CAPITOLO XXIII.La Maddalena, sferratasi a quel modo che abbiamo visto, dalle mani dell'arciere, si diede a correre per le viuzze scure e tortuose di quella antica parte della città, senz'altra direzione e senz'altro scopo fuor quelli d'allontanarsi dalla bettola e il più presto possibile. Si temeva inseguita, e non cessò dal correre, finchè non la si trovò fuori della città, sopra uno dei viali che circondavano allora Torino, in una perfetta oscurità ed in un più perfetto silenzio. Allora la si fermò alquanto, e per riposare, e per riavere un po' di respiro affatto impeditole dall'affanno, e per pensare che cosa dovesse fare.La prima cosa che voleva era sapere delmedichino. S'accorse che le gambe l'avevano portata su quel viale dove era la casetta isolata dei misteriosi ritrovi, e per prima cosa pensò accostarsi cautamente a quella palazzina, per tentare di scoprirvi alcun che. S'accorse di subito, appena l'ebbe vista, che la casa era occupata, e non dubitò punto che non ci fossero gli agenti della Polizia. Indugiatasi in quelle vicinanze un po' di tempo, ora venendo presso al muro nella speranza di scorgere cosa che le svelasse il vero, ora allontanandosene per timore d'esser vista da qualche poliziotto messo a guardia ed in agguato, avvenne che ad un punto ella vedesse uscire di là un gruppo di più persone, fra le quali non tardò a conoscereGraffignaeStracciaferro, posti in mezzo e legati alle mani.Suo primo impulso fu spingersi innanzi, mostrarsi ai due mariuoli, interrogarli con uno sguardo che essi avrebbero capito ed a cui avrebbero saputo rispondere per apprenderle la sorte di Gian-Luigi. Ma se ne trattenne, con più prudente consiglio, che mostrandosi correva rischio, anzi era certa di essere arrestata anch'essa, ed allora non avrebbe più nulla potuto perlui, al quale, senza sapere ancora il come, era suo proposito, sua speranza, suo unico pensiero il giovare.Vide allontanarsi il gruppo de' prigionieri, ed ella rimase colà, nascosta nell'ombra, dietro il tronco d'un grosso albero, i piedi nella neve, la testa scoperta, le spalle non difese, all'aria frizzante di quella notte d'inverno, che la era quale al momento dell'invasione de' poliziotti trovavasi nella calda atmosfera della bettola, incerta l'animo, palpitante, tremante.Che cosa era successo in quella palazzina? Che cosa inCafarnao? Era egli finito colà l'atto della tragedia in cui era in giuoco ciò ch'ella aveva di più caro sulla terra? Pareva di no, perchè nella casetta continuavano ad esser lumi e vedersi moto di ombre traverso i cristalli. Maddalena era nella più ansiosa dubbiezza del mondo. Mentre la non si poteva staccar di lì, perchè una voce segreta pareva avvertirla che in quel luogo si decideva la sorte dilui, la quale era la sua sorte; una quasi rampognante riflessione le diceva che forse avrebbe potuto altrove spender meglio quel tempo che lì consumava inutilmente in sì febbrile ma sì inerte aspettazione, che avrebbe dovuto esser già corsa all'abitazionedi lui, dove avrebbe sentito di certo, senza pur interrogare, dalle ciarle della strada, se ilmedichinocolà fosse stato colto, o no, che avrebbe potuto già far qualche cosa per adoperarsi in favore di lui, per salvarlo.L'istinto che la teneva inchiodata a quel luogo ebbe ragione. Dopo una lunga attesa, che a lei parve eterna, udì nuovo rumore di gente che si moveva dalla palazzina, vide un altro gruppo di persone uscire da quell'uscio, scendere lo scalino, venir lentamente traverso il cortile, accostarsi al cancello di ferro. Non ebbe mestieri che d'un'occhiata sola per conoscere al chiaror della luna, chi fosse quell'uomo che più legato ancora dei due che erano usciti precedentemente, veniva fuori in mezzo ai carabinieri, camminando con uno stento che si sforzava a dissimulare.Era lui! Maddalena sentì il sangue darle un rimescolo: ebbe appena tanto di prudenza e di forza da trattenere nella gola il grido di dolorosa sorpresa, di spasimo e di rabbia che voleva scoppiare; si tenne al tronco dell'albero dietro cui si riparava, e nella rugosa corteccia dell'olmo piantò le sue unghie, tra per sorreggersi in piedi chè le gambe le mancavan sotto, tra per dare un subito sfogo alla tanta passione tormentosa che l'invase.Come le apparve bello al pallido chiaror della luna! Più pallido di quel raggio, che illuminandole, pareva accarezzarne le sembianze, ma fermo, ma tranquillo, ma con una leggera amarezza d'ironia che pareva una nota di superiorità a quelli che lo circondavano, all'umana schiatta, alla sua sorte, egli rappresentava una sfera di gentilezza, un ideale di distinzione a quella giovane plebea dal sangue ardente, in cui tumultuava la passione, cui spingeva un'aspirazione d'istinto verso il bello e l'eletto, come spinge anche la farfalla notturna una ignota possa verso la lucentezza della fiamma.Avrebbe voluto slanciarsi addosso a lui ad abbracciarlo; avrebbe voluto aver le forze di Sansone per atterrare quei rappresentanti della tirannia sociale e liberarlo; non voleva a niun conto lasciarlo passare senza fargli sentire che ella era lì, che il cuore di lei non si mutava e traboccava di passione per esso, che a costo anche della vita avrebbe ella tentato giovargli. Ma non dimenticò la prudenza, camminando pian piano, con accorta cautela, venne a portarsi innanzi ad uno dei rari lampioni che avevano ufficio, e non lo adempivano, di rischiarare il viale, e si pose in modo che ella, stando nell'ombra, vedesse chi passava nel ristretto cerchio di luce rossastra, mandata dal lampione. Quando Gian-Luigi fu a quell'altezza, ed ella ne potè ancora mirare le dilette sembianze, Maddalena levò la voce in quel silenzio della notte, che non era turbato fuorchè dal passo in cadenza dei carabinieri, gridò una sola parola:— Spera!I carabinieri si riscossero e gettarono acuti sguardi nell'oscurità da quella parte ond'era venuta la voce; ma nulla scorsero. Gian-Luigi quella voce la riconobbe: volse a quel punto un sorriso di ringraziamento, di gratitudine, d'affetto e continuò tranquillamente la strada.Maddalena era sparita.Prendendo la corsa lungo il viale nella direzione opposta a quella che avevano i carabinieri col loro prigione, nell'intento di rientrare in città per un'altra parte, Maddalena non sapeva bene ancora che cosa avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe fatto in pro del suo amante. Agire, la doveva, la voleva; sentiva una interna agitazione che non la lasciava stare alle mosse. Ma che fare? che fare, ella povera fanciulla della plebe, senz'altre attinenze che coi miserabili perduti nelle più basse regioni della infima classe, nel fango sociale della povertà, dei vizi e del delitto? Avrebbe dato tutta la sua vita, la sua bellezza fin anco, la sua parte di paradiso (se pur osava sperar d'avere possibilità d'entrarci) per arrivare un momento, un solo momento, a possedere forza e potenza, l'autorità del grado, del nome, della ricchezza, la balìa delle cose del mondo. Un'idea spuntò finalmente nel suo cervello affaticato a immaginare spedienti dalla sua volontà incitata dalla passione. Si ricordò che quel Barnaba medesimo, che era stato messo di certo alla caccia delmedichino, parlandole di costui appunto, le aveva rivelato come Quercia fosse l'amante della Zoe, cortigiana sfarzosamente elegante, mantenuta d'un Principe, della contessa di Staffarda, nobilissima fra le nobili dame della città. Queste donne dovevano avere quello che a lei mancava, l'influenza; ed esse al pari di lei dovevano desiderare ardentemente di adoperarsi in pro del giovane, poichè lo amavano. Non c'era altro adunque per allora da fare che correre da una di queste, da tuttedue, raccontare il fatto e spingerle subitamente all'opera. A quale doveva ella dare la precedenza? Editò alquanto, e poi si decise per Zoe. Quantunque in altro ambiente, in altro grado, direi quasi, quest'ultima era pure una cortigiana; e Maddalena sentiva quindi con essa maggiori i punti di contatto, e per ciò glie ne pareva più facile l'abbordo e che le sarebbe meno impacciato, quando si trovasse in faccia a lei, il discorso. Da Barnaba essa s'era fatto dire l'indirizzo dell'abitazione dell'una e dell'altra dalle sue rivali: senza perder più tempo, corse dallaLeggera.Costei, ancora in iscrezio col suo principesco amante, si faceva consolare dell'abbandono di lui dalle galanterie del signor Bancone, il re di denari nel mondo bancario d'allora; galanterie quotate alla borsa del cuore della celebre cortigiana, e presentemente in rialzo. Quando la confidente megera, che le serviva anche da mezzana sotto il pretesto di farle da fante, venne a susurrarle nel padiglione diun'orecchia che una povera popolana, giovane, belloccia, agitata, ansante era colà che chiedeva parlarle di cosa gravissima e che premeva assai, la Zoe non ebbe altro miglior pensiero fuor quello di mandarla ai cento mila diavoli e risparmiarsene il fastidio d'una visita e d'un colloquio che non poteva e non sapeva attribuire a cosa che lei potesse riguardare. Fra la schiera immorale e tuttodì crescente con sempre più audace spudoratezza delle venditrici d'amore, laLeggerateneva un poco invidiabile e pur da molte e da molte invidiato primato; invidiato non che dalle compagne di vergogna cui la bellezza o la fortuna non favorivano di tanto, ma, e questo è doloroso a pensarsi, dalle ragazze di povere famiglie che stentavano la vita e si frustavano la non sorrisa giovinezza ad un povero lavoro, e cui la mancanza d'attrattive, il caso solamente, la sorveglianza de' genitori soltanto, non più un'onestà che era sparita nelle dure prove della miseria, impediva di avere con sì facile infamia vesti di seta ed ebbrezza di vizi. Per ciò all'antica saltatrice di corda e danzatrice sul dorso di cavalli, avveniva sovente quello che suole avvenire ad artisti da teatro di gran fama, a cui, cioè, molti, o spinti dalla vocazione, o dalla molla d'una vita che appare al pubblico piena di soddisfazioni e di gaudii, o dalla mattana, o dall'irrequietezza dell'indole, ricorrono per aver consigli, avviamento ed aiuti per intraprendere quella carriera in cui il consultato è giunto già a sì elevata meta. Dalla Zoe ricorrevano povere fanciulle abbandonate dall'amante, perseguitate dalla tirannia d'un padrigno, od anche d'un padre ubriacone, perseguitate dalla miseria, solleticate dalla smania dei piaceri mondani, dall'infingardaggine e dalla voluttà, per imparare come si doveva fare a vendere utilmente quel poco d'onore che loro ancora rimaneva. La Zoe, o loro rispondeva con disprezzosa ironia, o le respingeva con indegnazione, o si commoveva alle narratele miserie e veniva largamente in soccorso della sventura: imperocchè per un'anomalia, che trovasi frequente in questa fatta di donne, ella, spietatissima a pelare i giovani che le cadevano sotto le unghie, non dandosi il menomo pensiero pur mai de' guai, delle dissensioni o de' danni che recava in oneste famiglie, era poi a volta a volta pietosissima per le sofferenze dei poveri, per quelle strette della miseria traverso le quali ricordava pure esser passata la sua infanzia, e di cui non esente la sua adolescenza.Quando adunque la cameriera osò violare la soglia del gabinetto in cui la padrona e il banchiere milionario stavano fronte a fronte nell'intimità d'unpetit-souperinaffiato del vino spumeggiante di Sciampagna, la Zoe credette che la fanciulla presentatasi a domandare un colloquio con lei fosse una di quelle sventurate, a cui l'urgenza del pericolo o della miseria facesse impaziente di gettar via al più presto quel poco fardelletto di virtù e incaricò la fante della risposta che accennai poc'anzi: ma quando la cameriera medesima tornò a riferire che quella giovane con aria della maggior disperazione insisteva per vedere subito la signora, affermando trattarsi di vita o di morte d'una persona che a lei pure era carissima, la cortigiana non fu mossa da nessuna inquietudine, sibbene da una certa curiosità che le fece sperare nel domandato colloquio, uno spasso, un'occupazione d'un quarto d'ora — tanto di rubato alla fastidiosa compagnia del Giove della banca che l'aveva visitata in Anfitrione.— Che cosa c'è? domandò appunto questi veggendo i sommessi parlari della cameriera colla padrona.Zoe guardò la faccia melensamente vanitosa del banchiere ringalluzzito dal vino di Francia, i ciondoli d'oro che oscillavano e tintinnivano sul madornale di lui ventre, e sentì viemmaggiore il desiderio di un diversivo.— È una povera giovane che dice avermi da parlare di cose di rilievo... La vogliamo far venire?... Chi sa che le sue ciancie non ci divertano!.... La è anche bellina.Bancone ebbe un sorriso, in cui erano armoniosamente fusi quello d'un Satiro e quello di Sileno.— Ah ah! la è bella? domandò egli alla fante, facendo saltare i gingilli dell'orologio.— Signor sì.Il banchiere si sdraiò di meglio sulla poltrona cui occupava col suo corpo da elefante, ponendo in vista maggiormente la potenza della sua pancia da Epulone; prese in mano un bicchier da Sciampagna e guardò con occhio ammiccante il rifrangersi della luce traverso il liquore rosato.