401.Zelfa (os hians) è la predicazione buona a parole non a fatti. Parrebbe che Dante ne facesse la predicazione che riguarda la vita attiva. Matelda deve prender le veci di Beatrice quando si tratta di dichiarare alcunchè riguardo al paradiso terrestre. (Pur. 33, 118)402.Fulg. de Virg. Cont.inMythographi Latini, Lugd. Bat. 1742: pag. 760 sq. Altro è da vedere in quell'operetta, che Dante osservò. Dante a Virgilio, nel passo dello Stige, fa fare l'uffizio di Radamanto:verbum (verba) domantem... Qui verborum inpetum domare scit, hic superbiae et damnator et contemtor est. Pag. 759. Da Fulgenzio trasse Dante la falsa etimologia di Tisifone “furibunda vox„ (gridavan sì alto, Inf. 9, 51). Resta confermato così che ella è la superbia speciale. Resta confermato che il regno della malizia può chiamarsi, se si vuole, il regno della superbia, cioè aversione od apostasia da Dio, che si esplica nei tre peccati spirituali di ira, invidia e superbia (speciale): in vero Dante, a prova di ciò, chiama superbo uno dei peccatori d'ira, Capaneo, uno dei peccatori d'invidia, Vanni Fucci, oltre che il più insigne dei peccatori della ghiaccia, che è Lucifero. Si può rileggere, nell'operetta, la nota proposizione “poema... superbiae deiectio estetc.„. A riprova di ciò che significa lamortedi Dante avanti Francesca, si legga: “Illic etiam et Dido videtur, quasi amoris atque antiquae libidinis umbra iam vacua. Contemplando enim sapientiam libido iam contemtu emortua lacrimabiliter poenitendo ad memoriam revocatur„. Pag. 757. Le lagrime di Dante e la pietà che fa ch'e' venga meno, non sono, via, da interpretarsi soltanto nel modo geniale e simpatico che si suole!403.Vedi a pag. 408.404.FPPerez,B. S.pag. 24, 233, 381.405.Vel. p. 429 sgg. Punto importantissimo, non considerato mai, o non assai considerato.406.Summa2a 2ae 181, 1; 180, 2. Vedi GPoletto,Alcuni Studietc. App. X.407.Vel. pag. 310 sgg.408.Vedi a pag. 430.409.Vel. pag. 462 sgg.410.Si potrebbe giocar di parole, dicendo che è lascienzao laMusao lascienza ed arte. E sia pur così; ma si aggiunga sempre: nel senso d'arte.411.Chi poi sia Matelda, è grande controversia. AMancini in un opuscolo (Mateldaetc. Lucca, 1901) dimostra fondata su un equivoco la nuova candidatura proposta da MScherillo (Rivista d'I. III, 11). Si tratta sempre della Matilde di Hackeborn già propugnata da ALubin. Nuovi argomenti in favore di questa porta il Mancini (Ancor su Mateldaetc.) in Riv. d'I. E io non nego che Dante abbia potuto ispirarsi alle Rivelazioni di questa Beata. Ma certo più s'ispirò alla storia di Matelda contessa, la quale, come ricorda LRocca (MateldainCon Danteetc. Hoepli 1898) è detta da Donizone unaMarta insieme e Maria(pag. 142) come l'arteè insieme della vita attiva e contemplativa, della vita attiva dispostasi alla contemplativa. Poi la contessa era nepote d'un imperatore e protettrice della chiesa: univa in sè queste due instituzioni che male discordano. Era spirituale e temporale. E sua madre si chiamavaBeatrix. Nell'Eden ell'è come figlia di Beatrice.412.Non fu tralasciato da Fulgenzio il precetto che sapeva tanto di mistico. “Sed sepeliatante Misenum necesse est„. Per lui però Miseno è la pompa della vana lode. L'ispirazione che n'ebbe Dante, è tuttavia manifesta. In vero ecco, per chi n'ha bisogno, la conferma che il viaggio agli inferi è ricerca della sapienza, o contemplazione (dispositivamente, in Dante), e che Virgilio che è guida in quel viaggio, èStudio. Dice Fulgenzio che nel sesto libro Enea arrivando al tempio d'Apollo discende agli inferi. Fulgenzio mette queste due azioni in un nesso di causa ed effetto; nel nesso medesimo in cui Dante mette il mostrarsi di Virgilio e la visita al regno dei morti. Ebbene “Apollinem deumstudiidicimus, ideo et Musis additum„. Pag. 753. Dal che possiamo trarre un'altra conferma per ciò che abbiamo detto significare Apollo e le Muse ed Elicona in Dante. (pag. 83 sgg.) Quanto alla contemplazione, ecco: “... ad templum Apollinis, id est ad doctrinamstudiipervenitur, ibique de futurae vitae consultatur ordinibus, et ad inferos descensus inquiritur, id est, dum quis futura considerat, tuncsapientiaobscura secretaque mysteria penetrat„. E qui aggiunge: “Sed sepeliat ante Misenum necesse est„.413.Vel. Il passaggio dell'Acheronte.414.Ad Rom.VI 3,et al.415.ib. 8,et al.416.ib.4 e 5.417.ib.4et al.418.In Vel. non tenni conto di queste dissimiglianze tra morire, anziquasimorire, morir per metà, nel passo della selva, e morire non solo ma essere seppellito nell'alto passo; sebbene qualche cosa intravedessi. Vedi a pag. 102 di quel libro.419.S. Bern. Op. I, 1160 (Serm. de divers.XXXVII).420.Vel. pag. 94 sgg.421.Hier.Ep.XXVad Paulam. Si noti la frasecalcato mundo.422.Il medesimo S. Girolamo nell'epistola a Demetriade:Quiasaeculum reliquistietsecundo post baptismum graduinisti pactum cum adversario tuo, dicens ei, Renuntio tibi, diabole, et saeculo tuo et pompae tuae et operibus tuis, serva foedus quod pepigisti. S. Pier Damiano (Opusc.16) ha, scrivendo a un vescovo che chiamava al secolo i monaci:Dic, obsecro, legisti aliquando vitae monasticae propositum secundum esse baptisma? Sed quiahoc inveniri in dictis Patrum perspicuum est, negare licitum non est.Invero tal sentenza è anche in questi autori che non posso ora confrontare:Theodori Studitae testamentumapud Baronium, t. IX;Odo Abbas Cluniacensis, Collationum lib. II cap. 7.423.Bern.Op.II 920-1 (De adventu Dom. SermoV, 4).424.Id. ib. I 520-1 (De praec. et dispens.cap. XVII, 54).425.Id. ib. I 1108 (Sermones de diversis, XIde dupl. Capt.etc.).426.Nell'ed. Migne dell'Opere di S. Bernardo, vol. I pag. 889 (I 520) si può leggere una dotta nota che bene illustra il concetto che è fondamentale nel poema sacro. “Questa è la ragione per cui la professione della vita religiosa si considera come un battesimo. Come nel battesimo avviene che noi moriamo alla vita vecchia e rinasciamo alla nuova (vediRom.VI,Coloss.III,Ephes.IIet al.da cui si ricava che dal battesimo non emerge l'uomo medesimo che v'era entrato, ma al tutto un altro); segue ancora che i peccati di quell'uomo anteriore non s'hanno da attribuire al neonato, più che i miei a un altro, e gli altrui a me. Così nella profession religiosa. Muore il religioso al mondo e alle opere sue, inoltre a sè stesso e alla volontà sua, e muore così, che non gli è lecito usar del mondo e delle sue delizie e della sua volontà, come se fosse proprio morto e sepolto etc.„.427.Si chiamano così da loro. Vedi quel che dice Simone a Maestro Adamo:alcunaltrodimonio. (Inf. 30, 117)428.Così si fa la pelle bianca nera...Oh! non poteva dire (domando io a quelli che in Dante non vogliono mirare se non il poeta bello), non poteva dire:Così la pelle bianca si fa nera?Perchè Dante volle fare cozzare insieme quelle due parole nemiche?429.Funere: perchè l'uomo nella selva oscura e nel vestibolo è come morto. Dalla morte che è morte, si deve riscattar con la morte che è rigenerazione e vita. Il battesimo (ripetiamolo) trova il neofito morto, lo fa morire per vivificarlo: morto a Dio, morire al peccato, cioè vivificare a Dio: concetti, quanto si voglia sottili, ma comuni, saputi, triti, volgati.430.Vel. pag. 47 e altrove. Ma bisogna capovolgere il concetto che v'esposi, del seppellimento rispetto alla morte. Il seppellimento è prima, nel battesimo cioè nell'alto passodell'Acheronte: la morte segue, avanti Francesca e Lucifero. Parrà strano; e tuttavia se alla morte segue la vita, al seppellimento deve seguire la morte. È unrovescio.431.Vel. pag. 204 sgg.432.Act. Ap.II 3.433.Act. Ap.I 5.434.Summa1a 2ae 51, 4.435.Per es. vedi S. Bern. II 686 in fine.436.Il lettore critico sogghignerà, e chiederà: “Come mai Virgilio ministro di sacramenti cristiani? Questa è la più grossa di tutte!