ATTO SECONDO

ATTO SECONDO

Appare il medesimo luogo, declinando il giorno.

Appare il medesimo luogo, declinando il giorno.

Simonettoè seduto presso la nonna, mentre le due nutrici attendono all'opera del filo.

Donna Aldegrina.Va, Simonetto, va con Annabellaa dar due passi, prima che si facciasera. Svàgati un poco.Simonetto.No, non ho voglia. Sono stanco, nonna.Donna Aldegrina.Ti sei levato or ora!Simonetto.Vedi, non c'è più sole.Fra poco piove. Senti come gridanole rondini.Annabella.È una nuvola di giugno.Simonetto.Tuona.Annabella.Non tuona. È il Sagittario in piena,che romba.Donna Aldegrina.Va a vedere il Sagittario,Simonetto. Va fino alla spianata.È tutto spume, fa l'arcobaleno,bello a vederlo.Simonetto.Allorafammi portare con la portantina,nonna.Donna Aldegrina.Bambino pigro,che capriccio ti viene?È tutta rotta: non si regge piùsu le stanghe. È più vecchiadi me. Quando la poveraMonica (s'abbia pacenel cielo) venne sposa, ed io le andaiincontro a Bocca Mezzana con ottoportatori per cambio,il broccatello rosso era già stinto.Simonetto.Come il mio sangue, nonna. È stinto già.Vedi quanto mi duraquesto piccolo taglio, qui, sul dito!Non mi si chiude più: ci si fa sempreuna goccia bianchicciacome una perla. Nonna,sono tanto malato.Donna Aldegrina.Non è vero. Stai meglio. Oggi sei menopallido.Simonetto.Ma che maleè questo?Donna Aldegrina.Il male dell'adolescenza,non altro. Cresci. Sei su i diciassetteanni.Simonetto.M'avevi detto: «A primaveraguarirai.» L'estateè venuta, e mi sembra di morirea poco a poco. No, non voglio. Nonna,perchè non mi guarisci? Benedetta,tu che m'hai allattato,sei così forte; e tu non fai nienteper me. La lana nera! E fili e filisempre. Mi fai la coltre.Benedetta.Figliuolo mio, ti faccio un voto ad ogniagugliata che traggo dal pennecchio.E come incocco e come do la torta,sei sempre meco nel mio filo pieno.Simonetto.Ah che tanfo di polvere e di muffain tutta questa pergamena. Nonna,non lo senti? E che faGioietta? Qualche cosa mi mancavae non sapevo che;ed era la sua voce.Annabella.Non dà piùacqua. Il canale s'è ingrommato.Simonetto.È chiusaanche la vita di Gioietta! Le hannotolto il gioco di rideree di piangere a un tempo con tre piccolebocche. Nonna, e ci restano le cartemuffite. E scartabelli, e scartabelli!E quel poco di vento che si muoveda ogni foglio, è la volontà dei morti.E ridiventeremo ricchi! Alloravoi manderete a NapoliSimonetto de Sangro in portantinae pagherete centodottori e glie li metterete intornoa medicarlo... Datemiaria!Donna Aldegrina.Non t'agitare, Simonetto.Sei smanioso. Hai la fronte che stilla,le mani sudaticce.Simonetto.Voglio andarea Cappadòcia, dalla zia Costanza.Mettetemi sul muloche sa la strada. Ah come si respiranei boschi di castagni! Voglio ancórail mio schioppo e i miei canipezzati, bianchi e neri, bianchi e falbi;e quei belli occhi franchi,e quelle orecchie mollicome il velluto; e le sorgenti freddedel Liri tra i macigni, dove scendonoe salgono le donnecon le conche sul capo; e quella stanzabianca, dove si dormein pace tra l'armadio e il canteranoche stanno cheti senza scricchiolaree sanno di lavanda.Voglio tornare là.Donna Aldegrina.Ci torneraiquando vorrai.Simonetto.C'ero di questo mese,or è l'anno; di questo giorno, c'ero.E non sapevo che la morte...Donna Aldegrina.Quandovuoi partire? Domani?Simonetto.Anche tu, anche Gigliola, però.Anche Annabella e Benedetta. Andiamovia, tutti noi!

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Va, Simonetto, va con Annabellaa dar due passi, prima che si facciasera. Svàgati un poco.

Va, Simonetto, va con Annabella

a dar due passi, prima che si faccia

sera. Svàgati un poco.

Simonetto.

Simonetto.

No, non ho voglia. Sono stanco, nonna.

No, non ho voglia. Sono stanco, nonna.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Ti sei levato or ora!

Ti sei levato or ora!

Simonetto.

Simonetto.

Vedi, non c'è più sole.Fra poco piove. Senti come gridanole rondini.

Vedi, non c'è più sole.

Fra poco piove. Senti come gridano

le rondini.

Annabella.

Annabella.

È una nuvola di giugno.

È una nuvola di giugno.

Simonetto.

Simonetto.

Tuona.

Tuona.

Annabella.

Annabella.

Non tuona. È il Sagittario in piena,che romba.

Non tuona. È il Sagittario in piena,

che romba.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Va a vedere il Sagittario,Simonetto. Va fino alla spianata.È tutto spume, fa l'arcobaleno,bello a vederlo.

Va a vedere il Sagittario,

Simonetto. Va fino alla spianata.

È tutto spume, fa l'arcobaleno,

bello a vederlo.

Simonetto.

Simonetto.

Allorafammi portare con la portantina,nonna.

Allora

fammi portare con la portantina,

nonna.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Bambino pigro,che capriccio ti viene?È tutta rotta: non si regge piùsu le stanghe. È più vecchiadi me. Quando la poveraMonica (s'abbia pacenel cielo) venne sposa, ed io le andaiincontro a Bocca Mezzana con ottoportatori per cambio,il broccatello rosso era già stinto.

Bambino pigro,

che capriccio ti viene?

È tutta rotta: non si regge più

su le stanghe. È più vecchia

di me. Quando la povera

Monica (s'abbia pace

nel cielo) venne sposa, ed io le andai

incontro a Bocca Mezzana con otto

portatori per cambio,

il broccatello rosso era già stinto.

Simonetto.

Simonetto.

Come il mio sangue, nonna. È stinto già.Vedi quanto mi duraquesto piccolo taglio, qui, sul dito!Non mi si chiude più: ci si fa sempreuna goccia bianchicciacome una perla. Nonna,sono tanto malato.

Come il mio sangue, nonna. È stinto già.

Vedi quanto mi dura

questo piccolo taglio, qui, sul dito!

Non mi si chiude più: ci si fa sempre

una goccia bianchiccia

come una perla. Nonna,

sono tanto malato.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Non è vero. Stai meglio. Oggi sei menopallido.

Non è vero. Stai meglio. Oggi sei meno

pallido.

Simonetto.

Simonetto.

Ma che maleè questo?

Ma che male

è questo?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Il male dell'adolescenza,non altro. Cresci. Sei su i diciassetteanni.

Il male dell'adolescenza,

non altro. Cresci. Sei su i diciassette

anni.

Simonetto.

Simonetto.

M'avevi detto: «A primaveraguarirai.» L'estateè venuta, e mi sembra di morirea poco a poco. No, non voglio. Nonna,perchè non mi guarisci? Benedetta,tu che m'hai allattato,sei così forte; e tu non fai nienteper me. La lana nera! E fili e filisempre. Mi fai la coltre.

M'avevi detto: «A primavera

guarirai.» L'estate

è venuta, e mi sembra di morire

a poco a poco. No, non voglio. Nonna,

perchè non mi guarisci? Benedetta,

tu che m'hai allattato,

sei così forte; e tu non fai niente

per me. La lana nera! E fili e fili

sempre. Mi fai la coltre.

Benedetta.

Benedetta.

Figliuolo mio, ti faccio un voto ad ogniagugliata che traggo dal pennecchio.E come incocco e come do la torta,sei sempre meco nel mio filo pieno.

Figliuolo mio, ti faccio un voto ad ogni

agugliata che traggo dal pennecchio.

E come incocco e come do la torta,

sei sempre meco nel mio filo pieno.

Simonetto.

Simonetto.

Ah che tanfo di polvere e di muffain tutta questa pergamena. Nonna,non lo senti? E che faGioietta? Qualche cosa mi mancavae non sapevo che;ed era la sua voce.

