da domandar aiuto e di fidarsi di qualcheduno lo faria col governo di Ormuz per aver comodo di vascelli e andar per mare alla Balsera e di lì poi a Babilonia, tenendo con lui tal confidenza che mai in alcun tempo le saria negato.
Questo mi parve di doverle riferire. Ed alla Serenità Vostra mi raccomando.
Arch. Cicogna. Cod. MDCCLXII.
Di Persia l'anno 1586-87, nel qual tempo il signor Turco acquistò Tauris.
Da Venezia in Alessandria d'Egitto, quindi al Cairo, di dove attraversando l'Egitto arrivai in Sorìa, passando per mezzo la città di Damasco e di Aleppo, e di là passando oltre al fiume Eufrate giunsi in Caraemit città posta sopra la riviera del fiume Tigri e di quindi perl'Armenia maggiore pervenni in Van, ultima fortezza dei Turchi, frontiera de' Persiani, di onde passai in Tauris.
Sultania è città di Persia, lontana da Tauris 8 giornate e da Kasbin sei.
Gengie città di Persia non molto lontana dal mar Caspio e da Tauris giornate sei incirca.
Turcoman castello dei Turchi posto sulla strada tra Tauris et Kasbin.
Da Tauris a Kasbin et poi attraversando la Persia, et passando per le principali città Kashan, Ispahan, Schiraz, etc. pervenni ad Ormuz. Sono città di deboli fortezze.
Le armi dei Persiani sono solamente in certa qualità di gente chiamata chisilbaschi, che viene a dir testa rossa perchè sogliono portare in testa una cuffia rossa; ma non sono comunemente nelli popoli. Li quali teste rosse godono terreni pubblici assegnati loro per paga, et sono circa 30,000 non compresi quelli di Corassan o di Sciraz. Nelli quali si armerieno altri 30,000. Il qual numero è considerabile perchè 30 mille sanno far gagliarda resistenza a 100,000. È militia quasi tutta da cavallo di forte nerbo et valorosa con la spada con la lancia et con l'arco. Archibusi non usano perchè non li curano, non perchè non avessero modo da farne quanti volessero. Artiglierie non hanno, nè uomini da fortification e da espugnation.
Il re è anzi povero che no di danari. Non riscuote dazio di roba alcuna. Ma le arti contribuiscono un tanto per uno, e la rendita sua è di terreni propri di certa contribuzione fatta dalli possessori dei beni stabili, e dal ricavato dalle miniere di stagno, di ferro et di rame che vi sono ricche, e da miniere di turchesi e lapislazzuli da' quali si fa l'azzuro e l'oltremarino da noi tanto stimati.
Il regno di Persia è diviso in sette regni principali, e ciascuno di essi in molto più piccoli regni: come veggiamo il regno di Castiglia haver sotto di sè Granata, Toledo, Lione, Murcia et simili.
L'uno è detto Irak di cui è capo la città di Ispahan dal quale dicono che cava il re trentacinque mille tomani che è 700,000 ducati.
L'altro è chiamato Agiem di cui è capo Sciraz ed è el proprio regno di Persia, da cui ha preso il nome tutto il paese, come la Francia da quella parte ove siede Parigi, et questo dicono che è della medesima entrata.
Il terzo è Corassan di cui è capo Herat grande et famosissima città.
Il quarto Aderbigian di cui è capo Tauris. Et questi due sono di maggior rendita che li due primi.
Gli altri tre chiamati Mazendaran, Shirvan e Ghilan, di cui è capo Taberistan, possono essere tanto più ricchi come quei due primi, in modo che a quella rendita possono l'uno per l'altro agguagliar.
E dicendo che quel re abbia in tutto di rendita in tempo di pace 5 milioni di poco si può errar.
Le spese sono molto piccole, perchè la militia è pagata de' terreni come s'è detto, et la corte ancora è di poco costo. Perchè li signori che vi stanno sono alli governi dei regni ed alle città, quando uni quando altri, lasciando alli governi loro luogotenenti che vivono da certi terreni pubblici et utili, che dà l'ufficio. Tal che della sua corte non viene a pagare altro che i cortigiani, che servono la sua persona, nè questi sono di molto numero.
Resta la spesa del mangiar et del vestir, et questa anchora è piccola, essendo in quel paese poco deliziosi et molto parchi nell'uno et nell'altro. Talchè quel re, quando non corre guerra, può parere di starsi assai ricco.
Li confini di quel reame sono dalla parte di Persia, verso tramontana i Tartari che sono della stessa religione che li Turchi. Da ponente stendendosi verso mezzogiorno il re di Spagna col regno di Ormuz. E da levante verso tramontana il re delle Indie da noi detto il Gran Mogol, che finora non si mostra al Persiano nè amico nè inimico. Ma da questo lato si trammezza il piccolo regno di Conducar posseduto parimenti da questo re. E da ponente e tramontana non molto lontan dal mar Caspio, stanno in un angolo i Georgiani, cristiani di religione, valorosissimi soldati et devotissimi alla corona di Persia se ben sono signori liberi. Questi han fatto in suo servitio el tuttavia fanno dai lor confini, mortal guerra col sig. Turco, con perdita di qualche parte del loro stato et della loro più principale fortezza detta Tiflis (1587).
La città di Ormuz è capo non solo di quel piccolo regno che nel golfo di Persia si contiene, ma con la sua riputazione lo mantiene. Perchè qui è la fortezza, qui stanno li soldati, qui abitano li portoghesi e di qui si cavano le rendite che vengono al fisco. Il rimanente come di poca importanza e di meno considerazione si lascia quasi sotto la cura di quel re moro, re solo di nome vano et senza soggetto, perchè egli di quelle rendite viva et abbia qualche sembianza di governare.
Questa città per piccola che ella sia è popolosa e ricca di danari, sendo la più mercantile del mondo.
È posta in una piccola isoletta tanto sterile ed infelice che solopare cosa maravigliosa a dire, perchè così essendo sia pur abitata. Poichè non produce non solo cosa alcuna al vivere necessario, fuori che sale, ma ne anche una gocciola d'acqua si ritrova. Nè fin ora hanno trovato modo de far cisterne o conserve per servirsi di quella che piove; come che una sola conserva sia nella fortezza, la quale per ogni occorrente necessità sogliono tener piena.
Ma questo si tien per certo che in tempo di battaglia si aprirebbe per il trono delle artiglierie. Et per questo Mattia de Alburcherch capitano di quella città, ha in quel cambio alcune tine di legno rimedio poco bastante, et di qualche incomodo come dicono alcuni.
Questo elemento con tutti gli altri elementi, sono condotti dalla costa di Persia, che tutta gli è amica e da alcun altro luogo sotto la sua giurisditione. Et ancora che di quivi gli siano somministrate vettovaglie tuttavia molto spesso ne hanno grandissima carestia et dell'acqua massimamente nelli mesi di giugno, luglio et agosto che soffiano per lo più venti contro la costa, di onde gli viene la migliore e la più dolce. Onde bisogna che si vada a torre con le spade et a comperarla col sangue.
E la gente bassa e la maggior parte delli habitatori se ne passano in terraferma, nè si trova in quella città artigiani o gente meccanica che facciano alcun servitio.
Questo esempio mostra chiaramente che ciascuna volta che sarà ad Ormuz vietata la costa di Persia, esso non sarà più Ormuz. Et posto che per qualche mese si sofferisse questo disagio a lungo andar bisognerebbe disabitarlo o darlo senza spada in mano di chi lo volesse. Al che aspira il sig. Turco per la comodità delle mercanzie et per esser questo il vero passo donde si traghetta alla India. Et perchè nella costa di Persia havrebbe comodità di fabbricar galere, che oggidì li costano come se si facessero d'argento.