„ Il lettore critico si degni di capire; e per capire, ricordi che Virgilio è loStudio, lostudiodi Dante. Dopo, vada a pag. 346 e rilegga il passo capitale di S. Agostino e si fermi alle parole:ma lo intenderà, sed intelliget; e capirà anch'esso.Per l'ordine sacro e il matrimonio, fusi in uno, per così dire, dal Poeta, giova ricordare che sono i due sacramenti instituiti in favore della moltitudine. (Summa, 3a 65 e 2).437.Notevole, come osservai in Vel. pag. 244, cheoccupat aditum(Aen. VI, 635) è già interpretato in Servio,ingreditur.Ingreditur, dunque, sì dalla porta principale (424) e sì da questa men segreta. Qui soggiungo che Servio al 109 commentasacra ostia pandascosì: “o venerabili o esecrande: come dirà del Tartaro:sacrae panduntur portae„. L'equivoco ne era aiutato.438.Ad136. Si noti anche: “sub imagine fabularum docet rectissimam vitam(nonviam?)per quam animabus ad superos datur regressus„.439.Vedi a pag. 27, e prima e dopo.440.È la continuazione del passo capitale già citato dall'operaDe praec. et dispens.cap. XVII, 54.441.ad Rom.XIV 12.442.Vedi nota a pag. 433.443.Aur. Aug. Op. XIII 1165.444.ib. 426 (De animaI 11).445.ib. 36, 90, 91.446.ib. 18et al.Non si dica che questo luogo medio è appunto il limbo. Dice esplicitamente S. Agostino contro i Pelagiani, che gl'infanti saranno dannati, col diavolo, sebbene con la pena più mite. Questa è la sorte del limbo, contraria, perciò, a quella del medio luogo.447.Aur. Aug. Op. XIII 90 (De pecc. mer. et rem.III 3, 6). Le paroleVenite...son di Matth. 25, 34.448.MO. pag. 95 Vel. pag. 333 sgg.449.Arist.Eth. Nic.IV 3. Questa dalla magnanimità fusa nella fortezza (vedi pag. 195) è aggiunta che faccio in questo libro. E non dubito che non sia per essere persuasiva. Filippo Argenti come si comporta nella palude e come è descritto nella sua Fiorenza, è il tipo di quelli che Brunetto Latini, traducendo Aristotele, (che hachaunoi) chiama (ahimè! uso l'ed. Romagnoli!)vaneglorious et bobanciers, e l'Arròtronfi, e Dante personeorgogliose. Quanto ai pusillanimi (micropsychoi) Brunetto traducepoures de coragee il Giamboni, uomini piccoli. Vedi la cit. ed. del Tesoro, Vol. III pag. 73 sgg.450.Id. ib. IV 3, 36. Trad. Arrò.451.Id. ib. 14.452.Id. ib. 17, 18, 21.453.Id. ib. 20 sg.454.Id. ib. 27 sg.455.Id. ib. 31.456.Id. ib. 24.457.Potrebbe alcuno metter fuori la virtù della mansuetudine, alla quale sono opposti i vizi contrari tra loro dell'ira e della “troppa pazienza contra li nostri mali esteriori„. (Co. 4, 17) Ammettendo che qualche nota e dell'ira e della pazienza si trovi nei mobili e immobili dello Stige, vediamo peraltro che la virtù loro opposta è la fortezza umana di Dante e Virgilio, e la magnanimità, o fortezza eroica, del Messo del cielo; non davvero la mansuetudine degli uni o dell'altro. E se la mansuetudine non è la virtù loro, non sarà l'irapropriamente il vizio delle “rane„ loro opposte.458.Rimando al molto che ne scrissi in MO e Vel. Si continuerà a ripetere uggiosamente,cui vinse l'ira, l'ira, l'ira? Buon prò lor faccia. Studiamo piuttosto perchè Dante abbia usata quella parola fuorviatrice. Sì: per nascondersi, per far prova dell'acume del lettore; ma anche perchè qui volle fare un trattato dell'irapassione, che è sprone di fortezza e magnanimità, se è retta; e causa di tronfiezza e pusillanimità, se non è o è vana. E qui mal invischia e nel primo cerchietto mal immolla.459.MO. pag. 84.Summa1a 2ae 73, 5et al.460.Vel. pag. 259 Ar.Eth.VII 6, 9.461.Summa1a 63, 2: Utrum in angelis possit esse tantum peccatumsuperbiaeetinvidiae.462.ib.463.ib.464.Vel. pag. 343 epassim.465.Vel. pag. 377.466.Uno dei soliti accorgimenti di Dante: Caifas sebbene non reo d'apostasia e di tradimento e di superbia (per lui Gesù erahomo) lo fa pur calpestare, per la somiglianza, che so io? dell'effetto se non dell'intenzione. Il passo del calcagno è inEv. sec. Ioann.III 18: “chi mangia il pane con me, leverà contro me il suo calcagno„ Cfr.Psalm.XL 10.467.Bart. Aquarone,Dante in Siena, Lapi, 1889: p. 18.468.Vel. L'altro viaggio.469.Matth. XXVI 24, Marc. XIV 21.470.E vedi in Vel. L'altro viaggio.471.Gen.IV 5 sgg.472.Vel. pag. 259. Vedi più sopra, a pag. 504 sg.473.Gen.ib. 11. Vedi in Vel. (pag. 254) un'altra derivazione, che non esclude questa.474.Gen.IX 1 sgg. Ho tolto dal passo ciò che per un cristiano non ha più senso o ne ha un altro: il mangiar carne col sangue.475.Gen.I 27 sq. II 15, III 16 sqq.476.Gen.IX:carnem cum sanguine non comedetis.477.Chi sa che Dante non avesse assegnata, in suo pensiero, a Ugolino, come di lui propria sede, non Caina ma la riviera di sangue? Chè certo là dov'è, non dovrebbe essere: la buca èunae fatta per un solo. Vedi MO. pag. 159 sgg. E io non posso che confermarmi nella interpretazionebestiale(offro e dedico l'epigramma agli avversari) dell'episodio. Mi si dica (ma prima si cerchi di ravvivare l'impressione, ormai stinta e logora, dei versi tante volte letti); mi si dica: Come è saltato in mente a Dante d'introdurre figliuoli che facciano al padre affamato la proposta di mangiar loro?478.In essi talvolta è anche l'ira, cioè il proposito di vendetta, contro lefere mogli. (Inf. 16, 45)479.Vel. pag. 340.480.ib.481.Vel. pag. 344.482.ib.483.Vel. 343, 350.484.Vel. L'altro viaggio.485.Si domanda, credo: o dopo come fece Dante senza corda? Dio mio! o perchè non si domanda, dove, in quei giorni del suo viaggio, Dante mangiò e bevve? O non si vuol capire che il buon senso non basta e non vale a dichiarare il viaggio ultrasensibile?486.Vel. L'altro viaggio, pag. 372.Ecco la genealogia dei sette peccati secondo Dante.Peccato originale(concupiscenza)lussuria e golaavarizia(cupidità)accidiainvidiasuperbiairaI peccati in corsivo sono inconoscibili e innominabili. Si veda che l'avarizia (mal dare e mal tenere) sta alla invidia e alla superbia, come l'accidia all'ira. È l'accidia dell'invidia e superbia, essa. L'accidia genera l'ira, perchè i violenti o bestiali o rei d'ira piangono dove avrebbero a essere giocondi. (Inf. 11, 45) La lussuria e gola, generano l'accidia. (Vedi pag. 378 sg. e Vel. 123 sgg.) La concupiscenza e la cupidità nascono tutti e due dal peccato originale. Si ricordi (Vel. pag. 141) che S. Agostino trova nel peccato dei primi parenti lamala volontà(in cui si liqua la cupidità) e lamala concupiscenza. L'avarizia è concupiscenza, quando è mal tenere, cupidità, quando si risolve a mal prendere. Si riscontri questo specchietto con gli esempi del purgatorio: si veda come da lussuria gola e accidia non nasca nulla di peggio di violenza o bestialità o ira: dall'accidia, la violenza degli ebrei lapidatori e dei troiani incendiari; dalla gola, violenza dei centauri ebbri (oltre la mollezza degli ebrei di Gedeone, che è accidia); dalla lussuria, Soddoma e Gomorra e la bestialità di Pasife. Dall'avarizia invece deriva frode e tradimento, cioè invidia e superbia: i tradimenti di Carlo d'Angiò, e dell'altro Carlo Giuda, e delnuovoPilato, e Pigmalionetraditore e ladro e parricida, e Polinestor, e ilfolle ladroAcam (folle e ladro, come Vanni Fucci).Da ciò traggo motivo a ricordare la mia interpretazione della corda gettata a Gerione. (Vel. pag. 137 sgg.) Dante si scinge la corda che contiene il concupiscibile; dunque è divenuto (in apparenza s'intende), mediante l'accidia, (la quale conséguita i due peccati più propriamente carnali) reo d'ingiustizia violenta o d'ira. Al cerchio della violenza sale Gerione dal suo regno di frode. Segno, che il violento sta per divenire fraudolento, che il leone sta per isparire nella lupa, come la lonza, non presa, diventò leone; segno