— Va bene, va benissimo. Fate pure entrare quella ragazza.Nell'entrare in quel luminoso e caldo camerino pieno di tanti profumi che salivano impetuosamente al cervello: fiori, acque nanfe, vapori di vivande e di vini, Maddalena rimase come abbagliata e sbalordita. La veniva dal freddo e dall'oscurità della notte, e trovavasi di botto, come per un colpo di verga magica, trasportata in mezzo ad uno splendore di Eden sensuale. Stanca ed ansimante per la corsa che aveva fatta, la si arrestò un momento sulla soglia e gettò nel gabinetto uno sguardo di stupore, di curiosità quasi selvaggia. Gli occhi accesi dalla passione del cuore e dall'animazione del sangue, le guancie infiammate per la violenza del moto, pel flagellare dell'aria ghiaccia notturna, pel rapido passaggio dal freddo intenso della strada al calore pieno di effluvii di quello stanzino, la bellezza proterva della popolana aveva una tale espressione di temerità, di sfacciataggine direi, che il vizio intelligente del vecchio libertino ne fu sovraccolto.— Oh oh! esclamò egli posando il suo bicchier da Sciampagna sul candidissimo mantile: ecco unamariuola che deve sapere l'affar suo. Venite avanti, venite avanti, ragazza.La Zoe aveva piantato i suoi occhi smaglianti e a fior di pelle in volto alla nuova venuta, e col tatto che è dote naturale delle donne, in lei fatto più fine per codesto uso dall'esperienza, aveva subitamente giudicata la strana visitatrice; la non era di quelle solite che vengono a chiedere consigli di corruzione o soccorsi; ella non aveva bisogno di andare a prendere da nessuno lezioni d'audacia o d'arte per torsi d'impaccio. Ma per che cosa veniva ella dunque? Vi era nella sua risolutezza qualche cosa di amaramente doloroso, nell'attenzione con cui guardava quella innanzi a cui aveva domandato essere introdotta, v'era alcun che d'ostile e insieme di espansivo. Zoe guardò con non celata curiosità quel mistero in gonnella cui non sapeva spiegarsi. Maddalena, nel medesimo tempo, esaminava con un sentimento assai complesso la famosa cortigiana. Ne scrutava con occhio critico di rivale la bellezza, ne studiava nell'espressione dei tratti l'indole, per indovinare che cosa potesse sperarne. Quei due esseri simili, in quel mutuo raffronto, non ostante un certo elemento di ripulsione che sentivano fra loro, si riconobbero un'anima compagna, un'origine comune, una sorte medesima ed un inesplicabile legame che le avvinceva.Zoe fece un gesto invitativo colla mano e disse a sua volta:— Venite avanti.Maddalena venne fin presso alla tavola su cui specchieggiavano i cristalli e gli argenti, appoggiò una mano al tessuto finissimo di quel mantile di tela di Fiandra candido come la neve appena caduta, e disse con voce che l'affanno della corsa e l'emozione del momento rendevano saltellante e velata:— Scusi se vengo a disturbarla, ma si tratta di cosa che preme cotanto!...— La è un pezzo di consistenza: disse col cinismo del ricco corrotto e corruttore, Bancone, che guardava con occhio cupido le forme procaci della giovane plebea. Avete freddo, eh carina? Sedetevi qui presso me, innanzi a questa bella fiammata. Ve' la non può manco trarre il fiato. Aspettate: bevete questo bicchiere e ne sarete rinfrancata.Riempì sino all'orlo di vino di Sciampagna un bicchiere fatto a calice e glie lo porse. Maddalena lo prese, guardò chi glie lo stendeva con una malvogliosa indifferenza, come si fa d'un fastidioso che secca incontrare, e bevve d'un fiato.— Da brava: esclamò Bancone, tornando ad arrovesciarsi sulla sua poltrona e scoppiando in un riso grossolano e sgangherato che gli era solito. Che ne dite eh, cara la mia giovane?Allungò un braccio per prenderla alla vita; Maddalena si trasse in là e lo guardò con dispettosa impazienza.— Tacete: disse severamente Zoe all'Anfitrione, e state fermo.Poi volta alla giovane:— E voi, che cosa avete da dirmi di tanta premura?Maddalena accennò con moto del capo al grosso banchiere.— Ho bisogno di parlare a Lei sola.LaLeggerasi levò e disse alla giovane:— Venite meco.— Ecchè? Voi mi piantate in questo bel modo? Esclamò Bancone volendo dare al suo aspetto ed alla voce l'espressione del corruccio d'un uomo che paga per essere divertito.Zoe, che già era avviata all'altra stanza, non volse che la testa verso il milionario.— Se volete aspettarmi, siete padrone: diss'ella: se vi rincresce l'indugio, siete padrone eziandio di andarvene.Il banchiere borbottò una filza di rimproveri al battente dell'uscio che si rinchiuse dietro le spalle delle due donne, e sfogò la sua bizza sulla bottiglia di Sciampagna che aveva a tiro della mano.— Ebbene? domandò laLeggera, piantandosi in faccia alla popolana. Ora siamo sole e potete parlare.Maddalena avvicinò il suo al capo della interrogatrice, le affondò, per così dire, gli occhi negli occhi e disse con voce sommessa, ma vibrata:— Gian-Luigi fu arrestato.Zoe ebbe un sussulto di tutta la persona e una fiamma le balenò nello sguardo; ma raffrenatasi tosto, disse freddamente:— Chi? Quale Gian-Luigi?— Quercia: rispose sempre a voce bassa ma con una veemenza quasi indignata la Maddalena: ilmedichino, il vostro amante... ed il mio!— Chi siete voi? domandò allora la cortigiana, serrando al suo petto le braccia. Come mi conoscete? Perchè siete venuta da me? Ditemi tutto, e siate schietta e veritiera.La giovane contò ogni cosa, dalla prima conoscenza da lei fatta di Gian-Luigi che aveva visto con abiti da popolano, frammisto a popolani, introdursi nella taverna di Pelone, alla compiuta fiducia che presso di lui le aveva acquistato la sua devozione amorosa, agli avvenimenti di quella sera che avevano finito coll'incarceramento delmedichino.— Ed ora che cosa bisogna fare? disse laLeggera, quasi interrogando se stessa, quando Maddalena ebbe finito.— Bisogna salvarlo: esclamò la popolana con forza e calore. Bisogna che lo salviamo noi, donne che lo amiamo. Io, sventurata, non ci posso nulla che metterci la mia vita. E son pronta a dare tutto il mio sangue. Ma Lei e la contessa di Staffarda che sono potenti: loro possono e debbono toglierlo dal mal passo... Io imparai l'indirizzo di casa sua, con ben altri intendimenti che di venire ad un amichevole colloquio, sa!... Fui gelosa di Lei con una rabbiaferoce, e mi sarei sentito il cuore e la forza di sbranarla. Ma ora ch'egli è colpito dalla sventura, ho pensato che non avremmo più che una volontà sola, che uno scopo... Lo salvi, ed io le sarò riconoscente più che se me avesse tolta alla morte...Zoe meditava. Recarsi dal Principe non le pareva in quel momento il mezzo migliore; per riafferrare tutta la sua influenza su di lui era necessario lasciare che S. A. fosse la prima a venirsi umiliare alla bassezza della cortigiana: ed andarlo a cercare essa per supplicarlo in favore appunto di colui che era stato la cagione del suo principesco furore, era un'imprudenza e non altro. Il cenno che Maddalena fece della contessa di Staffarda le richiamò alla mente una circostanza che in quel punto non ricordava, e la pose sulla vera strada.— La contessa di Staffarda! diss'ella. Sì! Ecco il filo che si ha da tirare. — Ella per amore e per paura... e suo marito... sì, anche suo marito ci ha da concorrere — il marito colla minaccia della pubblicità. — A ciò pensava Luigi dandomi quelle lettere... Le sono un vero talismano.Si volse a Maddalena e disse ratto:— Aspettatemi un momento, ed usciamo insieme.Suonò con forza il campanello.— Si attacchi subito subito e in tutta fretta: disse alla fante che accorse. A me un cappellino, una mantiglia, una cosa qualunque da mettermi sulle spalle...La non era vestita che di una stupenda veste da camera dicachemirfoderata di seta; e nelle biancherie del collo e nella chioma aveva un disordine, effetto di quella orgia a due che la Maddalena era venuta ad interrompere. La cameriera domandò qual abito avesse da recare, per indossarle.— Nessuno: disse con impazienza la Zoe. Dove vo non avranno campo nè voglia da guardarmi l'acconciatura.Si avviluppò in un mantello e passò nel gabinetto dove Bancone combatteva la noia dell'attesa con gli avanzi del banchetto.— Mi capita una delle maggiori sciagure che mi potessero mai capitare: disse affrettatamente la cortigiana a Bancone sbalordito. Bisogna ch'io corra subito a tentar di rimediarvi. Non vi dico più di aspettarmi e perchè non so quando potrò essere di ritorno, e perchè tornata, non avrò tale umore da esservi di piacevole compagnia.E senza aspettar risposta, fatto cenno alla Maddalena di seguirla, uscì. La carrozza era pronta, le due donne vi salirono, e pochi minuti dopo arrivavano alla porta del palazzo di Langosco.— State qui dentro ed aspettatemi: disse Zoe alla sua compagna, ed aperto l'usciòlo saltò leggermente a terra, corse per l'andito, su delle scale, e si presentò nell'anticamera degli appartamenti, dove parecchi domestici stavano sbadigliando.— Vorrei parlare alla contessa: disse vibratamente laLeggerae con tono di comando.— Non si può: rispose uno dei domestici: la signora contessa è a letto malata e non riceve nessuno.La cortigiana guardò con aria di superba superiorità i domestici, e soggiunse fieramente:— Andate dire alla vostra padrona che sono la Zoe, detta laLeggera, che ho da dirle cose che la riguardano molto da vicino, e che non mi parto di qua senza averle parlato.Candida che sapeva pur troppo qual unico punto d'attinenza esistesse fra sè e quella donna, indovinò riguardo a che ed a chi le si voleva parlare: e benchè una grande ripugnanza fosse in lei a mettersi a contatto con simile rivale, la curiosità, l'ansia, il pensiero di apprendere qualche importante circostanza, la paura d'uno scandalo fecero ch'essa tal ripugnanza superasse, e la Zoe venne introdotta nella camera da letto della contessa di Staffarda.Quelle due donne di sì diversa classe, educazione e qualità, che ora si trovavano a fronte per sì strano giuoco di caso, già si conoscevano di veduta, già, senza che paresse, incontratesi parecchie volte per istrada ed a teatro, s'erano esaminate con occhio di rivali, non ostante la immensa distanza che ne separava la condizione, ed avevano recato l'una dell'altra reciproco, dispettoso e sprezzante giudizio della bellezza. S'erano odiate: la Zoe perchè nella nobile dama invidiava quella superiorità sociale contro cui, anche in lei, si ribellava il sangue plebeo; la contessa perchè con vergogna sapeva che la vil cortigiana le disputava l'amante. Si disprezzavano eziandio: e in un contrasto fra loro, Candida aveva da riuscir meno forte e risoluta, perchè non aveva più nemmeno di se medesima la stima, e l'autorità del grado e del nome ch'essa aveva coscienza d'avere macchiato, non bastava a tener luogo di quella della virtù che aveva perduta, contro la sfacciataggine della donna, che del disonore faceva il suo mestiere. Si guardarono un poco senza parlare, anche quando, per ordine della contessa, furono lasciate sole; e l'imbarazzo e l'onta apparvero sulla fronte della padrona di casa che accoglieva una tal visitatrice, e non su quella di costei.Povera Candida! Com'era ella mutata in poco tempo! Il pallore ordinario delle sue guancie — una delle sue bellezze — che le dava un'espressione di sentimento e rivelava l'essere della sua anima appassionata, era diventato un pallore morboso, segno di sofferenza; il viso dimagrato, le labbra scolorate, le occhiaie infossate ed allividite, gli occhi brillanti d'una luce febbrile colle palpebre rosse rivelavano le ansietà e i patemi dell'animo suo, le mal celate lagrime dolorose. Sollevandosi alquanto della persona, col gomito puntato ai cuscini, ella stava aspettando, come si aspetta l'annunzio d'una sventura, le parole che erano per uscire dalle labbra della cortigiana; ma questa, come se godesse di quell'ansietà e di quell'imbarazzo, si teneva immobile, in silenzio, innanzi a lei, le bracciaincrociate al petto, con mossa d'una insolente famigliarità, con un certo piglio di ostile osservazione, di ironia e di minaccia.La contessa si decise a provocare con una richiesta le parole della Zoe. Esitò un momentino se avesse ad usare ilvoiod illeiparlandole; e per allontanare la difficoltà, disse nel modo seguente, non senza sforzo e con voce non del tutto sicura:— Siamo sole; si può parlare liberamente e credo non vi sia ragione d'indugiare. Sono qui ad ascoltare tutto quello che mi si vuol dire.LaLeggerafece ancora un passo per avvicinarsi di più al letto, si curvò alquanto della persona, come per diriger meglio le sue parole sulla faccia della contessa, e guardandola sempre a quel modo impertinente e minaccioso, disse con voce sommessa, ma vibrata:— Luigi..... ilnostroLuigi fu arrestato questa sera..... E se non lo salviamo noi, egli dovrà salire sullaforca!...Per Candida fu, come se ricevesse nella faccia e nel petto l'urto d'un colpo materiale: si lasciò andare indietro sui cuscini impallidita come una morta, gli occhi sbarrati da uno sgomento indicibile; ma la riazione fu lesta a venire. Quella che le tornava un'esagerazione, le apparve con tutti gl'indizi della falsità. L'azione, le parole, l'aria del volto della cortigiana non furono più per lei che un sanguinoso oltraggio, cui quella donna perduta aveva avuto la temerità di venirle ad infliggere nella sua casa medesima. Il sangue le salì di bel nuovo alla faccia a ricolorarle più vivacemente le guancie, a ridonare più fuoco allo sguardo. Fulminò d'un'occhiata imponente la sciagurata che le stava dinanzi, e il disprezzo non consentendo al suo sdegno di pronunziare pure una parola, non fece altro che allungare il braccio verso il cordone del campanello. La Zoe, con un balzo da tigre a ghermir la preda, le fu sopra, le afferrò quel braccio e stringendolo colla sua mano nervosa, da lasciarvi sulla pelle liscia e finissima l'impronta delle sue piccole dita, disse piano, con un fiero sogghigno:— La badi, non faccia imprudenze. Cacciarmi per mezzo de' suoi domestici di casa sua, è presto detto, ma non può farsi così presto e così piano che non ne nasca uno scandalo. Il darmi retta è non solo nell'interesse di Luigi, che deve starle a cuore a Lei, come sta a me, ma nell'interesse suo: la lo dovrebbe capire, senza ch'io mi sfiati a dirglielo.Candida fu quasi dominata da quella violenza; non pensò a riluttare; il suo braccio rimase inerte; il suo capo si trasse in là, e gli occhi si sottrassero allo sguardo ardente di quelli della cortigiana. Successe un momento di silenzio.