CAPITOLO XIV.Frattanto la sera s'inoltrava. Come era avvenuto il giorno innanzi, la schiera degli avventori più eletti che radunavansi nel gabinetto erane venuta fuori ad un punto e si era sparsa per le tavole occupate dello stanzone. Erano i capi-squadra che già avevano ricevute le proprie ed acconcie istruzioni e venivano comunicarle ai loro dipendenti. Dall'uscio a vetri era comparsa un momento con cauteloso contegno la figura acuta di Graffigna che, vista nissuna faccia sospetta nell'osteria, aveva sporto in fuori tutta la testa per chiamare a sè Pelone.Questi obbedì senza indugio all'appello e nel camerino ebbe luogo fra questi due valentuomini il seguente dialogo:— Quell'uomo non è ancora venuto? domandò Graffigna.— Che uomo? disse Pelone guardando le sue enormi scarpaccie.— Non far lo gnorri, mio caro amico, che tu possa essere impiccato: soggiunse graziosamente colla sua voce in falsetto e col suo tono insinuante il galeotto. Tu sai bene di chi voglio parlare.— Vi giuro di no, carissimo signor Graffigna — e fra sè l'oste di cattivo umore soggiungeva con tutta sincerità e caldezza d'augurii: potessi tu precipitare nel fin fondo dell'inferno, a farti attenagliare dagli artigli roventi di Satanasso.— Ebbene, mio bell'amorino da galera: ripigliava vezzosamente Graffigna, voglio dire quel tuo degno amico, infame spia d'un poliziotto birbante, Barnaba, come ho sentito ch'e' si chiama.....— Oh oh mio amico! protestò Pelone con accento indignato.— Sicuro, stimabile Pelone, furfante matricolato. Rispondi adunque categoricamente, come dicevami l'avvocato fiscale nel suo interrogatorio: è egli già venuto?— No, non l'ho ancora visto.— Bene. E ti ricordi ancora quel che ti ho detto quest'oggi?— Cioè? domandò il bettoliere guardando per terra in un angolo della stanza.— Cioè che tu, quando sia capitato quel cotale, l'hai da ritener qui in bel modo, fin dopo la mezzanotte. Mi pare che te lo avevo cantato abbastanza chiaro per non avertelo più da ripetere..... Ed ora sai tu proprio ben l'affar tuo?Pelone fu assalito da quella sua incomoda tosse che gli veniva così comoda per torlo all'imbarazzo di dar certe risposte che gli seccava pronunziare. Ma Graffigna non era uomo da contentarsi così agevolmente; aspettò che la tosse cavernosa fosse finita, e poi insistette:— Hai tu capito?— Ho capito: rispose con un fil di voce l'oste, a cui l'accesso della tosse pareva non aver lasciato più fiato in corpo.— E farai secondo ciò che ti dissi?Pelone provò di nuovo a ricorrere alla sua tosse: ma si accorse tosto che con quel mariuolo lì lo spediente non serviva a nulla, e ch'egli ci giuntava la fatica.— Farò: disse con un lievissimo susurro.— Bada bene che a Graffigna non si manca di parola; disse l'omiciattolo che arrivava appena alle spalle di quella pertica di Pelone, e innanzi al quale pure l'oste aveva un contegno tutto umiltà e paura: — bada bene, ripeteva levando con atto d'intimazione il dito indice della mano destra, che con noi non si scherza!....— Non ischerzo: mormorò il taverniere con voce da moribondo.— E perchè guardi sempre costà per terra o sulle tue barcaccie di scarpe? Chè hai paura a mostrarmi la bella pupilla degli occhi tuoi, martuffo d'uno scimione, mio caro compagno?— No no, disse sollecito Pelone facendo un sorriso da becchino con quella sua faccia da morto: vi guardo benissimo e molto volentieri, compar Graffigna: e fra sè, per corollario: che tu potessi affogare in fondo alla melma d'una fogna!— Ad ogni modo, ripigliava Graffigna, ricordati che qualcheduno potrà udire i discorsi che tu terrai con quel cotale.Pelone fece un tentativo, che riuscì poco felice, per dirizzare il suo lungo corpo in un moto d'indignazione.— Come! esclamò egli; si diffiderebbe di me?— Si diffida di tutti, e si prendono le precauzioni in conseguenza. È il nostro principio, onesto Pelone, e penso faremo assai bene a non iscartarcene mai.L'uscio a vetri si socchiuse in quella un pochino e la voce di Maddalena cacciò dentro questa sola parola:— Sparite!Graffigna fu d'un balzo alla parete, si curvò a terra, premette ad un certo luogo nello zoccolo del tavolato, e in questo, senza rumore di sorta, s'aprì una cavità bassa e scura, in cui un uomo, anche della piccola statura del galeotto, non poteva entrare senza curvarsi. L'omiciattolo sgusciò per quell'apertura, la quale chetamente e sollecitamente del pari si richiuse dietro di lui, non lasciando ad occhio nissuno, per quanto acuto osservatore, traccia alcuna della sua esistenza.Un minuto dopo entrava nel gabinetto Barnaba.— Che fai costì tutto solo? domandò egli a Pelone, che gli mosse all'incontro.— Io?!... niente: rispose l'oste. Di là fanno un fracasso che mi tolgon la testa, e passo di quando in quando a riposarmi in questa buco, dove non si viene a cacciare quella canaglia.— E questa sera i soliti frequentatori di questo camerino non sono venuti?— Sì.... Oh sono dei bravi figliuoli che non dimenticano il povero Pelone.... Se ne sono già andati.— Va bene.Barnaba sedette e poggiando i due gomiti sulla tavola e sostenendo il mento alle mani chiuse, guardò bene in viso il bettoliere, che, secondo sua usanza, si chinava verso di lui dall'altra parte del desco ad aspettare gli facesse note le sue volontà.— E quel mio affare? domandò Barnaba a voce bassa.Pelone ricorse a quel medesimo mezzo diplomatico che aveva usato con Graffigna; finse di non capire.— Che affare? disse cercando cogli occhi spenti in tutti gli angoli della stanza.Ma lo spediente non gli servì meglio di quello che gli avesse servito con quell'altro.Barnaba si sollevò a mezzo sul suo sedile per recare le sue labbra al livello dell'orecchio dell'oste chinato innanzi a lui, e susurrò in quel largo imbuto che coronava l'organo auditivo di Pelone alcune parole la cui chiarezza non permetteva più dubbio, nè obblio, nè tergiversazione di sorta.La risposta di Pelone non fu così chiara e netta.— Ecco, diss'egli, come ho già avuto l'onore di dirle, io di quella gente cui accenna Lei non ho il vantaggio.... voglio dire la sfortuna, la maledetta sfortuna, che il diavolo mi porti, di conoscerne alcuno....L'agente di polizia fece un gesto.— No signore: soggiunse con forza Pelone, interpretando quel gesto come una manifestazione di incredulità. Posso dubitare su qualcheduno, congetturare di qualche cosa; ma i dubbi e le congetture non bastano ad autorizzarmi a pensare, a credere, a ritenere...Barnaba lo interruppe, dicendogli con una calma lentezza che era molto significativa:— Tu dunque neghi di prestarmi questo servizio?... Guarda che potresti pentirtene.— No: riprese vivacemente Pelone, non nego... Mi metto anzi tutto a sua disposizione per quel poco che ci valgo; ma vorrei la si persuadesse che non sono in quelle condizioni ch'Ella crede...— Insomma; la conclusione?— Eccola. Quei tali su cui le dico che ho dei dubbi, che ho fatto delle congetture, vengono qui ordinariamente verso la mezzanotte; aspetti fino allora se le piace; io glie li additerò, dirò anche, se vuole, a quei cotali che Lei vuol parlare con loro, e se la vuole abbordarli poi, faccia a suo senno.Barnaba guardò l'ora al suo orologio.— Sono le undici: un'ora da aspettare..... Va bene; farò così... Intanto, siccome ho ancora da cenare, mandami qui alcuna cosa da mangiare..... quello che vuoi, chè a me poco importa. Ah! manda Maddalena a servirmi, chè ho piacere di parlarle.Pelone uscì per dare gli ordini opportuni.— Bada, diss'egli a Maddalena, inviandola nel gabinetto, che quello è un demonio di furberia che ti vuol mettere nel sacco.Maddalena crollò le spalle e fece un sorriso di compassione.— S'egli è furbo ed io non sono mica un'addormentata. E in punto a finezza una donna val sempre più che un uomo. Lasciate fare che sarò io a metter nel sacco lui.E colla sua aria petulante, in mano un cestino coll'occorrente per apparecchiare, entrò nella stanza dall'uscio a vetri.Barnaba, appena era rimasto solo nel gabinetto, aveva fatto ciò che già gli abbiam visto fare la sera precedente; sorse sollecito ed andò a toccare e battere sopra l'impiallacciatura di legno nella parete; se non che mentre la sera prima aveva tastato di qua e di là, questa volta fu dritto a quel punto dove il giorno innanzi gli era sembrato di udire sotto le nocca delle sue dita suonare una cavità. Battè di nuovo colà cautamente e pose l'orecchio a quel posto a sentire. Ed egli, guidato dalla sua accortezza, ed in parte si direbbe eziandio dall'istinto del suo mestiere, aveva davvero messo la mano su quella parte del tavolato che mercè una segreta molla s'apriva per lasciar passaggio da penetrare nel sotterraneo corridoio.Ora, dietro appunto questo dissimulato ed invisibile usciòlo stava ancora in osservazione Graffigna, l'occhio alla piccola apertura e il suo acutissimo orecchio tirato. Egli udì il dialogo fra l'oste ed il poliziotto, scorse i movimenti di Barnaba, e tutto fremette e raccapricciò quando vide costui alzarsie con passo risoluto, senza incertezza di sorta, venire diritto al luogo della segreta porticina e percuotere con mano cauta ed esperta nel legno di essa.Graffigna mandò fra sè un'orrenda bestemmia.— Questo scellerato, pensò, conosce adunque l'esistenza diCafarnaoe come vi si entra?... Ma dunque siamo perduti!...Una nube rossigna passò innanzi agli occhi dell'assassino ed e' non vide più che color di sangue; la sua destra corse al manico del pugnale che portava sotto panni, la sinistra si abbassò verso il punto dove si doveva premere per lo scatto della molla che faceva aprir l'uscio; fu suo proposito slanciarsi di balzo da quel suo nascondiglio sopra quell'uomo che era diventato il più pericoloso dei loro nemici e spegnerlo senz'altro indugio; ma non tardò a sopravvenire una riazione della sua facoltà riflessiva che lo trattenne.— A me solo riesce impossibile venirgli addosso, impedirgli che strilli e succhiellargli bravamente le budella, infame scellerato d'un esploratore, che l'inferno l'inghiotta... Se fossimo in due! Ah! se avessi meco quel bestione d'un bravo Stracciaferro, sì che il colpo sarebbe fatto!... Io gli salterei di botto alla gola a serrargliela con tutte due le mani che non avrebbe manco tempo di farquach, e quel toro senza cervella del mio degno amico se lo piglierebbe fra le braccia come una poppatola per portarselo qui dove lo si avrebbe a discrezione da farlo bellamente cantare su quello che si sa e non si sa dei fatti nostri, su quel che ci minaccia e da cui abbiamo da pararci... Se andassi a cercare quel brutto elefante d'un prezioso amico, che gli possa cascare lo zuccone!... Eh sì, dove pescarlo così subito a quest'ora? E intanto il tempo va..... Contentiamoci adesso di non lasciarci scappare codestui e di dargliene il ben servito... Se altri poi di quella razza sapesse eziandio.....A questo solo pensiero sentì fremere tutte le fibre ed i capelli quasi gli si drizzarono sul capo.— Ah! converrà pensare a codesto..... Bisogna che glie ne parli subito almedichino.Prima d'allontanarsi pose ancora l'occhio alla fessura e vide Barnaba che tornato a sedersi tranquillamente, pareva assorto in importante meditazione, mentre aspettava la venuta di Maddalena.— Va, va: disse Graffigna coi denti serrati e facendo un atto di minaccia di dietro l'assito: potresti fare il tuo testamento e raccomandarti l'anima, chè questa è l'ultima tua ora, e tu puoi contare di essere inconfortatorio.Scese rapidamente la scala che menava nel corridoio sotterraneo, illuminato, come sappiamo, dalla fioca luce di rade lucerne postate ad una certa distanza fra loro, lungo di esso.— Come giuns'egli questo birbante a scoprire cotal segreto? seguitava intanto a pensare, mentre colle sue gambe corte s'affrettava quasi di trotto verso ilCafarnao. Che qualcheduno ci abbia tradito? E chi? Pelone forse?.... Ah tanaglie e forca! Se mai fosse!....Comparve trafelato innanzi a Gian-Luigi, il quale nel suo riposto gabinetto era affondato nelle più importanti occupazioni della sua iniqua carica di capo della cocca.— Scusi se la disturbo, diss'egli affrettatamente, dimenticando perfino di levarsi di capo il suo frusto e sporco berretto: perdoni illustrissimo se le capito così inopinatamente contro tutte le regole della disciplina e della buona creanza; ma Ella deve già conoscere abbastanza Graffigna, per capire che, se così faccio, si è perchè vi ha una grande ragione, una grandissima ragione.....Ilmedichinoalzò gli occhi dalle carte che aveva dinanzi, li volse mezzo corrucciati su colui che veniva ad interrompere il suo lavoro, e disse con accento di chi vuol presto sbrigarsi d'un impaccioso:— Ebbene? che cosa c'è?Graffigna, persuaso quant'altri mai che quello non era momento da far delle frasi, raccontò in poche parole ciò che aveva visto. Ilmedichinosorse da sedere con un sussulto, la sua ruga minacciosa di subito impressa nella fronte, una fiamma infernale entro gli occhi.