II

II

Eccezion fatta di questi, la cui tendenza è visibilmente ostile, tutti gli altri racconti leggendarî su Saladino gli sono favorevoli. Alcuni si contentano di celebrare le sue virtú, altri si sforzano di ravvicinarlo ai Cristiani, attribuendogli una disposizione, piú o meno seguita in pratica, a riconoscere e a professare la fede de' Cristiani. Questi due generi di racconti si trovano naturalmente assai spesso mescolati, e noi parleremo ad un tempo tanto degli uni quanto degli altri.

Dapprima si volle che Saladino, ammirando l'istituzione cristiana della cavalleria, si fosse fatto egli stesso armare cavaliere. Già Riccardo della Santa Trinità, in mezzo al racconto cosí poco benevolo che ho riassunto piú innanzi, nota incidentalmente (I, 31):Processu temporis, cum jam aetas robustior officium militare deposceret, ad Enfridum de Turone, illustrem Palaestinae principem, paludandus accessit et Francorum ritu cingulum militare ab ipso suscepit.Onofrio di Toron, conestabile dei regno di Gerusalemme, era infatti uno dei piú rinomati principi del suo tempo. Fu signore di Crac di Montréal dal 1169 al 1172, ed è assai probabile che anche a lui si riferisca il racconto dellaChronique d'Ernoul, secondo il quale Saladino,prigioniero in quel castello e riscattato da suo zio (v. piú sopra), domandò «an seigneur dou castel que il le fesist chevalier a la françoise, et il si fist» (Chr. d'Ernoul, p. 36). Questa coincidenza dei due racconti, d'altra parte indipendenti, non ci esime dal farci credere che possano contenere qualche fondo di verità, e che Saladino si facesse, se non armare cavaliere, almeno istruire nelle cerimonie e negli obblighi della cavalleria da Onofrio di Toron. Tuttavia non ad Onofrio di Toron, ma ad Ugo di Tabaria, principe di Galilea, la tradizione volgare attribuí piú tardi l'onore di aver conferito la cavalleria a Saladino, non quando egli era appena un oscuro emiro, ma quando si trovava all'apogeo della potenza e della gloria.[13]Ugo di Tabarie, uno dei primi personaggi del regno di Gerusalemme, fu fatto prigioniero nel 1178 da Saladino, e piú tardi posto in libertà;[14]nel 1187, la disastrosa battaglia di Hattin o di Tabarie ebbe luogo quasi sul suo territorio, ma egli fuggí insieme con i tre suoi fratelli; si segnalò piú d'una volta nelle guerre degli anni seguenti, e morí dopo il 1204. Alla battaglia del 1178, in cui era stato fatto prigioniero, si riannoda la leggenda che gli diè la parte da prima attribuita ad Onofrio di Toron. Questa leggenda cosí fissata sul suo nome ci è pervenuta: 1º in un piccolo poema delXIIIsecolo piú volte pubblicato;[15]2º in unaredazione in prosa che offre qualche variante e che è stampata incompletamente;[16]3º da questa redazione in prosa, nella terza parte diJean d'Avesnes;[17]4º in una redazione italiana che fa parte delleCento novelle antiche;[18]5º in una versione neerlandese;[19]6º in una imitazione inserita nel secoloXIVda Bosone da Gubbio nel suo romanzol'Avventuroso Ciciliano, in cui la storiella è attribuita a un soldano di Babilonia anonimo e a un cavaliere chiamato messer Ulivo di Fontana.[20]Nel poema si è voluto vedere, in modo assaistrano, l'opera dello stesso Ugo di Tabaria:[21]è detto sin dal principio che si tratta di un re saraceno che viveva «jadis». L'Ordre de chevalerieha del resto per iscopo principale di esaltare la cavalleria e di insegnare le virtú che devono segnalarla; l'aneddoto dell'armar cavaliere Saladino non serve che di pretesto per la narrazione dell'autore. Costui aveva attinto a una tradizione popolare preesistente,[22]da cui ha altresí tolto a prestito il racconto della generosità di Saladino verso lo stesso Ugo di Tabaria: gli accorda la libertà di dieci prigionieri cristiani a sua scelta, ma gl'impone una tassa di centomila bisanti, obbligandolo a fare, per riunire questa somma enorme, una colletta tra i «prud'hommes», lasciandogli, sulla parola, un anno di libertà condizionale. Ugo non ne ha bisogno: prende il sultano in parola, e ne ottiene cinquantamila bisanti, e gli emiri, ai quali si rivolge in seguito, glie ne promettono tredicimila piú di quanti gli bisognano. Saladino gli anticipa questi tredicimila bisanti, dando cosí una prova meravigliosa della sua «largesse».

