ATTO TERZO

ATTO TERZO

LA SCENA.

Si vede un angolo della grande sala da pranzo, al pianterreno del palazzo. La parete di destra è leggermente per sbieco verso il mezzo; la parete del fondo è ad angolo retto con quella laterale e la si vede continuare da sinistra oltre la linea delle quinte. Le pareti sono tinte rosso bruno con alto zoccolo di legno. Il soffitto è a volta bassa ornata di antichi freschi. Da sinistra la scena è limitata da due basse colonne gotiche incassate per metà nel muro, sormontate da un arco. Di sotto quest'arco esce metà di una grandissima tavola da conviti. Nella parete di destra, in prima quinta, una bella porticina gotica ornata di colonne e frontone. Presso a questa un tavolino, al muro, ricoperto di velluto rosso, su cui sono in bell'ordine esposti, doni di nozze, tra i quali uno specchietto con cavalletto e cornice d'argento. Più oltre ad angolo, un pianoforte a coda, con sopra un doppiere acceso, due violini, e musica.Al pianoforte è appoggiato un violoncello. Nella parete del fondo una grande finestra con inferriata che pare scavata nell'enorme spessore del muro, alla quale si accede per tre piccoli gradini incassati nel mezzo di un grado altissimo. Dalla finestra si vedono sagome di case nere dietro alle quali sorge la luna. Nel tratto della parete di fondo che prosegue da sinistra oltre l'arco, si scorge una finestra uguale a quella descritta. Dall'alto dell'arco pende un lampadario di ferro battuto con candele di cera, alcune già finite e spente, altre vicine a spegnersi. La gran tavola è ingombrata di bottiglie vuote, di salviette, posate, piatti e bicchieri usati; vi sono fiori e vi è anche un grande dolce per metà rimasto. Antiche seggiole di legno e cuoio sono in disordine torno torno. Qualche sedile vicino al pianoforte. I tratti di parete sono ornati di vecchi ritratti di donne nelle più diverse acconciature d'ogni tempo. L'impiantito è quasi coperto di petali di rose tea.

Si vede un angolo della grande sala da pranzo, al pianterreno del palazzo. La parete di destra è leggermente per sbieco verso il mezzo; la parete del fondo è ad angolo retto con quella laterale e la si vede continuare da sinistra oltre la linea delle quinte. Le pareti sono tinte rosso bruno con alto zoccolo di legno. Il soffitto è a volta bassa ornata di antichi freschi. Da sinistra la scena è limitata da due basse colonne gotiche incassate per metà nel muro, sormontate da un arco. Di sotto quest'arco esce metà di una grandissima tavola da conviti. Nella parete di destra, in prima quinta, una bella porticina gotica ornata di colonne e frontone. Presso a questa un tavolino, al muro, ricoperto di velluto rosso, su cui sono in bell'ordine esposti, doni di nozze, tra i quali uno specchietto con cavalletto e cornice d'argento. Più oltre ad angolo, un pianoforte a coda, con sopra un doppiere acceso, due violini, e musica.Al pianoforte è appoggiato un violoncello. Nella parete del fondo una grande finestra con inferriata che pare scavata nell'enorme spessore del muro, alla quale si accede per tre piccoli gradini incassati nel mezzo di un grado altissimo. Dalla finestra si vedono sagome di case nere dietro alle quali sorge la luna. Nel tratto della parete di fondo che prosegue da sinistra oltre l'arco, si scorge una finestra uguale a quella descritta. Dall'alto dell'arco pende un lampadario di ferro battuto con candele di cera, alcune già finite e spente, altre vicine a spegnersi. La gran tavola è ingombrata di bottiglie vuote, di salviette, posate, piatti e bicchieri usati; vi sono fiori e vi è anche un grande dolce per metà rimasto. Antiche seggiole di legno e cuoio sono in disordine torno torno. Qualche sedile vicino al pianoforte. I tratti di parete sono ornati di vecchi ritratti di donne nelle più diverse acconciature d'ogni tempo. L'impiantito è quasi coperto di petali di rose tea.

