E voi, pupille tremule,Voi, raggio sovrumano,So che splendete invano,Che in voi non brilla amor.Nessuno ignoto ed intimoAffetto in voi non brilla:Non chiude una favilla,Quel bianco petto in sè.Anzi d'altrui le tenereCure suol porre in gioco;E d'un celeste focoDisprezzo è la mercè.
E voi, pupille tremule,Voi, raggio sovrumano,So che splendete invano,Che in voi non brilla amor.Nessuno ignoto ed intimoAffetto in voi non brilla:Non chiude una favilla,Quel bianco petto in sè.Anzi d'altrui le tenereCure suol porre in gioco;E d'un celeste focoDisprezzo è la mercè.
E voi, pupille tremule,
Voi, raggio sovrumano,
So che splendete invano,
Che in voi non brilla amor.
Nessuno ignoto ed intimo
Affetto in voi non brilla:
Non chiude una favilla,
Quel bianco petto in sè.
Anzi d'altrui le tenere
Cure suol porre in gioco;
E d'un celeste foco
Disprezzo è la mercè.
Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo studio sulRisorgimentodi G. Leopardi immagina che il poeta, innamorato di qualche bella popolana di Pisa, si vedesse oggetto de gli sguardi schernevoli e dei sorrisi canzonatori de le altre donne, che potevano osservarlo, mentr'egli in qualche via fissava la fanciulla cara; ma questa non è che una supposizione, a la quale manca non pure ogni prova, ma ogni sostegno. Del resto a l'asserzione che ilRisorgimentosia stato inspirato da una gentil Pisana, risponde il poeta stesso:
Da te, mio cor, quest'ultimoSpirto, e l'ardor natio,Ogni conforto mioSolo da temi vien.
Da te, mio cor, quest'ultimoSpirto, e l'ardor natio,Ogni conforto mioSolo da temi vien.
Da te, mio cor, quest'ultimo
Spirto, e l'ardor natio,
Ogni conforto mio
Solo da temi vien.
Lo Straccali, acutissimo commentatore dei canti leopardiani, ed altri molti credono inspirati da la Malvezzi i versi che citammo, in cui si risente la piena de l'amarezza, rimasta in cuore al poeta dopo una crudele delusione: ma che questa fosse la perduta amicizia de la contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero e sincero ne la sua inspirazione, se avrebbe potuto affermare chequelle pupille tremule, quel raggio sovrumano, non brillavano d'amore per lui, avrebbe potuto con ugual verità dir che ne la contessa non v'era nessuna intima affezione, che quel bianco petto non chiudeva unafavilla, egli che l'aveva conosciuta tenera, anzi tenerissima di cuore?
Mi par probabile che i versi citati si riferiscano piuttosto a Madama Padovani[46], al carattere de la quale appaiono convenientissimi; ne la Padovani il poeta ammirava a punto sopra tutto gli occhi fulgenti, e dopo averla avuta cara, egli la disprezzo veracemente.
Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani il poeta provò solo una fuggevole, benchè viva simpatia, cui forse non si conviene il nome diceleste foco; ma può darsi ch'egli avesse in mente più che la durata di quell'amore, la purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano l'amore in lui.
Com'è ingiusto accusare troppo severamente la contessa, che ne la sua austerità nonpoteva e non doveva sopportar il troppo audace linguaggio de l'appassionato poeta, il quale a tale linguaggio giunse, malgrado l'indole riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima e da l'illusione di quel compatimento ch'egli pose ne l'animo de la sua Elvira per l'infelice Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè nel febbraio del 1828, rispondendo probabilmente a una domanda rivoltagli, scriveva al Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. Povera donna! Avevo veduto già il manoscritto.» Questa parola di compatimento, in cui infine non vi ha nulla di amaro, non appare punto strana su la penna del grande Recanatese, così difficile ammiratore e così parco lodatore; egli aveva il diritto d'esser giudice severo fra tutti, e che severo fosse infatti bastano a provarlo i giudizi ch'egli diede sui migliori suoi contemporanei, quali il Manzoni, il Mamiani, il Costa, il Rosini.
L'amore passò rapido in lui; le sue passioni erano troppo ardenti e infelici perchè non dovessero consumarsi in breve nel proprio fuoco, lasciando solo una triste cenere: cosa morta in un cuore che appariva morto, solo per risorgere più fremente e più grande.
***
Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono ne le abitudini oneste, studiose e casalinghe ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori gioie de la sua maturità serena e de la sua vecchiezza tranquilla, benchè per ben vent'anni tormentata da una malattia nervosa, le vennero dal figliuolo Giovanni, che, se è vero essere i figli le migliori virtù de la madre, fu per lei il più bel titolo di lode. È noto come Giovanni Malvezzi fosse generoso de l'opera sua e de le sue sostanze a la causa de la patria, come nel '49 assumesse il comando de la Guardia Civica; come dieci anni dopo facesse parte della Giunta provvisoria di governo e quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, ne promovesse l'unione al regno d'Italia; commemorandolo nel Senato (24 novembre 1892), il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde convinzioni, bontà soverchiata dalla modestia, virtù private pari alle pubbliche, furono doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa Teresa ebbe carissime la prima sposa di suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda, Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna ricorda con affetto.[47]
Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, che le faceva sopportabili i tormentosi suoimali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò tranquilla e rispettata. Inferma e avvertita dai medici che non le rimaneva speranza su la terra, posò la mano sul capo del figlio piangente vicino a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: «Dio, benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi figli.» E in queste parole di benedizione spirò la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera città. Il figliuolo e i nipoti Giuseppe e Nerio serbarono a la sua memoria un vero culto di venerazione e d'affetto.
