XXXVIII.LO VAS D'ELEZIONE

XXXVIII.LO VAS D'ELEZIONERipensiamo al Giacobbe, che, con lena affannata quasi per una lotta sostenuta nelle ore antelucane, al passo della selva oscura, zoppicando s'avvia per la piaggia diserta. Quel Giacobbe ormai pensa soltantoquae Dei sunte in ispirito vola libero al cielo, ed è divenuto Paolo.[519]Egli dopo aver chiesto al buon Apollo di farlo “vasodel suo valore„, (Par. 1, 14,) vaso come Paolo, (Inf. 2, 28; Par. 21, 128) è ratto al terzo cielo, che è quello della visione e corrisponde alla cornice del purgatorio dove è il fuoco che monda la vista; sino al terzo cielo e più su. Egli passa per i sette gradi delle beatitudini preannunziate nel purgatorio... Ma le sfere sono nove, più l'empireo. E già: questo numero nove è anche nell'inferno e nel purgatorio, che hanno un antinferno e un antipurgatorio, diviso in due regioni. Nell'inferno, ignavi del vestibolo o battezzati invano o invano dotati della libertà del volere, la quale essi non usarono peroperare; e non battezzati, parvoli e magni, del limbo, che non ebbero il lume senza il quale non si può meritare, ed ebbero, cioè, un difetto originario e radicale che li impedì di vedere ocontemplare. Nel purgatorio peccatori resisi a Dio nell'estremo della vita, scomunicati o no: scomunicati, che, per ciò, furono esclusi in vita dal ben meritare, come nonavessero avuto battesimo; indugiatori semplici che in vita ebbero inerte il volere sino all'ultimo: gli uni dunque affini a quelli del limbo, gli altri a quelli del vestibolo:[520]in ordine, dunque, inverso, come gli accidiosi del purgatorio stanno in ordine inverso con gli accidiosi dell'inferno; essendo nominati nella quarta cornice primi quelli in vedere, secondi quelli in acquistare, mentre nel quinto cerchio sono tali di cui bontà non fregia la memoria, e nel sesto tali che ebbero e hanno mala luce. Nel paradiso le prime due sfere costituiscono un antiparadiso analogo. Invero nella prima sfera sono quelli in cui volontà s'ammorzò, come nel vestibolo sono tali in cui volontà fu spenta; nella seconda sono quelli, che a ben far poser gl'ingegni, come gli spiriti magni del limbo. Anche: la luna è simbolo che riguarda la vita attiva. Mercurio è stella più luminosa della luna, sebben velata anch'essa un poco; e che è in proporzione del fioco lume che è nel vestibolo e del lume che è nel limbo (lume però che non è lume). Anche: nella sfera della luna vi èsermo sapientae, e in Mercuriosermo scientiae, il che pare accordarsi con la disposizione de' due luoghi dello inferno, perchè nel limbo è manco disapientiae abbondanza discientia, mentre nel vestibolo è sì lasapientiainfusa col battesimo, e manca ogniscientia, e ogni operazione, quindi, e di vita attiva e di contemplativa. Perchè questo dal pensier di Dante, riesce evidente che senza lasapientialascientianon è meritoria; ma lasapientiasenza lascientiaè nulla, è invano. Or nel vestibolo del paradiso, nella stella macchiata e nel pianetavelato, dove godono spiriti in qualche modo difettivi, perchè il lorovótofuvòto, e la loro vita troppo esclusivamente attiva; in codesto vestibolo è, come ho detto,sermo sapientiaeesermo scientiae. Dante, io credo e vedo, ne' suoi inizi di Paolo, ricorda il versetto del Vas d'elezione:Alii quidem per Spiritum datursermo sapientiae; alii autemsermo scientiaesecundum eumdem spiritum.[521]Invero nella sfera della Luna parla a Dante laSapienzain persona, Beatrice, e gli parla delle macchie della luna e dell'ordine delle sfere e del ritorno dell'anima alle stelle e della natura del voto: tutta materia speculativa. Nella sfera di Mercurio parla a Dante laScienzain persona, Giustiniano, il raccoglitore e purgatore delle leggi; e gli parla del corso dell'Aquila Romana e della giustizia: materia di vita attiva o civile o di governo.Sermo sapientiae: il discorso di Beatrice;sermo scientiae: il discorso di Giustiniano.E qui occorre osservare che, in certa guisa, le prime due cantiche sono in dominio dellascientiao dell'arte, e l'ultima e sublime è irraggiata dallasapientiao contemplazione. Si capisce: nelle prime due cantiche è Virgilio in principio e Matelda infine (l'ultime parole nell'ultimo canto del purgatorio riguardano un'operazione di Matelda e un'ispirazione dell'arte). Beatrice che apparisce quando Virgilio sparisce, illumina e riempie di sè la terza cantica. Si capisce e s'intuisce; ma c'è anche una prova dottrinale d'altro genere. Nell'inferno e nel purgatorio vedemmo le figurazioni dei sacramenti. Ebbene nellibro che Dante studiò sin dall'adolescenza è questa dottrina: “Ilsermo scientiae, nella quale scienza sono contenutitutti i sacramenti, che variano ne' tempi come la luna... quanto differisce da quel candor di sapienza, di cui gode il...dìtanto sono nel principio dellanotte„.[522]Ora ricordiamo l'opera diLuciae nell'inferno e nel purgatorio, diLuciache con la luna ha attinenza; ricordiamo che tutto il tempo passato nell'inferno è una notte rispetto al purgatorio, e tutto il tempo passato nell'inferno e nel purgatorio è di nuovo una notte rispetto al paradiso; ricordiamo,Nox praecessit, dies appropinquavit;[523]ricordiamo infine che il battesimo e la confermazione sono indicati nel passaggio dell'Acheronte e dello Stige; che l'olio santo e l'ordine sacro sono raffigurati alle radici e in vetta del monte santo; che la penitenza e l'eucaristia sono presentati nel tuffo in Letè e nel bere ad Eunoè; e che le nozze purissime e celestiali sono la conclusione di tutti sei: noi potremo dire che Dante ha posto lascientia, nelle prime due cantiche, e lasapientianell'ultima.[524]Con Venere cominciano le beatitudini, e si scorgono i singoli spiriti. In Venere è la beatitudine dei mundicordi, ai quali è promessa la visione. In vero la nota dominante è vedere, antivedere, discernere, mostrar la verità; e la stella raggia d'amore. Vi è il dono della sapienza, che consiste nella cognizione della verità; e in essa è definito il conoscere:Dio vede tutto e il tuo veder s'inluia; e Carlo Martellodice a Dante:s'io posso mostrarti un vero.[525]Nel Sole è la beatitudine dei famelici, e il dono dell'intelletto. Vi domina la nota di cibo e convivio. In Marte è la beatitudine dei sizienti, il dono è il consiglio. Vi domina la nota di sete e di liquore.[526]L'intelletto e il consiglio sono per ben giudicare nella via speculativa e nella via pratica. Si paragonino i ragionamenti dei due dottori e quelli di Cacciaguida: si vedrà che differiscono per ciò che l'intelletto differisce dal consiglio.[527]E nel cielo di Giove è la beatitudine promessa a quelli chelugent, e il dono è difortitudo. C'è invero, nella giovial facella, molto gioviale aggirarsi e volare e cantare, e letizia e piacere. E i beati di tale sfera formano una milizia del cielo.[528]E l'aquila della giustizia è ispirata certo da quella virtù che mancò ai gran regi del brago. In Saturno è la beatitudine dei pacifici. A ciò bisogna ricordare il fatto, che questa è l'ultima delle beatitudini nel Vangelo di Matteo, la quale perciò dai Padri e Dottori fu interpretata in modo analogo a quella dei mundicordi che la precede. S. Agostino, per esempio, dice, a dichiarare ilbeati pacifici: “Nemosine pacevidet istam visionem„.[529]S. Tomaso pone quest'ultima beatitudine insieme con la penultima e dice che appartengono tutte e due “alla felicità o beatitudinecontemplativa„;[530]le dice tuttee due “effetti della vita attiva per i quali l'uomo è disposto alla vitacontemplativa„.