Maddalenasola piange silenziosamente, seduta sullo scalino della finestra. Si ode nella strada un'automobile fermarsi poco lontano. Maddalena sale i gradini, guarda fuori; poi rimane lì come nascosta, nel canto più buio della gran finestra, col viso tra i ferri. Con gran rumore di risa, irrompono da sinistraSelvaggiaeRobertoabbracciati a passo di danza sbrigliata. Roberto è infrak, soprabito sul braccio, cilindro sulle ventitrè. Selvaggia, anch'essa col cappello, porta un bel vestito rosso, più scollato del bisogno.

Maddalenasola piange silenziosamente, seduta sullo scalino della finestra. Si ode nella strada un'automobile fermarsi poco lontano. Maddalena sale i gradini, guarda fuori; poi rimane lì come nascosta, nel canto più buio della gran finestra, col viso tra i ferri. Con gran rumore di risa, irrompono da sinistraSelvaggiaeRobertoabbracciati a passo di danza sbrigliata. Roberto è infrak, soprabito sul braccio, cilindro sulle ventitrè. Selvaggia, anch'essa col cappello, porta un bel vestito rosso, più scollato del bisogno.

SELVAGGIA

(fermandosi di botto sulla soglia di destra)

Ho sete ancora, Roberto (ironica) Sarà la grande commozione!

ROBERTO

Aspetta.

Va dietro al pianoforte, prende una bottiglia di champagne.

Va dietro al pianoforte, prende una bottiglia di champagne.

SELVAGGIA

Ce n'è ancora?... (battendo le mani) Bravo!!!

ROBERTO

(sul punto di far saltare il turacciolo)

Un bicchiere?

SELVAGGIA

(afferrando la bottiglia da cui salta il tappo e cade la schiuma)

Ma che bicchiere!... (portandola alla bocca e assorbendo lochampagneche sale) Come quella sera, in barca!...

ROBERTO

(in tono di finto rimprovero)

Uh! Si rammentano le cose?!... (accennando ai ritratti) davanti a tutte queste illustri signore e signorine!

SELVAGGIA

(mettendo la bocca della bottiglia alla bocca di Roberto, e dandogli un bacio sulla guancia)

Hai ragione... poverette! Chi sa che voglia! eh? (mentre Roberto beve, corre con indiavolata allegria al pianoforte, scorre con le dita l'estremità acuta della tastiera, dà uno strappo rumoroso alle corde del violoncello; poi, subito rimirandolo con voluta volgarità di modi) To'! guarda come si somiglia al Sindaco!... Tutto lui.... Eppure sarà divertente quel giorno, no? Roberto?... Te l'immagini tu, quando saremo anche noi seduti su quelle due sedie dorate, davanti a quel Trippetta serio serio!... Ah! Ah! Ah!... Quando dirà anche a me tutte quelle cosine commoventi!... Bisognerà bene che faccia la sentimentale anch'io come Gaia.... (facendo con goffo scherno l'atto di asciugarsi gli occhi) Farò così... va bene?

ROBERTO

Però attenta a serbare un po' di lacrime anche per il quaresimale di Monsignore!... Mi raccomando!...

SELVAGGIA

O per la stazione?!... Non hai visto quanto bisogna piangere alla stazione?... Sarà un affar serio!

ROBERTO

Ah! là ci vorrà il pizzicotto!... Facciamo la prova!... (le dà un pizzico)

SELVAGGIA

(mandando un grido e appiccicando un ceffone a Roberto)

To'.

ROBERTO

(rincorrendola)

Ah!

Escono e rientrano nella scena rincorrendosi intorno alla tavola. Selvaggia, per prima, lancia un panino sulla testa di Roberto: questi risponde nel medesimo modo; ne volano quattro o cinque.

Escono e rientrano nella scena rincorrendosi intorno alla tavola. Selvaggia, per prima, lancia un panino sulla testa di Roberto: questi risponde nel medesimo modo; ne volano quattro o cinque.