Da Tauris in Ormuz ci sono cinquanta giornate di carovana. Ma la vittoria fa adito a tutti.
Il regno di Persia è pieno di ribelli, et è tutto posto in iscompiglio; et i popoli stanchi della guerra e della spesa, e dal non poter attender a' negozi.
Fra i nostri Codici.
Relazione per li viaggi di Persia.1673, 20 luglio.
Il viaggio da Venezia fino in Ispahan, dove s'attrova il re di Persia facendolo per via di Germania si arriva a Vienna in 14 o 15 giornate e di là in Varsavia in 20 giornate o poco più, ed altrettante fino a Mosca ove risiede il Granduca. È necessario poi attrovarsi nel tempo della partenza da Mosca nelli mesi di maggio, giugno, luglio e agosto, perchè dovendosi imbarcare nel fiume Volga, nel qual si cammina per lo spazio di 40 giorni sopra barconi senza remi con le sole vele ed in tempo di bonazza, vengono remorchiati da marinari coll'alzana. In altra stagione non si naviga quel fiume perchè in ottobre si gela e dura così gelato fino alla metà di aprile.
Nel terminar detto fiume si arriva alla città di Astrakan, fortezza di considerazione custodita dalli Russi sotto il comando del moscovita. Si sbarca colà e con altri vascelli più grandi si entra nel mar Caspio, nel quale navigando intorno a 20 e 30 giornate al più si arriva nella città di Derbent del Persiano. In questo cammino navigando con vascelli grossi si sta lontano dalla terra, perchè in alcuni siti vi sono genti di mal affare che tendono alle rapine e che non conoscono alcuna superiorità. Arrivati nel Derbent termina la navigazione e viaggiando di là per terra, per paese montuoso e sassoso lo spazio di 8 giornate si capita a Shumachia, città dove vi sta un provveditore generale del Persiano, e di là poi nel progresso di un mese di cammino si arriva ad Ispahan dove risiede il re e metropoli della Persia, facendosi d'ordinario le giornate di 4 o 5 leghe da 5 miglia l'una e talvolta fino 8 leghe per poter giungere alla posata. In questo viaggio vi si cammina sempre per pianura, eccetto che 3 o 4 giornate di montuoso, ma non però tanto malagevole. Sicchè tutto il viaggio da Venezia alla città dominicale di Persia Ispahan, con il continuo cammino vi potrà esser lo spazio di mesi 5 o 6.
Vi è quello poi che si fa per la Turchia. Da Ispahan fino a Erivan si va in 40 giornate per terra, ma vi bisogna l'unione di molti per formare le carovane, e convengono aspettare lo spazio di 2 o 3 mesi e talvolta 4 per la mossa, stantechè vi sono truppe di centinaia di Sciti che vivono di rapine.
Da Erivan in Erzerum si può arrivare in 20 giornate, ma però colle medesime provvisioni unendosi almeno 2 o più mille persone, perchè arrivati in Erzerum ciascuno si incammina pel paese destinato.
Da Erzerum a Tokat, che sono tutte due città grandi e popolate, si giunge in 20 giornate, e di là a Bursa città mercantile, metropoli della Bitinia, in 30 giorni, ed in 5 a Costantinopoli e continuando il viaggio per Adrianopoli con le carovane, al più in 2 mesi si capita a Spalatro, con l'ordinario cammino di 4 o 5 leghe di 5 miglia al giorno. Onde calcolando il cammino per la Germania, Polonia e Moscovia si arriva in Persia tra 5½ in 6 mesi; e quello per Costantinopoli in altrettanto. Da tutte due le parti vi sono i pericoli: per quella di Costantinopoli, l'invasione dei Sciti che svaligiano i viandanti, quando non sono numerosi per resisterli; per quella di Moscovia vi sono le fortune del mar Caspio, ed il rischio che si corre di cader nelle mani di quei popoli nelle rive del mar medesimo, i quali tendono alle rapine, quando non sono provveduti di assistenza.
Commerciali, 1673-74.
FINE
NOTE:[1]Dei Commentari del viaggio in Persia di Caterino Zeno il Cavaliere; nella Raccolta del Ramusio. Venezia 1583, vol. II.[2]Fu poi madre della regina di Cipro.[3]Commentari Zeno, cit.[4]Documento II. Col Caramano la repubblica avea conchiuso un trattato di commercio fino dal 1453.[5]Paolo Morosini, Hist. Veneta, lib. XXIV.[6]Marin Sanudo, Cronaca ms. nell'Archivio Cicogna.[7]Malipiero, Annali veneti, Archivio storico italiano, vol. VII e VIII.[8]Paolo Morosini, Hist. ven. cit., pag. 579.[9]Cornet, Le guerre dei Veneti nell'Asia, 1470-1474. Vienna, 1856.[10]L'isola di Negroponte era toccata ai Veneziani nella divisione dell'impero di Romania. Mohammed la occupò nel 1469; e la repubblica che la possedeva da 264 anni, consideravala come uno dei più preziosi stabilimenti che avesse nel levante.[11]Commissioni 27 novembre 1470 e 2 gennaio 1471. Cornet, op. cit.[12]Ducale a Vettor Soranzo in Sicilia, 2 marzo 1471. Ib.[13]Pubblicata negli Annali di Malipiero. Archivio storico italiano, vol. VII, pag. 68.[14]Deliberazioni segrete, volume XXV. Cornet, op. cit. pag. 23.[15]L'antica Hermonassa sulla sponda del Niester, scalo della Valacchia e Moldavia.[16]Ducali a Vettore Soranzo, 22 aprile e 25 ottobre 1471.[17]Dracone Zeno, figliuolo di Antonio, viaggiò nel 1425 per gran parte dell'Asia, dimorò molti anni alla Balsera, alla Mecca ed in Persia, e morì a Damasco.[18]Commentari del viaggio di Caterino Zeno, cit.[19]Annali del Malipiero, cit.[20]Secreta XXV, V. Cornet, op. cit., e la tavola qui di fronte.[21]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 47.[22]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 49 e 63.[23]Verdiziotti, Dei fatti veneti, p. 572.[24]Secreta XXV, Cornet, op. cit., p. 65.[25]Registri Senato Terra, tom. VI, pag. 186, 188, 191, 194. Arch. ven. gen.[26]Lettere al Senato di Giosafat Barbaro, Vienna 1852, dai codici Foscarini.[27]Pietro Mocenigo fu poi creato doge a' 16 dicembre 1474. Morì nel 1476 e gli fu posto il seguente epitaffio: « Qui Asia a faucibus Hellesponti usque in Cyprum ferro ignique vastata, Caramanis regibus venetorum sociis, Othomano oppressis, regno restituto.... »E Nicolò Tron, che fu Doge dal 1471 al 1473, ebbe per epitaffio: « Cum rege Parthorum contra Turcum socia arma coniunxit.... » e per breve:Hic Thronus aeteris dux est demissus ab astrisUt Persam Veneto iungeret imperio.[28]Coriolano Cippico,De Bello Asiatico, Venetiis 1594.[29]Commentari Zeno, op. cit.[30]Marin Sanudo nel vol. XXII,Rerum italicarum scriptores.[31]Pubblicata negli Annali del Malipiero, cit.[32]Annali del Malipiero cit. VII, pag. 83.[33]Ib. pag. 82.[34]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 83.