La generosità era, come è noto, considerata nel Medio Evo, almeno tra i poeti e per motivi facili a comprendersi,come la virtú per eccellenza dei principi,[23]infatti, quella che si attribuisce, e non senza ragione, a Saladino, lo rese celebre quasi come, per la stessa ragione, era Alessandro.[24]Dante esclama nelConvivio(IV, 11): «E chi non ha ancora nel cuore Alessandro per li suoi reali beneficii? Chi non ha ancora il buon re di Castella, o il Saladino...?». Ed è assai probabile che per questa considerazione, egli, nel Limbo, in mezzo agli eroi dell'antichità risparmiati dal vero inferno, abbia dato posto a Saladino, il solo dei mussulmani.

Esoloin parte vidi il Saladino.(Inf.,IV, 129).

Esoloin parte vidi il Saladino.(Inf.,IV, 129).

Esoloin parte vidi il Saladino.

(Inf.,IV, 129).

Questa «largesse» di Saladino è argomento di piú d'un racconto. Abbiamo già veduta la storia del «perron» di smeraldo e quella del riscatto di Ugo di Tabaria; ve ne sono anche altre. Secondo ilMénestrel de Reims, egli rimanda assai liberalmente il re Guido di Lusignano, fatto prigioniero in quella grande battaglia di Tabaria, da cui fu prodotta la rovina del regno di Gerusalemme.[25]A un altro prigioniero francese, cui aveva posto affezione e che vedeva rimpiangere la sua famiglia e il suo paese, aveva accordato, secondo unadelleNovelle antiche,[26]un dono di 200 marchi. Il tesoriere incaricato di stendere l'ordine di pagamento scrisse per errore 300; volle correggere, ma Saladino guardandolo: «Metti 400, gli disse, non sarà detto che la tua penna sarà stata piú liberale di me».[27]Un aneddoto simile è riferito, come si sa, a un signore d'Anglure. Secondo Jean le Long, cronista del sec.XIV, il sultano vicino a morire fece venire questo signore, che era suo prigioniero, e gli chiese come un onore di portare le sue armi (insignia) e di adottare il suo grido di guerra (Damasc!), mediante le quali cose lo libererebbe con altri prigionieri; il cavaliere accettò, ricevette la libertà, e mantenne la parola.[28]Secondo un altro racconto, il signore d'Anglure, posto in libertà provvisoria per raccogliere il prezzo del suo riscatto, sarebbe ritornato a costituirsi prigioniero, non avendo potuto riuscirvi, e Saladino, commosso per la sua magnanimità, l'avrebbe reso libero alle stesse condizioni; è perciò che i signori d'Anglure si chiamarono piú tardiSaladin, e adottarono il grido e le armi delsultano.[29]Questa generosità spicca altresí in un grazioso aneddoto che ilMénestrel de Reimspone in bocca ad un prigioniero saraceno che sarebbe stato lo stesso zio del sultano. Saladino aveva inteso vantare assai la carità dell'ospedale di S. Giovanni d'Acri. Giammai si diceva, un malato si è visto rifiutare ciò che desiderava. Per assicurarsene si travestí da pellegrino e si fece ricevere come malato nel celebre ospedale. Per tre giorni rifiuta ogni nutrimento; per le preghiere del «maître des malades», dapprima dichiara che non mangerà a meno che possa ottenere una cosa che non può avere, «que ce est forsenerie a penser et a vouloir». Infine, dopo che gli è stato assicurato che «onques malades qui çaienz fu ne failli a son désir, se on le pot avoir pour or ne pour argent», egli confessa la sua cupidigia: «Je demant le pié destre devant de Morel le bon cheval au grant maistre de çaienz, et vuel que je li voie couper devant moi presentment, ou se ce non ja mais ne mangerai». Il «grand maître», saputa questa fantasia, ne è assai turbato, ma del resto: «Mieuz vaut, dice, que mes chevaus muire que uns hons, et d'autre part il nous seroit reprouvé a touz jourz mais». Si conduce quindi il cavallo davanti al pellegrino: vien legato, e già un valletto alza l'ascia per tagliargli il piede, quando Saladino esclama: «Tien coi! ma voulentez est assevie,et mes desiriers tornez en autre viande: je vueil mangier char de mouton». In ricompensa, manda piú tardi all'ospedale d'Acri una carta nella quale fa dono di mille bisanti l'anno tolti sulle sue «rentes de Babiloine», e «d'enqui en avant furent paié le mil besant chascun an au jour de la Saint Jehan». Qui la munificenza saracena è vinta dalla carità cristiana.[30]