SELVAGGIA

(da sinistra, fuori, mentre Roberto è in scena)

Buono! Buono! Facciamo pace! M'è venuta un'idea (entrando) Dove andremo per il viaggio di nozze? Non ci abbiamo ancora pensato?!

ROBERTO

Sfido io! L'abbiamo bell'e fatto.

SELVAGGIA

Poverino!... Ci vuol altro per contentar me!... Non vorrai mica fare come quello spiantato di Turrita... che con la scusa della filosofia la porta a Monte Cassino!... (Roberto ride e si rimette a bere alla bottiglia) Voglio che tu mi porti a Parigi... e a Londra... e poi in Scozia!...

ROBERTO

(levando alta la bottiglia)

E poi al Polo Nord!!!

SELVAGGIA

Uh! ecco la zia!!

ROBERTO

Qua... qua... (la tira dietro il pianoforte) Nascondiamoci!

Rosaviene da sinistra, vestita da fuori, con una buffa cuffia alla Sinforosa. Cammina sbirciando attorno co' suoi occhi di miope, soffermandosi sospettosa; cerca sulla tavola; finalmente scopre con gioia il dolce, ne stacca un pezzo col coltello: vi s'attacca con avidità e si avvia saltellando verso destra.

Rosaviene da sinistra, vestita da fuori, con una buffa cuffia alla Sinforosa. Cammina sbirciando attorno co' suoi occhi di miope, soffermandosi sospettosa; cerca sulla tavola; finalmente scopre con gioia il dolce, ne stacca un pezzo col coltello: vi s'attacca con avidità e si avvia saltellando verso destra.

ROBERTO

(appena Rosa ha fatto tre passi verso destra, imitando un cane) Brrr... bau, bau, bau!...

ROSA

(con enorme spavento, lascia cadere il dolce, fa il segno di croce, e scappa da destra gridando a bocca piena)

Ah, ahi! O Dio! Dio... Madonnina Santa Immacolata!

Roberto la insegue abbaiando.

Roberto la insegue abbaiando.

SELVAGGIA

(correndogli dietro, e ridendo sghangheratamente)

Non morde mica, zia! È un canino tanto garbato!... Zia!

Mentre da destra si allontanano risa, gridi, abbaiamenti, da sinistra giunge la voce di Luisa.

Mentre da destra si allontanano risa, gridi, abbaiamenti, da sinistra giunge la voce di Luisa.

LUISA

Maddalena!... Maddalena!... (entra).

MADDALENA

(uscendo dal suo cantuccio e asciugandosi in fretta gli occhi)

Comandi!... signora Marchesa!

LUISA

Sono dieci minuti che vi chiamo!

MADDALENA

Mi perdoni... signora Marchesa. Non l'avevo veduta scendere dall'automobile.

LUISA

Datemi un poco d'acqua, Maddalena...

MADDALENA

(si allontana da sinistra)

LUISA

(si accomoda alcuni riccioli allo specchietto d'argento che è fra i regali di Gaia. Poi guarda con l'occhialino e tocca gli altri oggetti preziosi, mormorando)

Finissimo! Di gran gusto! Veramente degno di principi! (a Maddalena che riappare portando un bicchiere d'acqua) Ma perchè piangete, Maddalena?

MADDALENA

Non mi posso vincere... M'ha fatto così male, signora Marchesa, a vederla andar via...

LUISA

Oh! siete pur sciocca Maddalena! Vi pare conveniente piangere nel giorno che si compie un cosìfausto avvenimento!... per cui tutta Siena è in festa?!

MADDALENA

Ma era così bambina... quando son venuta in questo palazzo!...

LUISA

La vostra padroncina va a trovare la felicità che merita! Ella ha saputo scegliersi nel nostro ceto l'uomo degno del suo amore. Dio protegge simili unioni!... Volete sapere che cosa ha detto Monsignore nel suo magnifico discorso? «Bisogna esultare» ha detto, «bisogna osannare alla infinita bontà di Dio, che ha permesso oggi a un suo umile sacerdote di legare indistruttibilmente due delle più remote nobiltà toscane, cancellando con unbenediciteben cinque secoli di sanguinose discordie!»... Piangete ancora?

