III.La contessa.

III.La contessa.— È simpatica, non è vero? — Domanda l'Olivieri all'amico, ancora sulle scale, appena usciti dal salottino della signora Eugenia.— Simpaticissima! E per la retribuzione, per l'onorario, come si fa?... Vuol dire che ci penserai tu; combinerai tu, a mio nome.— Ci sarà poco da pensare e da combinare. La signora Eugenia, con me, ha già parlato chiaro. «Sono contentissima di poter fare anch'io un po' di bene, di poter essere un po' di mamma per questa bambina così sola; ma intendiamoci; nient'altro che questo! Ormai sono milionaria: non fò più la maestra.»Il Roero scrolla il capo:— Allora... è un impiccio, una seccatura! Quella signora non vuol accettar regali perchè non può ricambiarli, e pretenderebbe che io quasi scroccassi da lei il suo tempo e le sue lezioni!— Non inquietarti; potremo mettere d'accordo la sua fierezza e la tua. Io la chiamo, scherzando, la calamita dei vedovi! Ha sempre d'intorno un paio di vedove o di vedovi di famiglie decadute, disgraziatissimi, ammalatissimi, con numerosissima prole tutta piccolissima, pieni d'appetito e di pudibonda timidezza: ebbene, fisserai, le darai una sommetta mensile per i suoi vedovi. Essa capirà, accetterà lo stesso, e li spenderà tutti, te lo assicuro!— Va bene; farò così. Ma... e Lulù? Se Lulù, contro tutte le nostre previsioni, non volesse saperne di quellacignora?— La signora Eugenia ha tanta pratica; ha tanto tatto! Speriamo. E poi, adesso l'hai vista; puoi giudicare tu stesso.— Che bella faccia, attraente!— Quelle son le donne!... Le vere donne!... La provvidenza!— Quelle, sì; come la signora Eugenia, non come la Fáni! — Mormora Francesco tra sè.Il pensiero della Fáni, che è stato per un momento sotto gli altri, ma che è sempre vivo e dominante nel suo cuore, è spinto a galla da un grande sospiro. Egli continua a camminare silenzioso per un lungo tratto di strada, poi d'improvviso, e toccando nel gomito il compagno, gli dice a mezza voce:— Sai che cosa farò?— A proposito della signora Eugenia o di Lulù?— No; a proposito della baronessa Stefania.— Ah?... — L'avvocato cambia subito d'espressione, sogghigna, ritorna ironico.— Non voglio più mettere i piedi in casa Arcolei; ma ho l'obbligo di salvare almeno certe apparenze.— Naturalmente!— Oggi, sarebbe il suo giorno di ricevimento; ma invece oggi non c'è, perchè è di turno all'ospedale. È nella Commissione delle dame visitatrici. Io, per altro, non sono obbligato a saperlo: vado, non la trovo e lascio il mio biglietto. Un altro giorno, invece dell'ospedale, ci sarà la visita a qualche asilo, oppure seduta al Consiglio direttivo delle Piccole Suore, o la conferenza di monsignorFlamberti al Sacro Cuore: torno, e le lascio un altro biglietto. Andrò qualche sera, quando sono ben sicuro che è a teatro, e appena mi fosse possibile di affidare Lulù alla signora Eugenia, vado a finire l'Ariannaa Bordighera o a Mentone. Va bene così?— Va benissimo; ma, per altro, fa tutto ciò che vuoi fare, senza pensarci troppo. E adesso?... Io devo andare in tribunale, e tu?— A casa, a far colazione. Ma prima vieni con me a prendere una bambola.Titiormai è tutta rotta, sudicia. E pensa che certe volte mi tocca anche di baciarla! Sai dove si vendono le bambole, quelle proprio belle, ben vestite?— Dalla Bellotti, sotto la Galleria. Ne ho presa una a Natale per una mia nipotina; ha fatto furori!Il Roero compera una bambola magnifica; la più bella che ha la Bellotti. È una bambola elegantissima, vestita color celeste, con un gran cappellone celeste, abbigliata, pettinata, messa in tutto punto, proprio come una vera signora. Il Roero l'ha scelta apposta con gli occhi nerissimi, coi capelli nerissimi e con la piccola testina rotonda come Lulù.Somiglia a Lulù!— Così, — dice sorridendo all'Olivieri, — farò felice quel demonietto! Lulù, per oggi almeno, sarà tutto il giorno occupata colla sua bambola, mi lascierà in pace e si metterà di buon umore per quando verrà la signora Eugenia.Francesco Roero, quando torna a casa, trova Lulù seduta sotto il pianoforte, nel salotto, in istrettissimo colloquio conTiti.— Dove sei?La bimba si curva e rimane tutta raggomitolata per nascondersi e per farsi cercare.— Che cosa fai li sotto?... Ti vedo!... Vieni fuori!...Lulù non risponde, ma alza il capo, spinge innanzi il visino e lo fissa con gli occhi ridenti.— Vieni qui! Vieni fuori!— Più Lulù!... Lulù andata acagia.— Ma no che non è andata a casa!... Se la vedo! Guardala lì!