[35]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 84.[36]Lettere di Giosafat Barbaro, cit.[37]Aghaliman, il 4 giugno 1473; Malipiero, Ann. pag. 87.[38]Deliberazione del Senato, 25 giugno 1473. Secreta XXV, pag. 19, Archivio veneto generale.[39]Lettera dello Zeno, 13 luglio 1473. Così di fatto egli scrisse a Federico III, il quale invece cercò di ridurre la Dieta, perchè non si desse aiuto alcuno ad Uzunhasan, onde il gransignore prosperasse contro la repubblica. E scrisse egualmente al re Mattia, che trattò invece la pace colla Turchia.[40]L'esercito persiano contava 300,000 uomini. Lettera dello Zeno, 26 luglio 1473.[41]Commentari dei viaggi dello Zeno, cit.[42]Malipiero, Annali cit.[43]Secreta XXVI, Cornet, op. cit.[44]L'Ognibene sbarcò a Kurku il 18 gennaio 1474, ivi condotto dalla galea Caterina, e per la via di Aleppo andò in Persia.[45]Commentari Zeno, cit.[46]Memorie storiche dei Monarchi Ottomani.[47]Lettere del Barbaro, cit.[48]Viaggio di Giosafat Barbaro in Persia, Ramusio, op. cit.[49]Viaggio di un mercante che fu nella Persia, Ramusio, op. cit.[50]Malipiero, annali op. cit.[51]Benchè gli etimologi non siano d'accordo intorno alla derivazione del nome sufì, adottiamo questo modo di scriverlo, dopo le preziose considerazioni dell'Hammer, del Marsden, e dei moderni orientalisti.[52]Sanudo Codd. Marciani, vol. IV, pag. 66. Vedi Brown, Ragguagli sulla vita e le opere di M. Sanudo.[53]Sanudo IV, pag. 168.[54]Sanudo V, pag. 137.[55]Sanudo VII, pag. 407.[56]Sanudo VII, pag. 168-173.[57]Persiana, daagem, nome col quale gli arabi indicano le terre ad essi straniere, ed in particolare la Persia.[58]Vol. VII, pag. 194.[59]Paolo Giovio, Hist. di Venezia, lib. XIII.[60]Sanudo VII, pag. 425.[61]Sanudo VII, pag. 508.[62]Sanudo VIII, pag. 182.[63]P. Giovio, Hist. cit., pag. 321.[64]Nel settembre 1509. Sanudo IX, pag. 135.[65]Il 21 giugno 1511.[66]Secreta XLIV, pag. 31. Archivio veneto generale.[67]Secreta XLIV, pag. 73. Arch. ven. gen.[68]Vol. XV.[69]Ib.[70]Morana, Relazione del commercio di Aleppo. Venezia 1799.[71]Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato nel secolo XVI, edite in Firenze da Eugenio Albèri. Serie III, vol. I, pag. 24.[72]Albèri, Relazioni venete cit., serie III, vol. I, pag. 85.[73]Serie III, vol. I, pag. 193. Questa relazione porta, in una copia esistente nell'Archivio generale del regno a Torino, il nome di Daniele Barbaro; e nei codici Foscarini a Vienna il titolo: Relatione del Sophi re di Persia, di Armenia, di Assiria e di Media, cogli altri Stati suoi, et successi della guerra col Turco.[74]Albèri, Relazioni venete cit. Serie III, vol. I, pag. 166.[75]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. III, pag. 138.[76]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. I, pag. 278.[77]Nell'anno 1573. Albèri, relazioni cit. Serie III, vol I, pag. 338.[78]Inedito e tratto dal codice 1762 dell'arch. Cicogna.[79]Esp. Princ. Registri anni 1580-83. Arch. secreto del Collegio.[80]Raccolta Svajer, n. 878.[81]Cod. MDCCLXII.[82]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II.[83]Relazioni consolari inedite, presso di me.[84]Albèri, Serie III, vol. II.[85]Albèri, ibid.[86]Relazione inedita presentata in senato il 16 febbraio 1596.[87]Libro cerimoniali. Arch. gen.[88]Cerimoniali cit.[89]Il traffico in Persia non pregiudicava alla nobiltà o alla condizione elevata delle persone. Lo stesso re aveva agenti che mercatavano nei paesi lontani per suo conto, ancorchè investiti di distinto carattere pubblico. Mss. Donà.[90]Esp. Collegio.[91]Conforme all'usanza persiana.[92]Iscrizioni venete del Cicogna, vol. V, pag. 645.[93]Commemoriale XXVI.[94]Ricevuta 9 marzo 1603 dalla fabbriceria di S. Marco, in atti Guglielmo di Mapheis, notaio dei procuratori de supra. Il tappeto tuttora si conserva nella sacristia di S. Marco, ma in cattivo stato.[95]Commemoriale XXVI, pag. 159.[96]Deliberazione del Senato, 22 settembre 1603.[97]Deliberazione del Senato, 22 agosto 1603, particolarmente sull'uscita dei 114 zacchi che egli avea comperati.[98]Vedi la Tavola qui riportata.[99]Trattato 7 marzo 1605, presentato dall'ambasciatore Mocenigo.[100]Vedi il fac-simile qui posto, ed ildocumento XXXIX, che ne è la traduzione.[101]Filza, Atti Turcheschi, Miscell. A. G.[102]I quattro tappeti si conservano tuttora, ma in cattivo stato, nella chiesa di S. Marco.[103]Delib. Senato, 2 decembre 1645.[104]Esp. Princ.[105]Delib. Senato, 22 e 28 luglio 1673.[106]Vedi la tavola alfrontispizio.[107]Per curiosità ecco un saggio dei titoli usati dal re di Persia verso il Pontefice nel 1658:« Luna del cielo, del dominio della gloria, della equità, della potenza, della magnificenza, della perfezione e della liberalità papa Clemente, sostenimento convenevolissimo, trono della fortezza d'animo e della fortuna, di sublime maestà come Alessandro, magnanimo come Dario, splendido come Gemsid, d'intelletto perspicace come Feriddum, di ingegno sublime come il re Chiaus, signore della giustizia come Nisservan, di prudenza singolare e di costumi rarissimi, intelligente come Aristotile, di mente pura come Platone, firmamento degli astri, via e corso dei medesimi, diadema del sole, luna corrente, lucido orione, Giove felice, stabile Saturno, compendio d'ogni ornamento, di animo esemplare, di modestia segnalatissima, portatore dello stendardo dei beneficii liberali, possessore di autorità reale e di tutte le perfezioni, onorato e riverito dai principi cristiani, rifugio di coloro che credono in Gesù, magnificentissimo come Osdroe, corona della maestà re augustissimo e potentissimo, di sublime grandezza d'animo, tesoro delle glorie immense, splendore del sole fiammeggiante ed aurora del mondo, che i fini de' tuoi desiderii siano conformi al tuo volere e siano sotto la protezione di chi li concede ». Archivio Cicogna.[108]In gran parte pubblicati di recente a Vienna nelleFontes rerum austriacarum.[109]Letteratura veneziana.[110]A partibus Tartarorum scilicet a Baldach et Thorisio conducta sunt mercimonia. Marino Sanuto,Secreta fidelium crucis.[111]Decreto del Senato 16 giugno 1332.[112]VolumiPacta. Arch. gen. e Fontes cit.[113]Istrumento di quitanza, nell'archivio gen.[114]Decreto del Senato, 4 febbraio 1329.[115]Gradenigo, Cod. ambasciatori.