Robertoaccoglie nelle braccia Selvaggia mentre un canto di bimbi passa lentamente nella strada.
Robertoaccoglie nelle braccia Selvaggia mentre un canto di bimbi passa lentamente nella strada.
ROBERTO
(con voce soffocata: baciandola sul collo, sul viso, sui capelli, sulla bocca)
Bella... bella... bella!...
ROSA
(inginocchiandosi per prima, con voce commossa)
Sembra proprio di essere in paradiso!
SELVAGGIA
Senti la zia?
ROBERTO
(baciandola)
L'ha detta giusta!!
SELVAGGIA
(respingendo con paura Roberto, pronta a fuggire)
Bada... qualcuno si è mosso... guarda!
ROBERTO
(guardando di sotto la portiera)
Ma che! Si sono inginocchiati... son tutti in estasi!
Al canto dei bimbi segue ora un solenne sommesso canto di preti.
Al canto dei bimbi segue ora un solenne sommesso canto di preti.
SELVAGGIA
Non dovranno sempre esser rubati così... i nostri baci...
ROBERTO
Credi che sarebbero così saporiti?!
SELVAGGIA
Cattivo... cattivo... cattivo... (allontanando dal collo la bocca di Roberto) Così no! ci rimane il segno!...
ROBERTO
Selvaggia!... Lasciami riprovare questa sera...
SELVAGGIA
Non posso Roberto! Mi stanno con cent'occhi addosso.
ROBERTO
(appiccicandole un altro bacio)
Serpente! ti diverti a farmi penare! aprimi stasera... via!
SELVAGGIA
Non posso... te lo giuro che non posso... mi spiano...
ROBERTO
Storie!... Alle dieci precise sono alla porticina della scuderia... Se mi vuoi bene davvero, m'aprirai...
SELVAGGIA
Bada... si muovono... va' via! (sparisce da sinistra).
Si riode la musica, che ora lentamente si allontana col mormorio della folla. Tutti si sono alzati.Sassetto, che stando in ginocchio dietro le donne alla finestra di sinistra aveva fatto sforzi per intender le voci soffocate sotto la portiera, si alza in fretta e viene rapidamente presso la porta di sinistra.
Si riode la musica, che ora lentamente si allontana col mormorio della folla. Tutti si sono alzati.Sassetto, che stando in ginocchio dietro le donne alla finestra di sinistra aveva fatto sforzi per intender le voci soffocate sotto la portiera, si alza in fretta e viene rapidamente presso la porta di sinistra.
ROBERTO
(avanzandogli francamente incontro)
Che bellezza eh, marchese? Che spiegamento di forze! (via da destra).
SASSETTO
(lo segue con gli occhi masticando male)
BUONINCONTRI
(entrando da sinistra e mettendo una mano sulla spalla a Sassetto)
Sassetto! il ricevimento dell'Arcivescovado è per le cinque, è vero?
SASSETTO
Perbacco! hai ragione, bisognerà licenziarci.
Vanno verso Luisa che entra da destra. Intorno a lei si radunano tutti gli invitati accomiatandosi. Gaia e Piero restan soli di nuovo alla loro finestra.
Vanno verso Luisa che entra da destra. Intorno a lei si radunano tutti gli invitati accomiatandosi. Gaia e Piero restan soli di nuovo alla loro finestra.
SELVAGGIA
Signor Ricotti! (Roberto lascia Mattei e corre) Senti: sai che c'è Lorenzo?... Mio fratello... È arrivato da un'ora. Me l'ha detto Maddalena.
ROBERTO
(per niente allegro)
Ah... l'ingegnere?
SELVAGGIA
Sì. Resta. Te lo faccio conoscere. Non ha mica le fisime della mamma e del babbo... è un uomo pratico... guai a chi lo chiama marchese...
ROBERTO
Lo so... purtroppo!
SELVAGGIA
Purtroppo?!
ROBERTO
Io non vado a genio ai lavoratori... Vedi mio padre? Non mi può soffrire!...
SELVAGGIA
Ma Lorenzo mi vuol bene... Lo persuaderemo... Pensa che bellezza... esser fidanzati... poter fare il nostro comodo, come quei due là... Dà retta a Roberto, resta... sento che... (Roberto fa di no col capo) Perchè Roberto?
ROBERTO
Non posso...
SELVAGGIA
Ma perchè?
ROBERTO
Perchè... c'è mio padre... che non sta bene...
SELVAGGIA
Non me l'avevi detto... Possiamo telefonare...