Ah che tanfo di polvere e di muffa

in tutta questa pergamena. Nonna,

non lo senti? E che fa

Gioietta? Qualche cosa mi mancava

e non sapevo che;

ed era la sua voce.

Annabella.

Annabella.

Non dà piùacqua. Il canale s'è ingrommato.

Non dà più

acqua. Il canale s'è ingrommato.

Simonetto.

Simonetto.

È chiusaanche la vita di Gioietta! Le hannotolto il gioco di rideree di piangere a un tempo con tre piccolebocche. Nonna, e ci restano le cartemuffite. E scartabelli, e scartabelli!E quel poco di vento che si muoveda ogni foglio, è la volontà dei morti.E ridiventeremo ricchi! Alloravoi manderete a NapoliSimonetto de Sangro in portantinae pagherete centodottori e glie li metterete intornoa medicarlo... Datemiaria!

È chiusa

anche la vita di Gioietta! Le hanno

tolto il gioco di ridere

e di piangere a un tempo con tre piccole

bocche. Nonna, e ci restano le carte

muffite. E scartabelli, e scartabelli!

E quel poco di vento che si muove

da ogni foglio, è la volontà dei morti.

E ridiventeremo ricchi! Allora

voi manderete a Napoli

Simonetto de Sangro in portantina

e pagherete cento

dottori e glie li metterete intorno

a medicarlo... Datemi

aria!

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Non t'agitare, Simonetto.Sei smanioso. Hai la fronte che stilla,le mani sudaticce.

Non t'agitare, Simonetto.

Sei smanioso. Hai la fronte che stilla,

le mani sudaticce.

Simonetto.

Simonetto.

Voglio andarea Cappadòcia, dalla zia Costanza.Mettetemi sul muloche sa la strada. Ah come si respiranei boschi di castagni! Voglio ancórail mio schioppo e i miei canipezzati, bianchi e neri, bianchi e falbi;e quei belli occhi franchi,e quelle orecchie mollicome il velluto; e le sorgenti freddedel Liri tra i macigni, dove scendonoe salgono le donnecon le conche sul capo; e quella stanzabianca, dove si dormein pace tra l'armadio e il canteranoche stanno cheti senza scricchiolaree sanno di lavanda.Voglio tornare là.

Voglio andare

a Cappadòcia, dalla zia Costanza.

Mettetemi sul mulo

che sa la strada. Ah come si respira

nei boschi di castagni! Voglio ancóra

il mio schioppo e i miei cani

pezzati, bianchi e neri, bianchi e falbi;

e quei belli occhi franchi,

e quelle orecchie molli

come il velluto; e le sorgenti fredde

del Liri tra i macigni, dove scendono

e salgono le donne

con le conche sul capo; e quella stanza

bianca, dove si dorme

in pace tra l'armadio e il canterano

che stanno cheti senza scricchiolare

e sanno di lavanda.

Voglio tornare là.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Ci torneraiquando vorrai.

Ci tornerai

quando vorrai.

Simonetto.

Simonetto.

C'ero di questo mese,or è l'anno; di questo giorno, c'ero.E non sapevo che la morte...

C'ero di questo mese,

or è l'anno; di questo giorno, c'ero.

E non sapevo che la morte...

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Quandovuoi partire? Domani?

Quando

vuoi partire? Domani?

Simonetto.

Simonetto.

Anche tu, anche Gigliola, però.Anche Annabella e Benedetta. Andiamovia, tutti noi!

Anche tu, anche Gigliola, però.

Anche Annabella e Benedetta. Andiamo

via, tutti noi!

Una pausa.

Una pausa.

Nessuno mi chiamòquando la mamma ebbe il vaiuolo nero.Donna Aldegrina.Il contagio... il pericolo per te.Simonetto.Si può partire e poi...Benedetta.Ogni tanto diceva Donna Mònica:«No, no, per carità! Viene, e si prendeil mio male... Tenetelo lontano.»Simonetto.Ahimé, nutrice, anche diceva quandoera l'estate (non te ne ricordi?)«Stasera apparecchiate sotto il platano.Ceneremo all'aperto.»E veniva da i monti la frescurasu la tovaglia, ed era intorno ai lumiun aliare di farfalle, e noigittavamo le mandorle novellecontro i pavoni appollaiati...

Nessuno mi chiamòquando la mamma ebbe il vaiuolo nero.

Nessuno mi chiamò

quando la mamma ebbe il vaiuolo nero.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Il contagio... il pericolo per te.

Il contagio... il pericolo per te.

Simonetto.

Simonetto.

Si può partire e poi...

Si può partire e poi...

Benedetta.

Benedetta.

Ogni tanto diceva Donna Mònica:«No, no, per carità! Viene, e si prendeil mio male... Tenetelo lontano.»

Ogni tanto diceva Donna Mònica:

«No, no, per carità! Viene, e si prende

il mio male... Tenetelo lontano.»

Simonetto.

Simonetto.

Ahimé, nutrice, anche diceva quandoera l'estate (non te ne ricordi?)«Stasera apparecchiate sotto il platano.Ceneremo all'aperto.»E veniva da i monti la frescurasu la tovaglia, ed era intorno ai lumiun aliare di farfalle, e noigittavamo le mandorle novellecontro i pavoni appollaiati...

Ahimé, nutrice, anche diceva quando

era l'estate (non te ne ricordi?)

«Stasera apparecchiate sotto il platano.

Ceneremo all'aperto.»

E veniva da i monti la frescura

su la tovaglia, ed era intorno ai lumi

un aliare di farfalle, e noi

gittavamo le mandorle novelle

contro i pavoni appollaiati...

Si leva di sùbito.

Si leva di sùbito.

Andiamo,Annabella.Donna Aldegrina.Che hai? Perchè sobbalzi?Simonetto.Ho sentito un fruscìo giù per le scale.Ora scende la femmina.Donna Aldegrina.È Gigliola.Guarda.

Andiamo,Annabella.

Andiamo,

Annabella.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Che hai? Perchè sobbalzi?

Che hai? Perchè sobbalzi?

Simonetto.

Simonetto.

Ho sentito un fruscìo giù per le scale.Ora scende la femmina.

Ho sentito un fruscìo giù per le scale.

Ora scende la femmina.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

È Gigliola.Guarda.

È Gigliola.

Guarda.

Simonetto, correndo verso la sorella.

Sorella mia! Sei tu! Di dovevieni? Sei stata, fino ad ora nellamia stanza?Gigliola.Sì.Simonetto, sotto voce.Si sentiva gridareancora?Donna Aldegrina.Sai, Gigliola? Simonettovuol ritornare a Cappadòcia.Simonetto.E tucon me.Gigliola.Sì, caro.Simonetto.Domani.Gigliola.Bisognache prima ti rinforzi un poco. È troppodisagiato il viaggio.Simonetto.Il mulo ha l'ambiodolce.Gigliola.Tutti i torrentiora fanno rapina ai monti.Simonetto.Alloratu mi prendi con te nella tua stanzaper queste notti, come m'hai promesso.È vero?Gigliola.Sì, sì, caro.

Sorella mia! Sei tu! Di dovevieni? Sei stata, fino ad ora nellamia stanza?

Sorella mia! Sei tu! Di dove

vieni? Sei stata, fino ad ora nella

mia stanza?

Gigliola.

Gigliola.

Sì.

Sì.

Simonetto, sotto voce.

Simonetto, sotto voce.

Si sentiva gridareancora?

Si sentiva gridare

ancora?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Sai, Gigliola? Simonettovuol ritornare a Cappadòcia.

Sai, Gigliola? Simonetto

vuol ritornare a Cappadòcia.

Simonetto.

Simonetto.

E tucon me.

E tu

con me.

Gigliola.

Gigliola.

Sì, caro.

Sì, caro.

Simonetto.

Simonetto.

Domani.

Domani.

Gigliola.

Gigliola.

Bisognache prima ti rinforzi un poco. È troppodisagiato il viaggio.

Bisogna

che prima ti rinforzi un poco. È troppo

disagiato il viaggio.

Simonetto.

Simonetto.

Il mulo ha l'ambiodolce.

Il mulo ha l'ambio

dolce.

Gigliola.

Gigliola.

Tutti i torrentiora fanno rapina ai monti.

Tutti i torrenti

ora fanno rapina ai monti.

Simonetto.

Simonetto.

Alloratu mi prendi con te nella tua stanzaper queste notti, come m'hai promesso.È vero?

