LEZIONE OTTAVA.Antonio Rosmini.
SOMMARIO.
A) Difetto di Kant, e sviluppo del kantismo in Alemagna —B) Galluppi e Rosmini; L'Ente; il puro conoscere; unità sintetica originaria; passaggio a Gioberti.
A) Difetto di Kant, e sviluppo del kantismo in Alemagna —B) Galluppi e Rosmini; L'Ente; il puro conoscere; unità sintetica originaria; passaggio a Gioberti.
Rosmini, e, come abbiamo visto, lo stesso Galluppi, non s'intende bene senza Kant. Kant compendia in sè tutto il pensiero europeo anteriore; il nuovo pensiero comincia da lui. Vediamo come questo pensiero si sia esplicato in Alemagna; poi come sia stato compreso in Italia. La prima posizione dà lume alla seconda.
A) Il nuovo problema della filosofia è il problema delconoscere.
Il conoscere nella sua realtà, il conoscere reale, è la notizia del mondo oggettivo; in generale, laesperienza. Quel problema è, dunque, lo stesso che questo: come è possibile l'esperienza?
La esperienza[105], il conoscere reale, è unfattoche consta di due elementi: l'intuizione e il concetto, il senso e l'intelletto. Essa non è nè il semplice senso senza l'intelletto, nè il semplice intelletto senza il senso. Semplice senso e semplice intellettonon sono ilfatto, il conoscere reale, ma dueastratti: non il conoscere reale, ma le semplici potenze delconoscere.
Spiegare l'esperienza, il conoscere reale, è adunque spiegare launitàdella intuizione e del concetto, del senso e dell'intelletto: la unità comefatto, il fatto della unità.
Questa spiegazione non può essere essa stessa un fatto, una esperienza, un conoscere reale, empirico: se fosse unfatto, una esperienza, avrebbe bisogno di essere spiegata, e perciò non sarebbe una spiegazione.
La spiegazione del conoscere, non potendo essere ilfattostesso del conoscere, deve essere l'idea(essenza, possibilità reale) del conoscere: ilpuroconoscere, il conosceretrascendentale.
Sino a Kant i filosofi non aveano compreso il problema del conoscere; non l'aveano posto, come dovea esser posto. Aveano preso per il conoscere un elemento del conoscere, non ilfattodel conoscere; e questo elemento, preso per il fatto del conoscere, per tutto il conoscere, questo fatto falso, cioè monco, valeva per la stessa spiegazione del conoscere. L'intellettualismopiglia per conoscere il semplice pensare (il concetto), e questo fatto, questodatoimmediato, è per esso la spiegazione del fatto. L'empirismopiglia per il conoscere il semplicepercepire, e questo fatto è per esso la spiegazione del fatto.
Pensare, percepire, conoscerenon sono la semplicerealtà, ma la realtàcosciente, la realtà comepsiche: laPsiche. Così tutta la filosofia moderna da Cartesio sino a Kant, in quanto le sue stazioni e quindi i suoi problemi sono il pensare, il percepire, il conoscere, — in quanto il suo universaleproblema è la Psiche, — si può direpsicologismo. Ma l'intellettualismo e l'empirismo sono psicologismo immediato, imperfetto, falso; e ciò per due ragioni: 1.º perchè pigliano per la psiche (per larealtà cosciente) un fatto monco, e quindi falso; 2.º perchè pigliano questo fatto stesso come spiegazione del fatto, di tutto il fatto.
Kant, all'opposto, studia ilfatto(la psiche) nella sua integrità, come conoscere; e cerca la spiegazione delfattonon in un fatto, ma in ciò chetrascendeil fatto, e che per ciò è la spiegazione del fatto. La spiegazione del conoscere è ilpuroconoscere. Con Kant comincia dunque il vero e nuovo psicologismo, ilpsicologismo trascendentale.
Confondere i due psicologismi, e chiamare Kant psicologista come i cartesiani e i wolfiani, è non conoscere la profonda differenza che corre tra quello e questi.
