VI
Accanto a tutte queste narrazioni che fanno di Saladino un cavaliere, un mezzo cristiano, un mezzo francese,un viaggiatore, un cortese amante, ossia tutto ciò che non fu, sarebbe inverosimile che non ve ne fosse qualcuna che ce lo mostrasse almeno approssimativamente, tal quale fu, il nemico spesso generoso, ma costante, dei Cristiani. Tuttavia il ricordo leggendario ha conservato poche tracce di ciò che costituisce il fondo vero della storia del conquistatore di Gerusalemme, dell'avversario di Filippo e di Riccardo.
Alcune tradizioni, che sono ancora per metà storiche e che del resto lo concernono indirettamente, ci rappresentano la sua vittoria su Guido di Lusignano come dovuta al tradimento di parecchi grandi vassalli di quest'ultimo, e specialmente di Raimondo di Tripoli o Triple. Il Ménestrel di Reims ci racconta che i principali traditori, insieme col conte di Triple, erano «le marchis de Montferrat, le seigneur de Baru, le seigneur de Saiete, le bau (balio, governatore) d'Escaloigne» (§ 40).[111]Il poema delPas Salhadin, del quale parleremo presto, trasforma questi nomi, buttati giú un poco a caso, nel modo piú bizzarro:
Des traïtres faus losengiersLi quens de Tribles fu premiers,Et li marcis de Ponferan,(Et) D'Escalone Pieres Liban,Après li sires de BaruEt de Sa[e]te quens Poru.Cilz cink firent la traïsonEt vendirent le roi GuionA Salhadin......[112]
Des traïtres faus losengiersLi quens de Tribles fu premiers,Et li marcis de Ponferan,(Et) D'Escalone Pieres Liban,Après li sires de BaruEt de Sa[e]te quens Poru.Cilz cink firent la traïsonEt vendirent le roi GuionA Salhadin......[112]
Des traïtres faus losengiers
Li quens de Tribles fu premiers,
Et li marcis de Ponferan,
(Et) D'Escalone Pieres Liban,
Après li sires de Baru
Et de Sa[e]te quens Poru.
Cilz cink firent la traïson
Et vendirent le roi Guion
A Salhadin......[112]
Noi abbiamo qui l'eco sfigurata dalla tradizione che si formò tra i partigiani di Guido di Lusignano.[113]Dopo la sconfitta, quando Guido prigioniero confessa piangendo a Saladino ch'egli ha ben meritata la sua sorte, l'altro, secondo il racconto del Ménestrel, gli dichiara che non è responsabile del disastro, gli rivela il tradimento, e lo rimette generosamente in libertà.
Nel grande romanzo in versi del secoloXIVdel quale abbiamo parlato tante volte, e che è qui ancora rappresentato dalJean d'Avesnesin prosa, la rovina del regno di Gerusalemme è narrata in un modo che non ha quasi nulla di comune con la storia. Non si tratta piú di Guido di Lusignano, e neanche dei suoi predecessori immediati. La catastrofe accade sotto il regno di Baldovino di Sebourc, secondo successore di Goffredo.[114]Saladino, divenuto padrone di Damasco, dell'Egitto e poco dopo della Persia, assale i Cristiani di Terra Santa. In una prima battaglia, sui «plainsdes fontaines de Saphire»,[115]il re Baldovino è preso, ma Saladino lo rimette in libertà. Ben presto, il soldano marcia su Gerusalemme, e davanti alle mura di questa città si dà la grande e decisiva battaglia: Baldovino di Sebourc è ucciso, e cosí pure il bastardo di Bouillon, figlio di Baldovino I. Saladino fa dovunque miracoli di valore: «car il estoit puissant de corps et de si hault courage que... nul ne l'osoit regarder en fait d'armes, et partout ou il aloit les chrestiens se coatissoient et l'oeil n'osoient haulcier devant luy». Non mostra una generosità meno grande; la spinge al punto da suscitare un giusto scandalo tra i suoi e, a dire la verità, sino alla stravaganza: avendo preso Giovanni di Pontieu, nel quale riconosce suo zio, lo autorizza a ritornare a combattere a fianco dei due soli campioni cristiani sopravvissuti, e a compiere con essi una terribile carneficina dei Saraceni. Tuttavia finisce col farlo prigioniero sulla sua parola, allo stesso modo di Huon Dodekin o di Tabarie.