[116]Minute dell'opera inedita di G. Rossi sul costume veneziano, presso il cav. Cicogna.[117]V.Parte I.[118]Decreto 9 maggio 1676.[119]Decreto dei cinque Savii 26 decembre 1641 e 19 gennaio 1672.[120]Decreti del Senato, 7 settembre 1622 e 6 luglio 1646, riconfermati il 2 gennaio 1648.[121]Libro Tanse.[122]Mirza Ipahan, rifugiatosi nel Belgio, prese il nome di Bois le duc da cui derivò quello attuale della famiglia Boldù.[123]Relazione inedita del console in Siria, Alessandro Malipiero, 1596; e relazione d'Aleppo del console Morana 1793.[124]Vedi Parte I,pag. 49.[125]Deliberazione del Senato, 29 dicembre 1589.[126]Confermata il 24 febbraio 1627.[127]Scritture relative al commercio dei Veneziani, presso il nob. Alberti.[128]Da una memoria inedita del cav. Giacomazzi nell'archivio Cicogna, parrebbe che i Veneziani avessero prestato ai soldani aiuto effettivo collo spedire alcune navi in pezzi ad Alessandria, le quali per terra trasportate sulle coste del mar Rosso ed ivi allestite, passassero poi nei mari dell'India. Nel volume II dei preziosi diarii del Sanudo leggesi soltanto, in data 24 novembre 1503,che el Soldan fa fare al Cairo fuste, le qual si mandano disfatte in Thor, ove se ficheranno et manderanno in India, perchè dicono in India quando haveranno viste quele fuste queli de lì ne sapranno fare anche loro a quel modo, et haverà marinai assai da quelle bande.[129]Diarii Sanudo, vol. II, p. 744.[130]Diarii Sanudo, vol. III, pag. 149, 1507 31 marzo. Il Tagri-Berdi andò a Firenze ed ivi pure conchiuse trattato di commercio. Vedi la preziosa opera del comm. M. Amari,I diplomi arabi dello Archivio fiorentino.[131]Comm. XIX.[132]Legge 19 decembre 1548.[133]Relazione inedita del console Dandolo, 1602.[134]Relaz. Dandolo, cit.[135]Diarii, Vol. XVIII, pag. 340.[136]Relazione del console Sagredo, 1612, inedita.[137]13 febbraio 1592. Arch. Manin.[138]Relazione del console Tommaso Contarini, 1593, inedita.[139]Prima relazione di G. F. Sagredo, 1611, inedita.[140]Memoria inedita dello storico Francesco Donà.[141]Decreto del senato, aprile 1537.[142]Pubblicato nello Spettatore, Firenze, 1857.[143]Numismatic Chronicle, februarj 1854, London.[144]Zennari, Dell'antico commercio dei Veneziani.[145]Diarii, vol. XV e seg.[146]Morana, Relazione consolare cit., pag. 7.[147]Relazione del console Alessandro Malipiero, 1596, inedita.[148]Relazione del console Giorgio Emo, 1599, inedita.[149]Relazione del console Girolamo Morosini, 1614, inedita.[150]Relazione del console Giuseppe Civran, 1625, inedita.[151]Scrittura dei cinque Savi, 18 aprile 1699.[152]Commercio di Moscovia. Codici Donà.[153]Nel libro Zanetta del M. C. si trova un decreto relativo al console di Soldadìa dell'anno 1287, mentre l'Olderico confessa che il primo console genovese fu Paolino Doria nel 1289.[154]Fontes Rerum Austriacarum cit., vol. XIII.[155]Libro Reggimenti. Codice Marciano.[156]Scrittura dei Cinque savi alla mercanzia 28 aprile 1699 — Archivio Manin. Cod. Svajer DCCXLII.[157]V. Barozzi e Berchet, Relazioni degli ambasciatori veneti del secolo XVII, Venezia, 1858; Baschet, La Diplomatie venitienne, Paris, 1862.[158]Particolarmente nella collezione dell'Albèri. Firenze, 1844-63, ed in quella Barozzi e Berchet citate.[159]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II, pag. 256.[160]Composto di quattro magistrature, cioè: Cinque savi alla mercanzia — Cottimo di Damasco — Cottimo di Alessandria — Cottimo di Londra.[161]Il Milione, Venezia, 1847, per cura di V. Lazari.[162]Lazari, Marco Polo, p. 224, 414.[163]Foscarini, Della Letteratura veneziana, lib. IV.[164]Ramusio, Delle navigazioni e viaggi, vol. II.[165]Morì a Damasco nel 1425. Capellari, Campidoglio veneto, ms. della Marciana.[166]Vedi la Parte I e i Documenti.[167]Viaggi alla Tana in Persia, ecc.[168]Alberi, Relazioni venete, serie III, vol. II.[169]Ciò si deduce dalle altre due relazioni del Sagredo che si conservano inedite.[170]Hasan, zio di Uzunhasan, figlio di Karajuluk. — Hammer, storia dell'impero Osmano. Vol. V, pag. 192. — Genabi, nella biblioteca imperiale di Vienna, pag. 228.[171]Ebusaid, figlio di Miran shàh, nipote di Timur. Genabi, pag. 228.[172]E fin d'ora.[173]Vedi ilDoc. precedente.
[1]Dei Commentari del viaggio in Persia di Caterino Zeno il Cavaliere; nella Raccolta del Ramusio. Venezia 1583, vol. II.
[1]Dei Commentari del viaggio in Persia di Caterino Zeno il Cavaliere; nella Raccolta del Ramusio. Venezia 1583, vol. II.
[2]Fu poi madre della regina di Cipro.
[2]Fu poi madre della regina di Cipro.
[3]Commentari Zeno, cit.
[3]Commentari Zeno, cit.
[4]Documento II. Col Caramano la repubblica avea conchiuso un trattato di commercio fino dal 1453.
[4]Documento II. Col Caramano la repubblica avea conchiuso un trattato di commercio fino dal 1453.
[5]Paolo Morosini, Hist. Veneta, lib. XXIV.
[5]Paolo Morosini, Hist. Veneta, lib. XXIV.
[6]Marin Sanudo, Cronaca ms. nell'Archivio Cicogna.
[6]Marin Sanudo, Cronaca ms. nell'Archivio Cicogna.
[7]Malipiero, Annali veneti, Archivio storico italiano, vol. VII e VIII.
[7]Malipiero, Annali veneti, Archivio storico italiano, vol. VII e VIII.
[8]Paolo Morosini, Hist. ven. cit., pag. 579.
[8]Paolo Morosini, Hist. ven. cit., pag. 579.
[9]Cornet, Le guerre dei Veneti nell'Asia, 1470-1474. Vienna, 1856.
[9]Cornet, Le guerre dei Veneti nell'Asia, 1470-1474. Vienna, 1856.
[10]L'isola di Negroponte era toccata ai Veneziani nella divisione dell'impero di Romania. Mohammed la occupò nel 1469; e la repubblica che la possedeva da 264 anni, consideravala come uno dei più preziosi stabilimenti che avesse nel levante.
[10]L'isola di Negroponte era toccata ai Veneziani nella divisione dell'impero di Romania. Mohammed la occupò nel 1469; e la repubblica che la possedeva da 264 anni, consideravala come uno dei più preziosi stabilimenti che avesse nel levante.
[11]Commissioni 27 novembre 1470 e 2 gennaio 1471. Cornet, op. cit.
[11]Commissioni 27 novembre 1470 e 2 gennaio 1471. Cornet, op. cit.
[12]Ducale a Vettor Soranzo in Sicilia, 2 marzo 1471. Ib.
[12]Ducale a Vettor Soranzo in Sicilia, 2 marzo 1471. Ib.
[13]Pubblicata negli Annali di Malipiero. Archivio storico italiano, vol. VII, pag. 68.
[13]Pubblicata negli Annali di Malipiero. Archivio storico italiano, vol. VII, pag. 68.