Ilpuroconoscere e quellanuova unità(il nuovo pensiero, ilnuovo Cogito[106]) che è il puro conoscere, non è il conoscere e la unità come fatto, come esperienza, ma il conoscere e l'unità comefare, farsi, fare se stesso. Ilfare o farsi trascende il fatto: è la ragione, l'idea, la spiegazione del fatto. Ilfatto, preso così per sè, senza ilfare, è come il corpo senz'anima.
Ora ilconoscere(la realtàcosciente, la Psiche) è tal fatto, che ilfareofarsinon può essere semplicefareocausare, mafareche èSviluppo. Aver visto ciò — sebbene nonchiaramente, come mostrerò più innanzi —, tale è il gran merito di Kant. Cartesio e Locke non aveano ben compresoilfare, che è la Psiche. Cartesio l'avea compreso come semplicecausare, come attività immediata, come qualcosa d'innato(di naturale); Locke come ilfaredialtro, e perciò come sempliceeffetto(risultato della impressione degli oggetti). Kant, invece, concepisce la Psiche — il conoscere — nè comefareche è semplicecausa, nè come fare che è fare dialtroo semplice effetto: ma comecausa e effettoinsieme di altro, e perciò causa vera di se stessa: comeSviluppo. Cartesio avea detto semplicemente:pensare è essere; Locke: essere è pensare. Kant dice: Pensare (intuizione, immaginazione, concetto) è Pensare[107].
La Psiche, la realtàcosciente, ilCogito ergo sum, non più come giudizio, ma comesillogismo: tale è il significato dell'unità sintetica a priori; di quella unità che è il puro conoscere, e perciò la spiegazione del conoscere.
Questa unità sintetica originaria, che è in sè Sviluppo, è ilfattodel conoscere come fare.
Ma Kant non comprese bene questo fare che èSviluppo, cioè la sua stessaunità sintetica originaria, e perciò non comprese bene la Psiche, larealtà cosciente. La chiara intelligenza di questa Unità e perciò la soluzione del problema della Psiche, è il cómpito de' filosofi posteriori. Questi filosofi sono ilveroKant.
Kant comprese questa unità — che in sè non è nè semplice intelletto nè semplice senso, nè il loro semplice risultato, ma sempre tutta se stessa, cioè spirito, intelletto, pensiero, che si fa senso, e come senso si fa intelletto, e perciò vero e reale intelletto(coscienza, cioè coscienza di sè, che si fa coscienza di altro, e come coscienza di altro si fa coscienza di sè, e perciò vera coscienza di sè); — Kant comprese questaUnitàcome uno de' suoi opposti, come sempliceIo penso, come semplice intelletto, come semplicecategoria; o, meglio, separò di nuovo l'intelletto e il senso, la categoria e l'intuizione, e fece consistere l'unità, il conoscere, nell'applicazione — direi quasi esterna — della categoria all'intuizione. Così comprese la unità — il conoscere — come semplicerisultato: come risultato di questa applicazione. Ovvero, se la comprese comeprincipio, la identificò come principio colla semplice categoria, quale attivitàunificatricedel vario della intuizione dato fuori della unità stessa e non prodotto da essa. L'unità kantiana non era, dunque, ciò che esigeva il suo stesso concetto, cioèassolutamente fare(Sviluppo); maparzialmente fare, cioè ancora unfatto. Erafare, in quanto l'Io penso, la categoria, come attivitàunificatrice, movendo da sè, cioè spontaneamente,apprendevail molteplice della intuizione e lo riduceva a se stesso: se lo assimilava, lo faceva suo, cioèuno, e così era movimento da sè a sè, relazione verso se stesso. Erafatto, in quanto l'Io penso, la categoria come attività unificatrice, non era la unità sintetica originaria che produce se stessa, ma solo un elemento di questa attività, come undato, e quindi unpresupposto; e il molteplice della intuizione similmente non era il prodotto della unità originaria sintetica, ma anche undato, fuori dell'unità unificatrice, cioè dell'intelletto, e quindi anche un presupposto.