Allora

tu mi prendi con te nella tua stanza

per queste notti, come m'hai promesso.

È vero?

Gigliola.

Gigliola.

Sì, sì, caro.

Sì, sì, caro.

Ella gli prende il capo tra le mani e lo bacia.

Ella gli prende il capo tra le mani e lo bacia.

Simonetto.Che mani fredde! Bada,non t'ammalare anche tu come me.Gigliola.No. Me le son lavatenell'acqua diaccia or ora.Simonetto, guardandole le mani.Hai su le ditale macchie, che non se ne vanno... Tutte,è vero? le hai gettatedalla finestra: tutte quelle polverie quelle acquette! Nonna, sai? Gigliolaha tolto via tutte le medicine,non vuol più ch'io ne prenda.Gigliola.Erano troppee troppo amare...Simonetto.Oh sì!Gigliola.Non ti giovavano.Donna Aldegrina.Veramente, Gigliola?Gigliola.Erano guaste.Bisognava gettarle.Simonetto.E le guardava contro luce a unaa una, e le agitavae le versava a goccenel cavo della mano, e le fiutavaalla maniera degli speziali...

Simonetto.

Simonetto.

Che mani fredde! Bada,non t'ammalare anche tu come me.

Che mani fredde! Bada,

non t'ammalare anche tu come me.

Gigliola.

Gigliola.

No. Me le son lavatenell'acqua diaccia or ora.

No. Me le son lavate

nell'acqua diaccia or ora.

Simonetto, guardandole le mani.

Simonetto, guardandole le mani.

Hai su le ditale macchie, che non se ne vanno... Tutte,è vero? le hai gettatedalla finestra: tutte quelle polverie quelle acquette! Nonna, sai? Gigliolaha tolto via tutte le medicine,non vuol più ch'io ne prenda.

Hai su le dita

le macchie, che non se ne vanno... Tutte,

è vero? le hai gettate

dalla finestra: tutte quelle polveri

e quelle acquette! Nonna, sai? Gigliola

ha tolto via tutte le medicine,

non vuol più ch'io ne prenda.

Gigliola.

Gigliola.

Erano troppee troppo amare...

Erano troppe

e troppo amare...

Simonetto.

Simonetto.

Oh sì!

Oh sì!

Gigliola.

Gigliola.

Non ti giovavano.

Non ti giovavano.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Veramente, Gigliola?

Veramente, Gigliola?

Gigliola.

Gigliola.

Erano guaste.Bisognava gettarle.

Erano guaste.

Bisognava gettarle.

Simonetto.

Simonetto.

E le guardava contro luce a unaa una, e le agitavae le versava a goccenel cavo della mano, e le fiutavaalla maniera degli speziali...

E le guardava contro luce a una

a una, e le agitava

e le versava a gocce

nel cavo della mano, e le fiutava

alla maniera degli speziali...

Egli ride d'un riso fievole.

Egli ride d'un riso fievole.

Se tu l'avessi vista, nonna! Sale ricette Gigliola, sa le dosie le misture, tutto sa.Gigliola.È vero;tutto so.Simonetto.Tu guariscimi, sorella!Non mi lasciare mai.Gigliola.No, caro, caro!

Se tu l'avessi vista, nonna! Sale ricette Gigliola, sa le dosie le misture, tutto sa.

Se tu l'avessi vista, nonna! Sa

le ricette Gigliola, sa le dosi

e le misture, tutto sa.

Gigliola.

Gigliola.

È vero;tutto so.

È vero;

tutto so.

Simonetto.

Simonetto.

Tu guariscimi, sorella!Non mi lasciare mai.

Tu guariscimi, sorella!

Non mi lasciare mai.

Gigliola.

Gigliola.

No, caro, caro!

No, caro, caro!

Ella lo stringe a sè, lo accarezza, quasi materna.

Ella lo stringe a sè, lo accarezza, quasi materna.

Simonetto.Benedetta, ritrovaquel paravento vecchio della Chinafigurato di tutte quelle giunchecon le vele di stuoia ed i pennonilunghi (sorella, non te ne ricordi?)dove facemmo tanti bei viaggiper tanti mari e portiprima d'addormentarci...Ritrovalo, nutrice;e rimettilo al posto, tra i due letti,là nella stanza verde. Vuoi, Gigliola?

Simonetto.

Simonetto.

Benedetta, ritrovaquel paravento vecchio della Chinafigurato di tutte quelle giunchecon le vele di stuoia ed i pennonilunghi (sorella, non te ne ricordi?)dove facemmo tanti bei viaggiper tanti mari e portiprima d'addormentarci...Ritrovalo, nutrice;e rimettilo al posto, tra i due letti,là nella stanza verde. Vuoi, Gigliola?

Benedetta, ritrova

quel paravento vecchio della China

figurato di tutte quelle giunche

con le vele di stuoia ed i pennoni

lunghi (sorella, non te ne ricordi?)

dove facemmo tanti bei viaggi

per tanti mari e porti

prima d'addormentarci...

Ritrovalo, nutrice;

e rimettilo al posto, tra i due letti,

là nella stanza verde. Vuoi, Gigliola?

Dalla porta sinistra entraTibaldo.Simonettoammutolisce. Le donne restano in silenzio.

Tibaldo, convulso e smarrito.Nessuno parla più... Questo silenzio...Entra un'ombra? uno spettro v'apparisce?Tutti muti, di pietra.Eri tu che parlavi, Simonetto...Ti sei levato... Come stai? Ti sentimeglio?Simonetto.Così, sempre così.Tibaldo.Ma oggit'è ritornata quella febbricina?Simonetto.Non è l'ora. Più tardi. Tornerà.

Tibaldo, convulso e smarrito.

Tibaldo, convulso e smarrito.

Nessuno parla più... Questo silenzio...Entra un'ombra? uno spettro v'apparisce?Tutti muti, di pietra.Eri tu che parlavi, Simonetto...Ti sei levato... Come stai? Ti sentimeglio?

Nessuno parla più... Questo silenzio...

Entra un'ombra? uno spettro v'apparisce?

Tutti muti, di pietra.

Eri tu che parlavi, Simonetto...

Ti sei levato... Come stai? Ti senti

meglio?

Simonetto.

Simonetto.

Così, sempre così.

Così, sempre così.

Tibaldo.

Tibaldo.

Ma oggit'è ritornata quella febbricina?

Ma oggi

t'è ritornata quella febbricina?

Simonetto.

Simonetto.

Non è l'ora. Più tardi. Tornerà.

Non è l'ora. Più tardi. Tornerà.

Il padre gli s'avvicina e fa il gesto per accarezzarlo. Egli scansa la mano con un moto istintivo, reclinando la testa contro la spalla della sorella.

Il padre gli s'avvicina e fa il gesto per accarezzarlo. Egli scansa la mano con un moto istintivo, reclinando la testa contro la spalla della sorella.

Tibaldo.Non soffri ch'io ti tocchi?Donna Aldegrina.È nervoso, inquieto.Sussulta ad ogni soffio.Lascia che vada, Tibaldo. Volevauscire un poco all'aria. L'accompagnaAnnabella. Su, va,Simonetto, che non si faccia tardi.Simonetto.Vieni, Gigliola, con me!Gigliola.Ti raggiungo,se posso. Vado a preparar la stanzacon Benedetta, a trasportar le tuecose, i tuoi libri...Simonetto.Sì, sì.Gigliola.Quando torni,trovi tutto già pronto.Simonetto.Sì, sì.Gigliola.Caro,cammina adagio: fa che non ti stanchi,che non ti scalmi. Passaper la viottola, èvita la polvere.Stagli attenta, nutrice.Benedetta,vieni.Benedetta.Ecco, vengo. Raccolgo il filato.

Tibaldo.

Tibaldo.

Non soffri ch'io ti tocchi?

Non soffri ch'io ti tocchi?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

È nervoso, inquieto.Sussulta ad ogni soffio.Lascia che vada, Tibaldo. Volevauscire un poco all'aria. L'accompagnaAnnabella. Su, va,Simonetto, che non si faccia tardi.

È nervoso, inquieto.

Sussulta ad ogni soffio.

Lascia che vada, Tibaldo. Voleva

uscire un poco all'aria. L'accompagna

Annabella. Su, va,

Simonetto, che non si faccia tardi.

Simonetto.

Simonetto.

Vieni, Gigliola, con me!

Vieni, Gigliola, con me!

