LA MIRABILE VISIONE
LA MIRABILE VISIONE
I.LA PRIMA VISIONELa vita poetica di Dante comincia con un sogno.Nel mezzo quasi della sua adolescenza, Dante incontrò per una via la giovinetta che gli era piaciuta bambina, e poi aveva veduta sovente. Egli stava molto pauroso; ed ella si volse a lui e gli mandò una parola di saluto. Dante ne fu inebriato e sentì il bisogno di essere solo e di pensare a lei. E rientrò in casa e si appartò nella sua camera, e s'addormì e sognò di lei. La sognò involta in un drappo, che dormiva, e non aveva altra veste che quel drappo (VN. 1-3).[17]Era (come si dovrebbe credere seguendo il Boccaccio) il primo dì di maggio? e il sogno dell'adolescente era avvenuto tra quella dolcezza del cielo e tra quella varietà dei fiori, nella sera d'una festa? Dante, dal suo deboletto sonno,si svegliò innamorato; ma gli parve, come avviene, che l'amore fosse cominciato da un pezzo, sin da quando egli conosceva la gentile persona di che aveva sognato; e che il sogno gli desse soltanto, di quell'amore che cominciava in quel punto, la consapevolezza dopo tanto tempo che durava (VN. 4)[18]. Questo io leggo in quel libello che ognuno ha con sè, e può trovarvi scritte le parole che io vi trovo; e si chiama il libro dell'anima, e si legge con la memoria. Ricordiamo, dunque. Che cosa più spesso fu che trasformò d'un subito, nella nostra anima ancor pura, la fanciulla che ieri ci indugiavamo a guardare, nell'angiola che oggi non possiamo guardar più senza tremito e rossore? E quasi fuggiamo per non vederla più quel giorno, quasi vederla fosse fatica e dolore, e invece è gioia troppo viva, che va goduta a poco a poco; se no, fa male al cuore. Che cosa fu, se non qualche meteora che passò senza rumore sulla nostra anima sveglia, mentre il corpo dormiva? Bisogna, io penso talvolta, che la coscienza del nostro essere sia assopita, perchè noi concepiamo quella cosa soave e terribile che è l'amore.Dante sognò e così amò la fanciulla che sino ad allora gli era piaciuta. Questa prima visione di Dante fu da lui veramente veduta, fu proprio un sogno vero, sebbene qualcosa aggiungesse o accomodasse o interpretasse nel racconto ch'e' ne fece ai fedeli d'amore. Nel fatto è verosimile che la fanciulla gli apparisse involta in quel drappo solo; e ch'e' nesognasse la notte avendola veduta nel giorno. Il sonno era deboletto, e fu pensamento che si trasmutò in sogno, (Pur. 18, 145) passando per quella zona intermedia in cui errano, a fior del sonno, le imagini conduttrici. Dante era in letto per dormire; e la fanciulla gli pareva che fosse in letto e dormisse. Ed è verosimile che mentre nel giorno gli s'era mostrata vestita di bianco, nella notte avesse il drappo di coloresanguigno leggeramentesimile all'umile e onesto sanguignodella veste che aveva nel giorno ormai lontano della prima apparizione; e che ella fosse nelle braccia d'alcuno; e che ella dormisse, e pur mangiasse. Sì: che pur mangiasse; se ricordiamo il racconto del Boccaccio; “avvenne che quivi mescolata tra gli altri della sua etade (de' quali così maschi come femine erano molti nella casa del festeggiante),servite le prime mense, di ciò che la sua piccola età poteva operare puerilmente, si diede con gli altri a trastullare„. Come il drappo è del color d'allora, così ritorna, nel sogno di Dante, anche l'atteggiamento d'allora, della gentil bocca che si pasce. Ma la gentil bocca si pasce ora di ben altro cibo; del cuore ardente del suo amatore. E anche questo è verosimile, date