Così senso e intelletto, intuizione e concetto sono nel kantismo di nuovo separati, e accade qui quellostesso che abbiamo osservato della Unità cartesiana:pensare è essere. Pensare ed essere, appunto perchè immediatamenteuno, non erano veramenteuno; si separavano, e si avea il pensare come pensare, e il pensare come essere (il concetto e la percezione). Ma la categoria e la intuizione kantiana non sono più il concetto e la percezione, quali risultano dal principio di Cartesio; sono altro di più, appunto perchè l'unità kantiana è altro, in sè, più che la cartesiana. Quel concetto e quella percezione conservavano in sè la loro unità originaria, cioè il pensare come unitàimmediatadel pensare e dell'essere, e perciò si distinguevano dal concetto e dalla percezioneantica; erano due modi del pensare come sempliceimmediatezza. All'opposto la categoria e la intuizione kantiana, appunto perchè conservano l'unità loro originaria, manifestano, così come possono nella loro separazione, questa unità: giacchè la categoria non è puraimmediatezza, ma unità che funziona come unità, cioèunifica, e così è relazione verso se stessa; e la intuizione come tale, la pura intuizione, è anche a suo modo tale unità, cioè relazione, in quanto è tempo e spazio. Categoria e intuizione sonodue attivitàsintetiche originarie a priori, come l'unità sintetica originaria, da cui devono rampollare.
Ora questo difetto di Kant è notato e posto in chiaro da Fichte. Kant avea detto: senza ilpuroconoscere, il conoscere è impossibile, e gli elementi del puro conoscere sono la categoria o il concetto puro e la pura intuizione; questi elementiformanoogni conoscenza. Fichte, rinnovando e comprendendo meglio il concetto della Unità sintetica originaria della coscienza, dice: «Senza questa unità come produzione di se stessa non si ha il conoscere,e quindi nè meno gli elementi del conoscere. Questa unità, comeposizione di se stessa, è l'Io, la coscienza di sè, l'autocoscienza. Adunque, così la categoria come la intuizione sono impossibili senza un'autocoscienzache le produca (producendo se stessa). Ora non è possibile un'autocoscienza — un'autocoscienza produttiva — siffattamente produttiva — se non è assoluta»[108].
Così per Fichte l'Autocoscienza èassolutamente fare(Thathandlung); la Psiche kantiana è semplicecoscienza.
Ma, continua Schelling, questaassolutezzadell'autocoscienza è impossibile, se lospiritoe lanaturanon sono identici.
Questaidentità— la Ragione — conclude finalmente Hegel, non può essersaputa, se l'universale e assoluto Principio non è laRagione conscia di sè, cioè lo spirito.
Tale è il processo necessario del pensiero da Kant ad Hegel. L'Unità kantiana, — posta come semplicecoscienza, poi comeAutocoscienza, poi comeRagione, — diventa finalmenteassoluto Sapere.
B) Questo processo, sebbene non nella sua integrità, ma con una certa fretta e a salti, si ripete nella filosofia italiana: almeno il risultato, se ben si considera, è, quanto all'essenza, lo stesso.
Abbiamo visto che Galluppi è kantista suo malgrado, e sino a qual punto. Egli nega il puro conoscere, il conoscere trascendentale, la categoria e la pura intuizione, il giudizio sintetico a priori: e nondimeno ammette una certa spontaneità dello spirito,la suaunità sintetica, la quale produce per sè appunto le categorie. Pare che faccia consistere il conoscere, come notizia così dell'Io come del Non-io, come coscienza, come prima esperienza o primo sapere, in un lato solo del conoscere, nellasensibilità, senza l'intelletto; e che per lui questo sia una attività puramente analitica e combinatrice (analisi e sintesidel Galluppi: sintesi comericomposizionedi ciò che l'analisi ha separato, e non già come sintesi originaria). E pure la sua sensibilità nella duplice forma di interna ed esterna comecoscienza della sensazionee comeoggetto della sensazione, come percezione immediata delmee delfuor di me, non è altro che la forma stessa della coscienza: «l'Io si sa in quanto si distingue dal Non-io, e sa il Non-io in quanto lo distingue dall'Io ».Pura forma: puro Io, puro Non-io. Essa non è sensibilità come un lato del conoscere senza l'intelletto; ma è ilconoscerecome primo conoscere, come conoscere ocertezza sensibile, come primo o immediatogiudizio, comeprima coscienza.Coscienzaè essenzialmentegiudizio. — Il difetto di Galluppi è di confondere laconoscenza sensibilecolla semplicesensibilità; il non accorgersi che la sua sensibilità non è semplice sensibilità, macoscienza(intelletto) sensibile. In Galluppi, dunque, vi ha un equivoco.