Gigliola.

Gigliola.

Ti raggiungo,se posso. Vado a preparar la stanzacon Benedetta, a trasportar le tuecose, i tuoi libri...

Ti raggiungo,

se posso. Vado a preparar la stanza

con Benedetta, a trasportar le tue

cose, i tuoi libri...

Simonetto.

Simonetto.

Sì, sì.

Sì, sì.

Gigliola.

Gigliola.

Quando torni,trovi tutto già pronto.

Quando torni,

trovi tutto già pronto.

Simonetto.

Simonetto.

Sì, sì.

Sì, sì.

Gigliola.

Gigliola.

Caro,cammina adagio: fa che non ti stanchi,che non ti scalmi. Passaper la viottola, èvita la polvere.Stagli attenta, nutrice.Benedetta,vieni.

Caro,

cammina adagio: fa che non ti stanchi,

che non ti scalmi. Passa

per la viottola, èvita la polvere.

Stagli attenta, nutrice.

Benedetta,

vieni.

Benedetta.

Benedetta.

Ecco, vengo. Raccolgo il filato.

Ecco, vengo. Raccolgo il filato.

Salgono per la scala, spariscono.

Salgono per la scala, spariscono.

Restano la madre e il figliuolo, l'uno di fronte all'altra.

Tibaldo.E tu non te ne vai,mamma? Non fuggi il lebbroso anche tu?Non ti turi la boccaper non bevere l'ariainfettata?Donna Aldegrina.Figliuolo,non ti lagnare. Sei passato soprai cuori che t'amavano.Tibaldo.E non v'è più speranza?non v'è pietà?Donna Aldegrina.Li lasci calpestareda un piede assuefattoallo zòccolo ignobile.Tibaldo.Son calpestato io stesso.Donna Aldegrina.Gli altri sono innocenti.Tibaldo.Io sono l'assassino?

Tibaldo.

Tibaldo.

E tu non te ne vai,mamma? Non fuggi il lebbroso anche tu?Non ti turi la boccaper non bevere l'ariainfettata?

E tu non te ne vai,

mamma? Non fuggi il lebbroso anche tu?

Non ti turi la bocca

per non bevere l'aria

infettata?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Figliuolo,non ti lagnare. Sei passato soprai cuori che t'amavano.

Figliuolo,

non ti lagnare. Sei passato sopra

i cuori che t'amavano.

Tibaldo.

Tibaldo.

E non v'è più speranza?non v'è pietà?

E non v'è più speranza?

non v'è pietà?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Li lasci calpestareda un piede assuefattoallo zòccolo ignobile.

Li lasci calpestare

da un piede assuefatto

allo zòccolo ignobile.

Tibaldo.

Tibaldo.

Son calpestato io stesso.

Son calpestato io stesso.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Gli altri sono innocenti.

Gli altri sono innocenti.

Tibaldo.

Tibaldo.

Io sono l'assassino?

Io sono l'assassino?

Si leva, tremando, nel raccapriccio dell'accusa.

Si leva, tremando, nel raccapriccio dell'accusa.

Tu lo credi? Gigliola te l'ha detto?M'accusa innanzi a te?Donna Aldegrina.Figlio, figlio, che tristo giorno è questo!È come un sogno nero che ci sòffocaTremiamo tutti sotto una minaccia.Il sospetto s'acquatta in ogni canto.Tu te lo vedi innanzi, te lo sentialle spalle; e non puoiafferrarlo. Hai spavento di te stesso;e gridi le parole irreparabili.Tibaldo.Ho gridato? Che ho gridato, madre?La mia voce non è più dentro a me.Ho guardato il mio viso nello specchioe non mi son riconosciuto. Alloragli ho dato un colpo e l'ho spezzato. L'animaè andata in mille pezzi,s'è sparpagliata giù pel pavimento;e mi rivedo mille,e non mi riconosco. E veramentenon so la veritàche mi fu dimandata, non la so,madre. E tu che m'hai data questa poveraanima, e tu m'aiuta a raccattarla,a rappezzarla. Pensache il giorno in cui tu mi mettesti al mondonon vale più; ma questogiorno mi vale per l'eternità,se tu m'aiuti.Donna Aldegrina.Comet'aiuterò? Parliamoper coprire lo strepitoch'è in fondo ai nostri cuori.E ciascuno di noi è solo attentoa quel che l'altro non ha detto. E sembrache il dolore abbia il volto dell'inganno.Tibaldo.Chiedi, interroga, frugamidentro, strappa da mela verità che sfugge agli occhi mieiloschi. Per non vederesi sono torti; e avrò lo sguardo obliquofin su la bara. Dimmitu quel che vedi in questamiseria che ti trema innanzi.Donna Aldegrina.Ahimè,non v'è miseria egualea quella che patiscela madre che non può più consolare!

Tu lo credi? Gigliola te l'ha detto?M'accusa innanzi a te?

Tu lo credi? Gigliola te l'ha detto?

M'accusa innanzi a te?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Figlio, figlio, che tristo giorno è questo!È come un sogno nero che ci sòffocaTremiamo tutti sotto una minaccia.Il sospetto s'acquatta in ogni canto.Tu te lo vedi innanzi, te lo sentialle spalle; e non puoiafferrarlo. Hai spavento di te stesso;e gridi le parole irreparabili.

Figlio, figlio, che tristo giorno è questo!

È come un sogno nero che ci sòffoca

Tremiamo tutti sotto una minaccia.

Il sospetto s'acquatta in ogni canto.

Tu te lo vedi innanzi, te lo senti

alle spalle; e non puoi

afferrarlo. Hai spavento di te stesso;

e gridi le parole irreparabili.

Tibaldo.

Tibaldo.

Ho gridato? Che ho gridato, madre?La mia voce non è più dentro a me.Ho guardato il mio viso nello specchioe non mi son riconosciuto. Alloragli ho dato un colpo e l'ho spezzato. L'animaè andata in mille pezzi,s'è sparpagliata giù pel pavimento;e mi rivedo mille,e non mi riconosco. E veramentenon so la veritàche mi fu dimandata, non la so,madre. E tu che m'hai data questa poveraanima, e tu m'aiuta a raccattarla,a rappezzarla. Pensache il giorno in cui tu mi mettesti al mondonon vale più; ma questogiorno mi vale per l'eternità,se tu m'aiuti.

Ho gridato? Che ho gridato, madre?

La mia voce non è più dentro a me.

Ho guardato il mio viso nello specchio

e non mi son riconosciuto. Allora

gli ho dato un colpo e l'ho spezzato. L'anima

è andata in mille pezzi,

s'è sparpagliata giù pel pavimento;

e mi rivedo mille,

e non mi riconosco. E veramente

non so la verità

che mi fu dimandata, non la so,

madre. E tu che m'hai data questa povera

anima, e tu m'aiuta a raccattarla,

a rappezzarla. Pensa

che il giorno in cui tu mi mettesti al mondo

non vale più; ma questo

giorno mi vale per l'eternità,

se tu m'aiuti.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Comet'aiuterò? Parliamoper coprire lo strepitoch'è in fondo ai nostri cuori.E ciascuno di noi è solo attentoa quel che l'altro non ha detto. E sembrache il dolore abbia il volto dell'inganno.

Come

t'aiuterò? Parliamo

per coprire lo strepito

ch'è in fondo ai nostri cuori.

E ciascuno di noi è solo attento

a quel che l'altro non ha detto. E sembra

che il dolore abbia il volto dell'inganno.

Tibaldo.

Tibaldo.

Chiedi, interroga, frugamidentro, strappa da mela verità che sfugge agli occhi mieiloschi. Per non vederesi sono torti; e avrò lo sguardo obliquofin su la bara. Dimmitu quel che vedi in questamiseria che ti trema innanzi.

Chiedi, interroga, frugami

dentro, strappa da me

la verità che sfugge agli occhi miei

loschi. Per non vedere

si sono torti; e avrò lo sguardo obliquo

fin su la bara. Dimmi

tu quel che vedi in questa

miseria che ti trema innanzi.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Ahimè,non v'è miseria egualea quella che patiscela madre che non può più consolare!

Ahimè,

non v'è miseria eguale

a quella che patisce

la madre che non può più consolare!

Una pausa.

Una pausa.