— Lasciatemi: disse poi la contessa con accento di comando e di superba impazienza, movendo il braccio per isvincolarlo dalla stretta di quella mano il cui contatto le era più doloroso d'un'offesa.Zoe lasciò andare la mano della contessa e incrociò nuovamente le braccia al seno.— Che cosa volete da me? Che siete venuta a pretendere qui colle vostre menzogne?— Menzogne! ripetè la cortigiana col suo sogghigno. Ah Lei ricorre al comodo spediente di non credere. Le ripeto che Luigi Quercia fu arrestato e che lo aspetta laforca, perchè gli è accusato di parecchi assassinii e depredazioni...Abbassò ancora la voce e soggiunse:— E l'accusa è vera. Quercia è il famosomedichinocapo dellacocca.Candida non ebbe altra forza che quella di mandare un fievol grido.— Che cosa voglio e pretendo? continuava la Zoe: che voi sua amante... al pari di me... più di me... mi aiutiate a salvarlo; che non lo lasciate passare dalle vostre braccia a quelle della morte la più ignominiosa.La contessa chiamò a raccolta tutta la dignità e tutto il coraggio che ancora le rimanevano.— Strano modo di venire ad implorare la mia protezione pelvostro amante, assalendomi con calunnie e minaccie, non so se più assurde o ridicole... Uscite; io non posso e non voglio far nulla per voi nè per quel cotale... E s'egli è quello sciagurato che voi dite, ben lo colpisca la vendetta delle leggi.LaLeggeraguardava con profondo stupore la donna che così le parlava; ad un punto proruppe con un'esclamazione che pareva un ruggito:— Ah sì?.... Ah gli è così che la prendete?..... Implorare io?..... Dove avete visto, da che avete capito che io venga ad implorarvi?... vengo a comandare.... Voi non volete far nulla perquel cotale?... Vi dico io che farete.... Potevate addirittura affermare che voi non l'avete mai visto, nè conosciuto... Ecco come sono queste gran dame che si chiamano oneste, e che non hanno per noi che disprezzo. Ci vengono a rapire i nostri amanti, a rubare il mestiere, e quando si sono saziate dei loro vergognosi capricci, con fronte spudorata vi negan tutto, coprono la loro infamia del loro blasone; fanno cacciare alla porta quella ch'esse chiamano una donna perduta, abbandonano nella disgrazia colui che pur ieri onoravano dei loro amplessi.... Infamia ed ipocrisia!.... Voi valete assai meno di noi, signora.... Ma vi dico che io — la quale non abbandono chi amo — io non permetterò che sia così. Ho in mano il mezzo di farmi obbedire, e mi obbedirete.... Conveniva essere più prudente per prepararvi il comodo spediente del diniego.... Ho in mano io le lettere d'amore che avete scritte a Quercia l'assassino.Candida, senza più forza, non seppe dare altra risposta che mandare una voce di disperazione; ma di botto la sua fisionomia espresse ancora maggiore l'angoscia, la vergogna e lo spavento,mentre gli occhi fissavano atterriti appiè del letto. La Zoe si volse a guardare, e vide colà apparire il cranio giallo e gli occhi viperini del conte Langosco.— Voi insultate mia moglie, credo: disse il marito di Candida con espressione di supremo disprezzo ed autorità: v'impongo di rispettarla.La cortigiana, come domata da quell'aspetto, dallo sguardo e dall'accento, fece un passo indietro e non ribattè parola. Langosco si avanzò così da mettersi in mezzo fra Zoe e sua moglie, e senza pur volgere un'occhiata a quest'ultima, ripigliò a dire:— Ho udito nominare certe lettere..... che possono essere interessanti per noi..... Ho io inteso bene?— Sì, signor conte: rispose laLeggera.— E le sono in poter vostro?— Sì signore.— Bene!... Gli è dunque un affare.... Si tratta di compra e vendita... Non è alla moglie che dovevate indirizzarvi, ma al marito... Venite meco di là.Zoe parve esitare un momento: guardò la contessa che si sarebbe detta svenuta, se non avesse avuto larghi e spaventati i suoi grandi occhi neri, guardò il conte che nascondeva il suo furore sotto il solito ghigno sardonico delle labbra sottili, ed alla moglie prestava tanta attenzione, come se non esistesse, e rispose con una insolente crollatina di spalle:— La moglie o il marito fa il medesimo: fra loro se l'aggiusteranno come lor piace; in faccia al mondo è una causa sola ed un medesimo interesse.Passarono nell'appartamento del conte. Questi, appena entrato nello stanzino che avrebbe potuto chiamarsi il suo studio, se mai fosse stato presumibile ch'egli studiasse, piantato a mezzo la stanza, fermò que' suoi occhi grifagni in volto alla cortigiana e le disse con accento in cui il disprezzo e la minaccia non erano temperati che da quel certo riguardo che la sua galanteria serbava pur sempre per qualunque giovin donna in qualsiasi grado e condiamone la fosse:— Gli è dunque un ricatto, unchantage, quello che vieni ad esercitare qui da noi, la mia bella giovane?..... Bene! Non perdiamo tempo. Quanto ne vuoi di quelle lettere?— La libertà di Luigi.Langosco crollò le spalle con impazienza.— Non dire e non farmi dire delle parole inutili. Due mila lire ti bastano?Zoe tentennò il capo.— Tre?... Cinque?... Otto mila lire, via.— Nè anco venti... Le ripeto, signor conte, che voglio la libertà di Luigi. Non è per altro che son venuta.— Non ti capisco: spiegati.— Quelle lettere darò a Lei od a sua moglie quel dì, in cui Luigi sarà uscito di carcere.— Sei matta... Bisogna domandare alla gente cosa che si possa fare.— E questo, Lei, se vuole, lo può fare.— Come?— Con quel denaro ch'Ella è disposta a spendere per riavere quelle lettere, si può comprare qualche guardiano; coll'autorità e le protezioni di cui Ella dispone si può ottenere che qualche occhio si chiuda..... Quercia può di questa guisa trovare aperta la sua prigione, pronta una carrozza ed un passaporto e....Il conte l'interruppe.— È questo il solo partito che tu venga a propormi, il solo che tu voglia accettare?— Il solo.— Olà! Che interesse ci hai tu cotanto a salvar la pelle di quello sciagurato?Gli occhi della cortigiana brillarono stranamente, ed ella rispose con accento di voce più sommesso, quasi cupo:— L'amo.— Oh oh, tu!... Esclamò il conte; ma l'espressione scettica e sardonica del suo sorriso mefistofelico si dileguò in presenza della risolutezza e della serietà che erano impresse sulla faccia della Zoe; egli riconobbe lo stampo della passione, e meravigliato di quel miracolo che aveva creduto impossibile nell'animo di quella venduta, s'inchinò leggermente:— E tu fuggiresti con lui?— Forse!— Per andare a vivere da tortorelle in una solitudine:une chaumière et son cœur. Che strana razza di gente che siete!... Senti, Zoe. Tu mi domandi una cosa che non si deve fare. Capirai che non si può rispondere lì su due piedi un sì, e neppure un no, quando tanto interesse è in giuoco. Lasciami pensare. Promettimi intanto una cosa: che di quelle tali lettere non farai uso nessuno, finchè tu non abbia perduta ogni speranza di salvare... colui.— Glie lo prometto.— Io ti farò sapere la mia decisione fra pochi giorni.Zoe si mosse per partire; ma fatti pochi passi, s'arrestò, e venendosi a piantare di nuovo in faccia a Langosco, disse con forza quasi feroce:— Badi che vane promesse non mi potranno ingannare; e che saprò ricorrere a tali cautele da premunirmi contro ogni tradimento.Il conte non rispose; lasciò partire la cortigiana, poscia avvoltosi ben bene entro la sua pelliccia, senza servirsi della carrozza, a piedi s'avviò di buon passo verso l'abitazione del generale Barranchi.Questi aveva ricevute le relazioni compiute ed esatte delle importanti operazioni eseguite quella sera dalla sua Polizia: stupito, egli stesso, lieto e superbo dei risultamenti ottenuti, si fregava le mani per un trionfo di cui egli non aveva il menomo merito.La comparsa di Langosco lo fece ricordarsi che a quel successo mancava una sola circostanza per essere compiuto: ed era che non si aveva potuto trovare quelle lettere di cui aveva promesso il ricupero al suo buon amico. Ma quando appena ebbe incominciato a dire tale non affatto lieta novella al marito di Candida, questi lo interruppe.— So che non le avete rintracciate, diss'egli: ma so eziandio dove le sono e dove si possono pigliare.— Ah sì? esclamò il generale con aria tra meravigliata ed incredula. Sentiamo un po'.— Le ha in suo potere Zoe, la mantenuta del Principe.Barranchi guardò Langosco con un certo stupore, ma nello stesso tempo si rimpettì, ed atteggiò la sua persona ad una mossa di orgoglioso soddisfacimento.— Ah ah! voi credete, caro conte, di venirci ad apprendere una novella mai più sospettata... Udite, ed ammirate come la mia Polizia è ben fatta. In questo stesso momento uno de' nostri più fidi, più segreti, più sicuri agenti, quello a cui molto si deve nello scoprimento di questa rete infernale, trovasi in casa laLeggeraa farvi una minuta perquisizione, appunto per trovarvi quello che voi desiderate. Domani mattina prima che siate levato, riceverete il plico che conterrà tutte quelle carte; potete dormir tranquillo con questa certezza.Ma il domattina, invece del plico che Barranchi gli aveva promesso, il conte di Staffarda ricevette il bigliettino seguente:«Conviene che le relazioni avute da voi e quelle che a me pervennero fossero false, o che quel demonio d'una Zoe sia stata avvisata in qualche modo; il fatto è che per quanto minutamente siasi perquisita tutta la sua abitazione, nulla si rinvenne, nè quelle tali lettere, nè altro che la potesse compromettere. Ho dato tuttavia ordine che la si arrestasse; e vedremo se la prigione la farà parlare.»Langosco sgualcì con mano rabbiosa quel pezzo di carta, stette un poco a meditare, e poi rispose al comandante della Polizia:«Credo inutile sostenerla in carcere; quella donna non parlerà. Libera, potrò trattare con essa ed ottenere la consegna di quei fogli, che voglio avere a qualunque costo; e poichè nessuna prova ci avete contro di colei, io vi consiglio e vi prego di metterla in libertà. Eviterete così anche la collera del Duca.»Mandò sollecitamente il biglietto al suo indirizzo.— Purchè, disse fra sè, quella sciagurata nello sdegno di vedersi presa, non pensi di subito a vendicarsi con quell'armi che ha tra mano.Ma la Zoe, in grazia del maggior interesse che aveva in vista, represse il furore onde in fatto era occupata. Ecco il bigliettino che a sua volta, appena libera, scrisse al conte Langosco:«Ella aveva promesso di non ricorrere a tradimenti. Ho imparato che valore hanno le sue promesse. Ecco ora l'ultimo patto che le vengo a dettare: se fra una settimana L. non è libero, quelle lettere faranno il giro di tutta Torino. Nè creda impedire in altro modo qualsiasi questo fatto. Dovessi anch'io sparire dalla faccia della terra, quei documenti sono in luogo sicuro ed in mano di tale che eseguirà ad ogni costo la mia volontà.»Or ecco di che guisa l'accorta Zoe aveva sottratto le lettere di Candida alla ricerca della Polizia.Uscendo dal palazzo di Staffarda, dopo i colloquii avuti colla contessa e col conte, la cortigiana era salita nella carrozza, dove stava attendendola palpitante la Maddalena.— Ebbene? Aveva domandato costei colla sollecitudine della maggiore ansietà.— Ebbene: aveva risposto laLeggera, tutto ancora agitata dalla passione che l'aveva mossa in que' narrati abboccamenti: ebbene li tengo per i capelli e li farò marciare a mio talento.... Vi è tutto da sperare.Maddalena in uno slancio di gioia riconoscente, prese la mano della Zoe e la baciò con calore.— Oh oh! esclamò la elegante mantenuta del Principe con un accento strano in cui c'era ironia, commozione, sdegno e simpatia nello stesso tempo: cara la mia ragazza, tu ami dunque molto quel birbone di Luigi?— Tanto, tanto! rispose la giovane col più sincero espandersi della passione.— Dovremmo essere nemiche ed odiarci, poichè l'amo anch'io. Ma tu non sei come quella superba impostora di contessa. Tu lo ami per lui e non per te. Possiamo intenderci, noi due. Ah! due donne che amano sono una gran potenza, sai; e lascia fare che fra noi due lo salveremo. Di poi, per contrastarcelo, ci caveremo anche gli occhi....— Ah no! proruppe Maddalena, cui la bellezza, la risoluzione, la vivacità, la passione della cortigiana soggiogavano. Io sento di non esser nulla, di non poter nulla. La mi adopri come vuole, prenda la mia vita se occorre: lo salvi solamente, ed io sparirò nell'ombra per lasciarla felice con lui.— Povera fanciulla! disse Zoe, passandole un braccio intorno al collo. Sei tu forse quella che merita più d'essere amata.... E gli uomini son essi degni di un simile amore?... Bah! Forse che si ama per merito e ragione?... Quello che avverrà fra noi non so; per ora sento che ti voglio bene e t'ammiro.E tratta a sè la faccia animata della ragazza del volgo, le diede un bacio di sorella.