che dopo l'ira viene l'invidia e la superbia; che chi fa il primo passo nel male ruzzola spesso sino all'ultimo abisso, se non si contiene sulle prime; che chi è colpevole d'incontinenza (la bestialità è per metà incontinenza) divien reo di malizia; infine, e qui è l'esatto pensiero dantesco, che chi commette de' peccati simboleggiati da mostri, è prono a commetterne di quelli rappresentati da diavoli. (Vedi a pagina 503 sgg.)487.Vel. pag. 356 sgg. Anche la dolorosa selva è arsa dall'incendio che bolle nel primo girone e piove nel terzo. Questo io dissi. Si leggano ora questi passi d'un breve e bello studioesteticodi Ettore Sanfelice (Eros, Messina, Giugno 1901), il quale non conosceva la mia argomentazionemisticaofilosofica: “.... il canto XIII dell'Inferno, dove suona quella similitudine, è in quantità ben maggiore ricco di armonia imitativa... le parole di Pier della Vigna e quelle di Rocco de' Mozzi sono un continuo cigolìo. Ce ne aveva già fatti scorti Dante stesso; invano (dedico queste e le seguenti parole a quanti per far rimaner male chi cerca e trova, e mostra e insegna, escono a dire: io non sento, son sordo; io non vedo, son cieco; io non comprendo, sono un pover uomo!); egli nella sua arte meravigliosa assomiglia spesso, come qui, a Natura (la sua Musa, aggiungo io, è Matelda, arte figlia di natura e nepote di Dio), della quale molte bellezze dissimulano sotto la loro perfezione esterna l'arcana intima arte ond'esse hanno vita... (Il canto di Pier della Vigna) tuttosibila e trema. Rileggiamo...„ E il giovane e dotto e schietto pensatore e poeta rilegge il mirabile canto, facendone notare il misteriososigmatismo. Riferisco qui un bel gruppo di parole che egli sottolinea a facile dimostrazione dell'ineccepibile tesi: schiante, scerpi, spirto, sterpi, esser, state fossim, serpi, stizzo, arso sia, scheggia, insieme, sangue, adeschi, inveschi, volsi, serrando e disserrando sì soavi etc. Rilegga ognuno il canto, e vedrà da sè. E il Sanfelice nota tanti altri suoni diio, diir: “L'animo mioper disdegnosogusto. Credendo col morirfuggirdisdegno. Ingiusto fece me contro me giusto„. Si osservino le terzine che seguono quella in cuisoffiò lo tronco! E altro e altro!488.Vel. L'altro viaggio.489.Vedi a pag. 446.490.Vel. pag. 381 sgg.491.Vel. pag. 388.492.InSumma1a 2ae 68, 4. Si scambiano il posto le due coppie sapienza e scienza, intelletto e consiglio. Ma possiamo notare nell'articolo seguente:sapientia et scientia uno modo possunt considerari... prout scilicet aliquis abundat in tantumin cognitione rerum divinarum et humanarum,ut possit etiam fideles instruere et adversarios confundere... Alio modo possunt accipi, prout sunt dona S. S. et sic sap. et scient. nihil aliud sunt quam quaedam perfectiones humanae mentis, secundum quas disponitur ad sequendum instinctum S. S.in cognitione divinorum ed humanorum.493.Vel. pag. 386 sgg.494.Aur. Aug. Op. III pag. 28 sq. (De Doctr. Christ.II 9 sqq.). Noto che quest'opera di S. Agostino è citata da Dante inMon.3, 4;idem ait in libro de D. Ch.etc.495.InSumma1a 2ae 68, 6. Vel. pag. 396 segg.496.De Doctr. Christ.II 7, 9.497.Vedi a pag. 472 sgg. e spec. 473 (a quella Atene celestiale...). Ripeto che Dante non attribuisce che la scienza o arte agli antichi savi. Matelda (l'arte e scienza) ha gli occhi ardenti e luminosi per amore, ed èscortaa Dante che ha mondati gli occhi nel fuoco d'amore per la visione.498.Il lume che sfavilla nel passar dal girone dell'invidia a quello dell'ira, e che abbaglia, non è senza allegoria. Da notare ivi la parolaarte(Pur. 15, 21).499.De doctr. christ.II 7, 10 sq.500.E la cosa si ripete nel salire dallascientiaallafortitudo(17, 44).501.Vedi a pag. 316 sgg.502.Aur. Aug. Op. X 640 (Contra Secund. Man.X). Ecco una buona fonte per provare l'equivalenza, per il contrario, del diavolo al Dio uno e trino. La cupidità che si riduce ainiquavolontà, è proprio rappresentata nella faccia di mezzo. Vel. pag. 298.503.Vel. pag. 396.504.Ma vedi Vel. pag. 391 sgg.505.Sete: Pur. 20, 3, 89, 92, 117; 21, 1, 39, 46 sgg., 74, 97; 22, 6; fame: 22, 40, 132, 141, 144, 147, 149, 151 sg.; 23, 27, 30, 35, 66, 67; 24, 18, 24, 28, 30, 33, 39, 80, 104, 110, 116, 122. La fame entra nel posto della sete; e questa di quella in 20, 12, 105 (?), 107 (?); 22, 65, 102 (?), 105 (?), 137, 145, 150, 23, 36, 62, 66, 67, 86; 24, 24, 32, 124. Il che mostra una specie di rifusione delle due beatitudini (cfr. per esempio 21, 39sete men digiuna, e 31, 128cibo che asseta).506.Pur. 19, 77, 120, 123, 125; 20, 48, 95; 21, 16 sgg., 65, 83; 22, 4, 71; 23, 15, 39; 24, 82 sgg., 129, 154.507.Consiglio e intelletto sono tutti e due nominati nella cornice della gola. (23, 61; 22, 129; 24, 51) Il che mostra che essi vanno insieme e a pari, come il bere e il mangiare. Anche i due trattati, per così dire, dell'avarizia e della gola sono fusi; e male scorgiamo quando cessa l'uno e l'altro comincia.508.Vel. pag. 391 sgg.509.Su Stazio vedi alcune pagine di profonda intuizione inSu le orme di Dante(Roma, 1901) di Angelo de Gubernatis: lez. quarta. Vuol essere conosciuto anche un bello studio di Giovanni Longo-Manganaro:L'allegoria di Stazio nella D. C.Messina, 1901.Dante volle il suo canone di poeti nel numero di sette. Tre, Virgilio e i suoi due discepoli, l'antico e il nuovo, entrano primi nella futura dimora dei pii vati antichi ossiapoetae magni.510.Vel. pag. 389.511.De doctr. christ.II 7, 11.512.Nè è tutta qui. Vedi l'arguto studio di PPetrocchi,Del numero nel poema Dantescoin Rivista d'Italia IV 6, pag. 242 sgg.513.Conf.XIII 11, 12.514.ib. Codesto avverbio è in Danteigualmente. (Par. 33, 144)515.ib.Nemo sine pace videt istam visionem.L'ultima beatitudine è vulgatamente quella dei pacifici, cui è promessa la visione. Dante fa che sia in quella dei mundicordi.516.Aur. Aug.Civ. D.XI 24 e 27.517.Ad. Cor. II 12, 2.518.Vedi il cap. XXXIXL'ultima visione.519.Vedi a pag. 368.520.Vel. pag. 335 sgg.521.Ad. Cor. I 12, 8.522.Aur. Aug.Confess.XIII 23.523.Vedi a pag. 491 sgg.524.Vedi a pag. 486 sgg. Per i sacramenti vedere inSumma3aQuaestio65 sqq.525.Vel. pag. 400.526.Vel. pag. 402 sg. Pure vi si sente quella fusione tra vivanda e bevanda e fame e sete, che è nel purgatorio. Vedi qui a pag. 531.527.Vel. pag. 404 sg.528.Vel. pag. 404 sg.529.Aur. Aug.Conf.XIII 11, 12.530.Summa1a 2ae 69, 4.531.ib. 3.532.Vel. pag. 406.533.Vel. 407.534.Vel. 408. E vedi più avanti. Lucifero era (e a suo modo è) un Serafino, con le sue sei ali, come le Malebranche sononeriCherubini.535.Vedi FPLuiso,Struttura morale e poetica del Par. Dant.inRassegna Nazionale,anno XX16 luglio 1898.536.Serv.ad Aen.VI 127.537.Somn. Scip.I 12.538.Prendo questo e i dati astrologici che seguono, dal “buono accoglitor„ M. Francesco Alunno,Della fabrica del mondo. E rimando al Luiso, studio citato, il quale reca il testo diAlbumasar.539.Del resto Albumasar in Luiso haphilosophie ac poetrie studium, che è il proprio significato di Virgilio nella Comedia.540.Dal cit. studio di FPLuiso; e così di seguito, quando nomino Albumasar.541.Somn. Scip.Vedi più giù la nota a pag. 553.542.Espressione di Macrobio inSomn. Scip.1, 19;ergo Venerea etIovialisstella.543.Vel. pag. 218 sgg.544.Dion. Ar.De cael. Hier.7, 1.545.Nell'ed. di Dion. Areop.Lutetiae ParisiorumChaudière 1644: pag. 76.546.Dion. Ar.ib.547.Dalla parafrasi di Pachymere, ed. cit. pag. 78.548.Dion. Ar.ib.Ed ecco, in “divino studio„, il nome di Bernardo, che è il Virgilio dell'ultima visione.549.Id. ib. 8, 1.550.Certo Dante aveva letto ciò che segue in Dionigi; “affinchè le illuminazioni in loro insite non patiscano alcun menomamento„.Tuttatua visione!551.Id. ib.552.Id. ib. 9, 1. Trascrivo per chiarezza il