VI.Gelosie.Uscito il Nino Moro, l'avvocato continua a passeggiare su e giù per lo studio, arrabbiandosi, con degli scatti improvvisi contro il Roero.— E pensare che ci fu un tempo in cui io l'ho creduto davvero un uomo d'ingegno! Non è mai stato altro che un egoista, un gaudente!... Nient'altro!Soffia, sbuffa, gira, rigira, si tira la barba, poi scatta di nuovo:— Si fa menare per il naso dalla baronessa Arcolei per tutta la vita e nei brevi intervalli si diverte, povero Dodò, a fare il gingillone colle celebrità internazionali dell'Eden, o a fare il papà con Lulù, dimenticandosi che gli anni passano eche Lulù è diventata la signorina Elena! Testa vuota, inconcludente! Uff!... Che testa leggera!... E quella candida innocentona della signora Eugenia che continua ad ammirarlo, estatica, a bocca aperta! E anch'io che aspetto adesso a persuadermene, e ne ho fatto un grand'uomo a scartamento ridotto, per Lodignola! Ha ragione il Nino Moro! In tanti anni non si è mai fatto vedere, ma ora che la bimba è diventata una ragazza, una signorina, capita d'improvviso alla Casa Vecchia, e vi prende domicilio! Ha ragione il Nino Moro!...A questo punto l'Olivieri non soffia più, non sbuffa più: sospira profondamente.— Eh sì!... Proprio vero quel che ha detto la signora Eugenia... Nino è giovine, ha ragione, è innamorato, è nel suo diritto... E in fondo è anche un bravo giovine, onesto, intelligente, abbastanza educato. Forse ci siamo spaventati troppo... e forse siamo noi, invece, dalla parte del torto. Io specialmente!... Balordo e leggero anch'io!... C'è stato un momento in cui, proprio, avevo perso la testa!L'Olivieri si ferma su due piedi, pensieroso: l'espressione del suo volto cambia a un tratto: non è più acceso dall'ira; s'è fatto smorto, coi segnidi una grande angoscia. Gli appaiono sotto gli occhi due lividi, si fanno profondi, scendono giù giù, infossando le gote, tra la barba folta e grigia.— Proprio; avevo perso la testa!... Volevo persino farmi bello, per piacerle, brutto come sono!... Brutto, colla testa mezzo pelata... e vecchio. Sì, vecchio, perchè lei è la giovinezza, la vita, il sole, ed io, in confronto, non sono che un povero tizzone spento... Eh! Quando si perde la testa, si diventa ragazzi; peggio: si diventa cattivi! Con quel povero Nino, sono stato cattivo. In fine, è un bravo giovine ed anche un bel giovine. Non è ricco, ma ha coraggio ed ha carattere.... Chi sa?... Forse la felicità di Elena è proprio riposta lì, in quel buon ragazzo che l'adora!... Non ha una grande finezza di modi, ma ha la finezza del cuore! Dunque, perchè no? Perchè tanto spaventarsi? Perchè è figliuolo d'un fattore?... E anche la signorina Elena, in fine, di chi è figlia? Ella stessa conosce la sua condizione e non si lascia ingannare. È una ragazza di testa... buona... brava... cara. Ma per ora, fortunatamente, è ancora una bimba... dunque... Non ci pensa lei? Non pensiamoci noi. Per altro, se venisse a sapere che ilpovero Nino s'è disgustato con suo padre e minaccia di rompersi il collo per amor suo... Bisogna avvertire subito subito la signora Eugenia, per via di quella chiacchierona della Luisa!... Elena non deve saper niente. Mai niente! Intanto, è troppo presto per maritarla... e poi, così bella... È una vera bellezza... Intelligentissima... coltissima... Che occhi maravigliosi, e che capelli, quanti capelli!... No, no, no! Altro che un mezzo contadino di Lodignola!... A suo tempo un grande matrimonione, deve fare!L'avvocato respira più liberamente, il suo viso si rischiara:— A suo tempo, fra qualche anno, farà un grande matrimonione. Sicuro! Basta, per altro, che quel bel tomo di Francesco... non faccia sciocchezze! Lodignola non è una capitale! I piccoli paesi sono invidiosi, pettegoli, maligni. Guai! Colle ragazze non si è mai prudenti abbastanza! Io, per esempio, sono stato sempre pieno di riguardi. Lui, invece, di mattina, di sera, sempre alla Casa Vecchia; si ferma a cavallo sotto le finestre! È diventato matto?A questo punto, il giovine di studio, che stavacopiando a un tavolino nell'anticamera, spalanca l'uscio annunziando festosamente il signor Roero, che si presenta sorridendo, con un gran fiore all'occhiello e coll'aria dell'uomo felice e soddisfatto.— Bravo l'amico! Bravissimo! Non ti fai più vedere a Lodignola!Il Roero entra e, subito, nel dar la mano all'avvocato capisce che è in cattiva luna, ma non vi bada e continua allegramente:— Vengo a tirarti le orecchie anche per conto delle nostre signore della Casa Vecchia!L'Olivieri gli dà un'occhiata di traverso, sembra che anche i peli ispidi della barbaccia si rizzino minacciosi contro Francesco.— Le orecchie, invece, dovrei tirarle io a te. Le orecchie si tirano ai ragazzi, e tu, a Lodignola, ti sei condotto come un ragazzo.Francesco non ride più... Si avvicina d'un passo fissando l'avvocato:— Cioè?— Cioè... hai dimenticato che Lodignola non è Milano, e che la signorina Elena non è più Lulù!