Chapter 19

[326]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.[327]Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.[328]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genovaallocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum.[329]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.[330]Ibid., §. 11.[331]Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.[332]Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:Tra Lerici e Turbia, la più deserta,La più romita via è una scala, ec.Purgat., c. 3.Ecco l’Elenco dei diplomi:Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati,Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio)come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo dipotenzaopazienza, fog. 365.Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchènullus alius nisi nos ibi posse habeat, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.Lo stesso dì.Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.[333]Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.[334]Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.[335]Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.[336]Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.[337]Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.[338]Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla direversione proxima in spiritu sinceritatis, degli uomini di Naso.[339]Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.[340]Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.[341]Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.[342]Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.[343]Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.[344]Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.[345]Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.[346]Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.[347]Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.[348]Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.[349]Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.[350]Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.[351]Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.[352]Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.[353]Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.[354]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.[355]Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate,quasi evo prestantiortra gli altri capitani, e cel mostraconcutiens caput jam vergens ad senium. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.[356]Semiviri, Speciale.[357]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che:dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc.[358]Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani,tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis).[359]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.[360]Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.[361]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.[362]Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.[363]Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.[364]Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.[365]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.[366]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.[367]Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.[368]Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.[369]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.[370]Seguo nello Speciale piuttosto la lezioneFrumentinum, cheFurnuntinum; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.[371]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.[372]Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.[373]Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.[374]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.Montaner, cap. 196.[375]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.[376]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.[377]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.[378]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.[379]Montaner, cap. 193.[380]Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.[381]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.[382]Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.[383]Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.[384]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.Montaner, loc. cit.Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.[385]Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.[386]Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.[387]Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.[388]Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.[389]Docum. XXXVII.[390]Docum. XLI.[391]Docum. XLII.[392]Docum. XXXIX e XL.[393]Docum. XXXVIII e XLIII.[394]Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.[395]Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.[396]Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.[397]Montaner, cap. 197.[398]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.Anonymi chron. sic., cap. 70.[399]Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.[400]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Montaner, cap. 197 e 198.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.[401]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.[402]Veggasi la nota 2, pag. 223–24.[403]Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.[404]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.[405]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.Montaner, cap. 198.Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.[406]Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.[407]Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia:Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.[408]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.[409]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.[410]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.[411]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.Montaner, cap. 198.Anon. chron. sic., cap 70.[412]Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.[413]Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.[414]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliereFelicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.[415]Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.[416]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.[417]Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,[418]Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.[419]Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,............Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Purg., c. 3.E qui Benvenuto da Imola notava:Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:Che non si puote dir dell’altre rede;Iacomo, e Federigo hanno i reami:Del retaggio miglior nessun possiede.Purg., c. 7.Vedrassi l’avarizia e la viltateDi quel, che guarda l’isola del fuoco,Dove Anchise finì la lunga etate:E a dare ad intender quanto è poco,La sua scrittura fien lettere mozze,Che noteranno molto in parvo loco.Parad., c. 19.E quel che vedi nell’arco declivo,Guiglielmo fu, cui quella terra plora,Che piange Carlo e Federigo vivo:Parad., c. 20.Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.[420]In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.[421]Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.[422]Lib. 8, cap. 112.[423]Deletu per delectu. Sine deletu personarum,senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.[424]Morula per Mora.[425]Emendis,espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.[426]Piuttostofulguribus,che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.[427]Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa.[428]Ortabaturda ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogodi obstare, Du Cange, Gloss.Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata daortus.[429]Propongo la variantesopit at nuda Cathana,che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell’aura incendiisembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena.[430]Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere ilPape videtur libet et gemere,dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»[431]in senso di schiacciati, calpestati; dairrumpere,violare, infrangere.[432]Questa vocecorvulonon so che sia. Par che derivi dacorvus,e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variantecorculo. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina.[433]Il verbodomentarepar d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente dadomatetto, Du Cange, Gloss.[434]A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituiremigrandumche non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso.[435]Polis, urbs; Du Cange, Gloss.[436]Senza dubbioexuteratione.L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo.[437]Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo.[438]Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla.[439]Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci,Du Cange, Gloss.Si potrebbe leggere anchepaleum o palmumquesta parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms.