Tibaldo.Dunque... lo credi?Donna Aldegrina.Chedebbo io credere, figlio?Tibaldo.Gigliola... t'ha parlato...Donna Aldegrina.Quando? Dianzi?E può essere vero?No, no, non ho volutocomprendere.Tibaldo.Ma comet'ha detto?Donna Aldegrina.Era discesaallora dalla stanza del fratello:aveva tolto viatutte le medicine...Tibaldo.Ebbene?Donna Aldegrina.Ho indovinatoche il sospetto terribile era in lei;ma non dalle parole,perché s'è rattenutadavanti a Simonetto inconsapevole.Ho indovinato dalla tenerezzamortale ch'era in lei quando stringevaal petto quella poveracreatura... corrosa di nascosto...Può essere? No, no,non può essere. Troppo grande infamia!Tibaldo.Oh! Oh! Perché son nato?Madre, perché m'hai messo al mondo? Questomi serbavi nell'orache ho fatto grido verso te perdutamenteper essere aiutato all'ultimopasso! Scopriti gli occhi.Anche tu guarda dunque l'altra facciadell'orrore.

Tibaldo.

Tibaldo.

Dunque... lo credi?

Dunque... lo credi?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Chedebbo io credere, figlio?

Che

debbo io credere, figlio?

Tibaldo.

Tibaldo.

Gigliola... t'ha parlato...

Gigliola... t'ha parlato...

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Quando? Dianzi?E può essere vero?No, no, non ho volutocomprendere.

Quando? Dianzi?

E può essere vero?

No, no, non ho voluto

comprendere.

Tibaldo.

Tibaldo.

Ma comet'ha detto?

Ma come

t'ha detto?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Era discesaallora dalla stanza del fratello:aveva tolto viatutte le medicine...

Era discesa

allora dalla stanza del fratello:

aveva tolto via

tutte le medicine...

Tibaldo.

Tibaldo.

Ebbene?

Ebbene?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Ho indovinatoche il sospetto terribile era in lei;ma non dalle parole,perché s'è rattenutadavanti a Simonetto inconsapevole.Ho indovinato dalla tenerezzamortale ch'era in lei quando stringevaal petto quella poveracreatura... corrosa di nascosto...Può essere? No, no,non può essere. Troppo grande infamia!

Ho indovinato

che il sospetto terribile era in lei;

ma non dalle parole,

perché s'è rattenuta

davanti a Simonetto inconsapevole.

Ho indovinato dalla tenerezza

mortale ch'era in lei quando stringeva

al petto quella povera

creatura... corrosa di nascosto...

Può essere? No, no,

non può essere. Troppo grande infamia!

Tibaldo.

Tibaldo.

Oh! Oh! Perché son nato?Madre, perché m'hai messo al mondo? Questomi serbavi nell'orache ho fatto grido verso te perdutamenteper essere aiutato all'ultimopasso! Scopriti gli occhi.Anche tu guarda dunque l'altra facciadell'orrore.

Oh! Oh! Perché son nato?

Madre, perché m'hai messo al mondo? Questo

mi serbavi nell'ora

che ho fatto grido verso te perdutamente

per essere aiutato all'ultimo

passo! Scopriti gli occhi.

Anche tu guarda dunque l'altra faccia

dell'orrore.

Le prende le mani e le scopre il viso.

Le prende le mani e le scopre il viso.

Sì, certo,quello che non può essereè. Non sapevo: e tu m'hai rivelato,non sapendo. Ma, certo,quello che non può essereè. Nè io so perché ma me l'attestanole mie vèrtebre stesse nel mio corpofrollo, ma me lo giuratutto il mio sangue che si risovvienenel mio cuore disfatto.La bestia velenosaè all'opera di morte e non si sazia.Donna Aldegrina.Abominio! Abominio! E tu lo dici!Ma allora?Tibaldo.Allora ascoltami,madre: se tu mi salverai nell'animadella mia creatura disperata,io farò quello a cui la mia viltàe il mio vizio ripugnanonel più profondo della mia radice,io compirò la liberazioneincredibile, l'atto che nessunoattende... Hai tu compreso?Donna Aldegrina.Ah, non so, non comprendo. Tutto è buio.Un flagello implacabile disperdenella notte i superstiti tremanti.Beata quella che riposa in pace!Tibaldo.Ascoltami. Non ho voluto maileggerti nelle pupille, per pauradella risposta alla domanda cruda.Quella ch'è in pace, da qual mano fusospinta d'improvviso nel silenzio?

Sì, certo,quello che non può essereè. Non sapevo: e tu m'hai rivelato,non sapendo. Ma, certo,quello che non può essereè. Nè io so perché ma me l'attestanole mie vèrtebre stesse nel mio corpofrollo, ma me lo giuratutto il mio sangue che si risovvienenel mio cuore disfatto.La bestia velenosaè all'opera di morte e non si sazia.

Sì, certo,

quello che non può essere

è. Non sapevo: e tu m'hai rivelato,

non sapendo. Ma, certo,

quello che non può essere

è. Nè io so perché ma me l'attestano

le mie vèrtebre stesse nel mio corpo

frollo, ma me lo giura

tutto il mio sangue che si risovviene

nel mio cuore disfatto.

La bestia velenosa

è all'opera di morte e non si sazia.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Abominio! Abominio! E tu lo dici!Ma allora?

Abominio! Abominio! E tu lo dici!

Ma allora?

Tibaldo.

Tibaldo.

Allora ascoltami,madre: se tu mi salverai nell'animadella mia creatura disperata,io farò quello a cui la mia viltàe il mio vizio ripugnanonel più profondo della mia radice,io compirò la liberazioneincredibile, l'atto che nessunoattende... Hai tu compreso?

Allora ascoltami,

madre: se tu mi salverai nell'anima

della mia creatura disperata,

io farò quello a cui la mia viltà

e il mio vizio ripugnano

nel più profondo della mia radice,

io compirò la liberazione

incredibile, l'atto che nessuno

attende... Hai tu compreso?

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Ah, non so, non comprendo. Tutto è buio.Un flagello implacabile disperdenella notte i superstiti tremanti.Beata quella che riposa in pace!

Ah, non so, non comprendo. Tutto è buio.

Un flagello implacabile disperde

nella notte i superstiti tremanti.

Beata quella che riposa in pace!

Tibaldo.

Tibaldo.

Ascoltami. Non ho voluto maileggerti nelle pupille, per pauradella risposta alla domanda cruda.Quella ch'è in pace, da qual mano fusospinta d'improvviso nel silenzio?

Ascoltami. Non ho voluto mai

leggerti nelle pupille, per paura

della risposta alla domanda cruda.

Quella ch'è in pace, da qual mano fu

sospinta d'improvviso nel silenzio?

La madre si copre la faccia novamente.

La madre si copre la faccia novamente.

E ancóra mi nascondiil tuo dubbio o la tua certezza! Qui,dianzi, quella che Gigliola chiamaserva con una voceche taglia il viso peggio della sferza,la femmina di Luco,la mia moglie legittima,in una frenesiad'odio, in una vertigine di còllera,a viso a viso le ha gridato: «Sì,è vero. Sono io. L'ho fatto.»

E ancóra mi nascondiil tuo dubbio o la tua certezza! Qui,dianzi, quella che Gigliola chiamaserva con una voceche taglia il viso peggio della sferza,la femmina di Luco,la mia moglie legittima,in una frenesiad'odio, in una vertigine di còllera,a viso a viso le ha gridato: «Sì,è vero. Sono io. L'ho fatto.»

E ancóra mi nascondi

il tuo dubbio o la tua certezza! Qui,

dianzi, quella che Gigliola chiama

serva con una voce

che taglia il viso peggio della sferza,

la femmina di Luco,

la mia moglie legittima,

in una frenesia

d'odio, in una vertigine di còllera,

a viso a viso le ha gridato: «Sì,

è vero. Sono io. L'ho fatto.»

La madre tenta di alzarsi, fa l'atto di scostarsi.

La madre tenta di alzarsi, fa l'atto di scostarsi.

No!Resta. Non mi fuggire. Non è tutto.Non è nulla, anzi, questo che t'ho detto.L'accusa era nell'aria, in ogni soffio,esalava da tutte le pareti,si celava nell'ombra delle vôlte,si disegnava nelle fendituree nelle crepe come su le labbravive, come negli occhi palpitanti.Il grido della bestiaimpazzata ha risposto ad un silenziolungo che le diceva fissamente:«Sei tu.» Gigliola non ha dato crollo.Pareva che serrassel'anima sua nelle sue mani fermecome un'arme affilata.Madre, madre, e dinanzi a lei, dinanzia quell'anima nuda(la fronte gli occhi il mento,l'impronta mia, la simiglianza mia,il segno del mio sanguesu quel viso figlialesi palesava a me come non mai,in quell'attimo eternocon non so quale forzanuova, non so che rilievo mordace,comprimendomi, entrando nel mio pettospossato come un suggello di vitaindelebile) o madre, e la nemicaadditandomi...