— Io non dimentico mai niente, nemmeno i diritti della tua vecchia e buona amicizia, compresoquello di sfogarti con me quando sei di cattivo umore! Ma non mettiamo in ballo la signorina Elena, te ne prego. Questo no!L'avvocato fa un passo, un gesto di collera; poi cerca di frenarsi:— Non sono io che la metto in ballo. È la gente.— La gente? Che c'entra la gente? Elena non appartiene che a me. Io l'ho avuta da suo padre, io me la son tenuta; è come mia. Che c'entra la gente?— C'entra... in quanto... C'entra benissimo, perchè la gente, anche a Lodignola, ha gli occhi per vedere e la lingua per parlare.— Vedere che? Parlare di che cosa? Nessuno ha il diritto di intromettersi ne' fatti miei.Il Roero alza la voce e l'Olivieri grida più forte:— Se non ha questo diritto, ha però ragione di pensare che è per lo meno... strano, il paterno zelo che ti ha acceso tutto d'un tratto per la signorina Elena... alla quale hai sempre provveduto, questo è vero, ma della quale finora non ti eri mai curato. Hai aspettato che avesse... quasi vent'anni a farle il papà.L'avvocato ride nervosamente e, daccapo, gira e rigira, soffia e sbuffa.Francesco, al contrario, invece di arrabbiarsi di più, si calma. Egli ormai è convinto che l'avvocato ha proprio un po' di bruciore per la signorina Elena, e in cuor suo lo compiange: — Povero diavolo! Come è sempre sfortunato ne' suoi innamoramenti! — Inoltre, quel giorno, egli non vuole arrabbiarsi, non vuole aver scene spiacevoli. Si sente di buon umore e desidera tornare a Lodignola di buon umore. Siede sul canapè, dondolando una gamba sull'altra.— Ciò che tu dici, può anche sembrar vero alla gente che non sa, che non mi conosce. Certo, io non mi sono occupato direttamente dell'educazione di... Elena; ma avevo la coscienza, e ormai ne ho anche la prova, di averla affidata a buone mani. Se poi, finora, non mi son fatto quasi mai vedere, tu meglio di qualunque altro, ne sai il perchè. Tu sai che molte volte, ciò che più di tutto avrei desiderato di fare, non ho potuto farlo.Fra i due c'è un lungo silenzio. Anche l'Olivieri siede sul canapè e riprende per il primo il discorso, ma con tutt'altro tono:— Io so benissimo quanto il tuo cuore buono, affettuoso, generoso, ti ha sempre consigliato perla... signorina. So benissimo, meglio di chiunque altro, che, da vicino o da lontano, tu sei sempre stato per lei un padre... sì, un vero padre. A me, certo, non sarebbe mai venuto in mente di fare osservazioni, perchè ora tu passi le tue giornate colla signorina, e vai spesso, a piedi o in carrozza, di mattina o di sera, colla signorina. La cosa per me è semplice, naturalissima, innocentissima. Figurati!.. Ma può esserlo soltanto per me che ti conosco a fondo e che conosco a fondo i fatti tuoi. Per tutti gli altri, per tutti coloro, appunto, che non sanno come realmente stieno le cose... capirai, ti vedono arrivare da un momento all'altro, e ti vedono subito quasi domiciliato alla Casa Vecchia... la signorina è piuttosto... appariscente; anche tu dai nell'occhio... e si fanno supposizioni.— Irragionevoli! — Interrompe Francesco, sempre dondolando la gamba ed ammirandosi la punta del piede.— Irragionevoli! — Ripete l'Olivieri che trova la parola giustissima.I due amici non si guardano ancora bene in faccia, ma l'astuccio delle sigarette passa amichevolmente dall'uno all'altro.— Irragionevolissimi, siamo d'accordo. Ma quando mai, caro Francesco, i gelosi sono stati ragionevoli?— I gelosi? Come i gelosi?... — La gamba del Roero si abbassa di colpo, il suo occhio ricomincia a intorbidarsi. — Che c'entrano i gelosi?— È stato qui, adesso, il Nino Moro. È andato via poco fa.Il Roero balza in piedi e istintivamente stringe col pugno il bastoncino in atto minaccioso.— È stato forse quel villano che si è permesso di fare osservazioni sul conto mio? Punto primo, chi gli ha dato il permesso di muoversi da Casalpò?Si alza anche l'avvocato.— Il permesso, caro mio, se lo è preso, senza domandar niente a nessuno.— Va bene. Stasera, appena arrivato a Lodignola, parlerò io con suo padre!— È inutile. Si è diviso da suo padre e si è stabilito a Milano.— Si è stabilito a Milano? Francesco ride ironicamente. — Bravo!.... Uno spostato di più!.... Ce ne son tanti!— Scusa, — ribatte l'Olivieri, — un giovane onesto di più: e non ce ne son molti.— Onesto?... Lo vedremo alla prova. — Il Roero diventa lui adesso, pallido e nervoso.— Alla prova?... Lo abbiamo già visto, — insiste puntigliosamente l'avvocato. — Invece di avvicinare la ragazza, invece di tentare di scaldarle la testa, d'imporsi, si è subito allontanato: è scomparso.— Bel merito! Non è del tutto uno sciocco! Lui! Un mezzo contadino! Capisce troppo che se Elena si fosse accorta di qualche cosa, ne avrebbe fatto una risata!L'Olivieri continua, più che mai ostinato, più che mai insistente:— Eh, chi lo sa? Anch'io potrei essere di questo parere.... ma non lo giurerei! Con le ragazze non si può mai giurar di niente! Del resto, vedremo.— Come, vedremo? — Francesco torna a perdere le staffe: invece l'Olivieri si mostra pacato, tranquillo, sorridente.