XVIII.
La salma dell'onorevole D'Orea, di Sua Eccellenza il ministro dei Lavori Pubblici, è stata esposta in una sala del primo piano, trasformata in cappella ardente.
L'addobbo, in drappo nero e fregi d'argento, è sfarzoso, pesante: in fondo, contro la parete di fronte all'ingresso, il letto piccolo e molto semplice, nel quale Giacomo aveva sempre dormito ed è morto. A' piè del letto, in due enormi candelabri d'argento massiccio, ardono quadruplici ceri istoriati e dietro il letto, sul fondo nero della parete a gramaglia, si apre come un'aureola verde, un grande trofeo di fronde di palme e d'altre piante. Il cadavere giace disteso rigido sulla coltre bianca, la testa alquanto eretta, sopra due guanciali.
Veste l'uniforme rabescata di ministro, il petto costellato di decorazioni, attraversato dalla fascia verde di grande uffiziale; al collo, le varie commende.Tutte queste insegne appartengono al generale D'Entracques che le ha offerte per la circostanza. Giacomo, non ne ha mai posseduta una. Nelle mani in croce sul petto, un umile e vecchio rosario che mette la sua parola di dolore sincero e di benedizione, nella pompa volgare e profana del lutto ufficiale. Pure sulle coltri, una semplice rosa: nessun altro fiore nella camera.
Di Giacomo D'Orea morto, nessuno avrebbe potuto dire la solita frase banale: sembra che dorma! — No, Giacomo D'Orea è morto e apparisce morto nella pietrificazione repentina del corpo, nel disfacimento squallido del volto, in qualche cosa di torbido e d'inquieto, che i dolori e le intime lotte hanno impresso su quel volto scarnito.
Nell'antisala, divisa da una sola parete da quella camera dove tutto è silenzio, pace, riposo, ferve un brulichio sommesso, ma incessante, concitato, una repressa intensità di vita... determinata dalla morte. È l'ufficio del lutto nazionale, espresso nei giornali di tutte le città e di tutte le regioni, nei telegrammi, che dopo quello di Sua Maestà il Re, continuano ad affluire a fasci, ed anche delle visite per le quali donna Remigia D'Orea, inconsolabile, ma ammirabile per fortezza d'animo, ha tacitamente iniziato, guidata dai consigli del D'Entracques, un cerimoniale proprio, abilissimo. Assai elegante, ella sembra più grande e fatta più donna dall'abbigliamento semplice di pizzo nero. È circondata dalla madre, la duchessa Cristina e dal principe di Sant'Enodio, creati e messi al mondo apposta, per una così solenne cerimonia. Mimì Carfo, spettinata, mal vestita di nero, col viso smorto, disfatto dalla stanchezzae dalle lacrime, eseguisce come un automa tutti gli ordini che riceve sottovoce, da Remigia e dal D'Entracques.
Donna Remigia, oltre ad essere «ammirabile per fortezza d'animo» è ammirabile pure «per la sua forza di resistenza». Ella, attenta, vigila su tutto, risponde a tutti. Non ha più alcun bisogno nè di cibo, nè di sonno. Rimane al suo posto sicura, facendo sempre prevalere la sua volontà, — che è poi quella del D'Entracques, — in ogni cura, in ogni particolare, in ogni rapporto determinato dalla disgrazia.
Sulla soglia d'accesso, il signor Zaccarella ritira i telegrammi da un usciere del Ministero: un impiegato di gabinetto li apre, li porge a donna Remigia che li scorre rapidamente e ne trattiene uno o due su dieci, i più importanti, che fa leggere anche al D'Entracques. Tutti gli altri, i telegrammi consueti dei sindaci, delle deputazioni provinciali, dei Circoli, delle Associazioni vengono distribuiti a due altri impiegati che, seduti ad un gran tavolo sotto la finestra, lavorano febbrilmente a farne lo spoglio per i comunicati al Ministero e allaStefani.