[14]Deliberazioni segrete, volume XXV. Cornet, op. cit. pag. 23.
[14]Deliberazioni segrete, volume XXV. Cornet, op. cit. pag. 23.
[15]L'antica Hermonassa sulla sponda del Niester, scalo della Valacchia e Moldavia.
[15]L'antica Hermonassa sulla sponda del Niester, scalo della Valacchia e Moldavia.
[16]Ducali a Vettore Soranzo, 22 aprile e 25 ottobre 1471.
[16]Ducali a Vettore Soranzo, 22 aprile e 25 ottobre 1471.
[17]Dracone Zeno, figliuolo di Antonio, viaggiò nel 1425 per gran parte dell'Asia, dimorò molti anni alla Balsera, alla Mecca ed in Persia, e morì a Damasco.
[17]Dracone Zeno, figliuolo di Antonio, viaggiò nel 1425 per gran parte dell'Asia, dimorò molti anni alla Balsera, alla Mecca ed in Persia, e morì a Damasco.
[18]Commentari del viaggio di Caterino Zeno, cit.
[18]Commentari del viaggio di Caterino Zeno, cit.
[19]Annali del Malipiero, cit.
[19]Annali del Malipiero, cit.
[20]Secreta XXV, V. Cornet, op. cit., e la tavola qui di fronte.
[20]Secreta XXV, V. Cornet, op. cit., e la tavola qui di fronte.
[21]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 47.
[21]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 47.
[22]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 49 e 63.
[22]Secreta XXV, Cornet, op. cit. p. 49 e 63.
[23]Verdiziotti, Dei fatti veneti, p. 572.
[23]Verdiziotti, Dei fatti veneti, p. 572.
[24]Secreta XXV, Cornet, op. cit., p. 65.
[24]Secreta XXV, Cornet, op. cit., p. 65.
[25]Registri Senato Terra, tom. VI, pag. 186, 188, 191, 194. Arch. ven. gen.
[25]Registri Senato Terra, tom. VI, pag. 186, 188, 191, 194. Arch. ven. gen.
[26]Lettere al Senato di Giosafat Barbaro, Vienna 1852, dai codici Foscarini.
[26]Lettere al Senato di Giosafat Barbaro, Vienna 1852, dai codici Foscarini.
[27]Pietro Mocenigo fu poi creato doge a' 16 dicembre 1474. Morì nel 1476 e gli fu posto il seguente epitaffio: « Qui Asia a faucibus Hellesponti usque in Cyprum ferro ignique vastata, Caramanis regibus venetorum sociis, Othomano oppressis, regno restituto.... »E Nicolò Tron, che fu Doge dal 1471 al 1473, ebbe per epitaffio: « Cum rege Parthorum contra Turcum socia arma coniunxit.... » e per breve:Hic Thronus aeteris dux est demissus ab astrisUt Persam Veneto iungeret imperio.
[27]Pietro Mocenigo fu poi creato doge a' 16 dicembre 1474. Morì nel 1476 e gli fu posto il seguente epitaffio: « Qui Asia a faucibus Hellesponti usque in Cyprum ferro ignique vastata, Caramanis regibus venetorum sociis, Othomano oppressis, regno restituto.... »
E Nicolò Tron, che fu Doge dal 1471 al 1473, ebbe per epitaffio: « Cum rege Parthorum contra Turcum socia arma coniunxit.... » e per breve:
Hic Thronus aeteris dux est demissus ab astrisUt Persam Veneto iungeret imperio.
Hic Thronus aeteris dux est demissus ab astrisUt Persam Veneto iungeret imperio.
[28]Coriolano Cippico,De Bello Asiatico, Venetiis 1594.
[28]Coriolano Cippico,De Bello Asiatico, Venetiis 1594.
[29]Commentari Zeno, op. cit.
[29]Commentari Zeno, op. cit.
[30]Marin Sanudo nel vol. XXII,Rerum italicarum scriptores.
[30]Marin Sanudo nel vol. XXII,Rerum italicarum scriptores.
[31]Pubblicata negli Annali del Malipiero, cit.
[31]Pubblicata negli Annali del Malipiero, cit.
[32]Annali del Malipiero cit. VII, pag. 83.
[32]Annali del Malipiero cit. VII, pag. 83.
[33]Ib. pag. 82.
[33]Ib. pag. 82.
[34]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 83.
[34]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 83.
[35]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 84.
[35]Secreta XXV, Cornet, op. cit., pag. 84.
[36]Lettere di Giosafat Barbaro, cit.
[36]Lettere di Giosafat Barbaro, cit.
[37]Aghaliman, il 4 giugno 1473; Malipiero, Ann. pag. 87.
[37]Aghaliman, il 4 giugno 1473; Malipiero, Ann. pag. 87.
[38]Deliberazione del Senato, 25 giugno 1473. Secreta XXV, pag. 19, Archivio veneto generale.
[38]Deliberazione del Senato, 25 giugno 1473. Secreta XXV, pag. 19, Archivio veneto generale.
[39]Lettera dello Zeno, 13 luglio 1473. Così di fatto egli scrisse a Federico III, il quale invece cercò di ridurre la Dieta, perchè non si desse aiuto alcuno ad Uzunhasan, onde il gransignore prosperasse contro la repubblica. E scrisse egualmente al re Mattia, che trattò invece la pace colla Turchia.
[39]Lettera dello Zeno, 13 luglio 1473. Così di fatto egli scrisse a Federico III, il quale invece cercò di ridurre la Dieta, perchè non si desse aiuto alcuno ad Uzunhasan, onde il gransignore prosperasse contro la repubblica. E scrisse egualmente al re Mattia, che trattò invece la pace colla Turchia.
[40]L'esercito persiano contava 300,000 uomini. Lettera dello Zeno, 26 luglio 1473.
[40]L'esercito persiano contava 300,000 uomini. Lettera dello Zeno, 26 luglio 1473.
[41]Commentari dei viaggi dello Zeno, cit.
[41]Commentari dei viaggi dello Zeno, cit.
[42]Malipiero, Annali cit.
[42]Malipiero, Annali cit.
[43]Secreta XXVI, Cornet, op. cit.
[43]Secreta XXVI, Cornet, op. cit.
[44]L'Ognibene sbarcò a Kurku il 18 gennaio 1474, ivi condotto dalla galea Caterina, e per la via di Aleppo andò in Persia.
[44]L'Ognibene sbarcò a Kurku il 18 gennaio 1474, ivi condotto dalla galea Caterina, e per la via di Aleppo andò in Persia.
[45]Commentari Zeno, cit.
[45]Commentari Zeno, cit.
[46]Memorie storiche dei Monarchi Ottomani.
[46]Memorie storiche dei Monarchi Ottomani.
[47]Lettere del Barbaro, cit.
[47]Lettere del Barbaro, cit.
[48]Viaggio di Giosafat Barbaro in Persia, Ramusio, op. cit.
[48]Viaggio di Giosafat Barbaro in Persia, Ramusio, op. cit.
[49]Viaggio di un mercante che fu nella Persia, Ramusio, op. cit.
[49]Viaggio di un mercante che fu nella Persia, Ramusio, op. cit.
[50]Malipiero, annali op. cit.
[50]Malipiero, annali op. cit.
[51]Benchè gli etimologi non siano d'accordo intorno alla derivazione del nome sufì, adottiamo questo modo di scriverlo, dopo le preziose considerazioni dell'Hammer, del Marsden, e dei moderni orientalisti.
[51]Benchè gli etimologi non siano d'accordo intorno alla derivazione del nome sufì, adottiamo questo modo di scriverlo, dopo le preziose considerazioni dell'Hammer, del Marsden, e dei moderni orientalisti.