— Vedremo. Della rottura del Nino Moro con suo padre, della sua partenza da Lodignola, siparlerà... e, chi sa mai?... Sono cose che potrebbero anche far colpo sulla signorina Elena. Nella guerra d'amor vince chi fugge! — L'avvocato dice il proverbio cantarellandolo.— Elena non lo saprà. Non sentirà mai a parlare del Nino Moro!— No?... Ma tu allora non sai che cosa sono le ragazze!— Ci siamo noi a sorvegliarla! Io e la signora Eugenia.— Sorvegliare... una ragazza?Francesco riesce ancora a frenarsi, per miracolo.— Si direbbe che tu fai apposta per farmi dispetto.— Dispetto? — Ripete quell'altro, con un tono di maraviglia esagerata. — Perchè dispetto?— Per lo spirito di contraddizione! Perchè tu, quando cominci a contradire non sai più quello che dici, o dici, e sei capace anche di sostenere, le peggiori assurdità.— Non è un'assurdità, niente affatto, il dubitare che la signorina Elena possa innamorarsi del Nino Moro.— Ma diventi matto! — Vorrebbe mettersi aridere anche il Roero... e non ci riesce! Fa solo smorfie. — Tu, vecchio mio, sei diventato matto!— E tu sei diventato troppo.... savio! Fino al punto di non voler ammettere che una ragazza non possa perder la testa per un giovinotto, per un bel giovinotto, e già innamorato di lei, innamorato morto!— Ma è il figlio del mio fattore!— Che importa? È onesto, è intelligente, è un bravo giovine.— Ma non sai che la signorina Elena.... sarà ricchissima? Sarà lei la mia erede... di tutto? Che è mia, mia; perchè l'ho avuta da suo padre?— L'hai avuta da suo padre per farla felice, non per farla ricca!È proprio vero: l'avvocato sembra lo faccia apposta a insistere, a contradire, per far dispetto a Francesco. È sempre sorridente e cammina per lo studio, dondolandosi, con una cert'aria quasi di trionfo.— Del resto, caro Francesco, devi sapere che la signorina Savoldi, — è la prima volta e non a caso, che l'Olivieri, con astuzia da avvocato, la chiama col nome del padre, — devi sapere chela signorina Savoldi conosce la sua condizione benissimo e ragiona, in proposito, con più logica di noi. Sai che cosa ha detto un giorno alla signora Eugenia? «Io non voglio maritarmi. Io resterò... come lei! Una ragazza che non sa nemmeno chi sia, dove stia la sua mamma, difficilmente trova un buon partito».— Appunto: nella sua logica, ha parlato di un buon partito. E tu, la gran testa quadra, troveresti che il Nino Moro sarebbe un buon partito?— Tutto sommato, il giorno in cui la signorina Elena lo amasse, come lui ama lei... sì!Il Roero si alza e prende il cappello per andarsene.— Va bene, va bene. Ho capito. Tu, non so il perchè, vorresti attaccar lite: io, invece, non ne ho voglia e me ne vado. Ti saluto!— Buon viaggio! Una sola raccomandazione. Ne ho forse il diritto. Finora, hai sempre permesso anche a me di occuparmi un po' della signorina. Dunque, giudizio. E bada di non essere tu, colle tue imprudenze, a farle perdere poi le occasioni del famoso buon partito!Questa volta ride allegramente anche il Roeroe riesce a far montare la mosca al naso all'avvocato.— Ma a sentire tutte le tue raccomandazioni e a vederti così eccitato, così fuori di strada, si potrebbe quasi dubitare di aver a che fare con un.... geloso.— Ridi pure!.. Tutte le cose irragionevoli fanno ridere. Ho riso anch'io, poco fa, e molto, vedendo il povero Nino geloso.... di te!— Per caso, spieghiamoci chiaro, avresti davvero l'intenzione di offendermi?— Per offenderti, avrei dovuto trovare la cosa verosimile e crederti capace, durante gli intervalli che ti son concessi da donna Stefania, disvagarti... trattando leggermente, scherzando con ciò.... che dovresti avere di più sacro al mondo!Francesco si avvicina all'Olivieri fissandolo: ha una faccia così stravolta da far paura.— Basta! Finiamola! Non ti permetto più una parola. Io avevo molti obblighi con te. Li ricordo ancora in questo momento.... e ti perdono. Siamo pari! Addio! — E se ne va.Egli non parte più alle tre, parte la sera, tardi. Si è troppo arrabbiato e uscendo dallo studio dell'Olivierifa il proponimento di non tornar più a Lodignola.Invece di andar subito a casa, passa dalClub, a vedere se il Faraggiola e l'Estensi, o almeno uno dei due, fossero a Milano. Avrebbero combinato di partire insieme per Zermatt, subito. Bisogna far presto; ormai la stagione è inoltrata.— Non voglio più tornare a Lodignola!È furibondo contro tutti, anche contro Elena: anzi, sopratutto contro Elena. Solo donna Stefania non suscita le sue ire perchè non gli passa neanche per la mente.— Non voglio più tornare a Lodignola! No!... E la roba d'estate? Gli abiti di montagna? Sono a Lodignola. Come si fa?..... Farseli mandare? Impossibile! Patrizio è troppo bestia!AlClub, quando gli dicono che il conte Faraggiola e il marchese Estensi non sono a Milano, si arrabbia di nuovo.— Che giornataccia!... C'è proprio la disdetta!Si mette al tavolino per scrivere la famosa lettera, come ha promesso a donna Stefania, ma dopo il «carissimo amico» straccia il foglio, si alza e va via.Non ha testa di scrivere, di pensare, di far niente.