—Titi, andata acagia! — Esclama Lulù conun piccolo grido di allegrezza, come un uccellino che trilla sbattendo le ali.— Ha fatto benissimo, perchè non si lavava mai la faccia.— Brutta,Titi!— Da brava! Da brava! Vieni qui, presto! Vieni a darmi un bacio.La bimba continua a fissarlo sorridendo... si strascica carponi, poi si rizza di colpo e corre precipitandosi contro le gambe del Roero.— Un bacio!... Non mi dai nemmeno un bacino?Ella fa cenno di no, stringendo gli occhi... ma subito con un nuovo grido di allegrezza, abbassa la testina, solleva i capelli, e riceve il piccolo bacio sul collo. Poi lo guarda tenendosi colle mani aggrappata alle sue gambe:— Sei venuto incarroccia?... Perchè?— Oh bella! — Francesco è maravigliato. — Come hai fatto a capire che sono venuto a casa in carrozza?La bimba invece di rispondere ripete la domanda:— Sei venuto incarroccia?... Perchè?— Perchè... non ero solo. Ero con... con una signora!Lulù si ferma, ritta su due piedi, aggrottando le ciglia.— Una bellissima signora! Che rassomiglia a Lulù! — Soggiunse in fretta, il Roero.In quel punto si ode una grande scampanellata, e Giovanni sollevando la portiera si presenta sull'uscio serio serio, coll'aria di annunziare una visita d'importanza:— C'è di là una signora... francese; una signora contessa appena arrivata da Parigi. Ha domandato se qui ci sta una certa signorina Lulù, e vorrebbe farle una visita. La faccio entrare?— Certamente! Certamente! Non bisogna far aspettare le... le contesse di Parigi! — Il Roero osserva con un po' di inquietudine Lulù, rimasta immobile con gli occhi sempre fissi verso l'uscio e le ciglia aggrottate.Giovanni, uscito appena fatta l'ambasciata, rientra subito con la Luisa tenendo ciascuno la bambola per una mano e facendola avanzare a piccoli passettini.— Ecco la signora contessa di Parigi.— Guarda, Lulù, che bella signora!— Ha i capelli neri come i tuoi! Ha gli occhi, guarda, come i tuoi! Ti rassomiglia! — Continuaa ripetere il Roero, mentre Luisa e Giovanni fanno saltellare la bambola dinanzi a Lulù.— È una gran dama, venuta apposta da Parigi per far visita alla signorina Lulù! Una contessa, nientemeno!Ma Lulù indietreggia sempre finchè urta e si ferma con le spalle contro una poltrona: allora quando ha la bambola vicina, la respinge con un moto di dispetto, mentre con un braccio si nasconde gli occhi per non vederla.— No! Non voglioconteccia!... Via! Va via! — E la bimba, pestando i piedi, strillando, prorompe in un pianto dirotto.Padrone, servitore e bambinaia si guardano maravigliati e quasi mortificati da quel mal esito inaspettato.— Forse la crede proprio un'altra bambina come lei, ed è gelosa!... — Osserva la Luisa.Ma il Roero comincia a sbuffare e a perder la pazienza.— Guarda! È una bambola!... Una bambola come laTiti! L'ho presa apposta per te!... È tua!... Prendila! È tua!Non c'è verso! Lulù non vuol guardar la bambolae continua invece a respingerla furiosamente, a battere i piedi per terra, a strillare sempre più forte.— Finiscila, vivaddio! Finiscila o ti mando subito dalla signora Carlotta!Oh sì! La bimba si mette a strillare ancora più di lena.— Cattiva! Peste! Sei una peste! — Grida il Roero addirittura furibondo. — Lasciamola qui sola, finchè si è sfogata! Finchè ha perduto il fiato! Andiamo, Giovanni, presto!... La mia colazione.Ma appena rimasta sola con la Luisa, Lulù si calma come per incanto e il suo visino e i suoi occhi non hanno quasi più traccia di tanta collera, di tanto dolore, nè di tante lacrime sparse. Ella guarda la bambola che Giovanni, prima di uscire, ha messo in piedi in un angolo del canapè, poi guarda la Luisa:— Brutta...conteccia!— Ma no, invece, che è bella, molto bella!... Guardala bene! Non hai voluto nemmeno guardarla!Lulù lentamente si avvicina al canapè fissando, divorando la bambola con gli occhi. Ma è ancoraadirata contro la bella signora di Parigi capitata in carrozza col suo amico, perchè mentre l'osserva attentamente si dà l'aria, come per farle dispetto, di disprezzare tutto ciò che più l'ha colpita e la colpisce nella sua sfarzosa toletta.— Brutto... cappellino!— È molto bello invece! Guarda che bella piuma! Proprio all'ultima moda!— Brutte... scarpine.— Ma no!... Sono scarpine verniciate! Nientemeno! E che belle calzettine di seta!— Brutte... calzettine!