[326]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.[327]Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.[328]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genovaallocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum.[329]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.[330]Ibid., §. 11.[331]Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.[332]Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:Tra Lerici e Turbia, la più deserta,La più romita via è una scala, ec.Purgat., c. 3.Ecco l’Elenco dei diplomi:Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati,Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio)come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo dipotenzaopazienza, fog. 365.Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchènullus alius nisi nos ibi posse habeat, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.Lo stesso dì.Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.[333]Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.[334]Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.[335]Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.[336]Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.[337]Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.[338]Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla direversione proxima in spiritu sinceritatis, degli uomini di Naso.[339]Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.[340]Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.[341]Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.[342]Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.[343]Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.[344]Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.[345]Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.[346]Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.[347]Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.[348]Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.[349]Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.[350]Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.[351]Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.[352]Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.[353]Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.[354]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.[355]Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate,quasi evo prestantiortra gli altri capitani, e cel mostraconcutiens caput jam vergens ad senium. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.[356]Semiviri, Speciale.[357]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che:dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc.[358]Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani,tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis).[359]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.[360]Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.[361]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.[362]Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.[363]Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.[364]Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.[365]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.[366]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.[367]Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.[368]Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.[369]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.[370]Seguo nello Speciale piuttosto la lezioneFrumentinum, cheFurnuntinum; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.[371]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.[372]Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.[373]Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.[374]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.Montaner, cap. 196.[375]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.[376]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.[377]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.[378]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.[379]Montaner, cap. 193.[380]Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.[381]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.[382]Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.[383]Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.[384]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.Montaner, loc. cit.Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.[385]Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.[386]Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.[387]Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.[388]Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.[389]Docum. XXXVII.[390]Docum. XLI.[391]Docum. XLII.[392]Docum. XXXIX e XL.[393]Docum. XXXVIII e XLIII.[394]Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.[395]Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.[396]Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.[397]Montaner, cap. 197.[398]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.Anonymi chron. sic., cap. 70.[399]Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.[400]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Montaner, cap. 197 e 198.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.[401]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.[402]Veggasi la nota 2, pag. 223–24.[403]Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.[404]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.[405]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.Montaner, cap. 198.Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.[406]Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.[407]Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia:Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.[408]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.[409]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.[410]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.[411]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.Montaner, cap. 198.Anon. chron. sic., cap 70.[412]Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.[413]Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.[414]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliereFelicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.[415]Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.[416]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.[417]Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,[418]Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.[419]Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,............Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Purg., c. 3.E qui Benvenuto da Imola notava:Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:Che non si puote dir dell’altre rede;Iacomo, e Federigo hanno i reami:Del retaggio miglior nessun possiede.Purg., c. 7.Vedrassi l’avarizia e la viltateDi quel, che guarda l’isola del fuoco,Dove Anchise finì la lunga etate:E a dare ad intender quanto è poco,La sua scrittura fien lettere mozze,Che noteranno molto in parvo loco.Parad., c. 19.E quel che vedi nell’arco declivo,Guiglielmo fu, cui quella terra plora,Che piange Carlo e Federigo vivo:Parad., c. 20.Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.[420]In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.[421]Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.[422]Lib. 8, cap. 112.[423]Deletu per delectu. Sine deletu personarum,senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.[424]Morula per Mora.[425]Emendis,espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.[426]Piuttostofulguribus,che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.[427]Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa.[428]Ortabaturda ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogodi obstare, Du Cange, Gloss.Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata daortus.[429]Propongo la variantesopit at nuda Cathana,che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell’aura incendiisembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena.[430]Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere ilPape videtur libet et gemere,dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»[431]in senso di schiacciati, calpestati; dairrumpere,violare, infrangere.[432]Questa vocecorvulonon so che sia. Par che derivi dacorvus,e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variantecorculo. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina.[433]Il verbodomentarepar d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente dadomatetto, Du Cange, Gloss.[434]A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituiremigrandumche non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso.[435]Polis, urbs; Du Cange, Gloss.[436]Senza dubbioexuteratione.L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo.[437]Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo.[438]Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla.[439]Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci,Du Cange, Gloss.Si potrebbe leggere anchepaleum o palmumquesta parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms.