— Maledizione di Dio! esclamò egli, e tese la destra col dito indice appuntato verso il galeotto, a cui l'aspetto in quel punto veramente terribile del suo capo incuteva un timore pieno di riverenza. Se tu non ci liberi da quell'uomo, Graffigna, se tu non vieni a giurarmi pel cielo e per l'inferno, per la tua gola e per lacocca, che quell'uomo è tolto dal numero dei viventi, guai a te!.... Gli è la tua pelle che me la pagherà.Graffigna s'inchinò in atto di umilissima sommissione.— Si farà tutto quel che sarà possibile... e se si fallisce, che un corno del diavolo m'infilzi, non sarà per mancanza di buona volontà, nè di precauzioni; ma sarà perchè il fistolo ci avrà messo la coda... Pur tuttavia Lei ha ragione ed io son contento di pagar la spesa della disavventura.Gian-Luigi si pose a passeggiare su e giù, le braccia incrociate al petto, la testa china.— Sarà egli il solo codestui a sapere questo troppo importante segreto? diceva egli, come pensando, ad alta voce.— È quello che mi sono domandato anche a me: insinuò umilissimamente, colla sua voce più esile, Graffigna, il quale, accortosi di commettere l'irriverenza di tenere il berretto in capo innanzi al suo superiore, se l'era levato con mossa dispettosa di se stesso; e intanto, per lasciar più libero campo ai passi delmedichino, s'era ritirato in un angolo della stanza.— Conviene ad ogni modo prendere qualche provvedimento: continuava ilmedichino.— Signor sì, soggiungeva quell'altro. E sono venuto apposta in tutta fretta a dirgliene a Lei, perchè appunto Ella trovasse che cosa farci.Gian-Luigi s'arrestò ad un tratto in mezzo la stanza; la calma era tornata alle sue belle sembianze; la sua risoluzione era presa.— Conviene, diss'egli a Graffigna, che quel passaggio sia distrutto, e tosto, e che di questa notte medesima ogni traccia ne sia scomparsa; così che, se quel cotale non porterà seco nella fossa il segreto, gli altri a cui l'abbia comunicato non possano trovare nulla più di vero di quanto egli abbia detto.Graffigna non parlava, ma i suoi occhietti vivissimi e tutto il suo contegno facevano una domanda: «Come fare per ottener codesto?»Ilmedichinonon fece aspettare la risposta.— Prima di tutto darai il fatto suo a quel Barnaba: gli è ciò che più preme. Per maggior sicurezza dell'esito potrai prender teco qualche fido compagno....— Ci ho già pensato.— Poi cercherai quelli fra i nostri uomini che lavorano da muratore, farai distruggere nel tavolato dell'impiallacciatura ogni traccia di cardini di porta, di serrami e di molla, e dietro l'usciòlo tolto via e rimpiazzato da una tavola di legno come il resto dell'assito, farai levare il muro così spesso che riempia tutto il vano aperto nelle fondamenta della casa fin sotto dove finisce la scaletta. Chiusa l'osteria di Pelone, si potrà lavorare con tutto comodo senza paura di disturbi fino a domattina. Hai capito?.... Va.Graffigna s'inchinò e si mosse per partire, ma al momento di varcar la soglia s'arrestò.— E se il traditore fosse Pelone? disse.— Non lo credo: rispose ilmedichino; ma però procureremo di scoprire qualche cosa a questo riguardo; e se mai fosse, lascia a me il pensare come punirlo.L'omiciattolo guizzò via dal gabinetto. Si fermò inCafarnaoper camuffarsi. Si pose una parrucca di capelli tutto bianchi, si appiccicò alle guancie floscie e sbarbate una barba bianca del pari, compose il suo contegno ed il suo passo come quello d'un vecchio cadente e parve per l'affatto uno di quei mendici che tendono vergognosamente di soppiatto la mano a chi passa, borbottando confuse parole di supplicazione, con voce piagnucolante. Uscì per la bottega diBacicciae dieci minuti dopo aveva la temerità di entrare per l'uscio della strada nella bettola di mastro Pelone. Andò a sedersi presso la tavola a cui stavano Marcaccio ed Andrea, e con una voce che era tutto diversa dalla sua ordinaria comandò a Meo, che non lo riconobbe menomamente, una mezzina di vino da sedici.Marcaccio ed Andrea avevano già innanzi a loro un bel numero di bottiglie vuote, il primo, più robusto, resisteva di molto all'ebbrezza; il secondo, indebolito dai patimenti fisici ed anco dalla passione dell'animo, cui voleva obliare e si può dire veramente annegare nel vino, era già di nuovo ubbriaco del pari e più che la sera innanzi.Graffigna sedutosi, come dissi, presso di loro, aspettò che Marcaccio il quale neppure non lo aveva riconosciuto, avesse gli occhi rivolti verso di lui e poi gli fece un segno convenzionale che nel linguaggio di gesti noto agli affigliati della cocca soltanto, voleva dire: «Sono uno dei vostri ed ho qualche cosa da dirvi.» Marcaccio pose allora tutta la sua attenzione ad osservare quel vecchio pezzente, e riconobbe alla fine in lui il benemerito Graffigna, rispose col medesimo linguaggio di gesti, com'era suo dovere, di aver capito e d'esser pronto ad ogni cenno. Il falso vecchio parve non pensare ad altro che a bere tranquillamente la mezzina che Meo gli aveva portata. Ma quando l'orologio a contrappesi che si drizzava a lato del banco di Pelone segnò le undici e tre quarti, Graffigna fece un altro segno a Marcaccio che non lo perdeva di vista, pagò lo scotto ed uscì dall'osteria senza parlare e senza guardar manco in viso nessuno. Il compagno d'Andrea si chinò verso quest'ultimo e gli disse:— Aspettami qui che vengo subito, sai?E diviato uscì ancor egli sulle traccie del finto mendicante.— Buona sera, signor Barnaba, aveva detto Maddalena entrando nel camerino, con accento non soverchiamente rispettoso.— Buona sera: rispose il poliziotto, facendo un sorriso, il più grazioso che fosse concesso alla sua faccia asciutta di color terreo, di guancie infossate: voi state bene, bella giovane?— Benissimo.La fanciulla crollò le spalle e guardò l'uomo con una certa espressione che voleva dir chiaro:— Che v'importa a voi di codesto? M'accorgo bene che sono altre cose che mi volete dire; fate dunque presto a entrare nei discorsi che vi premono.Barnaba parve comprendere il significato di quell'occhiata e di quell'atto.— Sedetevi costà vicino a me, cara e leggiadra Maddalena, e datemi retta per un poco. Ve l'ho detto quest'oggi che avevo da parlarvi di cose che v'interessano di molto....— Ed io le ho risposto che non sapevo proprio in che modo Lei avesse di tali cose da dire a me.— Eh! lo saprete appena avrete cominciato a darmi ascolto.Maddalena non sarebbe stata figliuola di Eva se non avesse avuta la sua buona dose di curiosità. Sotto l'ostentata sua indifferenza per le comunicazioni di Barnaba cominciava pure in lei a farsi sentire l'influsso di quella dote essenzialmente femminina; onde la ragazza sedette al medesimo desco dell'uomo che annunziava volerle dire le cose interessanti,e dispose ad ascoltare il suo udito e la sua attenzione.Il poliziotto aveva giudicato che il miele con cui si prendono siffatte mosche gli è la lusinga della vanità e l'amore dell'oro; aveva quindi preparato in conseguenza il suo disegno di assalto, e cominciò in questo modo a metterlo in esecuzione.— Voi siete una delle più belle e delle più piacenti ragazze ch'io abbia visto mai, Maddalena: diss'egli con un tentativo abbastanza ben riuscito per dare alla sua faccia un'espressione affettuosa ed ammirativa ed alla voce un accento di sincerità insieme e di calore; ed io vi assicuro che fra quante signorone rinomate per bellezza vi hanno al mondo non ce ne sarebbe pur una che potesse starvi al paro, quando voi foste sfarzosamente vestita coi fiocchi e fronzoli come van loro.Maddalena era venuta a quel colloquio corazzata bravamente dal sospetto e dalla diffidenza contro ogni parola di quel personaggio: ma qual tempra di simil corazza intorno a petto di donna resiste all'invincibil forza di simili complimenti? La giovane trovò che quell'uomo non aveva mai parlato così bene; levò gli occhi su di lui e per la prima volta le parve che quella faccia scura, terrea, dai lineamenti immobili come una maschera, avesse pure alcun che di simpatico; disse fra sè e sè ch'egli aveva grandemente ragione, e benchè la si sforzasse a mantenersi in quella indifferenza che s'era proposta, non potè tanto padroneggiare il movimento intimo del suo animo che un lieve sorrisetto non venisse a sbocciare sulle sue labbra rosse e carnose.— Che? diss'ella però con finta ruvidezza crollando le spalle. La parla per chiasso Lei, la è di buon umore stassera e le salta di prendersi giuoco di me.— Niente affatto... Parlo da maledetto senno: ripigliò il poliziotto cercando sempre di dare alla sua voce fredda, monotona e quasi direi sorda, la vibrazione d'un forzato calore di sentimento. Gli è da lungo tempo, sapete, Maddalena, che ho osservato codesto, che ci vengo pensando e che mi è venuto in animo di parlarvene.Maddalena fissò i suoi occhi sgranati, pieni di petulanza, sul volto del suo interlocutore.— Ah sì? diss'ella. In fede mia che non avrei mai più sognato una cosa simile.E intanto fra sè andava ella pensando:— A che cosa vuol far capo costui? Parla egli per suo proprio conto?.... Peuh! potrebbe risparmiare il fiato...., o per quello d'altri?.... E in questo caso di chi?L'occhio acuto di Barnaba sembrò leggesse questi pensieri nella mente della giovane; poichè, quasi per risponder loro, egli soggiunse:— Non vi figurate mia cara figliuola, ch'io vi parli con delle intenzioni interessate e con delle mire personali..... Oibò! Vi parlo proprio per solo vostro bene e per vantaggio del vostro avvenire, che non so manco io la ragione, mi sta a cuore, come se voi foste qualche cosa di mio.— Oh! oh! pensò Maddalena: egli parla per conto altrui.... — Fa eziandio questo bel mestiere..... Ma chi mai l'avrà mandato?— Grazie tante: diss'ella forte in risposta a Barnaba; quest'avvenire sarà quello che vorranno Dio e la Santa Vergine della Consolata.— Sarà quello che vorrete voi, furfantella; ed io vi dico che per vivere da signora, con quel visino, con quegli occhi lì, non avrete che da volerlo.Maddalena colla petulante vivacità della sua natura, affrontò risolutamente, senza reticenze, il nodo della quistione.— Buono! diss'ella: e chi, secondo Lei, mi darà da scialarla come una signora?Barnaba credette aver in pugno l'anima della donna e si rallegrò seco stesso.— Chi? rispose: colui che vorrete voi. Su cento ricchi libertini non avreste che da scegliere a vostro gusto e secondo vostra convenienza. Quel matto famoso d'un Principe di Lucca, se vi vedesse soltanto, non tarderebbe ad impazzire per voi.Maddalena sentì per la sua epidermide di cortigiana passare un lieve fremito di soddisfazione. L'amor proprio lusingato aggiunse una nuova luce ai suoi occhioni brillanti d'audacia e di ardore sensuale.— Viene Lei a nome del Duca? chiese vivacemente, curvandosi sulla tavola verso il suo interlocutore, con una mossa piena d'aspettazione.Barnaba esitò un momento a rispondere: il suo sguardo, per gli occhi della giovane volle e credette penetrare nell'animo di lei; fu persuaso più che mai d'averglielo afferrato e per non lasciarselo sfuggir più si decise ad una implicita menzogna.— E se così fosse, diss'egli, che rispondereste? che cosa vorreste fare?La pupilla dell'occhio nero di Maddalena si dilatò un istante e parve mandare più vividi raggi; una avida cupidigia si dipinse per un momento nella faccia invasa dal rossore, nella bocca semi aperta, come anelante. Ma codesto non durò che un minuto. Quella fiamma si spense negli occhi, quel rossore sparì dalle guancie; e la Maddalena chinò lentamente il capo, assorta di botto in altro e tutto diverso pensiero.Vedete di che miracoli non è capace l'amore! Un tempo, prima che le avesse preso il cuore quella infuocata e tenace passione cui avevale ispirata Gian-Luigi, Maddalena avrebbe accolto le parole di Barnaba come una felicissima ventura, ed alla sorte fattale intravedere per esse, la si sarebbe appigliata con tutto l'ardore della sua naturale ambizione, della sua vanità eccitata, della sua foga desiosa di piaceri e di lusso; ora invece l'influenza seduttiva passòappena un istante alla superficie della sua anima tutta occupata da un profondo, potentissimo affetto, e si dileguò ratta, scacciata dalla memoria, dal pensiero, dall'ardore dell'amor suo. Ella non poteva essere d'altri che delmedichino: ella non poteva, non voleva avere altra sorte che quella non fosse di seguitare la sorte di lui, di rimanere sommessa a ciò ch'egli comandasse di lei. Ricordò le parole che quella mattina medesima Gian-Luigi le avea dette: «Lena, tu potresti avere e belle vesti ed ogni cosa che hanno le ricche, e potrei procurartene io stesso; ma tu sai che mi sei utile rimanendo in queste umili condizioni in cui ti ho trovata.» Ah! non ella avrebbe tradita mai l'aspettazione e la fiducia del suo amante.Il poliziotto s'accorse del cambiamento che avveniva nell'animo della giovane, sentì sfuggirsi di mano quella presa ch'egli credeva aver fatto, ed affine di riguadagnarla, disse con tutto il calore che egli era capace di fingere:— Non rispondete? Esitate?... Come! Sareste tanto ingrata verso la sorte da respingere una simil fortuna che la vi manda?... Ma, infelice e sconsigliata che siete! pensate che voi non avreste più desiderio di sorta che non vedreste subito appagato. Voi povera fanciulla siete nata e avete vissuto finora più o meno in mezzo agli stenti: ma certo avete visto dal basso delle vostre misere condizioni le gioie di quelle fortunate che si crogiolano in mezzo alle sete, alle trine, ai velluti, agli ori della ricchezza. Non sareste donna se non le aveste invidiate, se non sentiste in voi che siete fatta anche voi per quelle gioie, che colà al loro posto, in quelle carrozze, in quei saloni, con quegli abiti sareste più bella, più ammirata, più corteggiata, più adorata di tutte loro... La vostra invidia è giusta, Maddalena; il vostro intimo sentimento, il vostro istinto ha ragione. Voi sareste a mille doppi superiore a tutte in bellezza: voi vedreste tutti gli uomini ai vostri piedi.Maddalena teneva sempre chino il capo, e lo scosse leggermente come tra per negare, tra per dire che non glie ne importava niente affatto.