No!Resta. Non mi fuggire. Non è tutto.Non è nulla, anzi, questo che t'ho detto.L'accusa era nell'aria, in ogni soffio,esalava da tutte le pareti,si celava nell'ombra delle vôlte,si disegnava nelle fendituree nelle crepe come su le labbravive, come negli occhi palpitanti.Il grido della bestiaimpazzata ha risposto ad un silenziolungo che le diceva fissamente:«Sei tu.» Gigliola non ha dato crollo.Pareva che serrassel'anima sua nelle sue mani fermecome un'arme affilata.Madre, madre, e dinanzi a lei, dinanzia quell'anima nuda(la fronte gli occhi il mento,l'impronta mia, la simiglianza mia,il segno del mio sanguesu quel viso figlialesi palesava a me come non mai,in quell'attimo eternocon non so quale forzanuova, non so che rilievo mordace,comprimendomi, entrando nel mio pettospossato come un suggello di vitaindelebile) o madre, e la nemicaadditandomi...

No!

Resta. Non mi fuggire. Non è tutto.

Non è nulla, anzi, questo che t'ho detto.

L'accusa era nell'aria, in ogni soffio,

esalava da tutte le pareti,

si celava nell'ombra delle vôlte,

si disegnava nelle fenditure

e nelle crepe come su le labbra

vive, come negli occhi palpitanti.

Il grido della bestia

impazzata ha risposto ad un silenzio

lungo che le diceva fissamente:

«Sei tu.» Gigliola non ha dato crollo.

Pareva che serrasse

l'anima sua nelle sue mani ferme

come un'arme affilata.

Madre, madre, e dinanzi a lei, dinanzi

a quell'anima nuda

(la fronte gli occhi il mento,

l'impronta mia, la simiglianza mia,

il segno del mio sangue

su quel viso figliale

si palesava a me come non mai,

in quell'attimo eterno

con non so quale forza

nuova, non so che rilievo mordace,

comprimendomi, entrando nel mio petto

spossato come un suggello di vita

indelebile) o madre, e la nemica

additandomi...

S'inginocchia ai piedi della vecchia, rotto dall'ambascia.

S'inginocchia ai piedi della vecchia, rotto dall'ambascia.

Scopriti la faccia,ti supplico! Ch'io veda quel che fail tuo dolore! Guardami. Ecco, sonopiù tremante, più debole,più bisognoso d'aiuto che quandoti nacqui del tuo spasimo,brandello miserabile di carneanimato dal gemito. Ch'io vedase puoi salvarmi o se sono perdutoanche per te!

Scopriti la faccia,ti supplico! Ch'io veda quel che fail tuo dolore! Guardami. Ecco, sonopiù tremante, più debole,più bisognoso d'aiuto che quandoti nacqui del tuo spasimo,brandello miserabile di carneanimato dal gemito. Ch'io vedase puoi salvarmi o se sono perdutoanche per te!

Scopriti la faccia,

ti supplico! Ch'io veda quel che fa

il tuo dolore! Guardami. Ecco, sono

più tremante, più debole,

più bisognoso d'aiuto che quando

ti nacqui del tuo spasimo,

brandello miserabile di carne

animato dal gemito. Ch'io veda

se puoi salvarmi o se sono perduto

anche per te!

La madre lo guarda.

La madre lo guarda.

Sì, così.

Sì, così.

Sì, così.

Egli esita un istante.

Egli esita un istante.

La nemicaadditandomi ha detto: «E che farai?Sono coperta dal tuo padre. Duesiamo, due fummo.»

La nemicaadditandomi ha detto: «E che farai?Sono coperta dal tuo padre. Duesiamo, due fummo.»

La nemica

additandomi ha detto: «E che farai?

Sono coperta dal tuo padre. Due

siamo, due fummo.»

La vecchia tenta ancora di alzarsi.

La vecchia tenta ancora di alzarsi.

Madre,non mi lasciare. Stendimi le maniHa creduto, ha creduto!Ho visto nella faccia disperatache la menzogna era creduta!E tu?

Madre,non mi lasciare. Stendimi le maniHa creduto, ha creduto!Ho visto nella faccia disperatache la menzogna era creduta!E tu?

Madre,

non mi lasciare. Stendimi le mani

Ha creduto, ha creduto!

Ho visto nella faccia disperata

che la menzogna era creduta!

E tu?

S'ode la voce di Angizia nel giardino.

S'ode la voce di Angizia nel giardino.

La voce diAngizia.Non ti conosco. Vattene, pezzente!Non so chi sei. Ti gitterò le pietre.Ti farò divorare dal mastino.Ora lo sciolgo. Vattene! Va via!O grido al ladro. Fuori!Fuori! Non so chi sei.Vuoi dunque che ti scacci con le pietre?

La voce diAngizia.

La voce diAngizia.

Non ti conosco. Vattene, pezzente!Non so chi sei. Ti gitterò le pietre.Ti farò divorare dal mastino.Ora lo sciolgo. Vattene! Va via!O grido al ladro. Fuori!Fuori! Non so chi sei.Vuoi dunque che ti scacci con le pietre?

Non ti conosco. Vattene, pezzente!

Non so chi sei. Ti gitterò le pietre.

Ti farò divorare dal mastino.

Ora lo sciolgo. Vattene! Va via!

O grido al ladro. Fuori!

Fuori! Non so chi sei.

Vuoi dunque che ti scacci con le pietre?

Di là dal cancello, si scorge la femmina chinarsi a terra per lapidare.

Di là dal cancello, si scorge la femmina chinarsi a terra per lapidare.

Donna Aldegrina.Eccola, viene. Portami di là.Reggimi, ché le gambe non le sentopiù. Non le posso muovere. Non possopiù levarmi, non posso camminare.Che è mai questo? Reggimi, Tibaldo,portami tu, trascinamilà fino all'uscio. Eccola, viene.Tibaldo.Madre,è il destino. Rimani.Vinci l'orrore. Siitestimone del mio combattimentomortale. Per la morte e per la vitagiudica tu. Non ho più nulla dietrodi me. Son solo. Tutta la mia razzaè scomparsa con tutta la sua forzacieca. I forti che m'hanno generatonon m'aiutano più. Questa rovinanon degna pure di schiacciarmi, tantoio sono poco per la sua grandezza.Tu stessa, madre, non sei mia: son nateda te due geniture avverse; e il tuocuore diverge. Non t'inganneraigiudicando. Rimani.Devi. Questo è il giudizio senz'appelloa cui mi serra il destino.

Donna Aldegrina.

Donna Aldegrina.

Eccola, viene. Portami di là.Reggimi, ché le gambe non le sentopiù. Non le posso muovere. Non possopiù levarmi, non posso camminare.Che è mai questo? Reggimi, Tibaldo,portami tu, trascinamilà fino all'uscio. Eccola, viene.

Eccola, viene. Portami di là.

Reggimi, ché le gambe non le sento

più. Non le posso muovere. Non posso

più levarmi, non posso camminare.

Che è mai questo? Reggimi, Tibaldo,

portami tu, trascinami

là fino all'uscio. Eccola, viene.

Tibaldo.

Tibaldo.

Madre,è il destino. Rimani.Vinci l'orrore. Siitestimone del mio combattimentomortale. Per la morte e per la vitagiudica tu. Non ho più nulla dietrodi me. Son solo. Tutta la mia razzaè scomparsa con tutta la sua forzacieca. I forti che m'hanno generatonon m'aiutano più. Questa rovinanon degna pure di schiacciarmi, tantoio sono poco per la sua grandezza.Tu stessa, madre, non sei mia: son nateda te due geniture avverse; e il tuocuore diverge. Non t'inganneraigiudicando. Rimani.Devi. Questo è il giudizio senz'appelloa cui mi serra il destino.

Madre,

è il destino. Rimani.