[531]Ora in Saturno sono i santicontemplativi. Di più v'è il corrispondente dono della scienza per cui s'apprende la verità nelle cose umane. Ed ecco, il discorso di Marco Lombardo si trasforma costassù, nel cielo dei contemplanti, in due invettive che riguardano la vita bensì umana, ma di pastori e di monaci; e Pier Damiano e Benedetto parlano dellamondanitàesecolaritàdegli uominicontemplativi.[532]La beatitudine de' misericordi e il dono della pietà sono nel cielo delle stelle fisse. In esso troviamo dunque la pietà nel senso umano e la pietà nel senso divino. Maria in sè riassume l'una e l'altra: in lei misericordia! in lei pietate! O dolci imagini di uccello che cova i suoi nati, di fantolino che tende le braccia inver la mamma, di pecora serrata nella notte fuor dell'ovile! O imagini sublimi di tre apostoli che esaminano intorno alle virtù teologali, e incoronano lassù il bandito, l'esule, il dannato a morte di guaggiù![533]Nel nono cerchio è certo la beatitudine deipauperes spiritu, e il dono del timor di Dio. In esso si mostrano gli angeli che furono fedeli, e furono, cioè, l'opposto di colui che scende folgoreggiando dal cielo nella prima cornice del purgatorio e che è costretto da tutti i pesi del mondo nella ghiaccia ultima dell'Inferno.[534]Le beatitudini corrispondono ai doni dello spirito; le une e gli altri alle sette macchie o cicatrici del purgatorio, e perciò ai sette peccati dell'inferno. In paradiso corrispondono ai cieli; dunque ai cieli corrispondono in qualche modo i peccati; e questo modo sarà, è intuitivo, per il contrario. I singoli cieli iniziano, diremo, i movimenti dai quali viene, per il libero arbitrio donato agli uomini, o un male o un bene, che si troveranno perciò in un'opposizione e in una somiglianza tra loro. (Pur. 16, 73)La cosa è evidentissima per il cielo di Venere, che iniziò certo i movimenti per cui Francesca si danna, per cui Dante attraversa il fuoco purificatore, per cui Carlo Martello, con mondo il cuore e l'occhio,vede. In tutti e tre è l'amore, è l'influsso del bel pianeta ch'adamarconforta. Ma per gli altri cieli? Rispondo subito che l'astrologia assegnava alle sfere influssi così diversi e contrari, che Dante non aveva che trascegliere, per far sì che da ogni cielo emanasse e un peccato e una virtù, e un castigo e un premio, e un vizio e un dono. E vediamo come egli si comportò.[535]I cieli sono nove, e i peccati sono sette. Ma Dante lesse certo nel comento all'alta tragedia queste parole: la terra “è sotto tutti i cerchi, vale a dire, sette pianeti, Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna, e i due grandi. Di ciò quell'et novies Styx interfusa cohercet. Perchècon nove cerchicinge la terra„.[536]Ecco nove cerchi infernali messiin relazione con i nove cieli. Abbiamo veduto come Dante compia questo numero di nove, aggiungendo ai sette peccati, sì nell'inferno e sì nel purgatorio, duedifetti, non propriamentereità: difetti nel volere. E il modo è sottile e sembra intricato. Nell'inferno il numero nove si ottiene o contando nel novero quelli del vestibolo e tralasciando i sepolti nell'arche, per il fatto che sono sepolti, e sono allo stesso piano del quinto cerchio; o tralasciando nel novero gli sciaurati per il fatto che sono oltre Acheronte e non hanno nè possono avere la seconda morte, e contando gli eresiarche. Nell'un caso e nell'altro, ai sette peccati sono aggiunti duedifetti. Nel primo: difetto totale di volontà, nella vita attiva; difetto, quasi involontario, di volontà, nella vita contemplativa; difetto di volere e difetto di lume che governa il volere; vestibolo e limbo; peccato originale, non ostante il battesimo e per mancanza di battesimo. Nel secondo: difetto quasi involontario di lume; volontario e malizioso difetto di lume, ossiamala luce. Nel purgatorio, sono pure, oltre le sette macchie, due difetti: degli scomunicati esclusi dal meritare, e degli indugiatori, che aspettarono, gli uni e gli altri, il fin della vita per i buoni sospiri:non vollero, insomma, prima. E si aggiunge la valletta amena dei principi intorbidati alquanto dalla cupidità, oltre che per altro, anche per dare all'antipurgatorio codesta nota di colpa originale e dilanguor naturaeconseguente; poichè il serpente del primo peccato ivi si mostra dove sono i fiacchi, gl'inerti, gl'irresoluti. Nel paradiso dove Dante s'imbatteva nella difficoltà contraria a quella che incontrava nei primi due regni, che avevano a contenere sette peccati e corrisponderealle nove sfere, mentre nell'ultimo nove sfere dovevano corrispondere a sette peccati; nel paradiso Dante crea nei cieli della Luna e di Mercurio un antiparadiso, dove fa che si mostrino spiriti difettivi; nella contemplazione (i religiosi che ruppero forzatamente i voti) e nell'azione (i virtuosi, perchè onore e fama lor succedesse). Ma ciò può ridursi a norma astrologica? Può insomma riferirsi agl'influssi della Luna e di Mercurio, questo difetto sì degli sciaurati e sì degli spiriti magni, sì degli scomunicati e sì degli indugiatori e dei principi macchiati in qualche parte di cupidità, sì di Piccarda e sì di Giustiniano? Dico subito che la Luna è stella macchiata e Mercurio è pianeta velato: difettivi anch'essi. Ma non basta.L'anima ha dalla luna (è in Macrobio) la facoltà “di piantare e accrescere il corpo„, sì che al principio quaggiù “prova un silvestre tumulto, ossia l'hyle(silvae materia) che influisce„ su lei.[537]Giovi ricordare e la selva oscura e gli uomini arborei del vestibolo e la selva di spiriti spessi del limbo, e l'adolescenza che è “accrescimento di vita„, nella quale si smarrì Dante, e la parvolezza d'animo nel vestibolo e d'età nel limbo: non si durerà, credo, fatica a riconoscere come queste imagini e questi concetti siano sotto l'influenza della Luna. Aggiungo ch'ella “nutrisce i metalli ele piante„;[538]e che “ama la Flemma, il Verno, il Freddo l'Humido, l'Acqua (ricordiamo Belacqua, e per l'acqua e perla flemma)„; e che è “Dea„ sì di molti altri, e sì di “Mobili, Instabili... Timidi„. Aggiungo che Dante ricorda “il freddo della Luna„. (Pur. 19, 2) E così vediamo come sotto quest'unica influenza della luna, stia la selva e l'atrio, vestibolo e limbo, dell'inferno, e parte dell'antipurgatorio e parte dell'antiparadiso. Nè se ne sottrae il cimitero degli eresiarche, i quali hanno mala luce,sub luce maligna, quale i viatori di Virgilioper incertam lunam, in silvis; un d'essi ricorda appunto “la donna chelìregge„. (Inf. 10, 10)L'altra parte dell'antiparadiso è sotto l'influsso di Mercurio. Mercurio induce, tra molte altre cose, “aperti oracoli e manifesta indivinatione, e tanta eloquenza nel persuadere e disuadere, in commuovere e acquietare gli animi nostri, che induce l'huomo a qualunque cosa gli piace„. Sono sotto lui “Eloquenza... Arte... Sagacità, Accorgimento... Negromantia, Arte maga, Incanti, Augurii, Auspicii, Pronostichi etc.„; ed è Dio “de' Scrittori, Pittori etc.„ Tutto ciò basta, credo, a porre sotto questo segno Virgilio, che oracoleggiò del Cristo, che fu dòtto e indótto nell'Arte maga, chescrissel'Eneida (posto che Dante non sapesse che i poeti eranoviri Mercuriales), che diè prova di tanta eloquenza nel persuader Dante all'alto passo, e di tanto accorgimento nello scortarlo.