— Ma tu, dimmi, — le domanda la Luisa, accarezzandola, dandole un bacio, mentre Lulù appoggiata in piedi al canapè, fissa sempre la bambola, — dimmi la verità, tu, appena l'hai vista, l'hai creduta una bambina, proprio una bambina vera, viva, come te?... Invece no, guardala bene: non vedi che non si muove?.. È un regalo che ti ha portato il signor padrone!— Cattivo...quello là!— Ma si dicequello là, al signor Francesco? — La Luisa non può tenersi dal ridere.— Bruttaconteccia! — Continua a bisbigliarela bambina, ma adesso l'espressione del viso non corrisponde più alle parole. La guarda cogli occhi incantati, si arrischia, comincia a toccarla... le tocca, le tira un ricciolo di capelli. — Sono proprio capelli veri! Allora Lulù va in estasi; salta sul canapè, prende in braccio la bambola e vuol levarle subito il cappellino.— Mia...conteccia!— Sì; è tua.— Portocagia mia.— Sì, puoi portarla a casa tua, puoi portarla dove vuoi!Lulù si stringe la bambola contro il petto e le imprime un gran bacio sulla faccettina dibiscuitin segno di riconciliazione e di amicizia, ma più ancora in segno di conquista, di possesso, e subito scivola giù del canapè, sempre colla sua puppattola ben stretta fra le braccia, attraversa trotterellando il salottino e corre nello studio a cacciarsi sotto la scrivania dove ha la sua seggiolina e c'è il lettino, il carrettino diTiti, dove hala cagia suae dove la signora Eugenia quando viene verso le quattro, come ha promesso, la trova ancora tutta intenta e occupata colla suaconteccia.La signora Eugenia, appena entra nello studio accompagnata dal Roero, va direttamente verso la scrivania, e curvandosi per avvicinarsi a Lulù e sorridendo, si mette subito a discorrere come se già si fossero conosciute da un pezzo.— Son venuta per vedere se quella signorina lì, — e indica la puppattola, — sa ben contenersi, se è savia, oppure se fa capricci.Lulù seduta sul panchettino colla sua bambola in grembo che adesso dorme, stanca di visite e di ricevimenti, caccia innanzi la testina sotto la scrivania e cogli occhioni neri lucenti, guarda fisso quella signora che le parla con tanta naturalezza, con tanta confidenza, senza volerla subito abbracciare, nè voler darle subito dei baci.Il lungo esame è riuscito certo favorevole alla signora Eugenia. Lulù, quando ha finito di guardarla, le indica la bambola e le impone silenzio col ditino:— Dorme.— Allora zitti, tutti zitti! Bisogna far pianino pianino! — Bisbiglia la signora Eugenia, sommessamente.— Dorme, — ripete Lulù, contentissima di esseresecondata in quell'idea, e così il primo incontro passa tranquillo e sereno, come nessuno avrebbe mai osato sperare.Il Roero è soddisfattissimo:— Brava! Molto brava! È certo anche la sua voce così dolce, così armoniosa, che fa subito colpo sui bambini e che li persuade.— Oramai il passo più difficile è andato bene! — Risponde sottovoce la signora Eugenia, rizzandosi sorridendo.Ella è un po' rossa, accesa in viso e il suo occhio sempre così calmo e sicuro sfugge, adesso, quello del Roero. Il trovarsi a un tratto e con tanta intimità nello studio del giovine letterato, le fa una forte impressione che non può del tutto nascondere. Guarda in giro curiosa ed estatica, osservando ed ammirando.— Segantini e Favretto? — Esclama vivamente indicando i due quadri famosi.— Sì.La signora Eugenia continua a guardarli a guardarli, ma non aggiunge altro. Il suo entusiasmo si esprime tutto cogli occhi in un sentimento quasi di devozione... e non ha parole.Come scotendosi da quell'estasi, soggiunge soltanto:— Ella deve scrivere delle gran belle cose in questo studio, in questo.... ambiente. — E torna subito vicino a Lulù, curvandosi vivamente per vederla sotto la scrivania.— Dorme ancora?—Ci; ma adesso si sveglia.— Allora vieni un po' qui! Lasciamela vedere!Il Roero spinge una poltrona verso la signora Eugenia, che siede ringraziando con un cenno del capo. Lulù le porta subito la bambola sulle ginocchia e vi si appoggia anche lei liberamente.— E come si chiama questa bella signora?— La mia....conteccia!— Non si parla così. Bisogna pronunziar ben chiare le sillabe:Con-tes-sa, colla doppia esse,ssa. Proviamo insieme: Con-tess....— Con-tessa!— Brava! Ma brava la mia Lulù! Allora giacchè sei tanto brava, mi darai anche un bel bacio!La bimba alza il visetto e subito le scocca un bacio sulla bocca, in fretta, non volendo perder tempo.La signora Eugenia rizzando la bambola e tenendola in piedi sulle ginocchia, si effonde in grandi ammirazioni.