comento di Croderio: “Ai Principati pertiene, secondo Dionigi, il regime universale, verbigrazia, d'un regno o gente, o il condurre un regno alla similitudine di Dio„. (Ed. cit. p. 112). Utili poi a meditare, per rendersi ragione di molte cose in quel cielo Dantesco, sono le parole che seguono: “Secondo Gregorio, è loro ministero ammaestrare gli uomini a porgere a ognuno riverenza secondo il suo grado„. Anche: promuovere gli uomini “che facciano giustizia non per utilità propria, ma per amore e onore del solo Dio„. Ricordiamola mala signoria.553.Dion. Ar. ib.554.Del suddetto comento.555.Correggo e metto in corsivo il Convivio con la Comedia, in ciò in cui quello differisce da questa, cioè nel posto dei Troni. Principati e Potestati. Tutta questa parte fu trovata e trattata da LRCapelli in Giornale Dantesco, A. V pag. 58. Io non faccio altro che emendare in qualche punto che mi sembra emendabile.556.Segno con puntolini questi luoghi che possono essere del Padre e dello Spirito, non essendo noi certi in che modo avrebbe Dante continuato il suo ordine. Certo mi pare quel di mezzo, sin d'ora, perchè nella sfera di Marte è la Croce. Per il resto, vedremo.557.Per es. 1, 7 (desire intelletto e memoria: cfr. Aur. Aug.passim. per es.De Trin.XI, 3, 6, dove èvoluntase nondesire; ma l'amore si sa chesi liquain volontà); 2, 41; 7, 64; 10, 1; 13, 25; 14, 29; 15, 47; 24, 139; 27, 1; 31, 28.558.Caritàè poi in 3, 102. Lagrazia che piove, (3, 89) ricorda lo Spirito. Anche l'espressione “del secondoventodi Soave„ par suggerita da quel ricordo.559.E tralascio tante altre prove: 7, 1 sg. 65, 70 etc.560.Matelda e Beatrice (arteesapienza) formano un concetto solo.561.FPPerez,B. S.pag. 360 sgg.562.Ricci U. R. p. 259. Vedi in questo libro a pag. 257. L'argomento principale che conferma la verità sostanziale del racconto Boccaccesco, è quel verso di Minghin da Mezzano. Egli scrisse il suo povero epitafio zoppicante, quando tutti credevano che Dante fosse rimasto a mezzo del suo cammino verso le stelle, ossia della terza cantica. Nè il cenno manca, forse, in quel del Canaccio:cecini voluerunt fata, quousque. La morte interruppe il canto.563.Vedi a p. 231:Tu vuoi ch'io muoiaetc. Vedi a p. 300 e sg. Il senso dei versi “Fa, signor mio„ in ultima analisi è che vuol compiere la Comedia prima di morire.564.Vedi a pag. 292 sg.565.E questo s'accorda con l'ipotesi di ALubin, che Dante nel XIX della VN, alludesse alla cavalcata del 1289 contro i ghibellini d'Arezzo. Vedi a pag. 49, nota.566.Vedi a pag. 108 sgg.567.Cap. I-VI.568.Cap. I.La prima visione.569.Cap. II.L'angiola.570.Vedi a pag. 33, 117, 123 sg.571.Cap. III.La speranza de' beati.Di Fausto si narra inConf. V 3 sgg.572.Cap. IV.Mentis excessus.Cap. V.I simulacri d'amore.573.Cap. VI.Le nove rime.Cfr. Vel. pag. 479. Vedi questo libro pag. 275 e cap. VIILo stil nuovo, e VIIIGuido e il suo disdegno.574.Cap. IXBeatrice beata, e XILa Vita nova.575.Pag. 108.576.Vedi a pag. 108 sgg.577.Cap. XIIPer via non vera.578.Cap. XIIIL'Angiola e la Donna.579.Cap. XVRectitudo.580.XVILegno senza vela.581.XVIIIl re pacifico.582.Cap. XXIIL'Alpigiana.583.Vedi a pag. 231 sg.584.Vedi a pag. 573.585.Capo XIXDecem vascula. Ho già notato, ma giova ripetere, che la terza cantica procede per decine, sebbene tra loro commesse e non recise l'una dall'altra: la prima decina è dell'ultimo ternario angelico, la seconda del penultimo, la terza del primo; e restano tre canti. Mentre correggo le bozze di queste pagine, leggo inAtene e Roma, ottobre 1901, un arguto ed elegante studio, sulla lezione di questi carmi latini, di GAlbini. Riferisco poche parole, che fanno presentire (non so se mi son qui troppo folle) come egli non sia punto persuaso delle conclusioni del Novati, alle quali si acqueta il D'Ovidio: “... Scrivere ilParadisoe poi coronarsi; coronarsi, certamente dell'alloro ideale etc. coronarsi anche materialmente, col rito e col ramo, se le circostanze non avversino„.586.A pag. 392, nota, aggiungi che la strofa di S. Paolino d'Aquileia è delNatale.587.Cap. XVIIIIl veltro.588.Cap. XXRomagna tua. Cap. XXIIn Ravenna.589.Cap. XXIIILa selva e la foresta, a principio.590.Cap. XXIIL'alpigiana.591.Il com. di Servio è al verso “Senti che cosa devi far prima„ per andare all'Averno. E racconta del ramo per cui un servo fuggitivo doveva morire. Dante era servo.592.La profezia del Veltro è consimile a quella di Virgilio per Augusto, per il buon Augusto; e anche per questo modo si conferma che il Veltro è l'imperatore o la podestà imperiale. Cfr.Aen. I 286 sqq. VI 791 sqq.593.Virgilio, spec. come narratore degli inferi a guisa della Sibilla (562 sqq.), è anch'essopraefectus lucis Avernis. Invero gli altri poeti lo considerano loro principe. (4, 80, 94 sgg.) È il maestro.594.Si tratta, per Dante come per Enea, di andare ad immortale secolo, (2, 14 seg.) ossia di morire.595.Si noti che non curerò sempre le pure imitazioni d'arte, come per es. l'episodio di Pier della Vigna di fronte a quel di Polidoro etc.596.Questo cambiamento dicorpoinanimafa vedere che la sepoltura necessaria per passare, è in Dante unaspiritualesepoltura.597.Falso; e forse anche perchè saranno salvi, ed essi nol sanno!598.Iguaidi 4, 9 non vengono dal limbo (cfr. Pur. 7, 30), che è escluso dal regno di Cerbero.599.Vedi altro a pag. 266 sgg.600.Nell'episodio dello spirito bizzarro, a Dante sottentra Virgilio nello sgridare e respingere l'insepolto. Così, in quello delgubernator, la Sibilla risponde e respinge invece di Enea. (372)601.I Lapiti sono per Dante centauri, co' doppi petti. (Pur. 24, 121 sgg.)602.Vedi altro a pag. 446 sgg.603.Vedi per tutta questa materia i cap. XXIXVirgilio, XXXLo tuo volume, XXXIEnea e Catone. Leggi poi in FD'Ovidio,Studiicitati, lo studioNon soltantoetc. a pag. 225 sgg. Vi troverai molte osservazioni di lui e d'altri, le quali precedono le mie, e altre che non sono qui.604.Vedi XXVIIl minor luminareXXVIIIl pie' fermo.605.Vedi a pag. 367; e aggiungi questa ripresa della nostra interpretazione del pie' fermo, comparando il Pur. 30, 84. Gli angeli affermano che Dante era solo a metà mortificato o vivificato, perchè era uscito sì dallanguor naturaeoriginale ma si avviava per la via del mondo, e l'un deipedesera quindi infermo e fermo nel tempo stesso.606.Lact.Inst. div. lib. VI cap. 19. Vedi il cap. XXVIIILe tre fiere.607.Vedi a pag. 549. In quella nota di Servio osservo:hanc terram in qua vivimusinferosesse voluerunt. Vada questa nota a confermare che perinfera regnaDante intendeva l'inferno e il purgatorio. Vedi a pag. 244, nota 3.608.I numeri tra parentesi sono quelli di Dante.609.La corrispondenza è duplice.610.La lonza non comprende l'avarizia se non come concupiscenza. Essa avarizia viene a essere, come innominabile, ilvestibolodella frode o lupa; al modo che l'accidia, come innominabile, viene a essere ilvestibolodella ira o violenza o leone; al modo stesso che il peccato originale degli sciaurati, pure innominabile, è ilvestibolodella incontinenza o lonza.611.Vedi il Cap. XXXVIIILo vas d'elezione.612.Vedi cap. XXXVII sette spiriti.613.Num. XIV Locutusque est Moyses... et luxit populus nimis. Aen. V 613 sqq. Troades... flebant... pontum adspectabant flentes.614.Questo ripara a una dimenticanza. In vero i discorsi, isermones, che si tengono nella prima parte dello antipurgatorio sono, con quelli della seconda, nella proporzione che il discorso di Beatrice ha con quello di Giustiniano.615.Vedi cap. XXXIXL'ultima visione. Cfr. lo specchietto a pag. 563.616.A questi luoghi, entrando nella contemplazione del Padre e del Figlio, anche lo Spirito col mezzo d'un de' suoi doni, risuona la lauda dellaTrinità.617.Vedi nota precedente.