Vinci l'orrore. Sii

testimone del mio combattimento

mortale. Per la morte e per la vita

giudica tu. Non ho più nulla dietro

di me. Son solo. Tutta la mia razza

è scomparsa con tutta la sua forza

cieca. I forti che m'hanno generato

non m'aiutano più. Questa rovina

non degna pure di schiacciarmi, tanto

io sono poco per la sua grandezza.

Tu stessa, madre, non sei mia: son nate

da te due geniture avverse; e il tuo

cuore diverge. Non t'ingannerai

giudicando. Rimani.

Devi. Questo è il giudizio senz'appello

a cui mi serra il destino.

Angiziachiude il cancello di ferro, e il colpo rimbomba sotto il voltone.

Angizia.O Tibaldo,hai sentito? Era là!Era tornato l'accattone, ancóra!Sai? quel serpàro di Luco. Hai sentito?Gli ho scagliato la pietra nella schiena.Ma, se si ardisce di tornare un'altravolta, bisogna scacciarlo col manicodella granata... Non tu,che soffii. Mi ci mettoio, con Bertrando; e vedi...Oh! Signora mia suocera, e che hai?Hai avuto paura?Tibaldo.Io col bastonecome una bestia immondascaccerò te...Angizia, volgendosi inviperita.Ah! ricominci?Tibaldo.Chiamatuo padre, ch'io ti riconsegni a luiperché ti schiacci il capo con la pietrache gli hai scagliata alle spalle.Angizia.Ma dunquenon ti passa la smània? Ti rimordela taràntola? Quellonon è mio padre. Non ho padre.Tibaldo.È vero.Nasci dal putridume senza nome.Angizia.E m'hai raccolta?Tibaldo.Per averti spintacol piede, fuor del mucchiolurido, son rimastoinfetto.Angizia.E m'hai legata a te per sempre?Tibaldo.Non v'è legame tra la bestia e l'uomo.È sacrilegio quel che ho fatto. Avevoperduto il senso umano.Angizia.Supplicatam'hai, piangendo, torcendoti per terra,quando volevo andarmene; m'hai presaai ginocchi, hai posatala faccia nella polvere perchéti premessi il calcagno su la nuca.Tibaldo.E che tu mi rinfacci le vergogne,e che tu mi ricordi le viltà,ora, che importa? Ho rialzato il capo.Lo vedi.Angizia.Sì. Per poco.Per mostrarti a costoro che t'aizzanocontro di me. Dianziti sei messa la maschera dell'uomoforte davanti alla tua figlia; ed orate la metti davanti alla tua madre.Ma non m'inganni. Sotto,veggo il tuo viso senza sangue.Tibaldo.Oh, ecco,tu mi rendi il mio visocotidiano. Alfine, lo ritrovo.È vero. Non conviene ch'io sia tantoterribile. Ora abbassola maschera e la voce. E quel che deveesser fatto, saràfatto con un sol gesto e senza grido.Angizia.Quando tu sarai solocon me, ti gitteraiper terra, un'altra volta;e piangerai, e mi supplicherai.E nulla sarà fatto,perchè tu sei legato a me per sempree legato due volte.E il legame segreto è palesatoomai. E tu non osi,e nessuno oseràtoccarmi.Tibaldo.Tu ripeti la menzognainutile.Angizia.Che l'odano altri orecchiqui dentro.Tibaldo.Infàmia a vòto.Angizia.Veramente?Persuadi a tua figliache la serva mentiscequando ti chiama complice e consorte.Guarda la vecchia, là.Tibaldo.È l'orrore di te,che l'impietra.Angizia.O Tibaldo, io non credevoche tu potessi impallidire ancóradi più.Tibaldo.E se mia madreparlasse e ti chiedesseuna prova... che prova le darestitu?Angizia.Che prova era controdi me quando tua figliadianzi ripeteva a me: «Ti guardo»?E la vecchia ti guarda.E non hai più coloredi vita e non hai goccioladi sangue che non sia ghiaccia nel tuocuore; e fai uno sforzo disperatoper non battere i denti— anzi, ecco, la mascella ti tradisce —come la notte d'or è l'anno, quandosalisti a piedi scalzi, di nascosto,nella mia stanza buia e mi cercastibrancolando e venistia coricarti accanto a me, perchénon potevi star solo;ed io sapevo il tuo consentimentocoperto e tu sapevi il compimentodella mia mano pronta.E ci stringemmo; e fummodue, per la vedovanza e per le nozze.Non ti ricordi? Sei convinto? Basta,ora. Questo dovevaesser detto, per pegno del silenzio...che si poteva rompere.Tibaldo.Madre, hai udito? Restiimmobile.

Angizia.

Angizia.

O Tibaldo,hai sentito? Era là!Era tornato l'accattone, ancóra!Sai? quel serpàro di Luco. Hai sentito?Gli ho scagliato la pietra nella schiena.Ma, se si ardisce di tornare un'altravolta, bisogna scacciarlo col manicodella granata... Non tu,che soffii. Mi ci mettoio, con Bertrando; e vedi...Oh! Signora mia suocera, e che hai?Hai avuto paura?

O Tibaldo,

hai sentito? Era là!

Era tornato l'accattone, ancóra!

Sai? quel serpàro di Luco. Hai sentito?

Gli ho scagliato la pietra nella schiena.

Ma, se si ardisce di tornare un'altra

volta, bisogna scacciarlo col manico

della granata... Non tu,

che soffii. Mi ci metto

io, con Bertrando; e vedi...

Oh! Signora mia suocera, e che hai?

Hai avuto paura?

Tibaldo.

Tibaldo.

Io col bastonecome una bestia immondascaccerò te...

Io col bastone

come una bestia immonda

scaccerò te...

Angizia, volgendosi inviperita.

Angizia, volgendosi inviperita.

Ah! ricominci?

Ah! ricominci?

Tibaldo.

Tibaldo.

Chiamatuo padre, ch'io ti riconsegni a luiperché ti schiacci il capo con la pietrache gli hai scagliata alle spalle.

Chiama

tuo padre, ch'io ti riconsegni a lui

perché ti schiacci il capo con la pietra

che gli hai scagliata alle spalle.

Angizia.

Angizia.

Ma dunquenon ti passa la smània? Ti rimordela taràntola? Quellonon è mio padre. Non ho padre.

Ma dunque

non ti passa la smània? Ti rimorde

la taràntola? Quello

non è mio padre. Non ho padre.

Tibaldo.

Tibaldo.

È vero.Nasci dal putridume senza nome.

È vero.

Nasci dal putridume senza nome.

Angizia.

Angizia.

E m'hai raccolta?

E m'hai raccolta?

Tibaldo.

Tibaldo.

Per averti spintacol piede, fuor del mucchiolurido, son rimastoinfetto.

Per averti spinta

col piede, fuor del mucchio

lurido, son rimasto

infetto.

Angizia.

Angizia.

E m'hai legata a te per sempre?

E m'hai legata a te per sempre?

Tibaldo.

Tibaldo.

Non v'è legame tra la bestia e l'uomo.È sacrilegio quel che ho fatto. Avevoperduto il senso umano.

Non v'è legame tra la bestia e l'uomo.

È sacrilegio quel che ho fatto. Avevo

perduto il senso umano.

Angizia.

Angizia.

Supplicatam'hai, piangendo, torcendoti per terra,quando volevo andarmene; m'hai presaai ginocchi, hai posatala faccia nella polvere perchéti premessi il calcagno su la nuca.

Supplicata

m'hai, piangendo, torcendoti per terra,

quando volevo andarmene; m'hai presa

ai ginocchi, hai posata

la faccia nella polvere perché

ti premessi il calcagno su la nuca.

Tibaldo.

Tibaldo.

E che tu mi rinfacci le vergogne,e che tu mi ricordi le viltà,ora, che importa? Ho rialzato il capo.Lo vedi.

E che tu mi rinfacci le vergogne,

e che tu mi ricordi le viltà,

ora, che importa? Ho rialzato il capo.

Lo vedi.

Angizia.

Angizia.

Sì. Per poco.Per mostrarti a costoro che t'aizzanocontro di me. Dianziti sei messa la maschera dell'uomoforte davanti alla tua figlia; ed orate la metti davanti alla tua madre.Ma non m'inganni. Sotto,veggo il tuo viso senza sangue.

Sì. Per poco.

Per mostrarti a costoro che t'aizzano

contro di me. Dianzi

ti sei messa la maschera dell'uomo

forte davanti alla tua figlia; ed ora

te la metti davanti alla tua madre.

