ATTO PRIMO.

ATTO PRIMO.

Festa popolare per celebrare l’anniversario della Costituzione norvegese del 17 maggio. Un parco. Musica e danze nel fondo. Lampioncini multicolori sono appesi ai rami degli alberi. Verso il centro, un po’ indietro, un palco per gli oratori. A destra l’ingresso a una grande tenda. Davanti alla tenda una trattoria con una tavola e delle sedie. Dalla parte opposta, molto sul davanti, un’altra tavola, coperta di fiori, circondata da poltrone.

Festa popolare per celebrare l’anniversario della Costituzione norvegese del 17 maggio. Un parco. Musica e danze nel fondo. Lampioncini multicolori sono appesi ai rami degli alberi. Verso il centro, un po’ indietro, un palco per gli oratori. A destra l’ingresso a una grande tenda. Davanti alla tenda una trattoria con una tavola e delle sedie. Dalla parte opposta, molto sul davanti, un’altra tavola, coperta di fiori, circondata da poltrone.

(Lundestad porta all’occhiello le insegne del Comitato. È in piedi sul palco. Ringdal che porta le medesime insegne sta presso la tavola di sinistra).

Lund.Ed ora, miei compagni, un evviva alla nostra libertà! Noi l’abbiamo ereditata dai nostri padri; noi la trasmetteremo ai nostri figli. Evviva l’anniversario della nostra Costituzione! Evviva il 17 maggio!

La folla.Evviva, evviva, evviva!

Ringd.(mentre Lundestad scende dal palco). Evviva anche il nostro vecchio Lundestad!

Alcune voci.St! Zitto!

Molte voci.Viva Lundestad! viva il vecchio Lundestad! evviva, evviva!... (La folla si disperde).

Monsen.In verità, che questa volta egli vuol morire!

Aslask.Ancora ha parlato dei nostri interessi locali, ah, ah!

Monsen.È il discorso che ci regala tutti gli anni. Venite di qui.

Stensg.No, non di là, signor Monsen, potremmo perdere di vista vostra figlia.

Monsen.Oh, Anna saprà ben ritrovarci!

Bast.E poi non è necessario: essa è accompagnata dallo studente Helle.

Stensg.Helle?

Monsen.Sì, Helle. (Lo urta amichevolmente nel gomito) Ma intanto con voi ci sono io, andiamo, venite: qui discorreremo assai meglio (Prende posto alla tavola di sinistra).

Ringd.Scusate, signor Monsen, la tavola è riservata.

Stensg.Riservata? E per chi?

Ringd.Per Sua Eccellenza il ciambellano e per la sua famiglia.

Stensg.Che importa? Essi non sono qui, ora.

Ringd.Noi li aspettiamo da un momento all’altro.

Stensg.Va benissimo: ebbene, le «Loro Eccellenze» prenderanno posto da un’altra parte. (Prende una poltrona).

Lund.(mettendo una mano sulla poltrona). Ma scusate, non avete capito che questa tavola è riservata?

Monsen(si alza). Venite, signor Stensgard, dei buoni posti ce ne sono anche laggiù. Cameriere! neancheun cameriere c’è! Il Comitato della festa avrebbe dovuto pensarci. Allora, Aslaksen, abbiate pazienza: andate voi a prendere quattro bottiglie dichampagne: chiedete del più caro e dite che è Monsen che paga. (Aslaksen entra sotto la tenda).

Lund.(si avvicina e si rivolge a Stensgard). Spero che non ve ne avrete a male....

Monsen.Ma che! niente affatto!

Lund.(sempre a Stensgard). Non sono io personalmente che ha disposto così; è il Comitato della festa....

Monsen.Naturalmente: il Comitato ha dato i suoi ordini: noi dobbiamo ubbidire.

Lund.(sempre a Stensgard). Qui ci troviamo in casa del signor ciambellano; egli ha messo a nostra disposizione parco e giardino: era doveroso quindi....

Stensg.Ma noi stiamo benissimo qui, signor Lundestad, purchè ci lascino tranquilli: parlo della folla.... si capisce!

Lund.(amichevolmente). Sì, sì, infine tutto va bene. (Si allontana verso il fondo).

Aslak.Il vino lo portano subito.

Monsen.Una tavola riservata, e della quale il Comitato s’incarica con speciale cura.... Eh, per un anniversario di libertà non c’è male! Come cammina il mondo, ora!

Stensg.E voialtri brava gente perchè lo sopportate?

Monsen.Che volete?... È la forza d’abitudine.

Aslak.Voi siete qui da poco, signor avvocato. Se conosceste un po’ meglio lo nostre condizioni locali!

Cameriere(porta lo champagne). Eccovi serviti, signori. È a vostre spese non è vero, signor Monsen?

Monsen.Ma sicuramente, non aver paura. (Il cameriere esce. Monsen brinda con Stensgard) Siate il benvenuto fra noi, signor avvocato! Posso propriodire che è un onore pel nostro paese che voi siate venuto a stabilirvi qui. Abbiamo sempre inteso parlare di voi dai giornali; e dei discorsi che tenevate alle società letterarie, musicali ed altre: sappiamo che avete un gran talento e che l’interesse pubblico vi sta a cuore assai. Vi sia concesso dunque di prender larga e coraggiosa parte nella.... uhm.... uhm....

Aslak.Ai nostri affari locali.