[539]A proposito di che, bisogna aggiungere che Mercurio è il dio dei pellegrinaggi e de' pellegrini e de' messi e de' nunzi. Sicchè l'influsso di Mercurio giunge sino al limbo, o almenosino al nobile castello del limbo. E aggiungiamo che “induce dottrina, memoria, historie, astrologia, acume d'ingegno... speculazione di cose oscure„. Ma per avere il concetto de' ritardatari dell'antipurgatorio, di quelli che sono, specialmente, nella valletta amena, aggiungeremo, con l'Alunno, che Mercurio induce “cupiditàd'impero„ e con Servio (Aen. IV714), “lucricupiditatem„. Ecco la mala striscia della valletta. L'ambitio gloriedi Albumasar[540]spiega bene in parte la apparizione degli spiriti attivi, per l'onore e la fama, nella sfera di Mercurio. E tuttavia quelle “dottrina, memoria, historie„ dell'Alunno spiegano ancor meglio la narrazioneistoricadi Giustiniano; e “la natura di pronunziare ed interpretare„ di Macrobio,[541]illustra la affermazione di lui che per volere del primo Amore (Par. 6, 11) o per spirazioni di Dio (ib. 23) ordinò e ridusse le leggi. Nè sfugga come in questa spera sia un pellegrino: Romeo. E a ogni modo si interpreta in questa spera l'alto e magnifico processo di Dio nel redimere il genere umano. E grande è l'acume dell'ingegno in sciogliere tali nodi.Venere “è Pianeta benivolo et inducitore di amicitie... Della sua influenza procede ogni musica; non solamente quella ch'è nella consonanza delle voci, ma anchora la compositione de versi„. Ecco, vede come nel ciel di Venere Dante trovi il Principe amico e benevolo che gli ricorda suoi versi. “Induce amore, e secondo gli aspetti di diversi pianeti alcuna volta pubblichi e casti, alcuna voltalascivi e impudichi„. E si vede come il cerchio e il girone della lussuria corrispondano a questo cielo. Ma tuttavia, a intendere tutto il pensier di Dante, bisogna ricordare come fuoco sia quel di amore, e fuoco sia quello che lo purga; e come attraverso il fuoco si mondi il cuore, per una beatitudine, e si acquisti il vedere e il sapere, per un dono.“Nel Sole è la virtù vivificativa, perchè nessuna cosa vive, dove non penetra la virtù del sole„. “Il Sole... eccita la virtù ch'è nelle radici, e rinova tutte le piante, e nutriscele risolvendo l'humore nella terra, e convertelo in nudrimento„. I golosi si accontentarono di questa virtù vivificativa e nutritiva, e non vollero saper dell'altra; chè “il sole influisce nell'huomo natura di sapere, e d'imaginare„ ed è secondo Albumasar,summe divinitatis contemplatio. Così Ciacco si trova nel girone corrispondente al cielo dove è Tomaso e Bonaventura. Anzi: sì Ciacco e sì, fuor d'ogni dubbio, i golosi del Purgatorio, Forese e Bonagiunta, tutta gente d'ingegno, mostrano il prevalere in loro d'una dell'influenze del sole, la vivificativa, sull'altra che pure in loro si trovava, la intellettiva e imaginativa. Quei due ultimi sono rimasti a mezza via,di qua. Dante diventòmacroper quellostudioche mancò a Bonagiunta e a Forese.Marte è la guerra; ma per Dante, la guerra per la croce: ilmartirio. (Par. 15, 148) Tutte le armi attribuite a Marte “Spade, Brandi, Stocchi... Pugnali, Coltelli, Spuntoni etc.„ si riducono al segno in cui vinse il Cristo. (Par. 14, 125) Ora si noti che gli avari di Dante nello inferno son tutti cherci, e cherci sono quelli del purgatorio, salvo il capostipite dei re di Francia. Dovevano, dunque, esser tutti militidella croce; si ascrissero anzi alla milizia, e non militarono. Sicchè come il Sole nei golosi non potè far prevalere la sua virtù intellettuale, così Marte negli avari non potè far prevalere la sua “egregia virtù in disciplina militare„.Sotto la “giovial facella„[542]si contengono “la giustizia, le leggi e i regni„. “De gli animali se gli dedica l'aquila„. Ciò basta a illustrare il cielo Dantesco di Giove. Ma e la cornice dell'accidia, e la palude stigia corrispondenti? Gli esempi di accidiosi nel purgatorio sono di eletti a una grande impresa: gli ebrei di Giosuè e i Troiani d'Enea. Nel brago son destinati a stare come porci,gran regi. E questi e quelli sono come i chercuti militi del Cristo, che non pugnarono, ossia non obbedirono alla loro stella. Di più, nota Albumasar, da Giove vieneaccidenter... inconsultus rerum aggressus ac difficultatum incursus. Da Giove, dunque, veniva l'orgoglio prevolante e subito spento dello spirito bizzarro.[543]Saturno è pianeta “malenconico„. Sotto lui, dice Albumasar, èomne melancolie genus. Così per suo influsso operarono coloro che piansero dove avevano a essere giocondi, ossia i violenti o bestiali o rei d'ira, che è preceduta sempre dalla tristezza per l'ingiuria ricevuta. Così è: in vero “non s'allegra; l'ira sua è implacabile...„. Ma c'è altro: per essere, forse, “solitario„ “produce sacerdoti, ma più Religiosi vestiti a nero e di color di terra„. Ecco dunque, sotto la medesima stella, coi violenti e iracondi, i contemplativi.Nel cielo stellato ci dobbiamo aspettare che si avveri e veda ciò che Dante diceva nel Convivio: “se tutte le precedenti virtù s'accordassero sopra la produzione d'una anima nella loro ottima disposizione... tanto discenderebbe in quella della deità, che quasi sarebbe un altro Iddio incarnato„. (4, 21) E sì, apparisce in questo Cielo il Cristo sotto la forma umana, oltre Maria e Adamo e i tre apostoli. Di più Dante qui parla di sè, per riconoscere dai Gemini “tutto, quel che si sia, ilsuoingegno„; (Par. 22, 112) ingegno che così dice alto e perfetto. Qui Dante afferma, nel segreto della sua ultramondana finzione, d'essere un nuovo Cristo. In verità non discese egli negl'inferi per ascendere, come l'uomo Dio, in pro' del mondo che mal vive? Non raccolse egli l'influenze dei sette pianeti, e non ebbe egli l'aiuto dei sette Spiriti? Chè “per via teologica si può dire, che poichè la somma deità, cioè Iddio, vede apparecchiata la sua creatura a ricevere del suo beneficio, tanto largamente in quella ne mette, quanto apparecchiata è a riceverne. E perocchè da ineffabile carità vengono questi doni, e la divina carità sia appropriata allo Spirito Santo, quindi è che chiamati sono doni di Spirito Santo... Oh! buone biade! e buona e mirabile sementa!„. (ib.) Di qui Dante si volge all'aiuola che ne fa tanto feroci; feroci perchè la nostra mente mira pur a terra per via dell'invidia. (Pur. 14, 150) L'invidia è tra uguali; è la superbia nell'ambito dell'umanità; è il peccato di Caifas che in Gesù vedeva l'uomo,unus homo; è la colpa per cui s'incarnò il nemico nel serpente con la faccia d'uom giusto. Così all'invidia dell'inferno e del purgatorio corrisponde il cielo stellato con tutta l'umanaperfezione. In simil modo il primo Mobile in cui si mostra Dio coi nove cerchi di fuoco, e in cui si maledice al superbir di Lucifero, corrisponde alla ghiaccia immobile dove Lucifero è costretto da tutti i pesi del mondo, e alla cornice dove son l'anime angosciate dal carico che doma le superbe lor cervici. Dio quassù coi nove cori d'angeli fedeli; l'Antidio laggiù coi suoi nove cerchi di dannati, e con le sue tre teste e sei occhi, coi suoi sei occhi e tre menti, con le sue sei ali e tre venti.Dopo il gran dì continueranno le ruote delle nove spere celesti e non si arresteranno i meandri sotterranei dellaStyxnoviensinterfusa. Questi cerchi saranno, per una indubitabile convenienza, nove, sebbene, per un'altra convenienza, non alberghino se non sette, i sette, peccati. Saranno nove. Ma l'inferno ha dieci ordini di puniti... No: in vetta al monte solitario, nella foresta antica, saranno i pii poeti filosofi ed eroi che non adorarono debitamente Dio. Saranno così veramentesecreti.

