III.La villa Roero.

III.La villa Roero.Elena si agita nel sonno, si scote, si sveglia: sente giù in istrada lo scalpitìo, il nitrito di un cavallo, sente dal balcone la voce della signora Eugenia...Si rizza a sedere sul letto e tende l'orecchio:— La mammetta?... Con chi parla?... Chi è arrivato?La signora Eugenia continua, sempre dal balcone:— Che bravo! Finalmente!... Ormai avevamo perduta anche la speranza!— Sono partito da Milano ieri sera, dopo pranzo, per schivare il caldo!Alla voce nuova, a quella voce d'uomo Elena trasalisce e spalanca gli occhi nel buio.La signora Eugenia ricomincia i complimenti:— Era tanto aspettato a Lodignola per le feste del saggio scolastico!— Non ho potuto!— Anche Elena le aveva scritto, pregandolo di venire!— È proprio lui! È lui! È lui! — Elena balza dal letto e a pie' nudi corre ad ascoltare alla finestra, allungandosi per poter vedere il signor Francesco traverso le stecche delle persiane. — Sì! Sì! Eccolo! Eccolo! È proprio lui!In quegli anni Francesco Roero non è che diventato più magro e più pallido. Sempre elegantissimo, coi baffetti castagni chiari rivolti in su, fa caracollare il cavallo, sotto il balcone, con sicurezza e con grazia, mentre risponde alla signora Eugenia:— Non ho scritto a Lulù sapendo di dover venire a Lodignola... — Il cavallo s'impenna: Francesco s'interrompe un istante, battendogli colla mano sul collo per quetarlo, poi ripiglia: — E Lulù come sta?... Io, già, la chiamerò sempre Lulù!— Benissimo!... Dorme ancora!... È quella lì la sua camera!... Le finestre sono ancora chiuse!... Dorme sempre sin tardi!Ad Elena, ritta dietro le persiane, batte il cuore con violenza. Ella vede il Roero fissare cogli occhi sorridenti la sua finestra, mentre domanda alla signora Eugenia:— È sempre così carina?— S'è fatta mollo bella! Una bellezza!... Anzi ho da parlarle anch'io... per un certo discorso che le ha fatto l'Olivieri!— Oh! Oh!... Ancora novità?... — E il Roero dà in una risatina, accarezzando la testa del cavallo.Elena aggrotta le ciglia. Quel riso le fa dispetto: ha un lampo di collera, non contro il Roero, ma contro il Nino Moro.— Novità, proprio, no!... — È sempre la voce della signora Eugenia, — ma ho da parlarle!— Va bene! Verrò verso le tre!— Venga a far colazione qui!... Le preparerò io una certa costoletta alla scatola, squisita...— Grazie, ma non posso! Ho molto da fare! Sono venuto anche per il vostro famoso tram... Stasera parto!— Così subito? Riparte? — Esclama la signora Eugenia vivamente.Anche Elena ha una stretta al cuore e rimane immobile, assorta, trattenendo il respiro.— Ho appena una settimana disponibile, avendo molti impegni a Milano, e voglio andare a Zermatt e al Gornergrat.— Va via! Torna via! Vuol tornar via! — Ripete Elena tra sè, con un senso di dolore, di disperazione; poi, più per istinto che per ragionamento, così quale si trova, le braccia nude, i bei capelli sciolti, la camicia che le casca dalle spalle, spalanca d'improvviso le imposte in pieno sole, come saltasse in quel punto dal letto, guarda il Roero, dà un piccolo grido e si tira indietro vivamente, si caccia ancora in letto ravvoltolandosi nelle lenzuola, confusa, inquieta... arrossendo ed anche ridendo.Il Roero a quell'apparizione dà una spronata al cavallo e si fa sotto la finestra di Elena.— Lulù! Lulù! — Continua a chiamare, — Lulù!Elena non si fa più vedere. È la Luisa, invece, che viene alla finestra a fare i suoi complimenti.— E Lulù? Dov'è scappata Lulù?— Sta vestendosi, e scende subito a salutarla.— No! No! Ci vuol troppo tempo! Ditele, Luisa, di tornare un momento alla finestra!La Luisa rientra e poco dopo Elena si affaccia di nuovo, ma imbacuccata in uno scialle grande a righe rosse e nere. Non è la stessa cosa, ma è molto carina anche così.— Brava Lulù! Ti fò paura adesso?... Ti fò scappare?Elena, rossa, confusa, balbetta appena qualche parola.Il cavallo continua a scalpitare, a sbuffare, a impennarsi... Il Roero non può più tenerlo, saluta ridendo e via di carriera.Elena, spaventata, dà un grido e la signora Eugenia ripete più forte:— Arrivederci a colazione! L'aspettiamo! Si ricordi!Il Roero è venuto a Lodignola dopo i funerali di don Giulio Arcolei, morto quasi improvvisamente per l'aggravarsi del suo vecchio male.Durante otto o dieci giorni almeno, non sarebbe stato conveniente nè per lui nè per gli altri due, insomma per i tre amici più intimi del compianto Arcolei, il farsi vedere al caffè a mangiare di buon appetito e tanto meno a divertirsi all'Edene allaCommenda. Stare in casa o al club, ritirati, tutto il giorno, tutta la sera?...L'Estensi e il Faraggiola prendono subito il primo treno e vanno insieme in campagna, come già avevano fissato. Il Roero si ferma ancora un giorno a Milano e poi parte anche lui per Lodignola. Egli ha dovuto aspettare un dispaccio, un ordine di donna Stefania. Francesco Roero deve sempre ricordare, e in quel momento sopratutto, di aver obblighi e doveri maggiori degli altri due. In fatti donna Stefania gli ordina Lodignola o la Svizzera. Ella desidera la solitudine: vuol tutta consacrarsi alla devozione delle memorie. Rispetti, sentimenti e scrupoli le impongono, per alcuni giorni, che il Roero, più di ogni altro, rimanga lontano da Borgoprimo; ed il Roero approva, in cor suo, pienamente, quel delicato riserbo, quel breve periodo di ritiro, di austerità e di penitenza imposto a sè stessa dalla vedova modello.Egli parte, abbastanza di buon umore; ma tutto quel viaggio in carrozza è troppo lungo, troppo pesante.— Auf! Che caldo! Che afa, anche di sera!... Bisogna cercare un luogo più fresco!Quella campagna, quella pianura monotona lo hanno già annoiato; la vista di que' suoi luoghisotto la tenue luce del crepuscolo e tra le ombre della notte lo rattrista.— Si diventa vecchi!... In tutti questi anni son diventato vecchio... e nient'altro!... Auf! Che caldo! Sarà meglio andare un po' in Isvizzera. A Zermatt e al Gornergrat.Ma l'apparizione di Elena ha dissipato ad un tratto il tedio improvviso della campagna, l'impressione uggiosa, triste di Lodignola.— Che bella mattina limpida, fresca!... E, per Dio, che bella ragazza!Trottando e galoppando allegramente verso la villa Roero, egli sorride pensando a Lulù... e anche a quell'altra, che sta compilando a Borgoprimo l'orario della vedova.— Stefania, scommetto, non arrischierebbe di farsi vedere in pieno sole in una toletta così... mattutina! Ormai, cogli anni, anche il suo pudore si è fatto più scrupoloso. Ma chi sa quanti anni ha veramente?... A guardarla in fretta, sembra ancora la stessa. Eppure come è rimasta soltanto «donna Stefania»! Come la Fáni è completamente sparita! I capelli sono biondi, è ancora tutta bionda, ma che biondo... inconcludente!... I capellidi Lulù!... Che splendore!... In poco tempo si è fatta una gran bella ragazza! È la giovinezza è la salute in tutta la sua... prepotenza! — È proprio la vera parola: prepotente!... — Il Roero pensa alla bambina; la rivede ancora col suo grande cappellone tutto rosa, e sorride: — È stata sempre prepotente, la piccola Lulù!Giunto alla villa, appena smontato da cavallo, si ferma un po' in giardino ad accarezzare Flick e Flock, i due grossi cani, che continuano a saltargli intorno e ad abbaiare per fargli festa. Ride e scherza col custode e con sua moglie: la trova sempre sul punto di fare un nuovo figliolo!— Quanti sono, anzi, quanti saranno?— Sette, signor padrone!