— Che cappellino magnifico! E anche le sottane di battista ricamata?... Oh, oh! Ma che lusso!Gli occhi della bimba sfavillano di gioia.— Ma sai che il signor Francesco è molto buono? Lo hai poi ringraziato, proprio bene, per averti fatto un così bel regalo?Il visino di Lulù s'intorbida un istante: non ha ancora perdonato a...quello là, e colla sua furberia evita di rispondere.— Dorme più...conteccia!— Da brava! Da brava! Pronunzia bene la doppia esse come ti ho detto! Con-tess...— Con-tessa! — Ripete la bimba con uno de' suoi piccoli gridi di allegrezza.— Dunque, dimmi, lo hai ringraziato il signor Francesco?... Ricordati che il signor Francesco ti vuol molto, molto bene.Lulù torna a oscurarsi e le sue labbra hanno un leggero tremito, finchè il Roero prendendola in braccio esclama ridendo:— Facciamo la pace!... Facciamo la pace!La bimba ride, gli si attacca al collo, lo stringe forte colle braccine, lo soffoca, gli tira i capelli, gli dà le botte, lo copre di baci.La signora Eugenia riman lì come estatica e cogli occhi lucenti a guardare il Roero, a guardare Lulù. Quel «giovane papà» così buono, così affettuoso per quella bimba non sua... quella bimba così bella e così intelligente alla quale hanno ucciso il babbo, e che non ha la mamma, commuovono il suo cuore profondamente, esaltano la sua fantasia un po' romantica.— ETiti? ETiti? — Domanda dopo un momento, riprendendo il suo ufficio, la sua parte di maestra. — Adesso mi farai vedere ancheTiti?Lulù la guarda attonita per un istante: se n'era affatto dimenticata!..... Ma soggiunge subito, già coll'istinto femminile, volendo giustificare il proprio oblio:—Titi..... brutta!... Cattiva!— Se è brutta è una disgrazia e perciò bisogna anzi volerle bene anche di più.— Cattiva!— Cattiva no, non può essere! Qui non ce ne sono di cattivi! I cattivi sono tutti lontani lontani, noi non ne conosciamo di cattivi!Ciò persuade molto e va molto a genio alla piccina:— Lulù... buona!— Sì, anche tu sei buona, e adesso andremo insieme a cercare laTiti.La signora Eugenia, prima di entrare nello studio per incontrarsi con Lulù, si era informata di tutto, e aveva già visto nel salotto, dov'era la vecchia bambola.— Vuoi che andiamo insieme a cercarla?—Cì!— Ricordati; pronuncia bene la esse:ssì! Hai capito?—Cì!La bimba, che le ha presa la mano, tira di forza la signora Eugenia nel salottino dove, sotto il pianoforte, giace distesa la poveraTitisenza una gamba e tutta a sbrendoli.Lulù, fiera della suaContessa, non vuol più saperne.— Brutta!... BruttaTiti!— Oh poveraTiti! Povera la miaTiti! — La signora Eugenia con un accento di dolore e di grande commiserazione, raccoglie la vecchiabambola e torna a sedersi accarezzandola, cercando in qualche modo di aggiustarla.Lulù si ferma ritta, immobile, sempre colla bellaContessastretta fra le braccia, osservando la signora Eugenia.— PoveraTiti! Povera la miaTiti!... Chissà che dolore non aver più le carezze, non aver più i baci di Lulù!— Brutta! — Ripete forte la bimba, per vincere col disprezzo l'interno rimorso.— Brutta perchè Lulù non le vuol più bene!... Ma prenderò io a volerle bene, e tornerà bella. Adesso me la porto con me, vado a comperarle un bel cappellino; con una stoffa tutta a fiori, che ho a casa, le farò un magnifico vestitino nuovo, e quando sarà pulita e ben pettinata, e avrà ancora tutte e due le sue gambine, verremo qui insieme a trovarti e tu ritornerai a volerle bene. Quando dobbiamo venire?—Stacera!— Esclama subito Lulù.— No,stassera, — e la signora Eugenia ripete apposta leesse, — stassera è troppo presto. Non posso aver finito il vestitino. Verrò..... domattina. Sei contenta?—Cì! Cì!— No! Pronunzia bene la esse.Sss...—Sss... cì.— Cara! — La signora Eugenia le stampa un gran bacio sulla testolina rotonda in mezzo ai capelli nerissimi, fitti fitti e odorosi, mentre il Roero rimane sempre più stupito vedendo quel demonietto selvaggio così presto addomesticato, così tranquillo e ubbidiente.— Anche il cappellino aTiti?— Anche il cappellino.— Anche le scarpine a Titi?— Sicuro, poveraTiti! Le prenderemo anche un paio di scarpine nuove. Come le vuoi? Di pelle nera o di pelle gialla, come ora sono di moda?Lulù non risponde: sempre appoggiata alle ginocchia della signora Eugenia, alza gli occhi fissandola, mentre si prende un piedino con una mano:— Anche il mio papà... porterà belle scarpine nuove.....Poi, dopo un momento, soggiunge scrollando dolcemente la testina:—Stacerano!... No,stacera... Dopo... domani!