— La ricchezza, continuava Barnaba con pari calore, è la prima e l'unica potenza del mondo.... Voi avreste la ricchezza, Maddalena!.... Vi piacerebb'egli sciuparla, gettandola per la finestra nella strada, alla faccia della gente meravigliata? E voi quanto ne consumereste follemente di denaro, tanto e più ritrarreste a vostro capriccio da un vostro sorriso, da una vostra lusinga. Vorreste invece pensare ai vostri anni avvenire e prepararvi un'esistenza sontuosa e tranquilla per la maturità della vostra esistenza? Ma in poco di tempo voi avrete radunato i guadagni di tutta una vita laboriosa di fortunato banchiere.... Ebbene, ditemi ora: che cosa decidete?La giovane tornò a scuotere la testa, e disse freddamente con voce sommessa, sorda, per così dire, ma risoluta:— Io sono contenta della mia condizione, e non desidero cambiarla.Barnaba dalla maraviglia fece un sobbalzo sulla panca su cui era seduto, e guardò la ragazza come si guarda un fenomeno mai più visto, la cui stranezza lo fa parere soprannaturale. Non fu tanto ingenuo da credere che fosse la virtù a difendere così bene contro la seduzione quel fragile cuore di cortigiana. Gli era dunque l'amore ch'essa aveva pel medichino, che esercitava su di lei così potente influenza? A questa conclusione ch'egli ne trasse, il poliziotto ebbe un'ispirazione, che fu un vero tratto di genio. Le medesime cause producono sempre i medesimi effetti. Un amore simile in donna come quella, doveva essere geloso e furibondo quanto e più non fosse quello di Meo per Maddalena. La gelosia aveva conferito massimamente a dar vinto all'arte del poliziotto il giovinastro imbecille, chi sa che la gelosia pure non lo servisse ad impaniare quell'accorta, ma ardentemente appassionata fanciulla?— Avete torto, Maddalena: riprese egli a dire; voi disprezzate e rigettate una sorte, a cui molte e molte, che cosa dico? tutte le fanciulle vostre pari sarebbero beatissime di potere aspirare. Ma di certo voi non vi rendete conto esatto di quello che potreste essere, di quel che diventereste senza fallo. Vorrei che solamente travedeste gli splendori della vita di Zoe soprannominata laLeggera. Essa vive in mezzo all'oro ed ai diamanti, ha i più bei cavalli e le più belle carrozze della città, e veste come una principessa. Ebbene la Zoe, quanto a beltà e piacentezza di modi e di sembianze, non è pure da mettersi in paragone con voi. E la vien su dal nulla, proprio dai ciottoli delle strade e dal fango delle piazze. Io che vi parlo l'ho conosciuta... l'ho veduta, voglio dire, magra come un chiodo, saltar sulla corda in piazza, vestita d'una sottanella strappata e sporca, tempestata di lustrini irrugginiti, con nissun'altra bellezza che due occhioni da metter l'inferno nell'anima della gente....Queste parole pronunziò Barnaba con voce veramente commossa e faccia turbata. Maddalena levò i suoi occhi stupiti in volto al suo interlocutore, e questi a quella sguardata parve scacciare l'emozione onde si sarebbe detto essere stato preso, e tornò per l'affatto quello di prima.— Voglio dire, continuò, che voi avete i cento, i mille meriti di più, per riuscire al medesimo e ad ancora più brillante destino.... Oh che forse ci avete un qualche amore che vi trattiene con una delicatezza di scrupolo che sarebbe soverchia davvero?Fece una risatina così accortamente falsa che pareva vera.— Giusto: soggiunse con tono di scherzosa famigliarità; sapete che vi fanno l'amante di quell'invisibile ed introvabilemedichinodi cui tutti parlanoe nessuno seppe scorgere pur mai l'ombra soltanto.Gli occhi neri di Maddalena saettarono un nuovo sguardo di fuoco sulla faccia scialba del poliziotto che rimase impassibile.— Ed Ella crede all'esistenza di questomedichino? domandò la fanciulla.Barnaba crollò le spalle come fa uno scienziato innanzi ad un pregiudizio del volgo.— Oibò! Non mi fate il torto di credermi così sciocco. Il popolo ha sempre bisogno di personificare in un essere ideale l'autore, o per dir meglio, i varii autori di tutto ciò che avviene di un po' strano onde la sua immaginativa resta colpita; il più delle volte anche gli stessi strani avvenimenti che dànno origine alla creazione di quel personaggio fittizio, sono inventati. Appo noi da un po' di tempo sono accaduti alcuni più audaci delitti che hanno sparso lo spavento nel gregge pusillanime dei possidenti; ed ecco di subito la fantasia sgomentata di quella brava gente immaginare una fortissima e numerosissima associazione di malfattori ed a capo di essa un malandrino più matricolato degli altri, orribile, feroce, un diavolo in carne ed ossa, che, non si sa poi per qual ragione, venne battezzato col nomignolo dimedichino. Eh! non mi lascio abbacinare da queste puerilità io! Provate un po' a domandare al popolo, che viso, che aspetto, che modi ha questo famoso re di briganti e di assassini: uno vi dirà che gli è un gigante tanto fatto, con occhi da basilisco, con sembianze così truci da far basire di paura solamente a guardarlo, che gli è un mostro che beve sangue umano, non gode che dell'agonia di vittime umane immolate, non apre la bocca che per bestemmiare e comandare i più atroci delitti; altri invece ve lo dipingerà di apparenze tutto graziose e gentili, un giovinetto sbarbato che pare una donna, a cui si darebbe l'ostia consecrata senza confessione. Io ne concludo da ciò che è tanto vero il primo quanto il secondo ritratto di questo misterioso individuo, la cui esistenza cercano di far credere i birbanti medesimi per far essi di proprio capo le loro gesta e sviare con quell'arte da sè i sospetti della polizia..... Ma lasciamo stare quest'ipotetico individuo. S'egli non è il vostro amante, Maddalena, ciò non vuol dire che voi non ne abbiate un altro, al quale mi è avviso che voi vogliate bene — fortunato mariuolo, va! — più di quanto una ragazza di vostra fatta dovrebbe; e mi nasce il sospetto che sia appunto per riguardo di codesto vostro damo che voi non vogliate far buon viso alla felicità di quel certo avvenire che vi ho mostrato. Se così fosse, sarebbe questo uno scrupolo che vi onora, ma che dimostra una certa inesperienza e — lasciatemi dire — grullaggine. Forse che accettando la fortuna di cui vi si parla, voi sareste impedita di aver poi per vostro intimo amico colui che vi piacerebbe? Eh! di siffatti amanti ve ne potreste tenere quanti vi garba — ci basterebbe un po' di prudenza... To': anche qui posso citarvi l'esempio della Zoe, di cui vi parlavo un momento fa. Essa ha molti protettori — e quasi tutti alto locati, e fra questi il principino che ho nominato poc'anzi — i quali pagano e pagano lautamente; e poi ha un amante che non paga, ma cui anzi, dicesi, esser ella a pagare... Egli è un medico appunto; ma quello è un medico davvero; uno de' più belli ed eleganti damerini della città: il dottor Quercia.Barnaba pronunziò queste ultime parole con affatto il medesimo tono col quale aveva parlato finora, senza pesare menomamente su di esse, come si dicono le cose del tutto indifferenti, a cui non v'è ragione alcuna di dare pure un'ombra d'importanza; ma il suo sguardo che non aveva abbandonato mai la faccia fresca e rubiconda della giovane era in sull'avviso più che mai da potere cogliere su di esso il più lieve e il più fuggitivo segno d'impressione qualunque.All'udire quegli ultimi detti e sopratutto quel nome, tutta la persona di Maddalena ebbe una subita agitazione leggiera, ma che non poteva sfuggire allo sguardo attento del poliziotto; gli occhi di lei ebbero un baleno vivissimo cui tosto velarono le palpebre sollecitamente abbassate; e la sua volontà non fu tanto padrona del sangue improvvisamente riscosso che valesse ad impedirgli di salire ad arrossarle le guancie.— Ah! esclamò ella sotto l'efficacia di quel primo impulso; Quercia è l'amante di codesta tal Zoe?....Barnaba non ebbe più bisogno di altri argomenti per essere chiarito della identità ch'egli aveva sospettata fra il misteriosomedichinoed il galante dottor Quercia; ne sentì una viva gioia, ma la sua faccia era troppo esperta ed avvezza a dissimulare perchè ne lasciasse scorgere un segno qualunque; vide che la sua ispirazione l'aveva servito bene, e determinò tentare di trarne tutti quei maggiori frutti che potesse.— Quell'originale d'una Zoe ne va pazza: soggiunse. Gli è che quel mariuolo d'un seduttore è inarrivabile nell'arte di abbindolare una donna. Si conta anche d'una signora d'alto rango, una vera nobile, una contessa di Staffarda che si darebbe al diavolo — se pure non si è già data — per gli amplessi di quello scellerato d'un dottore.— Contessa di Staffarda? dimandò Maddalena, come se volesse stamparsi anche questo nome nella memoria.— Sì, rispondeva con tutta bonarietà il malizioso Barnaba, contessa Langosco di Staffarda..... Oh! una delle prime famiglie del regno..... Ed una bella donna poi!.... Capperi! che bella donna! Non c'è che dire; Quercia sa scegliere per benino le sue conquiste. La Zoe e la contessa sono due fior di bellezza.Un subito smanioso desiderio invase l'animo diMaddalena: quello di vedere le due donne che erano sue rivali.— Dove abita ella, questa contessa? domandò ella ad un tratto.Barnaba glie lo disse.— E quell'altra? La Zoe!Il poliziotto le disse anche di questa.Maddalena sentì il bisogno di dare una ragione di queste sue strane domande.— Ella mi ha detto tante cose di questa Zoe..... Mi piacerebbe un poco vedere co' miei occhi come la vive e la si governa; mi piacerebbe sentire dalla sua bocca medesima il bene e il male della sua esistenza.— Vedrete in ogni modo che io non vi ho detto che la semplice verità.....A questo punto nello stanzone vicino, divenuto oramai silenzioso del tutto per esserne partiti quasi tutti gli avventori, s'udì suonar mezzanotte dall'orologio a contrappesi. Maddalena si ricordò di botto che Gian-Luigi l'attendeva per quell'ora, e senza volere altro soggiungere nè ascoltar più, s'alzò frettolosa.— È mezzanotte, diss'ella; non posso fermarmi più oltre. Bisogna ch'io me ne vada.— Ancora un minuto solo...— No; sono aspettata.— Ah ah!... Non parlo più: allora, passando di là, fate il piacere di dire a Pelone che venga qui.Nella stanzaccia dell'osteria non c'erano più che due avventori: uno era Andrea, il quale, appoggiate le braccia sul desco e sopravi il capo, s'era addormentato sotto l'influsso dell'ebbrezza; l'altro eraMacobaro, che solo in un angolo, concentrato in se stesso, ruminava nella sua mente l'immensità della sciagura che gli era precipitata addosso ed accarezzava il pensiero e l'ancora incerto proposito della sua vendetta. Egli ritardava più che poteva il momento di tornare a casa. Giunto colà che cosa vi avrebbe fatto? L'idea di ritrovarsi in faccia alla sua figliuola colpevole gli era adesso penosa oltre ogni dire. Avrebbe voluto non rivederla più mai: frattanto rimaneva assorto ne' suoi cupi pensamenti, e lasciava passare le ore.Pelone chiamato nel camerino da Barnaba, per mezzo di Maddalena (la quale poi erasi affrettata ad uscire di colà per recarsi dall'altro segreto passaggio al luogo dove il suo amante stava attendendola); Pelone andò con passo più lento ancora del solito verso il gabinetto in cui era il poliziotto. Non gli restava altro che mandarlo via; e non aveva ancor bene risoluto fra sè il modo migliore con cui far codesto; sapeva che metterlo fuori dell'osteria era un mandarlo alla morte, e provava in se stesso alcuna cosa che quasi poteva dirsi rincrescimento, non già che ad ispirargliela fosse la debolezza della pietà, ma sibbene l'egoismo della paura di rimanerci compromesso egli medesimo. La sua salute, la sua sicurezza dipendevano da quelle relazioni opportune ch'egli sapeva mantenere colla polizia da una parte, collacoccadall'altra; e Barnaba era il frego d'unione fra lui e la prima di queste due potenze. Una volta rotto l'equilibrio, egli poteva essere esposto ai maggiori pericoli. L'uccisione di Barnaba rompeva questo sapiente equilibrio da una parte, e s'egli avesse cercato di sottrarre il poliziotto a codesta sorte, l'equilibrio precipitava dall'altra. Il bravo Pelone non s'era mai trovato in un simile imbroglio: ed ecco perchè il suo passo era più lento del solito, la sua faccia più lunga che mai mentre camminava verso il camerino dall'uscio a vetri.Barnaba da parte sua pensava che l'oste lo avrebbe probabilmente messo a fronte di qualche scellerato con cui non gli occorreva solamente accortezza per sapersi governare, ma gli sarebbe stato necessario coraggio fors'anco per difendere la sua vita: e, preparato com'era ad ogni cosa, riandava seco stesso ciò che aveva preventivamente studiato dover dire in tal circostanza e guardava se fossero sotto la sua mano e agevolmente impugnabili i calci di due pistole a doppia canna che aveva nelle due tasche dei calzoni.