La presa di Gerusalemme, senza colpo ferire, e l'umanità della quale Saladino fa prova verso gli abitanti non differiscono molto nella storia e nel nostro romanzo. In questo si passa in seguito all'assedio di Sur, dove il glorioso nome di Corrado di Monferrato è cambiato in quello di Bonifazio, conservandosi però, per un singolar caso, il nome del valente Guglielmo de la Chapelle, che del resto non ci è stato trasmesso che dal poemacontemporaneo d'Ambrogio.[116]Narra tuttavia che Saladino, dinanzi all'indomabile resistenza del marchese di Monferrato, sospende l'assedio della città, ma a torto aggiunge che in un secondo assalto la fortezza fosse obbligata ad arrendersi. Lascio da parte la menzione delle altre città conquistate allora da Saladino,[117]il quale, secondo il nostro romanziere, visse in seguito per dieci anni in una pace profonda, durante la quale preparò il viaggio che meditava nel paese dei Cristiani.
Si sa che in realtà non accadde tutto in questo modo: che Guido di Lusignano, appena uscito di cattività, venne con meraviglioso ardire a porre l'assedio ad Acri, recentemente tolta ai Cristiani, che ben presto fu raggiunto colà da Filippo di Francia e da Riccardo d'Inghilterra, i quali presero la città in capo a tre mesi, che Filippo se ne ritornò allora nei suoi paesi, mentre Riccardo restò ancora un anno in Siria, facendo a Saladino una guerra in cui rese immortale il suo valore, sebbene non potesse colà compiere alcuno dei disegni che aveva formati, e fosse obbligato a terminare con una tregua poco gloriosa. Fu in quei quindici mesi di contatto quasi quotidiano che i crociati venuti di Francia e d'Inghilterra poterono ricevere la piú viva impressione delle qualità brillanti del loro formidabileavversario. La crociata in se stessa non ha tuttavia lasciato nella tradizione se non assai poco sicuri ricordi. Il piú esatto sembra essere una storiella che deve avere un fondo reale, e della quale è curioso seguire le successive trasformazioni. Originariamente non riflette Saladino, bensì suo fratello Safadin o Seif-Eddin (piú tardi suo successore sotto il nome di Malek-Adel). Durante la liberazione di Jaffé, nell'agosto del 1192, la piú prodigiosa delle geste compiute dal re «au cœur de lion», Riccardo, giunto in tutta fretta per mare, aveva appena trovato dei cavalli per lui e per qualcuno dei suoi (v. piú innanzi), e non avrebbe potuto surrogare il suo quando l'avesse perduto. Safadin, che da lungo tempo era in amichevoli relazioni con lui, vedendolo combattere a piedi, gli mandò cortesemente due cavalli: tale è il racconto d'Ambrogio, che sembra perfettamente autentico,[118]Le diverse redazioni delLivre de la Terre-Sainte[119]ce ne mostrano i successivi svolgimenti. La prima (H, p. 197) non aggiunge che un tratto inesatto, cioè che Riccardo avrebbe dato uno dei due cavalli a Guglielmo di Préaux: Guglielmo era allora prigioniero; inoltre attribuisce a Saladino l'iniziativa di questa cortesia. La seconda[120]amplifica ed altera questo semplice racconto: «Seifeddin... demanda ou estoit le roi; l'on li mostra ou il estoit aveques ses homes sor un toron. Il s'entremist de bien et d'onor,si li envoia un cheval tirant,[121]qui estoit moût mesaisiés a la bouche, par un sien memeloc, et il encharja qu'il deïst au rei que nen esteit mie avenant chose que rei se combatist... a pié. Le rei, qui fu aparcevans