Ma non m'inganni. Sotto,

veggo il tuo viso senza sangue.

Tibaldo.

Tibaldo.

Oh, ecco,tu mi rendi il mio visocotidiano. Alfine, lo ritrovo.È vero. Non conviene ch'io sia tantoterribile. Ora abbassola maschera e la voce. E quel che deveesser fatto, saràfatto con un sol gesto e senza grido.

Oh, ecco,

tu mi rendi il mio viso

cotidiano. Alfine, lo ritrovo.

È vero. Non conviene ch'io sia tanto

terribile. Ora abbasso

la maschera e la voce. E quel che deve

esser fatto, sarà

fatto con un sol gesto e senza grido.

Angizia.

Angizia.

Quando tu sarai solocon me, ti gitteraiper terra, un'altra volta;e piangerai, e mi supplicherai.E nulla sarà fatto,perchè tu sei legato a me per sempree legato due volte.E il legame segreto è palesatoomai. E tu non osi,e nessuno oseràtoccarmi.

Quando tu sarai solo

con me, ti gitterai

per terra, un'altra volta;

e piangerai, e mi supplicherai.

E nulla sarà fatto,

perchè tu sei legato a me per sempre

e legato due volte.

E il legame segreto è palesato

omai. E tu non osi,

e nessuno oserà

toccarmi.

Tibaldo.

Tibaldo.

Tu ripeti la menzognainutile.

Tu ripeti la menzogna

inutile.

Angizia.

Angizia.

Che l'odano altri orecchiqui dentro.

Che l'odano altri orecchi

qui dentro.

Tibaldo.

Tibaldo.

Infàmia a vòto.

Infàmia a vòto.

Angizia.

Angizia.

Veramente?Persuadi a tua figliache la serva mentiscequando ti chiama complice e consorte.Guarda la vecchia, là.

Veramente?

Persuadi a tua figlia

che la serva mentisce

quando ti chiama complice e consorte.

Guarda la vecchia, là.

Tibaldo.

Tibaldo.

È l'orrore di te,che l'impietra.

È l'orrore di te,

che l'impietra.

Angizia.

Angizia.

O Tibaldo, io non credevoche tu potessi impallidire ancóradi più.

O Tibaldo, io non credevo

che tu potessi impallidire ancóra

di più.

Tibaldo.

Tibaldo.

E se mia madreparlasse e ti chiedesseuna prova... che prova le darestitu?

E se mia madre

parlasse e ti chiedesse

una prova... che prova le daresti

tu?

Angizia.

Angizia.

Che prova era controdi me quando tua figliadianzi ripeteva a me: «Ti guardo»?E la vecchia ti guarda.E non hai più coloredi vita e non hai goccioladi sangue che non sia ghiaccia nel tuocuore; e fai uno sforzo disperatoper non battere i denti— anzi, ecco, la mascella ti tradisce —come la notte d'or è l'anno, quandosalisti a piedi scalzi, di nascosto,nella mia stanza buia e mi cercastibrancolando e venistia coricarti accanto a me, perchénon potevi star solo;ed io sapevo il tuo consentimentocoperto e tu sapevi il compimentodella mia mano pronta.E ci stringemmo; e fummodue, per la vedovanza e per le nozze.Non ti ricordi? Sei convinto? Basta,ora. Questo dovevaesser detto, per pegno del silenzio...che si poteva rompere.

Che prova era contro

di me quando tua figlia

dianzi ripeteva a me: «Ti guardo»?

E la vecchia ti guarda.

E non hai più colore

di vita e non hai gocciola

di sangue che non sia ghiaccia nel tuo

cuore; e fai uno sforzo disperato

per non battere i denti

— anzi, ecco, la mascella ti tradisce —

come la notte d'or è l'anno, quando

salisti a piedi scalzi, di nascosto,

nella mia stanza buia e mi cercasti

brancolando e venisti

a coricarti accanto a me, perché

non potevi star solo;

ed io sapevo il tuo consentimento

coperto e tu sapevi il compimento

della mia mano pronta.

E ci stringemmo; e fummo

due, per la vedovanza e per le nozze.

Non ti ricordi? Sei convinto? Basta,

ora. Questo doveva

esser detto, per pegno del silenzio...

che si poteva rompere.

Tibaldo.

Tibaldo.

Madre, hai udito? Restiimmobile.

Madre, hai udito? Resti

immobile.

La madre non può parlare.

La madre non può parlare.

Hai creduto?Credi?

Hai creduto?Credi?

Hai creduto?

Credi?

La madre resta immobile.

La madre resta immobile.

Io sono il tuo figliofolle e vile e perduto. E costei mescolala sua colpa alla mia follìa cosìch'io non potrò dissepararne l'animamia giammai né salvarmi innanzi a te.Lo so. Perduto sono.Ma costei che m'accusa,che m'incatena al suodelitto, che s'aggravacon tutto il peso della sua perfidiasopra ciascuna sillabadella menzogna suacome sopra la vittima,costei, costei è quellache mistura i rimediidell'ammalato...Angizia.Non è vero! Comelo sai? Chi te l'ha detto?Tibaldo.che apre e frugaper tutto e ruba con le chiavi false...Angizia.Non è vero!Tibaldo.che scagliala pietra nella schienadel suo padre...Angizia.Non è mio padre, no!Non lo conosco.Tibaldo.che s'accoppia dietrogli usci e nei ripostiglicol mio fratello nemico...Angizia.Non èvero! Diglielo in faccia,chiedilo a lui, affróntalo.Tibaldo.che insozzatutta la casa, corrompe, avvelena,appesta tutto...Angizia.E ieri t'aggrappavialla mia gonna comeun bàmbolo!Tibaldo.costeiè la bestia selvaggia senza nome,è la devastatrice che bisognadistruggere.

Io sono il tuo figliofolle e vile e perduto. E costei mescolala sua colpa alla mia follìa cosìch'io non potrò dissepararne l'animamia giammai né salvarmi innanzi a te.Lo so. Perduto sono.Ma costei che m'accusa,che m'incatena al suodelitto, che s'aggravacon tutto il peso della sua perfidiasopra ciascuna sillabadella menzogna suacome sopra la vittima,costei, costei è quellache mistura i rimediidell'ammalato...

Io sono il tuo figlio

folle e vile e perduto. E costei mescola

la sua colpa alla mia follìa così

ch'io non potrò dissepararne l'anima

mia giammai né salvarmi innanzi a te.

Lo so. Perduto sono.

Ma costei che m'accusa,

che m'incatena al suo

delitto, che s'aggrava

con tutto il peso della sua perfidia

sopra ciascuna sillaba

della menzogna sua

come sopra la vittima,

costei, costei è quella

che mistura i rimedii

dell'ammalato...

Angizia.

Angizia.

Non è vero! Comelo sai? Chi te l'ha detto?

Non è vero! Come

lo sai? Chi te l'ha detto?

Tibaldo.

Tibaldo.

che apre e frugaper tutto e ruba con le chiavi false...

che apre e fruga

per tutto e ruba con le chiavi false...

Angizia.

Angizia.

Non è vero!

Non è vero!

Tibaldo.

Tibaldo.

che scagliala pietra nella schienadel suo padre...

che scaglia

la pietra nella schiena

del suo padre...

Angizia.

Angizia.

Non è mio padre, no!Non lo conosco.

Non è mio padre, no!

Non lo conosco.

Tibaldo.

Tibaldo.

che s'accoppia dietrogli usci e nei ripostiglicol mio fratello nemico...

che s'accoppia dietro

gli usci e nei ripostigli

col mio fratello nemico...

Angizia.

Angizia.

Non èvero! Diglielo in faccia,chiedilo a lui, affróntalo.

Non è

vero! Diglielo in faccia,

chiedilo a lui, affróntalo.

Tibaldo.

Tibaldo.

che insozzatutta la casa, corrompe, avvelena,appesta tutto...

che insozza

tutta la casa, corrompe, avvelena,

appesta tutto...

Angizia.

Angizia.

E ieri t'aggrappavialla mia gonna comeun bàmbolo!

E ieri t'aggrappavi

alla mia gonna come

un bàmbolo!

Tibaldo.

Tibaldo.

costeiè la bestia selvaggia senza nome,è la devastatrice che bisognadistruggere.

costei

è la bestia selvaggia senza nome,

è la devastatrice che bisogna

distruggere.


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