Ripensiamo al Giacobbe, che, con lena affannata quasi per una lotta sostenuta nelle ore antelucane, al passo della selva oscura, zoppicando s'avvia per la piaggia diserta. Quel Giacobbe ormai pensa soltantoquae Dei sunte in ispirito vola libero al cielo, ed è divenuto Paolo.[519]Egli dopo aver chiesto al buon Apollo di farlo “vasodel suo valore„, (Par. 1, 14,) vaso come Paolo, (Inf. 2, 28; Par. 21, 128) è ratto al terzo cielo, che è quello della visione e corrisponde alla cornice del purgatorio dove è il fuoco che monda la vista; sino al terzo cielo e più su. Egli passa per i sette gradi delle beatitudini preannunziate nel purgatorio... Ma le sfere sono nove, più l'empireo. E già: questo numero nove è anche nell'inferno e nel purgatorio, che hanno un antinferno e un antipurgatorio, diviso in due regioni. Nell'inferno, ignavi del vestibolo o battezzati invano o invano dotati della libertà del volere, la quale essi non usarono peroperare; e non battezzati, parvoli e magni, del limbo, che non ebbero il lume senza il quale non si può meritare, ed ebbero, cioè, un difetto originario e radicale che li impedì di vedere ocontemplare. Nel purgatorio peccatori resisi a Dio nell'estremo della vita, scomunicati o no: scomunicati, che, per ciò, furono esclusi in vita dal ben meritare, come nonavessero avuto battesimo; indugiatori semplici che in vita ebbero inerte il volere sino all'ultimo: gli uni dunque affini a quelli del limbo, gli altri a quelli del vestibolo:[520]in ordine, dunque, inverso, come gli accidiosi del purgatorio stanno in ordine inverso con gli accidiosi dell'inferno; essendo nominati nella quarta cornice primi quelli in vedere, secondi quelli in acquistare, mentre nel quinto cerchio sono tali di cui bontà non fregia la memoria, e nel sesto tali che ebbero e hanno mala luce. Nel paradiso le prime due sfere costituiscono un antiparadiso analogo. Invero nella prima sfera sono quelli in cui volontà s'ammorzò, come nel vestibolo sono tali in cui volontà fu spenta; nella seconda sono quelli, che a ben far poser gl'ingegni, come gli spiriti magni del limbo. Anche: la luna è simbolo che riguarda la vita attiva. Mercurio è stella più luminosa della luna, sebben velata anch'essa un poco; e che è in proporzione del fioco lume che è nel vestibolo e del lume che è nel limbo (lume però che non è lume). Anche: nella sfera della luna vi èsermo sapientae, e in Mercuriosermo scientiae, il che pare accordarsi con la disposizione de' due luoghi dello inferno, perchè nel limbo è manco disapientiae abbondanza discientia, mentre nel vestibolo è sì lasapientiainfusa col battesimo, e manca ogniscientia, e ogni operazione, quindi, e di vita attiva e di contemplativa. Perchè questo dal pensier di Dante, riesce evidente che senza lasapientialascientianon è meritoria; ma lasapientiasenza lascientiaè nulla, è invano. Or nel vestibolo del paradiso, nella stella macchiata e nel pianetavelato, dove godono spiriti in qualche modo difettivi, perchè il lorovótofuvòto, e la loro vita troppo esclusivamente attiva; in codesto vestibolo è, come ho detto,sermo sapientiaeesermo scientiae. Dante, io credo e vedo, ne' suoi inizi di Paolo, ricorda il versetto del Vas d'elezione:Alii quidem per Spiritum datursermo sapientiae; alii autemsermo scientiaesecundum eumdem spiritum.[521]Invero nella sfera della Luna parla a Dante laSapienzain persona, Beatrice, e gli parla delle macchie della luna e dell'ordine delle sfere e del ritorno dell'anima alle stelle e della natura del voto: tutta materia speculativa. Nella sfera di Mercurio parla a Dante laScienzain persona, Giustiniano, il raccoglitore e purgatore delle leggi; e gli parla del corso dell'Aquila Romana e della giustizia: materia di vita attiva o civile o di governo.Sermo sapientiae: il discorso di Beatrice;sermo scientiae: il discorso di Giustiniano.

