ATTO TERZO.Nella modestissima casa d'affitto di Marino. Uno studiolo la cui maggiore ricchezza sono i libri sparsi per ogni dove. Una piccola scrivania senza ornamenti e senza pretesa di stile. Sedie di paglia. A una parete una incisione sola: il ritratto di Giosuè Carducci di Giuseppe Mancini. Sulla scrivania un piccolo calamaio, un tagliacarte a pugnale. Una porta a sinistra dove sono le due camere di Marino e del padre. In fondo c'è un terrazzino con fiori: dà sulla strada, mentre le camere dànno sulla corte. Tutto è lindo, all'ordine, salvo i libri che sono parte in terra, parte sulle sedie. In terra una cassetta d'ordinanza d'ufficiale: e anche su quella più di un libro. Luce elettrica, ma nessun lampadario; un semplice braccio sulla scrivania.SCENA PRIMA.La Giliardi — Emilio— poiMarino.Emilio Serralunga è un vecchietto lindo, arzillo, barbuto, asciutto, dagli occhi vivacissimi e dal parlar fiorito, con qualche cadenza dialettale.EmilioAh! non lo sapeva? Sicuro! Marino sarebbe il mio quarto figliolo: due femmine e un maschio prima di lui. La mia moglie — poverina — quasi quasi si era impaurita quando si accorse d'essere un'altra volta....Ha ritegno a dire «incinta» e fa vagamente il gesto della rotondità.Ha capito? Mica che non lo desiderasse, tutt'altro! ci si struggeva dalla grande smania di aver un figliolo, almeno uno!... ma gli altri erano andati a male prima di nascere o erano morti in fascie, capisce? Invece, ringraziando Dio, Marino venne al mondo che era una bellezza, che tutti si voltavano a guardarlo, e stette sempre bene, sempre bene. Prospero e in salute. Ma lei, la mia povera moglie, che l'aveva sospirato tanto! se lo potè goder poco, perchè si ammalò che lui aveva quattro anni: mesi, mesi e mesi in letto e poi....Fa il cenno ch'è volata in cielo.Ma si vede che dall'alto me lo protegge e benedice. Io non ho mai avuto un dispiacere da lui, mai. È buono. Marino! E poiSi picchia col dito sulla fronte.ha capito? ingegno! Di quello anche lamia moglie ce n'aveva.... Studiare no.... poverina.... non aveva potuto e per questo era ignorante, ma.... si figuri....S'interrompe nel parlare dolce e lento.Ma io la stordisco e l'annoio....La Giliardiche ogni tanto si distraeva, ma si forzava a mostrarsi attenta.No, no. S'immagini! È un piacere sentirla discorrere.EmilioPerchè io discorrevo per farle passare il tempo che ha da aspettarlo, ma se invece preferisce restarsene sola a leggere un libro.... io me ne vado di là....La Giliardilo ferma col gesto.Ma no, ma no. Che le pare? — E ora che sono cominciate le vacanze estive, che cosa intendono di fare?Un po' esitando.Il suo figliolo le avrà pur dette le sue intenzioni!EmilioMah! Io non so nulla.E ci ride.Non so nulla. Tanto! per me un paese o l'altro.... Se son con lui che me ne importa? Io credo — credo, veh! — credo che andiamo a Roma.La GiliardiAh!EmilioSì, perchè quando mi fece venir qui a Salduggio — domani sarà un mese — sicuro! ci venni il sedici di giugno — quando mi fece venir qui a Salduggio, mi scrisse: «Poi torneremo insieme a casa.» — Ma può anche aver mutato pensiero. Forse — badi che non lo so di sicuro — lui prima va a Venezia per certi suoi studi sui pittori di quella città lì e mi verrebbe a raggiungere. Stamane mi pare che dicesse così.... ma parlò breve, io ero attorno ai miei fiori, e non glichiesi altro perchè non mi piace apparire insistente.Ride dolcemente.Si, capisco bene, lui è figliolo e io sono il babbo.... Ma quando i figlioli ne sanno tanto più del babbo.... allora i babbi fanno da figlioli, e i figlioli fanno da babbi.E ci ride.E lei, signorina, dove passerà le sue vacanze?La GiliardiIo? Vado a casa mia.EmilioIn Toscana, vero?La GiliardiIn Toscana, a Livorno.EmilioAh! Senti: a Livorno? Ci fui.... ci fui....Cerca nella memoria e rinunzia.Sono tanti anni! Col mio povero babbo. Bella città.Quasi affermativo.Ma in ottobre tornerà a Salduggio?La GiliardiChissà!EmilioVorrebbe cambiare? O che non ci si trova bene? Certo è piccolina, non ci sono molti svaghi, ma pure è graziosa.... Anche questi signori marchesi di Primasco dice che sono tanto ospitalieri, tanto accoglienti.... La signora marchesa specialmente. Lei, signorina, la conosce?La GiliardiNo, non la conosco.Emiliosorpreso.Ah! no? Io la vidi un giorno di sfuggita.... Me la segnò a dito un bottegaio, ma mi sarebbe piaciuto, non dico di avvicinarla....ci avrei troppa soggezione.... ma di sentire anche da lei....Una chiave gira nella toppa.Marino è qui....Si alza per avviarsi, ma Marino sopraggiunge. Anche la Giliardi si è alzata.Marinotra dentro e fuori.Ciao, babbo.EmilioGuarda, Marino!E indica la Giliardi.Marinoun po' inquieto.Oh! Che c'è? Qualche novità?La GiliardiMa no! Vi ho voluto fare una sorpresa.MarinoÈ la vostra prima visita.La GiliardiAlmeno una: la visita di congedo.MarinoPartite domani?La Giliardiincerta.Domani, dopo domani....Marinovolgendosi al padre.Le hai offerto da bere?EmilioNon ha voluto. Ti aspetta da un pezzo, sai!MarinoBravo, che le hai tenuto compagnia.La GiliardiGli son proprio grato.Emilio ridente fa un piccolo inchino.MarinoVoi non lo conoscevate mio padre?La GiliardiNon avevo questo piacere.Altro inchino di Emilio.Sì, sì, non per modo di dire: il piacere. Mi ha fatto vedere anche i fiori.... Che bravo!Silenzio.Emilioquasi chiedendo più che il parere il permesso di Marino.Allora io vado?MarinoVa' va'.... Ma non esci, vero? Quando già ero su per le scale mi sono ricordato che dovevo prendere.... Poi ti dico.Fa una carezza lenta e amorosa su tutto il viso del padre.Vero che è simpatico il mio vecchietto?Emilio scuote la testa sorridendo.La GiliardiChe Iddio ve lo conservi.Emiliosi congeda dalla Giliardi.Si conservi anche lei, signorina.La GiliardiNon mi chiami signorina.Emilioguarda Marino come sempre a chiedergli consiglio.E come devo dire? Dottoressa, professoressa?La GiliardiDica Teresa, dica figliola....EmilioTroppa confidenza, così presto; vero, Marino? Se tornerà lei e se tornerò io un altr'anno, allora sì, dirò «Teresa». Va bene? Buone vacanze.La GiliardiGrazie.Gli prende la mano, gliela vorrebbe baciare.Emiliosi ritrae e dice scherzosamente.Ma che fa? Non sono mica il vescovo. Ha capito?Alla porta fa un altro breve inchino ed esce. I due lo seguono con gli occhi fin dopo che è uscito. Quando si voltano si fissano. Hanno un'altra faccia, una faccia ansiosa.Marinoconcitato.E dunque? Che significa questa vostra visita?La GiliardiNiente.MarinoEh no! Niente no. Ma dite presto perchè ho molte cose da preparare.La GiliardiPer la vostra partenza.Marinola fissa in silenzio.Naturalmente. Per la mia partenza. — E poi? Dite, fuori.La Giliardisi decide.Vi volevo parlare di Cappelli.MarinoAh! ecco: ora ci siamo.La GiliardiNon so quello che gli abbiate detto.... o voi.... o un'altra persona.... Parte ha indovinato, parte ha avuto delle confidenze.... Io so e non so.... o meglio, credo di sapere.Poi più basso, intensamente, accoratamente.È disperato.Marinoaggrotta le sopracciglia.Più chiara. Siate più chiara. Non parlate per strambotti.La GiliardiSì che mi capite. Forse lui, con l'immaginazione, va anche più in là del vero. Io dovrei essere contenta che soffrisse per quell'altra: senza volerlo, nè lui nèlei, mi hanno fatto tanto male! Lei senza responsabilità, senza colpa, lo riconosco.... Dovrei esser contenta; e invece no.... E quando lui mi ha detto di voi, ne ho patito per lui. In certe ore c'è una solidarietà.... illogica, innaturale.... ma c'è. Pensate a che punto di desolazione dev'essere se è venuto a piangere da me: come un ragazzo!Marinoaspro.