Monsen.Sì, ai nostri affari locali. Alla vostra salute! (Bevono).

Stensg.Grazie.... Per ciò che riguarda il coraggio e la buona volontà, non dubitate, signori!

Monsen.Bravo! Un bicchiere ancora per la buona promessa!

Stensg.Grazie.... ho terminato adesso....

Monsen.Andiamo dunque: un altro bicchiere non fa male (toccano i bicchieri e bevono). E a proposito; giacchè siamo sull’argomento, bisogna che vi prevenga di una cosa; qui il vero padrone, non è il ciambellano, come parrebbe, ma è il vecchio Lundestad che, senza averne l’aria, tiene, come si dice, il filo dei burattini!

Stensg.Me l’avevano detto: ma non capisco in che modo un liberale come lui....

Monsen.Lundestad? E voi credete che Anders Lundestad sia un liberale? Sì, ai tempi della sua gioventù, egli si è dato un po’ di verniciatura di liberalismo.... sapete: quel tanto che abbisogna per percorrere la propria strada!

Stensg.Ecco uno stato di cose che non può durare.

Aslak.Ah, sì per Bacco! Sarebbe ora di mettere un limite a tutto ciò!

Stensg.Eh, sicuro ci vorrebbe....

Aslak.Ci vuole il vostro intervento, signor avvocato: voi siete l’uomo adatto a ciò. La lingua l’avetesciolta, non è vero? scrivere sapete, e bene. Il mio giornale è, come sempre, a vostra disposizione.

Stensg.Sentite, signor Monsen: se gli elettori fissassero su di voi la loro scelta rinuncereste ad occuparvi dei vostri interessi privati?

Monsen.I miei interessi privati ne soffrirebbero certamente: ma se il bene pubblico lo esigesse, metterei da parte ogni considerazione personale.

Stensg.Bravissimo, signor Monsen.... Io già mi sono accorto che voi avete un partito.

Monsen.Oh sì, mi lusingo che la maggioranza della nuova generazione, di questa vigorosa gioventù....

Aslak.St! Mi pare che stiano spiandoci....

Hejre(miope, guarda da una parte e dall’altra e si avvicina al gruppo). È permesso di occupare questo posto libero? mi siederei volontieri.

Monsen.Veramente di banchi solidi non ne mancano.... ma se volete accomodarvi alla nostra tavola....

Hejre.Alla vostra tavola? Con molto piacere. (Siede) Vediamo un po’.... èchampagnequesto?

Monsen.Sì; ne gradireste un bicchiere con noi?

Hejre.No, grazie davvero:champagnedella signora Rundholmen! Però.... però.... un bicchierino alla salute di lor signori, bisognerebbe pur berlo! Se avessi un bicchiere peraltro!

Monsen.Bastiano, va a cercarne uno.

Bast.Aslaksen, cercate voi questo bicchiere. (Aslaksen entra sotto la tenda. Alcuni secondi di silenzio).

Hejre.Ma forse io vi disturbo, signori. Ho interrotto qualche discorso.... Ma prego, non prendetevi soggezionedi me.... Grazie, Aslaksen. (Saluta Stensgard) Oh, un forestiero? siete da poco nel paese? forse l’avvocato Stensgard?

Monsen.Precisamente. (Presenta) L’avvocato Stensgard; il signor Daniele Hejre....

Bast.Capitalista....

Hejre.D’or in avanti, per esprimersi con esattezza. Pel momento dei miei capitali mi sono liberato, e con che sollievo.... e senza aver fatto bancarotta.

Monsen.Bevete, bevete fintanto che spuma.

Hejre.Sì, sì.... lasciamo andare queste corbellerie.... basta! Speriamo che sia una calamità passeggera. Ora che i miei processi sono finiti, ho per le mani un alto personaggio che.... Alla sua salute! Come? non volete bere alla sua salute?

Stensg.Ma scusate: si potrebbe almeno sapere chi è questo gran personaggio?

Hejre.Ah, ah! e non lo indovinate? Non crederete certo ch’io parli di Monsen!... Di lui non si potrebbe dire certamente che sia un gran personaggio! È del ciambellano Bratsberg che si tratta, mio caro amico!

Stensg.Oh, oh! in affari egli è sicuramente un uomo d’onore....

Hejre.Vi pare, eh giovanotto? Sentite. (Si avvicina) Qualche anno fa io valevo tant’oro quanto peso: mio padre m’aveva lasciato una grande sostanza. Avrete inteso certamente parlare di mio padre il vecchio signor Hejre: lo chiamavano il «milionario». Era armatore, e aveva guadagnato delle somme enormi all’epoca del libero commercio. Nella sua casa c’era un lusso strepitoso.... aveva persino fatto dorare le porte e le finestre!

Aslak.E le cappe dei camini, non è vero?

Hejre.Che, che! Questa è una storiella che inventarono i giornali, a quell’epoca. Ma egli spendevail suo denaro come meglio gli piaceva; ed io ho fatto altrettanto.... Un viaggio a Londra, costosissimo.... Non avete inteso parlare del mio viaggio a Londra? Avevo portato con me un vero seguito.... ma, davvero, non ne sapevate niente?... E quanto denaro ho pure speso per l’incremento delle arti e delle scienze! E quante giovani intelligenze sono sbocciate per merito mio!

Aslak.(alzandosi). Domando scusa, signori.

Monsen.Come? volete lasciarci?