[52]Sanudo Codd. Marciani, vol. IV, pag. 66. Vedi Brown, Ragguagli sulla vita e le opere di M. Sanudo.
[52]Sanudo Codd. Marciani, vol. IV, pag. 66. Vedi Brown, Ragguagli sulla vita e le opere di M. Sanudo.
[53]Sanudo IV, pag. 168.
[53]Sanudo IV, pag. 168.
[54]Sanudo V, pag. 137.
[54]Sanudo V, pag. 137.
[55]Sanudo VII, pag. 407.
[55]Sanudo VII, pag. 407.
[56]Sanudo VII, pag. 168-173.
[56]Sanudo VII, pag. 168-173.
[57]Persiana, daagem, nome col quale gli arabi indicano le terre ad essi straniere, ed in particolare la Persia.
[57]Persiana, daagem, nome col quale gli arabi indicano le terre ad essi straniere, ed in particolare la Persia.
[58]Vol. VII, pag. 194.
[58]Vol. VII, pag. 194.
[59]Paolo Giovio, Hist. di Venezia, lib. XIII.
[59]Paolo Giovio, Hist. di Venezia, lib. XIII.
[60]Sanudo VII, pag. 425.
[60]Sanudo VII, pag. 425.
[61]Sanudo VII, pag. 508.
[61]Sanudo VII, pag. 508.
[62]Sanudo VIII, pag. 182.
[62]Sanudo VIII, pag. 182.
[63]P. Giovio, Hist. cit., pag. 321.
[63]P. Giovio, Hist. cit., pag. 321.
[64]Nel settembre 1509. Sanudo IX, pag. 135.
[64]Nel settembre 1509. Sanudo IX, pag. 135.
[65]Il 21 giugno 1511.
[65]Il 21 giugno 1511.
[66]Secreta XLIV, pag. 31. Archivio veneto generale.
[66]Secreta XLIV, pag. 31. Archivio veneto generale.
[67]Secreta XLIV, pag. 73. Arch. ven. gen.
[67]Secreta XLIV, pag. 73. Arch. ven. gen.
[68]Vol. XV.
[68]Vol. XV.
[69]Ib.
[69]Ib.
[70]Morana, Relazione del commercio di Aleppo. Venezia 1799.
[70]Morana, Relazione del commercio di Aleppo. Venezia 1799.
[71]Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato nel secolo XVI, edite in Firenze da Eugenio Albèri. Serie III, vol. I, pag. 24.
[71]Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato nel secolo XVI, edite in Firenze da Eugenio Albèri. Serie III, vol. I, pag. 24.
[72]Albèri, Relazioni venete cit., serie III, vol. I, pag. 85.
[72]Albèri, Relazioni venete cit., serie III, vol. I, pag. 85.
[73]Serie III, vol. I, pag. 193. Questa relazione porta, in una copia esistente nell'Archivio generale del regno a Torino, il nome di Daniele Barbaro; e nei codici Foscarini a Vienna il titolo: Relatione del Sophi re di Persia, di Armenia, di Assiria e di Media, cogli altri Stati suoi, et successi della guerra col Turco.
[73]Serie III, vol. I, pag. 193. Questa relazione porta, in una copia esistente nell'Archivio generale del regno a Torino, il nome di Daniele Barbaro; e nei codici Foscarini a Vienna il titolo: Relatione del Sophi re di Persia, di Armenia, di Assiria e di Media, cogli altri Stati suoi, et successi della guerra col Turco.
[74]Albèri, Relazioni venete cit. Serie III, vol. I, pag. 166.
[74]Albèri, Relazioni venete cit. Serie III, vol. I, pag. 166.
[75]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. III, pag. 138.
[75]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. III, pag. 138.
[76]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. I, pag. 278.
[76]Albèri, Relazioni cit. Serie III, vol. I, pag. 278.
[77]Nell'anno 1573. Albèri, relazioni cit. Serie III, vol I, pag. 338.
[77]Nell'anno 1573. Albèri, relazioni cit. Serie III, vol I, pag. 338.
[78]Inedito e tratto dal codice 1762 dell'arch. Cicogna.
[78]Inedito e tratto dal codice 1762 dell'arch. Cicogna.
[79]Esp. Princ. Registri anni 1580-83. Arch. secreto del Collegio.
[79]Esp. Princ. Registri anni 1580-83. Arch. secreto del Collegio.
[80]Raccolta Svajer, n. 878.
[80]Raccolta Svajer, n. 878.
[81]Cod. MDCCLXII.
[81]Cod. MDCCLXII.
[82]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II.
[82]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II.
[83]Relazioni consolari inedite, presso di me.
[83]Relazioni consolari inedite, presso di me.
[84]Albèri, Serie III, vol. II.
[84]Albèri, Serie III, vol. II.
[85]Albèri, ibid.
[85]Albèri, ibid.
[86]Relazione inedita presentata in senato il 16 febbraio 1596.
[86]Relazione inedita presentata in senato il 16 febbraio 1596.
[87]Libro cerimoniali. Arch. gen.
[87]Libro cerimoniali. Arch. gen.
[88]Cerimoniali cit.
[88]Cerimoniali cit.
[89]Il traffico in Persia non pregiudicava alla nobiltà o alla condizione elevata delle persone. Lo stesso re aveva agenti che mercatavano nei paesi lontani per suo conto, ancorchè investiti di distinto carattere pubblico. Mss. Donà.
[89]Il traffico in Persia non pregiudicava alla nobiltà o alla condizione elevata delle persone. Lo stesso re aveva agenti che mercatavano nei paesi lontani per suo conto, ancorchè investiti di distinto carattere pubblico. Mss. Donà.
[90]Esp. Collegio.
[90]Esp. Collegio.
[91]Conforme all'usanza persiana.
[91]Conforme all'usanza persiana.
[92]Iscrizioni venete del Cicogna, vol. V, pag. 645.
[92]Iscrizioni venete del Cicogna, vol. V, pag. 645.
[93]Commemoriale XXVI.
[93]Commemoriale XXVI.
[94]Ricevuta 9 marzo 1603 dalla fabbriceria di S. Marco, in atti Guglielmo di Mapheis, notaio dei procuratori de supra. Il tappeto tuttora si conserva nella sacristia di S. Marco, ma in cattivo stato.
[94]Ricevuta 9 marzo 1603 dalla fabbriceria di S. Marco, in atti Guglielmo di Mapheis, notaio dei procuratori de supra. Il tappeto tuttora si conserva nella sacristia di S. Marco, ma in cattivo stato.
[95]Commemoriale XXVI, pag. 159.
[95]Commemoriale XXVI, pag. 159.
[96]Deliberazione del Senato, 22 settembre 1603.
[96]Deliberazione del Senato, 22 settembre 1603.
[97]Deliberazione del Senato, 22 agosto 1603, particolarmente sull'uscita dei 114 zacchi che egli avea comperati.
[97]Deliberazione del Senato, 22 agosto 1603, particolarmente sull'uscita dei 114 zacchi che egli avea comperati.
[98]Vedi la Tavola qui riportata.
[98]Vedi la Tavola qui riportata.
[99]Trattato 7 marzo 1605, presentato dall'ambasciatore Mocenigo.
[99]Trattato 7 marzo 1605, presentato dall'ambasciatore Mocenigo.
[100]Vedi il fac-simile qui posto, ed ildocumento XXXIX, che ne è la traduzione.
[100]Vedi il fac-simile qui posto, ed ildocumento XXXIX, che ne è la traduzione.
[101]Filza, Atti Turcheschi, Miscell. A. G.
[101]Filza, Atti Turcheschi, Miscell. A. G.