— Quell'Olivieri, per altro, si meriterebbe una buona lezione. Ah! Ah! Si capisce.... vorrebbe restar solo alla Casa Vecchia! Niente affatto! Io, intanto, torno a Lodignola stassera come avevo fissato, e ripartirò domani... con comodo. Sarebbe curiosa!... Per far piacere a quel caro signor avvocato, non sarò più padrone adesso di tornare a casa mia!Ma che c'entra l'avvocato? È il dispetto contro Elena!— È una ragazza che scherza sempre, che scherza troppo!..... «L'avvocato è tanto buono! L'avvocato è tanto caro!» E poi... queltu! L'Olivieri sempre pronto a pigliar fuoco, s'è montata la testa e adesso finge di proteggere quell'altro perchè è geloso di me, credendo di farmi rabbia! Che asino!Quando la sera, verso le nove, riparte per Lodignola, nel montare in carrozza scorge in un angolo, insieme alla coperta, un pacco di forma quadrata: dev'essere una scatola, avvolta in carta azzurra.— Che cos'è?— L'ha portata un cameriere del caffè Cova, — risponde il portinaio.Il Roero guarda il pacco aggrottando le ciglia e lo fa mettere sul sedile di faccia.La carrozza parte e il Roero, appena fuori di Milano, cerca di sdraiarsi per dormire, ma tutto gli dà noia. Anche quel pacco! Vorrebbe pigliarlo e buttarlo fuori della carrozza!— La bambola!..... Io le portavo la bella bambola da Milano!...Sorride ironicamente, ma poi, a poco a poco, è proprio quella scatola che ha lì dinanzi, è proprio quella bambola che comincia a quietarlo.— Povera piccola! Che colpa ne ha lei se... il socialista è diventato matto e se l'Olivieri è ancora più matto di quell'altro?... Lei è sempre Lulù... Serena... buona... e cara.Egli continua a guardare la scatola... anzi proprio la bambola che ricorda, che rivede in quella scatola. Diventa triste, poi inquieto..... Il cuore gli batte violentemente; non è più la bambola, è Lulù... È Elena, proprio Elena, la giovinetta bella e fiorente ch'egli ha dinanzi, negli occhi, nel cuore.— Il Nino Moro o un altro... ma verrà il giornoin cui Elena s'innamorerà.... in cui mi sarà portata via!Ha una scossa e si rizza a sedere come spaventato:— Bisogna non vederla più! — E in quel momento lo giura a sè stesso con un tremito: — Non la vedrò più!Ma la bambola è lì e proprio lì c'è Elena... Ed egli la rivede viva... bella... e cara!Si volta, guarda da un'altra parte, ma invano; la notte è buia, piena di ombre nere... L'immagine della fanciulla è sempre lì, distinta, luminosa..... Chiude gli occhi quasi con ira... Elena è sempre lì... e ride!... Egli ne sente anche il riso adesso, e la voce così giovine e fresca...— Se tutta la vita dovessi vederla così?... Se non potessi dimenticarla mai... mai più?Ad un tratto un'idea nuova, strana, terribile, gli balza nella mente:— Il padre di Lulù!... È la vendetta del povero Nespola!Non è più Elena... è la faccia del Savoldi, che dopo tanti anni gli si para dinanzi; non è più il riso argentino di Elena, è la sghignazzata rumorosadel povero Nespola che gli percuote l'orecchio; del povero Nespola ch'egli ha lasciato ammazzare.Attorno alla carrozza che corre via velocemente, soffia un'aria calda, pesante... La notte si fa sempre più buia; spariscono anche le ombre degli alberi, delle case, nella vasta distesa della pianura tenebrosa. Solo, di tratto in tratto, qualche lampo sinistro squarcia la nera nuvolaglia all'orizzonte lontano.— Ha ragione l'Olivieri. L'ho avuta da suo padre per farla felice, non per farla ricca. Se mi fossi ingannato?.... Colle ragazze non si può mai sapere, non si può mai giurar di niente... Se Elena avesse della simpatia per quel giovane? «È onesto... è intelligente... è innamorato morto...»Adesso il Roero non vede più nemmeno la scatola, nemmeno la bambola dentro la scatola. È troppo buio, tutto buio..... La carrozza corre via sempre velocemente...— Mi sembrava tanto lontana Lodignola... ed invece, ecco, ci siamo già! Si arriva sempre e sempre troppo presto a questo mondo... anche alle cose che sembrano più lontane... anche alla fine... di tutto! Ebbene, se Elena lo vuole... E sia! Ella deve essere felice a qualunque costo. Per me, ormai....— Questa scatola, sarà da portare alla Casa Vecchia? — Domanda Patrizio, mentre il Roero smonta di carrozza.Il servitore ha subito indovinato che si tratta di dolci, di un regalo per la signorina.Francesco fa un gesto di stizza.... Non avrebbe più voluto sentir parlare di quella scatola, non avrebbe più voluto averla sotto gli occhi!...— Stasera è troppo tardi. Basterà portarla domattina? — Insiste Patrizio, il quale ha già capito che il signor padrone è di cattivo umore.— Sì! Sì! Basta domattina!— È arrivato un telegramma.— Quando?— Due ore fa.Il Roero finalmente, si può sfogare!— E dov'è? Tante chiacchiere sempre e non mi dite quello che preme di più!— L'ho fatto mettere in camera sua, colla posta.— Andate a prenderlo, presto!.... È un dispaccio dell'avvocato Olivieri:«Ti auguro ciò che il tuo cuore desidera e ti abbraccio con tutta la nostra antica fida amicizia.»
Uscito il Nino Moro, l'avvocato continua a passeggiare su e giù per lo studio, arrabbiandosi, con degli scatti improvvisi contro il Roero.