Aslak.Sì, ho bisogno di fare un po’ di moto. (Si allontana).

Hejre.Eccone uno, per esempio, di questo numero; e me ne ricompensa come gli altri. Lo sapete voi che egli ha studiato a mie spese per un anno intero?

Stensg.Ah, così? Aslaksen ha studiato tanto?

Hejre.Sì, come il giovane Monsen.... ma non è mai giunto a capo di nulla, così che dopo un anno ha dovuto smettere gli studii: io avevo già notato la sua malaugurata passione pei liquori....

Monsen.Ma scusate, non è questo certo che volevate raccontare al signor Stensgard a proposito del ciambellano Bratsberg.

Hejre.Già, è vero. Oh è una storia lunga. All’epoca in cui la fortuna di mio padre era all’apogeo, gli affari del vecchio ciambellano andavano di male in peggio.... Si tratta del padre dell’attuale ciambellano, ciambellano anche lui.

Bast.Naturalmente.... qui tutto è ereditario.

Hejre.Tutto!... Fatto sta che il ribasso dell’argento, le idee grandiose del vecchio, le imprudenze che commise nel 1816, lo obbligarono a vendere una parte delle sue terre.

Stensg.E vostro padre le comperò?

Hejre.Le comperò e le pagò. Quando poi divenni ioil possessore di questi beni, cercai con ogni mezzo di farli prosperare.

Bast.Naturalmente....

Hejre.Sicuro: feci eseguire molti lavori, tagliare i boschi, restaurare vecchi fabbricati, ecc., ecc. Passa qualche anno, arriva l’attuale ciambellano e distrugge il contratto.

Stensg.Per Bacco! E voi non siete stato capace d’impedirlo?

Hejre.Eh, non fu possibile! Egli si valse di certe piccole formalità che nel contratto erano state realmente omesse.... d’altra parte io mi trovavo in serii imbarazzi finanziarii, allora passeggeri, ma che, poco a poco, divennero cronici. E come si fa, Dio mio, al giorno d’oggi quando non si hanno capitali?...

Monsen.Anche questo è vero.... fino a un certo punto però; anche possedendo dei capitali, non si va molto lontani, l’ho esperimentato, ed i miei, poveretti, lo provano adesso.

Bast.Oh se potessi tenere certa gente nelle unghie!

Stensg.I vostri figli dite voi?

Monsen.Sicuro; guardate Bastiano: non ha egli ricevuto una buona educazione?

Hejre.Anzi triplice educazione, se vi piace. Prima studente; poi, di punto in bianco, pittore; infine, e più rapidamente ancora, eccolo ingegnere civile.

Bast.E me ne vanto, perdio!

Monsen.Sicuro egli è ingegnere, eppure se c’è un lavoro da eseguire pel comune, a chi viene affidato? A degli stranieri, a gente della quale non si ha garanzia alcuna.

Hejre.È vero. Accadono qui delle cose vergognose. L’anno scorso, per esempio, ci fu bisogno d’un amministratore per la cassa di risparmio: non si volle Monsen.... e fu data la preferenza a un uomo, checol denaro.... in genere.... (tosse) ha un po’ troppo confidenza! Ed è sempre così.... se nel comune c’è un qualunque lavoro o restauro da fare, non è mai Monsen il favorito delle autorità. Ah, ilcomune sufragiumdel diritto romano!.... in questo paese non è che un naufragio negli affari comunali! Beh! che porcherie! Alla vostra salute!

Monsen.Grazie; e, tanto per cambiar discorso, dite un po’ come vanno i vostri famosi processi?

Hejre.Eh! non sono male avviati: ma per ora non posso dirvene di più. E anche a proposito di ciò quante ingiustizie, quanto vessazioni ho dovuto subire. La settimana prossima io mi troverò nella dolorosa necessità di citare tutto il consiglio comunale davanti alla commissione degli arbitri.

Bast.Ma è vero ciò che si dice, che una volta vi siate citato voi stesso dinanzi a tale commissione?

Hejre.Sì, sì, è vero: ma poi non vi sono comparso.

Monsen.Ah, ah, non ci siete andato?

Hejre.Avevo un buon pretesto legale! Bisognava passare il canale; e disgraziatamente era proprio l’epoca in cui Bastiano aveva appena costrutto il ponte.... sapete, quel ponte che poco dopo.... patatrac.... precipitò nelle onde!

Bast.Ah, sì! tutta colpa di quel maledetto!...

Hejre.Calma, calma, giovanotto. Quanta gente qui tende l’arco fino a che la corda si spezza! Così è accaduto delle arcate del vostro ponte..... Eh, so ben io quel che mi dico!

Monsen.Sì, sì, bevete intanto. (A Stensgard) Lo sentite, eh, il signor Hejre? Egli ha il privilegio, vedete, di dire tutto ciò che gli pare e piace.

Hejre.Ma per buona fortuna, signor mio! La libertà di pensiero e di parola è l’unico diritto civile al quale io tenga davvero.

Stensg.Ma anche a questo diritto però la legge impone un limite, purtroppo!...

Hejre.Ah, ah! sicuro, eh? Già vi vien l’acquolina in bocca, non è vero, signor avvocato? Voi già pensate quanto sarebbe piacevole per voi se mi si intentasse un processo per ingiurie verbali? Eh, eh, non crediate di darmela da intendere.... ho dell’esperienza!

Stensg.In fatto d’insolenze, non è vero?