MADDALENA

Non ci badi... signora Marchesa.

LUISA

Buona Maddalena!... Forse avete ragion voi!... Forse, anzichè riprendervi, dovrei invidiarvi!... Poter molto piangere forse è il più dolce privilegio della donna... Ed io non so veramente perchè mi sia stato negato da Dio!!...

MADDALENA

Povera signora Marchesa!!... Mi faceva tanta pena questi giorni passati!... Si vedeva che pativa così tanto!... E io dicevo con Antonio: «Se potesse piangere!... Se potesse piangere, chi sa che sollievo proverebbe!...» (prende il bicchiere vuoto dalle mani di Luisa e va a posarlo, uscendo da sinistra).

LUISA

(fissando a un tratto i propri occhi sbarrati nello specchietto)

Terribili questi occhi di pietra!... che non sanno piangere! (spezza lo specchio contro lo spigolo del tavolino e lo getta in terra).

MADDALENA

(accorrendo)

Signora Marchesa!... Perchè?...

LUISA

(con uno strano sorriso)

È caduto.

MADDALENA

(osservandola impaurita e fingendo di credere)

Oh! che peccato!... Così bello!... (raccoglie ipezzi) Si potrà fare accomodare, non è vero, signora Marchesa?

Luisa s'alza di scatto.

Luisa s'alza di scatto.

... Vuole andare a riposare, signora Marchesa?

LUISA

Sì. Salite a svestirmi. (escono da destra).

Si odono passi da sinistra.Jacopoentra trionfante, elegantissimo, infrak, soprabito e cilindro ultima moda. Dietro luiRomano, curvo più del solito, vestito comeJacopo, ma tutto d'una foggia più antiquata.

Si odono passi da sinistra.Jacopoentra trionfante, elegantissimo, infrak, soprabito e cilindro ultima moda. Dietro luiRomano, curvo più del solito, vestito comeJacopo, ma tutto d'una foggia più antiquata.

JACOPO

E Antonio, s'è perduto?... Antonio!

ANTONIO

(arrivando a corsa dietro loro, mettendosi in tasca il berretto, e togliendo subito il soprabito a Jacopo)

Ho fatto tardi...

ROMANO

No... no...

ANTONIO

... perchè c'era una piccola differenza nella spedizionedei bagagli... È stato il signor ingegnere che se n'è avvisto... son dovuto tornare addietro...

ROMANO

(andando alla finestra)

Va bene, va bene... tieni per te la differenza...

ANTONIO

Grazie, signor Marchese. Ci avevano fatto pagare tre lire e mezza più del dovuto...

JACOPO

Tre lire e mezza!!! Rabbrividisco pensando a quel che poteva succedere... se non c'era lui!... (sedendosi al pianoforte e abbozzando qualche accordo).

ANTONIO

Hanno comandi?... (rivolto a Jacopo) Per la carrozza?

JACOPO

Che attacchi per le dieci, domattina... ma che non faccia come oggi!... Sia pronto alle dieci precise! Siamo intesi?

Antonios'inchina ed esce.Jacopocontinua i suoi accordi accennando con la voce un'aria malinconica.

Antonios'inchina ed esce.Jacopocontinua i suoi accordi accennando con la voce un'aria malinconica.

ROMANO

(quasi tra sè)

Che odore di fieno c'è nell'aria stasera.

JACOPO

I campi offrono tutti i loro profumi al passaggio della nostra Gaia!

ROMANO

(c. s.)

Però... non m'aveva mai messo nell'anima uno spasimo così grande di libertà!... una voglia così indemoniata di torcere questi ferri... di segarli... che so io... d'aprirmi un passo... e scappare via per la campagna.

JACOPO

Mio caro Romano! Nessuno ci impedisce di andar a fare una passeggiata in campagna, uscendo per il portone! (accende un grosso avana).