— Sette?... Per bacco!... Aria buona a Lodignola!... — Passeggia un po' col giardiniere: le piante son cresciute benissimo. Approva tutto, loda tutto, è contento di tutto e di tutti.La gente che passa dalla strada, e che lo vede nel giardino, si ferma a salutarlo festevolmente ed a complimentarlo per il suo arrivo.— Mi vogliono bene, — pensa tra sè. — Non sapevo di essere tanto popolare a Lodignola. Tuttomerito della nuova linea del tram e più ancora della signora Eugenia.Ordina la colazione:— Due uova al burro e una costoletta. Deve esser tutto pronto per le undici. Mi raccomando, — ripete a Patrizio il servitore succeduto al povero Giovanni. — Per le undici in punto! Intanto una buona doccia e mi vesto...Che doccia deliziosa!... Che buona acqua, fresca, limpida, odorosa!A colazione, mangia in fretta e furia, e subito dopo, sfidando il caldo e il sole di mezzogiorno, fa a piedi la salita alla Casa Vecchia.— Eccomi qui cara signora Eugenia. Le domando una tazza del suo deliziosissimo caffè!Il Roero, che un po' è stato aspettato a colazione, ma senza molta speranza e che arriva quando ormai non lo si aspetta più, è accolto da grida di giubilo.La signora Eugenia è raggiante; la Luisa, fatti i suoi complimenti, dichiara che il signor Francesco è diventato ancora più giovine, ed Elena, sorpresa e trasportata dall'improvvisa gioia, gli corre incontro come per buttargli le braccia al collo. Francescoha un leggero turbamento, non abbraccia Elena, le prende invece le due mani e la conduce vicino alla finestra.— Qui, qui, con me, ben al chiaro: vediamo se questa mia figliuola è diventata bella o brutta. Non voglio rinunciare a' miei diritti di papà!— Papà, papà... — La Luisa che è sempre stata una grande ammiratrice del signor Francesco, scrolla il capo con una smorfietta sua particolare. — Mi lasci dire che la signorina potrà vantarsi di avere un papà molto giovine e molto bello.La signora Eugenia, beata e tutta occupata nel preparare il caffè, sorride appena all'esclamazione della Luisa, mentre il Roero, che ne ha avuto piacere, ma finge di non averla udita, continua a fissare, a osservare Elena, che pur arrossendo un poco e sorridendo, lo fissa a sua volta tranquilla e sicura.— Non c'è male, sono abbastanza contento.Elena arrossisce di più, ride, ma non abbassa gli occhi. Per quanto nerissima, è sicura ormai che non gli fa orrore... Invece.....— Ecco pronto il caffè! — La signora Eugenia è gongolante. — Un caffè che spero degno del signor Francesco.— Cioè, vuol dire che sarà degno della signora Eugenia! — Francesco si avvicina al tavolino sul quale la Luisa ha posto il vassoio. Elena corre ad offrirgli la tazza, egli la prende inchinandosi e coll'altra mano leva di tasca l'astuccio delle sigarette.— A lei, signora Eugenia. Ogni fatica merita premio. Sono sigarette eccellenti.— Grazie, signor Francesco. Mi fa riprendere un vizio che avevo smesso.— Come?... La grave imposta della sigaretta?... Non si esige più? L'Olivieri non ha protestato?— Ma che! Il signor Olivieri, ormai, non fuma altro che sigari virginia.Elena è buona, vuol bene all'Olivieri, ma l'amore e l'istinto in quel punto la rendono spietata e ride con un'alzata di spalle a quel «sigaro virginia» che segna il decadimento del povero avvocato.— Non mi offre più sigarette perchè io non ne voglio più! — Soggiunge la signora Eugenia, sempre pronta invece, alla difesa dei deboli. — Ho smesso di fumare per non dare cattivi esempi ad Elena.— Sì! Sì! Oggi voglio provare! Mammetta, mammuzzoli, oggi voglio provare!— Guarda che idea!Anche la Luisa si mostra scandalizzata: — Fumare?... Una signorina!— Sì! Sì! Sì! Mammetta! — continua Elena, accarezzando e baciando le gote pienotte della signora Eugenia. — Mi lasci provare!— Mai più!... Sta ferma! Basta, tormento che sei!... No e no! Assolutamente!Elena si volta, corre dal Roero. — Allora lei! Me la darà lei! — Gli afferra il braccio, per afferrargli anche la mano ch'egli tiene alzata stringendo la scatoletta. — La prego! La prego! La prego! — Si rizza in punta di piedi, fa un salto... non può arrivare a prender la scatoletta e si arrabbia.— Cattivo!— Elena!... — Esclama severamente la signora Eugenia.Francesco abbassa la mano e intercede per la sigaretta:— Dobbiamo permettere? In via d'eccezione?La signora Eugenia tien duro, ed anche la Luisa, s'intende, fa gli occhiacci, ma poi tutte e due ammirano estatiche quella... Lulù — sempre Lulù — persino nei capricci.— Come sa fare!... — Pensano in fondo al cuore. — Come sa sempre ottenere tutto ciò che vuole!Elena ha già presa la sigaretta e Francesco le accende il fiammifero.— Basta che poi non le faccia male, — borbotta la Luisa.E la signora Eugenia domanda:— Almeno, sono leggere?— Leggerissime.Elena allunga i labbruzzi per stringere la sigaretta; fa le più comiche boccucce per soffiar il fumo lontano, ma un po' di fumo le va sempre in gola o negli occhi. Ride e domanda a Francesco:— Ma come si fa?Francesco scherza, giuoca e si diverte a tormentarla:— In tanti anni sei rimasta... Lulù!— Lo so.— Piccola! Piccola!— Lo so.— Nera, nera!— Lo so.— Brutta!...— Questo non è vero!Francesco rimane fino alle quattro alla Casa Vecchia, poi verso le sette ci torna per pranzo.Alla Casa Vecchia c'è una ragazza di Lodignola, la Pinella, che fa benissimo da mangiare. Il Roero, dopo pranzo, col permesso della signora Eugenia, e colla piena soddisfazione della Luisa, la chiama in salotto e si profonde in elogi.La signora Eugenia non ha insegnato a Elena a far la cucina, e ne spiega il perchè al signor Roero, che l'approva pienamente.— Io non credo che la missione della donna sia quella di saper preparare manicaretti e ghiottonerie al proprio marito. Adesso fanno entrare anche la cucina nell'istruzione obbligatoria! Per me, sarò una vecchia testarda, ma son di parere che si dà troppa importanza al mangiare! Si fanno diventar le ragazze troppo golose e schifiltose! Dato un bisogno, ci sono le uova, il suo bravo pollo o la sua brava carne lessa, e per gusto mio, in ogni momento, una bella manina bianca e morbida è da preferirsi a qualunquepatè!— D'altronde, anche per far la cucina bisogna averci inclinazione! — Sentenzia la Luisa, mentre, aiutata da Elena distende sulla tavola sparecchiatail gran tappeto amaranto dei ricevimenti di gala. — Bisogna averci passione, appunto come la Pinella! La signorina... è troppo signorina! Fin da bimba, quando giuocava coi suoi fantocci, voleva che fossero tutti grandi signori! Altro che cuochi e cuoche! A proposito, signor Francesco, sa che la signorina Elena conserva ancora... la contessa?Il Roero non capisce.— La bambola... — spiega la signora Eugenia.— Quale? Ne ha... rotte tante di bambole!— Quella famosa. La prima. Signorina! Gliela faccia vedere!— Sì, sì, subito! — Esclama Elena allegra, contenta, e sparisce.Come la saletta rimane vuota e silenziosa senza quella fresca gaiezza, senza quella rotonda testolina bruna, senza quel semplice vestito bianco di mussolina, coi nastri di seta lilla! Ma, dopo un istante, eccola ricomparire con un grande scatolone, in cui sono riposti «i suoi tesori».— Aiutami, Luisa!La Luisa corre a prendere lo scatolone e il Roero, ch'era diventato serio, torna a sorridere:— Oh, brava! Vediamo dunque la signora contessa!La magnifica bambola coll'abito digiaconettaricamato e il cappellone celeste è conservata benissimo; ha soltanto la faccetta un po' screpolata e il naso rotto.Francesco prende la bambola, l'accarezza, la guarda a lungo e sospira. Egli ripensa a quegli anni, ormai così lontani; rivive, per un istante, uno di quei giorni... che non torneranno mai più.Elena si diverte: leva tutti i giocattoli dallo scatolone.