Hejre.Là, là, non vi riscaldate, giovanotto, sebbene questo faccia onore al vostro cuore; e perdonate se ho detto un po’ troppo liberamente la mia opinione su un amico vostro, assente!...

Stensg.Sopra un amico mio assente?

Hejre.Sì, sì; il figlio è certamente degno di rispetto e di stima.... la figlia anche. E sapete.... quando io lancio ogni tanto, qualche frecciata al ciambellano....

Stensg.Al ciambellano? Ma credete voi che il ciambellano e la sua famiglia siano i miei amici?

Hejre.Eh, sicuramente: non si fanno visite ai propri nemici, mi pare!

MonseneBast.Delle visite?

Hejre.Ahi, ahi, ahi! m’è sfuggita una sciocchezza!

Monsen.Voi avete fatto visita al ciambellano, dunque?

Stensg.Ma no.... è una ridicola invenzione!

Hejre.Mi dispiace proprio.... ma come potevo imaginare che fosse un segreto? (A Monsen) Del resto non bisogna pigliare alla lettera quello che dico.... Per visite, intendo visite ufficiali, di cerimonia, in frac e guanti gialli....

Stensg.Ed io vi ripeto che non ho mai parlato nè col ciambellano, nè con altri della sua famiglia.

Hejre.Ah, davvero? Nemmeno la seconda volta siete stato ricevuto? giacchè so benissimo che la prima volta vi fecero dire che non erano in casa.

Stensg.(a Monsen). Dovevo consegnargli una lettera da parte di un amico.

Hejre(alzandosi). Ah, questa è proprio grossa! Ecco qua un giovinotto pieno di anima e di vita, ancora inesperto, che va a far visita a un uomo di mondo, a casa sua, che si raccomanda a lui.... L’uomo di mondo gli fa chiudere la porta sul naso! Non è in casa.... già non si è mai in casa quando accomoda d’esser fuori.... Oh quest’è una villania!...

Stensg.Oh Dio, lasciate codeste noiose istorie!

Hejre.Non era in casa! Egli che dice continuamente: Per le persone come si deve sono sempre in casa!

Stensg.Egli dice così?

Hejre.Oh, è un modo di dire come un altro! Neanche Monsen non è mai stato ricevuto! Ma per voi poi, non saprei il perchè, ha un’antipatia feroce.... sapete che cos’ha detto ieri?

Stensg.Non m’importa affatto di saperlo.

Hejre.Allora, punto fermo! Ciò che ha detto non m’ha sorpreso venendo da lui: soltanto non capisco perchè poi ha soggiunto che siete un avventuriero.

Stensg.Un avventuriero?

Hejre.Sì, e se desiderate saperne di più, vi dico che egli ha dichiarato che voi siete un avventuriero e un cavalier d’industria.

Stensg.(balzando in piedi). Che cos’ha detto?

Hejre.Avventuriero e cavalier d’industria, semplicemente.

Stensg.E voi avete inteso questo?

Hejre.Io no, perchè se fossi stato presente vi avrei difeso, come meritate.

Monsen.Ecco ciò che accade, quando....

Stensg.Ah, ma ci vuole una grande imprudenza da parte di quel signore, sapete!

Hejre.Andiamo, andiamo, non riscaldatevi tanto. Avrà parlato senza dubbio in.... senso figurato! Del resto domani potrete chiedergli una spiegazione, poichè siete stato invitato al banchetto.

Stensg.Io non sono invitato a nessun banchetto!

Hejre.Come? due visite, e neppure un invito, oh, oh!...

Stensg.Avventuriero e cavalier d’industria! Che intendeva egli dire....?

Monsen.Guardate! Basta parlar del diavolo perchè se ne vedano le corna! Andiamo, Bastiano. (Si allontana con Bastiano).

Stensg.Dunque che cosa intendeva dire il conte, signor Hejre?

Hejre.Non saprei che rispondervi in proposito, caro avvocato. Ne avete dispiacere?... qua la vostra mano, giovanotto, scusate se sono stato troppo franco! Vedrete, quanta dolorosa esperienza dovrete fare nella vita! Voi siete giovane, ardente, pieno di fiducia.... ciò è nobile, commovente.... ma credete a me: «La fiducia è d’argento, l’esperienza è d’oro.» È un proverbio di mia invenzione. A rivederci. (Esce).

Lund.(è sul palco e agita il campanello). La parola è al signor Ringdal, amministratore delle ferriere.

Stensg.Signor Lundestad, io domando la parola.

Lund.Più tardi.

Stensg.No, subito, immediatamente.

Lund.Non posso: è il signor Ringdal che ha la parola.

Ringd.(sul palco). Signori, noi abbiamo l’onore di salutare qui, in mezzo a noi, un uomo dal cuore generoso,dalla mano benefica, che da molto tempo noi consideriamo come padre, che mai non ci ha rifiutato nè i suoi consigli, nè il suo appoggio, che alla gente onorata ha sempre aperto la sua casa, un uomo che.... che.... infine, poichè il nostro ospite ama i lunghi discorsi.... evviva il ciambellano Bratsberg e la sua famiglia. Evviva!

La Folla.Evviva, evviva! (Gran movimento, Bratsberg stringe la mano delle persone che ha vicino).

Stensg.(a parte). Posso aver la parola, adesso?

Lund.Prego.... il palco è a vostra disposizione.