E qui occorre osservare che, in certa guisa, le prime due cantiche sono in dominio dellascientiao dell'arte, e l'ultima e sublime è irraggiata dallasapientiao contemplazione. Si capisce: nelle prime due cantiche è Virgilio in principio e Matelda infine (l'ultime parole nell'ultimo canto del purgatorio riguardano un'operazione di Matelda e un'ispirazione dell'arte). Beatrice che apparisce quando Virgilio sparisce, illumina e riempie di sè la terza cantica. Si capisce e s'intuisce; ma c'è anche una prova dottrinale d'altro genere. Nell'inferno e nel purgatorio vedemmo le figurazioni dei sacramenti. Ebbene nellibro che Dante studiò sin dall'adolescenza è questa dottrina: “Ilsermo scientiae, nella quale scienza sono contenutitutti i sacramenti, che variano ne' tempi come la luna... quanto differisce da quel candor di sapienza, di cui gode il...dìtanto sono nel principio dellanotte„.[522]Ora ricordiamo l'opera diLuciae nell'inferno e nel purgatorio, diLuciache con la luna ha attinenza; ricordiamo che tutto il tempo passato nell'inferno è una notte rispetto al purgatorio, e tutto il tempo passato nell'inferno e nel purgatorio è di nuovo una notte rispetto al paradiso; ricordiamo,Nox praecessit, dies appropinquavit;[523]ricordiamo infine che il battesimo e la confermazione sono indicati nel passaggio dell'Acheronte e dello Stige; che l'olio santo e l'ordine sacro sono raffigurati alle radici e in vetta del monte santo; che la penitenza e l'eucaristia sono presentati nel tuffo in Letè e nel bere ad Eunoè; e che le nozze purissime e celestiali sono la conclusione di tutti sei: noi potremo dire che Dante ha posto lascientia, nelle prime due cantiche, e lasapientianell'ultima.[524]