— Guardi, signor Francesco!... Il piccolo canapè e la piccola poltrona della contessa!Francesco guarda... e continua a pensare:— Potrei avere anch'io una famiglia... l'affetto, il conforto, la tenerezza e le compiacenze vere, serene, oneste della casa... Una donna mia... soltanto mia. Potrei avere un amore di figliuola, una figliuola così buona, così bella...— Signor Francesco!...— Cara!— Guardi!... La poveraTiti.Elena ride, ride, ride... È tutta la sua fanciullezza innocente, il suo ardore spensierato, la contentezza del suo cuore felice e del suo sangue sano, che allegramente le scoppiettano sulle labbra.Francesco ne è rapito, incantato, ma poi a poco a poco la bianca, la casta figura sparisce... Un'altra immagine gli si presenta dinanzi... severa in quel punto, quasi arcigna.... È una biondezza opaca e giallognola, è un sorriso ironico e imperioso, è una voce interna che gli ripete: — Eccola... questa è la tua! Ogni uomo ha la donna che si merita!La signora Eugenia lo osserva un po' inquieta: il Roero sente quello sguardo e si scuote con una risata:— Proprio così! Mah!... È proprio così! — Poi a un tratto non ride più, sorride soltanto. — Ognuno di questi giocattoli, quanti ricordi, quante memorie porta con sè! Allora ero giovine anch'io, quasi quanto Lulù..... almeno nelle illusioni! E il mio «genio», buona signora, si ricorda?... Il grand'uomo dell'avvenire! Sono diventato appena appena, un mezzo grand'uomo a Lodignola... e per merito suo e del buon Olivieri.— Signorina! Gli faccia vedere l'anellino! — Esclama a questo punto la Luisa.— È l'anellino, — la signora Eugenia s'è fatta pure un po' malinconica e pensierosa, — che il signor Olivieri ha regalato ad Elena quando ha compito i sette anni.Elena continua a cercarlo, nascondendo la faccia nello scatolone: si sente agitata e confusa.— Non lo trovi più! Non l'hai più! — Francesco si diverte a farla arrabbiare.— Si! Si! Eccolo! Quando l'Olivieri vuol fare il cattivo, il burbero, gli dico sempre: «Bada, l'anel ti rendo!...»—Ti?Cometi? — Domanda Francesco vivamente. — Dai del tu all'Olivieri?— Sicuro.— E a me no? Perchè?— Perchè... perchè all'Olivieri... — Elena non abbassa gli occhi, ma torna a diventar rossa... — Perchè l'Olivieri...— Bada Elena.... non dire sciocchezze, — ammonisce la signora Eugenia.— Perchè l'Olivieri?... — Ripete Francesco per farla continuare.Elena si arrabbia, dà un'alzata di spalle:— Perchè, perchè! O quest'è bella! Perchè all'Olivieri ho sempre dato del tu... senza perchè.— Anche a me, hai sempre dato del tu.— Non è vero!— Elena! — ribatte la signora Eugenia. — Non si risponde così!— A lei, proprio a lei, — continua Elena sempre rivolta al Roero senza badare ai rimproveri della mammetta, — non ho mai dato del tu.— Sì!— No! A lei, proprio a lei, no, mai! Io ho dato del tu soltanto... aCochi!— Brava signorina! Ha ragione! — La Luisa è raggiante e la signora Eugenia, che si è alzata e avvicinata ad Elena per imporle il dovuto rispetto verso il signor Francesco, la bacia invece commossa, tuffando il viso, nei capelli neri, odorosi.Ad un tratto si ode un forte abbaiamento, uno sbattere d'usci, un gran fruscío, e due grossi cani si precipitano nella saletta, rovesciano le sedie, fanno spaventare la Luisa, e saltano addosso al Roero, scodinzolando festosamente. Sono Flick e Flock venuti alla Casa Vecchia, dietro al custode che ha portato le lettere. Al fiuto hanno sentito subito il padrone.Francesco accarezza i cani, scusandosi per quella rumorosa invasione e distrattamente, in fretta, dà un'occhiata alla posta, guardando appena che cosa c'è.Elena raggrotta le ciglia, poi subito si rasserena.Ha lanciato sul pacco una sola occhiata: ha visto tutto. Ci sono giornali, ci sono lettere... ma non «quella lettera» che teme. Corrispondenza d'affari; si capisce dalle buste. Elena è di nuovo contenta, torna bambina e con biscotti, zucchero, carezze e baci, si fa presto amicissima di Flick e Flock.— Povere bestie! — Pensa tra sè. — Sembravano così brutte, così cattive! Invece soffrivano perchè non c'era il loro padrone! — E non vuole assolutamente che il custode le riconduca a casa.— Torneranno alla villa più tardi! Col signor Francesco. Intanto restano qui a giocare con me. Flick! Flock! Ohp! Ohp! Se volete ancora zucchero bisogna saltare! Ohp! Ohp! Là là!E più tardi, molto più tardi, quando Francesco lascia la Casa Vecchia dopo aver indugiato un'ora a salutare la ragazza, chiamandola piccola Lulù, piccolissima Lulù, nera nera e bruttissima, Elena tempesta di baci la signora Eugenia prima di andare a dormire ed entra nella sua camera cantando.È la gioia che le trabocca dall'anima, è l'amore che riluce negli occhi, è la balda sicurezza dei diciott'anni che saluta la vita tutta piena di rose e di sole!Prima di chiudere le persiane, rimane per un bel pezzo ritta alla finestra a guardare.— Finalmente! — Mormora tra sè. — Oh finalmente!La villa è tutta illuminata, aperta... Non sembra più una prigione! È un palazzo incantato! È un giardino incantato!Elena continua a guardare e pensa sorridendo:— ... No, no. Più niente Svizzera! Più niente Zermatt! Si resta lì, perchè lo voglio io.La mattina dopo Francesco Roero, prestissimo, è di nuovo a cavallo, sotto il balconcino della Casa Vecchia.— Buon giorno, signora Eugenia! Buon giorno!Egli chiama, è vero, la signora Eugenia, ma guarda sempre la finestra di Elena che è già spalancata.— Signora Eugenia! Buon giorno!Elena continua a non farsi vedere. Invece la mammetta si presenta quasi subito al balcone, già messa in tutto punto: i bei capelli bianchi benpettinati, l'abito nero, il candido solino stretto alla gola:— Signor Francesco, buon giorno!.... Come ha riposato?— Benissimo! E quella gran dormigliona di Lulù?La signora Eugenia si sporge dal terrazzino: guarda verso la camera della ragazza.— La finestra è aperta; dev'essere svegliata. Elena!— Lulù! — Chiama Francesco a sua volta.Nessuno risponde: un momento di silenzio, poi un grido della signora Eugenia che si sente stringere e baciare d'improvviso e la bella testolina di Elena che sporge dalla ringhiera:— Bravo, signor Francesco! A furia di elogi e di complimenti ha fatto girar il capo alla Pinella. Sta già in cucina a quest'ora, compilando ilmenuper la colazione: risotto bianco o risotto giallo coi fegatini? Questo è il gran problema!— Come? Dovrei venire a colazione anche stamattina?— S'intende.La signora Eugenia, sebbene soddisfattissima, si crede in obbligo di correggere e di spiegare l'imperativo di quella matta figliuola:— È un gran piacere ch'ella ci fa!... Perchè vorrebbe restar solo alla villa? Non è in casa sua, anche qui? Dunque, ormai, siamo intesi: tutti i giorni, colazione e pranzo alla Casa Vecchia.— Tutti i giorni? E se poi... non vado più in Isvizzera? — Il cavallo in quel momento è tranquillissimo: è il Roero stesso che lo tocca leggermente cogli speroni per farlo caracollare sotto il balconcino. — Tutti i giorni no! Sarebbe troppo abusare.— Tutti i giorni, sì! Lo ha detto la mammuzzoli! E non si faccia aspettare!... Per non mettere la Pinella alla disperazione!— Ho detto.... tutti i giorni no!Il cavallo fa un'impennata, ma la signorina non si spaventa più. Ormai ha capito il giuoco.— Ho detto, tutti i giorni, sì!— Ma, ma, ma, Elena! — La signora Eugenia al solito, vorrebbe imporsi, far la seria. — Al signor Francesco si dice così?