Stensg.(salendo sulla tavola). Ma io improvviso un palco da me!

Dei giovanetti.Bravo! Evviva!

Bratsb.(a Fieldbo). Ma chi è dunque quell’uomo dai modi così strani?

Fieldbo.È l’avvocato Stensgard?

Bratsb.Ah, è lui?

Stensg.Ascoltatemi, amici, in questo giorno di festa; ascoltate, voi che col cuore esuberante di gioia, celebrate l’anniversario della vostra libertà. Io sono uno straniero in mezzo a voi....

Aslak.No....

Stensg.Grazie della gentile parola: ma ancora io mi sento straniero tra voi; eppure che importa? Il mio cuore batte all’unisono col vostro; divide le vostre gioie e i vostri dolori, le vostre lotte e i vostri trionfi.... Ed ora, se mi permettete....

Aslak.Sì, sì, vi è permesso, signor avvocato.

Lund.Non interrompete; la parola non spetta a voi.

Stensg.Ed a voi meno ancora! Io dichiaro sciolto il Comitato della festa. Libertà! almeno un giorno di libertà!

Giovanotti.Viva la libertà!

Stensg.Ah, si vorrebbe reprimere la libertà di parola,si vorrebbe chiudervi la bocca! Ribellatevi a simile tirannia; io pel primo non vorrei parlare ad una folla servile. La libertà di parola innanzi tutto! dite altrettanto anche voi.

La folla.Evviva, evviva!

Stensg.Signori, simili feste infruttuose e vane devono finire: bisogna che per l’avvenire la vostra festa di maggio produca dei frutti dorati. Questa è la stagione di seminarli, la stagione dove il dolce succo inonda e benefica la terra. Ai primi di giugno saranno appunto due mesi che abito tra voi, e quante cose grandi e meschine, belle e brutte non ho io già vedute!

Bratsb.Dottore, di che parla costui?

Fieldbo.Il tipografo Aslaksen crede che alluda ai nostri affari locali.

Stensg.Ho certamente constatato delle grandi qualità in questo popolo, ma ho constatato anche come la corruzione pesi sovr’esso e lo avvilisca e lo schiacci: sì, ho veduti degli uomini ardenti e generosi; ma ne vidi anche di quelli che chiusero la loro porta....

Dora.Oh, Dio mio!

Bratsb.Ma che cosa vuol dire?

Stensg.Fratelli, una larva dell’antica schiavitù s’aggira ancora intorno a voi, e getta un’ombra sinistra, là dove la luce e la libertà dovrebbero sole regnare. Via questo fantasma!

La folla.Evviva, evviva il 17 maggio!

Dora.Padre mio, andiamocene.

Bratsb.Ma dove vuol andar a finire col suo fantasma? di che parla, dottore?

Fieldbo(rapidamente). Oh certamente dei.... (Gli mormora qualche parola).

Bratsb.Ah, ah! no.... ma davvero?

Dora(piano a Fieldbo). Grazie.

Stensg.Se nessun altro avrà il coraggio di troncare gli artigli al drago, ebbene l’avrò io! Ma noi dobbiamo marciare insieme e rimanere strettamente uniti.

Molte voci.Sì, sì!

Stensg.Noi siamo i giovani: il tempo ci appartiene, come noi apparteniamo al tempo. Il nostro diritto è il nostro dovere: largo a tutti gli spiriti che sentono il loro potere! Se voi lo volete, noi concluderemo un’alleanza. Il regno del sacco di scudi è terminato!

Bratsb.Bravo! (Al dottore) Il sacco di scudi, ha detto, non è vero?

Stensg.Mi è arrivato da quella parte un bravo ironico....

Bratsb.No....

Stensg.E che m’importa? Nè la lode nè il biasimo toccano l’uomo che ha la coscienza di ciò che vuole. Ora noi entreremo tutti sotto la tenda, per concludervi subito la nostra alleanza.

La folla.Evviva, evviva! Portatelo in trionfo! evviva! (Lo prendono fra le braccia).

Alcune voci.Parlate ancora, ancora!

Stensg.Restiamo saldamente uniti. La Provvidenza protegge la Lega dei giovani. Le sorti di questo paese, se noi lo vogliamo, stanno nelle nostre mani. (Lo portano sotto la tenda con grande entusiasmo).

Rundhol.(asciugandosi un po’ gli occhi). Come parla bene! Non è vero che verrebbe la tentazione di abbracciarlo!

Hejre.Oh, no poi! io non lo abbraccerei certo!

Rundhol.Oh, voi! ma lo credo bene!

Hejre.Voi vorreste forse abbracciarlo, signora Rundholmen?

Rundhol.Ma siete proprio un uomo terribile, signor Hejre! (Entra sotto la tenda con Hejre).

Bratsb.Fantasma! drago! sacco di scudi! era alquanto sconveniente! ma assai piccante!...

Lund.Me ne è dispiaciuto davvero, Eccellenza.

Bratsb.Vedete un po’ a che vi ha servito la vostra famosa conoscenza degli uomini! È vero che tutti possono ingannarsi. Buona notte, signor Lundestad, e grazie di questa serata. (Rivolgendosi a Dora e a Fieldbo) Ma, diavolo, come va che io ho potuto essere scortese verso quel giovanotto?

Fieldbo.Hum!

Dora.Vuoi parlare della sua visita?