Men nota che non meriti in realtà come scrittrice colta e gentile, ell'è notissima per la famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello; ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel tempo i puri contorni fino a diventar per taluni quella d'una civetta volgare e senza cuore. Tale non fu invero la dotta gentildonna a la quale il Leopardi dovette ripensar talvolta con amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando fra le poche liete ore de la sua vita quelle trascorse a canto a lei, buona amica.
Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi il 21 agosto 1827: «Ieri mi giunse il pacco contenente le trenta copie della suaEglogae numero quattro dellaRepubblicadi Cicerone. Leopardi mi mostrò desiderio di aver un esemplare de la prima, ed approfittandomi de l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarnealcune copie non esitai a compiacerlo.» Il poeta non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur lei potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, se è posteriore a la loro rottura la lettera scrittagli da lei e rimasta fra le carte del Ranieri.
NOTE.36.Vedi a pag. 31 del volumeGiuseppe Biamonti, di Stefano Grosso (Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815.37.Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici in Bologna (Carteggio de' Malvezzi, capsula 113). — La lettera è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelleOpere edite ed inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette, vol. II (Parma, Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi, di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri.38.Vedi laLettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi a monsignor C. E. Muzzarelli(Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 de leBiografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo secolo, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e comp., 1853.39.VediLettera a suo fratello Carloa Recanati, Bologna, 30 maggio 1826, a pag. 456,Epist. di G. L.Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.40.VediLe prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando Della Giovanna(Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, pag. 85 e 86).41.VediEpist. di G. L.Lettera citata, a pag. 456, vol. I.42.Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'Epist.43.VediG. Mestica,Gli amori di Giacomo Leopardi. Studio pubblicato nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880.44.Vedi a pag. 120 de l'Appendice a l'Epistolario di G. L.la lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna.45.Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso.46.Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articoloIl Leopardi e Madama Padovani, pubblicato nelFanfulla della Domenica, 10 ottobre 1897, e l'ultimo studio del presente volume.47.A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi laNecrologia del conte Giovanni, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne laGazzetta de l'Emiliadi Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora laCommemorazione del senatore Malvezzi, letta da D. Farini presidente del Senato ne la seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la famiglia Malvezzi, vedi ancoraAugusta Malvezzi, Ricordi (Bologna, Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la contessa Teresa C. M. nellaGazzetta di Bolognadel 9 febbraio 1859.
36.Vedi a pag. 31 del volumeGiuseppe Biamonti, di Stefano Grosso (Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815.
36.Vedi a pag. 31 del volumeGiuseppe Biamonti, di Stefano Grosso (Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815.
37.Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici in Bologna (Carteggio de' Malvezzi, capsula 113). — La lettera è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelleOpere edite ed inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette, vol. II (Parma, Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi, di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri.
37.Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici in Bologna (Carteggio de' Malvezzi, capsula 113). — La lettera è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelleOpere edite ed inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette, vol. II (Parma, Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi, di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri.
38.Vedi laLettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi a monsignor C. E. Muzzarelli(Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 de leBiografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo secolo, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e comp., 1853.
38.Vedi laLettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi a monsignor C. E. Muzzarelli(Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 de leBiografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo secolo, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e comp., 1853.
39.VediLettera a suo fratello Carloa Recanati, Bologna, 30 maggio 1826, a pag. 456,Epist. di G. L.Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.
39.VediLettera a suo fratello Carloa Recanati, Bologna, 30 maggio 1826, a pag. 456,Epist. di G. L.Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.
40.VediLe prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando Della Giovanna(Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, pag. 85 e 86).
40.VediLe prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando Della Giovanna(Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, pag. 85 e 86).
41.VediEpist. di G. L.Lettera citata, a pag. 456, vol. I.
41.VediEpist. di G. L.Lettera citata, a pag. 456, vol. I.
42.Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'Epist.
42.Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'Epist.
43.VediG. Mestica,Gli amori di Giacomo Leopardi. Studio pubblicato nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880.
43.VediG. Mestica,Gli amori di Giacomo Leopardi. Studio pubblicato nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880.
44.Vedi a pag. 120 de l'Appendice a l'Epistolario di G. L.la lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna.
44.Vedi a pag. 120 de l'Appendice a l'Epistolario di G. L.la lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna.
45.Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso.
45.Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso.
46.Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articoloIl Leopardi e Madama Padovani, pubblicato nelFanfulla della Domenica, 10 ottobre 1897, e l'ultimo studio del presente volume.
46.Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articoloIl Leopardi e Madama Padovani, pubblicato nelFanfulla della Domenica, 10 ottobre 1897, e l'ultimo studio del presente volume.
47.A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi laNecrologia del conte Giovanni, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne laGazzetta de l'Emiliadi Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora laCommemorazione del senatore Malvezzi, letta da D. Farini presidente del Senato ne la seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la famiglia Malvezzi, vedi ancoraAugusta Malvezzi, Ricordi (Bologna, Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la contessa Teresa C. M. nellaGazzetta di Bolognadel 9 febbraio 1859.
47.A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi laNecrologia del conte Giovanni, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne laGazzetta de l'Emiliadi Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora laCommemorazione del senatore Malvezzi, letta da D. Farini presidente del Senato ne la seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la famiglia Malvezzi, vedi ancoraAugusta Malvezzi, Ricordi (Bologna, Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la contessa Teresa C. M. nellaGazzetta di Bolognadel 9 febbraio 1859.
Antonietta Tommasini