— È simpatica, non è vero? — Domanda l'Olivieri all'amico, ancora sulle scale, appena usciti dal salottino della signora Eugenia.

— Simpaticissima! E per la retribuzione, per l'onorario, come si fa?... Vuol dire che ci penserai tu; combinerai tu, a mio nome.

— Ci sarà poco da pensare e da combinare. La signora Eugenia, con me, ha già parlato chiaro. «Sono contentissima di poter fare anch'io un po' di bene, di poter essere un po' di mamma per questa bambina così sola; ma intendiamoci; nient'altro che questo! Ormai sono milionaria: non fò più la maestra.»

Il Roero scrolla il capo:

— Allora... è un impiccio, una seccatura! Quella signora non vuol accettar regali perchè non può ricambiarli, e pretenderebbe che io quasi scroccassi da lei il suo tempo e le sue lezioni!

— Non inquietarti; potremo mettere d'accordo la sua fierezza e la tua. Io la chiamo, scherzando, la calamita dei vedovi! Ha sempre d'intorno un paio di vedove o di vedovi di famiglie decadute, disgraziatissimi, ammalatissimi, con numerosissima prole tutta piccolissima, pieni d'appetito e di pudibonda timidezza: ebbene, fisserai, le darai una sommetta mensile per i suoi vedovi. Essa capirà, accetterà lo stesso, e li spenderà tutti, te lo assicuro!

— Va bene; farò così. Ma... e Lulù? Se Lulù, contro tutte le nostre previsioni, non volesse saperne di quellacignora?

— La signora Eugenia ha tanta pratica; ha tanto tatto! Speriamo. E poi, adesso l'hai vista; puoi giudicare tu stesso.

— Che bella faccia, attraente!

— Quelle son le donne!... Le vere donne!... La provvidenza!

— Quelle, sì; come la signora Eugenia, non come la Fáni! — Mormora Francesco tra sè.

Il pensiero della Fáni, che è stato per un momento sotto gli altri, ma che è sempre vivo e dominante nel suo cuore, è spinto a galla da un grande sospiro. Egli continua a camminare silenzioso per un lungo tratto di strada, poi d'improvviso, e toccando nel gomito il compagno, gli dice a mezza voce:

— Sai che cosa farò?

— A proposito della signora Eugenia o di Lulù?

— No; a proposito della baronessa Stefania.

— Ah?... — L'avvocato cambia subito d'espressione, sogghigna, ritorna ironico.

— Non voglio più mettere i piedi in casa Arcolei; ma ho l'obbligo di salvare almeno certe apparenze.

— Naturalmente!

— Oggi, sarebbe il suo giorno di ricevimento; ma invece oggi non c'è, perchè è di turno all'ospedale. È nella Commissione delle dame visitatrici. Io, per altro, non sono obbligato a saperlo: vado, non la trovo e lascio il mio biglietto. Un altro giorno, invece dell'ospedale, ci sarà la visita a qualche asilo, oppure seduta al Consiglio direttivo delle Piccole Suore, o la conferenza di monsignorFlamberti al Sacro Cuore: torno, e le lascio un altro biglietto. Andrò qualche sera, quando sono ben sicuro che è a teatro, e appena mi fosse possibile di affidare Lulù alla signora Eugenia, vado a finire l'Ariannaa Bordighera o a Mentone. Va bene così?

— Va benissimo; ma, per altro, fa tutto ciò che vuoi fare, senza pensarci troppo. E adesso?... Io devo andare in tribunale, e tu?

— A casa, a far colazione. Ma prima vieni con me a prendere una bambola.Titiormai è tutta rotta, sudicia. E pensa che certe volte mi tocca anche di baciarla! Sai dove si vendono le bambole, quelle proprio belle, ben vestite?

— Dalla Bellotti, sotto la Galleria. Ne ho presa una a Natale per una mia nipotina; ha fatto furori!

Il Roero compera una bambola magnifica; la più bella che ha la Bellotti. È una bambola elegantissima, vestita color celeste, con un gran cappellone celeste, abbigliata, pettinata, messa in tutto punto, proprio come una vera signora. Il Roero l'ha scelta apposta con gli occhi nerissimi, coi capelli nerissimi e con la piccola testina rotonda come Lulù.

Somiglia a Lulù!

— Così, — dice sorridendo all'Olivieri, — farò felice quel demonietto! Lulù, per oggi almeno, sarà tutto il giorno occupata colla sua bambola, mi lascierà in pace e si metterà di buon umore per quando verrà la signora Eugenia.

Francesco Roero, quando torna a casa, trova Lulù seduta sotto il pianoforte, nel salotto, in istrettissimo colloquio conTiti.

— Dove sei?

La bimba si curva e rimane tutta raggomitolata per nascondersi e per farsi cercare.

— Che cosa fai li sotto?... Ti vedo!... Vieni fuori!...

Lulù non risponde, ma alza il capo, spinge innanzi il visino e lo fissa con gli occhi ridenti.

— Vieni qui! Vieni fuori!

— Più Lulù!... Lulù andata acagia.

— Ma no che non è andata a casa!... Se la vedo! Guardala lì!

—Titi, andata acagia! — Esclama Lulù conun piccolo grido di allegrezza, come un uccellino che trilla sbattendo le ali.