ROMANO

(guardando a un tratto il soffitto, con un colpo secco di riso)

Li senti?... Li senti?... Passano qua sopra... si rincorrono, sghignazzano... Paiono i Genî di questa gran Rovina!!...

JACOPO

Chi?!... Ah! Selvaggia e Roberto?... Son fidanzati!... Tra poco li sposiamo!... Che cosa vuoi di più?... Te l'ho costretto a fare il suo dovere. Certo adesso non te lo posso mica trasformare in un principe!!... (ride).

ROMANO

(fisso nel suo pensiero)

Eppure sarebbe così facile scappare da questa prigione!... e così giusto!... al cospetto degli uomini e di Dio!

JACOPO

Romano!Sursum corda!!

ROMANO

(tra sè)

... Che cosa ci sarà più qua dentro, per me... quando anche queste rose sfogliate daLei, saranno imputridite tutte!... e puzzeranno... come il resto!...

JACOPO

Grazie!!... Malinconie... vero?... Malinconiucce!... Zanzarette quaresimali!... (facendo l'atto di scacciarle dalla finestra) Sciò!... Sciò!... Altro che storie! Mi pare che sarebbe piuttosto il momento di pensare alla nostra Luisa seriamente!..

ROMANO

(con dispetto)

Vuoi insegnarmi anche questo?... a volerle bene?

JACOPO

Dio mi guardi dall'usurpare le tue prerogative!!... Ma qui non si tratta di volerle bene soltanto;si tratta di fare qualche cosa... perchè la china è brutta!... Ieri ho parlato a lungo col dottor Poggi...

ROMANO

(con grande apprensione)

Che cosa c'è di nuovo? Perché non me l'hai detto subito?

JACOPO

T'ho voluto lasciar godere la festa d'oggi. In sostanza m'ha detto che, forse, la cosa è ancora rimediabile. Ma bisogna occuparsene... occuparsene seriamente. Divagarla; toglierla di qua, se è possibile; tagliare tutte le fila dei suoi dolori; che non oda più una parola, che non veda più nulla di ciò che le fa male... E io naturalmente ho subito abbozzato il mio bravo piano anche per questo!... In primissimo luogo ottenere che Lorenzo se ne vada e non torni più per un anno almeno!... In secondo...

ROMANO

Oh! Sì!... Tu non conosci Lorenzo!

JACOPO

Io lo conosco benissimo. Lui forse non conosce abbastanza me. Ma, lasciamo questo. Proseguiamo. In secondo luogo, dunque: sposare questi due ragazzacci. Sposarli in quattro e quattr'otto. In questo mese, magari.

ROMANO

E la gente?

JACOPO

La gente dica quel che crede! Vogliamo o non vogliamo salvare questa povera Luisa? Bisogna sposarli subito. E appena sposati, partenza...

ROMANO

Partenza?

JACOPO

Sono già due anni che manco ad un mio debito d'onore, sai? il giorno dei morti!... C'è una povera Ninon che aspetta i miei fiori a Père Lachaise... M'è spirata proprio tra le braccia! E non m'ha chiesto altro nè da viva nè da morta: «des fleurs, des fleurs!... mais que j'en aie toujours plus que cette mauvaise Henriette!» Roba di dodici anni fa!... Non basta tingersi i capelli!... Ma quest'anno non voglio mancare... E voi due verrete a Parigi con me. Va bene?

ROMANO

Noi?!...