— E pensare che ci fu un tempo in cui io l'ho creduto davvero un uomo d'ingegno! Non è mai stato altro che un egoista, un gaudente!... Nient'altro!
Soffia, sbuffa, gira, rigira, si tira la barba, poi scatta di nuovo:
— Si fa menare per il naso dalla baronessa Arcolei per tutta la vita e nei brevi intervalli si diverte, povero Dodò, a fare il gingillone colle celebrità internazionali dell'Eden, o a fare il papà con Lulù, dimenticandosi che gli anni passano eche Lulù è diventata la signorina Elena! Testa vuota, inconcludente! Uff!... Che testa leggera!... E quella candida innocentona della signora Eugenia che continua ad ammirarlo, estatica, a bocca aperta! E anch'io che aspetto adesso a persuadermene, e ne ho fatto un grand'uomo a scartamento ridotto, per Lodignola! Ha ragione il Nino Moro! In tanti anni non si è mai fatto vedere, ma ora che la bimba è diventata una ragazza, una signorina, capita d'improvviso alla Casa Vecchia, e vi prende domicilio! Ha ragione il Nino Moro!...
A questo punto l'Olivieri non soffia più, non sbuffa più: sospira profondamente.
— Eh sì!... Proprio vero quel che ha detto la signora Eugenia... Nino è giovine, ha ragione, è innamorato, è nel suo diritto... E in fondo è anche un bravo giovine, onesto, intelligente, abbastanza educato. Forse ci siamo spaventati troppo... e forse siamo noi, invece, dalla parte del torto. Io specialmente!... Balordo e leggero anch'io!... C'è stato un momento in cui, proprio, avevo perso la testa!
L'Olivieri si ferma su due piedi, pensieroso: l'espressione del suo volto cambia a un tratto: non è più acceso dall'ira; s'è fatto smorto, coi segnidi una grande angoscia. Gli appaiono sotto gli occhi due lividi, si fanno profondi, scendono giù giù, infossando le gote, tra la barba folta e grigia.
— Proprio; avevo perso la testa!... Volevo persino farmi bello, per piacerle, brutto come sono!... Brutto, colla testa mezzo pelata... e vecchio. Sì, vecchio, perchè lei è la giovinezza, la vita, il sole, ed io, in confronto, non sono che un povero tizzone spento... Eh! Quando si perde la testa, si diventa ragazzi; peggio: si diventa cattivi! Con quel povero Nino, sono stato cattivo. In fine, è un bravo giovine ed anche un bel giovine. Non è ricco, ma ha coraggio ed ha carattere.... Chi sa?... Forse la felicità di Elena è proprio riposta lì, in quel buon ragazzo che l'adora!... Non ha una grande finezza di modi, ma ha la finezza del cuore! Dunque, perchè no? Perchè tanto spaventarsi? Perchè è figliuolo d'un fattore?... E anche la signorina Elena, in fine, di chi è figlia? Ella stessa conosce la sua condizione e non si lascia ingannare. È una ragazza di testa... buona... brava... cara. Ma per ora, fortunatamente, è ancora una bimba... dunque... Non ci pensa lei? Non pensiamoci noi. Per altro, se venisse a sapere che ilpovero Nino s'è disgustato con suo padre e minaccia di rompersi il collo per amor suo... Bisogna avvertire subito subito la signora Eugenia, per via di quella chiacchierona della Luisa!... Elena non deve saper niente. Mai niente! Intanto, è troppo presto per maritarla... e poi, così bella... È una vera bellezza... Intelligentissima... coltissima... Che occhi maravigliosi, e che capelli, quanti capelli!... No, no, no! Altro che un mezzo contadino di Lodignola!... A suo tempo un grande matrimonione, deve fare!
L'avvocato respira più liberamente, il suo viso si rischiara:
— A suo tempo, fra qualche anno, farà un grande matrimonione. Sicuro! Basta, per altro, che quel bel tomo di Francesco... non faccia sciocchezze! Lodignola non è una capitale! I piccoli paesi sono invidiosi, pettegoli, maligni. Guai! Colle ragazze non si è mai prudenti abbastanza! Io, per esempio, sono stato sempre pieno di riguardi. Lui, invece, di mattina, di sera, sempre alla Casa Vecchia; si ferma a cavallo sotto le finestre! È diventato matto?
A questo punto, il giovine di studio, che stavacopiando a un tavolino nell'anticamera, spalanca l'uscio annunziando festosamente il signor Roero, che si presenta sorridendo, con un gran fiore all'occhiello e coll'aria dell'uomo felice e soddisfatto.
— Bravo l'amico! Bravissimo! Non ti fai più vedere a Lodignola!
Il Roero entra e, subito, nel dar la mano all'avvocato capisce che è in cattiva luna, ma non vi bada e continua allegramente:
— Vengo a tirarti le orecchie anche per conto delle nostre signore della Casa Vecchia!
L'Olivieri gli dà un'occhiata di traverso, sembra che anche i peli ispidi della barbaccia si rizzino minacciosi contro Francesco.
— Le orecchie, invece, dovrei tirarle io a te. Le orecchie si tirano ai ragazzi, e tu, a Lodignola, ti sei condotto come un ragazzo.
Francesco non ride più... Si avvicina d'un passo fissando l'avvocato:
— Cioè?
— Cioè... hai dimenticato che Lodignola non è Milano, e che la signorina Elena non è più Lulù!
— Io non dimentico mai niente, nemmeno i diritti della tua vecchia e buona amicizia, compresoquello di sfogarti con me quando sei di cattivo umore! Ma non mettiamo in ballo la signorina Elena, te ne prego. Questo no!
L'avvocato fa un passo, un gesto di collera; poi cerca di frenarsi:
— Non sono io che la metto in ballo. È la gente.