401.Zelfa (os hians) è la predicazione buona a parole non a fatti. Parrebbe che Dante ne facesse la predicazione che riguarda la vita attiva. Matelda deve prender le veci di Beatrice quando si tratta di dichiarare alcunchè riguardo al paradiso terrestre. (Pur. 33, 118)
402.Fulg. de Virg. Cont.inMythographi Latini, Lugd. Bat. 1742: pag. 760 sq. Altro è da vedere in quell'operetta, che Dante osservò. Dante a Virgilio, nel passo dello Stige, fa fare l'uffizio di Radamanto:verbum (verba) domantem... Qui verborum inpetum domare scit, hic superbiae et damnator et contemtor est. Pag. 759. Da Fulgenzio trasse Dante la falsa etimologia di Tisifone “furibunda vox„ (gridavan sì alto, Inf. 9, 51). Resta confermato così che ella è la superbia speciale. Resta confermato che il regno della malizia può chiamarsi, se si vuole, il regno della superbia, cioè aversione od apostasia da Dio, che si esplica nei tre peccati spirituali di ira, invidia e superbia (speciale): in vero Dante, a prova di ciò, chiama superbo uno dei peccatori d'ira, Capaneo, uno dei peccatori d'invidia, Vanni Fucci, oltre che il più insigne dei peccatori della ghiaccia, che è Lucifero. Si può rileggere, nell'operetta, la nota proposizione “poema... superbiae deiectio estetc.„. A riprova di ciò che significa lamortedi Dante avanti Francesca, si legga: “Illic etiam et Dido videtur, quasi amoris atque antiquae libidinis umbra iam vacua. Contemplando enim sapientiam libido iam contemtu emortua lacrimabiliter poenitendo ad memoriam revocatur„. Pag. 757. Le lagrime di Dante e la pietà che fa ch'e' venga meno, non sono, via, da interpretarsi soltanto nel modo geniale e simpatico che si suole!
403.Vedi a pag. 408.
404.FPPerez,B. S.pag. 24, 233, 381.
405.Vel. p. 429 sgg. Punto importantissimo, non considerato mai, o non assai considerato.
406.Summa2a 2ae 181, 1; 180, 2. Vedi GPoletto,Alcuni Studietc. App. X.
407.Vel. pag. 310 sgg.
408.Vedi a pag. 430.
409.Vel. pag. 462 sgg.
410.Si potrebbe giocar di parole, dicendo che è lascienzao laMusao lascienza ed arte. E sia pur così; ma si aggiunga sempre: nel senso d'arte.
411.Chi poi sia Matelda, è grande controversia. AMancini in un opuscolo (Mateldaetc. Lucca, 1901) dimostra fondata su un equivoco la nuova candidatura proposta da MScherillo (Rivista d'I. III, 11). Si tratta sempre della Matilde di Hackeborn già propugnata da ALubin. Nuovi argomenti in favore di questa porta il Mancini (Ancor su Mateldaetc.) in Riv. d'I. E io non nego che Dante abbia potuto ispirarsi alle Rivelazioni di questa Beata. Ma certo più s'ispirò alla storia di Matelda contessa, la quale, come ricorda LRocca (MateldainCon Danteetc. Hoepli 1898) è detta da Donizone unaMarta insieme e Maria(pag. 142) come l'arteè insieme della vita attiva e contemplativa, della vita attiva dispostasi alla contemplativa. Poi la contessa era nepote d'un imperatore e protettrice della chiesa: univa in sè queste due instituzioni che male discordano. Era spirituale e temporale. E sua madre si chiamavaBeatrix. Nell'Eden ell'è come figlia di Beatrice.
412.Non fu tralasciato da Fulgenzio il precetto che sapeva tanto di mistico. “Sed sepeliatante Misenum necesse est„. Per lui però Miseno è la pompa della vana lode. L'ispirazione che n'ebbe Dante, è tuttavia manifesta. In vero ecco, per chi n'ha bisogno, la conferma che il viaggio agli inferi è ricerca della sapienza, o contemplazione (dispositivamente, in Dante), e che Virgilio che è guida in quel viaggio, èStudio. Dice Fulgenzio che nel sesto libro Enea arrivando al tempio d'Apollo discende agli inferi. Fulgenzio mette queste due azioni in un nesso di causa ed effetto; nel nesso medesimo in cui Dante mette il mostrarsi di Virgilio e la visita al regno dei morti. Ebbene “Apollinem deumstudiidicimus, ideo et Musis additum„. Pag. 753. Dal che possiamo trarre un'altra conferma per ciò che abbiamo detto significare Apollo e le Muse ed Elicona in Dante. (pag. 83 sgg.) Quanto alla contemplazione, ecco: “... ad templum Apollinis, id est ad doctrinamstudiipervenitur, ibique de futurae vitae consultatur ordinibus, et ad inferos descensus inquiritur, id est, dum quis futura considerat, tuncsapientiaobscura secretaque mysteria penetrat„. E qui aggiunge: “Sed sepeliat ante Misenum necesse est„.
413.Vel. Il passaggio dell'Acheronte.
414.Ad Rom.VI 3,et al.
415.ib. 8,et al.
416.ib.4 e 5.
417.ib.4et al.
418.In Vel. non tenni conto di queste dissimiglianze tra morire, anziquasimorire, morir per metà, nel passo della selva, e morire non solo ma essere seppellito nell'alto passo; sebbene qualche cosa intravedessi. Vedi a pag. 102 di quel libro.
419.S. Bern. Op. I, 1160 (Serm. de divers.XXXVII).
420.Vel. pag. 94 sgg.
421.Hier.Ep.XXVad Paulam. Si noti la frasecalcato mundo.
422.Il medesimo S. Girolamo nell'epistola a Demetriade:Quiasaeculum reliquistietsecundo post baptismum graduinisti pactum cum adversario tuo, dicens ei, Renuntio tibi, diabole, et saeculo tuo et pompae tuae et operibus tuis, serva foedus quod pepigisti. S. Pier Damiano (Opusc.16) ha, scrivendo a un vescovo che chiamava al secolo i monaci:Dic, obsecro, legisti aliquando vitae monasticae propositum secundum esse baptisma? Sed quiahoc inveniri in dictis Patrum perspicuum est, negare licitum non est.Invero tal sentenza è anche in questi autori che non posso ora confrontare:Theodori Studitae testamentumapud Baronium, t. IX;Odo Abbas Cluniacensis, Collationum lib. II cap. 7.
423.Bern.Op.II 920-1 (De adventu Dom. SermoV, 4).
424.Id. ib. I 520-1 (De praec. et dispens.cap. XVII, 54).
425.Id. ib. I 1108 (Sermones de diversis, XIde dupl. Capt.etc.).
426.Nell'ed. Migne dell'Opere di S. Bernardo, vol. I pag. 889 (I 520) si può leggere una dotta nota che bene illustra il concetto che è fondamentale nel poema sacro. “Questa è la ragione per cui la professione della vita religiosa si considera come un battesimo. Come nel battesimo avviene che noi moriamo alla vita vecchia e rinasciamo alla nuova (vediRom.VI,Coloss.III,Ephes.IIet al.da cui si ricava che dal battesimo non emerge l'uomo medesimo che v'era entrato, ma al tutto un altro); segue ancora che i peccati di quell'uomo anteriore non s'hanno da attribuire al neonato, più che i miei a un altro, e gli altrui a me. Così nella profession religiosa. Muore il religioso al mondo e alle opere sue, inoltre a sè stesso e alla volontà sua, e muore così, che non gli è lecito usar del mondo e delle sue delizie e della sua volontà, come se fosse proprio morto e sepolto etc.„.
427.Si chiamano così da loro. Vedi quel che dice Simone a Maestro Adamo:alcunaltrodimonio. (Inf. 30, 117)
428.Così si fa la pelle bianca nera...Oh! non poteva dire (domando io a quelli che in Dante non vogliono mirare se non il poeta bello), non poteva dire:Così la pelle bianca si fa nera?Perchè Dante volle fare cozzare insieme quelle due parole nemiche?
429.Funere: perchè l'uomo nella selva oscura e nel vestibolo è come morto. Dalla morte che è morte, si deve riscattar con la morte che è rigenerazione e vita. Il battesimo (ripetiamolo) trova il neofito morto, lo fa morire per vivificarlo: morto a Dio, morire al peccato, cioè vivificare a Dio: concetti, quanto si voglia sottili, ma comuni, saputi, triti, volgati.
430.Vel. pag. 47 e altrove. Ma bisogna capovolgere il concetto che v'esposi, del seppellimento rispetto alla morte. Il seppellimento è prima, nel battesimo cioè nell'alto passodell'Acheronte: la morte segue, avanti Francesca e Lucifero. Parrà strano; e tuttavia se alla morte segue la vita, al seppellimento deve seguire la morte. È unrovescio.
431.Vel. pag. 204 sgg.
432.Act. Ap.II 3.
433.Act. Ap.I 5.
434.Summa1a 2ae 51, 4.
435.Per es. vedi S. Bern. II 686 in fine.
436.Il lettore critico sogghignerà, e chiederà: “Come mai Virgilio ministro di sacramenti cristiani? Questa è la più grossa di tutte!„ Il lettore critico si degni di capire; e per capire, ricordi che Virgilio è loStudio, lostudiodi Dante. Dopo, vada a pag. 346 e rilegga il passo capitale di S. Agostino e si fermi alle parole:ma lo intenderà, sed intelliget; e capirà anch'esso.
Per l'ordine sacro e il matrimonio, fusi in uno, per così dire, dal Poeta, giova ricordare che sono i due sacramenti instituiti in favore della moltitudine. (Summa, 3a 65 e 2).