Con Venere cominciano le beatitudini, e si scorgono i singoli spiriti. In Venere è la beatitudine dei mundicordi, ai quali è promessa la visione. In vero la nota dominante è vedere, antivedere, discernere, mostrar la verità; e la stella raggia d'amore. Vi è il dono della sapienza, che consiste nella cognizione della verità; e in essa è definito il conoscere:Dio vede tutto e il tuo veder s'inluia; e Carlo Martellodice a Dante:s'io posso mostrarti un vero.[525]Nel Sole è la beatitudine dei famelici, e il dono dell'intelletto. Vi domina la nota di cibo e convivio. In Marte è la beatitudine dei sizienti, il dono è il consiglio. Vi domina la nota di sete e di liquore.[526]L'intelletto e il consiglio sono per ben giudicare nella via speculativa e nella via pratica. Si paragonino i ragionamenti dei due dottori e quelli di Cacciaguida: si vedrà che differiscono per ciò che l'intelletto differisce dal consiglio.[527]E nel cielo di Giove è la beatitudine promessa a quelli chelugent, e il dono è difortitudo. C'è invero, nella giovial facella, molto gioviale aggirarsi e volare e cantare, e letizia e piacere. E i beati di tale sfera formano una milizia del cielo.[528]E l'aquila della giustizia è ispirata certo da quella virtù che mancò ai gran regi del brago. In Saturno è la beatitudine dei pacifici. A ciò bisogna ricordare il fatto, che questa è l'ultima delle beatitudini nel Vangelo di Matteo, la quale perciò dai Padri e Dottori fu interpretata in modo analogo a quella dei mundicordi che la precede. S. Agostino, per esempio, dice, a dichiarare ilbeati pacifici: “Nemosine pacevidet istam visionem„.[529]S. Tomaso pone quest'ultima beatitudine insieme con la penultima e dice che appartengono tutte e due “alla felicità o beatitudinecontemplativa„;[530]le dice tuttee due “effetti della vita attiva per i quali l'uomo è disposto alla vitacontemplativa„.[531]Ora in Saturno sono i santicontemplativi. Di più v'è il corrispondente dono della scienza per cui s'apprende la verità nelle cose umane. Ed ecco, il discorso di Marco Lombardo si trasforma costassù, nel cielo dei contemplanti, in due invettive che riguardano la vita bensì umana, ma di pastori e di monaci; e Pier Damiano e Benedetto parlano dellamondanitàesecolaritàdegli uominicontemplativi.[532]La beatitudine de' misericordi e il dono della pietà sono nel cielo delle stelle fisse. In esso troviamo dunque la pietà nel senso umano e la pietà nel senso divino. Maria in sè riassume l'una e l'altra: in lei misericordia! in lei pietate! O dolci imagini di uccello che cova i suoi nati, di fantolino che tende le braccia inver la mamma, di pecora serrata nella notte fuor dell'ovile! O imagini sublimi di tre apostoli che esaminano intorno alle virtù teologali, e incoronano lassù il bandito, l'esule, il dannato a morte di guaggiù![533]Nel nono cerchio è certo la beatitudine deipauperes spiritu, e il dono del timor di Dio. In esso si mostrano gli angeli che furono fedeli, e furono, cioè, l'opposto di colui che scende folgoreggiando dal cielo nella prima cornice del purgatorio e che è costretto da tutti i pesi del mondo nella ghiaccia ultima dell'Inferno.[534]

Le beatitudini corrispondono ai doni dello spirito; le une e gli altri alle sette macchie o cicatrici del purgatorio, e perciò ai sette peccati dell'inferno. In paradiso corrispondono ai cieli; dunque ai cieli corrispondono in qualche modo i peccati; e questo modo sarà, è intuitivo, per il contrario. I singoli cieli iniziano, diremo, i movimenti dai quali viene, per il libero arbitrio donato agli uomini, o un male o un bene, che si troveranno perciò in un'opposizione e in una somiglianza tra loro. (Pur. 16, 73)

La cosa è evidentissima per il cielo di Venere, che iniziò certo i movimenti per cui Francesca si danna, per cui Dante attraversa il fuoco purificatore, per cui Carlo Martello, con mondo il cuore e l'occhio,vede. In tutti e tre è l'amore, è l'influsso del bel pianeta ch'adamarconforta. Ma per gli altri cieli? Rispondo subito che l'astrologia assegnava alle sfere influssi così diversi e contrari, che Dante non aveva che trascegliere, per far sì che da ogni cielo emanasse e un peccato e una virtù, e un castigo e un premio, e un vizio e un dono. E vediamo come egli si comportò.[535]

I cieli sono nove, e i peccati sono sette. Ma Dante lesse certo nel comento all'alta tragedia queste parole: la terra “è sotto tutti i cerchi, vale a dire, sette pianeti, Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna, e i due grandi. Di ciò quell'et novies Styx interfusa cohercet. Perchècon nove cerchicinge la terra„.[536]Ecco nove cerchi infernali messiin relazione con i nove cieli. Abbiamo veduto come Dante compia questo numero di nove, aggiungendo ai sette peccati, sì nell'inferno e sì nel purgatorio, duedifetti, non propriamentereità: difetti nel volere. E il modo è sottile e sembra intricato. Nell'inferno il numero nove si ottiene o contando nel novero quelli del vestibolo e tralasciando i sepolti nell'arche, per il fatto che sono sepolti, e sono allo stesso piano del quinto cerchio; o tralasciando nel novero gli sciaurati per il fatto che sono oltre Acheronte e non hanno nè possono avere la seconda morte, e contando gli eresiarche. Nell'un caso e nell'altro, ai sette peccati sono aggiunti duedifetti. Nel primo: difetto totale di volontà, nella vita attiva; difetto, quasi involontario, di volontà, nella vita contemplativa; difetto di volere e difetto di lume che governa il volere; vestibolo e limbo; peccato originale, non ostante il battesimo e per mancanza di battesimo. Nel secondo: difetto quasi involontario di lume; volontario e malizioso difetto di lume, ossiamala luce. Nel purgatorio, sono pure, oltre le sette macchie, due difetti: degli scomunicati esclusi dal meritare, e degli indugiatori, che aspettarono, gli uni e gli altri, il fin della vita per i buoni sospiri:non vollero, insomma, prima. E si aggiunge la valletta amena dei principi intorbidati alquanto dalla cupidità, oltre che per altro, anche per dare all'antipurgatorio codesta nota di colpa originale e dilanguor naturaeconseguente; poichè il serpente del primo peccato ivi si mostra dove sono i fiacchi, gl'inerti, gl'irresoluti. Nel paradiso dove Dante s'imbatteva nella difficoltà contraria a quella che incontrava nei primi due regni, che avevano a contenere sette peccati e corrisponderealle nove sfere, mentre nell'ultimo nove sfere dovevano corrispondere a sette peccati; nel paradiso Dante crea nei cieli della Luna e di Mercurio un antiparadiso, dove fa che si mostrino spiriti difettivi; nella contemplazione (i religiosi che ruppero forzatamente i voti) e nell'azione (i virtuosi, perchè onore e fama lor succedesse). Ma ciò può ridursi a norma astrologica? Può insomma riferirsi agl'influssi della Luna e di Mercurio, questo difetto sì degli sciaurati e sì degli spiriti magni, sì degli scomunicati e sì degli indugiatori e dei principi macchiati in qualche parte di cupidità, sì di Piccarda e sì di Giustiniano? Dico subito che la Luna è stella macchiata e Mercurio è pianeta velato: difettivi anch'essi. Ma non basta.