La duchessa è in ammirazione dell'Idola, ma è anche inquieta:
— Tanta forza d'animo, tanta forza di resistenza, un coraggio tanto ammirabile, non finiranno poi per abbattere la sua fibra così gracile e delicata?
La duchessa Cristina comunica i suoi dubbi, le sue pene al generale D'Entracques che cerca di tranquillarla, pur non essendo egli stesso del tutto tranquillo, tanto che sovente ripete a Remigia, sottovoce:
— Non abusi... di lei stessa...
Ella lo guarda, si passa il fazzoletto su gli occhi e sospira:
— Povero Giacomo!
Poi si volta al signor Zaccarella che le mostra il brano di un giornale in cui è meglio rilevato «lo spettacolo ammirabile, di fermezza, di coraggio, di abnegazione, offerto dalla giovine vedova del ministro, nel lutto improvviso, nel grande dolore che l'ha così fieramente colpita».
Il treno corre via rapidissimo per la campagna romana grave d'afa e d'immobilità, chiara e triste nell'albore diffuso della luna che declina. Tutti i vetri sono calati, eppure non un lieve respiro di brezza tempera la notte arsa. E va il treno attraverso il paesaggio pallido, smorto, tra il sonno malinconico delle alberelle disperse, e la gran veglia spettrale degli acquedotti romani... Da lontano, a intervalli, lustrano, come lamine d'acciaio fuso, sprazzi di mare.
Le due signore, la zia Gioconda e Maria, sole nello scompartimento, sedute l'una in faccia all'altra, pare che evitino studiosamente d'incontrarsi con gli occhi. Ma la vecchia, talora, come riscotendosi da un'assenza del pensiero, si sorprende con lo sguardo sulla giovine. Allora un sorriso scialbo le si abbozza sul volto, poi ancora si volge a contemplare la campagna che fugge, che fugge in tristezza infinita. Un fischio lungo spezza l'aria; la vecchia curva e macera ne rabbrividisce. Ella guarda Maria... tutto il pallore della luna sembra morirle sul viso sbianco attraversato da una riga di capelli, lunga e nera,come una ferita. La vede sussultare nelle spalle così pietosa, così vinta; stende le mani secche e tremanti, stringe, stringe forte la mano di lei e le sussurra:
— Come ti senti?
Maria non la guarda; ha gli occhi fissi nel vuoto. Risponde con la voce che si spegne:
— Male...
Fine.
Opere di Gerolamo RovettaRomanzi e Racconti:Mater Dolorosa, romanzo.Il tenente del Lancieri, romanzo.L'Idolo, romanzo.Baby, romanzo.Ninnoli, racconti.Il processo Montegù, romanzo.Le lacrime del prossimo, romanzo.Sott'acqua, romanzo.Il primo amante, romanzo.Tiranni minimi, racconti.La Baraonda, romanzo.La Signorina, romanzo.Novelle.Casta Diva, novelle.La moglie di Sua Eccellenza, romanzo.Teatro:Un volo dal nido, commedia in tre atti.La moglie di Don Giovanni, dramma in quattro atti.In sogno, commedia in quattro atti.Gli uomini pratici, commedia in tre atti.Scellerata!....commedia in un atto.Collera cieca!, commedia in due attiLa contessa Maria, dramma in quattro atti.La trilogia di Dorina, commedia in tre atti.I Barbarò, commedia in un prologo e quattro atti.Marco Spada, commedia in quattro atti.La cameriera nova, comm. in due atti, in dialetto veneziano.Alla Città di Roma, commedia in due atti.La Realtà, dramma in tre atti.Madame Fanny, commedia in tre atti.Principio di Secolo, dramma in quattro atti.I disonesti, dramma in tre atti.Il ramo di ulivo, commedia in tre atti.Il Poeta, commedia in tre atti.Le due coscienze, commedia in tre atti.La moglie giovane, commedia in quattro atti.A rovescio!, commedia in un atto.Romanticismo, dramma in quattro atti.La Baraonda, dramma in cinque atti.
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Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
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