437.Notevole, come osservai in Vel. pag. 244, cheoccupat aditum(Aen. VI, 635) è già interpretato in Servio,ingreditur.Ingreditur, dunque, sì dalla porta principale (424) e sì da questa men segreta. Qui soggiungo che Servio al 109 commentasacra ostia pandascosì: “o venerabili o esecrande: come dirà del Tartaro:sacrae panduntur portae„. L'equivoco ne era aiutato.
438.Ad136. Si noti anche: “sub imagine fabularum docet rectissimam vitam(nonviam?)per quam animabus ad superos datur regressus„.
439.Vedi a pag. 27, e prima e dopo.
440.È la continuazione del passo capitale già citato dall'operaDe praec. et dispens.cap. XVII, 54.
441.ad Rom.XIV 12.
442.Vedi nota a pag. 433.
443.Aur. Aug. Op. XIII 1165.
444.ib. 426 (De animaI 11).
445.ib. 36, 90, 91.
446.ib. 18et al.Non si dica che questo luogo medio è appunto il limbo. Dice esplicitamente S. Agostino contro i Pelagiani, che gl'infanti saranno dannati, col diavolo, sebbene con la pena più mite. Questa è la sorte del limbo, contraria, perciò, a quella del medio luogo.
447.Aur. Aug. Op. XIII 90 (De pecc. mer. et rem.III 3, 6). Le paroleVenite...son di Matth. 25, 34.
448.MO. pag. 95 Vel. pag. 333 sgg.
449.Arist.Eth. Nic.IV 3. Questa dalla magnanimità fusa nella fortezza (vedi pag. 195) è aggiunta che faccio in questo libro. E non dubito che non sia per essere persuasiva. Filippo Argenti come si comporta nella palude e come è descritto nella sua Fiorenza, è il tipo di quelli che Brunetto Latini, traducendo Aristotele, (che hachaunoi) chiama (ahimè! uso l'ed. Romagnoli!)vaneglorious et bobanciers, e l'Arròtronfi, e Dante personeorgogliose. Quanto ai pusillanimi (micropsychoi) Brunetto traducepoures de coragee il Giamboni, uomini piccoli. Vedi la cit. ed. del Tesoro, Vol. III pag. 73 sgg.
450.Id. ib. IV 3, 36. Trad. Arrò.
451.Id. ib. 14.
452.Id. ib. 17, 18, 21.
453.Id. ib. 20 sg.
454.Id. ib. 27 sg.
455.Id. ib. 31.
456.Id. ib. 24.
457.Potrebbe alcuno metter fuori la virtù della mansuetudine, alla quale sono opposti i vizi contrari tra loro dell'ira e della “troppa pazienza contra li nostri mali esteriori„. (Co. 4, 17) Ammettendo che qualche nota e dell'ira e della pazienza si trovi nei mobili e immobili dello Stige, vediamo peraltro che la virtù loro opposta è la fortezza umana di Dante e Virgilio, e la magnanimità, o fortezza eroica, del Messo del cielo; non davvero la mansuetudine degli uni o dell'altro. E se la mansuetudine non è la virtù loro, non sarà l'irapropriamente il vizio delle “rane„ loro opposte.
458.Rimando al molto che ne scrissi in MO e Vel. Si continuerà a ripetere uggiosamente,cui vinse l'ira, l'ira, l'ira? Buon prò lor faccia. Studiamo piuttosto perchè Dante abbia usata quella parola fuorviatrice. Sì: per nascondersi, per far prova dell'acume del lettore; ma anche perchè qui volle fare un trattato dell'irapassione, che è sprone di fortezza e magnanimità, se è retta; e causa di tronfiezza e pusillanimità, se non è o è vana. E qui mal invischia e nel primo cerchietto mal immolla.
459.MO. pag. 84.Summa1a 2ae 73, 5et al.
460.Vel. pag. 259 Ar.Eth.VII 6, 9.
461.Summa1a 63, 2: Utrum in angelis possit esse tantum peccatumsuperbiaeetinvidiae.
462.ib.
463.ib.
464.Vel. pag. 343 epassim.
465.Vel. pag. 377.
466.Uno dei soliti accorgimenti di Dante: Caifas sebbene non reo d'apostasia e di tradimento e di superbia (per lui Gesù erahomo) lo fa pur calpestare, per la somiglianza, che so io? dell'effetto se non dell'intenzione. Il passo del calcagno è inEv. sec. Ioann.III 18: “chi mangia il pane con me, leverà contro me il suo calcagno„ Cfr.Psalm.XL 10.
467.Bart. Aquarone,Dante in Siena, Lapi, 1889: p. 18.
468.Vel. L'altro viaggio.
469.Matth. XXVI 24, Marc. XIV 21.
470.E vedi in Vel. L'altro viaggio.
471.Gen.IV 5 sgg.
472.Vel. pag. 259. Vedi più sopra, a pag. 504 sg.
473.Gen.ib. 11. Vedi in Vel. (pag. 254) un'altra derivazione, che non esclude questa.
474.Gen.IX 1 sgg. Ho tolto dal passo ciò che per un cristiano non ha più senso o ne ha un altro: il mangiar carne col sangue.
475.Gen.I 27 sq. II 15, III 16 sqq.
476.Gen.IX:carnem cum sanguine non comedetis.
477.Chi sa che Dante non avesse assegnata, in suo pensiero, a Ugolino, come di lui propria sede, non Caina ma la riviera di sangue? Chè certo là dov'è, non dovrebbe essere: la buca èunae fatta per un solo. Vedi MO. pag. 159 sgg. E io non posso che confermarmi nella interpretazionebestiale(offro e dedico l'epigramma agli avversari) dell'episodio. Mi si dica (ma prima si cerchi di ravvivare l'impressione, ormai stinta e logora, dei versi tante volte letti); mi si dica: Come è saltato in mente a Dante d'introdurre figliuoli che facciano al padre affamato la proposta di mangiar loro?
478.In essi talvolta è anche l'ira, cioè il proposito di vendetta, contro lefere mogli. (Inf. 16, 45)
479.Vel. pag. 340.
480.ib.
481.Vel. pag. 344.
482.ib.
483.Vel. 343, 350.
484.Vel. L'altro viaggio.
485.Si domanda, credo: o dopo come fece Dante senza corda? Dio mio! o perchè non si domanda, dove, in quei giorni del suo viaggio, Dante mangiò e bevve? O non si vuol capire che il buon senso non basta e non vale a dichiarare il viaggio ultrasensibile?
486.Vel. L'altro viaggio, pag. 372.
Ecco la genealogia dei sette peccati secondo Dante.
Peccato originale(concupiscenza)lussuria e golaavarizia(cupidità)accidiainvidiasuperbiaira
I peccati in corsivo sono inconoscibili e innominabili. Si veda che l'avarizia (mal dare e mal tenere) sta alla invidia e alla superbia, come l'accidia all'ira. È l'accidia dell'invidia e superbia, essa. L'accidia genera l'ira, perchè i violenti o bestiali o rei d'ira piangono dove avrebbero a essere giocondi. (Inf. 11, 45) La lussuria e gola, generano l'accidia. (Vedi pag. 378 sg. e Vel. 123 sgg.) La concupiscenza e la cupidità nascono tutti e due dal peccato originale. Si ricordi (Vel. pag. 141) che S. Agostino trova nel peccato dei primi parenti lamala volontà(in cui si liqua la cupidità) e lamala concupiscenza. L'avarizia è concupiscenza, quando è mal tenere, cupidità, quando si risolve a mal prendere. Si riscontri questo specchietto con gli esempi del purgatorio: si veda come da lussuria gola e accidia non nasca nulla di peggio di violenza o bestialità o ira: dall'accidia, la violenza degli ebrei lapidatori e dei troiani incendiari; dalla gola, violenza dei centauri ebbri (oltre la mollezza degli ebrei di Gedeone, che è accidia); dalla lussuria, Soddoma e Gomorra e la bestialità di Pasife. Dall'avarizia invece deriva frode e tradimento, cioè invidia e superbia: i tradimenti di Carlo d'Angiò, e dell'altro Carlo Giuda, e delnuovoPilato, e Pigmalionetraditore e ladro e parricida, e Polinestor, e ilfolle ladroAcam (folle e ladro, come Vanni Fucci).
Da ciò traggo motivo a ricordare la mia interpretazione della corda gettata a Gerione. (Vel. pag. 137 sgg.) Dante si scinge la corda che contiene il concupiscibile; dunque è divenuto (in apparenza s'intende), mediante l'accidia, (la quale conséguita i due peccati più propriamente carnali) reo d'ingiustizia violenta o d'ira. Al cerchio della violenza sale Gerione dal suo regno di frode. Segno, che il violento sta per divenire fraudolento, che il leone sta per isparire nella lupa, come la lonza, non presa, diventò leone; segno che dopo l'ira viene l'invidia e la superbia; che chi fa il primo passo nel male ruzzola spesso sino all'ultimo abisso, se non si contiene sulle prime; che chi è colpevole d'incontinenza (la bestialità è per metà incontinenza) divien reo di malizia; infine, e qui è l'esatto pensiero dantesco, che chi commette de' peccati simboleggiati da mostri, è prono a commetterne di quelli rappresentati da diavoli. (Vedi a pagina 503 sgg.)