— Di te, dunque: continuava: mi fido come di me stessa. Dà ben retta. Per obbligare ad agire secondo le nostre voglie il conte e la contessa ho untalismano che solo fa tutta la mia forza, e di cui per ciò essi hanno massimo interesse a spogliarmi. Questo talismano sarà più sicuro nelle tue mani che nelle mie. Conviene che tu mi prometta di non mostrarlo a nessuno, di non farne cenno con anima viva, di nasconderti con esso e di non restituirlo poscia che a me, nelle mie mani, quand'io te lo ridomandi.Maddalena promise.— Or bene, vieni meco nella mia casa ed io te lo consegnerò di presente, perchè temo qualche tentativo per privarmene.Entrando in casa, Zoe apprese che vi era tuttavia Bancone; senza preoccuparsene il meno del mondo, ella condusse Maddalena nel suo elegante camerino datoelette, e chiuse là dentro le consegnò il pacco delle lettere della contessa di Staffarda.— Ed ora dove pensi tu andarti a rimpiattare?— Ci ho la mia camera; ma colà non oso riparare per paura ci vengano gliarcieri.— Hai ragione. Bisogna assolutamente trovare altro ricovero. Aspetta un poco. Te lo procurerò io.Passò di là nel salotto da pranzo, dove trovò il banchiere milionario, sbottonato il panciotto, disfatto il nodo della cravatta, arrovesciata la testa sulla spalliera della poltrona, russare con voce sonora, saporitamente addormentato.LaLeggerainzuppò nell'acqua l'angolo d'una servietta, e bagnò al dormiente la fronte e le tempia. Bancone si svegliò senza sussulto e, vistasi innanzi la bellezza sorridente della cortigiana, fece un beato sorriso ancor esso.— Tò, m'ero addormentato... Tanto meglio! Così il tempo della tua assenza mi è passato più presto... Sognavo di te, sai, sognavo che tu mi facevi sul ventre i passi di danza che ballavi con tanta grazia sul dorso nudo del cavallo al galoppo... Sei stata lungo tempo fuor di casa?... Hai finito i tuoi misteriosi affari?... Sei tornata definitivamente e possiamo stare allegri insieme senza che nessun più venga a disturbarci?— Quante domande! rispose Zoe con tutta la grazia seducente di cui era capace. Vi risponderò pregandovi di farmi un piacere... che sarà un piacere anche per voi.— Che cosa? domandò Bancone stirandosi.— Non ci avete mica nessun'abitatrice nel vostro appartamentino, dove, di nascosto dalla moglie, andate a fare delle orgie da scapolo, viziosone che siete?Il banchiere fece saltare la sua pancia enorme in una grassa risata di soddisfazione.— Eh eh! Bisogna bene darsi un po' di buon tempo. La bellezza virtuosa di mia moglie m'annoia come una quaresima; vado a fare di quando in quando un po' di carnovale.— Sentite. Si tratta di ricoverare e nascondere in quel vostro così ben riposto quartieretto una bella ragazza.Il vecchio satiro drizzò le orecchie e si levò sulle anche.— Oh oh! esclamò egli, guardando incredulo la cortigiana: una bella ragazza! Davvero?— Sicuro: quella medesima che avete visto qui poco fa, e che non vi dispiacque, io me ne sono accorta, vecchio peccatore.— Sì, la è un discreto tocco di grazia di Dio. Ma perchè ricoverarla, perchè nasconderla?— Vi rincresce fare a me ed a lei questo piacere, procurare a voi medesimo questo vantaggio?..... Lasciate stare: ricorrerò ad un altro.— No, no. Sono disposto ad obbedirti.— Quella giovane è perseguitata da qualcheduno, è venuta a raccomandarsi a me; voglio salvarla, ed ho pensato il meglio fosse di affidarla alla vostra generosa protezione.— Affidala pure: disse il vecchio libertino, nei cui occhi brillavano le fiamme d'una oscena cupidigia: la sarà in buone mani.— Va bene... Vengo a consegnarvi tosto la giovane... La mia carrozza è ancora bella ed allestita sotto il portone. Voi salite in essa colla ragazza e... e buona notte.— Come! Come! esclamò il banchiere meravigliato: così subito?Ma laLeggeragià era sparita dietro le cortine dell'uscio.Bancone si mescette un bicchiere di Sciampagna e lo bevette d'un fiato per rischiararsi le idee. Cinque minuti dopo vide ricomparire la Zoe che si traeva per mano la Maddalena. Si levò in piedi e sorresse alla tavola il suo corpo oscillante.— Dunque, diss'egli, aitandosi della persona colla grazia d'un orso che si dimena entro la gabbia di un serraglio, mia bella giovane tu hai da essere la mia ospite?Maddalena lo guardò colla sua petulante figura e fece un sorriso poco rispettoso; laLeggerale si chinò all'orecchio e le susurrò alcune parole, alle quali ella non rispose che con una crollatina di spalle chiaramente significante: «Bah! ciò poco m'importa.»— Non perdete più tempo: disse Zoe: sono le undici e mezzo, e più. Andate.Il vecchio libertino osò abbandonare l'appoggio della tavola e fece due passi barellando verso la cortigiana.— Crudele! mormorò con occhi che volevano essere espressivi d'un amoroso rimprovero ed erano in realtà imbamboliti dall'ebbrezza: hai il coraggio di scacciarmi di casa tua...Zoe lo afferrò ad un braccio per aiutarlo a rimettersi in equilibrio sulle gambe podagrose, e gli accennò Maddalena che aspettava presso l'uscio con una certa impazienza.— Avrete un fortunato compenso... nella buona opera che state per fare.— Ah birbona!... susurrò il Creso della banca con quel suo certo sorrisaccio; poi, parlando a Maddalena: vieni qua, soggiunse, vienmi presso, biricchina... Così; dàmmi il braccio... Perbrio! che braccio sodo... Dunque, buona notte, Zoe. Andiamo.Appena furono usciti, laLeggerachiamò a sè i servi.— Chiunque v'interroghi, non direte che qui venne una giovane e che la è partita con Bancone.Ottenutane questa promessa, ordinò si spegnessero tutti i lumi, si ridusse nella sua camera, e in pochi minuti fu spogliata ed a letto. Eravi essa appena coricata, quando si udirono forti colpi al portone da via. Il portinaio svegliato si recò a vedere che fosse: successe un breve e vivace parlamentare fra quelli che picchiavano di fuori e il portiere all'interno, quindi il portone s'aprì e i passi pesanti di molte persone suonarono su per le scale. La Zoe stava ascoltando questi rumori con interesse, quasi con ansia, dubitosa che quest'incidente la dovesse riguardare, quando a levarle ogni dubbio sentì una violenta scampanellata all'uscio del quartiere.— È una visita della Polizia, ci scommetto: disse ella fra sè con un sorriso di trionfo. La Maddalena è partita a tempo.La sua fante le si precipitava in istanza, mezzo spoglia, assai sgomenta.— Ah signora, esclamava con voce tremante, è la forza, è l'autorità, vogliono entrare ad ogni costo... Domandano di Lei... o mio Dio! o mio Dio!LaLeggerasi sollevò un poco in mezzo alla candida neve delle sue lenzuola, puntando il gomito ai guanciali ornati di ricche balze di mussolina ricamata, incrociò al petto il suo giaco da notte ricco di trine stupende e con atto superbo ed imponente da regina esclamò imperiosamente:— Qui non ha da entrare nessuno... Non lasciate entrare nessuno.— Siamo già entrati: rispose una voce fiacca, affranta, ma in cui suonava una certa maligna ironia, e in mezzo alle cortine dell'uscio Zoe vide la faccia pallida ed infermiccia di Barnaba, e dietro lei i ceffi caratteristici degliarcierida cui s'era fatto accompagnare.La Zoe riconobbe di subito nell'uomo che le si affacciava, quel cotale che da assai tempo si aggirava intorno all'abitazione di lei, gli occhi rivolti alle finestre della medesima, e che la sua vanità femminile aveva preso per un timido amatore. Luigi aveva avuto ragione: egli era invece una spia. Essa lo fulminò con un'occhiata di sdegnoso disprezzo e con un accento degno compagno di quello sguardo, domandò:— Chi siete? Che volete? Che modo è questo d'introdursi nella casa d'una donna?Barnaba parve esitante; si sarebbe detto che su quella soglia trovava un inciampo che stentava a superare; nella sua faccia scialba e sempre impassibile eravi pure come un'ombra di misteriosa emozione; i suoi occhi al fondo delle incavate occhiaie, velati quasi sempre, avevano ora uno strano bagliore, mentre, trascurato ogni altro oggetto, si fissavano sulle forme giovanili, leggiadre, procaci della cortigiana a mezzo seduta sul suo letto.Era davvero un'originale, irritante, potente bellezza quella che splendeva dagli occhi, dal volto, da tutte le membra della giovine donna. Le sue chiome abbondanti di color fulvo, slacciate, le pendevano in ciocche ondulate che avevano i riflessi dell'oro, intorno al collo candidissimo ed a perfezione tornito, sulle spalle, venivano a battere come una carezza su quel turgido seno, il cui candore appariva traverso le trine, come l'argenteo chiaror della luna traverso le squarciate nubi. Sacerdotessa della voluttà, la sua espressione suprema, quella in cui tutte s'appuntavano le espressioni delle sue sembianze, de' suoi atti, d'ogni sua mossa, era l'espressione della voluttà. Anche nello sdegno di quel momento c'era una grazia, un fascino malvagiamente provocatore delle sensuali passioni dell'uomo.Dopo un istante ella ripetè, ancora più sdegnosa di prima, le sue richieste a Barnaba, il quale gli occhi fissi su di lei, il respiro leggermente affannoso, nè parlava, nè si moveva. Allora l'agente della Polizia si riscosse, vinse la sua emozione, ricoprì nuovamente la faccia della maschera d'una gelata indifferenza, e con voce sorda ed affaticata rispose:— Siamo la Polizia; e veniamo a perquisire la vostra casa. Nessuno si mova e nessuno fiati. Dobbiamo frugare scrupolosamente cose e persone. Credo che ad alcuno non verrà in mente la pazzia d'una resistenza.La donna con un sobbalzo si drizzò del busto sui cuscini ricamati del suo letto.— Cose epersoneavete detto? Domandò ella con inesprimibile accento di fiero disdegno:— Sì: disse freddamente Barnaba: e per togliervi più presto a questa seccatura e lasciarvi tosto libera e tranquilla comincieremo da voi.Fece alcuni passi verso il letto della cortigiana, ma più incerta che mai era la sua andatura e le mani gli tremavano.Le pupille di Zoe mandarono fiamme: con un moto rapido e violento si torse della persona verso il comodino, ne aprì il cassetto e toltone uno stile damaschinato, di bella fattura, lo impugnò risolutamente colla piccola destra nervosa. L'avreste detta una Lucrezia romana.— Guai chi mi tocca! gridò essa fremendo.Il poliziotto ebbe sulle pallide labbra un sogghigno indefinibile d'ironia insieme e di compassione e di profonda mestizia.— Tanto sforzo di coraggio starebbe bene, diss'egli, se si volesse attentare alla vostra virtù, ma questo non è ora il caso. Dovreste sapere che contro laforza non vale la ribellione dello sdegno. Se voi... od altri per voi... tentò un giorno salvare la vostra innocenza dalla brutalità d'un prepotente, che valse?Queste parole che le ricordavano un tristo episodio della sua prima adolescenza, quasi della sua infanzia infamemente corrotta da uno scellerato, sovraccolsero potentemente e stranamente la donna. Quella disgraziata ventura ella non aveva raccontata mai; il miserabile che l'aveva fatta sua vittima era morto; il suo compagno di stenti che era stato testimonio inorridito ed impotente era scomparso. Come poteva sapere alcuna cosa di quel dramma quest'ignoto? E sapeva egli veramente, od era il caso soltanto che gli aveva posto in bocca quelle parole che sembravano fare allusione alla sventurata vicenda? Non ebbe campo per allora a meditare su codesto, perchè l'agente di Polizia, assumendo un tono imperioso e solenne continuava:— E noi siamo la legge, signora, noi siamo l'autorità, ed a noi non si resiste.Si volse agliarcieriche dietro di lui s'erano inoltrati nella stanza.— Disarmate quella donna: comandò.In un attimo due uomini furono allato della Zoe, le ebbero afferrate le braccia e toltole di pugno il ferro. Allora ella vide avanzarsi su di lei e starle sopra la faccia terrea di Barnaba; allora sentì sulla sua persona il contatto di due mani che parevano frementi. Trasalì, come corse le vene da un brivido di ribrezzo, mandò un gridolino di rabbia repressa, slanciò uno sguardo di ferocia impotente su quel volto pallido, macilento, incavato, che incombeva sul suo. I loro sguardi s'urtarono come due saette che s'incontrino per aria volando, parve se ne sprigionassero scintille. Nessuno dei due cedette e si abbassò innanzi all'altro; ma nelle pupille di quell'uomo che le parvero in fondo alle occhiaie come belve appiattate in fondo ad una caverna, Zoe travide un fuoco profondo, cupo, terribile, credette travedere un pauroso mistero.— Chi è quest'uomo? domandò a sè stessa. Che vuol egli da me? Perchè mi pare che costui debba entrare nella mia vita?La perquisizione, come già sappiamo, non ebbe risultamento di sorta. Zoe arrestata venne il giorno dopo messa nuovamente in libertà. Verso sera di quel giorno medesimo, ella riceveva da mano ignota un bigliettino scritto col lapis che riconobbe tosto di pugno delmedichino.Esso non conteneva che queste poche righe:«Sono nelle carceri senatorie. Confido in te. Oro e protezioni ci vuole. Verrà a tempo opportuno un uomo a mettersi teco in rapporto. Per ora agisci con prudenza. Quell'uomo che ci ha spiato, che mi ha arrestato, Barnaba, ha qualche ragione personale contro me o contro te. Cerca d'accostarlo, studialo, tenta di sedurlo. Non mi pare impossibile.»Erano due giorni che la Zoe non poteva scacciare di mente il pensiero di quell'uomo cui anche Luigi veniva ora a ricordarle. Per quanto avesse frugato e rifrugato nelle sue memorie, non aveva trovato nulla che le rammentasse aver avuta con lui relazione.— Lo cercherò; si disse; voglio penetrare questo mistero.Come ilmedichinofosse riuscito a far pervenire quel biglietto allaLeggera, vedremo di poi. Ora torniamo indietro d'alquanto e rechiamoci al letto di morte dell'usuraio Nariccia.