È venuto da voi!La GiliardiSoffre tanto!MarinoA piangere da voi! È straordinario!La GiliardiChe importa! Sapeva che io lo potevo capire. E soffre: ma dire che soffre è poco: non vi fate un'idea.Con una certa esitazione iniziale.Quella signora.... non l'amava, ma ormaici si era rassegnato.... la vedeva.... le parlava.... e, comunque, forse sperava.... si spera sempre.... Ma quel saper che lei ama un altro.... che quell'altro siete voi....Marinoenigmatico.Avanti, avanti. Andate avanti.La Giliardisvolta il discorso e prega.Marino! Cappelli vi vuol bene, vi ha sempre portato in palma di mano, per voi non sentiva invidia, ed è proprio lui che ve l'ha fatta conoscere.... Siate buono con lui....MarinoCioè; in che consiste esser buono?L'altra esita.Coraggio, cara, coraggio!Il tono è quasi gentile, ma l'intenzione è sarcastica.La GiliardiCappelli crede che dobbiate partire con lei.... o raggiungerla.... Non sa bene....Non commettete una pazzia e una cattiva azione.MarinoAh! Dovrei partir solo?Con una mezza risata.Non chiedete che questo? Siete discreta! E anche lui è discreto.... perchè vi ha mandato lui.La GiliardiNo.... Vi giuro: lui non sa.MarinoIniziativa vostra, allora. Ma sentite un po' voi: se lui — Cappelli intendo, — vi dicesse: «Vieni via con me»Movimento della Giliardi tra la gioia e lo sgomento.voi andreste.... In capo al mondo andreste. Eppure sapete che lui non vi ama. Ebbene, questa no, per voi, questa non sarebbe una pazzia. È una pazzia, è una cattiva azione perchè non si tratta di voi due, perchè si tratta di me, si tratta.... di un'altra persona.La GiliardiMa io sono libera di me.Marinod'impeto.E anche lei è libera. Quando si è legati a un mascalzone ci si scioglie, si diventa liberi, si torna liberi.La GiliardiIo non farei male che a me sola.MarinoE lei a chi fa male? A Cappelli, vero? Ma Cappelli è nessuno per lei. Niente e nessuno. Sono brutale? È il solo modo di andare in fondo alle cose, di non lasciarci abbacinare dalle lustre. Cappelli è chiunque, è uno del prossimo.La GiliardiÈ chiunque anche per voi?MarinoÈ un amico. Ma se certe decisioni si dovessero prendere dopo aver chiesto il parere o il consenso degli amici! eh!...E quanto al marito vi ho detto che è una canaglia e che se ne infischia.La GiliardiForse no.MarinoTanto meglio.La GiliardiE suo padre?MarinoSuo padre....Un secondo di esitazione.Suo padre doveva informarsi prima, saper prima a chi la dava.La GiliardiE vostro padre? Nemmeno voi ne avete doveri? Vostro padre che vive di voi, è chiunque anche lui?Marinoprima smarrito, sgomento, ora le torna di contro.Non avete mica detto nulla voi a mio padre? O', non facciamo scherzi!E la rivolta a sè col braccio.La GiliardiPer chi mi prendete?MarinoScusate: sono eccitato.Lascia cadere le braccia, quasi umile.Eh! sì: c'è mio padre; è vero. Se non mi vedete esultante, è per lui. Gli dò certo un dolore, e comunque faccio cosa che mio padre nella sua beata semplicità, nella sua ingenuità fanciullesca non può approvare. Lo so.Si rianima.Ma d'altronde! Ci si batte per le proprie idee anche se non sono quelle di nostro padre, anche contro nostro padre: si va alla guerra — io ci sono andato — anche se si ha il padre e si potrebbe restare a casa o almeno restare indietro, al sicuro. Dio guardi se a una certa età non si fosse liberi, autonomi, e non si lottasse, e non ci si perdesse finanche,per il proprio bene, per la propria causa, sia donna, sia arte, sia patria. Quando si è uomini si ha il diritto di correre dietro le farfalle o incontro alle fucilate, da soli, senza consensi. Egoismo? Sarà. Ma è quel divino egoismo che solo permette di compiere cose grandi: nel bene e nel male. La vita è sempre un contrasto fra un dovere e un altro dovere, fra un sentimento e un altro sentimento più grande. Queste cose non le devo insegnare a voi, che me le potreste insegnare, che me le insegnate in questo momento.La GiliardiIo?!MarinoVoi. Il vostro dovere era.... non darvi, ma un amore che vi è parso un dovere più grande, tanto premeva su voi, vi ha spinto a darvi. Il vostro sentimento vi spingerebbe a godere che Cappelli soffra per un'altra donna che vi ha fatto soffrire: invece un altro sentimento più forte vi spinge qui a intercedere per lui. Che resta di tutte le vostre parole? Nulla.La GiliardiMa....MarinoNulla. Che cosa vorreste da me? Che io rinunci alla mia felicità perchè lui soffra un po' meno? Andiamo: non siamo più ragazzi nè io nè voi. Parliamo di cose serie, se s'ha da parlare ancora.La Giliardiun breve silenzio.Va bene: visto che tutto quello che non vi riguarda direttamente non vi sembra serio, parliamo di cose che toccano voi, voi in pieno; di cose che parranno serie anche a voi. Sapete quello che si dirà?... l'ingegno non conta, il valor personale non conta.... foste, non so.... Giosuè Carducci redivivo, si dirà che lei, la signora, è nata principessa di Melisangro e che voi siete un maestro di scuola. Lei una squilibrata, voi un mantenuto.MarinoPerdio! come lo difendete bene il vostrouomo! Coi denti e con l'unghie. Con spavaldo coraggio, senza badare alla botta.alzando un poco la voce.«Si dirà....» Ma chi lo dirà? Qualche farabutto o qualche infrollito. Me ne infischio fin d'ora. Faremo una vita così semplice e così modesta, uno accanto all'altra, uno per l'altra! Intanto io non sono un qualunque maestro di scuola, io. E non è una donnicciola qualunque, lei. Io e lei ci sentiamo molto più in alto della bassa o della media statura degli uomini e delle donnette che passano. Eh! no: aria, aria, aria!La GiliardiSicchè lo scandalo non vi fa paura?MarinoNiente mi fa paura. Se non avete altri moccoli è veglia spenta.La Giliardidesolata.E sia. Me ne vado.MarinoO brava! Perchè ho da fare.La GiliardiAddio.MarinoRiverisco!La Giliardi esce. Si sente lo sbattere della porta che si chiude. Marino rimane un momento pensoso, poi si mette attorno a raccoglier libri, allorquando Emilio rientra. Marino si volta.Babbo, volevi?EmilioIo nulla. Piuttosto tu che mi avevi raccomandato di non uscire e pareva....Marinosi ricorda.Ah! già: restituire certi libri al Ginnasio. Ma non occorre che ci vada tu. Faccio più presto da me.E prende tre diversi volumi.EmilioGraziosa quella signorina Giliardi! ha un'aria semplice che mi piace.Marinodistratto, come un'eco.Sì, semplice.EmilioNon si sposa?MarinoChi? Non so. No: non si sposa.EmilioNon ha trovato chi la voglia? Trovano tante che non se lo meritano, e lei che sarebbe una brava moglie.... Non credi?MarinoCredo.Incerto.Senti babbo....E sospende.EmilioDi', caro.Marinoforzatamente semplice.Forse non potrò partire con te.... Tu dovrai precedermi. E anche se partiamo assieme.... No, è un discorso lungo. Più tardi, ora vado.E si muove.EmilioStarai fuori un pezzo?MarinoNo, non crederei. Ma non so.EmilioPer il desinare.MarinoAll'ora solita. Se tardo....EmilioVai dai marchesi di Primasco?MarinoNo. Perchè?Lo accarezza sui capelli col gesto abituale anche più affettuoso e più trepido.Il mio babbo! il mio babbo!Esce in fretta.SCENA II.Emilio — Il Principe.Emiliospalanca il terrazzo, ne trae, per portare nella stanza, due vasi di fiori. Uno dopo l'altro con le forbici ne taglia qualche foglia appassita, canticchiando. Poi leva di tasca una pipetta di radica, l'empie di tabacco, quando si suona all'uscio. Allora in fretta riporta i fiori in terrazza, ricaccia in tasca la pipa, va ad aprire e rientra col principe di Melisangro.Entri, entri.Il PrincipeIl professore è in casa?Emiliolo guarda, cerca di fissare la fisonomia, di riallacciare vecchi ricordi: chi è? eppure!Nossignore. È uscito. Che gli ho a dire qualcosa?Il PrincipeGrazie: volevo proprio parlare con lui. Starà molto a tornare?EmilioNon crederei. Mi ha detto di no, ma non ha precisato. Se si vuole accomodare.... o se crede di tornare più tardi....Il PrincipeTornerò tra mezz'ora. Se intanto venisse gli direte che c'è stato il principe di Melisangro.Emiliosorride soddisfatto.Ah! ecco: il principe di Melisangro.Mi pareva e non mi pareva. Sono passati tanti anni, ma la memoria delle fisonomie mi serve ancòra.Il Principel'osserva incerto.Eppure!...EmilioMa sì, signor principe. Sono Emilio.Gli si ricorda più precisamente.Il bidello del Liceo Cavour.Il Principesorpreso, lieto, quasi commosso.Emilio?... Sei tu, Emilio!... Emilio.... ma guarda!EmilioDopo tanto tempo! Gli anni, poverini, anche loro lavorano, distruggono, ma qualche cosa, scava, scava, sotto sotto ci resta.Il Principecome ripetendo a sè.Ma già: Emilio. Come son contento di rivederti!EmilioIo tanto quanto non può credere! Se mi vuol far l'onore di accomodarsi....Ridendo.Come faceva allora, signor principe.Il PrincipeSicuro che mi accomodo. Figurati se non voglio fare una chiacchierata con te dopo tanti anni! Emilio: quanti