487.Vel. pag. 356 sgg. Anche la dolorosa selva è arsa dall'incendio che bolle nel primo girone e piove nel terzo. Questo io dissi. Si leggano ora questi passi d'un breve e bello studioesteticodi Ettore Sanfelice (Eros, Messina, Giugno 1901), il quale non conosceva la mia argomentazionemisticaofilosofica: “.... il canto XIII dell'Inferno, dove suona quella similitudine, è in quantità ben maggiore ricco di armonia imitativa... le parole di Pier della Vigna e quelle di Rocco de' Mozzi sono un continuo cigolìo. Ce ne aveva già fatti scorti Dante stesso; invano (dedico queste e le seguenti parole a quanti per far rimaner male chi cerca e trova, e mostra e insegna, escono a dire: io non sento, son sordo; io non vedo, son cieco; io non comprendo, sono un pover uomo!); egli nella sua arte meravigliosa assomiglia spesso, come qui, a Natura (la sua Musa, aggiungo io, è Matelda, arte figlia di natura e nepote di Dio), della quale molte bellezze dissimulano sotto la loro perfezione esterna l'arcana intima arte ond'esse hanno vita... (Il canto di Pier della Vigna) tuttosibila e trema. Rileggiamo...„ E il giovane e dotto e schietto pensatore e poeta rilegge il mirabile canto, facendone notare il misteriososigmatismo. Riferisco qui un bel gruppo di parole che egli sottolinea a facile dimostrazione dell'ineccepibile tesi: schiante, scerpi, spirto, sterpi, esser, state fossim, serpi, stizzo, arso sia, scheggia, insieme, sangue, adeschi, inveschi, volsi, serrando e disserrando sì soavi etc. Rilegga ognuno il canto, e vedrà da sè. E il Sanfelice nota tanti altri suoni diio, diir: “L'animo mioper disdegnosogusto. Credendo col morirfuggirdisdegno. Ingiusto fece me contro me giusto„. Si osservino le terzine che seguono quella in cuisoffiò lo tronco! E altro e altro!
488.Vel. L'altro viaggio.
489.Vedi a pag. 446.
490.Vel. pag. 381 sgg.
491.Vel. pag. 388.
492.InSumma1a 2ae 68, 4. Si scambiano il posto le due coppie sapienza e scienza, intelletto e consiglio. Ma possiamo notare nell'articolo seguente:sapientia et scientia uno modo possunt considerari... prout scilicet aliquis abundat in tantumin cognitione rerum divinarum et humanarum,ut possit etiam fideles instruere et adversarios confundere... Alio modo possunt accipi, prout sunt dona S. S. et sic sap. et scient. nihil aliud sunt quam quaedam perfectiones humanae mentis, secundum quas disponitur ad sequendum instinctum S. S.in cognitione divinorum ed humanorum.
493.Vel. pag. 386 sgg.
494.Aur. Aug. Op. III pag. 28 sq. (De Doctr. Christ.II 9 sqq.). Noto che quest'opera di S. Agostino è citata da Dante inMon.3, 4;idem ait in libro de D. Ch.etc.
495.InSumma1a 2ae 68, 6. Vel. pag. 396 segg.
496.De Doctr. Christ.II 7, 9.
497.Vedi a pag. 472 sgg. e spec. 473 (a quella Atene celestiale...). Ripeto che Dante non attribuisce che la scienza o arte agli antichi savi. Matelda (l'arte e scienza) ha gli occhi ardenti e luminosi per amore, ed èscortaa Dante che ha mondati gli occhi nel fuoco d'amore per la visione.
498.Il lume che sfavilla nel passar dal girone dell'invidia a quello dell'ira, e che abbaglia, non è senza allegoria. Da notare ivi la parolaarte(Pur. 15, 21).
499.De doctr. christ.II 7, 10 sq.
500.E la cosa si ripete nel salire dallascientiaallafortitudo(17, 44).
501.Vedi a pag. 316 sgg.
502.Aur. Aug. Op. X 640 (Contra Secund. Man.X). Ecco una buona fonte per provare l'equivalenza, per il contrario, del diavolo al Dio uno e trino. La cupidità che si riduce ainiquavolontà, è proprio rappresentata nella faccia di mezzo. Vel. pag. 298.
503.Vel. pag. 396.
504.Ma vedi Vel. pag. 391 sgg.
505.Sete: Pur. 20, 3, 89, 92, 117; 21, 1, 39, 46 sgg., 74, 97; 22, 6; fame: 22, 40, 132, 141, 144, 147, 149, 151 sg.; 23, 27, 30, 35, 66, 67; 24, 18, 24, 28, 30, 33, 39, 80, 104, 110, 116, 122. La fame entra nel posto della sete; e questa di quella in 20, 12, 105 (?), 107 (?); 22, 65, 102 (?), 105 (?), 137, 145, 150, 23, 36, 62, 66, 67, 86; 24, 24, 32, 124. Il che mostra una specie di rifusione delle due beatitudini (cfr. per esempio 21, 39sete men digiuna, e 31, 128cibo che asseta).
506.Pur. 19, 77, 120, 123, 125; 20, 48, 95; 21, 16 sgg., 65, 83; 22, 4, 71; 23, 15, 39; 24, 82 sgg., 129, 154.
507.Consiglio e intelletto sono tutti e due nominati nella cornice della gola. (23, 61; 22, 129; 24, 51) Il che mostra che essi vanno insieme e a pari, come il bere e il mangiare. Anche i due trattati, per così dire, dell'avarizia e della gola sono fusi; e male scorgiamo quando cessa l'uno e l'altro comincia.
508.Vel. pag. 391 sgg.
509.Su Stazio vedi alcune pagine di profonda intuizione inSu le orme di Dante(Roma, 1901) di Angelo de Gubernatis: lez. quarta. Vuol essere conosciuto anche un bello studio di Giovanni Longo-Manganaro:L'allegoria di Stazio nella D. C.Messina, 1901.
Dante volle il suo canone di poeti nel numero di sette. Tre, Virgilio e i suoi due discepoli, l'antico e il nuovo, entrano primi nella futura dimora dei pii vati antichi ossiapoetae magni.
510.Vel. pag. 389.
511.De doctr. christ.II 7, 11.
512.Nè è tutta qui. Vedi l'arguto studio di PPetrocchi,Del numero nel poema Dantescoin Rivista d'Italia IV 6, pag. 242 sgg.
513.Conf.XIII 11, 12.
514.ib. Codesto avverbio è in Danteigualmente. (Par. 33, 144)
515.ib.Nemo sine pace videt istam visionem.L'ultima beatitudine è vulgatamente quella dei pacifici, cui è promessa la visione. Dante fa che sia in quella dei mundicordi.
516.Aur. Aug.Civ. D.XI 24 e 27.
517.Ad. Cor. II 12, 2.
518.Vedi il cap. XXXIXL'ultima visione.
519.Vedi a pag. 368.
520.Vel. pag. 335 sgg.
521.Ad. Cor. I 12, 8.
522.Aur. Aug.Confess.XIII 23.
523.Vedi a pag. 491 sgg.
524.Vedi a pag. 486 sgg. Per i sacramenti vedere inSumma3aQuaestio65 sqq.
525.Vel. pag. 400.
526.Vel. pag. 402 sg. Pure vi si sente quella fusione tra vivanda e bevanda e fame e sete, che è nel purgatorio. Vedi qui a pag. 531.
527.Vel. pag. 404 sg.
528.Vel. pag. 404 sg.
529.Aur. Aug.Conf.XIII 11, 12.
530.Summa1a 2ae 69, 4.
531.ib. 3.
532.Vel. pag. 406.
533.Vel. 407.
534.Vel. 408. E vedi più avanti. Lucifero era (e a suo modo è) un Serafino, con le sue sei ali, come le Malebranche sononeriCherubini.
535.Vedi FPLuiso,Struttura morale e poetica del Par. Dant.inRassegna Nazionale,anno XX16 luglio 1898.
536.Serv.ad Aen.VI 127.
537.Somn. Scip.I 12.
538.Prendo questo e i dati astrologici che seguono, dal “buono accoglitor„ M. Francesco Alunno,Della fabrica del mondo. E rimando al Luiso, studio citato, il quale reca il testo diAlbumasar.
539.Del resto Albumasar in Luiso haphilosophie ac poetrie studium, che è il proprio significato di Virgilio nella Comedia.
540.Dal cit. studio di FPLuiso; e così di seguito, quando nomino Albumasar.
541.Somn. Scip.Vedi più giù la nota a pag. 553.
542.Espressione di Macrobio inSomn. Scip.1, 19;ergo Venerea etIovialisstella.
543.Vel. pag. 218 sgg.
544.Dion. Ar.De cael. Hier.7, 1.
545.Nell'ed. di Dion. Areop.Lutetiae ParisiorumChaudière 1644: pag. 76.
546.Dion. Ar.ib.
547.Dalla parafrasi di Pachymere, ed. cit. pag. 78.
548.Dion. Ar.ib.Ed ecco, in “divino studio„, il nome di Bernardo, che è il Virgilio dell'ultima visione.
549.Id. ib. 8, 1.
550.Certo Dante aveva letto ciò che segue in Dionigi; “affinchè le illuminazioni in loro insite non patiscano alcun menomamento„.Tuttatua visione!
551.Id. ib.