Questo equivoco cessa in Rosmini. Galluppi è Kant non inteso bene, inteso a metà; è, dirò così, Kant visto coll'occhio di Locke. Rosmini è, generalmente, Kant inteso bene: non ilveroKant, il Kant quale si compie ne' filosofi posteriori, ma il Kant come ha inteso o franteso se stesso. Dico generalmente: perchè, come si vedrà, vi ha qualcosa in Rosmini, che è da meno di Kant, dello stesso Kant imperfetto.
La percezione immediata, — lasensibilitàdel Galluppi, — si manifesta nel Rosmini quel che veramente è, cioè non sensibilità, semplice percezione sensibile o un lato solo del conoscere, mapercezione intellettiva, cioègiudizio.
Rosmini dice come Kant, e citando Kant: Pensare, intendere, conoscere, coscienza ègiudicare; senza giudizio non si haconoscenza. Spiegare il conoscere è dunque vedere come sia possibile il giudicare.
Ora la considerazione del giudizio ci presenta questa grave difficoltà: da una parte il giudicare è impossibile senza unconcetto, un'idea generale(l'intelletto), e d'altra parte il concetto non è possibile senza il giudizio, giacchè non può essere in generale che il risultato del giudizio. Come si risolve questa difficoltà?
Non si può risolvere altrimenti che coll'ammettere un concetto, il primo concetto, che non sia il risultato di nessun giudizio, ma sia, invece, anteriore a ogni giudizio, e quindi la possibilità di ogni giudizio.
Questo concetto è l'Ente, l'idea dell'Ente, dell'Ente come semplice Ente, cioè come puramente possibile, comunissimo, indeterminato. Esso non è il risultato del giudizio, ma anteriore ad ogni giudizio, perchè ogni giudizio lo presuppone. Come anteriore ad ogni giudizio e perciò ad ogni conoscere, esso non è conoscere, non èfatto, nonesperienza, ma qualche cosa chetrascende il fatto, l'esperienza, il reale conoscere; cioè, come dice Rosmini, un'idea innata, l'unicaidea innata. Così esso è laformadell'intelletto, quel che fa Intelletto l'intelletto, lapossibilitàdell'intelletto e quindi del conoscere.
Si vede che Rosmini ammette come Kant ilpuroconoscere, il conoscere trascendentale; giacchè la suaidea dell'Ente, il suooggetto ideale, il suoconoscere intuitivocosì, senz'Io, senza coscienza, non è altro che ilpuroconoscere.
È noto, che con questaunica idea, che è tutto l'intelletto, e presupposto il senso comecompagnoindivisibile dell'intelletto, il Rosmini si fa a spiegare o a fabbricare la conoscenza.