— Al signor Francesco si dice: Voglio così! — E la bella testolina bruna sparisce dal balcone.Alle undici in punto, attillato, profumato, i baffetti ancor più rivolti in sù e le ghette bianche,il Roero, che colla persona svelta elegante e il viso un po' scarno e pallido, sembra proprio un giovinotto, si presenta sull'uscio della saletta.— Eccomi pronto: la piccola Lulù ha detto «voglio» ed io obbedisco.... per paura dei capricci.Elena quella mattina, si comporta in tutto come quando è sola colla signora Eugenia, da brava ragazza di casa, attiva, attenta e tranquilla. È vestita di picchè celeste, con un grande colletto bianco ripiegato, e con un bel cravattone di seta nera. Aiuta la Luisa a finire di preparare la tavola e l'aiuta pure, quando occorre, anche durante la colazione.Alle frutta prepara come al solito, il piatto per Rolando e lo porta lei stessa nel brolo.La Luisa, appena uscita Elena, si avvicina al signor Francesco:— Dica la verità: se la signorina fosse soltanto due dita più alta? Che bellezza?— Anche così ce n'è abbastanza per far perdere la testa! A proposito dei nostri discorsi, e delle sue raccomandazioni, signora Eugenia, saprà che il.... signor Nino è partito fino da ieri per Casalpò. Fabbrico a Casalpò. Faccio riparare la casa colonicae ricostruire varie cascine. Ho mandato apposta il giovinotto a sorvegliare i lavori. E resterà laggiù, in Piemonte, finchè voglio io. Ha posto le mire troppo in alto il nostro socialista!La signora Eugenia fa un sospirone, compassionando il povero innamorato:— In quanto alla mia Elena, fortunatamente in questi giorni è tornata di buonissimo umore. È stato un certo falso allarme della Luisa, la quale a furia di voler veder tutto, vede alle volte anche quello che non c'è.— Scusi, signora, io....La Luisa vorrebbe difendersi, ma Elena ritorna col piatto vuoto di Rolando e il discorso a proposito del Nino Moro, resta interrotto....Francesco, molto prima di sera, è già dinanzi al cancello della Casa Vecchia. Vede Elena che sta cogliendo fiori nel piccolo giardino, e si ferma ad osservarla:— Signorina... Lulù!Sentendo la voce di Francesco ella si volta, rossa di piacere.— Bravo! Non lo aspettavo così presto! È stato bravo! Venga ad aiutarmi! Sto cogliendo i fiori per la saletta.Francesco non si muove. Si gode invece a stuzzicarla:— Un altro abito nuovo! Ambiziosissima Lulù! Ieri, vestita di mussolina bianca e nastri lilla; oggi mussolinacrème, coi nastri verde oliva...— E stamattina?... Ecco, non si ricorda più!— Picchè celeste, colletto bianco, cravatta nera.— Vede, dunque? Se lei osserva e si ricorda così bene.... val la pena di cambiare.Non sono le parole, è il tono che conta; il tono di Elena nel dare la sua risposta è stato tanto carino e gentile! Francesco ne è rimasto colpito, ma continua a scherzare:— Piccola Lulù! Piccola, piccola, piccola!— So che sono piccola. Me l'hanno detto degli altri.— L'Olivieri?Francesco entra nel cancello e si avvicina.Elena ride, in un modo un po' strano:— Oh, l'Olivieri no! Me lo dice sempre la signora Eugenia ed è il grave dolore della Luisa.— Perchè hai detto: «l'Olivieri no»?— Perchè l'Olivieri.... non si è pronunziato.— Voglio sapere la verità e subito, e vogliosapere perchè ridi in quel modo, birichina di una Lulù! Scommetto che l'Olivieri ti fa un po'.... la corte e tu sei anche capace di lasciartela fare!— Questo poi no!— Dunque te la fa?— Tenga i fiori! Intanto io colgo delle rose.Francesco prende il mazzo colle due mani, ripetendo:— Dunque ti fa la corte?... Oppure lui vorrebbe, ma tu.... niente? Ridi, birichinissima? Ho indovinato.— Stia attento!... Lascia cadere i fiori!— Tu.... niente corte, perchè l'Olivieri è troppo vecchio.— Intanto l'Olivieri non è vecchio, tutt'altro. E poi, anche fosse, l'età che cosa conta?— Allora.... perchè è brutto?— Anche l'esser bello o brutto, che cosa conta?— Che cos'è che conta, dunque, per te?— Una cosa sola: grande, grande. — Ed Elena, pur sorridendo, sospira nel fissare Francesco. — Farsi tanto voler bene!La signora Eugenia sta leggendo la sua vecchiaRevue, seduta alla finestra della saletta. Alza gliocchi, vede Francesco ed Elena nel rosaio, si ferma a guardarli pensierosa.... e un senso amaro, profondo di tristezza penetra a poco a poco nella sua anima:— È proprio vero.... — mormora tra sè, scrollando il capo. — Io non sono mai stata così giovine.... giovine come Elena.Dopo un momento fa per rimettersi a leggere, ma le si appannano gli occhiali.Francesco Roero passa così la sua vita allegro, contento, non pensando più ad altro. Nel piccolo mondo di Lodignola egli ha trovato la quiete, la felicità.... ed anche la gloria. Col tram a vapore e col podere modello, colle scuole, il caseificio e la nuova magnifica uniforme da lui regalata alla banda comunale è diventato a Lodignola l'eletto e il prediletto del popolo, il vero padre della patria!Si è fatta una grande illuminazione in onore di Francesco Roero, con sparo di mortaretti, con fuochi artificiali e la banda ha inaugurato il nuovo uniforme, suonando nel giardino della villa l'innodi Garibaldi, la marcia reale, la Marsigliese: un po' per tutti i gusti, non essendo ancora ben conosciuto il suo gusto preciso.Un giorno, a metterlo di malumore gli capita una lettera del Faraggiola che, anche a nome dell'Estensi, gli domanda notizie della baronessa Arcolei:«Sai dirmi qualche cosa della nostra cara donna Stefania? Abbiamo scritto, riscritto a Borgoprimo e a Milano, ma con noi continua a non dar segno di vita. E con te?... Sei stato più fortunato?....»— Uff!..... Risponderò stasera, risponderò domani..... Francesco non ha mai risposto. Non è già il tempo che gli è mancato; è stata la voglia. Ormai gli secca, gli pesa tutta quella gente egoista, monotona e così vecchia d'idee, di giudizi.... di tutto.— Risponderò dalla Svizzera!Ma presto anche alla Svizzera non ci pensa più....Alle cavalcate succedono adesso le scarrozzate. Egli stesso guida i due cavalli delbrèc, e con una scusa o coll'altra, passa sempre dalla Casa Vecchia a prendere anche le signore. Una sera,appunto, Francesco ed Elena hanno combinato, insieme alla signora Eugenia, una grande trottata per la mattina dopo fino a Valpiana, dove ci sono da visitare i lavori di un nuovo ponte sul Lambro.Ilbrècdeve trovarsi alla Casa Vecchia per le otto e mezzo, e alle otto in punto aspetta già nel cortile dinanzi alla villa. Anche Francesco scende quasi subito: dà un'occhiata ai cavalli, scambia qualche parola col cocchiere e sta già per montare a cassetta, quando vede entrare dal cancello il fattorino del telegrafo.— Ci siamo! — Borbotta rannuvolandosi. Apre in fretta il dispaccio, legge e fa un atto di stizza:«Vado a Milano per poche ore: vi aspetto in casa verso mezzogiorno».— Eh, già! — sospira — una volta o l'altra mi doveva capitare!Fa due o tre passi per uscire, per correre alla Casa Vecchia a portare quella notizia, poi subito si ferma:— Ed Elena?.... Se mi domanda dove vado?... Perchè vado via?...Non gli regge l'animo di tornare lassù, di rivedere Elena, di salutarla, chi sa per quanto tempo!— Chi può mai indovinare i nuovi progetti e i quarti di luna della baronessa?Scrive in fretta due righe alla signora Eugenia scusandosi «per dover rimandare la gita ad un altro giorno» e colla stessa carrozza già attaccata, sbuffando e brontolando, parte per Milano.— Rimandare la gita!... Un altro giorno! — pensa in cuor suo. — E se invece non potrò più ritornare a Lodignola?Quella campagna, que' suoi luoghi non gli sono mai sembrati tanto belli e tanto cari.