[102]I quattro tappeti si conservano tuttora, ma in cattivo stato, nella chiesa di S. Marco.
[102]I quattro tappeti si conservano tuttora, ma in cattivo stato, nella chiesa di S. Marco.
[103]Delib. Senato, 2 decembre 1645.
[103]Delib. Senato, 2 decembre 1645.
[104]Esp. Princ.
[104]Esp. Princ.
[105]Delib. Senato, 22 e 28 luglio 1673.
[105]Delib. Senato, 22 e 28 luglio 1673.
[106]Vedi la tavola alfrontispizio.
[106]Vedi la tavola alfrontispizio.
[107]Per curiosità ecco un saggio dei titoli usati dal re di Persia verso il Pontefice nel 1658:« Luna del cielo, del dominio della gloria, della equità, della potenza, della magnificenza, della perfezione e della liberalità papa Clemente, sostenimento convenevolissimo, trono della fortezza d'animo e della fortuna, di sublime maestà come Alessandro, magnanimo come Dario, splendido come Gemsid, d'intelletto perspicace come Feriddum, di ingegno sublime come il re Chiaus, signore della giustizia come Nisservan, di prudenza singolare e di costumi rarissimi, intelligente come Aristotile, di mente pura come Platone, firmamento degli astri, via e corso dei medesimi, diadema del sole, luna corrente, lucido orione, Giove felice, stabile Saturno, compendio d'ogni ornamento, di animo esemplare, di modestia segnalatissima, portatore dello stendardo dei beneficii liberali, possessore di autorità reale e di tutte le perfezioni, onorato e riverito dai principi cristiani, rifugio di coloro che credono in Gesù, magnificentissimo come Osdroe, corona della maestà re augustissimo e potentissimo, di sublime grandezza d'animo, tesoro delle glorie immense, splendore del sole fiammeggiante ed aurora del mondo, che i fini de' tuoi desiderii siano conformi al tuo volere e siano sotto la protezione di chi li concede ». Archivio Cicogna.
[107]Per curiosità ecco un saggio dei titoli usati dal re di Persia verso il Pontefice nel 1658:
« Luna del cielo, del dominio della gloria, della equità, della potenza, della magnificenza, della perfezione e della liberalità papa Clemente, sostenimento convenevolissimo, trono della fortezza d'animo e della fortuna, di sublime maestà come Alessandro, magnanimo come Dario, splendido come Gemsid, d'intelletto perspicace come Feriddum, di ingegno sublime come il re Chiaus, signore della giustizia come Nisservan, di prudenza singolare e di costumi rarissimi, intelligente come Aristotile, di mente pura come Platone, firmamento degli astri, via e corso dei medesimi, diadema del sole, luna corrente, lucido orione, Giove felice, stabile Saturno, compendio d'ogni ornamento, di animo esemplare, di modestia segnalatissima, portatore dello stendardo dei beneficii liberali, possessore di autorità reale e di tutte le perfezioni, onorato e riverito dai principi cristiani, rifugio di coloro che credono in Gesù, magnificentissimo come Osdroe, corona della maestà re augustissimo e potentissimo, di sublime grandezza d'animo, tesoro delle glorie immense, splendore del sole fiammeggiante ed aurora del mondo, che i fini de' tuoi desiderii siano conformi al tuo volere e siano sotto la protezione di chi li concede ». Archivio Cicogna.
[108]In gran parte pubblicati di recente a Vienna nelleFontes rerum austriacarum.
[108]In gran parte pubblicati di recente a Vienna nelleFontes rerum austriacarum.
[109]Letteratura veneziana.
[109]Letteratura veneziana.
[110]A partibus Tartarorum scilicet a Baldach et Thorisio conducta sunt mercimonia. Marino Sanuto,Secreta fidelium crucis.
[110]A partibus Tartarorum scilicet a Baldach et Thorisio conducta sunt mercimonia. Marino Sanuto,Secreta fidelium crucis.
[111]Decreto del Senato 16 giugno 1332.
[111]Decreto del Senato 16 giugno 1332.
[112]VolumiPacta. Arch. gen. e Fontes cit.
[112]VolumiPacta. Arch. gen. e Fontes cit.
[113]Istrumento di quitanza, nell'archivio gen.
[113]Istrumento di quitanza, nell'archivio gen.
[114]Decreto del Senato, 4 febbraio 1329.
[114]Decreto del Senato, 4 febbraio 1329.
[115]Gradenigo, Cod. ambasciatori.
[115]Gradenigo, Cod. ambasciatori.
[116]Minute dell'opera inedita di G. Rossi sul costume veneziano, presso il cav. Cicogna.
[116]Minute dell'opera inedita di G. Rossi sul costume veneziano, presso il cav. Cicogna.
[117]V.Parte I.
[117]V.Parte I.
[118]Decreto 9 maggio 1676.
[118]Decreto 9 maggio 1676.
[119]Decreto dei cinque Savii 26 decembre 1641 e 19 gennaio 1672.
[119]Decreto dei cinque Savii 26 decembre 1641 e 19 gennaio 1672.
[120]Decreti del Senato, 7 settembre 1622 e 6 luglio 1646, riconfermati il 2 gennaio 1648.
[120]Decreti del Senato, 7 settembre 1622 e 6 luglio 1646, riconfermati il 2 gennaio 1648.
[121]Libro Tanse.
[121]Libro Tanse.
[122]Mirza Ipahan, rifugiatosi nel Belgio, prese il nome di Bois le duc da cui derivò quello attuale della famiglia Boldù.
[122]Mirza Ipahan, rifugiatosi nel Belgio, prese il nome di Bois le duc da cui derivò quello attuale della famiglia Boldù.
[123]Relazione inedita del console in Siria, Alessandro Malipiero, 1596; e relazione d'Aleppo del console Morana 1793.
[123]Relazione inedita del console in Siria, Alessandro Malipiero, 1596; e relazione d'Aleppo del console Morana 1793.
[124]Vedi Parte I,pag. 49.
[124]Vedi Parte I,pag. 49.
[125]Deliberazione del Senato, 29 dicembre 1589.
[125]Deliberazione del Senato, 29 dicembre 1589.
[126]Confermata il 24 febbraio 1627.
[126]Confermata il 24 febbraio 1627.
[127]Scritture relative al commercio dei Veneziani, presso il nob. Alberti.
[127]Scritture relative al commercio dei Veneziani, presso il nob. Alberti.
[128]Da una memoria inedita del cav. Giacomazzi nell'archivio Cicogna, parrebbe che i Veneziani avessero prestato ai soldani aiuto effettivo collo spedire alcune navi in pezzi ad Alessandria, le quali per terra trasportate sulle coste del mar Rosso ed ivi allestite, passassero poi nei mari dell'India. Nel volume II dei preziosi diarii del Sanudo leggesi soltanto, in data 24 novembre 1503,che el Soldan fa fare al Cairo fuste, le qual si mandano disfatte in Thor, ove se ficheranno et manderanno in India, perchè dicono in India quando haveranno viste quele fuste queli de lì ne sapranno fare anche loro a quel modo, et haverà marinai assai da quelle bande.
[128]Da una memoria inedita del cav. Giacomazzi nell'archivio Cicogna, parrebbe che i Veneziani avessero prestato ai soldani aiuto effettivo collo spedire alcune navi in pezzi ad Alessandria, le quali per terra trasportate sulle coste del mar Rosso ed ivi allestite, passassero poi nei mari dell'India. Nel volume II dei preziosi diarii del Sanudo leggesi soltanto, in data 24 novembre 1503,che el Soldan fa fare al Cairo fuste, le qual si mandano disfatte in Thor, ove se ficheranno et manderanno in India, perchè dicono in India quando haveranno viste quele fuste queli de lì ne sapranno fare anche loro a quel modo, et haverà marinai assai da quelle bande.