Egli conserva la distinzione kantiana diformaemateriadel conoscere, e ammette che il conoscere reale sia l'unitàdi questi due elementi. Ma, dove Kant distingue anche unapura materiadel conoscere (tempo e spazio), laintuizione pura, e mostra che ilpuro conoscere, lapossibilità del conoscere, è — e non può non essere — l'unità delpuro concettoe dellapura intuizione, della pura forma e della pura materia; il Rosmini, invece, fa consistere il puro conoscere unicamente nella suaunica forma intellettiva, nella pura idea dell'Ente, negando ogni intuizione pura, ogniformanel senso. Così egli annulla — o almeno pare così a prima vista — quellaunitàdel conoscere, che èunità sintetica originaria, e la riduce a una sempliceunità analitica, a un semplice elemento del conoscere. E dove Kant, concependo l'unità del conoscere come unità sintetica originaria, considera i concetti o le categorie comediverse funzionidi questa Unità (e per essereconseguente, dovrebbe considerare comeprodottidi questa stessa Unità così le categorie come anche le forme della pura intuizione: Fichte); il Rosmini, invece, ammettendo solo quella unica prima categoria dell'Ente, vuotando (almeno così pare) l'Unità sintetica originaria kantiana e riducendola a un quasinulla, trasporta nelsensotutta la ricchezza dello intelletto, tutte le categorie, e fa derivare questa ricchezza dalla combinazione di quella unica idea colla materia del senso stesso. Kant avrebbe dovuto derivare le categorie, e in generale laformadel conoscere, il puro conoscere, dalla unità sintetica originaria (dall'autocoscienza: Fichte); e invecefalsaquella unità, la pone come unità analitica, comeIo penso, e nel tempo stesso presuppone come sue funzioni, come suoi strumenti, le categorie. Rosmini comprende, come Fichte, la necessità di dedurre le categorie dalla Unità intellettiva; ma poi intende questo problema alla maniera di Locke, ricade nell'empirismo anteriore a Kant, piglia da una parte la sua vuota unità, l'intelletto, e dall'altra il senso; porta in giro quella — la sua unica forma — e l'applica a tutta la materia, a tutta la ricchezza che ha trasportato nell'affezione sensibile; e questa applicazione chiamaorigine delle idee, cioè delle categorie e delle stesse forme dell'intuizione. Non si avvede, che così facendo egli non deriva le categorie nè dalla suaunità vuota, nè dallamateriadel senso, ma le trova in questa mediante quella, perchè ce le ha già presupposte.
Così il psicologismo del Rosmini, che è trascendentale in quanto ammette il puro conoscere come Ente possibile, come puro essere, torna ad essere psicologismo volgare, in quanto tutta la ricchezza del puro conoscere, tutte le categorie sono trasportate nel senso. Esso sarebbe psicologismo assolutamente e pienamente trascendentale, se avesse saputo derivare da quella idea del puro essere tutte le categorie. Ma Rosmini stesso dice, come ho già osservato in un mio scritto[109], e come si vedrà più chiaroin un altro mio lavoro[110], che questa derivazione, possibile in sè, è impossibile rispetto a noi, intelligenze finite.
Quella applicazione dell'idea dell'Ente alla materia del senso è in generale ilgiudizio sintetico a priorirosminiano. Questo giudizio è l'unità del concetto originario, puro, e della intuizione sensibile. Il Rosmini critica Kant di aver fatto consistere un tal giudizio nella unità di due concetti: e non si avvede che egli dice quello stesso che dice Kant, cioè unità di concetto e intuizione, e che Kant avea detto molto tempo prima di lui.
Così Rosmini è kantista. Egli si crede più kantista di Kant, il vero Kant, perchè ha dinanzi agli occhi unfalsoKant. Paragonando se stesso con questo sconcio simulacro, ha ragione di credersi la persona viva, Kant in persona.
E il Rosmini è Kant non solo ne' pregi, ma anche ne' difetti; ed ha più difetti di Kant.
Infatti quell'applicazione del concetto puro all'intuizione è nel Rosmini, come in Kant, una faccenda tuttameccanica: qua il senso o l'intuizione, là l'intelletto o la categoria: adatta questa a quella, ed ecco ilgiudizio sintetico a priori. Ora come va questa applicazione? Questo è il difficile. In Kant, se non altro, il concetto puro si applica alla intuizione, in quanto già predetermina la intuizione come pura intuizione. Nel Rosmini, all'opposto, tolta di mezzo la pura intuizione, ogni applicazione è impossibile: tra il concetto puro, e la intuizione sensibile manca, come si suol dire, il ponte di passo[111].
Questoponte, il vero ponte, è la stessaunità sintetica originaria. Intesa bene, essa non è semplicepassaredall'intelletto al senso, senso ed intelletto essendo già dati. Ma è l'Unità che pone gli opposti, e ponendo gli opposti gli unifica e così pone se stessa. È l'Uno che si dualizza, e dualizzandosi si unizza.