Elena si agita nel sonno, si scote, si sveglia: sente giù in istrada lo scalpitìo, il nitrito di un cavallo, sente dal balcone la voce della signora Eugenia...

Si rizza a sedere sul letto e tende l'orecchio:

— La mammetta?... Con chi parla?... Chi è arrivato?

La signora Eugenia continua, sempre dal balcone:

— Che bravo! Finalmente!... Ormai avevamo perduta anche la speranza!

— Sono partito da Milano ieri sera, dopo pranzo, per schivare il caldo!

Alla voce nuova, a quella voce d'uomo Elena trasalisce e spalanca gli occhi nel buio.

La signora Eugenia ricomincia i complimenti:

— Era tanto aspettato a Lodignola per le feste del saggio scolastico!

— Non ho potuto!

— Anche Elena le aveva scritto, pregandolo di venire!

— È proprio lui! È lui! È lui! — Elena balza dal letto e a pie' nudi corre ad ascoltare alla finestra, allungandosi per poter vedere il signor Francesco traverso le stecche delle persiane. — Sì! Sì! Eccolo! Eccolo! È proprio lui!

In quegli anni Francesco Roero non è che diventato più magro e più pallido. Sempre elegantissimo, coi baffetti castagni chiari rivolti in su, fa caracollare il cavallo, sotto il balcone, con sicurezza e con grazia, mentre risponde alla signora Eugenia:

— Non ho scritto a Lulù sapendo di dover venire a Lodignola... — Il cavallo s'impenna: Francesco s'interrompe un istante, battendogli colla mano sul collo per quetarlo, poi ripiglia: — E Lulù come sta?... Io, già, la chiamerò sempre Lulù!

— Benissimo!... Dorme ancora!... È quella lì la sua camera!... Le finestre sono ancora chiuse!... Dorme sempre sin tardi!

Ad Elena, ritta dietro le persiane, batte il cuore con violenza. Ella vede il Roero fissare cogli occhi sorridenti la sua finestra, mentre domanda alla signora Eugenia:

— È sempre così carina?

— S'è fatta mollo bella! Una bellezza!... Anzi ho da parlarle anch'io... per un certo discorso che le ha fatto l'Olivieri!

— Oh! Oh!... Ancora novità?... — E il Roero dà in una risatina, accarezzando la testa del cavallo.

Elena aggrotta le ciglia. Quel riso le fa dispetto: ha un lampo di collera, non contro il Roero, ma contro il Nino Moro.

— Novità, proprio, no!... — È sempre la voce della signora Eugenia, — ma ho da parlarle!

— Va bene! Verrò verso le tre!

— Venga a far colazione qui!... Le preparerò io una certa costoletta alla scatola, squisita...

— Grazie, ma non posso! Ho molto da fare! Sono venuto anche per il vostro famoso tram... Stasera parto!

— Così subito? Riparte? — Esclama la signora Eugenia vivamente.

Anche Elena ha una stretta al cuore e rimane immobile, assorta, trattenendo il respiro.

— Ho appena una settimana disponibile, avendo molti impegni a Milano, e voglio andare a Zermatt e al Gornergrat.

— Va via! Torna via! Vuol tornar via! — Ripete Elena tra sè, con un senso di dolore, di disperazione; poi, più per istinto che per ragionamento, così quale si trova, le braccia nude, i bei capelli sciolti, la camicia che le casca dalle spalle, spalanca d'improvviso le imposte in pieno sole, come saltasse in quel punto dal letto, guarda il Roero, dà un piccolo grido e si tira indietro vivamente, si caccia ancora in letto ravvoltolandosi nelle lenzuola, confusa, inquieta... arrossendo ed anche ridendo.

Il Roero a quell'apparizione dà una spronata al cavallo e si fa sotto la finestra di Elena.

— Lulù! Lulù! — Continua a chiamare, — Lulù!

Elena non si fa più vedere. È la Luisa, invece, che viene alla finestra a fare i suoi complimenti.

— E Lulù? Dov'è scappata Lulù?

— Sta vestendosi, e scende subito a salutarla.

— No! No! Ci vuol troppo tempo! Ditele, Luisa, di tornare un momento alla finestra!

La Luisa rientra e poco dopo Elena si affaccia di nuovo, ma imbacuccata in uno scialle grande a righe rosse e nere. Non è la stessa cosa, ma è molto carina anche così.

— Brava Lulù! Ti fò paura adesso?... Ti fò scappare?

Elena, rossa, confusa, balbetta appena qualche parola.

Il cavallo continua a scalpitare, a sbuffare, a impennarsi... Il Roero non può più tenerlo, saluta ridendo e via di carriera.

Elena, spaventata, dà un grido e la signora Eugenia ripete più forte:

— Arrivederci a colazione! L'aspettiamo! Si ricordi!

Il Roero è venuto a Lodignola dopo i funerali di don Giulio Arcolei, morto quasi improvvisamente per l'aggravarsi del suo vecchio male.

Durante otto o dieci giorni almeno, non sarebbe stato conveniente nè per lui nè per gli altri due, insomma per i tre amici più intimi del compianto Arcolei, il farsi vedere al caffè a mangiare di buon appetito e tanto meno a divertirsi all'Edene allaCommenda. Stare in casa o al club, ritirati, tutto il giorno, tutta la sera?...

L'Estensi e il Faraggiola prendono subito il primo treno e vanno insieme in campagna, come già avevano fissato. Il Roero si ferma ancora un giorno a Milano e poi parte anche lui per Lodignola. Egli ha dovuto aspettare un dispaccio, un ordine di donna Stefania. Francesco Roero deve sempre ricordare, e in quel momento sopratutto, di aver obblighi e doveri maggiori degli altri due. In fatti donna Stefania gli ordina Lodignola o la Svizzera. Ella desidera la solitudine: vuol tutta consacrarsi alla devozione delle memorie. Rispetti, sentimenti e scrupoli le impongono, per alcuni giorni, che il Roero, più di ogni altro, rimanga lontano da Borgoprimo; ed il Roero approva, in cor suo, pienamente, quel delicato riserbo, quel breve periodo di ritiro, di austerità e di penitenza imposto a sè stessa dalla vedova modello.

Egli parte, abbastanza di buon umore; ma tutto quel viaggio in carrozza è troppo lungo, troppo pesante.

— Auf! Che caldo! Che afa, anche di sera!... Bisogna cercare un luogo più fresco!

Quella campagna, quella pianura monotona lo hanno già annoiato; la vista di que' suoi luoghisotto la tenue luce del crepuscolo e tra le ombre della notte lo rattrista.

— Si diventa vecchi!... In tutti questi anni son diventato vecchio... e nient'altro!... Auf! Che caldo! Sarà meglio andare un po' in Isvizzera. A Zermatt e al Gornergrat.

Ma l'apparizione di Elena ha dissipato ad un tratto il tedio improvviso della campagna, l'impressione uggiosa, triste di Lodignola.

— Che bella mattina limpida, fresca!... E, per Dio, che bella ragazza!

Trottando e galoppando allegramente verso la villa Roero, egli sorride pensando a Lulù... e anche a quell'altra, che sta compilando a Borgoprimo l'orario della vedova.

— Stefania, scommetto, non arrischierebbe di farsi vedere in pieno sole in una toletta così... mattutina! Ormai, cogli anni, anche il suo pudore si è fatto più scrupoloso. Ma chi sa quanti anni ha veramente?... A guardarla in fretta, sembra ancora la stessa. Eppure come è rimasta soltanto «donna Stefania»! Come la Fáni è completamente sparita! I capelli sono biondi, è ancora tutta bionda, ma che biondo... inconcludente!... I capellidi Lulù!... Che splendore!... In poco tempo si è fatta una gran bella ragazza! È la giovinezza è la salute in tutta la sua... prepotenza! — È proprio la vera parola: prepotente!... — Il Roero pensa alla bambina; la rivede ancora col suo grande cappellone tutto rosa, e sorride: — È stata sempre prepotente, la piccola Lulù!

Giunto alla villa, appena smontato da cavallo, si ferma un po' in giardino ad accarezzare Flick e Flock, i due grossi cani, che continuano a saltargli intorno e ad abbaiare per fargli festa. Ride e scherza col custode e con sua moglie: la trova sempre sul punto di fare un nuovo figliolo!

— Quanti sono, anzi, quanti saranno?

— Sette, signor padrone!

— Sette?... Per bacco!... Aria buona a Lodignola!... — Passeggia un po' col giardiniere: le piante son cresciute benissimo. Approva tutto, loda tutto, è contento di tutto e di tutti.

La gente che passa dalla strada, e che lo vede nel giardino, si ferma a salutarlo festevolmente ed a complimentarlo per il suo arrivo.