[326]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.[327]Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.[328]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genovaallocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum.[329]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.[330]Ibid., §. 11.[331]Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.[332]Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:Tra Lerici e Turbia, la più deserta,La più romita via è una scala, ec.Purgat., c. 3.Ecco l’Elenco dei diplomi:Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati,Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio)come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo dipotenzaopazienza, fog. 365.Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchènullus alius nisi nos ibi posse habeat, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.Lo stesso dì.Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.[333]Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.[334]Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.[335]Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.[336]Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.[337]Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.[338]Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla direversione proxima in spiritu sinceritatis, degli uomini di Naso.[339]Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.[340]Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.[341]Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.[342]Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.[343]Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.[344]Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.[345]Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.[346]Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.[347]Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.[348]Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.[349]Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.[350]Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.[351]Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.[352]Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.[353]Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.[354]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.[355]Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate,quasi evo prestantiortra gli altri capitani, e cel mostraconcutiens caput jam vergens ad senium. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.[356]Semiviri, Speciale.[357]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che:dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc.[358]Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani,tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis).[359]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.[360]Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.[361]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.[362]Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.[363]Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.[364]Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.[365]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.[366]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.[367]Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.[368]Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.[369]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.[370]Seguo nello Speciale piuttosto la lezioneFrumentinum, cheFurnuntinum; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.[371]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.[372]Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.[373]Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.[374]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.Montaner, cap. 196.[375]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.[376]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.[377]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.[378]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.[379]Montaner, cap. 193.[380]Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.[381]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.[382]Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.[383]Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.[384]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.Montaner, loc. cit.Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.[385]Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.[386]Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.[387]Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.[388]Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.[389]Docum. XXXVII.[390]Docum. XLI.[391]Docum. XLII.[392]Docum. XXXIX e XL.[393]Docum. XXXVIII e XLIII.[394]Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.[395]Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.[396]Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.[397]Montaner, cap. 197.[398]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.Anonymi chron. sic., cap. 70.[399]Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.[400]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Montaner, cap. 197 e 198.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.[401]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.[402]Veggasi la nota 2, pag. 223–24.[403]Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.[404]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.[405]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.Anonymi chron. sic., cap. 70.Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.Montaner, cap. 198.Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.[406]Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.[407]Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia:Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.[408]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.[409]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.[410]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.[411]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.Montaner, cap. 198.Anon. chron. sic., cap 70.[412]Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.[413]Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.[414]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliereFelicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.[415]Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.[416]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.[417]Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,[418]Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.[419]Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,............Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.Purg., c. 3.E qui Benvenuto da Imola notava:Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:Che non si puote dir dell’altre rede;Iacomo, e Federigo hanno i reami:Del retaggio miglior nessun possiede.Purg., c. 7.Vedrassi l’avarizia e la viltateDi quel, che guarda l’isola del fuoco,Dove Anchise finì la lunga etate:E a dare ad intender quanto è poco,La sua scrittura fien lettere mozze,Che noteranno molto in parvo loco.Parad., c. 19.E quel che vedi nell’arco declivo,Guiglielmo fu, cui quella terra plora,Che piange Carlo e Federigo vivo:Parad., c. 20.Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.[420]In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.[421]Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.[422]Lib. 8, cap. 112.[423]Deletu per delectu. Sine deletu personarum,senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.[424]Morula per Mora.[425]Emendis,espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.[426]Piuttostofulguribus,che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.[427]Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa.[428]Ortabaturda ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogodi obstare, Du Cange, Gloss.Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata daortus.[429]Propongo la variantesopit at nuda Cathana,che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell’aura incendiisembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena.[430]Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere ilPape videtur libet et gemere,dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»[431]in senso di schiacciati, calpestati; dairrumpere,violare, infrangere.[432]Questa vocecorvulonon so che sia. Par che derivi dacorvus,e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variantecorculo. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina.[433]Il verbodomentarepar d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente dadomatetto, Du Cange, Gloss.[434]A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituiremigrandumche non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso.[435]Polis, urbs; Du Cange, Gloss.[436]Senza dubbioexuteratione.L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo.[437]Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo.[438]Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla.[439]Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci,Du Cange, Gloss.Si potrebbe leggere anchepaleum o palmumquesta parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms.

[326]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.

Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.

[327]Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.

Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.

[328]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.

Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genovaallocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum.

[329]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.

[330]Ibid., §. 11.

[331]Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.

[332]Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:

Tra Lerici e Turbia, la più deserta,La più romita via è una scala, ec.

Purgat., c. 3.

Ecco l’Elenco dei diplomi:

Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.

Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.

Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.

A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.

Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.

A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.

A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati,Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.

A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.

A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.

Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.

Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.

A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.

A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.

Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.

A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio)come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.

Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.

Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.

Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.

A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.

A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.

Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo dipotenzaopazienza, fog. 365.

Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.

Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.

A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchènullus alius nisi nos ibi posse habeat, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.

A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.

A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.

A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.

Lo stesso dì.Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.

A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.

Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.

[333]Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.

[334]Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.

[335]Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.

Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.

[336]Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.

È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.

[337]Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.