— La gente? Che c'entra la gente? Elena non appartiene che a me. Io l'ho avuta da suo padre, io me la son tenuta; è come mia. Che c'entra la gente?
— C'entra... in quanto... C'entra benissimo, perchè la gente, anche a Lodignola, ha gli occhi per vedere e la lingua per parlare.
— Vedere che? Parlare di che cosa? Nessuno ha il diritto di intromettersi ne' fatti miei.
Il Roero alza la voce e l'Olivieri grida più forte:
— Se non ha questo diritto, ha però ragione di pensare che è per lo meno... strano, il paterno zelo che ti ha acceso tutto d'un tratto per la signorina Elena... alla quale hai sempre provveduto, questo è vero, ma della quale finora non ti eri mai curato. Hai aspettato che avesse... quasi vent'anni a farle il papà.
L'avvocato ride nervosamente e, daccapo, gira e rigira, soffia e sbuffa.
Francesco, al contrario, invece di arrabbiarsi di più, si calma. Egli ormai è convinto che l'avvocato ha proprio un po' di bruciore per la signorina Elena, e in cuor suo lo compiange: — Povero diavolo! Come è sempre sfortunato ne' suoi innamoramenti! — Inoltre, quel giorno, egli non vuole arrabbiarsi, non vuole aver scene spiacevoli. Si sente di buon umore e desidera tornare a Lodignola di buon umore. Siede sul canapè, dondolando una gamba sull'altra.
— Ciò che tu dici, può anche sembrar vero alla gente che non sa, che non mi conosce. Certo, io non mi sono occupato direttamente dell'educazione di... Elena; ma avevo la coscienza, e ormai ne ho anche la prova, di averla affidata a buone mani. Se poi, finora, non mi son fatto quasi mai vedere, tu meglio di qualunque altro, ne sai il perchè. Tu sai che molte volte, ciò che più di tutto avrei desiderato di fare, non ho potuto farlo.
Fra i due c'è un lungo silenzio. Anche l'Olivieri siede sul canapè e riprende per il primo il discorso, ma con tutt'altro tono:
— Io so benissimo quanto il tuo cuore buono, affettuoso, generoso, ti ha sempre consigliato perla... signorina. So benissimo, meglio di chiunque altro, che, da vicino o da lontano, tu sei sempre stato per lei un padre... sì, un vero padre. A me, certo, non sarebbe mai venuto in mente di fare osservazioni, perchè ora tu passi le tue giornate colla signorina, e vai spesso, a piedi o in carrozza, di mattina o di sera, colla signorina. La cosa per me è semplice, naturalissima, innocentissima. Figurati!.. Ma può esserlo soltanto per me che ti conosco a fondo e che conosco a fondo i fatti tuoi. Per tutti gli altri, per tutti coloro, appunto, che non sanno come realmente stieno le cose... capirai, ti vedono arrivare da un momento all'altro, e ti vedono subito quasi domiciliato alla Casa Vecchia... la signorina è piuttosto... appariscente; anche tu dai nell'occhio... e si fanno supposizioni.
— Irragionevoli! — Interrompe Francesco, sempre dondolando la gamba ed ammirandosi la punta del piede.
— Irragionevoli! — Ripete l'Olivieri che trova la parola giustissima.
I due amici non si guardano ancora bene in faccia, ma l'astuccio delle sigarette passa amichevolmente dall'uno all'altro.
— Irragionevolissimi, siamo d'accordo. Ma quando mai, caro Francesco, i gelosi sono stati ragionevoli?
— I gelosi? Come i gelosi?... — La gamba del Roero si abbassa di colpo, il suo occhio ricomincia a intorbidarsi. — Che c'entrano i gelosi?
— È stato qui, adesso, il Nino Moro. È andato via poco fa.
Il Roero balza in piedi e istintivamente stringe col pugno il bastoncino in atto minaccioso.
— È stato forse quel villano che si è permesso di fare osservazioni sul conto mio? Punto primo, chi gli ha dato il permesso di muoversi da Casalpò?
Si alza anche l'avvocato.
— Il permesso, caro mio, se lo è preso, senza domandar niente a nessuno.
— Va bene. Stasera, appena arrivato a Lodignola, parlerò io con suo padre!
— È inutile. Si è diviso da suo padre e si è stabilito a Milano.
— Si è stabilito a Milano? Francesco ride ironicamente. — Bravo!.... Uno spostato di più!.... Ce ne son tanti!
— Scusa, — ribatte l'Olivieri, — un giovane onesto di più: e non ce ne son molti.
— Onesto?... Lo vedremo alla prova. — Il Roero diventa lui adesso, pallido e nervoso.
— Alla prova?... Lo abbiamo già visto, — insiste puntigliosamente l'avvocato. — Invece di avvicinare la ragazza, invece di tentare di scaldarle la testa, d'imporsi, si è subito allontanato: è scomparso.
— Bel merito! Non è del tutto uno sciocco! Lui! Un mezzo contadino! Capisce troppo che se Elena si fosse accorta di qualche cosa, ne avrebbe fatto una risata!
L'Olivieri continua, più che mai ostinato, più che mai insistente:
— Eh, chi lo sa? Anch'io potrei essere di questo parere.... ma non lo giurerei! Con le ragazze non si può mai giurar di niente! Del resto, vedremo.
— Come, vedremo? — Francesco torna a perdere le staffe: invece l'Olivieri si mostra pacato, tranquillo, sorridente.
— Vedremo. Della rottura del Nino Moro con suo padre, della sua partenza da Lodignola, siparlerà... e, chi sa mai?... Sono cose che potrebbero anche far colpo sulla signorina Elena. Nella guerra d'amor vince chi fugge! — L'avvocato dice il proverbio cantarellandolo.