de la malice des Sarasins, s'aparçut que le cheval estoit mesais[i]é, si dist au message qu'il galopast le cheval; ensi come il le galopeit, il le conut qu'il estoit tirant, si li dist:Mercie ton seignor, et li meine son cheval, et li di que ce n'est mie l'amor qui entre lui et moi estoit qu'il me mande cheval tirant por moi prendre. Le memeloc s'en torna et mena le a son seignor, et li dist qu'il s'estoit apercells qu' il estoit tirant. Seifeddin fu hontous, et comanda que l'on li menast un autre plus aaisié[122]que celui, et celui meismes [mena] le memeloc qu'i[l] li aveit premierement amené.[123]Le rei comanda au ferrot[124]que il li traisist les gisans et les eschaillons,[125]et tantost com il l'ot comandé il fu fait; e com hom li ot trait il li fist metre un frain et fist monter sus. Le cheval fu alores bien aaisié; le rei monta sus et fist mout d'armes». Se qui v'è malizia, èda imputarsi tutta intera al «memeloc».[126]Nella terza versione, che è quella del manoscritto in cui si trova il nome d'Ernoul, Saladino, che sostituisce interamente Safadin, può almeno sembrare colpevole d'aver nascosto un tradimento sotto la sua apparente generosità. «Va, dist il a un de ses serjanz,ensele un cheval et si li maine; si li di que jou li envoi; qu'il n'afiert pas a si haut home come il est qu'il soit a pié a tel lieu... Li serjanz fist le comandement Salehadin et si mena le cheval au roi d'Engleterre et fist son message. Et li rois l'en mercia, mais ne monta pas sus, ains fist monter un sien serjant et fist poindre devant lui. Quant li serjant ot point le cheval et il cuida retorner, ce ne fust ja mais, ainz l'en porta li chevaus, quel gré qu'il en eüst, en l'ost as Sarasins. Et Salehadins fu mout honteus de ce que li chevaus estoit retornés; si en fist un autre apareillier, et li renvoia».[127]Il tradimento è del tutto sicuro nellaLXXVIdelleCento novelle antiche.[128]Il cavallo è inviato per condurre quello che lo monta nella tenda di Saladino; fortunatamente Riccardo vi fa montare uno scudiero, e l'astuzia del soldano è in tal modo rivelata e sventata a sua volta.[129]Nel poema del sec.XIVspesso citato, questa storia ha un seguito: il buon cavaliere Antonio, che Morello, il cavallo mandato da Saladino a Riccardo, gli ha ricondotto, acquista l'amicizia del soldano, è da lui fatto governatore di Saiettae piú tardi vi sostiene un assedio contro di lui per difendere Chauvigni e Guglielmo des Barres, da lui perseguitati.[130]— Finalmente nel poema inglese sopra Riccardo Cuor di Leone, che, almeno per questa parte, è tradotto dal francese, la storia è del tutto fantastica. Accade davanti a Babilonia, la quale è assediata da Riccardo. Saladino gli manda in dono un magnifico cavallo, migliore ancora del famoso Fauvel di Cipro, cavalcato abitualmente da Riccardo;[131]però è invasato dal diavolo, e di piú, quando sua madre, cavalcata da Saladino, nitrisce, esso accorre, le s'inginocchia davanti e la poppa. Un angelo previene Riccardo del tranello che gli è teso: Riccardo esorcizza dapprima il cavallo e ne caccia il diavolo, poi gli tura le orecchie con cera, in modo che nella battaglia, sordo ai nitriti della madre, la abbatte, e i Saraceni sono completamente sconfitti. Si vede che qui l'immaginazione dei narratori non ha per lungo tempo ammesso nel nemico giurato dei Cristiani un atto di cortesia leale e disinteressata.