ROBERTO
Lascia che lo vada a vedere... ecco... Poi ritorno subito... Sei contenta?
SELVAGGIA
Bada!... Mezz'ora!
ROBERTO
Mezz'ora.
SELVAGGIA
(spingendolo verso sinistra)
Va' subito allora, non perder tempo a salutare... scappa... (Roberto esce. Selvaggia va nel gruppo del fondo).
LUISA
Al prossimo mercoledì, dunque, gentili amiche! (agli uomini con solennità) Presentate a Monsignore gli ossequi reverenti della famiglia Della Lizza, testimoniandogli l'indisposizione di mio marito.
BUONINCONTRI
Sarete ubbidita, marchesa!
Il gruppo si stringe presso la porta di sinistra.
Il gruppo si stringe presso la porta di sinistra.
LUISA
Non dimenticate il vostro poema,madameGeorge, merita veramente d'esser conosciuto da tutti glihabituésdei miei piccolimèrcrédits litéraires.
TUTTI
Davvero!... Davvero!...
MadameGEORGE
(mostrando la sua grande cartella)
Oh! niente paura! Io ho sempre i miei canti con me!
Escono. Marta e Chiara restano ultime.
Escono. Marta e Chiara restano ultime.
MARTA
(guardando Piero e Gaia)
Si capisce fare all'amore... ma a quel modo è una esagerazione!
CHIARA
Oh!... è una cosa che non sta!... Ha proprio ragione Selvaggia! (forte) Madamigella Gaia. Ci concede di salutarla?
GAIA
(voltandosi con sorpresa)
Oh! Care!... Tutti via?! (stringe le mani di Chiara).
MARTA
(a Piero)
Dovevate dirvi delle cose molto interessanti!...
PIERO
(verso la porta di sinistra)
Oh!... Interessantissime! Interessantissime! Creda pure! (escono tutti ridendo).
Lunga pausa riempita dal chiacchiericcio degli invitati che se ne vanno e dalle ultime note della musica che si perde lontanissima. Silenzio.
Lunga pausa riempita dal chiacchiericcio degli invitati che se ne vanno e dalle ultime note della musica che si perde lontanissima. Silenzio.
ROMANO
(da destra trattenendo Lorenzo)
No, no, Lorenzo. Non così subito. Occorre ponderare ciò che le si dovrà dire...
LORENZO
Ecco qua... Parati... rinfreschi... La solita cuccagna!... Ma io domando fino a quando contavi di mandarla ancora avanti questa baracca sfasciata!... Fino al fallimento? Fino al fallimento!
ROMANO
Tu non sai!... Tu non sai che terribile cosa sia per me rivelare la verità a tua madre!... Che vergogna! che estrema vergogna dovermi mostrare a lei come un vile... vinto, stroncato... dopo aver tanto fatto, tanto fatto per evitare quest'ora mortale!...
LORENZO
Io non ti capisco, parola d'onore!
ROMANO
Meglio... meglio... che tu non mi possa nemmeno comprendere. Io sono un povero disgraziato che non ha saputo far altro che amare e soffrire.
LORENZO
Non basta, caro mio!
ROMANO
Non vorrai dirmi ch'io sia stato con le mani in mano, spero! Non ho mancato un sol giorno ai doveri della mia cattedra.
LORENZO
Sprecata bene la tua fatica! Ho veduto nei conti a che cosa è servito il tuo povero stipendio.
ROMANO
Non bastava per far questa vita, purtroppo! E per ciò son dovuto ritornare al credito...
LORENZO
Ma è questo che non capisco in una persona onesta! In che cosa speravi? In una quaterna al lotto?
ROMANO
Non lo so! Non lo so! Lorenzo mio! Ma certo ho sperato: altrimenti a quest'ora sarei morto. L'amore m'avrà nutrita la speranza. Perchè Luisa ha bisogno di questa vita!... Vedi come son ridotto: è stata l'atroce lotta quotidiana che m'ha ridotto così. La lotta tra la ragione che mi diceva ogni giorno: «Tu sai la verità, tu sai che laggiù c'è l'abisso, la rovina; tu devi gridarglielo, devi convincerla... piegarla, se occorre...» La ragione diceva così... Ma il cuore!...
LORENZO
Eh!... il cuore! il cuore!... Ce ne farebbe far delle belle se gli si desse retta!... Oh! Ecco là Antonio. Di', Antonio!