JACOPO

Ma vuoi capire sì o no che Luisa va distratta... va curata insomma, se non vogliamo perderla!... Dunque? Meglio di un bel mesetto a Parigi, checosa vuoi trovare?... E al ritorno vi fermerete in Valdelsa. Gaia sarà ancora occupata a mettere in ordine la sua villetta, ma un posticino per voialtri lo troverà subito... E io verrò qui, a dare un po' di sesto ai tuoi affari... E tutto si accomoderà!... Non vedo già l'ora, figurati, di battermi qua con i tuoi creditori... «Orazio sol contro l'Etruria tutta!» (ridendo e battendo sulla spalla di Romano) Va là! che, in fondo in fondo, il mondo è bello!... e tutto da ridere!... Hai osservato quel bestione dell'Harlem a tavola?Sacré nom!... Sembrava una draga messa a tutto vapore! S'era perfino levato gli occhiali, per limitare l'orizzonte al suo piatto e al suo bicchiere!... Scommetto che pensava: (imitando il fare e la voce) «A buon conto procuriamo di rimangiarcene più che possiamo di quelle maledette sessantamila lire! (ride, ma non riesce a far ridere Romano) E quanto ha bevuto!!! Hai visto come s'è abbracciato Lorenzo, dopo pranzo? Chi sa per chi l'aveva preso!

ROMANO

(atterrito)

Hanno parlato? Soli? lui e Lorenzo?

JACOPO

Non aver paura, sciocco! Gli preme troppo di mantenere il segreto sulle sue scappatelle romane!La moglie è bruttoccia, ma gli ha portato sette milioni! Non basterebbe un caratello dibordeauxa farglielo dimenticare!...

ROMANO

(in preda allo spavento)

Antonio! (batte sopra un bicchiere).

JACOPO

Ma che cosa vuoi? Ma non fare stupidaggini, per Dio! Calmati! (cambiando tono, come vedendo Antonio) Niente! Niente! Andate pure (a Romano) Ma non ti vergogni a tremare di paura così? Ma chi è, il Giudice dei vivi e dei morti, questo Lorenzo?... Ma poi: se dopo dieci minuti che parlavano, lui s'è addormentato sul divano, come se fosse all'osteria, e dorme ancora! su... To'! Ecco qua il nostro ingegnere stimatissimo!

Lorenzoappare da destra

ROMANO

(voltandosi spaventato)

Eh?

LORENZO

(a Romano, ridendo)

T'ho messo paura?

JACOPO

Tutt'altro!... In abito da viaggio a quanto pare?

LORENZO

(secco a Jacopo)

Già; vado a Torino (al padre) Te l'avevo detto che avresti dovuto accontentarti di avermi al pranzo, è un periodo di gran lavoro questo, fortunatamente per me! Proprio domani ho un convegno importantissimo.

ROMANO

(un po' sollevato)

Bravo!... Bravo!... Augùri per i tuoi affari.

Jacopo passeggia con aria spavalda; chiude la finestra.

Jacopo passeggia con aria spavalda; chiude la finestra.

LORENZO

Grazie. Ma ritornerò fra tre giorni (mettendogli una mano sulla spalla e guardandosi dietro) Spero... di ritrovarti solo.

ROMANO

(con un gesto del viso che lo prega di non farsi udire da Jacopo)

Oh!

LORENZO

(abbassando la voce)

Bada. Mi par di vedere che fa già il padron di casa... come se l'eredità fosse un regalo suo!

ROMANO

È il suo fare, così...

LORENZO

Sì. Sì. Ma se fra tre giorni lo trovo ancora qua, ci penso io a metterlo fuori!

ROMANO

Oh, Dio!... Dopo tutto.. Selvaggia ce l'ha riportata lui!...

LORENZO

Ma son venti giorni che scrocca per Dio! Basterà!... Avremo diritto di parlare una buona volta dei nostri affari con l'Harlem senza che ci si ficchi di mezzo lui!

ROMANO

Oh... con l'Harlem... mi pare... meno fretta si dimostra... e meglio è...

LORENZO

(fissandolo)

Non ti immaginerai di esser diventato ricco, spero... Qualcosa di buono, forse, si sarebbe potuto fare con quelle sessanta mila lire, piovute così come la manna!... Ma tu hai voluto far lo splendido con Turrita, e così siamo ritornati al punto di venti giorni fa. Fìssatelo bene in testa!Non c'è scampo. La via è sempre una sola. Non ti ricominciare a cullare in qualche dorata illusione.

Jacopo si avvicina.

Jacopo si avvicina.

M'hai chiesto d'aspettare che Gaia fosse a posto. Ora è fatto. Non ci devono essere più scuse.

