. . . . . . . .Che se più molliE più tenui le membra, essa la menteMen capace e men forte anco riceve.
. . . . . . . .Che se più molliE più tenui le membra, essa la menteMen capace e men forte anco riceve.
. . . . . . . .Che se più molli
E più tenui le membra, essa la mente
Men capace e men forte anco riceve.
Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri da lei inspirati, nè mai potrà intenderli; quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, mentre l'Aspasia reale non soltanto è viva, ma tanto bella che a parer del poeta supera ogni altra donna. Ora mi sia permessa in fretta un'osservazione: che il poeta scrivesse questo Canto a Napoli ne la primavera del 1834 è certo, anche per quell'accenno al mare de l'ultimo verso; da le frasibella non solo ancor, ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre avanzi, è chiaro che il poeta aveva riveduto e da poco la donna cara; come rivide la Targioni, se non uscì più di Napoli e, a quanto si sa, a Napoli ella non andò?
Il poeta, conosciute le arti e le frodi de l'amata da la dolce somiglianza di lei con l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto a tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora ella si vanti d'aver posseduto il cuore di lui, d'averlo visto supplichevole, timido, tremante, privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni voglia, ogni parola, ogni atto di lei, impallidire a' suoi superbi fastidi, brillare in volto ad un segno cortese, cambiare colore e sembiante ad ogni suo sguardo; l'incanto è caduto ed egli contento abbraccia senno con libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza errori gentili la vita è una notte invernale senzastelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto.
Il suo eccelso ideale de la donna rimane così oscurato da l'imagine di una donna reale, per la quale con l'amore venne meno in lui anche la stima, e quell'impressione dolorosa e cupa non può più cancellarsi da l'animo suo. NeiPensieri(XXXIV) dirà che i giovani credono di rendersi amabili fingendosi malinconici e che la malinconia quando è finta può per breve spazio piacere, massime a le donne; ma che a lungo andare non piace che l'allegria, perchè il mondo ama non di piangere, ma di ridere; tacciando così, come nota il Castagnola, di crudeltà e di egoismo l'umanità, e, aggiungo, le donne in particolare, di cui ha soprattutto parlato. Altrove affermerà come le donne quasi tutte si cattivano e si conservano con la noncuranza e col disprezzo, col fingere di non curarle e non stimarle; e troverà la vita piena di genti che «mirate non mirano, che salutate non rispondono, che seguitate fuggono, che, voltando loro le spalle, o torcendo il viso, si volgono, e s'inchinano, e corrono dietro ad altrui.»[90]Dirà ancora che la donna è come una figura del mondo, del quale è propria generalmente la debolezza; che l'una come l'altro si acquista con ardire misto di dolcezza, con tollerare le ripulse, con perseverare fermamente senza vergogna;[91]escriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce sempre a nulla, o certo è malissimo fortunato, chi li ama d'amore non finto e non tepido, e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il mondo è, come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta.»[92]
Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia de la Tommasini, le tenere e devote cure de la Ranieri e la vera calma succeduta ne l'animo suo, quando fu in tutto e veramente acquietata la passione per Aspasia, modificarono questo suo pessimismo verso la donna, come parrebbe attestarlo la CanzoneSopra un bassorilievo antico sepolcrale dove una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi dai suoi, e in parte anche quellaSopra il ritratto d'una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima. Ne la prima forse il poeta ripensa a Silvia, a Nerina, morte anch'esse giovani e belle e, pur quasi convinto che la sepolta debba dirsi beata, sospira pensando al destino, chè ai più costanti un'alta pietà invade il petto nel veder perire una fanciulla, quando la regina bellezza si dispiega ne le sue membra e nel suo volto, il mondo le si inchina, la speranza le fiorisce ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati che, perdendo la diletta persona, rimangono quasi scemi di sè stessi, e chiede a la natura come possa strappare l'amico a l'amico,il fratello al fratello, i figli al padre, a l'amante l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già un egoistico compiacimento di veder distrutta una femminile bellezza, mentre la bellezza femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel CantoSopra il ritratto d'una bella donna; l'antitesi fra la figura de la vivente, dal dolce sguardo, dal labbro da cui par traboccare il piacere come da un'urna piena, da l'amorosa mano, dal seno che faceva impallidire la gente; e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile non meno pel poeta che pel lettore. In lui non è alcun misero e volgare sentimento di basso e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano Canto de l'odio questo, è la meditazione austera e tragica delmisterio eterno dell'esser nostro. Il disdegno è tutto rivolto a la natura e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: se non siamo che polvere ed ombra come in noi così alti sentimenti? Se anche in parte v'è in noi qualche cosa di gentile, come i nostri moti e pensieri più degni son desti e spenti così facilmente da così basse cagioni?