ROMANO
Aspetta, Lorenzo!... Non si può parlare a tutti insieme: a Gaia voglio parlare io solo... e anche a Piero eh?... a loro due ci devo pensar io.
LORENZO
Ma sì, ma sì! A Gaia e a Piero parlerai tu solo! Antonio! Di': se n'è andata tutta la gente?
ANTONIO
(entrando da sinistra)
Sissignore.
LORENZO
E la mamma e le sorelle son giù al pian terreno?
ANTONIO
La signorina Selvaggia è qua alla finestra del salotto rosso.
LORENZO
Ah! benone! Allora chiamala subito. (Antonio via).
ROMANO
Misura le parole con Selvaggia... usa politica se occorre. Bada. Non è più la Selvaggia di un tempo...
LORENZO
Quante paure! Lascia fare a me! Tu potrestiintanto scendere e preparare un po' la mamma... Ah! Carissima Selvaggia! (Romano esce a passi incerti).
SELVAGGIA
Lorenzo! Così all'improvviso! Bravo!
LORENZO
Ti trovo benissimo! Mi fa piacere... Vuoi che ti dica perchè son venuto così all'improvviso? Siediti qua.
SELVAGGIA
(guardando l'orologio poi correndo alla finestra)
Scusa eh?... (guarda nella strada da destra poi ritorna sorridente).
ROMANO
Aspetti qualcuno?
SELVAGGIA
Sì. Ti immagini chi?
LORENZO
Già; ma adesso bisognerebbe che tu avessi la compiacenza di dar retta a me per un momento... Si tratta di una cosa molto seria.
SELVAGGIA
(insospettita)
Oh! Dio!... Ti hanno fatto venir qua per farmi qualche predica?
LORENZO
Nessuno m'ha chiamato.
SELVAGGIA
Bada che ne sorbisco almeno due al giorno.
LORENZO
Male. Segno che ne avrai bisogno. Ma la mia è tutt'altro che una predica. A Torino, in un ritrovo di ufficiali toscani è corsa una voce...
SELVAGGIA
Ci siamo: sarà quel bellimbusto del baronetto che ha invidia dei quattrini di Roberto.
LORENZO
Che baronetto?
SELVAGGIA
Ci ho gusto a sapere, che cosa ha detto quell'affamato: ha detto che sono l'amante di Roberto forse?
LORENZO
Ma insomma! Lasciami parlare. Si è detto questo:si è detto che quel signore che ti fa la corte, questo Ricotti, rattoppa le finanze tarlate di tuo padre.
SELVAGGIA
Ah! Ebbene?... non è vero niente!
LORENZO
Lo credo! Non ci mancherebbe altro!!... Ma il male si è che anche in questa, come in quasi tutte le maldicenze, una parte di vero c'è. Le finanze del babbo sono realmente in cattivo stato.
SELVAGGIA
Sì? Allora, ragione di più per mettermi fuori di casa... e per darmi un marito ricco. Non ti paure?
LORENZO
La ricchezza senza lavoro dura poco... Ma poi, ad ogni modo, tu dimentichi un particolare di qualche importanza. Che il signor Ricotti non ti ha chiesto in isposa.
SELVAGGIA
Puff! Sfido io! Il babbo e la mamma non si degnano di guardarlo in faccia!... Come se fosse un appestato!... Ma adesso gli ho detto che ci sei tu... Vien qui apposta per conoscerti... (bussano) È lui!... Avanti!!
ANTONIO
(entrando)
Ha telefonato il signor Ricotti.
SELVAGGIA
(rimasta malissimo)
Il padre sta peggio?
ANTONIO
Sì, signorina. Dice che lo deve assistere. Che non può assolutamente venire.
SELVAGGIA
Era lui al telefono?
ANTONIO
No, signorina. Era la cameriera.
LORENZO
Va bene; va bene. (Antonio esce).
SELVAGGIA
Che c'è da ridere?
LORENZO
Fortunatamente suo padre sta benissimo. È in viaggio per Londra. Figùrati!
SELVAGGIA
Non è vero.
LORENZO
Io so che è vero, e mi basta.
SELVAGGIA
(paonazza di rabbia)
Adesso gli vado a telefonare io!