ROMANO

Tua madre, Lorenzo! Tua madre!

LORENZO

Oho! Mia madre!... Mia madre si piegherà per Dio!

JACOPO

(con ironia tagliente)

E se non si vorrà piegare... la impiccheremo là fuori!!! (indica la finestra).

Lorenzo gli si rivolge rosso d'ira.

Lorenzo gli si rivolge rosso d'ira.

Va bene così?Les aristocrates à la lanterne!!

ROMANO

(atterrito)

Jacopo... sai... è sempre pronto... a scherzare...

LORENZO

Il male è che crede di poter scherzare anche con me... che non ho niente a che fare con lui!

Jacopo fa una mossa da spadaccino offeso dalla quale desiste come dicendo: «Non ne vale la pena».

Jacopo fa una mossa da spadaccino offeso dalla quale desiste come dicendo: «Non ne vale la pena».

ROMANO

(quasi fuor di sè dalla paura, con intonazione sforzata)

Lorenzo! Non ti posso permettere di mancargli di rispetto... (appena finita la frase ne par già pentito).

LORENZO

A me?... Ah!... Sono io che... non posso nemmeno rispondere se lui mi insulta?

JACOPO

Non pigliamo le cose in tragico... ragazzo mio!.. per carità!...

LORENZO

(a Jacopo)

Ma non parlo con voi! (a Romano) Dico a te. Questa casa è più mia che sua, mi sembra... e io debbo lasciarmi insultare qua dentro da uno che trascina nel fango il nostro nome!...

Jacopo guarda a destra e a sinistra se nessuno possa udire.

Jacopo guarda a destra e a sinistra se nessuno possa udire.

ROMANO

(prima che Lorenzo finisca la frase urlando per superare la sua voce, con intonazione che è disperata e vuol essere imperiosa)

Lorenzo!!!

LORENZO

Ah! Sì? Ah! Sono io che devo tacere!... sono io l'intruso qua dentro?... Proprio io?!... Allora resto. Vedremo.

JACOPO

(a Lorenzo, compitissimo)

Se quella mia facezia ha sortito l'effetto di prolungare il piacere di averti tra noi, io non mi posso pentire di averla detta. Però...

LORENZO

(passeggiando e mostrando di volersi contenere)

Sì... sì... Sfogatevi pure a dir facezie questa sera, perchè domani uno di noi due deve andar fuori di qui... e vi garantisco che non sarò io...

JACOPO

... però, dicevo, il nostro Romano... attraversa un momento criticissimo della sua vita... Se io vedessi che tu gli potessi... o gli volessi essere più utile di me, cederei, io per primo, il posto.

LORENZO

(a Jacopo)

Utile? Perdio!! Dunque la cosa è ancora più grave di quel che credevo. Non siete qui per scroccare? Siete quiPER AIUTARE!!... Allora è doppiamente necessario che ve ne andiate. E subito.

JACOPO

Indovinatissimo: come gioco di parole?... Ma non mi sembra il caso... dinanzi a un uomo accasciato da una fortuna avversa, stretto di debiti...

LORENZO

È naturale, è piuttosto il caso di dargli l'ultimo spintone... è poco esser rovinati soltanto, bisogna diventare... come voi!!... Fortuna che i vostri semi cascan sulla pietra, perchè mio padre sa i doveri che gli incombono... verso sè stesso... e verso me!

Il volto di Romano sembra la maschera del terrore.

Il volto di Romano sembra la maschera del terrore.

JACOPO

Parole offensive sì: ma sempre parole: niente altro che parole! Alle corte: per accomodare le cose di tuo padre ci vogliono dei denari...

LORENZO

C'è il palazzo.

JACOPO

Non si può vendere. E la ragione è tale che dovrebbe prima commuovere te, che noi!

LORENZO

(al colmo dell'ira)

Insomma; se non sapessimo che cosa farci deivostri consigli, dei vostri apprezzamenti, dei vostri aiuti materiali e... morali!...

JACOPO

È precisamente questa la cosa da dimostrarsi.