— Elena non lo saprà. Non sentirà mai a parlare del Nino Moro!
— No?... Ma tu allora non sai che cosa sono le ragazze!
— Ci siamo noi a sorvegliarla! Io e la signora Eugenia.
— Sorvegliare... una ragazza?
Francesco riesce ancora a frenarsi, per miracolo.
— Si direbbe che tu fai apposta per farmi dispetto.
— Dispetto? — Ripete quell'altro, con un tono di maraviglia esagerata. — Perchè dispetto?
— Per lo spirito di contraddizione! Perchè tu, quando cominci a contradire non sai più quello che dici, o dici, e sei capace anche di sostenere, le peggiori assurdità.
— Non è un'assurdità, niente affatto, il dubitare che la signorina Elena possa innamorarsi del Nino Moro.
— Ma diventi matto! — Vorrebbe mettersi aridere anche il Roero... e non ci riesce! Fa solo smorfie. — Tu, vecchio mio, sei diventato matto!
— E tu sei diventato troppo.... savio! Fino al punto di non voler ammettere che una ragazza non possa perder la testa per un giovinotto, per un bel giovinotto, e già innamorato di lei, innamorato morto!
— Ma è il figlio del mio fattore!
— Che importa? È onesto, è intelligente, è un bravo giovine.
— Ma non sai che la signorina Elena.... sarà ricchissima? Sarà lei la mia erede... di tutto? Che è mia, mia; perchè l'ho avuta da suo padre?
— L'hai avuta da suo padre per farla felice, non per farla ricca!
È proprio vero: l'avvocato sembra lo faccia apposta a insistere, a contradire, per far dispetto a Francesco. È sempre sorridente e cammina per lo studio, dondolandosi, con una cert'aria quasi di trionfo.
— Del resto, caro Francesco, devi sapere che la signorina Savoldi, — è la prima volta e non a caso, che l'Olivieri, con astuzia da avvocato, la chiama col nome del padre, — devi sapere chela signorina Savoldi conosce la sua condizione benissimo e ragiona, in proposito, con più logica di noi. Sai che cosa ha detto un giorno alla signora Eugenia? «Io non voglio maritarmi. Io resterò... come lei! Una ragazza che non sa nemmeno chi sia, dove stia la sua mamma, difficilmente trova un buon partito».
— Appunto: nella sua logica, ha parlato di un buon partito. E tu, la gran testa quadra, troveresti che il Nino Moro sarebbe un buon partito?
— Tutto sommato, il giorno in cui la signorina Elena lo amasse, come lui ama lei... sì!
Il Roero si alza e prende il cappello per andarsene.
— Va bene, va bene. Ho capito. Tu, non so il perchè, vorresti attaccar lite: io, invece, non ne ho voglia e me ne vado. Ti saluto!
— Buon viaggio! Una sola raccomandazione. Ne ho forse il diritto. Finora, hai sempre permesso anche a me di occuparmi un po' della signorina. Dunque, giudizio. E bada di non essere tu, colle tue imprudenze, a farle perdere poi le occasioni del famoso buon partito!
Questa volta ride allegramente anche il Roeroe riesce a far montare la mosca al naso all'avvocato.
— Ma a sentire tutte le tue raccomandazioni e a vederti così eccitato, così fuori di strada, si potrebbe quasi dubitare di aver a che fare con un.... geloso.
— Ridi pure!.. Tutte le cose irragionevoli fanno ridere. Ho riso anch'io, poco fa, e molto, vedendo il povero Nino geloso.... di te!
— Per caso, spieghiamoci chiaro, avresti davvero l'intenzione di offendermi?
— Per offenderti, avrei dovuto trovare la cosa verosimile e crederti capace, durante gli intervalli che ti son concessi da donna Stefania, disvagarti... trattando leggermente, scherzando con ciò.... che dovresti avere di più sacro al mondo!
Francesco si avvicina all'Olivieri fissandolo: ha una faccia così stravolta da far paura.
— Basta! Finiamola! Non ti permetto più una parola. Io avevo molti obblighi con te. Li ricordo ancora in questo momento.... e ti perdono. Siamo pari! Addio! — E se ne va.
Egli non parte più alle tre, parte la sera, tardi. Si è troppo arrabbiato e uscendo dallo studio dell'Olivierifa il proponimento di non tornar più a Lodignola.
Invece di andar subito a casa, passa dalClub, a vedere se il Faraggiola e l'Estensi, o almeno uno dei due, fossero a Milano. Avrebbero combinato di partire insieme per Zermatt, subito. Bisogna far presto; ormai la stagione è inoltrata.
— Non voglio più tornare a Lodignola!
È furibondo contro tutti, anche contro Elena: anzi, sopratutto contro Elena. Solo donna Stefania non suscita le sue ire perchè non gli passa neanche per la mente.
— Non voglio più tornare a Lodignola! No!... E la roba d'estate? Gli abiti di montagna? Sono a Lodignola. Come si fa?..... Farseli mandare? Impossibile! Patrizio è troppo bestia!
AlClub, quando gli dicono che il conte Faraggiola e il marchese Estensi non sono a Milano, si arrabbia di nuovo.
— Che giornataccia!... C'è proprio la disdetta!
Si mette al tavolino per scrivere la famosa lettera, come ha promesso a donna Stefania, ma dopo il «carissimo amico» straccia il foglio, si alza e va via.
Non ha testa di scrivere, di pensare, di far niente.