— Ha fatto benissimo, perchè non si lavava mai la faccia.

— Brutta,Titi!

— Da brava! Da brava! Vieni qui, presto! Vieni a darmi un bacio.

La bimba continua a fissarlo sorridendo... si strascica carponi, poi si rizza di colpo e corre precipitandosi contro le gambe del Roero.

— Un bacio!... Non mi dai nemmeno un bacino?

Ella fa cenno di no, stringendo gli occhi... ma subito con un nuovo grido di allegrezza, abbassa la testina, solleva i capelli, e riceve il piccolo bacio sul collo. Poi lo guarda tenendosi colle mani aggrappata alle sue gambe:

— Sei venuto incarroccia?... Perchè?

— Oh bella! — Francesco è maravigliato. — Come hai fatto a capire che sono venuto a casa in carrozza?

La bimba invece di rispondere ripete la domanda:

— Sei venuto incarroccia?... Perchè?

— Perchè... non ero solo. Ero con... con una signora!

Lulù si ferma, ritta su due piedi, aggrottando le ciglia.

— Una bellissima signora! Che rassomiglia a Lulù! — Soggiunse in fretta, il Roero.

In quel punto si ode una grande scampanellata, e Giovanni sollevando la portiera si presenta sull'uscio serio serio, coll'aria di annunziare una visita d'importanza:

— C'è di là una signora... francese; una signora contessa appena arrivata da Parigi. Ha domandato se qui ci sta una certa signorina Lulù, e vorrebbe farle una visita. La faccio entrare?

— Certamente! Certamente! Non bisogna far aspettare le... le contesse di Parigi! — Il Roero osserva con un po' di inquietudine Lulù, rimasta immobile con gli occhi sempre fissi verso l'uscio e le ciglia aggrottate.

Giovanni, uscito appena fatta l'ambasciata, rientra subito con la Luisa tenendo ciascuno la bambola per una mano e facendola avanzare a piccoli passettini.

— Ecco la signora contessa di Parigi.

— Guarda, Lulù, che bella signora!

— Ha i capelli neri come i tuoi! Ha gli occhi, guarda, come i tuoi! Ti rassomiglia! — Continuaa ripetere il Roero, mentre Luisa e Giovanni fanno saltellare la bambola dinanzi a Lulù.

— È una gran dama, venuta apposta da Parigi per far visita alla signorina Lulù! Una contessa, nientemeno!

Ma Lulù indietreggia sempre finchè urta e si ferma con le spalle contro una poltrona: allora quando ha la bambola vicina, la respinge con un moto di dispetto, mentre con un braccio si nasconde gli occhi per non vederla.

— No! Non voglioconteccia!... Via! Va via! — E la bimba, pestando i piedi, strillando, prorompe in un pianto dirotto.

Padrone, servitore e bambinaia si guardano maravigliati e quasi mortificati da quel mal esito inaspettato.

— Forse la crede proprio un'altra bambina come lei, ed è gelosa!... — Osserva la Luisa.

Ma il Roero comincia a sbuffare e a perder la pazienza.

— Guarda! È una bambola!... Una bambola come laTiti! L'ho presa apposta per te!... È tua!... Prendila! È tua!

Non c'è verso! Lulù non vuol guardar la bambolae continua invece a respingerla furiosamente, a battere i piedi per terra, a strillare sempre più forte.

— Finiscila, vivaddio! Finiscila o ti mando subito dalla signora Carlotta!

Oh sì! La bimba si mette a strillare ancora più di lena.

— Cattiva! Peste! Sei una peste! — Grida il Roero addirittura furibondo. — Lasciamola qui sola, finchè si è sfogata! Finchè ha perduto il fiato! Andiamo, Giovanni, presto!... La mia colazione.

Ma appena rimasta sola con la Luisa, Lulù si calma come per incanto e il suo visino e i suoi occhi non hanno quasi più traccia di tanta collera, di tanto dolore, nè di tante lacrime sparse. Ella guarda la bambola che Giovanni, prima di uscire, ha messo in piedi in un angolo del canapè, poi guarda la Luisa:

— Brutta...conteccia!

— Ma no, invece, che è bella, molto bella!... Guardala bene! Non hai voluto nemmeno guardarla!

Lulù lentamente si avvicina al canapè fissando, divorando la bambola con gli occhi. Ma è ancoraadirata contro la bella signora di Parigi capitata in carrozza col suo amico, perchè mentre l'osserva attentamente si dà l'aria, come per farle dispetto, di disprezzare tutto ciò che più l'ha colpita e la colpisce nella sua sfarzosa toletta.

— Brutto... cappellino!

— È molto bello invece! Guarda che bella piuma! Proprio all'ultima moda!

— Brutte... scarpine.

— Ma no!... Sono scarpine verniciate! Nientemeno! E che belle calzettine di seta!

— Brutte... calzettine!