***
Nessuna prova ci resta dei sentimenti che Giacomo Leopardi provò per Paolina Ranieri, confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo ch'egli la paragonava a la propria sorellae che faceva gran caso perfino del nome di lei: sì che non è troppo ardito il supporre che qualche luce di speranza e di tenerezza gli venisse da quella compagnia gentile e temperasse la desolazione de l'animo suo, il quale aveva visto svanire i più cari sogni nel nulla eterno e ne l'immensa vanità d'ogni cosa umana.
Tutta la sua vita passò in un inesaudito desiderio d'amore, e quasi mai egli potè avere nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè tante altre cagioni di soffrire gli avessero dato la natura e la sorte, questa fu la più tremenda. Ardeva di trovar una donna che lo amasse e non credeva di poterla trovare; conscio con nobile orgoglio de la nobiltà de l'animo suo e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio che questi sono i più alti doni che natura possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia persuadersi che bastassero a compensare a gli occhi di una donna la sua disavvenenza. E, desolatamente afflitto di questa, perchè la vedeva opporsi, come insuperabile ostacolo, fra l'anima sua e l'amore, sentiva la donna lontana, irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva uno di stanca desolazione, in cui gli mancavano i dolci affanni e persino il dolore; ma, piangendo la vita fatta per lui esanime, sentiva ancora che il suo cuore era vivo. Poianche quest'ultimo sentimento si spegneva; quasi insensato, attonito egli non domandava più conforto; le eloquenti voci de la natura eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, la mano offertagli,candida ignuda mano, non lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo cuore si risvegliava: quelRisorgimento, ch'egli cantò con tanta dolcezza, non fu l'unico de la sua vita: da la grave immemore quiete, somigliante a la morte, l'animo suo, riscosso d'improvviso, ritrovava tutte le sue illusioni, tutto il suo dolore; senza speranza e senza fede, conscio che l'idolo suo più caro non aveva amore ne le pupille tremule, nel raggio sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava tuttavia i cari inganni e l'ardore natio.
Egli sempre adorò, quasi misticamente, la bellezza, nè v'ha bisogno di commento a spiegare come e perchè tanto gli piacessero i versi di Lodovico MartelliIn lode delle donne(secolo XVI), e questi specialmente ch'egli dovette ripetere ben amaramente fra sè:
Scevra da l'altre una virtù si prezza;Ma chi piacque già mai senza bellezza?
Scevra da l'altre una virtù si prezza;Ma chi piacque già mai senza bellezza?
Scevra da l'altre una virtù si prezza;
Ma chi piacque già mai senza bellezza?
Più ancora che entusiasta de la bellezza fu avido di tutti i grandi sentimenti e anelante ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva nato non per scrivere ma per operare, e sognava grandi cose, vedendo il suo avvenirecome un magnifico campo di gioia e di gloria aperto a l'altera anima sua. L'azione gli fu contesa presto e per sempre, e non gli rimase che contemplare, silenzioso e triste, le stupende visioni de la sua mente; ma una speranza era radicata troppo profondamente nel suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla e, quantunque senza convinzione, egli pensava che una gioia, una gloria, una divina ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa affezione d'una donna. Fu questa l'ultima a dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando essa sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; in che cosa poteva egli più credere o sperare, se la donna ch'era stata per lui una religione, gli si rivelava un essere debole, fallace? Il suo fu il destino dei grandi infelici, vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera e pura, disperando di tutto, maledisse la vita e gettò a l'umanità il suo grido di dolore.
Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de l'opera leopardiana la donna appare in nobiltà e purezza di linee, quale forse non fu da nessun altro poeta cantata. Per questo e per le sventure sue il Leopardi conquista, insieme a la simpatia dei giovani, quella de le donne. È noto con quanta venerazione parlò di lui la Caterina Franceschi Ferrucci[93], ch'egli teneva in grande stima. Bello è il Canto che nel giugno del 1838 dedicava al morto poetala Maria Giuseppa Guacci Nobile[94], salutando in lui il fedele che ebbe a prua de la sua nave virtù candidissima, la quale lo scorse ove non sono confini; il fedele che ne l'ultima ora sua non fu flagellato da rimorsi, non vide la giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò una prece simulata con gli avidi pensieri chini in terra e di cui la parola estrema fu: amore.
Anche la gentil poetessa Giannina Milli, inspirandosi specialmente a l'affetto religioso, cantava degnamente del Leopardi:
. . . .Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,Che non toccò della mortal sozzura;. . . . . . . . . . . . . . . . .Uom che sugli altri al par di te s'ergea;Sublimemente in Dio creder dovea![95]
. . . .Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,Che non toccò della mortal sozzura;. . . . . . . . . . . . . . . . .Uom che sugli altri al par di te s'ergea;Sublimemente in Dio creder dovea![95]
. . . .Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,
Che non toccò della mortal sozzura;
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Uom che sugli altri al par di te s'ergea;
Sublimemente in Dio creder dovea![95]
Etu credevi— afferma la poetessa — ma la terra al tuo sguardo era muta e deserta, la gente ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria, però da l'imo petto il verso ti uscì disperato.
Se non con grande finezza d'arte, certo con una sincerità e una soavità commovente d'affetto, si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato:
Nè mai donna t'amò di quel potenteAmor, di cui ti strusse invan la speme,Di cui la sete ardenteSolo s'estinse alla tua vita insieme.Così sempre deserto e mai compreso,Chiedesti al verso una vendetta amara,Di cui l'amaro pesoSente ogni donna che il tuo verso impara.[96]
Nè mai donna t'amò di quel potenteAmor, di cui ti strusse invan la speme,Di cui la sete ardenteSolo s'estinse alla tua vita insieme.Così sempre deserto e mai compreso,Chiedesti al verso una vendetta amara,Di cui l'amaro pesoSente ogni donna che il tuo verso impara.[96]
Nè mai donna t'amò di quel potente
Amor, di cui ti strusse invan la speme,
Di cui la sete ardente
Solo s'estinse alla tua vita insieme.
Così sempre deserto e mai compreso,
Chiedesti al verso una vendetta amara,
Di cui l'amaro peso
Sente ogni donna che il tuo verso impara.[96]
E in nome di tutte le donne chiedeva perdono al poeta. Non imprecava a' suoi affanni e ne l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, una promessa:
Che col nostro morir tutto non muore.
Che col nostro morir tutto non muore.
Che col nostro morir tutto non muore.
***
Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto nè pure un'unica volta avverarsi il suo più caro voto; egli non fu amato. E niuno al par di lui sentì mai come una parola, una semplice parola di donna, può far bene a lo spirito, ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, riaprirgli l'avvenire. Si direbbe che parli di lui il Michelet quando scrive: «Je voyais un jour un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, sournois, misérable. Pourtant il avait une flamme. Sa mère, qui était fort dure, me dit: On ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. C'est qu'on ne l'a baisé jamais.»