sono?Emiliocome per scacciarli col gesto.Non li diciamo che è meglio.Il PrincipeStai bene, sai. Non sei mai stato un colosso.... ma ti trovo in buona salute. Vecchierello, si capisce.Canterella.Siamo diventati vecchi.EmilioIo son diventato vecchio.Il PrincipeE io no?EmilioNe ho tanti più di lei!Sorride.O', ne ho settantadue! Son molti. Allora ero giovane anch'io.Il PrincipeE come mai tu sei qui a Salduggio?EmilioAh! ci son venuto a trovare il figliolo.Il PrincipeQuale figliolo?EmilioEh! Il professore.Il PrincipeMa sì, caro, scusa. Serralunga, Emilio Serralunga.... Ma tu per me, per tutti gli scolari del Liceo Cavour eri Emilio. Ti si chiamava per nome. E ci hai quel figliolo solo?EmilioQuello solo.Il PrincipeMa di quello lì te ne puoi contentare. È un bravo giovane.EmilioAh, sì, questo sì. Ringraziando Dio, sì. Lo sa, signor principe, che anche da ufficiale si fece tanto onore?Il PrincipeLo so, lo so.EmilioBisognava sentire il suo colonnello, quando andai che gli diedero la medaglia, al mio Marino.Con tenerezza e orgoglio.Ah! il mio Marino....Come spaventato, ridendo.Uh! se torna e mi sente che faccio le sue lodi, mi mangia! Ma creda, signor principe, così bravo com'è non me lo meritavo.Il PrincipePerchè non te lo meritavi? Anzi! Sei sempre stato un brav'uomo e avrai fatto tanti sacrifici per lui! Chissà con quanti stenti te lo sei tirato su!EmilioEh! sì. E tutti che mi dicevano: «Da' retta, mettilo a un mestiere, che tanto non ci arrivi a vederlo con la laurea». E io: «No, no, nemmeno per idea. Ogni anno che studia è uno di più che fa e uno di meno.... che gli manca a finire. Se non ci arrivo io a vederlo dottore, che importa? Purchè ci arrivi lui!» O lei signor principe — mi scusi l'ardire della domanda — o come mai è qui a Salduggio?Si apre la porta. Marino non visto rimane fermo, stupito della presenza del principe, e più del tu confidenziale che delle parole del colloquio. Alcune delle quali lo abbattono, lo feriscono.SCENA III.Il Principe — Emilio — Marino.Il PrincipeO che non lo sai che ci ho qui una figliola maritata? Sicuro: la marchesa di Primasco.Emiliostupido.O senti! La signora marchesa è la sua figlia! Quella signora tanto bella che ne dicono tutti tanto bene? E che è tanto alla mano che non pare nemmeno d'una gran nascita? Ha avuto anche la gran finezza di ricevere in casa sua il mio Marino, come se fosse uno della sua condizione.Il Principecon una certa degnazione.Che c'entra! Se uno dovesse badare aqueste cose.... O lo sai che ci ho ancòra due libri legati da te? Sicuro! UnAriostoe unaFisicadel Ganot. Te lo ricordi quando venivo in portineria coi libri da legare?Emilio è tutto umile e contento.e che più di una volta — non mi ricordo se fosti tu.... o tuo padre.... o la tua mamma — mi nascondeste nel vostro sgabuzzino perchè il Preside non mi vedesse e capisse che il professore mi aveva messo fuori di classe? Ero un gran ragazzaccio!EmilioMa no, signor principe, che dice mai! Era un ragazzo. Il suo signor padre, che Dio l'abbia in gloria, una volta che mi seppe in strettezze e che volevo comprare una macchina per legatoria, mi dette trecento lire.... — gliele resi, sa.... gliele resi....Ora vede Marino, tutto festoso.Marino? Quando sei venuto?Marinocon la gola secca.Adesso.Si avanza e saluta col capo il principe.Il PrincipeOh! bravo professore. Lo sa?Battendo sulla spalla ad Emilio.che ho conosciuto il suo babbo quando lei era «in mente dei»?Emiliocontento.Sicuro! Da più di quarant'anni.Il PrincipeE il babbo del suo babbo. Quand'ero scolaro al Liceo Cavour.Emilioquasi con orgoglio.Ero il suo bidello.Il PrincipeSiamo vecchi amici, noi.EmilioLo vedi, Marino? Come se fossi un suo pari.Il PrincipeE che sei? Non sei un uomo come me, un brav'uomo come me, anzi più di me?Emilioridendo.Sì, so appena leggere e scrivere! E poi sarà come vuole lei, signor principe, ma i signori son signori — specialmente i signori di nascita, vero, Marino? — e i poveri son poveri. E quando un signore come lei si degna....Il PrincipeMa non dir così. Ci sono tanti signori che non valgono nulla. E invece, lo vedi il tuo figliolo....S'interrompe.Oh! scusi, professore, io seguito a dar del tu a suo padre.Emiliovivacissimo.Vorrei vedere che non mi desse del tu. Mi offenderei, vero, Marino?MarinoLei, principe, voleva me, immagino. Se mi vuol dire....EmilioSì, caro, hai ragione.Vuol prendere congedo.Se il signor principe mi permette....Il PrincipeTi permetto, ti permetto. Speriamo di rivederci. Addio, Emilio. Tanto tanto piacere di averti incontrato. Mi hai fatto tornar ragazzo.E gli porge la mano.Emiliogliela prende.Signor principe....E fa per baciarla.Il PrincipeMa che fai?E gliela batte sulla spalla.E se m'incontri per strada e io non ti vedessi, non aver soggezione. Ciao, Emilio.Emilio, di sulla porta della sua camera fa un inchino cerimonioso ed esce tutto ridente.SCENA IV.Il Principe — Marino.Marinorimane in piedi. Fa cenno al principe di sedersi e dice irrigidito.Mi dica.Il Principebonario.Senta un po', professore. L'altra sera.... martedì sera, lei andò via da casa Primascoall'improvviso.... senza nemmeno prender congedo da me.MarinoMa lei non sa....Il Principebonario.Non è un rimprovero. Credo di sapere. Almeno in parte, so. Quando martedì sera richiesi di lei, mia figlia, muta, chiusa, il marchese ciarliero, gaio, ma di quella gaiezza insolente che mi piace poco. Fra ieri e oggi mi è parso d'intendere che lei, in seguito a qualche parola vivace di mio genero, avrebbe deciso di non tornar più a casa nostra.... Casa nostra finchè ci sono io. E anche quando non ci sono; casa di mia figlia, anche casa mia. Questo incidente mi dispiace, per lei che stimo.... e più ancòra.... Be', conosco mio genero e oramai dovrebbe conoscerlo anche lei: ogni tanto dà una sgroppata come un cavallo di sangue. Non è dunque il caso di dar troppo peso alle sue parole.Marinostupito, vivacissimo.Le conosce?Il PrincipeLe parole a volte saltano come i mortaretti: polvere e fumo.MarinoMa le conosce?Il PrincipeNon precisamente, le ho detto, ma pure....MarinoIo sono stato messo alla porta.Il PrincipeMa son qui io a invitarla a tornare.MarinoLei: non suo genero.Il PrincipeNon le basta?MarinoNon mi basta.Il PrincipeIrremovibile?MarinoIrremovibile. E il signor marchese può essermi grato della mia discrezione. Non ho fatto nulla, non farò nulla contro di lui.Il PrincipeGià: ma non c'è solo lei in gioco. Se no, scusi, non sarei qui. Altre volte non sono mai intervenuto nei piccoli dissensi — inevitabili — tra la marchesa e mio genero: ho lasciato che si sbrigassero tra di loro, anche se presente: brevi contrasti coniugali che si accomodavano. Stavolta però la marchesa è irritata.... per lei.... e per altro. Il dissidio è più aspro; come tra potenza e potenza. Ho rilevato una frase: «O il professore ritorna o io vado da lui....» Esagerazioni. Esasperazioni. In altre circostanze, se anche lamarchesa di Primasco avesse salito queste sue scale di pieno giorno, niente di meno che corretto; ma se fosse oggi, un atto troppo marcato, di voler prendere le sue parti contro il marito, potrebbe determinare una mezza catastrofe. A rompere si fa presto; saldare poi è difficile. E io contavo di poter tornare a palazzo con una sua promessa per gettare acqua sul fuoco. Ho detto fin troppo.MarinoLa ringrazio della sua fiducia. E sono grato alla signora marchesa del suo sdegno e della sua difesa. Sono grato anche del pensiero espresso di una sua visita; ma che si fermi all'intenzione e non venga. Glielo può dire, se crede: non mi troverebbe.Il Principesorpreso.Noo?MarinoOggi non mi troverebbe. E domani sarò in viaggio con mio padre.Il PrincipeCosì presto?MarinoAnticipo.Il Principerasserenato.Forse è meglio. E la ringrazio. Se mio genero l'ha offesa si abbia da me le sue scuse; un giorno o l'altro forse riceverà le sue dirette.Marinoalzandosi.Un giorno, se la signora marchesa me lo permetterà, le scriverò, spiegherò, mi scuserò anch'io se non prendo congedo da lei. Intanto me la riverisca. A Salduggio non torno.Il Principesi alza.Nemmeno un altr'anno?MarinoNon credo. Domando al Ministero un'altrasede. Qui mi manca il materiale per i miei studi