— Ma tu, dimmi, — le domanda la Luisa, accarezzandola, dandole un bacio, mentre Lulù appoggiata in piedi al canapè, fissa sempre la bambola, — dimmi la verità, tu, appena l'hai vista, l'hai creduta una bambina, proprio una bambina vera, viva, come te?... Invece no, guardala bene: non vedi che non si muove?.. È un regalo che ti ha portato il signor padrone!

— Cattivo...quello là!

— Ma si dicequello là, al signor Francesco? — La Luisa non può tenersi dal ridere.

— Bruttaconteccia! — Continua a bisbigliarela bambina, ma adesso l'espressione del viso non corrisponde più alle parole. La guarda cogli occhi incantati, si arrischia, comincia a toccarla... le tocca, le tira un ricciolo di capelli. — Sono proprio capelli veri! Allora Lulù va in estasi; salta sul canapè, prende in braccio la bambola e vuol levarle subito il cappellino.

— Mia...conteccia!

— Sì; è tua.

— Portocagia mia.

— Sì, puoi portarla a casa tua, puoi portarla dove vuoi!

Lulù si stringe la bambola contro il petto e le imprime un gran bacio sulla faccettina dibiscuitin segno di riconciliazione e di amicizia, ma più ancora in segno di conquista, di possesso, e subito scivola giù del canapè, sempre colla sua puppattola ben stretta fra le braccia, attraversa trotterellando il salottino e corre nello studio a cacciarsi sotto la scrivania dove ha la sua seggiolina e c'è il lettino, il carrettino diTiti, dove hala cagia suae dove la signora Eugenia quando viene verso le quattro, come ha promesso, la trova ancora tutta intenta e occupata colla suaconteccia.

La signora Eugenia, appena entra nello studio accompagnata dal Roero, va direttamente verso la scrivania, e curvandosi per avvicinarsi a Lulù e sorridendo, si mette subito a discorrere come se già si fossero conosciute da un pezzo.

— Son venuta per vedere se quella signorina lì, — e indica la puppattola, — sa ben contenersi, se è savia, oppure se fa capricci.

Lulù seduta sul panchettino colla sua bambola in grembo che adesso dorme, stanca di visite e di ricevimenti, caccia innanzi la testina sotto la scrivania e cogli occhioni neri lucenti, guarda fisso quella signora che le parla con tanta naturalezza, con tanta confidenza, senza volerla subito abbracciare, nè voler darle subito dei baci.

Il lungo esame è riuscito certo favorevole alla signora Eugenia. Lulù, quando ha finito di guardarla, le indica la bambola e le impone silenzio col ditino:

— Dorme.

— Allora zitti, tutti zitti! Bisogna far pianino pianino! — Bisbiglia la signora Eugenia, sommessamente.

— Dorme, — ripete Lulù, contentissima di esseresecondata in quell'idea, e così il primo incontro passa tranquillo e sereno, come nessuno avrebbe mai osato sperare.

Il Roero è soddisfattissimo:

— Brava! Molto brava! È certo anche la sua voce così dolce, così armoniosa, che fa subito colpo sui bambini e che li persuade.

— Oramai il passo più difficile è andato bene! — Risponde sottovoce la signora Eugenia, rizzandosi sorridendo.

Ella è un po' rossa, accesa in viso e il suo occhio sempre così calmo e sicuro sfugge, adesso, quello del Roero. Il trovarsi a un tratto e con tanta intimità nello studio del giovine letterato, le fa una forte impressione che non può del tutto nascondere. Guarda in giro curiosa ed estatica, osservando ed ammirando.

— Segantini e Favretto? — Esclama vivamente indicando i due quadri famosi.

— Sì.

La signora Eugenia continua a guardarli a guardarli, ma non aggiunge altro. Il suo entusiasmo si esprime tutto cogli occhi in un sentimento quasi di devozione... e non ha parole.

Come scotendosi da quell'estasi, soggiunge soltanto:

— Ella deve scrivere delle gran belle cose in questo studio, in questo.... ambiente. — E torna subito vicino a Lulù, curvandosi vivamente per vederla sotto la scrivania.

— Dorme ancora?

—Ci; ma adesso si sveglia.

— Allora vieni un po' qui! Lasciamela vedere!

Il Roero spinge una poltrona verso la signora Eugenia, che siede ringraziando con un cenno del capo. Lulù le porta subito la bambola sulle ginocchia e vi si appoggia anche lei liberamente.

— E come si chiama questa bella signora?

— La mia....conteccia!

— Non si parla così. Bisogna pronunziar ben chiare le sillabe:Con-tes-sa, colla doppia esse,ssa. Proviamo insieme: Con-tess....

— Con-tessa!

— Brava! Ma brava la mia Lulù! Allora giacchè sei tanto brava, mi darai anche un bel bacio!

La bimba alza il visetto e subito le scocca un bacio sulla bocca, in fretta, non volendo perder tempo.

La signora Eugenia rizzando la bambola e tenendola in piedi sulle ginocchia, si effonde in grandi ammirazioni.

— Che cappellino magnifico! E anche le sottane di battista ricamata?... Oh, oh! Ma che lusso!

Gli occhi della bimba sfavillano di gioia.