le novelle allora diffuse de' cuori mangiati,[19]e dato il fatto che, con la fanciulla così involta nel solo drappo e tra le braccia d'alcuno, il cuore del sognatore batteva forte e diceva d'esserci, e così chiedeva di entrare nell'inconsapevole costruirsi della visione. Nei sogni (leggiamo quel nostro libello!), nei sogni ciò che sente la nostra psicheincosciente si proietta su questa o quell'imagine; ma tutto torna a lei. È il nostro io che si sdoppia e fa tra sè e sè di grandi drammi con molte persone. Così chiunque avesse nelle braccia la fanciulla assopita, e chiunque le desse quel cibo da lei ricevuto con ispavento, chiunque paresse essere quello che prima era allegro e poi piangeva, era l'anima di Dante che provava la delizia di quel peso e di quella stretta, e prima allegria e poi dolore.E Dante propose di far sentir il suo sogno a tutti i servi d'amore, e fece un sonetto nel quale raccontava la sua visione. “Salute, o cuori innamorati, e ditemi il vostro parvente. Erano passate tre ore della notte stellata, e a me apparve Amore. Rabbrividisco nel ripensare come era! Era allegro, e teneva il mio cuore in mano, e nelle braccia aveva la donna che amo, involta in un drappo. E la donna dormiva, e Amore la destava, e le dava a mangiare questo cuore che ardeva. E poi se ne andava piangendo„. Il giovinetto poeta introducendo quest'Amore... Ecco, lasciamo parlar lui. “Potrebbe qui dubitare persona degna da dichiararle ogni dubitazione, e dubitare potrebbe di ciò ch'io dico d'Amore, come se fosse una cosa per sè, e non solamente sustanzia intelligente, ma sì come fosse sustanzia corporale. La qual cosa, secondo la verità, è falsa; chè Amore non è per sè sì come sustanzia, ma è uno accidente in sustanzia. E che io dica di lui come se fosse corpo, e ancora sì come fosse uomo, appare per tre cose che dico di lui. Dico che lo vidi venire... Dico anche di lui che ridea, ed anche che parlava... e però appare ch'io ponga lui essere uomo. A cotal cosa dichiarare...„ il poeta (a proposito del s. XIV, non diquesto) dice che ai rimatori è conceduto di parlare alle “cose inanimate sì come avessero senso o ragione„ e farle “parlare insieme; e non solamente cose vere, ma cose non vere„ (VN. 25). Ora che Dante vedesse in sogno[20]“uno accidente in sustanzia„ così come fosse un uomo allegro e poi piangente, non lo crederei così facilmente. Egli cominciò, col chiamare Amore sè o altra persona, a interpretare il suo sogno; ma che non ci mettesse, di sè cosciente, se non questo principio d'interpretazione, riesce chiaro dal fatto che il sogno non è costruito in modo da prestarsi a una interpretazione compiuta. Nel fatto che significava per Dante il sogno? che la fanciulla s'era innamorata di lui, avendo mangiato il suo cuore? così, dunque, come interpretò Cino, o qual fosse l'autore del sonettoNaturalmente chere? Questi dice:Allegro si mostrava Amor venendoa te per darti ciò che 'l cor chiedea,insieme due coraggi comprendendo;e l'amorosa pena conoscendoche nella donna conceputo avea,per pietà di lei pianse partendo.Amore si mostrava allegro, perchè concedeva così mercede all'amorosa pena di Dante, e poi piangeva, perchè la donna avrebbe avuta lei quest'amorosa pena? Dante dunque si sarebbe poi dinegato a lei? Sarebbe stata la favola delle due fontane, alle quali si beve, a vicenda, l'amore e il disamore? Dante avrebbe detto: “Io sarò libero della mia pena, e quella che sino ad ora è stata — dormente, involta in drappo, d'ogni pena fuore — la