— Mi vogliono bene, — pensa tra sè. — Non sapevo di essere tanto popolare a Lodignola. Tuttomerito della nuova linea del tram e più ancora della signora Eugenia.

Ordina la colazione:

— Due uova al burro e una costoletta. Deve esser tutto pronto per le undici. Mi raccomando, — ripete a Patrizio il servitore succeduto al povero Giovanni. — Per le undici in punto! Intanto una buona doccia e mi vesto...

Che doccia deliziosa!... Che buona acqua, fresca, limpida, odorosa!

A colazione, mangia in fretta e furia, e subito dopo, sfidando il caldo e il sole di mezzogiorno, fa a piedi la salita alla Casa Vecchia.

— Eccomi qui cara signora Eugenia. Le domando una tazza del suo deliziosissimo caffè!

Il Roero, che un po' è stato aspettato a colazione, ma senza molta speranza e che arriva quando ormai non lo si aspetta più, è accolto da grida di giubilo.

La signora Eugenia è raggiante; la Luisa, fatti i suoi complimenti, dichiara che il signor Francesco è diventato ancora più giovine, ed Elena, sorpresa e trasportata dall'improvvisa gioia, gli corre incontro come per buttargli le braccia al collo. Francescoha un leggero turbamento, non abbraccia Elena, le prende invece le due mani e la conduce vicino alla finestra.

— Qui, qui, con me, ben al chiaro: vediamo se questa mia figliuola è diventata bella o brutta. Non voglio rinunciare a' miei diritti di papà!

— Papà, papà... — La Luisa che è sempre stata una grande ammiratrice del signor Francesco, scrolla il capo con una smorfietta sua particolare. — Mi lasci dire che la signorina potrà vantarsi di avere un papà molto giovine e molto bello.

La signora Eugenia, beata e tutta occupata nel preparare il caffè, sorride appena all'esclamazione della Luisa, mentre il Roero, che ne ha avuto piacere, ma finge di non averla udita, continua a fissare, a osservare Elena, che pur arrossendo un poco e sorridendo, lo fissa a sua volta tranquilla e sicura.

— Non c'è male, sono abbastanza contento.

Elena arrossisce di più, ride, ma non abbassa gli occhi. Per quanto nerissima, è sicura ormai che non gli fa orrore... Invece.....

— Ecco pronto il caffè! — La signora Eugenia è gongolante. — Un caffè che spero degno del signor Francesco.

— Cioè, vuol dire che sarà degno della signora Eugenia! — Francesco si avvicina al tavolino sul quale la Luisa ha posto il vassoio. Elena corre ad offrirgli la tazza, egli la prende inchinandosi e coll'altra mano leva di tasca l'astuccio delle sigarette.

— A lei, signora Eugenia. Ogni fatica merita premio. Sono sigarette eccellenti.

— Grazie, signor Francesco. Mi fa riprendere un vizio che avevo smesso.

— Come?... La grave imposta della sigaretta?... Non si esige più? L'Olivieri non ha protestato?

— Ma che! Il signor Olivieri, ormai, non fuma altro che sigari virginia.

Elena è buona, vuol bene all'Olivieri, ma l'amore e l'istinto in quel punto la rendono spietata e ride con un'alzata di spalle a quel «sigaro virginia» che segna il decadimento del povero avvocato.

— Non mi offre più sigarette perchè io non ne voglio più! — Soggiunge la signora Eugenia, sempre pronta invece, alla difesa dei deboli. — Ho smesso di fumare per non dare cattivi esempi ad Elena.

— Sì! Sì! Oggi voglio provare! Mammetta, mammuzzoli, oggi voglio provare!

— Guarda che idea!

Anche la Luisa si mostra scandalizzata: — Fumare?... Una signorina!

— Sì! Sì! Sì! Mammetta! — continua Elena, accarezzando e baciando le gote pienotte della signora Eugenia. — Mi lasci provare!

— Mai più!... Sta ferma! Basta, tormento che sei!... No e no! Assolutamente!

Elena si volta, corre dal Roero. — Allora lei! Me la darà lei! — Gli afferra il braccio, per afferrargli anche la mano ch'egli tiene alzata stringendo la scatoletta. — La prego! La prego! La prego! — Si rizza in punta di piedi, fa un salto... non può arrivare a prender la scatoletta e si arrabbia.

— Cattivo!

— Elena!... — Esclama severamente la signora Eugenia.

Francesco abbassa la mano e intercede per la sigaretta:

— Dobbiamo permettere? In via d'eccezione?

La signora Eugenia tien duro, ed anche la Luisa, s'intende, fa gli occhiacci, ma poi tutte e due ammirano estatiche quella... Lulù — sempre Lulù — persino nei capricci.

— Come sa fare!... — Pensano in fondo al cuore. — Come sa sempre ottenere tutto ciò che vuole!

Elena ha già presa la sigaretta e Francesco le accende il fiammifero.

— Basta che poi non le faccia male, — borbotta la Luisa.

E la signora Eugenia domanda:

— Almeno, sono leggere?

— Leggerissime.

Elena allunga i labbruzzi per stringere la sigaretta; fa le più comiche boccucce per soffiar il fumo lontano, ma un po' di fumo le va sempre in gola o negli occhi. Ride e domanda a Francesco:

— Ma come si fa?

Francesco scherza, giuoca e si diverte a tormentarla:

— In tanti anni sei rimasta... Lulù!

— Lo so.

— Piccola! Piccola!

— Lo so.

— Nera, nera!

— Lo so.

— Brutta!...

— Questo non è vero!

Francesco rimane fino alle quattro alla Casa Vecchia, poi verso le sette ci torna per pranzo.

Alla Casa Vecchia c'è una ragazza di Lodignola, la Pinella, che fa benissimo da mangiare. Il Roero, dopo pranzo, col permesso della signora Eugenia, e colla piena soddisfazione della Luisa, la chiama in salotto e si profonde in elogi.

La signora Eugenia non ha insegnato a Elena a far la cucina, e ne spiega il perchè al signor Roero, che l'approva pienamente.

— Io non credo che la missione della donna sia quella di saper preparare manicaretti e ghiottonerie al proprio marito. Adesso fanno entrare anche la cucina nell'istruzione obbligatoria! Per me, sarò una vecchia testarda, ma son di parere che si dà troppa importanza al mangiare! Si fanno diventar le ragazze troppo golose e schifiltose! Dato un bisogno, ci sono le uova, il suo bravo pollo o la sua brava carne lessa, e per gusto mio, in ogni momento, una bella manina bianca e morbida è da preferirsi a qualunquepatè!

— D'altronde, anche per far la cucina bisogna averci inclinazione! — Sentenzia la Luisa, mentre, aiutata da Elena distende sulla tavola sparecchiatail gran tappeto amaranto dei ricevimenti di gala. — Bisogna averci passione, appunto come la Pinella! La signorina... è troppo signorina! Fin da bimba, quando giuocava coi suoi fantocci, voleva che fossero tutti grandi signori! Altro che cuochi e cuoche! A proposito, signor Francesco, sa che la signorina Elena conserva ancora... la contessa?

Il Roero non capisce.

— La bambola... — spiega la signora Eugenia.

— Quale? Ne ha... rotte tante di bambole!

— Quella famosa. La prima. Signorina! Gliela faccia vedere!

— Sì, sì, subito! — Esclama Elena allegra, contenta, e sparisce.

Come la saletta rimane vuota e silenziosa senza quella fresca gaiezza, senza quella rotonda testolina bruna, senza quel semplice vestito bianco di mussolina, coi nastri di seta lilla! Ma, dopo un istante, eccola ricomparire con un grande scatolone, in cui sono riposti «i suoi tesori».

— Aiutami, Luisa!

La Luisa corre a prendere lo scatolone e il Roero, ch'era diventato serio, torna a sorridere:

— Oh, brava! Vediamo dunque la signora contessa!

La magnifica bambola coll'abito digiaconettaricamato e il cappellone celeste è conservata benissimo; ha soltanto la faccetta un po' screpolata e il naso rotto.

Francesco prende la bambola, l'accarezza, la guarda a lungo e sospira. Egli ripensa a quegli anni, ormai così lontani; rivive, per un istante, uno di quei giorni... che non torneranno mai più.

Elena si diverte: leva tutti i giocattoli dallo scatolone.

— Guardi, signor Francesco!... Il piccolo canapè e la piccola poltrona della contessa!