— Ma sai che il signor Francesco è molto buono? Lo hai poi ringraziato, proprio bene, per averti fatto un così bel regalo?

Il visino di Lulù s'intorbida un istante: non ha ancora perdonato a...quello là, e colla sua furberia evita di rispondere.

— Dorme più...conteccia!

— Da brava! Da brava! Pronunzia bene la doppia esse come ti ho detto! Con-tess...

— Con-tessa! — Ripete la bimba con uno de' suoi piccoli gridi di allegrezza.

— Dunque, dimmi, lo hai ringraziato il signor Francesco?... Ricordati che il signor Francesco ti vuol molto, molto bene.

Lulù torna a oscurarsi e le sue labbra hanno un leggero tremito, finchè il Roero prendendola in braccio esclama ridendo:

— Facciamo la pace!... Facciamo la pace!

La bimba ride, gli si attacca al collo, lo stringe forte colle braccine, lo soffoca, gli tira i capelli, gli dà le botte, lo copre di baci.

La signora Eugenia riman lì come estatica e cogli occhi lucenti a guardare il Roero, a guardare Lulù. Quel «giovane papà» così buono, così affettuoso per quella bimba non sua... quella bimba così bella e così intelligente alla quale hanno ucciso il babbo, e che non ha la mamma, commuovono il suo cuore profondamente, esaltano la sua fantasia un po' romantica.

— ETiti? ETiti? — Domanda dopo un momento, riprendendo il suo ufficio, la sua parte di maestra. — Adesso mi farai vedere ancheTiti?

Lulù la guarda attonita per un istante: se n'era affatto dimenticata!..... Ma soggiunge subito, già coll'istinto femminile, volendo giustificare il proprio oblio:

—Titi..... brutta!... Cattiva!

— Se è brutta è una disgrazia e perciò bisogna anzi volerle bene anche di più.

— Cattiva!

— Cattiva no, non può essere! Qui non ce ne sono di cattivi! I cattivi sono tutti lontani lontani, noi non ne conosciamo di cattivi!

Ciò persuade molto e va molto a genio alla piccina:

— Lulù... buona!

— Sì, anche tu sei buona, e adesso andremo insieme a cercare laTiti.

La signora Eugenia, prima di entrare nello studio per incontrarsi con Lulù, si era informata di tutto, e aveva già visto nel salotto, dov'era la vecchia bambola.

— Vuoi che andiamo insieme a cercarla?

—Cì!

— Ricordati; pronuncia bene la esse:ssì! Hai capito?

—Cì!

La bimba, che le ha presa la mano, tira di forza la signora Eugenia nel salottino dove, sotto il pianoforte, giace distesa la poveraTitisenza una gamba e tutta a sbrendoli.

Lulù, fiera della suaContessa, non vuol più saperne.

— Brutta!... BruttaTiti!

— Oh poveraTiti! Povera la miaTiti! — La signora Eugenia con un accento di dolore e di grande commiserazione, raccoglie la vecchiabambola e torna a sedersi accarezzandola, cercando in qualche modo di aggiustarla.

Lulù si ferma ritta, immobile, sempre colla bellaContessastretta fra le braccia, osservando la signora Eugenia.

— PoveraTiti! Povera la miaTiti!... Chissà che dolore non aver più le carezze, non aver più i baci di Lulù!

— Brutta! — Ripete forte la bimba, per vincere col disprezzo l'interno rimorso.

— Brutta perchè Lulù non le vuol più bene!... Ma prenderò io a volerle bene, e tornerà bella. Adesso me la porto con me, vado a comperarle un bel cappellino; con una stoffa tutta a fiori, che ho a casa, le farò un magnifico vestitino nuovo, e quando sarà pulita e ben pettinata, e avrà ancora tutte e due le sue gambine, verremo qui insieme a trovarti e tu ritornerai a volerle bene. Quando dobbiamo venire?

—Stacera!— Esclama subito Lulù.

— No,stassera, — e la signora Eugenia ripete apposta leesse, — stassera è troppo presto. Non posso aver finito il vestitino. Verrò..... domattina. Sei contenta?

—Cì! Cì!

— No! Pronunzia bene la esse.Sss...

—Sss... cì.

— Cara! — La signora Eugenia le stampa un gran bacio sulla testolina rotonda in mezzo ai capelli nerissimi, fitti fitti e odorosi, mentre il Roero rimane sempre più stupito vedendo quel demonietto selvaggio così presto addomesticato, così tranquillo e ubbidiente.

— Anche il cappellino aTiti?

— Anche il cappellino.

— Anche le scarpine a Titi?

— Sicuro, poveraTiti! Le prenderemo anche un paio di scarpine nuove. Come le vuoi? Di pelle nera o di pelle gialla, come ora sono di moda?

Lulù non risponde: sempre appoggiata alle ginocchia della signora Eugenia, alza gli occhi fissandola, mentre si prende un piedino con una mano:

— Anche il mio papà... porterà belle scarpine nuove.....

Poi, dopo un momento, soggiunge scrollando dolcemente la testina:

—Stacerano!... No,stacera... Dopo... domani!


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