La Maddalena, sferratasi a quel modo che abbiamo visto, dalle mani dell'arciere, si diede a correre per le viuzze scure e tortuose di quella antica parte della città, senz'altra direzione e senz'altro scopo fuor quelli d'allontanarsi dalla bettola e il più presto possibile. Si temeva inseguita, e non cessò dal correre, finchè non la si trovò fuori della città, sopra uno dei viali che circondavano allora Torino, in una perfetta oscurità ed in un più perfetto silenzio. Allora la si fermò alquanto, e per riposare, e per riavere un po' di respiro affatto impeditole dall'affanno, e per pensare che cosa dovesse fare.
La prima cosa che voleva era sapere delmedichino. S'accorse che le gambe l'avevano portata su quel viale dove era la casetta isolata dei misteriosi ritrovi, e per prima cosa pensò accostarsi cautamente a quella palazzina, per tentare di scoprirvi alcun che. S'accorse di subito, appena l'ebbe vista, che la casa era occupata, e non dubitò punto che non ci fossero gli agenti della Polizia. Indugiatasi in quelle vicinanze un po' di tempo, ora venendo presso al muro nella speranza di scorgere cosa che le svelasse il vero, ora allontanandosene per timore d'esser vista da qualche poliziotto messo a guardia ed in agguato, avvenne che ad un punto ella vedesse uscire di là un gruppo di più persone, fra le quali non tardò a conoscereGraffignaeStracciaferro, posti in mezzo e legati alle mani.
Suo primo impulso fu spingersi innanzi, mostrarsi ai due mariuoli, interrogarli con uno sguardo che essi avrebbero capito ed a cui avrebbero saputo rispondere per apprenderle la sorte di Gian-Luigi. Ma se ne trattenne, con più prudente consiglio, che mostrandosi correva rischio, anzi era certa di essere arrestata anch'essa, ed allora non avrebbe più nulla potuto perlui, al quale, senza sapere ancora il come, era suo proposito, sua speranza, suo unico pensiero il giovare.
Vide allontanarsi il gruppo de' prigionieri, ed ella rimase colà, nascosta nell'ombra, dietro il tronco d'un grosso albero, i piedi nella neve, la testa scoperta, le spalle non difese, all'aria frizzante di quella notte d'inverno, che la era quale al momento dell'invasione de' poliziotti trovavasi nella calda atmosfera della bettola, incerta l'animo, palpitante, tremante.
Che cosa era successo in quella palazzina? Che cosa inCafarnao? Era egli finito colà l'atto della tragedia in cui era in giuoco ciò ch'ella aveva di più caro sulla terra? Pareva di no, perchè nella casetta continuavano ad esser lumi e vedersi moto di ombre traverso i cristalli. Maddalena era nella più ansiosa dubbiezza del mondo. Mentre la non si poteva staccar di lì, perchè una voce segreta pareva avvertirla che in quel luogo si decideva la sorte dilui, la quale era la sua sorte; una quasi rampognante riflessione le diceva che forse avrebbe potuto altrove spender meglio quel tempo che lì consumava inutilmente in sì febbrile ma sì inerte aspettazione, che avrebbe dovuto esser già corsa all'abitazionedi lui, dove avrebbe sentito di certo, senza pur interrogare, dalle ciarle della strada, se ilmedichinocolà fosse stato colto, o no, che avrebbe potuto già far qualche cosa per adoperarsi in favore di lui, per salvarlo.
L'istinto che la teneva inchiodata a quel luogo ebbe ragione. Dopo una lunga attesa, che a lei parve eterna, udì nuovo rumore di gente che si moveva dalla palazzina, vide un altro gruppo di persone uscire da quell'uscio, scendere lo scalino, venir lentamente traverso il cortile, accostarsi al cancello di ferro. Non ebbe mestieri che d'un'occhiata sola per conoscere al chiaror della luna, chi fosse quell'uomo che più legato ancora dei due che erano usciti precedentemente, veniva fuori in mezzo ai carabinieri, camminando con uno stento che si sforzava a dissimulare.
Era lui! Maddalena sentì il sangue darle un rimescolo: ebbe appena tanto di prudenza e di forza da trattenere nella gola il grido di dolorosa sorpresa, di spasimo e di rabbia che voleva scoppiare; si tenne al tronco dell'albero dietro cui si riparava, e nella rugosa corteccia dell'olmo piantò le sue unghie, tra per sorreggersi in piedi chè le gambe le mancavan sotto, tra per dare un subito sfogo alla tanta passione tormentosa che l'invase.
Come le apparve bello al pallido chiaror della luna! Più pallido di quel raggio, che illuminandole, pareva accarezzarne le sembianze, ma fermo, ma tranquillo, ma con una leggera amarezza d'ironia che pareva una nota di superiorità a quelli che lo circondavano, all'umana schiatta, alla sua sorte, egli rappresentava una sfera di gentilezza, un ideale di distinzione a quella giovane plebea dal sangue ardente, in cui tumultuava la passione, cui spingeva un'aspirazione d'istinto verso il bello e l'eletto, come spinge anche la farfalla notturna una ignota possa verso la lucentezza della fiamma.
Avrebbe voluto slanciarsi addosso a lui ad abbracciarlo; avrebbe voluto aver le forze di Sansone per atterrare quei rappresentanti della tirannia sociale e liberarlo; non voleva a niun conto lasciarlo passare senza fargli sentire che ella era lì, che il cuore di lei non si mutava e traboccava di passione per esso, che a costo anche della vita avrebbe ella tentato giovargli. Ma non dimenticò la prudenza, camminando pian piano, con accorta cautela, venne a portarsi innanzi ad uno dei rari lampioni che avevano ufficio, e non lo adempivano, di rischiarare il viale, e si pose in modo che ella, stando nell'ombra, vedesse chi passava nel ristretto cerchio di luce rossastra, mandata dal lampione. Quando Gian-Luigi fu a quell'altezza, ed ella ne potè ancora mirare le dilette sembianze, Maddalena levò la voce in quel silenzio della notte, che non era turbato fuorchè dal passo in cadenza dei carabinieri, gridò una sola parola:
— Spera!
I carabinieri si riscossero e gettarono acuti sguardi nell'oscurità da quella parte ond'era venuta la voce; ma nulla scorsero. Gian-Luigi quella voce la riconobbe: volse a quel punto un sorriso di ringraziamento, di gratitudine, d'affetto e continuò tranquillamente la strada.
Maddalena era sparita.
Prendendo la corsa lungo il viale nella direzione opposta a quella che avevano i carabinieri col loro prigione, nell'intento di rientrare in città per un'altra parte, Maddalena non sapeva bene ancora che cosa avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe fatto in pro del suo amante. Agire, la doveva, la voleva; sentiva una interna agitazione che non la lasciava stare alle mosse. Ma che fare? che fare, ella povera fanciulla della plebe, senz'altre attinenze che coi miserabili perduti nelle più basse regioni della infima classe, nel fango sociale della povertà, dei vizi e del delitto? Avrebbe dato tutta la sua vita, la sua bellezza fin anco, la sua parte di paradiso (se pur osava sperar d'avere possibilità d'entrarci) per arrivare un momento, un solo momento, a possedere forza e potenza, l'autorità del grado, del nome, della ricchezza, la balìa delle cose del mondo. Un'idea spuntò finalmente nel suo cervello affaticato a immaginare spedienti dalla sua volontà incitata dalla passione. Si ricordò che quel Barnaba medesimo, che era stato messo di certo alla caccia delmedichino, parlandole di costui appunto, le aveva rivelato come Quercia fosse l'amante della Zoe, cortigiana sfarzosamente elegante, mantenuta d'un Principe, della contessa di Staffarda, nobilissima fra le nobili dame della città. Queste donne dovevano avere quello che a lei mancava, l'influenza; ed esse al pari di lei dovevano desiderare ardentemente di adoperarsi in pro del giovane, poichè lo amavano. Non c'era altro adunque per allora da fare che correre da una di queste, da tuttedue, raccontare il fatto e spingerle subitamente all'opera. A quale doveva ella dare la precedenza? Editò alquanto, e poi si decise per Zoe. Quantunque in altro ambiente, in altro grado, direi quasi, quest'ultima era pure una cortigiana; e Maddalena sentiva quindi con essa maggiori i punti di contatto, e per ciò glie ne pareva più facile l'abbordo e che le sarebbe meno impacciato, quando si trovasse in faccia a lei, il discorso. Da Barnaba essa s'era fatto dire l'indirizzo dell'abitazione dell'una e dell'altra dalle sue rivali: senza perder più tempo, corse dallaLeggera.
Costei, ancora in iscrezio col suo principesco amante, si faceva consolare dell'abbandono di lui dalle galanterie del signor Bancone, il re di denari nel mondo bancario d'allora; galanterie quotate alla borsa del cuore della celebre cortigiana, e presentemente in rialzo. Quando la confidente megera, che le serviva anche da mezzana sotto il pretesto di farle da fante, venne a susurrarle nel padiglione diun'orecchia che una povera popolana, giovane, belloccia, agitata, ansante era colà che chiedeva parlarle di cosa gravissima e che premeva assai, la Zoe non ebbe altro miglior pensiero fuor quello di mandarla ai cento mila diavoli e risparmiarsene il fastidio d'una visita e d'un colloquio che non poteva e non sapeva attribuire a cosa che lei potesse riguardare. Fra la schiera immorale e tuttodì crescente con sempre più audace spudoratezza delle venditrici d'amore, laLeggerateneva un poco invidiabile e pur da molte e da molte invidiato primato; invidiato non che dalle compagne di vergogna cui la bellezza o la fortuna non favorivano di tanto, ma, e questo è doloroso a pensarsi, dalle ragazze di povere famiglie che stentavano la vita e si frustavano la non sorrisa giovinezza ad un povero lavoro, e cui la mancanza d'attrattive, il caso solamente, la sorveglianza de' genitori soltanto, non più un'onestà che era sparita nelle dure prove della miseria, impediva di avere con sì facile infamia vesti di seta ed ebbrezza di vizi. Per ciò all'antica saltatrice di corda e danzatrice sul dorso di cavalli, avveniva sovente quello che suole avvenire ad artisti da teatro di gran fama, a cui, cioè, molti, o spinti dalla vocazione, o dalla molla d'una vita che appare al pubblico piena di soddisfazioni e di gaudii, o dalla mattana, o dall'irrequietezza dell'indole, ricorrono per aver consigli, avviamento ed aiuti per intraprendere quella carriera in cui il consultato è giunto già a sì elevata meta. Dalla Zoe ricorrevano povere fanciulle abbandonate dall'amante, perseguitate dalla tirannia d'un padrigno, od anche d'un padre ubriacone, perseguitate dalla miseria, solleticate dalla smania dei piaceri mondani, dall'infingardaggine e dalla voluttà, per imparare come si doveva fare a vendere utilmente quel poco d'onore che loro ancora rimaneva. La Zoe, o loro rispondeva con disprezzosa ironia, o le respingeva con indegnazione, o si commoveva alle narratele miserie e veniva largamente in soccorso della sventura: imperocchè per un'anomalia, che trovasi frequente in questa fatta di donne, ella, spietatissima a pelare i giovani che le cadevano sotto le unghie, non dandosi il menomo pensiero pur mai de' guai, delle dissensioni o de' danni che recava in oneste famiglie, era poi a volta a volta pietosissima per le sofferenze dei poveri, per quelle strette della miseria traverso le quali ricordava pure esser passata la sua infanzia, e di cui non esente la sua adolescenza.
Quando adunque la cameriera osò violare la soglia del gabinetto in cui la padrona e il banchiere milionario stavano fronte a fronte nell'intimità d'unpetit-souperinaffiato del vino spumeggiante di Sciampagna, la Zoe credette che la fanciulla presentatasi a domandare un colloquio con lei fosse una di quelle sventurate, a cui l'urgenza del pericolo o della miseria facesse impaziente di gettar via al più presto quel poco fardelletto di virtù e incaricò la fante della risposta che accennai poc'anzi: ma quando la cameriera medesima tornò a riferire che quella giovane con aria della maggior disperazione insisteva per vedere subito la signora, affermando trattarsi di vita o di morte d'una persona che a lei pure era carissima, la cortigiana non fu mossa da nessuna inquietudine, sibbene da una certa curiosità che le fece sperare nel domandato colloquio, uno spasso, un'occupazione d'un quarto d'ora — tanto di rubato alla fastidiosa compagnia del Giove della banca che l'aveva visitata in Anfitrione.
— Che cosa c'è? domandò appunto questi veggendo i sommessi parlari della cameriera colla padrona.
Zoe guardò la faccia melensamente vanitosa del banchiere ringalluzzito dal vino di Francia, i ciondoli d'oro che oscillavano e tintinnivano sul madornale di lui ventre, e sentì viemmaggiore il desiderio di un diversivo.
— È una povera giovane che dice avermi da parlare di cose di rilievo... La vogliamo far venire?... Chi sa che le sue ciancie non ci divertano!.... La è anche bellina.
Bancone ebbe un sorriso, in cui erano armoniosamente fusi quello d'un Satiro e quello di Sileno.
— Ah ah! la è bella? domandò egli alla fante, facendo saltare i gingilli dell'orologio.
— Signor sì.
Il banchiere si sdraiò di meglio sulla poltrona cui occupava col suo corpo da elefante, ponendo in vista maggiormente la potenza della sua pancia da Epulone; prese in mano un bicchier da Sciampagna e guardò con occhio ammiccante il rifrangersi della luce traverso il liquore rosato.
— Va bene, va benissimo. Fate pure entrare quella ragazza.
Nell'entrare in quel luminoso e caldo camerino pieno di tanti profumi che salivano impetuosamente al cervello: fiori, acque nanfe, vapori di vivande e di vini, Maddalena rimase come abbagliata e sbalordita. La veniva dal freddo e dall'oscurità della notte, e trovavasi di botto, come per un colpo di verga magica, trasportata in mezzo ad uno splendore di Eden sensuale. Stanca ed ansimante per la corsa che aveva fatta, la si arrestò un momento sulla soglia e gettò nel gabinetto uno sguardo di stupore, di curiosità quasi selvaggia. Gli occhi accesi dalla passione del cuore e dall'animazione del sangue, le guancie infiammate per la violenza del moto, pel flagellare dell'aria ghiaccia notturna, pel rapido passaggio dal freddo intenso della strada al calore pieno di effluvii di quello stanzino, la bellezza proterva della popolana aveva una tale espressione di temerità, di sfacciataggine direi, che il vizio intelligente del vecchio libertino ne fu sovraccolto.