Questa storiella ci indica una di quelle visite presso i Cristiani che si attribuirono assai per tempo a Saladino e che sono specialmente destinate a mettere in confronto le due religioni. Se ne trova un esempio piú antico in uno dei rifacimenti del poema diJérusalem.[31]Durante una tregua con i Cristiani, Saladino viene a Gerusalemme, ancora posseduta da costoro, e assiste alle cerimonie del loro culto: le giudica tutte molto belle, salvo una, che gli sembra abusiva e ridicola, il costume dell'offerta fatta dai fedeli al clero. Qui non vi è se non una malizia abbastanza inoffensiva, ma sembra che si sia divulgata assai per tempo una storiella di carattere piú grave, secondo la quale Saladino, disposto ad abbracciare la vera religione, ne sarebbe stato distolto dallo spettacolo dei costumi dei preti, e particolarmente dei prelati, quando gli fosse stato prescritto di osservarli. Lo racconta almeno Gilles de Corbeil nel suo poema ancora inedito e intitolatoJerapigra ad purgandos prelatos, composto verso l'anno 1215.

Ecco l'intero passo che V. Le Clerc ha in parte citato secondo il manoscritto:[32]

Catholice fidei leges et dogmata ChristiLegit et audivit Saladinus, rex Orientis,Doctoresque suos, quos lex gentilis habebatPrecipuos, tante jus[s]it decreta sophieChaldeis mandare notis, ut pabula sanctaCrebra recenseret illi recitatio vite.Sed fidei celebris adeo reverentia movitConcussitque virum, tanta admiratio mentemImpulit, ut nostre se vellet subdere legi.Seque catholicis cuperet nodare cathenis.Rex ergo cepit studio explorare fideliQue prelatorum foret observatio morum,Qualis religio populi, que vita ministrosEcclesie regeret; que postquam singula novit.Spurcitiam, mores pravos, vitam[que] palustrem,Luxuriam, fraudem, invidiam, scelus atque rapinam,Et fraternum odium, cupidi quoque pectoris estum,Membrorum et capitis tantum discrimen haberi,Flexit in oppositam mentis vestigia partem,Et profugus retro vertit iter; cultum reprobavitEt meritum fidei vitio cultoris iniqui.Proh! summum facinus, quod, tanto rege repulsoLabe sacerdotii nequam populique maligni.Artatum Christi imperium, quod crescere supraPosset in immensum dilatarique valeretEx tanti virtute viri! Sed prava malorumVita ministrorum summe perterruit illum,Extinxitque bone conceptum mentis in ipso. (fol. 39 v).

Catholice fidei leges et dogmata ChristiLegit et audivit Saladinus, rex Orientis,Doctoresque suos, quos lex gentilis habebatPrecipuos, tante jus[s]it decreta sophieChaldeis mandare notis, ut pabula sanctaCrebra recenseret illi recitatio vite.Sed fidei celebris adeo reverentia movitConcussitque virum, tanta admiratio mentemImpulit, ut nostre se vellet subdere legi.Seque catholicis cuperet nodare cathenis.Rex ergo cepit studio explorare fideliQue prelatorum foret observatio morum,Qualis religio populi, que vita ministrosEcclesie regeret; que postquam singula novit.Spurcitiam, mores pravos, vitam[que] palustrem,Luxuriam, fraudem, invidiam, scelus atque rapinam,Et fraternum odium, cupidi quoque pectoris estum,Membrorum et capitis tantum discrimen haberi,Flexit in oppositam mentis vestigia partem,Et profugus retro vertit iter; cultum reprobavitEt meritum fidei vitio cultoris iniqui.Proh! summum facinus, quod, tanto rege repulsoLabe sacerdotii nequam populique maligni.Artatum Christi imperium, quod crescere supraPosset in immensum dilatarique valeretEx tanti virtute viri! Sed prava malorumVita ministrorum summe perterruit illum,Extinxitque bone conceptum mentis in ipso. (fol. 39 v).

Catholice fidei leges et dogmata Christi

Legit et audivit Saladinus, rex Orientis,

Doctoresque suos, quos lex gentilis habebat

Precipuos, tante jus[s]it decreta sophie

Chaldeis mandare notis, ut pabula sancta

Crebra recenseret illi recitatio vite.

Sed fidei celebris adeo reverentia movit

Concussitque virum, tanta admiratio mentem

Impulit, ut nostre se vellet subdere legi.

Seque catholicis cuperet nodare cathenis.

Rex ergo cepit studio explorare fideli

Que prelatorum foret observatio morum,

Qualis religio populi, que vita ministros

Ecclesie regeret; que postquam singula novit.