Francesco guarda... e continua a pensare:

— Potrei avere anch'io una famiglia... l'affetto, il conforto, la tenerezza e le compiacenze vere, serene, oneste della casa... Una donna mia... soltanto mia. Potrei avere un amore di figliuola, una figliuola così buona, così bella...

— Signor Francesco!...

— Cara!

— Guardi!... La poveraTiti.

Elena ride, ride, ride... È tutta la sua fanciullezza innocente, il suo ardore spensierato, la contentezza del suo cuore felice e del suo sangue sano, che allegramente le scoppiettano sulle labbra.

Francesco ne è rapito, incantato, ma poi a poco a poco la bianca, la casta figura sparisce... Un'altra immagine gli si presenta dinanzi... severa in quel punto, quasi arcigna.... È una biondezza opaca e giallognola, è un sorriso ironico e imperioso, è una voce interna che gli ripete: — Eccola... questa è la tua! Ogni uomo ha la donna che si merita!

La signora Eugenia lo osserva un po' inquieta: il Roero sente quello sguardo e si scuote con una risata:

— Proprio così! Mah!... È proprio così! — Poi a un tratto non ride più, sorride soltanto. — Ognuno di questi giocattoli, quanti ricordi, quante memorie porta con sè! Allora ero giovine anch'io, quasi quanto Lulù..... almeno nelle illusioni! E il mio «genio», buona signora, si ricorda?... Il grand'uomo dell'avvenire! Sono diventato appena appena, un mezzo grand'uomo a Lodignola... e per merito suo e del buon Olivieri.

— Signorina! Gli faccia vedere l'anellino! — Esclama a questo punto la Luisa.

— È l'anellino, — la signora Eugenia s'è fatta pure un po' malinconica e pensierosa, — che il signor Olivieri ha regalato ad Elena quando ha compito i sette anni.

Elena continua a cercarlo, nascondendo la faccia nello scatolone: si sente agitata e confusa.

— Non lo trovi più! Non l'hai più! — Francesco si diverte a farla arrabbiare.

— Si! Si! Eccolo! Quando l'Olivieri vuol fare il cattivo, il burbero, gli dico sempre: «Bada, l'anel ti rendo!...»

—Ti?Cometi? — Domanda Francesco vivamente. — Dai del tu all'Olivieri?

— Sicuro.

— E a me no? Perchè?

— Perchè... perchè all'Olivieri... — Elena non abbassa gli occhi, ma torna a diventar rossa... — Perchè l'Olivieri...

— Bada Elena.... non dire sciocchezze, — ammonisce la signora Eugenia.

— Perchè l'Olivieri?... — Ripete Francesco per farla continuare.

Elena si arrabbia, dà un'alzata di spalle:

— Perchè, perchè! O quest'è bella! Perchè all'Olivieri ho sempre dato del tu... senza perchè.

— Anche a me, hai sempre dato del tu.

— Non è vero!

— Elena! — ribatte la signora Eugenia. — Non si risponde così!

— A lei, proprio a lei, — continua Elena sempre rivolta al Roero senza badare ai rimproveri della mammetta, — non ho mai dato del tu.

— Sì!

— No! A lei, proprio a lei, no, mai! Io ho dato del tu soltanto... aCochi!

— Brava signorina! Ha ragione! — La Luisa è raggiante e la signora Eugenia, che si è alzata e avvicinata ad Elena per imporle il dovuto rispetto verso il signor Francesco, la bacia invece commossa, tuffando il viso, nei capelli neri, odorosi.

Ad un tratto si ode un forte abbaiamento, uno sbattere d'usci, un gran fruscío, e due grossi cani si precipitano nella saletta, rovesciano le sedie, fanno spaventare la Luisa, e saltano addosso al Roero, scodinzolando festosamente. Sono Flick e Flock venuti alla Casa Vecchia, dietro al custode che ha portato le lettere. Al fiuto hanno sentito subito il padrone.

Francesco accarezza i cani, scusandosi per quella rumorosa invasione e distrattamente, in fretta, dà un'occhiata alla posta, guardando appena che cosa c'è.

Elena raggrotta le ciglia, poi subito si rasserena.Ha lanciato sul pacco una sola occhiata: ha visto tutto. Ci sono giornali, ci sono lettere... ma non «quella lettera» che teme. Corrispondenza d'affari; si capisce dalle buste. Elena è di nuovo contenta, torna bambina e con biscotti, zucchero, carezze e baci, si fa presto amicissima di Flick e Flock.

— Povere bestie! — Pensa tra sè. — Sembravano così brutte, così cattive! Invece soffrivano perchè non c'era il loro padrone! — E non vuole assolutamente che il custode le riconduca a casa.

— Torneranno alla villa più tardi! Col signor Francesco. Intanto restano qui a giocare con me. Flick! Flock! Ohp! Ohp! Se volete ancora zucchero bisogna saltare! Ohp! Ohp! Là là!

E più tardi, molto più tardi, quando Francesco lascia la Casa Vecchia dopo aver indugiato un'ora a salutare la ragazza, chiamandola piccola Lulù, piccolissima Lulù, nera nera e bruttissima, Elena tempesta di baci la signora Eugenia prima di andare a dormire ed entra nella sua camera cantando.

È la gioia che le trabocca dall'anima, è l'amore che riluce negli occhi, è la balda sicurezza dei diciott'anni che saluta la vita tutta piena di rose e di sole!

Prima di chiudere le persiane, rimane per un bel pezzo ritta alla finestra a guardare.

— Finalmente! — Mormora tra sè. — Oh finalmente!

La villa è tutta illuminata, aperta... Non sembra più una prigione! È un palazzo incantato! È un giardino incantato!

Elena continua a guardare e pensa sorridendo:

— ... No, no. Più niente Svizzera! Più niente Zermatt! Si resta lì, perchè lo voglio io.

La mattina dopo Francesco Roero, prestissimo, è di nuovo a cavallo, sotto il balconcino della Casa Vecchia.

— Buon giorno, signora Eugenia! Buon giorno!

Egli chiama, è vero, la signora Eugenia, ma guarda sempre la finestra di Elena che è già spalancata.

— Signora Eugenia! Buon giorno!

Elena continua a non farsi vedere. Invece la mammetta si presenta quasi subito al balcone, già messa in tutto punto: i bei capelli bianchi benpettinati, l'abito nero, il candido solino stretto alla gola:

— Signor Francesco, buon giorno!.... Come ha riposato?

— Benissimo! E quella gran dormigliona di Lulù?

La signora Eugenia si sporge dal terrazzino: guarda verso la camera della ragazza.

— La finestra è aperta; dev'essere svegliata. Elena!

— Lulù! — Chiama Francesco a sua volta.

Nessuno risponde: un momento di silenzio, poi un grido della signora Eugenia che si sente stringere e baciare d'improvviso e la bella testolina di Elena che sporge dalla ringhiera:

— Bravo, signor Francesco! A furia di elogi e di complimenti ha fatto girar il capo alla Pinella. Sta già in cucina a quest'ora, compilando ilmenuper la colazione: risotto bianco o risotto giallo coi fegatini? Questo è il gran problema!

— Come? Dovrei venire a colazione anche stamattina?

— S'intende.

La signora Eugenia, sebbene soddisfattissima, si crede in obbligo di correggere e di spiegare l'imperativo di quella matta figliuola:

— È un gran piacere ch'ella ci fa!... Perchè vorrebbe restar solo alla villa? Non è in casa sua, anche qui? Dunque, ormai, siamo intesi: tutti i giorni, colazione e pranzo alla Casa Vecchia.

— Tutti i giorni? E se poi... non vado più in Isvizzera? — Il cavallo in quel momento è tranquillissimo: è il Roero stesso che lo tocca leggermente cogli speroni per farlo caracollare sotto il balconcino. — Tutti i giorni no! Sarebbe troppo abusare.

— Tutti i giorni, sì! Lo ha detto la mammuzzoli! E non si faccia aspettare!... Per non mettere la Pinella alla disperazione!

— Ho detto.... tutti i giorni no!

Il cavallo fa un'impennata, ma la signorina non si spaventa più. Ormai ha capito il giuoco.

— Ho detto, tutti i giorni, sì!

— Ma, ma, ma, Elena! — La signora Eugenia al solito, vorrebbe imporsi, far la seria. — Al signor Francesco si dice così?

— Al signor Francesco si dice: Voglio così! — E la bella testolina bruna sparisce dal balcone.

