UN'ALTRA LETTERADELLAALESSANDRA MACINGHI STROZZI

UN'ALTRA LETTERADELLAALESSANDRA MACINGHI STROZZI

Questa lettera (dall'originale autografo, nell'Archivio fiorentino di Stato, Carte Strozzi Uguccioni, filza 249) fu pubblicata per mia cura in Nozze Strozzi-Corsini (14 aprile 1890: edizione di CCC esemplari, col facsimile della lettera; Firenze, tip. Carnesecchi), e ripubblicata in Nozze Guasti-Boccardi (25 aprile 1892: edizione di C esemplari; Firenze, tip. Carnesecchi). All'edizione del 1890 premessi il cenno che qui riproduco:

«Cesare Guasti trascrisse, sfuggitagli, e noi sulla sua trascrizione confrontata all'originale esempliamo, questa Lettera da soggiungersi alla seconda fra le settantadue che della Alessandra Macinghi negli Strozzi egli pubblicò nel 1877; libro ormai noto e caro agli studiosi e ad ogni anima gentile.[463]E che sia questa una delle più belle, basti ch'ella è una delle più materne; e perciò di ottimo auspicio la sua pubblicazione nelle nozze di discendenti da quello che il Guasti chiamava «il più storico ramo degli Strozzi»,[464]e dava giusto merito alla veneranda gentildonna di averlo ella conservato a Firenze, opponendo contro le partigiane proscrizioni la costanza paziente di madre, e quella virtù soave a un tempo e gagliarda, per la quale, a' giorni tristi, più tenace nell'animofemminile è, come la fede nel meglio, così la speranza.

Di tali sentimenti e virtù anche questa lettera è documento nobilissimo: i personaggi della quale, Filippo, a cui è diretta, e Lorenzo primo e secondo geniti della valente vedova, e Matteo garzoncello che presto, poveretta!, doveva morirle, e Niccolò Strozzi cugino del padre loro e che di padre adempiva le parti, e Iacopo fratello di Niccolò, e la Caterina maritata a Marco Parenti, e la Alessandra che fu poi a Giovanni Bonsi, chi voglia conoscerli anzi come vive persone conversarli, cerchi il libro al quale ci pare aver qui dato breve, ma assai accettevole, appendice.

La lettera a cui questa vien dietro è quivi stesso indicata, «A dì 4 di questo ti scrissi»; e così alcune cose qui accennate ricevono luce da quella o dalle illustrazioni che il Guasti vi appose. Aggiungemmo, com'egli fece a tutto il volume, qualche noterella dichiarativa.»

A Filippo degli Strozzi, in Napoli.

Al nome di Dio. A dì 8 di novenbre 1448.[465]

A dì 6 di questo ebi una tua de' dì 16 del passato, alla quale farò per questa risposta.

Tu mi di' de' fatti di Matteo, come t'ha scritto una lettera di nostro istato: ed è vero; e stiàno ancora peggio che non dicie. Iddio lodato di tutto. E dell'aver mostro la lettera a Nicolò, a' fatto bene: però che lo stato nostro è noto alli strani, ben debb'esser noto a quegli che ci sono parenti e continovamente ci aiutano: chè Nicolò non à ora a dimostrare la buona volontà inverso di voi, chè senpreè stato di buon animo a farvi del bene; ed èciene di te tale isperienza, che ne so' chiara; e tu più di me ne deb'essere chiaro. Tu di' che, veduto che qua Matteo, sì per amore[466]della morìa, che porta pericolo a starci, e sì perchè e' perde tenpo e non fa nulla, Nicolò è contento[467]lo mandi costà, e ch'io lo metta in punto. Egli è vero che qua è cominciato la morìa, e chi à 'vuto d'andare in villa se n'è ito; e ancora pelle ville n'è morti, e quasi per tutto il contado ne muore quand'uno e quand'un altro; e la brigata si sta per ancora in villa; e credo, non faciendoci altrimenti danno, che torneranno ora a Firenze. Istimasi che questo verno non farà troppo danno, ma che a primavera comincierà a fare il fracasso: che Idio ci aiuti! e Matteo m'à sentito dire che, sendoci morìa, non ò danari da partirmi: ed è vero. Io non so come io me lo mandassi, chè è piccolo, ancora à bisogno del mio governo, ed io non so come mi vivessi; che di cinque figliuoli, rimanessi con una, cioè l'Alesandra, che ogni ora aspetto maritalla: che il più possa istar meco non sono du' anni; che quando vi penso, n'ò un gran dolore, di rimanere così sola. E dicoti che a questi dì andò Matteo in villa di Marco, e stettevi se' dì, ch'io non credetti tanto vivere ch'e' tornassi; e non avevo chi mi faciessi un servigio; che mi pareva esere inpacciata sanza lui, poi[468]mi scrive tutte le lettere. Da altra parte, ebbe in questa state un gran male, e credetti che morissi: ma il buon governo lo scanpò. E ragionando col maestro[469]dell'andar di fuori, mi disse: Voi l'avete poco caro, se lo mandate; però ch'egli è di gientileconpressione;[470]e se avessi un male fuor del vostro governo,[471]sì mancherebbe: sicchè, se l'avete caro, nollo partite sì tosto da voi. E per questo, e perch'io me ne vego bisogno, me n'uscì il pensiero. È vero che, or fa un anno, n'avevo voglia: ma avevo ancora la Caterina in casa, che non mi pareva eser sì sola. Ma poi senti' come Lorenzo si portava tristamente,[472]e che d'amendue avevo avuto tanto dolore, che sendo morti no n'arei avuto maggiore ch'i' ò, tra una cosa e l'altra, diliberai non ne mandar più fuori, se grande bisogno non vi era: e l'ò detto co Marco e con Antonio degli Strozi. Amendue mi dicono per ora nollo mandi: ma se pure a primavera ci sarà la morìa grande, come si stima, esendo migliorata a Siena e per tutto il camino per ensino a Roma, lo potre' mandare: chè sarebbe pazzia la mia a mandallo ora, chè ora siàno nel verno; chè diliberando mandarlo, nollo metterei per via: sicchè per ora non vi porre pensiero. So i' meglio di niuno il bisogno vostro; e che se voi non ve ne guadagniate, non bisogna istare a fidanza d'altro. Io per me m'ingegnerò, per ogni modo e masserizia, di mantenervi questo poco ch'i' ò, se 'l Comune non me lo toglie; chè non posso più difendermi. Idio sia quello che m'aiuti; e a voi dia virtù e santà, come disidero.