Il solo fatto d'armi che si riannodi col nome di Saladino e che gli abbia per lungo tempo conservata una popolarità tuttavia mediocremente gloriosa, ha nella storia un punto d'appoggio abbastanza incerto. In molte «salles» di castelli, si dipingeva nel secoloXIIIciò che si chiamava ilPas Salhadin: questa pittura rappresentava dodici, talvolta tredici cavalieri, sorvegliantiuna gola di monti, che si sforzava di passare un immenso esercito saraceno comandato da Saladino; però di esso non si vedeva certamente che qualche combattente, già arrestato dai corpi ammucchiati di coloro che l'avevano preceduto. In qualcuna di queste pitture si vedeva il re Filippo, il quale, senza prender parte al combattimento, ne dava il segnale, lo dirigeva da lungi e, dopo il successo, si rallegrava coi vincitori; in altre, probabilmente in quelle che non erano state eseguite nella Francia propriamente detta, il re Filippo non era rappresentato in alcun modo. Tra i combattenti, Riccardo aveva una parte piú o meno preponderante. In tutte queste pitture, a quanto pare, si vedeva, arrampicato sopra una roccia che chiudeva la gola, uno spione che osservava i guerrieri cristiani per riferire i nomi di essi a Saladino, posto dall'altro lato della montagna: questi nomi, che variavano nelle diverse pitture, erano però scritti a fianco di ciascuno di essi, e il nome dello spione,TorneventoEspiet, figurava egualmente vicino alla sua testa.[132]È probabile che queste pitture avessero un punto di partenza molto antico e in origine avessero rappresentato, forse sotto l'ispirazione dello stesso Riccardo, quella stessa giornata, in cui, dopo d'avere quasi miracolosamente riacquistato Jaffe, era riuscito, con un piccolissimo numero d'uomini, a far rinculare tutto l'esercito mussulmano e obbligato Saladino allaritirata.[133]I nomi dei dieci compagni di Riccardo, di quei dieci i quali, soli con lui, avevano potuto procurarsi dei cavalli, erano subito divenuti celebri: Ambrogio li rammenta nei suoi versi e Riccardo de la Sainte-Trinité li inserisce nella sua traduzione.[134]Naturalmente, secondo la formula tradizionale, questi undici compagni si cambiarono abbastanza presto in dodici o in tredici (dodici piú Riccardo); e i nomi reali dei combattenti del 5 agosto 1192 furono ben presto sostituiti da altri piú conosciuti o che introdusse l'amor proprio di famiglia o del paese. Già leChroniques de Flandres, citate molto a proposito dall'editore delPas Salhadin,[135]dànno a Riccardo, nella sua spedizione di Jaffe, undici compagni, uno solo dei quali, Andrea di Chauvigni, assisteva realmente al combattimento; gli altri dieci sono: Gauthier (l.Gauchier) di Châtillon, il conte di Clèves, Guido di Montfort, «il conte d'Oste in Germania», il barone d'Estanfort, il conte di Lembourg, Walleran di Luxembourg, Droon di Merlo, Guglielmo des Barres e Guglielmo Longue-Épée. La prova che la leggenda delPas Salhadinha per origine l'eroico combattimento di Jaffe, è che troviamo nelle due versioni di essa che ci sono pervenute il maggior numero di questi nomi: ambedue citano, come leChroniques de Flandres, Guglielmo des Barres, Guglielmo Longue-Épée, il duca di Lembourg,Gauthier de Châtillon, il conte di Montfort e il conte di Clèves; hanno in comune contro leChroniquesil conte di Fiandra[136]e Huon de Florines e ignorano in comune il barone d'Estanfort e Droon di Merlo. La prima, sola, ha in comune con leChroniquesil conte d'Oste (chiamato d'Ostinale e d'Hostermale), e di suo Jofroi di Lusignano e Renaud (Renard) di Boulogne; la seconda ha in comune con leChroniquesAndrea de Chauvigni[137]e il duca di Luxembourg; ha di suo il conte di Joigni. Di questi personaggi, nessuno, salvo Andrea di Chauvigni, assisteva Riccardo nel combattimento di Jaffe; parecchi non presero neanche parte alla crociata, o vissero piú tardi. Si noterà in queste tre liste il predominio, del tutto contrario alla verità, dato all'elemento francese e fiammingo: a quanto sembra, la tradizione s'era sparsa, sotto la sua forma pittorica, soprattutto nel nord-est della Francia, e l'azione di Riccardo e dei suoi veri compagni vi s'era sempre piú dimenticata. Quanto alla scena in se stessa, si può supporre che un particolare di paesaggio[138]facesse credere assai per tempo che l'impresa dei Crociati fosse consistita nel difendere, dodici (o tredici) solamente, contro Saladino, unpaso una gola in una montagna: di qui il nome diPas Salhadindato a quest'impresa ed alla sua rappresentazione.