Spurcitiam, mores pravos, vitam[que] palustrem,

Luxuriam, fraudem, invidiam, scelus atque rapinam,

Et fraternum odium, cupidi quoque pectoris estum,

Membrorum et capitis tantum discrimen haberi,

Flexit in oppositam mentis vestigia partem,

Et profugus retro vertit iter; cultum reprobavit

Et meritum fidei vitio cultoris iniqui.

Proh! summum facinus, quod, tanto rege repulso

Labe sacerdotii nequam populique maligni.

Artatum Christi imperium, quod crescere supra

Posset in immensum dilatarique valeret

Ex tanti virtute viri! Sed prava malorum

Vita ministrorum summe perterruit illum,

Extinxitque bone conceptum mentis in ipso. (fol. 39 v).

Conforme a questo tipo, ma generalmente con minore asprezza, i racconti delle visite di Saladino ai Cristiani divengono cosí una specie di «lettres persanes», in cui, anche esaltando la religione cristiana, si fanno criticare da Saladino alcuni abusi cui essa dà luogo o alcune negligenze cagionate da coloro, che dovrebbero praticarla meglio di tutti. Talvolta la critica sembra andare anche piú in là, sino agl'insegnamenti della religione stessa. Nel poema indicato poco fa, il quale ha servito di base alla terza parte diJean d'Avesnes,la confessione e l'adorazione del papa per opera dei cavalieri cristiani, di cui è stato testimonio a Roma, fanno sdegnare l'orgoglioso soldano. «Vouz aourez, dice,un homme comme moy ou un aultre; qu'il ait puissance de pardonner ce que avés meffet a aultruy, ce ne croiray je de ma vie; et par la foy que je doy a tous les dieux que homme puisse aourer,[33]se ore le tenoye en Surie, je le feroye detraire a chevaux».[34]Qui la satira sembra mettersi al di sopra degli elementi stessi della fede cristiana, ma essa non ha alcun risultato, trovandosi in un'opera in cui regna da un capo all'altro, a fianco della piú credula devozione, un brio borghese e grossolano, che si ride di tutto e che non dà nessuna importanza alle barzellette che prodiga.

Spesso è anche il modo di comportarsi dei Cristiani che distoglie Saladino dall'abbracciare la loro religione, per quanto egli sembri preferirla alle altre. Una celebre storia che gli si attribuisce,[35]è in realtà molto anteriore a lui: Pier Damiano, nel sec.XI, la riferisce a un re pagano contemporaneo di Carlo Magno, il falso Turpino al re saraceno Agolante, l'autore d'Anseïs de Carthagea Marsilio, quello delleEnfances Godefroial re di Gerusalemme Cornumarant: tutti questi infedeli, per quanto disposti a convertirsi, sono sdegnati a vedere che i Cristiani, i quali dichiarano che i poveri sono «les messagers de Dieu»,[36]li trattanoin modo cosí poco onorevole che ai banchetti, cui li ammettono, li fanno sedere in terra e non dànno loro che i rifiuti del pasto.[37]Una storiella narrata nelleCento novelle anticheè piú puerile: Saladino, durante una tregua, invita a un pasto i Cristiani, e dà loro, per sedersi, dei magnifici tappeti, sui quali ha fatto ricamare ovunque croci d'oro; i Cristiani, senza porvi attenzione, calpestano le croci coi piedi e vi sputano sopra, donde Saladino conclude che solo a parole amano la loro religione.[38]Piú imprudenti sono i monaci, i quali, venuti per convertir Saladino, si lasciano ubriacare e indurre a un peccato piú grave ancora, abbandonando cosí la loro religione e le loro persone al disprezzo del sultano.[39]