Alle undici in punto, attillato, profumato, i baffetti ancor più rivolti in sù e le ghette bianche,il Roero, che colla persona svelta elegante e il viso un po' scarno e pallido, sembra proprio un giovinotto, si presenta sull'uscio della saletta.

— Eccomi pronto: la piccola Lulù ha detto «voglio» ed io obbedisco.... per paura dei capricci.

Elena quella mattina, si comporta in tutto come quando è sola colla signora Eugenia, da brava ragazza di casa, attiva, attenta e tranquilla. È vestita di picchè celeste, con un grande colletto bianco ripiegato, e con un bel cravattone di seta nera. Aiuta la Luisa a finire di preparare la tavola e l'aiuta pure, quando occorre, anche durante la colazione.

Alle frutta prepara come al solito, il piatto per Rolando e lo porta lei stessa nel brolo.

La Luisa, appena uscita Elena, si avvicina al signor Francesco:

— Dica la verità: se la signorina fosse soltanto due dita più alta? Che bellezza?

— Anche così ce n'è abbastanza per far perdere la testa! A proposito dei nostri discorsi, e delle sue raccomandazioni, signora Eugenia, saprà che il.... signor Nino è partito fino da ieri per Casalpò. Fabbrico a Casalpò. Faccio riparare la casa colonicae ricostruire varie cascine. Ho mandato apposta il giovinotto a sorvegliare i lavori. E resterà laggiù, in Piemonte, finchè voglio io. Ha posto le mire troppo in alto il nostro socialista!

La signora Eugenia fa un sospirone, compassionando il povero innamorato:

— In quanto alla mia Elena, fortunatamente in questi giorni è tornata di buonissimo umore. È stato un certo falso allarme della Luisa, la quale a furia di voler veder tutto, vede alle volte anche quello che non c'è.

— Scusi, signora, io....

La Luisa vorrebbe difendersi, ma Elena ritorna col piatto vuoto di Rolando e il discorso a proposito del Nino Moro, resta interrotto....

Francesco, molto prima di sera, è già dinanzi al cancello della Casa Vecchia. Vede Elena che sta cogliendo fiori nel piccolo giardino, e si ferma ad osservarla:

— Signorina... Lulù!

Sentendo la voce di Francesco ella si volta, rossa di piacere.

— Bravo! Non lo aspettavo così presto! È stato bravo! Venga ad aiutarmi! Sto cogliendo i fiori per la saletta.

Francesco non si muove. Si gode invece a stuzzicarla:

— Un altro abito nuovo! Ambiziosissima Lulù! Ieri, vestita di mussolina bianca e nastri lilla; oggi mussolinacrème, coi nastri verde oliva...

— E stamattina?... Ecco, non si ricorda più!

— Picchè celeste, colletto bianco, cravatta nera.

— Vede, dunque? Se lei osserva e si ricorda così bene.... val la pena di cambiare.

Non sono le parole, è il tono che conta; il tono di Elena nel dare la sua risposta è stato tanto carino e gentile! Francesco ne è rimasto colpito, ma continua a scherzare:

— Piccola Lulù! Piccola, piccola, piccola!

— So che sono piccola. Me l'hanno detto degli altri.

— L'Olivieri?

Francesco entra nel cancello e si avvicina.

Elena ride, in un modo un po' strano:

— Oh, l'Olivieri no! Me lo dice sempre la signora Eugenia ed è il grave dolore della Luisa.

— Perchè hai detto: «l'Olivieri no»?

— Perchè l'Olivieri.... non si è pronunziato.

— Voglio sapere la verità e subito, e vogliosapere perchè ridi in quel modo, birichina di una Lulù! Scommetto che l'Olivieri ti fa un po'.... la corte e tu sei anche capace di lasciartela fare!

— Questo poi no!

— Dunque te la fa?

— Tenga i fiori! Intanto io colgo delle rose.

Francesco prende il mazzo colle due mani, ripetendo:

— Dunque ti fa la corte?... Oppure lui vorrebbe, ma tu.... niente? Ridi, birichinissima? Ho indovinato.

— Stia attento!... Lascia cadere i fiori!

— Tu.... niente corte, perchè l'Olivieri è troppo vecchio.

— Intanto l'Olivieri non è vecchio, tutt'altro. E poi, anche fosse, l'età che cosa conta?

— Allora.... perchè è brutto?

— Anche l'esser bello o brutto, che cosa conta?

— Che cos'è che conta, dunque, per te?

— Una cosa sola: grande, grande. — Ed Elena, pur sorridendo, sospira nel fissare Francesco. — Farsi tanto voler bene!

La signora Eugenia sta leggendo la sua vecchiaRevue, seduta alla finestra della saletta. Alza gliocchi, vede Francesco ed Elena nel rosaio, si ferma a guardarli pensierosa.... e un senso amaro, profondo di tristezza penetra a poco a poco nella sua anima:

— È proprio vero.... — mormora tra sè, scrollando il capo. — Io non sono mai stata così giovine.... giovine come Elena.

Dopo un momento fa per rimettersi a leggere, ma le si appannano gli occhiali.

Francesco Roero passa così la sua vita allegro, contento, non pensando più ad altro. Nel piccolo mondo di Lodignola egli ha trovato la quiete, la felicità.... ed anche la gloria. Col tram a vapore e col podere modello, colle scuole, il caseificio e la nuova magnifica uniforme da lui regalata alla banda comunale è diventato a Lodignola l'eletto e il prediletto del popolo, il vero padre della patria!

Si è fatta una grande illuminazione in onore di Francesco Roero, con sparo di mortaretti, con fuochi artificiali e la banda ha inaugurato il nuovo uniforme, suonando nel giardino della villa l'innodi Garibaldi, la marcia reale, la Marsigliese: un po' per tutti i gusti, non essendo ancora ben conosciuto il suo gusto preciso.

Un giorno, a metterlo di malumore gli capita una lettera del Faraggiola che, anche a nome dell'Estensi, gli domanda notizie della baronessa Arcolei:

«Sai dirmi qualche cosa della nostra cara donna Stefania? Abbiamo scritto, riscritto a Borgoprimo e a Milano, ma con noi continua a non dar segno di vita. E con te?... Sei stato più fortunato?....»

— Uff!

..... Risponderò stasera, risponderò domani..... Francesco non ha mai risposto. Non è già il tempo che gli è mancato; è stata la voglia. Ormai gli secca, gli pesa tutta quella gente egoista, monotona e così vecchia d'idee, di giudizi.... di tutto.

— Risponderò dalla Svizzera!

Ma presto anche alla Svizzera non ci pensa più....

Alle cavalcate succedono adesso le scarrozzate. Egli stesso guida i due cavalli delbrèc, e con una scusa o coll'altra, passa sempre dalla Casa Vecchia a prendere anche le signore. Una sera,appunto, Francesco ed Elena hanno combinato, insieme alla signora Eugenia, una grande trottata per la mattina dopo fino a Valpiana, dove ci sono da visitare i lavori di un nuovo ponte sul Lambro.

Ilbrècdeve trovarsi alla Casa Vecchia per le otto e mezzo, e alle otto in punto aspetta già nel cortile dinanzi alla villa. Anche Francesco scende quasi subito: dà un'occhiata ai cavalli, scambia qualche parola col cocchiere e sta già per montare a cassetta, quando vede entrare dal cancello il fattorino del telegrafo.

— Ci siamo! — Borbotta rannuvolandosi. Apre in fretta il dispaccio, legge e fa un atto di stizza:

«Vado a Milano per poche ore: vi aspetto in casa verso mezzogiorno».

— Eh, già! — sospira — una volta o l'altra mi doveva capitare!

Fa due o tre passi per uscire, per correre alla Casa Vecchia a portare quella notizia, poi subito si ferma:

— Ed Elena?.... Se mi domanda dove vado?... Perchè vado via?...

Non gli regge l'animo di tornare lassù, di rivedere Elena, di salutarla, chi sa per quanto tempo!

— Chi può mai indovinare i nuovi progetti e i quarti di luna della baronessa?

Scrive in fretta due righe alla signora Eugenia scusandosi «per dover rimandare la gita ad un altro giorno» e colla stessa carrozza già attaccata, sbuffando e brontolando, parte per Milano.

— Rimandare la gita!... Un altro giorno! — pensa in cuor suo. — E se invece non potrò più ritornare a Lodignola?

Quella campagna, que' suoi luoghi non gli sono mai sembrati tanto belli e tanto cari.


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