Ma se non risvegliò in alcuna la passione che ardeva in lui, dal reale affetto di moltedonne gentili e da la potenza de la sua fantasia gli vennero le più care gioie de l'amore. «Amare... non è ricevere, è dare,» scrisse il Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune amorose di molti e molti non valgono un'ora del profondo sentimento che di Giacomo Leopardi fece un poeta; la sua opera appartiene a la ristretta cerchia di quelle che non invecchiano, non decadono per quanto volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. Bella e degna d'ammirazione la sua parola di pensatore; ma immortale e degna di commuovere tutti i cuori finchè l'amore e il dolore li scuota quella del poeta; muti il mondo, l'anima umana non muterà, e nei canti di Giacomo Leopardi v'è un'anima, un'anima di Titano, di Prometeo, martire su la sua roccia, straziato ne le intime viscere e pur forte ancora, con la fronte orgogliosa rivolta a le stelle, con un inno d'amore su le pallide labbra, mentre dal petto aperto scorre il suo caldo sangue. Quel timido taciturno, già uomo a dieci anni, fanciullo ancora a trentanove, sentiva tragicamente la sua forza e la sua sventura; fra tanti uomini fortunati egli, infelice, aveva coscienza di essere il più vero uomo, e, pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col suo canto, che tramanda a le età venture qualche cosa de l'animo suo ed è unavocede l'armonia,vibrante in silenzio in tanti cuori, ma in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e palpitare. La divina scintilla ch'egli rapì a gli eterni non si spense, nè pur quando su quegli azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro fuoco è serbato a gli uomini ne le pagine rese sacre da l'arte, dal genio e da la sventura.
NOTE.68.VediEpistolario di G. L., vol. III, Firenze, Successori Le Monnier, 1892 (Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle opere di G. L.).69.VediLettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti, pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 dicembre 1845).70.VediSaggio sopra gli errori popolari degli antichi, di G. Leopardi.71.VediPrefazione al II libro dell'Eneide, di G. Leopardi.72.Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del 1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe nuovamente accesa, e perciò l'Elegiascritta nel 1817 comincierebbe co' versiTornami a mente il dì che la battagliaD'amor sentii la prima volta....73.VediTeresa Leopardi,Notes biographiques sur Leopardi et sa famille. Paris, Lemerre, 1881.74.VediG. Mestica,Gli amori di G. Leopardi(nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo studio diF. Mariotti,I ritratti di G. Leopardi(Nuova Antologia, 16 gennaio 1898).75.VediG. Tirinelli,Un giorno a Recanati(Nuova Antologia, 1º settembre 1878).76.Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.77.VediI canti di G. Leopardi, commentati da A. Straccali, pag. 48. Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg.XI-241.78.Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i CantiA un vincitore nel pallone,Bruto minore,Alla Primavera,Inno ai patriarchi.79.Vedi gli studi sulConsalvopubblicati da L. Pieretti nellaRassegna Nazionaledi Firenze 1881, e quello di F. Torraca inDiscussioni e ricerche letterarie, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a 365).80.Cfr.B. Zumbini,Saggi critici. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti (Giornale storico della letteratura italiana, fasc. 90º, pagg. 511-515).81.Cfr. a tale propositoG. Leopardi,Poesie e prose scelte e annotate per le giovanetteda Caterina Pigorini Beri. Firenze, Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67;Odoardo Valio,La suora di carità di Giacomo Leopardi. Acerra, Fiore, 1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nelGiornale storico della letteratura italiana, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti.82.Cfr.A. Borgognoni,La Canzone del Leopardi alla sua donna(nelFanfulla della Domenica, 1884, nº 45).83.Cfr.G. Carducci,Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi(pubblicate ne laRivista d'Italia, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e 15 marzo 1898).84.A. Graf,Foscolo, Manzoni, Leopardi. Saggi. Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. lo studioIl Leopardi e la musica.85.Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.86.Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa notizia.»87.Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del fratello per la Basvecchi: «LatuaSerafina si fa sposa.»88.Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr.N. Zingarelli,Operette morali di G. Leopardi, ricorrette su le edizioni originali con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di pagg.XIII-408), 1895.89.Cfr. Dr.Franco Ridella,Un articolo critico di A. De Gubernatis e l'Aspasia del Leopardi(pubblicato nel nº 15 de laGazzetta Letterariadi Torino, 1897).90.VediI. Della Giovanna,Le prose morali di G. Leopardi. Firenze, Sansoni, un vol. in 16º di pagg.XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a pag. 344.91.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.92.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.93.Caterina Franceschi Ferrucci,I primi quattro secoli della letteratura italiana(Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a pag.XII, prefazione al primo volume cit.94.VediM. Giuseppa Guacci Nobile,Rime. Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1839, pag. 10.95.VediGiannina Milli,Poesie. Firenze, Felice Le Monnier, 1862. Vol. I, pagg. 313 a 315 (A Giacomo Leopardi).96.VediErminia Fuà Fusinato,Versi. Firenze, Felice Le Monnier, 1874, da pag. 246 a pag. 248.