— E così, compare Pelone, domandò egli al bettoliere che entrava; questi amici sono venuti?— No signore, rispose l'oste; e' non son venuti, e non verranno più, perchè gli è mezzanotte, e bisogna ch'io chiuda l'osteria, se non voglio buscarmi la mia buona multa.Barnaba s'alzò lentamente.— Vuol dire che mi mandi via?— No.... tutt'altro.... Ma Ella conosce i regolamenti e gli ordini del signor Vicario, e spero che non vorrà che mi tocchi una contravvenzione.Qui il poliziotto commise un grande errore: quello di volersi dare il gusto di spaventare quel furfante d'un bettoliere.— Vado, caro Pelone, gli disse con ironica gentilezza, che suonò al vecchio birbante come una tremenda minaccia; ma ci rivedremo domani.... E mi vedrai venire in buona compagnia ad apprenderti quanto tu abbia avuto torto a tacermi i più importanti dei tuoi segreti.Pelone rimase allibito.— I miei segreti? diss'egli. O di che razza segreti la s'intende parlare?... Che cosa è che io ho taciuto? Santa Vergine con tutti i santi: io non ho taciuto nulla, o possa essere impiccato....— Benone! continuò Barnaba con quella spaventosa ironia: il tuo generoso augurio sarà facilmente esaudito.... Addio.Adesso gli era l'oste che lo avrebbe voluto trattenere; e fu il poliziotto che partì senza più dargli retta.Pelone rimase il più perplesso uomo del mondo. Quando Barnaba era venuto fuori con quelle parole,egli stava per tentare di copertamente avvisarlo del pericolo che lo minacciava; ora invece quasi rallegravasi di non averlo fatto.— Questo demonio, pensava fra di sè, ha forse scoperto qualche cosa.... Ma se Graffigna lo coglie, ei si porterà nell'altro mondo tutto ciò che ha scoperto.Mandò un patetico sospiro.— Purchè quel figliuolo d'un cane di Graffigna non isbagli il colpo!... Ecco ciò che io sono ora costretto a desiderare.Fece uscire Macobaro ed Andrea, svegliandolo, dall'osteria, e chiuse alle loro spalle ermeticamente l'uscio della bettolaccia.Graffigna, uscito dall'osteria, dopo aver fatto cenno a Marcaccio di seguirlo, s'era fermato a pochi passi lontano dall'ingresso della bettola, sotto il fioco raggio d'un lampione municipale a cui troppo scarsamente l'illuminatore aveva misurato l'alimento dell'olio. Non cadeva più la neve, ma quella caduta lungo tutto il giorno, che copriva alta due palmi la strada, diffondeva un biancolastro chiarore per la notte, altrimenti scura e nebbiosa. Non un rumore più si udiva, non un passo muovere, non una voce suonare; non un'ombra più si vedeva accostarsi in quell'umidiccio e freddo ambiente di nebbia, or più or meno densa, che pareva sotto una misteriosa spinta rotolare chetamente sul suolo e lungo le pareti delle case le sue volute. Marcaccio non tardò a raggiungere il suo degno superiore nella gerarchia delle scelleraggini.— Bene: gli disse Graffigna senza preamboli. C'è un uomo colà dentro, che bisogna ad ogni costo freddare. Ho pensato di servirmi del tuo aiuto.Marcaccio, per quanto birbante egli fosse, mostrò tuttavia poco entusiasmo a questa proposizione fattagli a bruciapelo.— Diavolo! diss'egli; di chi si tratta?— Codesto tu non hai manco da saperlo. Quando i miei occhi da gatto lo vedranno venire, ti dirò: gli è quello; e ciò ti deve bastare.— Ha egli molto denaro allato?— Forse nè anche un soldo.— E allora perchè?..,— Perchè gli è l'interesse dellacoccache lo vuole.— Ah! fece Marcaccio curvando il capo, come non trovando più nulla da ridire a questa buona ragione.— Sarò io che darò il colpo; riprese Graffigna: non mi fido che del mio succhiellino io...Marcaccio parve niente affatto offeso della poca fiducia che il suo compagno manifestava in lui per codesta impresa; anzi trasse un respiro che si sarebbe detto di soddisfazione, od almanco di sollievo.— Tu, continuava quell'altro, mi farai da bracco ad arrestare la preda, e non interverrai attivamente col tuo coltellaccio, se non quando ne nasca assolutamente il bisogno: cosa che non credo sia per avvenire. Ecco intanto quello che devi fare. Mettiti costà contro quel portone, nascondendo più che puoi la tua persona contro lo stipite. Quando l'uomo di cui si tratta non sarà più lontano da te che di due passi, io manderò il nostro fischio, ed in allora salterai fuori ad impedirgli il passo.— Cospetto! disse Marcaccio: egli così mi vedrà per bene in volto, e se mai la scampa mi potrà riconoscere di poi.— Va là che non c'è pericolo la scampi... E poi per maggior precauzione tirati sul naso il tuo cappellaccio e mettiti sulla bocca il fazzoletto tanto che non ti restino scoperti che gli occhi per vederci...— Ad ogni buon conto farò così.— Appena tu l'abbia arrestato, io gli piomberò addosso per di dietro dal posto in cui vado a mettermi in agguato, e tu lo vedrai cadere senza manco gridare un Gesù-Maria... Non c'è cosa più semplice e più facile. Hai tu capito?— Ho capito benissimo.— Allora ai nostri posti: ed attenti che fra dieci minuti l'individuo sarà qui.Marcaccio andò ad appiattarsi dove gli aveva detto Graffigna, e questi da canto suo si postò un po' più indietro, dall'altra parte della strada, stando così aderente al muro dietro il poco riparo che faceva lo sporgere dello stipite d'una porticina, e così immobile, che in quelle tenebre il vederlo o il sospettare soltanto in quel luogo la presenza d'un uomo era impossibile.Barnaba intanto, uscito dall'osteria, se ne veniva lentamente, e con aspetto preoccupato verso quella parte. Egli era lieto dei risultamenti ottenuti in quella sera, e veniva pensando come trarne miglior profitto. Adesso non era più con un'intima istintiva persuasione soltanto, ma con una morale certezza giustificata ch'egli avrebbe potuto presentarsi al signor Tofi a sostenergli l'identità delmedichinocoll'elegante dottor Quercia. La scoperta dell'esistenza già sospettata d'un segreto nascondiglio dove riparassero gli assassini e si nascondessero i corpi del delitto, era cosa importantissima; così egli tosto avrebbe provato ai superiori il torto e l'ingiustizia della sua disgrazia. Ma non conveniva indugiarsi per nulla e quanto più presto si sarebbe agito, tanto meglio aveva da essere. Si disse che il Commissario non l'avrebbe rampognato, ancorchè fosse venuto a disturbarlo a quell'ora per affare di tanto rilievo. Era opportuno senza perder tempo, con quella maggior forza diarcierie di guardie che si poteva raccozzare in tutta fretta, invadere la bettola, rompere il tavolato là dov'egli era persuaso esistere il passaggio, e penetrare ad ogni rischio nel covo degli assassini. Più presto si facesse, e più si sarebbero presi i birbanti all'impensata, e minori sarebbero stati i rischi, e maggiore la messe delle prove. Si, non bisognava esitare, e correr subito dal Commissario.Presa questa risoluzione, egli aveva levato il capo e s'era posto ad affrettare il passo, quando udì dietro di sè suonare un fischio acuto, modulato in maniera speciale, e tosto dopo vide slanciarglisi innanzi, come se uscisse dalla muraglia della casa, un uomo grande e grosso colla faccia coperta da una pezzuola, il quale secondo l'abitudine di tutti questi galantuomini, gli disse:— Ferma, birbante!Barnaba cacciò la mano nella tasca dei calzoni per estrarne una delle sue pistole; ma chiuso e abbottonato nei panni, com'era, pel freddo, prima che avesse tempo di compier l'atto, si sentì una lama fredda ed acuta penetrare nel fianco a due riprese in fretta in fretta; volle mettere un grido, ma si sentì soffocare da un fiotto di sangue che gli venne alla gola, gli si annebbiarono gli occhi e cadde lungo e disteso sulla neve che ammantava la strada.— Il suo conto è bello ed assestato: disse con orribile scherno la voce in falsetto di Graffigna; e lo scellerato si curvò sul giacente per certificarsi di meglio della morte di lui; ma in quella Marcaccio, che non ancora così agguerrito in queste orribili imprese, guardava intorno con occhio spaventato, vide venire a quella volta in mezzo alla nebbia le ombre di due uomini che camminavano ad una piccola distanza l'uno dall'altro. La poca tranquillità della sua coscienza gli fece pensar subito ai difensori della legge ed ai punitori dei misfatti, gli parve di veder luccicare le armi e la divisa dei custodi della sicurezza pubblica.— Una pattuglia! esclamò egli colla voce soffocata dal più alto spavento: salva, salva!...E senza aspettar altro se la diede a gambe che pareva il vento lo portasse.La paura è contagiosa, massime in quei certi momenti in cui c'è davvero buona ragione d'averla. Graffigna levò il capo, vide ancor esso le ombre che si avvicinavano e non guardandoci tanto pel sottile, ora che il colpo era fatto, pensò miglior consiglio il porsi in salvo egli pure, e via di corsa dietro Marcaccio che già era sparito.I due uomini che sopraggiungevano eranoMacobaroed Andrea.Maddalena, penetrata inCafarnao, aveva trovato Gian-Luigi ancora tutto assorto nel suo lavoro.— Finalmente, esclamò ella con voce concitata, incapace di frenare la passione che la padroneggiava; finalmente conosco il nome di due delle mie rivali: la Zoe e la contessa di Staffarda.Gian-Luigi levò verso Maddalena il viso tra corrucciato e stupito, e corrugò la sua bella fronte del più puro modello greco.— Come hai tu appreso codesto? domandò egli vibratamente con accento di autorità imperiosa.La giovane esitò.— Parla: riprese impetuoso ed impaziente ilmedichino.Maddalena, che con Luigi non sapeva fingere e che lo temeva troppo per non obbedirlo, rispose che ciò le era stato detto da quel cotal Barnaba, di cui fra loro si era discorso la mattina di quel giorno medesimo.Ilmedichinoimpallidì leggermente.— Ma quel demonio sa dunque tutto! esclamò egli non cercando punto di dissimulare l'ingrata sorpresa e lo sgomento ch'egli provava.— Rassicurati: disse sollecitamente Maddalena, egli non ha parlato altrimenti di te, ma del dottor Quercia: ed all'esistenza delmedichinoha protestato che ei non ci credeva il meno del mondo.Gian-Luigi scosse la testa niente rassicurato.— Folle che tu sei! E' ti ha detto così per ingannarti. Come e perchè vuoi tu che a te parlasse del dottor Quercia e delle sue amanti, s'egli non sapesse o non sospettasse almanco che quel dottor Quercia son io?Maddalena sovraccolta dall'evidenza di codesto argomento, chinò il capo, spaventata essa pure della conseguenza di tal fatto.— Per Dio! esclamò ilmedichino, stringendo il pugno, levando il capo con fiera mossa e saettando uno sguardo alla vôlta, quasi volesse sfidare il cielo. La fortuna, che finora mi ha secondato, sta ella per abbandonarmi adesso nel migliore? Sul punto di raccogliere le fila della trama così pazientemente e con tanta pertinacia tessuta, debbo io vedermi ad un tratto per l'oscuro colpo d'uno sgherro troncare i nervi ed impedire l'opera? Almeno questo ingiusto insensato del destino mi lasci scendere in campo e principiare la lotta; ch'io cada là in mezzo, se non è mia sorte il vincere, ma ch'io cada colla gloria d'un'ecatombe di vittime, colla superbia d'un cumulo intorno di rovine da me fatte, vedendo tremante e pallido per ispavento quel mondo sciagurato e codardo che mi vincerà colla forza de' suoi ordini ingiusti; Erostrato, ch'io perisca almeno nella gloriosa aureola delle fiamme da me suscitate!.... Ma cadere in mano della sbirraglia, ma morire ignobilmente per ignobile supplizio sopra un patibolo!... Oh Catilina, tu almanco nella tua sciagura hai avuto un fine condegno. E in questo momento forse è già tratto il dado della mia sorte... Ah! la mia fortuna e la mia vita sono sulla punta del pugnale di Graffigna.Egli finiva appena di pronunziare queste parole che l'esile persona di Graffigna medesimo s'insinuava colla sua andatura felina in quel locale.— Niente paura: disse l'assassino trafelato dall'aver corso; il pugnale di Graffigna non falla mai. Quell'uomo non può contar più i segreti da lui scoperti che ai vermi del sepolcro.E ciò dicendo mostrava alla luce rossigna della lampada la lama sanguinosa del suo pugnale.Ma lasciamo omai — e n'è gran tempo — questo tristo ambiente di feroci passioni e di delitti;andiamo in più elevata sfera, dove altre ed anco accese passioni vedremo agitarsi, ma contenute almanco dall'onestà dell'animo e dalle forme civili dell'educazione: rechiamoci al ballo della baronessa X, dove sappiamo dover convenire parecchi fra gl'importanti personaggi del nostro racconto.