Bratsb.Delle sue due visite! Tutta colpa di Lundestad che me lo aveva dipinto come un cavalier d’industria e non ricordo più che cosa d’altro! Meno male che tutto si può ancor rimediare!

Dora.E in che modo?

Bratsb.Vieni, Dora: questa sera subito....

Fieldbo.E vi pare, signore, che ciò ne valga veramente la pena?

Dora(piano). Zitto!

Bratsb.Quando si è commesso un fallo, bisogna ben rimediarvi!... Ho passato un’ora piacevolissima.... che voi non m’avevate preparata.

Fieldbo.Io?

Bratsb.Sì, sì, voi e gli altri.

Fieldbo.Ma scusate, che cosa....

Bratsb.Prego.... non insistete. Buona notte, dottore. (Bratsberg e Dora si allontanano da sinistra. Fieldbo li guarda con aria pensierosa).

Aslak.(fuori della tenda). Cameriere! Una penna, un calamaio, della carta. Tutto va a gonfie vele, signor dottore! La lega è fondata!

Lund.(si è avvicinato pianamente). Siete in molti a firmare?

Aslak.Quasi trentasette, senza contare le donne. Cameriere! presto una penna, dell’inchiostro, della carta.... Ah, sì! il cameriere, vattelapesca dov’è! Sempre colpa della nostra amministrazione locale! (Entra sotto la tenda).

Lund.Auf! che giornata calda!

Fieldbo.Temo che domani farà più caldo ancora.

Lund.Che ne dite, dottore? Credete che Sua Eccellenza si sia arrabbiato molto?

Fieldbo.Ma niente affatto; lo avete veduto. E che ve ne pare di questa nuova società? Ecco nuove lotte di partito che si preparano in paese.

Lund.Una vera lotta, avete ragione. Ha dell’ingegno quell’avvocato?

Fieldbo.E molta volontà di emergere!

Lund.Ah questa è la smania di tutti i giovani! Anch’io ho fatto altrettanto, ai tempi della mia gioventù! Entriamo anche noi, volete?

Hejre(esce dalla tenda). Oh ecco Lundestad! Venite forse a far dell’opposizione? quand’è così, affrettatevi, signor mio!

Lund.Oh sono sempre in tempo!

Hejre.No, no, è troppo tardi. Vorreste per caso essere padrino? («Urrà» sotto la tenda) Sentite i chierici che cantano l’amen. Il battesimo è terminato.Ed un’altra colonna si è spezzata! e ne cadranno ancora! Sarà come la foresta dopo l’uragano! Bellissima prospettiva!

Fieldbo.Ciò vi sta a cuore, mi sembra, signor Hejre?

Hejre.Mi sta a cuore? Ma a me particolarmente niente del tutto. Io mi rallegro solo del bene dei miei concittadini, e sarò lieto assai di vedere finalmente nel nostro paese un po’ di vita, un po’ d’animazione. Ma quanto a me personalmente.... figuratevi.... Sarebbe il caso di ripetervi ciò che diceva sempre mio nonno buonanima: che il sole splenda di notte, e la luna di giorno, per me fa lo stesso! (Esce da destra).

La folla.Viva l’avvocato Stensgard! Evviva, evviva la Lega dei giovani! Del vino, della birra, delpunch!Evviva, evviva!

Bast.(sulla porta della tenda). Dio vi benedica, e tutta l’umanità con lui! (Con voce interrotta e commossa) Oh dottore, mi sento così ringagliardito questa sera, che bisogna bene che faccia qualche cosa!

Fieldbo.Oh, oh! e che vorreste fare?

Bast.Credo che finirò per andare al club a bastonare di santa ragione due o tre fra i miei amici! (Esce).

Stensg.Sei tu caro Fieldbo?

Fieldbo.Ai vostri ordini, novello signore del popolo! Dunque, sei stato eletto presidente ad unanimità?

Stensg.Naturalmente, ma....

Fieldbo.Vedremo ora che cosa ti renderà tale onorificenza: qualche magnifico posto certamente! Amministratore della cassa di Risparmio, o forse....

Stensg.Oh, non dir cose che tu non puoi pensare: perchè vuoi far credere d’aver un cuore arido e vuoto, quando non è così!

Fieldbo.Ebbene, allora niente più malignità: ti ascolto.

Stensg.Oh caro Fieldbo! Ritorna, te ne prego, ad essermi sinceramente amico, come una volta: perchè da qualche tempo in qua hai assunto quell’aria scrutatrice ed ironica, che mi ha allontanato da te? Ma ho avuto torto.... (Lo abbraccia) Dio mio, quanto sono felice!

Fieldbo.Sei felice? Ebbene, anch’io lo sono!

Stensg.Non sarei il più miserabile degli uomini se questa gioia non mi rendesse buono e giusto? Che ho fatto io per meritare tanta felicità?

Fieldbo.Eccoti la mia mano. Questa sera sento di volerti bene!

Stensg.Dimmi la verità, amico: non ti sembra forse una felicità suprema quella di camminare innanzi, seguito dalla folla plaudente? Non ti sembra che questo trionfo, commovendo l’animo nostro, lo renda più buono, più dolce, più affettuoso verso il prossimo? Oh, questa brava gente! io vorrei abbracciarla tutta, per farmi perdonare, in certo qual modo, la preferenza che Dio ha mostrato verso di me.