LORENZO
(fermandola)
Per carità! Sarebbe peggio che mai!... Del resto io non parto questa sera, nè domani. Forse mi dovrò trattenere molti giorni per gli affari del babbo. Il signor Ricotti avrà tutto il tempo di ripensarci e di far le cose da onest'uomo se ne ha voglia. Quello che importa è impedirgli di farle da disonesto; bisogna sventar subito le brutte chiacchiere che si son fatte. E per questo ho il mio bravo progetto... Un progettino che ti dovrebbe piacere. Senti, Selvaggia. Domani mio suocero viene a Siena per l'assemblea del gas. Vuoi andar via domani sera con lui?... a Torino?... Farai compagnia a mia moglie. Avete un bel palco al Regio a vostra disposizione. Ti divertirai... Ti va?
SELVAGGIA.
Ma!... Se credete che sia bene...
LORENZO
Oh! Intendiamoci. Che il signor Ricotti non ti venga a ronzare attorno anche là. Devi esser tu a imporglielo. Se è vero che ti vuol bene, studi un po', prepari qualche esame per novembre chè in sei anni che è inscritto a legge ne avrà forse dati due! e si adatti per una quindicina di giorni a far la corte a me! Va bene?
SELVAGGIA
Va bene. Allora vado a scrivergli. (apre con impeto la porta di sinistra; si imbatte in Luisa che entra al braccio di Romano; appena lasciatili passare, fugge).
LORENZO
Mamma! Ben trovata! Sta bene? (Luisa gli tende la mano. Lorenzo glie la bacia).
ROMANO
(sottovoce a Lorenzo)
Ebbene?
LORENZO
Fatto, fatto! Persuasa!
ROMANO
(con gran soddisfazione)
Va a Torino?
LUISA
(indugiando sulle parole)
Già... Purchè non trovi qualche altro calzolaio anche là...
LORENZO
(risentito)
Se lo trova in casa mia, avrà sempre il vantaggio di non essere un imbecille perdigiorno come questo! La gente che conosco io è tutta gente che lavora.
LUISA
Romano mi ha detto che tu desideri parlar di affari urgenti con noi. Io acconsento ben volentieri ad ascoltarti subito, ma ti avviso che tra mezz'ora attendo la visita forse più importante dell'annata. La duchessa d'Argenteuil mi ha fatto sapere che sarà qui alle cinque e mezza.
LORENZO
Io non desidero di meglio che esaurire presto l'argomento (la fa sedere, e le siede di fronte) Lei avrà ben presente che nel testamento del nonno questo palazzo...
LUISA
Ah! Si tratta del palazzo...
LORENZO
Precisamente. Non gliel'aveva detto il babbo?
ROMANO
(pronto ad attenuare)
Oh Dio! Del palazzo... in rapporto col resto...
LUISA
Quale resto?
ROMANO
Con tutto il nostro assetto economico... perchè lui... ha riveduto un po' i conti... già che era capitato qui ne ho approfittato per mostrarglieli... capisci?... È negli affari, lui... il suo consiglio può esserci prezioso...
LUISA
(a Lorenzo)
Sentiamo pure.
LORENZO
Dicevo dunque che il nonno aveva perfettamente compreso che soltanto i tre figli, con i loro redditi uniti, avrebbero potuto sostenere il peso di questo palazzo: per ciò aveva disposto che fosse usato e mantenuto in comune. Il povero vecchio non poteva indovinare che quello scavezzacollo di Andrea facesse quella fine che ha fatto...
LUISA
Rispetta i morti del nostro sangue.
LORENZO
Nè poteva indovinare che quell'altro farabutto...
LUISA
Lorenzo!
LORENZO
Questo non è morto. Si può anche chiamare col suo vero nome...
ROMANO
No... No... Veramente la parola di Lorenzo è stata un po' brusca, sì; ma in fondo... tu sai Luisa che purtroppo la vita che mena Jacopo non è esemplare.
LUISA
Nulla ci autorizza a credere alle voci calunniose che son corse sul suo conto. Nessuno intanto ha potuto minimamente intaccare il suo onore senza esser costretto a incrociar la spada con lui.
LORENZO
Questo non toglie che abbia barato e che bari per far la sua vita da milionario.
LUISA
(alzandosi)
Tu diventi ogni anno peggiore! Tu godi a denigrare la nostra famiglia come fossi nato nellastrada! Sembri venduto anima e corpo ai nostri nemici!
LORENZO
Mamma! Si risieda per carità! Parliamo dei nostri affari che sono importanti. Riassumendo: questo è positivo che, se il defunto Andrea e il vivo Jacopo fossero stati della stessa pasta del babbo, questo palazzo sarebbe stato comodamente usato e mantenuto da tutti tre, secondo il desiderio del nonno.