L'uso di dipingere nei castelli ilPas Salhadinci è attestato nel poemetto che porta questo nome, e che deve risalire alla fine del secoloXIII.[139]Comincia cosí:
Del recorder est grans solasDe cheaus qui garderent le pasContre le roy Salehadin,Des douze princes palasinQui tant furent de grant renon:En mainte sale les point onPour mieus veoir leur contenance;Moult est bele la remembranceA regarder a maint preudomme.
Del recorder est grans solasDe cheaus qui garderent le pasContre le roy Salehadin,Des douze princes palasinQui tant furent de grant renon:En mainte sale les point onPour mieus veoir leur contenance;Moult est bele la remembranceA regarder a maint preudomme.
Del recorder est grans solas
De cheaus qui garderent le pas
Contre le roy Salehadin,
Des douze princes palasin
Qui tant furent de grant renon:
En mainte sale les point on
Pour mieus veoir leur contenance;
Moult est bele la remembrance
A regarder a maint preudomme.
E ripete terminando:
Grant honneur firent leur lignage;Tous jours en iert la renommee;On les point en sale pavee:C'est uns tresnobles mireorsA ceulx qui tendent a honnorsEt maintiennent chevalerie.
Grant honneur firent leur lignage;Tous jours en iert la renommee;On les point en sale pavee:C'est uns tresnobles mireorsA ceulx qui tendent a honnorsEt maintiennent chevalerie.
Grant honneur firent leur lignage;
Tous jours en iert la renommee;
On les point en sale pavee:
C'est uns tresnobles mireors
A ceulx qui tendent a honnors
Et maintiennent chevalerie.
Dalla pittura, la rappresentazione delPas Salhadindovette, come accadeva ordinariamente, passare alla tappezzeria;[140]passò anche allo stato di vero spettacolo, eseguito da personaggi viventi. Si è spesso citato ilpasso del Froissart (l. IV, cap. I) relativo all'entrata della regina Isabella di Baviera a Parigi nel 1389:
Après, dessoubz le moustier de la Trinité, sur la rue avoit ung eschafault, et sur l'eschafault ung chastel, et la au long de l'eschafault estoit ordonné le pas du roy Salehadin, et tous faiz de personnages. des chrestiens d'une part, et les Sarrazins de l'autre, et la estoient par personnages tous les seigneurs de nom qui jadis au pas Salhadin furent, et armoiez de leurs armes ainsi que pour le temps de adonc ilz s'armoient. Et ung petit en sus d'eulx estoit par personnage le roy de France, et entour luy les douze pers de France, et tous armoiez de leurs armes. Et quant la royne de France fut amenee si avant en sa lictiere que devant l'eschafault ou ces ordonnances estoient, le roy Richart se departit de ses compaignons et s'en vint au roy de France et demanda congié pour eller assaillir les Sarazins, et le roy lui donna. Ce congié prins, le roy Richart s'en retourna devers ses douze compaignons, et alors se mirent en ordonnance, et allerent incontinent assaillir le roy Salhadin et ses Sarrazins, et la y eut par esbatement grant bataille, et dura une bonne espace. Et tout feu veu moult voulentiers.