L'anima ha dalla luna (è in Macrobio) la facoltà “di piantare e accrescere il corpo„, sì che al principio quaggiù “prova un silvestre tumulto, ossia l'hyle(silvae materia) che influisce„ su lei.[537]Giovi ricordare e la selva oscura e gli uomini arborei del vestibolo e la selva di spiriti spessi del limbo, e l'adolescenza che è “accrescimento di vita„, nella quale si smarrì Dante, e la parvolezza d'animo nel vestibolo e d'età nel limbo: non si durerà, credo, fatica a riconoscere come queste imagini e questi concetti siano sotto l'influenza della Luna. Aggiungo ch'ella “nutrisce i metalli ele piante„;[538]e che “ama la Flemma, il Verno, il Freddo l'Humido, l'Acqua (ricordiamo Belacqua, e per l'acqua e perla flemma)„; e che è “Dea„ sì di molti altri, e sì di “Mobili, Instabili... Timidi„. Aggiungo che Dante ricorda “il freddo della Luna„. (Pur. 19, 2) E così vediamo come sotto quest'unica influenza della luna, stia la selva e l'atrio, vestibolo e limbo, dell'inferno, e parte dell'antipurgatorio e parte dell'antiparadiso. Nè se ne sottrae il cimitero degli eresiarche, i quali hanno mala luce,sub luce maligna, quale i viatori di Virgilioper incertam lunam, in silvis; un d'essi ricorda appunto “la donna chelìregge„. (Inf. 10, 10)

L'altra parte dell'antiparadiso è sotto l'influsso di Mercurio. Mercurio induce, tra molte altre cose, “aperti oracoli e manifesta indivinatione, e tanta eloquenza nel persuadere e disuadere, in commuovere e acquietare gli animi nostri, che induce l'huomo a qualunque cosa gli piace„. Sono sotto lui “Eloquenza... Arte... Sagacità, Accorgimento... Negromantia, Arte maga, Incanti, Augurii, Auspicii, Pronostichi etc.„; ed è Dio “de' Scrittori, Pittori etc.„ Tutto ciò basta, credo, a porre sotto questo segno Virgilio, che oracoleggiò del Cristo, che fu dòtto e indótto nell'Arte maga, chescrissel'Eneida (posto che Dante non sapesse che i poeti eranoviri Mercuriales), che diè prova di tanta eloquenza nel persuader Dante all'alto passo, e di tanto accorgimento nello scortarlo.[539]A proposito di che, bisogna aggiungere che Mercurio è il dio dei pellegrinaggi e de' pellegrini e de' messi e de' nunzi. Sicchè l'influsso di Mercurio giunge sino al limbo, o almenosino al nobile castello del limbo. E aggiungiamo che “induce dottrina, memoria, historie, astrologia, acume d'ingegno... speculazione di cose oscure„. Ma per avere il concetto de' ritardatari dell'antipurgatorio, di quelli che sono, specialmente, nella valletta amena, aggiungeremo, con l'Alunno, che Mercurio induce “cupiditàd'impero„ e con Servio (Aen. IV714), “lucricupiditatem„. Ecco la mala striscia della valletta. L'ambitio gloriedi Albumasar[540]spiega bene in parte la apparizione degli spiriti attivi, per l'onore e la fama, nella sfera di Mercurio. E tuttavia quelle “dottrina, memoria, historie„ dell'Alunno spiegano ancor meglio la narrazioneistoricadi Giustiniano; e “la natura di pronunziare ed interpretare„ di Macrobio,[541]illustra la affermazione di lui che per volere del primo Amore (Par. 6, 11) o per spirazioni di Dio (ib. 23) ordinò e ridusse le leggi. Nè sfugga come in questa spera sia un pellegrino: Romeo. E a ogni modo si interpreta in questa spera l'alto e magnifico processo di Dio nel redimere il genere umano. E grande è l'acume dell'ingegno in sciogliere tali nodi.

Venere “è Pianeta benivolo et inducitore di amicitie... Della sua influenza procede ogni musica; non solamente quella ch'è nella consonanza delle voci, ma anchora la compositione de versi„. Ecco, vede come nel ciel di Venere Dante trovi il Principe amico e benevolo che gli ricorda suoi versi. “Induce amore, e secondo gli aspetti di diversi pianeti alcuna volta pubblichi e casti, alcuna voltalascivi e impudichi„. E si vede come il cerchio e il girone della lussuria corrispondano a questo cielo. Ma tuttavia, a intendere tutto il pensier di Dante, bisogna ricordare come fuoco sia quel di amore, e fuoco sia quello che lo purga; e come attraverso il fuoco si mondi il cuore, per una beatitudine, e si acquisti il vedere e il sapere, per un dono.