LUISA
È cosa vecchia e discussa. Suo padre (accennando a Romano) volle staccarsi dalle sagge usanze patrizie non riconoscendo la primogenitura di Romano e facendo parti uguali ai suoi tre figli. Certamente a fin di bene, ma errò.
LORENZO
Oh! Benissimo! Affermando che il nonno sbagliò, Lei riconosce implicitamente che per una sola delle tre parti patrimoniali il peso di questo palazzo era insostenibile; e che quindi fu anche errore il vostro di impiegare la Sua dote liquida e metà delle terre per riscattare questa pietra infruttifera, esponendovi inutilmente a un sacrificio superiore alle vostre forze. Era questo che volevo dimostrare!
LUISA
No, Lorenzo. Vedi?... Sei tu che commetti il solito errore di giudicar le cose nostre alla stregua di quelle del tuo nuovo parentado. Infatti, sarebbe pazzo un mercante che gettasse due terzi del suo capitale per costruirsi un palazzo. Questo è qua da quattrocento cinquant'anni! Gli fu imposto il Nostro Nome nascendo.Si chiama Della Lizza, come noi!!! Può diroccare, esser raso al suolo; ma non può cambiar nome. Ciò che per un mercante sarebbe stato errore, per il primogenito dei Della Lizza fu semplicementeDovere. E noi lo compimmo.
LORENZO
Dovere?... Anche sapendo, come si sa che due e due fa quattro, che si andava verso la rovina?! Anche sapendo... Ma! lasciamo andare le discussioni filosofiche. Non ci si intenderebbe mai. Portiamo in tavola dei numeri. Sa lei, mamma, a quanto ammonta oggi il vostro passivo? Glie lo dico io: a cento novanta mila lire... E sa a che cosa è ridotto il vostro attivo reale? A questo palazzo e... allo stipendio del babbo.
LUISA
Conclusione tua: vendere il palazzo, non è vero?
LORENZO
Precisamente.
LUISA
Affittare un appartamentino al secondo piano di una di queste casette nuove, di carta pesta, fuori di porta Camollìa...
LORENZO
Perchè no? Una volta che è necessario!
LUISA
... Mettere un bel cartellino di stagno sull'uscio con scritto «Professor Lizza»... Ah! ah! ah!... Necessario!... Necessario!... Secondo la tua logica, ma non secondo la nostra.
LORENZO
Di logiche ce n'è una sola.
LUISA
Che ne dici, mio Romano?!
ROMANO
(stentando dapprima a trovar le parole ma poi animandosi)
Io... Mia cara Luisa!... È un'infamia... Chi ti potrebbe comprendere meglio di me?... Destarti da un bel sogno, a un tratto, e gettarti in faccia una simile realtà, è un'infamia! Ma se tu l'avessivista avanzare... come l'ho vista io!... avanzare da tanti anni... sicura, inevitabile, inesorabile... Ah! se ogni sera, invece di ridere... di fingere... t'avessi, sinceramente, versato nel cuore qualche goccia dell'amaro che avevo qui io... Avresti pianto!... Avremmo pianto insieme!... Ma chi sa! Chi sa, quale forza misteriosa, potente, ci sarebbe discesa dal Cielo, se avessimo pianto insieme!... Ah! Che infamia! Che infamia, Luisa! Quanto male ho fatto! Che stupida bestia sono stato! Oggi lo vedo! Oggi l'affronteremmo sorridendo questa sciagurata fine che ci tocca... l'accetteremmo come l'ultima tempra delle nostre anime... come l'ultima prova della bontà del nostro amore!... Invece no! Io ho rovinato tutto... Io!... per lo stupido egoismo di non vederti mai piangere! E son io che ti faccio impazzire di dolore in un giorno! (battendosi il capo, disperatissimo) Bestia! Bestia!... A che mi son valsi? A che mi son valsi vent'anni di lotta silenziosa, sempre più tenace, sempre più disperata... vent'anni di tortura!...
LUISA
A che ti son valsi?!
ROMANO
Sì! (quasi piangendo).
LUISA
Lo domandi?!... Credevo che lo sapessi. Non ti basta che ti sien valsi a esser degno del Nome che porti? (dolcemente) E poi... È nulla per te che io t'abbia veduto e ammirato in segreto...
ROMANO
(attonito)
Tu? Sì!?...
LUISA
... Che il mio cuore si sia inorgoglito, indovinando la tua battaglia muta, per salvar queste mura sacre dal fango del secolo... Sono forse come la povera nostra Rosa, che non vede al di là delle sue ghiottonerie?!...