552.Id. ib. 9, 1. Trascrivo per chiarezza il comento di Croderio: “Ai Principati pertiene, secondo Dionigi, il regime universale, verbigrazia, d'un regno o gente, o il condurre un regno alla similitudine di Dio„. (Ed. cit. p. 112). Utili poi a meditare, per rendersi ragione di molte cose in quel cielo Dantesco, sono le parole che seguono: “Secondo Gregorio, è loro ministero ammaestrare gli uomini a porgere a ognuno riverenza secondo il suo grado„. Anche: promuovere gli uomini “che facciano giustizia non per utilità propria, ma per amore e onore del solo Dio„. Ricordiamola mala signoria.
553.Dion. Ar. ib.
554.Del suddetto comento.
555.Correggo e metto in corsivo il Convivio con la Comedia, in ciò in cui quello differisce da questa, cioè nel posto dei Troni. Principati e Potestati. Tutta questa parte fu trovata e trattata da LRCapelli in Giornale Dantesco, A. V pag. 58. Io non faccio altro che emendare in qualche punto che mi sembra emendabile.
556.Segno con puntolini questi luoghi che possono essere del Padre e dello Spirito, non essendo noi certi in che modo avrebbe Dante continuato il suo ordine. Certo mi pare quel di mezzo, sin d'ora, perchè nella sfera di Marte è la Croce. Per il resto, vedremo.
557.Per es. 1, 7 (desire intelletto e memoria: cfr. Aur. Aug.passim. per es.De Trin.XI, 3, 6, dove èvoluntase nondesire; ma l'amore si sa chesi liquain volontà); 2, 41; 7, 64; 10, 1; 13, 25; 14, 29; 15, 47; 24, 139; 27, 1; 31, 28.
558.Caritàè poi in 3, 102. Lagrazia che piove, (3, 89) ricorda lo Spirito. Anche l'espressione “del secondoventodi Soave„ par suggerita da quel ricordo.
559.E tralascio tante altre prove: 7, 1 sg. 65, 70 etc.
560.Matelda e Beatrice (arteesapienza) formano un concetto solo.
561.FPPerez,B. S.pag. 360 sgg.
562.Ricci U. R. p. 259. Vedi in questo libro a pag. 257. L'argomento principale che conferma la verità sostanziale del racconto Boccaccesco, è quel verso di Minghin da Mezzano. Egli scrisse il suo povero epitafio zoppicante, quando tutti credevano che Dante fosse rimasto a mezzo del suo cammino verso le stelle, ossia della terza cantica. Nè il cenno manca, forse, in quel del Canaccio:cecini voluerunt fata, quousque. La morte interruppe il canto.
563.Vedi a p. 231:Tu vuoi ch'io muoiaetc. Vedi a p. 300 e sg. Il senso dei versi “Fa, signor mio„ in ultima analisi è che vuol compiere la Comedia prima di morire.
564.Vedi a pag. 292 sg.
565.E questo s'accorda con l'ipotesi di ALubin, che Dante nel XIX della VN, alludesse alla cavalcata del 1289 contro i ghibellini d'Arezzo. Vedi a pag. 49, nota.
566.Vedi a pag. 108 sgg.
567.Cap. I-VI.
568.Cap. I.La prima visione.
569.Cap. II.L'angiola.
570.Vedi a pag. 33, 117, 123 sg.
571.Cap. III.La speranza de' beati.Di Fausto si narra inConf. V 3 sgg.
572.Cap. IV.Mentis excessus.Cap. V.I simulacri d'amore.
573.Cap. VI.Le nove rime.Cfr. Vel. pag. 479. Vedi questo libro pag. 275 e cap. VIILo stil nuovo, e VIIIGuido e il suo disdegno.
574.Cap. IXBeatrice beata, e XILa Vita nova.
575.Pag. 108.
576.Vedi a pag. 108 sgg.
577.Cap. XIIPer via non vera.
578.Cap. XIIIL'Angiola e la Donna.
579.Cap. XVRectitudo.
580.XVILegno senza vela.
581.XVIIIl re pacifico.
582.Cap. XXIIL'Alpigiana.
583.Vedi a pag. 231 sg.
584.Vedi a pag. 573.
585.Capo XIXDecem vascula. Ho già notato, ma giova ripetere, che la terza cantica procede per decine, sebbene tra loro commesse e non recise l'una dall'altra: la prima decina è dell'ultimo ternario angelico, la seconda del penultimo, la terza del primo; e restano tre canti. Mentre correggo le bozze di queste pagine, leggo inAtene e Roma, ottobre 1901, un arguto ed elegante studio, sulla lezione di questi carmi latini, di GAlbini. Riferisco poche parole, che fanno presentire (non so se mi son qui troppo folle) come egli non sia punto persuaso delle conclusioni del Novati, alle quali si acqueta il D'Ovidio: “... Scrivere ilParadisoe poi coronarsi; coronarsi, certamente dell'alloro ideale etc. coronarsi anche materialmente, col rito e col ramo, se le circostanze non avversino„.
586.A pag. 392, nota, aggiungi che la strofa di S. Paolino d'Aquileia è delNatale.
587.Cap. XVIIIIl veltro.
588.Cap. XXRomagna tua. Cap. XXIIn Ravenna.
589.Cap. XXIIILa selva e la foresta, a principio.
590.Cap. XXIIL'alpigiana.
591.Il com. di Servio è al verso “Senti che cosa devi far prima„ per andare all'Averno. E racconta del ramo per cui un servo fuggitivo doveva morire. Dante era servo.
592.La profezia del Veltro è consimile a quella di Virgilio per Augusto, per il buon Augusto; e anche per questo modo si conferma che il Veltro è l'imperatore o la podestà imperiale. Cfr.Aen. I 286 sqq. VI 791 sqq.
593.Virgilio, spec. come narratore degli inferi a guisa della Sibilla (562 sqq.), è anch'essopraefectus lucis Avernis. Invero gli altri poeti lo considerano loro principe. (4, 80, 94 sgg.) È il maestro.
594.Si tratta, per Dante come per Enea, di andare ad immortale secolo, (2, 14 seg.) ossia di morire.
595.Si noti che non curerò sempre le pure imitazioni d'arte, come per es. l'episodio di Pier della Vigna di fronte a quel di Polidoro etc.
596.Questo cambiamento dicorpoinanimafa vedere che la sepoltura necessaria per passare, è in Dante unaspiritualesepoltura.
597.Falso; e forse anche perchè saranno salvi, ed essi nol sanno!
598.Iguaidi 4, 9 non vengono dal limbo (cfr. Pur. 7, 30), che è escluso dal regno di Cerbero.
599.Vedi altro a pag. 266 sgg.
600.Nell'episodio dello spirito bizzarro, a Dante sottentra Virgilio nello sgridare e respingere l'insepolto. Così, in quello delgubernator, la Sibilla risponde e respinge invece di Enea. (372)
601.I Lapiti sono per Dante centauri, co' doppi petti. (Pur. 24, 121 sgg.)
602.Vedi altro a pag. 446 sgg.
603.Vedi per tutta questa materia i cap. XXIXVirgilio, XXXLo tuo volume, XXXIEnea e Catone. Leggi poi in FD'Ovidio,Studiicitati, lo studioNon soltantoetc. a pag. 225 sgg. Vi troverai molte osservazioni di lui e d'altri, le quali precedono le mie, e altre che non sono qui.
604.Vedi XXVIIl minor luminareXXVIIIl pie' fermo.
605.Vedi a pag. 367; e aggiungi questa ripresa della nostra interpretazione del pie' fermo, comparando il Pur. 30, 84. Gli angeli affermano che Dante era solo a metà mortificato o vivificato, perchè era uscito sì dallanguor naturaeoriginale ma si avviava per la via del mondo, e l'un deipedesera quindi infermo e fermo nel tempo stesso.
606.Lact.Inst. div. lib. VI cap. 19. Vedi il cap. XXVIIILe tre fiere.
607.Vedi a pag. 549. In quella nota di Servio osservo:hanc terram in qua vivimusinferosesse voluerunt. Vada questa nota a confermare che perinfera regnaDante intendeva l'inferno e il purgatorio. Vedi a pag. 244, nota 3.
608.I numeri tra parentesi sono quelli di Dante.
609.La corrispondenza è duplice.
610.La lonza non comprende l'avarizia se non come concupiscenza. Essa avarizia viene a essere, come innominabile, ilvestibolodella frode o lupa; al modo che l'accidia, come innominabile, viene a essere ilvestibolodella ira o violenza o leone; al modo stesso che il peccato originale degli sciaurati, pure innominabile, è ilvestibolodella incontinenza o lonza.
611.Vedi il Cap. XXXVIIILo vas d'elezione.
612.Vedi cap. XXXVII sette spiriti.
613.Num. XIV Locutusque est Moyses... et luxit populus nimis. Aen. V 613 sqq. Troades... flebant... pontum adspectabant flentes.
614.Questo ripara a una dimenticanza. In vero i discorsi, isermones, che si tengono nella prima parte dello antipurgatorio sono, con quelli della seconda, nella proporzione che il discorso di Beatrice ha con quello di Giustiniano.
615.Vedi cap. XXXIXL'ultima visione. Cfr. lo specchietto a pag. 563.
616.A questi luoghi, entrando nella contemplazione del Padre e del Figlio, anche lo Spirito col mezzo d'un de' suoi doni, risuona la lauda dellaTrinità.
617.Vedi nota precedente.