“Nel Sole è la virtù vivificativa, perchè nessuna cosa vive, dove non penetra la virtù del sole„. “Il Sole... eccita la virtù ch'è nelle radici, e rinova tutte le piante, e nutriscele risolvendo l'humore nella terra, e convertelo in nudrimento„. I golosi si accontentarono di questa virtù vivificativa e nutritiva, e non vollero saper dell'altra; chè “il sole influisce nell'huomo natura di sapere, e d'imaginare„ ed è secondo Albumasar,summe divinitatis contemplatio. Così Ciacco si trova nel girone corrispondente al cielo dove è Tomaso e Bonaventura. Anzi: sì Ciacco e sì, fuor d'ogni dubbio, i golosi del Purgatorio, Forese e Bonagiunta, tutta gente d'ingegno, mostrano il prevalere in loro d'una dell'influenze del sole, la vivificativa, sull'altra che pure in loro si trovava, la intellettiva e imaginativa. Quei due ultimi sono rimasti a mezza via,di qua. Dante diventòmacroper quellostudioche mancò a Bonagiunta e a Forese.

Marte è la guerra; ma per Dante, la guerra per la croce: ilmartirio. (Par. 15, 148) Tutte le armi attribuite a Marte “Spade, Brandi, Stocchi... Pugnali, Coltelli, Spuntoni etc.„ si riducono al segno in cui vinse il Cristo. (Par. 14, 125) Ora si noti che gli avari di Dante nello inferno son tutti cherci, e cherci sono quelli del purgatorio, salvo il capostipite dei re di Francia. Dovevano, dunque, esser tutti militidella croce; si ascrissero anzi alla milizia, e non militarono. Sicchè come il Sole nei golosi non potè far prevalere la sua virtù intellettuale, così Marte negli avari non potè far prevalere la sua “egregia virtù in disciplina militare„.

Sotto la “giovial facella„[542]si contengono “la giustizia, le leggi e i regni„. “De gli animali se gli dedica l'aquila„. Ciò basta a illustrare il cielo Dantesco di Giove. Ma e la cornice dell'accidia, e la palude stigia corrispondenti? Gli esempi di accidiosi nel purgatorio sono di eletti a una grande impresa: gli ebrei di Giosuè e i Troiani d'Enea. Nel brago son destinati a stare come porci,gran regi. E questi e quelli sono come i chercuti militi del Cristo, che non pugnarono, ossia non obbedirono alla loro stella. Di più, nota Albumasar, da Giove vieneaccidenter... inconsultus rerum aggressus ac difficultatum incursus. Da Giove, dunque, veniva l'orgoglio prevolante e subito spento dello spirito bizzarro.[543]

Saturno è pianeta “malenconico„. Sotto lui, dice Albumasar, èomne melancolie genus. Così per suo influsso operarono coloro che piansero dove avevano a essere giocondi, ossia i violenti o bestiali o rei d'ira, che è preceduta sempre dalla tristezza per l'ingiuria ricevuta. Così è: in vero “non s'allegra; l'ira sua è implacabile...„. Ma c'è altro: per essere, forse, “solitario„ “produce sacerdoti, ma più Religiosi vestiti a nero e di color di terra„. Ecco dunque, sotto la medesima stella, coi violenti e iracondi, i contemplativi.

Nel cielo stellato ci dobbiamo aspettare che si avveri e veda ciò che Dante diceva nel Convivio: “se tutte le precedenti virtù s'accordassero sopra la produzione d'una anima nella loro ottima disposizione... tanto discenderebbe in quella della deità, che quasi sarebbe un altro Iddio incarnato„. (4, 21) E sì, apparisce in questo Cielo il Cristo sotto la forma umana, oltre Maria e Adamo e i tre apostoli. Di più Dante qui parla di sè, per riconoscere dai Gemini “tutto, quel che si sia, ilsuoingegno„; (Par. 22, 112) ingegno che così dice alto e perfetto. Qui Dante afferma, nel segreto della sua ultramondana finzione, d'essere un nuovo Cristo. In verità non discese egli negl'inferi per ascendere, come l'uomo Dio, in pro' del mondo che mal vive? Non raccolse egli l'influenze dei sette pianeti, e non ebbe egli l'aiuto dei sette Spiriti? Chè “per via teologica si può dire, che poichè la somma deità, cioè Iddio, vede apparecchiata la sua creatura a ricevere del suo beneficio, tanto largamente in quella ne mette, quanto apparecchiata è a riceverne. E perocchè da ineffabile carità vengono questi doni, e la divina carità sia appropriata allo Spirito Santo, quindi è che chiamati sono doni di Spirito Santo... Oh! buone biade! e buona e mirabile sementa!„. (ib.) Di qui Dante si volge all'aiuola che ne fa tanto feroci; feroci perchè la nostra mente mira pur a terra per via dell'invidia. (Pur. 14, 150) L'invidia è tra uguali; è la superbia nell'ambito dell'umanità; è il peccato di Caifas che in Gesù vedeva l'uomo,unus homo; è la colpa per cui s'incarnò il nemico nel serpente con la faccia d'uom giusto. Così all'invidia dell'inferno e del purgatorio corrisponde il cielo stellato con tutta l'umanaperfezione. In simil modo il primo Mobile in cui si mostra Dio coi nove cerchi di fuoco, e in cui si maledice al superbir di Lucifero, corrisponde alla ghiaccia immobile dove Lucifero è costretto da tutti i pesi del mondo, e alla cornice dove son l'anime angosciate dal carico che doma le superbe lor cervici. Dio quassù coi nove cori d'angeli fedeli; l'Antidio laggiù coi suoi nove cerchi di dannati, e con le sue tre teste e sei occhi, coi suoi sei occhi e tre menti, con le sue sei ali e tre venti.

Dopo il gran dì continueranno le ruote delle nove spere celesti e non si arresteranno i meandri sotterranei dellaStyxnoviensinterfusa. Questi cerchi saranno, per una indubitabile convenienza, nove, sebbene, per un'altra convenienza, non alberghino se non sette, i sette, peccati. Saranno nove. Ma l'inferno ha dieci ordini di puniti... No: in vetta al monte solitario, nella foresta antica, saranno i pii poeti filosofi ed eroi che non adorarono debitamente Dio. Saranno così veramentesecreti.


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