ROMANO
(come illuminandosi di beatitudine)
Tu... indovinavi!... Tu sapevi, è vero, Luisa?... Tu sapevi che ogni mia giornata era una battaglia vinta!
LUISA
(semplice e sincera)
Povero Romano!... E tu hai avuto proprio bisogno di sentirtelo dire dalla mia bocca... come il bimbo che domanda alla mamma se sia vero ch'ella gli vuol bene... e sa che è vero... e sa che la mamma non può rispondergli altro che «sì»!
ROMANO
(prendendole la mano e baciandogliela con indicibile affetto)
Luisa mia!
LORENZO
(contrariato da questo impreveduto idillio)
Dunque non le giunge inaspettata la cosa? Nonostante il silenzio del babbo, lei aveva intuito il suo disagio, le sue pene quotidiane. Tanto meglio. Le dovrà parer meno duro il sacrificio che le chiediamo...
LUISA
Oh! non si tratta di questo. Le mie parole erano per lui... E lui le ha capite... Forse... non ha più bisogno di noi... Forse l'ora di accasciamento in cui ti ha gridato «aiuto!» è passata, Lorenzo...
LORENZO
Non si illuda, mamma.
LUISA
Ecco. Vede già nuovi piani per la sua guerra. Risente nelle vene il suo Gran Sangue!!... Ah!!! tu non sai che cosa voglia dire!... non lo sai ancora... ma lasciami sperare, lasciami chiedere a Dio che un giorno una sola goccia se ne ridesti, anche in te, di quello che da nove secoli è sanguedei Della Lizza, e tu saprai allora, oh! tu saprai che cosa possa colui che l'ebbe in retaggio!... Vieni, Lorenzo. Non gli disturbiamo quest'ora che forse è sacra per il nostro destino!... Lasciamolo solo.
LORENZO
Ma nemmeno per sogno!... Babbo! Ma dille di restare! Ah! per Dio! Ma io non son mica venuto qui per far della poesia. Mamma, la prego di capire che qui si tratta di un affare.
LUISA
L'affare? È semplicissimo, mi sembra. Il palazzo è per metà di tuo padre per metà mio, come sai. Orbene, nè io nè lui vogliamo venderlo...
LORENZO
Ma non è vero niente...
LUISA
(alzando la voce)
Quando noi saremo morti, se così sarà la volontà di Dio, tu lo venderai, ne farai una filanda, una conceria... Tu sarai padrone.
LORENZO
Ma io non sarò padrone di un fischio... I vostri creditori saranno padroni di tutto... e dovrò farciuna bella giunta di tasca mia! Questa è l'eredità dei Della Lizza!
LUISA
(fulminandolo con gli occhi)
E tu non l'accettare. Accetta soltanto quella di tuo suocero che è un buon arrosto. Questa è gloria. Nient'altro che gloria... fumo!... Rifiutala... E rifiuta anche il nome. Abbi coraggio fino in fondo... prendi il nome di tua moglie che è ricca. Chiamati il signor Levi... e il Nostro gettalo via! gettalo via! gettalo via!
LORENZO
Si calmi, mamma, si calmi. Non dica pazzie.
LUISA
Volesse il cielo che quel che son condannata a vedere fosse sogno della mia pazzia!
LORENZO
Ma è così, è così, per Dio!... Perchè nessuno dice o fa delle cose strane qua dentro all'infuori di lei. Noi le parliamo di un affare deciso tra me e mio padre, deciso perchè necessario... e necessario proprio per l'onore di quel nome al quale Lei dice che io non tengo...
LUISA
Per l'Onore Nostro?... Ebbene: io non riconoscoil diritto di difendere il Nostro Onore ad altri che a mio marito. Dica lui... Romano! È vero che ènecessario far fallimento volontario per salvare l'Onore dei Della Lizza?
LORENZO
Ma le ripeto...
LUISA
Taci.
LORENZO
Babbo!
Silenzio.
Silenzio.
LUISA
(sorridendo trionfalmente)
Non mi sembra del tuo parere.
LORENZO
(in furia)
Ah! È impazzito anche lui!!!... Ma ci sono dei luoghi di cura per gli ammalati... E ci sono anche dei tribunali, per Dio!...
LUISA
Lo-ren-zo! Voglio ancora dirti di non dimenticare che se mai, valendoti del debole che tuo padre ha per te, tu riuscissi ancora una volta a imporgli la tua volontà, io son qua sempre, io non muto.Io dico no.