[129]Diarii Sanudo, vol. II, p. 744.
[129]Diarii Sanudo, vol. II, p. 744.
[130]Diarii Sanudo, vol. III, pag. 149, 1507 31 marzo. Il Tagri-Berdi andò a Firenze ed ivi pure conchiuse trattato di commercio. Vedi la preziosa opera del comm. M. Amari,I diplomi arabi dello Archivio fiorentino.
[130]Diarii Sanudo, vol. III, pag. 149, 1507 31 marzo. Il Tagri-Berdi andò a Firenze ed ivi pure conchiuse trattato di commercio. Vedi la preziosa opera del comm. M. Amari,I diplomi arabi dello Archivio fiorentino.
[131]Comm. XIX.
[131]Comm. XIX.
[132]Legge 19 decembre 1548.
[132]Legge 19 decembre 1548.
[133]Relazione inedita del console Dandolo, 1602.
[133]Relazione inedita del console Dandolo, 1602.
[134]Relaz. Dandolo, cit.
[134]Relaz. Dandolo, cit.
[135]Diarii, Vol. XVIII, pag. 340.
[135]Diarii, Vol. XVIII, pag. 340.
[136]Relazione del console Sagredo, 1612, inedita.
[136]Relazione del console Sagredo, 1612, inedita.
[137]13 febbraio 1592. Arch. Manin.
[137]13 febbraio 1592. Arch. Manin.
[138]Relazione del console Tommaso Contarini, 1593, inedita.
[138]Relazione del console Tommaso Contarini, 1593, inedita.
[139]Prima relazione di G. F. Sagredo, 1611, inedita.
[139]Prima relazione di G. F. Sagredo, 1611, inedita.
[140]Memoria inedita dello storico Francesco Donà.
[140]Memoria inedita dello storico Francesco Donà.
[141]Decreto del senato, aprile 1537.
[141]Decreto del senato, aprile 1537.
[142]Pubblicato nello Spettatore, Firenze, 1857.
[142]Pubblicato nello Spettatore, Firenze, 1857.
[143]Numismatic Chronicle, februarj 1854, London.
[143]Numismatic Chronicle, februarj 1854, London.
[144]Zennari, Dell'antico commercio dei Veneziani.
[144]Zennari, Dell'antico commercio dei Veneziani.
[145]Diarii, vol. XV e seg.
[145]Diarii, vol. XV e seg.
[146]Morana, Relazione consolare cit., pag. 7.
[146]Morana, Relazione consolare cit., pag. 7.
[147]Relazione del console Alessandro Malipiero, 1596, inedita.
[147]Relazione del console Alessandro Malipiero, 1596, inedita.
[148]Relazione del console Giorgio Emo, 1599, inedita.
[148]Relazione del console Giorgio Emo, 1599, inedita.
[149]Relazione del console Girolamo Morosini, 1614, inedita.
[149]Relazione del console Girolamo Morosini, 1614, inedita.
[150]Relazione del console Giuseppe Civran, 1625, inedita.
[150]Relazione del console Giuseppe Civran, 1625, inedita.
[151]Scrittura dei cinque Savi, 18 aprile 1699.
[151]Scrittura dei cinque Savi, 18 aprile 1699.
[152]Commercio di Moscovia. Codici Donà.
[152]Commercio di Moscovia. Codici Donà.
[153]Nel libro Zanetta del M. C. si trova un decreto relativo al console di Soldadìa dell'anno 1287, mentre l'Olderico confessa che il primo console genovese fu Paolino Doria nel 1289.
[153]Nel libro Zanetta del M. C. si trova un decreto relativo al console di Soldadìa dell'anno 1287, mentre l'Olderico confessa che il primo console genovese fu Paolino Doria nel 1289.
[154]Fontes Rerum Austriacarum cit., vol. XIII.
[154]Fontes Rerum Austriacarum cit., vol. XIII.
[155]Libro Reggimenti. Codice Marciano.
[155]Libro Reggimenti. Codice Marciano.
[156]Scrittura dei Cinque savi alla mercanzia 28 aprile 1699 — Archivio Manin. Cod. Svajer DCCXLII.
[156]Scrittura dei Cinque savi alla mercanzia 28 aprile 1699 — Archivio Manin. Cod. Svajer DCCXLII.
[157]V. Barozzi e Berchet, Relazioni degli ambasciatori veneti del secolo XVII, Venezia, 1858; Baschet, La Diplomatie venitienne, Paris, 1862.
[157]V. Barozzi e Berchet, Relazioni degli ambasciatori veneti del secolo XVII, Venezia, 1858; Baschet, La Diplomatie venitienne, Paris, 1862.
[158]Particolarmente nella collezione dell'Albèri. Firenze, 1844-63, ed in quella Barozzi e Berchet citate.
[158]Particolarmente nella collezione dell'Albèri. Firenze, 1844-63, ed in quella Barozzi e Berchet citate.
[159]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II, pag. 256.
[159]Albèri, Relazioni venete, serie III, vol. II, pag. 256.
[160]Composto di quattro magistrature, cioè: Cinque savi alla mercanzia — Cottimo di Damasco — Cottimo di Alessandria — Cottimo di Londra.
[160]Composto di quattro magistrature, cioè: Cinque savi alla mercanzia — Cottimo di Damasco — Cottimo di Alessandria — Cottimo di Londra.
[161]Il Milione, Venezia, 1847, per cura di V. Lazari.
[161]Il Milione, Venezia, 1847, per cura di V. Lazari.
[162]Lazari, Marco Polo, p. 224, 414.
[162]Lazari, Marco Polo, p. 224, 414.
[163]Foscarini, Della Letteratura veneziana, lib. IV.
[163]Foscarini, Della Letteratura veneziana, lib. IV.
[164]Ramusio, Delle navigazioni e viaggi, vol. II.
[164]Ramusio, Delle navigazioni e viaggi, vol. II.
[165]Morì a Damasco nel 1425. Capellari, Campidoglio veneto, ms. della Marciana.
[165]Morì a Damasco nel 1425. Capellari, Campidoglio veneto, ms. della Marciana.
[166]Vedi la Parte I e i Documenti.
[166]Vedi la Parte I e i Documenti.
[167]Viaggi alla Tana in Persia, ecc.
[167]Viaggi alla Tana in Persia, ecc.
[168]Alberi, Relazioni venete, serie III, vol. II.
[168]Alberi, Relazioni venete, serie III, vol. II.
[169]Ciò si deduce dalle altre due relazioni del Sagredo che si conservano inedite.
[169]Ciò si deduce dalle altre due relazioni del Sagredo che si conservano inedite.
[170]Hasan, zio di Uzunhasan, figlio di Karajuluk. — Hammer, storia dell'impero Osmano. Vol. V, pag. 192. — Genabi, nella biblioteca imperiale di Vienna, pag. 228.
[170]Hasan, zio di Uzunhasan, figlio di Karajuluk. — Hammer, storia dell'impero Osmano. Vol. V, pag. 192. — Genabi, nella biblioteca imperiale di Vienna, pag. 228.
[171]Ebusaid, figlio di Miran shàh, nipote di Timur. Genabi, pag. 228.
[171]Ebusaid, figlio di Miran shàh, nipote di Timur. Genabi, pag. 228.
[172]E fin d'ora.
[172]E fin d'ora.
[173]Vedi ilDoc. precedente.
[173]Vedi ilDoc. precedente.