Frattanto la sera s'inoltrava. Come era avvenuto il giorno innanzi, la schiera degli avventori più eletti che radunavansi nel gabinetto erane venuta fuori ad un punto e si era sparsa per le tavole occupate dello stanzone. Erano i capi-squadra che già avevano ricevute le proprie ed acconcie istruzioni e venivano comunicarle ai loro dipendenti. Dall'uscio a vetri era comparsa un momento con cauteloso contegno la figura acuta di Graffigna che, vista nissuna faccia sospetta nell'osteria, aveva sporto in fuori tutta la testa per chiamare a sè Pelone.
Questi obbedì senza indugio all'appello e nel camerino ebbe luogo fra questi due valentuomini il seguente dialogo:
— Quell'uomo non è ancora venuto? domandò Graffigna.
— Che uomo? disse Pelone guardando le sue enormi scarpaccie.
— Non far lo gnorri, mio caro amico, che tu possa essere impiccato: soggiunse graziosamente colla sua voce in falsetto e col suo tono insinuante il galeotto. Tu sai bene di chi voglio parlare.
— Vi giuro di no, carissimo signor Graffigna — e fra sè l'oste di cattivo umore soggiungeva con tutta sincerità e caldezza d'augurii: potessi tu precipitare nel fin fondo dell'inferno, a farti attenagliare dagli artigli roventi di Satanasso.
— Ebbene, mio bell'amorino da galera: ripigliava vezzosamente Graffigna, voglio dire quel tuo degno amico, infame spia d'un poliziotto birbante, Barnaba, come ho sentito ch'e' si chiama.....
— Oh oh mio amico! protestò Pelone con accento indignato.
— Sicuro, stimabile Pelone, furfante matricolato. Rispondi adunque categoricamente, come dicevami l'avvocato fiscale nel suo interrogatorio: è egli già venuto?
— No, non l'ho ancora visto.
— Bene. E ti ricordi ancora quel che ti ho detto quest'oggi?
— Cioè? domandò il bettoliere guardando per terra in un angolo della stanza.
— Cioè che tu, quando sia capitato quel cotale, l'hai da ritener qui in bel modo, fin dopo la mezzanotte. Mi pare che te lo avevo cantato abbastanza chiaro per non avertelo più da ripetere..... Ed ora sai tu proprio ben l'affar tuo?
Pelone fu assalito da quella sua incomoda tosse che gli veniva così comoda per torlo all'imbarazzo di dar certe risposte che gli seccava pronunziare. Ma Graffigna non era uomo da contentarsi così agevolmente; aspettò che la tosse cavernosa fosse finita, e poi insistette:
— Hai tu capito?
— Ho capito: rispose con un fil di voce l'oste, a cui l'accesso della tosse pareva non aver lasciato più fiato in corpo.
— E farai secondo ciò che ti dissi?
Pelone provò di nuovo a ricorrere alla sua tosse: ma si accorse tosto che con quel mariuolo lì lo spediente non serviva a nulla, e ch'egli ci giuntava la fatica.
— Farò: disse con un lievissimo susurro.
— Bada bene che a Graffigna non si manca di parola; disse l'omiciattolo che arrivava appena alle spalle di quella pertica di Pelone, e innanzi al quale pure l'oste aveva un contegno tutto umiltà e paura: — bada bene, ripeteva levando con atto d'intimazione il dito indice della mano destra, che con noi non si scherza!....
— Non ischerzo: mormorò il taverniere con voce da moribondo.
— E perchè guardi sempre costà per terra o sulle tue barcaccie di scarpe? Chè hai paura a mostrarmi la bella pupilla degli occhi tuoi, martuffo d'uno scimione, mio caro compagno?
— No no, disse sollecito Pelone facendo un sorriso da becchino con quella sua faccia da morto: vi guardo benissimo e molto volentieri, compar Graffigna: e fra sè, per corollario: che tu potessi affogare in fondo alla melma d'una fogna!
— Ad ogni modo, ripigliava Graffigna, ricordati che qualcheduno potrà udire i discorsi che tu terrai con quel cotale.
Pelone fece un tentativo, che riuscì poco felice, per dirizzare il suo lungo corpo in un moto d'indignazione.
— Come! esclamò egli; si diffiderebbe di me?
— Si diffida di tutti, e si prendono le precauzioni in conseguenza. È il nostro principio, onesto Pelone, e penso faremo assai bene a non iscartarcene mai.
L'uscio a vetri si socchiuse in quella un pochino e la voce di Maddalena cacciò dentro questa sola parola:
— Sparite!
Graffigna fu d'un balzo alla parete, si curvò a terra, premette ad un certo luogo nello zoccolo del tavolato, e in questo, senza rumore di sorta, s'aprì una cavità bassa e scura, in cui un uomo, anche della piccola statura del galeotto, non poteva entrare senza curvarsi. L'omiciattolo sgusciò per quell'apertura, la quale chetamente e sollecitamente del pari si richiuse dietro di lui, non lasciando ad occhio nissuno, per quanto acuto osservatore, traccia alcuna della sua esistenza.
Un minuto dopo entrava nel gabinetto Barnaba.
— Che fai costì tutto solo? domandò egli a Pelone, che gli mosse all'incontro.
— Io?!... niente: rispose l'oste. Di là fanno un fracasso che mi tolgon la testa, e passo di quando in quando a riposarmi in questa buco, dove non si viene a cacciare quella canaglia.
— E questa sera i soliti frequentatori di questo camerino non sono venuti?
— Sì.... Oh sono dei bravi figliuoli che non dimenticano il povero Pelone.... Se ne sono già andati.
— Va bene.
Barnaba sedette e poggiando i due gomiti sulla tavola e sostenendo il mento alle mani chiuse, guardò bene in viso il bettoliere, che, secondo sua usanza, si chinava verso di lui dall'altra parte del desco ad aspettare gli facesse note le sue volontà.
— E quel mio affare? domandò Barnaba a voce bassa.
Pelone ricorse a quel medesimo mezzo diplomatico che aveva usato con Graffigna; finse di non capire.
— Che affare? disse cercando cogli occhi spenti in tutti gli angoli della stanza.
Ma lo spediente non gli servì meglio di quello che gli avesse servito con quell'altro.
Barnaba si sollevò a mezzo sul suo sedile per recare le sue labbra al livello dell'orecchio dell'oste chinato innanzi a lui, e susurrò in quel largo imbuto che coronava l'organo auditivo di Pelone alcune parole la cui chiarezza non permetteva più dubbio, nè obblio, nè tergiversazione di sorta.
La risposta di Pelone non fu così chiara e netta.
— Ecco, diss'egli, come ho già avuto l'onore di dirle, io di quella gente cui accenna Lei non ho il vantaggio.... voglio dire la sfortuna, la maledetta sfortuna, che il diavolo mi porti, di conoscerne alcuno....
L'agente di polizia fece un gesto.
— No signore: soggiunse con forza Pelone, interpretando quel gesto come una manifestazione di incredulità. Posso dubitare su qualcheduno, congetturare di qualche cosa; ma i dubbi e le congetture non bastano ad autorizzarmi a pensare, a credere, a ritenere...
Barnaba lo interruppe, dicendogli con una calma lentezza che era molto significativa:
— Tu dunque neghi di prestarmi questo servizio?... Guarda che potresti pentirtene.
— No: riprese vivacemente Pelone, non nego... Mi metto anzi tutto a sua disposizione per quel poco che ci valgo; ma vorrei la si persuadesse che non sono in quelle condizioni ch'Ella crede...
— Insomma; la conclusione?
— Eccola. Quei tali su cui le dico che ho dei dubbi, che ho fatto delle congetture, vengono qui ordinariamente verso la mezzanotte; aspetti fino allora se le piace; io glie li additerò, dirò anche, se vuole, a quei cotali che Lei vuol parlare con loro, e se la vuole abbordarli poi, faccia a suo senno.
Barnaba guardò l'ora al suo orologio.
— Sono le undici: un'ora da aspettare..... Va bene; farò così... Intanto, siccome ho ancora da cenare, mandami qui alcuna cosa da mangiare..... quello che vuoi, chè a me poco importa. Ah! manda Maddalena a servirmi, chè ho piacere di parlarle.
Pelone uscì per dare gli ordini opportuni.
— Bada, diss'egli a Maddalena, inviandola nel gabinetto, che quello è un demonio di furberia che ti vuol mettere nel sacco.
Maddalena crollò le spalle e fece un sorriso di compassione.
— S'egli è furbo ed io non sono mica un'addormentata. E in punto a finezza una donna val sempre più che un uomo. Lasciate fare che sarò io a metter nel sacco lui.
E colla sua aria petulante, in mano un cestino coll'occorrente per apparecchiare, entrò nella stanza dall'uscio a vetri.
Barnaba, appena era rimasto solo nel gabinetto, aveva fatto ciò che già gli abbiam visto fare la sera precedente; sorse sollecito ed andò a toccare e battere sopra l'impiallacciatura di legno nella parete; se non che mentre la sera prima aveva tastato di qua e di là, questa volta fu dritto a quel punto dove il giorno innanzi gli era sembrato di udire sotto le nocca delle sue dita suonare una cavità. Battè di nuovo colà cautamente e pose l'orecchio a quel posto a sentire. Ed egli, guidato dalla sua accortezza, ed in parte si direbbe eziandio dall'istinto del suo mestiere, aveva davvero messo la mano su quella parte del tavolato che mercè una segreta molla s'apriva per lasciar passaggio da penetrare nel sotterraneo corridoio.
Ora, dietro appunto questo dissimulato ed invisibile usciòlo stava ancora in osservazione Graffigna, l'occhio alla piccola apertura e il suo acutissimo orecchio tirato. Egli udì il dialogo fra l'oste ed il poliziotto, scorse i movimenti di Barnaba, e tutto fremette e raccapricciò quando vide costui alzarsie con passo risoluto, senza incertezza di sorta, venire diritto al luogo della segreta porticina e percuotere con mano cauta ed esperta nel legno di essa.
Graffigna mandò fra sè un'orrenda bestemmia.
— Questo scellerato, pensò, conosce adunque l'esistenza diCafarnaoe come vi si entra?... Ma dunque siamo perduti!...
Una nube rossigna passò innanzi agli occhi dell'assassino ed e' non vide più che color di sangue; la sua destra corse al manico del pugnale che portava sotto panni, la sinistra si abbassò verso il punto dove si doveva premere per lo scatto della molla che faceva aprir l'uscio; fu suo proposito slanciarsi di balzo da quel suo nascondiglio sopra quell'uomo che era diventato il più pericoloso dei loro nemici e spegnerlo senz'altro indugio; ma non tardò a sopravvenire una riazione della sua facoltà riflessiva che lo trattenne.
— A me solo riesce impossibile venirgli addosso, impedirgli che strilli e succhiellargli bravamente le budella, infame scellerato d'un esploratore, che l'inferno l'inghiotta... Se fossimo in due! Ah! se avessi meco quel bestione d'un bravo Stracciaferro, sì che il colpo sarebbe fatto!... Io gli salterei di botto alla gola a serrargliela con tutte due le mani che non avrebbe manco tempo di farquach, e quel toro senza cervella del mio degno amico se lo piglierebbe fra le braccia come una poppatola per portarselo qui dove lo si avrebbe a discrezione da farlo bellamente cantare su quello che si sa e non si sa dei fatti nostri, su quel che ci minaccia e da cui abbiamo da pararci... Se andassi a cercare quel brutto elefante d'un prezioso amico, che gli possa cascare lo zuccone!... Eh sì, dove pescarlo così subito a quest'ora? E intanto il tempo va..... Contentiamoci adesso di non lasciarci scappare codestui e di dargliene il ben servito... Se altri poi di quella razza sapesse eziandio.....
A questo solo pensiero sentì fremere tutte le fibre ed i capelli quasi gli si drizzarono sul capo.
— Ah! converrà pensare a codesto..... Bisogna che glie ne parli subito almedichino.
Prima d'allontanarsi pose ancora l'occhio alla fessura e vide Barnaba che tornato a sedersi tranquillamente, pareva assorto in importante meditazione, mentre aspettava la venuta di Maddalena.
— Va, va: disse Graffigna coi denti serrati e facendo un atto di minaccia di dietro l'assito: potresti fare il tuo testamento e raccomandarti l'anima, chè questa è l'ultima tua ora, e tu puoi contare di essere inconfortatorio.
Scese rapidamente la scala che menava nel corridoio sotterraneo, illuminato, come sappiamo, dalla fioca luce di rade lucerne postate ad una certa distanza fra loro, lungo di esso.
— Come giuns'egli questo birbante a scoprire cotal segreto? seguitava intanto a pensare, mentre colle sue gambe corte s'affrettava quasi di trotto verso ilCafarnao. Che qualcheduno ci abbia tradito? E chi? Pelone forse?.... Ah tanaglie e forca! Se mai fosse!....
Comparve trafelato innanzi a Gian-Luigi, il quale nel suo riposto gabinetto era affondato nelle più importanti occupazioni della sua iniqua carica di capo della cocca.
— Scusi se la disturbo, diss'egli affrettatamente, dimenticando perfino di levarsi di capo il suo frusto e sporco berretto: perdoni illustrissimo se le capito così inopinatamente contro tutte le regole della disciplina e della buona creanza; ma Ella deve già conoscere abbastanza Graffigna, per capire che, se così faccio, si è perchè vi ha una grande ragione, una grandissima ragione.....
Ilmedichinoalzò gli occhi dalle carte che aveva dinanzi, li volse mezzo corrucciati su colui che veniva ad interrompere il suo lavoro, e disse con accento di chi vuol presto sbrigarsi d'un impaccioso:
— Ebbene? che cosa c'è?
Graffigna, persuaso quant'altri mai che quello non era momento da far delle frasi, raccontò in poche parole ciò che aveva visto. Ilmedichinosorse da sedere con un sussulto, la sua ruga minacciosa di subito impressa nella fronte, una fiamma infernale entro gli occhi.