d'arte.Breve silenzio. Non hanno più altro da dirsi.Il PrincipePenso che lei abbia da fare.MarinoMolto.Il PrincipeSperiamo di rivederci. Se non qui, altrove.MarinoGrazie.Il PrincipeBuona fortuna.Marinoringrazia col capo, e gli fa strada. Il principe esce. Marino richiude e torna pallido, livido, rigido.Finito! Tutto finito! Tutto finito!Poi si muove agitato, febbrile, si trova davantialla porta della camera e chiama.Babbo, babbo.Emilio quasi non è ancòra apparso.Partiamo domani. E partiamo insieme. Andiamo a Roma direttamente. Ho deciso.SCENA V.Marino — Emilio.Emiliolo guarda.Sì, Marino, sì.MarinoLa tua roba è pronta? Se no ammucchiala: e non ti curvare, non ti stancare. Penso io a mettere tutto nei bauli, a chiudere, a spedire. Faccio tutto io. Tuttoio. E un altr'anno vieni con me. Tutto l'anno con me, dovunque mi destinano.Piantandoglisi in faccia, sollevandogli il capo.Hai capito? sempre con te, solo con te.Poi d'improvviso, desolato.Ah! perchè mi hai fatto studiare? Eravamo poveri e ignoranti: dovevamo restar poveri e ignoranti. Non avrei guardato in alto e non soffrirei.EmilioMarino! Che hai? Marino! Che hai?Marinosi ricompone.Niente, babbo, niente. Hai avuto piacere, vero, di ritrovare il principe?EmilioTanto! Hai visto come mi ha trattato? Un signore come lui.MarinoHo visto.EmilioÈ stato affabile anche con te?MarinoAnche con me.EmilioTi ha forse detto qualche cosa che ti ha fatto dispiacere? Perchè ti vedo turbato.MarinoNo, babbo. Niente. Mi doveva riferire per incarico della signora marchesa. Anzi.... senti, se venisse la signora marchesa....EmilioHa da venire?MarinoNon credo! Ma potrebbe darsi.... Se suonano alla porta, tu non ti muovere, ecco. Scusa. Io ho da scrivere una lettera di premura.... tu intanto prepara di là.... Lasciami solo. Scusa.E lo accarezza. Emilio lo guarda ansioso, muto.Ognuno al suo posto, vero? Al suo grado e al suo posto. — Ciao, babbo.Emilio esce. Rimasto solo Marino accatasta dei libri, poi lascia a mezzo.Eh! no: prima scrivere. Scrivere. Scrivere. Pregherò Cappelli. Figurarsi!Ed ha un triste sorriso.O lasciare al portone? Intanto scrivere.Siede alla scrivania, prende carta da lettere e scrive velocemente le prime parole, ma poichè si suona alla porta, straccia il foglio e va ad aprire. Si sente di dentro la sua voce stupita.Lei?Poi rientra con Dianora.SCENA VI.Marino — Dianora.DianoraNon mi aspettava?MarinoMa perchè? Che ha fatto mai!DianoraHa paura?MarinoL'hanno vista entrare?DianoraHa paura? O non mi vuol più vedere?MarinoMa ha incontrato suo padre? Le ha detto che è venuto qui?DianoraMe l'ha detto. Se no non sarei qui da lei: io e lei ci eravamo intesi. La mia visita a lei non era che una minaccia di rappresaglia: non sarei venuta. Giorno prima, giorno dopo non importava: il nostro destino era segnato. Si pensava che sarebbe stato per tutta la vita. Io almeno pensavo così.MarinoAnch'io. Sposi o con la legge, o senza la legge, o contro la legge.DianoraMa le parole di mio padre, se non ha voluto metterlo fuori di strada — e il suo contegno, e il suo viso — mi fanno sospettare che lei ha mutato parere: che si è pentito. Mi spieghi. Credo di averne il diritto.MarinoSì, ne ha il diritto. Le scrivevo: parlerò. Il signor principe si è incontrato con mio padre: si sono riconosciuti. Miopadre è stato bidello nel Liceo dove il signor principe ha fatto i suoi primi studi. Li ho visti insieme, li ho intesi parlare: ho sentito che non è possibile.... Io e lei non è possibile! La frode, l'abbrutimento, il possesso di un'ora, sì, si potrebbe: ma fare la strada insieme, convivere, sposarci, col prete o senza prete, col sindaco o senza sindaco, sposarci non si può. Siamo troppo distanti: non si può.DianoraPerchè dice questo? Forse che io non l'ho sempre considerato come un uomo della mia stessa classe. Forse che l'ho trattato come se fosse di un'altra razza, di una razza inferiore?MarinoNo, ma da ospite, in casa sua. Io non le sono apparso inferiore in casa sua; le apparirei inferiore in casa nostra. Io stesso non ho avvertito questa distanza fintanto che venivo un'ora da lei: mi pareva che i miei studi, il mio ingegno superassero di gran lunga la sua nobiltà. Ma qui no.In questa cameretta, no. Io vedo il povero padrone di casa che sono. Io mi sento umiliato della mia miseria, della mia goffaggine. Ora che il principe e lei sono passati di qua, avverto che io sono in un certo senso da più di voi, ma sono anche da meno di voi: son diverso, come d'un'altra gente.DianoraPerchè lei non mi ama. Se lei mi amasse sentirebbe che l'amore distrugge ogni differenza di condizione e di casta.Marinoquasi gridandolo con spasimo.Non è vero, non è vero! Un'ora fa lo dicevo anch'io, lo gridavo, anzi, forse per persuadermene: adesso non lo dico più perchè sento che non è vero. Le bestie sì, non ragionano: si desiderano e si allacciano dovunque, comunque. Le persone no. Per un'ora sì; sì se potessimo abbracciarci e morirne, romanticamente morirne, sì. Ma morirne non si può: anche se non fosse ridicolo o pazzesco, anche se non fosse inumano non si può:morire quando voglio non posso.... Ho mio padre.... mio padre, di cui senza saperloA mezza voce.mi vergogno. Vede a che punto si discende? Io credevo di esser grande, di esser forte dicendo: è un piccolo impiegato dello Stato in pensione. Questo sì, lo dicevo, perchè mi pareva che accrescesse il mio merito: ma l'umiltà del suo ufficio non l'ho mai precisata innanzi a lei. E anche lei, lei non sa, ma non è più di me. Lei che aveva sopportato le cento amanti di suo marito non gli ha perdonato quest'ultima perchè era una serva.DianoraPerchè l'amavo e soffrivo di più.MarinoNo, ancòra non sapeva d'amarmi, e se mai il suo amore per me l'avrebbe aiutata a tollerare. L'orgoglio, l'orgoglio, l'orgoglio che sopravvive.DianoraÈ lei, è lei che è impastato d'orgoglio, non io. Lei che non sente che la sua voce....MarinoPerchè mi dice così? Crede che io non senta a che cosa rinunzio? Non sa che mi par di morire a strapparmela dalla carne? dal cuore? E lo devo fare! Ma non per la gente, per il mondo, sa! Che crede?... Son tutto un tremito, tutto una piaga e crede che m'importi del mondo! Me ne rido! Non è il fuori di me, di te che mi spaventa. E nemmeno la voce della mia coscienza che mi fa paura. Capisco la rapina per me che sono uomo, anche se fosse una rapina. E non è: è un consenso. E capisco il diritto all'amore per te che sei stata disamata, disconosciuta. Ma tu sei nata vicino a un trono, io dentro una portineria: è dentro di me, dentro di te che ho paura; di me che ti serberei rancore della tua superiorità, di te che tra un mese, tra due, forse prima, troveresti in me qualche cosa d'inferiore, di goffo e non mi ameresti più, o mi ameresticon umiliazione, con vergogna. E non voglio.Con un grido.Non voglio. Non voglio che tu ti dia a me, ora o più tardi, come a un povero. Non saremmo pari, non saremmo pari. E io vorrei essere come te.... più di te, più in alto di te, perchè sono l'uomo io. Non voglio che tu sii la principessa, la regina, e io il borghesuccio, perchè io dovrei essere il re, io il re, per essere amato sempre, sempre, sempre, perchè ti amo, perchè ti amo, perchè ti amo!L'afferra, e poichè ella investita e quasi atterrita dalla sua violenza è ormai alla porta, tra la preghiera e il pianto le dice.Va' via!E la bacia.Va' via!E la bacia.Va' via!E con un ultimo bacio la sospinge fuori della porta.FINE.
Nella modestissima casa d'affitto di Marino. Uno studiolo la cui maggiore ricchezza sono i libri sparsi per ogni dove. Una piccola scrivania senza ornamenti e senza pretesa di stile. Sedie di paglia. A una parete una incisione sola: il ritratto di Giosuè Carducci di Giuseppe Mancini. Sulla scrivania un piccolo calamaio, un tagliacarte a pugnale. Una porta a sinistra dove sono le due camere di Marino e del padre. In fondo c'è un terrazzino con fiori: dà sulla strada, mentre le camere dànno sulla corte. Tutto è lindo, all'ordine, salvo i libri che sono parte in terra, parte sulle sedie. In terra una cassetta d'ordinanza d'ufficiale: e anche su quella più di un libro. Luce elettrica, ma nessun lampadario; un semplice braccio sulla scrivania.