68.VediEpistolario di G. L., vol. III, Firenze, Successori Le Monnier, 1892 (Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle opere di G. L.).
68.VediEpistolario di G. L., vol. III, Firenze, Successori Le Monnier, 1892 (Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle opere di G. L.).
69.VediLettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti, pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 dicembre 1845).
69.VediLettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti, pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 dicembre 1845).
70.VediSaggio sopra gli errori popolari degli antichi, di G. Leopardi.
70.VediSaggio sopra gli errori popolari degli antichi, di G. Leopardi.
71.VediPrefazione al II libro dell'Eneide, di G. Leopardi.
71.VediPrefazione al II libro dell'Eneide, di G. Leopardi.
72.Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del 1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe nuovamente accesa, e perciò l'Elegiascritta nel 1817 comincierebbe co' versiTornami a mente il dì che la battagliaD'amor sentii la prima volta....
72.Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del 1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe nuovamente accesa, e perciò l'Elegiascritta nel 1817 comincierebbe co' versi
Tornami a mente il dì che la battagliaD'amor sentii la prima volta....
Tornami a mente il dì che la battagliaD'amor sentii la prima volta....
Tornami a mente il dì che la battaglia
D'amor sentii la prima volta....
73.VediTeresa Leopardi,Notes biographiques sur Leopardi et sa famille. Paris, Lemerre, 1881.
73.VediTeresa Leopardi,Notes biographiques sur Leopardi et sa famille. Paris, Lemerre, 1881.
74.VediG. Mestica,Gli amori di G. Leopardi(nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo studio diF. Mariotti,I ritratti di G. Leopardi(Nuova Antologia, 16 gennaio 1898).
74.VediG. Mestica,Gli amori di G. Leopardi(nelFanfulla della Domenica, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo studio diF. Mariotti,I ritratti di G. Leopardi(Nuova Antologia, 16 gennaio 1898).
75.VediG. Tirinelli,Un giorno a Recanati(Nuova Antologia, 1º settembre 1878).
75.VediG. Tirinelli,Un giorno a Recanati(Nuova Antologia, 1º settembre 1878).
76.Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.
76.Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.
77.VediI canti di G. Leopardi, commentati da A. Straccali, pag. 48. Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg.XI-241.
77.VediI canti di G. Leopardi, commentati da A. Straccali, pag. 48. Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg.XI-241.
78.Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i CantiA un vincitore nel pallone,Bruto minore,Alla Primavera,Inno ai patriarchi.
78.Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i CantiA un vincitore nel pallone,Bruto minore,Alla Primavera,Inno ai patriarchi.
79.Vedi gli studi sulConsalvopubblicati da L. Pieretti nellaRassegna Nazionaledi Firenze 1881, e quello di F. Torraca inDiscussioni e ricerche letterarie, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a 365).
79.Vedi gli studi sulConsalvopubblicati da L. Pieretti nellaRassegna Nazionaledi Firenze 1881, e quello di F. Torraca inDiscussioni e ricerche letterarie, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a 365).
80.Cfr.B. Zumbini,Saggi critici. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti (Giornale storico della letteratura italiana, fasc. 90º, pagg. 511-515).
80.Cfr.B. Zumbini,Saggi critici. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti (Giornale storico della letteratura italiana, fasc. 90º, pagg. 511-515).
81.Cfr. a tale propositoG. Leopardi,Poesie e prose scelte e annotate per le giovanetteda Caterina Pigorini Beri. Firenze, Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67;Odoardo Valio,La suora di carità di Giacomo Leopardi. Acerra, Fiore, 1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nelGiornale storico della letteratura italiana, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti.