Après, dessoubz le moustier de la Trinité, sur la rue avoit ung eschafault, et sur l'eschafault ung chastel, et la au long de l'eschafault estoit ordonné le pas du roy Salehadin, et tous faiz de personnages. des chrestiens d'une part, et les Sarrazins de l'autre, et la estoient par personnages tous les seigneurs de nom qui jadis au pas Salhadin furent, et armoiez de leurs armes ainsi que pour le temps de adonc ilz s'armoient. Et ung petit en sus d'eulx estoit par personnage le roy de France, et entour luy les douze pers de France, et tous armoiez de leurs armes. Et quant la royne de France fut amenee si avant en sa lictiere que devant l'eschafault ou ces ordonnances estoient, le roy Richart se departit de ses compaignons et s'en vint au roy de France et demanda congié pour eller assaillir les Sarazins, et le roy lui donna. Ce congié prins, le roy Richart s'en retourna devers ses douze compaignons, et alors se mirent en ordonnance, et allerent incontinent assaillir le roy Salhadin et ses Sarrazins, et la y eut par esbatement grant bataille, et dura une bonne espace. Et tout feu veu moult voulentiers.
Lo spettacolo del 1389, per la parte attribuita al re di Francia, si riannoda al gruppo che ci rappresenta il poemetto delPas Salhadin. Ecco un riassunto di quest'opera, assai mediocre in se stessa, ma che ci presenta un qualche interesse per il ricordo che v'è conservato d'un episodio eroico, il quale ha goduto una sí grande popolarità nel mondo cavalleresco.[141]Probabilmente è nato dal desiderio di spiegare una di quelle pitture che indica sin da principio, delle quali non si conosce precisamente il soggetto: il poeta pretende di farlo conoscere; però le fonti della sua scienza sonopoco sicure.[142]Filippo, insieme col re Guido, che Saladino ha posto generosamente in libertà, assedia Sur;[143]è raggiunto da Riccardo. Saladino viene da Acri per fargli levar l'assedio; per raggiungere i Cristiani, egli deve passarele fort passage d'Armonie,[144]par mi la roce, mout forte et perilleus. Huon de Florines propone al Barrois (Guglielmo des Barres) di sceglier cinque cavalieri provetti ciascuno, e difendere essi dodici ilpascontro tutti gli sforzi di Saladino. Il Barrois accetta, ed essi scelgono i loro dieci compagni (il Barrois sceglie Riccardo).[145]Naturalmente i dodici cavalieri respingono l'assalto dei Saraceni, condotti dai re Escorfaut et Malaquin, i quali sono uccisi entrambi. Saladino stupito manda uno spione, Tornevent, il quale conosceva le armi dei signori cristiani, sulla roccia che domina ilpas, e quando costui gli ha riferito i nomi dei dodici campioni, egli giudica inutile la lotta e si ritira su Damietta. Filippo festeggia Riccardo e gli altri quando rientrano nell'accampamento dopo la ritirata dei Saraceni; ben presto prende Sur ed Acri, e lascia Guido di Lusignano pacifico re del paese. Si vede che in questo racconto, al quale dà il nome, Saladino rappresentauna parte accessoria e, tutto sommato, poco brillante.
Anche un dipinto ha certamente suggerito all'autore dell'immenso poema del secoloXIV, tante volte citato, il bizzarro episodio delPas Salhadin(conservato inJean d'Avesnes). Ma questa pittura non mostrava il re Filippo di Francia, di modo che il poeta ha ricorso ad un espediente per dare ai Francesi il principale onore dell'impresa che celebra. Non sapendo nulla di ciò che aveva potuto essere quest'impresa, la trasporta in Inghilterra. Secondo lui, Saladino, di ritorno dal suo viaggio in Occidente (v. addietro), vuol conquistare dapprima la Francia, poi tutti i paesi cristiani. I suoi consiglieri, Huon Dodekin (o di Tabarie) e Giovanni di Pontieu, dissimulando i loro veri sentimenti, lo spronano a cominciare dall'Inghilterra e fanno prender porto all'immensa flotta saracena «tra Escoche e Warwich», sopra una spiaggia contornata da montagne insuperabili, e che comunica col resto del paese solo per unpasassai dirupato e pericolosissimo, dove quattro uomini possono appena camminare di fronte. Però il re Riccardo è prevenuto da essi ed ha riunito dall'altra parte delpasconsiderevoli forze; il re di Francia gli ha mandato dodici cavalieri scelti, i quali s'incaricano essi soli di difendere ilpas. Due attacchi dei Saraceni sono infatti respinti, dopo di che ha luogo un combattimento di due cavalieri cristiani (Chauvigni e Guglielmo Longue-Épée) contro due saraceni (Corsuble e Bruyant), i quali essendo stati vinti, Saladino, secondo le convenzioni, non ha piú che a rimbarcare, «et depuis son departement fu ce passage qu'il n'avoit peu conquerir appelé lePas Salhadin».[146]Pure qui, come si vede, la parte di Saladino non è per sua natura atta ad accrescerne la rinomanza.