— Quell'Olivieri, per altro, si meriterebbe una buona lezione. Ah! Ah! Si capisce.... vorrebbe restar solo alla Casa Vecchia! Niente affatto! Io, intanto, torno a Lodignola stassera come avevo fissato, e ripartirò domani... con comodo. Sarebbe curiosa!... Per far piacere a quel caro signor avvocato, non sarò più padrone adesso di tornare a casa mia!
Ma che c'entra l'avvocato? È il dispetto contro Elena!
— È una ragazza che scherza sempre, che scherza troppo!..... «L'avvocato è tanto buono! L'avvocato è tanto caro!» E poi... queltu! L'Olivieri sempre pronto a pigliar fuoco, s'è montata la testa e adesso finge di proteggere quell'altro perchè è geloso di me, credendo di farmi rabbia! Che asino!
Quando la sera, verso le nove, riparte per Lodignola, nel montare in carrozza scorge in un angolo, insieme alla coperta, un pacco di forma quadrata: dev'essere una scatola, avvolta in carta azzurra.
— Che cos'è?
— L'ha portata un cameriere del caffè Cova, — risponde il portinaio.
Il Roero guarda il pacco aggrottando le ciglia e lo fa mettere sul sedile di faccia.
La carrozza parte e il Roero, appena fuori di Milano, cerca di sdraiarsi per dormire, ma tutto gli dà noia. Anche quel pacco! Vorrebbe pigliarlo e buttarlo fuori della carrozza!
— La bambola!..... Io le portavo la bella bambola da Milano!...
Sorride ironicamente, ma poi, a poco a poco, è proprio quella scatola che ha lì dinanzi, è proprio quella bambola che comincia a quietarlo.
— Povera piccola! Che colpa ne ha lei se... il socialista è diventato matto e se l'Olivieri è ancora più matto di quell'altro?... Lei è sempre Lulù... Serena... buona... e cara.
Egli continua a guardare la scatola... anzi proprio la bambola che ricorda, che rivede in quella scatola. Diventa triste, poi inquieto..... Il cuore gli batte violentemente; non è più la bambola, è Lulù... È Elena, proprio Elena, la giovinetta bella e fiorente ch'egli ha dinanzi, negli occhi, nel cuore.
— Il Nino Moro o un altro... ma verrà il giornoin cui Elena s'innamorerà.... in cui mi sarà portata via!
Ha una scossa e si rizza a sedere come spaventato:
— Bisogna non vederla più! — E in quel momento lo giura a sè stesso con un tremito: — Non la vedrò più!
Ma la bambola è lì e proprio lì c'è Elena... Ed egli la rivede viva... bella... e cara!
Si volta, guarda da un'altra parte, ma invano; la notte è buia, piena di ombre nere... L'immagine della fanciulla è sempre lì, distinta, luminosa..... Chiude gli occhi quasi con ira... Elena è sempre lì... e ride!... Egli ne sente anche il riso adesso, e la voce così giovine e fresca...
— Se tutta la vita dovessi vederla così?... Se non potessi dimenticarla mai... mai più?
Ad un tratto un'idea nuova, strana, terribile, gli balza nella mente:
— Il padre di Lulù!... È la vendetta del povero Nespola!
Non è più Elena... è la faccia del Savoldi, che dopo tanti anni gli si para dinanzi; non è più il riso argentino di Elena, è la sghignazzata rumorosadel povero Nespola che gli percuote l'orecchio; del povero Nespola ch'egli ha lasciato ammazzare.
Attorno alla carrozza che corre via velocemente, soffia un'aria calda, pesante... La notte si fa sempre più buia; spariscono anche le ombre degli alberi, delle case, nella vasta distesa della pianura tenebrosa. Solo, di tratto in tratto, qualche lampo sinistro squarcia la nera nuvolaglia all'orizzonte lontano.
— Ha ragione l'Olivieri. L'ho avuta da suo padre per farla felice, non per farla ricca. Se mi fossi ingannato?.... Colle ragazze non si può mai sapere, non si può mai giurar di niente... Se Elena avesse della simpatia per quel giovane? «È onesto... è intelligente... è innamorato morto...»
Adesso il Roero non vede più nemmeno la scatola, nemmeno la bambola dentro la scatola. È troppo buio, tutto buio..... La carrozza corre via sempre velocemente...
— Mi sembrava tanto lontana Lodignola... ed invece, ecco, ci siamo già! Si arriva sempre e sempre troppo presto a questo mondo... anche alle cose che sembrano più lontane... anche alla fine... di tutto! Ebbene, se Elena lo vuole... E sia! Ella deve essere felice a qualunque costo. Per me, ormai....
— Questa scatola, sarà da portare alla Casa Vecchia? — Domanda Patrizio, mentre il Roero smonta di carrozza.
Il servitore ha subito indovinato che si tratta di dolci, di un regalo per la signorina.
Francesco fa un gesto di stizza.... Non avrebbe più voluto sentir parlare di quella scatola, non avrebbe più voluto averla sotto gli occhi!...
— Stasera è troppo tardi. Basterà portarla domattina? — Insiste Patrizio, il quale ha già capito che il signor padrone è di cattivo umore.
— Sì! Sì! Basta domattina!
— È arrivato un telegramma.
— Quando?
— Due ore fa.
Il Roero finalmente, si può sfogare!
— E dov'è? Tante chiacchiere sempre e non mi dite quello che preme di più!
— L'ho fatto mettere in camera sua, colla posta.
— Andate a prenderlo, presto!
.... È un dispaccio dell'avvocato Olivieri:
«Ti auguro ciò che il tuo cuore desidera e ti abbraccio con tutta la nostra antica fida amicizia.»
«Ti auguro ciò che il tuo cuore desidera e ti abbraccio con tutta la nostra antica fida amicizia.»