81.Cfr. a tale propositoG. Leopardi,Poesie e prose scelte e annotate per le giovanetteda Caterina Pigorini Beri. Firenze, Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67;Odoardo Valio,La suora di carità di Giacomo Leopardi. Acerra, Fiore, 1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nelGiornale storico della letteratura italiana, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI de leBriciole leopardianedi Attilio Butti.
82.Cfr.A. Borgognoni,La Canzone del Leopardi alla sua donna(nelFanfulla della Domenica, 1884, nº 45).
82.Cfr.A. Borgognoni,La Canzone del Leopardi alla sua donna(nelFanfulla della Domenica, 1884, nº 45).
83.Cfr.G. Carducci,Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi(pubblicate ne laRivista d'Italia, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e 15 marzo 1898).
83.Cfr.G. Carducci,Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi(pubblicate ne laRivista d'Italia, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e 15 marzo 1898).
84.A. Graf,Foscolo, Manzoni, Leopardi. Saggi. Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. lo studioIl Leopardi e la musica.
84.A. Graf,Foscolo, Manzoni, Leopardi. Saggi. Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. lo studioIl Leopardi e la musica.
85.Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.
85.Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.
86.Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa notizia.»
86.Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa notizia.»
87.Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del fratello per la Basvecchi: «LatuaSerafina si fa sposa.»
87.Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del fratello per la Basvecchi: «LatuaSerafina si fa sposa.»
88.Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr.N. Zingarelli,Operette morali di G. Leopardi, ricorrette su le edizioni originali con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di pagg.XIII-408), 1895.
88.Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr.N. Zingarelli,Operette morali di G. Leopardi, ricorrette su le edizioni originali con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di pagg.XIII-408), 1895.
89.Cfr. Dr.Franco Ridella,Un articolo critico di A. De Gubernatis e l'Aspasia del Leopardi(pubblicato nel nº 15 de laGazzetta Letterariadi Torino, 1897).
89.Cfr. Dr.Franco Ridella,Un articolo critico di A. De Gubernatis e l'Aspasia del Leopardi(pubblicato nel nº 15 de laGazzetta Letterariadi Torino, 1897).
90.VediI. Della Giovanna,Le prose morali di G. Leopardi. Firenze, Sansoni, un vol. in 16º di pagg.XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a pag. 344.
90.VediI. Della Giovanna,Le prose morali di G. Leopardi. Firenze, Sansoni, un vol. in 16º di pagg.XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a pag. 344.
91.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.
91.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.
92.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.
92.Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.
93.Caterina Franceschi Ferrucci,I primi quattro secoli della letteratura italiana(Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a pag.XII, prefazione al primo volume cit.
93.Caterina Franceschi Ferrucci,I primi quattro secoli della letteratura italiana(Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a pag.XII, prefazione al primo volume cit.
94.VediM. Giuseppa Guacci Nobile,Rime. Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1839, pag. 10.
94.VediM. Giuseppa Guacci Nobile,Rime. Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1839, pag. 10.
95.VediGiannina Milli,Poesie. Firenze, Felice Le Monnier, 1862. Vol. I, pagg. 313 a 315 (A Giacomo Leopardi).
95.VediGiannina Milli,Poesie. Firenze, Felice Le Monnier, 1862. Vol. I, pagg. 313 a 315 (A Giacomo Leopardi).
96.VediErminia Fuà Fusinato,Versi. Firenze, Felice Le Monnier, 1874, da pag. 246 a pag. 248.
96.VediErminia Fuà Fusinato,Versi. Firenze, Felice Le Monnier, 1874, da pag. 246 a pag. 248.
Fine.
INDICE.A Federico ConiglianiPag.VPrefazioneVIIAdelaide Antici Leopardi3Note32Ferdinanda Leopardi Melchiorri37Note54Paolina Leopardi59Note116Marianna Brighenti e la sua famiglia121Note167Teresa Carniani Malvezzi173Note217Antonietta Tommasini223Note267Paolina Ranieri271Note312La donna nella vita e nelle opere di G. Leopardi317Note401
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.