[338]Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla direversione proxima in spiritu sinceritatis, degli uomini di Naso.

[339]Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.

[340]Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.

[341]Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.

[342]Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.

[343]Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.

[344]Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.

[345]Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.

[346]Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.

[347]Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.

Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.

Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.

[348]Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.

[349]Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.

[350]Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.

[351]Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.

[352]Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.

[353]Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.

Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.

[354]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.

[355]Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate,quasi evo prestantiortra gli altri capitani, e cel mostraconcutiens caput jam vergens ad senium. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.

[356]Semiviri, Speciale.

[357]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.

Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che:dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc.

[358]Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani,tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis).

[359]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.

[360]Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.

[361]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.

[362]Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.

[363]Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.

[364]Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.

[365]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.

[366]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.

[367]Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.

Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.

Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.

[368]Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.

Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.

Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.

Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.

[369]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.

Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.

[370]Seguo nello Speciale piuttosto la lezioneFrumentinum, cheFurnuntinum; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.

[371]Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.

Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.

[372]Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.

[373]Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.

[374]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.

Montaner, cap. 196.

[375]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.

Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.

[376]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.

[377]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.

[378]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.

[379]Montaner, cap. 193.

[380]Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.

[381]Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.

[382]Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.

[383]Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.

[384]Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.

Montaner, loc. cit.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.

Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.

Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.

Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.

[385]Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.

[386]Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.

[387]Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.

[388]Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.

[389]Docum. XXXVII.

[390]Docum. XLI.

[391]Docum. XLII.

[392]Docum. XXXIX e XL.

[393]Docum. XXXVIII e XLIII.

[394]Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:

Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.

Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.

Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.

Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.

[395]Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.

[396]Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.

[397]Montaner, cap. 197.

[398]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

[399]Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.

[400]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Montaner, cap. 197 e 198.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.

Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.

[401]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.

[402]Veggasi la nota 2, pag. 223–24.

[403]Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.

[404]Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.

[405]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.

Anonymi chron. sic., cap. 70.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.

Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.

Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.

Montaner, cap. 198.

Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.

Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:

«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.

«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.

«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.

«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.

«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.

«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.

«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»

Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:

«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.

«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.

«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.

«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.

«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»

I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.

E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:

Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.

Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.

[406]Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.

[407]Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia:Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.

[408]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.

Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.

[409]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.

[410]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.

[411]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.

Montaner, cap. 198.

Anon. chron. sic., cap 70.

[412]Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.

[413]Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.

[414]Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.

Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.

Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliereFelicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.

[415]Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.

[416]Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.

Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.

[417]Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,

[418]Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.

[419]Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:

Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,............

Vadi a mia bella figlia, genitriceDell’onor di Cicilia, e d’Aragona.

Purg., c. 3.

E qui Benvenuto da Imola notava:Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:

Che non si puote dir dell’altre rede;Iacomo, e Federigo hanno i reami:Del retaggio miglior nessun possiede.

Purg., c. 7.

Vedrassi l’avarizia e la viltateDi quel, che guarda l’isola del fuoco,Dove Anchise finì la lunga etate:

E a dare ad intender quanto è poco,La sua scrittura fien lettere mozze,Che noteranno molto in parvo loco.

Parad., c. 19.

E quel che vedi nell’arco declivo,Guiglielmo fu, cui quella terra plora,Che piange Carlo e Federigo vivo:

Parad., c. 20.

Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.

De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.

E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.

[420]In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.

[421]Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.

[422]Lib. 8, cap. 112.

[423]Deletu per delectu. Sine deletu personarum,senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.

[424]Morula per Mora.

[425]Emendis,espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.

[426]Piuttostofulguribus,che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.

[427]Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa.

[428]Ortabaturda ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogodi obstare, Du Cange, Gloss.Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata daortus.

[429]Propongo la variantesopit at nuda Cathana,che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell’aura incendiisembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena.

[430]Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere ilPape videtur libet et gemere,dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»

[431]in senso di schiacciati, calpestati; dairrumpere,violare, infrangere.

[432]Questa vocecorvulonon so che sia. Par che derivi dacorvus,e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variantecorculo. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina.

[433]Il verbodomentarepar d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente dadomatetto, Du Cange, Gloss.

[434]A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituiremigrandumche non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso.

[435]Polis, urbs; Du Cange, Gloss.

[436]Senza dubbioexuteratione.L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo.

[437]Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo.

[438]Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla.

[439]Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci,Du Cange, Gloss.Si potrebbe leggere anchepaleum o palmumquesta parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms.


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