Noi avremo terminato ciò che concerne le guerre di Saladino contro i Crociati, e nello stesso tempo la sua intera leggenda, riassumendo brevemente le ultime pagine diJean d'Avesnesche ci rappresenta il poema perduto del secoloXIV. I re di Francia e d'Inghilterra avendo passato il mare, sono ricevuti in Acri da Giovanni di Pontieu, cui Saladino, suo nipote, aveva dato questa città. Saladino ve li assedia, e compie dinanzi ad Acri le piú grandi prodezze; però, disperando di prendere la città, si ritira a Gerusalemme (qui ha luogo l'episodio della visita che gli fa la regina di Francia). Chauvigni e Guglielmo des Barres stanno per assalirlo; però, dopo parecchi incidenti, Chauvigni è fatto prigioniero e affidato da Saladino all'imperatore di Damasco: guadagna l'amore di Glorianda, moglie dell'imperatore, «et mesmement engendra en elle ung filz masle qu'elle nomma Polis, et si secretement userent leur vie ensemble ung tandis que l'empereur onquez ne s'en aperceut, jusques a ung temps que l'istoire recordera».[147]Questo tempo arriva quando, assediando i Cristiani Damasco, Glorianda fa fuggire Chauvigni, la cui bravura procura la vittoria agli assedianti, nonostante le imprese meravigliose di Saladino. La regina, accusata di tradimento, getta la colpa sul carceriere; è discolpata grazie a un combattimento che, sotto learmi del fratello di lei Chiauvigni[148]sostiene contro il re di Morienne, il quale è impiccato insieme col carceriere. «De quoy Salhadin se contempta, et pardonna a la reyne, car plein estoit de misericorde».[149]L'assedio di Damasco dura due anni con parecchie peripezie. Finalmente «le roy Richard d'Engleterre, pour aulcunes traysons qu'il avoit voulu faire au pourfit des païens, fut constraint de soy retourner en Engleterre avoec ses Englois, ennemis de ceux de France, au lieu du quel vint Huon Dodequin a grant puissance a la rescousse du roy de France».[150]Si dà una grande battaglia, e Saladino, vinto, è obbligato a fuggire verso il mare. Gérard «le Bel Armé», figlio di Huon Dodekin, lo insegue con accanimento per vendicare su di lui la morte del bastardo di Bouillon, suo fratello uterino, che Saladino aveva ucciso davanti a Gerusalemme.[151]Lo raggiunge nel momento in cui pone il piede sulla sua nave, e lo colpisce con un colpo di lancia. Saladino, trasportato in Babilonia, non tarda a morire, dopo la scena (riferita piú innanzi) tra un ebreo, un cristiano e un saraceno, e il simulacro di battesimo che ne fu il seguito. «Aulcunes istoires et croniquescontiennent que il morut devant Acre a ung siege qu'il avoit illec mis, de bleceure ou de maladie sourvenant; et que après sa mort son filz nommé Salfadin[152]parconquesta toute la terre, quy a esté tousjourz depuis en l'obeïssance des infidelles, et sera tant qu'il plaira a nostre seigneur Jhesucrist. Et quoy qu'il fust et ou il fina[st], ses fais monstrent qu'il doibt estre exaucié; car de grant vaillance, largesse et courtoisie il fut aourné, par quoy il a desservy que de luy soit a tous jours memoire jusques en la fin du monde».[153]