— Maledizione di Dio! esclamò egli, e tese la destra col dito indice appuntato verso il galeotto, a cui l'aspetto in quel punto veramente terribile del suo capo incuteva un timore pieno di riverenza. Se tu non ci liberi da quell'uomo, Graffigna, se tu non vieni a giurarmi pel cielo e per l'inferno, per la tua gola e per lacocca, che quell'uomo è tolto dal numero dei viventi, guai a te!.... Gli è la tua pelle che me la pagherà.
Graffigna s'inchinò in atto di umilissima sommissione.
— Si farà tutto quel che sarà possibile... e se si fallisce, che un corno del diavolo m'infilzi, non sarà per mancanza di buona volontà, nè di precauzioni; ma sarà perchè il fistolo ci avrà messo la coda... Pur tuttavia Lei ha ragione ed io son contento di pagar la spesa della disavventura.
Gian-Luigi si pose a passeggiare su e giù, le braccia incrociate al petto, la testa china.
— Sarà egli il solo codestui a sapere questo troppo importante segreto? diceva egli, come pensando, ad alta voce.
— È quello che mi sono domandato anche a me: insinuò umilissimamente, colla sua voce più esile, Graffigna, il quale, accortosi di commettere l'irriverenza di tenere il berretto in capo innanzi al suo superiore, se l'era levato con mossa dispettosa di se stesso; e intanto, per lasciar più libero campo ai passi delmedichino, s'era ritirato in un angolo della stanza.
— Conviene ad ogni modo prendere qualche provvedimento: continuava ilmedichino.
— Signor sì, soggiungeva quell'altro. E sono venuto apposta in tutta fretta a dirgliene a Lei, perchè appunto Ella trovasse che cosa farci.
Gian-Luigi s'arrestò ad un tratto in mezzo la stanza; la calma era tornata alle sue belle sembianze; la sua risoluzione era presa.
— Conviene, diss'egli a Graffigna, che quel passaggio sia distrutto, e tosto, e che di questa notte medesima ogni traccia ne sia scomparsa; così che, se quel cotale non porterà seco nella fossa il segreto, gli altri a cui l'abbia comunicato non possano trovare nulla più di vero di quanto egli abbia detto.
Graffigna non parlava, ma i suoi occhietti vivissimi e tutto il suo contegno facevano una domanda: «Come fare per ottener codesto?»
Ilmedichinonon fece aspettare la risposta.
— Prima di tutto darai il fatto suo a quel Barnaba: gli è ciò che più preme. Per maggior sicurezza dell'esito potrai prender teco qualche fido compagno....
— Ci ho già pensato.
— Poi cercherai quelli fra i nostri uomini che lavorano da muratore, farai distruggere nel tavolato dell'impiallacciatura ogni traccia di cardini di porta, di serrami e di molla, e dietro l'usciòlo tolto via e rimpiazzato da una tavola di legno come il resto dell'assito, farai levare il muro così spesso che riempia tutto il vano aperto nelle fondamenta della casa fin sotto dove finisce la scaletta. Chiusa l'osteria di Pelone, si potrà lavorare con tutto comodo senza paura di disturbi fino a domattina. Hai capito?.... Va.
Graffigna s'inchinò e si mosse per partire, ma al momento di varcar la soglia s'arrestò.
— E se il traditore fosse Pelone? disse.
— Non lo credo: rispose ilmedichino; ma però procureremo di scoprire qualche cosa a questo riguardo; e se mai fosse, lascia a me il pensare come punirlo.
L'omiciattolo guizzò via dal gabinetto. Si fermò inCafarnaoper camuffarsi. Si pose una parrucca di capelli tutto bianchi, si appiccicò alle guancie floscie e sbarbate una barba bianca del pari, compose il suo contegno ed il suo passo come quello d'un vecchio cadente e parve per l'affatto uno di quei mendici che tendono vergognosamente di soppiatto la mano a chi passa, borbottando confuse parole di supplicazione, con voce piagnucolante. Uscì per la bottega diBacicciae dieci minuti dopo aveva la temerità di entrare per l'uscio della strada nella bettola di mastro Pelone. Andò a sedersi presso la tavola a cui stavano Marcaccio ed Andrea, e con una voce che era tutto diversa dalla sua ordinaria comandò a Meo, che non lo riconobbe menomamente, una mezzina di vino da sedici.
Marcaccio ed Andrea avevano già innanzi a loro un bel numero di bottiglie vuote, il primo, più robusto, resisteva di molto all'ebbrezza; il secondo, indebolito dai patimenti fisici ed anco dalla passione dell'animo, cui voleva obliare e si può dire veramente annegare nel vino, era già di nuovo ubbriaco del pari e più che la sera innanzi.
Graffigna sedutosi, come dissi, presso di loro, aspettò che Marcaccio il quale neppure non lo aveva riconosciuto, avesse gli occhi rivolti verso di lui e poi gli fece un segno convenzionale che nel linguaggio di gesti noto agli affigliati della cocca soltanto, voleva dire: «Sono uno dei vostri ed ho qualche cosa da dirvi.» Marcaccio pose allora tutta la sua attenzione ad osservare quel vecchio pezzente, e riconobbe alla fine in lui il benemerito Graffigna, rispose col medesimo linguaggio di gesti, com'era suo dovere, di aver capito e d'esser pronto ad ogni cenno. Il falso vecchio parve non pensare ad altro che a bere tranquillamente la mezzina che Meo gli aveva portata. Ma quando l'orologio a contrappesi che si drizzava a lato del banco di Pelone segnò le undici e tre quarti, Graffigna fece un altro segno a Marcaccio che non lo perdeva di vista, pagò lo scotto ed uscì dall'osteria senza parlare e senza guardar manco in viso nessuno. Il compagno d'Andrea si chinò verso quest'ultimo e gli disse:
— Aspettami qui che vengo subito, sai?
E diviato uscì ancor egli sulle traccie del finto mendicante.
— Buona sera, signor Barnaba, aveva detto Maddalena entrando nel camerino, con accento non soverchiamente rispettoso.
— Buona sera: rispose il poliziotto, facendo un sorriso, il più grazioso che fosse concesso alla sua faccia asciutta di color terreo, di guancie infossate: voi state bene, bella giovane?
— Benissimo.
La fanciulla crollò le spalle e guardò l'uomo con una certa espressione che voleva dir chiaro:
— Che v'importa a voi di codesto? M'accorgo bene che sono altre cose che mi volete dire; fate dunque presto a entrare nei discorsi che vi premono.
Barnaba parve comprendere il significato di quell'occhiata e di quell'atto.
— Sedetevi costà vicino a me, cara e leggiadra Maddalena, e datemi retta per un poco. Ve l'ho detto quest'oggi che avevo da parlarvi di cose che v'interessano di molto....
— Ed io le ho risposto che non sapevo proprio in che modo Lei avesse di tali cose da dire a me.
— Eh! lo saprete appena avrete cominciato a darmi ascolto.
Maddalena non sarebbe stata figliuola di Eva se non avesse avuta la sua buona dose di curiosità. Sotto l'ostentata sua indifferenza per le comunicazioni di Barnaba cominciava pure in lei a farsi sentire l'influsso di quella dote essenzialmente femminina; onde la ragazza sedette al medesimo desco dell'uomo che annunziava volerle dire le cose interessanti,e dispose ad ascoltare il suo udito e la sua attenzione.
Il poliziotto aveva giudicato che il miele con cui si prendono siffatte mosche gli è la lusinga della vanità e l'amore dell'oro; aveva quindi preparato in conseguenza il suo disegno di assalto, e cominciò in questo modo a metterlo in esecuzione.
— Voi siete una delle più belle e delle più piacenti ragazze ch'io abbia visto mai, Maddalena: diss'egli con un tentativo abbastanza ben riuscito per dare alla sua faccia un'espressione affettuosa ed ammirativa ed alla voce un accento di sincerità insieme e di calore; ed io vi assicuro che fra quante signorone rinomate per bellezza vi hanno al mondo non ce ne sarebbe pur una che potesse starvi al paro, quando voi foste sfarzosamente vestita coi fiocchi e fronzoli come van loro.
Maddalena era venuta a quel colloquio corazzata bravamente dal sospetto e dalla diffidenza contro ogni parola di quel personaggio: ma qual tempra di simil corazza intorno a petto di donna resiste all'invincibil forza di simili complimenti? La giovane trovò che quell'uomo non aveva mai parlato così bene; levò gli occhi su di lui e per la prima volta le parve che quella faccia scura, terrea, dai lineamenti immobili come una maschera, avesse pure alcun che di simpatico; disse fra sè e sè ch'egli aveva grandemente ragione, e benchè la si sforzasse a mantenersi in quella indifferenza che s'era proposta, non potè tanto padroneggiare il movimento intimo del suo animo che un lieve sorrisetto non venisse a sbocciare sulle sue labbra rosse e carnose.
— Che? diss'ella però con finta ruvidezza crollando le spalle. La parla per chiasso Lei, la è di buon umore stassera e le salta di prendersi giuoco di me.
— Niente affatto... Parlo da maledetto senno: ripigliò il poliziotto cercando sempre di dare alla sua voce fredda, monotona e quasi direi sorda, la vibrazione d'un forzato calore di sentimento. Gli è da lungo tempo, sapete, Maddalena, che ho osservato codesto, che ci vengo pensando e che mi è venuto in animo di parlarvene.
Maddalena fissò i suoi occhi sgranati, pieni di petulanza, sul volto del suo interlocutore.
— Ah sì? diss'ella. In fede mia che non avrei mai più sognato una cosa simile.
E intanto fra sè andava ella pensando:
— A che cosa vuol far capo costui? Parla egli per suo proprio conto?.... Peuh! potrebbe risparmiare il fiato...., o per quello d'altri?.... E in questo caso di chi?
L'occhio acuto di Barnaba sembrò leggesse questi pensieri nella mente della giovane; poichè, quasi per risponder loro, egli soggiunse:
— Non vi figurate mia cara figliuola, ch'io vi parli con delle intenzioni interessate e con delle mire personali..... Oibò! Vi parlo proprio per solo vostro bene e per vantaggio del vostro avvenire, che non so manco io la ragione, mi sta a cuore, come se voi foste qualche cosa di mio.
— Oh! oh! pensò Maddalena: egli parla per conto altrui.... — Fa eziandio questo bel mestiere..... Ma chi mai l'avrà mandato?
— Grazie tante: diss'ella forte in risposta a Barnaba; quest'avvenire sarà quello che vorranno Dio e la Santa Vergine della Consolata.
— Sarà quello che vorrete voi, furfantella; ed io vi dico che per vivere da signora, con quel visino, con quegli occhi lì, non avrete che da volerlo.
Maddalena colla petulante vivacità della sua natura, affrontò risolutamente, senza reticenze, il nodo della quistione.
— Buono! diss'ella: e chi, secondo Lei, mi darà da scialarla come una signora?
Barnaba credette aver in pugno l'anima della donna e si rallegrò seco stesso.
— Chi? rispose: colui che vorrete voi. Su cento ricchi libertini non avreste che da scegliere a vostro gusto e secondo vostra convenienza. Quel matto famoso d'un Principe di Lucca, se vi vedesse soltanto, non tarderebbe ad impazzire per voi.
Maddalena sentì per la sua epidermide di cortigiana passare un lieve fremito di soddisfazione. L'amor proprio lusingato aggiunse una nuova luce ai suoi occhioni brillanti d'audacia e di ardore sensuale.
— Viene Lei a nome del Duca? chiese vivacemente, curvandosi sulla tavola verso il suo interlocutore, con una mossa piena d'aspettazione.
Barnaba esitò un momento a rispondere: il suo sguardo, per gli occhi della giovane volle e credette penetrare nell'animo di lei; fu persuaso più che mai d'averglielo afferrato e per non lasciarselo sfuggir più si decise ad una implicita menzogna.
— E se così fosse, diss'egli, che rispondereste? che cosa vorreste fare?
La pupilla dell'occhio nero di Maddalena si dilatò un istante e parve mandare più vividi raggi; una avida cupidigia si dipinse per un momento nella faccia invasa dal rossore, nella bocca semi aperta, come anelante. Ma codesto non durò che un minuto. Quella fiamma si spense negli occhi, quel rossore sparì dalle guancie; e la Maddalena chinò lentamente il capo, assorta di botto in altro e tutto diverso pensiero.
Vedete di che miracoli non è capace l'amore! Un tempo, prima che le avesse preso il cuore quella infuocata e tenace passione cui avevale ispirata Gian-Luigi, Maddalena avrebbe accolto le parole di Barnaba come una felicissima ventura, ed alla sorte fattale intravedere per esse, la si sarebbe appigliata con tutto l'ardore della sua naturale ambizione, della sua vanità eccitata, della sua foga desiosa di piaceri e di lusso; ora invece l'influenza seduttiva passòappena un istante alla superficie della sua anima tutta occupata da un profondo, potentissimo affetto, e si dileguò ratta, scacciata dalla memoria, dal pensiero, dall'ardore dell'amor suo. Ella non poteva essere d'altri che delmedichino: ella non poteva, non voleva avere altra sorte che quella non fosse di seguitare la sorte di lui, di rimanere sommessa a ciò ch'egli comandasse di lei. Ricordò le parole che quella mattina medesima Gian-Luigi le avea dette: «Lena, tu potresti avere e belle vesti ed ogni cosa che hanno le ricche, e potrei procurartene io stesso; ma tu sai che mi sei utile rimanendo in queste umili condizioni in cui ti ho trovata.» Ah! non ella avrebbe tradita mai l'aspettazione e la fiducia del suo amante.