Nella modestissima casa d'affitto di Marino. Uno studiolo la cui maggiore ricchezza sono i libri sparsi per ogni dove. Una piccola scrivania senza ornamenti e senza pretesa di stile. Sedie di paglia. A una parete una incisione sola: il ritratto di Giosuè Carducci di Giuseppe Mancini. Sulla scrivania un piccolo calamaio, un tagliacarte a pugnale. Una porta a sinistra dove sono le due camere di Marino e del padre. In fondo c'è un terrazzino con fiori: dà sulla strada, mentre le camere dànno sulla corte. Tutto è lindo, all'ordine, salvo i libri che sono parte in terra, parte sulle sedie. In terra una cassetta d'ordinanza d'ufficiale: e anche su quella più di un libro. Luce elettrica, ma nessun lampadario; un semplice braccio sulla scrivania.
La Giliardi — Emilio— poiMarino.
Emilio Serralunga è un vecchietto lindo, arzillo, barbuto, asciutto, dagli occhi vivacissimi e dal parlar fiorito, con qualche cadenza dialettale.
Emilio
Ah! non lo sapeva? Sicuro! Marino sarebbe il mio quarto figliolo: due femmine e un maschio prima di lui. La mia moglie — poverina — quasi quasi si era impaurita quando si accorse d'essere un'altra volta....
Ha ritegno a dire «incinta» e fa vagamente il gesto della rotondità.
Ha capito? Mica che non lo desiderasse, tutt'altro! ci si struggeva dalla grande smania di aver un figliolo, almeno uno!... ma gli altri erano andati a male prima di nascere o erano morti in fascie, capisce? Invece, ringraziando Dio, Marino venne al mondo che era una bellezza, che tutti si voltavano a guardarlo, e stette sempre bene, sempre bene. Prospero e in salute. Ma lei, la mia povera moglie, che l'aveva sospirato tanto! se lo potè goder poco, perchè si ammalò che lui aveva quattro anni: mesi, mesi e mesi in letto e poi....
Fa il cenno ch'è volata in cielo.
Ma si vede che dall'alto me lo protegge e benedice. Io non ho mai avuto un dispiacere da lui, mai. È buono. Marino! E poi
Si picchia col dito sulla fronte.
ha capito? ingegno! Di quello anche lamia moglie ce n'aveva.... Studiare no.... poverina.... non aveva potuto e per questo era ignorante, ma.... si figuri....
S'interrompe nel parlare dolce e lento.
Ma io la stordisco e l'annoio....
La Giliardi
che ogni tanto si distraeva, ma si forzava a mostrarsi attenta.
No, no. S'immagini! È un piacere sentirla discorrere.
Emilio
Perchè io discorrevo per farle passare il tempo che ha da aspettarlo, ma se invece preferisce restarsene sola a leggere un libro.... io me ne vado di là....
La Giliardi
lo ferma col gesto.
Ma no, ma no. Che le pare? — E ora che sono cominciate le vacanze estive, che cosa intendono di fare?
Un po' esitando.
Il suo figliolo le avrà pur dette le sue intenzioni!
Emilio
Mah! Io non so nulla.
E ci ride.
Non so nulla. Tanto! per me un paese o l'altro.... Se son con lui che me ne importa? Io credo — credo, veh! — credo che andiamo a Roma.
La Giliardi
Ah!
Emilio
Sì, perchè quando mi fece venir qui a Salduggio — domani sarà un mese — sicuro! ci venni il sedici di giugno — quando mi fece venir qui a Salduggio, mi scrisse: «Poi torneremo insieme a casa.» — Ma può anche aver mutato pensiero. Forse — badi che non lo so di sicuro — lui prima va a Venezia per certi suoi studi sui pittori di quella città lì e mi verrebbe a raggiungere. Stamane mi pare che dicesse così.... ma parlò breve, io ero attorno ai miei fiori, e non glichiesi altro perchè non mi piace apparire insistente.
Ride dolcemente.
Si, capisco bene, lui è figliolo e io sono il babbo.... Ma quando i figlioli ne sanno tanto più del babbo.... allora i babbi fanno da figlioli, e i figlioli fanno da babbi.
E ci ride.
E lei, signorina, dove passerà le sue vacanze?
La Giliardi
Io? Vado a casa mia.
Emilio
In Toscana, vero?
La Giliardi
In Toscana, a Livorno.
Emilio
Ah! Senti: a Livorno? Ci fui.... ci fui....
Cerca nella memoria e rinunzia.
Sono tanti anni! Col mio povero babbo. Bella città.
Quasi affermativo.
Ma in ottobre tornerà a Salduggio?
La Giliardi
Chissà!
Emilio
Vorrebbe cambiare? O che non ci si trova bene? Certo è piccolina, non ci sono molti svaghi, ma pure è graziosa.... Anche questi signori marchesi di Primasco dice che sono tanto ospitalieri, tanto accoglienti.... La signora marchesa specialmente. Lei, signorina, la conosce?
La Giliardi
No, non la conosco.
Emilio
sorpreso.
Ah! no? Io la vidi un giorno di sfuggita.... Me la segnò a dito un bottegaio, ma mi sarebbe piaciuto, non dico di avvicinarla....ci avrei troppa soggezione.... ma di sentire anche da lei....
Una chiave gira nella toppa.
Marino è qui....
Si alza per avviarsi, ma Marino sopraggiunge. Anche la Giliardi si è alzata.
Marino
tra dentro e fuori.
Ciao, babbo.
Emilio
Guarda, Marino!
E indica la Giliardi.
Marino
un po' inquieto.
Oh! Che c'è? Qualche novità?
La Giliardi
Ma no! Vi ho voluto fare una sorpresa.
Marino
È la vostra prima visita.
La Giliardi
Almeno una: la visita di congedo.
Marino
Partite domani?
La Giliardi
incerta.
Domani, dopo domani....
Marino
volgendosi al padre.
Le hai offerto da bere?
Emilio
Non ha voluto. Ti aspetta da un pezzo, sai!
Marino
Bravo, che le hai tenuto compagnia.
La Giliardi
Gli son proprio grato.
Emilio ridente fa un piccolo inchino.
Marino
Voi non lo conoscevate mio padre?
La Giliardi
Non avevo questo piacere.
Altro inchino di Emilio.
Sì, sì, non per modo di dire: il piacere. Mi ha fatto vedere anche i fiori.... Che bravo!
Silenzio.
Emilio
quasi chiedendo più che il parere il permesso di Marino.
Allora io vado?
Marino
Va' va'.... Ma non esci, vero? Quando già ero su per le scale mi sono ricordato che dovevo prendere.... Poi ti dico.
Fa una carezza lenta e amorosa su tutto il viso del padre.
Vero che è simpatico il mio vecchietto?
Emilio scuote la testa sorridendo.
La Giliardi
Che Iddio ve lo conservi.
Emilio
si congeda dalla Giliardi.
Si conservi anche lei, signorina.
La Giliardi
Non mi chiami signorina.
Emilio
guarda Marino come sempre a chiedergli consiglio.
E come devo dire? Dottoressa, professoressa?
La Giliardi
Dica Teresa, dica figliola....
Emilio
Troppa confidenza, così presto; vero, Marino? Se tornerà lei e se tornerò io un altr'anno, allora sì, dirò «Teresa». Va bene? Buone vacanze.
La Giliardi
Grazie.
Gli prende la mano, gliela vorrebbe baciare.
Emilio
si ritrae e dice scherzosamente.
Ma che fa? Non sono mica il vescovo. Ha capito?
Alla porta fa un altro breve inchino ed esce. I due lo seguono con gli occhi fin dopo che è uscito. Quando si voltano si fissano. Hanno un'altra faccia, una faccia ansiosa.
Marino
concitato.
E dunque? Che significa questa vostra visita?
La Giliardi
Niente.
Marino
Eh no! Niente no. Ma dite presto perchè ho molte cose da preparare.
La Giliardi
Per la vostra partenza.
Marino
la fissa in silenzio.
Naturalmente. Per la mia partenza. — E poi? Dite, fuori.
La Giliardi
si decide.
Vi volevo parlare di Cappelli.
Marino
Ah! ecco: ora ci siamo.
La Giliardi
Non so quello che gli abbiate detto.... o voi.... o un'altra persona.... Parte ha indovinato, parte ha avuto delle confidenze.... Io so e non so.... o meglio, credo di sapere.
Poi più basso, intensamente, accoratamente.
È disperato.
Marino
aggrotta le sopracciglia.
Più chiara. Siate più chiara. Non parlate per strambotti.
La Giliardi
Sì che mi capite. Forse lui, con l'immaginazione, va anche più in là del vero. Io dovrei essere contenta che soffrisse per quell'altra: senza volerlo, nè lui nèlei, mi hanno fatto tanto male! Lei senza responsabilità, senza colpa, lo riconosco.... Dovrei esser contenta; e invece no.... E quando lui mi ha detto di voi, ne ho patito per lui. In certe ore c'è una solidarietà.... illogica, innaturale.... ma c'è. Pensate a che punto di desolazione dev'essere se è venuto a piangere da me: come un ragazzo!
Marino
aspro.
È venuto da voi!
La Giliardi
Soffre tanto!
Marino
A piangere da voi! È straordinario!
La Giliardi
Che importa! Sapeva che io lo potevo capire. E soffre: ma dire che soffre è poco: non vi fate un'idea.
Con una certa esitazione iniziale.
Quella signora.... non l'amava, ma ormaici si era rassegnato.... la vedeva.... le parlava.... e, comunque, forse sperava.... si spera sempre.... Ma quel saper che lei ama un altro.... che quell'altro siete voi....