LORENZO

Da dimostrarsi? È semplicissimo: andatevene subito!... Vedrete che nessuno vi richiama... Prima che accettare aiuti da un pari vostro, della gente onesta...

JACOPO

(lasciando il suo contegno)

Ah! sì?!... Ah! Sì?! Se bastassero le chiacchiere, ragazzo! Ma con le chiacchiere non si salva chi va in rovina... nè si quietano i creditori...

LORENZO

Basta! basta!... V'ho detto, andatevene! per Dio! parlo chiaro!

JACOPO

(accendendosi)

... ma con le vostre chiacchiere, vostra sorella Selvaggia sarebbe finitacocotte... signorino bello, e Gaia non si sarebbe ancora sposata...

ROMANO

(come se un peso a lungo minacciato, a un tratto piombasse a schiacciarlo)

Jacopo!! Taci!!... Abbi pietà!...

JACOPO

(passeggiando irritatissimo)

Oh! Parlo chiaro anch'io! È pur necessario abbassare quest'alterigia!

LORENZO

Eh?... (come colpito da un'idea che lo atterrisca e lo illumini) Babbo?!

ROMANO

(fissa gli occhi atterriti di Lorenzo, tremando, balbettando)

Che... ho... detto... io?...

JACOPO

(mettendosi davanti a Lorenzo che non leva gli occhi da Romano)

Avete capito ora che la storia dell'eredità è una frottola?!...

LORENZO

(stringendo i pugni in un primo impeto d'ira)

Eh?!

JACOPO

È così! Me ne dispiace tanto per voi... ma è così! Per ora chi ha fatto un po' di bene qua dentro, sono io! Io. Io in persona! Io solo.... E senza secondi fini... perchè non chiedo nulla... non rivoglio nulla... Non aspetto eredità... io!

LORENZO

(a Romano)

E... tu?...

JACOPO

E lui ha creduto bene di accettare la mia offerta; sicuro! perchè era fatta da un fratello, con cuore fraterno!... Oh! Ecco che sapete tutto! Ebbene! Che cosa dite? Sentiamo! (minaccioso) Che cosa fate? Ora che sapete tutto?

LORENZO

(fissando il viso di Romano che è freddo e immobile e bianco come la maschera di un morto)

Dunque... è così?... Hai potuto toccare il danaro... uscito da quelle mani. Tu... Non n'hai sentito ribrezzo! Schifo! Rispondi per Dio! Voglio sentir dire «sì» dalla tua bocca!...

JACOPO

Ma lascialo in pace!

LORENZO

Zitto là!!! (dopo aver atteso invano la risposta di Romano) Vergogna!!! Vergogna!!... (fra sè) Povero nome mio!... E chi sa dove comincia e dove finisce quest'inganno... questa sudiceria!!... Io non lo so!... Avete deciso d'impiantare una bisca qua dentro? Oppure il covo di una banda internazionale?... Che cosa? Che cosa avete deciso,fra voi due? Parla, per Dio!... Ti sei fatto già anche tu la tua brava maschera... come lui!

JACOPO

Eh! eh! eh!... è più comodo indignarsi che cavar soldi per aiutare! vero?

LORENZO

(violentissimo)

Io, il mio denaro, lo sudo!...

JACOPO

Sì! guardando sudare le operaie!

LORENZO

Il vanto d'essere prodighi lo lasciamo ai ladri, noi!

JACOPO

(provocantissimo)

Parli al plurale!... In nome della tua tribù?...

LA VOCE DI ROSA

(con batter di mani, da sinistra)

Sono qua! Son tutti qua, vieni, Luisetta bella!

JACOPO

(frenandosi, secco)

Lorenzo. C'è tua madre...

ROSA

(entrando)

E i fidanzati? Che cosa vuol dire che si nascondono sempre quei due?

JACOPO

(riprendendo d'un sol colpo tutta la sua consueta compitezza)

Benvenute!... (movendo incontro a Luisa) Benvenute!... È una lieta sorpresa, questa che ci fate!


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