— Oh oh! esclamò egli posando il suo bicchier da Sciampagna sul candidissimo mantile: ecco unamariuola che deve sapere l'affar suo. Venite avanti, venite avanti, ragazza.
La Zoe aveva piantato i suoi occhi smaglianti e a fior di pelle in volto alla nuova venuta, e col tatto che è dote naturale delle donne, in lei fatto più fine per codesto uso dall'esperienza, aveva subitamente giudicata la strana visitatrice; la non era di quelle solite che vengono a chiedere consigli di corruzione o soccorsi; ella non aveva bisogno di andare a prendere da nessuno lezioni d'audacia o d'arte per torsi d'impaccio. Ma per che cosa veniva ella dunque? Vi era nella sua risolutezza qualche cosa di amaramente doloroso, nell'attenzione con cui guardava quella innanzi a cui aveva domandato essere introdotta, v'era alcun che d'ostile e insieme di espansivo. Zoe guardò con non celata curiosità quel mistero in gonnella cui non sapeva spiegarsi. Maddalena, nel medesimo tempo, esaminava con un sentimento assai complesso la famosa cortigiana. Ne scrutava con occhio critico di rivale la bellezza, ne studiava nell'espressione dei tratti l'indole, per indovinare che cosa potesse sperarne. Quei due esseri simili, in quel mutuo raffronto, non ostante un certo elemento di ripulsione che sentivano fra loro, si riconobbero un'anima compagna, un'origine comune, una sorte medesima ed un inesplicabile legame che le avvinceva.
Zoe fece un gesto invitativo colla mano e disse a sua volta:
— Venite avanti.
Maddalena venne fin presso alla tavola su cui specchieggiavano i cristalli e gli argenti, appoggiò una mano al tessuto finissimo di quel mantile di tela di Fiandra candido come la neve appena caduta, e disse con voce che l'affanno della corsa e l'emozione del momento rendevano saltellante e velata:
— Scusi se vengo a disturbarla, ma si tratta di cosa che preme cotanto!...
— La è un pezzo di consistenza: disse col cinismo del ricco corrotto e corruttore, Bancone, che guardava con occhio cupido le forme procaci della giovane plebea. Avete freddo, eh carina? Sedetevi qui presso me, innanzi a questa bella fiammata. Ve' la non può manco trarre il fiato. Aspettate: bevete questo bicchiere e ne sarete rinfrancata.
Riempì sino all'orlo di vino di Sciampagna un bicchiere fatto a calice e glie lo porse. Maddalena lo prese, guardò chi glie lo stendeva con una malvogliosa indifferenza, come si fa d'un fastidioso che secca incontrare, e bevve d'un fiato.
— Da brava: esclamò Bancone, tornando ad arrovesciarsi sulla sua poltrona e scoppiando in un riso grossolano e sgangherato che gli era solito. Che ne dite eh, cara la mia giovane?
Allungò un braccio per prenderla alla vita; Maddalena si trasse in là e lo guardò con dispettosa impazienza.
— Tacete: disse severamente Zoe all'Anfitrione, e state fermo.
Poi volta alla giovane:
— E voi, che cosa avete da dirmi di tanta premura?
Maddalena accennò con moto del capo al grosso banchiere.
— Ho bisogno di parlare a Lei sola.
LaLeggerasi levò e disse alla giovane:
— Venite meco.
— Ecchè? Voi mi piantate in questo bel modo? Esclamò Bancone volendo dare al suo aspetto ed alla voce l'espressione del corruccio d'un uomo che paga per essere divertito.
Zoe, che già era avviata all'altra stanza, non volse che la testa verso il milionario.
— Se volete aspettarmi, siete padrone: diss'ella: se vi rincresce l'indugio, siete padrone eziandio di andarvene.
Il banchiere borbottò una filza di rimproveri al battente dell'uscio che si rinchiuse dietro le spalle delle due donne, e sfogò la sua bizza sulla bottiglia di Sciampagna che aveva a tiro della mano.
— Ebbene? domandò laLeggera, piantandosi in faccia alla popolana. Ora siamo sole e potete parlare.
Maddalena avvicinò il suo al capo della interrogatrice, le affondò, per così dire, gli occhi negli occhi e disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Gian-Luigi fu arrestato.
Zoe ebbe un sussulto di tutta la persona e una fiamma le balenò nello sguardo; ma raffrenatasi tosto, disse freddamente:
— Chi? Quale Gian-Luigi?
— Quercia: rispose sempre a voce bassa ma con una veemenza quasi indignata la Maddalena: ilmedichino, il vostro amante... ed il mio!
— Chi siete voi? domandò allora la cortigiana, serrando al suo petto le braccia. Come mi conoscete? Perchè siete venuta da me? Ditemi tutto, e siate schietta e veritiera.
La giovane contò ogni cosa, dalla prima conoscenza da lei fatta di Gian-Luigi che aveva visto con abiti da popolano, frammisto a popolani, introdursi nella taverna di Pelone, alla compiuta fiducia che presso di lui le aveva acquistato la sua devozione amorosa, agli avvenimenti di quella sera che avevano finito coll'incarceramento delmedichino.
— Ed ora che cosa bisogna fare? disse laLeggera, quasi interrogando se stessa, quando Maddalena ebbe finito.
— Bisogna salvarlo: esclamò la popolana con forza e calore. Bisogna che lo salviamo noi, donne che lo amiamo. Io, sventurata, non ci posso nulla che metterci la mia vita. E son pronta a dare tutto il mio sangue. Ma Lei e la contessa di Staffarda che sono potenti: loro possono e debbono toglierlo dal mal passo... Io imparai l'indirizzo di casa sua, con ben altri intendimenti che di venire ad un amichevole colloquio, sa!... Fui gelosa di Lei con una rabbiaferoce, e mi sarei sentito il cuore e la forza di sbranarla. Ma ora ch'egli è colpito dalla sventura, ho pensato che non avremmo più che una volontà sola, che uno scopo... Lo salvi, ed io le sarò riconoscente più che se me avesse tolta alla morte...
Zoe meditava. Recarsi dal Principe non le pareva in quel momento il mezzo migliore; per riafferrare tutta la sua influenza su di lui era necessario lasciare che S. A. fosse la prima a venirsi umiliare alla bassezza della cortigiana: ed andarlo a cercare essa per supplicarlo in favore appunto di colui che era stato la cagione del suo principesco furore, era un'imprudenza e non altro. Il cenno che Maddalena fece della contessa di Staffarda le richiamò alla mente una circostanza che in quel punto non ricordava, e la pose sulla vera strada.
— La contessa di Staffarda! diss'ella. Sì! Ecco il filo che si ha da tirare. — Ella per amore e per paura... e suo marito... sì, anche suo marito ci ha da concorrere — il marito colla minaccia della pubblicità. — A ciò pensava Luigi dandomi quelle lettere... Le sono un vero talismano.
Si volse a Maddalena e disse ratto:
— Aspettatemi un momento, ed usciamo insieme.
Suonò con forza il campanello.
— Si attacchi subito subito e in tutta fretta: disse alla fante che accorse. A me un cappellino, una mantiglia, una cosa qualunque da mettermi sulle spalle...
La non era vestita che di una stupenda veste da camera dicachemirfoderata di seta; e nelle biancherie del collo e nella chioma aveva un disordine, effetto di quella orgia a due che la Maddalena era venuta ad interrompere. La cameriera domandò qual abito avesse da recare, per indossarle.
— Nessuno: disse con impazienza la Zoe. Dove vo non avranno campo nè voglia da guardarmi l'acconciatura.
Si avviluppò in un mantello e passò nel gabinetto dove Bancone combatteva la noia dell'attesa con gli avanzi del banchetto.
— Mi capita una delle maggiori sciagure che mi potessero mai capitare: disse affrettatamente la cortigiana a Bancone sbalordito. Bisogna ch'io corra subito a tentar di rimediarvi. Non vi dico più di aspettarmi e perchè non so quando potrò essere di ritorno, e perchè tornata, non avrò tale umore da esservi di piacevole compagnia.
E senza aspettar risposta, fatto cenno alla Maddalena di seguirla, uscì. La carrozza era pronta, le due donne vi salirono, e pochi minuti dopo arrivavano alla porta del palazzo di Langosco.
— State qui dentro ed aspettatemi: disse Zoe alla sua compagna, ed aperto l'usciòlo saltò leggermente a terra, corse per l'andito, su delle scale, e si presentò nell'anticamera degli appartamenti, dove parecchi domestici stavano sbadigliando.
— Vorrei parlare alla contessa: disse vibratamente laLeggerae con tono di comando.
— Non si può: rispose uno dei domestici: la signora contessa è a letto malata e non riceve nessuno.
La cortigiana guardò con aria di superba superiorità i domestici, e soggiunse fieramente:
— Andate dire alla vostra padrona che sono la Zoe, detta laLeggera, che ho da dirle cose che la riguardano molto da vicino, e che non mi parto di qua senza averle parlato.
Candida che sapeva pur troppo qual unico punto d'attinenza esistesse fra sè e quella donna, indovinò riguardo a che ed a chi le si voleva parlare: e benchè una grande ripugnanza fosse in lei a mettersi a contatto con simile rivale, la curiosità, l'ansia, il pensiero di apprendere qualche importante circostanza, la paura d'uno scandalo fecero ch'essa tal ripugnanza superasse, e la Zoe venne introdotta nella camera da letto della contessa di Staffarda.
Quelle due donne di sì diversa classe, educazione e qualità, che ora si trovavano a fronte per sì strano giuoco di caso, già si conoscevano di veduta, già, senza che paresse, incontratesi parecchie volte per istrada ed a teatro, s'erano esaminate con occhio di rivali, non ostante la immensa distanza che ne separava la condizione, ed avevano recato l'una dell'altra reciproco, dispettoso e sprezzante giudizio della bellezza. S'erano odiate: la Zoe perchè nella nobile dama invidiava quella superiorità sociale contro cui, anche in lei, si ribellava il sangue plebeo; la contessa perchè con vergogna sapeva che la vil cortigiana le disputava l'amante. Si disprezzavano eziandio: e in un contrasto fra loro, Candida aveva da riuscir meno forte e risoluta, perchè non aveva più nemmeno di se medesima la stima, e l'autorità del grado e del nome ch'essa aveva coscienza d'avere macchiato, non bastava a tener luogo di quella della virtù che aveva perduta, contro la sfacciataggine della donna, che del disonore faceva il suo mestiere. Si guardarono un poco senza parlare, anche quando, per ordine della contessa, furono lasciate sole; e l'imbarazzo e l'onta apparvero sulla fronte della padrona di casa che accoglieva una tal visitatrice, e non su quella di costei.
Povera Candida! Com'era ella mutata in poco tempo! Il pallore ordinario delle sue guancie — una delle sue bellezze — che le dava un'espressione di sentimento e rivelava l'essere della sua anima appassionata, era diventato un pallore morboso, segno di sofferenza; il viso dimagrato, le labbra scolorate, le occhiaie infossate ed allividite, gli occhi brillanti d'una luce febbrile colle palpebre rosse rivelavano le ansietà e i patemi dell'animo suo, le mal celate lagrime dolorose. Sollevandosi alquanto della persona, col gomito puntato ai cuscini, ella stava aspettando, come si aspetta l'annunzio d'una sventura, le parole che erano per uscire dalle labbra della cortigiana; ma questa, come se godesse di quell'ansietà e di quell'imbarazzo, si teneva immobile, in silenzio, innanzi a lei, le bracciaincrociate al petto, con mossa d'una insolente famigliarità, con un certo piglio di ostile osservazione, di ironia e di minaccia.
La contessa si decise a provocare con una richiesta le parole della Zoe. Esitò un momentino se avesse ad usare ilvoiod illeiparlandole; e per allontanare la difficoltà, disse nel modo seguente, non senza sforzo e con voce non del tutto sicura:
— Siamo sole; si può parlare liberamente e credo non vi sia ragione d'indugiare. Sono qui ad ascoltare tutto quello che mi si vuol dire.
LaLeggerafece ancora un passo per avvicinarsi di più al letto, si curvò alquanto della persona, come per diriger meglio le sue parole sulla faccia della contessa, e guardandola sempre a quel modo impertinente e minaccioso, disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Luigi..... ilnostroLuigi fu arrestato questa sera..... E se non lo salviamo noi, egli dovrà salire sullaforca!...
Per Candida fu, come se ricevesse nella faccia e nel petto l'urto d'un colpo materiale: si lasciò andare indietro sui cuscini impallidita come una morta, gli occhi sbarrati da uno sgomento indicibile; ma la riazione fu lesta a venire. Quella che le tornava un'esagerazione, le apparve con tutti gl'indizi della falsità. L'azione, le parole, l'aria del volto della cortigiana non furono più per lei che un sanguinoso oltraggio, cui quella donna perduta aveva avuto la temerità di venirle ad infliggere nella sua casa medesima. Il sangue le salì di bel nuovo alla faccia a ricolorarle più vivacemente le guancie, a ridonare più fuoco allo sguardo. Fulminò d'un'occhiata imponente la sciagurata che le stava dinanzi, e il disprezzo non consentendo al suo sdegno di pronunziare pure una parola, non fece altro che allungare il braccio verso il cordone del campanello. La Zoe, con un balzo da tigre a ghermir la preda, le fu sopra, le afferrò quel braccio e stringendolo colla sua mano nervosa, da lasciarvi sulla pelle liscia e finissima l'impronta delle sue piccole dita, disse piano, con un fiero sogghigno:
— La badi, non faccia imprudenze. Cacciarmi per mezzo de' suoi domestici di casa sua, è presto detto, ma non può farsi così presto e così piano che non ne nasca uno scandalo. Il darmi retta è non solo nell'interesse di Luigi, che deve starle a cuore a Lei, come sta a me, ma nell'interesse suo: la lo dovrebbe capire, senza ch'io mi sfiati a dirglielo.
Candida fu quasi dominata da quella violenza; non pensò a riluttare; il suo braccio rimase inerte; il suo capo si trasse in là, e gli occhi si sottrassero allo sguardo ardente di quelli della cortigiana. Successe un momento di silenzio.