Fieldbo(a mezza voce). E dire che un sol uomo può tanto! Questa sera non saprei uccidere una mosca, nè recidere un fiore dallo stelo!

Stensg.Tu?

Fieldbo.Lascia star questo: io volevo dirti solamente che ti comprendo.

Stensg.Che notte deliziosa! Qui tutto è calma, è silenzio: intorno a noi risuonano ancora le grida giubilanti della folla, le ultime note della musica.... Oh chi non si sente migliore in questi momenti, non merita neanche di vivere!

Fieldbo.Sì, ma dimmi, che cosa farete domani, che cosa farete nei giorni seguenti, che cosa volete fabbricare?

Stensg.Fabbricare? Ma prima bisogna demolire, caro mio! Fieldbo, ho sognato una volta che il giorno del giudizio universale era venuto; io guardavo attraverso le nuvole: il sole era scomparso, solo i lampi mandavano sinistri bagliori. Poi la tempesta; essa travolse ogni cosa.... le foglie degli alberi e gli uomini. Questi venivano trascinati violentemente e sembravano tanti borghesi che corressero in traccia dei loro cappelli, portati via dal vento! Cosicchè quando si avvicinarono a me fui assai sorpreso di vedere che erano tutti imperatori e re, che invano correvano dietro furiosamente alle loro corone, ai loro scettri. Così ne passarono centinaia e centinaia senza sapere il perchè di tal corsa sfrenata. Alouni gridavano: «Ma donde viene questa orribile tempesta?» E si udiva rispondere fra il muggito del tuono e il sibilo del vento: «Una voce potente si è fatta sentire, e dall’eco che ha risvegliata si è scatenata la bufera.»

Fieldbo.E quando hai sognato questo?

Stensg.Oh, molti anni fa!

Fieldbo.Forse in quel momento c’era la rivoluzione in qualche parte d’Europa, tu avevi pranzato bene e letto i giornali....

Stensg.Oh, il medesimo brivido ghiacciato! l’ho sentito questa sera passarmi per le vene! Sì, farò il mio dovere, sarò la voce che....

Fieldbo.Ascolta, mio caro, e rifletti. Tu vuoi essere la voce, non è vero? Qui, in questa città? e dove sarà, dimmi, l’eco che solleverà la tempesta? Della gente come il possidente Monsen, come Bastiano! Invece di imperatori e re fuggitivi, noi vedremoil signor Lundestad correre in traccia della sua elezione a deputato.... E che resterà del tuo bel sogno?... il principio soltanto: dei meschini borghesi che corrono al vento!

Stensg.Sì, dapprincipio; ma chi può sapere fin dove una tempesta estenderà le sue rovine?

Fieldbo.Fantasie! E poi, accecato, circuito come sei da questa gente, finirai col rivolgere contro di noi le tue armi, vedrai!

Stensg.Non è vero.

Fieldbo.Sì, sì, vedrai. Subito dopo il tuo arrivo, Monsen ti ha teso il laccio, e ti rovinerà, se non ti liberi di lui. Il ciambellano Bratsberg è un uomo d’onore, te lo assicuro. Sai perchè Monsen lo odia tanto? Perchè....

Stensg.No, taci: non offendere i miei amici.

Fieldbo.Vediamo, Stensgard: Monsen è proprio un amico tuo?

Stensg.Mi ha accolto in casa sua colla massima gentilezza.

Fieldbo.Sì, ma le persone più considerate in paese non vogliono saperne di andar da lui!

Stensg.Oh, sarà qualche funzionario ambizioso! oh, li conosco! Per conto mio posso dire che mi ha ricevuto con tale distinzione, con tanti riguardi, che....

Fieldbo.Con distinzione! Ah, Dio mio, ma ti pare?...

Stensg.Oh, per questo io giudico imparzialmente. Il signor Monsen ha delle buone qualità: è istruito e intelligente negli affari pubblici.

Fieldbo.Delle buone qualità? Eh, a modo suo sì. È istruito, perchè riceve i giornali, e vi legge i tuoi articoli e i tuoi discorsi; è anche intelligente, se vuoi, negli affari pubblici.... lo ha dimostrato approvando i tuoi discorsi e i tuoi articoli!

Stensg.Fieldbo, Fieldbo, non ricominciare colle malignità!non dire quello che tu non pensi.... Io ho une forte motivo per aver agito così... e te lo confido. Dimmi un po’, conosci tu Anna?

Fieldbo.Anna Monsen? Sì, un po’.

Stensg.Essa va qualche volta in casa Bratsberg?

Fieldbo.Sì, va di nascosto a trovare la signorina Bratsberg, che è sua compagna d’infanzia.

Stensg.E che te ne pare?

Fieldbo.Da quello che ho inteso dire è una buonissima ragazza.

Stensg.Oh, se tu la vedessi in casa sua, quanto è premurosa e buona coi suoi fratellini! E quanta assistenza ha fatto a sua madre, povera donna, che negli ultimi anni era un po’ alterata di mente!

Fieldbo.Sì, lo so, l’ho curata anch’io per qualche tempo. Ma dimmi un po’, caro amico, non mi vorrai far credere....

Stensg.Ma sì, Fieldbo, io l’amo realmente: e te lo posso dire. Capisco che ciò ti sorprenda, tanto più che tu saprai del mio famoso fidanzamento a Cristiania, andato a vuoto....

Fieldbo.Sì, me l’hanno raccontato.