soffrirà lei„? Non è possibile. Il libello non contiene, nè è impostato per contenere, gli affanni della donna, sì quelli di Dante. O vogliam dire che a lui fosse manifesto “lo verace giudicio del detto sogno„ qual fu manifestissimo dopo, che, cioè, esso preannunziasse la morte della gentilissima? Checchè si voglia dire dei presentimenti di Dante, è però impossibile ch'egli fabbricasse un sogno o una visione, e la esponesse in un sonetto, per dire che la sua donna sarebbe morta; e, di più, che ciò significasse col pianto d'Amore dopo quel fiero cibo, quasi che l'amor di Dante la uccidesse. Guido Cavalcanti interpretò meglio il sonetto (se bene interpretiamo lui), e riuscì non ad altro che a mostrare che il sogno non dà senso ragionevole, e perciò è vero sogno nel suo fondo.Di voi lo core ne portò, veggiendoche vostra donna la morte chedea:nodrì la d'esto cor di ciò temendo.Quando t'apparve che sen già dogliendo,fu dolce sonno ch'allor si compiea,che 'l su' contraro la venia vincendo.Il che vuol dire:[21]“Amore prese il tuo cuore, di cui la tua donna voleva la morte. Le lo diede a mangiare, perchè non lo facesse morire; ossia ti concedesse mercede, rimeritasse d'amore il tuo cuore, ossia te. Il dolor d'Amore poi venne dal fatto che la donna si svegliò, appunto per il ministrare di quel cibo, dal suo dolce sonno, vinta dal contrario del sonno; e così non avrebbe continuato a pascersi del tuo cuore„. Ebbene quest'interpretazione non sta, perchè Amore non pasceva qui la donna addormentata pian piano che non si svegliasse, bensì la svegliava per pascerla. Guido per dare un giudicio ragionevole faceva forza alla lettera del sonetto. Interpretava in vero che Amore involontariamente svegliasse la donna, nel pascerla.Il sonetto, dunque, contiene un vero sogno di Dante, sogno che appunto perchè è vero, non si presta a interpretazioni; ma ha inoltre una circostanza inventata, la quale, ripeto, è un principio di interpretazione che non poteva essere compiuta. Sembra che Dante volesse esprimere il comune concetto dell'amore che comincia con canti e suoni e finisce con lagrime, dell'amore che è gioia e dolore, che è dolce amaro. Il qual concetto è spesso in lui, come:di fuor mostro allegranza,e dentro da lo core struggo e ploro;(VN. s. 2)e anche:altro sperando m'apporta dolzore,altro pianger mi fa spesse fiate;(VN. s. 6)e va dicendo. E c'è, esposto in prosa e in versetti latini, subito nel primo capitolo dove “lo spirito de la vita„ trema avanti il dio più forte di lui, e “lo spirito animale„ maraviglia avanti l'apparizion della beatitudine, e “lo spirito naturale„ comincia a piangere e dice piangendo: Misero me! Ora perchè tal concetto nel sogno potesse riferirsi a Dante che aveva sognato, bisognava che il cuore non lo avesse mangiato la donna, sì esso; o meglio, che la donna non volesse mangiarlo, sì che Dante restasse innamorato solo, senza speranza di mercede. Ma sì; lo mangiava, sebbene con qualche ribrezzo,paventosa; e Amore si studiava di vincerne la ritrosia pascendola con atti più propri di servo, che di signore qual egli è:umilmente. Che così mi par d'intendere. Or dunque Dante giovinetto del suo sogno vero volle fare, con suoi versi alquanto impacciati, una visione che avessesenso, e non ci riuscì. Ma se il sogno è vero, vera è anche la donna che involta in un drappo pasce il cuor di Dante sul bel principio della vita poetica, quasi in sul mezzo della adolescenza di lui.[22]
La vita poetica di Dante comincia con un sogno.