— Lasciatemi: disse poi la contessa con accento di comando e di superba impazienza, movendo il braccio per isvincolarlo dalla stretta di quella mano il cui contatto le era più doloroso d'un'offesa.
Zoe lasciò andare la mano della contessa e incrociò nuovamente le braccia al seno.
— Che cosa volete da me? Che siete venuta a pretendere qui colle vostre menzogne?
— Menzogne! ripetè la cortigiana col suo sogghigno. Ah Lei ricorre al comodo spediente di non credere. Le ripeto che Luigi Quercia fu arrestato e che lo aspetta laforca, perchè gli è accusato di parecchi assassinii e depredazioni...
Abbassò ancora la voce e soggiunse:
— E l'accusa è vera. Quercia è il famosomedichinocapo dellacocca.
Candida non ebbe altra forza che quella di mandare un fievol grido.
— Che cosa voglio e pretendo? continuava la Zoe: che voi sua amante... al pari di me... più di me... mi aiutiate a salvarlo; che non lo lasciate passare dalle vostre braccia a quelle della morte la più ignominiosa.
La contessa chiamò a raccolta tutta la dignità e tutto il coraggio che ancora le rimanevano.
— Strano modo di venire ad implorare la mia protezione pelvostro amante, assalendomi con calunnie e minaccie, non so se più assurde o ridicole... Uscite; io non posso e non voglio far nulla per voi nè per quel cotale... E s'egli è quello sciagurato che voi dite, ben lo colpisca la vendetta delle leggi.
LaLeggeraguardava con profondo stupore la donna che così le parlava; ad un punto proruppe con un'esclamazione che pareva un ruggito:
— Ah sì?.... Ah gli è così che la prendete?..... Implorare io?..... Dove avete visto, da che avete capito che io venga ad implorarvi?... vengo a comandare.... Voi non volete far nulla perquel cotale?... Vi dico io che farete.... Potevate addirittura affermare che voi non l'avete mai visto, nè conosciuto... Ecco come sono queste gran dame che si chiamano oneste, e che non hanno per noi che disprezzo. Ci vengono a rapire i nostri amanti, a rubare il mestiere, e quando si sono saziate dei loro vergognosi capricci, con fronte spudorata vi negan tutto, coprono la loro infamia del loro blasone; fanno cacciare alla porta quella ch'esse chiamano una donna perduta, abbandonano nella disgrazia colui che pur ieri onoravano dei loro amplessi.... Infamia ed ipocrisia!.... Voi valete assai meno di noi, signora.... Ma vi dico che io — la quale non abbandono chi amo — io non permetterò che sia così. Ho in mano il mezzo di farmi obbedire, e mi obbedirete.... Conveniva essere più prudente per prepararvi il comodo spediente del diniego.... Ho in mano io le lettere d'amore che avete scritte a Quercia l'assassino.
Candida, senza più forza, non seppe dare altra risposta che mandare una voce di disperazione; ma di botto la sua fisionomia espresse ancora maggiore l'angoscia, la vergogna e lo spavento,mentre gli occhi fissavano atterriti appiè del letto. La Zoe si volse a guardare, e vide colà apparire il cranio giallo e gli occhi viperini del conte Langosco.
— Voi insultate mia moglie, credo: disse il marito di Candida con espressione di supremo disprezzo ed autorità: v'impongo di rispettarla.
La cortigiana, come domata da quell'aspetto, dallo sguardo e dall'accento, fece un passo indietro e non ribattè parola. Langosco si avanzò così da mettersi in mezzo fra Zoe e sua moglie, e senza pur volgere un'occhiata a quest'ultima, ripigliò a dire:
— Ho udito nominare certe lettere..... che possono essere interessanti per noi..... Ho io inteso bene?
— Sì, signor conte: rispose laLeggera.
— E le sono in poter vostro?
— Sì signore.
— Bene!... Gli è dunque un affare.... Si tratta di compra e vendita... Non è alla moglie che dovevate indirizzarvi, ma al marito... Venite meco di là.
Zoe parve esitare un momento: guardò la contessa che si sarebbe detta svenuta, se non avesse avuto larghi e spaventati i suoi grandi occhi neri, guardò il conte che nascondeva il suo furore sotto il solito ghigno sardonico delle labbra sottili, ed alla moglie prestava tanta attenzione, come se non esistesse, e rispose con una insolente crollatina di spalle:
— La moglie o il marito fa il medesimo: fra loro se l'aggiusteranno come lor piace; in faccia al mondo è una causa sola ed un medesimo interesse.
Passarono nell'appartamento del conte. Questi, appena entrato nello stanzino che avrebbe potuto chiamarsi il suo studio, se mai fosse stato presumibile ch'egli studiasse, piantato a mezzo la stanza, fermò que' suoi occhi grifagni in volto alla cortigiana e le disse con accento in cui il disprezzo e la minaccia non erano temperati che da quel certo riguardo che la sua galanteria serbava pur sempre per qualunque giovin donna in qualsiasi grado e condiamone la fosse:
— Gli è dunque un ricatto, unchantage, quello che vieni ad esercitare qui da noi, la mia bella giovane?..... Bene! Non perdiamo tempo. Quanto ne vuoi di quelle lettere?
— La libertà di Luigi.
Langosco crollò le spalle con impazienza.
— Non dire e non farmi dire delle parole inutili. Due mila lire ti bastano?
Zoe tentennò il capo.
— Tre?... Cinque?... Otto mila lire, via.
— Nè anco venti... Le ripeto, signor conte, che voglio la libertà di Luigi. Non è per altro che son venuta.
— Non ti capisco: spiegati.
— Quelle lettere darò a Lei od a sua moglie quel dì, in cui Luigi sarà uscito di carcere.
— Sei matta... Bisogna domandare alla gente cosa che si possa fare.
— E questo, Lei, se vuole, lo può fare.
— Come?
— Con quel denaro ch'Ella è disposta a spendere per riavere quelle lettere, si può comprare qualche guardiano; coll'autorità e le protezioni di cui Ella dispone si può ottenere che qualche occhio si chiuda..... Quercia può di questa guisa trovare aperta la sua prigione, pronta una carrozza ed un passaporto e....
Il conte l'interruppe.
— È questo il solo partito che tu venga a propormi, il solo che tu voglia accettare?
— Il solo.
— Olà! Che interesse ci hai tu cotanto a salvar la pelle di quello sciagurato?
Gli occhi della cortigiana brillarono stranamente, ed ella rispose con accento di voce più sommesso, quasi cupo:
— L'amo.
— Oh oh, tu!... Esclamò il conte; ma l'espressione scettica e sardonica del suo sorriso mefistofelico si dileguò in presenza della risolutezza e della serietà che erano impresse sulla faccia della Zoe; egli riconobbe lo stampo della passione, e meravigliato di quel miracolo che aveva creduto impossibile nell'animo di quella venduta, s'inchinò leggermente:
— E tu fuggiresti con lui?
— Forse!
— Per andare a vivere da tortorelle in una solitudine:une chaumière et son cœur. Che strana razza di gente che siete!... Senti, Zoe. Tu mi domandi una cosa che non si deve fare. Capirai che non si può rispondere lì su due piedi un sì, e neppure un no, quando tanto interesse è in giuoco. Lasciami pensare. Promettimi intanto una cosa: che di quelle tali lettere non farai uso nessuno, finchè tu non abbia perduta ogni speranza di salvare... colui.
— Glie lo prometto.
— Io ti farò sapere la mia decisione fra pochi giorni.
Zoe si mosse per partire; ma fatti pochi passi, s'arrestò, e venendosi a piantare di nuovo in faccia a Langosco, disse con forza quasi feroce:
— Badi che vane promesse non mi potranno ingannare; e che saprò ricorrere a tali cautele da premunirmi contro ogni tradimento.
Il conte non rispose; lasciò partire la cortigiana, poscia avvoltosi ben bene entro la sua pelliccia, senza servirsi della carrozza, a piedi s'avviò di buon passo verso l'abitazione del generale Barranchi.
Questi aveva ricevute le relazioni compiute ed esatte delle importanti operazioni eseguite quella sera dalla sua Polizia: stupito, egli stesso, lieto e superbo dei risultamenti ottenuti, si fregava le mani per un trionfo di cui egli non aveva il menomo merito.
La comparsa di Langosco lo fece ricordarsi che a quel successo mancava una sola circostanza per essere compiuto: ed era che non si aveva potuto trovare quelle lettere di cui aveva promesso il ricupero al suo buon amico. Ma quando appena ebbe incominciato a dire tale non affatto lieta novella al marito di Candida, questi lo interruppe.
— So che non le avete rintracciate, diss'egli: ma so eziandio dove le sono e dove si possono pigliare.
— Ah sì? esclamò il generale con aria tra meravigliata ed incredula. Sentiamo un po'.
— Le ha in suo potere Zoe, la mantenuta del Principe.
Barranchi guardò Langosco con un certo stupore, ma nello stesso tempo si rimpettì, ed atteggiò la sua persona ad una mossa di orgoglioso soddisfacimento.
— Ah ah! voi credete, caro conte, di venirci ad apprendere una novella mai più sospettata... Udite, ed ammirate come la mia Polizia è ben fatta. In questo stesso momento uno de' nostri più fidi, più segreti, più sicuri agenti, quello a cui molto si deve nello scoprimento di questa rete infernale, trovasi in casa laLeggeraa farvi una minuta perquisizione, appunto per trovarvi quello che voi desiderate. Domani mattina prima che siate levato, riceverete il plico che conterrà tutte quelle carte; potete dormir tranquillo con questa certezza.
Ma il domattina, invece del plico che Barranchi gli aveva promesso, il conte di Staffarda ricevette il bigliettino seguente:
«Conviene che le relazioni avute da voi e quelle che a me pervennero fossero false, o che quel demonio d'una Zoe sia stata avvisata in qualche modo; il fatto è che per quanto minutamente siasi perquisita tutta la sua abitazione, nulla si rinvenne, nè quelle tali lettere, nè altro che la potesse compromettere. Ho dato tuttavia ordine che la si arrestasse; e vedremo se la prigione la farà parlare.»
Langosco sgualcì con mano rabbiosa quel pezzo di carta, stette un poco a meditare, e poi rispose al comandante della Polizia:
«Credo inutile sostenerla in carcere; quella donna non parlerà. Libera, potrò trattare con essa ed ottenere la consegna di quei fogli, che voglio avere a qualunque costo; e poichè nessuna prova ci avete contro di colei, io vi consiglio e vi prego di metterla in libertà. Eviterete così anche la collera del Duca.»
Mandò sollecitamente il biglietto al suo indirizzo.
— Purchè, disse fra sè, quella sciagurata nello sdegno di vedersi presa, non pensi di subito a vendicarsi con quell'armi che ha tra mano.
Ma la Zoe, in grazia del maggior interesse che aveva in vista, represse il furore onde in fatto era occupata. Ecco il bigliettino che a sua volta, appena libera, scrisse al conte Langosco:
«Ella aveva promesso di non ricorrere a tradimenti. Ho imparato che valore hanno le sue promesse. Ecco ora l'ultimo patto che le vengo a dettare: se fra una settimana L. non è libero, quelle lettere faranno il giro di tutta Torino. Nè creda impedire in altro modo qualsiasi questo fatto. Dovessi anch'io sparire dalla faccia della terra, quei documenti sono in luogo sicuro ed in mano di tale che eseguirà ad ogni costo la mia volontà.»
Or ecco di che guisa l'accorta Zoe aveva sottratto le lettere di Candida alla ricerca della Polizia.
Uscendo dal palazzo di Staffarda, dopo i colloquii avuti colla contessa e col conte, la cortigiana era salita nella carrozza, dove stava attendendola palpitante la Maddalena.
— Ebbene? Aveva domandato costei colla sollecitudine della maggiore ansietà.
— Ebbene: aveva risposto laLeggera, tutto ancora agitata dalla passione che l'aveva mossa in que' narrati abboccamenti: ebbene li tengo per i capelli e li farò marciare a mio talento.... Vi è tutto da sperare.
Maddalena in uno slancio di gioia riconoscente, prese la mano della Zoe e la baciò con calore.
— Oh oh! esclamò la elegante mantenuta del Principe con un accento strano in cui c'era ironia, commozione, sdegno e simpatia nello stesso tempo: cara la mia ragazza, tu ami dunque molto quel birbone di Luigi?
— Tanto, tanto! rispose la giovane col più sincero espandersi della passione.
— Dovremmo essere nemiche ed odiarci, poichè l'amo anch'io. Ma tu non sei come quella superba impostora di contessa. Tu lo ami per lui e non per te. Possiamo intenderci, noi due. Ah! due donne che amano sono una gran potenza, sai; e lascia fare che fra noi due lo salveremo. Di poi, per contrastarcelo, ci caveremo anche gli occhi....
— Ah no! proruppe Maddalena, cui la bellezza, la risoluzione, la vivacità, la passione della cortigiana soggiogavano. Io sento di non esser nulla, di non poter nulla. La mi adopri come vuole, prenda la mia vita se occorre: lo salvi solamente, ed io sparirò nell'ombra per lasciarla felice con lui.
— Povera fanciulla! disse Zoe, passandole un braccio intorno al collo. Sei tu forse quella che merita più d'essere amata.... E gli uomini son essi degni di un simile amore?... Bah! Forse che si ama per merito e ragione?... Quello che avverrà fra noi non so; per ora sento che ti voglio bene e t'ammiro.
E tratta a sè la faccia animata della ragazza del volgo, le diede un bacio di sorella.
— Di te, dunque: continuava: mi fido come di me stessa. Dà ben retta. Per obbligare ad agire secondo le nostre voglie il conte e la contessa ho untalismano che solo fa tutta la mia forza, e di cui per ciò essi hanno massimo interesse a spogliarmi. Questo talismano sarà più sicuro nelle tue mani che nelle mie. Conviene che tu mi prometta di non mostrarlo a nessuno, di non farne cenno con anima viva, di nasconderti con esso e di non restituirlo poscia che a me, nelle mie mani, quand'io te lo ridomandi.