Il poliziotto s'accorse del cambiamento che avveniva nell'animo della giovane, sentì sfuggirsi di mano quella presa ch'egli credeva aver fatto, ed affine di riguadagnarla, disse con tutto il calore che egli era capace di fingere:
— Non rispondete? Esitate?... Come! Sareste tanto ingrata verso la sorte da respingere una simil fortuna che la vi manda?... Ma, infelice e sconsigliata che siete! pensate che voi non avreste più desiderio di sorta che non vedreste subito appagato. Voi povera fanciulla siete nata e avete vissuto finora più o meno in mezzo agli stenti: ma certo avete visto dal basso delle vostre misere condizioni le gioie di quelle fortunate che si crogiolano in mezzo alle sete, alle trine, ai velluti, agli ori della ricchezza. Non sareste donna se non le aveste invidiate, se non sentiste in voi che siete fatta anche voi per quelle gioie, che colà al loro posto, in quelle carrozze, in quei saloni, con quegli abiti sareste più bella, più ammirata, più corteggiata, più adorata di tutte loro... La vostra invidia è giusta, Maddalena; il vostro intimo sentimento, il vostro istinto ha ragione. Voi sareste a mille doppi superiore a tutte in bellezza: voi vedreste tutti gli uomini ai vostri piedi.
Maddalena teneva sempre chino il capo, e lo scosse leggermente come tra per negare, tra per dire che non glie ne importava niente affatto.
— La ricchezza, continuava Barnaba con pari calore, è la prima e l'unica potenza del mondo.... Voi avreste la ricchezza, Maddalena!.... Vi piacerebb'egli sciuparla, gettandola per la finestra nella strada, alla faccia della gente meravigliata? E voi quanto ne consumereste follemente di denaro, tanto e più ritrarreste a vostro capriccio da un vostro sorriso, da una vostra lusinga. Vorreste invece pensare ai vostri anni avvenire e prepararvi un'esistenza sontuosa e tranquilla per la maturità della vostra esistenza? Ma in poco di tempo voi avrete radunato i guadagni di tutta una vita laboriosa di fortunato banchiere.... Ebbene, ditemi ora: che cosa decidete?
La giovane tornò a scuotere la testa, e disse freddamente con voce sommessa, sorda, per così dire, ma risoluta:
— Io sono contenta della mia condizione, e non desidero cambiarla.
Barnaba dalla maraviglia fece un sobbalzo sulla panca su cui era seduto, e guardò la ragazza come si guarda un fenomeno mai più visto, la cui stranezza lo fa parere soprannaturale. Non fu tanto ingenuo da credere che fosse la virtù a difendere così bene contro la seduzione quel fragile cuore di cortigiana. Gli era dunque l'amore ch'essa aveva pel medichino, che esercitava su di lei così potente influenza? A questa conclusione ch'egli ne trasse, il poliziotto ebbe un'ispirazione, che fu un vero tratto di genio. Le medesime cause producono sempre i medesimi effetti. Un amore simile in donna come quella, doveva essere geloso e furibondo quanto e più non fosse quello di Meo per Maddalena. La gelosia aveva conferito massimamente a dar vinto all'arte del poliziotto il giovinastro imbecille, chi sa che la gelosia pure non lo servisse ad impaniare quell'accorta, ma ardentemente appassionata fanciulla?
— Avete torto, Maddalena: riprese egli a dire; voi disprezzate e rigettate una sorte, a cui molte e molte, che cosa dico? tutte le fanciulle vostre pari sarebbero beatissime di potere aspirare. Ma di certo voi non vi rendete conto esatto di quello che potreste essere, di quel che diventereste senza fallo. Vorrei che solamente travedeste gli splendori della vita di Zoe soprannominata laLeggera. Essa vive in mezzo all'oro ed ai diamanti, ha i più bei cavalli e le più belle carrozze della città, e veste come una principessa. Ebbene la Zoe, quanto a beltà e piacentezza di modi e di sembianze, non è pure da mettersi in paragone con voi. E la vien su dal nulla, proprio dai ciottoli delle strade e dal fango delle piazze. Io che vi parlo l'ho conosciuta... l'ho veduta, voglio dire, magra come un chiodo, saltar sulla corda in piazza, vestita d'una sottanella strappata e sporca, tempestata di lustrini irrugginiti, con nissun'altra bellezza che due occhioni da metter l'inferno nell'anima della gente....
Queste parole pronunziò Barnaba con voce veramente commossa e faccia turbata. Maddalena levò i suoi occhi stupiti in volto al suo interlocutore, e questi a quella sguardata parve scacciare l'emozione onde si sarebbe detto essere stato preso, e tornò per l'affatto quello di prima.
— Voglio dire, continuò, che voi avete i cento, i mille meriti di più, per riuscire al medesimo e ad ancora più brillante destino.... Oh che forse ci avete un qualche amore che vi trattiene con una delicatezza di scrupolo che sarebbe soverchia davvero?
Fece una risatina così accortamente falsa che pareva vera.
— Giusto: soggiunse con tono di scherzosa famigliarità; sapete che vi fanno l'amante di quell'invisibile ed introvabilemedichinodi cui tutti parlanoe nessuno seppe scorgere pur mai l'ombra soltanto.
Gli occhi neri di Maddalena saettarono un nuovo sguardo di fuoco sulla faccia scialba del poliziotto che rimase impassibile.
— Ed Ella crede all'esistenza di questomedichino? domandò la fanciulla.
Barnaba crollò le spalle come fa uno scienziato innanzi ad un pregiudizio del volgo.
— Oibò! Non mi fate il torto di credermi così sciocco. Il popolo ha sempre bisogno di personificare in un essere ideale l'autore, o per dir meglio, i varii autori di tutto ciò che avviene di un po' strano onde la sua immaginativa resta colpita; il più delle volte anche gli stessi strani avvenimenti che dànno origine alla creazione di quel personaggio fittizio, sono inventati. Appo noi da un po' di tempo sono accaduti alcuni più audaci delitti che hanno sparso lo spavento nel gregge pusillanime dei possidenti; ed ecco di subito la fantasia sgomentata di quella brava gente immaginare una fortissima e numerosissima associazione di malfattori ed a capo di essa un malandrino più matricolato degli altri, orribile, feroce, un diavolo in carne ed ossa, che, non si sa poi per qual ragione, venne battezzato col nomignolo dimedichino. Eh! non mi lascio abbacinare da queste puerilità io! Provate un po' a domandare al popolo, che viso, che aspetto, che modi ha questo famoso re di briganti e di assassini: uno vi dirà che gli è un gigante tanto fatto, con occhi da basilisco, con sembianze così truci da far basire di paura solamente a guardarlo, che gli è un mostro che beve sangue umano, non gode che dell'agonia di vittime umane immolate, non apre la bocca che per bestemmiare e comandare i più atroci delitti; altri invece ve lo dipingerà di apparenze tutto graziose e gentili, un giovinetto sbarbato che pare una donna, a cui si darebbe l'ostia consecrata senza confessione. Io ne concludo da ciò che è tanto vero il primo quanto il secondo ritratto di questo misterioso individuo, la cui esistenza cercano di far credere i birbanti medesimi per far essi di proprio capo le loro gesta e sviare con quell'arte da sè i sospetti della polizia..... Ma lasciamo stare quest'ipotetico individuo. S'egli non è il vostro amante, Maddalena, ciò non vuol dire che voi non ne abbiate un altro, al quale mi è avviso che voi vogliate bene — fortunato mariuolo, va! — più di quanto una ragazza di vostra fatta dovrebbe; e mi nasce il sospetto che sia appunto per riguardo di codesto vostro damo che voi non vogliate far buon viso alla felicità di quel certo avvenire che vi ho mostrato. Se così fosse, sarebbe questo uno scrupolo che vi onora, ma che dimostra una certa inesperienza e — lasciatemi dire — grullaggine. Forse che accettando la fortuna di cui vi si parla, voi sareste impedita di aver poi per vostro intimo amico colui che vi piacerebbe? Eh! di siffatti amanti ve ne potreste tenere quanti vi garba — ci basterebbe un po' di prudenza... To': anche qui posso citarvi l'esempio della Zoe, di cui vi parlavo un momento fa. Essa ha molti protettori — e quasi tutti alto locati, e fra questi il principino che ho nominato poc'anzi — i quali pagano e pagano lautamente; e poi ha un amante che non paga, ma cui anzi, dicesi, esser ella a pagare... Egli è un medico appunto; ma quello è un medico davvero; uno de' più belli ed eleganti damerini della città: il dottor Quercia.
Barnaba pronunziò queste ultime parole con affatto il medesimo tono col quale aveva parlato finora, senza pesare menomamente su di esse, come si dicono le cose del tutto indifferenti, a cui non v'è ragione alcuna di dare pure un'ombra d'importanza; ma il suo sguardo che non aveva abbandonato mai la faccia fresca e rubiconda della giovane era in sull'avviso più che mai da potere cogliere su di esso il più lieve e il più fuggitivo segno d'impressione qualunque.
All'udire quegli ultimi detti e sopratutto quel nome, tutta la persona di Maddalena ebbe una subita agitazione leggiera, ma che non poteva sfuggire allo sguardo attento del poliziotto; gli occhi di lei ebbero un baleno vivissimo cui tosto velarono le palpebre sollecitamente abbassate; e la sua volontà non fu tanto padrona del sangue improvvisamente riscosso che valesse ad impedirgli di salire ad arrossarle le guancie.
— Ah! esclamò ella sotto l'efficacia di quel primo impulso; Quercia è l'amante di codesta tal Zoe?....
Barnaba non ebbe più bisogno di altri argomenti per essere chiarito della identità ch'egli aveva sospettata fra il misteriosomedichinoed il galante dottor Quercia; ne sentì una viva gioia, ma la sua faccia era troppo esperta ed avvezza a dissimulare perchè ne lasciasse scorgere un segno qualunque; vide che la sua ispirazione l'aveva servito bene, e determinò tentare di trarne tutti quei maggiori frutti che potesse.
— Quell'originale d'una Zoe ne va pazza: soggiunse. Gli è che quel mariuolo d'un seduttore è inarrivabile nell'arte di abbindolare una donna. Si conta anche d'una signora d'alto rango, una vera nobile, una contessa di Staffarda che si darebbe al diavolo — se pure non si è già data — per gli amplessi di quello scellerato d'un dottore.
— Contessa di Staffarda? dimandò Maddalena, come se volesse stamparsi anche questo nome nella memoria.
— Sì, rispondeva con tutta bonarietà il malizioso Barnaba, contessa Langosco di Staffarda..... Oh! una delle prime famiglie del regno..... Ed una bella donna poi!.... Capperi! che bella donna! Non c'è che dire; Quercia sa scegliere per benino le sue conquiste. La Zoe e la contessa sono due fior di bellezza.
Un subito smanioso desiderio invase l'animo diMaddalena: quello di vedere le due donne che erano sue rivali.
— Dove abita ella, questa contessa? domandò ella ad un tratto.
Barnaba glie lo disse.
— E quell'altra? La Zoe!
Il poliziotto le disse anche di questa.
Maddalena sentì il bisogno di dare una ragione di queste sue strane domande.
— Ella mi ha detto tante cose di questa Zoe..... Mi piacerebbe un poco vedere co' miei occhi come la vive e la si governa; mi piacerebbe sentire dalla sua bocca medesima il bene e il male della sua esistenza.
— Vedrete in ogni modo che io non vi ho detto che la semplice verità.....
A questo punto nello stanzone vicino, divenuto oramai silenzioso del tutto per esserne partiti quasi tutti gli avventori, s'udì suonar mezzanotte dall'orologio a contrappesi. Maddalena si ricordò di botto che Gian-Luigi l'attendeva per quell'ora, e senza volere altro soggiungere nè ascoltar più, s'alzò frettolosa.
— È mezzanotte, diss'ella; non posso fermarmi più oltre. Bisogna ch'io me ne vada.
— Ancora un minuto solo...
— No; sono aspettata.
— Ah ah!... Non parlo più: allora, passando di là, fate il piacere di dire a Pelone che venga qui.
Nella stanzaccia dell'osteria non c'erano più che due avventori: uno era Andrea, il quale, appoggiate le braccia sul desco e sopravi il capo, s'era addormentato sotto l'influsso dell'ebbrezza; l'altro eraMacobaro, che solo in un angolo, concentrato in se stesso, ruminava nella sua mente l'immensità della sciagura che gli era precipitata addosso ed accarezzava il pensiero e l'ancora incerto proposito della sua vendetta. Egli ritardava più che poteva il momento di tornare a casa. Giunto colà che cosa vi avrebbe fatto? L'idea di ritrovarsi in faccia alla sua figliuola colpevole gli era adesso penosa oltre ogni dire. Avrebbe voluto non rivederla più mai: frattanto rimaneva assorto ne' suoi cupi pensamenti, e lasciava passare le ore.
Pelone chiamato nel camerino da Barnaba, per mezzo di Maddalena (la quale poi erasi affrettata ad uscire di colà per recarsi dall'altro segreto passaggio al luogo dove il suo amante stava attendendola); Pelone andò con passo più lento ancora del solito verso il gabinetto in cui era il poliziotto. Non gli restava altro che mandarlo via; e non aveva ancor bene risoluto fra sè il modo migliore con cui far codesto; sapeva che metterlo fuori dell'osteria era un mandarlo alla morte, e provava in se stesso alcuna cosa che quasi poteva dirsi rincrescimento, non già che ad ispirargliela fosse la debolezza della pietà, ma sibbene l'egoismo della paura di rimanerci compromesso egli medesimo. La sua salute, la sua sicurezza dipendevano da quelle relazioni opportune ch'egli sapeva mantenere colla polizia da una parte, collacoccadall'altra; e Barnaba era il frego d'unione fra lui e la prima di queste due potenze. Una volta rotto l'equilibrio, egli poteva essere esposto ai maggiori pericoli. L'uccisione di Barnaba rompeva questo sapiente equilibrio da una parte, e s'egli avesse cercato di sottrarre il poliziotto a codesta sorte, l'equilibrio precipitava dall'altra. Il bravo Pelone non s'era mai trovato in un simile imbroglio: ed ecco perchè il suo passo era più lento del solito, la sua faccia più lunga che mai mentre camminava verso il camerino dall'uscio a vetri.