Nel mezzo quasi della sua adolescenza, Dante incontrò per una via la giovinetta che gli era piaciuta bambina, e poi aveva veduta sovente. Egli stava molto pauroso; ed ella si volse a lui e gli mandò una parola di saluto. Dante ne fu inebriato e sentì il bisogno di essere solo e di pensare a lei. E rientrò in casa e si appartò nella sua camera, e s'addormì e sognò di lei. La sognò involta in un drappo, che dormiva, e non aveva altra veste che quel drappo (VN. 1-3).[17]Era (come si dovrebbe credere seguendo il Boccaccio) il primo dì di maggio? e il sogno dell'adolescente era avvenuto tra quella dolcezza del cielo e tra quella varietà dei fiori, nella sera d'una festa? Dante, dal suo deboletto sonno,si svegliò innamorato; ma gli parve, come avviene, che l'amore fosse cominciato da un pezzo, sin da quando egli conosceva la gentile persona di che aveva sognato; e che il sogno gli desse soltanto, di quell'amore che cominciava in quel punto, la consapevolezza dopo tanto tempo che durava (VN. 4)[18]. Questo io leggo in quel libello che ognuno ha con sè, e può trovarvi scritte le parole che io vi trovo; e si chiama il libro dell'anima, e si legge con la memoria. Ricordiamo, dunque. Che cosa più spesso fu che trasformò d'un subito, nella nostra anima ancor pura, la fanciulla che ieri ci indugiavamo a guardare, nell'angiola che oggi non possiamo guardar più senza tremito e rossore? E quasi fuggiamo per non vederla più quel giorno, quasi vederla fosse fatica e dolore, e invece è gioia troppo viva, che va goduta a poco a poco; se no, fa male al cuore. Che cosa fu, se non qualche meteora che passò senza rumore sulla nostra anima sveglia, mentre il corpo dormiva? Bisogna, io penso talvolta, che la coscienza del nostro essere sia assopita, perchè noi concepiamo quella cosa soave e terribile che è l'amore.
Dante sognò e così amò la fanciulla che sino ad allora gli era piaciuta. Questa prima visione di Dante fu da lui veramente veduta, fu proprio un sogno vero, sebbene qualcosa aggiungesse o accomodasse o interpretasse nel racconto ch'e' ne fece ai fedeli d'amore. Nel fatto è verosimile che la fanciulla gli apparisse involta in quel drappo solo; e ch'e' nesognasse la notte avendola veduta nel giorno. Il sonno era deboletto, e fu pensamento che si trasmutò in sogno, (Pur. 18, 145) passando per quella zona intermedia in cui errano, a fior del sonno, le imagini conduttrici. Dante era in letto per dormire; e la fanciulla gli pareva che fosse in letto e dormisse. Ed è verosimile che mentre nel giorno gli s'era mostrata vestita di bianco, nella notte avesse il drappo di coloresanguigno leggeramentesimile all'umile e onesto sanguignodella veste che aveva nel giorno ormai lontano della prima apparizione; e che ella fosse nelle braccia d'alcuno; e che ella dormisse, e pur mangiasse. Sì: che pur mangiasse; se ricordiamo il racconto del Boccaccio; “avvenne che quivi mescolata tra gli altri della sua etade (de' quali così maschi come femine erano molti nella casa del festeggiante),servite le prime mense, di ciò che la sua piccola età poteva operare puerilmente, si diede con gli altri a trastullare„. Come il drappo è del color d'allora, così ritorna, nel sogno di Dante, anche l'atteggiamento d'allora, della gentil bocca che si pasce. Ma la gentil bocca si pasce ora di ben altro cibo; del cuore ardente del suo amatore. E anche questo è verosimile, date le novelle allora diffuse de' cuori mangiati,[19]e dato il fatto che, con la fanciulla così involta nel solo drappo e tra le braccia d'alcuno, il cuore del sognatore batteva forte e diceva d'esserci, e così chiedeva di entrare nell'inconsapevole costruirsi della visione. Nei sogni (leggiamo quel nostro libello!), nei sogni ciò che sente la nostra psicheincosciente si proietta su questa o quell'imagine; ma tutto torna a lei. È il nostro io che si sdoppia e fa tra sè e sè di grandi drammi con molte persone. Così chiunque avesse nelle braccia la fanciulla assopita, e chiunque le desse quel cibo da lei ricevuto con ispavento, chiunque paresse essere quello che prima era allegro e poi piangeva, era l'anima di Dante che provava la delizia di quel peso e di quella stretta, e prima allegria e poi dolore.