Stensg.È stato tutto un malinteso.... ho dovuto troncare ogni cosa.... era il meglio che potessi fare.... t’assicuro però che ne ho avuto molto dispiacere.... Ma grazie a Dio, la è finita. È questo uno dei motivi per cui ho lasciato Cristiania.

Fieldbo.E Anna Monsen corrisponde al tuo affetto?

Stensg.Sì, caro amico, non ho ragione di dubitarne.

Fieldbo.Allora tutto va a gonfie vele!. Puoi proprio chiamarti fortunato! e ho il mio motivo di dirlo!...

Stensg.Ah, davvero? Credi che ella abbia detto qualche cosa alla signorina Bratsberg?

Fieldbo.No, tu non puoi capirmi. Ma senti.... come va che ti sei gettato con tanto ardore nella lottapolitica? Perchè aspiri così vivamente alle acclamazioni della folla?

Stensg.Ma, caro mio, l’amore non deve andar disgiunto dal lavoro: al contrario lo aiuta, lo nobilita! Ed io debbo appunto attraversar queste lotte, questo trambusto, per arrivare sino a lei.

Fieldbo.Volgare tragitto, in verità.

Stensg.Eh, che vuoi? Sono ambizioso, lo sai, e voglio percorrere una via luminosa: il tempo stringe, ho già trent’anni, e quando ci penso, mi prende il rimorso....

Fieldbo.E ti proponi di emendarti....

Stensg.Ah, tu hai sempre voglia di ridere! Tu non hai mai provato questo bisogno di movimento, di vita. Tu sei sempre stato indolente, sempre e dappertutto: in collegio e all’università; all’estero e qui.

Fieldbo.Non dico di no, ma quest’indolenza è piacevolissima, sai? Non rassomiglia per niente alla stanchezza mortale che vi fa cadere, voialtri, sotto la tavola, quando....

Stensg.Finiscila con queste sciocchezze; tu ti burli di me, e fai male: vuoi spegnere tutto il mio entusiasmo....

Fieldbo.Oh, ma sai se il tuo entusiasmo è così poco....

Stensg.Basta, basta; non turbare la mia felicità: non mi credi forse sincero, Fieldbo?

Fieldbo.Sincerissimo, non ne dubito.

Stensg.E allora non scoraggiarmi, non rendermi diffidente. (Rumori sotto la tenda) Senti, Fieldbo! Bevono alla mia salute. Non è forse nobilissima l’idea che agita questa folla?

Helle.Vedete, signorina, l’avvocato Stensgard è là.

Dora.Allora è inutile andar più innanzi. Buona notte, Anna! Buona notte.

HelleeAnna.Buona notte, buona notte. (Escono).

Dora(avvicinandosi). Permettete.... io sono la figlia del proprietario delle ferriere Bratsberg, e ho una lettera di mio padre per voi.

Stensg.Per me?

Dora.Sì, eccola. (Vuole allontanarsi).

Fieldbo.Mi permettete di accompagnarvi?

Dora.No, grazie, vado sola. Buona notte. (Se ne va).

Stensg.(legge vicino a un lampione). Che cosa significa ciò?...

Fieldbo.E che ti scrive il signor Bratsberg?

Stensg.(ridendo forte). Ah questa non me l’aspettavo davvero!

Fieldbo.Dimmi dunque....

Stensg.Ma è un miserabile personaggio, costui!

Fieldbo.Ah, questo è troppo!

Stensg.E lo ripeterò, se ti piace.... Del resto no.... non importa, non badiamoci. (Mette la lettera in tasca) Che ciò resti fra noi. (La folla esce dalla tenda).

Monsen.Dov’è il signor Stensgard?

La folla.Eccolo. Evviva, evviva!

Lund.Il signor avvocato ha dimenticato il suo cappello. (Glie lo consegna).

Aslak.Eccovi del punch, ben caldo.

Stensg.Grazie, non ne voglio più.

Monsen.E che i membri della Lega si ricordino che domani c’è una riunione in casa mia, a Storli.

Stensg.Domani? No, no, non è per domani.

Monsen.È necessario per compilare il manifesto.

Stensg.Ma domani, in realtà, io non posso; dopo domani, oppure un altro giorno. Ed ora, buona notte, signori. I miei sinceri ringraziamenti per l’indimenticabile serata, ed un evviva ancora all’avvenire!

La folla.Evviva! accompagnamolo a casa!

Stensg.Grazie, grazie, no!

Aslak.Vogliamo accompagnarvi tutti.

Stensg.Ebbene, grazie. Buona notte, Fieldbo.... già mi figuro che tu non mi accompagni!

Fieldbo.No, no: io ci tengo a ripeterti che la tua espressione riguardo al signor Bratsberg....

Stensg.St! Piano! L’espressione era troppo forte.... gettiamoci un velo! Andiamo, cari amici; poichè volete accompagnarmi, sono con voi.

Monsen.Il vostro braccio, Stensgard.

Bast.Musica! Fiato agli istrumenti! Una canzone patriottica!

La folla.Una canzone! Musica! (Si canta un inno patriottico e la folla se ne va).

Fieldbo(a Lundestad). Egli ha un seguito imponente!

Lund.Ma è anche un duce imponente!

Fieldbo.Dove andate ora, signor Lundestad?

Lund.Oh, io vado a casa a dormire. Buona notte. (Se ne va. Fieldbo resta solo nel fondo).

(Cala la tela).


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