Marino
enigmatico.
Avanti, avanti. Andate avanti.
La Giliardi
svolta il discorso e prega.
Marino! Cappelli vi vuol bene, vi ha sempre portato in palma di mano, per voi non sentiva invidia, ed è proprio lui che ve l'ha fatta conoscere.... Siate buono con lui....
Marino
Cioè; in che consiste esser buono?
L'altra esita.
Coraggio, cara, coraggio!
Il tono è quasi gentile, ma l'intenzione è sarcastica.
La Giliardi
Cappelli crede che dobbiate partire con lei.... o raggiungerla.... Non sa bene....Non commettete una pazzia e una cattiva azione.
Marino
Ah! Dovrei partir solo?
Con una mezza risata.
Non chiedete che questo? Siete discreta! E anche lui è discreto.... perchè vi ha mandato lui.
La Giliardi
No.... Vi giuro: lui non sa.
Marino
Iniziativa vostra, allora. Ma sentite un po' voi: se lui — Cappelli intendo, — vi dicesse: «Vieni via con me»
Movimento della Giliardi tra la gioia e lo sgomento.
voi andreste.... In capo al mondo andreste. Eppure sapete che lui non vi ama. Ebbene, questa no, per voi, questa non sarebbe una pazzia. È una pazzia, è una cattiva azione perchè non si tratta di voi due, perchè si tratta di me, si tratta.... di un'altra persona.
La Giliardi
Ma io sono libera di me.
Marino
d'impeto.
E anche lei è libera. Quando si è legati a un mascalzone ci si scioglie, si diventa liberi, si torna liberi.
La Giliardi
Io non farei male che a me sola.
Marino
E lei a chi fa male? A Cappelli, vero? Ma Cappelli è nessuno per lei. Niente e nessuno. Sono brutale? È il solo modo di andare in fondo alle cose, di non lasciarci abbacinare dalle lustre. Cappelli è chiunque, è uno del prossimo.
La Giliardi
È chiunque anche per voi?
Marino
È un amico. Ma se certe decisioni si dovessero prendere dopo aver chiesto il parere o il consenso degli amici! eh!...E quanto al marito vi ho detto che è una canaglia e che se ne infischia.
La Giliardi
Forse no.
Marino
Tanto meglio.
La Giliardi
E suo padre?
Marino
Suo padre....
Un secondo di esitazione.
Suo padre doveva informarsi prima, saper prima a chi la dava.
La Giliardi
E vostro padre? Nemmeno voi ne avete doveri? Vostro padre che vive di voi, è chiunque anche lui?
Marino
prima smarrito, sgomento, ora le torna di contro.
Non avete mica detto nulla voi a mio padre? O', non facciamo scherzi!
E la rivolta a sè col braccio.
La Giliardi
Per chi mi prendete?
Marino
Scusate: sono eccitato.
Lascia cadere le braccia, quasi umile.
Eh! sì: c'è mio padre; è vero. Se non mi vedete esultante, è per lui. Gli dò certo un dolore, e comunque faccio cosa che mio padre nella sua beata semplicità, nella sua ingenuità fanciullesca non può approvare. Lo so.
Si rianima.
Ma d'altronde! Ci si batte per le proprie idee anche se non sono quelle di nostro padre, anche contro nostro padre: si va alla guerra — io ci sono andato — anche se si ha il padre e si potrebbe restare a casa o almeno restare indietro, al sicuro. Dio guardi se a una certa età non si fosse liberi, autonomi, e non si lottasse, e non ci si perdesse finanche,per il proprio bene, per la propria causa, sia donna, sia arte, sia patria. Quando si è uomini si ha il diritto di correre dietro le farfalle o incontro alle fucilate, da soli, senza consensi. Egoismo? Sarà. Ma è quel divino egoismo che solo permette di compiere cose grandi: nel bene e nel male. La vita è sempre un contrasto fra un dovere e un altro dovere, fra un sentimento e un altro sentimento più grande. Queste cose non le devo insegnare a voi, che me le potreste insegnare, che me le insegnate in questo momento.
La Giliardi
Io?!
Marino
Voi. Il vostro dovere era.... non darvi, ma un amore che vi è parso un dovere più grande, tanto premeva su voi, vi ha spinto a darvi. Il vostro sentimento vi spingerebbe a godere che Cappelli soffra per un'altra donna che vi ha fatto soffrire: invece un altro sentimento più forte vi spinge qui a intercedere per lui. Che resta di tutte le vostre parole? Nulla.
La Giliardi
Ma....
Marino
Nulla. Che cosa vorreste da me? Che io rinunci alla mia felicità perchè lui soffra un po' meno? Andiamo: non siamo più ragazzi nè io nè voi. Parliamo di cose serie, se s'ha da parlare ancora.
La Giliardi
un breve silenzio.
Va bene: visto che tutto quello che non vi riguarda direttamente non vi sembra serio, parliamo di cose che toccano voi, voi in pieno; di cose che parranno serie anche a voi. Sapete quello che si dirà?... l'ingegno non conta, il valor personale non conta.... foste, non so.... Giosuè Carducci redivivo, si dirà che lei, la signora, è nata principessa di Melisangro e che voi siete un maestro di scuola. Lei una squilibrata, voi un mantenuto.
Marino
Perdio! come lo difendete bene il vostrouomo! Coi denti e con l'unghie. Con spavaldo coraggio, senza badare alla botta.
alzando un poco la voce.
«Si dirà....» Ma chi lo dirà? Qualche farabutto o qualche infrollito. Me ne infischio fin d'ora. Faremo una vita così semplice e così modesta, uno accanto all'altra, uno per l'altra! Intanto io non sono un qualunque maestro di scuola, io. E non è una donnicciola qualunque, lei. Io e lei ci sentiamo molto più in alto della bassa o della media statura degli uomini e delle donnette che passano. Eh! no: aria, aria, aria!
La Giliardi
Sicchè lo scandalo non vi fa paura?
Marino
Niente mi fa paura. Se non avete altri moccoli è veglia spenta.
La Giliardi
desolata.
E sia. Me ne vado.
Marino
O brava! Perchè ho da fare.
La Giliardi
Addio.
Marino
Riverisco!
La Giliardi esce. Si sente lo sbattere della porta che si chiude. Marino rimane un momento pensoso, poi si mette attorno a raccoglier libri, allorquando Emilio rientra. Marino si volta.
Babbo, volevi?
Emilio
Io nulla. Piuttosto tu che mi avevi raccomandato di non uscire e pareva....
Marino
si ricorda.
Ah! già: restituire certi libri al Ginnasio. Ma non occorre che ci vada tu. Faccio più presto da me.
E prende tre diversi volumi.
Emilio
Graziosa quella signorina Giliardi! ha un'aria semplice che mi piace.
Marino
distratto, come un'eco.
Sì, semplice.
Emilio
Non si sposa?
Marino
Chi? Non so. No: non si sposa.
Emilio
Non ha trovato chi la voglia? Trovano tante che non se lo meritano, e lei che sarebbe una brava moglie.... Non credi?
Marino
Credo.
Incerto.
Senti babbo....
E sospende.
Emilio
Di', caro.
Marino
forzatamente semplice.
Forse non potrò partire con te.... Tu dovrai precedermi. E anche se partiamo assieme.... No, è un discorso lungo. Più tardi, ora vado.
E si muove.
Emilio
Starai fuori un pezzo?
Marino
No, non crederei. Ma non so.
Emilio
Per il desinare.
Marino
All'ora solita. Se tardo....
Emilio
Vai dai marchesi di Primasco?
Marino
No. Perchè?
Lo accarezza sui capelli col gesto abituale anche più affettuoso e più trepido.
Il mio babbo! il mio babbo!
Esce in fretta.
Emilio — Il Principe.
Emilio
spalanca il terrazzo, ne trae, per portare nella stanza, due vasi di fiori. Uno dopo l'altro con le forbici ne taglia qualche foglia appassita, canticchiando. Poi leva di tasca una pipetta di radica, l'empie di tabacco, quando si suona all'uscio. Allora in fretta riporta i fiori in terrazza, ricaccia in tasca la pipa, va ad aprire e rientra col principe di Melisangro.
Entri, entri.
Il Principe
Il professore è in casa?
Emilio
lo guarda, cerca di fissare la fisonomia, di riallacciare vecchi ricordi: chi è? eppure!
Nossignore. È uscito. Che gli ho a dire qualcosa?
Il Principe
Grazie: volevo proprio parlare con lui. Starà molto a tornare?
Emilio
Non crederei. Mi ha detto di no, ma non ha precisato. Se si vuole accomodare.... o se crede di tornare più tardi....
Il Principe
Tornerò tra mezz'ora. Se intanto venisse gli direte che c'è stato il principe di Melisangro.
Emilio
sorride soddisfatto.
Ah! ecco: il principe di Melisangro.Mi pareva e non mi pareva. Sono passati tanti anni, ma la memoria delle fisonomie mi serve ancòra.
Il Principe
l'osserva incerto.
Eppure!...
Emilio
Ma sì, signor principe. Sono Emilio.
Gli si ricorda più precisamente.
Il bidello del Liceo Cavour.
Il Principe
sorpreso, lieto, quasi commosso.
Emilio?... Sei tu, Emilio!... Emilio.... ma guarda!