Maddalena promise.
— Or bene, vieni meco nella mia casa ed io te lo consegnerò di presente, perchè temo qualche tentativo per privarmene.
Entrando in casa, Zoe apprese che vi era tuttavia Bancone; senza preoccuparsene il meno del mondo, ella condusse Maddalena nel suo elegante camerino datoelette, e chiuse là dentro le consegnò il pacco delle lettere della contessa di Staffarda.
— Ed ora dove pensi tu andarti a rimpiattare?
— Ci ho la mia camera; ma colà non oso riparare per paura ci vengano gliarcieri.
— Hai ragione. Bisogna assolutamente trovare altro ricovero. Aspetta un poco. Te lo procurerò io.
Passò di là nel salotto da pranzo, dove trovò il banchiere milionario, sbottonato il panciotto, disfatto il nodo della cravatta, arrovesciata la testa sulla spalliera della poltrona, russare con voce sonora, saporitamente addormentato.
LaLeggerainzuppò nell'acqua l'angolo d'una servietta, e bagnò al dormiente la fronte e le tempia. Bancone si svegliò senza sussulto e, vistasi innanzi la bellezza sorridente della cortigiana, fece un beato sorriso ancor esso.
— Tò, m'ero addormentato... Tanto meglio! Così il tempo della tua assenza mi è passato più presto... Sognavo di te, sai, sognavo che tu mi facevi sul ventre i passi di danza che ballavi con tanta grazia sul dorso nudo del cavallo al galoppo... Sei stata lungo tempo fuor di casa?... Hai finito i tuoi misteriosi affari?... Sei tornata definitivamente e possiamo stare allegri insieme senza che nessun più venga a disturbarci?
— Quante domande! rispose Zoe con tutta la grazia seducente di cui era capace. Vi risponderò pregandovi di farmi un piacere... che sarà un piacere anche per voi.
— Che cosa? domandò Bancone stirandosi.
— Non ci avete mica nessun'abitatrice nel vostro appartamentino, dove, di nascosto dalla moglie, andate a fare delle orgie da scapolo, viziosone che siete?
Il banchiere fece saltare la sua pancia enorme in una grassa risata di soddisfazione.
— Eh eh! Bisogna bene darsi un po' di buon tempo. La bellezza virtuosa di mia moglie m'annoia come una quaresima; vado a fare di quando in quando un po' di carnovale.
— Sentite. Si tratta di ricoverare e nascondere in quel vostro così ben riposto quartieretto una bella ragazza.
Il vecchio satiro drizzò le orecchie e si levò sulle anche.
— Oh oh! esclamò egli, guardando incredulo la cortigiana: una bella ragazza! Davvero?
— Sicuro: quella medesima che avete visto qui poco fa, e che non vi dispiacque, io me ne sono accorta, vecchio peccatore.
— Sì, la è un discreto tocco di grazia di Dio. Ma perchè ricoverarla, perchè nasconderla?
— Vi rincresce fare a me ed a lei questo piacere, procurare a voi medesimo questo vantaggio?..... Lasciate stare: ricorrerò ad un altro.
— No, no. Sono disposto ad obbedirti.
— Quella giovane è perseguitata da qualcheduno, è venuta a raccomandarsi a me; voglio salvarla, ed ho pensato il meglio fosse di affidarla alla vostra generosa protezione.
— Affidala pure: disse il vecchio libertino, nei cui occhi brillavano le fiamme d'una oscena cupidigia: la sarà in buone mani.
— Va bene... Vengo a consegnarvi tosto la giovane... La mia carrozza è ancora bella ed allestita sotto il portone. Voi salite in essa colla ragazza e... e buona notte.
— Come! Come! esclamò il banchiere meravigliato: così subito?
Ma laLeggeragià era sparita dietro le cortine dell'uscio.
Bancone si mescette un bicchiere di Sciampagna e lo bevette d'un fiato per rischiararsi le idee. Cinque minuti dopo vide ricomparire la Zoe che si traeva per mano la Maddalena. Si levò in piedi e sorresse alla tavola il suo corpo oscillante.
— Dunque, diss'egli, aitandosi della persona colla grazia d'un orso che si dimena entro la gabbia di un serraglio, mia bella giovane tu hai da essere la mia ospite?
Maddalena lo guardò colla sua petulante figura e fece un sorriso poco rispettoso; laLeggerale si chinò all'orecchio e le susurrò alcune parole, alle quali ella non rispose che con una crollatina di spalle chiaramente significante: «Bah! ciò poco m'importa.»
— Non perdete più tempo: disse Zoe: sono le undici e mezzo, e più. Andate.
Il vecchio libertino osò abbandonare l'appoggio della tavola e fece due passi barellando verso la cortigiana.
— Crudele! mormorò con occhi che volevano essere espressivi d'un amoroso rimprovero ed erano in realtà imbamboliti dall'ebbrezza: hai il coraggio di scacciarmi di casa tua...
Zoe lo afferrò ad un braccio per aiutarlo a rimettersi in equilibrio sulle gambe podagrose, e gli accennò Maddalena che aspettava presso l'uscio con una certa impazienza.
— Avrete un fortunato compenso... nella buona opera che state per fare.
— Ah birbona!... susurrò il Creso della banca con quel suo certo sorrisaccio; poi, parlando a Maddalena: vieni qua, soggiunse, vienmi presso, biricchina... Così; dàmmi il braccio... Perbrio! che braccio sodo... Dunque, buona notte, Zoe. Andiamo.
Appena furono usciti, laLeggerachiamò a sè i servi.
— Chiunque v'interroghi, non direte che qui venne una giovane e che la è partita con Bancone.
Ottenutane questa promessa, ordinò si spegnessero tutti i lumi, si ridusse nella sua camera, e in pochi minuti fu spogliata ed a letto. Eravi essa appena coricata, quando si udirono forti colpi al portone da via. Il portinaio svegliato si recò a vedere che fosse: successe un breve e vivace parlamentare fra quelli che picchiavano di fuori e il portiere all'interno, quindi il portone s'aprì e i passi pesanti di molte persone suonarono su per le scale. La Zoe stava ascoltando questi rumori con interesse, quasi con ansia, dubitosa che quest'incidente la dovesse riguardare, quando a levarle ogni dubbio sentì una violenta scampanellata all'uscio del quartiere.
— È una visita della Polizia, ci scommetto: disse ella fra sè con un sorriso di trionfo. La Maddalena è partita a tempo.
La sua fante le si precipitava in istanza, mezzo spoglia, assai sgomenta.
— Ah signora, esclamava con voce tremante, è la forza, è l'autorità, vogliono entrare ad ogni costo... Domandano di Lei... o mio Dio! o mio Dio!
LaLeggerasi sollevò un poco in mezzo alla candida neve delle sue lenzuola, puntando il gomito ai guanciali ornati di ricche balze di mussolina ricamata, incrociò al petto il suo giaco da notte ricco di trine stupende e con atto superbo ed imponente da regina esclamò imperiosamente:
— Qui non ha da entrare nessuno... Non lasciate entrare nessuno.
— Siamo già entrati: rispose una voce fiacca, affranta, ma in cui suonava una certa maligna ironia, e in mezzo alle cortine dell'uscio Zoe vide la faccia pallida ed infermiccia di Barnaba, e dietro lei i ceffi caratteristici degliarcierida cui s'era fatto accompagnare.
La Zoe riconobbe di subito nell'uomo che le si affacciava, quel cotale che da assai tempo si aggirava intorno all'abitazione di lei, gli occhi rivolti alle finestre della medesima, e che la sua vanità femminile aveva preso per un timido amatore. Luigi aveva avuto ragione: egli era invece una spia. Essa lo fulminò con un'occhiata di sdegnoso disprezzo e con un accento degno compagno di quello sguardo, domandò:
— Chi siete? Che volete? Che modo è questo d'introdursi nella casa d'una donna?
Barnaba parve esitante; si sarebbe detto che su quella soglia trovava un inciampo che stentava a superare; nella sua faccia scialba e sempre impassibile eravi pure come un'ombra di misteriosa emozione; i suoi occhi al fondo delle incavate occhiaie, velati quasi sempre, avevano ora uno strano bagliore, mentre, trascurato ogni altro oggetto, si fissavano sulle forme giovanili, leggiadre, procaci della cortigiana a mezzo seduta sul suo letto.
Era davvero un'originale, irritante, potente bellezza quella che splendeva dagli occhi, dal volto, da tutte le membra della giovine donna. Le sue chiome abbondanti di color fulvo, slacciate, le pendevano in ciocche ondulate che avevano i riflessi dell'oro, intorno al collo candidissimo ed a perfezione tornito, sulle spalle, venivano a battere come una carezza su quel turgido seno, il cui candore appariva traverso le trine, come l'argenteo chiaror della luna traverso le squarciate nubi. Sacerdotessa della voluttà, la sua espressione suprema, quella in cui tutte s'appuntavano le espressioni delle sue sembianze, de' suoi atti, d'ogni sua mossa, era l'espressione della voluttà. Anche nello sdegno di quel momento c'era una grazia, un fascino malvagiamente provocatore delle sensuali passioni dell'uomo.
Dopo un istante ella ripetè, ancora più sdegnosa di prima, le sue richieste a Barnaba, il quale gli occhi fissi su di lei, il respiro leggermente affannoso, nè parlava, nè si moveva. Allora l'agente della Polizia si riscosse, vinse la sua emozione, ricoprì nuovamente la faccia della maschera d'una gelata indifferenza, e con voce sorda ed affaticata rispose:
— Siamo la Polizia; e veniamo a perquisire la vostra casa. Nessuno si mova e nessuno fiati. Dobbiamo frugare scrupolosamente cose e persone. Credo che ad alcuno non verrà in mente la pazzia d'una resistenza.
La donna con un sobbalzo si drizzò del busto sui cuscini ricamati del suo letto.
— Cose epersoneavete detto? Domandò ella con inesprimibile accento di fiero disdegno:
— Sì: disse freddamente Barnaba: e per togliervi più presto a questa seccatura e lasciarvi tosto libera e tranquilla comincieremo da voi.
Fece alcuni passi verso il letto della cortigiana, ma più incerta che mai era la sua andatura e le mani gli tremavano.
Le pupille di Zoe mandarono fiamme: con un moto rapido e violento si torse della persona verso il comodino, ne aprì il cassetto e toltone uno stile damaschinato, di bella fattura, lo impugnò risolutamente colla piccola destra nervosa. L'avreste detta una Lucrezia romana.
— Guai chi mi tocca! gridò essa fremendo.
Il poliziotto ebbe sulle pallide labbra un sogghigno indefinibile d'ironia insieme e di compassione e di profonda mestizia.
— Tanto sforzo di coraggio starebbe bene, diss'egli, se si volesse attentare alla vostra virtù, ma questo non è ora il caso. Dovreste sapere che contro laforza non vale la ribellione dello sdegno. Se voi... od altri per voi... tentò un giorno salvare la vostra innocenza dalla brutalità d'un prepotente, che valse?
Queste parole che le ricordavano un tristo episodio della sua prima adolescenza, quasi della sua infanzia infamemente corrotta da uno scellerato, sovraccolsero potentemente e stranamente la donna. Quella disgraziata ventura ella non aveva raccontata mai; il miserabile che l'aveva fatta sua vittima era morto; il suo compagno di stenti che era stato testimonio inorridito ed impotente era scomparso. Come poteva sapere alcuna cosa di quel dramma quest'ignoto? E sapeva egli veramente, od era il caso soltanto che gli aveva posto in bocca quelle parole che sembravano fare allusione alla sventurata vicenda? Non ebbe campo per allora a meditare su codesto, perchè l'agente di Polizia, assumendo un tono imperioso e solenne continuava:
— E noi siamo la legge, signora, noi siamo l'autorità, ed a noi non si resiste.
Si volse agliarcieriche dietro di lui s'erano inoltrati nella stanza.
— Disarmate quella donna: comandò.
In un attimo due uomini furono allato della Zoe, le ebbero afferrate le braccia e toltole di pugno il ferro. Allora ella vide avanzarsi su di lei e starle sopra la faccia terrea di Barnaba; allora sentì sulla sua persona il contatto di due mani che parevano frementi. Trasalì, come corse le vene da un brivido di ribrezzo, mandò un gridolino di rabbia repressa, slanciò uno sguardo di ferocia impotente su quel volto pallido, macilento, incavato, che incombeva sul suo. I loro sguardi s'urtarono come due saette che s'incontrino per aria volando, parve se ne sprigionassero scintille. Nessuno dei due cedette e si abbassò innanzi all'altro; ma nelle pupille di quell'uomo che le parvero in fondo alle occhiaie come belve appiattate in fondo ad una caverna, Zoe travide un fuoco profondo, cupo, terribile, credette travedere un pauroso mistero.
— Chi è quest'uomo? domandò a sè stessa. Che vuol egli da me? Perchè mi pare che costui debba entrare nella mia vita?
La perquisizione, come già sappiamo, non ebbe risultamento di sorta. Zoe arrestata venne il giorno dopo messa nuovamente in libertà. Verso sera di quel giorno medesimo, ella riceveva da mano ignota un bigliettino scritto col lapis che riconobbe tosto di pugno delmedichino.
Esso non conteneva che queste poche righe:
«Sono nelle carceri senatorie. Confido in te. Oro e protezioni ci vuole. Verrà a tempo opportuno un uomo a mettersi teco in rapporto. Per ora agisci con prudenza. Quell'uomo che ci ha spiato, che mi ha arrestato, Barnaba, ha qualche ragione personale contro me o contro te. Cerca d'accostarlo, studialo, tenta di sedurlo. Non mi pare impossibile.»
Erano due giorni che la Zoe non poteva scacciare di mente il pensiero di quell'uomo cui anche Luigi veniva ora a ricordarle. Per quanto avesse frugato e rifrugato nelle sue memorie, non aveva trovato nulla che le rammentasse aver avuta con lui relazione.
— Lo cercherò; si disse; voglio penetrare questo mistero.
Come ilmedichinofosse riuscito a far pervenire quel biglietto allaLeggera, vedremo di poi. Ora torniamo indietro d'alquanto e rechiamoci al letto di morte dell'usuraio Nariccia.