Kant chiama quelpassare, quella predeterminazione del senso mediante l'intelletto,immaginazione trascendentale. Nel Rosmini vi è anche qualcosa di simile. «Nel nostrofondamental sentimentoesistono tutte queste potenze avanti la loro espressione, cioè la sensitività e l'intelletto. Questo sentimentointimoe perfettamenteunounisce la sensitività e l'intelletto. Egli ha altresì un'attività, quasi direi unavista spirituale, colla quale ne vede ilrapporto; questa attività è ciò che costituisce lasintesi primitiva. Se noi consideriamo più generalmente questa attività nascente dallaunità intima del sentimento fondamentale, in quanto cioè l'Io è atto a vedere i rapporti in generale, ella è laragione. E se la riguardiamo sotto il rispetto della unione che ella fa d'un predicato con un soggetto, ella prende il nome difacoltà di giudicare. Lasintesi primitivaè quel giudizio col quale la ragione acquista lapercezione intellettiva»[112].
La possibilità dell'applicazione dell'intelletto al senso è, dunque, questaunità sintetica originaria, fondamentale. Questa è la stessa unità sintetica originaria kantiana. Ma, come Kant non fa vero conto della sua unità e riduce il conoscere a unasemplice applicazione estrinseca d'una cosa a un'altra, così fa Rosmini della sua.
Insomma, così in Kant come nel Rosmini ci è il concetto dellaUnità dello spirito(Unità sintetica originaria, Sviluppo); ma questo concetto è ancoraoscuro, incompreso.
La chiarezza del concetto di Kant è la filosofia alemanna posteriore a Kant; è una genesi chiara, graduale, conseguente.
La chiarezza, in Italia, del concetto rosminiano è, dirò così, un'apparizione subitanea, unaesplosione. E perciò non è vera chiarezza.
Kant avea ridotto ilpuroconoscere all'Io penso, alla Unità come semplice unità analitica. Quindi il conoscere o il giudizio volea dire: sempliceunionedi due opposti, e non già unità che sigiudica, cioè si pone come due opposti, si dualizza.
Rosmini riduce il puro conoscere, il conoscereintuitivo, la possibilità del conoscere, al puro concetto dell'Ente, all'Ente possibile, immobile, morto, indeterminato. E il conoscere è ancheunionedi due opposti già dati, e non la unità chesi giudicada sè.
Gioberti dice: il puro conoscere, la possibilità del conoscere, il conoscere intuitivo, originario, l'intuitoinsomma, non è la pura categoria, il puro Ente possibile, indeterminato, la idea vuota, ilminimumdell'idea; ma è la totalità perfetta ed unica di tutte quante le categorie, l'Ente reale e determinatissimo, l'idea nella sua assoluta pienezza, ilmaximumdell'Idea, cioè l'Idea come atto creativo.
Gioberti compie Rosmini, come Fichte, Schelling ed Hegel compiono Kant. L'oscurità di Gioberti, la meraviglia e lo stupore che destò la sua apparizione nel mondo del nostro pensiero, nasce da questo:che egli è tutto insieme, — e perciò un po' confusamente, senza il processo graduale necessario, e, se devo dire quel che sento, con un po'di abborracciatura, — Fichte, Schelling ed Hegel. Quando egli dicementalità, cioècoscienza di sè, egli è Fichte. Quando diceideaoragione, egli è Schelling. Quando dice:idea o ragione conscia di se stessacome principio assoluto universale, egli è Hegel.
Gioberti rappresenta dunque la veraUnità dello spirito, il vero concetto dello Sviluppo, la vera ed assoluta Psiche: una attività che come due attività èunaattività, un Ciclo che come due cicli è un unico ciclo. Tale è il vero ed assoluto Spirito: il Creatore.
Così, e solo così, il psicologismo di Gioberti è psicologismo assolutamente trascendentale, cioè il vero ontologismo[113], e, direi io, il vero spiritualismo.
La spiegazione della Psiche è la Psiche assoluta.