Emilio
Dopo tanto tempo! Gli anni, poverini, anche loro lavorano, distruggono, ma qualche cosa, scava, scava, sotto sotto ci resta.
Il Principe
come ripetendo a sè.
Ma già: Emilio. Come son contento di rivederti!
Emilio
Io tanto quanto non può credere! Se mi vuol far l'onore di accomodarsi....
Ridendo.
Come faceva allora, signor principe.
Il Principe
Sicuro che mi accomodo. Figurati se non voglio fare una chiacchierata con te dopo tanti anni! Emilio: quanti sono?
Emilio
come per scacciarli col gesto.
Non li diciamo che è meglio.
Il Principe
Stai bene, sai. Non sei mai stato un colosso.... ma ti trovo in buona salute. Vecchierello, si capisce.
Canterella.
Siamo diventati vecchi.
Emilio
Io son diventato vecchio.
Il Principe
E io no?
Emilio
Ne ho tanti più di lei!
Sorride.
O', ne ho settantadue! Son molti. Allora ero giovane anch'io.
Il Principe
E come mai tu sei qui a Salduggio?
Emilio
Ah! ci son venuto a trovare il figliolo.
Il Principe
Quale figliolo?
Emilio
Eh! Il professore.
Il Principe
Ma sì, caro, scusa. Serralunga, Emilio Serralunga.... Ma tu per me, per tutti gli scolari del Liceo Cavour eri Emilio. Ti si chiamava per nome. E ci hai quel figliolo solo?
Emilio
Quello solo.
Il Principe
Ma di quello lì te ne puoi contentare. È un bravo giovane.
Emilio
Ah, sì, questo sì. Ringraziando Dio, sì. Lo sa, signor principe, che anche da ufficiale si fece tanto onore?
Il Principe
Lo so, lo so.
Emilio
Bisognava sentire il suo colonnello, quando andai che gli diedero la medaglia, al mio Marino.
Con tenerezza e orgoglio.
Ah! il mio Marino....
Come spaventato, ridendo.
Uh! se torna e mi sente che faccio le sue lodi, mi mangia! Ma creda, signor principe, così bravo com'è non me lo meritavo.
Il Principe
Perchè non te lo meritavi? Anzi! Sei sempre stato un brav'uomo e avrai fatto tanti sacrifici per lui! Chissà con quanti stenti te lo sei tirato su!
Emilio
Eh! sì. E tutti che mi dicevano: «Da' retta, mettilo a un mestiere, che tanto non ci arrivi a vederlo con la laurea». E io: «No, no, nemmeno per idea. Ogni anno che studia è uno di più che fa e uno di meno.... che gli manca a finire. Se non ci arrivo io a vederlo dottore, che importa? Purchè ci arrivi lui!» O lei signor principe — mi scusi l'ardire della domanda — o come mai è qui a Salduggio?
Si apre la porta. Marino non visto rimane fermo, stupito della presenza del principe, e più del tu confidenziale che delle parole del colloquio. Alcune delle quali lo abbattono, lo feriscono.
Il Principe — Emilio — Marino.
Il Principe
O che non lo sai che ci ho qui una figliola maritata? Sicuro: la marchesa di Primasco.
Emilio
stupido.
O senti! La signora marchesa è la sua figlia! Quella signora tanto bella che ne dicono tutti tanto bene? E che è tanto alla mano che non pare nemmeno d'una gran nascita? Ha avuto anche la gran finezza di ricevere in casa sua il mio Marino, come se fosse uno della sua condizione.
Il Principe
con una certa degnazione.
Che c'entra! Se uno dovesse badare aqueste cose.... O lo sai che ci ho ancòra due libri legati da te? Sicuro! UnAriostoe unaFisicadel Ganot. Te lo ricordi quando venivo in portineria coi libri da legare?
Emilio è tutto umile e contento.
e che più di una volta — non mi ricordo se fosti tu.... o tuo padre.... o la tua mamma — mi nascondeste nel vostro sgabuzzino perchè il Preside non mi vedesse e capisse che il professore mi aveva messo fuori di classe? Ero un gran ragazzaccio!
Emilio
Ma no, signor principe, che dice mai! Era un ragazzo. Il suo signor padre, che Dio l'abbia in gloria, una volta che mi seppe in strettezze e che volevo comprare una macchina per legatoria, mi dette trecento lire.... — gliele resi, sa.... gliele resi....
Ora vede Marino, tutto festoso.
Marino? Quando sei venuto?
Marino
con la gola secca.
Adesso.
Si avanza e saluta col capo il principe.
Il Principe
Oh! bravo professore. Lo sa?
Battendo sulla spalla ad Emilio.
che ho conosciuto il suo babbo quando lei era «in mente dei»?
Emilio
contento.
Sicuro! Da più di quarant'anni.
Il Principe
E il babbo del suo babbo. Quand'ero scolaro al Liceo Cavour.
Emilio
quasi con orgoglio.
Ero il suo bidello.
Il Principe
Siamo vecchi amici, noi.
Emilio
Lo vedi, Marino? Come se fossi un suo pari.
Il Principe
E che sei? Non sei un uomo come me, un brav'uomo come me, anzi più di me?
Emilio
ridendo.
Sì, so appena leggere e scrivere! E poi sarà come vuole lei, signor principe, ma i signori son signori — specialmente i signori di nascita, vero, Marino? — e i poveri son poveri. E quando un signore come lei si degna....
Il Principe
Ma non dir così. Ci sono tanti signori che non valgono nulla. E invece, lo vedi il tuo figliolo....
S'interrompe.
Oh! scusi, professore, io seguito a dar del tu a suo padre.
Emilio
vivacissimo.
Vorrei vedere che non mi desse del tu. Mi offenderei, vero, Marino?
Marino
Lei, principe, voleva me, immagino. Se mi vuol dire....
Emilio
Sì, caro, hai ragione.
Vuol prendere congedo.
Se il signor principe mi permette....
Il Principe
Ti permetto, ti permetto. Speriamo di rivederci. Addio, Emilio. Tanto tanto piacere di averti incontrato. Mi hai fatto tornar ragazzo.
E gli porge la mano.
Emilio
gliela prende.
Signor principe....
E fa per baciarla.
Il Principe
Ma che fai?
E gliela batte sulla spalla.
E se m'incontri per strada e io non ti vedessi, non aver soggezione. Ciao, Emilio.
Emilio, di sulla porta della sua camera fa un inchino cerimonioso ed esce tutto ridente.
Il Principe — Marino.
Marino
rimane in piedi. Fa cenno al principe di sedersi e dice irrigidito.
Mi dica.
Il Principe
bonario.
Senta un po', professore. L'altra sera.... martedì sera, lei andò via da casa Primascoall'improvviso.... senza nemmeno prender congedo da me.
Marino
Ma lei non sa....
Il Principe
bonario.
Non è un rimprovero. Credo di sapere. Almeno in parte, so. Quando martedì sera richiesi di lei, mia figlia, muta, chiusa, il marchese ciarliero, gaio, ma di quella gaiezza insolente che mi piace poco. Fra ieri e oggi mi è parso d'intendere che lei, in seguito a qualche parola vivace di mio genero, avrebbe deciso di non tornar più a casa nostra.... Casa nostra finchè ci sono io. E anche quando non ci sono; casa di mia figlia, anche casa mia. Questo incidente mi dispiace, per lei che stimo.... e più ancòra.... Be', conosco mio genero e oramai dovrebbe conoscerlo anche lei: ogni tanto dà una sgroppata come un cavallo di sangue. Non è dunque il caso di dar troppo peso alle sue parole.
Marino
stupito, vivacissimo.
Le conosce?
Il Principe
Le parole a volte saltano come i mortaretti: polvere e fumo.
Marino
Ma le conosce?
Il Principe
Non precisamente, le ho detto, ma pure....
Marino
Io sono stato messo alla porta.
Il Principe
Ma son qui io a invitarla a tornare.
Marino
Lei: non suo genero.
Il Principe
Non le basta?
Marino
Non mi basta.
Il Principe
Irremovibile?
Marino
Irremovibile. E il signor marchese può essermi grato della mia discrezione. Non ho fatto nulla, non farò nulla contro di lui.
Il Principe
Già: ma non c'è solo lei in gioco. Se no, scusi, non sarei qui. Altre volte non sono mai intervenuto nei piccoli dissensi — inevitabili — tra la marchesa e mio genero: ho lasciato che si sbrigassero tra di loro, anche se presente: brevi contrasti coniugali che si accomodavano. Stavolta però la marchesa è irritata.... per lei.... e per altro. Il dissidio è più aspro; come tra potenza e potenza. Ho rilevato una frase: «O il professore ritorna o io vado da lui....» Esagerazioni. Esasperazioni. In altre circostanze, se anche lamarchesa di Primasco avesse salito queste sue scale di pieno giorno, niente di meno che corretto; ma se fosse oggi, un atto troppo marcato, di voler prendere le sue parti contro il marito, potrebbe determinare una mezza catastrofe. A rompere si fa presto; saldare poi è difficile. E io contavo di poter tornare a palazzo con una sua promessa per gettare acqua sul fuoco. Ho detto fin troppo.
Marino
La ringrazio della sua fiducia. E sono grato alla signora marchesa del suo sdegno e della sua difesa. Sono grato anche del pensiero espresso di una sua visita; ma che si fermi all'intenzione e non venga. Glielo può dire, se crede: non mi troverebbe.