Barnaba da parte sua pensava che l'oste lo avrebbe probabilmente messo a fronte di qualche scellerato con cui non gli occorreva solamente accortezza per sapersi governare, ma gli sarebbe stato necessario coraggio fors'anco per difendere la sua vita: e, preparato com'era ad ogni cosa, riandava seco stesso ciò che aveva preventivamente studiato dover dire in tal circostanza e guardava se fossero sotto la sua mano e agevolmente impugnabili i calci di due pistole a doppia canna che aveva nelle due tasche dei calzoni.
— E così, compare Pelone, domandò egli al bettoliere che entrava; questi amici sono venuti?
— No signore, rispose l'oste; e' non son venuti, e non verranno più, perchè gli è mezzanotte, e bisogna ch'io chiuda l'osteria, se non voglio buscarmi la mia buona multa.
Barnaba s'alzò lentamente.
— Vuol dire che mi mandi via?
— No.... tutt'altro.... Ma Ella conosce i regolamenti e gli ordini del signor Vicario, e spero che non vorrà che mi tocchi una contravvenzione.
Qui il poliziotto commise un grande errore: quello di volersi dare il gusto di spaventare quel furfante d'un bettoliere.
— Vado, caro Pelone, gli disse con ironica gentilezza, che suonò al vecchio birbante come una tremenda minaccia; ma ci rivedremo domani.... E mi vedrai venire in buona compagnia ad apprenderti quanto tu abbia avuto torto a tacermi i più importanti dei tuoi segreti.
Pelone rimase allibito.
— I miei segreti? diss'egli. O di che razza segreti la s'intende parlare?... Che cosa è che io ho taciuto? Santa Vergine con tutti i santi: io non ho taciuto nulla, o possa essere impiccato....
— Benone! continuò Barnaba con quella spaventosa ironia: il tuo generoso augurio sarà facilmente esaudito.... Addio.
Adesso gli era l'oste che lo avrebbe voluto trattenere; e fu il poliziotto che partì senza più dargli retta.
Pelone rimase il più perplesso uomo del mondo. Quando Barnaba era venuto fuori con quelle parole,egli stava per tentare di copertamente avvisarlo del pericolo che lo minacciava; ora invece quasi rallegravasi di non averlo fatto.
— Questo demonio, pensava fra di sè, ha forse scoperto qualche cosa.... Ma se Graffigna lo coglie, ei si porterà nell'altro mondo tutto ciò che ha scoperto.
Mandò un patetico sospiro.
— Purchè quel figliuolo d'un cane di Graffigna non isbagli il colpo!... Ecco ciò che io sono ora costretto a desiderare.
Fece uscire Macobaro ed Andrea, svegliandolo, dall'osteria, e chiuse alle loro spalle ermeticamente l'uscio della bettolaccia.
Graffigna, uscito dall'osteria, dopo aver fatto cenno a Marcaccio di seguirlo, s'era fermato a pochi passi lontano dall'ingresso della bettola, sotto il fioco raggio d'un lampione municipale a cui troppo scarsamente l'illuminatore aveva misurato l'alimento dell'olio. Non cadeva più la neve, ma quella caduta lungo tutto il giorno, che copriva alta due palmi la strada, diffondeva un biancolastro chiarore per la notte, altrimenti scura e nebbiosa. Non un rumore più si udiva, non un passo muovere, non una voce suonare; non un'ombra più si vedeva accostarsi in quell'umidiccio e freddo ambiente di nebbia, or più or meno densa, che pareva sotto una misteriosa spinta rotolare chetamente sul suolo e lungo le pareti delle case le sue volute. Marcaccio non tardò a raggiungere il suo degno superiore nella gerarchia delle scelleraggini.
— Bene: gli disse Graffigna senza preamboli. C'è un uomo colà dentro, che bisogna ad ogni costo freddare. Ho pensato di servirmi del tuo aiuto.
Marcaccio, per quanto birbante egli fosse, mostrò tuttavia poco entusiasmo a questa proposizione fattagli a bruciapelo.
— Diavolo! diss'egli; di chi si tratta?
— Codesto tu non hai manco da saperlo. Quando i miei occhi da gatto lo vedranno venire, ti dirò: gli è quello; e ciò ti deve bastare.
— Ha egli molto denaro allato?
— Forse nè anche un soldo.
— E allora perchè?..,
— Perchè gli è l'interesse dellacoccache lo vuole.
— Ah! fece Marcaccio curvando il capo, come non trovando più nulla da ridire a questa buona ragione.
— Sarò io che darò il colpo; riprese Graffigna: non mi fido che del mio succhiellino io...
Marcaccio parve niente affatto offeso della poca fiducia che il suo compagno manifestava in lui per codesta impresa; anzi trasse un respiro che si sarebbe detto di soddisfazione, od almanco di sollievo.
— Tu, continuava quell'altro, mi farai da bracco ad arrestare la preda, e non interverrai attivamente col tuo coltellaccio, se non quando ne nasca assolutamente il bisogno: cosa che non credo sia per avvenire. Ecco intanto quello che devi fare. Mettiti costà contro quel portone, nascondendo più che puoi la tua persona contro lo stipite. Quando l'uomo di cui si tratta non sarà più lontano da te che di due passi, io manderò il nostro fischio, ed in allora salterai fuori ad impedirgli il passo.
— Cospetto! disse Marcaccio: egli così mi vedrà per bene in volto, e se mai la scampa mi potrà riconoscere di poi.
— Va là che non c'è pericolo la scampi... E poi per maggior precauzione tirati sul naso il tuo cappellaccio e mettiti sulla bocca il fazzoletto tanto che non ti restino scoperti che gli occhi per vederci...
— Ad ogni buon conto farò così.
— Appena tu l'abbia arrestato, io gli piomberò addosso per di dietro dal posto in cui vado a mettermi in agguato, e tu lo vedrai cadere senza manco gridare un Gesù-Maria... Non c'è cosa più semplice e più facile. Hai tu capito?
— Ho capito benissimo.
— Allora ai nostri posti: ed attenti che fra dieci minuti l'individuo sarà qui.
Marcaccio andò ad appiattarsi dove gli aveva detto Graffigna, e questi da canto suo si postò un po' più indietro, dall'altra parte della strada, stando così aderente al muro dietro il poco riparo che faceva lo sporgere dello stipite d'una porticina, e così immobile, che in quelle tenebre il vederlo o il sospettare soltanto in quel luogo la presenza d'un uomo era impossibile.
Barnaba intanto, uscito dall'osteria, se ne veniva lentamente, e con aspetto preoccupato verso quella parte. Egli era lieto dei risultamenti ottenuti in quella sera, e veniva pensando come trarne miglior profitto. Adesso non era più con un'intima istintiva persuasione soltanto, ma con una morale certezza giustificata ch'egli avrebbe potuto presentarsi al signor Tofi a sostenergli l'identità delmedichinocoll'elegante dottor Quercia. La scoperta dell'esistenza già sospettata d'un segreto nascondiglio dove riparassero gli assassini e si nascondessero i corpi del delitto, era cosa importantissima; così egli tosto avrebbe provato ai superiori il torto e l'ingiustizia della sua disgrazia. Ma non conveniva indugiarsi per nulla e quanto più presto si sarebbe agito, tanto meglio aveva da essere. Si disse che il Commissario non l'avrebbe rampognato, ancorchè fosse venuto a disturbarlo a quell'ora per affare di tanto rilievo. Era opportuno senza perder tempo, con quella maggior forza diarcierie di guardie che si poteva raccozzare in tutta fretta, invadere la bettola, rompere il tavolato là dov'egli era persuaso esistere il passaggio, e penetrare ad ogni rischio nel covo degli assassini. Più presto si facesse, e più si sarebbero presi i birbanti all'impensata, e minori sarebbero stati i rischi, e maggiore la messe delle prove. Si, non bisognava esitare, e correr subito dal Commissario.
Presa questa risoluzione, egli aveva levato il capo e s'era posto ad affrettare il passo, quando udì dietro di sè suonare un fischio acuto, modulato in maniera speciale, e tosto dopo vide slanciarglisi innanzi, come se uscisse dalla muraglia della casa, un uomo grande e grosso colla faccia coperta da una pezzuola, il quale secondo l'abitudine di tutti questi galantuomini, gli disse:
— Ferma, birbante!
Barnaba cacciò la mano nella tasca dei calzoni per estrarne una delle sue pistole; ma chiuso e abbottonato nei panni, com'era, pel freddo, prima che avesse tempo di compier l'atto, si sentì una lama fredda ed acuta penetrare nel fianco a due riprese in fretta in fretta; volle mettere un grido, ma si sentì soffocare da un fiotto di sangue che gli venne alla gola, gli si annebbiarono gli occhi e cadde lungo e disteso sulla neve che ammantava la strada.
— Il suo conto è bello ed assestato: disse con orribile scherno la voce in falsetto di Graffigna; e lo scellerato si curvò sul giacente per certificarsi di meglio della morte di lui; ma in quella Marcaccio, che non ancora così agguerrito in queste orribili imprese, guardava intorno con occhio spaventato, vide venire a quella volta in mezzo alla nebbia le ombre di due uomini che camminavano ad una piccola distanza l'uno dall'altro. La poca tranquillità della sua coscienza gli fece pensar subito ai difensori della legge ed ai punitori dei misfatti, gli parve di veder luccicare le armi e la divisa dei custodi della sicurezza pubblica.
— Una pattuglia! esclamò egli colla voce soffocata dal più alto spavento: salva, salva!...
E senza aspettar altro se la diede a gambe che pareva il vento lo portasse.
La paura è contagiosa, massime in quei certi momenti in cui c'è davvero buona ragione d'averla. Graffigna levò il capo, vide ancor esso le ombre che si avvicinavano e non guardandoci tanto pel sottile, ora che il colpo era fatto, pensò miglior consiglio il porsi in salvo egli pure, e via di corsa dietro Marcaccio che già era sparito.
I due uomini che sopraggiungevano eranoMacobaroed Andrea.
Maddalena, penetrata inCafarnao, aveva trovato Gian-Luigi ancora tutto assorto nel suo lavoro.
— Finalmente, esclamò ella con voce concitata, incapace di frenare la passione che la padroneggiava; finalmente conosco il nome di due delle mie rivali: la Zoe e la contessa di Staffarda.
Gian-Luigi levò verso Maddalena il viso tra corrucciato e stupito, e corrugò la sua bella fronte del più puro modello greco.
— Come hai tu appreso codesto? domandò egli vibratamente con accento di autorità imperiosa.
La giovane esitò.
— Parla: riprese impetuoso ed impaziente ilmedichino.
Maddalena, che con Luigi non sapeva fingere e che lo temeva troppo per non obbedirlo, rispose che ciò le era stato detto da quel cotal Barnaba, di cui fra loro si era discorso la mattina di quel giorno medesimo.
Ilmedichinoimpallidì leggermente.
— Ma quel demonio sa dunque tutto! esclamò egli non cercando punto di dissimulare l'ingrata sorpresa e lo sgomento ch'egli provava.
— Rassicurati: disse sollecitamente Maddalena, egli non ha parlato altrimenti di te, ma del dottor Quercia: ed all'esistenza delmedichinoha protestato che ei non ci credeva il meno del mondo.
Gian-Luigi scosse la testa niente rassicurato.
— Folle che tu sei! E' ti ha detto così per ingannarti. Come e perchè vuoi tu che a te parlasse del dottor Quercia e delle sue amanti, s'egli non sapesse o non sospettasse almanco che quel dottor Quercia son io?
Maddalena sovraccolta dall'evidenza di codesto argomento, chinò il capo, spaventata essa pure della conseguenza di tal fatto.
— Per Dio! esclamò ilmedichino, stringendo il pugno, levando il capo con fiera mossa e saettando uno sguardo alla vôlta, quasi volesse sfidare il cielo. La fortuna, che finora mi ha secondato, sta ella per abbandonarmi adesso nel migliore? Sul punto di raccogliere le fila della trama così pazientemente e con tanta pertinacia tessuta, debbo io vedermi ad un tratto per l'oscuro colpo d'uno sgherro troncare i nervi ed impedire l'opera? Almeno questo ingiusto insensato del destino mi lasci scendere in campo e principiare la lotta; ch'io cada là in mezzo, se non è mia sorte il vincere, ma ch'io cada colla gloria d'un'ecatombe di vittime, colla superbia d'un cumulo intorno di rovine da me fatte, vedendo tremante e pallido per ispavento quel mondo sciagurato e codardo che mi vincerà colla forza de' suoi ordini ingiusti; Erostrato, ch'io perisca almeno nella gloriosa aureola delle fiamme da me suscitate!.... Ma cadere in mano della sbirraglia, ma morire ignobilmente per ignobile supplizio sopra un patibolo!... Oh Catilina, tu almanco nella tua sciagura hai avuto un fine condegno. E in questo momento forse è già tratto il dado della mia sorte... Ah! la mia fortuna e la mia vita sono sulla punta del pugnale di Graffigna.
Egli finiva appena di pronunziare queste parole che l'esile persona di Graffigna medesimo s'insinuava colla sua andatura felina in quel locale.
— Niente paura: disse l'assassino trafelato dall'aver corso; il pugnale di Graffigna non falla mai. Quell'uomo non può contar più i segreti da lui scoperti che ai vermi del sepolcro.
E ciò dicendo mostrava alla luce rossigna della lampada la lama sanguinosa del suo pugnale.
Ma lasciamo omai — e n'è gran tempo — questo tristo ambiente di feroci passioni e di delitti;andiamo in più elevata sfera, dove altre ed anco accese passioni vedremo agitarsi, ma contenute almanco dall'onestà dell'animo e dalle forme civili dell'educazione: rechiamoci al ballo della baronessa X, dove sappiamo dover convenire parecchi fra gl'importanti personaggi del nostro racconto.