Del lino, istarò a tua fidanza;[473]e se me lo mandi, mandami drentovi libbre 10 di mandorle per la quaresima; che verranno bene nella balla del lino. Chiegotele perchè sento costà n'è buono mercato, e qua son care. Fa' di mandarmele, chè so è poca ispesa.

Di Marco, t'aviso ch'è buon giovane, e molto bene tienela Caterina, e tutti se ne porta bene,[474]e molto me ne contento; chè è di buona virtù; ma à troppa gravezza, chè à da undici fiorini. Tutto à pagato per ensino a qui, e se non peggiora, ne sono molto contenta di lui: che Idio gli dia della suo' grazia. La Caterina non è per ancora grossa; che al tenporale che è, l'ò molto caro:[475]ma istà magra della persona, che somiglia suo padre. Idio la faccia pur sana.

A dì 4 di questo ti scrissi: manda' la sotto lettere[476]di Marco; e perchè il fante si partì prima ch'io non credetti; credo l'arai a un'otta con questa. E per quella ti scrissi della casetta di Nicolò Popoleschi, che s'è venduta a Donato Ruciellai, che ci è a confini, cioè in sulla corte, che per verun modo non si vole lasciare uscire di mano. Filippo, rispondi presto, chè lo voglio iscrivere a Iacopo a Bruggia.

Nè altro per questa. Idio di male ti guardi. Per la tua Allesandra fu di Mateo degli Strozi in Firenze.

Fa' d'esser ubidente a Nicolò, e di fare il debito tuo inverso di lui, e d'eser conosciente del bene che vi fa. Chè se così farai, anco io viverò contenta. Che Idio per sua misericordia te ne dia grazia. A questi dì iscrisse Matteo una lettera a Lorenzo a Vignone.

463.Più volte citato e indicato in questo mio libro.Alessandra Macinghi negli Strozzi. Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, pubblicate daCesare Guasti. In Firenze, G. C. Sansoni editore, 1877.

463.Più volte citato e indicato in questo mio libro.Alessandra Macinghi negli Strozzi. Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, pubblicate daCesare Guasti. In Firenze, G. C. Sansoni editore, 1877.

464.A pag.IXdelProemio.

464.A pag.IXdelProemio.

465.Ricevuta il 28 di novembre.

465.Ricevuta il 28 di novembre.

466.per cagione.

466.per cagione.

467.desidera, ha caro.

467.desidera, ha caro.

468.poichè.

468.poichè.

469.col medico.

469.col medico.

470.complessione.

470.complessione.

471.fuori della vostra custodia; senz'essere custodito da voi.

471.fuori della vostra custodia; senz'essere custodito da voi.

472.non stava bene di salute; era malato.

472.non stava bene di salute; era malato.

473.mi rimetterò a quanto tu sia per fare.

473.mi rimetterò a quanto tu sia per fare.

474.e si porta bene con tutti.

474.e si porta bene con tutti.

475.Cioè che non sia incinta, essendo tempo di morìa.

475.Cioè che non sia incinta, essendo tempo di morìa.

476.acchiusa in lettere.

476.acchiusa in lettere.

INDICENei primi secoli del ComunePag.1Note55Da Dante al Boccaccio67Note95Beatrice nella vita e nella poesia del secoloXIII105Note149La donna ispiratrice157Note171Nel rinascimento e negli ultimi anni della libertà173Note225Una madrefamiglia del Cinquecento249Un'altra lettera dell'Alessandra Macinghi Strozzi293


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