Il Principe
sorpreso.
Noo?
Marino
Oggi non mi troverebbe. E domani sarò in viaggio con mio padre.
Il Principe
Così presto?
Marino
Anticipo.
Il Principe
rasserenato.
Forse è meglio. E la ringrazio. Se mio genero l'ha offesa si abbia da me le sue scuse; un giorno o l'altro forse riceverà le sue dirette.
Marino
alzandosi.
Un giorno, se la signora marchesa me lo permetterà, le scriverò, spiegherò, mi scuserò anch'io se non prendo congedo da lei. Intanto me la riverisca. A Salduggio non torno.
Il Principe
si alza.
Nemmeno un altr'anno?
Marino
Non credo. Domando al Ministero un'altrasede. Qui mi manca il materiale per i miei studi d'arte.
Breve silenzio. Non hanno più altro da dirsi.
Il Principe
Penso che lei abbia da fare.
Marino
Molto.
Il Principe
Speriamo di rivederci. Se non qui, altrove.
Marino
Grazie.
Il Principe
Buona fortuna.
Marino
ringrazia col capo, e gli fa strada. Il principe esce. Marino richiude e torna pallido, livido, rigido.
Finito! Tutto finito! Tutto finito!
Poi si muove agitato, febbrile, si trova davantialla porta della camera e chiama.
Babbo, babbo.
Emilio quasi non è ancòra apparso.
Partiamo domani. E partiamo insieme. Andiamo a Roma direttamente. Ho deciso.
Marino — Emilio.
Emilio
lo guarda.
Sì, Marino, sì.
Marino
La tua roba è pronta? Se no ammucchiala: e non ti curvare, non ti stancare. Penso io a mettere tutto nei bauli, a chiudere, a spedire. Faccio tutto io. Tuttoio. E un altr'anno vieni con me. Tutto l'anno con me, dovunque mi destinano.
Piantandoglisi in faccia, sollevandogli il capo.
Hai capito? sempre con te, solo con te.
Poi d'improvviso, desolato.
Ah! perchè mi hai fatto studiare? Eravamo poveri e ignoranti: dovevamo restar poveri e ignoranti. Non avrei guardato in alto e non soffrirei.
Emilio
Marino! Che hai? Marino! Che hai?
Marino
si ricompone.
Niente, babbo, niente. Hai avuto piacere, vero, di ritrovare il principe?
Emilio
Tanto! Hai visto come mi ha trattato? Un signore come lui.
Marino
Ho visto.
Emilio
È stato affabile anche con te?
Marino
Anche con me.
Emilio
Ti ha forse detto qualche cosa che ti ha fatto dispiacere? Perchè ti vedo turbato.
Marino
No, babbo. Niente. Mi doveva riferire per incarico della signora marchesa. Anzi.... senti, se venisse la signora marchesa....
Emilio
Ha da venire?
Marino
Non credo! Ma potrebbe darsi.... Se suonano alla porta, tu non ti muovere, ecco. Scusa. Io ho da scrivere una lettera di premura.... tu intanto prepara di là.... Lasciami solo. Scusa.
E lo accarezza. Emilio lo guarda ansioso, muto.
Ognuno al suo posto, vero? Al suo grado e al suo posto. — Ciao, babbo.
Emilio esce. Rimasto solo Marino accatasta dei libri, poi lascia a mezzo.
Eh! no: prima scrivere. Scrivere. Scrivere. Pregherò Cappelli. Figurarsi!
Ed ha un triste sorriso.
O lasciare al portone? Intanto scrivere.
Siede alla scrivania, prende carta da lettere e scrive velocemente le prime parole, ma poichè si suona alla porta, straccia il foglio e va ad aprire. Si sente di dentro la sua voce stupita.
Lei?
Poi rientra con Dianora.
Marino — Dianora.
Dianora
Non mi aspettava?
Marino
Ma perchè? Che ha fatto mai!
Dianora
Ha paura?
Marino
L'hanno vista entrare?
Dianora
Ha paura? O non mi vuol più vedere?
Marino
Ma ha incontrato suo padre? Le ha detto che è venuto qui?
Dianora
Me l'ha detto. Se no non sarei qui da lei: io e lei ci eravamo intesi. La mia visita a lei non era che una minaccia di rappresaglia: non sarei venuta. Giorno prima, giorno dopo non importava: il nostro destino era segnato. Si pensava che sarebbe stato per tutta la vita. Io almeno pensavo così.
Marino
Anch'io. Sposi o con la legge, o senza la legge, o contro la legge.
Dianora
Ma le parole di mio padre, se non ha voluto metterlo fuori di strada — e il suo contegno, e il suo viso — mi fanno sospettare che lei ha mutato parere: che si è pentito. Mi spieghi. Credo di averne il diritto.
Marino
Sì, ne ha il diritto. Le scrivevo: parlerò. Il signor principe si è incontrato con mio padre: si sono riconosciuti. Miopadre è stato bidello nel Liceo dove il signor principe ha fatto i suoi primi studi. Li ho visti insieme, li ho intesi parlare: ho sentito che non è possibile.... Io e lei non è possibile! La frode, l'abbrutimento, il possesso di un'ora, sì, si potrebbe: ma fare la strada insieme, convivere, sposarci, col prete o senza prete, col sindaco o senza sindaco, sposarci non si può. Siamo troppo distanti: non si può.
Dianora
Perchè dice questo? Forse che io non l'ho sempre considerato come un uomo della mia stessa classe. Forse che l'ho trattato come se fosse di un'altra razza, di una razza inferiore?
Marino
No, ma da ospite, in casa sua. Io non le sono apparso inferiore in casa sua; le apparirei inferiore in casa nostra. Io stesso non ho avvertito questa distanza fintanto che venivo un'ora da lei: mi pareva che i miei studi, il mio ingegno superassero di gran lunga la sua nobiltà. Ma qui no.In questa cameretta, no. Io vedo il povero padrone di casa che sono. Io mi sento umiliato della mia miseria, della mia goffaggine. Ora che il principe e lei sono passati di qua, avverto che io sono in un certo senso da più di voi, ma sono anche da meno di voi: son diverso, come d'un'altra gente.
Dianora
Perchè lei non mi ama. Se lei mi amasse sentirebbe che l'amore distrugge ogni differenza di condizione e di casta.
Marino
quasi gridandolo con spasimo.
Non è vero, non è vero! Un'ora fa lo dicevo anch'io, lo gridavo, anzi, forse per persuadermene: adesso non lo dico più perchè sento che non è vero. Le bestie sì, non ragionano: si desiderano e si allacciano dovunque, comunque. Le persone no. Per un'ora sì; sì se potessimo abbracciarci e morirne, romanticamente morirne, sì. Ma morirne non si può: anche se non fosse ridicolo o pazzesco, anche se non fosse inumano non si può:morire quando voglio non posso.... Ho mio padre.... mio padre, di cui senza saperlo
A mezza voce.
mi vergogno. Vede a che punto si discende? Io credevo di esser grande, di esser forte dicendo: è un piccolo impiegato dello Stato in pensione. Questo sì, lo dicevo, perchè mi pareva che accrescesse il mio merito: ma l'umiltà del suo ufficio non l'ho mai precisata innanzi a lei. E anche lei, lei non sa, ma non è più di me. Lei che aveva sopportato le cento amanti di suo marito non gli ha perdonato quest'ultima perchè era una serva.
Dianora
Perchè l'amavo e soffrivo di più.
Marino
No, ancòra non sapeva d'amarmi, e se mai il suo amore per me l'avrebbe aiutata a tollerare. L'orgoglio, l'orgoglio, l'orgoglio che sopravvive.
Dianora
È lei, è lei che è impastato d'orgoglio, non io. Lei che non sente che la sua voce....
Marino
Perchè mi dice così? Crede che io non senta a che cosa rinunzio? Non sa che mi par di morire a strapparmela dalla carne? dal cuore? E lo devo fare! Ma non per la gente, per il mondo, sa! Che crede?... Son tutto un tremito, tutto una piaga e crede che m'importi del mondo! Me ne rido! Non è il fuori di me, di te che mi spaventa. E nemmeno la voce della mia coscienza che mi fa paura. Capisco la rapina per me che sono uomo, anche se fosse una rapina. E non è: è un consenso. E capisco il diritto all'amore per te che sei stata disamata, disconosciuta. Ma tu sei nata vicino a un trono, io dentro una portineria: è dentro di me, dentro di te che ho paura; di me che ti serberei rancore della tua superiorità, di te che tra un mese, tra due, forse prima, troveresti in me qualche cosa d'inferiore, di goffo e non mi ameresti più, o mi ameresticon umiliazione, con vergogna. E non voglio.
Con un grido.
Non voglio. Non voglio che tu ti dia a me, ora o più tardi, come a un povero. Non saremmo pari, non saremmo pari. E io vorrei essere come te.... più di te, più in alto di te, perchè sono l'uomo io. Non voglio che tu sii la principessa, la regina, e io il borghesuccio, perchè io dovrei essere il re, io il re, per essere amato sempre, sempre, sempre, perchè ti amo, perchè ti amo, perchè ti amo!
L'afferra, e poichè ella investita e quasi atterrita dalla sua violenza è ormai alla porta, tra la preghiera e il pianto le dice.
Va' via!
E la bacia.
Va' via!
E la bacia.
Va' via!
E con un ultimo bacio la sospinge fuori della porta.
FINE.