Piú interessanti sono quei racconti, che fanno vedere il gran sultano titubante fra le tre religioni che si dividevano il mondo allora conosciuto. Il piú celebre e il piú bello è quello in cui un ebreo, che egli vuol confondere domandandogli qual sia la migliorereligione, gli narra la parabola dei tre anelli;[40]tuttavia Saladino vi rappresenta una parte passiva che in origine non gli era stata attribuita. Una novella che nel secoloXIIIraccolse il rimatore austriaco Jans Enenkel o Enikel mette il sultano piú direttamente in scena: «Quando fu vicino a morte, chiese lungamente a se stesso a qual Dio rimettere la sorte dell'anima sua, a quello dei giudei, dei mussulmani o dei cristiani: quale era il piú potente? Nel dubbio, volle conciliarseli tutti e tre. Possedendo egli una tavola fatta d'un enorme zaffiro, la fece spezzare in tre pezzi,[41]e ne fece portare uno alla principale sinagoga, uno alla chiesa e uno alla moschea di Gerusalemme, dopo di che morí».[42]Tutto compreso, noi abbiamo qui una speculazione abbastanza grossolana, come se ne attribuiscono a piú d'un sedicente barbaro convertito al cristianesimo;[43]però la novella è ancora imparziale, come quella dei tre anelli nella sua forma primitiva. I narratori cristiani non dovevano naturalmente limitarsi a ciò; già nellaChronique d'outre mer, compilazione del sec.XIII, della quale indicherò piú in là i diversi elementi, la bilancia pende dal lato della religione cristiana: «Ançois que il morust, manda il le califfe de Baudas et le patriarche de Jerusalem et des plus sages juïs c'om pottrover en la tiere de Jerusalem; car il voloit savoir por voir la quele lois estoit la meillors. Assés desputerent ensamble, et soustenoit cascuns la soie loi por la meillor. Li juï disoient qu'il ne pooit estre que Diex nasquist sans conception de pere et de mere et sans engendrement, et tout autretel dist li califfes; encontre tout çou fu li patriarces, et moult monstra de biaus examples et de bieles paroles. Quant Salehadins ot oïes les paroles de cascun, il dist que il ne se savoit a la quele tenir; dont fist trois parties de l'avoir que il avoit conquesté, si dona as crestiiens la meillour, et l'autre as Sarrasins et la tierce as jüïs, et si delivra tous ceus qu'il avoit en ses prisons».[44]Ma la forma di questo aneddoto, ad un tempo il piú ingegnoso e il piú favorevole al cristianesimo, si trova in una raccolta latina del secoloXIII, che ci è stata conservata in un prezioso manoscritto di Tours, e di cui noi dobbiamo la conoscenza a Leopoldo Delisle. Vi si racconta, come nelle precedenti versioni, che Saladino, prima di morire, fece venire l'ebreo, il cristiano e il saraceno, reputati tra i piú saggi di Gerusalemme, e domandò a ciascuno di essi qual'era la migliorloi: «La mia, disse l'ebreo, e se l'abbandonassi abbraccerei la legge cristiana, che ne discende. — La mia, disse il saraceno, e se l'abbandonassi abbraccerei la legge cristiana, da cui discende. — La mia, disse il cristiano, e a nessun costo l'abbandonerei per un'altra». Allora egli disse: «Quei due, abbandonando la loro legge, s'accorderebbero ad accettar questa; costui non accetterebbe altro che la sua: io la giudico la migliore e la scelgo».[45]

Le due tendenze che abbiamo osservate, una che fa di Saladino il portavoce di alcune satire contro la Chiesa, l'altra che lo mostra inclinato verso il cristianesimo, si riuniscono in un racconto di Bosone da Gubbio, che si riferisce ai viaggi del sultano in Europa: vedendo la cupidigia dei preti, specialmente del papa e dei cardinali, esclama che la religione cristiana è visibilmente la migliore di tutte, dacché il Signore dei Cristiani è abbastanza paziente e misericordioso per sopportare simili offese, ciò che non farebbe certamente il Signore delle altre leggi.[46]Qui abbiamo il primo abbozzo, assai goffamente tracciato, dell'ammirabile e mordace novella del giudeo Abramo nel Boccaccio, e della sua impreveduta conversione dopo il viaggio di Roma.[47]

Sia come si voglia, per un motivo o per l'altro, si credette volentieri che Saladino fosse stato internamente persuaso della verità del cristianesimo e che avesse altresí ricevuto il battesimo. Il manoscritto latino che è stato citato poco fa, lo riferisce, aggiungendout dicitur, come conclusione del suo consultoin extremis.[48]D'altronde bastò immaginare che avessedovuto, per la presenza dei suoi, limitarsi ad una specie di simulacro, la cui virtú non sarebbe forse sembrata sufficiente a un teologo: «Une chose fist a la mort, dice il preteso zio di Saladino neiRécits du ménestrel de Reims, qui mout nous ennuia; car quant il fu si apressez qu'il vit bien que mourir le convenoit, si demanda plein bacin d'iaue. Et maintenant li courut uns varlez aporter en un bacin d'argent, et li mist a la main senestre. Et Salehadins se fist drecier en son seant, et fist de sa main destre croiz par deseure l'iaue, et toucha en quatre lieus sour le bacin, et dist:Autant a de ci jusques ci comme de ci jusques ci. Ce dist il pour qu'on ne se perceüst. Et puis reversa l'iaue sour son chief et sour son cors, et dist entre denz trois moz en françois que nous n'entendimes pas, mais bien sembla, autant comme j'en vi, qu'il se bautizast.[49]


Back to IndexNext