E Dante propose di far sentir il suo sogno a tutti i servi d'amore, e fece un sonetto nel quale raccontava la sua visione. “Salute, o cuori innamorati, e ditemi il vostro parvente. Erano passate tre ore della notte stellata, e a me apparve Amore. Rabbrividisco nel ripensare come era! Era allegro, e teneva il mio cuore in mano, e nelle braccia aveva la donna che amo, involta in un drappo. E la donna dormiva, e Amore la destava, e le dava a mangiare questo cuore che ardeva. E poi se ne andava piangendo„. Il giovinetto poeta introducendo quest'Amore... Ecco, lasciamo parlar lui. “Potrebbe qui dubitare persona degna da dichiararle ogni dubitazione, e dubitare potrebbe di ciò ch'io dico d'Amore, come se fosse una cosa per sè, e non solamente sustanzia intelligente, ma sì come fosse sustanzia corporale. La qual cosa, secondo la verità, è falsa; chè Amore non è per sè sì come sustanzia, ma è uno accidente in sustanzia. E che io dica di lui come se fosse corpo, e ancora sì come fosse uomo, appare per tre cose che dico di lui. Dico che lo vidi venire... Dico anche di lui che ridea, ed anche che parlava... e però appare ch'io ponga lui essere uomo. A cotal cosa dichiarare...„ il poeta (a proposito del s. XIV, non diquesto) dice che ai rimatori è conceduto di parlare alle “cose inanimate sì come avessero senso o ragione„ e farle “parlare insieme; e non solamente cose vere, ma cose non vere„ (VN. 25). Ora che Dante vedesse in sogno[20]“uno accidente in sustanzia„ così come fosse un uomo allegro e poi piangente, non lo crederei così facilmente. Egli cominciò, col chiamare Amore sè o altra persona, a interpretare il suo sogno; ma che non ci mettesse, di sè cosciente, se non questo principio d'interpretazione, riesce chiaro dal fatto che il sogno non è costruito in modo da prestarsi a una interpretazione compiuta. Nel fatto che significava per Dante il sogno? che la fanciulla s'era innamorata di lui, avendo mangiato il suo cuore? così, dunque, come interpretò Cino, o qual fosse l'autore del sonettoNaturalmente chere? Questi dice:
Allegro si mostrava Amor venendoa te per darti ciò che 'l cor chiedea,insieme due coraggi comprendendo;e l'amorosa pena conoscendoche nella donna conceputo avea,per pietà di lei pianse partendo.
Allegro si mostrava Amor venendoa te per darti ciò che 'l cor chiedea,insieme due coraggi comprendendo;
e l'amorosa pena conoscendoche nella donna conceputo avea,per pietà di lei pianse partendo.
Amore si mostrava allegro, perchè concedeva così mercede all'amorosa pena di Dante, e poi piangeva, perchè la donna avrebbe avuta lei quest'amorosa pena? Dante dunque si sarebbe poi dinegato a lei? Sarebbe stata la favola delle due fontane, alle quali si beve, a vicenda, l'amore e il disamore? Dante avrebbe detto: “Io sarò libero della mia pena, e quella che sino ad ora è stata — dormente, involta in drappo, d'ogni pena fuore — la soffrirà lei„? Non è possibile. Il libello non contiene, nè è impostato per contenere, gli affanni della donna, sì quelli di Dante. O vogliam dire che a lui fosse manifesto “lo verace giudicio del detto sogno„ qual fu manifestissimo dopo, che, cioè, esso preannunziasse la morte della gentilissima? Checchè si voglia dire dei presentimenti di Dante, è però impossibile ch'egli fabbricasse un sogno o una visione, e la esponesse in un sonetto, per dire che la sua donna sarebbe morta; e, di più, che ciò significasse col pianto d'Amore dopo quel fiero cibo, quasi che l'amor di Dante la uccidesse. Guido Cavalcanti interpretò meglio il sonetto (se bene interpretiamo lui), e riuscì non ad altro che a mostrare che il sogno non dà senso ragionevole, e perciò è vero sogno nel suo fondo.
Di voi lo core ne portò, veggiendoche vostra donna la morte chedea:nodrì la d'esto cor di ciò temendo.Quando t'apparve che sen già dogliendo,fu dolce sonno ch'allor si compiea,che 'l su' contraro la venia vincendo.
Di voi lo core ne portò, veggiendoche vostra donna la morte chedea:nodrì la d'esto cor di ciò temendo.
Quando t'apparve che sen già dogliendo,fu dolce sonno ch'allor si compiea,che 'l su' contraro la venia vincendo.
Il che vuol dire:[21]“Amore prese il tuo cuore, di cui la tua donna voleva la morte. Le lo diede a mangiare, perchè non lo facesse morire; ossia ti concedesse mercede, rimeritasse d'amore il tuo cuore, ossia te. Il dolor d'Amore poi venne dal fatto che la donna si svegliò, appunto per il ministrare di quel cibo, dal suo dolce sonno, vinta dal contrario del sonno; e così non avrebbe continuato a pascersi del tuo cuore„. Ebbene quest'interpretazione non sta, perchè Amore non pasceva qui la donna addormentata pian piano che non si svegliasse, bensì la svegliava per pascerla. Guido per dare un giudicio ragionevole faceva forza alla lettera del sonetto. Interpretava in vero che Amore involontariamente svegliasse la donna, nel pascerla.
Il sonetto, dunque, contiene un vero sogno di Dante, sogno che appunto perchè è vero, non si presta a interpretazioni; ma ha inoltre una circostanza inventata, la quale, ripeto, è un principio di interpretazione che non poteva essere compiuta. Sembra che Dante volesse esprimere il comune concetto dell'amore che comincia con canti e suoni e finisce con lagrime, dell'amore che è gioia e dolore, che è dolce amaro. Il qual concetto è spesso in lui, come:
di fuor mostro allegranza,e dentro da lo core struggo e ploro;(VN. s. 2)
di fuor mostro allegranza,e dentro da lo core struggo e ploro;(VN. s. 2)
e anche:
altro sperando m'apporta dolzore,altro pianger mi fa spesse fiate;(VN. s. 6)
altro sperando m'apporta dolzore,altro pianger mi fa spesse fiate;(VN. s. 6)
e va dicendo. E c'è, esposto in prosa e in versetti latini, subito nel primo capitolo dove “lo spirito de la vita„ trema avanti il dio più forte di lui, e “lo spirito animale„ maraviglia avanti l'apparizion della beatitudine, e “lo spirito naturale„ comincia a piangere e dice piangendo: Misero me! Ora perchè tal concetto nel sogno potesse riferirsi a Dante che aveva sognato, bisognava che il cuore non lo avesse mangiato la donna, sì esso; o meglio, che la donna non volesse mangiarlo, sì che Dante restasse innamorato solo, senza speranza di mercede. Ma sì; lo mangiava, sebbene con qualche ribrezzo,paventosa; e Amore si studiava di vincerne la ritrosia pascendola con atti più propri di servo, che di signore qual egli è:umilmente. Che così mi par d'intendere. Or dunque Dante giovinetto del suo sogno vero volle fare, con suoi versi alquanto impacciati, una visione che avessesenso, e non ci riuscì. Ma se il sogno è vero, vera è anche la donna che involta in un drappo pasce il cuor di Dante sul bel principio della vita poetica, quasi in sul mezzo della adolescenza di lui.[22]